Omaggio a Renzo Arbore: la storia di un artista che cambiato il modo di fare radio e televisione in Italia

Vassily Sortino: “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile”
Vassily Sortino – Renzo Arbore – Cristina Iride (Palazzolo)

S’intitola “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile” ed è la biografia scientifica del poliedrico artista di origini foggiane. L’ha scritto Vassily Sortino, giornalista che si occupa di spettacolo per il quotidiano “la Repubblica” e che vive e lavora a Palermo.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente e ci siamo fatti raccontare i perchè di questo suo lavoro.

Lei è relativamente giovane, quando ha iniziato a seguire, televisivamente o musicalmente parlando, Renzo Arbore?

«Fin da bambino. Io sono nato nel 1980 e appartengo a una delle ultime generazioni che dai genitori era gentilmente invitata ad andare a letto presto la sera.

Però, non so spiegarmi il perché, mia madre e mio padre, tutte le sere che, anche a ora tarda, questo signore che si chiamava Renzo Arbore, che nella mia testa da “piccolo” ho associato da sempre alla trasgressione.

Certo, gli altri bambini ridevano per Nino Frassica. Ma io già mi sentivo “avanti” e superiore. Guardavo il migliore e lo sentivo mitico: Renzo Arbore».

Quando è invece maturata la scelta di raccontarlo attraverso una biografia scientifica?

Il libro “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile”, disponibile nelle librerie, nei portali online e su Amazon, è il figlio naturale ed evoluto della mia tesi di laurea del 2004 – io sono un laureato in Scienze della Comunicazione – dove dimostravo scientificamente come quest’uomo ha cambiato il modo di fare radio e fare televisione in Italia e di approcciarsi alla musica degli italiani.

Un lavoro che l’Università degli studi di Palermo ha giudicato negativamente, dopo che mi hanno fatto laureare in giornalismo, classificandolo come “eccessivamente giornalistico”.

Una tipica stranezza del mondo chiuso del “baronato”. In compenso, a distanza di parecchi anni dalla laurea, sono l’unico del mio corso che giornalista ci è rimasto. Ed è rimasto anche Renzo Arbore. Avevo ragione io.»

Quando vi siete invece conosciuti personalmente e soprattutto, quando gli ha detto che stava scrivendo la sua biografia?

Personalmente ci siamo conosciuti nel 2002, durante la mia fase di “ricerca” intorno alla figura di Renzo Arbore. Quando ha saputo che trattavo di lui mi ha detto “Ma io sono ancora vivo”, poi mi ha nominato suo “agiografo”, perché spesso, sostiene “Tu ricordi cose che io ho vissuto e che ho dimenticato”.

Una medaglia sul campo. Il rapporto è continuato nei 20 anni successivi. E’ nata una buona amicizia tra un uomo che non ha mai avuto nipoti diretti e uno giornalista che non ha mai avuto un nonno maschio con cui potersi confidare».

Nei lunghi anni di ricerca, ha mai pensato di buttare la spugna? Mi spiego meglio. Nello scrivere la biografia di un personaggio vivente e in continua attività, come nel caso del suo lavoro su Arbore, alla fine si deve tener conto del presente che è in continua evoluzione. Ha mai pensato che il suo fosse un lavoro senza fine?

«Proprio per non incorrere in questo rischio, la biografia si limita a incentrarsi su alcuni programmi radiofonici e televisivi e anche alcune tappe dell’Arbore musicista.

Le più importanti. La summa completa si trova in una specifica area che riassume le azioni più recenti dell’Arbore pensiero. Certo, se mi fossi occupato di Pippo Baudo o di Carlo Conti, sarebbe stato tutto più complicato, ma meno credibile».

E poi è arrivato il momento di far leggere la bozza del suo libro a Renzo Arbore. Ansia?

No. Ha approvato tutto e io ero certo di ciò che avevo scritto. A lui bruciano un po’ certe critiche di Red Ronnie o di Alberto Abruzzese, che classifica come “frutto di gelosia”, ma non mi ha fatto cancellare nulla.

Proprio sul libro si è sviluppato uno “scazzo” tra Dario Salvatori e Red Ronnie, narrato anche su Dagospia. Mi sono limitato a osservare la cosa da lettore».

Perché “rivoluzione gentile” nel titolo del suo libro?

Perché i grandi cambiamenti che ha portato Renzo nel panorama mediatico italiano sono il risultato di una operazione fatta non gridando e mai volgare.

Nello specifico mi sono ispirato alle parola di un pontefice, Papa Giovanni XIII, che sosteneva che “Le grandi rivoluzioni non si fanno con la violenza, il terrore e l’odio, ma col sorriso, l’allegria e la gentilezza”. E nessuno meglio di Renzo Arbore ha saputo fare suo questo messaggio»

“Renzo Arbore e la rivoluzione gentile”
“Renzo Arbore e la rivoluzione gentile” – copertina del libro

Qual è la cosa che riguarda Arbore che ha scoperto e che l’ha più meravigliata durante la sua fase di ricerca?

Il suo essere un sincero “bambino” che ha sempre mantenuto uno sguardo di meraviglia nei confronti di tutto quello che lo circonda, dalle cose alle persone»

Ha deciso di tacere qualche aspetto del personaggio che ha raccontato o ha deciso che il racconto doveva essere terzo e imparziale?

Il racconto è totale e sfido chiunque a confutarlo. Non mancano anche interventi di critici o esponenti del mondo musicale che condannano l’opera arboriana. Dell’uomo e artista Arbore ne ho raccontato ogni aspetto»

Arbore conduttore e autore radiofonico, conduttore e autore televisivo, musicista, intellettuale e innovatore. Qual è l’aspetto che ama di più di Renzo Arbore?

Tutte queste cose sono collegate al fatto d’essere un improvvisatore. Una tecnica che lui ha mutuato dalle jam session del jazz e che non porta avanti con casualità e poca professionalità, ma con una tecnica precisa incentrata sul non fare mai annoiare il suo “bambino interiore” e di conseguenza il pubblico.

Ci racconta due degli aneddoti meno noti che riguardano Renzo Arbore?

Il primo: Lui colleziona di tutto, basta che sia colorato. La sua casa privata è arredata da tanti piccoli oggetti, che chiama “strunzatine”, che sono parte integrante del suo mondo.

Spesso ama dire che non teme che gli possano entrare i ladri in casa, perché tutto quelle cose prese nell’insieme hanno un valore. Da sole valgono molto poco.

In realtà tutta l’oggettistica arboriana, ma anche il mio libro, faranno parte di un museo permanente la cui costruzione è in corso a Foggia, completamente dedicata all’universo arboriano.

Il secondo: Lui ama tanto mangiare, ma anche cucinare per gli amici. Spesso, quando li invita a cena, la mattina presto parte da Roma con l’areo per raggiungere Palermo e con la sporta fa un giro dei mercati tipo Ballarò, compra il pesce, la carne e la frutta fresca e poco dopo ora di pranzo è già ripartito verso Roma dove preparerà la cena per gli amici con i prodotti provenienti dalla Sicilia»

Durante la scrittura del libro ha intervistato Mario Luzzatto Fegiz, Ernesto De Pascale, Gianni Boncompagni, Nino Frassica, Luciano De Crescenzo, Linus, Fiorello, Pippo Baudo e altri ancora. C’è qualcuno che avrebbe voluto intervistare ma che non è stato possibile incontrare?

In realtà no. Tutti quelli di cui avevo bisogno sono stati identificati e raggiunti. Certo, ci sono voluti quasi 20 anni per fare bene tutto. Se proprio vogliamo trovare qualcuno che non mi ha voluto parlare, penso a Caterina Caselli, che mi ha fatto pervenire un “no, grazie” dalla sua segreteria.

