Quando l’amore per la musica incontra e promuove l’amore per gli altri.

Cafiero pubblica, a sorpresa, il singolo Ti guardo ancora un po’ per promuove la raccolta fondi a sostegno della Protezione Civile e della Regione Puglia per l’emergenza Covid-19.

All’anagrafe Salvatore Cafiero (musicista, cantautore e produttore), vanta una carriera caratterizzata da una vasta esperienza live in Italia, Europa e America e da una serie di prestigiose collaborazioni: Dolcenera, Gianluca Grignani, Eros Ramazzoti, Tiromancino, Nek, ed Elodie.

Quando l’amore per la musica incontra e promuove l’amore per gli altri. 1

Fondatore dei Super Reverb, nel 2011 intraprende ufficialmente la carriera da solista con il nome Cafiero.

Nel 2014, dopo una serie di show live negli Stati Uniti, pubblica l’Ep “Suck my Blues“, progetto discografico in lingua inglese, di cui è produttore, autore, cantante e chitarrista.

Si aggiudica nel 2015 al concorso indetto dal “Mei” il premio “Miglior chitarrista dell’anno”.

Pubblica nel 2017 il suo primo disco ufficiale dal titolo omonimo “Cafiero”. Un traguardo importante che segna l’inizio di un nuovo ed entusiasmante cammino.

Nel 2018 rinnova la formazione dei Suck my Blues e pubblica l’album “Rebirth”, eccellente fusione di blues, rock ed elettronica.

Nel 2019 è membro della super band del tour di Raf e Umberto Tozzi. Nello stesso anno gli viene conferita la carica di “Art Director” di uno dei più grandi eventi fieristici della Puglia: Expo Miggiano 2000.

Cafiero pubblica, a sorpresa, il singolo "Ti guardo ancora un po'"

Nel 2020, alla luce dei recenti avvenimenti e delle vigenti disposizioni governative, Cafiero non arresta la sua creatività produttiva e realizza il brano “Ti guardo ancora un po’”. Il singolo, creato a distanza con la sua band, è un regalo dedicato a coloro che seguono la sua musica e si fa portavoce di un messaggio per supportare il sistema sanitario a fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

Cafiero ha dichiarato: ““Ti guardo ancora un po’” è un brano che nasce dall’amore, dal fatto che la distanza (guardandosi, appunto, da lontano e dentro), in questo periodo, è simbolo di rispetto e amore verso gli altri. Siamo in cerca dell’ispirazione e dell’introspezione… per fare sempre meglio, soprattutto ora.

È una canzone che nella sua malinconia è piena di speranza, solidarietà e di amore verso il prossimo.

Il singolo, non disponibile in vendita, è accompagnato da un video (visibile al questo link ufficiale) che mostra la fase di  realizzazione a distanza.

“Ti guardo ancora un po’” contribuisce a diffondere il messaggio di sostegno a favore di strutture e persone impegnate nella gestione dell’emergenza promozionando, in particolare, due campagne di raccolta fondi: la Protezione Civile e la Regione Puglia, la mia terra. L’amore in tutte le sue forme ci porterà a vincere questa battaglia! Intanto io e i miei amici presenti in questo brano ci auguriamo di poter regalare qualche minuto di gioia e spensieratezza”.

“Ti guardo ancora un po’” evidenzia la capacità dell’artista di saper spaziare musicalmente senza perdere la propria essenza. L’inedito, infatti, mostra la versatilità stilistica del cantautore abile nel rendere il suo sound singolare e riconoscibile. “Ti guardo ancora un po’” farà parte del nuovo progetto discografico di Cafiero, in uscita nei prossimi mesi.

Quando l’amore per la musica incontra e promuove l’amore per gli altri.

Cafiero e la sua band sostengono l’emergenza epidemiologica del virus COVID-19 promuovendo la raccolta fondi destinata a:

Protezione Civile Nazionale (IBAN: IT84Z 03069 05020 100000066387 – BIC: BCITITMM)

Regione Puglia (IBAN: IT51C 03069 04013 100000046029 – intestato a Regione Puglia – causale: Donazioni coronavirus Regione Puglia).

 

#iorestoacasa

La musica ci fa sentire liberi mentre siamo imprigionati, ci fa sentire uniti mentre siamo isolati, ci fa sognare mentre stiamo vivendo un incubo.

a cura di Chiara del Vaglio

Note con corona.

Se qualcuno avesse chiesto tre mesi fa ad un musicista cos’è una corona e che effetto provoca, si sarebbe visto disegnare una nota sul pentagramma con un puntino e un “cappellino” a forma di semicerchio, la cui funzione è quella di prolungare la durata del suono, provocando un rallentamento, una frenata del brano.

E ora cosa accade? Che all’improvviso i musicisti si sono imbattuti in una nuova corona, qualcosa che non si è limitata solo a rallentare o a frenare, ma che ha letteralmente distrutto ogni spartito, ogni nota, ogni sogno di chi con la musica ci vive.

Ch

Sì, certo, lo sappiamo che questa corona miete vittime ovunque e in qualunque settore, lo sappiamo che siamo tutti sulla stessa barca, tutti uguali nella nostra impotenza, tanto che ci torna in mente la poesia del grande Totò, “’A Livella”, che mai come oggi sembra così attuale.

Ma cos’ha di diverso un musicista rispetto agli altri lavoratori? Dopotutto i musicisti vivono perennemente in un limbo, fatto di “se” di “ma” e di “forse”, fatto di 2 mesi di lavoro intenso e 6 di disoccupazione, quindi dovrebbero essere già abituati a stare a casa per lunghi periodi e in grado di gestire meglio di altri la loro “clausura”, impiegando il loro tempo a studiare o creare, nell’attesa di ricevere una telefonata per il prossimo lavoro… ma stavolta sappiamo bene che quella telefonata non potrà arrivare.

La musica può andare anche oltre, anzi DEVE andare oltre!

La musica può andare oltre

Stavolta è diverso, perché quando si galleggia tra il “forse ho delle serate a…” e il “forse vado in tourné con…”, a differenza degli altri lavoratori, il musicista non può chiedere risarcimenti, rimborsi o ammortizzatori sociali per dei “forse” che non sono scritti nero su bianco.

