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Foto: Alessandro Pellegrini

In questo modo la band romana alternative rock ha presentato agli amici di Musica361 il suo ultimo singolo: “Marta“, brano che nasce in seguito a un evento molto importante, una canzone in cui ognuno “può rivedere la storia della propria vita…”

Questa settimana siamo in compagnia dei Monolite, gruppo italiano di Alternative Rock. Innanzitutto vi chiedo di presentarvi agli amici di Musica361… 

Ciao a tutti gli amici di Musica361! Noi siamo i Monolite, una band romana alternative rock attiva dal 2019 formata da Vincenzo Storm (voce e chitarra) e Gianluca Riccio (batteria)

Quali sono le tematiche principali presenti nei vostri brani? 

Le nostre canzoni trattano temi quotidiani, dalle esperienze che ognuno di noi ha fatto e fa, alle paure e alle angosce che portano l’essere umano a risollevarsi ed andare avanti nel miglior modo possibile.

Prima scrivevate in inglese, ora in italiano. C’è una ragione per questo cambiamento? Non pensate che la lingua inglese sia più adatta al vostro genere musicale?

Abbiamo attraversato una fase embrionale dei Monolite dove abbiamo provato a portare avanti brani in lingua inglese ma sentivamo che non riuscivamo ad esprimerci al meglio. Anche se spesso la lingua italiana viene vista nel rock come un ostacolo, noi ci siamo sentiti a nostro agio. Con il nuovo EP lo è stato ancor di più, avevamo il bisogno di esprimerci al massimo sia a livello musicale che compositivo nei testi. Il nuovo lavoro ci rappresenta davvero in tutto quel che siamo e soprattutto pensiamo. La lingua inglese ci toglieva tanto per quanto riguarda l’aspetto cantautorale che è intrinseco in ognuno dei nostri brani.

Vasco Rossi, Ligabue, Piero Pelù sono dei pilastri del Rock italiano. Vi hanno ispirato? O preferite artisti britannici e americani? 

Sicuramente ci hanno influenzato, questo è certo! Hanno dettato un’epoca, soprattutto i lavori fine ‘80 inizio ‘90 ma non possiamo dimenticare tutta la corrente alternativa italiana dagli Afterhours ai Verdena. In merito agli artisti internazionali, in generale la matrice “hard rock ” nella musica deriva sempre da band britanniche e americane, la scuola è sempre la stessa.

Il vostro ultimo singolo è “Marta”, volete parlarcene?

Marta è un brano scritto per la nascita della figlia di Vincenzo. È un viaggio emotivo che parla di come l’amore può illuminare i momenti bui e della consapevolezza che abbiamo rispetto alle cose che contano di più nella vita. Le piccole cose che però al tempo stesso diventano grandi ed essenziali. È un brano dove ognuno può rivedere la storia della propria vita.

Rappresenta una tappa importante della vostra discografia… 

Certamente è un brano che rappresenta un traguardo nella discografia importante perché all’interno di un’evoluzione in ambito sia sonoro che di scrittura.
Siamo stati capaci di fondere in questa canzone l’aspetto romantico e sonorità rock moderne, rendendo il brano fruibile a qualsiasi tipo di ascoltatore.

Continuate a esprimere disagio, inquietudine, a parlare di un “mondo infame”, quali sono i problemi che vi preoccupano di più?

Il disagio e l’inquietudine sono aspetti che ci circondano e viviamo ogni giorno, basta guardarsi un po’ intorno e notare che le cose non vanno mai per il verso giusto o perlomeno non si sposano mai con l’ideale di “mondo perfetto”. La nostra musica parla di queste cose, di come percepiamo il mondo ogni giorno, affrontandolo e scontrandosi con circostanze a volte molto più grandi e potenti di noi, ma sempre con determinazione e ottimismo.

In questo marasma che funzione ha la musica?

La musica è cambiata tanto negli ultimi decenni, ma la sua funzione è sempre la stessa, quella di generare emozioni che siano esse negative o positive; deve suscitare all’ascoltatore qualcosa di concreto. Forse oggi questa funzione si sta un po’ perdendo di vista, in un mercato musicale solamente basato sui numeri.

Oggi imperversano i talent, vi interessano?

La domanda potrebbe essere, noi interessiamo ai talent? La musica che proponiamo è ritenuta “musica da diffondere” da far ascoltare dal mercato musicale, e quindi dai talent controllati da esso? Come raccontiamo nel nostro primo singolo Pezzo Pop, ad oggi per partecipare ad un talent, quanto della nostra musica dovremmo cambiare? Forse troppo.

Prima di salutarci parlateci dei vostri prossimi impegni… 

Adesso stiamo promuovendo i nostri due singoli appena usciti “Pezzo Pop” e “Marta”, e stiamo suonando live in vari locali della capitale e del Lazio. Entro il 2024 è programmata l’uscita del nostro EP “Verbo” e ne siamo entusiasti. Nel frattempo stiamo lavorando alle prossime date e alla stesura di nuovi brani.

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Lisa Manara: "Ho guardato negli abissi senza la paura di caderci dentro"
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Recentemente è uscito “Regina su di me”, il nuovo singolo di Lisa Manara, un canto di rinascita e libertà scritto per “portarmi dietro come una valigia il mio passato e ricordare a me stessa in quali abissi non ricadere”. Per Musica361 abbiamo intervistato l’artista dalla solida formazione classica, amante del Jazz e dell’Africa.

 

Ciao Lisa, recentemente è uscito “Regina su di me”, un brano molto importante che tocca il tema dell’anoressia, vuoi parlarcene?
Sono davvero felice dell’uscita di questo singolo, c’è voluto tempo perché riuscissi a svelarmi nell’intimità più recondita, e con questo brano ho guardato negli abissi senza la paura di caderci dentro. La Regina rappresenta metaforicamente il disturbo alimentare dell’anoressia che
appare come una figura maestosa, affascinante, capace di dare l’illusione di una sicurezza, di non essere sola, di essere potente ma allo stesso tempo rende dipendenti, priva di ogni forza, plagia e riempie di regole, abitudini che finiscono per annullare ogni slancio vitale asservendo ogni azione quotidiana al mantenimento di questa nuova identità. Credo che la malattia rappresenti un rifugio che alcune persone trovano quando non hanno amore per se stesse e per colmare questa voragine si aggrappano a certi meccanismi mentali che creano l’illusione di poter avere il controllo della propria vita e non sentire quella mancanza d’amore così profonda.

