È finalmente disponibile in cd il secondo album dell’artista siciliano composto da otto belle canzoni e due pregevoli cover, accompagnato dalla pubblicazione del videoclip di Resiste un sé.

E' uscito il secondo cd di Tiziano Orecchio

Quando dentro arde un fuoco – e questo fuoco si chiama musica – difficilmente lo si può spegnere. Tiziano Orecchio non ha mai spento il suo fuoco che, oggi più che mai, arde vivo, vero, lucente. Ne è la prova il suo album Sulla mia pelle, una fiammata che riscalda chiunque sappia ascoltarlo con cura e attenzione, ora disponibile in compact disc. L’artista parlemitano, romano d’adozione, che vanta una partecipazione nella sezione “Giovani” del Festival di Sanremo 2006 con Preda innocente, per questo suo secondo capitolo discografico si è avvalso della collaborazione di un nome importante, non per chi rappresenta nell’ambiente ma per chi veramente è: Vincenzo Incenzo. La maggior parte delle canzoni sono scritte dallo stesso Orecchio insieme all’autore di successi come – giusto per citarne due – Cinque giorni (Michele Zarrillo) e L’impossibile vivere (Renato Zero), che ha curato la direzione artistica dell’intero progetto, e al musicista Lorenzo Sebastianelli.

Tiziano Orecchio: il coraggio di vivere e cantare “sulla mia pelle” 1

L’universo che si svela ascoltando Sulla mia pelle ha a che fare con i sentimenti, con le emozioni, con la vita nelle sue varie sfaccettature, chiare e oscure. Il canto di Orecchio è il canto di chi nonostante tutto non si rassegna davanti alla deformità della società (Succede) o alla violenza sulle donne (Giù le mani da Eva), è il grido di chi – per fortuna – si sente offeso da ciò che accade e con coraggio decide di non lasciarsi andare. Alla sfera dell’amore di coppia sono dedicati più episodi, ad esempio Il poi, Ferirti ed amarti, Lama e Resiste un sé, di cui è disponibile il videoclip fresco di pubblicazione. Due le cover presenti, reinterpretate con gusto, rispetto e sensibilità anche grazie agli arrangiamenti di Roberto Sterpetti: Ancora ancora ancora di Mina e Il passo silenzioso della neve, sincero e intenso omaggio a Valentina Giovagnini. La voce di Tiziano sa farsi strumento privilegiato di espressione, comunicazione, emozione, suggellando ogni momento con il fuoco dell’anima.

Sito Web Ufficiale: www.tizianoorecchio.com

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In tantissimi, fan ed estimatori, attendevano da tempo un documento live dell’icona del pop italiano anni Ottanta che, però, non si è fermata al glorioso passato ma ha ricercato sempre nuove forme ed espressioni per comunicare il suo essere donna e artista.

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Viola-Valentino-Eterogenea-Live-2016-e-il-primo-album-live.

Dopo trentotto anni di onorata carriera, è finalmente arrivato il momento per Viola Valentino di pubblicare il suo primo album dal vivo intitolato Eterogenea Live 2016, documento del tour dello scorso anno in giro per le piazze d’Italia. Un percorso iniziato col botto nell’estate 1979, quando la sua Comprami – scritta da Renato Brioschi (già leader dei Profeti) e Cristiano Minellono – raggiunse le posizioni più alte della Hit Parade conquistandosi un egregio venticinquesimo posto tra i 45 giri più venduti dell’anno, superando addirittura colleghe titaniche come Mina (Anche un uomo), Loredana Bertè (Dedicato), Anna Oxa (Il pagliaccio azzurro), Loretta Goggi (L’aria de sabato sera) o nientepopodimeno che l’iper stellare duo internazionale Donna Summer/Barbra Streisand di No More Tears.

Una canzone divenuta subito cult per diversi motivi: la voce di Viola «esile esile, un soffio», il suo personaggio da «ingenua perversa», il linguaggio «di una colloquialità che ha tutta l’aria di essere quel tanto di linguisticamente illecito consentito alle persone che si considerano moderne e disinibite», come scrive Gianni Borgna nella sua Storia della Canzone Italiana (Mondadori, 1992). Una canzone che, a detta della stessa cantante, rappresenta una «croce e delizia» aggiungendo che «se non ci fosse lei, non ci sarei io… se non ci fossi io, non ci sarebbe lei». Insomma, un marchio indelebile che, a volte erroneamente, ha portato qualcuno a considerare Viola Valentino una meteora della canzone italiana, di quelle che «ballarono una sola estate» o, peggio ancora, una non cantante.

