Tempo di nuova musica per il cantautore lombardo, in uscita con il brano che segna la sua rentrée discografica

Simone Tomassini
Simone Tomassini si racconta ai lettori di Musica361 in occasione del lancio del nuovo singolo “Ovunque”

Si intitola Ovunque il brano che segna il ritorno discografico di Simone Tomassini, artista che ricordiamo sul palco di Sanremo 2004 con “E’ stato tanto tempo fa”, oltre che per la partecipazione nel corso della seconda edizione di Music Farm. Il cantautore comasco è tornato in rotazione radiofonica dallo scorso 27 settembre con un pezzo che, di fatto, anticipa il suo sesto album di inediti, in uscita il prossimo anno per Cello Label.

Cosa rappresenta per te questo nuovo singolo?
E’ il brano che segna il mio ritorno, composto con Andrea Bonomo ed Emiliano Bassi, due autori che stimo tantissimo. La percezione delle canzoni d’amore credo che sia ormai abbastanza satura, tendenzialmente è stato detto già tutto a riguardo. In questo pezzo abbiamo voluto dare delle coordinate, una precisa collocazione a questo sentimento che, davvero, possiamo ritrovare ovunque.

Cosa ti piace e cosa meno dell’attuale settore musicale italiano?
Mi piace il fatto che si torni a parlare di live, molti ragazzi giovani riempiono palazzetti e la risposta del pubblico è molto calorosa. La cosa che mi piace meno è che sembra che tutti possano fare musica, non è giusto, perché lo studio e la gavetta sono fondamentali. Purtroppo, quello che si percepisce a volte dalla televisione è l’esatto opposto.

Insieme a Paolo Meneguzzi gestisci la Pop Music School, quali valori cercate di trasmettere?
La cosa bella della nostra scuola è che i ragazzi non ricevano da noi direttive in base ai nostri gusti personali, non vogliamo creare cloni, cerchiamo di tirare fuori la loro identità. Devono imparare a conoscersi e far conoscere chi sono, il loro approccio alla musica deve essere unico. Siamo contenti perché stiamo costruendo un bellissimo percorso.

“Ovunque” anticipa il tuo nuovo progetto discografico, quando uscirà?
Tra l’inizio e la primavera del 2020, stiamo cercando di fare un buon lavoro, prendendoci tutto il tempo necessario. Siamo in dirittura d’arrivo, a breve annunceremo sicuramente tutte le novità.

Intervista alla band milanese, in uscita con il nuovo disco “Shock”, disponibile dal 4 ottobre

L'introverso
I ragazzi de L’introverso si raccontano ai lettori di Musica361 in occasione del lancio del nuovo album

Si intitolaShock il disco che segna il ritorno di Nico Zagaria, Marco Battista e Giacomo “Futre” Cigolotti, membri del gruppo de L’introverso, una delle realtà più interessanti della scena indipendente. Musica suonata e tematiche di contenuto, questi gli elementi che caratterizzano i tratti somatici del loro progetto.

Perché avete deciso di chiamarvi così?
Perché rispecchia il tipo di musica che facciamo, sia a livello di suoni che di testi molto introspettivi, ma con una certa relazione col mondo. Abbiamo scelto di lasciare il nostro nome al singolare perché, suonando da tempo ed essendo molto amici, ci consideriamo come un’unica identità.

Quanto hanno inciso Milano e la periferia nel vostro percorso?
Oltre ad esserci cresciuti, la Barona resta il nostro quartier generale, dove abbiamo la nostra sala prove. Milano è una città che ti viene addosso, la periferia è particolare perché, pur non essendo la provincia, rappresenta una realtà a sé, per assurdo diversa da Porta Genova che è a sole due fermate di metropolitana.

L'introverso 1
La copertina di “Shock”

Avete altre passioni oltre la musica?
Ci accomuna l’interesse per il sociale, ci impegnamo molto per l’ambiente. In più ci piace il calcio, l’unico giorno in cui “discutiamo” è quando si disputa il derby tra Milan e Inter (sorridono, ndr).

