L’incontro con la band milanese a poche ore dal concerto nel noto locale della loro città

Canova
Spazio Emergenti: i Canova si raccontano ai lettori di Musica361, approfondiamo la loro conoscenza

La voce e la penna di Matteo Mobrici, le chitarre e il carisma di Fabio Brando, il basso e l’energia di Federico Laidlaw, la batteria e il ritmo di Gabriele Prina sono i principali punti di forza dei Canova, gruppo musicale che ha da poco rilasciato il disco Vivi per sempre.

Caparezza canta che il secondo album è sempre il più difficile, siete d’accordo con lui?
Per quanto riguarda la nostra personale esperienza no, è stato un processo molto naturale, siamo fieri del risultato. Chissà magari per il terzo sarà più tosta e ci toccherà dargli ragione (sorridono, ndr).

Nel 2015 avete partecipato alle selezioni di Sanremo Giovani, adesso che i tempi sono più maturi vi piacerebbe ritentare il Festival?
Onestamente non lo sappiamo, non amiamo molte la competizioni e il concetto di mettere le canzoni sulla bilancia, ma siamo consapevoli del famoso detto della bicicletta e che, una volta inseriti in un certo tipo di mercato, ci tocca pedalare. Chissà, tutto dipenderà se avremo o meno il pezzo giusto.

Cosa vi è piaciuto dell’ultima edizione?
Sicuramente è stato un Festival multiforme, c’era un po’ di tutto. Ci siamo sentiti ben rappresentati da Motta, Ex-Otago e Zen Circus, al punto da tifare spudoratamente per loro.

Da milanesi doc, cosa ne pensate dell’evoluzione della città negli ultimi anni?
A parte il discorso dell’Area B, che riteniamo una scelta coraggiosa e importante, anche se per alcuni di noi sarà motivo di disagio, dobbiamo ammettere che Milano negli ultimi anni è migliorata, le persone che l’hanno amministrata sono state attente e scrupolose, andando oltre la propria fede politica.

Il prossimo 20 marzo suonerete all’Alcatraz, siete carichi?
Carichissimi, i live ci stimolano parecchio perché rappresentano il momento in cui le canzoni e il pubblico si conoscono di persona, faremo il possibile affinché questo incontro possa essere indimenticabile.

Modigliani è lo pseudonimo scelto da Francesco Addari per dare inizio al suo percorso da solista

L'importanza di chiamarsi Modigliani
Spazio Emergenti: Modigliani si racconta ai lettori di Musica361, approfondiamo la sua conoscenza

“Canzoni indie” è il brano d’esordio di Francesco, promettente cantautore sardo che ricordiamo per la sua decennale esperienza come frontman dei Cheyenne. Oggi riparte da se stesso e da un curioso pseudonimo.

Come nasce il tuo nome d’arte?
Cercavo un nome che in qualche modo facesse parte della mia terra, che avesse un legame con Iglesias. Nelle campagne della mia città esiste una tenuta in cui ha vissuto la famiglia Modigliani, in particolare il nonno di Amedeo.

Pur non essendoci certezze storiche, è molto probabile che da bambino venisse qui a trascorrere le vacanze, tant’è che uno dei suoi primi ritratti lo realizzò ad una ragazza di nome Medea Taci, la figlia del proprietario di un noto albergo della zona. L’ho scelto perché suona bene ed è anche bello da veder scritto.

“Canzoni indie” è una sorta di dichiarazione di appartenenza?
No, non mi interessa più di tanto far parte di un genere in particolare, sicuramente l’indie negli ultimi anni ha prodotto parecchie cose interessanti. Per quanto mi riguarda scrivo canzoni, lascio che sia il pubblico a dare loro una collocazione.

Nel testo ho semplicemente analizzato un fenomeno, rappresentanti di quel filone che ottengono numeri importanti dal vivo ma non vengono minimamente considerati dalle radio.

Pensi realmente che le radio abbiano il monopolio oggi?
Assolutamente no, infatti ho voluto raccontare l’esatto contrario. Il web è diventato più influente delle radio e delle tv, il passaparola è tornato ad essere il miglior metodo di promozione, più efficace di qualsiasi campagna pubblicitaria.

