Musica a Teatro

Musica e teatro hanno debuttato insieme sulla scena del mondo.

Si son tenuti per mano e sono andati a braccetto per secoli, a volte allontanandosi, a volte sovrapponendosi in intrecci particolari, a volte osservandosi da lontano. E non solo in occidente, ma in ogni dove.

Un rapporto lo tengono sempre, lo tengono ancora. Un filo, stretto o elastico, li lega sempre e li riporta vicini.

Musica a Teatro
Musica a teatro – foto credit Pixabay

Anticamente, quando la rappresentazione era rito sacro, musica, danza, mimica, parola, cercavano insieme la fascinazione del pubblico, poi le forme si sono perfezionate, distaccate, hanno cercato soluzioni diverse. Ed ecco L’Opera lirica, il Musical…il balletto…Ma anche il vaudeville, la commedia musicale, il teatro canzone, il melologo, e tanto altro. In questa mia rubrica che ho intitolato Musica a Teatro voglio indagare lo stato dell’arte, cioè incontrare personalità del mondo dello spettacolo, siano essi registi, attori, pedagoghi, o compositori, e chiedere loro cosa ne pensano di questo rapporto. Come viene utilizzata oggi la musica a teatro, al chiuso o all’aperto, durante uno spettacolo che non sia un “concerto”?

Come pubblico riusciamo a scollegare ad esempio la musica e il film, anche se ci siamo abituati a pensarli insieme. Se pensiamo a un film ovviamente ci aspettiamo che abbia una colonna sonora.

Certe musiche di Williams o di Morricone o di Piovani hanno vita loro, una volta sganciate dalle immagini.

Ma a teatro? È possibile? Per lo meno è ancora possibile pensarli insieme? Si ma come? Accompagnamento? Sottofondo? Elemento drammaturgico a tutti gli effetti?

E così voglio indagare come la musica viene o non viene utilizzata anche prima di uno spettacolo, alle prove, o durante un seminario. E incontrare chi questa particolare musica, che è un testo sonoro, la scrive.  Che forme di spettacolo con musica ci sono oggi e quali sono destinate a un ruolo fondamentale? Scopriamolo insieme.

Magari tirando anche in ballo Weill, Carpi, Purcell, Dowland, Lully, Gaber, Rota o Fo….

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Musica e teatro sono stati i binari paralleli che han portato il treno della mia vita fino a qui. Mi viene chiesto di allegare il mio curriculum, ma … Come diceva in una battuta che poi diventa canzone uno dei protagonisti di Chorus line: Io sono il mio curriculum? Certamente no. Almeno non solo. (come non sono esattamente solo quello che in foto sorride come richiesto per il servizio).

Il CV ti dice quello che hai fatto ma non ti dice come. Quel che sta dietro. Non si sa per esempio se quel lavoro a cui hai partecipato ti ha lasciato davvero qualcosa, se hai seguito quel seminario felicemente o l’hai mal sopportato, se hai odiato quel regista perché ne sapeva meno di te, se hai pianto in un sottoscala perché in quel momento avevi bisogno anche psicologico di quella parte ma hanno preso un altro…e poi non si vedono le ore passate ad aspettare una chiamata, i fogli strappati perché scrivevi ancora da schifo, prima di avere un riscontro nazionale, e tutti  i panini che hai mangiato sul marciapiede prima delle prove…

Tutto questo, anche e soprattutto, ti forma, e ti fa diventare quel che sei.  Quando si arriva a una certa età si fanno bilanci e si cerca di farli consolatori, per quanto possibile. Si cerca di essere poco duri con sé stessi. Se ci si vuole un po’ di bene. E così: Non ho raggiunto fama e soldi, vero, ma ho fatto un sacco, davvero un sacco di cose con soddisfazione, e sempre con bei riscontri, e ho fatto in fondo tutto quello che volevo, e mica tutti possono dire lo stesso. Recitato, diretto, scritto, cantato… in pochi casi ballato pure (ballicchiato, insomma).

Per parlare di me dal punto di vista artistico potrei iniziare con una frase, un pensiero che mi è venuto ultimamente e che potrebbe attirarmi strali diversi. Spero di essere compreso. “Credo che la mia fortuna come artista di palco sia stata quella di non aver fatto subito una scuola”.

Nel senso che la scuola me la son dovuta fare da solo con quella che in gergo viene chiamata gavettaccia. Che ormai molti non fanno. E quella ritengo sia la scuola migliore. Mi sono affacciato su un palco da piccolo, ho vinto cantando una selezione per lo Zecchino d’oro, e a sedici anni già mi aggiravo con un amico per i tavoli di un ristorante cercando di sperimentare dal vivo, praticamente in diretta, quello che scrivevo la sera prima, fossero sketch o canzoni, e che alternavo a pezzi di altri cabarettisti: Jannacci and company, per dire.

La sensibilità per il pubblico, cercare di capire cosa funzionava e cosa no, sia come attore sia come autore, la devo sicuramente a quello. Gli studi e gli approfondimenti sono venuti dopo, i full a cui ho partecipato per capire meglio la materia, si trattasse di recitazione, di scrittura teatrale o di regia, sono venuti dopo.  Nel frattempo ho sempre recitato, diretto e scritto, e questa è stata una gran cosa.

Musica a Teatro 1
Musica a Teatro – Sergio Scorzillo

Lasciato il cabaret e iniziando ad affrontare la prosa, dopo qualche anno passato come attor giovane e partecipare a piccoli musical per bambini, mi sono messo a disposizione di compagnie per la cosiddetta “la qualunque”, bastava esserci. Quindi suggeritore, il siparista, il tecnico, il fonico, oltre naturalmente l’attore … fatemi fare tutto, ci sto, basta che si metta in scena qualcosa, possibilmente qualcosa di bello, che ritengo valido. Ed ecco tanto teatro del novecento italiano, Betti, Pirandello, Rosso di San Secondo, Fabbri, e i mostri sacri stranieri Jonesco, Beckett, Shakespeare, Roussin, Rostand. Eccetera eccetera eccetera.

Come drammaturgo ho vinto un paio di premi nazionali, come attore solo uno come protagonista, come regista qualcuno ma vabbeh, non sono i premi che fanno la differenza, a mio avviso: certo fanno curriculum. Nel frattempo lavoravo per Ricordi, poi diventata Bmg, poi Universal, poi Hal Leonard e mi occupavo di spartiti. Anche qui musica, ma scritta, stampata.

I binari paralleli, le due strade, le due parti di me (artista o manager) sono sempre riuscito a portarle avanti in contemporanea. Come abbia fatto: mistero, anche per me. Quante ne ho fatte! Cercatemi su Google e un’idea più precisa ve la potete fare.

Così quando si parla di musica e di teatro so di cosa si parla perché di entrambi ho una conoscenza a 360 gradi. Per farla corta adesso dirigo una compagnia che si chiama Reading Gaol (il carcere di Reading dov’era stato imprigionato Wilde) e metto in scena spettacoli scritti da me, di solito scritti su commissione. Trattando temi importanti: Psicoanalisi, Guerra, Rapporti familiari, Mafia, Depressione, Nevrosi. E in tutti la musica è scelta con estrema accuratezza.

Il musical e il cabaret per il momento li ho accantonati ma … mai dire mai. A volte ritornano. Mi rivedrete presto cantare (ancora). Ne sono sicuro. Per ora seguitemi anche qui.

Articolo a cura di Sergio Scorzillo

 

 

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