Qualsiasi opera parte da un semplice segno scritto su una partitura, e noi come artisti abbiamo il compito di farlo rivivere e brillare di luce propria

Ecco la bella chiacchierata su musica, teatro e arte che ho avuto il piacere di fare con il maestro Michelangelo Rossi. Trovate altre note su di lui alla fine dell’intervista.

Musica a Teatro: Michelangelo Rossi
Musica a Teatro: Michelangelo Rossi – (Foto © Laura Magistrelli)

Prendo spunto per farti le domande da alcuni titoli famosi: comincio da Joyce. Ritratto dell’artista da giovane. Mi racconti di te, come è nata la passione per musica e arte e degli inizi?

Non sono figlio di musicisti, ma vengo da una famiglia dove l’arte e la cultura sono sempre stati in primo piano: entrambi i miei genitori sono grandi appassionati di letteratura, musica, cinema, teatro, vanno regolarmente a sentire concerti e a visitare mostre d’arte…da qualche parte in famiglia il guizzo artistico doveva pur esserci!

Quando avevo cinque anni decisero di farmi studiare uno strumento per creare una valvola di sfogo alla mia snervante iperattività e alla mia logorrea senza freni (mi viene da ridere a pensarci ora, visto che mi dipingono come una persona molto riservata!), e siccome mia madre conosceva una collega pianista molto brava nell’insegnamento la scelta ricadde sul pianoforte, strumento che già mia sorella suonava a casa.

Dopo qualche primo tentennamento iniziai a ingranare, e subito la maestra intuì il mio potenziale: a dieci anni entrai al conservatorio della mia città e a diciannove mi diplomai col massimo dei voti e la lode, con un programma mostruoso e da perfetto irresponsabile affrontato con la spensieratezza di chi è fresco di liceo, senza perdere una goccia di sudore.

Di mezzo c’è stato anche un-Erasmus al Mozarteum di Salisburgo, ma non vorrei dilungarmi in dettagli.

Ero un grande divoratore di musica, ascoltavo tutto, dalla classica al jazz al rock, senza pormi limiti di genere, ma solo per saziare la mia enorme curiosità, anche aiutato da strumenti come Youtube e Wikipedia che proprio in quegli anni stavano iniziando a diventare quello che sono oggi. Mi mettevo spesso al pianoforte a studiare da solo i brani che mi affascinavano al momento, soprattutto Beethoven, Liszt e Rachmaninov, anche se in molti casi erano palesemente fuori portata rispetto al mio allora livello tecnico…

Solo in seguito, diciamo dopo i venti anni, scoprii quasi per caso il meraviglioso mondo dell’opera, che fino a quel momento avevo abbastanza snobbato, e che invece ora adoro e prediligo. Un giorno un’amica mi chiese di accompagnarla, a prima vista, in un’aria che doveva preparare; data la mia totale inesperienza il risultato fu fin troppo prevedibile: un disastro totale. O almeno così mi parve.

Con la coda tra le gambe le scrissi un messaggio per scusami della magra figura ma, per tutta risposta, lei mi disse che pur comprendendo che fossi alle prime armi in realtà sentiva in me del talento, e mi consigliò di coltivarlo per farne una professione. Ci riflettei e mi diedi da fare: dopo le prime audizioni fui preso all’Accademia di Santa Cecilia, di lì a poco cominciai a lavorare in vari teatri d’opera e nel 2016 fui selezionato come pianista nell’Accademia del Mº Muti.

Si rivelò un saggio consiglio.

Musica a Teatro: Michelangelo Rossi

Il tormento e l’estasi. Nel tuo lavoro, per la messa in scena di opere liriche o con voci recitanti … In quali momenti ti sei sentito in difficoltà e quando invece ti sei divertito

Beh per fare questo mestiere bisogna innanzitutto divertirsi! I momenti di difficoltà ovviamente ci sono: dall’onnipresente imprevisto durante lo spettacolo alle incomprensioni con gli interpreti, fino alle prove che a volte possono essere molto stringate e quindi obbligano a dover lavorare in fretta e furia.

Senza tralasciare lo stress di produzioni che possono durare anche varie settimane. Però, come accennavo, il piacere in ciò che si fa deve essere predominante: senza di esso è impossibile creare qualcosa che il pubblico possa gradire e apprezzare.

In cosa sta il divertimento? Nel fatto che qualsiasi opera parte da un semplice segno scritto su una partitura, e noi come artisti abbiamo il compito di farlo rivivere e brillare di luce propria.