Ti senti rappresentato dall’attuale mercato e da ciò che si sente oggi in giro?
Direi di sì, in questi ultimi anni la musica italiana ha riacquistato l’interesse di un tempo. Stanno venendo fuori cantautori come Brunori Sas, che personalmente reputo un genio assoluto, e tante nuove realtà che fanno ben sperare.

L’artista pugliese canta l’insofferenza giovanile e la voglia di ribellarsi agli schemi imposti dall’attuale società

Serena De Bari
Spazio Emergenti: Serena De Bari si racconta ai lettori di Musica361, approfondiamo la sua conoscenza

Momenti difficili e momenti felici racchiusi in un disco, questo il contenuto dell’omonimo album d’esordio di Serena De Bari, artista che ricordiamo per aver partecipato ad Amici nel 2017. Forza di volontà e capacità autocritica, questi i segreti per sopravvivere alle difficoltà del mondo di oggi.

Tematiche e sonorità, cosa abbracci in questo disco?
La selezione delle tracce è stata fatta in pieno rispetto delle mie qualità vocali, artistiche ed emozionali. L’argomento principale è l’amore nelle sue molteplici forme, mentre le sonorità che prevalgono sono elettroniche.

C’è un genere in cui ti senti più a tuo agio?
Sì, principalmente il pop-rock, ma mi adeguo a qualsiasi stile perché amo sperimentare.

Quali artisti ti hanno ispirata?
Mina, Rita Pavone, Pink, Lady Gaga, Giorgia e tanti altri.

Cosa hai voluto gridare con il singolo “Urlo sul mondo”?
L’urlo di un’intera generazione, una brano che coinvolge tutti noi giovani al fine di poter allontanarci dalla monotonia quotidiana e vivere un momento di spensieratezza.

Come valuti il tuo rapporto con i social network?
Fondamentale, ascolto spesso i consigli di chi mi segue, mi aiutano a comprendere gli aspetti caratteriali che devo ridimensionare. Oggi mi sento più matura nelle mie scelte.

L’avvento del web ha portato più vantaggi o svantaggi?

Come ogni cosa ci sono i pro e contro. Se hai un po’ di creatività la rete di permette di promuovere la tua arte nel migliore dei modi, d’altra parte ti consente di leggere quello che le persone pensano realmente di te e non sempre sono messaggi carini e coccolosi.

Esprimi tre desideri:
L’affetto eterno del pubblico, ritornare in tv ed essere felice con l’amore personale e artistico.

Qual è il tuo personale augurio per il futuro?
Che la bella musica possa farci stare bene, facendoci dimenticare per pochi minuti i nostri problemi.

“Dire di no” è il grido di chi si ribella ai soprusi e denuncia qualsiasi forma di maltrattamento, sia fisico che psicologico

Matteo Camellini
Spazio Emergenti: Matteo Camellini si racconta ai lettori di Musica361, approfondiamo la sua conoscenza

“Giudicare è il punto forte di chi è debole, superare è l’arte di chi vuole vivere”, queste le parole usate da Matteo Camellini per raccontare tematiche attuali e vissute, in parte, sulla propria pelle. Reduce dall’esperienza di “Amici” del 2017, ritroviamo il giovane cantautore emiliano con il singolo Dire di no.

Da cosa nasce questa canzone?
Dal bisogno di parlare ai giovani di argomenti importanti quali il bullismo, il razzismo, l’omofobia e la violenza. È un brano che tengo davvero a cuore per il suo significato, composto insieme a Silver, Marco Baroni e il mio producer Alex Bagnoli.

Come sei riuscito a coniugare questi contenuti con una veste pop e leggera?
Le strofe hanno un sapore dark, sono musicalmente vuote per lasciare spazio alla voce narrante, mentre il ritornello arricchito da synth, cori e batterie elettroniche trasmette grinta, ribellione e un senso di rinascita.