La situazione non cambia neanche quando il “forse” lascia il posto alla certezza di una serata già fissata in un locale, per la quale non esistono contratti, ma solo accordi verbali. E così, dal modesto pianobarista al virtuoso turnista, dal pianista classico al chitarrista metallaro, la spietata legge della Livella di Totò è davvero uguale per tutti: tutti a casa.

La musica può andare oltre

Cosa può fare un musicista in questo momento?

Naturalmente chi insegna si è già attrezzato per fare lezioni via Skype, laddove la connessione glielo consente, ma la musica può andare anche oltre, anzi DEVE andare oltre: può spezzare il silenzio surreale delle strade deserte, può materializzarsi improvvisamente sui balconi, trasformandoli in palcoscenici improvvisati, può unire sconosciuti che condividono le stesse sofferenze e lo stesso dramma, perché cantando e suonando, o anche semplicemente ascoltando, ci si incoraggia reciprocamente, ritrovando un po’ di buon umore e di ottimismo, e perché, dopotutto, la musica è molto più contagiosa di qualunque virus!

La musica può andare anche oltre, anzi DEVE andare oltre! 1

Il musicista dovrebbe esserne fiero, si sta prendendo la propria rivincita nei confronti di una società che lo ha sempre snobbato e considerato un “perditempo”, ma che ora ha bisogno del suo aiuto per sopravvivere senza andare fuori di testa… si prende la rivincita sul dirimpettaio che per anni gli ha urlato di abbassare il volume dell’amplificatore, minacciando di chiamare i vigili, ma ora gli implora di alzarlo per sentire la musica più forte.

La musica può andare oltre

Il musicista in questo momento ha un grande potere e una grande missione sociale, perché la musica ci fa sentire liberi mentre siamo imprigionati, ci fa sentire uniti mentre siamo isolati, ci fa sognare mentre stiamo vivendo un incubo.

Auguriamoci dunque che quando tutto questo sarà finito, l’intera popolazione sia stata contagiata dal virus musica, che l’empatia e la sensibilità non siano cose che appaiono solo a Natale per poi scomparire dopo Capodanno… pertanto, parafrasando Raf, se pensiamo con ottimismo a “Cosa resterà di questi anni ’20?”, non ci resta che auspicare ciò che sognava il grande Lucio Dalla: “…sarà tre volte Natale, e festa tutto l’anno…”.

Stefano Farinetti in arte Neno: “Meglio star da soli”

A cura di Paola Ferro

Un bell’incontro a “distanza” con Neno, Stefano Farinetti di Amici 19

In questi giorni di separazione, incontrarsi anche solo telefonicamente, diventa importante e per nulla scontato. Avrei voluto incontrare Neno, fare due passi e tante parole. Passi non abbiamo potuto farne, ma le parole sono state tante: un bell’incontro e la promessa di prendere un caffè non appena sarà possibile per darci quell’abbraccio che è solo rimandato. Stefano Farinetti, in arte Neno, è un giovane cantautore torinese con una passione per la musica che coltiva dall’età di cinque anni; un percorso che lo porta ad Amici di Maria De Filippi nel Novembre del 2019 dove incanta tutti con un timbro vocale e una capacità interpretativa inconfondibili. Il 17 Marzo è uscito il suo singolo “Meglio star da soli”, una ballad coinvolgente dalle sonorità moderne con la quale Neno affronta una tematica delicata come quella del tradimento, con la schiettezza dei suoi vent’anni.

Neno: dopo Amici 19 "Meglio star da soli"

Ti abbiamo conosciuto ad Amici 19 come Stefano, Neno era già il tuo nome d’arte o è venuto solo dopo il talent di Maria De Filippi?

Neno è il mio nome d’arte anche da prima di Amici, dove ho voluto partecipare semplicemente con il mio nome di battesimo. Come Neno avevo già pubblicato un singolo nell’estate scorsa e rappresenta il rovescio della stessa medaglia. Neno è il mio front man, il mio migliore amico.

 

Amici cosa ha rappresentato per te?

Sono entrato ad Amici per inseguire il mio sogno, per cercare di dare una chance alla passione che ho per la musica. Un’esperienza che mi ha messo alla prova, permettendomi, però, di crescere sia dal punto di vista artistico che umano. Ad Amici si è sotto i riflettori di continuo, chiamati a dare il meglio e a essere giudicati. Questo fa crescere artisticamente e anche dal punto di vista umano essendo costretti a fare i conti con sè stessi. Può sembrare strano perché si è sempre insieme, eppure paradossalmente si è profondamente soli e non si può evitare di guardarsi dentro. Questa esperienza mi ha dato tanto, un bel bagaglio di cui ho fatto tesoro. Sono tornato a casa, consapevole di quanto lavoro mi aspetti per realizzare il mio sogno, ma sicuramente più forte grazie anche alle conferme importanti che ho ricevuto.

Neno: dopo Amici 19 "Meglio star da soli" 1

Come è nata “Meglio star da soli”?

È nata d’istinto in un giorno in cui, uscendo di casa, mi sono accorto di avere dimenticato le chiavi; sono tornato in camera e a quel punto ho preso la chitarra in mano: avevo in testa un’idea, una melodia che ho dovuto comporre. È una canzone che racconta come alla mia età sia lecito sbagliare in amore, di come sia importante sperimentare, imparando a stare da soli. Talvolta le relazioni diventano troppo pesanti, troppo grandi per chi come me ha solo vent’anni. Forse sarebbe “Meglio star da soli”, relazionandosi con tanti, invece di chiudersi in una relazione esclusiva quando ancora non abbiamo la capacità vera di gestirla.

 

Non credi che sia la paura di stare soli a condizionare le nostre relazioni?

Spesso ci si rifugia in una relazione, nel tentativo di colmare dei vuoti, evitando di guardarci dentro di fare i conti con noi stessi. La solitudine fa paura, ma si può essere ancora più soli, quando si è con la persona sbagliata. In questo momento sto assaporando la libertà di essere single, concedendomi il privilegio di saper attendere.