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Questo doppio album, prodotto dall’etichetta Latlantide, dimostra – qualora ce ne fosse ancora bisogno – che la carriera di Virginia Maria Minnetti (questo il suo vero nome) non è affatto una stella cadente, ma un bel viaggio costellato di successi pop come Sei una bomba (Festivalbar e Cantagiro, 1980), Anche noi facciamo pace (Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia, 1980), Giorno popolare (Vota la voce, 1981), Sera coi fiocchi (sigla finale di Domenica in, 1981), Romantici (Festival di Sanremo, 1982), Sola (inserita nel film Delitto sull’autostrada di Bruno Corbucci con Tomas Milian, 1982), Verso Sud (Un disco per l’estate, 1984), Il posto della luna (Festivalbar, 1986), la maggior parte firmati da autori del calibro di Maurizio Fabrizio, Guido Morra, Riccardo Fogli e Vincenzo Spampinato. Tutto, però, non si è fermato agli anni Ottanta, ma è proseguito con buone produzioni tra cui Onda tra le onde (di Mario Lavezzi e Oscar Avogadro) e Barbiturici nel the (di Bruno Lauzi e Mario Balducci), fino ad arrivare alle più recenti Le prove di un addio, Dimenticare mai, L’unica donna e Stronza.

Bella e d’effetto l’intro strumentale Sky di Pietro Grazioli che dà il via alla lunga scaletta del concerto infarcito, oltre che dalle sopracitate canzoni, da riletture quali Anime d’autunno, ovvero la Libertango di Astor Piazzolla, e Alba chiara di Vasco Rossi. Presenti nel secondo disco tre bonus tracks: i due singoli inediti Il suono dell’abbandono e Ti amo troppo, più una personale versione del successo sessantottino La bambola di Patty Pravo, artista molto stimata da Viola nonostante le note vicende personali. Icona del pop italiano anni Ottanta, regina dell’easy listening – che non è una brutta parola – nostrano, Viola Valentino riversa interamente e senza riserve nella dimensione live la sua essenza “eterogenea” e “viva” capace tanto di coinvolgere ed entusiasmare, quanto di cantare senza ghirigori e virtuosismi, in piena libertà di mente e cuore, i diversi e molteplici colori di cui la vita è fatta.

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Videoclip Ufficiale Singolo

La band romana ha da poco pubblicato un nuovo lavoro fatto di canzoni intrise di idee, riflessioni e sentimenti che gravitano intorno al “pianeta uomo”, suggellato da una cover del loro autorevole pigmalione Ron.

La scelta, la band romana è tornata con un album
La scelta (Foto © Vincenzo Scudieri).

Stando all’ascolto – tutto d’un fiato – di questo nuovo album, La Scelta dovrebbe finalmente fare il botto. Colore alieno (Artist First) suona bene, scorre che è una meraviglia. Ma non è tutto. Il disco è ben ispirato, concepito e realizzato, oltre che arrangiato, suonato e cantato con una gran bella energia. In bilico tra pop e rock d’autore con qualche spruzzatina elettronica, la band capitanata da Mattia Del Forno (voce, piano, synth) e composta da Francesco Caprara (batteria, percussioni), Emiliano Mangia (chitarre), Marco Pistone (basso), ha tutte le carte in regola per aver un seguito pari ad altre formazioni del panorama musicale italiano. Anzi, forse forse anche qualcuna in più, come il valore e la profondità dei testi della canzoni, mai banali, perfettamente incastrati nelle musiche efficaci e incisive.

