Intervista al giovane rapper romano, che torna sulle scene con il disco intitolato “Nati diversi”

Gianni Bismark
Gianni Bismark racconta ai lettori di Musica361 il suo nuovo lavoro discografico © foto di Claudia De Nicolò

Tiziano Menghi, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Gianni Bismark, è una delle promesse mantenute della nuova scena hip hop italiana. Reduce dal successo riscosso lo scorso anno con l’album Re senza corona, il rapper della Garbatella torna sul mercato con Nati diversi, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Virgin/Universal Music dallo scorso 27 marzo, un lavoro che sottolinea la sua evoluzione artistica.

Cosa ti rende più fiero di questo progetto?

Mi rende fiero l’essere riuscito ad arrivare dove ancora non ero riuscito ad arrivare, l’aver superato dei miei limiti, l’aver perseguito il proprio obiettivo ed essere pronto ad inseguire un altro.

Hai altre passioni oltre la musica?

Di passioni ne ho tante, ti citerei il calcio, in assoluto, tifo per la Roma. Infatti ci è venuta l’idea di utilizzare sui social le figurine dei calciatori per annunciare gli ospiti e i collaboratori di questo disco. Ho trovato divertente questa scelta, per sentirci in qualche modo uniti e trasmettere un senso di squadra e di unione, visto il periodaccio penso che sia importante sottolineare questo aspetto.

Gianni Bismark: "Fiero di aver superato i miei limiti"
La copertina di “Nati diversi”

A proposito dell’emergenza Coronavirus, che ruolo può avere la musica in questa delicata situazione?

La musica è uno sfogo, oltre che una compagnia. Mentre ascolti una canzone puoi chiudere gli occhi e immaginare di essere chissà dove, secondo me questo è importantissimo, soprattutto in questo momento.

Quali sono i tuoi obiettivi e i tuoi buoni propositi per il futuro?

Spero sempre di continuare a piacere alla gente, di proseguire per la mia strada cercando di migliorarmi il più possibile.

Ti piacerebbe partecipare in futuro al Festival di Sanremo? Lo consideri un palco sufficientemente sdoganato?

Ma sì, perché no? Tanto a Sanremo ci andrei proponendo me stesso, rappando la mia roba, sicuramente non con qualcosa di diverso. Anche a livello di tematiche, proporrei il mio mondo. Quest’anno, ad esempio, mi è piaciuto parecchio Fasma, oltre ad essere il più più forte era anche quello più emozionato, l’unico che mentre cantava gli tremavano le mani. Ecco, penso che anche io potrei portare me stesso, la mia sensibilità e la mia grinta su quel palco.

Intervista alla talentuosa cantautrice lombarda, fuori con il suo primo Ep completamente in lingua italiana

Joan Thiele
Joan Thiele racconta ai lettori di Musica361 il suo nuovo progetto discografico “Operazione oro”

Classe e istinto, queste le due colonne portanti dell’Ep di Joan Thiele, artista classe ’92 tornata negli store e sulle piattaforme digitali dallo scorso 20 marzo con Operazione oro, il suo primo lavoro scritto e cantato completamente in italiano. Due album alle spalle per la giovane cantautrice di Desenzano del Garda, che ha fatto della contaminazione musicale il suo marchio di fabbrica, perfezionando uno stile originale e quantomai personale.

Se dovessimo definire “Operazione oro” con uno stato d’animo, quale sceglieresti?

Sceglierei l’istinto, perché è un lavoro poco ragionato, poco pensato, se non a livello interiore. E’ frutto di un grande lavoro che ho fatto dentro di me, ma l’approccio alla scrittura è stato totalmente onesto, non ho seguito alcun tipo di logica. E’ un disco fortemente emotivo, un viaggio per me abbastanza necessario, introspettivo, che ruota attorno al concept dell’intero disco, ovvero l’accettazione di sé.

Joan Thiele 1
La copertina di “Operazione oro”

In questo viaggio interiore, cosa hai scoperto di te che non avevi capito fino ad ora?