Certo, ci sono i cd, i dischi, Youtube, Spotify e altre piattaforme che, se usate in maniera critica, ci aiutano a valutare ed ascoltare numerosissime versioni sia storiche che attuali, ma sta di fatto che il lavoro vero viene svolto a tavolino usando la nostra immaginazione e creatività.

In fase di prova cerco sempre di ricreare quel grande arco narrativo, quell’incredibile e ininterrotto flusso temporale che dalla prima nota dell’ouverture arrivi fino all’ultimo sipario come in un unico, enorme affresco: quando assieme ai cantanti lavoriamo sui personaggi, sulle psicologie, sottolineiamo una frase, diamo una particolare sfumatura ad una parola, quando con l’orchestra plasmiamo la musica perché ricalchi esattamente la situazione scenica, quando in sostanza si crea il teatro, allora in quel momento avviene la magia dell’opera, in grado di rapire gli spettatori e portarli in meravigliosi viaggi.

Lì sta tutto il succo del divertimento… e quando ci si riesce la soddisfazione è impagabile. E poi ti confesso un peccato veniale: il teatro dietro le quinte è uno spasso!

Aneddoti, racconti incredibili (al limite del sovrannaturale), pettegolezzi, storie che “lo dico solo a te mi raccomando non dirlo a nessuno”, e ancora tresche, vendette private, litigate furibonde, rivalità, …Qualcuno scuoterà la testa e negherà con sussiego, ma chi non ha mai provato un pizzico di malsana curiosità per questo spaccato così pittoresco ma profondamente umano?

Già compositori come Marcello, Sarro, Cimarosa, Donizetti ci hanno dipinto questo mondo ai confini della realtà con le loro meravigliose satire, segno che ieri come oggi nel teatro le pennellate “folkloristiche” non sono mai mancate.

Musica a Teatro: Michelangelo Rossi 1_Photo by Laura Magistrelli
Musica a Teatro: Michelangelo Rossi (Foto© Laura Magistrelli)

Prova d’orchestra. Che tipo di approccio hai con gli orchestrali, i cantanti o gli attori. Differenze?

Direi un approccio da collega; ovviamente stiamo parlando di un primus inter pares, che si deve far carico di dare un taglio interpretativo ai brani che bisogna eseguire e deve assicurarsi che la propria idea venga realizzata, ma non sono un tipo a cui piace ergersi sul piedistallo e far discendere sul popolo le Tavole della Legge, anzi se mi trovo in un clima di serena collaborazione sono molto aperto alle idee che provengono dai cantanti o dai professori d’orchestra.

Quando lavoro con l’orchestra cerco sempre di stabilire un rapporto di serietà, per cui punto sempre ad arrivare alle prove con una preparazione ferrea e un’idea convincente da far passare.

Valorizzare tutte le sezioni, esaltare i soli, creare un amalgama convincente, cercare di coinvolgere ed entusiasmare anche i professori più reticenti sono alcuni dei miei punti fissi; in questo ho imparato tanto dal M° Fabio Luisi, con cui ho avuto il privilegio di studiare durante una masterclass.

Con i cantanti ho un rapporto più a tu per tu, cerco di immedesimarmi nel loro personaggio e nella loro psicologia: si discute, si analizza assieme, si confrontano idee diverse, si provano al pianoforte le varie frasi finché non assumono un significato compiuto all’interno del contesto.

Musica a Teatro: Michelangelo Rossi

I cantanti, nonostante siano fonte di numerose barzellette e luoghi comuni, sono in realtà artisti sensibilissimi che vivono sulla loro pelle (proprio letteralmente!) i ruoli che cantano: fino a quando non sento una piena identificazione tra me e loro non riesco ad accontentarmi.

Non ho avuto numerose occasioni di lavorare con attori a parte il recente Laborintus; ricordo però molto positivamente alcuni adattamenti di opere al pianoforte in cui le varie scene cantate venivano collegate tra loro da melologhi di un attore su sottofondo musicale.

Questa situazione del pianoforte che accompagna la voce recitante mi ha affascinato moltissimo soprattutto per la grande libertà richiesta ai due interpreti e per l’incredibile varietà di sfaccettature espressive di cui è dotata la recitazione pura, a differenza del canto lirico in cui comunque l’espressività è veicolata dal mezzo musicale.

Mi piacerebbe in futuro poter sviluppare meglio quest’idea e, perché no, magari costruire uno spettacolo che comprenda anche sezioni di questo tipo.

Laborintus di Berio che hai diretto… Mi racconti l’esperienza? Era la prima volta con Berio?

Sì, è stato un battesimo del fuoco. Dirò di più, è stata la prima volta che mi sono confrontato con una partitura contemporanea così complessa e sfaccettata!

