L’istantanea dolce e surreale nel nuovo singolo de Lavvocato

Lavvocato: "Vienimi a trovare"
Lavvocato

Francesco Mastrangelo è di Putignano in provincia di Bari, ed è un autore e cantante raffinato; i suoi brani sembrano quadri in continuo movimento, con toni sempre efficaci, a volte aspri, e mai banali.

Dal 2002 è la penna, voce e chitarra della band “PUNTInESPANSIONE”, con cui ha pubblicato tre album, l’ultimo dei quali – “L’essere perfetto” – è stato editato dalla storica Cinevox Record di Franco Bixio.

Con la band vanta centinaia di concerti sparsi per l’Italia, vincitori del Premio Pigro (Ivan Graziani), Premio della critica a Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty, rappresentano la Puglia alla “XIII Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo” di Bari, annovera numerose aperture dei concerti di artisti quali: Caparezza, The Zen Circus, Marta sui Tubi, Paolo Belli, BandaBardò. Le loro canzoni sono andate in rotazione su Radio Rai e a “La zanzara” su Radio 24.

Ora Francesco propone il suo progetto artistico solista, utilizzando il nome d’arte “LAVVOCATO” (senza apostrofo): le canzoni esternano la costante dicotomia interiore di Francesco, che si sdoppia tra la professione di avvocato e la passione per la musica.

Francesco, intanto la scelta del nome d’arte: molti artisti della musica svolgono la tua stessa professione; ma tu perché hai scelto il titolo addirittura come nome d’arte?

Vorrei fare una premessa che reputo fondamentale: la musica mi consente di svolgere al meglio il mio lavoro di avvocato.

Lo scrivere canzoni, cantarle e suonarle (ormai, da quasi vent’anni), mi fa star bene a livello mentale ed energetico, è la mia “dinamite” che mi permette di affrontare la vita nel verso giusto. La mia passione per la musica e la mia professione si intersecano costantemente.

La stessa professione risulta ispirante per la scrittura delle canzoni e, viceversa, la musica ha rafforzato la mia personalità in termini di autostima che ho riversato nel mio lavoro.

Cosicché, per questa nuova avventura musicale, ho scelto il nome de “LAVVOCATO”, scritto volutamente senza apostrofo, un errore grammaticale per “riabilitare” questa figura, molto spesso vista in modo scuro e stracolma di formalità.

D’altronde, si va dall’avvocato quando si hanno dei problemi da risolvere!

Dove ti ha portato l’esperienza con i Punti?

I “PUNTInESPANSIONE” esistono dal 2002, è iniziato davvero tutto per gioco, equipaggiati con una strumentazione precaria, una scarsa competenza musicale, ma supportati da una cosa essenziale: l’esagerata voglia di raccontare ciò che avevamo dentro.

Con i Punti sono cresciuto sia a livello musicale che a livello umano.

Ho rafforzato in me il valore dell’amicizia, dell’aiuto reciproco per il solo fatto di volersi bene.

Dal lato prettamente musicale, ho inciso tre dischi, ho suonato in tutta Italia, vinto qualche bel premio e, soprattutto, l’esperienza con la band mi ha permesso di conoscere tante persone con cui ho stretto amicizia.

Lavvocato: "Vienimi a trovare" 1
Vienimi a trovare – copertina

Perché hai deciso per questa esperienza in solitaria?

Negli ultimi due anni, la band si è un tantino arenata, cosa anche normale dopo diciotto anni di intensa attività.

Ognuno dei componenti ha ritenuto di concentrarsi su altre priorità e, poi, onestamente la stessa pandemia ha complicato di molto le cose.

In maniera naturale, si è deciso di mettere la band un po’ in standby.

Questo stato di cose, però, ha procurato in me una certa insofferenza.

Da quando ho imbracciato penna e chitarra non sono mai riuscito a immaginarmi senza, avevo scritto una dozzina di canzoni nuove e ho trovato il coraggio di cominciare a proporle in solitaria per pura voglia di mettermi in gioco in una chiave differente.

E voilà, si è materializzato LAVVOCATO.

Hai dato inizio al progetto con “Dinamite”, anticipando l’uscita con la frase “Se vuoi capire i segreti dell’universo pensa in termini di energia, frequenza e vibrazione”. È questo il tuo proclama?

“Dinamite” descrivere la scena di un dialogo tra due persone in cui l’una consiglia all’altra di far riesplodere la carica emozionale interiore che ha deciso di non utilizzare più.

Sono fermamente convinto che gli esseri viventi sono fatti di vibrazioni ed emozioni che partendo dall’interno si concretizzano in energia.

Il punto è sapere come incanalarla al meglio nella propria vita.

Sono attratto dalle persone che si approcciano alle situazioni in maniera propositiva, reattiva, che si protendono in avanti anche rischiando di sbagliare.

Questo mettersi continuamente in discussione consente di essere in perenne evoluzione.

Sembra che le tue canzoni raccontino fatti e persone reali? Perché le accompagni con video dalle espressioni astratte?

L’incipit da cui parto per scrivere una canzone, molto spesso, è un fatto realmente accaduto e indipendentemente se vissuto in prima persona, quindi, cerco di essere il più autentico e sincero possibile nella descrizione.

Per quanto riguarda i due videoart di “Dinamite” e “Vienimi a trovare”, si tratta di una collaborazione con l’artista montenegrina Dusica Ivetic.

Lei è un artista d’arte contemporanea e nella realizzazione dei video, le ho lasciato carta bianca. Anche questo è stato un altro tentativo di messa in discussione, capire come un’altra persona possa descrivere attraverso le immagini le tue canzoni.

Devo dire che sono molto soddisfatto del risultato e credo che questa collaborazione avrà una continuazione e magari, sfociare in un progetto dedicato a musica e immagini.

Lavvocato: "Vienimi a trovare" 2
Dinamite – copertina

Quanta importanza hanno i luoghi nelle tue canzoni?

Di fondo sono una persona molto legata ai luoghi o, meglio alle radici che i luoghi possono contenere e significare.

In passato, in diverse canzoni ho descritto dei luoghi attraverso fatti storici realmente accaduti. Da qualche anno sono più attratto dall’aspetto interiore delle persone, ma, forse, anche questo significa raccontare i luoghi.