Considerando anche la tua esperienza personale che ti ha ispirato nella stesura del brano, che consiglio ti sentiresti di dare alle più giovani che hanno questo problema in modo che anche loro evitino di perdere i loro anni con questo dramma?
D’istinto ti direi che le abbraccerei fortissimo perché l’amore, la comprensione è l’arma più potente per combattere questa malattia. La solitudine invece accresce il meccanismo del controllo, lo rende l’unica soluzione possibile per vivere. Farsi aiutare da figure esperte è l’unica via per uscirne, fare un percorso di crescita che dia ai giovani strumenti per capire le proprie emozioni e inquadrarle in un contesto più ampio, sociale e non solo personale, e frenare quei fattori sociali che rendono fertile il terreno su cui un disagio o una fragilità personale si possono trasformare in un disturbo anche grave. Penso che il tema del riconoscimento del proprio valore sia centrale in questo disturbo, e il problema nasce dal fatto di non essere stati visti, ascoltati, capiti e riconosciuti per quel che eravamo, questo crea una forte sensibilità ai giudizi esterni che creano ansia e per reprimere quest’ansia si tenta di tenere tutto sotto controllo e la cosa più semplice da controllare è proprio il corpo attraverso il nutrimento.

Pensi che l’esposizione mediatica dei più giovani e lo strapotere dei social possa incidere negativamente?

Sicuramente non costituiscono la causa diretta ma possono acuire e cronicizzare la malattia perché il confronto con i modelli proposti amplifica la sensazione di non essere all’altezza ed estremizza l’idea illusoria di perfezione. Questo può portare all’idea di nascondere o di sovraesporre il proprio corpo per un bisogno estremo dello sguardo dell’altro.

D’altro canto però ci sono delle tendenze che suggeriscono alle persone, uomini e donne, giovani e meno giovani, di accettarsi per quello che sono, trasformando i “difetti” in punti di forza, forse è un punto di svolta rispetto al passato quando le immagini di pubblicità, moda e televisione erano piuttosto stereotipate?
Questo credo sia un primo passo per favorire l’accettazione e il rispetto di tutti i corpi indipendentemente dalla loro forma, dimensione e caratteristiche e promuovere certe immagini può aiutare ad ottenere una relazione più positiva con se stessi. Il problema socio-culturale da scardinare rimane però l’eccessivo valore e l’attenzione che la società attribuisce al corpo, ciò che andrebbe incoraggiato è il cercare il proprio valore in altri aspetti costitutivi della propria persona.

Nel singolo precedente, “Lasciami cadere”, parlavi della complessità della figura paterna, hai scelto la linea intimista come cifra stilistica o c’è spazio per altre tematiche come il sociale?
I brani che scrivo parlano di temi che sono entrati in risonanza con la mia vita, quindi seguo il mio percorso, mi appassiono, mi emoziono, vivo e faccio parlare la musica, quindi chissà quali ispirazioni mi regalerà la vita, credo ci sarà spazio per molto altro.

Hai lavorato con mostri sacri come Fabio Concato e Gianni Morandi, vuoi descrivere queste emozioni? Hai un aneddoto, un ricordo personale su questi artisti?

La collaborazione con Gianni è arrivata inaspettatamente. Il caso vuole che il direttore della band Alessandro Magri cercasse cantanti in zona Bologna per un nuovo tour di Gianni Morandi. Quasi un mese di prove per mettere in piedi uno spettacolo che avremmo portato poi sopra circa 70 palchi fra cui l’Arena di Verone in diretta RTL. Un’emozione fuori da ogni verbalizzazione.
Gianni è un gigante nella sua professione, ha già nella sua mente il quadro di ciò che deve essere il suo spettacolo e centinaia di addetti tra musicisti e tecnici sono lì proprio per quello, creare uno spettacolo di qualità che soddisfi le emozioni della gente. Di Gianni ho un ricordo più bello dell’altro, da quando mi portò in visita con lui dal presidente della Repubblica di Malta, a quando mi chiamò all’uscita del mio primo singolo e parlammo per 20 minuti al telefono, ai duetti sul palco in cui era ricorrente la battuta sui miei tacchi che erano troppo alti per lui essendo già io alta 1.74 cm e ce ne sarebbero tanti altri.
Ho avuto l’enorme piacere poi di aprire un paio di concerti di Fabio Concato suonando i brani scritti da me. È stata una magia unica. Mi ritengo davvero fortunata ad avere incontrato due artisti così incredibilmente umili, generosi e pieni di talento a servizio di una musica mai banale ma autentica.

A proposito di “mostri sacri”, quali sono i tuoi punti di riferimento musicali, tenendo conto che spazi da una solida formazione classica al Jazz?

I miei riferimenti artistici sono moltissimi e cambiano continuamente. La mia prima musa ispiratrice fu Janis Joplin che mi folgorò con questa emotività travolgente; nel tempo ho avuto diversi innamoramenti musicali da Nina Simone, a Cesaria Evora, Miriam Makeba, Lhasa De Sela, per poi arrivare ai cantautori italiani come Elisa, Dalla, Battiato. Anthony and The Johnson, Jeff Buckley, Nick Drake.

Oggi imperversano i talent e tu stessa hai partecipato a The Voice of Italy nella squadra di Riccardo Cocciante, è un’esperienza che rifaresti? La consiglieresti a un giovane che voglia intraprendere la carriera artistica?

L’esperienza a The Voice è stata per me molto pesante emotivamente. Non avevo nemmeno vent’anni, ero piccola e immatura e il piccolo schermo ha dinamiche e tempistiche che ignoravo totalmente, di conseguenza fu difficile per me gestire la pressione esercitata dal format e portare sul palco la mia personalità. Ora, più di 10 anni dopo, probabilmente riuscirei a viverla con più leggerezza e ora la rifarei consapevole di ciò che mi può o non può dare. Io consiglierei ai giovani di approcciarsi ad un Talent soltanto quando si ha già un bagaglio di esperienze artistiche e personali già nutrito.
La formazione di un artista deve partire dallo studio, dalla penna che indugia sulle parole, dai palchi che all’inizio sembrano tutti dei giganti inaffrontabili, dal fare musica con altri musicisti, dall’ascolto dei maestri.

Molto interessante anche il progetto “L’Urlo dell’Africanità”, un tributo a questo continente così bello e così martoriato, importante anche dal punto di vista artistico come dicono i nomi di Miriam Makeba o Fatoumata Diawara…

È un progetto a cui tengo moltissimo e in cui mi diverto davvero tanto. Vedere l’entusiasmo della gente che non conosce l’universo della musica africana ma che si lascia trasportare da ciò che gli arriva, è una soddisfazione enorme.
Mi hanno sempre affascinata gli artisti come Makeba, Simone, Evora, Diawara ecc. che hanno fatto della loro musica un’espressione di rivalsa da una condizione di assoggettamento e hanno messo tutto il loro talento al servizio della lotta contro le ingiustizie che li vedevano coinvolti.
Fra qualche settimana uscirà un Ep di questo progetto che potrà essere acquistato a tutti i miei concerti.

