Quale occasione migliore del Natale per regalare un libro a un appassionato di musica? Musica361 vi consiglia tre fortunati titoli del 2019 da portare sotto l’albero.

Natale 2019: tre libri imperdibili consigliati da Musica361

In periodo natalizio un libro resta uno dei regali sempre apprezzati. Anche per gli appassionati di musica. Tanti sono stati i titoli che vi abbiamo presentato nel corso del 2019; tra tutti ci sentiamo di consigliarvene almeno tre imperdibili, risultato di un sondaggio di gradimento tra i lettori di Musica361.

“Amico Faber”: un ritratto autentico dell’uomo De André

Per gli amanti della musica italiana Amico Faber (Hoepli, 2019), originale ritratto dell’uomo Fabrizio De André, tratteggiato dalla penna di Enzo Gentile attraverso i ricordi di amici e colleghi.
Una oral history per riscoprire una figura fondamentale della nostra tradizione, giusto in tempo per il prossimo anniversario degli 80 anni dalla nascita (1940 – 2020).

Occasione che, a quanto pare dalle notizie di questi giorni, verrà celebrata anche da un docufilm legato alla scoperta dello storico filmato del concerto di Faber con la PFM a Genova (1979). La pellicola sarà proiettata nelle sale a febbraio.

“Banana Republic”: il tour della svolta di Dalla e De Gregori 1Sempre in tema di eventi storici della musica italiana e al 1979 ha avuto successo un’altra affascinante e fondamentale tappa della nostra storia musicale, documentata nel libro di Ferdinando Molteni, Banana Republic (Vololibero, 2019): l’epopea di Dalla e De Gregori che riempirono gli stadi ben prima delle folle oceaniche di Baglioni, Vasco e Ligabue.

Genesi, retroscena, curiosità su canzoni, liti, criticità e amicizie dietro ad un tour seguito da seicentomila persone, un disco che scalò le classifiche e persino un celebre film.

“Rock live”: i concerti che hanno fatto storia raccontati da Massimo Cotto 1

Chiude questa triade una pubblicazione in tema rock: Rock live (Mondadori, 2019), i concerti che hanno fatto storia raccontati da Massimo Cotto, giornalista musicale e voce di Virgin Radio.

Da Bob Marley allo Stadio San Siro di Milano nel 1980 all’esibizione di Bob Dylan davanti a Giovanni Paolo II a Bologna, ogni concerto è, nel consueto stile narrativo-confidenziale di Cotto, il punto di partenza per un curioso viaggio nella memoria delle rockstar.

Dal concerto per celebrare i 4 decenni di attività, registrato lo scorso 9 giugno al Castello Sforzesco di Milano arriva “Fortis 1° OfficiALive”, doppio album (e DVD) dello storico cantautore. Accompagnato da un libro fotografico.

1° OfficiALive: Alberto Fortis compie 40 anni, di carriera

Così ammiraglio Santo, portami dove anche i Sogni divampano l’Ardore e per il Tempo che, sai nel ruvido vanto, prova a seguirmi tra meandri lisci, da quando Ti implorai impedisci il dolore e di punirmi.

Alle parole di questa poesia Alberto Fortis, uno dei nostri cantautori più innovativi e internazionali, affida la partenza del suo primo album dal vivo.

FORTIS – 1° OfficiALive è il primo live ufficiale nella discografia del cantautore lombardo.
Un viaggio musicale dal 1979 ad oggi in compagnia di amici e colleghi musicisti che con lui hanno condiviso momenti e tappe fondamentali.

In un’ora e mezza di spettacolo tutti i successi, dal primo debutto discografico con l’album omonimo Alberto Fortis nel quale viene accompagnato dalla Premiata Forneria Marconi.
L’amicizia e Fragole infinite tra le versioni più belle di sempre, grazie anche alla presenza di prestigiosi ospiti e duetti con artisti come Rossana Casale e Francesco Baccini.

1° OfficiALive: Alberto Fortis compie 40 anni, di carriera 1

E, nel dvd, anche momenti coreografici affidati sia alla produzione video sia ai momenti teatrali, come l’interpretazione de La sedia di Lillà e Mama Blu, diretti dalla Maestra Laura Marcora insieme al Coro degli ottanta Piccoli Cantori di Milano.