Cosa raccontano le immagini del videoclip?
La storia di tre ragazze che si ribellano a tre situazioni differenti: la violenza fisica, il bullismo e la violenza psicologica sul posto di lavoro. In tutti questi casi è importante reagire e denunciare quanto accaduto. 

Che tipo di bambino sei stato?
Vivace e molto creativo, amavo disegnare montagne russe e insetti per farli vedere a tutti. Poi mi sono chiuso in me stesso, probabilmente come scudo di difesa verso il dolore per la morte di mia mamma e le prime prese in giro. 

Quando e come hai capito di essere più forte delle offese dei bulli?
La musica mi ha accompagnato in questi momenti, sia ascoltandola che componendola. Per circa dieci anni ho tenuto tutto dentro, scrivevo canzoni che non riuscivo a cantare. Una volta trasferitomi a Londra mi sono liberato e ho compreso che il bullismo è un fenomeno curabile con l’educazione e il rispetto.

Se ti guardi allo specchio, oggi, quale immagine vedi?
Vedo un ragazzo che continua a sognare di poter condividere la propria musica, che scalpita dalla voglia di fare e di creare, proprio come da bambino. Vedo un ragazzo che onora le sue cicatrici e le porta sul palco per far capire che si può/deve andare avanti, urlando “Dire di no”.

A tu per tu con la giovane artista romana classe ’91, divisa tra la passione per la musica, l’impegno televisivo e l’attività cinematografica

Carolina Rey
Spazio Emergenti: Carolina Rey si racconta ai lettori di Musica361, approfondiamo la sua conoscenza

Dopo averla apprezzata in diverse trasmissioni televisive, ritroviamo Carolina Rey sul grande schermo nel cast di Compromessi sposi, il nuovo film di Francesco Miccichè. Tra le varie velleità spicca la musica, che possiamo considerare un po’ come il suo primo grande amore, una passione trasmessa dalla madre cantante lirica. La giovanissima artista è protagonista della colonna sonora della commedia, come autrice ed esecutrice di ben due canzoni, la title track e “La parte più viva di me, dedicata a suo figlio.

Partiamo da “Compromessi sposi”, che ruolo interpreti?
Interpreto Carolina, avevano paura dimenticassi il mio nome (sorride, ndr). Lei è la testimone della sposa,  una ragazza un po’ verace, totalmente diversa da come sono io nella vita.

Com’è stato lavorare accanto a due mostri sacri come Vincenzo Salemme e Diego Abatantuono?
Meraviglioso.. ho imparato molto, e soprattutto ho avuto il piacere di scoprire che i grandi artisti sono anche persone splendide.

Non solo recitazione, nella pellicola sei protagonista anche per quanto riguarda la colonna sonora con ben due pezzi. Cosa rappresentano per te?
Una vittoria! Dopo “Sconnessi” non mi aspettavo di replicare con brani da film, invece ho scritto questi due pezzi con Daniele Grammaldo e li ho fatti sentire a Francesco Micciché che li ha apprezzati. Per me è stata una grande soddisfazione! “La parte più viva di me” in particolare è un brano a cui tengo molto perché l’ho scritto e cantato mentre aspettavo il mio bimbo.

Carolina Rey 1
© foto di Alessandro Bachiorri

Come riesci a coniugare musica, cinema, televisione e il ruolo di mamma con il tuo lavoro? C’è un segreto particolare?
Dietro c’è tanta organizzazione e dei nonni meravigliosi. Spero di fare tutto al meglio, mi impegno per riuscirci.

C’è un incontro che reputi fondamentale per la tua carriera?
Ci sono tante persone che vorrei ringraziare e che mi hanno aiutato ad aggiungere tasselli al mio percorso professionale. Sicuramente tutto è iniziato con Rai Ragazzi, è li che ho avuto il mio primo incarico professionale, ci tengo quindi a ringraziare Massimo Liofredi, Mussi Bollini e Lorenzo Didieco. Poi ringrazio tutti coloro hanno deciso di credere in me, il direttore di Rete 4 Sebastiano Lombardi, Fabrizio Palaferri che mi ha scelta per lo Zecchino D’Oro, la mia agenzia, il gruppo di lavoro meraviglioso che ho da anni e che mi sostiene sempre sia professionalmente che personalmente. Grazie A Tommaso Martinelli che è uno di questi.