D’altronde, già al loro debutto sanremese nel 2008, i quattro ragazzi romani agguantarono un secondo posto nella sezione “Giovani” con Il nostro tempo, impressionando positivamente sia pubblico che critica, dando il via a un’intensa attività live, fino ad arrivare al fortunato incontro con il grande Ron che nel 2015 li ha voluti accanto a sé per un lungo tour in lungo e in largo per l’Italia e ancora nel 2016. A tutto questo si aggiunge il fatto che Mattia Del Forno ha scritto con il cantautore pavese cinque brani contenuti nel disco Un abbraccio unico (2014) più due inediti inseriti nella raccolta di duetti del 2015 La forza di dire sì (Ascoltami e Aquilone, quest’ultimo cantato insieme).

La scelta, la band romana è tornata con un album
La scelta (Foto © Vincenzo Scudieri). 

Tornando all’album, partorito senza fretta e ansia di esserci a distanza di nove anni dal precedente, si compone di una dozzina di brani tra cui spiccano in particolare Alieno, vista come la condizione di chi al giorno d’oggi sceglie consapevolmente di restare aggrappato ai sentimenti e alla loro essenza più profonda (“… tutto quello che ho fatto di grande è amarti…”).

“Colore alieno” segna il ritorno discografico de La SceltaSeguono questa scia altri episodi come il singolo di lancio Transoceanica, Vento (impreziosito dalla voce dell’artista italo-somala Saba Anglana), La fiamma del momento, L’oro vero e Colori. Ogni traccia è da scoprire e apprezzare, ad esempio Tamburo, Argilla ed Eterno contrario, senza dimenticare la rilettura di un gioiello come Le foglie e il vento dove spunta la voce dell’autore/interprete Ron e il brivido è assicurato, grazie anche alla suggestività dell’arrangiamento, un po’ a tinte scure ma di forte effetto. Graditissimo ritorno, è il caso di dire necessario, per una realtà meritevole di attenzione e capace di esprimere il proprio “universo” musicale con passione, autenticità e unicità.

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Una delle Signore più amate della canzone italiana, una vera e propria icona, è tornata a far sentire la sua voce unica e originale con un nuovo album di inediti prodotto dal “Black Man SingerMario Biondi. 

Marcella Bella, Metà amore, metà dolore, recensione
Marcella Bella.

Come una sorta di “araba fenice” della canzone italiana, Marcella Bella – in un modo o nell’altro – riesce sempre a rinascere e a far parlare di sé. L’ultra quarantennale carriera della (non tanto più) mora e riccioluta cantante catanese, milanese d’adozione, parla chiaro: dai clamorosi successi anni Settanta firmati dall’accoppiata Giancarlo Bigazzi & Gianni Bella (Montagne verdi, Io domani e Nessuno mai, giusto per citarne tre) agli altrettanto considerevoli episodi anni Ottanta, ad esempio Nell’aria e Nel mio cielo puro, in cui a fare coppia con il fido fratello è nientepopodimeno che Mogol. Brani allusivi e piccanti questi ultimi che lasciano presto spazio a una nuova e rassicurante immagine di donna cantata in Senza un briciolo di testa, Tanti auguri e Dopo la tempesta, trittico sanremese (1986, 1987, 1988) in cui Marcella – come scrive Gianni Borgna nella sua Storia della canzone italiana (Mondadori, 1992) – si presenta come «un’artista sofisticata, dalla voce interessante e per potenza e per colore».

E difatti seguono album molto belli come Verso l’ignoto (1990) e, soprattutto, Sotto il vulcano (1991), passato quasi sotto silenzio ma espressione più autentica della maturità sia vocale che interpretativa della nostra. A seguire un periodo di pausa dovuta alla maternità e qualche album pubblicato qua e là (Tommaso! del 1993, Anni dorati del 1995 e Passato e presente del 2002), fino alla rentrée sanremese del 2005 con un pezzo – non memorabile – dal titolo Uomo bastardo. Nel frattempo, non si è fatta mancare neanche un album prodotto da Cristiano Malgioglio, Femmina Bella (2012), e una serie di special tv – andati in onda tra la fine del 2015 e i primi mesi del 2016 – dedicati a Gianni Bella, Mogol, Giancarlo Bigazzi, Domenico Modugno e Franco Migliacci, per finire con la triade Sergio Endrigo, Gino Paoli e Luigi Tenco. Insomma, per dirla ancora alla Borgna, «Marcella, una difficile identità».