Molto spesso si fà fatica a comprendere realmente un cambiamento, quello che ho capito è che ci vorrebbero altri centocinquanta album per capirmi ancora di più (ride, ndr). Trovo sia fondamentale la ricerca di se stessi, più che il raggiungimento di una condizione o di un determinato traguardo. Se ci si arriva è un casino, forse.

Che ruolo gioca la musica nel tuo quotidiano?

Ha un ruolo direi abbastanza fondamentale, ascolto tanta musica, anche se devo ammettere che a volte cerco di staccare prendendomi una pausa, ad esempio leggo molto. Come dice sempre mia madre, bisogna cercare di non diventare ossessivi, questo vale per qualsiasi cosa, non ci si può fissare su una sola cosa.

Hai altre passioni a parte la musica? Ti dedichi a qualche altra attività in particolare?

Una mia grande passione è il design, mi piace molto costruire oggetti. Il mio ragazzo è un artista, dipinge e realizza sculture, un’attività che negli ultimi tempi ho riscoperto, cercare ed utilizzare materiali per costruire qualcosa. L’epidemia del Coronavirus ci sta costriggendo in casa, sono convinta che questo momento sia anche utile per capire quello che ci piace, cosa vogliamo fare realmente. Le giornate si sono allungate, personalmente mi sono data anche alla cucina, il che è tutto dire (sorride, ndr).

A proposito di quanto sta accadendo, se dovessimo trovare un aspetto positivo da tutta questa situazione, in cosa lo individueresti?

Nel tempo che abbiamo ritrovato a nostra disposizione, perché è cambiata completamente la nostra prospettiva. Non sei più tu che insegui il tempo, bensì è il tempo che ti da lo spazio di ascoltarlo.

Intervista al cantautore romano Galeffi, fuori con il suo secondo lavoro in studio intitolato “Settebello”

Galeffi, "Settebello" e il ruolo della musica in questo momento delicato
Galeffi racconta ai lettori di Musica361 il suo nuovo progetto discografico Settebello © foto di Sara Pellegrino

Scegliere di uscire comunque e fare compagnia alle persone attraverso la propria musica, tra le tante uscite rimandate in questo periodo c’è chi preferisce pubblicare comunque il proprio progetto, rivendicando con orgoglio il ruolo che da sempre ricopre questa nobile forma d’arte, le conseguenti suggestioni e le molteplici riflessioni che ci suggerisce.

Settebello è il titolo del secondo lavoro discografico di Marco Cantagalli, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Galeffi, cantautore che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare sin dall’esordio avvenuto nell’ottobre del 2017 con Occhiaie, seguito poco dopo dal disco di debutto “Scudetto”.

L’artista torna sulle scene con un progetto completo, costruito e curato nei minimi dettagli, parola per parola, nota dopo nota. Rilasciato lo scorso 20 marzo per Maciste Dischi/Polydor/Universal Music, l’album ha l’ambizione di accompagnarci in un momento storico così delicato, inedito e disarmante.

La musica ai tempi del Coronavirus, che ruolo ha?

Sicuramente un ruolo di distrazione di massa, che non fa mai male in questo genere di situazioni inedite e delicate, per certi versi senza precedenti. La musica può sicuramente attutire il colpo. Per quanto mi riguarda, in genere passo molto tempo in casa, questa situazione mi ha cambiato ben poco la vita.

Galeffi, "Settebello" e il ruolo della musica in questo momento delicato 1
La copertina del disco “Settebello”

Avendo un’attitudine così casalinga, puoi consigliare ai nostri lettori alcune attività da svolgere?

Ascoltare “Settebello” giocando a carte, sarebbe perfetto. Poi, fammi pensare, potrei consigliare qualche film che ho visto in questi giorni, tipo “Il profeta” o “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante”, che mi sono piaciuti parecchio. Infine, si può giocare alla Playstation, scaricarsi qualche serie, farsi qualche doccia in più (sorride, ndr).

Quale impatto emotivo pensi che avrà sulle nostre vite? 

Non lo so, boh. Dipende, perché non reagiamo tutti allo stesso modo, soprattutto in Italia, un Paese con tante differenze che, devo dire, si ritrova riunito da un positivo e incoraggiante patriottismo, come non lo si sentiva forse dai mondiali di calcio del 2006.

