Disponibile dal 15 maggio in tutti i Digital Stores l’EP dell’artista livornese che canta di rinascita e libertà

Manuel Aspidi: canto il mio essere “Libero"

Nell’attuale giungla discografica di casa nostra, sovrappopolata da rapper e trapper veri, presunti o fasulli, ascoltare una produzione di un giovane artista che “canta”, è un miraggio non da poco.

Sembra quasi che il canto, nel suo significato più autentico, sia passato di moda e che avere una bella o buona voce sia l’ultimo requisito.

Per non parlare di chi compone canzoni di un certo gusto che vengono subito marchiate come “vecchie, antiche, sorpassate”. Sarà?!

Detto ciò, il giovane artista in questione che “canta” è Manuel Aspidi, già conosciuto per le sue partecipazioni ad Amici (2006/2007) e The Voice (2016).

Manuel Aspidi: canto il mio essere “Libero" 1

Il ragazzo ha voce da vendere, strizza l’ugola ai grandi d’oltreoceano, dimostrando anche una forte predisposizione da performer di un certo livello, magari di quelli che si ascoltano nei musical di Broadway.

Tutto ciò per dire che Manuel ha una naturale inclinazione mondiale e senza ombra di dubbio l’EP Libero (I’m Free) ha un respiro internazionale grazie alla collaborazione con artisti come

Manuel Aspidi Libero l’ep

Phil Palmer (chitarrista di alta caratura), Alan Clarck (dal 1980 al 1995 è stato tastierista dei Dire Straits), Julian V. Hinton (arrangiatore) e Mickey Feat, oltre alla direzione artistica di Numa Palmer.

Le sei canzoni scorrono piacevoli e fresche, spruzzate da un sano e positivo piglio pop rock fortemente contagioso e di ottima fattura, ad esempio, in Questo è il momento, Oh Yeah! e nella biografica title track che dice “ho scelto di rischiare per vivere libero”.

Manuel Aspidi: canto il mio essere “Libero" 2
Manuel Aspidi- Alan Clark – Numa Palmer e Phil Palmer

L’inclinazione di cui si diceva sopra si manifesta in pienezza in Let Out This Light, tra i momenti più intensi in cui l’anima di Manuel si esprime in tutta bellezza.

L’EP, prodotto da Genialsong/Music Promotion For Artists in coproduzione con Angelo Valsiglio e registrato tra Londra e il Biscuits Studio di Max Minoia a Roma, è un atto d’amore di Manuel nei confronti dei moltissimi fan che da anni lo seguono e lo sostengono.

Se poi questo “atto d’amore” è intriso di qualità, come in questo caso, allora si è sulla strada giusta.

Il disco contiene una serie di duetti con grandi artisti della musica italiana registrati dal vivo durante il concerto al Teatro Romano di Verona.

 

Andando indietro con la memoria e fermandosi all’edizione 2018 del Festival di Sanremo, non è possibile dimenticare la delicata ed emozionante partecipazione di Ron con Almeno pensami, brano inedito scritto – e rimasto nel cassetto – dall’indimenticato Lucio Dalla, interpretato nella serata dei duetti insieme a un’artista di razza come Alice.

Ron: Lucio!! è l’omaggio dal vivo a Dalla 1

A distanza di poco più di un anno dalla pubblicazione del disco Lucio! (esattamente il 2 marzo 2018), è  uscito a fine aprile Lucio!!, album dal vivo registrato lo scorso giugno al Teatro Romano di Verona.

Il valore aggiunto di questo splendido documento sta nei duetti inanellati da Ron con una nutrita schiera di valenti artisti di casa nostra intervenuti durante lo spettacolo tributo al suo pigmalione.

In casi come questo, è necessario menzionarli tutti in quanto – al di là dei gusti personali – ognuno ha omaggiato Dalla alla propria maniera: Fiorella Mannoia (Cara), Massimo Ranieri (Vita), Serena Autieri (Tu non mi basti mai), Paola Turci (Cosa sarà), Ornella Vanoni (Chissà se lo sai), Gigi D’Alessio (Canzone),

Lucio!! duetti

Luca Carboni (Quale allegria) e la già citata Alice (Almeno pensami), più un duetto in studio con Federico Zampaglione (Felicità) e due canzoni a solo (Anna e Marco e Tutta la vita).