Ritengo che alcuni aspetti caratteriali di ogni persona siano influenzati dal luogo o dai luoghi in cui si vive.

fb: www.facebook.com/framastrangelo
Ig: https://www.instagram.com/lavvocato_canzoni/
YouTube Channel: https://bit.ly/3ovHpMc

 

Rock Contest la più longeva e importante vetrina per la musica emergente italiana.

Non solo talent: Rock contest
Rock Contest 2020 – logo

Il Rock Contest nasce nel 1984 ad opera di Controradio, sulla scia del un nuovo fermento portato dal Punk e dalla New Wave. Sulla scena fiorentina erano apparse decine e decine di band che suonavano nelle cosiddette cantine.

Il Rock Contest nacque proprio con l’intento di dare un palco e la possibilità d’espressione ai gruppi giovanili, diventando in poche edizioni un importante fenomeno di promozione di gruppi, dando loro una possibilità concreta di visibilità.

In questo primo periodo passano proprio dal Rock Contest Samuel e Boosta dei Subsonica, gli Scisma di Paolo Benvegnù, Irene Grandi in formato ‘alternative’ (con i Goppions), Enrico “Erriquez” Greppi e l’Orla della Bandabardò, Roy Paci (con i Q­Beta), i Dirotta su Cuba, Marco Parente, e tanti altri.

Per gli anni a cavallo fra gli ’80 e i ’90 il Rock Contest ha rappresentato un obiettivo per molti gruppi dell’area offrendo la possibilità di esibirsi di fronte ad un pubblico davvero numeroso, con

ampi spazi dedicati sulla stampa e con le citazioni del gruppo sull’emittente, le interviste, i CD compilation delle varie edizioni.

Dal 2002 il Rock Contest diventa ufficialmente un concorso nazionale aperto a tuti i generi musicali.

La partecipazione al Rock Contest per i gruppi è assolutamente gratuita ed i premi sono cospicui e funzionali allo sviluppo di una carriera musicale di livello: una importante operazione mediatica

tende a rendere i partecipanti sempre più visibili (radio e tv nazionali, stampa quotidiana e specializzata, cd compilation, concerti in Toscana, Italia e all’estero) e a dare una “spinta” alla loro

professionalizzazione attraverso le fasi del concorso e il tutoraggio musicale in studio di registrazione con musicisti affermati e professionisti del settore.

Negli anni, a prendersi cura in studio delle band, si sono avvicendati musicisti come Paolo Benvegnù, Erriquez della Bandabardò o Mauro Fasolo dei Jennifer Gentle.

Non solo talent: Rock contest 1
Rock Contest 2° posto Gaube

Nel 2004 grazie alla produzione curata dal Rock Contest gli Offlaga Disco Pax hanno potuto realizzare Socialismo Tascabile, un nuovo “classico” della musica alternativa italiana.

Le giurie sono composte dal meglio della stampa specializzata e generalista, da discografici, produttori e musicisti, tra di essi Dario Brunori, Piero Pelù, Manuel Agnelli, Cristina

Donà, Alberto Ferrari (Verdena), Lodo Guenzi (Lo Stato Sociale), Vasco Brondi, Diodato, Rachele Bastreghi (Baustelle), Appino (The Zen Circus), Max Collini (Offlaga Disco Pax),

Ministri, gli scout di Audioglobe, Woodworm, 42 Records e Picicca).

Non solo talent: Rock contest

Ogni anno centinaia di band ed artisti inviano i loro demo per partecipare alla più longeva e importante vetrina per la musica emergente italiana.

Sulla scia dell’eco del Rock Contest hanno potuto suonare in importanti eventi musicali, come supporter di artisti affermati (Ligabue, Manu Chao, Patty Smith, Jon Spencer, Pere Ubu e Gang Of Four, Zen Circus, Beady Eye).

Spesso i partecipanti delle ultime edizioni hanno guadagnato ‘sul campo’ un contratto discografico come è stato per Offlaga Disco Pax, Samuel Katarro (oggi King Of The Opera),

ManitobaBaby Blue (con Serena Altavilla), Denise, The Hacienda, Emma Nolde. King of The Opera (nel 2012) e Blue Willa (nel 2013) sono stati i primi due gruppi italiani ad esibirsi

nel prestigiosissimo festival Primavera Sound a Barcellona, The Hacienda (vincitori del RockContest 2005) sono stati scelti come supporter del tour italiano degli ex Oasis Beady Eye.

Dal 2011 (anno della prematura scomparsa di Ernesto de Pascale, uno dei principali collaboratori del Rock Contest) al premio è abbinato uno speciale riconoscimento, il “Premio Ernesto de Pascale” che, tra i partecipanti, individua la migliore canzone con testo in italiano.

Presidenti di giuria negli anni sono stati Dario Brunori, Cristina Donà, Giuseppe Peveri (in arte Dente) e Mauro Ermanno Giovanardi. Nell’edizione 2015 Luciano Ligabue ha offerto al vincitore di questa sezione (i Loren) una settimana del suo personale studio di registrazione.

Non solo talent: Rock contest 2
Rock Contest 1° posto Bob and the apple

Dal 2013 il Rock Contest, in collaborazione con Audioglobe ha dato il via ad una vera e propria etichetta discografica, la Rock Contest Records, con l’obiettivo di ottimizzare il processo creativo e distributivo delle realtà più interessanti e “pronte” per l’esordio discografico.

Non solo talent: Rock contest

Le prime uscite sono stati gli album di Violacida, Sonalastrana, Secondo Appartamento e The Whip Hand e i Mandrake di Giorgio Mannucci.

Nel 2019 i 30 anni di storia dediti alla scoperta della più interessante musica indipendente e alternativa del più importante concorso per emergenti d’Italia sono stati ripercorsi in un film documentario di Giangiacomo De Stefano.

Per l’edizione 2020 le particolari costrizioni a causa dell’allarme pandemico il Contest si trasforma, temporaneamente, in uno speciale formato in video, denominato Computer Age Edition.

La band trentina Bob And The Apple si è aggiudicata la vittoria dell’edizione 2020. Secondo posto per Gaube. A Anders il Premio Premio FSE/Giovanisì, a Elise Duchemin il Premio Ernesto De Pascale.

Un pubblico di 85.000 persone ha seguito online la finalissima dello scorso 21 dicembre e oltre 400.000 persone hanno seguito online tutte le puntate del concorso.