Neno: dopo Amici 19 "Meglio star da soli" 2

Quali sono i tuoi progetti? Potrebbe esserci un altro talent all’orizzonte?

In questo momento voglio lavorare sulla mia musica, muovendomi con le mie gambe concedendomi il tempo necessario per crescere artisticamente senza forzare tempi e modi.  Non intendo criticare chi fa scelte diverse; per quanto mi riguarda, sono contento di aver fatto Amici, ma oggi voglio fare altro. Stiamo creando un bel gruppo di lavoro col mio produttore e non vedo l’ora di poter suonare dal vivo, di cantare le mie canzoni.

 

Come stai vivendo questo momento d’isolamento?

Personalmente ho rivalutato tutti quei gesti che erano diventati una routine: la birretta con gli amici, la libertà di uscire e andare ovunque volessi. Solo adesso capisco quanto fossero preziosi e, sono sincero, mi mancano. Vivo responsabilmente questo momento così difficile facendo un po’ di fatica, anche se mi reputo fortunato perché ho la chitarra e la musica a tenermi compagnia. Ho, inoltre, ripreso in mano libri che mi ero ripromesso di leggere tante volte, senza trovarne il tempo.  e mi sforzo di diventare un po’ “più social”… cosa che mi riesce  difficile. Stai ridendo? Lo so, in effetti, può sembrare strano ma è così: dopo Amici ho dovuto mio malgrado abituarmi e ancora oggi devo lavorarci un po’ su…

 

Grazie Neno della bellissima chiacchierata, ci vediamo appena possibile… un caffè è una promessa!

 

Chissà se i più grandi batteristi della storia musicale sarebbero d’accordo ma, secondo alcuni studi, la pratica percussionistica avrebbe effetti importantissimi su mente e corpo e renderebbe anche più felici. Scopriamo perchè

Suonare la batteria migliora le prestazioni del cervello

Tra gli strumenti a percussione la batteria è quello che attira sempre nuovi appassionati, soprattutto tra le nuove generazioni ma non solo. Quello che affascina è sicuramente la sensazione di libertà che trasmette e l’energia che si sprigiona impugnando le bacchette, lasciandosi andare al ritmo.

Suonare la batteria: gli effetti positivi su cervello e corpo

Un aspetto molto interessante è che, rispetto a tutti gli altri strumenti musicali, suonare la batteria è equiparabile a praticare uno sport perchè è un’attività che coinvolge contemporaneamente tutti gli arti,  influisce sulla coordinazione e incide positivamente anche sulle capacità di concentrazione e sulla creatività.

Diversi studi hanno evidenziato i molteplici benefici che l’esercizio alla batteria è in grado di assicurare a mente e corpo. Tra questi, uno dei più recenti è quello condotto dall’Università della Ruhr e dalla Bergmannsheil University Clinic il quale ha appurato come il cervello di chi si dedica allo studio e alla pratica della batteria sia, di fatto, più performante rispetto alla media.

Anche solo un anno di pratica con la batteria, migliora in modo sensibile la capacità di comunicazione tra i due emisferi celebrali, quello destro e quello sinistro poiché è necessario sviluppare una grande capacità di coordinazione.

In particolare, lo studio ha messo in evidenza come, nei percussionisti, il corpo calloso (la commissura più importante del cervello poiché collega tra loro i lobi, garantendo il trasferimento di informazioni tra i due emisferi e la loro coordinazione) sia significativamente più sviluppato rispetto a musicisti che utilizzano un altro strumento. Si è potuto osservare, a questo riguardo, come il numero delle fibre mieliniche costituenti l’interconnessione emisferica, per quanto inferiori di numero, risultino più spesse consentendo una più rapida ed efficiente trasmissione di informazioni tra i lobi.

I batteristi sono più felici? Lo direbbe la scienza

Ma le sorprese non finiscono qui perchè è stato messo al centro dell’attenzione anche un altro aspetto, non secondario: è stato rilevato, infatti, che chi suona la batteria non solo ha una migliorata attività cerebrale ma è anche mediamente più felice. Infatti l’esercizio e la pratica dello strumento è un formidabile antistress che consente di convogliare e scaricare nel movimento complesso di tutto il corpo le energie negative, in altre e più povere parole, consente di sfogarsi.

Nel suonare la batteria partecipa tutto il corpo, dalle braccia al busto per arrivare alle gambe e ai piedi, questo si traduce in uno sforzo maggiore che inevitabilmente riduce i livelli di stress e consente il rilascio di endorfine che migliorano i livelli d’umore.

Gli effetti positivi sui bambini

Effetti positivi si possono registrare non solo sugli adulti ma anche e, forse soprattutto, nei bambini e nei soggetti in fase di crescita. È ormai accertato che imparare a suonare uno strumento ha importanti e benefici aspetti nei bambini, in particolare, sullo sviluppo delle capacità linguistiche, sul potenziamento mnemonico e sullo sviluppo delle abilità di coordinazione.

Anche sul piano comportamentale, la pratica strumentale è un potente alleato che aiuta il bambino ad inibire gli impulsi aggressivi insegnandogli la disciplina e la perseveranza. I benefici sono davvero tanti e straordinari anche se i bambini devono accostarsi alla musica e allo strumento in totale autonomia, senza forzature o obblighi da parte dei genitori.

Tra gli strumenti più amati e ricercati dai bambini c’è proprio la batteria, come racconta anche la storia che ha avuto grande eco mediatico del dodicenne di Bitonto che ha riconsegnato il proprio smartphone al padre per dedicare il suo tempo allo studio dello strumento, sua grande passione.

Ai genitori che temono di assecondare l’assordante passione dei propri figli, si può suggerire di optare per una batteria elettrica che può essere suonata indossando le cuffie senza infastidire i timpani degli altri componenti della famiglia.

“Ci sono corde dell’anima che solo la musica può toccare, vuoti che solo l’Amore può riempire”

 

“Sentire l’Amore” … un nome un programma …

Si, una missione … fare sentire l’amore attraverso la musica. Il mio album nasce con questo spirito. Dopo vari anni di canto e composizione musicale, servizio e volontariato mi sono chiesta come arrivare a coloro che non potevo fisicamente raggiungere ed è nato questo album. La musica non conosce limiti e spero che il messaggio del mio disco arrivi dove io non posso arrivare.