Tra i tuoi prossimi obiettivi professionali c’è quello di realizzare un disco, cosa significa realmente per te la parola musica?
La musica è per me “libertà”,  la musica è parte della mia vita da sempre e non saprei farne a meno. Mi da modo di esprimermi e di scaricare le emozioni.

Hai guardato il Festival di Sanremo? Chi ti è piaciuto?
Certamente, ho molto apprezzato Enrico Nigiotti, Ultimo e Arisa. Sono meno amante dei trapper…

Come ti vedi tra dieci anni? In quale veste o ruolo ti immagini?
Mi immagino a condurre un programma di varietà con il mio bimbo, ormai cresciuto, insieme al papà nel backstage.

Se ti guardi allo specchio oggi, invece, quale immagine vedi?
Vedo una ragazza serena, che lotta ogni giorno per realizzarsi e costruirsi sempre di più.

A tu per tu con il giovane artista classe ’91, al suo secondo progetto discografico “Niente di me”, anticipato dal fortunato singolo “Oramai”

Ainè
Spazio Emergenti: Ainè si racconta ai lettori di Musica361, approfondiamo la sua conoscenza

Tra le uscite discografiche più interessanti di questa prima parte dell’anno, troviamo il nuovo album di Arnaldo Santoro, alias Ainè. A distanza di tre anni dal precedente esordio con Generation One, l’artista torna a dar sfoggio del proprio talento con Niente di me, negli store a partire dal 18 gennaio per Virgin Records / Universal Music Italia, progetto cantato interamente in italiano ed impreziosito dalla presenza di due featuring d’eccezione con Mecna e Willie Peyote.

Partiamo da “Niente di me”, che valore ha per te questo disco?
Questo nuovo progetto ha una particolare importanza perché rappresenta un nuovo inizio, contiene undici canzoni tutte in italiano, composte da me con l’aiuto della mia band, con la quale ho arrangiato e prodotto l’album. Credo che sia un disco molto diverso da ciò che facevo prima, all’interno troviamo sonorità più elettroniche e pop, ci sono maggiori influenze rispetto al passato.

Che valore hanno aggiunto le partecipazioni di Mecna e Willie Peyote a questo disco?
Sicuramente una spinta e una carica in più, a mio avviso le parti che hanno realizzato sono molto forti, hanno arricchito il pezzo con i loro rispettivi punti di forza e non posso che ringraziarli per aver accettato di far parte di questo progetto.

C’è un brano che più ti rappresenta e perchè?
Un brano sicuramente per me importante è “Ormai”, perché è stato il primo singolo che ha rappresentato una sorta di svolta nel mio percorso, poi ti direi anche “Niente di me” che, al contrario del titolo, racconta tutto di me stesso.

Come e quando hai scoperto il tuo amore per la musica?
Ho sempre ascoltato musica in casa, la mia famiglia mi ha trasmesso il gusto e la qualità. credo che l’ascolto sia molto importante e formativo per un artista, è un po’ come con le amicizie, ti condiziona esattamente come può farlo una comitiva. Questo aiuta a scrivere buone canzoni, in qualche modo la bellezza ti sprona a dare il meglio di te.

Quali ascolti hanno influenzato il tuo percorso?
Ray Charles, Prince, Miles Davis, Chad Baker, Stevie Wonder, Michael Jackson, Lucio Dalla, Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè, Pino Daniele e tanti altri artisti che, al di là dei gusti personali, possiamo considerare universalmente dei colossi della musica.

Recentemente hai anche collaborato con Giorgia, com’è stato duettare con lei?
Qualcosa di indescrivibile. E’ il primo duetto che realizzo con una voce femminile, non potevo ambire di meglio, la considero la regina della musica italiana ed è stato un sogno per me.