Idem Adriano Celentano, che mi ha respinto tramite lo staff della moglie Claudia Mori. Poi c’è Umberto Eco, che sosteneva che la mia visione arboriana era una “perdita di tempo”. Diciamola tutta. Quelli gentili come Renzo Arbore mi hanno detto di sì e hanno risposto con entusiasmo. Tutti gli altri si sono perduti nel loro ego».

Dica la verità: Arbore è stato veramente un innovatore illuminato e lungimirante o era invece un provocatore che ha travolto regole e linguaggio?

Per capire l’intera summa arboriana bisogna identificare il suo lavoro più rivoluzionario, che è stato “L’altra domenica”. Quella è stata una cesura tra il prima e il dopo del mezzo televisivo e non solo.

L’altra domenica è stata il primo contenitore televisivo della domenica pomeriggio, un anno prima di Domenica in;  è stato il primo programma tv a colori della storia della tv italiana.

L’altra domenica è stato il primo programma a introdurre il quiz telefonico in tv e a ricevere la prima parolaccia in diretta dal pubblico e il  primo programma tv con delle Drag Queen, le famose Sorelle bandiera.

Tutti questi esempi mostrano quanto Arbore sia stato innovatore. Se fosse stato un provocatore in Rai non lo avrebbero mai fatto lavorare»

Vassily Sortino: “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile”
Renzo Arbore e Vassily Sortino

Senza dubbio il lavoro su questo libro ha occupato parte della sua vita. Pensa di far uscire un “sequel” per continuare a raccontare tutto quello che Arbore ha continuato a fare dalla chiusura in stampa del libro a oggi?

Il testo sarà aggiornato. Nella realtà ho il desiderio di scrivere altre biografie. Ma non di famosi. Il migliore l’ho già affrontato. Ma biografie di gente comune che vorrebbe raccontare la propria storia e lasciarla ai posteri. Perché quella di ognuno di tutti noi è una bellissima storia.

Un’ultima domanda, dottor Sortino. Nei suoi progetti c’è un nuovo lavoro? Di chi le piacerebbe scrivere una biografia?

Ho scritto questa biografia proprio perché mancava un lavoro completo su Renzo Arbore nel panorama letterario. Mi piacerebbe tornare a scrivere di un’altra persona di cui nessuno si è accorto che non esiste alcuna biografia o storia di vita. Si chiama Paola Cortellesi.

Se lo vorrà sono a sua completa disposizione per scrivere tutto entro i suoi 50 anni. Ne mancano ancora tre. Altrimenti, se seguiranno le mie orme, ci penseranno i miei figli, che ancora non ho, quando la signora compirà settanta o ottanta anni».

Articolo a cura di Roberto Greco 

Harry e Yuri, nel nome di Federico Salvatore

Musica a Teatro: Harry e Yuri il teatro/canzone Harry
Harry: il teatro canzone per me è il genere perfetto, la comicità poi ce l’ho nel sangue

Federico Salvatore non ha bisogno di presentazioni. Il cantautore performer napoletano è stranoto, soprattutto dopo le sue ospitate presso il Maurizio Costanzo Show e le sue partecipazioni a Sanremo. Ha al suo attivo anche due dischi di platino. Le sue “canzoni” ironiche, graffianti, sono cabaret, avanspettacolo, racconti…insomma teatro.

Ma non è lui che ho il piacere intervistare oggi. Differentemente dal solito voglio presentare ben due giovani, che a Federico si rifanno come nume tutelare, come maestro artistico. Yuri è suo figlio, Harry è un suo figlioccio d’arte. Cominciamo da Harry.

Perché hai scelto il nome d’arte di Harry?

Io mi chiamo Eros, ma è mia madre e i miei amici più intimi che mi chiamano così da sempre. Credo che l’amicizia sia molto importante…Mi è sembrato di buon augurio

Mi racconti i tuoi inizi nel mondo dello spettacolo?

A sei anni ho iniziato a suonare il pianoforte, ma due anni dopo ho imbracciato la chitarra, che è diventata il mio strumento privilegiato. Il primo approccio con il teatro l’ho avuto invece alle elementari, quando una prof mi assegnò il ruolo di Luca in “Natale in casa Cupiello” del maestro De Filippo.

Dopo ho avuto l’occasione di recitare in diversi musical, grazie anche all’aiuto di un mio angelo custode “Giusy Mezzaner”, che nel 2015 mi scelse per il ruolo di angelo in “C’era una volta scugnizzi”, presentato alla sua scuola di ballo, la “Passional Dance di Poggiomarino”. Con lei ho partecipato a 7 musical e a diversi eventi.

Da cosa nasce la tua passione per Federico Salvatore? I tuoi spettacoli si ispirano a lui…

Per un caso fortunato. A sedici anni mi trovo a cantare in un locale uno dei suoi brani più fortunati: “Azz”. La stessa sera conosco la persona che poi diventerà il mio manager, fonico e produttore: Giuseppe Santiago. E poi ho l’onore di conoscere personalmente il maestro, che apprezza il mio lavoro…il resto è venuto di conseguenza.

Dal teatro e dal musical sei approdato quindi al cabaret…

Diciamo che volevo un genere che unisse la mia passione per la musica e per il teatro…il teatro/canzone era il genere perfetto. La comicità poi ce l’ho nel sangue. Ecco, quindi ora il mio spettacolo. “AZZ!”

Musica a Teatro: Harry e Yuri il teatro/canzone Harry
Harry: canto Federico Salvatore, quello degli esordi, e ad ogni pezzo è legato uno sketch introduttivo (Foto © Luisa Bonagura)

Ti vedi come nuovo esponente di quel genere che una volta era l’avanspettacolo? E oltre a Federico Salvatore ti ispiri ad altri?

Ho sempre seguito gli esponenti dell’avanspettacolo, nonostante la mia giovane età. Mi sento un po’ “fuori da quest’epoca”, diciamo. Miei modelli d’ispirazione sono senz’altro Totò, Eduardo, ma anche Troisi, Salemme e Gli Squallor.

Ma Federico Salvatore è il tuo riferimento principale.

Certamente. Perché mi piace chi dice le cose come stanno, chi è sempre rimasto sé stesso. Non è il solito artista. È un uomo vero, davvero e lo ammiro, sono “io”, ci sono affinità profonde.

E così nasce il tuo spettacolo. Testi e canzoni sue…

Certo. Sono su tutti i social, e da poco è uscita la mia prima cover “Ninna Nanna”, disponibile su youtube. E sono pronto per portare in giro il mio spettacolo in tutti i locali e in qualsiasi evento. Ogni canzone è introdotta da uno sketch

Prossimamente cosa vedremo in rete?

Il prossimo video sarà “Nun pozzo parlà”, ribattezzata “Donna Amà”.

Veniamo a Yuri, musicista, attore, che ha arrangiato i brani di Harry.

Come hai conosciuto Harry?

È stato nel 2018, quando una conoscente mi disse che c’era un ragazzo totalmente “impazzito” per mio padre, e lo vorrebbe conoscere.

Io sono molto severo in genere nei confronti di chi interpreta le cover di papà, perché ritengo che siano talmente intime e personali che siano davvero difficili da replicare.

Quando invece ho sentito Harry mi colpì il suo personalizzarle. Non imitava, insomma. Le rendeva sue. Ci siamo quindi sentiti, sembrava anzi che potessimo fare una serata insieme, cosa che non si è verificata per un improvviso impedimento mio.