Mirael: "Sentire l'Amore" ... una missione!
Mirael

Parlaci dell’album.

15 brani di generi molto diversi tra loro, dal pop al blues, dal reggae al reggaeton, dall’orchestra ai suoni elettronici. Diversi stati d’animo, diverse emozioni espresse. Una produzione Suonamidite Mixstudio realizzata grazie al producer Mario Costanzi (www.mariocostanzi.it).

 

Quale il messaggio?

Sentire l’Amore è il desiderio di ogni essere umano. Tutti desideriamo sentirci amati. Ma non solo attraverso cose materiali o affetti umani … desideriamo sentirci amati infinitamente, eternamente, sempre, ovunque, in qualsiasi momento, nelle profondità più impenetrabili del nostro essere. E chi può fare questo è solo qualcosa, anzi qualcuno, di infinito, di immenso. Con questo disco voglio ricordare che esiste un amore con la A maiuscola, quello davvero originale, da cui ogni bene ha origine. Noi non possiamo arrivare dappertutto … “ci sono corde dell’anima che solo la musica può toccare, vuoti che solo l’Amore può riempire” è il mio motto. E questo Amore si può davvero sentire.

 

Dunque un disco che si fa strumento?

Esattamente. Un album che vuole percorrere un cammino, fare compagnia nelle varie tappe della vita tra i grandi interrogativi umani. E chissà … magari favorire un incontro, un contatto, tra il pubblico e l’Amore, attraverso il viaggio interiore tra musica e parole. Un mix di stanze molto diverse dove l’anima può distendersi, riposare e finalmente … tornare a ballare.

Mirael: "Sentire l'Amore? Una missione" 1

Un lavoro di squadra vero?

Un lungo lavoro di produzione durato due anni in collaborazione con l’Associazione Suonamidite Onlus fondata da Mario Costanzi, producer del disco che ha fatto un lavoro davvero eccezionale assieme ad Alberto Piva (pianoforte ed arrangiamenti), Filippo Rubini (orchestrazioni) e agli altri musicisti e artisti della band: Vito Perrini (noto percussionista del Gen Rosso che ha curato le percussioni), Piero Paolini (sax), Mario Costanzi e Vincenzo Pisciotta (chitarre), Vincenzo Pisciotta e Lorenzo Alderighi (basso), Lino Amico (batteria), Deborah Bozzi e Sara Corrieri ai cori con Alberto Piva e Mario Costanzi. Si, miei sono testi, musiche e voce del disco ma tengo a sottolineare che la ricchezza dell’album è dovuta alla varietà dei contributi e al mix di stili, idee e caratteri impressi da ogni artista che ha collaborato. Una squadra davvero eccezionale di professionisti e talenti che ha lavorato, e tuttora lavora, con il massimo dell’impegno.

 

Spiegaci la copertina che ti vede ritratta mentre un po’ di sabbia cade dalle tue mani
È un’immagine che richiama la metafora di tutta la grafica del disco creata da Palo Sita: l’uomo è sabbia arida fino a quando non riesce a lasciarsi raggiungere dal mare, dall’Amore. La copertina rappresenta il desiderio umano di voler toccare, sentire, e al contempo la gioia di sentire.

 

Dove si può trovare il tuo album?

Presto attraverso i consueti canali di distribuzione e al momento sulla piattaforma www.tiny.cc/mirael dove si può ricevere come ricompensa in formato digitale o fisico per il crowdfunding a sostegno del progetto discografico. 

Mirael: "Sentire l'Amore? Una missione" 2

Concerti?

Abbiamo presentato ufficialmente il disco in concerto al Teatro Cinema Santo Spirito di Ferrara, mia città di origine, e in concerto nella Basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano. Due momenti indimenticabili. Prossimamente comunicheremo nuove date per ascoltare la nostra musica. Il disco è ovviamente disponibile anche ai nostri concerti del #sentirelamoretour.

 

Quali sono i primi riscontri?

C’è chi dice che “Sentire l’Amore” crea dipendenza … che ascoltato una volta non se ne può fare a meno! Chi ci ringrazia perché il nostro disco “gli dà la carica”… chi mi telefona cantando a squarciagola, chi si scatena in macchina con il nostro album fisso in autoradio, chi mi manda audio e video di complimenti. Dopo i concerti, una pioggia di apprezzamenti.  Direi che siamo felicissimi … avessimo fatto sentire l’Amore a una persona sola saremmo entusiasti. Direi che forse …. stiamo andando abbastanza oltre!

 

In bocca al lupo per questa avventura.

Evviva il lupo!!! Fateci sapere se saremo riusciti a farvi … Sentire l’Amore!

 

Info, Social e Contatti

 

Verso Est il nuovo singolo di Federico De Laurentiis

Verso Est è il nuovo singolo musicale del giovanissimo cantautore Federico De Laurentiis nato a Teramo vent’anni fa.

Chitarrista e pianista di straordinario talento, sin da bambino inizia a studiare musica e chitarra elettrica e a soli quattordici anni scrive le sue prime canzoni. Dono naturale, il cosiddetto “orecchio assoluto” che gli consente la capacità di identificare l’altezza di un qualsiasi suono senza l’ausilio di uno strumento di riferimento.

Federico De Laurentis: "Verso Est" il nuovo singolo

Promettente cantautore dall’animo puro e nobile di sentimenti; attraverso le sue canzoni racconta la vita, nella sua semplicità e complessità di tutti i giorni.

 

<<Verso Est è un brano che ho scritto tempo fa>> racconta Federico <<A volte, o spesso, quando si vive una storia d’amore, una relazione sentimentale, soprattutto agli inizi si tende a pretendere troppo dalla persona che si ha accanto. Inconsapevolmente si cerca di renderla più simile a sè stessi, pensando che possa condividere ogni cosa della tua vita. Ma poi ci si rende conto, forse anche quando è troppo tardi … che andarsi incontro, in ogni situazione, sia la cosa più giusta e sensata. Notare i difetti, le imperfezioni caratteriali altrui è molto più semplice che osservare i propri! Solo guardandosi dentro profondamente si può migliorare prima di supporre che a farlo siano gli altri. S’incontrano anime sul sentiero del proprio cammino e si dovrebbero apprezzare tutte le qualità di una persona affinché una storia possa durare il più a lungo possibile.>>

Federico De Laurentis: "Verso Est" il nuovo singolo 2

Federico vanta numerose partecipazioni a concorsi canori e svariate collaborazioni artistiche sia in studio di registrazione che live tra concerti e serate in locali, spaziando tra blues, rock e pop.

