Bob Dylan: quella “Hard rain” che gli valse il Nobel

Perché a Bob Dylan, che oggi spegne 78 candeline, è stato assegnato il Premio Nobel? Il libro di Alessandro Portelli, dedicato ad uno dei capolavori della poetica del menestrello del rock, aiuta a capire perché.

Bob Dylan: quella “Hard rain” che gli valse il Nobel
Bob Dylan

Quale cantautore sa rappresentare l’anima americana meglio di ogni altro? Probabilmente oltre a Springsteen solo Bob Dylan. Non è allora un caso che lo storico e studioso Alessandro Portelli, già autore di Badlands, abbia pubblicato Hard Rain (2018) dedicato a Dylan. Il riferimento è ad A Hard Rain’s A-Gonna Fall (1962), una delle prime ballate composte dal folk-singer. Quelle stesse liriche che Patti Smith cantò trovatasi a ritirare il premio Nobel per il collega assente. Una canzone simbolo di Dylan di cui però è meno nota l’origine e su cui Portelli getta luce: un’antichissima ballata di tradizione orale, il Testamento dell’avvelenato e che si diffuse in tutto il mondo anglosassone col titolo di Lord Randal. Non un caso dato che la creatività dylaniana è da sempre legata al rimaneggiamento di suggestioni già esperite.

Bob Dylan: quella “Hard rain” che gli valse il Nobel 1Oltre a svelare la parentela tra i tre testi Portelli fa capire quanto il menestrello del rock rappresenti un anello tra tradizione orale e avanguardia poetica, oralità e scrittura, testo e performance. Un anello capace di legare tradizioni e linguaggi, rinnovarli e trasformarli facendoli vivere: una vera rivoluzione con l’approccio delle fonti orali. E cos’è la musica se non una fonte orale? Una memoria stratificata che intreccia voce e improvvisazione, oggi probabilmente la più formidabile eredità della cultura americana.

Un Nobel meritato dunque per aver rinnovato la tradizione della canzone popolare americana? In realtà per aver fatto molto di più. Hard Rain non solo illustra la storia di uno dei testi più rappresentativi del cantautore americano ma, in un dialogo virtuale con altri artisti e autori, porta a capire perché Dylan è Dylan. E perchè le successive canzoni del menestrello di Duluth abbiano così segnato le vite di tanti. Dato che «le grandi canzoni hanno una vita propria, che prescinde dalle intenzioni dell’autore», come spiega Portelli.

 

Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Giornalista, laureato in linguistica italiana e da sempre curioso indagatore dei diversi aspetti del mondo dello spettacolo. Conduttore radiofonico e collaboratore per diverse testate e rubriche di teatro e musica, svolge parallelamente l’attività di ufficio stampa e comunicazione. Spettatore critico e melomane, è assiduo frequentatore di platee e sale da concerto oltreché batterista per passione e scrittore. Quello che ama di più però è scovare nei libri o in originali incontri e testimonianze retroscena culturali della storia della musica e incredibili aneddoti rock, di cui in particolare è appassionato conoscitore.
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