Il musicista mantovano mette a segno un disco autentico, cantato e suonato con semplice passione, composto da due inediti e una manciata di belle canzoni italiane rilette alla propria maniera.

Marco Biasetti: Quadri d’autore è l'album d’esordio
La copertina di Quadri d’autore.

Oggi come oggi, diciamolo pure, è molto difficile andare controcorrente e mettersi alla ricerca di qualcosa di vero che possa saziare quel desiderio di bellezza insito, ormai, in una ristretta cerchia di persone. Ciò accade per tanti motivi. Lo strapotere mediatico che vuole farci passare per grandi artisti pseudo personaggi che poco o nulla possiedono di “artistico”; l’assuefazione che non permette più di ascoltare, di vedere, di sentire nel profondo; la pigrizia che intorpidisce le anime e le menti. Per chi, invece, ha ancora voglia di andare oltre, ecco spuntare un bel disco di un giovane musicista mantovano, Marco Biasetti, intitolato Quadri d’autore.

Un esordio onesto, che profuma di autenticità, di “fatto con passione”. Nel suo piccolo, Biasetti ha realizzato un lavoro “artigianale”, di quelli non destinati alla massa, ma sicuramente a una nicchia di appassionati, di estimatori capaci di apprezzare una voce e dei suoni genuini. Insieme a un combo di validi musicisti jazz (tra questi figurano Marco Varvassori, Paolo Garbin, Enrico Smiderle, Enrico Bentivoglio, Massimo Morganti), Marco rilegge alla sua maniera – non perdendosi giammai nello sterile virtuosismo vocale, ma andando più d’intenzione – una manciata di belle canzoni italiane tra cui Era di Lucio Battisti, Che m’importa del mondo di Rita Pavone, Stelle di stelle di Claudio Baglioni, valorizzando anche gioielli nascosti o da recupero come La nave di Mia Martini e Te lo leggo negli occhi di Sergio Endrigo, originariamente interpretata da Dino, tra gli episodi meglio riusciti dell’intero disco per l’asciutta semplicità jazzy che mette in risalto lo splendore della melodia.

Marco Biasetti: Quadri d’autore è l'album d’esordio
Marco Biasetti.

Suggellano l’album due inediti, Quadri e Ma poi non tornava più, composti dallo stesso Biasetti insieme a Marco Gardini, che lasciano intravedere una bella sensibilità e un intenso mondo interiore da manifestare a pieno. Buon esordio, degno apripista per un album – chissà – interamente composto da canzoni inedite.

Pagina Facebook ufficiale: MarcoBiasettiOfficial

Alla soglia del suo terzo album, Antonio Maggio ha voglia di vivere un’esperienza nuova, un viaggio musicale per tornare alle origini, alla genesi delle sue canzoni, a quell’intimità che rende tutti più vicini, sopra e sotto il palco.

Antonio Maggio, L’odore delle parole

Parte domani dal Rapsodia di Caserta L’Odore delle Parole, nuovo viaggio musicale del cantautore pugliese – di Squinzano, e ci tiene a precisarlo – Antonio Maggio, un titolo preso a prestito dall’ultimo singolo Amore Pop. Un progetto live molto particolare, creato attorno al suono di un pianoforte e di una chitarra, volto a recuperare l’essenza delle canzoni e in particolare il valore letterario dei testi.

Frequentando le proprie canzoni in chiave acustica, mettendole a nudo, si corre il rischio di sentirlo veramente questo “odore delle parole”, facendone risaltare la bellezza attraverso la delicatezza del pianoforte, suonato da me, e degli interventi alla chitarra di Mattia Carluccio – dichiara Maggio. E ancora: Bisogna restituire dignità alle parole che, a volte, sono date per scontate ma costituiscono la parte più importante di una canzone, soprattutto se abbiamo la possibilità di scriverle in una delle lingue più belle al mondo come la nostra.

Antonio Maggio, L’odore delle parole
Amore pop è il l’ultimo singolo di Antonio Maggio.

Il tour prevede una serie di date che attraverseranno tutta l’Italia: da Milano (9 aprile) a Castiglione Cosentino (23 aprile), da Avellino (29 aprile) a Bologna (9 maggio), da Ravenna (10 maggio) a Lecce (11 maggio).