“Lo dedico a chi ha sempre navigato insieme e a chi desidera salire a bordo, destinazione Bellezza – dichiara il cantautore – Nonostante tutto è solo questione di tempo, perché all’orizzonte qualcosa già si intravede”.

Nel doppio live classici come Il Duomo di notte, Milano e Vincenzo, Settembre che hanno conquistato l’affetto del pubblico e un libro di 64 pagine, ricche di fotografie inedite provenienti dall’archivio personale dell’artista.

Il tutto per tracciare un percorso artistico tra alti e bassi ma sempre coerente, costituito da sedici album, un disco di platino, due d’oro e oltre un milione e mezzo di dischi venduti. E costellato da collaborazioni prestigiose come George Martin, Gerry Beckley degli America e Carlos Alomar produttore di David Bowie.

Troppo tempo per pubblicare un live? C’è chi lo fa dopo due album e poi sparisce e chi ci mette 40 anni ma segna la storia della musica italiana.

Mario Castelnuovo celebra la sua carriera col cofanetto “Guardalalunanina”, contenente un doppio live e un libro. Un’occasione per riscoprire il cantautore romano.

“Guardalalunanina”: Mario Castelnuovo in 38 anni di carriera

“Non è semplice riassumere 38 anni di carriera di un artista, eppure Guardalalunanina ci riesce” commenta il cantautore romano Mario Castelnuovo, riferendosi allo speciale cofanetto recentemente pubblicato, contenente due CD live e un libro.

Sembrerebbe un semplice cofanetto celebrativo ma Castelnuovo sottolinea cheall’interno dei solchi c’è il respiro del pubblico che mi segue da anni, o quello mio, solitario, mentre svelo la nudità delle mie canzoni appena nascono e che poi diventano adulte con la complicità dei miei amici musicisti”.

“Guardalalunanina”: Mario Castelnuovo in 38 anni di carriera 1Nella tracklist in particolare due omaggi, al Goran Kuzminac di Stella del Nord e alla straordinaria Aida di Rino Gaetano – autore che, nonostante possa sembrare apparentemente lontano dalla espressività di Castelnuovo presenta invece con questi un forte legame. Non a caso, in una pagina del libro che contiene i due CD, si trova la fotocopia di una locandina del primo concerto dal vivo di Castelnuovo che coincise con l’ultimo di Rino Gaetano.

Il libro di fatto non è una vera autobiografia quanto piuttosto un diario di bordo: una sorta di confuso e affascinante brogliaccio attraverso dediche di maestre, racconti e appunti attraverso i quali è possibile risalire alla fonte di alcune canzoni. E poi ancora acquarelli che Castelnuovo disegnava per strada per vivere, ritratti di musicisti o di Gigi Riva e Totò, spartiti, poesie e scarabocchi.

Alla pubblicazione del cofanetto si accompagna quella del singolo in radio Guardalalunanina, brano di undici anni prima che racconta la intima, cruda e struggente cronaca del parto da cui è nata la figlia, celebrando l’eroicità delle donne nella nostra società. “Quest’anno ricorre il 35esimo anniversario di Nina, canzone a cui devo molto”, commenta Mario Castelnuovo. “Nina è diventata grande, o piccola, fate voi. Oggi si chiama Guardalalunanina”.

È possibile tracciare una storia del rock italiano? Ci hanno provato Roberto Caselli e Stefano Gilardino in un saggio dal taglio musical culturale. Prefazioni di Manuel Agnelli e Franz Di Cioccio.

La “Storia del rock italiano” ricostruita da Caselli e Gilardino

18 maggio 1957. In quella giornata al palazzo del Ghiaccio di via Piranesi a Milano andava in scena il primo festival italiano di rock’n’roll. Tra i protagonisti di quell’evento un imberbe e acerbo Adriano Celentano appena ribattezzato “il molleggiato”, una giovane urlatrice chiamata Baby Gate e in seguito Mina, un certo Giorgio Gaber e poi Enzo Jannacci, Luigi Tenco e Tony Renis.