Marcella Bella, Metà amore, metà dolore, recensioneVenendo ai giorni nostri, il 29 settembre scorso, è uscito Metà amore, metà dolore (Beyond/Artist First), album prodotto dal conterraneo Mario Ranno, in arte meglio conosciuto come Mario Biondi, che la stessa cantante definisce soul-pop, anticipato dall’omonimo singolo in duetto con il “Barry White” italiano. Dieci tracce, di cui una cover e due remix, che si lasciano ascoltare piacevolmente a cominciare da Non mi basti più e Lovin’ You per arrivare a Il miracolo dell’amore, Dimmi dove vai, Passione e musica, Ancora un po’, dove lo smalto brillante e passionale di Marcella non sembra essere minimamente intaccato dallo scorrere del tempo. Anche la sua immagine risulta fresca, frizzante e forse un po’ troppo alla moda, al passo con i tempi molto social e televisivi (addirittura guest star di una puntata del Grande Fratello Vip).

Tra gli autori delle canzoni sfilano lo stesso Mario Biondi con Max Greco, anche arrangiatori dell’intero disco, il ritrovato Mogol, Stefano Pieroni e gli immancabili tre fratelli Gianni, Rosario (detto “Saretto”) e Antonio. Presente la rilettura del classico (davvero) soul Ain’t No Sunshine di Bill Withers del 1971, per l’occasione proposta in una “bianca” versione in italiano, già ascoltata nel 1972 nell’interpretazione di Caterina Caselli. Che piaccia o non piaccia, anni luce lontana dalla semplicità delle “montagne verdi e le corse di una bambina”, ancora una volta Marcella ha centrato l’obiettivo, non (sopra)vivendo con revival nostalgici – seppure il suo periodo d’oro resti insuperabile – ma vivendo a pieno una nuova stagione artistica, certo un po’ patinata e glamour, ma pur sempre riscaldata da quel fuoco ardente che si chiama Musica.

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Il musicista mantovano mette a segno un disco autentico, cantato e suonato con semplice passione, composto da due inediti e una manciata di belle canzoni italiane rilette alla propria maniera.

Marco Biasetti: Quadri d’autore è l'album d’esordio
La copertina di Quadri d’autore

Oggi come oggi, diciamolo pure, è molto difficile andare controcorrente e mettersi alla ricerca di qualcosa di vero che possa saziare quel desiderio di bellezza insito, ormai, in una ristretta cerchia di persone. Ciò accade per tanti motivi. Lo strapotere mediatico che vuole farci passare per grandi artisti pseudo personaggi che poco o nulla possiedono di “artistico”; l’assuefazione che non permette più di ascoltare, di vedere, di sentire nel profondo; la pigrizia che intorpidisce le anime e le menti. Per chi, invece, ha ancora voglia di andare oltre, ecco spuntare un bel disco di un giovane musicista mantovano, Marco Biasetti, intitolato Quadri d’autore.

Un esordio onesto, che profuma di autenticità, di “fatto con passione”. Nel suo piccolo, Biasetti ha realizzato un lavoro “artigianale”, di quelli non destinati alla massa, ma sicuramente a una nicchia di appassionati, di estimatori capaci di apprezzare una voce e dei suoni genuini. Insieme a un combo di validi musicisti jazz (tra questi figurano Marco Varvassori, Paolo Garbin, Enrico Smiderle, Enrico Bentivoglio, Massimo Morganti), Marco rilegge alla sua maniera – non perdendosi giammai nello sterile virtuosismo vocale, ma andando più d’intenzione – una manciata di belle canzoni italiane tra cui Era di Lucio Battisti, Che m’importa del mondo di Rita Pavone, Stelle di stelle di Claudio Baglioni, valorizzando anche gioielli nascosti o da recupero come La nave di Mia Martini e Te lo leggo negli occhi di Sergio Endrigo, originariamente interpretata da Dino, tra gli episodi meglio riusciti dell’intero disco per l’asciutta semplicità jazzy che mette in risalto lo splendore della melodia.

Marco Biasetti: Quadri d’autore è l'album d’esordio
Marco Biasetti

Suggellano l’album due inediti, Quadri e Ma poi non tornava più, composti dallo stesso Biasetti insieme a Marco Gardini, che lasciano intravedere una bella sensibilità e un intenso mondo interiore da manifestare a pieno. Buon esordio, degno apripista per un album – chissà – interamente composto da canzoni inedite.