Nella prima data di Caserta sarà il cantautore salernitano Pierluigi Aliberti a fare da “opening act”; accompagnato alla chitarra dal musicista napoletano Ario De Pompeis, proporrà un mini live fatto di cover e inediti tra cui In cerca di me e il nuovo Non sopporto l’idea.

Contestualmente a questo tour, è stata lanciata una campagna su Musicraiser dove potranno essere acquistati pacchetti esclusivi tra cui spiccano un vinile in edizione limitata e  meet & greet pomeridiani durante le tappe del tour. Tutte le info e gli aggiornamenti sulle date sono disponibili sul sito ufficiale di Antonio Maggio (www.antoniomaggio.net) e sulla sua pagina ufficiale FB (www.facebook.com/antoniomaggioofficial).

La poliedrica artista, con il suo personale e inconfondibile stile, mette a segno un album di valore dedicato alle storie vissute “attorno” al Natale raccontate da grandi autori della musica mondiale: George Brassens, Edith Piaf, Tom Waits, Henry Salvador, Gilberto Gil, Chico César e Maria Bethánia.

Rossana Casale e le storie vissute di “Round Christmas”
La copertina di “Round Christmas” di Rossana Casale.

Possedere – non solo materialmente parlando, ma soprattutto nel senso di avere conoscenza di qualcosa – l’intera discografia di Rossana Casale è un grande beneficio per chiunque la possegga. Molti suoi album sono veri e propri gioielli: si pensi a La via dei misteri (1986), Incoerente jazz (1989), Lo stato naturale (1991), Alba argentina (1993) e ancora Nella notte un volo (1996), Strani frutti (2000), Circo immaginario (2006). Insomma, c’è da restarne sazi per la bellezza in essi contenuta. D’altronde, per comprendere a pieno l’universo “Casale” è necessario apprezzarlo nella sua progettuale totalità in quanto non è mai stata una cantante da singolo e via, sia per la vocalità, sia per le influenze musicali imbevute soprattutto di jazz e blues.

A questo lucente mosaico si aggiunge un altro prezioso tassello: Round Christmas, progetto dedicato non al Natale in quanto festa “tutta luci scintillanti e vetrine inghirlandate”, ma alle storie vissute “attorno” al Natale raccontante da grandi autori della musica internazionale. Un lavoro molto diverso dal precedente capitolo Merry Christmas in jazz (2009), emotivamente più forte e più intenso in quanto va a scavare nella vita degli uomini, soprattutto quella vita più triste e malinconica, più nuda e cruda, ovvero tutto ciò che va oltre la melensaggine di cui questa festività è ormai sinonimo.

Rossana Casale e le storie vissute di “Round Christmas” 1Le “storie vissute” cantate dalla Casale sono quelle di George Brassens (Le Père Noël et la petite fille) e di Edith Piaf (Le Noël de la rue), ma anche quelle più spirituali di Gilberto Gil (Se eu guise falar com Deus) e di Chico César/Maria Bethánia (Invocação) o più strampalate di Tom Waits (Chocolate Jesus). Altri momenti pregevoli risultano Zat, you, Santa Claus? (originariamente incisa da Louis Armstrong), Carol of the bells (meglio conosciuta come Ukrainian Bell Carol) e C’est Noël, Mamie di Henry Salvador. Round Christmas è l’unico inedito presente, ispirato al brano di Monk, composto dalla stessa Casale insieme ai musicisti Ermanno Dodaro (contrabbasso), Francesco Consaga (sax e flauto) ed Emiliano Begni (pianoforte e cori). Ad arricchire l’eccellente combo c’è Gino Cardamone che dona un tocco speciale ad alcuni brani grazie alla chitarra archtop e al banjo tenore.

Ottimo progetto che ha goduto anche di una bella vita live in giro per teatri e jazz club di tutta Italia e che vale non solo a Natale, ma per tutto l’anno.

Sito Web Ufficiale: www.rossanacasale.it

Pagina FB Ufficiale: Rossana Casale Contact

Tra inediti, successi riarrangiati e duetti con Gino Paoli e Chiara Civello, il cantautore calabrese mette a punto un progetto dove conferma ancora una volta la sua alta dignità artistica e la sua proposta musicale di qualità.