Ron: Lucio!! è l’omaggio dal vivo a Dalla

Alcuni momenti sono emotivamente più toccanti e coinvolgenti, grazie a interpreti di alta caratura come la Mannoia in Cara o la Vanoni in duetto virtuale con Lucio Dalla in Chissà se lo sai, ma anche Luca Carboni in Quale allegria colpisce nel segno.

Merito soprattutto di un autentico “cantore dell’anima” come Ron, tra i pochi rimasti in giro che ancora sanno far vibrare con verità le corde emotive più profonde.

A grande richiesta il tour riprenderà il prossimo 30 maggio dal Teatro San Domenico di Crema (Cremona) per proseguire sempre nel ricordo più sincero di un artista geniale, immenso e ineguagliabile come Lucio Dalla.

 

 

Nilla 100 (Ermitage, 2019) è un documento preziosissimo dell’Arte di una voce senza tempo. 

Antologia per celebrare la “Regina della Canzone”

 

Di “Signore della Canzone Italiana” ce n’è più di una, ma di “Regina” ce n’è solo una ed è unicamente lei: Nilla Pizzi.

Nilla Pizzi: celebrare la “Regina della Canzone”

Per i quindicenni di oggi il suo nome è roba da antiquariato, appartenente all’era dei trisavoli, ma per chi nutre un autentico amore e un profondo rispetto per la storia della Canzone Italiana è necessario tenere viva la memoria di Artisti che hanno segnato indelebilmente l’evoluzione di questa forma d’arte popolare che non smette di appassionare ed emozionare.

In occasione del compleanno di Nilla Pizzi – scomparsa nel marzo 2011, il 16 aprile scorso avrebbe compiuto 100 anni – è stato pubblicato un doppio album contenente ben quaranta brani dal titolo emblematico Nilla 100 – La Regina della Canzone, curato con amore e dedizione dall’esperto Marco Sacco.

Nilla Pizzi: celebrare la “Regina della Canzone” 1

Incisioni preziose, di alto valore artistico e incredibile interesse storico, recuperate dalle matrici originali e lasciate intatte – anche con qualche imperfezione tecnica – proprio per salvaguardare l’immenso patrimonio musicale in esse contenuto.

La carriera della Regina è grandiosa, un vero e proprio monumento, avviata nel 1938 in piccoli spettacoli della provincia bolognese e approdata nel 1942 all’EIAR (la futura “Mamma” RAI) vincendo un concorso radiofonico per voci nuove dove sbaragliò diecimila candidati.

Nel 1944 inizia a cantare con l’orchestra del M° Cinico Angelini e di lì a breve incide il suo primo disco per la Parlophon duettando con Bruna Rattani in Valzer di primavera e ancora accompagnando Elsa Peyrone in Ronda solitaria.

Erano ancora gli anni della dittatura fascista e la sua voce fu falciata dalla censura perché troppo sensuale ed esotica, associata a una bellezza imponente e charmant.

Nilla Pizzi: celebrare la “Regina della Canzone” 2
Nilla Pizzi, Gino Latilla, Achille Togliani e il duo Fasano (sanremo1951_1953)

Meno male la storia è poi andata come è andata e l’avvento di nuove sonorità, latino americane in particolare, portarono la Pizzi al successo attraverso motivi – a volte ironici, pungenti e ammiccanti al quale la sua voce ben si adattava – come Cocoricò (firmata da Renato Carosone e Giovanni D’Anzi con lo pseudonimo di Notorius), Maria de Bahja (con Alfredo Clerici e Clara Jaione), Bongo-bongo (con Luciano Benevene e il Duo Fasano), Acercate mas e Quizas quizas quizas del compositore cubano Osvaldo Farrés.