Hai partecipato a molti eventi e concerti, quali saranno i tuoi prossimi progetti?

Usciranno nei prossimi mesi altri brani che mi vedono come cantautrice, dimensione sui cui ho intenzione di perseverare sempre di più. Non vedo l’ora di portare in giro la mia musica, la magia più grande sarebbe fare un tour in teatri in cui presentare il mio progetto. Quest’estate ci sono in programma tanti festival in giro per l’Italia in cui presenterò il mio progetto di musica capoverdiana, farò anche concerti in solo in cui presenterò i miei brani e qualche apertura a concerti di artisti affermati.

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Oggi per gli amici di Muisca361 abbiamo intervistato il gruppo hip hop crossover napoletano Radice Cubica formato dal rapper Lilo Frank e dalla cantante e rapper Effesei

 

Ciao, innanzitutto parlateci di voi, presentatevi agli amici di Musica361…

Ciao, noi siamo i Radice Cubica, un gruppo hip hop crossover di Napoli, composto dal rapper Lilo Frank e dalla rapper e cantante Effesei.
Il nostro gruppo nasce ufficialmente nel lontano 2013 quando noi due all’epoca solisti ci incontrammo ad un concorso canoro e da lì scattò un colpo di fulmine sia artistico che sentimentale. Amiamo la musica e cerchiamo di esprimere tutto ciò che pensiamo e viviamo attraverso essa.

Quali sono i vostri gruppi o cantanti di riferimento, chi vi ha ispirato maggiormente?

Bella domanda, diciamo che ascoltiamo tanta musica e sperimentiamo molto, se devo dirti però un artista e un gruppo in particolare ti dico J-Ax e gli Articolo 31, ci hanno influenzato tanto ma credo che tutti i ragazzi della nostra età siano cresciuti con loro.
Poi ne elenco alcuni ma sono proprio diversi tra loro, spaziando dal rock al pop, al rap fino alla musica ironica
Green Day, Linking Park, Gemelli Diversi, Club Dogo, Noyz Narcos, Fabri fibra, Carl Brave, i Gem Boy ecc..

Come vedete la scena hip hop attuale, soprattutto in considerazione dello strapotere della trap?

Siamo del parere che la Trap è semplicemente un’evoluzione musicale che accompagna i tempi moderni, tanti sono stati i generi criticati ma soprattutto gli artisti che fecero scalpore agli esordi. Noi quasi in controtendenza continuiamo a limitare l’uso dell’autotune, ovviamente se in qualche traccia ci può stare bene lo si inserisce, ma non critichiamo chi è amante di questo effetto, diciamo si tratta di gusto personale.
La Trap ha comunque e sicuramente condizionato tanti artisti nuovi che sono usciti.

Mescolate più generi, come riuscite a trovare un equilibrio?

L’equilibrio è proprio il nostro punto di forza, il poter provare più generi pur sempre rimanendo fedeli al nostro stile, il segreto è fare ciò che piace principalmente a noi stessi, che poi possa piacere agli altri è solo un piacere ed un onore

A proposito di equilibrio, siete sposati: è difficile riuscire a conciliare vita professionale e privata? Qual è il segreto?

Unire le due cose è molto semplice perché nella musica come nella vita sentimentale bisogna metterci il cuore, la passione è tutto ciò che c’è di buono e noi lo facciamo. Forse è proprio questa la miscela perfetta, il segreto. D’altronde la musica ci ha fatto incontrare, fidanzare e sposare, le siamo riconoscenti.

Avete scelto il nome Radice Cubica non a caso, perché per voi non bisogna mai dimenticare da dove si viene, che rapporti avete con la straordinaria tradizione napoletana?

Noi siamo napoletani DOC, cioè proprio quelli che sono fieri e felici di tutti gli stereotipi  che spesso ci vengono affibbiati, tipo mangiare tardi la domenica, risolvere tutto davanti a un caffè, che il ragù è sacro, che se il Napoli non vince la partita si sta male: siamo fieri della nostra cultura.

A questo proposito siete stati vittime di uno spiacevolissimo episodio: insulti razzisti nei vostri confronti. Come avete reagito e perché secondo voi certe mentalità sono difficili da debellare?

Appunto come ti dicevo, noi siamo fieri di essere partenopei come penso ogni cittadino di qualsiasi città sia fiero della propria provenienza.
Gli insulti vengono mossi solo dall’ignoranza, la cosa che mi fa più schifo è che nel 2024 esistono ancora commenti discriminatori su una religione diversa o sul colore della pelle ed appunto sulla provenienza.
Noi siamo persone ormai mature quindi possiamo passare sopra a qualche commento discriminatorio scritto sui social magari da qualche idiota che ha bisogno di sfogare la propria frustrazione dietro account falsi e dovrebbe vergognarsi, ma nonostante ciò se accadesse qualche episodio su di noi o anche su terze persone reagirei male e non riuscirei a controllarmi, come è già successo appunto.

L’ultimo Sanremo ha segnato un record di ascolti, siete soddisfatti di come è andata la gara? Per chi facevate il tifo?

Ti dico la verità non l’abbiamo seguito, ma non solo quest’anno, in generale non lo abbiamo mai visto, non ci piace proprio, non me ne vogliate: ripeto, sono gusti.

Oggi imperversano i talent, vi piacerebbe partecipare?

Certo, noi abbiamo partecipato a vari contest e strizziamo l’occhio anche ai talent, ovviamente pur presentando sempre i nostri pezzi.

Avete avuto tanti episodi da ricordare: il live allo stadio di Lanuvio, al Cinecittà World e siete stati ospiti di alcune trasmissioni televisive, per il prossimo futuro quali sono i vostri progetti?

Sì, abbiamo fatto tante, tantissime esperienze ed è stato bellissimo tutto il nostro percorso, non rinneghiamo nulla, dai brani ai live.
Come progetti futuri abbiamo tante novità, possiamo spoilerarti che sono pronti 3 nuovi brani di cui 2 featuring ai quali teniamo particolarmente, poi abbiamo alcuni eventi interessanti che attendiamo solo di poter confermare. E comunichiamo che a breve ci saranno tante belle novità, restate connessi…

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Foto: Ufficio Stampa

Nell’intervista concessa a Musica361 Livio Magnini ci ha illustrato un’attività molto particolare e interessante: l’ascolto consapevole sul quale  ha tenuto una masterclass parlando di psicologia della e nella musica e del recupero della capacità di ascolto emotivo. Ovviamente, non potevamo non parlare anche del suo amico Morgan e dell’ultimo Sanremo che ancora tiene banco…

Hai tenuto recentemente una masterclass dedicata all’ascolto consapevole, vuoi chiarire questo concetto così importante?