Il ritorno di Sergio Cammariere: il nuovo album è Io 2
“Io” è il nuovo album di Sergio Cammariere.

Allorché si indicesse un referendum (per carità) non politico ma musicale per decretare i cantautori più valorosi degli ultimi venticinque anni, accanto a nomi come Samuele Bersani, Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri bisognerebbe necessariamente inserire anche Sergio Cammariere. La sua storia musicale prende il via nei primi anni Novanta come compositore di colonne sonore (ne ha composte un bel po’) per approdare solo nel 2002 alla pubblicazione di un album da cantautore intitolato Dalla pace del mare lontano, preludio alla sua partecipazione sanremese nel 2003 con la splendida Tutto quello che un uomo, terzo posto più “Premio della Critica” e via dicendo. Da questo momento in poi dire “Sergio Cammariere” è sinonimo di musica di qualità, ovvero ricca di eleganza, raffinatezza, spessore e perfettamente in equilibrio tra sonorità cantautorali, jazz e afro-latine.

Ad affiancare un curriculum già di tutto rispetto, è da poco uscito un nuovo album, Io, contenente dodici tracce tra inediti, successi riarrangiati in chiave live e un paio di duetti. Mettere su questo disco significa sguazzare per quasi un’ora in una dozzina di canzoni altamente ispirate, la maggior parte composte insieme al compagno fraterno Roberto Kunstler, sicuramente tra i sodalizi più riusciti e alchemici della canzone d’autore italiana. Tra i brani del passato non si poteva scegliere di meglio: da Tempo perduto a Via da questo mare, dal già citato “cavallo di battaglia” Tutto quello che un uomo alla simpatica e autoironica Cantautore piccolino, fino ad arrivare a L’amore non si piega. Anche gli inediti si inseriranno ben presto nel miglior canzoniere del nostro: Chi sei (in omaggio a Sergio Endrigo), Ti penserò, La giusta cosa e la strumentale Sila.

Le vere chicche dell’album sono i duetti con Gino Paoli in Cyrano e con Chiara Civello in Con te o senza te, entrambi da gustare e assaporare ascolto dopo ascolto. Nutrito il combo di musicisti doc che ha preso parte alla realizzazione del progetto: Fabrizio Bosso, Luca Bulgarelli, Amedeo Ariano, Bruno Marcozzi e l’orchestra d’archi diretta da Paolo Silvestri; ancora Roberto Taufic, Marcello Surace, Francesco Puglisi, Paulo La Rosa, Ousmani Diaz, Max Ionata e Roberto Rossi.

Dal 16 dicembre lo splendido brano, firmato da un’accoppiata doc come Gino Vannelli e Pino Daniele, sarà disponibile in tutti i digital store nell’interpretazione del talentuoso musicista pugliese.

Mario Rosini canta l’emozione di “Parole per mio padre”
Mario Rosini.

Prendi una canzone come Parole per mio padre, scritta da Gino Vannelli per la musica e da Pino Daniele per il testo, prendi una voce come quella di Mario Rosini sostenuta da un arrangiamento orchestrale sapientemente scritto e diretto da Gabriele Semeraro e il miracolo è fatto. Inutile spendere parole sullo spessore degli artisti in questione, meglio soffermarsi sul fatto che finalmente l’anima vocale di un musicista di alta caratura come Mario Rosini torna a farsi ascoltare e godere in un gioiello di inestimabile valore, cantato nel 2003 dallo stesso Vannelli in un suo album intitolato Canto. Il singolo sarà distribuito da “Club27 Records” dal prossimo 16 dicembre in tutti i digital store.

Mario Rosini, durante la sua ultratrentennale carriera, ha collaborato con i più grandi artisti italiani e internazionali, tra cui i già citati Pino Daniele e Gino Vannelli, ancora Dee Dee Bridgewater, Rossana Casale, Mia Martini, Irene Grandi, Alex Britti, Dirotta su Cuba, Neri per caso e molti altri, aggiudicandosi nel 2004 un secondo posto al “Festival di Sanremo” con Sei la vita mia; inoltre è docente di Canto Jazz presso il Conservatorio “Enrico Duni” di Matera e gira l’Italia proponendo masterclass, seminari, incontri formativi.

Mario Rosini canta Parole per mio padre
Mario Rosini canta “Parole per mio padre”.