Hai collaborato quindi come arrangiatore

Come arrangiatore mi sono molto divertito. Ho collaborato per un paio, finora, di basi musicali di questo suo progetto. Io opto per la semplicità.  È stata una bella cosa, divertente per entrambi. Intanto auguro ad Harry di studiare e perfezionarsi sempre più

Il tuo rapporto con il teatro?

Il mio rapporto con il teatro è molto confidenziale. Sono cresciuto con un modello, quello del teatro Napoletano.

Credo che il teatro sia il posto più sicuro quando trovi una sorta di tristezza quotidiana. Infatti le parole di Eduardo: Il teatro è il disperato sforzo di un uomo di dare un senso alla vita, è la mia frase chiave.

Ho fatto teatro nel 2013, con la mia prima band musicale, dove cantavo due brani ed ero il tastierista: “The sound of the angels”.

Ho fatto due anni in radio, promuovevo musica di artisti emergenti. La musica c’è sempre stata perché mentre mio padre e mia madre cantavano io…nascevo…

Musica a Teatro: Harry e Yuri il teatro/canzone Yuri
Yuri: come arrangiatore opto per la semplicità e in questo caso, con Harry, è stata una gioia, un vero divertimento

Ma fai anche audiofiction, vero?

Infatti. Alla musica poi ho abbinato il progetto della compagnia audiovisiva. Per il mio problema visivo, con cui sono nato, io vedo attraverso le voci. Riconosco nel timbro di voce la persona. Se ascolto una voce che mi trasmette delle sensazioni, alla fine non ho delusioni.

Vedo con il “terzo” occhio, insomma. Le mie lotte anche sociali vengono anche da questo dono. Raccolgo voci e con la mia compagnia “Le voci di dentro” mettiamo in scena delle audiofiction.

Di progetti ne ho tantissimi. Voglio percorrere la mia strada da indipendente, essendo il manager di me stesso. Ci tengo ad aggiungere che in questi mesi oltre portare avanti “Le voci di dentro” sto lavorando a una fusione musicale che tocca la musica russa e ucraina miscelata con suoni antichi napoletani.

È anche un omaggio alla musica napoletana che in questo periodo secondo me non sta passando un bel periodo. Vorrei coinvolgere artisti russi e ucraini. Ti terrò informato

Grazie Yuri, grazie Harry

Potete seguire Harry https://www.facebook.com/harrypaginaufficiale/

https://instagram.com/harrycoverfedericosalvatore?utm_medium=copy_link

anche su tik tok e youtube

e Yuri https://www.facebook.com/YuriSalvatoreOfficial/

https://www.facebook.com/AudioFilmSerieOfficial/

Articolo a cura di Sergio Scorzillo

Gli Extraliscio nella rassegna de “La Milanesiana”.

E’ cominciata ieri, 13 giugno, con un concerto di Enrico Ruggeri a Sondrio, la rassegna La Milanesiana. La cultura, dalla musica alla letteratura, saranno al centro della scena fino al 6 agosto coinvolgendo tantissime città italiane. E da oggi, nella kermesse, ci sarà anche un po’ dell’ultimo Festival di Sanremo. Arriva infatti un nuovo incredibile progetto con gli Extraliscio.

Extraliscio, il loro "Punk da balera" ora è un film
Elisabetta Sgarbi e Extraliscio. Foto di Manuel Palmieri

Un mix affascinante di radici musicali, ricordi ed emozioni del passato, contaminazioni con chitarre noise, l’elettronica, il rock, il pop in un’esplosione di suoni, ironia e libertà. Tutto questo è una bellissima storia/documentario dedicata alla musica della Romagna che diventa così universale:

“EXTRALISCIO – PUNK DA BALERA. Si ballerà finché entra la luce dell’alba” è il nuovo film di Elisabetta Sgarbi, nelle sale dal 14 al 16 giugno.

L’uscita rientra nel programma della ventiduesima edizione de La Milanesiana, ideata e diretta dalla stessa Sgarbi.

Tra i protagonisti del film, oltre a Mirco Mariani, Moreno Il Biondo e Mauro Ferrara, troveremo degli ospiti davvero speciali. Tra questi Biagio Antonacci, Orietta Berti, Francesco Bianconi, Vasco Brondi, Roberta Cappelletti, Riccarda Casadei, Lorenzo Cherubini Jovanotti, Elio e Lodo Guenzi.

La pellicola racconta il gruppo degli Extraliscio e il loro percorso.

Circa cinque anni fa Moreno il Biondo, leggendario capo orchestra negli anni ’90 di Casadei, star del liscio e delle balere, principe del clarinetto, incontra Mirco Mariani, sperimentatore di suoni, compositore raffinato, conoscitore e collezionista unico di strumenti antichi e rari. Così, sotto i buoni auspici di Riccarda Casadei (figlia di Secondo), i due musicisti, di formazione così diversa, ma accomunati dall’amore e dalla dedizione assoluta alla musica, fondano gli Extraliscio. Non poteva mancare, nella formazione originale, la voce di Romagna mia nel mondo, l’Alain Delon della Romagna, Mauro Ferrara.

Dunque, la tradizione del liscio romagnolo, quello vero, quello che “si balla finché non entra la luce dell’alba”, finché la gente ha voglia di ballare, incontra suoni e luoghi nuovi, incrocia traiettorie impensabili, dalla musica elettronica, al rock, al pop. E il folklore romagnolo si apre a nuovi orizzonti, e la Romagna incontra il mondo.

Sanremo 2021, la quarta serata. Gaudiano vince tra i Giovani 2
Extraliscio a Sanremo. Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio

Ermanno Cavazzoni – straordinario scrittore emiliano, autore di il Poema dei lunatici, da cui Federico Fellini ha tratto il suo ultimo film, La voce della luna – è la voce narrante del film, e segue, con le sue movenze stralunate, il viaggio degli Extraliscio dalle origini del liscio ad oggi.

La verve trascinante di una band unica aggiunge poesia, umanità e passione al racconto, che è già valso alla regista il Premio Siae per il talento creativo ed il premio FICE a Mantova, dopo esser stato presentato in anteprima alla 77ª Mostra del Cinema di Venezia.

 

La band sarà in tour in tutta Italia dal 26 giugno con “È BELLO PERDERSI – TOUR D’ITALIE”, un concerto imprevedibile e fuori dagli schemi.

Tutti coloro che comprano un biglietto per il cinema possono usufruire di uno sconto per assistere a una tappa del tour.

Mirco Mariani, Moreno Conficconi e Mauro Ferrara presenteranno, per la prima volta live, le canzoni del loro nuovo album lanciato a Sanremo qualche mese fa: ad accompagnarli nel tour ci saranno Alfredo Nuti (chitarra e basso), Enrico Milli (tromba e fisarmonica), Roberto Forti (batteria) e Fiorenzo Tassinari (sassofono).

Tutte le date e le info su extraliscio.it e nexodigital.it/extraliscio-punk-da-balera/

Articolo a cura di Marco Sacco 

Aperta la call per la 27° edizione del Premio Lunezia

Il termine ultimo per presentare la propria candidatura è il 5 luglio 2021

Non solo talent: Premio Lunezia
Premio Lunezia – Banner

Il Lunezia è un appuntamento della cultura musicale italiana che fu tenuto a battesimo da Fernanda Pivano, traduttrice, scrittrice, giornalista e critica musicale italiana.

Si tratta di un Festival unico nel suo genere. Nato con l’intenzione di premiare i testi delle canzoni, la rassegna evolve la sua tematica cercando nelle canzoni il valore Musical-Letterario.

Con la tesi della Musical-Letterarietà e con formule di ascolto come il Repican (REcita, PIano, CANto) il Lunezia è impegnato nella valorizzazione dell’arte-canzone secondo le precisazioni accademiche della Musical-Letteratura.