Si intende una cosa piuttosto semplice, ovvero essere presenti durante l’ascolto. Noi siamo abituati ad avere la musica come sottofondo per qualsiasi cosa, dalla spesa al supermercato all’ascensore, dove è usato come elemento anti-imbarazzo, ascolto consapevole significa volere ascoltare qualcosa non facendo nient’altro.

È anche un modo per applicare il qui e ora in un periodo in cui la concentrazione è messa a rischio da troppi stimoli esterni?

Assolutamente sì, in realtà il “Qui e ora” fa parte di molte espressioni filosofiche, come quelle orientali, ma anche di tecniche recenti come la
Mindfulness o la meditazione trascendentale.

È necessario il distacco digitale ai tempi dei social così invasivi, soprattutto tra i più giovani?

Sì, questo dipende dal bombardamento con il quale veniamo colpiti regolarmente durante la nostra giornata che non ci permette di essere presenti a noi stessi, poi ognuno trova una propria collocazione, c’è chi lo fa attraverso delle dottrine filosofiche e chi attraverso un esercizio fisico: anche l’allenamento riesce a portarti a uno stato di presenza.

Parli di la psicologia della e nella musica, come incide l’ascolto della musica sulla nostra psiche e sulle nostre emozioni?

Tutti noi conosciamo gli ultrasuoni e le relative terapie, ma nessuno si pone il problema di capire che cosa sta succedendo: l’ultrasuono sta facendo un massaggio cellulare, l’ampiezza molto breve dell’onda e quindi la sua ripetizione non fa altro che scaldare, produrre calore e il calore è energia, producendo uno scambio di elettroni tra le nostre cellule che vengono massaggiate. Le frequenze prodotte dalla musica, dal suono sotto i 50 hertz colpiscono invece le nostre onde cerebrali: Theta, Delta, Beta e Alfa e ogni tipologia di queste onde corrisponde a uno stato di concentrazione, rilassatezza, sonno e di predisposizione alla concentrazione. Ci sono stati diversi studi, tra cui quelli di Fulvio Muzio, medico ed ex tastierista dei Decibel, sulla capacità terapeutica della bassa frequenza.

Sei un artista impegnato: il tuo progetto Rezophonic opera con lo scopo di finanziare la costruzione di pozzi in Africa…

Questo è un risvolto sociale della musica, sono due passioni apparentemente disgiunte in realtà convergenti.

Sei parte di un gruppo importante come i Bluvertigo, come è il rapporto con gli altri e in particolare con Morgan?

Il rapporto è come prima, ci sentiamo, ci vediamo, l’anno scorso abbiamo suonato prima dei Duran Duran al Festival “La Prima Estate” poi abbiamo fatto il Rugby Sound Festival con i Subsonica. ognuno ha il suo modo di vivere la musica e di condurre la propria vita. Molto spesso io sono d’accordo con gli “estremismi” di Marco quando lui porta a galla i problemi che conosciamo tutti e di cui nessuno vuole parlare. Ad esempio al Festival di quest’anno tutti i pezzi erano scritti fondamentalmente da tre autori…
Quindi lo giudichi negativamente?

Non do un giudizio, cerco di esaminare gli elementi che ho a disposizione e se questo è il Festival della canzone italiana c’è qualcosa che non va. Intanto è diventato un momento di intrattenimento dove la musica oggettivamente non è la cosa più importante e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Il Festival è nato con altri presupposti: c’erano autori che presentavano le loro canzoni e c’erano pochi interpreti e questo aveva un senso logico molto preciso perché quello che risaltava era la canzone. Quello che succede oggi è l’inversione totale: sono pochissimi autori che scrivono tutti i pezzi, quindi le proposte autoriali sono le stesse, più che il Festival della canzone italiana dovrebbe essere il Festival di chi interpreta…

Vuoi svelarci i prossimi progetti

Da un po’ di tempo ho un duo con un percussionista della Scala, Elio Marchesini, facciamo improvvisazioni e costruiamo paesaggi sonori. andiamo a suonare in luoghi che non sono classici luoghi deputati all’ascolto della musica, come musei di arte contemporanea e gallerie d’arte. È una cosa che mi sta dando molta soddisfazione perché è molto distante dal concetto di hit, dal concetto di gradimento; ogni tanto allarghiamo l’organico e suona con noi Xabier Iriondo degli Afterhours, con cui ho realizzato il mio prossimo progetto discografico che uscirà prima dell’estate e sarà una colonna sonora di luoghi: abbiamo scelto i luoghi che hanno caratterizzato la nostra vita e attraverso il loro cromatismo abbiamo costruito dei brani musicali.

LEGGI ANCHE > Gabriele Baldocci, “Ageless”: l’album della svolta del grande pianista livornese

 

Gabriele Baldocci 1

 

È disponibile in formato fisico e digitale “AGELESS”, il nuovo album di inediti del pianista e compositore GABRIELE BALDOCCI. Il disco è stato anticipato dall’uscita del singolo “Ageless”, dedicato all’amico e artista Ezio Bosso scomparso nel 2020. Nell’album si intrecciano piano personale e professionale, dediche alla moglie, ma anche a Chopin, Virzì e al Maestro torinese di cui ci ha parlato in questa intervista…

Ciao Gabriele, è uscito “AGELESS”, vuoi parlarcene?

È una pietra miliare nel mio percorso artistico perché per la prima volta debutto con un album di mie composizioni che ha riscosso dei feedback molto buoni ed è stato l’inizio di tante belle cose (adesso ho un altro album in preparazione) e ha aperto una finestra su pubblici che prima non frequentavo.

Un brano Ageless è dedicato proprio a Ezio Bosso, ci lasci un ricordo personale di questo grande artista?

Ezio ed io ci siamo scritti moltissimo quando sono arrivato a Londra, siamo stati presentati da un amico comune che mi ha parlato di questo ragazzo molto talentuoso. Non ci siamo mai conosciuti di persona, ma ci siamo sentiti molte volte per telefono e ci siamo scritti molto. Lui era cresciuto nella Torino operaia, come io nella Livorno operaia e quando parlavamo della nostra infanzia, della nostra adolescenza, lui ripeteva sempre: “Non ce lo potevamo permettere” e questo è stato il leitmotiv della mia vita che mi ha fatto sentire molto vicino a Ezio, perché ce la siamo proprio dovuta guadagnare, con grande soddisfazione poi quando ce l’abbiamo fatta.

Si intrecciano piano personale e professionale, dediche alla moglie, a Chopin, a Virzì livornese come te, c’è qualcuno che per forza di cose è rimasto fuori?

Martha Argerich, è rimasta fuori lei. Le avevo dedicato un paio di pezzi che avevamo suonato insieme tanti anni fa (è stata quella la prima volta che ho fatto il compositore), non volevo farle pensare che doveva suonarmeli, perché di solito quando uno dedica un pezzo a un collega poi il collega lo suona, non volevo che si sentisse obbligata. Però nel prossimo album ci sarà una dedica anche a lei.