Nilla Pizzi tutti i successi presentati al Festival di Sanremo

Nel primo disco scorrono tutti i successi presentati al Festival di Sanremo, di cui Nilla Pizzi è – e lo sarà per sempre – l’indiscusso emblema femminile, anche per alcuni record imbattuti: Grazie dei fior, primo posto nella neonata edizione del 1951, vendette 36 mila copie a 78 giri, una cifra da capogiro per l’epoca, e la seconda classificata

Nilla Pizzi: celebrare la “Regina della Canzone” 3

Il podio del Festival

La luna si veste d’argento; Vola colomba, Papaveri e papere, Una donna prega, ovvero l’intero podio dell’anno successivo; Campanaro del 1953, mentre L’edera e Amare un altro del 1958, anno in cui esplose

Anno 1958 canta L’edera e Amare un altro

Domenico Modugno con la sua Nel blu dipinto di blu; Colpevole del 1960, ultima partecipazione da solista (ci ritornerà addirittura da presentatrice nel 1981 accanto a Claudio Cecchetto e in gruppo con la Squadra Italia nel 1994 con Una vecchia canzone italiana).

Nilla Pizzi: le sue perle

Nel secondo disco, invece, si trovano perle come Anema e core (classico napoletano firmato da D’Esposito/Manlio), Eternamente (di Charlie Chaplin dal film Luci della ribalta), Chérie (di Gorni Kramer dalla rivista Gran Baraonda di Garinei & Giovannini), Souvenir d’Italie (tra gli autori l’indimenticabile Lelio Luttazzi) e Amico tango, tra gli episodi cantati insieme a Gino Latilla con cui ebbe una focosa e tormentata relazione sentimentale.

Progetto discografico che rappresenta un documento preziosissimo di un pezzo (ce n’è molto e molto ancora) dell’Arte di Nilla Pizzi, da custodire nella propria discoteca personale come “dono” speciale da parte di chi non morirà mai e continuerà a incantare con la sua voce senza tempo.

ADELE E I SUOI EROI (Soter / Self, 2019) è l’opera prima della cantautrice siciliana

Momenti di vita: le canzoni di Adele Tirant
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Al pari di una sciantosa nel periodo d’oro del Caffè Concerto di casa nostra, la siciliana Adele Tirante ha pensato di francesizzare il suo nome trasformandolo in Adel Tirant.

Sublime chiccheria che è già un buon biglietto da visita. In realtà – e facendo i seri – ci troviamo di fronte a un’artista con la A maiuscola, non certo da considerare un’esordiente, anzi ha spessore e valore da autorevole veterana, nonostante Adele e i suoi eroi sia solo la sua opera prima.

Un disco che è un pozzo nel deserto

Finalmente, dopo tanto cercare e ricercare, il talento di questa carismatica e istrionica “cantauttrice” (passateci il neologismo che sta per cantante-autrice-attrice) è stato fissato in un disco che è come un pozzo nel deserto, una manna dal cielo, una luce nelle tenebre… e ci fermiamo qui.

Momenti di vita: le canzoni di Adele Tirant 1
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Le undici canzoni bruciano di quel fuoco che racchiude in sé passione, ispirazione, estro, genio, fantasia e tutto quel meraviglioso groviglio umano e artistico che permette di creare, creare e ancora creare in piena libertà, senza logiche di nessun tipo, abbandonandosi semplicemente al proprio flusso interiore, in questo caso unico e originale.

Momenti di vita: le canzoni di Adele Tirant

Gli eroi di Adel sono tanti, tantissimi, piccoli e grandi, vicini e lontani, a cominciare da Giovanni Block che ha curato con sapienza gli arrangiamenti e la produzione artistica dell’album, gli eccellenti musicisti, quanti hanno contribuito alla campagna di crowdfunding, gli artisti di riferimento tra cui Serge Gainsbourg, Edith Piaf, Charles Trenet, Zaz ma anche Tom Waits, Fred Buscaglione, Luigi Tenco, fino ad arrivare a Elsa Morante o alla struggente lettera di una sconosciuta pubblicata su “Donna” di Repubblica.

Momenti di vita: le canzoni di Adele Tirant 2

Da momenti di vita nascono le canzoni di Adel: durante un trasloco romano (Così scrisse Oliveira), in una notte di terremoto (Un homme qui me plait comme toi), dai racconti della vicina di casa (La maison des chats), in un piovoso pomeriggio di settembre sulla spiaggia (Chiddi chi erumu, prodotto artisticamente dagli Epo, con la voce di Carmelo Gregorio), da una rivista sfogliata sull’autobus (Settembre) oppure da emozioni, sensazioni, visioni, come nel caso di Giostra, Santa Lucia e Non c’è che mare.