Pagina Facebook ufficiale: MarcoBiasettiOfficial

Alla soglia del suo terzo album, Antonio Maggio ha voglia di vivere un’esperienza nuova, un viaggio musicale per tornare alle origini, alla genesi delle sue canzoni, a quell’intimità che rende tutti più vicini, sopra e sotto il palco.

Antonio Maggio, L’odore delle parole

Parte domani dal Rapsodia di Caserta L’Odore delle Parole, nuovo viaggio musicale del cantautore pugliese – di Squinzano, e ci tiene a precisarlo – Antonio Maggio, un titolo preso a prestito dall’ultimo singolo Amore Pop. Un progetto live molto particolare, creato attorno al suono di un pianoforte e di una chitarra, volto a recuperare l’essenza delle canzoni e in particolare il valore letterario dei testi.

Frequentando le proprie canzoni in chiave acustica, mettendole a nudo, si corre il rischio di sentirlo veramente questo “odore delle parole”, facendone risaltare la bellezza attraverso la delicatezza del pianoforte, suonato da me, e degli interventi alla chitarra di Mattia Carluccio – dichiara Maggio. E ancora: Bisogna restituire dignità alle parole che, a volte, sono date per scontate ma costituiscono la parte più importante di una canzone, soprattutto se abbiamo la possibilità di scriverle in una delle lingue più belle al mondo come la nostra.

Antonio Maggio, L’odore delle parole
Amore pop è il l’ultimo singolo di Antonio Maggio.

Il tour prevede una serie di date che attraverseranno tutta l’Italia: da Milano (9 aprile) a Castiglione Cosentino (23 aprile), da Avellino (29 aprile) a Bologna (9 maggio), da Ravenna (10 maggio) a Lecce (11 maggio).

Nella prima data di Caserta sarà il cantautore salernitano Pierluigi Aliberti a fare da “opening act”; accompagnato alla chitarra dal musicista napoletano Ario De Pompeis, proporrà un mini live fatto di cover e inediti tra cui In cerca di me e il nuovo Non sopporto l’idea.

Contestualmente a questo tour, è stata lanciata una campagna su Musicraiser dove potranno essere acquistati pacchetti esclusivi tra cui spiccano un vinile in edizione limitata e  meet & greet pomeridiani durante le tappe del tour. Tutte le info e gli aggiornamenti sulle date sono disponibili sul sito ufficiale di Antonio Maggio (www.antoniomaggio.net) e sulla sua pagina ufficiale FB (www.facebook.com/antoniomaggioofficial).

La poliedrica artista, con il suo personale e inconfondibile stile, mette a segno un album di valore dedicato alle storie vissute “attorno” al Natale raccontate da grandi autori della musica mondiale: George Brassens, Edith Piaf, Tom Waits, Henry Salvador, Gilberto Gil, Chico César e Maria Bethánia.

Rossana Casale e le storie vissute di “Round Christmas”
La copertina di “Round Christmas” di Rossana Casale.

Possedere – non solo materialmente parlando, ma soprattutto nel senso di avere conoscenza di qualcosa – l’intera discografia di Rossana Casale è un grande beneficio per chiunque la possegga. Molti suoi album sono veri e propri gioielli: si pensi a La via dei misteri (1986), Incoerente jazz (1989), Lo stato naturale (1991), Alba argentina (1993) e ancora Nella notte un volo (1996), Strani frutti (2000), Circo immaginario (2006). Insomma, c’è da restarne sazi per la bellezza in essi contenuta. D’altronde, per comprendere a pieno l’universo “Casale” è necessario apprezzarlo nella sua progettuale totalità in quanto non è mai stata una cantante da singolo e via, sia per la vocalità, sia per le influenze musicali imbevute soprattutto di jazz e blues.

A questo lucente mosaico si aggiunge un altro prezioso tassello: Round Christmas, progetto dedicato non al Natale in quanto festa “tutta luci scintillanti e vetrine inghirlandate”, ma alle storie vissute “attorno” al Natale raccontante da grandi autori della musica internazionale. Un lavoro molto diverso dal precedente capitolo Merry Christmas in jazz (2009), emotivamente più forte e più intenso in quanto va a scavare nella vita degli uomini, soprattutto quella vita più triste e malinconica, più nuda e cruda, ovvero tutto ciò che va oltre la melensaggine di cui questa festività è ormai sinonimo.