Tutte le informazioni sono disponibili all’indirizzo https://www.rockcontest.it/.

Articolo a cura di Roberto Greco 

15 gennaio ultimo giorno per la richiesta dei contributi a fondo perduto

È il 15 gennaio 2021 l’ultimo giorno utile per richiedere telematicamente, attraverso i portali dell’Agenzia delle Entrate, il contributo a fondo perduto previsti dai decreti “Ristori” e “Ristori bis”

per i contribuenti che non avevano presentato l’istanza al precedente contributo previsto dal decreto “Rilancio”

Si ricorda che, tra gli altri, possono richiedere il contributo i contribuenti che svolgono attività nel mondo dello spettacolo, di cui ai codici ATECO specificati dalle norme.

Contributi Ristori e Ristori bis nel mondo dello spettacolo 1
foto credit Pixabay

Ad esempio, ne possono beneficiare i codici 900309  “Altre creazioni artistiche e letterarie”; 900209  “altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche”; 749094 “agenzie ed agenti o procuratori per lo spettacolo e lo sport”.

Il contributo spetta se l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

L’ammontare del contributo è commisurato alla differenza tra il fatturato di aprile 2019 e il fatturato di aprile 2020 in misura pari a:

20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400mila euro;

15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi tra 400mila e 1 milione di euro;

10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 1 milioni di euro.

Però se la partita IVA è stata attivata a partire dal primo gennaio 2019, anche in caso di differenza tra fatturato Aprile 2019-Aprile 2020 pari a zero o positiva, spetta

comunque il contributo in misura minima (ad esempio, per i codici di cui sopra è pari a 2.000,00 euro per le persone fisiche e 4.000,00 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche).

Si ricorda che il contributo spetta solo se la partita IVA è attiva alla data del 25 ottobre 2020.

Articolo a cura di Domenico Rinaldi

Il premio per  la creatività e l’originalità nella musica, pittura e poesia.

 

Il contest è nato nel 2002 al fine di dare risalto a nuovi artisti che si distinguano per l’originalità delle loro composizioni.

Non solo talent: "Premio Fabrizio De Andrè
Premio De Andrè

Si tratta di un progetto patrocinato dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus e organizzato da iCompany, con la direzione artistica di Luisa Melis, il Premio ha come scopo quello di stimolare (presso autori, compositori, interpreti ed esecutori esordienti di musica italiana) una creatività libera e scevra da tendenze legate alle mode, ai generi e ai concetti di commerciabilità, al fine di favorire l’originalità e la vitalità delle nuove produzioni artistiche.

Nel tempo è diventato uno degli appuntamenti più attesi per gli artisti che sperimentano nuove forme per la musica d’autore. Ma il premio non si occupa solo di musica.

Diviso in tre sezioni, premia Musica, Pittura e Poesia, segnale significativo della necessità di interconnessione delle arti.

Il Premio Fabrizio De Andrè si avvale di una giuria costituita da scrittori, giornalisti, critici musicali ed operatori del settore, presieduta da Dori Ghezzi, compagna di vita dell’indimenticabile Faber cui è dedicato il premio.

Non solo talent: “Premio Fabrizio De Andrè”

Fabrizio De André viene da molti definito il più grande cantautore italiano con una parabola artistica tra le più lunghe e intense, sino a diventare un modello per i colleghi più giovani in quasi quarant’anni di percorso artistico: dall’inizio, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla sua scomparsa nel 1999.

Non solo talent: "Premio Fabrizio De Andrè"
Premio De Andrè 2015 – Dori Ghezzi e Piero Pelù – foto Antonio Fraioli

Faber è stato il primo cantautore a utilizzare lo strumento-canzone per affrontare tematiche diverse da quelle sentimentali che avevano contraddistinto e spesso corroso la canzone italiana sino a quel momento.

Questa visione innovativa, al di fuori delle mode e dei cliché, è la stessa che muove il Premio Fabrizio De André, che non mira a scovare il nuovo Faber nello stile, ma nell’approccio.

Quest’anno il premio che è arrivato alla XIX° edizione, ha una giuria che è composta da Dori Ghezzi (presidente di giuria), Luisa Melis (direttrice artistica), Diletta Parlangeli, Enrico Schleifer, Fabrizio Finamore, Fausto Pellegrini, Federico Durante, Giulia Perna, Massimo Bonelli, Michele Moramarco, Piero Cademartori, Riccardo De Stefano, Roberto Sironi, Rossella Diaco, Silvia Boschero, Vincent Messina, Vincenzo Costantino Cinaski.

Non solo talent: “Premio Fabrizio De Andrè”

La finale del premio, prevista inizialmente per il 14 gennaio 2021, è rimandata a data da destinarsi. A causa dell’emergenza sanitaria, l’organizzazione ha ritenuto non possibile realizzare un evento di chiusura all’altezza delle aspettative e della storia del Premio e ha deciso di attendere un momento migliore in modo da poter incontrare sul palco tutti gli artisti in gara.

Questi i 9 artisti selezionati per la sezione Musica: Agnello (Palermo), Danomay (Grosseto), Franz (Carnate – MB), Giulia Ventisette (Firenze), Jamila (Scandicci – FI), Kutso (Marino – RM), La Saux (Terlizzi – BA), Melga (Massafra – TA), Sebastiano Pagliuca (Montelparo – FM).

Per la sezione pittura sono 12 gli artisti finalisti selezionati da Roberto Sironi: Andrea Pellicani (Albairate – MI), Camilla Cedroni (Teramo), Claus Word (Noale – VE), Cristiano Soldatich (Lucca), Ester Vescovi (Bergamo), Federica Orsini (Imperia), Giulia Serrentino (Pisa), Grazia Salierno (Bari), Katia Rossi (Porto Recanati – MC), Magiuse (Torre del Greco – NA), Mattia Rinaldini (Torino), Melanie Mollo (Stoccarda).

