Si conclude con successo la trilogia di Mozart al Regio di Torino.

Così fan tutte, ma è meglio non sapere

Si è appena conclusa con “Così fan tutte” la trilogia delle opere di Mozart nel cartellone del Teatro Regio di Torino che ha visto avvicendarsi per settimane “Le Nozze di Figaro” “Don Giovanni” e appunto “Così fan tutte”. Tre opere che hanno segnato la storia dell’opera buffa e che continuano ancora ad emozionate e soprattuto a riempire i teatri, considerando il clamoroso interesse di pubblico in queste settimane. “Così fan tutte” scritta da Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte, fu commissionata dall’imperatore Giuseppe II in seguito alle felici riprese viennesi (1788-
1789) dei due titoli precedenti. Eppure, come spesso accadeva, solo nel XX secolo ha suscitato un reale interesse. A lungo era stata infatti considerata una farsa fredda, seppur meravigliosamente rivestita di idee musicali che il maestro Fasolis ha riproposto con aderenza, ma personalità.
In molti parlano di quanto la struttura macchinosa e artificiosa spinga ad un finale necessariamente lieto, eppure c’è molto di più. Mozart fa una fotografia amara, ma nel suo dramma decisamente divertente, dell’amore nei tempi della giovinezza e nelle rincorse amorose trova spazio per far meditare seppur con ironia sulle lotte di classe dell’epoca e di quella tra sessi.

Nell’allestimento riproposto al Regio di Torino con la regia di Ettore Scola del 2003, la storia si svolge in una Napoli da affresco, un ritratto che prende vita e si rianima da polvere e tendaggi che quasi sembrano aspettare gli occhi degli spettatori per risollevarsi e diventare teatro di un’avvincente rincorsa amorosa. Le scene sono di Luciano Ricceri. Due innamorati convinti della fedeltà delle loro amate, accettano la sfida del loro amico Guglielmo e scoprono, loro malgrado, che l’amore dichiarato è assai diverso dalla realtà. È vero, così fan tutte pare per molti aspetti smaccatamente e talvolta quasi fastidiosamente maschilista e misogena, ma l’ironia con cui si sottolinea la differenza tra uomo e donna sembra piuttosto celebrare che l’orgoglio maschile se spinto all’estremo non può che incontrare il muro dell’astuzia femminile capace di riportare gli uomini coi piedi per terra. Le battute e le arguzie di Desdemona e Guglielmo sono anche la metafora della contrapposizione tra uomo e donna nel contendersi lo scettro del potere in casa ed è proprio Desdemona a prendere in pugno la situazione scenica col passare del tempo. Certo la vittoria delle donne nell’ottica di Mozart è costretta a durar poco e saranno proprio le fanciulle a dover chiedere perdono per aver fatto esattamente ciò che hanno fatto i loro rispettivi uomini: tradire. Maschilismo? Misogenia? Può essere. Eppure in quella scena finale in cui le due ragazze si piegano al volere degli amanti in attesa della punizione, il pubblico ne coglie il lato più paradossale e ride amaramente di quanto nella lotta del sesso più furbo, chi l’ha vinta è chi non si domanda troppo quale sia la profonda verità di un sentimento, ma se ne gode il frutto. “È meglio non sapere” sarebbe oggi forse un titolo più politically correct, ma si sa, neanche Mozart è perfetto.

Teatro Regio – Stagione d’Opera 2017/2018

COSÌ FAN TUTTE
Dramma giocoso in due atti
Libretto di Lorenzo da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Fiordiligi Federica Lombardi
Dorabella Annalisa Stroppa
Guglielmo Andrè Schuen
Ferrando Francesco Marsiglia
Despina Lucia Cirillo
Don Alfonso Roberto de Candia
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Direttore Diego Fasolis
Maestro al fortepiano Carlo Caputo
Maestro del coro Andrea Secchi
Regia Ettore Scola ripresa da Vittorio Borrelli

Scene Luciano Ricceri
Costumi Odette Nicoletti
Luci Vladi Spigarolo
Allestimento Teatro Regio

Articolo di Mario Acampa.

Torna dopo 20 anni, dal 2 al 4 agosto, sul palco di Petrosino, il Rockarossa Festival.