In un paio di pezzi del tuo disco dici “Mi sono chiuso a casa che spasso, fuori diluvia, meglio stare al caldo”, oppure addirittura “Mi disinfetto quando te ne vai”. Insomma, ci sono una serie di riferimenti criptici, qualche complottista potrebbe studiarci una teoria…

Beh, in effetti sì, mi auguro possano realizzare dei meme così almeno le mie canzoni girano (ride, ndr).

Come pensi ne potrà uscire il settore discografico da tutto quello che sta accadendo?

Tutto quello che sta succedendo è sicuramente un dramma per vari settori. Ne risentiranno  le persone che lavorano in ogni campo, perché è quasi tutto fermo. Per chi fa musica l’attività live è fondamentale, diciamo che rappresenta un buon 70% del guadagno, ma è anche vero che siamo tutti grandi e grossi per capire che non si può fare niente, la salute prima di tutto.

Intervista alla giovane cantautrice siciliana, fuori con il singolo “Game over”

Jaqueline
Jacqueline racconta ai lettori di Musica361 il suo nuovo singolo “Game over” © foto di Daniele Comelli

E’ attualmente impegnata nella fase di lavorazione del suo album d’esordio Jaqueline Branciforte, cantautrice classe ’94 che ricordiamo per essere stata una gli otto finalisti di Area Sanremo. Si intitola “Game over” il brano con cui ha deciso di presentarsi al grande pubblico, un pezzo che racconta il sottile confine tra vita reale e vita virtuale.

Quale impatto emotivo ha, secondo te, la tecnologia sull’essere umano oggi?

Travolgente. É un metodo velocissimo, per materializzare almeno virtualmente, le proprie idee, e questo ci crea appetito. É un linguaggio nuovo, che da tanti è stato compreso superficialmente… Sicuramente l’essere umano entrerà ancora di più in confidenza con la tecnologia, dobbiamo solamente non lasciarci travolgere da questa grande intelligenza artificiale e non dimenticarci che siamo stati noi a creare questo grande strumento di comunicazione e di creazione.

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Jaqueline presenta Game over

In un momento storico delicato e inedito come quello attuale, l’emergenza sanitaria per il contenimento del Coronavirus sta mutando la nostra quotidianità. I sistemi tecnologici sono tornati ad avere il ruolo per cui sono stati concepiti?

Sì, la tecnologia è uno strumento fondamentale per la diffusione di messaggi importanti. Se vogliamo salvaguardare l’essenza stessa dell’umanità, dobbiamo mettere in pratica un approccio più globale della tecnologia. Sono molto dispiaciuta del fatto che l’umanità debba arrivare a questo per rendersene conto.

Sento che quello che stiamo vivendo è uno dei momenti più “difficili” nella storia del genere umano, però nel complesso sono molto ottimista riguardo al futuro. Tutti ne possiamo uscire più forti e forse, grazie a questo,  stiamo capendo quanto in realtà valiamo e quanto l’umanità stessa possa fare per il mondo.

Ci consigli tre cose da fare in questi giorni per riscoprire il piacere dello stare a casa?

Fate quello che vi fà stare bene, in questo momento abbiamo bisogno di riscoprire le nostre potenzialità, far entrare luce alle nostre anime. Aprofittiamo di questo momento per riflettere, per migliorarci e per nutrirci dentro. Ritrovare il piacere di condividere con i nostri talenti, tutto quello che abbiamo lasciato in sospeso a causa di molte distrazioni.

E’ prematuro parlare di conseguenze precise, ma come pensi ne potrà uscire il settore discografico, in particolare quello della musica dal vivo, da tutto quello che sta accadendo?

C’è una situazione di sconforto e difficoltà un po’ in tutti i settori, quello discografico e in particolare quello della musica dal vivo sta affrontando un periodo di fermo. Credo che per gli artisti sia doloroso dover lasciare il proprio pubblico e la musica dal vivo. Il tempo riparerà ogni ferita e penso che ogni settore saprà superare al meglio questo momento.

Dopo qualsiasi “Game over” si parte sempre con un nuovo gioco, una nuova partita. Quale insegnamento può trarre l’umanità da tutta questa situazione?