È stata un’esperienza entusiasmante: superati i dubbi iniziali per la difficoltà dell’opera, già in fase di studio avevo capito di trovarmi davanti a un brano grandioso e visionario, composto con mano felicissima da un grande compositore.

Più lo studiavo e più nella testa mi frullavano idee che ero ansioso di realizzare assieme ai musicisti.

Laborintus II ha la particolarità di riunire in mezz’ora di esecuzione una grande varietà di stili e tecniche musicali: si passa da parti libere a parti rigorosamente scritte, da momenti di improvvisazione jazz a omaggi a Monteverdi.

Si spazia dalla recitazione dell’Inferno di Dante a lunghi elenchi di genealogie bibliche, passando per i meravigliosi e deliranti monologhi di Sanguineti.

La musica non è da meno: momenti di follia e concitazione si alternano ad atmosfere rarefatte ed attonite, senza tralasciare gli stranianti interventi dell’elettronica.

Il mio compito era quello di restituire al pubblico questo labirintico e poliedrico viaggio, e per farlo avevo bisogno del massimo impegno da parte di tutti gli artisti coinvolti nel progetto.

Già dalla prima prova mi sono reso conto che potevamo fare grandi cose: i giovanissimi strumentisti del Conservatorio di Milano si sono dimostrati fin da subito molto preparati (anche grazie all’aiuto del docente di trombone, il prof. Raffaele Marsicano), sempre attenti e disponibili a mettersi in gioco.

Abbiamo costruito poco alla volta questo grande affresco novecentesco, mattoncino dopo mattoncino, nota dopo nota: i ragazzi rispondevano sempre con grande entusiasmo alle mie richieste, spesso proponendo essi stessi soluzioni strumentali e aiutandosi a vicenda per risolvere i numerosi problemi musicali presenti nella partitura.

Un vero lavoro di squadra, insomma, tanto che dopo le prime due letture stavamo già scendendo ad un livello di dettaglio notevole.

All’arrivo delle cantanti, del coro e della voce recitante la faccenda si è ulteriormente complicata, ma d’altra parte non si può affrontare un brano come Laborintus II se non si è capaci di gustare il fascino della sfida: tutto il comparto vocale ha confermato la solidità e la competenza già dimostrate dagli strumentisti (le voci erano state preparate dalla prof.ssa Laura Catrani, docente di canto, e il coro dal maestro Mirko Guadagnini).

Con loro ci siamo divertiti a valorizzare tutti gli aspetti vocali presenti nel brano: abbiamo lavorato a lungo sul sussurro, sul grido, sulla declamazione, sul canto, sulle parti a bocca chiusa, cercando di creare e delineare al meglio le varie atmosfere. Non mi accontentavo mai abbastanza del risultato semplicemente perché sentivo che potevo chiedere sempre di più agli artisti, e che loro erano contenti di mettersi in gioco e restituirmi il medesimo entusiasmo.

Il prodotto finale è stato molto apprezzato anche da chi non frequenta abitualmente il linguaggio musicale del secondo Novecento, segno tangibile che bisogna sfatare il mito che la musica “contemporanea” è di difficile comprensione e non arriva alle orecchie del pubblico; è nostro compito cercare invece di valorizzare e dare spazio anche a questa musica che ancora vive e vuole parlarci del nostro tempo, per evitare che la le sale da concerto diventino un museo archeologico.

Musica a Teatro: Michelangelo Rossi Photo by Ente Musicale Luglio Trapanese
Musica a Teatro: Michelangelo Rossi (Foto © Ente Musicale Luglio Trapanese)

Una digressione: ascolti anche musica leggera? Ne hai diretta o la dirigeresti? …magari a Sanremo

Di musica leggera ne ascolto, anche se ovviamente il mio acquario è la musica classica sinfonica e d’opera. Ad esempio, ho da sempre ascoltato volentieri la canzone d’autore italiana: Paolo Conte, De André, De Gregori, tutti cantautori che hanno saputo coniugare affascinante lirismo poetico con soluzioni musicali originali e mai scontate. Sono anche un fan sfegatato di Elio e le Storie Tese per i loro testi incredibili uniti ad un virtuosismo tecnico ineguagliato.

Ma per carità! Ad ognuno il proprio mestiere: nel ramo della musica leggera ci sono grandi professionisti che conoscono profondamente il repertorio, le prassi, i metodi di lavoro, è un mondo che segue regole diverse e presenta problematiche differenti, io mi accontento di seguirlo come semplice fruitore.

Musica a Teatro: Michelangelo Rossi

 Di là dal fiume tra gli alberi. Cosa vedi nel tuo immediato futuro e dove ti piacerebbe arrivare?