Rockarossa torna in Sicilia

“La musica è semplicemente là per parlare di ciò di cui la parola non può parlare. In questo senso, la musica non è del tutto umana” disse lo scrittore e saggista francese Pascal Quignard. Dopo vent’anni, torna Rockarossa: il festival più abrasivo della Sicilia occidentale. Dal 2 al 4 agosto, sul palco di Petrosino suoneranno: Roy Paci e Aretuska, O.R.K. band formata da Lef: voce, tastiera (Obake, Berserk!) – Carmelo Pipitone: chitarra (Marta Sui Tubi) – Colin Edwin: basso (Porcupine Tree) – Pat Mastelotto: batteria (King Crimson) ; ‘O Zulù. Sul palco si alterneranno inoltre: JuJu, La Banda di Palermo, Your Noise Neighbors, Kali Yuga, Mezz Gacano, Carnena, Ornella Cerniglia e Giovanni Di Giandomenico, Carnera, Mini Rock Band, Artemixia Cor, Ashville Disease, Age Of Cold, Noise Rejection. Camicie di flanella a quadretti, pantaloni strappati, magliette macchiate con la candeggina e un’insana voglia di cambiare il mondo attraverso il suono degli amplificatori valvolari e la voce di una generazione senza tempo che si riuniva a Petrosino.

Sono questi gli elementi che dal 1993 al 1997 hanno caratterizzato Rockarossa, festival musicale che ha infiammato il palco della Sicilia Occidentale e punto di riferimento per i giovani desiderosi di costruire progetti artistici e culturali di alto profilo. Il suo nome è legato alla roccia del fondale di Biscione, un punto
di attracco le imbarcazioni ma anche per i tanti adolescenti desiderosi di cambiamento e nuova luce. Sono tanti gli artisti che hanno calcato il palcoscenico nel corso delle cinque edizioni: Roy Pay, QBeta, Uzeda (unico gruppo Italiano, oltre a PFM, ad aver inciso le Peel Session per John Peel alla BBC), Use And Abuse (con Giovanni Gulino dei Marta Sui Tubi alla voce.

La band approdò inoltre alla Vacation House, storica etichetta discografica hardcore), Gianfranco Marino (organizzatore dell’evento nonché chitarrista di Use And Abuse, The Zest, Rym, Routine), Giovanni Gulino (Marta Sui Tubi), Cesare Basile, Carmelo Pipitone (Marta Sui Tubi, ORK, Dunk), NeverMind, del chitarrista Riccardo Corso (che ha suonato a Sanremo con Simone Cristicchi), i castelvetranesi Incunabula del bassista Peppe Mangiaracina (che ha vinto un Festival di Sanremo con Arisa e suonato con Alan Parsons), poi ancora Nuovi Briganti, Acacia (approdati alla Underground Simphony, storica etichetta di prog rock), Gino De Vita, BraindeaD (citati nel libro di Max Salari “Rock Progressivo Italiano”).

Un evento nato dall’intuito di alcuni ragazzi che misero in piedi un’associazione l’associazione culturale “Progetto Kanea”, all’interno della quale la condivisione, l’amicizia e l’amore per il territorio rappresentavano un collante vincente. Dopo vent’anni, è rimasto vivo quel fervore degli anni 90, mai interrotto ma rinvigorito con il progresso culturale che ha ulteriormente impreziosito. La nuova edizione di Rockarossa propone spazi alle etichette discografiche, espositori, villaggio delle arti, maestranze del settore musicale, artisti di strada. Una vetrina aperta ad ogni forma di arte, senza limiti o barriere. È stato inoltre lanciato un crowfunding sul sito https://www.produzionidalbasso.com/project/rockarossa/

Articolo di Angelo Barraco.

Conoscere una serie attraverso le colonne sonore. Questa settimana è il turno di Riverdale.

Series by track: Riverdale

Riverdale è una serie televisiva americana che racchiude in sé tutti particolari più in voga del momento sottolineando la presenza anche di quelli più iconici del passato. Analizzando quelli più amati recentemente, riconosciamo immediatamente l’impronta “teen” che si vuole dare all’intera storia, ambientata per l’appunto nel liceo di una piccola cittadina ai confini col Canada. La contea in questione è Riverdale e si da il caso che nei pressi del fiume che argina i confini cittadini, sia stato commesso l’omicidio di un ragazzo, coetaneo dei protagonisti non che membro della stessa scuola. Questo input iniziale, fa si che la vicenda venga analizzata per tutta la durata della vicenda sulla falsa riga della serie televisiva, sempre made in USA, “Pretty Little Liars”.