Musicista e arrangiatore, Gabriele Semeraro vanta collaborazioni di qualità con Ornella Vanoni e Raphael Gualazzi. «Erano quattro anni che avevo questo brano nel cassetto – dichiara Semeraro – ed è arrivato il momento di tirarlo fuori per farne apprezzare sia la straordinaria bellezza sia la grande sensibilità interpretativa di Mario Rosini». Un binomio di talento, quello composto da Rosini-Semeraro, che ha rivestito di nuova luce una perla d’autore che conquista ascolto dopo ascolto.

Sito Web Ufficiale: www.mariorosini.info

Pagina FB Ufficiali: www.facebook.com/Club27records

Sabato 26 novembre si svolgerà al Teatro Storchi di Modena la quarta edizione del premio dedicato allo straordinario cantautore che amava autodefinirsi “artigiano di canzoni”. In programma otto cantautori finalisti e quattro big premiati: Enrico Ruggeri, Davide Van De Sfroos, Luca Barbarossa ed Ermal Meta.

Premio Pierangelo Bertoli 2016, Modena
Pierangelo Bertoli in un’immagine del 1982.

Tanti sono in Italia i premi dedicati ad artisti che non ci sono più ma che per fortuna ci hanno lasciato un’eredità musicale straordinaria da valorizzare di continuo e con tenacia. Tra questi è d’obbligo menzionare il Premio Pierangelo Bertoli, dedicato al cantautore di Sassuolo scomparso nel 2002, artefice di molti indimenticabili successi (o meglio “pietre miliari” della canzone d’autore italiana) tra cui Eppure soffia, A muso duro, Pescatore, Spunta la luna dal monte, Italia d’oro, giusto per citarne alcuni.

L’evento, giunto alla sua quarta edizione, si svolgerà il prossimo sabato 26 novembre ore 21:00 al Teatro Storchi di Modena (con ingresso libero fino a esaurimento posti) e vedrà esibirsi sul palco otto cantautori finalisti provenienti da tutta Italia che proporranno un inedito; i quattro che accederanno alla finalissima interpreteranno una canzone scelta dal vasto repertorio di Pierangelo Bertoli. Tutti saranno accompagnati dalla band storica del cantautore diretta da Marco Dieci.

Manifesto Premio Pierangelo Bertoli 2016
Il manifesto dell’edizione 2016 del Premio Pierangelo Bertoli.

I finalisti e relativi inedito/cover sono: Tonia Cestari da Caserta (Capate nel muro/Oracoli), Grazia Cinquetti da Modena (Figlia di Slovenia/Alete e al ragasol), Dadamo da Brindisi (Would You Love Me?/Se potesse bastare), Noemi De Simone da Napoli (L’idiota/Non ti sveglierò), Golaseca da Carbonia-Iglesias (La notte dei papaveri/Spunta la luna dal monte), Loopen da Milano (Jungla in movimento/Eppure soffia), Mezzania da Bologna (Fratello caro/I poeti), Giulia Olivari (Riso & sangria/La prima pioggia). Il vincitore si aggiudicherà il Premio Nuovi Cantautori che quest’anno, grazie alla partnership con SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), consisterà in un riconoscimento in denaro pari a € 3.000,00 oltre alla partecipazione a manifestazioni di prestigio collaterali, anche televisive, che si svolgeranno in Italia nel 2017. Saranno conferiti, inoltre, altri due riconoscimenti: il Premio Unemia/Acep a uno dei finalisti avente età non superiore a 35 anni e una targa speciale del Bertoli Fans Club.

Il Premio Pierangelo Bertoli non si ferma qui e va a coinvolgere anche big della canzone d’autore italiana; infatti Enrico Ruggeri ritirerà il premio omonimo, dedicato a un cantautore italiano che abbia una lunga e comprovata carriera di successo con almeno 15 album all’attivo, assegnato negli anni precedenti a Stadio, Luca Carboni ed Eugenio Finardi. Ruggeri verrà omaggiato con un’opera dello scultore Dario Brugioni, noto per aver realizzato sulla casa natale di Pierangelo Bertoli il suo bassorilievo figurativo, che rappresenta la copertina del disco A muso duro. Il cantautore “laghée” Davide Van De Sfroos ritirerà invece il Premio Italia d’oro per la sua capacità di descrivere la situazione politico-sociale contemporanea e prospettica; Luca Barbarossa riceverà il riconoscimento A muso duro per essersi distinto nelle sue opere sui temi dell’anticonformismo e dell’indipendenza intellettuale; Ermal Meta il Premio Per dirti t’amo dedicato alla sua capacità di trattare il tema dell’amore anche sul piano universale.