Per quanto mi riguarda siamo ancora nel bel mezzo del fiume da guadare: la pandemia da Covid-19 sta lasciando tuttora un’ombra di incertezza per il futuro del mondo dello spettacolo, anche se la speranza è che con le vaccinazioni e le misure sanitarie si riescano a scongiurare le chiusure degli ultimi due anni.

Nell’immediato futuro spero in una ripresa della mia attività musicale, e un obiettivo (ci sto lavorando ma ancora i progetti sono a livello embrionale) sarebbe quello di creare una mia realtà musicale che possa offrire un’offerta di alto livello, fruibile anche dal grande pubblico.

Curiosità: uno dei pochi aspetti positivi di questa parentesi pandemica è che ho trovato il tempo di coltivare interessi anche apparentemente molto lontani dalla musica, ad esempio la mia passione per l’informatica, tanto che in un momento di lucida follia mi sono iscritto alla facoltà di Ingegneria Informatica a cui tengo molto e che cerco di seguire, compatibilmente con i miei impegni musicali.

Non escludo che anche questo possa tornare utile in un mondo dove siamo sempre più circondati dalla tecnologia e che, in un modo o in un altro, dobbiamo imparare ad usare in maniera virtuosa. Penso che possa essere un’enorme risorsa anche per il mondo della musica classica, che ancora guarda con diffidenza a questo settore e che sta rischiando sempre più di chiudersi nella propria torre d’avorio anziché aprirsi al nuovo.

Grazie, maestro….

Michelangelo Rossi è nato a Mantova, inizia lo studio del pianoforte a cinque anni e a diciannove si diploma nel conservatorio della sua città col massimo dei voti e la lode. Intraprende anche lo studio della Composizione e contemporaneamente si avvicina alla direzione d’orchestra con i M° Renato Rivolta e Daniele Agiman, laureandosi brillantemente alla Scuola Civica “C. Abbado” e al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

Durante il suo percorso di studi si perfeziona con Matteo Beltrami, Filippo Maria Bressan, Lior Shambadal, Isaac Karabtchevsky, Marco Guidarini e altri importanti nomi del panorama musicale. Nell’estate 2021 viene selezionato come uno dei quattro allievi effettivi per una esclusiva masterclass con il M° Fabio Luisi.

Nel 2016 viene ammesso come maestro collaboratore presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, dopo una selezione presieduta dal M° Muti; a seguito di questo importante riconoscimento inizia una proficua collaborazione come pianista con l’orchestra giovanile Luigi Cherubini.

Dal 2015 svolge un’intensa attività di maestro collaboratore presso numerosi teatri di tradizione italiani (Teatro Grande di Brescia, Teatro Regio di Parma, Teatro Coccia di Novara, Opera Giocosa di Savona, As.Li.Co. di Como e altri); come direttore è stato invitato a dirigere presso l’Ente Musicale Luglio Trapanese, il Teatro Coccia di Novara e il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

Vengo da una famiglia in cui si è sempre respirata la musica, era inevitabile per me seguire questa traccia

Musica a Teatro: Claudio Gay, la musica nel Dna
Claudio Gay – il teatro, come la musica, mi appartiene da sempre

Ho conosciuto Claudio Gay qualche anno fa, ma ho avuto l’occasione di lavorare con lui solo recentemente, in occasione del concerto Laborintus II di Luciano Berio, su testo di Sanguineti, messo in scena in Sala Verdi del Conservatorio di Milano in occasione di Book City, con la direzione del coro di Mirko Guadagnini e la direzione d’orchestra di Michelangelo Rossi. Non ho perso l’occasione per fargli qualche domanda sulla sua vita e la sua attività.

Claudio nasce a Milano nel 1988. Si diploma in pianoforte e composizione al Conservatorio G. Verdi di Milano, specializzandosi poi in composizione di musiche per film presso l’Accademia Chigiana di Siena, sotto la guida di Luis Bacalov. Parallelamente studia recitazione a Campo Teatrale a Milano, e successivamente presso il Laboratorio di Formazione Permanente di A.T.I.R. Teatro Ringhiera. Nel 2010 è “composer in residence” presso l’International Center for Composers di Gotland (Svezia). Nel 2014 la sua opera “Tre Cose (a Caso) sull’Amore” viene prodotta dalla Biennale Musica di Venezia. Dal 2018 al 2020 ricopre il ruolo di direttore artistico della stagione di musica da camera dello Spazio DiLa’ (Milano), dove attualmente è impegnato come regista, attore e insegnante dei corsi di recitazione. Nel 2021 la sua opera “Don Perlimplino”, di cui ha curato anche la regia, debutta al Circolo Filologico Milanese.