I 12 artisti finalisti per la sezione POESIA selezionati da Vincenzo Costantino Cinaski: Alessia Lombardi (San Giovanni Incarico – FR), Chiara Santilio (Cividale del Friuli – UD), Francesco Tripaldi (Bologna), Gian Luca Sapere (Salerno), Ilenia Rossini (Cori – LT), Irene Gianeselli (Bari), Lucilla Trapazzo (Zurigo), Luigi Palazzo (Salice Salentino – LE), Maria Luisa Carretto (Firenze), Matteo Di Fabio – FARGE (L’Aquila), Raffaele Montesano (Vietri di Potenza – PZ), Veronica Ferrari (Calceranica Al Lago – TN).

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito ufficiale all’indirizzo https://www.premiofabriziodeandre.it/

Articolo a cura di Roberto Greco 

 

Il 2020 è stato un anno difficile anche per la musica e per l’assenza di spettacoli dal vivo. Sarà stato uno dei motivi che hanno determinato un massiccio ritorno alla tradizione e al vinile? Di certo, il record di vendite dello storico LP fa riflettere

Dischi in vinile e giradischi: boom senza precedenti
Dischi in vinile e giradischi: un boom senza precedenti (Foto © Canva).

Per i più giovani, ascoltare musica vuol dire soprattutto utilizzare un cellulare o altri supporti digitali in grado di contenere migliaia di brani in un palmo di mano.

Chi ha qualche capello bianco, invece, ricorderà tempi e abitudini molto diversi in cui mettere un disco rappresentava un rituale ben preciso.

Che fosse una festa tra amici o un momento di solitudine, un’occasione romantica o una cena in famiglia, scegliere il vinile giusto, estrarlo lentamente dalla sua custodia, pulirlo con un panno

adeguato e sistemarlo sul giradischi era emozione pura, mista ad attesa e soddisfazione quando le note si liberavano nell’aria. La scienza dice che il corpo ricordi determinati movimenti anche

quando non vengono più compiuti e, in effetti, quelli del vinile e del giradischi restano indimenticabili nella testa e nel cuore.

Il ritrovato successo del vinile

Sarà per questo motivo che negli ultimi anni, non solo per i nostalgici, quella musica accompagnata dal solco di una puntina danzante è tornata alla ribalta facendo registrare vendite sempre più alte di vinili e giradischi.

È di qualche giorno fa la notizia, proveniente dalla BPI (Industria fonografica britannica), di un record di vendite nel 2020 (il più alto dagli anni Novanta) per i dischi in vinile nel Regno Unito.

Non fanno eccezione gli Stati Uniti dove nella terza settimana di dicembre 2020, le vendite di vinili hanno toccato i 1,455 milioni complessivi (Fonte Nielsen Music/MRC Data).

D’altra parte, anche la prima metà del 2020 era stato un periodo importante per il mitico LP negli States.

I dati comunicati dalla RIAA, l’Associazione Americana dell’Industria Discografica, riferiscono che nell’industria della musica registrata americana i ricavi degli album in vinile

rappresentano il 62% dei ricavi totali dei supporti fisici, vale a dire 232 milioni di dollari contro i 129,9 dei CD. Numeri che forse nessuno si sarebbe immaginato.

E in Italia cosa succede? Seguendo il Rapporto Italia 2019 dell’Eurispes si apprende che il nostro mercato è ancora dominato dal digitale e dagli abbonamenti ai servizi musicali di streaming.

Al momento, il vinile non ha superato le vendite dei CD, nonostante ci sia stata una crescita commerciale di oltre il 50% dal 2016 al 2017, con più 13 milioni di euro di ricavato per il 2017 (sono le ricerche effettive più recenti che abbiamo individuato).

Quelli del 2020 di Regno Unito e USA sono dati importanti in un anno terribile per ogni settore e per la musica in particolare, privata delle esibizioni dal vivo.

D’altra parte potrebbe essere stata proprio la “clausura” collegata alla pandemia a sollecitare ulteriormente l’apprezzamento per i mitici LP, forse visti rassicuranti ed espressione di tempi più sereni sotto molti punti di vista.

O semplicemente si apprezza quel suono retrò e quella cura richiesta da supporti delicati che ripagano di tutto l’impegno profuso nella loro manutenzione.

Dove acquistare dischi e giradischi

Giradischi e vinile, è un boom di vendite
Un giradischi “moderno” dotato anche di porta USB (Foto © Canva).

Se dopo lo shock determinato dall’avvento del CD, le case discografiche avevano prodotto sempre meno i vinili perché non si vendevano, il ritrovato successo dei dischi ha ridato slancio al settore.

Ormai la maggior parte degli artisti mostrano orgogliosi le nuove uscite in vinile e quindi trovarli è cosa semplice. Se si desidera, invece, recuperare album storici non mancano siti web , gruppi facebook e tanti mercatini dove la ricerca di un determinato oggetto diventa appassionante e genera discussioni e confronto di idee.

E i giradischi? Chi non ha fortuna di averne conservato uno in buone condizioni dovrà acquistarne uno nuovo. Anche in questo caso le possibilità sono numerose.

Tra le aziende con un assortimento davvero ampio, abbiamo scovato in rete giradischishop.com: secondo noi vale la pena di darci una sbirciata, ce n’è per tutti i gusti e le tasche.

Chissà che non sia il primo passo per creare un’atmosfera nuova in casa.

XI° Edizione del premio “Musica contro le mafie”: quando i  pro son più importanti dei contro

Si sono svolte domenica 20 dicembre 2020 le finali dell’undicesima edizione del premio “Musica contro le mafie”.

Non solo talent: "Musica contro le mafie"
Musica contro le mafie – logo ufficiale (fonte sito)

I dieci finalisti dell’edizione sono Davide Ambrogio, Cobram, Emanuele Conte, Lucio Leoni, Joseph Foll, Daniele De Gregori, Donix, Marte, De Almeida e Alessandra Chiarello.

L’evento è stato reso disponibile in diretta streaming dall’account Facebook “musicacontrolemafieofficial” ma era visibile anche in cross posting attraverso le piattaforme dell’Associazione Libera, Tuttorock e Rockit.

Lo scenario che ha ospitato l’evento è stato il teatro comunale Alfonso Rendano di Cosenza. Quest’anno la conduzione è stata affidata all’inviato de Le Iene, Ismaele La Vardera.

Tra gli ospiti presenti Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, il cantautore Dario Brunori, il produttore e bassista Gianni Maroccolo e le cantautrici Erica Mou e Gabriella Martinelli.