Ospite del Premio sarà anche la Compagnia Daltrocanto, compagine dalle sonorità world che fonde i suoni della tradizione del Sud Italia con le atmosfere di oggi, combinando la rielaborazione di brani tradizionali a proprie composizioni originali. La Direzione Artistica è curata da Alberto Bertoli e Riccardo Benini, mentre la conduzione della serata è affidata ad Andrea Barbi. La nutrita Commissione Artistica che ascolterà e valuterà gli otto finalisti è composta quest’anno da: Bruna Pattacini, compagna di una vita di Pierangelo Bertoli; la giornalista di Radio Italia Paola Gallo; il critico musicale e speaker di Virgin Radio Massimo Cotto; il giornalista e scrittore Leo Turrini; lo scrittore e autore televisivo Giancarlo Governi; il presidente di Acep Alessandro Angrisano; il produttore discografico Brando; il musicista, cantautore e autore Marco Baroni; Mirco Pedretti, organizzatore di rassegne musicali, eventi e promozione musicale Arci; l’opinionista televisivo Dario Salvatori; il regista Guido De Maria; la giornalista e conduttrice di Radio Bruno Clarissa Martinelli; il giornalista e critico musicale Andrea Direnzo; la produttrice esecutiva di Rai Radio 2 Cristiana Merli.

«Sono contento di portare avanti assieme a Riccardo Benini questo premio “vero” – dichiara Alberto Bertoli – dove la parola “vero” riflette la nostra serietà e costanza nel ricercare cantautori nuovi, nel premiare persone in linea con il nostro percorso artistico/emotivo e, per dirla alla Pierangelo, “nel tracciare un sentiero ovunque sia, una strada forse buia, ma mia”».

Sito web ufficiale: www.bertolifansclub.org

 

La nota band fiorentina ha realizzato un eccellente tributo al loro primo disco omonimo, pubblicato nel 1994, contenente cinque inediti e preziosi featuring con Neri per caso, Mario Biondi, Gegè Telesforo e Fabrizio Bosso.

Dirotta su Cuba, il ritorno con The Studio Session Vol. 1
I Dirotta su Cuba: Simona Bencini, Stefano De Donato e Rossano Gentili.

L’annuncio del loro ritorno aveva fatto sobbalzare i tantissimi fan che da anni attendevano la “reunion” dell’unica e inimitabile “acid jazz & funky band italiana”, alias i Dirotta su Cuba, ovvero Simona Bencini, Stefano De Donato e Rossano Gentili. All’uscita dell’album The Studio Session Vol. 1, precisamente il 23 settembre scorso per la Warner, è seguita una serie di concerti live, molti dei quali sold out, che hanno infiammato lo stivale in lungo e in largo a suon di energia pura.

Certo, ventidue anni sono passati dal loro glorioso esordio e da quel primo omonimo disco (correva l’anno 1994) di cui quest’ultimo è il vigoroso tributo per tanti motivi, ma fondamentalmente per tutta la “vita” che c’è dentro a livello di maturazione e di consapevolezza artistiche. La voce della Bencini è scesa più in profondità, acquistando uno spettro sonoro ancora più rotondo e avvolgente, sostenuta da un sound robusto ma nello stesso tempo agile, pulsante e soprattutto vivo, sapientemente messo a punto da De Donato.

Il valore aggiunto di questo The Studio Session Vol. 1 (vorrà dire che ne seguirà un Vol. 2?) è dato dai cinque inediti presenti, a cominciare dal singolo di lancio Sei tutto quello che non ho, in cui i Dirotta su Cuba non sbagliano tiro grazie anche alla presenza del rapper Max Mbassadò, proseguendo con Immaginarmi senza te, Tutto adesso ha un senso, Parole, Ragione e sentimento, tutti in linea con il loro riconoscibile stile.