Rossana Casale e le storie vissute di “Round Christmas” 1Le “storie vissute” cantate dalla Casale sono quelle di George Brassens (Le Père Noël et la petite fille) e di Edith Piaf (Le Noël de la rue), ma anche quelle più spirituali di Gilberto Gil (Se eu guise falar com Deus) e di Chico César/Maria Bethánia (Invocação) o più strampalate di Tom Waits (Chocolate Jesus). Altri momenti pregevoli risultano Zat, you, Santa Claus? (originariamente incisa da Louis Armstrong), Carol of the bells (meglio conosciuta come Ukrainian Bell Carol) e C’est Noël, Mamie di Henry Salvador. Round Christmas è l’unico inedito presente, ispirato al brano di Monk, composto dalla stessa Casale insieme ai musicisti Ermanno Dodaro (contrabbasso), Francesco Consaga (sax e flauto) ed Emiliano Begni (pianoforte e cori). Ad arricchire l’eccellente combo c’è Gino Cardamone che dona un tocco speciale ad alcuni brani grazie alla chitarra archtop e al banjo tenore.

Ottimo progetto che ha goduto anche di una bella vita live in giro per teatri e jazz club di tutta Italia e che vale non solo a Natale, ma per tutto l’anno.

Sito Web Ufficiale: www.rossanacasale.it

Pagina FB Ufficiale: Rossana Casale Contact

Tra inediti, successi riarrangiati e duetti con Gino Paoli e Chiara Civello, il cantautore calabrese mette a punto un progetto dove conferma ancora una volta la sua alta dignità artistica e la sua proposta musicale di qualità.

Il ritorno di Sergio Cammariere: il nuovo album è Io 2
“Io” è il nuovo album di Sergio Cammariere.

Allorché si indicesse un referendum (per carità) non politico ma musicale per decretare i cantautori più valorosi degli ultimi venticinque anni, accanto a nomi come Samuele Bersani, Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri bisognerebbe necessariamente inserire anche Sergio Cammariere. La sua storia musicale prende il via nei primi anni Novanta come compositore di colonne sonore (ne ha composte un bel po’) per approdare solo nel 2002 alla pubblicazione di un album da cantautore intitolato Dalla pace del mare lontano, preludio alla sua partecipazione sanremese nel 2003 con la splendida Tutto quello che un uomo, terzo posto più “Premio della Critica” e via dicendo. Da questo momento in poi dire “Sergio Cammariere” è sinonimo di musica di qualità, ovvero ricca di eleganza, raffinatezza, spessore e perfettamente in equilibrio tra sonorità cantautorali, jazz e afro-latine.

Ad affiancare un curriculum già di tutto rispetto, è da poco uscito un nuovo album, Io, contenente dodici tracce tra inediti, successi riarrangiati in chiave live e un paio di duetti. Mettere su questo disco significa sguazzare per quasi un’ora in una dozzina di canzoni altamente ispirate, la maggior parte composte insieme al compagno fraterno Roberto Kunstler, sicuramente tra i sodalizi più riusciti e alchemici della canzone d’autore italiana. Tra i brani del passato non si poteva scegliere di meglio: da Tempo perduto a Via da questo mare, dal già citato “cavallo di battaglia” Tutto quello che un uomo alla simpatica e autoironica Cantautore piccolino, fino ad arrivare a L’amore non si piega. Anche gli inediti si inseriranno ben presto nel miglior canzoniere del nostro: Chi sei (in omaggio a Sergio Endrigo), Ti penserò, La giusta cosa e la strumentale Sila.

Le vere chicche dell’album sono i duetti con Gino Paoli in Cyrano e con Chiara Civello in Con te o senza te, entrambi da gustare e assaporare ascolto dopo ascolto. Nutrito il combo di musicisti doc che ha preso parte alla realizzazione del progetto: Fabrizio Bosso, Luca Bulgarelli, Amedeo Ariano, Bruno Marcozzi e l’orchestra d’archi diretta da Paolo Silvestri; ancora Roberto Taufic, Marcello Surace, Francesco Puglisi, Paulo La Rosa, Ousmani Diaz, Max Ionata e Roberto Rossi.