Cosa vi piace e cosa meno dell’attuale scenario discografico?
Non ci piace più quello che abbiamo ascoltato per anni, il rock ci ha un po’ stufato, anche a livello internazionale non c’è niente di nuovo. Ci piace molto Sia e quel pop moderno ed elettronico, che ci stimola sicuramente di più.

Prendendo spunto del titolo dell’album, cosa vi provoca shock oggi?
Indubbiamente la crisi climatica, non avremmo mai pensato che il mondo sarebbe caduto a pezzi a causa del profitto e dei soldi. In discussione c’è il futuro del nostro pianeta che, sinceramente, sognavamo diverso.

Quale potrebbe essere, secondo voi, la soluzione?
Una bella lezione ce la danno i ragazzi che protestano a favore dell’ambiente, un anno fa non se lo sarebbe aspettato nessuno. Solitamente i giovani vengono accusati di stare sempre con gli smartphone in mano, ben vengano slanci di questa rilevanza. Se noi adulti li sopportassimo, anziché dargli contro, potrebbe essere il vero e proprio punto di svolta.

Intervista al cantautore abruzzese, che ci racconta i suoi nuovi progetti e ci parla della sua personale visione musicale

Luca Dirisio e il suo mare a settembre
Luca Dirisio si racconta ai lettori di Musica361 in occasione del lancio di “Come il mare a settembre”

La musica non conosce confini spazio-temporali, ne sa qualcosa Luca Dirisio, che fa ritorno sulla scena discografica con un nuovo album, atteso per il prossimo 25 ottobre. Ad anticipare il progetto, il singolo Come il mare a settembre, prodotto da Giuliano Boursier per Music Ahead.

Come ti è venuta questa metafora?
Dal mio vissuto, perché attualmente vivo nella mia casa estiva e ci rimarrò almeno fino a metà ottobre, fino a che si può rimango al mare (sorride, ndr). In questo periodo, l’arrivo di turisti stranieri e le spiagge che si svuotano. Questo brano è una dedica alle storie estive, quelle che finiscono ma lasciano un segno.

A livello di sonorità, a cosa si deve la scelta di proporre una ballad? Tu che ci hai sempre abituati anche a brani uptempo
Sai, queste sono decisioni che prende la canzone stessa, quando compongo non mi focalizzo sul tipo di pezzo che verrà fuori, anzì, la maggior parte delle volte l’idea iniziale cambia. Per quanto mi riguarda i brani più belli arrivano in maniera naturale, quando mi metto a scrivere a tavolino, magari, ci metto un mese e non sono mai soddisfatto.

Il 25 ottobre uscirà il tuo quinto album…
Spero che questo progetto, che arriva dopo otto anni dal precedente, possa appagare le persone che lo acquisteranno. Mi auguro di aver sviluppato al meglio i punti che ho deciso di toccare, di aver reso chiaro il mio pensiero. Questo tempo mi è servito, ad un certo punto mi sono reso conto che mi era mancato sedermi su una panchina al parco, osservare quello che c’era intorno.

Cosa pensi dell’attuale industria musicale?
Dl talento in giro ce n’è, ma non viene più di tanto preso in considerazione. Sono convinto che le lobby discografiche abbiano più voce in capitolo di quanto possiamo immaginare. Chi appartiene ad una realtà indipendente fa sicuramente più fatica, anche se fai musica da venti o trent’anni. Quello che contano oggi sono i follower su Instagram, ma l’arte non si può misurare attraverso indici di gradimento.

Conosciamo meglio il giovane trapper italo-americano, in uscita con l’album che segna il suo debutto discografico

È di moda: Mambolosco ci racconta la sua "Arte"
Mambolosco si racconta ai lettori di Musica361 in occasione della pubblicazione di “Arte”

Tra i volti più rappresentativi della nuova scena hip hop troviamo William Miller Hickman III, meglio conosciuto come Mambolosco, rapper vicentino che ha conosciuto la popolarità grazie alla virale Guarda come flexo. Si chiama Arte il progetto che segna, di fatto, il suo esordio discografico. Scopriamone i dettagli con il diretto protagonista.

A cosa si deve la scelta di un titolo così impegnativo?
Quello che faccio per me è arte, ci tengo a dargli importanza perché molta gente, soprattutto in Italia, considera la trap come musica per ragazzini priva di valore. La penso esattamente in modo opposto.

