RecenZoom – Ornella Vanoni

ARGILLA

(Tǔk Music Reloaded, 2018)

di Andrea Direnzo 

La “signora della canzone italiana” – così la soprannominò Mike Bongiorno – sembra aver lasciato il posto alla “signora onnipresente dell’attuale televisione italiana”.

Non c’è che dire: Ornella Vanoni, negli ultimi tempi, si vede spesso sul piccolo schermo, nei programmi più disparati, suscitando grande simpatia e larghi consensi.

Ci troviamo, a parte tutto, di fronte a un “monumento” della musica (e non solo) italiana che vanta una carriera ultrasessantennale formidabile e straordinaria, iniziata nel 1958 come “cantante della mala” alla corte del Piccolo Teatro di Milano di Giorgio Strelher, passata attraverso la créme del cantautorato italiano, approdata alla canzone brasiliana di Vinicius de Moraes, spintasi fino al più raffinato e ricercato universo jazz di Paolo Fresu.

RecenZoom - Ornella Vanoni

E proprio quest’ultimo, il valoroso musicista sardo a capo dell’etichetta discografica Tǔk Music, che annovera nel proprio catalogo lavori eccellenti, ha deciso di rieditare uno degli album più belli e intensi della discografia anni Novanta della Vanoni, Argilla, originariamente uscito nel 1997 per la CGD East West e prodotto da un signor musicista come Beppe Quirici, scomparso prematuramente nel 2009.

Quattordici tracce in cui tuffarsi e immergersi totalmente, da restare senza fiato per poi risalire a galla e respirarne la bellezza, dentro cui Ornella naviga meravigliosamente con un’eleganza e una raffinatezza sia vocale che interpretativa da fuoriclasse, oltre che un’anima morbida, pastosa, plasmabile proprio come l’argilla, ora malinconica, ora briosa, ma sempre carica d’intenzione.

La maggior parte delle canzoni – riadattate in lingua italiana – provengono dal Brasile, quello di Carlinhos Brown (Viaggerai/Mares de ti e Argilla/Argila) e Roberto Carlos (Naufragio/Seu corpo e Se fosse vero/Voce não sabe), autore già noto per L’appuntamento (Sentaido a’ beira do caminho), grande successo del 1970 della stessa Vanoni. C’è spazio anche per Ivano Fossati (Buontempo), Juan Manuel Serrat (Bugiardo e incosciente su testo italiano di Paolo Limiti), Elton John (Sorry Seems To Be The Hardest Word), Cole Porter (Every Time We Say Goodbye) e la canzone classica napoletana (Nu’ quarto ‘e luna).

RecenZoom - Ornella Vanoni 1

Anche il parterre dei musicisti è top: Antonello Salis, Riccardo Tesi, Natalio Mangalavite, Armando Corsi, Ettore Fioravanti, Attilio Zanchi, Stefano Melone – solo per citarne alcuni – e gli stessi Quirici e Fresu.

Molto curato il nuovo packaging con copertina diversa dall’originale ma che ha mantenuto le splendide foto di Fabrizio Ferri su artwork di Antonio Sorrentino. Disco a cinque stelle che, a risentirlo oggi, è una boccata d’aria incredibilmente rigenerante.

 

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