Dal 16 dicembre lo splendido brano, firmato da un’accoppiata doc come Gino Vannelli e Pino Daniele, sarà disponibile in tutti i digital store nell’interpretazione del talentuoso musicista pugliese.

Mario Rosini canta l’emozione di “Parole per mio padre”
Mario Rosini.

Prendi una canzone come Parole per mio padre, scritta da Gino Vannelli per la musica e da Pino Daniele per il testo, prendi una voce come quella di Mario Rosini sostenuta da un arrangiamento orchestrale sapientemente scritto e diretto da Gabriele Semeraro e il miracolo è fatto. Inutile spendere parole sullo spessore degli artisti in questione, meglio soffermarsi sul fatto che finalmente l’anima vocale di un musicista di alta caratura come Mario Rosini torna a farsi ascoltare e godere in un gioiello di inestimabile valore, cantato nel 2003 dallo stesso Vannelli in un suo album intitolato Canto. Il singolo sarà distribuito da “Club27 Records” dal prossimo 16 dicembre in tutti i digital store.

Mario Rosini, durante la sua ultratrentennale carriera, ha collaborato con i più grandi artisti italiani e internazionali, tra cui i già citati Pino Daniele e Gino Vannelli, ancora Dee Dee Bridgewater, Rossana Casale, Mia Martini, Irene Grandi, Alex Britti, Dirotta su Cuba, Neri per caso e molti altri, aggiudicandosi nel 2004 un secondo posto al “Festival di Sanremo” con Sei la vita mia; inoltre è docente di Canto Jazz presso il Conservatorio “Enrico Duni” di Matera e gira l’Italia proponendo masterclass, seminari, incontri formativi.

Mario Rosini canta Parole per mio padre
Mario Rosini canta “Parole per mio padre”.

Musicista e arrangiatore, Gabriele Semeraro vanta collaborazioni di qualità con Ornella Vanoni e Raphael Gualazzi. «Erano quattro anni che avevo questo brano nel cassetto – dichiara Semeraro – ed è arrivato il momento di tirarlo fuori per farne apprezzare sia la straordinaria bellezza sia la grande sensibilità interpretativa di Mario Rosini». Un binomio di talento, quello composto da Rosini-Semeraro, che ha rivestito di nuova luce una perla d’autore che conquista ascolto dopo ascolto.

Sito Web Ufficiale: www.mariorosini.info

Pagina FB Ufficiali: www.facebook.com/Club27records

Sabato 26 novembre si svolgerà al Teatro Storchi di Modena la quarta edizione del premio dedicato allo straordinario cantautore che amava autodefinirsi “artigiano di canzoni”. In programma otto cantautori finalisti e quattro big premiati: Enrico Ruggeri, Davide Van De Sfroos, Luca Barbarossa ed Ermal Meta.

Premio Pierangelo Bertoli 2016, Modena
Pierangelo Bertoli in un’immagine del 1982.

Tanti sono in Italia i premi dedicati ad artisti che non ci sono più ma che per fortuna ci hanno lasciato un’eredità musicale straordinaria da valorizzare di continuo e con tenacia. Tra questi è d’obbligo menzionare il Premio Pierangelo Bertoli, dedicato al cantautore di Sassuolo scomparso nel 2002, artefice di molti indimenticabili successi (o meglio “pietre miliari” della canzone d’autore italiana) tra cui Eppure soffia, A muso duro, Pescatore, Spunta la luna dal monte, Italia d’oro, giusto per citarne alcuni.

L’evento, giunto alla sua quarta edizione, si svolgerà il prossimo sabato 26 novembre ore 21:00 al Teatro Storchi di Modena (con ingresso libero fino a esaurimento posti) e vedrà esibirsi sul palco otto cantautori finalisti provenienti da tutta Italia che proporranno un inedito; i quattro che accederanno alla finalissima interpreteranno una canzone scelta dal vasto repertorio di Pierangelo Bertoli. Tutti saranno accompagnati dalla band storica del cantautore diretta da Marco Dieci.