Questo disco è il tuo debutto come compositore, cosa ti ha portato a fare questa svolta nella tua carriera?

Diverse ragioni: una è l’esigenza di scrivere che ho sempre tenuta nascosta, nel senso che ho sempre scritto, ma mi imbarazzava pubblicare le mie cose, invece durante il Covid, quando nessuno suonava più, l’unica forma di espressione era quella. Poi è stata la mia grande amica Martha Argerich, una delle leggende del pianoforte, a dirmi che i pezzi sono bellissimi e a consigliarmi di farli sentire: io li ho fatti sentire, i feedback sono stati buoni e sono andato avanti così…

Quali sono i tuoi punti di riferimenti artistici?

Ho una formazione molto “a largo spettro”, non sono il tipico musicista che si è fissato con il piano, quindi spazio molto. Sono molto appassionato di cinema, i grandi registi sono una fonte inesauribile di ispirazione. Per quanto riguarda i pianisti mi sono formato con Vladimir Horowitz, Arthur Rubinstein, più tutti i mostri sacri del Jazz come Oscar Peterson, ma in generale sono molto curioso delle varie forme di espressione.

Imperversano i talent: sono uno sprone oppure creano illusioni?

Un po’ tutte e due le cose, perché c’è il rischio che i giovani possano pensare che ci sia una scorciatoia per il successo e in effetti questi talent la offrono, in ogni caso riesce uno su un milione; invece si ha l’impressione che tutti possano farcela con sforzo zero. Si deve capire che ci deve essere una preparazione, una serietà e una professionalità.

Progetti futuri?

Ho un album praticamente finito con brani che sono tutti basati sul tema dell’infanzia, vissuta da me e che rivivo attraverso gli occhi di mio figlio: è un album nato nel giro di un mese e non vedo l’ora di pubblicarlo. Poi partirà un tour italiano con i due album come motivo conduttore

 

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Foto: Michele Giannone

Pianista, compositore e direttore d’orchestra (quest’anno al Festival di Sanremo ha diretto l’orchestra per Alessandra Amoroso), Francesco Maria Mancarella ha appena pubblicato il progetto discografico “Nord” composto da due EP registrati in Islanda negli Syrland Studio di Reykjavík dove il musicista si è immerso per settimane in un silenzio irreale, a contatto con la natura.

Ciao Francesco, dato che è un argomento abbastanza fresco, puoi parlarci dell’ultimo Sanremo dove tu hai diretto l’orchestra per Alessandra Amoroso?

Un’edizione molto interessante, Amadeus ha dato il massimo prendendo anche l’attenzione di un pubblico giovanile, con artisti in gara interessanti e brani belli e moderni, con grande coralità perché l’orchestra ha suonato tutti i brani ed è molto bello avere due versioni dello stesso brano, una orchestrale e una per la radio da ascoltare tutti i giorni. Per me era la prima volta, ma sono sempre stato un fan del Festival, l’ho visto da quando ero piccolo. Per quanto riguarda il mio lavoro: sicuramente la musica al centro del tutto, ho lavorato in questo senso cercando di trarre il meglio di quello che l’orchestra poteva dare, cercando anche di dare un grande supporto all’artista che era sul palco, per riuscire ad arrivare tutti insieme al cuore del pubblico.

Ora finisce l’era Amadeus, chi potrebbe prendere il suo posto?

È una domanda difficile, non saprei proprio chi poterti dire. Tra di noi, in maniera estemporanea, posso dirti che mi piace molto Bonolis, ma mi piace come presentatore, non per abbinarlo necessariamente al Festival.

Hai appena pubblicato Nord, vuoi parlarcene?

È un disco che ho registrato in Islanda, in questa terra magica, ancestrale, dove l’uomo diventa tanto piccolo di fronte alla grandezza della Natura; noi siamo abituati a distruggerla questa Natura che ci ha fatto diventare quello che oggi siamo, ma in questo paesaggio la prospettiva cambia totalmente per cui questa riverenza nei confronti della Natura si trasforma in una introspezione personale che la mia musica vuole raccontare con i suoni, con i colori dell’aurora boreale, di questo mare che crea scompiglio e spero che la mia musica possa suscitare nelle persone che l’ascoltano proprio questa sensazione di pensiero rivolto a se stessi, dove il Nord non è solo un punto geografico, ma un punto di arrivo personale: Nord visto come orizzonte di vita. “Cosa voglio fare della mia vita?” Se qualcuno prendesse un momento di pausa per pensarci bene, dato che oggi abbiamo questa grandissima velocità, potremmo avere anche una risposta. L’Islanda è scelta per questo, ho registrato al Syrland Studio di Reykjavík ed è un disco con un approccio molto live, io sono arrivato con dei bozzetti per pianoforte, poi ho fatto questo viaggio di una settimana e alla fine ho registrato quelli che erano i bozzetti riadattati con tutto quello che avevo vissuto in questa settimana.

Oltre la Natura quali sono le tue altre fonti di ispirazione?

Quando ero piccolo ho studiato Musica Classica al Conservatorio, successivamente Musica Jazz e poi mi sono diplomato in Musica da Film, poi in Composizione Classica. I miei pianisti di riferimento sono Michel Petrucciani, che io adoro, ma anche pianisti di Musica Classica come Glenn Gould, per tutto quello che ha fatto con Bach, o John Williams per le colonne sonore, ma anche Danny Elfman, insomma cerco di prendere ovunque ci sia qualcosa di interessante, come Bill Evans. Non mi do mai dei limiti tutto quello che mi interessa cerco di studiarlo e provarlo. In più i viaggi che mi portano sempre lontano per lavoro sono una grande fonte di ispirazione perché mi portano a raccontare i posti che visito e le persone che incontro e per me questo è un privilegio.

Sei spesso lontano da casa ma la testa è sempre alle tue radici, il Salento terra alla quale hai dedicato anche alcune composizioni…

All’interno dei dischi porto sempre qualcosa della mia Terra, quando sono fuori e suono utilizzo questo stratagemma per sentirmi più a Casa, ecco perché c’è sempre qualcosa di salentino all’interno di un disco che comunque è registrato a tanti chilometri lontano da casa.

Molto interessante è anche il pianoforte che dipinge…

La pittura si fonde alla musica nello stesso istante e permette di far comprendere al pubblico, che è lì a guardare, cosa è la sinestesia perché può vedere nello stesso istante la pittura insieme alla musica. È un pianoforte che è stato brevettato da me nel 2013 e che mi ha permesso di girare in tutto il mondo, l’ultima esibizione è dello scorso anno negli Stati Uniti a Miami. Sono molto contento di questo perché le opere che ne vengono fuori le utilizzo per creare delle mostre d’arte e chiunque ne acquisti una ha l’opportunità di portare a casa non solo l’opera fisica ma anche il brano. Dipingo un’opera per un brano (tutti miei originali), pertanto è una cosa che è nata per dare forma alle mie composizioni.