Se ti regalassi la lampada di Aladino e avessi la possibilità di esprimere tre desideri, mi fai tre nomi di artisti con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?
Visto che mi dai questa opportunità sparo in alto: all’estero ti direi Justin Timberlake e Pharrell Williams, in Italia mi piacerebbe fare qualcosa con Jovanotti.

Qual è la lezione più importante che hai appreso dalla musica?
Che non bisogna mai dare nulla per scontato, trovo sia necessario essere sempre curiosi, ascoltare gli altri e non lasciarsi mai andare alla presunzione.

L’artista italo-egiziano vince a sorpresa il titolo della 69esima edizione del Festival della canzone italiana con il brano “Soldi”

Sanremo2019, Mahmood fa battere le mani all'Ariston e si aggiudica la vittoria
Mahmood vince Sanremo 2019, al secondo posto si classifica Ultimo, mentre al terzo Il Volo

Sarà ricordato come il Festival dell’incontro culturale e dello scambio generazionale, che ha unito stili musicali differenti e artisti provenienti da background diversi. Si conclude l’edizione 2019 del Festival della canzone italiana, la seconda con la direzione artistica curata da Claudio Baglioni, ad aggiudicarsi il primo posto in classifica è Alessandro Mahmoud, cantautore classe ’92 di origini egiziane.

Dopo aver partecipato senza grande successo alla sesta stagione italiana di X Factor e tra le Nuove Proposte di Sanremo 2016, l’artista si è messo recentemente in mostra come autore, realizzando Hola (I Say) per Marco Mengoni e Tom Walker e Nero Bali per Elodie, Michele Braci e Guè Pequeno.

“Soldi” è il titolo della canzone vincitrice di questo Festival, composta a sei mani da Mahmood insieme a Dario “Dardust” Faini e Charlie Charles, seguita a ruota al secondo posto da “I tuoi particolari” di Ultimo (il grande favorito della vigilia) e da “Musica che resta” de Il Volo, sul gradino più basso del podio. Di seguito l’elenco completo dei ventiquattro artisti in gara, con le relative posizioni in classifica.

La classifica di Sanremo 2019

  1. Mahmood – Soldi
  2. Ultimo – I tuoi particolari
  3. Il Volo – Musica che resta
  4. Loredana Berté – Cosa ti aspetti da me
  5. Simone Cristicchi – Abbi cura di me
  6. Daniele Silvestri – Argento vivo
  7. Irama – La ragazza con il cuore di latta
  8. Arisa – Mi sento bene
  9. Achille Lauro – Rolls Royce
  10. Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood
  11. Boomdabash – Per un milione
  12. Ghemon – Rose viola
  13. Ex-Otago – Solo una canzone
  14. Motta – Dov’è l’Italia
  15. Francesco Renga – Aspetto che torni
  16. Paola Turci – L’ultimo ostacolo
  17. The Zen Circus – L’amore è una dittatura
  18. Federica Carta e Shade – Senza farlo apposta
  19. Nek – Mi farò trovare pronto
  20. Negrita – I ragazzi stanno bene
  21. Patty Pravo con Briga – Un po’ come la vita
  22. Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte
  23. Einar – Parole nuove
  24. Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce

Ultimo appuntamento con la sessantanovesima edizione della kermesse canora, questa sera la gara volge al termine con la proclamazione del vincitore

Sanremo 2019: la resa di conti, chi vincerà il Festival?
I nomi degli artisti favoriti alla vittoria di Sanremo 2019, tra piacevoli conferme e inattese sorprese

Tutto pronto per il gran finale del Festival della canzone italiana di Sanremo, storica manifestazione canora giunta alla sua 69esima edizione. Anche quest’anno le emozioni e i colpi di scena non sono mancati, nel corso di questa ultima serata scopriremo il nome del vincitore della kermesse, officiata per il secondo anno consecutivo da Claudio Baglioni, affiancato per l’occasione dal duo comico rappresentato da Virginia Raffaele e Claudio Bisio.