Papà americano e mamma italiana, quanto ha influito questo mix culturale nella tua musica?
Parecchio, un po’ in tutto, la doppia cittadinanza ha influenzato sicuramente il mio modo di essere e, di conseguenza, la mia musica. Personalmente ho sempre preferito e ascoltato l’hip pop originale americano, ma ultimamente mi sto aprendo anche a diversi rapper italiani che mi piacciono parecchio, molti dei quali ho la fortuna di avere con me in questo lavoro.

È di moda: Mambolosco ci racconta la sua "Arte" 1
La copertina di “Arte”, l’album che segna il debutto discografico di Mambolosco

Come hai selezionato gli ospiti presenti?
Ci sono parecchie collaborazioni tra featuring e producer, ho voluto coinvolgere nel progetto gli artisti che rispetto, a partire da Tony Effe e Pyrex della dalla Dark Polo Gang, passando per Shiva, Nashley, Enzo Dong e molti altri.

Quanta importanza ha, secondo te, l’immagine nella musica?
Oggi come oggi, un buon 40%. Puoi anche non essere completamente a fuoco, ma se hai la giusta immagine e buchi lo schermo riesci a fare qualcosa. Ormai non basta più solo la musica, purtroppo no.

Quale credi sia il futuro della musica trap in Italia?
Penso che questo è il momento di dimostrare come questo genere non sia solo una moda passeggera, piuttosto una sorta di rivoluzione che può resistere e restare nel tempo.

Il cantautore reinterpreta i suoi brani più belli, ospitando alcuni dei colleghi che li hanno portati alla ribalta

Roberto Casalino: il fabbricante di ricordi, sogni e canzoni
Roberto Casalino si racconta ai lettori di Musica361 in occasione dell’uscita dell’album “Il fabbricante di ricordi”

Emma, Alessandra Amoroso, Giusy Ferreri e Fedez sono soltanto alcuni dei nomi degli artisti che, negli ultimi dieci anni, si sono avvalsi dell’ispirata penna di Roberto Casalino, che ha firmato per loro brani importanti, diventati popolari nel giro di breve tempo. Pezzi che ha voluto riproporre in nuova veste ne Il fabbricante di ricordi, il suo quarto album in studio, disponibile negli store digitali e tradizionali dallo scorso 13 settembre.

Come hai scelto il titolo e che significato ha per te?
Mi è stato suggerito dal giornalista e scrittore Stefano Mannucci, presentandomi e definendomi in questo modo prima di un mio showcase. Appellativo che mi è rimasto talmente impresso al punto da metterlo in un cassetto e decidere di tirarlo fuori per questo progetto, poiché rappresenta l’idea del mio approccio alla scrittura.

Come hai scelto l’ordine delle canzoni?
Ho preferito seguire un filo emotivo piuttosto che cronologico, per distribuire bene i pezzi. La scaletta di un disco, così come quella di un live, è una cosa molto delicata, secondo me può compromettere un buon 50% della riuscita finale, perché mantenere alta l’attenzione del pubblico non è così facile.

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La copertina de “Il fabbricante di ricordi”

Riesci a trovare il tempo per coltivare altre passioni al di fuori della musica?
Ho scelto di vivere a Roma proprio per non lasciarmi totalmente assorbire dal mio lavoro. Pratico attività fisica, mi piace tenermi in forma, ma anche andare al cinema, leggere e visitare mostre, tutto ciò che è arte mi affascina. Poi adoro cucinare, mi rilassa e la considero una grande espressione di creatività.

E se questo disco fosse un piatto?
Essendoci brani così popolari, direi che potrebbe essere una bella pizza margherita, di quelle fatte bene e che, si spera, possa piacere a tutti (sorride, ndr).

Cosa hai imparato dalla musica in questi dieci anni di carriera?
Sicuramente che è tutto quanto imprevedibile, non si possono fare programmi o pensare di stare sempre sulla cresta dell’onda. Di conseguenza mi ha insegnato a godere dei risultati nel momento in cui li ottieni, soprattutto in un periodo frenetico come questo. E’ importante avere nuovi stimoli, ma anche pensare a tutto quello che si è stati capaci di raggiungere.