Non solo talent: Premio Lunezia 27a edizione

Il Premio Lunezia nasce dalle ceneri di Festivalando, un concorso canoro nazionale con sede in La Spezia.

Questo concorso (1990-1995) fu il primo in Italia a prevedere un conferimento ai testi delle canzoni.

La prima edizione del Premio viene vinta da Andrea Lo Vecchio con il testo Luci a San Siro noto per l’interpretazione musicale di Roberto Vecchioni.

Il Premio Lunezia Emergenti viene assegnato a Gatto Panceri e per le donne a Mariella Nava.

Non solo talent: Premio Lunezia 2
Premio Lunezia 25 edizione – Diodato

Nato ad Aulla nel 1996, dal 2011 il Lunezia si è trasferito a Carrara con 3 serate alla fine del mese di luglio.

“Il Lunezia“, sintesi derivata da “Premio Lunezia“, vanta un palmares di raro paragone con oltre 150 big della musica italiana che hanno trovato meriti e si sono esibiti sul palco della tre giorni toscana.

Tra essi Ligabue, Vasco Rossi, Ivano Fossati, Fabrizio De Andrè, Claudio Baglioni, Laura Pausini, Elisa, Pooh, Mauro Pagani, Gianni Morandi, Negramaro, Andrea Bocelli, Charles Aznavour e molti altri.

Ad oggi, probabilmente, è l’unica manifestazione musicale al mondo a premiare le canzoni classificandole in vari generi.

Non solo talent: Premio Lunezia 27a edizione

Ogni anno il Lunezia premia Album e singoli brani per meriti Musical-Letterari, un parametro di valutazione ideato da questo Festival e ormai patrimonio della musica leggera italiana.

Oltre all’opportunità offerta al vincitore del Premio Lunezia, tutti i brani finalisti, 8 tra band e cantautori, otterranno la programmazione radiofonica a RAI ISO Radio. Le audizioni della fase Semifinale sono previste a Roma a Luglio.

Non solo talent: Premio Lunezia 1
Premio Lunezia 26a edizione – Davide Shorty – Madame

La Direzione Artistica Nuove Proposte, affidata a Loredana D’Anghera, è inoltre al lavoro per ottenere nuove finestre mediatiche e tutte le migliori circostanze per procurare occasioni di collaborazione e promozione per i finalisti.

Nelle Semifinali e nelle Finali, i candidati saranno seguiti da produttori, artisti e critici musicali di indubbia fama.

Il vincitore potrà accedere alle fasi finali di “Area Sanremo”: la rassegna che offre due passaporti per il palco dell’Ariston.

Per partecipare è necessario registrarsi www.premiolunezia.it/nuove-proposte-come-partecipare/.

Articolo a cura di Roberto Greco 

Daniele De Giorgio un fotografo con l’attitudine a sperimentare: Arte e ricerca personale per affrontare nuove sfide

Vedere la Musica: Daniele De Giorgio Tiziano Ferro e Violante Placido
Tiziano Ferro e Violante Placido

Daniele De Giorgio è uno sperimentatore che formatosi all’Accademia di Brera, trova nella fotografia il mezzo per esprimere la sua creatività e attitudine all’arte. Testardo, per sua stessa definizione, incontentabile e alla continua ricerca di nuove sfide, non si ferma neppure davanti alla difficoltà di “trovare un ago in un pagliaio”, perché lui lo smonta e l’ago, lo trova.

Viaggiare con lui è come fare le montagne russe, tra emozioni, provocazioni e una sensibilità palpabile e disarmante. Da bambino guardava con diffidenza il fotografo del suo paese, che trovava triste e con poca fantasia. Oggi la fotografia è per lui un mestiere ma anche e soprattutto, arte e ricerca personale.

Daniele ci “invita al viaggio” su una scacchiera, dove le caselle bianche e nere, e la loro schematica certezza, in realtà sono liquide e si aprono, come finestre, su un mondo a colori.

Daniele, raccontami di te…

Sono nato a Calcinate il 31 ottobre ’92 da genitori calabresi, per cui non mi sento né troppo bergamasco e neanche calabrese. Dopo il liceo espressi il desiderio di andare all’Accademia di Brera, ma i miei genitori mi chiesero di pensarci su e nel frattempo, di lavorare.

Sono sempre stato determinato e con cinquanta euro in tasca, investendone la metà per un biglietto del treno, andai in Liguria ad Albenga alla ricerca di un lavoro. Lì, pur non avendo esperienza, ho trovato un posto in un bel ristorante, dove ho esposto anche i miei lavori.

Per raggiungere il mio obiettivo, in quella stagione ho fatto di tutto, allestendo una mostra e promuovendo una raccolta fondi. Alla fine, riuscii ad iscrivermi all’Accademia.

Naturalmente non era ancora abbastanza, anzi avvertivo quasi un limite in tutto quello che avevo studiato. Da lì ho iniziato a farmi degli autoritratti fotografici, cercando poi un lavoro come assistente in uno studio fotografico dove mi si è spalancato un mondo: il mio.

Come è cominciata la tua passione?

Alle medie ho fatto il primo concorso di disegno, che guarda il caso, mi ha fatto vincere la prima macchina fotografica. Da quel momento ho scattato moltissimo, tutto e qualunque cosa, come un cinese in gita.

Avevo come riferimento, solo il fotografo del paese che ai miei occhi, era poco più che un guardone, relegato a foto senza anima e di routine ma per me, da subito, significò molto di più.

Qual è la tua qualità vincente?

Credo che la mia qualità più grande sia la costanza e la determinazione con cui perseguo i miei obiettivi. Quando decisi di lavorare in uno studio fotografico, ricevetti un sonoro, no come risposta. Questo non sapeva di essersi condannato da solo: l’ho stolkerizzato per settimane, finché ha ceduto, prendendomi per una settimana di prova pur di farmi smettere.

Poi mi ha assunto e sono stato io a cambiare, un anno dopo. Il mio motto è “se il pagliaio lo faccio fuori, l’ago lo trovo”. Scrivevo a tutti, sempre e comunque, cercando di fare esperienze nuove e diverse.

Vedere la Musica: Daniele De Giorgio 2
La fotografia è un lavoro, che svolgo per gli altri, ma anche una forma d’arte e sperimentazione, per me

Daniele la fotografia per te cos’è?

In questo momento dove sono tutti fotografi, c’è chi sente che il suo lavoro è svalutato. Per me invece, è una sintesi momentanea del momento e di me stesso, di esperienze di vita che lasciano segni indelebili. La fotografia è un lavoro, che svolgo per gli altri, ma anche una forma d’arte e sperimentazione, per me.

Nonostante ci sia un ritorno al naturale e quindi a fotografie meno “ritoccate”, c’è sempre dietro un lavoro importante ed elaborato, di postproduzione. La fotografia commerciale, di moda, è frutto del lavoro professionale di molti.

La fotografia, come ricerca per me, rappresenta un’autoanalisi e poi anche analisi del momento. Ho usato la fotografia anche per scuotere gli animi, per provocare riflessioni, questa è la mia missione.

Siamo pronti a viaggiare con te attraverso le tue fotografie, le tue sperimentazioni… guidaci.

Interviste mute è una ricerca personale, che parte dal presupposto di non conoscere le persone che intervisto. Quando non conosci la persona, sei più libero, come una sorta di sospensione di giudizio. Io faccio domande e la macchina fotografica, autonomamente, ogni secondo scatta, in tutto circa mille foto, duemila.

Le sedute durano circa un’ora, dove in una sorta di roulette russa, raccolgo immagini. Generalmente sono amici di amici, un passaparola. L’audio non ci sarà, ma saranno solo immagini, montate tipo video, che racconteranno senza parole, la storia della persona.