Disco d’altri tempi e allo stesso tempo profondamente attuale, dalle sonorità variegate (dalla chanson française all’elettronica, fino alla canzone d’autore e alle colonne sonore), consigliato a chi non si accontenta della fuffa ma preferisce la sostanza, l’essenza e tutta la sorgiva bellezza che ne scaturisce da esse

IO SONO LA MIA MUSICA (Sony Music, 2019)

raccoglie il meglio dell’indimenticata artista calabrese

 

RecenZoom - Mia Martini 3

Alcuni artisti non muoiono mai, vivono per sempre, hanno il dono dell’eternità. Mia Martini è tra questi.

Dal 1995 – anno della sua prematura scomparsa – ad oggi, tante sono state le pubblicazioni discografiche (e non solo) mirate a celebrarne l’immenso talento e, in questo caso, non è mai abbastanza.

Il successo del biopic Io sono Mia con protagonista la brava Serena Rossi, uscito a gennaio nelle sale cinematografiche e poi a febbraio trasmesso su Rai Uno, ha infiammato ancor più i cuori di tanti estimatori e ha avuto il merito di appassionarne di nuovi.

Io sono la Mia musica, box antologico con 59 brani

Sia per i primi che per i secondi, il box antologico Io sono la Mia musica è un’occasione da non perdere. Cinquantanove brani riversati in quattro CD che segnano cronologicamente il percorso di Mia Martini, dal 1971 al 1994, tralasciando dunque il periodo precedente “Mimì Bertè”, più un ricco booklet di immagini e parole curato dall’esperto e biografo dell’artista Menico Caroli, già artefice e titolare di opere preziose e meravigliose, due su tutte i volumi Il mio canto universale (Tarab, 1999) e L’ultima occasione per vivere (TEA, 2009, con Guido Harari).

 RecenZoom - Mia Martini

Tornando alla musica, alle canzoni, non c’è molto da dire. Anzi non c’è bisogno di dire nulla ma solo di abbandonarsi all’ascolto, all’emozione di questa voce che è anima, un’anima che appartiene profondamente a ciò che canta e ciò che canta è intimamente innestato nella sua vita.

Volendo riassumere tutto in una formula: voce + anima + vita = emozioni. Non certo quelle che spacciano oggigiorno, decise a tavolino, aggiustate dall’autotune, riscaldate dalle luci, studiate nelle inquadrature, provate nelle mossettine, bollite dagli scalda pubblico e via dicendo.

Canzoni che raccontano una vita

In queste canzoni c’è la verità di una donna che canta la sua vita: da Padre davvero a Minuetto, da Inno a Per amarti, da La costruzione di un amore a E non finisce mica il cielo, fino ad Almeno tu nell’universo e Mimì sarà.

E in tutto questo “sentire” è possibile riscoprire gioielli come Valsinha, Domani, Volesse il cielo (Ai quem me dera), Preghiera, Spaccami il cuore o assaporare Vedrai vedrai, Cime tempestose (Whuthering Heights), Suzanne cantante dal vivo (tratte dall’LP I miei compagni di viaggio del 1983) o ancora godersi riletture d’autore quali La musica che gira intorno (Ivano Fossati), Stella di mare (Lucio Dalla), Dillo alla luna (Vasco Rossi).

RecenZoom - Mia Martini

Non perdete altro tempo, fatevi un regalo speciale… “un sole che splende come un diamante in mezzo al cuore”.

PARADISO (Lucio Battisti Songbook)

(PDU / Warner Music Italy, 2018)

Era maggio del 1970 quando Mina pubblicava il 45 giri di Insieme, prima canzone del suo repertorio firmata da Battisti/Mogol. Non fu l’unico episodio. La “Tigre di Cremona” ha inciso altri brani della famosa coppia che ha disseminato nel corso della sua ultrasessantennale e gloriosa carriera.

Anzi, per essere ancora più puntuali, nel 1975 dedicò un intero album a quel “gran genio” della canzone italiana, MinacantaLucio; poi nel 1994 un ulteriore capitolo – per la verità una raccolta con due inediti, Perché no e Il leone e la gallina – dal titolo MazzinicantaBattisti. In occasione del ventennale della scomparsa del cantautore di Poggio Bustone, la Signora ha licenziato qualche mesetto fa un vero e proprio songbook – come si fa in America – dedicato a Lucio Battisti.