Approfittiamo quindi della tua professionalità per chiederti com’è lo stato della musica in Italia?

I miei punti di riferimento sono sempre stati l’impegno e la ricerca: non mi accontento mai! Mi sono abituato a non ascoltare le cose che non mi interessano ed è un consiglio che vorrei dare a tutti: se c’è qualcosa che non piace è meglio non ascoltarla. In linea generale oggi non c’è un approccio metodico nello studio, soprattutto nell’andare oltre a quello che può essere la composizione un po’ più frivola: tutti cercano di fare le stesse cose, si cerca di fare una canzone che possa “funzionare”, non qualcosa che possa rappresentarci, come risultato abbiamo una rappresentazione generale di una società che diventa una società mediocre e abbiamo poche persone che cercano di essere davvero se stesse; la beffa è che quelli che riescono a essere se stessi vengono considerati diversi e talvolta esclusi

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Uragano, lasciatevi trascinare in un vortice di emozioni e situazioni spiazzanti
Foto: fotofottute

Questa settimana noi di Musica361 abbiamo intervistato una band molto particolare: formatisi nel 2013, gli Uragano (Luca – voice, lyrics, guitar, sampling; Alekos – keyboards, sampling, voice; Ometto – bass, voice; Boda – drums, percussions) propongono un approccio al post-hardcore piuttosto strano e unico, il tutto sfociato nel loro album LP1…

 

Ciao, innanzitutto presentatevi agli amici di Musica361…

Ometto: ciao noi siamo gli Uragano!!

Luca: esistiamo da un sacco e in mille forme ma da una manciata di anni siamo: io alla voce e chitarra (su disco non live), Ometto al basso e all’altra voce, Boda alla batteria e percussioni e Alekos ai synth e samples

 

Si dice che il vostro approccio al post-hardcore sia piuttosto strano, da cosa nasce questa particolarità?

Luca: guarda, quando dodici anni fa ho scritto i primi pezzi degli Uragano il gioco era tipo “proviamo a scrivere dei pezzi screamo senza neanche un riff, screamo dentro”. E diciamo che è un po’ rimasto come mindset.

Ometto: ci piace la musica ibrida: meno si capisce cos’è, meglio é

 

Rifiutate ogni associazione ad una precisa corrente musicale, ma avete dei punti di riferimento? Ci sono gruppi o cantanti che vi hanno particolarmente ispirato?

Ometto: personalmente più che una band o un artista la cosa che più mi ha ispirato a percorrere questa strada è in generale la scena diy. Quando ho cominciato a vedere cosa può generare lo sforzo diretto di chi vuole impegnarsi per una scena o l’altra ho capito che si può  ancora essere liberi in qualche modo.

Luca: comunque qualche punto di riferimento sonoro lo abbiamo avuto e lo continuiamo ad avere. Però non è mai stato “voglio suonare come quelli lì”, anzi tutto l’opposto.  Poi dipende quanto vuoi analizzarla al microscopio, le similitudini le trovi…

 

Il vostro è comunque un genere non facile, soprattutto in Italia, quali difficoltà riscontrate?

Luca: mah, ti dirò una cosa: secondo me la scena screamo italiana sta benissimo e, anzi, fa numeri niente male se comparati alla popolarità delle band in sé. Mi spiego: una band piccolina che suona questi generi in Italia potrebbe comunque riuscire a fare un discreto numero di spettatori. In altri generi mi sembra più difficile a volte, tipo nel Pop se non sei conosciuto mi sa che fai fatica. E questo secondo me perché lo screamo/posthc fa riferimento ad una nicchia ben targettizzata di persone interessate.

Ometto: fare musica dove non ti poni troppi limiti a decostruire i tuoi generi preferiti crea della musica che può piacere a nicchie delle nicchie, non ti deve piacere un genere di musica alternativa ma un po’ tutti gli ingredienti della zuppa, le persone la digeriscono a modo loro

Luca: sì ecco forse se avessimo fatto la copia dei Raein l’avrebbero digerita meglio ma va bene così…

 

Possiamo dire che la musica nel vostro caso ha un potere salvifico?

Ometto: ringrazio sempre di avere gli Uragano nella mia vita.

 

Recentemente è uscito il vostro album LP1, ce ne volete parlare?

Luca: sì, ci abbiamo messo veramente un sacco a ‘sto giro ma è uscito. È il primo full length in 11 anni, abbiamo sempre fatto release molto più corte e sparse. (Abbiamo copiato i La Quiete in questo…). Anyway, avevamo appena cambiato la line up con nuove aggiunte e vecchi ritorni, quindi aveva senso fare qualcosa di più corposo. Poi come al solito abbiamo allungato il sound uragano verso nuove direzioni, che qui direi che sono i synth/samples e le voci più “melodiche” e corali.  Come le altre release è un bel viaggione, in questo caso semi-circolare nel senso che parte e finisce “emo”. Poi in mezzo succede di tutto, un sacco di situazionismo in tempi dispari e momenti stranianti. Ecco, sicuramente è il nostro disco più vario.

 

La vostra musica è interessante anche dal punto di vista formale: testi drammatici ed evocativi che puntano sul quotidiano, contaminazioni cinematografiche come in “Indonesia”,  ricorso a metafore ermetiche…

Luca: Sì, i testi Uragano sono sempre stati un misto di narrativa con ambientazione quotidiana o monologhi interiori mega decostruiti ed ermetici e anche quelli di LP1 sono così. Forse questa volta abbiamo spinto ancora di più sull’acceleratore e, proprio come la parte musicale, i testi risultano molto frammentati anche all’interno dei pezzi stessi. Si pensi al testo delirante di Djent oppure ad un brano come Finale che di base parla di ambiente ma in 3 registri abbastanza diversi.

 

Siete di Sanremo, la provincia per voi costituisce un limite o uno sprone a fare di più e meglio?

Ometto: a volte la provincia mi ha spronato a volte mi ha buttato giù con le sue difficoltà: è il motivo per cui tutti ce ne andiamo, ma in un modo o nell’altro si torna ogni tanto a fare quel che dobbiamo fare in quella che era “Casa”.

Luca: siamo sempre stati combattuti tra il cercare di far germogliare qualcosa in provincia e il tenerci il più possibile a distanza da essa.

Domanda che facciamo a tutti i vostri colleghi e specialmente a voi, che venite dalla “Città dei fiori”, avete seguito l’ultimo Festival? Siete soddisfatti dei risultati, dal punto di vista dello spettacolo e della competizione canora? 