Nessuna alterazione o artifici, solo correzione colore. L’opposto, in pratica, di quello che faccio per lavoro come fotografo di moda dove c’è tantissima post-produzione.

Tiziano Ferro e Violante Placido

Ho passato l’adolescenza ad ascoltare Tiziano Ferro e ripetevo a me stesso, che un giorno lo avrei conosciuto. Due giorni prima del mio compleanno, stavo partendo, mi arriva una telefonata e mi viene proposto di fare un servizio per lui.

Insomma, non l’ho solo conosciuto, ma ho lavorato per otto ore con lui e la fotografia che lo ritrae con Violante, è un posato che non era previsto ma che ha voluto fare perché gli è piaciuto il mio modo di lavorare.

A colpirmi, è stato il modo in cui lui e Violante si sono rapportati con me, con estrema naturalezza e voglia di incontro. L’umanità è la protagonista vera di quelli scatti, al di là della fama, della carriera, delle pose.

Vedere la Musica: Daniele De Giorgio cinque modelle

Cinque modelle per un set imprevisto e magico fatto di energia

Cinque modelle, in giro per Milano, senza un set definito. Siamo entrati in Vittorio Emanuele, dove è successa una cosa incredibile, testimoniata da questa fotografia.

Ho chiesto alle ragazze di camminare insieme e tutta la gente si è messa di lato creando una sorta di corridoio, rendendo gli scatti dinamici e fantastici. La spontaneità dei passanti ha creato, magicamente, un set ideale, tanto imprevisto quanto unico e speciale.

L’energia fa sì che le cose accadano nel migliore dei modi, sempre.

Vedere la Musica: Daniele De Giorgio il ragazzo albino
Il ragazzo albino per una fotografia fuori dagli schemi

Il ragazzo albino per una fotografia fuori dagli schemi

Un ragazzo albino, per una foto fuori dagli schemi, dove, forte dei miei studi in Accademia, l’ho privato delle forme, trasformandolo in un mezzo cyborg dipingendo una persona irreale, immaginaria.

Di questo scatto, vado molto fiero, non solo per una questione di tecnica, ma per essere riuscito ad abbattere i limiti. Modificare la realtà è una base imprescindibile, la ragione per cui lavoro con la fotografia.

Dall’artificiosità al naturale, per rendere naturale qualcosa di molto complesso. Il risultato è la semplicità, che nasconde, però, una grande complessità.

La ragazza e le fotografie scattate da remoto

Uno scatto fatto durante il primo lockdown. Ho mandato un pony express con la macchina e il necessario, ho fornito alla modella, un tutorial make-up con Pablo Ardissone (make-up artist di Patty Pravo e la Principessa di Monaco).

Ho collegato la macchina al computer, gestivo l’inquadratura e chiedevo a lei di spostare la macchina, scattando, poi, da remoto. Non l’ho mai conosciuta, mi sono fidato (avrebbe potuto rubarmi tutto!).

Questa è una delle tante sfide, che sono linfa vitale nella mia vita. Superare il limite, raggiungere quello che mi sono prefissato, è uno stimolo continuo, irrinunciabile.

Quando ho un nuovo obiettivo, una nuova sfida, una nuova sperimentazione che mi frulla nella testa, non dormo, non mangio e spengo il telefono. Vivo per quello.

Vedere la Musica: Daniele De Giorgio ritratto

Il mio ritratto

Ci sono, sono io. Una fotografia che in qualche modo, nella semplicità, racchiude la mia essenza. Mi sento molto presente, un attimo che dichiara a me stesso con consapevolezza, quello che ho conquistato.

Oggi non ho paura del mondo e sono pronto ad affrontarlo. Ho scelto il bianco e nero, che si usa poco, perché rimanda alla fotografia analogica ed elitaria. Il mondo è a colori, scegliere il bianco e nero è una forma di protezione, di salvaguardia di me stesso.

Se dovessi autodefinirti, che cosa diresti di te?

Penso che la mia qualità, vera, sia non essere solo un fotografo, ma un artista che cerca di creare un mondo in ogni scatto. Lavoro molto su quello che posso comunicare. L’immagine può consacrare una carriera e anche distruggerla.

Sono affamato di conoscenza, adoro i dettagli che fanno la differenza. Sono un perenne insoddisfatto, cosa difficile da gestire e mi do fastidio da solo, ma questo è il mio motore, quello che mi spinge continuamente a fare.

Quando guardi dentro l’obiettivo cosa cerchi?

Se sono dei committenti, devo riuscire a creare un rapporto con quella persona, che mi guida, così, a trovare “la foto”. Una persona che non si apre, non si può fotografare. L’umanità è fondamentale, sempre. Quando si tratta dei miei progetti, a volte li vedo come attori, a volte voglio che siano loro stessi, a volte che aggiungano qualcosa.

La fiducia, comunque, è fondamentale e il lasciarsi andare, la conditio sine qua non. Mi piace poter offrire una lettura a più livelli, come per esempio il video delle interviste mute, che dà libero sfogo alla fantasia di chi guarda, potendo, addirittura immaginare parole osservando l’espressione o la mimica del protagonista.

Se idealmente immaginassimo di fare un viaggio attraverso la tua galleria fotografica, dove mi porteresti?

Ti porterei su una scacchiera: in equilibrio, saltando tra il bianco e nero, dove ci sono, nascoste, sfumature di colore e non di solo grigio. Una sorta di scacchiera fluida, come se fosse ad acqua. In quell’apparente certezza fatta di solo caselle bianche e nere, c’è un mondo a colori.

Ciao Daniele, che ci si veda ad Albenga o a Milano, è un arrivederci e…buon viaggio.

Articolo a cura di Paola Ferro

Dik Dik: “Una vita d’avventura”, nell’inedito “Gli angeli” raccontano chi sono gli eroi di tutti i giorni

Dentro la canzone: Dik Dik "Gli Angeli"
Dentro la canzone: Dik Dik “Gli Angeli” (Foto © Nicole Nesti)

Ebbene sì, io me lo sono chiesto cosa fosse l’isola di Wight, cercandone persino la posizione geografica per sincerarmi della sua esistenza (quando ero piccola credevo si trattasse di una seconda isola che non c’è).

E ogni volta che alzando lo sguardo mi accorgo che il cielo è grigio inizio a canticchiare quasi in automatico l‘inciso di “Sognando la California”.

Questo perché certe canzoni hanno il potere di non invecchiare mai. Passa il tempo, cambiano le cose, ma la musica che ci ha fatto sognare 56 anni fa, continua a farlo ancora oggi.

Quella dei Dik Dik, band più longeva d’Europa dopo i Rolling Stones, è davvero una storia importante iniziata nel 1965 e che pagina dopo pagina continua ad essere scritta con garbo e passione.

Non a caso è recentemente uscito in cd e vinile “Una vita d’avventura”, dedicato a Pepe Salvaderi co-fondatore della band, recentemente scomparso.

L’attuale formazione è composta da: Lallo Sbriziolo, Pietruccio Montalbetti, Gaetano Rubino. Gli inediti del disco portano la firma del toscano Luca Nesti, con la collaborazione di Ele Matteucci, Maurizio Segurotti, Niccolò Bandini e dell’intera band.

L’album contiene 5 brani storici dei Dik Dik ri-arrangiati in chiave acustica e appunto 6 inediti tra cui “Gli angeli”, canzone particolarmente commovente e sensibile, di quelle che sanno toccare le corde dell’anima, semplicemente parlando al cuore e partendo dalla realtà che ci circonda.

Dopo la scomparsa di Pepe, avete mai pensato di accantonare il progetto?