RecenZoom - Mina 1

Paradiso è un doppio album (triplo nella versione in vinile)

Paradiso è un doppio album (triplo nella versione in vinile) composto per la maggior parte da materiale già edito rimasterizzato e mixato dai nastri originali: infatti si ritrovano interamente i dischi sopra citati più due riletture inedite, la bella Vento nel vento e la più scontata Il tempo di morire, e ancora cinque versioni in spagnolo di Amor mio, E penso a te (Yo pienso en ti), Insieme (Juntos), La mente torna (La mente cambia), Io e te da soli (Que nos separemos) anche in francese (L’amour est mort) che rappresentano l’autentica ghiottoneria della collezione.

RecenZoom - Mina
L’LP MinacantaLucio (1975)

Che dire? Mina è la più grande, si sa. Ancora più grande nelle parole riportate all’interno del libretto, pubblicate originariamente il 24 settembre 1998 nella sua rubrica sul giornale Liberal, a quindici giorni dalla scomparsa di Battisti.

Sarebbe bello riportarle tutte ma ci limitiamo a queste: «Che talento straordinario, che dono raro quello di essere capiti da tutti e da tutti essere amati proprio per quello che realmente si è. Sei stato il più grande nel realizzare il miracolo che ci fa sentire tutti figli della stessa materia, che ci fa cantare tutti insieme con le lacrime agli occhi».

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La copertina del 45giri Insieme (1970)

Come darle torto! Il pregevole canzoniere di Lucio Battisti non conosce e mai conoscerà crisi, è continuamente scoperto, riscoperto, apprezzato e riapprezzato.

E questo – per dirla con Mina – è davvero un miracolo, il “miracolo” della musica popolare, del cosiddetto pop che ti si appiccica addosso, dentro, tanto da far cantare proprio tutti, “dal garzone ai bambini e alle madri d’Italia”.

Battisti è nel DNA sonoro degli italiani, punto e basta. Ci ritorna in mente, bello com’era e come lo sarà sempre e per sempre. Con la sua voce, con le sue canzoni, con le sue – tu chiamale se vuoiemozioni.

Ora o mai più 2019

(Rai / Ballandi Multimedia, 2019)

Ci siamo presi il giusto tempo per scrivere qualcosa a proposito della seconda edizione di Ora o mai più, programma condotto da Amadeus andato in onda su Rai 1 nella prima serata del sabato dal 19 gennaio al 2 marzo con una sacrosanta pausa dovuta al Festival di Sanremo.

Sicuramente un’edizione più televisiva rispetto a quella passata, dove si è assistito a qualche litigio, a qualche parolaccia, a qualche colpo di scena, a qualche gaffe con successive scuse, tutto secondo le regole ormai dominanti e prevedibili in questo tipo di format.

RecenZoom - Artisti Vari Ora o mai più 2019
Ora o mai più 2019 – cover

Detto ciò, è importante soffermarsi a dire due parole sulla musica, sulle canzoni, sugli artisti protagonisti a cui bisognerebbe dare una coppa a prescindere per svariati motivi: per essersi messi in gioco, per aver dovuto sottostare al giudizio di una giuria composta da 7 (Vanoni, Berti, Leali, Canzian, Marcella, Cutugno, Rettore) + 2 (Ricchi e Poveri) cosiddetti “maestri” e soprattutto per essersi esposti nuovamente al grande pubblico che, oggi come oggi, è sempre più assuefatto dal “social media pensiero” per cui chiunque è autorizzato a sparare a zero su tutto e su tutti pur non avendo – nella stragrande maggioranza dei casi – nessuna consapevolezza o non capendo un’emerita cippa di musica.

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Ora o mai più 2019 – Coach e Amadeus – credit Assunta Servello

Venendo al cuore della questione, il 22 marzo scorso è uscita la compilation ufficiale composta da 2 CD: il primo contenente il successo dell’artista in lizza, una cover interpretata durante il programma e l’inedito; il secondo dedicato al vincitore – in questo caso Paolo Vallesi – con solo cinque canzoni (pochine per chiamarlo “album”).