È la fine degli anni ’50 e finalmente il rock arriva anche in Italia. E a dispetto del ritardo con cui viene assimilato nella cultura melodica italiana, andrà guadagnando una fetta sempre più significativa del mercato discografico: in poco tempo diventerà per la giovani generazioni uno degli strumenti principali di espressione, condivisione e soprattutto ribellione.

La “Storia del rock italiano” ricostruita da Caselli e Gilardino 1Partendo proprio dal 1957 il giornalista Roberto Caselli insieme al collega Stefano Gilardino hanno tracciato oltre 60 anni di capitoli della storia del rock in Italia. A partire dagli episodi emblematici dei protagonisti alla genesi e popolarità di canzoni e dischi diventati essenziali. E dalle canzoni si passano curiosamente in rassegna anche storici concerti e festival, ricostruiti attraverso riviste specializzate e trasmissioni radio e televisive dell’epoca.

Un’analisi che indaga anche fasi del contesto storico-sociale che ha permesso a questo genere di svilupparsi e avere successo. Nelle quasi 400 pagine del volume si passa dall’Italia della ricostruzione post bellica e del boom economico all’era delle grandi contestazioni tra speranze e antinomie. Fino ad arrivare così, decennio dopo decennio, ai giorni nostri ma ritrovando sempre protagonista di questo genere la cultura giovanile, cuneo fondamentale per scardinare vecchie idee e imporre nuove mode e filosofie.

Una lettura che non riguarda esclusivamente la storia del rock italiano in maniera cronologica ma anche della cultura rock in Italia. Affascinante.

Conosciamo tutti Freddie Mercury sul palco, icona del rock e strabiliante frontman dei Queen. Ma che persona era a riflettori spenti? Da poco ristampata la (discutibile) testimonianza di Jim Hutton, compagno degli ultimi anni di vita della regina del rock.

Jim Hutton e gli ultimi anni (privati) di Freddie Mercury
Freddie Mercury e Jim Hutton

Il prossimo 24 novembre saranno 28 anni da quando se ne è andato Freddie Mercury. Un artista protagonista per oltre 20 anni della scena rock e forse celebrato ancora più oggi che in vita. Da leader dei Queen a solista di successo, chi non conosce almeno una sua canzone, persino tra le generazioni di giovanissimi?

E più lo si ascolta e più ci si chiede: chi era Farrokh Bulsara dietro quella facciata di fama e trasgressione chiamata Freddie Mercury?
Mondadori ha da poco ripubblicato I miei anni con Freddie Mercury, testimonianza della persona che ha condiviso con lui gli ultimi anni di vita. Quelli che lo consacrarono definitivamente nell’Olimpo del rock e del trionfo della felicità del sudato benessere. Ma anche quelli della scoperta della malattia e del ritiro dalla vita pubblica.

Stiamo parlando di Jim Hutton, ex parrucchiere che conobbe Mercury a Londra nel 1983 – ignorando inizialmente persino di chi si trattasse – e diventatone poi l’amante dal 1985. Solo gli amici più intimi sapevano che fosse “suo marito” mentre per estranei o semplici conoscenti Jim era soltanto “il giardiniere” della lussuosa dimora di Kensington di Freddie.

Jim Hutton e gli ultimi anni (privati) di Freddie Mercury 1Hutton svela intesa, complicità e tenerezze nella visione privilegiata di un legame di sette anni tra momenti felici e drammatici, fino alla morte nel 1991. Non semplice testimonianza dell’esistenza di una rockstar ma soprattutto del lato più intimo di Mercury. A tratti nel tentativo di dipingere un uomo diverso da quello amato dai fans, gettando persino un’altra luce su Mary Austin e lasciando i tre membri dei Queen sullo sfondo.

Una visione di parte, certamente, che si può accettare o rifiutare. Più di tutto però, alla luce di certi dettagli, viene da chiedersi fino a che punto sia lecito sapere della vita privata di questo artista. Ci appaga ascoltare la sua musica o per apprezzarlo fino in fondo è necessario conoscere anche particolari della rispettabile intimità di un uomo? Forse ai veri estimatori sono sufficienti i versi alla base della statua commemorativa di Mercury a Montreux: “Cantante di canzoni, amante della vita”.