Diversi i premi in palio, tra questi i 10mila euro per l’organizzazione di un tour e due concerti retribuiti in Europa.

Non solo talent: "Musica contro le mafie" 1
musica contro le mafie: finalisti – da www.musicacontrolemafie.it

La possibilità di vincere varie esibizioni: all’Uno Libero e Pensante di Taranto 2021, alla giornata nazionale della legalità di Palermo 2021, al tour nel festival del Circuito Keepon Experience e a Casa Sanremo 2021, durante la settimana del 71esimo Festival della canzone italiana che, ricordiamo, quest’anno si svolgerà dal 2 al 6 marzo con la conduzione di Amadeus e Fiorello.

Non solo talent: “Musica contro le mafie”

Gli artisti si sono esibiti in modalità differenti che hanno messo in luce anche la loro creatività e hanno avuto la possibilità di confrontarsi con i 4 Giudici on Streaming: Dario BrunoriGianni MaroccoloErica Mou e Gabriella Martinelli.

Importante contributo alla scelta dei vincitori anche quello della Giuria “Generation Z” che ha risposto con migliaia i voti da parte del pubblico online.

La diretta ha ottenuto risultati strepitosi in termini di pubblico grazie anche alla rete di media partner che hanno rilanciato e condiviso l’evento.

Il risultato finale ha visto primo Classificato Davide Ambrogio seguito da De Almeida al secondo posto. Come di consuetudine alcune menzioni hanno arricchito il carnet dei vincitori.

Non solo talent: “Musica contro le mafie”

In questa XI° edizione la Menzione Speciale Musica contro le mafie è stata assegnata a Donix mentre ad Alessandra Chiariello è stata assegnata la Menzione Speciale su Segnalazione Club Tenco.

Inoltre il Premio “Once Upon a Star” TIMMUSIC è stato assegnato a Joseph Foll, il Premio “Primo Maggio Next”Marte, il Premio ACEP/UNEMIADaniele De Gregori mentre il Premio Officine Buone è stato assegnato a Cobram.

Musica contro le mafie è un’associazione della rete di Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie) che da anni, attraverso la musica e i musicisti, porta avanti un impegno non solo “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente  “per”: per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza attiva e responsabile.

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Musica contro le mafie: la finale – da www.musicacontrolemafie.it

L’associazione promuove, sviluppa e diffonde la cultura della “legalità” non come fine ma come mezzo per il raggiungimento della giustizia e lo fa attraverso attività legate al mondo dello spettacolo e degli artisti che operano in tutto il mondo.

Non solo talent: “Musica contro le mafie”

Promuove iniziative culturali tese a rafforzare una coscienza civile e democratica mediante ogni attività utile a sviluppare una reale conoscenza del fenomeno mafioso.

Promuove attività nelle scuole, nei quartieri e in numerosi contesti.

Coordina iniziative tese alla raccolta di fondi destinati a soggetti svantaggiati, giovani a rischio in aree complesse e periferie urbane.

L’Associazione è sostenuta da tantissimi artisti del panorama musicale italiano e internazionale che, con il loro contributo e le loro testimonianze amplificano un importante messaggio, diffondendo “Buone Idee e Buone Prassi”.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito https://www.musicacontrolemafie.it/

Articolo a cura di Roberto Greco

Serena Rigacci al Gran Galà di Capodanno 2021 con Paola Delli Colli

Serena Rigacci, giovanissima performer, ha le idee molto chiare: tenace e impegnata, frequenta con ottimi risultati l’ultimo anno del liceo linguistico e, nonostante i suoi tanti impegni di lavoro, mostra con determinazione di voler realizzare il suo sogno.

Ha esordito, a soli otto anni, su Rai 1 a Ti Lascio una canzone con Antonella Clerici e poi a Punto su di te condotto da Elisa Isoardi e Claudio Lippi. Da lì, ha partecipato a moltissime trasmissioni televisive Rai e Mediaset, per poi sbarcare in Europa arrivando seconda a X-Factor Ungheria.

Negli ultimi due anni è stata protagonista, insieme a Fiordaliso, nel Musical La Sirenetta, nel ruolo di Ariel. Serena studia chitarra, pianoforte, ballo, canto e recitazione, consapevole che per realizzare il suo sogno il talento, da solo, non basti.

Serena sarà una delle protagoniste del Gran Galà di Capodanno, presentato dalla conduttrice Paola Delli Colli, in diretta su Gold Tv, Canale 61, Odeon Lazio TV, Roma CH 71 e molti altri ancora.

Gran Galà di Capodanno 2021
Gran Galà di Capodanno – Serena Rigacci

Il 2020 sta finendo e tutti, chi più chi meno, non vediamo ora di voltare pagina. Quali sono i tuoi desideri per l’anno nuovo?

Spero sia per tutti un anno migliore, per tutti e in particolar modo per le persone più fragili. Per quanto mi riguarda, mi auguro di portare avanti i miei progetti, che hanno subito un rallentamento, ma che non ho mai abbandonato.

Quest’anno, infatti, ho continuato a lavorare, nonostante tutto. Ho tanti obiettivi che con tutte le forze, intendo raggiungere.

Amo quello che faccio e so, dove voglio andare, sostenuta da mia mamma, dal mio produttore e da chi mi segue da anni: non bisogna mai smettere di sognare se si vuole realizzare i propri sogni!

Che cosa ti lascerà questo 2020 così difficile?

Ho capito il valore del tempo, più di qualunque altra cosa e di come sia prezioso. Non mi è mai pesato stare in casa, perché avendo cominciato molto presto a fare questo mestiere, sono abituata a non avere tempo libero. Ho realizzato come, anche le cose che davo per scontate, siano preziose.

Aspetto con ansia di tornare a cantare dal vivo con la presenza del pubblico, incontrare i miei fans e ricambiare l’affetto che mi dimostrano anche in questo anno così difficile. Sono felice e onorata di poter partecipare al Gran Galà di Capodanno con Paola Delli Colli, un’occasione meravigliosa di fare musica dal vivo e regalare un momento di leggerezza a tutti, sperando sia di buon auspicio cominciare l’anno cantando …

Gran Galà di Capodanno 2021 1

Non appena sarà possibile tornare alla vita “normale”, cosa farai?