No, anzi è stata una motivazione per concluderlo il prima possibile. Pepe credeva molto in questo lavoro e vi ha partecipato attivamente. Certo, avremmo voluto che lo finisse insieme a noi.

Chi ha scritto “Gli angeli”?

La canzone è stata scritta da Luca Nesti (che infatti la canta insieme a Lallo) tre mesi prima della pandemia, pertanto non si può dire sia stata dettata dall’emotività degli eventi dell’ultimo anno e mezzo.

Chi sono gli angeli?

Gli angeli sono le persone che incontriamo ogni giorno, in una corsia di ospedale oppure sulle strade a difenderci con indosso una divisa. Sono quelli con lo stipendio base ma anche con un cuore grande, sono dei veri eroi.

Nel testo si parla di coloro che raggiungono il nostro Paese su “barche di legno, essiccate nel fango sotto la scorta del sole”, si allude al dramma del terremoto e si abbraccia idealmente chi “lotta per un pezzo di terra, per essere liberi per la dignità”.

Insomma, l’abbiamo scelta perché ha emozionato anche noi sin dal primo ascolto.

Quindi questi eroi di tutti i giorni svolgono una vera missione?

Decisamente sì. Sono in mezzo a noi ma dotati di una predisposizione particolare, non è facile essere disposti a salvare il prossimo, magari mettendo a rischio la propria vita, oltretutto “lavorando in perdita”.

Dentro la canzone: Dik Dik "Gli Angeli"
“Una vita d’avventura”, dedicato a Pepe Salvaderi co-fondatore della band, recentemente scomparso (Foto © Nicole Nesti)

Vi è capitato nella vostra “vita d’avventura” di incontrarne qualcuno?

Qualche volta sicuramente è successo, e forse non ce ne siamo neanche accorti. Gli angeli esistono, possiamo immaginarli come vogliamo, con o senza ali, ma ci sono.

Ad esempio sono angeli quelle persone che silenziosamente, durante la notte, vanno ad aiutare i senzatetto, oppure le sirene delle ambulanze che, specie in questo ultimo anno, non si sono mai spente.

Cosa pensate dell’indifferenza?

Purtroppo ce n’è molta in giro, dovremmo iniziare a mettere senno ed imparare ad esempio ad apprezzare e tutelare l’ambiente che ci circonda anziché lasciarlo nell’incuria, nella totale indifferenza, come se la cosa non ci riguardasse.

Oggi purtroppo viviamo nella società dell’apparire e non dell’essere, questo è il problema.

In questo album guardate al futuro ritornando alle vostre origini…

Il progetto nasce dalla volontà di tornare a suonare come succedeva anni fa, quando ci si chiudeva in studio cercando insieme la nota giusta, eliminando per quanto possibile tutta l’elettronica.

Il nostro concetto di fare musica si avvicina a quello di Battisti con cui abbiamo molto lavorato e così per questo album abbiamo trovato canzoni che si adeguassero al nostro nuovo modo di cantare, molto meno gridato di come usava fare anni fa.

È quindi la fotografia di come sono oggi i Dik Dik.

Dentro la canzone: Dik Dik "Gli Angeli"
Dik Dik in studio durante la registrazione di “Una vita d’avventura” (Foto Nicole Nesti)

Vi sareste mai immaginati di raggiungere questo duraturo successo?

No, non potevamo immaginare di vendere milioni di dischi e dopo tutti questi anni essere ancora qua, all’epoca era un vero azzardo lasciare un lavoro sicuro per la musica.

Iniziammo prendendoci un anno di aspettativa, aspettativa che rinnoviamo puntualmente di anno in anno dal ’65.

Ma alla fine, dopo oltre mezzo secolo, avete visto la California?

In realtà no, però continuiamo a cantarla!

Articolo a cura di Sara Chiarei

Time 2 Rap è un’etichetta nata dall’esperienza di Time To Kill dedicata esclusivamente al Rap.

Etichette discografiche indipendenti: Time 2 Rap Records
Time 2 Rap Records – Logo

It’s time to take over. It’s time 2 rap. From Rome 2 Your nation!”, questo è lo slogan dell’etichetta. Ne abbiamo parlato con Enrico Giannone, direttore artistico e label manager.

Quando e perchè nasce la tua etichetta?

L’idea della Time 2 Rap nasce come un’esigenza personale che ha sempre motivato i miei “progetti” personali la voglia di elaborare nuovi progetti; in ordine temporale ti direi da circa 5 mesi.

Dove nasce il nome della tua etichetta?

L’idea era quella di creare una sorta di sorella minore , dell’etichetta metal, punk e hardcore Time To Kill, l’idea è quella di creare un “hub” di esperienze musicali differenti ma contigue allo stesso tempo. Il nome me l’ha suggerito Metal Carter, che per certi versi è anche l’ispiratore dell’etichetta.

Etichette discografiche indipendenti: Enrico Giannone Label Manager
Enrico Giannone founder e label manager

Se tu dovessi definire, al di là dei generi, lo stile della tua etichetta, che parole useresti?

Le mie attività lavorativa, compresa la Kick Agency, sono un commando di supporter ed integralisti di passione e professionalità; NO PAIN NO GAIN!!!

Quali sono i servizi che offrite ai vostri artisti?

Come tutte le piccole etichetta il supporto fisico rimane il cardine essenziale per la sopravvivenza, quindi miriamo a proporre cd, vinili con diversi formati e colori ed anche la cassetta. Abbiamo una distribuzione capillare sul territorio anche delle piattaforme on line per la vendita diretta dei prodotti e possiamo offrire produzione di merchandising e ovviamente la distribuzione digitale su tutte le piattaforme. Ancora una volta l’etichetta metal, che lavora “worlwide”, ha aiutato la “sorella piccola” a trovare subito la quadratura.

Per la registrazione dei brani musicali degli artisti che lavorano con voi, che scelte avete fatto?

Abbiamo un nostro studio di riferimento con il quale collaboriamo, ma naturalmente se l’artista ha un proprio riferimento o punto fermo che già lo ha accompagnato nel suo percorso, riusciamo a trovare sicuramente un accordo.

Etichette discografiche indipendenti: Time 2 Rap Records Chef Ragoo
Chef Ragoo (Time 2 Rap Records)

È sempre più importante, oggi, accompagnare il brano con un video anche per poterlo far mandare in onda alle sempre più crescenti “radio-visioni” che stanno affiancando le radio tradizionali. Come vi siete organizzati?

Come tutti abbiamo un videomaker di riferimento, noi ci affidiamo alla Thunderslap Production, oltre ad essere ottimi professionisti siamo diventati anche amici. A proposito, questo è un elemento essenziale per interagire con il sottoscritto.

Quali sono i problemi di distribuzione che incontra oggi un’etichetta indipendente e come li avete affrontati?

Il problema è essenzialmente sulla nuova “lettura” della musica; l’avanzare del digitale ha indubbiamente aiutato nella diffusione della musica, ma è un supporto veramente apparente per le etichette “underground “ dal momento che la monetizzazione degli ascolti digitali diventa profittevole solo se hai altrettanti soldi da spendere; per questo motivo forse è meglio interagire con artisti di vecchia data con un dei supporter che trovano ancora soddisfazione nel prodotto fisico. Ma ovviamente dovremo far fronte alla nuova legge di mercato delle nuove generazioni.

Qual è il vostro stato di salute in questo anno e mezzo caratterizzato dalla pandemia?

Ottimo e Abbondante grazie (ride, ndr)

Quali sono le punte di diamante del vostro roster?