Inizieremo probabilmente una nuova missione con nuove ideologie e nuovi stimoli, la vita può essere un gioco di coincidenze, ma dobbiamo sempre considerare il fatto che ricominciare una partita nel nostro mondo non è mai uguale alla precedente. Quindi dobbiamo imparare a convivere con le nostre dinamiche, conoscersi per se stessi e per gli altri è un ottimo inizio.  In fondo, siamo noi che ogni giorno scriviamo questo libro infinito che è la vita.

Intervista al giovane artista di Bassano del Grappa, fuori con il nuovo EP intitolato “Imperfetto”

"Imperfetto", il manifesto generazionale di Thomas
Thomas si racconta ai lettori di Musica361 in occasione della pubblicazione del suo nuovo progetto discografico

Tempo di nuova musica per Thomas Bocchimpani, meglio conosciuto semplicemente come Thomas, in uscita con l’EP Imperfetto, anticipato dai singoli Ne 80 e Contro verso. Prodotto da Giordano Colombo e Federico Nardelli, il disco  mette in risalto le velleità artistiche del giovane performer vicentino.

“Imperfetto” come…
… come il nostro tempo, come ciascun essere umano, come me stesso, come la mia percezione della realtà e dei sentimenti. “Imperfetto”, come sento di raccontarmi adesso.

Cosa pensi dei social network?
A livello culturale hanno un grande potere, d’altra parte sono spesso fuori controllo, nel senso che sono alla portata di chiunque e in qualsiasi posto del mondo. Penso che bisognerebbe imparare a dosare il loro utilizzo.

Thomas: "Imperfetto? Come sento di raccontarmi adesso"
La copertina dell’EP “Imperfetto”

In un’epoca fatta anche di immagini, quanto conta la presenza scenica?
Essendo cresciuto sia come cantante che come ballerino, avendo studiato danza per dodici anni, io sento di raccontarmi attraverso entrambe queste due meravigliose forme d’arte. Sicuramente l’immagine conta, a me piace curare la mia, l’importante è che la musica arrivi a prescindere dall’estetica.

Hai altre passioni oltre la musica e la danza?
Sì, molte, in particolare il nuoto, al punto che starei ore ed ore in acqua, amo passare il tempo con la mia famiglia, stare con gli amici, mi piacciono le belle ragazze (sorride, ndr). Avendo vissuto in posto paesaggisticamente meraviglioso come Bassano del Grappa, sono molto affascinato dalla natura, dalla sua armonia, dalla sua purezza e dall’equilibrio che si instaura tra le creature.

A tal proposito, cosa pensi di questa positiva ondata ambientalista che coinvolge molti tuoi coetanei nel mondo?
E’ importante che se ne parli e che si ponga rimedio a questo pericolo incombente che sta rovinando il nostro pianeta, trovo positivo che questa sensibilizzazione parta proprio dai giovani. Spero vivamente che questo risveglio collettivo di coscienze porti a qualcosa di buono, nel minor tempo possibile.

Intervista al giovane cantautore bresciano, in gara tra le Nuove Proposte di Sanremo 2020 con “Nel bene e nel male”

Matteo Faustini
Matteo Faustini si racconta ai lettori di Musica361 in attesa di debuttare sul palco del Teatro Ariston

Nel bene e nel male” comunque vada sarà un successo, non soltanto un modo di dire nel caso di Matteo Faustini, artista classe ’94 che impareremo a conoscere nel corso della 70esima edizione di Sanremo e che, a giudicare da quel bel biglietto da visita musicale, sembra essere arrivato per restare. Subito dopo il Festival uscirà per Dischi dei Sognatori con distribuzione Warner Music Italia, il suo primo album di inediti Figli delle favole, disponibile dal 7 febbraio.

Che messaggio ti piacerebbe lanciare tra le righe della tua canzone?
Vorrei che il pubblico percepisse l’amore con cui ho scritto questo pezzo. I legami sono difficili da costruire, spesso sono instabili e trovare un equilibrio è davvero complicato. Le cadute nella vita capitano, l’importante è avere delle basi solide, dei rapporti e delle certezze che ti aiutino a rialzarti. Non conta quante siano, meglio poche ma buone. Esserci prima per noi stessi e poi per gli altri, nel bene e nel male.