Luca: a me piace sempre abbastanza seguire il Festival quando riesco. La competizione canora è sicuramente su alti livelli nelle ultime edizioni.  Si sono aperti ad altre sonorità diverse dal Pop tradizionale italiano ed è interessante per me vedere come se la cavano a gestire questa cosa con ovvie critiche da parte di qualcuno ma anche un riavvicinamento dei giovani ed interessanti crossover musicali. Non male anche dal punto di vista dello spettacolo in sé, è sicuramente il programma di varietà della tv italiana fatto meglio. a mio parere (ma ovviamente avrà un budget infinito rispetto agli altri).

Oggi dominano i talent, siete tentati dal partecipare a un XFactor o simili?

Ometto: SI’.

Luca: sarebbe divertentissimo

 

Prima di salutarci parlateci dei vostri progetti futuri…

Luca: vorrei dirti big things are coming ma mi sa che devo essere noioso e dire come tutte le band: faremo qualche concerto, in Italia e all’estero (purtroppo un po’ dilatati nel tempo causa impegni ma li faremo) e scriveremo dei brani nuovi (pure quello con abbastanza calma).  Nel mentre voi ascoltatevi LP1 che comunque ce n’è da ascoltare!

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Edhera
Foto; Ufficio Stampa

È in rotazione radiofonica e disponibile in digitale “Volano le pagine“, il nuovo singolo della band alternative rock calicese EDHERA. Prodotto dal conterraneo Marco Barusso (noto per le sue collaborazioni con artisti come Pooh, Modà e Lacuna Coil), “Volano le pagine” è un brano dall’anima ibrida, ora introspettivo, ora sanguigno, sospeso tra atmosfere cupe e malinconiche e sezioni più vigorose, scandite da ritmiche serrate, a noi di Musica361 ne ha parlato il cantante Emanuel Reciputi…

Ciao Emanuel, innanzitutto parlaci del vostro nuovo singolo da poco uscito “Volano le pagine”…

La base è nata l’anno scorso e abbiamo capito subito che poteva avere un bel potenziale, quindi una volta registrato in studio e fatte alcune modifiche abbiamo deciso di farlo uscire con annesso video musicale.

Molto suggestivo anche il video, ambientato in un bosco con una costruzione abbandonata, quasi a ricostruire un’ambientazione primordiale, magica…

Esatto, abbiamo avuto la fortuna di trovare questa location abbastanza speciale, è stato molto divertente anche fare le riprese al fiume dove c’è questa casa ricoperta di edera, che si concilia bene con il nome del gruppo. Girato nell’entroterra ligure in un paesino che si chiama Rialto ai piedi del Colle del Melogno, un posto che a noi è molto caro, ci si andava a fare il bagno da piccoli.

Siete un gruppo, trovate delle difficoltà organizzative, relazionali o fila sempre tutto liscio?

Suoniamo insieme dal 2009, eravamo proprio piccolini! Ci sono state varie mutazioni, ma noi quattro siamo la base fin dall’inizio. Per fortuna tra di noi è andato sempre tutto bene, ci conosciamo da tanto tempo e siamo tutti dello stesso Paese.

Avete collaborato con Marco Barusso che vanta collaborazioni con Pooh, Modà e Lacuna Coil, come è stato lavorare con lui?

Per noi è stato sicuramente bello, ci ha istruiti su molte cose. Avevamo anche un po’ d’ansia perché avevamo a che fare con una persona  molto competente e molto famosa nell’ambiente. eravamo molto concentrati per eseguire tutto al meglio; abbiamo seguito alcuni suoi consigli che hanno fatto suonare il pezzo molto bene.

Come definireste il vostro genere e quali sono i vostri artisti di riferimento?

Non saprei definirlo perché spaziamo molto. Abbiamo gusti musicali generalmente molto simili, ma che hanno sfaccettature diverse: siamo tutti sull’Alternative Rock, ma ogni componente del gruppo ha anche altre passioni.

Questa mescolanza di generi si riscontra anche nel vostro ultimo singolo?

Sì, anche se il pezzo è stato catalogato più come Alternative Rock: ha una parte iniziale molto “trascinata” per passare poi a una parte più movimentata e sul finale va di nuovo ad allentarsi un po’.

Qual è lo stato di salute del Rock in Italia?

È difficile da definire perché nella scena italiana c’è un altro genere di punta che ha tirato moltissimo come la Trap, non sono un grande fan ma qualcosa ascolto. Secondo me l’Alternative Rock potrebbe avere un gran ritorno anche grazie ad alcune band che stanno riportando in auge questo genere come i Maneskin sicuramente, ma anche i Fast Animals and Slow Kids e i Pinguini Tattici Nucleari.

Ora una domanda che facciamo a tutti i vostri colleghi, a maggiore ragione a voi, che siete liguri, avete seguito Sanremo, vi ha soddisfatto?

Io sinceramente non ho seguito neanche una puntata quest’anno. Sono una grandissimo fan di Fabrizio De André e come diceva lui: “È una gara di ugole”, alcuni dei partecipanti vengono molto aiutati dalle tecnologie attuali.

Siete stati mai tentati da un talent?

Personalmente non sono un fan e non li seguo, mentre altri componenti del gruppo sì, comunque non abbiamo mai avuto l’input di provarci, anche se stiamo provando a rivalutare questa opportunità: la paura è di fare quel successo momentaneo che poi però va a scemare.

Prossimi progetti lavorativi?

Sicuramente far uscire il più presto possibile un EP di 5 o 6 canzoni con video annessi e poi un album completo con un concerto che segua tutto l’album. È tanto che suoniamo e ora abbiamo trovato una nostra stabilità e vogliamo portarla avanti.

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Phixre

Questa settimana vi presentiamo “bacardi“, il suo nuovo singolo dell’artista italo giapponese, che dopo un primo periodo passato vicino al mondo trap ha deciso di abbracciare la galassia Indie

Ciao, per prima cosa presentati agli amici di Musica361…

Innanzitutto un saluto agli amici di Musica361, io faccio musica dal 2018, ma il mio percorso attuale è iniziato a fine 2023, quando ho aperto un nuovo percorso artistico in termini di generi musicali: io provengo dalla Trap e facevo musica in inglese, poi riscoprendo la musica italiana ho deciso di cambiare totalmente rotta e ho capito che quello che mi piace fare è musica Indie-Pop

Da cosa deriva questo nome d’arte molto particolare?

Inizialmente doveva essere Phiore, ma per una questione burocratica che abbiamo avuto con una label, io e il mio produttore abbiamo deciso di fare un rebranding e di cambiare tutto quanto. Il nome deriva dal fatto che ho origini giapponesi, sono nato a Tokio, e quando sono nato, il 24 marzo, in piena primavera, mia mamma mi ha detto che fuori dall’ospedale c’erano i fiori di ciliegio che erano sbocciati.