La decisione del cast come quella della musica non è per nulla casuale e calza a pennello con la scelta di target che l’ideatore, Roberto Aguirre-Sacasa, voleva colpire. Infatti si tratta di un cast molto giovane (Cole Sprouse, KJApa, Lili Reinhart, Camila Mendes per citarne alcuni) che va di pari passo con la scelta musicale fresca e innovativa che accompagna gli episodi. Tra i vari artisti che troviamo all’interno della playlist vi sono i “Royal Blood”, band innovativa specializzata nel rock sperimentale e composta solamente da due membri, rispettivamente alla batteria e al basso/voce.

La scelta musicale viene ampliata dal grande e poliedrico talento che il cast mostra buttandosi nell’interpretazione di molti pezzi, tanti da poter creare un’intera compilation. Come di molte altre serie tv di cui è stato parlato, si può trovare su Spotify l’intera playlist di canzoni appartenenti a momenti importanti della serie.

Finiti di analizzare i dettagli più adolescenziali della serie, è bene porre l’attenzione ai dettagli più iconici che hanno il sapore dolce e complicato di Lynch e Frost.
L’ambientazione in una piccola cittadine sul fiume confinante sul Canada in mezzo alla natura, il punto di ritrovo in una tavola calda e la foresta che fa da confine al centro abitato, non ricorda molto la serie tv simbolo degli anni ’90 “I segreti di Twin Peaks”? A levare ogni sospetto ci pensa il personaggio di Alice Cooper, interpretato da Mädchen E. Amick ovvero la giovanissima e affascinante Shelly Johnson, cameriera affezionata della tavola calda di Twin Peaks.

Articolo di Silvia Frattini.

Facciamo un tuffo nel passato ed entriamo a far parte del panorama psichedelico dei meravigliosi anni ’70.

Series By Track: Vynil

Vynil” è una serie statunitense prodotta nel 2016 e che, purtroppo, è stata bloccata soltanto alla fine della prima stagione. Richie Finestra, ovvero il protagonista, è il direttore di un’importante casa discografica sull’orlo del fallimento e mentre cerca di salvare tutto il lavoro svolto nella sua vita riducendo allo stremo il personale, si aggira per i locali più frequentati della grande mela in cerca di un nuovo sound fresco e rivoluzionario col quale fare successo e ritornare a governare l’industria musicale New Yorkese.

Contributo fondamentale, per rendere “Vynil” veritiera e travolgente, è stato dato dalla voce dei “The Rolling Stones”, Mick Jagger, il quale è stato uno dei produttori della serie insieme ad altri grandi come: Martin Scorsese, Terence Winter e Rich Cohen. La produzione, tuttavia, non è stato l’unico contributo che Mick Jagger ha donato a “Vynil”, infatti all’interno del cast (che vanta nomi come Olivia Wilde e Bobby Cannavale) possiamo trovare James Jagger, proprio il figlio della rock star, il quale interpreta Kip Stevens, un musicista inesperto e squattrinato in cerca una possibilità di successo per la sua band. Le colonne sonore scelte per la serie (fatta eccezione per alcuni pezzi) sono brani famosissimi che hanno fatto la storia del Rock’n Roll ed è quindi impossibile riportarne solamente un paio, anche perché la trama di “Vynil” fa perno in continuazione su grandi pezzi e grandi artisti (non soltanto musicali).

Il consiglio spassionato, non solo per i grandi appassionati di serie tv, ma soprattutto per i cultori musicali, è di guardare questa serie HBO facendosi trasportare completamente nell’atmosfera di bellezza e rovina descritta, perdendo la cognizione dello spazio e del tempo per 60 minuti a episodio.

Articolo di Silvia Frattini. 

La serie culto americana analizzata attraverso le colonne sonore.

Series By Track: American Horror Story

American Horror Story” è una serie horror americana composta da sei stagioni le quali non sono consecutive, infatti in ogni stagione viene proposta una storia diversa e un’ambientazione differente che tiene fede alla nota lugubre e dark proposta da principio.
Tra le stagioni della serie televisiva ricordiamo in ordine: “Murder House”, “Asylum”, “Coven”, “Freak Show” e “Hotel”.
Ciò che colpisce circa la serie è la costante presenza di alcuni attori all’interno del cast come ad esempio: Evan Peters, Jessica Lange, Sarah Paulson e Emma Roberts (star anche di “Scream Queens”, serie ideata dagli stessi autori di “American Horror Story”)
La serie andò in onda in America sulla rete via cavo FX il 5 ottobre 2011, riscuotendo un grande successo grazie al quale è ancora oggi in produzione.
Il tema che apre ogni puntata della serie è sicuramente la parte musicale più riconoscibile di essa, poiché ne è anche la costante. Infatti è un brano che si adatta alla sigla di ogni stagione, la quale varia le immagini riprese a seconda dell’ambientazione .