Conosciamo meglio il misterioso rapper romano, in uscita con il suo secondo album “Ricercato”

È di moda: Junior Cally leva la maschera ma resta fedele a se stesso
Junior Cally si racconta ai lettori di Musica361 in occasione della pubblicazione di “Ricercato”

Si definisce “un po’ strano” Junior Cally, poche ore dopo essersi tolto la maschera per mostrare per la prima volta il suo volto, alla vigilia dell’uscita del suo secondo album in studio, intitolato “Ricercato”. Dodici inediti impreziositi da numerose collaborazioni con Mike Highsnob, Livio Cori, Samurai Jay, Jake La Furia, Giaime, Clementino, Federica Napoli ed Eddy Veerus de Il Pagante.

A cosa si deve la scelta di far conoscere, proprio ora, il tuo volto?
In una società dove si tende a nascondersi dietro profili fake o avatar, metterci la faccia è stato rivoluzionario rispetto al continuare a non rivelarmi. Per me era diventata davvero una situazione ingestibile, non mi sentivo libero di fare niente.

Qual è la situazione più assurda che ti è capitata?
Dopo essermi esibito in un concerto organizzato dai genitori di un ragazzo che mi seguiva e che purtroppo non c’è più, mi sono ritrovato a chiacchierare in intimità con la famiglia, lasciandoci andare a confidenze piuttosto intime. Un tizio si è introdotto nel camerino per farmi dei video di nascosto, una situazione scomoda e spiacevole, che mi ha fatto capire che la decisione presa da tempo era giusta.

È di moda: Junior Cally leva la maschera ma resta fedele a se stesso 1
La copertina di Ricercato

Cosa cambierà da questo momento in poi?
Sostanzialmente nulla, Junior Cally è la maschera e la maschera è Junior Cally, nel senso che sono quello di prima, quella è la mia identità, il mio simbolo e lo sarà per sempre. Nei live potrò sicuramente dare molta più espressività, semplicemente ricambiando uno sguardo di un fan, un aspetto che mi è mancato moltissimo.

Cosa rappresenta per te “Ricercato”?
Sono molto fiero di questo nuovo lavoro, felice del risultato e di quello che siamo riusciti a realizzare, anche per questo motivo ho deciso di metterci la faccia. Un disco deve fondamentalmente rappresentare un tuo periodo di vita, fatto di alti e di bassi.

Tornando indietro, rifaresti tutto?
Assolutamente sì, penso di aver fatto tutte le scelte giuste, ho la stessa fame che aveva Junior Cally all’inizio, anche se la mia vita è cambiata, la mia idea di comunicazione è rimasta invariata. Fino ad oggi è andato tutto come sognavo, sto bene e sono felice.

Intervista al cantautore e produttore foggiano, direttore artistico del Premio Lunezia, di NYCanta e dello Special Festival

Beppe Stanco
Beppe Stanco si racconta ai lettori di Musica361 in occasione dell’uscita del singolo “Al primo piano”

Si intitola Al primo piano l’ispirata nuova proposta musicale di Beppe Stanco, canzone che coniuga una buona ossatura acustica ad una tematica assai comune, sempre più attuale al giorno d’oggi, vale a dire la paura di esporsi, andare avanti e cercare di esaudire i propri desideri.

Com’è nata l’idea di questo pezzo?
In linea generale a me piace fare metafore, mi aiuta a spiegare nel dettaglio un pensiero. Il paragone tra la vita e i vari piani di un palazzo mi tamburellava nella testa da tempo, perché la nostra esistenza è composta da fasi diverse. Step che ci permettono di andare avanti, restare fermi o, a volte, tornare anche indietro.

Hai altre passioni oltre la musica?
Sì, ma tendenzialmente tutto ruota intorno a questa forma d’arte. E’ riduttivo parlare di musica, mi piace suonare la chitarra, il basso, il pianoforte, produrre e scrivere canzoni, già tutto questo mi amplia tantissimo. Seguo lo sport, ho giocato per tanti anni a basket, ma la maggior parte del tempo è dedicata al lavoro, una passione che mi assorbe totalmente.