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Paolo Vallesi

Il CD Uno scorre che è una meraviglia, grazie – bisogna dirlo – alla sapiente direzione musicale e agli arrangiamenti del M° Leonardo De Amicis, ma anche alle canzoni che, a parte i gusti di ognuno, è piacevole riascoltare.

Da Era lei di Michele Pecora a wwwmipiacitu di Jessica Morlacchi, da Volevo dirti di Donatella Milani a In amore di Barbara Cola, da A casa di Luca di Silvia Salemi a Troppo bella di Davide De Marinis, fino a Senza te o con te di Annalisa Minetti e La forza della vita di Paolo Vallesi, è una traversata incredibile nella cultura musicale pop/nazionale degli ultimi quarant’anni.

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Barbara Cola

Buone le cover presenti, anche se la scelta poteva essere un po’ più accurata e ricercata. E poi una domanda nasce spontanea: perché non inserire qualche bel duetto con i maestri? Questione di diritti, di immagine o di cosa?

La parte più ghiotta è rappresentata dagli inediti che, ascoltandoli e riascoltandoli, pensandoci e riflettendoci su, obiettivamente non sono affatto male.

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Jessica Morlacchi

Lungi da noi il fare pagelle o dare voti che spuntano copiosi ovunque, a emergere in maniera chiara e forte è la bravura di alcuni artisti e la bellezza delle loro voci, ad esempio la triade tutta al femminile composta da Jessica Morlacchi,

 

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Silvia Salemi credit Alessandro Bachiorri

Silvia Salemi e Barbara Cola, ognuna con uno stile personale, sia vocale che interpretativo, e con un inedito in cui sono credibili in pieno, rispettivamente Senza ali e senza cielo (scritta con maestria da Red Canzian), Era digitale (apprezzabile prova cantautorale della Salemi) e A quando l’amore? (firmata dalla stessa Cola insieme a Roberta Faccani e Giordano Tittarelli, meritevole a ogni nuovo ascolto).

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Davide de Marinis

 

Colpiscono di primo acchito le proposte di Michele Pecora con I poeti e di Davide De Marinis con Naturale, un motivo molto simpatico, accattivante, una potenziale hit radiofonica.

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Donatella Milani

Non dispiace neanche il girone delle bistrattate, ovvero Donatella Milani con Non gridare e Annalisa Minetti (per via dell’urlo sempre in agguato e pronto a esplodere) con Più in alto. Sinceramente – e ci dispiace dirlo per il valore dell’artista in questione – ci si aspettava qualcosa in più proprio dal vincitore Paolo Vallesi, presente con una “senza lode né infamia” Ritrovarsi ancora.

Certo, se queste canzoni venissero trasmesse a pompa dai grandi network nazionali, questi otto artisti tornerebbero di sicuro alla ribalta, al successo che almeno una volta nella vita hanno già vissuto.

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Michele Pecora – credit Giovanni Gori

Il problema è proprio qui. Altrimenti tutto si riduce a una parentesi, che si apre e si chiude, che nel giro di pochi mesi li porterà a ritornare da dove sono venuti.

 

RecenZoom - Artisti Vari Ora o mai più 2019 7
Annalisa Minetti

Molti di loro sono costretti a vivere di espedienti, di palliativi, pronti ad arrabattare qualsiasi cosa pur di esserci, tipo farsi il giro dei reality show, imitando o ballando se va bene, a partire per l’Honduras, a finire in una fattoria o chiusi in una casa se va meno bene, convincendosi pure che è una figata, un’esperienza stratosferica.

Questo è un vero peccato! Per rispetto all’arte, al talento, alla bellezza di cui sono dotati.

ARGILLA

(Tǔk Music Reloaded, 2018)

La “signora della canzone italiana” – così la soprannominò Mike Bongiorno – sembra aver lasciato il posto alla “signora onnipresente dell’attuale televisione italiana”.

Non c’è che dire: Ornella Vanoni, negli ultimi tempi, si vede spesso sul piccolo schermo, nei programmi più disparati, suscitando grande simpatia e larghi consensi.