Per un ritorno alla grande, però, c’era bisogno di un doppio valore aggiunto, ad esempio la presenza di ospiti d’eccezione che impreziosissero il progetto. Detto, fatto. Ecco apparire una serie di guest star come i Neri per caso nella “special intro” di Gelosia, Fabrizio Bosso nel “solo tromba” di Chiudo gli occhi, Gegè Telesforo nel “solo voce scat” di Batti il tempo, Riccardo Onori nel “solo chitarra” di Dove sei, Mario Biondi e Federico Malaman rispettivamente voce e “solo basso” in Solo baci, Bengi dei Ridillo voce in Noi siamo importanti. Non bisogna dimenticare l’intera band dei DSC composta da Francesco Cherubini (batteria), Luca Gelli (chitarra), Leonardo Volo (tastiere, fender rhodes, hammond), Simone Papi (tastiere), Nadia Guelfi (cori), Nicola Cellai (tromba, flicorno), Claudio Giovagnoli (sax tenore, sax alto, flauto) e Luca Scorziello (percussioni).

L’ascolto delle quindici tracce è davvero ghiotto e stuzzicante da rendere necessaria l’attivazione della modalità “repeat all”. Meglio sarebbe gustarsele nella dimensione dal vivo, dove i Dirotta su Cuba esprimono al massimo la loro essenza musicale e artistica. Occhio, dunque, alle prossime date: 18 novembre al Bravo Cafè di Bologna, il 25 novembre al Modo di Salerno, il 21 gennaio al DuePuntoZero di Pomezia.

Dirotta su Cuba: The Studio Session Vol. 1

Sito Web Ufficiale: www.dirottasucuba.com

Pagina FB Ufficiale: www.facebook.com/DirottaSuCuba

Il cantautore milanese Dario Gay torna alla musica con un progetto discografico completamente autoprodotto, in cui trovano spazio nuove canzoni, inediti, cover e chicche di una carriera lunga oltre trent’anni.

Dario Gay: Ufficialmente liberi tutti è il suo nuovo album
Dario Gay: Ufficialmente liberi tutti è il suo nuovo album.

Lontano anni luce da ogni logica discografica, da un certo punto in poi, Dario Gay ha realizzato musicalmente ciò che più gli assomigliava, anzi ciò che più fosse in perfetta sintonia con la sua anima di uomo e di artista. Questo, ovviamente, lo ha reso un “outsider” nel panorama musicale italiano, ma almeno lo ha portato a essere un “artista libero” da qualsiasi forma di imposizione. Degno di nota e di memoria è il prezioso progetto pubblicato nel 2010, Ognuno ha tanta storia, contenente ventotto episodi tra canzoni proprie e cover interpretate con ospiti d’eccezione come Rita Pavone, Milva, Enrico Ruggeri, Andrea Mirò, Viola Valentino, Aida Cooper, Giovanni Nuti, Massimo Priviero, Rosario Di Bella e altri ancora.

Dopo sei anni, il cantautore milanese regala al suo fedele pubblico un ulteriore scrigno di quindici canzoni che attraversano un arco di tempo di oltre trent’anni (dal 1982 al 2015), un album dal titolo emblematico, Ufficialmente liberi tutti, di certo una provocazione verso ogni tipo di potere che vuole omologare, massificare, alienare tutto e tutti, rendendoci schiavi di tante idiozie che non esistono né in cielo né in terra.

L’ascolto si apre con un bel pollice in su per Libero, brano reinterpretato con il mezzosoprano giapponese Akiko Kozato, cantato in francese, dall’atmosfera fortemente intrigante e raffinata. Tante le versioni inedite di canzoni appartenenti al proprio repertorio, tra cui Domani è primavera e La grande sete, più una versione in spagnolo di Diamante, episodio in origine inserito nell’album Nella vita di un artista c’è sempre un disco che ha per titolo il suo nome del 1988, scritto insieme all’amico e collega Enrico Ruggeri, tra i pochi dell’ambiente – insieme a Rita Pavone – ad alimentare e valorizzare il talento di Gay.