Vieni da una famiglia di musicisti, vero? Me ne parli?

A dire la verità vengo da una famiglia in cui si è sempre respirata la musica. Mio padre è stato un grande violinista e, soprattutto, un grande didatta, mentre mia madre viene dal mondo della danza. A casa dei miei nonni, da quando mi ricordo, ascoltavo le audiocassette di esibizioni di Callas, Tebaldi, Simionato… era inevitabile per me seguire questa traccia.

Quindi hai la musica nel DNA. Come è nata invece la tua passione per il Teatro?

Come per la musica, non saprei dirlo. È una cosa che mi appartiene da sempre, soprattutto grazie a mia madre, che metteva me e mia sorella e la baby-sitter (avevamo 5 o 6 anni all’epoca) dietro le quinte di ogni suo spettacolo. Poi mi sono appassionato a questo mondo e ho cominciato a studiare. Ma sempre con l’entusiasmo del bambino di sei anni dietro le quinte. Sono stato fortunato.

Musica a Teatro: Claudio Gay, la musica nel Dna amo recitare, suonare e comporre
Claudio Gay – Amo recitare, suonare e comporre: combinare insieme le tre cose al meglio

La prima opera che hai scritto in assoluto e la prima che è andata in scena?

La prima opera che ho scritto è un ricordo bellissimo, ed è anche la prima che è andata in scena. Un lavoro, un po’ acerbo ovviamente (avevo 20 anni), sulle Troiane di Euripide; autoprodotto, per non dire gratis, mettendo insieme tutti i compagni di studi che avevo a quell’epoca, molti dei quali ora stanno facendo una splendida carriera. Da quel momento ho capito sulla mia pelle quanto il mondo del teatro e il mondo della musica possano convivere e fare del bene l’uno all’altro.

Un autore contemporaneo che ti ispira maggiormente

Senza ombra di dubbio Philip Glass, soprattutto la sua produzione operistica, purtroppo abbastanza sconosciuta in Italia.

A proposito di musica leggera cosa ti piace?

Ho una passione segreta per i Franz Ferdinand e per i Red Hot Chili Peppers.

Come è nato Perlimplino?

Da quando ho “incontrato” Garcia Lorca, negli anni di studi teatrali, ho pensato di aver trovato un autore che più che un autore è un amico, come mi è successo con Schubert, parlando di musica…

Ci sono certi autori che ti entrano nell’anima. E Perlimplino parla di qualcosa che veramente appartiene a tutti: l’amore non corrisposto, che lacera talmente tanto l’anima da farti inventare un alter ego, un doppleganger che, grazie alla magia del teatro e della musica, può diventare “reale”.  La prima ha avuto come esecutori cantanti Lorenzo Bonomi, Silvia Gay, Eleonora Colaci, Delia Rimoldi. Al violino: Maria Teresa Amenduni, al clarinetto: Daniele Primucci e al pianoforte: Maddalena Miramonti.

Musica a Teatro: Claudio Gay, la musica nel Dna
Claudio Gay – Con Garcia Lorca più che un autore ho incontrato un amico, come mi è successo per Schubert

Preferisci recitare, suonare o comporre?

Amo fare tutte e tre le cose al meglio, e, quando possibile, combinarle insieme.

Nel prossimo futuro?

Nel prossimo futuro i progetti sono tanti, sia come attore, sia come pianista, sia come compositore! Ho in ballo una performance con testo ed elettronica live sulle Città Invisibili di Italo Calvino a cui tengo molto, e tanti progetti in cui sarò attore e altrettanti in cui sarò pianista.

Per seguire la tua attività?

Non sono molto “social”, purtroppo, ma propongo di seguire, sia su facebook che su instagram la pagina della Spazio DiLa’, o i miei contatti personali: Claudio Gaj su facebook (e’ una lunga storia) o oidualc19688 su instagram.

Grazie Claudio, a presto!

Grazie a te e a voi!

Le atmosfere musicali hanno iniziato ad accompagnarmi nei pomeriggi dopo scuola

Musica a Teatro: Libero Stelluti, attore
Musica a Teatro: Libero Stelluti, attore – Per ogni fase della mia crescita c’è stata una soundtrack (Foto © IIF – Istituto Italiano di Fotografia)

Inizia gli studi presso la Scuola Internazionale diretta da Ida Kuniaki con il metodo Jacques Lecoq, continuando con laboratori di formazione teatrale, combattimento scenico, teatro danza e una master class cinematografica della Scuola Civica di Cinema di Milano.