Voglio poter ritrovare un po’di leggerezza e tornare a vivere, finalmente! Questo è l’augurio che faccio a ognuno di noi, non solo ai giovani, ma, soprattutto, a chi per età o patologie, ha rischiato di più.

Noi ragazzi, abbiamo la vita davanti, ma a chi ne ha già vissuta una buona parte, questi mesi, quest’anno così difficile, ha pesato molto di più.

Serena Rigacci al Gran Galà di Capodanno 2021 con Paola Delli Colli

Quest’anno avrò anche la maturità, resa anche più complicata, dalle lezioni on line e non in presenza, insomma una serie di ostacoli e adattamenti che, spero, mi rendano capace di superare le difficoltà. Il mio destino forse, era tracciato dalla passione che ho ereditato dal papà e dal nonno di mia mamma.

Un talento, che forse ha saltato una generazione, perché mamma Patrizia è stonatissima! In famiglia abbiamo sempre scherzato prendendola in giro, anche se, senza di lei, non avrei mai potuto fare nulla di tutto questo.

Mi auguro di poter essere d’ispirazione a chi come me volesse trovare la propria strada nella vita. Mi piace pensare di poter incoraggiare i ragazzi a sognare, senza paura potendo esprimersi con tutta la fantasia di cui sono capaci.

Serena in ottobre hai esordito con il brano internazionale Overseas con Alkaline feat Famous Dex.  In questo ultimo mese ti abbiamo sentita cantare in diverse occasioni, dove con brani di Giorgia, Mariah Carey o Hallelujah di Leonard Cohen hai confermato di avere incredibili capacità interpretative e una innata ecletticità. Ti piace l’idea di sperimentare?

Sperimentare mi piace moltissimo e mettermi alla prova è, per me, una missione. Credo di avere ancora tanto da scoprire su di me e anche nella musica. Ritengo che sia importante cercare di superare i miei limiti, anche con brani molto diversi.

Ascolto tantissima musica e di ogni genere, perché ritengo di poter imparare tanto. Per me è un onore cantare brani come l’Hallelujah di Cohen, ma al tempo stesso m’incuriosisce e stimola tantissimo, esplorare il mondo della musica Trap e Urban internazionale che appartengono alla mia generazione.

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Paola Delli Colli – Gran Gala di Capodanno 2021

Abbiamo chiesto alla splendida conduttrice Paola Delli Colli, di svelarci in anteprima ospiti e sorprese de Il Gran Galà di Capodanno:

“Con il Gran Galà di Capodanno, portiamo il veglione in casa degli italiani. Quest’anno poiché non si potrà festeggiare altrimenti, abbiamo pensato che potesse essere un bel regalo raggiungere quante più persone possibile, portando la festa a casa loro.

Alle ore 21 apriremo con gli approfondimenti per raccontare quest’anno così difficile.

Dalle 22.00 alle 01.00 proseguiremo all’insegna della musica con tanti ospiti in collegamento da casa tra cui Viola Valentino, Sandro Giacobbe, Ivan Cattaneo e molti altri che canteranno per noi i loro brani più celebri.

In Studio con me ci sarà, Gianni Nazzaro Serena Rigacci e Doctor Vintage.  Sarà bellissimo interagire con il pubblico che potrà inviare messaggi e video divertenti, in uno scambio di energia positiva che ci accompagni al nuovo e tanto atteso, 2021.

Ho conosciuto Serena in occasione del Festival Italia in Musica, dove sono rimasta colpita dalle sue doti. Serena ha dimostrato di avere non solo talento da vendere, ma anche un’innata capacità di stare sul palco.

Per questo sono felice di averla come ospite in questa bella serata che, speriamo possa portare un po’ di leggerezza. Vi aspettiamo con tante tante sorprese: venite a festeggiare con noi!

 

La sinfonia delle luci

In questo appuntamento ho avuto il piacere di incontrare l’artista Patrizio Patrizi, fotografo e direttore della fotografia di tanti set cinematografici.

Patrizio mi ha raccontato il suo grande amore per la fotografia e per la musica, che grazie ad essa riesce a dare sinuosità e movimento alle sue inquadrature e creare un gioco di luci sempre dinamiche e in movimento.

Viaggio tra arte e musica: Patrizio Patrizi
Patrizio Patrizi – Viaggio tra arte e musica

Ciao Patrizio raccontami di come è iniziato il tuo percorso di direttore della fotografia

Grazie a mio padre Gerardo Patrizi ho iniziato il percorso della fotografia, era il 1983!
Da secondo aiuto operatore imparando a conoscere le varie macchine da presa che si utilizzavano in quegli anni.
Dopo anni di assistenza, con diversi operatori e direttori di fotografia dove ognuno di loro aveva un suo stile nell’illuminare un film, sentii il desiderio di realizzare ed esprimermi con la luce.

Anche se ancora giovane ebbi l’opportunità di girare come Direttore della Fotografia il mio primo cortometraggio in bianco e nero, “La Matta dei Fiori”, con la regia di Rolando Stefanelli.

Grandi sacrifici per girare con pochi soldi, ma ci siamo riusciti ottenendo premi in vari festival.
Tanti passaggi vorrei raccontare, e tante cose belle accadute dopo il corto.

La luce era ed è la mia passione e la inseguo ancora oggi!

Quanto conta per te la musica nella tua professione?
La musica è sempre al mio fianco ogni giorno. Ha il potere di darmi energia in qualsiasi stato d’animo io stia vivendo in quel momento.

Viaggio tra arte e musica: Patrizio Patrizi 1
Patrizio Patrizi – Viaggio tra arte e musica

Nella tua composizione fotografica si cela dietro un gioco di luci intenso e sinuoso come in una melodia…
Nella mia composizione fotografica a seconda di cosa sto illuminando, cerco di disegnare e valorizzare con luci e ombre il soggetto o l’oggetto, che sia un volto, una mano, un albero, tutto con la luce può assumere un aspetto diverso, che da emozioni e vibrazioni come la musica.

Nel corso della tua carriera hai avuto esperienze ravvicinate con il mondo musicale? 

Iniziai come Direttore della Fotografia a girare i primi video musicali, parlo del 1995, credo il periodo più emozionante che mi ha permesso di sperimentare ed esprimermi con la luce seguendo le parole e la musica di un testo. In quale contesto e atmosfera era giusta per l’artista.

