“Certe cose si fanno”, parola di Bruno Lauzi e Gianfranco Fasano

15 anni fa oggi usciva “Veleno”, album di Mina contenente “Certe cose si fanno”, uno dei singoli di punta e tra le migliori canzoni mai incise dall’artista. Un vero classico alla Mina, degno della sigla di chiusura di Studio Uno, con un ricercato finale di flicorno. Eppure la canzone non avrebbe mai dovuto comparire nel disco e neppure era stata scritta per la Tigre di Cremona. Un giorno però Gianfranco Fasano incontrò Bruno Lauzi…Un curioso aneddoto raccontato da Musica361

Bruno Lauzi e Gianfranco Fasano
Copertina dell’album “Veleno” (2002), contenente il singolo “Certe cose si fanno”

Primavera 2002. Gianfranco Fasano, che festeggia quest’anno 40 anni di carriera, era già un cantautore e autore più che affermato, avendo firmato brani per Anna Oxa, Fausto Leali e tanti altri nonché protagonista più volte a Sanremo e a tante altre manifestazioni musicali italiane. Dal 1994 però, dopo la nascita del figlio Emanuele, aveva cominciato a scrivere canzoni per i più piccoli dedicandosi anche a quel settore discografico. Per qualche anno diresse anche “Radio Baby”, un’emittente radiofonica satellitare con una programmazione dedicata interamente alla musica per bambini. Fu così che un giorno Fasano decise di invitare in radio uno degli autori di pietre miliari della canzone per bambini, Bruno Lauzi.

Decise però di invitarlo personalmente presentandosi a casa di Lauzi, a quel tempo residente a Peschiera Borromeo. Il pomeriggio fu piacevole, Lauzi accettò subito la proposta di partecipare alla trasmissione di Fasano e poi inevitabilmente, i due, che già si stimavano reciprocamente, si misero a chiacchierare, ovviamente di musica. Ad un tratto, proprio mentre Lauzi stava confessando quanto adorasse una delle canzoni meno note ma per lui tra le più belle di Fasano, Un giorno di marzo, si interruppe. “Aspettami qui”, disse alzandosi dalla sedia con fare circospetto e prese in silenzio le scale che portavano alla mansarda di fronte ad un Fasano perplesso.

Dopo qualche minuto scese dalla mansarda con in mano un foglietto piegato in quattro. Poi porse quel foglietto a Fasano dicendo: “Franco, tutti mi dicono da tempo che questo testo è troppo corto e nessuno riesce a musicarlo. Io stesso non riesco a scrivere più di quello che vedi.” E mentre Fasano legge curioso quelle poche righe Lauzi aggiunge: “Se tu riesci a scrivere la musica poi aggiungerò ancora io qualcosa”. I due si salutarono e Fasano tornò a casa.

Fasano ci dormì su, poi al mattino, appena sveglio, riaprì quel foglietto e lo appoggiò sopra la tastiera del pianoforte. Rilesse quel titolo che gli ispirò un groove di batteria come colonna portante della canzone: seguendo quell’ispirazione il pezzo fu ultimato praticamente in 5 minuti. “Questo è un capolavoro!” esclamò Lauzi quando riascoltò la canzone con il testo che in pratica non era stato modificato di una virgola, con la sola aggiunta di un vocalizzo prolungato del titolo: Certe cose si fanno. Dopo aver ascoltato la nuova versione di Fasano, Lauzi consigliò “Bisogna proporla a Fiordaliso, è perfetta per Fiordaliso!”  Fasano lì per lì annuì ma riascoltandola ancora sentiva che lo stile intimista di quella canzone, con tutto il rispetto per Fiordaliso, avrebbe meritato forse un’altra voce. La voce. E a insaputa di Lauzi tenta il colpaccio.

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Bruno Lauzi e Gianfranco Fasano

Chiama Massimiliano Pani per sapere se Mina potesse essere interessata ad una canzone per il suo prossimo disco. “Mi spiace” risponde Pani, “arrivi tardi, abbiamo appena chiuso il disco. Comunque una canzone firmata Fasano-Lauzi la ascoltiamo volentieri, magari per un’altra occasione”. Dopo due giorni Pani richiamò Fasano con un tono di voce serio: “Ho una brutta notizia e una buona”. “Dimmi”, rispose Fasano attento. “La brutta è che devo rimandare le mie ferie perché mia madre ha deciso di sostituire un brano nella scaletta del disco. E la bella è che sostituirà quel brano con la vostra canzone: abbiamo chiamato anche Alex Britti per le chitarre”.

Quando Lauzi riaprì la porta di casa qualche tempo dopo si trovò davanti Fasano che gli disse entusiasta “Ho una notizia pazzesca” e Bruno, che ancora non sapeva niente, già pensava con soddisfazione a Fiordaliso. I due si accomodarono, Fasano fece il numero di Pani, poi passò la cornetta a Lauzi aggiungendo solo: “C’è Fiordaliso al telefono”. Lauzi mise l’orecchio al ricevitore e quando ascoltò la voce di Pani si fece compassato. Restò in silenzio rispondendo solo un paio di volte “Sì, sì, va bene, grazie”. Quindi riagganciò, restò impietrito per qualche istante poi alzò lo sguardo verso Fasano e disse: “Adesso io e te siamo diventati davvero amici”. E fu così che Certe cose si fanno diventò il secondo singolo estratto dall’album Veleno. Lauzi, pur avendo già scritto altri pezzi per Mina, non smise mai di ringraziare Fasano per quella opportunità. D’altra parte, quando c’è stima e amicizia, Certe cose si fanno.

Certe cose si fanno (2002)

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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