La ricerca di un teatro internazionale lo porta a lavorare in Italia e all’estero in oltre cinquanta produzioni tra prosa e opera lirica, esperienze nelle quali lavora come regista, aiuto regia e attore diretto da molti illustri maestri, tra i quali Semsudin Sem Gegic’, Francesco Frongia, Renzo Martinelli, Emma Dante, e Carlos Padrissa della compagnia catalana La Fura Dels Baus con l’opera di Richard Wagner L’oro del Reno.

Con la compagnia Eco di Fondo realizza otto produzioni come La Sirenetta di Christian Andersen, andato in scena al Piccolo Teatro di Milano, Dedalo e Icaro coprodotto con il Teatro Elfo Puccini, Antigone in cui è regista collaboratore e Altri Canti d’Amor, dall’VIII Libro dei Madrigali di Claudio Monteverdi realizzato per il Festival della Valle d’Itria.

Musica a Teatro: Libero Stelluti, attore

È co-regista dell’opera lirica Il trionfo dell’onore di A. Scarlatti, realizzata in Italia e in Giappone per The Japan Opera Foundation di Tokyo e regista dello spettacolo di danza, parole e circo contemporaneo La Rana e le Nuvole su musiche di Nino Rota e Igor Stravinsky.

Per l’ultima edizione del Festival della Valle d’Itria ha curato regia e scene del ciclo di 24 lieder di Franz Schubert su testi di Wilhelm Müller, Winterreise in cui ha diretto il baritono Markus Werba.

Dal 2008 collabora con gli autori Roberto Malini e Dario Picciau, con cui realizza opere visive e centinaia versioni audio dei grandi classici della letteratura internazionale.

Con la Graphic Novel Helga Deen – The last night si classificano al primo posto della UCLA – Los Angeles.

Oltre ad essere regista collaboratore nell’allestimento del Teatro Verdi di Trieste, Madama Butterfly di Puccini, con il regista Alberto Triola porta in scena l’opera di Wolfgang Amadeus Mozart Don Giovanni al National Theatre di Belgrado, al Teatrul National di Timișoara e L’inganno felice di Gioachino Rossini, andato in scena al Teatro Olimpico di Vicenza.

Musica a Teatro: Libero Stelluti, attore
Musica a Teatro: Libero Stelluti, attore – Prove di di regia “La rana e le Nuvole” prod. Festival della Valle d’Itria (Foto © Roberta Ceppaglia)

Teatro e musica di Libero da piccolo. Come nasce la passione?
Per ogni fase della crescita c’è stata una soundtrack. Non ho scelto a caso di parlare di colonne sonore perché, grazie ai miei tre fratelli appassionati di cinema, ho iniziato ad amare la cura per le scelte musicali di ogni pellicola, le composizioni originali scritte e dirette proprio per quegli istanti.

Così, le atmosfere musicali hanno iniziato ad accompagnarmi nei pomeriggi dopo scuola, nel tempo dedicato ad una delle mie passioni, l’illustrazione.

La scatola magica, il teatro, è arrivato in età adolescenziale, grazie ai miei professori di lettere. Una scoperta sorprendente, ricordo ogni istante, i confronti, le canzoni, lo stare insieme e io che, davanti a così tanta vita, avevo paura di aprire bocca.

Quel percorso è stato decisivo, ha permesso di vincere le timidezze iniziali e sicuramente, arrivato alla maggiore età, ha positivamente condizionato il mio futuro.

A proposito di colonne sonore… quest’anno ho avuto la fortuna di entrare in uno dei luoghi dove tutto questo avviene ancora, gli storici studi di registrazione Forum Music Village di Roma, fondati alla fine degli anni Sessanta da Luis Bacalov, Ennio Morricone, Piero Piccioni e Armando Trovajoli, oggi sede dell’Orchestra Italiana del Cinema. Immagina l’emozione!

Cosa ascolti nel privato?
Oltre alle centinaia di playlist dei grandi film dal cinema neorealista ad oggi, amo molto seguire l’istinto, talvolta sorprendermi.
Prima di iniziare questo incontro stavo ascoltando Fjögur píanó dei Sigur Rós, un gruppo musicale post-rock islandese.

Tanti anni fa ho assistito ad uno dei loro concerti e me ne sono innamorato.

Un cantautore che ami particolarmente?
Davvero non ce n’è uno solo, oltre a Rino Gaetano e Lucio Dalla, in questi ultimi mesi, fra gli altri, sono concentrato maggiormente su Mannarino, Alessio Bondì e Rosa Balistreri.

Balistreri e Bondì sono cantautori siciliani di generazioni differenti, li ho riscoperti nella ricerca dell’ultima produzione di AudioCinema dedicata ad alcuni avvenimenti che hanno segnato la storia d’Italia.