Una sola categoria e ventiquattro sfidanti daranno vita a questo acceso rush finale, tra i cantanti favoriti dai bookmaker resiste il nome di Ultimo, tallonato da Irama, Simone Cristicchi e da Loredana Bertè, protagonista di questo Festival come una vera e propria araba fenice. Meno quotati ma sempre molto apprezzati dagli scommettitori anche Daniele Silvestri e Il Volo, questi ultimi molto quotati per partecipare all’Eurovision Song Contest insieme ad Arisa, al di là del piazzamento sanremese.

Occhio anche agli outsider, vale a dire i beniamini del pubblico più giovane che potrebbero ottenere i favori del televoto, da Mahmood a Federica Carta e Shade, passando per Achille Lauro e i Boomdabash, senza sottovalutare le due coppie transgenerazionali composte da Patty Pravo & Briga e da Nino D’Angelo e Livio Cori.

Infine, tra i brani destinati a lasciare sicuramente un segno in questa prolifica annata, spiccano “Nonno Hollywood” di Enrico Nigiotti, “Dov’è l’Italia” di Motta, “Aspetto che ritorni” di Francesco Renga, “Mi farò trovare pronto” di Nek e “L’ultimo ostacolo” di Paola Turci. Poche ore soltanto e scopriremo chi tra gli artisti citati entrerà a far parte del seguente albo d’oro del Festival della canzone italiana.

Sanremo 2019: la resa di conti, chi vincerà il Festival? 1
Sanremo 2019. la compilation ufficiale

Albo d’oro dei vincitori del Festival

1951 – Nilla PizziGrazie dei fiori
1952 – Nilla PizziVola colomba
1953 – Carla Boni e Flo Sandon’sViale d’autunno
1954 – Giorgio Consolini e Gino LatillaTutte le mamme
1955 – Claudio Villa e Tullio PaneBuongiorno tristezza
1956 – Franca RaimondiAprite le finestre
1957 – Claudio Villa e Nunzio GalloCorde della mia chitarra
1958 – Domenico Modugno e Johnny DorelliNel blu dipinto di blu
1959 – Domenico Modugno e Johnny Dorelli Piove (Ciao ciao bambina)
1960 – Tony Dallara e Renato Rascel – Romantica
1961 – Betty Curtis e Luciano TajoliAl di là
1962 – Domenico Modugno e Claudio VillaAddio… addio
1963 – Tony Renis e Emilio PericoliUno per tutte
1964 – Gigliola Cinquetti e Patricia CarliNon ho l’età
1965 – Bobby Solo e New Christy Minstrels Se piangi, se ridi
1966 – Domenico Modugno e Gigliola CinquettiDio come ti amo
1967 – Claudio Villa e Iva ZanicchiNon pensare a me
1968 – Sergio Endrigo e Roberto CarlosCanzone per te
1969 – Bobby Solo e Iva ZanicchiZingara
1970 – Adriano Celentano e Claudia MoriChi non lavora non fa l’amore
1971 – Nada e Nicola Di BariIl cuore è uno zingaro
1972 – Nicola Di Bari I giorni dell’arcobaleno
1973 – Peppino Di CapriUn grande amore e niente più
1974 – Iva ZanicchiCiao cara come stai?
1975 – GildaRagazza del Sud
1976 – Peppino Di CapriNon lo faccio più
1977 – Homo SapiensBella da morire
1978 – Matia Bazar…e dirsi ciao
1979 – Mino VergnaghiAmare
1980 – Toto CutugnoSolo noi
1981 – AlicePer Elisa
1982 – Riccardo FogliStorie di tutti i giorni
1983 – Tiziana RivaleSarà quel che sarà
1984 – Al Bano e Romina PowerCi sarà
1985 – Ricchi e Poveri –  Se m’innamoro
1986 – Eros RamazzottiAdesso tu
1987 – Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi – Si può dare di più
1988 – Massimo Ranieri – Perdere l’amore
1989 – Anna Oxa e Fausto LealiTi lascerò
1990 – PoohUomini soli
1991 – Riccardo CoccianteSe stiamo insieme
1992 – Luca BarbarossaPortami a ballare
1993 – Enrico RuggeriMistero
1994 – Aleandro BaldiPasserà
1995 – GiorgiaCome saprei
1996 – Ron e ToscaVorrei incontrarti fra cent’anni
1997 – JalisseFiumi di parole
1998 – Annalisa MinettiSenza te o con te
1999 – Anna OxaSenza pietà
2000 – Avion TravelSentimento
2001 – ElisaLuce (Tramonti a nord est)
2002 – Matia BazarMessaggio d’amore
2003 – Alexia Per dire di no
2004 – Marco Masini L’uomo volante
2005 – Francesco RengaAngelo
2006 – PoviaVorrei avere il becco
2007 – Simone CristicchiTi regalerò una rosa
2008 – Giò Di Tonno e Lola PonceColpo di fulmine
2009 – Marco CartaLa forza mia
2010 – Valerio ScanuPer tutte le volte che
2011 – Roberto VecchioniChiamami ancora amore
2012 – Emma Marrone Non è l’inferno
2013 – Marco MengoniL’essenziale
2014 – ArisaControvento
2015 – Il Volo – Grande amore
2016 – StadioUn giorno arriverà
2017 – Francesco GabbaniOccidentali’s Karma
2018 – Ermal Meta e Fabrizio MoroNon mi avete fatto niente
2019 – ?????????????????????