In ogni stagione che ci viene proposta da Ryan Murphy e Brad Falchuk, vi è una canzone che rimane impressa e che facilmente viene ricollegata ad una specifica ambientazione. Tra questi brani musicali, i quali vengono cantati e arrangiati dagli attori stessi, possiamo ricordare il celebre brano composto dai Nirvana chiamato “Come as you are”, interpretato in “Freak Show” da  Jimmy Darling (aka Evan Peters). Sempre nella stessa stagione Jessica Lange (Elsa Mars) ci regala una performance strepitosa del brano “Gods and monsters” di Lana Del Rey.

All’interno della serie non sono presenti soltanto brani famosi reinterpretati dai personaggi principali, ma vi sono anche brani scritti appositamente per la serie e per un personaggio specifico. In “Asylum”, Lana Winters (interpretata da Sarh Paulson) ha una canzone interamente dedicata a lei, cantata ironicamente da Suor Jude Martin (ovvero Jessica Lange, regina indiscussa dell’intera serie).

Articolo di Silvia Frattini.

New York è lo scenario della serie “Suits”. Un articolo con la cravatta e le cuffiette nel taschino della pochette.

Series by track: Suits

Suits” è la serie americana ambientata in uno degli studi legali più influenti della Grande Mela. In questa cornice professionale si incroceranno le vite dei due protagonisti: Harvey Specter (Gabriel Match) e Mike Ross (Patrick J. Adams). Il termine che è stato utilizzato per dare il titolo alla serie televisiva è lo stesso col quale, a Manhattan, si identifica l’abito costosissimo che i colletti bianchi indossano per recarsi sul posto di lavoro.

All’interno di “Suits” hanno un ruolo fondamentale le donne, senza le quali i protagonisti perderebbero ogni tipo di scrupolo e umanità. Le due donne in questione sono Donna Paulsen (interpretata dalla carismatica e bellissima Sarah Rafferty) e Rachel Zayn (interpretata dalla novella duchessa del Sussex Meghan Markle che dopo le nozze regali ha abbandonato il set della serie). La trama della serie è sicuramente avvincente e piena di colpi di scena, sa essere travolgente senza cadere nel banale e facendo in modo che ogni spettatore possa conoscere le sfaccettature emotive più profonde di tutti i personaggi, sia principali che secondari.

Le colonne sonore scelte per “Suits” rendono una cornice già priva di difetti a dir poco perfetta. Vengono utilizzate sonorità blues e tendenti allo swing proprio a partire dalla sigla iniziale, ovvero “Greenback boogie” di “Ima Robot“, che trasuda self confidence e inesorabilità, tutte caratteristiche presenti nelle azioni legali dei personaggi.

Anche in questa serie tv, come in altre precedentemente trattate, sono presenti i “The XX” con il brano “Fiction”, che va a coronare il sogno d’amore tra Mike e Rachel.

Tuttavia, i momenti musicali più importanti della serie sono legati ad Harvey, avvocato spietato incapace di esprimere fino in fondo i suoi sentimenti. I brani più belli legati a “Suits”, risuonano nei momenti riflessivi del personaggio, il quale è un grande collezionista di vecchi vinili e registrazioni datate che hanno il retrogusto del suo whiskey preferito, il McCallan 18.

 

Articolo di Silvia Frattini.

Un’altra serie colosso di una generazione di teenager: Gossip Girl, diretta da Josh Schwartz.

Series By Track: Gossip Girl

Nel 2009 le vicende di Serena Van Der Woodsen e dei suoi amici-nemici (Nate Archibald, Blair Waldorf, Chuck Bass, Dan Humphrey e Jenny Humphrey) entrarono nelle case di tutte le teenager italiane, rendendo irraggiungibile il sogno di una vita newyorkese nel lusso più sfrenato.

L’intera serie è basata sui romanzi omonimi della scrittrice Cecily von Ziegesar, ed è andata in onda su Italia 1 dal 2009 al 2014 con 121 episodi. Come in ogni serie televisiva la musica ebbe il suo grande peso, e “Gossip Girl” propose una selezione di brani poliedrica e variegata. Infatti nella serie non impera un solo e unico genere musicale, si passa dal punk dei Sum 41 con “With me”, attraverso il pop indipendente dei Foster the people con “Pumped up kicks” (brano che avrà un grande successo in Italia solo qualche anno dopo la fine della serie), per arrivare a voci calde come quella di Adele con la famosa “Rolling in the deep”.