Ringrazio Alessandra Pescetta regista, seguendo le sue idee che mi ha permesso di esprimermi di più e iniziai in qualche video a muovere le luci sia su un volto che appariva e scompariva dal nero come sul fondo.

Era la musica stessa che mi faceva muovere la luce, scoprire e trasmettere emozioni e gliene sarò sempre grato.

Articolo a cura di Melissa Brucculeri

 

Babayaga TV: la televisione che si può ascoltare

Parlare di Babayaga vuol dire parlare di un media. Un media radiofonico, televisivo e non ultimo un media che viaggia via internet tramite streaming. Fondamentalmente si tratta di una televisione, perché si vede in Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, ma Babayaga si può anche semplicemente ascoltare perché è una televisione musicale.

Ne abbiamo parlato con Alex Intermite, station manager dell’emittente lombarda il cui editore è Enzo Di Maio.

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Alex Intermite – Babayaga tv

Babayaga ha compiuto un anno…

Si, un anno di un progetto televisivo innovativo. Si tratta di una televisione musicale. Nulla a che vedere con le televisioni che siamo abituati a vedere con i telefilm, i film e non ci sono le infinite campagne di promozione e le televendite tipiche delle televisioni locali e regionali.

È una vera e propria televisione musicale sulla quale passano esclusivamente dei videoclip con la conduzione di veejay che interagiscono con il flusso musicale e il pubblico. Nel caso di Babayaga non si tratta della radio che va in televisione, le cosiddette visual radio per intenderci, la nostra è una vera e propria televisione che si può ascoltare.

Oggi, purtroppo, nelle case degli italiani i classici apparecchi radiofonici non ci sono più ma ci sono i televisori, tradizionali o smart che siano. Quasi tutte le radio si sono dotate della cosiddetta visione e così oggi la radio, oltre che ascoltarla, è possibile vederle. Questo, però non è il nostro caso. Babayaga è una televisione.

Mentre nella classica visual radio i conduttori sono statici, fermi dietro la loro postazione con le cuffie in testa, a Babayaga i conduttori si muovono all’interno di uno studio televisivo e, ci tengo a dirlo, si tratta di uno studio vero, non virtuale. Il riferimento, per intenderci, è MTV.

Lo studio è fornito di un supporto tecnologico che permette ai conduttori di interagire con gli ascoltatori, da lì lancia argomenti e, con il contributo di un touch screen, possono mandare in onda immagini, video, spezzoni di videoclip, interviste e quant’altro.

Per esempio, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia in corso, lo screen serve anche per visualizzare gli artisti ospiti dei vari programmi.

Quando è iniziato il viaggio di Babayaga?

L’avventura è iniziata il 4 dicembre del 2019. Abbiamo affrontato un anno difficile perché, proprio quando avrebbe dovuto partire il lancio promozionale dell’emittente, è arrivato il lockdown di marzo scorso.

Babayaga, in effetti, nasce quando Enzo Di Maio, fondò una stazione radiofonica col marchio Radio Babayaga, poi sostituito dal logo TRS, ossia Tele Radio Milano Stereo per quarant’anni. Un anno fa Enzo mi ha chiamato e mi ha chiesto di occuparmi del lancio della televisione.

Ti devo confidare che non ce l’ho fatta a dirgli di no perché l’idea mi ha allettato molto. Siamo stati premiati. Siamo iscritti all’Auditel (la società che dal 1984 raccoglie e pubblica dati sull’ascolto televisivo italiano, nda) e abbiamo avuto risultati che non ci aspettavamo.

Stiamo parlando di 116.000 contatti, in Lombardia, giorno medio, con 3/4% di share. Tieni conto che, se estrapoliamo il dato dalle tv nazionali La7 ha uno share pari 3%, quindi una bella soddisfazione perché abbiamo più ascolti di La7 e, soprattutto, questo ci ha fatto capire che, nonostante quest’anno terribile, dovevamo tenere duro e andare avanti.

Come hai costruito Babayaga?

Sono partito, nella prima fase, con volti televisivi poi ci siamo resi conto che quello che mancava era la preparazione musicale perché non era il loro settore. Allora abbiamo deciso di deviare rispetto alle impostazioni iniziali ingaggiando dei conduttori radiofonici, ad esempio con noi c’è Daniele Colacicco che viene da Radio Norba, Alessandra Tropiano che viene da Sky ma che ha un importante passato radiofonico, poi c’è Vanessa Grey che ancora oggi lavora a Radio Zeta. Questo ci ha permesso di creare una tv che ha il ritmo di una radio.

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Thomas Centaro – Babayaga tv

Quindici ore di diretta giornaliera

Si, Babayaga è in diretta dalle 7 alle 24, tutti i giorni compresa la copertura del week-end con conduttori che si occupano in maniera specifica di questo.

Come hai caratterizzato la programmazione musicale nel corso della giornata?

Durante questo primo anno è stato difficile, soprattutto non avendo uno storico su cui basarci e ho dovuto aspettare i dati Auditel per capire come dirottarla e come era dirottata. Nella mattinata, ad esempio, abbiamo un pubblico principalmente femminile e tipicamente adult.

La nostra programmazione musicale si basa sui grandi successi, di oggi e del passato. Fondamentalmente si tratta di programmi di flusso, la cui fruizione è molto easy. Caratteristica che viene evidenziata dal nome stesso del programma. Ogni programma contiene la parola happy, proprio per rendere meglio l’intento.

Quanta musica italiana c’è nel vostro palinsesto?

Purtroppo poca, meno di quello che ci piacerebbe. In questo momento in Italia ci sono troppi prodotti usa e getta che durano una settimana o poco più e questo non è sufficiente per ritenerli dei grandi successi. La musica internazionale, oggi, rimane molto di più nelle playlist.

Ci vuoi parlare della seconda fase di Babayaga?

La seconda fase prevede l’inserimento di alcuni programmi diversi da quelli attuali. Si tratta di programmi in studio, con il pubblico e gli ospiti, per meglio avvicinarci alla fruizione televisiva anche se, ovviamente, al centro ci sarà sempre la musica. Questo ci traghetterà verso un ritmo più televisivo, almeno in alcune fasce della programmazione. Ma potremo anche realizzare programmi per raccontare storie e affrontare tematiche specifiche.

Un esempio?