Hai altre passioni oltre la musica?
Il cibo, in particolare il sushi, poi amo Netflix con tutto me stesso (sorride, ndr). Sono un appassionato di scienza, molto affascinato dallo spazio, e poi mi piace pensare. Mio padre scrive di filosofia, mi ha trasmesso un po’ questa attitudine che mi spinge a ragionare su vari temi, anche sugli errori che servono a migliorarci. Certo, a volte mi faccio troppe domande, ma mi trovo bene tra i miei pensieri.

Quali sono gli aspetti che più ti affascinano di questo mestiere?
La cosa che mi piace più della musica è che riesce a comunicare dei messaggi, dare delle visioni diverse, può far piangere o sorridere, oppure semplicemente anche solo far ballare. Una delle cose più belle che mi sono successe dopo l’annuncio del mio passaggio a Sanremo riguarda la mia famiglia. In tutte le parentele ci sono degli screzi, dopo anni di allontanamenti e divergenze, la cosa che mi ha commosso è che tutti i Faustini si sono riuniti per tifare per me.

C’è qualcosa che invece ti piace di meno?
Sì, ovvio, dico sempre di essere fatto per la musica ma non per il mondo che le ruota attorno. Ho avuto esperienze molto negative, sono successe tante cose, brutte e pesanti. Ho incontrato tanti vampiri energetici, persone che hanno finto di credere in me per doppi fini. Dopo tanto vagare, ho finalmente trovato persone di cui potermi fidare, un team straordinario e questo non ha prezzo.

Hai una canzone di Sanremo a cui sei particolarmente legato?
Sì, “Di sole e d’azzurro” di Giorgia, ancora adesso tra le mie preferite. Durante quel Festival avevo sei anni e mi ricordo che è stato il primo pezzo che mi ha letteralmente folgorato, ogni volta che l’ascolto mi sento davvero bene.

Intervista al rapper romano, in gara tra le Nuove Proposte di Sanremo 2020 con il brano “Per sentirmi vivo”

Fasma
Fasma si racconta ai lettori di Musica361 in attesa di debuttare sul palco del Teatro Ariston con “Per sentirmi vivo”

Mancano pochi giorni e potremo assistere al debutto sanremese di Tiberio Fazioli, in arte Fasma, artista classe ’96 che si presenta in gara tra le Nuove Proposte della 70esima edizione del Festival della canzone italiana con il brano Per sentirmi vivo, composto a quattro mani con Luigi Zammarano.

Un pezzo che racconta una piccola storia, autobiografica ma al tempo stesso universale…
Esattamente, l’esperienza forgia. “Per sentirmi vivo” per me ha un valore importante perché da peso si trasforma in leggerezza, diventando qualcosa di puro, qualcosa di bello.

Che un messaggio ti piacerebbe trasmettere attraverso questa canzone?
Che i sogni esistono e non bisogna mai smettere di coltivarli, io stesso sono partito da zero e adesso sono a Sanremo. A darmi speranza è sempre stata la musica, non bisogna mai smettere di crederci.

Hai altre passioni oltre la musica?
Sì, ma direi che sono comunque riconducibili alla musica. Abbiamo aperto un’etichetta discografica e produciamo i nostri amici, appena ho avuto l’occasione ho cercato di trasmettere questa speranza anche ad altri, perché non mi dimentico di certo da dove arrivo. Poi vabbè sono malato di film, adoro il cinema.

Un titolo di un film che ti ha particolarmente colpito e che consigli ai nostri lettori?
Me ne vengono in mente duemila, ma uno che ho rivisto da poco e che mi ha fatto molto riflettere su un po’ di cose è “Le ali della libertà“. Pensa che sul sito IMDB è primo nella classifica dei duecentocinquanta migliori film di tutti i tempi, davvero molto bello.

C’è una canzone o un ricordo di Sanremo a cui sei particolarmente legato?
Ad essere sincero non ho mai guardato troppa televisione, di conseguenza il Festival l’ho sempre visto con gli occhi dell’italiano medio. Sicuramente mi sento rappresentato da questo tipo di manifestazione, soprattutto negli ultimi anni in cui c’è stato un forte ricambio generazionale.