Oltre ad Adele, all’interno della playlist scelta per “Gossip Girl”, sono presenti altre voci femminili di grande importanza come Florence Welch, Lana Del Rey, Lorde e Taylor Momsen. L’ultima cantante citata fa parte del gruppo post-grunge “The pretty reckless” e oltre ad essere l’autrice di una delle colonne sonore della serie, interpreta il personaggio di Jenny Humphrey (alias la piccola J), la quale, nel corso delle sei stagioni, subisce un cambiamento radicale esattamente in linea con la figura musicale che è adesso.

La musica indipendente si fa spazio anche in “Gossip Girl” come in “The O.C.” ( entrambe le serie televisive sono ideate da Josh Schwartz), presentando brani di artisti che solo anni dopo la fine della serie avrebbero avuto un grande successo, come ad esempio i “The XX” presenti all’interno della playlist col brano”Angel”.

 

Articolo di Silvia Frattini.

Cultura senza limiti: ecco cosa si è respirato il 19 maggio in occasione dell’ultimo contest del FloWerence Hip Hop tenutosi alla libreria Libraccio e IBS di Firenze in via De’ Cerretani 16r.

Flowerence Hip Hop
I due finalisti del contest: Paso Doble e Pratesino. Entrambi sono i vincitori e saranno protagonisti della manche finale al Teatro della Limonaia.

Tra gli scaffali colmi di grandi classici, romanzi, fantasy e enciclopedie si è tenuto un vero e proprio “duello” all’ultima strofa tra quattro giovani artisti fiorentini che al Flowerence Hip Hop – insieme alle loro crew – si sono sfidati su rime, ritmo e parole, trattando tematiche moderne nel tipico linguaggio rap che ormai a contagiato anche il nostro Belpaese.

Impossibile non rimanere estasiati davanti a questa esplosione di cultura di nuova generazione, basata su una forte carica comunicativa in grado di suscitare interesse nel pubblico più svariato. I presenti, infatti, sono letteralmente rimasti folgorati da questa contaminazione culturale, in grado di intrecciare la testa e la voce dei giovani assieme al pensiero delle generazioni un po’ più grandi; un chiaro segnale di come spesso basta aprire le porte a nuove occasioni per permettere agli orizzonti di espandersi e lasciar così che le arti tutte si possano abbracciare e contaminare.

Davvero una stupenda possibilità questa concessa dalla libreria IBS, che si dimostra una realtà in evoluzione e al passo con le nuove frontiere della comunicazione e del fare cultura; sicuramente ciò è merito anche della grande storia dietro al gruppo IBS, abituato a selezionare e proporre cataloghi di testi variegati e che sanno accordare i lettori e i fruitori più disparati, sia dal vero che online.

Anzi, a questo proposito è molto interessante sapere che chi ha dimestichezza con gli acquisti sul web, può utilizzare i codici sconto anche per IBS e ottenere così promozioni fisse, spedizioni gratuiti e tante offerte interessanti per le spese inerenti al gruppo, sia per libri di testo che per tutte le proposte editoriali della libreria. Ad esempio, su Piucodicisconto, gli amanti dello shopping potranno accedere a tutte le promo valide proposte dalla libreria. Un ottimo strumento quindi per risparmiare e avere la precisione di un servizio sempre puntuale e comodo.

Al Flowerence Hip Hop, ricordiamo che i giovani fiorentini si sono esibiti non solo alla presenza di un pubblico partecipante, che aveva modo di intervenire per dialogare e porre quesiti ma anche con una giuria composta da due studenti e un giornalista. Tanto l’entusiasmo suscitato, al punto che sintonizzare tradizionale e attuale, vecchio e nuovo è stato davvero semplice e immediato: ecco perché tutti i quattro partecipanti si sono meritati in ex equo la possibilità di partecipare alla finale del concorso che si terrà il 26 giugno al Teatro della Limonaia di Villa Strozzi. Con i quattro cantanti selezionati in questo ultimo step, per la finale sono previsti quindi un centinaio di artisti sul palco, pronti a esibirsi fino all’ultima nota.

A conclusione della giornata dedicata alle nuove forme di musica e cultura presso la libreria IBS, è stato anche presentato il murales vincitore del contest pittorico “La mia Firenze” che verrà poi premiato nella finale.

Una città meravigliosa che ancora una volta conferma la sua poliedricità nell’attenzione all’arte in tutte le forme e alle nuove generazioni di artisti affamati di mondo e canali innovativi per esprimere i propri talenti in modo creativo e stupefacente.