Un talento meritevole di attenzione.

 

Live Session 1: Le sue canzoni, sono lo specchio della sua anima, l’urgenza e il bisogno di raccontare.

Daniele Ronda, uno sguardo profondo, schivo. Usa le parole senza sciuparle, per raccontarsi. Nasce a Piacenza nell’ottobre del 1983, dove a soli nove anni si iscrive al Conservatorio, frequentando per diversi anni pianoforte e diplomandosi in teoria e solfeggio. A quattordici anni studia anche canto e da lì partecipa a diversi concorsi canori.

Daniele Ronda: Che spettacolo è?
Daniele Ronda

Il successo arriva con due brani che scrive per Nek “Almeno stavolta” e “L’anno Zero”, 400000 copie vendute in tutto il mondo; seguirà poi la famosissima “Lascia che io sia”. Daniele deve scrivere, raccontare: di sé, della vita. Non si accontenta di aver raggiunto il successo come autore, ma scala le classifiche delle Radio con “Come pensi che io” col quale sbarca al Festivalbar.

Ha bisogno del pubblico, dei palchi dove essere pienamente se stesso e regalare con generosità i suoi brani. Un mondo il suo, fatto di musica. Una musica che ama fare dal vivo, interagendo col suo pubblico. Ad accompagnarlo i musicisti di sempre, gli amici che hanno condiviso strada e palchi.

Che spettacolo è …la strada sbagliata che porta a una meta diversa che ti sorprende,

il fulmine che ferisce il cielo e piovono lacrime ma che spettacolo è? È pura elettricità.

La ferita e la sua cicatrice, l’esperienza che ti ha lasciato è come un tatuaggio di Dio ma sei tu che l’hai disegnato. In un mondo che tace noi siamo la voce, la voce.

La somiglianza tra padre e figlio, ma che spettacolo è…”

Questo brano Daniele, cosa rappresenta per te?
La mia filosofia di vita, il mio modo di affrontarla. Capita, che sbagliando strada si arrivi dove non immaginavamo possibile approdare. Spesso ai nostri occhi si aprono paesaggi inaspettati, a sorprenderci. Ogni esperienza, anche negativa può aprirci ad una nuova opportunità.

Le cadute ci insegnano, ci obbligano a diventare migliori.

Le ferite lasciano cicatrici che ci impediranno di dimenticare, obbligandoci ad essere migliori. Un messaggio positivo, un monito a guardare avanti con fiducia perché le rinascite, spesso, derivano da crisi profonde. La razionalità può limitarci, l’imprevedibilità della vita, al contrario, può mettere in scena uno spettacolo unico e meraviglioso.

Daniele Ronda: Che spettacolo è? 1

Un pezzo inedito?
In realtà è un brano che ho scritto anni fa, nel 2016,  che ho sempre suonato dal vivo ma non faceva parte di nessun disco. Il mio pubblico lo ha sempre richiesto e ci ha accompagnato su ogni palco. Oggi fa parte del nuovo disco Live Session 1 con una veste nuova, live appunto.

Nelle tue canzoni c’è tanto di te. In che modo ti “regali” al tuo pubblico?
Io scrivo per l’urgenza e il bisogno di raccontare. Spesso sono brevi racconti di vita. Nel momento in cui regalo una canzone al mio pubblico, lascio che la “indossi” sulla propria anima. Mi piace che chi ascolta possa abitarla: una casa dove la porta è sempre aperta. Una canzone non può essere un contenitore chiuso.

Daniele musicista, autore, cantautore. Quando non sei tu a farla, che tipo di musica ascolti?
Un quantitativo smisurato di musica. La musica è un’ondata che ha travolto la mia vita. Una vera e propria rapsodia che ha dei forte e piano estremi. Io ho un numero esagerato di cd. Ho collezionato musica di ogni genere, mosso da una grande curiosità insaziabile. Posso essere attratto anche da generi, apparentemente, lontani da me, con la voglia di scoprire mondi nuovi.

Daniele Ronda: Che spettacolo è? 2

Dovessi fare la colonna sonora della tua vita, che musica sceglieresti?
Una rapsodia con forti e piano estremi. Una sonata ricca di colori e sfumature diverse.

Questo album è una raccolta di brani inediti, ma molti già incisi. Come nasce questo progetto?
Nasce dal piacere di interagire col mio pubblico. Questo disco, Live Session 1 è interamente registrato dal vivo. Un album ricco di emozioni, quelle vere, forti che solo il palco ti regala. Quando suoniamo ci lasciamo travolgere dal piacere di fare musica, dialogando con chi ascolta. Non si cerca la perfezione, di uno studio di registrazione, ma si lascia spazio all’immediatezza del momento.

Live Session 1 è anche il tuo Live Tour 2019. Ce lo racconti?
Il 16 Agosto sarò Lacedonia (Avellino), il 17 Agosto a S. Agata di Puglia (FG), il 30 Agosto a Entracque (CN), il 31 Agosto a Minturno (LT), il 7 Settembre a Piacenza e il 14 Settembre a Borgio Verezzi (SV).

Daniele Ronda: Che spettacolo è? 3

In questo Live Tour chi ti accompagnerà?
Avrò i compagni di sempre. Mi piace fare questo percorso con i musicisti con cui ho costruito la mia carriera. Gli amici che hanno lavorato con me, condividendo fatiche e progetti. Non mi interessa chiamare il gran chitarrista di chissachì, ma essere circondato dall’intesa e dall’affetto di Sandro Allario al pianoforte, tastiere e fisarmonica, Stefano Petrini alla batteria, Matteo Chirivì alle chitarre e Roberto Galli al basso.