Quante volte ascoltando una canzone abbiamo immaginato una nostra storia che quei versi suggeriscono? E perché allora non farne racconti? È quello che ha fatto la scrittrice e critica musicale Doriana Tozzi nel suo “B-Side”.

B-Side di Doriana Tozzi: quando le storie nascono dalle canzoni

Come è nato B-Side, progetto editoriale basato su racconti ispirati da canzoni? «Dal tentativo di capire come svecchiare le recensioni dei dischi di cui mi occupo. Per incuriosire e appassionare nuovi lettori ho pensato di recensire in forma di racconto. Dopo un primo tentativo mi sono accorta però che ne derivava un taglio più letterario che musicale. Allora anziché stendere un racconto come recensione di un intero disco, ho pensato che avrei potuto sviluppare racconti da singole canzoni».

Quale è stata la prima canzone pensata per essere sviluppata come racconto di fantasia?
«La lira di Narciso dei Marlene Kuntz. Rileggendola ho pensato che la destinazione, più che per un giornale, avrebbe potuto essere un libro. Così ho cominciato a sviluppare racconti da altre canzoni, a partire da quella musica che ho ascoltavo da adolescente: Afterhours, Verdena, Perturbazione, Diaframma, Ministri, Baustelle, FASK, Zen Circus e molti altri».

Quale è stato il criterio nella scelta?
«Alcune canzoni più dettagliate e narrative mi sembravano raccontare naturalmente una storia, altre più poetiche hanno lasciato più spazio a interpretazioni. Con alcuni brani la stesura è stata immediata, per altri ho dovuto ascoltare più attentamente, per evitare di scrivere racconti simili».

B-Side di Doriana Tozzi: quando le storie nascono dalle canzoni 2Esiste un fil rouge tra queste storie tra passato, presente e futuro?
«L’ambiente in cui si svolgono. B-Side è un paese collegato tramite un ponte ad una città. Spesso nei racconti vengono citati lo stesso fiume, lo stesso ponte e gli stessi alberi – uno di questi è quello della copertina del libro».

Perché il sottotitolo è Autunno?
«Il rock alternativo italiano dal mood malinconico mi ha rievocato le stesse sensazioni dell’autunno, così è nata l’associazione. Inoltre a libro ultimato mi sono resa conto che quella selezione di canzoni era solo una parte di quelle che avrei potuto utilizzare per i racconti. Così ho proposto alla casa editrice di proseguire anche per altre tre stagioni: vorrei associare ai cantautori l’inverno, la primavera alla musica dei figli dei fiori e l’estate al punk. Generi che, per libere associazioni, sento legate a quel tipo di umori stagionali».

Come entrare visivamente nei luoghi cantati da Springsteen? Ci hanno provato Daria Addabbo con le sue fotografie e il giornalista Gino Castaldo con le sue parole.

“This hard land”: l’immaginario poetico di Springsteen in un libro fotografico
Dal libro “This hard land”, foto di ©Daria Addabbo

This hard land è il titolo di un brano di Bruce Springsteen. Da qualche giorno anche quello di un libro nato dalla collaborazione tra la fotografa Daria Addabbo e il giornalista musicale Gino Castaldo.
Lei con i suoi scatti e lui con le sue parole hanno unito le rispettive forze e competenze per tentare di raccontare la poetica di quei luoghi attraverso cui il Boss, nelle sue canzoni, ha dato vita ad una precisa iconografia.

“Sulle strade di Springsteen” è il sottotitolo del volume – sebbene, tra scorci urbani, uomini, donne, bambini e anziani non si trova neanche una foto del cantautore del New Jersey. Viene semmai evocato attraverso le immagini di quei territori da lui cantati per dipingere l’America contemporanea nella sua personale visione.

Ogni capitolo riprende citazioni oppure tematiche dell’immaginario springsteeniano, vere tappe che segnano questo ideale iter paesaggistico: da My Hometown a The Promised land, passando per il lavoro, l’amore, la notte, la strada e infine il sogno.