Recentemente è uscito il tuo nuovo singolo “Bacardi”, vuoi parlarcene?

Considero “Bacardi” come un appoggio, come una pacca sulla spalla a chiunque stia passando un brutto periodo e penso che quando tu sei in quella situazione hai sempre bisogno di una persona che ti possa ascoltare, con cui tu possa sfogare tutte le tue frustrazioni e da questo singolo ho idee più precise sul mio obiettivo che è quello di non fare musica e basta, ma musica che possa aiutare le persone.

Una solitudine che, ad esempio, in  “Senza me” è accentuata dal fatto di essere in una grande metropoli come Milano (“Milano è sempre la stessa con la gente che abbaia un po’ depressa”)?

La cosa che ho notato visitando anche altre Metropoli nel mondo è che il filo che connette queste città è che la gente è spesso disconnessa dalla realtà perché troppo concentrata sul lavoro e noto questa sorta di solitudine che le persone soffrono: la gente pensa solo a lavorare e poi torna a casa e non sa più cosa fare.

La solitudine trova uno sfogo nei social? E tu che rapporto hai con Instagram e simili?

Io studio molto gli artisti, i miei colleghi, e cerco di capire il loro punto di vista. Se invece uso i social come motivo di svago mi accorgo da solo che non mi aiuto, non mi sento a posto con me stesso. Preferirei il contatto con la realtà ma essendo una persona molto introversa non ho grandi amicizie. In ogni caso tendo a non rendere la solitudine un elemento solo negativo, perché ci aiuta a migliorarci.

Quali sono i tuoi punti di riferimento?

Gli artisti che mi hanno fatto scoprire l’Indie sono stati Calcutta, Psicologi e in genere tutto il roster di Bomba Dischi e, oltre a questi, ci sono anche artisti d’oltreoceano che ho ascoltato e che mi hanno fatto pensare di poter fare qualcosa di simile come Glaive che fa Hyper Pop e Frank Ocean.

“Bacardi” presenta una novità rispetto agli altri pezzi?

Quando facevo il genere Trap, non avendo nessun background “di strada”, ho capito dopo un po’ che non faceva per me, ho preso un momento di riflessione per capire cosa volevo davvero fare: l’Indie mi ha permesso di sviluppare anche altre tematiche.

Hai seguito Sanremo?

Sì, l’ho seguito e devo dire che mi è piaciuto, l’unica critica che faccio è che ho sentito troppa musica con sfumature elettroniche che per alcuni artisti era un po’ forzata, mentre è stata una buona idea introdurre pezzi leggeri, pop, una corrente che negli ultimi Sanremo non si è vista più di tanto. Facendo i nomi dico che mi sono piaciuti i Bnkr44.

Parteciperai a un talent?

Non vado molto a genio con la logica del format, ma li considero una buonissima vetrina per gli artisti per farsi conoscere.

Parlaci dei progetti futuri…

In questo momento il progetto che ho è quello di rilasciare un brano al mese, farmi conoscere e fare qualche live…

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Gretel

 

Gretel, nome d’arte di Greta Palmieri, nasce in Lituania nel 1998 e fin dai 10 anni si dedica allo studio del canto al quale affiancherà quello del pianoforte e della chitarra. Dopo avere pubblicato una trilogia di brani in acustico: Pioggia dei ricordi, L’eco dei Pensieri e Il Giardino Delle Parole, torna con il nuovo singolo “SOLTANTO TU”, che a Musica361 ha introdotto come un dialogo tra noi stessi /la nostra interiorità e il mondo esterno.

Ciao Greta, c’è un legame che unisce i tuoi precedenti brani “Pioggia dei ricordi”, “L’eco dei Pensieri” e “Il Giardino Delle Parole”?

Sì, sono brani un po’ legati tra di loro e sono in acustico, scritti durante la pandemia. “L’eco dei Pensieri” nasce da un momento di malessere, quando vivevamo rinchiusi dentro a una stanza, quindi una bolla, dove i pensieri nascevano dentro di me come se fossero degli echi che rimbombavano. “Pioggia dei ricordi” nasce invece da un bel rapporto con mio padre.

Hai partecipato al Cantagiro e nel 2023 ti sei esibita dal vivo per i casting di Una Voce Per San Marino, che ricordi hai?

Il Cantagiro l’ho fatto nel 2020 e sono arrivata alle semifinali nazionali a Tivoli, è stata un’esperienza magnifica perché vivevamo una settimana immersi nella musica tra formazione ed esibizione, mi ha aiutato a crescere anche nel rapporto con gli altri. Per Una Voce Per San Marino ho fatto un’audizione online che ho passato per andare poi ai casting dal vivo trasmessi dalla TV di Stato San Marino RTV.

Hai seguito il recente Festival di Sanremo? Hai fatto il tifo per qualcuno in particolare?

Sì, sono molto contenta per la vittoria di Angelina Mango perché fin da quando faceva Amici ero sbalordita dalla sua presenza scenica e dalla sua voce e quindi sono molto contenta per la sua vittoria e poi: ‘W le donne!’, dopo dieci anni ha vinto una donna e in Italia questo è molto difficile.

Ora sei tornata con “Soltanto Tu” dopo un periodo di pausa, a cosa è stata dovuta?

Avevo pubblicato questi tre brani e poi ho vissuto un periodo di malessere e “Soltanto Tu” parla dell’unicità della persona, di temi fondamentali come l’omologazione che è richiesta dalla società e penso che sia una canzone che possa offrire un aiuto agli altri per riflettere su questa tematica: al centro ci deve essere sempre la persona.

Come sei uscita da questo malessere?

Scrivendo, sono riuscita a fare musica, a fare i live che ti permettono di  creare una connessione con il pubblico, quindi un’intimità maggiore. Poi un mio amico mi ha iscritto ai casting di Una Voce Per San Marino…

Cosa pensi dei Talent?

Non sono mai riuscita a partecipare perché mi fa un po’ paura il livello di competizione, anche per il mio carattere un po’ timido, introverso, non so se riuscirei a tenere testa a un Talent.

Qual è il tuo genere e quali sono i tuoi cantanti di riferimento?

Vario molto anche in base al mood, ma i miei idoli di riferimento sono Laura Pausini e Freddie Mercury, sono due pilastri della musica che mi piacciono maggiormente, poi ovviamente anche il cantautorato italiano come Dalla, De Gregori, Bennato.

Quali sono i tuoi appuntamenti prossimi?

Ci sarà un mini tour a marzo sia live che in radio per parlare della mia musica. Poi dopo “Soltanto tu” ho un altro brano pronto per uscire e a marzo ci sarà un live a Corridonia, la mia città.

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