L’episodio che mi ha fatto decidere di provare a partecipare a Sanremo è stato quando mi hanno raccontato che Vasco Rossi è arrivato ultimo. Alla fine ciò che conta è avere la possibilità di mostrare se stessi, alla lunga paga.

Intervista alla giovane sedicenne, in gara al prossimo Festival con il brano “8 marzo”

Dai banchi di scuola a Sanremo, la favola di Tecla Insolia
Tecla Insolia si racconta ai lettori di Musica361 in attesa di ritornare all’Ariston dopo la vittoria di Sanremo Young

8 marzo, questo il titolo della canzone presentata in gara da Tecla Insolia al prossimo Festival di Sanremo, Composto da un team di prestigiosi autori e musicisti (Piero Romitelli, Rory Di Benedetto, Emilio Munda, Rosario Canale, Marco Vito) e prodotto da Diego Calvetti, il brano porta sul palco dell’Ariston una messaggio di sensibilizzazione per un costante e maggiore rispetto verso le donne.

Che messaggio ti piacerebbe lanciare tra le righe del tuo brano?
Credo sia giusto che ognuno recepisca dalle canzoni ciò che ritiene opportuno, perché il bello della musica è la soggettività, mi piace che ci sia libera interpretazione. Alla fine il mio brano si spiega da solo, il messaggio è aperto ma anche abbastanza esplicito, vorrei spingesse ad una riflessione uomini e donne.

Hai altre passioni oltre la musica?
Assolutamente sì, tantissime, ad esempio disegnare, leggere e un sacco di attività che cerco di svolgere nel tempo libero. Di sicuro amo la recitazione, l’ho studiata sin da piccola. A tal proposito, sono felice perché dal 23 febbraio partirà su Rai Uno una fiction, che si chiama “Vite in fuga”,  dove interpreto la figlia del protagonista. L’ho girata subito dopo l’esperienza di Sanremo Young e non vedo l’ora che venga trasmessa.

A proposito di Sanremo Young, che tipo di emozione pensi di ritrovare sul palco dell’Ariston?
Penso che ritroverò la stessa emozione, se non più grande visto che si tratta del vero Festival della canzone italiana, che ha una sua valenza storica molto importante.

Come riesci a far combaciare l’impegno scolastico con quello musicale?
E’ difficile, per fortuna studiare mi piace, naturalmente ci sono materie che mi riescono meglio come Storia dell’arte, Grafica, Italiano, Storia, Biologia e Inglese, altre meno come la matematica (sorride, ndr). Diciamo che sto provando a far conciliare tutto.

Hai una canzone di Sanremo a cui sei particolarmente affezionata? 
Sai che non ci avevo mai pensato? Nel senso che in famiglia abbiamo sempre seguito il Festival, ma non c’è un pezzo che amo più di altri. Il primo che mi viene in mente è un brano di Al Bano e Romina, di recente ho ritrovato un filmino di quando avevo tre anni e cantavo “Felicità” (sorride, ndr). Ecco, ti direi quella.

Intervista al gruppo musicale, in gara tra le Nuove Proposte di Sanremo 2020 con il brano “Tsunami”

Eugenio in Via Di Gioia, Sanremo? Un lascia passare per la Nazionale Cantanti
La band si racconta ai lettori di Musica361 in attesa di debuttare sul palco del Teatro Ariston il prossimo febbraio

Energici e simpatici, questo e molto altro ancora sono gli Eugenio in Via Di Gioia, gruppo composto dal cantante Eugenio Cesaro, dal tastierista Emanuele Via, dal batterista Paolo Di Gioia e dal bassista Lorenzo Federici. Tsunami è il titolo del brano con cui partecipano alle 70esima edizione del Festival di Sanremo, in programma dal 4 all’8 febbraio.

Ragazzi, siete a Sanremo! Come state vivendo l’attesa?
Benone. E’ davvero incredibile, pensa che in passato lo guardavamo tutti insieme, passavamo le serate davanti alla tv a prendere in giro chi non ci piaceva e supportare quelli che ci andavano a genio.