Ci troviamo, a parte tutto, di fronte a un “monumento” della musica (e non solo) italiana che vanta una carriera ultrasessantennale formidabile e straordinaria, iniziata nel 1958 come “cantante della mala” alla corte del Piccolo Teatro di Milano di Giorgio Strelher, passata attraverso la créme del cantautorato italiano, approdata alla canzone brasiliana di Vinicius de Moraes, spintasi fino al più raffinato e ricercato universo jazz di Paolo Fresu.

RecenZoom - Ornella Vanoni

Ornella Vanoni: monumento della musica italiana

E proprio quest’ultimo, il valoroso musicista sardo a capo dell’etichetta discografica Tǔk Music, che annovera nel proprio catalogo lavori eccellenti, ha deciso di rieditare uno degli album più belli e intensi della discografia anni Novanta della Vanoni, Argilla, originariamente uscito nel 1997 per la CGD East West e prodotto da un signor musicista come Beppe Quirici, scomparso prematuramente nel 2009.

Quattordici tracce in cui tuffarsi e immergersi totalmente, da restare senza fiato per poi risalire a galla e respirarne la bellezza, dentro cui Ornella naviga meravigliosamente con un’eleganza e una raffinatezza sia vocale che interpretativa da fuoriclasse, oltre che un’anima morbida, pastosa, plasmabile proprio come l’argilla, ora malinconica, ora briosa, ma sempre carica d’intenzione.

Ornella Vanoni: quattordici tracce in cui tuffarsi e immergersi totalmente

La maggior parte delle canzoni – riadattate in lingua italiana – provengono dal Brasile, quello di Carlinhos Brown (Viaggerai/Mares de ti e Argilla/Argila) e Roberto Carlos (Naufragio/Seu corpo e Se fosse vero/Voce não sabe), autore già noto per L’appuntamento (Sentaido a’ beira do caminho), grande successo del 1970 della stessa Vanoni. C’è spazio anche per Ivano Fossati (Buontempo), Juan Manuel Serrat (Bugiardo e incosciente su testo italiano di Paolo Limiti), Elton John (Sorry Seems To Be The Hardest Word), Cole Porter (Every Time We Say Goodbye) e la canzone classica napoletana (Nu’ quarto ‘e luna).

RecenZoom - Ornella Vanoni 1

Anche il parterre dei musicisti è top: Antonello Salis, Riccardo Tesi, Natalio Mangalavite, Armando Corsi, Ettore Fioravanti, Attilio Zanchi, Stefano Melone – solo per citarne alcuni – e gli stessi Quirici e Fresu.

Molto curato il nuovo packaging con copertina diversa dall’originale ma che ha mantenuto le splendide foto di Fabrizio Ferri su artwork di Antonio Sorrentino. Disco a cinque stelle che, a risentirlo oggi, è una boccata d’aria incredibilmente rigenerante.

 

Gioventù BRUCIATA  

(Island / Universal, 2019)

Facciamo finta di cancellare tutto. Mettiamo il caso che Mahmood non sia andato a Sanremo, non lo abbia vinto e tutte le povere polemiche scaturite non siano mai esistite.

Lasciamo il fatto, però, che il suo album d’esordio, Gioventù bruciata, sia stato comunque pubblicato. Lo ascoltiamo, lo riascoltiamo, ci pensiamo su, ci riflettiamo, tirandone fuori qualche considerazione.

Il ragazzo, italianissimo, di madre sarda e padre egiziano, che vive nel quartiere Gratosoglio della periferia di Milano, di primo pelo non è.

Mahmood ragazzo italianissimo

Andando a ritroso, era già comparso a X Factor nel 2012 tra gli Under 25 guidati da Simona Ventura e nel 2016 sul palco dell’Ariston tra i “Giovani” con il brano Dimentica; in più ha all’attivo vari singoli, due EP, alcune collaborazioni note (Fabri Fibra e Guè Pequeno), qualche brano scritto per conto terzi, ad esempio Hola (I Say) per Marco Mengoni e Nero Bali per Elodie.

Insomma, uno con le idee chiare e, soprattutto, la strada ben tracciata. Idee chiare che si ritrovano tutte nel suo disco, legate a sentimenti sgorgati da storie di vita vissuta e descritti con linguaggio giovane e immediato ma allo stesso tempo denso e corposo.

Nulla di inventato o costruito, tutto vero e credibile. Già quest’ultimo aspetto è degno di nota e, soprattutto, si avverte forte.