Copiosi gli inediti inseriti: da Il tempo che lasciai a Una vita speciale, da Se cerchi un angelo a La scogliera, fino a Immensamente, che mettono in evidenza lo stile sia autorale sia interpretativo di Dario, sempre ben messo a fuoco e riconoscibile anche nelle due arcinote (e dunque potenzialmente pericolose) cover presenti: Fortissimo della già citata Pavone e Pensiero stupendo di Patty Pravo. Gay supera egregiamente la prova offrendo due riletture energiche e credibili. Per chi non si accontenta di restare in superficie, ma ha voglia di andare in profondità, questo disco rappresenta il giusto documento per gettare un bel faro di luce sull’universo musicale, eclettico e trasversale, di un cantautore onesto, sincero e (da tempo) “ufficialmente libero”.

Dario Gay: Ufficialmente liberi tutti è il nuovo album

Canale Web Ufficiale: www.facebook.com/DarioGayOfficial

A cinque anni di distanza dal primo album, il cantautore vercellese Roberto Amadè pubblica la sua seconda opera intitolata Bravery, contenente undici canzoni ispirate, piene di sentimenti, emozioni, verità e coraggio.

Roberto Amadè: BraveryPer alcuni essere “artista” è un modo di essere, di respirare, di guardare il mondo, di relazionarsi agli altri. Insomma, un modo di vivere, con le sue salite e discese, cadute e rialzate, con la consapevolezza che, in alcuni casi, per crescere e andare avanti è necessario morire a se stessi per poi rinascere in un continuo gioco. Roberto Amadè è un artista poliedrico, di quelli che hanno scelto di essere autentici nella vita e nella musica, senza paura, preservando intatta la propria dignità. Passato attraverso varie esperienze, tra cui un Festival di Sanremo nel 2011 e un album con la Universal, dopo cinque anni di silenzio apparente, Amadè ha da poco pubblicato un nuovo lavoro intitolato Bravery (coraggio), già nel titolo un vero e proprio manifesto del suo modo di essere uomo e artista.

Inutile soffermarsi ancora sul talento di cui Amadè è dotato. Il suo vivere la musica si percepisce e arriva anche attraverso l’ascolto di un distaccato supporto digitale dentro cui, però, sono impressi sentimenti, emozioni, pensieri, riflessioni, paure, speranze, dentro cui c’è la sua vita e la sua arte, indissolubilmente legate. Bravery è un disco corposo e ispirato a cui bisogna dedicare cura e attenzione, ascoltandolo e riascoltandolo più volte; un disco che nella sua ideazione e realizzazione ha qualcosa che va oltre, che sa di universale grazie al linguaggio dell’anima di cui Amadè fa uso per esprimere il suo universo.

Essendo il progetto svincolato da qualsiasi logica commerciale, ogni traccia profuma di vero nelle parole, nella musica, nella voce, negli arrangiamenti e nelle belle foto del booklet di Isabel Salinas. Ciascuna canzone trasporta in una dimensione particolare, in un luogo dell’anima diverso: dall’intimità di Bravery agli spazi aperti di Let’s feel better; dalla poesia di Così il silenzio alla sensibilità de La stagione della lealtà, fino all’energia di Crescere. The dancer è l’unico brano non firmato dal nostro cantautore bensì da Giacomo Manfredi, in perfetta sintonia con l’intero lavoro. Ritorno intenso come quel legno raffigurato in copertina di cui Amadè possiede le qualità migliori: resistenza, densità e il fatto di essere vivo.

Pagina Facebook: amade.roberto

 

Articolo di Andrea Direnzo

La cantante casertana si è messa in luce durante la 59ª edizione del Festival di Castrocaro con Quanto costa la felicità, brano scritto da Ario De Pompeis, vincitore del “Premio Radiofonico”.

Rosa Chiodo, la cantante casertana di "Quanto costa la felicità"
Rosa Chiodo.

Quando si nomina il Festival di Castrocaro, la mente corre subito a tutta quella schiera di artisti passati da questa importante manifestazione che, un tempo, apriva di diritto le porte a un altro evento doc, il Festival di Sanremo. Carmen Villani, Iva Zanicchi, Gigliola Cinquetti, Caterina Caselli, Annarita Spinaci, Giuni Russo, Fiorella Mannoia, Paolo Mengoli, Alice, Franco Simone, Emanuele Cortesi, Michele Pecora, Luca Barbarossa, Zucchero, Fiordaliso, Stefano Sani, Eros Ramazzotti, Donatella Milani, Aida Satta Flores, Rosario Di Bella, Antonella Bucci, Bracco Di Graci, Roberta Faccani, Laura Pausini, Lighea, Silvia Salemi, sono solo alcuni dei nomi che si sono fatti notare in questa kermesse che ha vissuto il suo periodo d’oro negli anni Sessanta/Settanta/Ottanta, grazie a uomini di spettacolo capaci come Gianni Ravera.