Avete un ricordo o un aneddoto che vi lega al Festival?
Sicuramente lo scorso anno, tifavamo per Mahmood, ci piaceva parecchio la sua canzone. La cosa pazzesca è stata che stavamo per uscire con il nostro album e uno dei singoli ripeteva nel ritornello “i soldi non esistono li hai inventati tu”. Da una parte era il nostro beniamino, dall’altra temevamo ci potesse “rubare” il tema, cosa che è ampiamente accaduta (ridono, ndr).

Avete altre passioni comuni oltre la musica?
Il calcio, infatti uno dei nostri sogni è il motivo per cui abbiamo iniziato a suonare: entrare a far parte della Nazionale Cantanti. Questo è uno dei nostri sogni in comune.

Tifate per una squadra in particolare?
Siamo simpatizzanti del Toro e della Ternana, ma dopo lo scandalo calciopoli lo abbiamo seguito in maniera meno assidua. Tendenzialmente ci piace giocarci, girando in tournèe è anche pratico perché basta portarsi dietro un pallone.

Un appello al presidente Paolo Belli per farvi prendere in rosa lo vogliamo fare?
Caro Paolo, siamo tutti e quattro molto bravi, competitivi il giusto, ma soprattutto collaborativi, nel senso che se ci fosse bisogno di fare autogol per il bene della squadra avversaria noi ci siamo! Saremmo degli ottimi compagni per Morandi, il capocannoniere Barbarossa, Ramazzotti, Benji e Fede. Di sicuro non faremmo tunnel a Nedved, questo ci sentiamo di poterlo garantire!

Mi scappa da chiedervi se avete un altro sogno nel cassetto dello stesso tenore…
Certo, un’altra passione che abbiamo in comune sono Aldo, Giovanni e Giacomo, ci piacerebbe un giorno conoscerli, andare a cena con loro, anche in vacanza se possibile e poi, ovviamente, poter lavorare alla colonna sonora di un loro film… ma qui ci stiamo allargando!

Intervista al cantautore romagnolo, in gara tra le Nuove Proposte con il brano “Due noi”

Fadi, dall'Emilia-Romagna al Festival di Sanremo
Fadi si racconta ai lettori di Musica361 in attesa di debuttare sul palco del Teatro Ariston il prossimo febbraio

Farà parte del cast delle Nuove Proposte di Sanremo 2020 il giovane Thomas O. Fadimiluyi, alias Fadi, artista italo-nigeriano nato a Reggio Emilia e cresciuto a Riccione. Due noi è il titolo del suo brano prodotto da Antonio Filippelli, un pezzo che verte sulla scrittura e sulle particolari caratteristiche vocali del talentuoso cantautore.

Un brano sentito e autobiografico, cosa racconta?
Parla del mio periodo universitario, ho scritto questa canzone nella tratta che và da casa mia a Riccione a Bologna. Questa canzone vuole essere un omaggio a quegli anni, alle persone che ho conosciuto e a quei posti fantastici.

Cosa ti lega così tanto alla tua terra?
Eh… ci sono nato (ride, ndr), ho tutto lì: dai rapporti familiari agli amici, il carattere delle persone, il loro modo di fare, l’ospitalità. Calcola che mia madre è albergatrice e fino a poco tempo fa facevo il tuttofare.

Che ricordi conservi di quel periodo?
Tutto, è stata un’esperienza che mi ha aiutato tantissimo, molte delle mie canzoni sono nate mentre aggiustavo una tapparella, imbiancavo o mi occupavo di adempiere a piccoli lavoretti.

Hai altre passioni oltre la musica?
Vivo di mille passioni che mi fanno stare bene, mi piace viaggiare, andare a pescare e adoro i motori. Pensa che mio padre venne sù dal West Africa per imparare questo mestiere, lui è preparatore e pilota di auto storiche, così ha trasmesso questa passione sia a me che a tutta la famiglia.

Aspettative per Sanremo?
Solitamente tendo a non farmene, per me è già una grande vittoria poter calcare il palco dell’Ariston. Francamente non so cosa aspettarmi, il mio obiettivo personale è quello di cercare di preservare il più possibile lo spirito genuino che contraddistingue sia me che i miei conterranei (sorride, ndr).

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