Di musicisti in gamba ce ne sono tanti ma questi sono quelli con cui voglio condividere quel momento lì.

Quali sono le persone che ti hanno insegnato di più?
Tutte quelle che non hanno mai voluto insegnarmi nulla. Mi piace osservare le persone, imparare dai loro gesti, dalle loro parole, mentre ignare di essere per me un faro, mi mostrano la via.

Daniele lontano da ogni forzatura dettata dalle leggi non scritte della discografia, in questo Live Session 1 raccoglie dodici brani, pregni di vita. Nessuno è meno ad un altro. Ognuno, un dono.

Sabato sera a Reggio Emilia Ligabue con la sua band ha fatto la prova generale dell’imminente Start Tour. Il nostro racconto a due voci di quello che il pubblico vedrà, per 9 date, a partire dal 14 giugno con l’esordio allo stadio San Nicola di Bari.

A due voci: la prova generale di Ligabue per Start tour
Start Tour, Ligabue durante la prova generale. Foto: © Jarno Iotti

Luci, quelle d’America in scaletta con il brano omonimo, e quelle del palco, mai in un tour di Ligabue così illuminato. Led, a coprire 365 metri quadrati. Un impianto audio di ultima generazione che offre un’elevata qualità di ascolto per tutti gli spettatori e un impatto sonoro emozionante. Un palco alto 22 metri, profondo 20 e lungo 58, con due passerelle asimmetriche che si immergono nel pubblico pronte a prendere vita con la musica di Ligabue.

Ecco il nostro racconto a due voci, con impressioni a confronto di Nico e Francesca, della prova generale di Start Tour.

Start Tour, la “dipendenza dal palco” e dal pubblico di Ligabue

A un anno e mezzo di distanza dalla conclusione dell’ultima tournée, il Liga torna sul palco rivendicandone la sua profonda e viscerale dipendenza. Per questo Start Tour 2019 lo attendono nove serate di sfrenato coinvolgimento con il pubblico che, da quello che abbiamo potuto assistere nel corso di una riservatissima prova generale, non rimarrà di certo deluso dallo spettacolo messo in piedi.

Uno show da vivere fino in fondo, ponderato nel suono e nella scelta dei brani in scaletta, che accontentano un po’ tutti i palati, raggruppando le varie generazioni di supporter. Delle trenta canzoni proposte, ben diciassette provengono dal suo repertorio anni ’90, mentre le restanti dagli album realizzati nel nuovo millennio, tra cui sette inediti del suo ultimo disco “Start”.

Compagni di viaggio di questo itinerante percorso dal vivo, cinque musicisti di tutto rispetto e di insindacabile bravura, a partire dagli insostituibili chitarristi Max Cottafavi e Federico Poggipollini, passando per il bassista Davide Pezzin, il tastierista Luciano Luisi e il batterista Ivano Zanotti, al suo debutto nella band del rocker di Correggio.

Sette maxi schermi accompagnano lo scorrere delle tracce, in una sequela di luci, immagini e tanta buona musica, per due ore e un quarto di puro divertimento. Tra il mastodontico palco e l’imponente realtà, Luciano Ligabue ci mette gran parte del proprio vissuto, ventinove anni di irriducibili successi, regalandoci ancora una volta la sua personale visione del mondo, rigorosamente da ballare.

Nico Donvito

A due voci: la prova generale di Ligabue per Start tour 1
Start Tour, Ligabue durante la prova generale. Foto: © Jarno Iotti

Start Tour, cori che attraversano quasi trent’anni di carriera

Nel parcheggio della Fiera di Reggio Emilia campeggia il palco imponente; lo spazio attorno è vuoto, a parte un po’ di amici di Ligabue e noi giornalisti.

Quello che ho visto è un concerto che mette, come sempre, la musica al centro. Si parte con due brani dell’ultimo disco “Start”, “Polvere di stelle” e “Ancora noi”, il palco da bianco e nero diventa un’esplosione di colore, nel segno della L di Luciano.

Mood lustrini, la festa decolla subito e apre le braccia al ritmo scatenato di “Balliamo sul mondo”. Ligabue tira fuori tutto il repertorio dei suoi cori: quello di “Urlando contro il cielo” chiude i bis e il concerto, ma ci sono anche “Marlon Brando è sempre lui”, “Il giorno di dolore che uno ha” e altri ancora. Manca solo il ‘gira gira’ di “Lambrusco & pop corn”, in compenso c’è la new entry di “Ancora noi”.

Ligabue fa indossare un vestito verde a “Non è tempo per noi”, con video-memento che riguardano l’ecologia e l’ambiente; su “Bambolina e barracuda” i led riproducono immagini che richiamano la copertina di “Never mind the bollocks” dei Sex Pistols.

Momento magico con “Certe notti”, grande emozione per “Mai dire mai”, vorticosa “A che ora è la fine del mondo”, interessanti i due medley (uno chitarra e voce, l’altro con tutta la band) che cambiano ritmo e sapore a una scaletta che non delude.

I brevi attimi di silenzio assoluto tra una canzone e l’altra non riempiti dalle grida della gente fanno capire quanto valore abbiamo noi, il pubblico, e quanto saperci coinvolgere sia un’arte che Ligabue padroneggia con carisma e talento.

Francesca Binfarè

Foto: © Jarno Iotti

Nella quarta serata del Festival, i tanto attesi duetti. Sbirciamo sul taccuino di Giancarlo Genise esperto Vocal Coach per carpirne il giudizio.

Sanremo 2019: la resa di conti, chi vincerà il Festival?

 

Federica Carta e Shade con Cristina D’Avena

Voci abbastanza pulite, comunicative con un linguaggio giovanile e discografico per teen idol.

Voto 6,5

Nel duetto con Cristina D’Avena, il voto scende  purtroppo perché si scivola ad uno stile cartoon che non paga.

Voto 6

 

Motta con Nada

Dizione pessima, qualsiasi errore tecnico possibile, lui lo fa. Timbro interessante che però non “buca”.

Voto 6

Nel duetto con Nada, grazie anche al nuovo arrangiamento, prende forza e diventa interessante: le voci si sposano bene creando un mix di armonie ben disegnate.