Con l’avvento dei talent televisivi, i giochi sono cambiati – bisogna dire in peggio – e ad avere accesso al Festival di Sanremo, addirittura nella Sezione Big (una volta era tutto giustamente e ponderatamente “step by step”), sono le starlet catodiche che forti del loro successo mediatico dopato, in alcuni casi fittizio, e della pacca sulla spalla da parte di qualche santo o santa (non c’è molta scelta), si ritrovano vincitori della manifestazione canora italiana più famosa e longeva al mondo, ormai ridotta a becero programma tv.

Fatta questa parentesi, il Festival di Castrocaro continua a esserci tra alti e bassi, tra cambi di direzione organizzativa/artistica e tutti i problemi annessi e connessi. La 59ª edizione, l’ultima per l’appunto, in mezzo a una schiera di adolescenti in cerca di un posto al sole, ha messo in luce Rosa Chiodo, brava artista casertana – di Casaluce precisamente – con una lunga gavetta alle spalle (Premio Mia Martini, Festival di Napoli e tanta musica dal vivo in giro), che ha presentato un brano composto da Ario De Pompeis intitolato Quanto costa la felicità, vincitore del “Premio Radiofonico”.

«Castrocaro è stato un cocktail di emozioni e un grande esame», dichiara Rosa, ricordando il cuore a mille nei giorni precedenti alla finale, l’arrivo nella Terra del Sole, il primo impatto visivo con il palco, le prove generali con l’orchestra diretta dal M° Stefano Palatresi, la gioia di potersi esibire su un palco importante davanti a un grande pubblico, il confronto con i colleghi, la voglia e la consapevolezza di vivere un’esperienza unica e indimenticabile. «Altro grande esame è stata in aprile la serata con la cover di Je so’ pazzo di Pino Daniele – aggiunge la Chiodo – cercando di essere credibile nella mia versione. Superato questo momento, attendevo solo di potermi esibire con il mio inedito scritto da Ario De Pompeis, primo brano scelto a inizio della nostra collaborazione che parla di un tema tornato attuale come la condizione di chi deve lasciare i propri affetti, la propria terra, il proprio amore per lavoro rischiando di perdere tutto. Sono felice e soddisfatta di aver ricevuto il “Premio Radiofonico” dalle dieci radio presenti in quanto era l’obiettivo che c’eravamo preposti con l’editore Athos Poma e con l’autore quando abbiamo deciso di iniziare il percorso di Castrocaro».

Rosa Chiodo con Ario De Pompeis
Rosa Chiodo con Ario De Pompeis, autore della canzone Quanto costa la felicità.

«Quando ho incontrato Rosa Chiodo circa un anno fa – confida Ario De Pompeis – è stato come rivedere me qualche tempo fa, con gli occhi colmi di entusiasmo e speranza. Eravamo al Teatro Politeama e Rosa si è esibita con un bellissimo inedito di Salvatore Palomba, Si vo’ Dio, conquistandomi per la padronanza sul palco, lo sguardo immerso in quello che stava cantando come stesse vivendo ogni parola che pronunciava, il modo di interpretare, di emozionare e di emozionarsi. È stato come vivere la storia che stava raccontando nel canto, una sorta di film. Quando ci siamo rivisti, mi sono accorto che avevo davanti una persona con una gran voglia di fare, con un’anima artistica che si distingueva dalla massa, con qualcosa che va oltre la voce, con una consapevolezza emotiva/interpretativa notevole. Così abbiamo iniziato a collaborare e, passo dopo passo, siamo giunti alla decisione di provare la carta di Castrocaro. Ci siamo ritrovati in finale con questa mia canzone autobiografica e vincitori del “Premio Radiofonico”. Per me è stata una bella vittoria soprattutto per non essermi sbagliato sul fatto che Rosa Chiodo è un’artista vera».

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