Musica a Teatro: Libero Stelluti, attore
Musica a Teatro: Libero Stelluti, attore – Prove di di regia “Madama Butterfly” prod. Teatro Verdi di Trieste (Foto © Fabio Parenzan)

Primo spettacolo di teatro con musica?
In ogni spettacolo a cui abbia preso parte c’è sempre stata una cura ed una ricerca, spesso condivisa, delle scelte musicali.

La prima volta con la musica dal vivo invece, è stata nell’opera di Richard Wagner, l’Oro del Reno per la regia di Carlos Padrissa con la compagnia catalana La Fura del Baus. Uno spettacolo imponente andato in scena a La Spezia per circa 30.000 spettatori.

E la danza?

Tempo fa, durante un’audizione, mi son ritrovato l’unico attore fra dozzine di danzatori. La coreografa mi spiegò che non si trattava di un errore e sapendo della mia predisposizione al teatro fisico, mi invitò a mettermi in gioco seguendo le coreografie con gli altri candidati.

Si trattava di una particolare ricerca sul teatro danza e così è iniziato un percorso con Opificiotrame Physical Dance Theatre con cui ho realizzato 6 differenti produzioni.

Musica a Teatro: Libero Stelluti, attore

Credo che quella esperienza mi abbia aiutato, di recente, a scegliere di dirigere ed immaginare uno spettacolo di danza e circo contemporaneo con i rispettivi coreografi, Nick Simonetti e Filippo Malerba dell’associazione Quattrox4.

Un omaggio del Festival della Valle d’Itria dedicato alla figura di Paolo Grassi, co-fondatore del Piccolo Teatro di Milano.

Preferisci recitare ed essere diretto o organizzare lo spettacolo?
Amo infinitamente essere diretto, per me significa affidarmi a qualcuno che rispetto e credere nella visione artistica del o della regista, forse è questa stima, condivisione del percorso che mi ha portato naturalmente a ricoprire negli anni ruoli come assistente e collaboratore degli stessi spettacoli in cui recitavo, ottenendo successivamente proposte in qualità di regista.

Cosa stai facendo ora e cosa farai nel prossimo futuro?
Con il maestro Alberto Triola abbiamo appena concluso l’opera lirica Madama Butterfly di Giacomo Puccini, un grande allestimento del Teatro Verdi di Trieste.

I prossimi impegni sono legati alle produzioni nazionali ed internazionali di audiolibri e audiocinema con LibriVivi, Audible e poi teatro con gli spettacoli di prosa della compagnia Eco di fondo.

I primi mesi del nuovo anno mi vedranno nuovamente impegnato in qualità di regista per una mostra dedicata alla letteratura per ragazzi e successivamente l’uscita di un film.

Link per seguire la tua attività?
Utilizzo Instagram e FaceBook per raccontare le produzioni in atto e quando possibile, mostrare il backstage e tutto il lavoro che precede una messa in scena

Davide Scaccianoce: il Brighella factotum

Musica a Teatro: Davide Scaccianoce
Musica a Teatro: Davide Scaccianoce – Di necessità virtù, mi sono trovato a interpretare diversi ruoli. Questo mi ha aiutato moltissimo nella crescita. Ogni ruolo entra nell’altro. La possibilità di fare il tecnico mi ha aiutato a capire meglio certe necessità tecniche che ogni attore dovrebbe comprendere (Foto © Roberto Gallina)

Ho avuto il piacere di conoscere Davide Scaccianoce e lavorare con lui come attore durante la messa in scena di Il falso ospite, una commedia di fine Settecento solo recentemente ritrovata e di difficile attribuzione. Pare si possa indicare addirittura il nome di Goldoni…mai dire mai.

È attore, regista, tecnico, scenografo ed educatore teatrale.

Classe 1989, diploma di Maturità Artistica e diplomato presso l’Accademia professionale Centro Teatro Attivo di Milano, ha frequentato numerosi workshop e seminari con maestri quali Enrico Bonavera, Marcello Magni, César Brie, Carlo Boso, Arianna Scommegna, Elena Serra, Paolo Nani, Vladimir Olshansky e Theodoros Terzopoulos.

Ha partecipato a produzioni di Teatro Invito, Emilia-Romagna Teatro, del Teatro Sociale di Como, del Teatro Stabile di Torino e del Teatro Giacosa di Ivrea in veste di attore, assistente alla regia, tecnico e direttore di scena.

Collabora con Laura Curino nel progetto Ritratti al futuro prodotto dal Teatro Giacosa di Ivrea. Ha partecipato ad alcune produzioni televisive e cinematografiche.