Direttore artistico del Premio Lunezia, di NY Canta e dello Special Festival, a quale sei legato maggiormente e perché?
Sono tre cose completamente diverse, che mi arricchiscono professionalmente e umanamente. Sicuramente considero lo Special Festival il più bello di tutti, perché mi consente di lavorare con ragazzi disabili. Nelle precedenti due edizioni abbiamo ospitato artisti del calibro di Mario Biondi, Fausto Leali, Massimo Di Cataldo, i Tazenda, i Neri Per Caso, Marco Carta e molti altri. Il nostro intento è quello di fare inclusione e sensibilizzazione, con una gara a tutti gli effetti, dove i ragazzi duettano con cantanti professionisti. Un’esperienza davvero incredibile.

Per concludere, tornando alla metafora iniziale, quanti piani può avere ogni nostra singola esistenza?
Può averne tantissimi, in più la vita può anche portarti a scendere e a ricominciare da capo. In un mondo così frenetico, tutto ciò che ci circonda tende a distrarci e a farci perdere la concentrazione, allontanandoci da quelli che sono i nostri reali obiettivi, impedendoci di arrivare all’attico o al piano che più che piace.

A tu per tu con il giovane rapper/cantautore milanese, capace di parlare a più generazioni

Albert
Albert si racconta ai lettori di Musica361 in occasione dell’uscita del singolo “Più calma”

Attitudine hip hop e narrazione cantautorale, questi i tratti distintivi del giovane Albert, interessante talento della scuderia Warner Music Italy che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare da tempo sia per le sue capacità compositive che per quelle interpretative. Più calma è il titolo del singolo che segna la sua personale svolta analogica, una direzione più acustica rispetto alle sue precedenti produzioni.

Quale significato attribuisci alla parola “artista”?
Una persona che sa farti emozionare, attraverso suggestioni che non ti lasciano indifferente, riuscendo a farti provare qualcosa sia di positivo che di negativo.

Hai altre passioni oltre la musica?
Ho giocato a calcio per tanti anni, poi ho smesso sia di praticarlo che di seguirlo. A livello sportivo mi ha molto deluso l’uscita di Kakà dal Milan (sorride, ndr), dal punto di vista personale ha contribuito invece il discorso affettivo, ossia quando è venuto a mancare mio papà, perché con lui andavo spesso allo stadio a seguire le partite. Questo riguarda tante altre cose della mia vita che ho accantonato, ho riversato tutte le mie energie nella musica.

Ti sei fatto un’idea del target della fascia di pubblico che ti segue?
Sì, in particolare dopo l’uscita del mio primo EP “Orme”, ero convinto di avere un pubblico prettamente di ragazzi con un’età che varia dai tredici ai vent’anni, invece ho scoperto che il target è molto più aperto, ho ricevuto complimenti da un sacco di mamme e papà, scoprendo con sommo piacere di essere molto family friendly (ride, ndr).

Come descriveresti il tuo rapporto con i social network?
Non ci vado matto, nel senso che mi piace condividere le mie cose ma non quando mi sento in dovere di farlo, preferisco utilizzarli quando ho qualcosa da dire o da comunicare. Questi canali, spesso, vengono usati per mantenere il focus e catalizzare i follower nei mesi di silenzio. Che piacciano o no, i social fanno parte della comunicazione di oggi e contano tanto anche dal punto di vista musicale. Discograficamente parlando, il web ha portato nuove idee fantasiose e strategie di marketing.

Il cantautore siciliano ci parla della sua estate, mentre prepara la tournée e compone nuova musica

Mameli
Mameli si racconta ai lettori di Musica361 in occasione dell’uscita del singolo “Latte di mandorla”

Ha il merito di essere stato il primo a portare l’indie in un talent show Mario Castiglione, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Mameli, artista che abbiamo avuto modo di apprezzare nel corso dell’ultima edizione di “Amici” di Maria De Filippi.

Latte di mandorla è il titolo del suo ultimo singolo, composto a quattro mani con La Zero, brano che anticipa l’uscita del suo nuovo album previsto per l’autunno, oltre che l’atteso Universo Tour che toccherà nel mese di dicembre le città di Bologna, Milano, Firenze e Roma. 