“This hard land”: l’immaginario poetico di Springsteen in un libro fotografico 1
“This hard land: sulle strade di Springsteen” (Jacabook, 2019)

Si scopre così uno Springesteen che, a dispetto della sua immagine di eroe luminoso, ambienta molte delle sue canzoni nell’oscurità o di notte. Quella notte in cui ha sempre vissuto cantando ed esibendosi, senza aver mai aver esercitato “un lavoro vero”.

Eletto working class hero senza mai esserlo stato ma da sempre cantore della vita di strada, anelando la terra promessa, metafora di quel sogno americano tanto vivo nelle sue liriche.

In un’era 2.0 in cui tutto è facilmente reperibile sulla vita o sulle esibizioni di Springsteen ecco un libro che, in oltre 130 pagine, ha il merito di calare in una visione poetica – magari con uno dei suoi album in sottofondo – che altrimenti difficilmente si potrebbe cogliere. A meno che non ascoltiate i dischi di Springsteen viaggiando in auto per quei luoghi.

Cosa vi dice il nome David Crosby? Un cantautore statunitense? Molto di più: scoprite l’ultimo eroe dell’Era dell’Acquario nel libro di Grompi.

Il ritorno di David Crosby, l’ultimo eroe dell’Era dell’Acquario
David Crosby al Carmel Palladium, Indianapolis, 4 November 2017

Figlio di un direttore della fotografia statunitense, David Crosby (1941) da giovane decise di darsi all’arte drammatica. Interesse passeggero, dato che in breve tempo si dedicherà alla musica, inserendosi nell’ambiente newyorkese del Greenwich Village.
Dotato di voce, ego, talento e un amore smisurato per la libertà, Crosby ha condotto una vita intensa e spesso estrema.

Protagonista della storia del rock, ha fondato nel 1964 i Byrds insieme a Roger McGuinn e Gene Clark e dato vita al sodalizio con Stills Nash & Young, compresa la partecipazione a Woodstock.
Infinite le faide con i suoi compari, poi la prigione, la toccante riscoperta del figlio James Raymond dato in adozione, la morte della fidanzata in un incidente e il conseguente abuso di droghe fino all’amore salvifico per la moglie Jan.

Colpi di scena, gioie e momenti oscuri di una vita che lascia quasi increduli di fronte al fatto che oggi sia ancora vivo. Un vero immortale, anche alla luce di un’incredibile anamnesi medico-clinica, uno degli ultimi eroi viventi dell’Era dell’Acquario.

Il ritorno di David Crosby, l’ultimo eroe dell’Era dell’Acquario 1

Attivissimo sui social e quasi sempre in concerto, dal 2014 ha ripreso prolificamente la sua attività solista a conferma di una insospettabile giovinezza musicale all’alba degli 80 anni.

Recentemente celebrato in U.S.A. col documentario Remember my name, in Italia, per raccontare la sua visione musicale e la sua essenza visionaria di vita e politica, Vololibero ha invece pubblicato David Crosby.
Appassionante come un romanzo e puntuale come un saggio, il libro di Marco Grompi inquadra l’artista in una minuziosa ricostruzione storico-critica, tra utopia e poesia, luci e ombre.

A completare questo volume i testi di tutte le canzoni con traduzione, interviste – alcune inedite –, contributi di giornalisti, amici e appassionati, belle fotografie e una dettagliata discografia, filmografia e bibliografia.

Curiosità, aneddoti ed esperienze inedite nell’unica autobiografia scritta dall’Aquila di Ligonchio, meglio nota come Iva Zanicchi.

La nostra Iva Zanicchi, quella ragazza “Nata di luna buona”
Iva Zanicchi

Ha cominciato cantando nella sua casetta sull’albero a Vaglia di Ligonchio e non ha più smesso.
Da quel paesino sull’Appennino tosco-emiliano Iva Zanicchi ha fatto tanta strada.
Dopo un’apparizione televisiva a Campanile sera con Mike Bongiorno, le lezioni di canto e una serie di esibizioni nelle balere romagnole, esordisce nel 1960, appena ventenne, al festival itinerante I due campanili di Silvio Gigli.