Manifesto Premio Pierangelo Bertoli 2016
Il manifesto dell’edizione 2016 del Premio Pierangelo Bertoli.

I finalisti e relativi inedito/cover sono: Tonia Cestari da Caserta (Capate nel muro/Oracoli), Grazia Cinquetti da Modena (Figlia di Slovenia/Alete e al ragasol), Dadamo da Brindisi (Would You Love Me?/Se potesse bastare), Noemi De Simone da Napoli (L’idiota/Non ti sveglierò), Golaseca da Carbonia-Iglesias (La notte dei papaveri/Spunta la luna dal monte), Loopen da Milano (Jungla in movimento/Eppure soffia), Mezzania da Bologna (Fratello caro/I poeti), Giulia Olivari (Riso & sangria/La prima pioggia). Il vincitore si aggiudicherà il Premio Nuovi Cantautori che quest’anno, grazie alla partnership con SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), consisterà in un riconoscimento in denaro pari a € 3.000,00 oltre alla partecipazione a manifestazioni di prestigio collaterali, anche televisive, che si svolgeranno in Italia nel 2017. Saranno conferiti, inoltre, altri due riconoscimenti: il Premio Unemia/Acep a uno dei finalisti avente età non superiore a 35 anni e una targa speciale del Bertoli Fans Club.

Il Premio Pierangelo Bertoli non si ferma qui e va a coinvolgere anche big della canzone d’autore italiana; infatti Enrico Ruggeri ritirerà il premio omonimo, dedicato a un cantautore italiano che abbia una lunga e comprovata carriera di successo con almeno 15 album all’attivo, assegnato negli anni precedenti a Stadio, Luca Carboni ed Eugenio Finardi. Ruggeri verrà omaggiato con un’opera dello scultore Dario Brugioni, noto per aver realizzato sulla casa natale di Pierangelo Bertoli il suo bassorilievo figurativo, che rappresenta la copertina del disco A muso duro. Il cantautore “laghée” Davide Van De Sfroos ritirerà invece il Premio Italia d’oro per la sua capacità di descrivere la situazione politico-sociale contemporanea e prospettica; Luca Barbarossa riceverà il riconoscimento A muso duro per essersi distinto nelle sue opere sui temi dell’anticonformismo e dell’indipendenza intellettuale; Ermal Meta il Premio Per dirti t’amo dedicato alla sua capacità di trattare il tema dell’amore anche sul piano universale.

Ospite del Premio sarà anche la Compagnia Daltrocanto, compagine dalle sonorità world che fonde i suoni della tradizione del Sud Italia con le atmosfere di oggi, combinando la rielaborazione di brani tradizionali a proprie composizioni originali. La Direzione Artistica è curata da Alberto Bertoli e Riccardo Benini, mentre la conduzione della serata è affidata ad Andrea Barbi. La nutrita Commissione Artistica che ascolterà e valuterà gli otto finalisti è composta quest’anno da: Bruna Pattacini, compagna di una vita di Pierangelo Bertoli; la giornalista di Radio Italia Paola Gallo; il critico musicale e speaker di Virgin Radio Massimo Cotto; il giornalista e scrittore Leo Turrini; lo scrittore e autore televisivo Giancarlo Governi; il presidente di Acep Alessandro Angrisano; il produttore discografico Brando; il musicista, cantautore e autore Marco Baroni; Mirco Pedretti, organizzatore di rassegne musicali, eventi e promozione musicale Arci; l’opinionista televisivo Dario Salvatori; il regista Guido De Maria; la giornalista e conduttrice di Radio Bruno Clarissa Martinelli; il giornalista e critico musicale Andrea Direnzo; la produttrice esecutiva di Rai Radio 2 Cristiana Merli.

«Sono contento di portare avanti assieme a Riccardo Benini questo premio “vero” – dichiara Alberto Bertoli – dove la parola “vero” riflette la nostra serietà e costanza nel ricercare cantautori nuovi, nel premiare persone in linea con il nostro percorso artistico/emotivo e, per dirla alla Pierangelo, “nel tracciare un sentiero ovunque sia, una strada forse buia, ma mia”».

Sito web ufficiale: www.bertolifansclub.org

 

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