Definire punte di diamante non ci piace…possiamo dire che abbiamo rapper storici come Suarez, Metal Carter, Supremo, Santo Trafficante, Chef Ragoo fino alle nuove proposte Ck Crew o Brutal Philosophy

Etichette discografiche indipendenti: Suarez
Time 2 Rap Records – Suarez

Com’è possibile per un artista proporvi la sua musica?

Abbiamo una mail info@t2rap-records.com oppure è possibile usare il classico DM su Instagram

Articolo a cura di Roberto Greco 

Cinzia Leone: la mia storia emotiva è legata alla musica degli anni ‘70  e ‘80

Musica a Teatro: Cinzia Leone "coinvolgo il Pubblico"
Devi arrivare a trovare il tuo senso. Che è un percorso di crescita. 0gnuno si scontra ogni giorno con i mostri che si crea…io ci lavoro con questo, forse avrei dovuto fare la psichiatra più che l’attrice (Cinzia Leone ©2017 Jurek Kralkowski)

Ha esordito con Polvere di stress. Tra i suoi spettacoli teatrali più famosi, RodimentiPoche idee ma molto confuseOutlet, e Nutella amara, scritta con Corrado Guzzanti e Francesca Reggiani. È autrice dei suoi spettacoli, diversi dei quali scritti in collaborazione con Fabio Mureddu. Raggiunge il successo in trasmissioni tv di Serena Dandini come La TV delle ragazzeScusate l’interruzione, Avanzi e Tunnel, grazie alle esilaranti imitazioni di Francesca DelleraEdwige FenechAnna OxaMarisa Laurito e Sabrina Salerno. Al cinema ricordiamo  in particolare le sue partecipazioni in Parenti serpenti di Mario Monicelli e Le finte bionde di Carlo Vanzina, divenuti nel tempo due ruoli cult.

Ma il teatro è la sua vera casa….

Iniziamo parlando del lavoro dell’attore, ad esempio da quello che si chiama “panico da palcoscenico”, e che provo anche io, ancora, dopo anni, a volte. Cosa ne pensi? Cambia con gli anni e l’esperienza?

All’inizio della carriera lo provi meno perché c’è la spinta di far sapere al mondo quanto sei bravo e hai quella leggerezza e quella creatività pura che ti fa più libero e “incosciente”, quando poi invece cominci a camminare sulla via… e ti rendi meglio conto anche delle aspettative del pubblico, beh dopo diventa veramente più difficile, ti viene più paura, il terrore di riuscire a dimostrare il tuo valore. Ma sono tutti percorsi che fanno parte della vita. Devi arrivare a trovare il tuo senso.

Che è un percorso di crescita. 0gnuno si scontra ogni giorno con i mostri che si crea…io ci lavoro con questo, forse avrei dovuto fare la psichiatra più che l’attrice, nel mio materiale c’è moltissima materia così, virata sempre però in un linguaggio leggero, comico. Ad esempio sul rapporto con la madre, sulla disidentificazione dalla madre, sulla cultura della paura di questa società, con cui abbiamo sempre a che fare.

Nel tuo teatro la musica che ruolo ha?

La musica nel mio teatro è stata inglobata nello stesso linguaggio dei miei spettacoli. In linea di massima ha seguito il linguaggio che era proprio della comicità, al servizio insomma della mia comicità.

Con le persone con cui ho lavorato ho cercato sempre questo….in “Rodimenti” ad esempio ho cercato la chiave di interpretazione ironica anche musicale di un discorso che avrebbe potuto essere impegnativo e disturbante, tranne in pochi momenti in cui andavo di verità ,e allora lì parlava il cuore del musicista…

“Rodimenti” era un discorso sulla aggressività, e portando il tema in una chiave popolare tendevo a un rito liberatorio, una specie di preghiera….per cercare di liberarsi dalle gabbie…

I nostri piccoli, non troppo piccoli, rodimenti quotidiani, quelli che ci fanno andare fuori di testa e ci fanno star male (ingorghi, ansia di dimagrimento, matrimoni sbagliati..) derivano da altro, da una “non” presa di coscienza che invece chiedevo al pubblico con ironia di tenere presente e cercare. Alla fine spiegavo che il “rodimento” nasceva dalle rabbie rimaste senza risposta della vita.

Musica a Teatro: Cinzia Leone "coinvolgo il Pubblico" 1
Io non sono per il teatro estetico, abbatto qualunque forma di parete (Cinzia Leone ©2017 Jurek Kralkowski)

Come hai lavorato con i musicisti?

Scrivevamo insieme. Man mano che io scrivevo anche loro componevano. Sai, io non sono per il teatro estetico, abbatto qualunque forma di parete, entro sempre in scena dalla platea, e in scena sono sola, senza elementi teatrali, e poi vado sul palcoscenico, che comunque è un luogo di privilegio. In genere lo spettacolo è sempre un approfondimento su cui ho riflettuto e propongo in chiave comica, il comico è il mio veicolo privilegiato. E il pubblico è sempre coinvolto.

La musica che ascolti?

Adoro la musica in generale. Il jazz mi piace ascoltarlo dal vivo, ma non è un tipo di musica che in genere ascolto da sola. Mi piacciono le contaminazioni. Massive attak, incognito…ho un amico che ha un bar, e che è un appassionato, e che spesso mi fa ascoltare dei pezzi che non conosco che sono strepitosi. Certo i Pink Floyd ogni tanto me li metto. Pur essendo figlia di un tenore e una madre malata di lirica, non è quella una musica che ascolto. Io con quella ci sono cresciuta ma la mia storia emotiva è legata alla musica degli anni ‘70  e ‘80.

Cantanti di ora che ti piacciono particolarmente?

Mah in particolare nessuno…Ascolto molto la radio. Adoro anche ballare per cui tutti i pezzi ballabili li amo alla follia. Quando ho preso in giro le fiction le musiche erano ironicamente prese da quel tipo di tappeto sonoro…che in genere è ripetitivo…la stessa solfa…. Che noia! Invece in “Poche idee molto confuse”, che ho preso da un aforisma di Flaiano, c’era un tema che era bellissimo, ballabile, una ricerca un po’ “fighetta”, diciamo. Molto azzeccata.

Ti piace il musical?

Non è un genere che avrei potuto fare. Ho lavorato per trent’anni in modo pazzesco ma quello non mi è mai venuto in mente. Non ho il culto, certo mi sono piaciuti “Rocky Horror”, “Aggiungi un posto a tavola”, ma per il mio percorso non l’ho mai considerato. Mi aggancia di più la Parola come espressione dell’Io, di Noi.

Musica a Teatro: Cinzia Leone "coinvolgo il Pubblico" 2
il comico è il mio veicolo privilegiato. E il pubblico è sempre coinvolto (Foto © Marco Piraccini)

Quando e come ti vediamo in Teatro?

Prossimamente spero succeda qualcosa, di lavorare al più presto, ce n’è bisogno. Attualmente sto portando in giro “il Peggio di Cinzia Leone”, un insieme di brani tratti da “Disorient express” e “Mamma sei sempre nei miei pensieri”, sui rapporti familiari e soprattutto sulla contraddizione della democrazia. Mi piace essere sempre aggiornatissima, sul presente. L’iperinformazione ha completamente azzerato la realtà. Siamo orfani di realtà. Ti informerò subito sui miei prossimi appuntamenti in teatro.

Articolo a cura di Sergio Scorzillo

“Tutto in famiglia” con Annalisa Colavito di  Radio Cusano Campus

 

On Air 361: Radio Cusano Campus con Annalisa
Annalisa Colavito – Radio Cusano Campus

“Roma non fa la stupida stasera. Damme ‘na mano a faje dì de sì”. E mi ha detto sì! Grazie Roma ma adesso mi tocca non finire la mia cacio e pepe e correre verso il Campus. No, non voglio iscrivermi all’Università, voglio solo fare una chiacchierata con Annalisa Colavito speaker di Radio Cusano Campus.

