“Ora o mai più”, conosciamo meglio Massimo Di Cataldo

Intervista al popolare cantautore romano alla vigilia del suo ritorno televisivo nel nuovo show del venerdì sera targato Rai Uno

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Massimo Di Cataldo: “Abbiamo il privilegio di riportare le belle canzoni italiane davanti al grande pubblico”

Manca davvero pochissimo alla partenza di Ora o mai più,  il nuovo spettacolo musicale di Rai Uno, in onda in prima serata a partire da questa sera venerdì 8 giugno. In attesa dell’inizio della trasmissione, abbiamo raggiunto telefonicamente Massimo Di Cataldo, uno degli otto protagonisti dello show condotto da Amadeus, per scoprire quali sono le sue riflessioni a caldo.

Ciao Massimo partiamo da “Ora o mai più”, quali sono le tue sensazioni alla vigilia?
Direi che ci siamo, finalmente! Credo che l’aspetto più importante di questa avventura sia quello di poter riportare la propria musica in televisione, sulla prima emittente nazionale, un qualcosa che si può considerare ormai abbastanza raro, i programmi musicali dal vivo scarseggiano nei palinsesti e noi abbiamo il privilegio di riportare le belle canzoni italiane al grande pubblico. Per tutte queste ragioni, ho accettato senza pensarci due volte.

Cosa pensi dei tuoi compagni di avventura?
E’ proprio una bella squadra, sono molto carini, vado d’accordo con tutti. Ho ritrovato delle persone che ho avuto modo di conoscere in passato, ottimi colleghi e bravi professionisti. Mi sembra ci sia un bell’affiatamento, molta positività e un grande entusiasmo da parte di tutti.

Tra i maestri, invece, con quale artista ti stuzzicherebbe collaborare?
Sono tutti grandi professionisti della musica leggera italiana, ognuno di loro ha sicuramente tanto da insegnare, chiunque sia l’artista con il quale mi troverò a lavorare a stretto contatto, sarà per me fonte di arricchimento personale e professionale.

"Ora o mai più", conosciamo meglio Massimo Di Cataldo
“Se adesso te ne vai”, singolo del 1996

Ogni artista ha il proprio cavallo di battaglia, il tuo è senza ombra di dubbio “Se adesso te ne vai”, cosa ha colpito così tanto il pubblico al punto da trasformarlo in un evergreen?
Non c’è un segreto vero e proprio, secondo me, quello che conta è sempre la visibilità che viene data ad una canzone, intesa come possibilità di farla conoscere. Nel caso di “Se adesso te ne vai”, ma anche delle altre con le quali ho partecipato al Festival di Sanremo, una vetrina così importante regala in pochi minuti grande notorietà, senza dover fare chissà quale altro tipo di promozione. I canali attraverso i quali passano le canzoni sono quelli che fanno la differenza e determinano il vero e proprio successo. Poi, mettici pure il periodo storico molto particolare, negli anni ’90 la gente aveva ancora la possibilità di scegliere cosa voler ascoltare.

C’è una canzone meno nota del tuo repertorio che reputi altrettanto importante ma che non ha avuto la stessa visibilità?
Ce ne sono tante, ho fatto parecchi singoli e all’interno degli album ci sono diversi brani che non sono stati scoperti, magari amati da qualcuno in particolare, il bello della musica è proprio questo, che ognuno si ritrova liberamente nel proprio pezzo preferito (sorride, ndr). Per esempio, mi viene in mente “Schegge di luce”, una canzone a cui sono molto legato, però poco conosciuta.

Al di là del contratto discografico in palio, cosa rappresenterebbe per te la vittoria più grande una volta spente le luci dello show?
Per me la cosa fondamentale è avere la possibilità di cantare dal vivo, realizzare una bella tournée estiva una volta finita la trasmissione, poter incontrare tanta gente “affamata” di musica come me, aspetto ardentemente il momento di ritrovarmi con la mia band a suonare on the road, in giro per l’Italia. La vittoria più grande sarà quella di cantare un mio inedito e di avere la giusta visibilità per farlo conoscere, poi sarà il pubblico a valutare se potrà piacergli o meno.

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Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.
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