Voto 7

 

Irama con Noemi

Irama si “auto” clona credendosi ancora ad amici e dimenticando di essere a Sanremo, un brano adatto alle teen idol  ma, tecnicamente, un vero disastro.

Voto 6

Con Noemi all’inizio qualche difficoltà anche perché la parte rap mal si combina con la sua voce.

Noemi si scatena poi nella seconda parte sostituendosi, di fatto,  alla corista e tale rimane rimanendo backvocals fino alla fine. Sciupata.

Voto7

 

Patty Pravo e Briga con Giovanni Caccamo

Tiene botta la classe e l’ironia di Patty Pravo con un Briga molto formale, anche se a volte il testo non è perfettamente comprensibile.

Voto 6

Il cambio di arrangiamento e le tre voci insieme, danno una bella sferzata al brano che decisamente ne guadagna.

Voto 8

 

Negrita con Enrico Ruggeri e Roy Paci

Non riesce a suscitare grandi emozioni, anche se, come sempre ha un ottimo arrangiamento. Senza infamia e senza lode.

Voto 6

Nel terzetto con Ruggeri e Roy Paci, il brano non decolla…anzi  patisce qualche forzatura di troppo.

Voto 6

 

Le pagelle di Giancarlo Genise vocal coach
Giancarlo Genise vocal Coach – photo Caporilli

Il Volo e Alessandro Quarta

I tre tenorini mostrano, al solito, una buona preparazione tecnica anche se l’impasto vocale, in alcuni passaggi, non è preciso, risultano comunque, in sintonia. Grande carica emotiva.

Voto 8

Con il violino di Alessandro Quarta il brano diventa più intimista, purtroppo le voci hanno dei “buchi” di impasto.

Voto 7

 

Arisa e Tony Hadley

Un brano che non mi fa impazzire ma, indiscutibilmente, lei sfoggia capacità tecniche di altissimo livello.

Voto 8

In duetto con Tony Hadley il brano diventa ancora più difficile ma loro riescono nell’intento.

Voto 9

 

Mahmood e Gué Pequeno

Bravo e radiofonico, mette voglia di ballare. Il brano non richiede grandissimo impegno, poche difficoltà tecniche.

Voto 7,5

Con Gué Pequeno le voci non si discostano molto ed il brano va via liscio.

Voto 7,5

 

Ghemon e Diodato

Il brano è molto bello, anche se purtroppo non se ne comprende bene il testo, penalizzato da un interpretazione non perfetta.

Voto 6

Insieme a Diodato passa da una dimensione più intimista ad un racconto più marcato. Meglio

Voto 7

 

Renga e Bungaro

A suo agio sul palco, con qualche errore tecnico nelle parte bassi dell’inizio, parole non sempre pronunciate perfettamente.

Voto 7

Con Bungaro e nonostante  la presenza dell’etoile purtroppo,  non riesce a suscitare cambi emotivi

Voto 7

 

Ultimo e Fabrizio Moro

Un timbro il suo, che è sempre molto riconoscibile, anche se parte con una intonazione un po’ imprecisa. Un gran bel testo e una interpretazione intensa e matura da vero cantautore. Tecnicamente, parecchi errori a partire dalla respirazione che ne compromettono il risultato.

Voto 6/7 (la canzone meriterebbe 8)

In duetto con Fabrizio Moro una carica emotiva incredibile: favolosi! Forse non perfetti, ma cantano col cuore e fa la differenza.

Voto 8

 

Nek e Neri Marcorè

La voce un po’ stanca e tesa, il brano se pur ritmato manca di contrappunto In ogni caso buona interpretazione.

Voto 7

Con Neri Marcorè diventa qualcosa di più ed acquisisce fascino, grazie al nuovo arrangiamento e a Neri Marcorè col quale diventa vera poesia sottolineandone  il testo, mettendo così in risalto un brano passato un po’ in sordina.

Voto 8

Le pagelle di Giancarlo Genise vocal coach 1
Giancarlo Genise al piano – Photo Caporilli

Boomdabash e Rocco Hunt

Alta Hit, le voci non sono perfette ma si prestano perfettamente a questo tipo di sonorità.

Voto 7

Nel duetto con Rocco Hunt il brano perde un po’ di “sapore” e lui crea un po’ di confusione, meglio sicuramente i Piccoli Cantori di Milano che gli conferiscono un aurea più carina.

Voto 7

 

The Zen Circus e Brunori Sas

La voce è molto personale e nonostante tecnicamente ci siano alcune lacune, questo motivetto di base in crescendo con l’inserimento graduale di strumenti, con un finale trionfale in stile rock barocco, fa si che l’esecuzione meriti un gran bel voto.

Voto 7,5

Con Brunori Sas, il duetto diventa un po’ troppo carico e alla fine penalizzante.

Voto 7

 

Paola Turci con Beppe Fiorello

Qualche errore tecnico, causato anche dalla errata posizione della bocca. L’interpretazione non è pagante e si avverte la sua fatica vocale.

Voto 6

Con Beppe Fiorello molto meglio: chapeau a chi ha deciso di mettere Beppe all’ottava bassa che ha mascherato gli errori di Paola.

Voto 7

 

Anna Tatangelo con Syria

Un testo ricco di sentimento, affrontato bene anche se a tratti poco precisa, probabilmente per l’emozione.

Voto 7

Con Syria e il nuovo arrangiamento si azzardano agilità pericolose, non tutte precise con le scale non sempre perfette, ma  comunque bene, il voto rimane alto.

Voto 7

 

Ex Otago con Jack Savoretti

Attenzione il ragazzo sa il fatto suo in quanto ad interpretazione! Esecuzione pulita per una dolce ballata. Voce interessante e radiofonicamente riconoscibile.

Voto 7,5

Con Jack Savoretti diventa un sound internazionale

Voto 7,5

 

Nigiotti con Paolo Iannacci

Ha fatto una bella crescita artistica, parole ben scandite a sottolinearne il significato. Brano molto carico e pieno di intensità, l’errore tecnico di apnea perde importanza per il pathos che suscita all’ascolto.

Voto 8

Con Iannacci la musica diventa un quadro, visibile , palpabile. Forse non sarà un duetto ma è arte allo stato puro.