Annalisa grazie per aver risposto di sì alla mia intervista. Come stai?
Grazie a te Lorenzo. Bene. Finalmente siamo più liberi ed è anche una bellissima giornata di sole.

Ed è sotto questo sole che voglio sapere quando è nato il tuo amore per la Radio
Beh bisogna tornare al 1998. In quell’anno è scoccata la scintilla. Una passione nata come hobby e poi si è solidificata.

Ma era il tuo sogno nel cassetto diventare speaker radio?
Mmm il mio sogno era il cinema. Ricordo anche che avrei dovuto sostenere un provino per un film di Sergio Rubini ma non è andata.

Ah ma Sergio Rubini è anche mio compaesano. Siamo in sintonia Annalisa. E come si passa dal sogno del cinema a quello della Radio?
Pensa, un giorno una mia parente mi ha invitato ad andare in Radio e da quel giorno non sono mai uscita. La Radio è il mio futuro.

E il tuo presente è Radio Campus Cusano
Ebbene sì. Da 8 anni, numero che porta anche fortuna. Ho iniziato con “Genitori Si Diventa”, programma su psicologia e sociologia destinato alle famiglie.

On Air 361: Radio Cusano Campus con Annalisa
Annalisa Colavito e Livia Ventimiglia “Tutto in Famiglia”

Molto Molto interessante
Si Lorenzo. Grazie a “Genitori si diventa” mi sono avvicinata alla Talk Radio, passaggio per me non facile ma vincente e che mi ha portata al mio programma attuale.

Ecco! Parliamo del tuo programma su Radio Cusano Campus
Si chiama “Tutto in Famiglia” e va in onda dal lunedì al venerdì dalle 10:10 a mezzogiorno. E non sono sola, con me c’è la collega Livia Ventimiglia.

Di cosa parlate a “Tutto in Famiglia”?
(dopo un sorso d’acqua Annalisa risponde): Parliamo di famiglia e di consumi, di come funzionano le famiglie e le problematiche economiche. Gli ascoltatori possono interagire con noi tramite whatsapp.

Avete anche ospiti telefonici o in studio durante il programma?
Si certo. Referenti di assicurazioni di consumatori, psicologi, docenti universitari. Abbiamo avuto anche Maria Giovanna Elmi, Simona Marchini, Alan Friedman.

On Air 361: Radio Cusano Campus con Annalisa 2
Annalisa: “La Radio è il mio futuro”

E quali artisti, invece, vorresti intervistare?
Beh, ho un debole per Fiorello, quindi lui ma sogno anche Nino Frassica e Lella Costa.

Come possiamo ascoltarvi?
In FM in molte città italiane ma anche in streaming su www.tag24.it e in PODCAST.

Annalisa. Pronta? Momento MARKETTA. Perché ascoltare 2Tutto in Famiglia”?
Perché è una trasmissione che aiuta ad avere consapevolezza del sistema in cui viviamo.

Grazie Annalisa e complimenti per il tuo programma che ha uno scopo interessante e di servizio.
Mi ha fatto piacere conoscerti ma ora scappo al mio Cacio&Pepe.
A tutto voi invece, a martedì.

Articolo a cura di Lorenzo Amatulli 

Battute finali per il “Firenze Suona Music Contest”

Non solo talent: Firenze Suona Music Contest Finalisti
Non solo talent: Firenze Suona Music Contest Finalisti

Battute finali per il “Firenze Suona Music Contest”, il concorso nato a Firenze e organizzato dall’associazione culturale Firenze Suona, con il contributo di Fondazione CR Firenze e in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Firenze e Koan Studio.

Il contest si propone di valorizzare il talento dei giovani, fornire un’offerta culturale variegata e diversa dai soliti cliché, contribuire al fermento della cultura musicale tra adolescenti e giovani, sostenere musica e creatività, sperimentazione e ricerca artistica partendo da

Firenze, favorire lo scambio, le sinergie artistiche, il talento, la ricerca e le potenzialità musicali giovanili e stimolare la ripartenza in sicurezza per un settore, quello della musica e dello spettacolo, pesantemente e particolarmente colpito dalle conseguenze della pandemia.

Non solo talent: Firenze Suona Music Contest Logo
Non solo talent: Firenze Suona Music Contest Logo

Il progetto, rivolto esclusivamente ai giovani, persegue l’intento di stimolare la creatività, le potenzialità artistiche e la scoperta di nuovi talenti, dando spazio alle realtà musicali italiane e l’opportunità a cantautori e musicisti di esprimere la propria passione per la musica, accrescere le proprie competenze, esibirsi in streaming e possibilmente su un palco.

Firenze Suona Music Contest nasce per valorizzare il talento dei giovani.

E’ rivolto ad artisti singoli e gruppi che non abbiano superato il 30° anno di età e, per i gruppi, la cifra di 30 anni è da intendersi come la massima età media ammissibile.

Altro requisito necessario è che siano liberi da contratto discografico o editoriale che li vincoli per le successive pubblicazioni discografiche. Al concorso sono ammessi tutti i generi musicali e i testi in qualsiasi lingua, compresi i dialetti.

I finalisti dell’edizione in corso sono: Duoende, Mookids, Strawman & The Jackdaws e 35 Zebras.

Firenze Suona Music Contest Giuria
Giuria: Ghigo Renzulli (Litfiba)

Le quattro band sono chiamate ora a sfidarsi per aggiudicarsi il titolo di vincitore.

Gli artisti in gara sono stati valutati da una giuria formata da 32 addetti ai lavori composta da musicisti, critici musicali, giornalisti, operatori culturali, e discografici.

Quest’anno il difficile compito di selezione è stato affidato a: Ghigo Renzulli (Litfiba), Finaz (Bandabardò), Francesco “Fry” Moneti (Modena City Ramblers), Enrico De Angelis, storico della canzone, Elena Raugei (The New Noise, Sentireascoltare),

Rick Hutton, musicista e conduttore televisivo, Giampiero Bigazzi (Materiali Sonori), Arturo Stalteri, musicista e critico musicale (Rai Radio 3), Francesca Cecconi (Rock Nation), Massimo Altomare, musicista, Mirco “Dinamo” Rufilli (musicista, consigliere Comune di Firenze),

Edoardo Semmola (Il Corriere Fiorentino), Elisa Giobbi (Firenze Suona), Stefano Solventi (Sentireascoltare), Giancarlo Passarella (Musicalnews), Daniele Locchi, operatore culturale, Elisabetta Malantrucco (Radio Rai), Matteo Giannetti (Crehathor),

Non solo talent: Giuria Giampiero Bigazzi
Giuria: Giampiero Bigazzi (Materiali Sonori)

Sauro Chellini (Firenze Suona), Mattia Garofoli (Koan Studio), Andrea Ciulli (Comune di Firenze), Eleonora Bagarotti (La Libertà, La Stampa) Matteo Coppola Neri e Alberto Checcacci (Tana del Rascal), Maria Paternostro (Informacittà), Lorenzo Bartolini (Rebel Studio),

Massimo Cherubini, operatore culturale, Iacopo Meille, musicista e giornalista musicale (Rock Nation, Rockerilla, Classix, Classic Rock Italia), Alma Marlia (Firenze Suona), Matteo Sereni (Musicromia), Stefania Pancini (Comune di Firenze), Daniele Amighetti (C’mon Artax).

È possibile seguire le fasi finali del contest sulla pagina https://www.facebook.com/firenzesuonacontest/

Articolo a cura di Roberto Greco

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