Ti ricordi quel programma condotto da Camila Raznovich, quello in cui si parlava di sessualità? C’era il pubblico in studio, l’interazione con il pubblico che chiamava da casa. In studio c’erano un medico, uno psicologo, un esperto.

Ritengo che quella formula sia molto interessante e, riattualizzata, potrebbe ben disegnare la Babayaga che stiamo costruendo.

Inoltre, sempre in questa seconda fase, arriveranno personaggi più televisivi che sposeranno il progetto tv e musica legate a doppio filo.

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Vanessa Grey – Babayaga tv

Come è preparato ogni singolo programma?

I nostri veejay si occupano della redazione delle varie notizie che andranno in onda, sotto la mia supervisione. Tutti i nostri programmi dipendono dalla testata giornalistica del gruppo editoriale di cui sono direttore responsabile.

Per quanto riguarda invece la musica che mandiamo in onda abbiamo un programmatore musicale che si occupa di scegliere i singoli di maggior successo da mandare in onda che, giorno dopo giorno, si sommano a quelli dei grandi successi del passato.

Il veejay, tramite un terminale portatile, può interagire con la programmazione, cosa che gli permette di inserirsi nel flusso. Questo si aggiunge al touch screen che diventa il grande supporto all’interattività con ciò che il conduttore dice.

Anche i contributi che passano sul monitor sono preparati, prima della messa in onda, dalla redazione.

Un bilancio di questo primo anno di Babayaga?

Siamo molto soddisfatti, l’unica cosa di cui ci dispiace è che, a causa della pandemia, non abbiamo potuto premere sull’acceleratore, cosa che avremmo voluto iniziare a fare verso la metà di questo 2020. Le prime evoluzioni ci sono però state. All’inizio era previsto, come succede nella stragrande maggioranza delle radio, il GR ogni ora. Abbiamo deciso di superarlo, eliminandolo e rendendo tutto più fluido e, quindi, più happy.

Si può ipotizzare nel futuro di Babayaga una televisione realizzata fuori dallo studio?

Direi proprio di sì. Appena sarà di nuovo possibile Babayaga sarà presente nei concerti, negli eventi sportivi e non solo in Lombardia.

Obiettivo dei prossimi cinque anni?

Una tv quasi nazionale, una super station con l’attivazione di altre televisioni che entrano nel nostro gruppo per creare l’equivalente delle syndacation radiofoniche degli anni ’90. Ma soprattutto produrre programmi con la presenza del pubblico perché, come accade nei concerti e nei live show, il calore che ti può dare il pubblico non ha eguali.

Sto pensando a programmi con l’esibizione dal vivo di artisti ai quali il pubblico parteciperebbe con le stesse modalità con cui partecipa ad un concerto in un teatro, in una arena o in uno stadio.

Auguri, quindi, a questa emittente televisiva che ha deciso di mettere al centro la musica.

Articolo a cura di Roberto Greco 

 Il quarto d’ora di notorietà non si nega a nessuno.

Ascoltando le programmazioni musicali proposte dalle radio o leggendo di musica su molti quotidiani o riviste sia cartacee sia online, è sempre più normale trovare artisti e brani musicali derivanti dai diversi talent show televisivi.

Anzi, si potrebbe dire che la loro presenza rappresenta un vero e proprio monopolio dell’informazione musicale.

Da “X Factor” ad “Amici”, da “The Voice” a “Io canto”, per citare i più noti, è un continuo fiorire di format, rigorosamente tutti uguali, che assicurano, grazie alla presenza delle telecamere e al

televoto, quel famoso/famigerato quarto d’ora di notorietà che Andy Warhol diceva non si nega a nessuno, visto che l’attuale tendenza ha convinto che “sei se appari”.

Non solo talent, quando la televisione la fa da padrona

Vittime principali, inevitabilmente, sono gli ascoltatori che sono costretti a sorbirsi i “nuovi talenti”, ossia quell’ampio manipolo di aspiranti artisti giudicati, molto spesso, da altrettanti vincitori di talent oggi assurti all’onore del poter esprime giudizi.

Nessun rischio, peraltro, hanno intenzione di correre le emittenti radiofoniche o quelle televisive perché, oramai, il vecchio e sano concetto di “hit” è svuotato dal suo tradizionale significato e così, l’altra vittima eccellente è la musica perché l’invadenza televisiva, oscura gli autentici “talenti” che non trovano inevitabilmente lo spazio per essere messi in onda, in quanto quello spazio è riempito dai protagonisti dell’attività di “scouting” eseguita dalle varie reti.

Non solo talent, quando la televisione la fa da padrona

Ma di una serie di cose siamo sicuri. Ad esempio che la storia del rock, del pop, del soul è piena di grandissimi artisti che sono stati mandati in onda da coraggiosi disc-jockey che hanno scommesso in prima persona e li hanno imposti nelle scalette di programmazione musicale.

L’altra è che far finta che i talent show non esistano e non siano diventati un fenomeno di massa sarebbe ridicolo, ma far passare il concetto che solo lì, all’interno degli studi televisivi, passi il nuovo modo di fare musica è una stupidità che va assolutamente evitata. E allora?

Proprio nel 2020, quello che sarà ricordato come l’anno della pandemia, i vecchi e sani contest, ossia quelle kermesse che si svolgevano “in presenza” e che fornivano un palco come vetrina, hanno vissuto una inevitabile trasformazione.

Negli anni alcuni di questi contest sono diventati dei veri e propri brand che garantiscono qualità e scelte che non necessariamente tengono conto del mercato istantaneo che oggi sembra la nuova parola d’ordine del mercato discografico.

Non solo talent, quando la televisione la fa da padrona

Chi non conosce il “Premio Tenco” e chi non ha mai sentito parlare di “Arezzo Wave”? Ma questi sono solo i più conosciuti, oltre che longevi.

Ci proponiamo di condurvi in un viaggio attraverso i vari contest che animano tutta la penisola, contest a volte monotematici e in altri casi aperti alla musica a 360 gradi.

Molti, in questo 2020, hanno utilizzato la forza dello streaming per dare continuità al loro percorso mentre altri, più basati sulla forza del live show hanno posticipato i loro appuntamenti ma, come sempre, i giochi sono ancora aperti anche senza i talent.

Articolo a cura di Roberto Greco 

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