Si intitola “Camilla” il convincente singolo del giovane cantautore salernitano, brano che affronta la delicata tematica del femminicidio

Hale
Spazio Emergenti: Hale si racconta ai lettori di Musica361, approfondiamo la sua conoscenza

Tra i giovani cantautori più interessanti dello scenario musicale italiano, troviamo sicuramente Pasquale Battista, in arte Hale, ispirato poeta urbano della nuova generazione, con alle spalle un ottimo disco d’esordio, intitolato Il giardino degli inconcludenti e pubblicato lo scorso anno, dal linguaggio adulto e contemporaneo.

Camilla è il singolo che anticipa il suo nuovo progetto, un brano che tocca la tematica del femminicidio. Se quella di Marinella era una storia vera, come decantato nel lontano ’68 dall’immenso Fabrizio De Andrè, questa di Camilla continua ad essere una piaga sociale terrificante e quantomai attuale che, a distanza di cinquant’anni, dovrebbe spronarci a delle riflessioni importanti.

Di cosa parla esattamente “Camilla”?
Di un tema delicato come il femminicidio. Ho scritto il testo ispirato dai fatti di Macerata, l’episodio di cronaca nera che ha avuto come vittima la giovane Pamela Mastropietro, ho voluto raccontare la sua storia che, purtroppo, è la stessa di tantissime altre donne, per cercare di sensibilizzare l’attenzione su questa terribile problematica che affligge la nostra epoca.

In che direzione sta andando la nostra società?
Bella domanda, non saprei cosa risponderti. Ognuno di noi può fare la differenza, l’arte ha una grande responsabilità, in particolare chi fa musica e si rivolge ad un pubblico giovane e facilmente influenzabile. Oggi tutto questo è sempre più raro, basta andare indietro anche solo di vent’anni, un tempo c’erano i cosiddetti “cantautori impegnati”, che ti spingevano a pensare e a soffermarti sul significato delle canzoni.

Qual è la tua speranza?
La speranza è che questi episodi non si ripetano più, ma parliamo comunque di un’utopia, perché il male nel mondo esiste e l’unica cosa che possiamo fare, nel nostro piccolo, è sensibilizzare quante più persone possibili su questo tema, con i mezzi che più ci sono consoni, tipo io componendo una canzone e tu scrivendo un articolo.

Cosa raccontano le immagini del videoclip?
Con il regista Simone Barbetti abbiamo voluto veicolare il messaggio espresso attraverso il testo con una coreografia, perché la musica e la danza sono due tra le forme d’arte più immediate e poetiche. Attraverso i passi dei due ballerini protagonisti si è cercato di evocare l’episodio crudo della violenza, senza raffigurarlo direttamente per non rischiare di urtare la sensibilità degli spettatori ma, allo stesso tempo, lanciando un contenuto importante.