Orange County è stata una delle serie più apprezzate da milioni di teenager, oggi adulti. Uno dei suoi punti cardine è stata la colonna sonora delle quattro stagioni.

Series by track: The O.C.

The O.C” è la serie Fox ideata da Josh Schwartz ormai diventata generazionale, la quale racconta la
movimentata vita di quattro adolescenti (Ryan, Seth, Marissa e Summer) e di come le loro vite si intrecciano
in modi buffi e pericolosi. Andava in onda per la prima volta nel 2003 e concludeva la sua corsa, a quota 92 episodi, esattamente 4 anni dopo, nel 2007. Le varie vicende raccontate sono ambientate in California, a Los Angeles e, per essere precisi, nella contea di Orange County, un quartiere residenziale dove per lo più si possono trovare sfarzose villette appartenenti ai ceti abbienti.
Nella serie televisiva in questione si trovano colonne sonore degne di nota, a partire proprio dalla sigla iniziale rimasta nella storia, ovvero “California” dei “Phantom Planet”.

Gli altri brani che troviamo all’interno della serie sanno descrivere perfettamente gli stati d’animo e le
peculiarità più spiccanti dei protagonisti, i quali, con tutta probabilità, diventano un gruppo inseparabile proprio
grazie alle loro mille diversità.
Ad esempio, tutti i cultori della serie ricorderanno molto bene i “Death Cab for Cutie” col loro brano “A Lack of Color”, che invadevano la cameretta di Seth, ragazzo logorroico e nerd, follemente innamorato della bellissima e pungente Summer, la quale inizialmente non lo considerava.

In “The O.C” la musica indipendente ha la sua grande parte e, grazie alla serie, inizia a prendere piede
sempre più velocemente. Tuttavia all’interno di essa si possono riconoscere anche brani molto famosi,
come “Hallelujah” di Leonard Cohen, reinterpretata da Jeff Buckley, che segna un momento fondamentale
nella vita dei protagonisti. Dopo 11 anni dal famigerato episodio sembrerebbe scorretto parlare di
spoiler. Tutti noi ricordiamo il corpo esanime della protagonista femminile Marissa, ragazza estremamente
sensibile ed emotivamente instabile, fra le braccia del giovane Ryan mentre la loro vettura prende fuoco.
Come per le altre serie che sono state trattate, potete trovare una playlist completa e dettagliata dedicata
alla serie sulla piattaforma musicale Spotify per approfondire l’argomento, e magari decidere di guardare
per la prima volta “The O.C” (o riguardarlo per la milionesima).

 

Articolo di Silvia Frattini.

La serie tv originale Netflix che ha conquistato il pubblico sotto ogni punto di vista.

SeThe end of the f***ing word”

The End Of The F***ing World” è la serie originale Netflix che parla di due adolescenti problematici, James e Alissa (interpretati dai giovanissimi Alex Lawther e Jessica Barden), i quali decidono di scappare dal loro nucleo familiare disastrato per assaporare il senso d’indipendenza tipico degli adulti. Guardando gli otto scorrevoli episodi (da 20 minuti l’uno circa) vediamo i due protagonisti infrangere la legge, andare contro molti principi morali e infine scoprire l’amore. Se ancora non ci avete dato un’occhiata vi consiglio vivamente di farlo anche a rischio di innamorarvi di ogni dettaglio. Infatti, oltre ad essere una bellissima serie tv, sebbene la trama sia estremamente semplice, ma piuttosto avvincente allo stesso tempo, sono state scelte anche colonne sonore davvero affascinanti e di nicchia che non sono passate inosservate, tanto da far creare ai fan più attenti e appassionati una playlist su Spotify interamente dedicata a “The End Of The F***ing World”.

Ascoltando la playlist, brano dopo brano, si entra a far parte di un’atmosfera che ricorda in tutto e per tutto gli anni ’50, grazie a sonorità che sembrano provenire da un vecchio gramofono o da un jukebox. Sembra di respirare l’innocenza del primo amore e di sentire il brivido lungo la schiena dato dalla libertà appena guadagnata, il che fa intendere che ogni brano scelto per il teen drama sa rendere ogni scena praticamente perfetta.
Non è ancora stata confermata una seconda stagione, il ché non è per forza una notizia negativa se si prende come esempio il destino di altre serie di culto Netflix come “Dark” o “Stranger things”.

 

Articolo di Silvia Frattini.

 

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