RecenZoom - Mahmood

Mahmood non si nasconde dietro un dito, racconta se stesso, le sue emozioni, le sue delusioni, le sue paure, le sue speranze in cui si ritrovano la sua Milano Sud che sembra l’Africa, i grinder (gli amanti della cannabis sanno cos’è), le vecchie Puma o il barbiere Mustafà.

La parte del leone la fanno brani come Soldi (anche nella doppia versione con Guè Pequeno) e Gioventù bruciata, ma si difendono degnamente altri episodi tra cui Uramaki, Il Nilo del Naviglio, Asia Occidente, Milano Good Vibes e Anni 90 featuring Fabri Fibra, tutti di buona fattura e curatissimi nel sound.

Ora smettiamo di far finta e prendiamo coscienza che Mahmood c’è stato (eccome!) all’ultimo Sanremo e lo ha pure vinto. Delle polemiche possiamo anche altamente fregarcene ma del fatto che lui sia una bella realtà proprio no.

 

 

LiBertè
(Warner Bros., 2019)

Loredana Bertè è un’artista nel DNA, un’artista per cui “la guerra non è mai finita” e mai finirà.

Loredana torna alla grande con LiBerté
Loredana Berté – Photo Credit: Giovanni Squatriti

Una carriera superlativa, fatta di grandi successi ma anche momenti bui, voli altissimi e cadute raso terra, scomparse e rinascite, drammi ed eccessi. Fiera come una leonessa ma allo stesso tempo fragile come una farfalla, non è mai stata un personaggio costruito, ma sempre incarnazione autentica della sua essenza.

Libera di scegliere, di sbagliare, di ricominciare. Nel bene e nel male. Dopo un anno di grazia, il 2018, di cui è stata la regina indiscussa grazie all’indovinatissima hit Non ti dico no condivisa insieme ai salentini Boomdabash, la coronazione suprema sarebbe stata la vittoria all’ultimo Festival di Sanremo dove ha presentato Cosa ti aspetti da me.

Troppo bello per essere vero. Così non è stato, ma – diciamocelo pure senza mezza ombra di dubbio – la “vincitrice” è unicamente lei. Ogni sua esibizione sanremese è stata suggellata da standing ovation (sincere e meritate le sue, riguardo alle altre meglio stendere una coltre di silenzio), senza parlare della reazione del pubblico dell’Ariston – ma sicuramente anche di quello a casa – quando nella classifica finale è comparsa solo quarta.

Loredana torna alla grande con LiBerté
Photo Credit: Giovanni Squatriti

In occasione della partecipazione festivaliera, come era prevedibile, è stata ristampata la Sanremo Edition di quel gran disco che è LiBertè, tra i più belli della sua ultraquarantennale storia discografica iniziata nel 1974 con Streaking e passata attraverso capolavori come BandaBertè (1979), Traslocando (1982), Jazz (1983), Carioca (1985) e Un pettirosso da combattimento (1997).

Dieci canzoni fortissime, di rabbia ed emozione, cantate di pancia con quel graffio unico, da ascoltare e riascoltare tutte d’un fiato, a cominciare dall’iniziale title track, seguendo con Maledetto luna-park, Babilonia, Messaggio dalla luna, Anima carbone, Davvero, Gira ancora, alcune composte dalla stessa Loredana insieme ad autori di “nuova generazione” come Fabio Ilaqua, Luca Chiaravalli, Davide Simonetta, Andrea Bonomo, altre scritte da firme autorevoli come Ivano Fossati e Maurizio Piccoli o giovani promettenti come Paolo Simoni. Oltre al brano sanremese (del trio Curreri, Pulli e Romitelli), presenti due medley/chicche dal vivo provenienti dal tour teatrale 2018/2019: Petala/Esquinas/Jazz e Stare fuori/Madre metropoli/Indocina.

Loredana c’è, con tutta se stessa, anima e mente, pronta a rompere qualsivoglia camicia di forza, a schierarsi dalla parte dei “diversi=unici” (lodevole il suo messaggio contro il bullismo), titolare appieno di quel posto d’onore che le spetta nel panorama musicale italiano… e stavolta non ha proprio intenzione di abdicare.

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