Da allora si susseguono Castrocaro, Canzonissima e ben dieci partecipazioni al Festival di Sanremo, comprese tre vittorie (1967, 1969 e 1974): sarà la cantante ad aver vinto più volte la manifestazione. Definita da Alighiero Noschese “il pollice della canzone italiana”, cioè una delle personalità musicali italiane più importanti insieme a Mina, Ornella Vanoni, Patty Pravo e Milva, porterà la canzone italiana persino al Madison Square Garden.

La nostra Iva Zanicchi, quella ragazza “Nata di luna buona” 1Le giovani generazioni la ricordano televisivamente per la conduzione di Ok, il prezzo è giusto senza sapere spesso quanto la Zanicchi abbia lasciato un segno indelebile nella storia dello spettacolo e della canzone italiana. Una carriera costellata da grandi incontri, da Lucio Battisti ad Alberto Sordi, dalla stima di Giuseppe Ungaretti, con la quale gira il clip della canzone Un uomo senza tempo, a Federico Fellini che le si inginocchiò davanti e non solo.

All’alba dei suoi 80 anni, la cantante ha deciso di prendere in mano la penna e raccontare (quasi) tutto. Senza però tradire le sue origini: negli anni, dal successo alla politica, è sempre rimasta una semplice ragazza di Ligonchio, “nata di luna buona”. Espressione che non a caso ha usato come titolo della sua recente autobiografia. Per approfondire la carriera di una delle voci che hanno segnato la nostra tradizione, attraverso tanti teneri ricordi, divertenti retroscena ed episodi inediti. E una galleria fotografica con tanti scatti privati.

A pochi mesi dal film “Rocketman” arriva la prima e unica biografia ufficiale di Sir Elton John. Retroscena di una vita straordinaria, commovente e fuori dagli schemi di una leggenda vivente del rock.

“Me, Elton John”: confessioni autobiografiche di una rock star
Elton John in concerto

Reginald Dwight è un ragazzo timido e dal complesso rapporto con i genitori, cresciuto in un sobborgo londinese negli anni ‘50. Porta gli occhiali alla Buddy Holly sognando di diventare una pop star.
Poi finalmente a 23 anni il suo primo concerto in America, indossando una salopette giallo brillante, una maglietta disseminata di stelle luccicanti e un paio stivali con le ali. Così nasceva Elton John.

Da allora ha inizio una carriera contrassegnata da eccessi e colpi di scena: dall’iniziale rifiuto a collaborare col paroliere Bernie Taupin alla scalata del successo mondiale. Poi le follie da rockstar, compreso il tentativo di affogarsi nella sua piscina a Los Angeles e il ballo con la Regina.
E infine gli aneddoti legati all’amicizia con John Lennon, Freddie Mercury e George Michael, le vacanze con Versace, fino alla creazione della Elton John AIDS Foundation per la lotta all’HIV/AIDS.

Una vita fatta di incredibili alti e bassi e storie vociferate dai fan ora confermate dalla sua penna riguardo musica, relazioni, passioni ed errori. In Me, Elton (Mondadori, 2019) scoprirete anche la taciuta dipendenza dalla droga che lo ha tormentato per oltre 10 anni e l’intenso percorso di disintossicazione.

“Me, Elton John”: confessioni autobiografiche di una rock star 1E altri passaggi delicati come l’incontro col grande amore, il regista canadese David Furnish diventato suo marito e a seguire il momento in cui ha deciso di voler diventare padre, stravolgendo ancora una volta la propria esistenza. Oppure il litigio con Lady D a causa di Versace per poi far pace al funerale di quest’ultimo sei settimane prima che anche lei morisse.

Pagine dense e mature, anche se a tratti sconvolgenti, che sir Elton John ha deciso di condividere senza reticenze, sia nei suoi momenti più spassosi che in quelli più difficili, con tono schietto e appassionato.
Aneddoto dopo aneddoto, tra follie e buoni sentimenti prende forma la trasformazione di Reginald Kenneth Dwight in Elton John, paradigma di rockstar.

Una lettura divertente e toccante, un viaggio intimo nella biografia di una leggenda vivente in 352 pagine.

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