Voto 8

 

Bertè e Irene Grandi

Interpretazione e intenzione ai massimi livelli, la sua voce graffiante ed espressiva è a volte imprecisa ma arriva all’anima e si perdona.

Voto 8,5

Con Irene Grandi…..grandi!

Voto 10

 

Daniele Silvestri e Rancore con Manuel Agnelli

Un testo importante che Daniele sa ben sottolineare, parole ben scandite col giusto peso. Meno bene Rancore.

Voto 7 ( a Daniele 8  Rancore 5/6)

Il duetto con Manuel Agnelli non si capisce fino a che punto metta o tolga… esplode con un urlo la voce interiore conferendo sicuramente epicità al brano.

Voto 8

 

Einar con Biondo e Sylvestre

Non preciso e calante, tecnicamente molto acerbo. Da Amici a Sanremo il salto è grosso!

Voto 6

Con Biondo e Sylvestre non migliora.

Voto 6

 

Simone Cristicchi con Ermal Meta

Scrive grandi poesie, l’intonazione potrà non essere perfetta ma non importa a nessuno.

Voto 7

Con Ermal Meta assume un fascino particolare una di quelle canzoni d’amore che resteranno per sempre. Da brividi.

Voto 9

 

Livio Cori e Nino D’angelo con i Sottotono

Voci sabbiose e sporche per un brano intenso dal colore partenopeo, forse troppo per Sanremo.

Voto 6

Con i Sottotono cambia poco, o nulla.

Voto 6

 

Achille Lauro con Morgan

Forti problemi di intonazione ma brano sicuramente radiofonico.

Voto 6

Con Morgan non migliora

Voto 6

 

Giancarlo cosa è cambiato secondo te quest’anno con i Giovani in gara con i Big?

Trovo molto positivo l’esperimento, perché i giovani hanno portato una ventata di aria fresca: un lessico diverso e rinnovato che ha dato alla gara qualcosa in più.

Se era un esperimento lo considero riuscito!

Una nota, assolutamente personale, è questa riflessione: non è strano avere una Patty Pravo o una Loredana Bertè in gara e Alessandra Amoroso super ospite?

A voi l’ardua sentenza…

La prima serata di Sanremo: la classifica Top & Flop di Alfredo Nocera Istant Fashion

Sanremo rappresenta da sempre un palco, una passerella,  dove oltre alle canzoni, gli abiti e il look sono al centro dell’attenzione.

Alfredo Nocera, Istant Fashion ci regala la sua personale classifica:

Top:

Virginia Raffaele chapeau per il primo abito perfetto di una classe assoluta.

Idem il terzo che addirittura sembrava non cucito, ma dipinto addosso.

Il secondo molto bello e ricercato, il video non gli rende giustizia sembra senza movimento, non se ne intuisce la ricercatezza ed è inadatto ad essere indossato sotto l’abito di Mary Poppins.

Flop l’acconciatura raccolta: i due ciuffi come “tendine” ai lati del viso, inguardabili.

Top & Flop di Alfredo Nocera Istant Fashion 3

Giorgia abito bellissimo, flop anche per lei i capelli, terribili, no alla frangia.

Paola Turci perfetta nel suo completo pantalone bianco, la giacca meravigliosa a metterne in risalto figura e femminilità.

Claudio Baglioni quest’anno elegantissimo con giacche fatte su misura e perfette, meglio dell’anno passato quando non erano così precise.

Negrita bella giacca lunga curata e di buon taglio, ben portata con una collana.

Favino elegantissimo, un po’ meno con l’abito alla Freddy Mercury stretto come una camicia di forza. Un po’ ingrassato, molto meglio in giacca che per gli uomini è sempre una salvezza, la giacca è un toccasana.

Cristicchi, impeccabile in una gran bella giacca.

Top & Flop di Alfredo Nocera Istant Fashion 1

Einar bella camicia e se avesse tolto il giubbotto sarebbe stato anche meglio

Flop:

Bisio e la sua prima giacca, portabile solo da chi può sfoggiare un fisic du role di un certo tipo (non è il suo caso). Ha recuperato con le successive.

Loredana Bertè fedele al suo personaggio, sempre con il corto sul davanti, un look visto e rivisto, ma questo il peggiore. Pessima la scelta del tessuto.

Arisa con un abito che ricorda quello di una caposala, probabilmente nero sarebbe stato più accettabile. Un’esagerazione di asimmetrie.

Tatangelo orribile, con un abito adatto ad una sfilata di Carnevale con quel ciuffo di tulle sulla spalla.

Patty Pravo trasgressiva come sempre, bella la giacca e la trasparenza del pizzo sotto, ma purtroppo il raso del pantalone ha evidenziato la pancetta. Meglio se avesse scelto pantaloni neri o una cinturona a nascondere il di più. Top il lavoro del suo parrucchiere, che ha fatto una vera magia.

Federica Carta in duetto con Shade, indossa un abitino che vorrebbe essere giovane con tanto di cappuccio, ma penalizzante risulta la scelta di paillettes così grandi e del colore. Esagerato, ha come unico risultato di appesantirla inutilmente.

Il Volo non decolla con scelta di non coordinarsi minimamente. C’è una mancanza di sintonia totale, le scarpe poi, in camoscio di uno dei tre, inguardabili. Sembrano capitati insieme sul palco per caso.

Top & Flop di Alfredo Nocera Istant Fashion

Nek bocciato il suo solito giubbotto di pelle, si può fare di meglio.

Ghemon goffo, senza forma e senza senso con una tuta indossabile probabilmente solo in passerella da un modello, lui sembrava pronto per un pigiama party.

Ex Otago troppo jeans, troppo street wear, troppo anche per loro.

Alfredo ci regala anche una nuova categoria:

Anonimi: RengaZen CircusNino D’Angelo

Per tutti gli altri uomini in generale bene, in giacca senza cravatta, con una scelta azzeccata del classico.

Alfredo Nocera aggiunge come probabilmente, per tutti sarebbe fondamentale fare una prova video per verificare la resa degli abiti, considerato come il video renda diversamente dallo specchio!

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