Cosa rappresenta per te la musica?
La musica per me è una missione, dobbiamo tornare a soffermarci sui contenuti e non sull’apparenza dettata dalla moda di un momento. Sono certo che la meritocrazia esista e che, prima o poi, la costanza e i sacrifici verranno ripagati con gli interessi.

Quanto è importante la gavetta?
La gavetta è fondamentale, per circa tre anni ho suonato nei locali e so cosa significa esibirsi per poche persone, avevo una tribute band di Cesare Cremonini, poi ho avvertito l’esigenza di scrivere e di esprimere le mie idee attraverso la musica.

Come valuti l’attuale settore discografico?
Secondo me ci sono artisti validi, ma non sempre riescono a emergere i più talentuosi. Oggi come oggi, credo siano due i giudici insindacabili: il tempo e il pubblico, se sfrutti la musica unicamente per la notorietà, prima o poi, qualcuno ti sgama. L’arte va rispettata, o fai il cantante o fai l’influencer, le due cose non possono coesistere.

A tu per tu con con il talentuoso artista classe ’86, in radio con il singolo “Figli delle lacrime”, scritto a sei mani con Zibba e Marco Rettani

Raphael
Spazio Emergenti: Raphael si racconta ai lettori di Musica361, approfondiamo la sua conoscenza

Si intitola “Figli delle lacrime” il nuovo singolo di Raphael Nkereuwem, in arte Raphael, artista savonese di origine nigeriana, ex frontman della reggae band degli Eazy Skankers. Edito da Warner Chappell Music Italiana, Platonica, Museo dei Sognatori e distribuito da Believe Digital, il brano è stato composto in collaborazione con Zibba e Marco Rettani, mixato da Simone Sproccati e masterizzato da Andrea De Bernardi.

Ciao Raphael, cos’hai voluto raccontare tra le righe del testo di “Figli delle lacrime”?
Le diverse emozioni che molte persone provano, della paura di fare degli errori con la consapevolezza di non potersene permettere troppi perché non c’è nessuno che possa coprir loro le spalle. Ma nonostante questo non si piangono addosso, e riescono a far delle difficoltà un punto di forza.

Un brano composto insieme a Marco Rettani e Zibba, che lo ha anche prodotto. Com’è stato lavorare con loro?
Una bellissima esperienza. Arrivando da un percorso quasi esclusivamente in lingua inglese, ho imparato molto da due grandi parolieri e mi hanno dato molti consigli.

Cosa avete voluto trasmettere attraverso le immagini del videoclip diretto da Megan Stancanelli?
Sguardi. Volti. Storie diverse eppure tutte bagnate dallo stesso mare. C’è il bravissimo ballerino che esprime questo moto incontrollato, appunto come le emozioni che riusciamo a malapena ad arginare.

Personalmente, ti collochi in un genere particolare?
No. Dopo tanti anni in un settore così ben marcato e definito, oggi mi sento di dire che faccio musica, semplicemente musica. Chiaramente le radici della musica nera sono sempre presenti.

Hai superato il traguardo dei trent’anni, qual è il tuo personale bilancio sino ad oggi?
Bel casino. Siamo una generazione un po’ sfortunata. A cavallo tra analogico e digitale. Che sono stati bambini pieni di speranza dopo la caduta del muro di Berlino, e adolescenti disillusi dopo l’11 settembre. Che hanno vissuto le piazze, le compagnie, le amicizie che ti devi costruire giorno per giorno, e ora devono vedersela in un mondo dove le relazioni sono spesso rapide, superficiali, effimere, incorporee.

Se ti guardi allo specchio quale immagine vedi?
Vedo sempre lo stesso ragazzo che diciotto anni fa sognava di fare musica. Con qualche ruga in più e qualche illusione in meno.

Qual è la lezione più grande che hai appreso da tutti questi anni di musica?
La musica si prende cura di te, finchè tu ti prendi cura di lei.

Top