Quanto conta per te la dimensione live?
Tutto, fai pure il 90% del mio lavoro, perché è lì che si capiscono e percepiscono un sacco di cose. Sul palco ti rendi conto davvero se la musica che fai piace veramente, perché alla gente glielo leggi in faccia.

Qual è stato l’ultimo concerto che hai visto e quello che ti ha segnato di più?
L’ultimo che ho visto è stato quello di Calcutta, poche settimane fa all’Ippodromo di Milano, davvero molto carino, mentre il concerto che mi ha segnato di più è stato quello di Lucio Dalla e Francesco De Gregori a Taormina, in assoluto il primo spettacolo dal vivo che ho visto.

A parte la musica, hai altre passioni in particolare?
Sicuramente il calcio, sono interista, lo canto anche nelle mie canzoni. Non lo pratico ma lo guardo, al massimo gioco alla Playstation (sorride, ndr) e me la cavo pure bene. Poi mi piace molto mangiare, ma non sono molto bravo a cucinare.

Cosa ti manca maggiormente della tua Sicilia e quali aspetti di Milano ti hanno conquistato?Beh, il mare ovviamente. La Sicilia è decisamente molto più estiva, dato il caldo in questo preciso momento mi manca particolarmente, ma in generale vivo bene anche qui. Milano è una città che ti offre tante opportunità, la considero una realtà abbastanza all’avanguardia.

Conclusa l’esperienza di “Amici” e dopo il consueto instore tour, che idea ti sei fatto del tuo pubblico?
Penso che il pubblico degli instore non sia il 100% delle persone che in realtà ti seguono, bensì una fetta rappresentativa, saprò risponderti a questa domanda dopo aver realizzato i live, dal vivo saprò farmi un’idea più precisa.

L’artista milanese racconta la bella stagione sviscerandone sia gli aspetti profondi che quelli superflui

Andrea Vigentini
Andrea Vigentini si racconta ai lettori di Musica361 per l’uscita del singolo “Come l’estate”

Tra i rappresentanti del nuovo cantautorato da tenere d’occhio figura sicuramente Andrea Vigentini, artista classe ’85 che abbiamo già avuto modo di apprezzare con i precedenti singoli Magari e Come va a finire, mentre si intitola “Come l’estate” il brano scelto per accompagnarci in questa rovente stagione estiva.

Dopo aver composto Alza la radio insieme ad Andrea Bonomo e Nek, contenuto all’interno dell’ultimo disco dell’artista emiliano Il mio gioco preferito – Parte Prima, abbiamo raggiunto il cantautore milanese per approfondire la sua conoscenza e parlare dei suoi principali interessi.

Che ruolo gioca la musica nella tua vita?
Direi centrale, da sempre, soprattutto da un po’ di anni a questa parte mi dedico alla musica al 100%. E’ la prima cosa che faccio la mattina appena mi sveglio e, spesso, anche l’ultima prima di andare a dormire.

Coltivi altre passioni in particolare?
Mi piace lo sport, in particolare giocare e seguire il calcio, sono juventino ma mi reputo un tifoso sportivo, difendo a spada tratta la mia squadra ma apprezzo e sono contento anche per altre realtà, tipo l’Atalanta che lo scorso anno ha fatto un grande campionato, diciamo che mi appassiono alle storie delle altre squadre. Essendo di Milano, sarei contento anche se si risollevasse il Milan. Per il resto, amo le serie tv e i videogiochi, passo le ore a giocare alla playstation a Fifa.

Hai mai giocato con Ermal Meta? In una recente intervista Antonio Maggio mi raccontava delle loro sfide
Abbiamo giocato spesso, lui è molto forte, nell’ultimo periodo è diventato molto bravo, non so cosa gli sia successo, ma di recente è nettamente migliorato.

Che rapporto hai con l’estate?
Come tutti, di amore/odio. La bramiamo per tutto l’anno, non vediamo l’ora di partire per le vacanze, poi quando siamo via un po’ ci manca la routine quotidiana, almeno per quanto mi riguarda conto le ore per il rientro, dopo una decina di giorni comincio ad annoiarmi.

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