Collabora stabilmente con Teatro Invito di Lecco in qualità di tecnico e attore. Ha fondato La compagnia Equivochi con Beatrice Marzorati.

Ci incontriamo davanti a uno spritz, a fianco del Piccolo Teatro di Milano.

Hai studiato musica, canto?

Ho studiato canto moderno con Daniela Panetta che è stata mia vocal coach ma anche maestra di vita, perché in quel periodo, all’inizio, non sapevo ancora bene cosa avrei dovuto o potuto fare e lei mi è stata di grande supporto. La musica mi piace moltissimo e ascolto tutti i generi.

Molta musica celtica, perché adesso suono anche il mandolino. Ma passo dai Daft Punk…alla musica classica, quella elettronica, pop…

Metto le play list automatiche su youtube o spotify e ascolto le proposte, salvando quello che più mi piace. C’è un sacco di musica tutta da scoprire. Suono la chitarra, la strimpello più che altro, la uso in alcuni spettacoli e imparo facendo, mi diverte molto e mi dà la possibilità di suonare e cantare in pubblico, cosa che una volta non facevo.

Molto bello vedere come i bambini (lavorando con Teatro Invito) si animano davanti a certe mie proposte musicali, che diventano un momento forte dello spettacolo.

Scrivi anche?

Ho scritto solo una canzone per uno spettacolo di commedia dell’arte della mia compagnia, Equivochi, che ho fondato insieme a Beatrice Marzorati, e che racconta la storia della compagnia “scarampanata” che un po’ siamo. La realtà messa in scena con ironia.

Gli spettacoli in maschera, quindi, hanno musica dal vivo.

In quelli che ho fatto io si, in uno di questi suono tre strumenti: mandola, ukulele e chitarra. Nella pratica, anche se sono tutti sottofondi musicali, in gergo “bordoni”, mi ha stupito scoprire che comunque un accompagnamento così non lo puoi improvvisare, cioè devi cercarlo ma poi fissarlo, se vuoi ottenere un certo risultato, devi sapere, capire, cosa dà una certa melodia, un certo tipo di mood, e anche come usando uno strumento diverso molto cambia.

È stato davvero interessante cercare le possibilità, trovare qualcosa di nuovo che non esisteva prima. Sperimentare, inventare, provare, metterti in gioco, e, sbagliando anche, trovare la soluzione giusta e proporre quella.

Musica a Teatro: Davide Scaccianoce - Brighella
Musica a Teatro: Davide Scaccianoce – Ho “trovato” una sorta di Brighella più tontolone di quello solito, che ha trovate geniali, che non erano scritte…erano dovute a improvvisazioni

Qualche cantautore italiano che ami particolarmente?

Mi piace molto Brunori Sas. Ci sono sue canzoni che mi toccano in maniera forte. Mi sembra molto sincero, senza filtri, va dritto al punto anche in modo brutale, ma con una delicatezza, una sincerità…lo trovo vero, senza filtri.

Fai davvero un po’ di tutto, in teatro. Preferisci fare il tecnico, il musicista, o l’attore?

Di necessità virtù, mi sono trovato a interpretare diversi ruoli. Questo mi ha aiutato moltissimo nella crescita. Ogni ruolo entra nell’altro. La possibilità di fare il tecnico mi ha aiutato a capire meglio certe necessità tecniche che ogni attore dovrebbe comprendere…banalmente “prendere la luce”, che non è assolutamente scontato.

Le necessità tecniche sono comprese dall’attore, e viceversa. L’attore comprende, deve comprendere il tecnico. Certe tempistiche. Viaggiano in parallelo, in simbiosi. Mi ha aiutato a capire meglio la sensibilità che deve avere un tecnico, perché anche lui è parte vibrante dello spettacolo, cosa che non viene spesso rilevata…se un tecnico aspetta un secondo in più o in meno per dare una luce o un buio o un suono c’è una differenza, si perde l’effetto, cambia la fruizione, la percezione. Comunque mi piace di più essere attore.

Uno spettacolo che ti ha fatto godere di più come tecnico e quello che più ti ha soddisfatto maggiormente come attore.

Difficile domanda. Vediamo…Come tecnico diciamo che l’ultima produzione mi ha messo molto in gioco completamente, come tecnico. Ho dovuto curare audio, video e luci. I video erano già pronti, ma ho dovuto cucire tutto. Ho potuto fare io il piano luci per questa messa in scena con Laura Curino e Lucia Vasini: L’anello forte, fatto per il centenario di Nuto Revelli, ed è stato molto interessante poter seguire dall’inizio la creazione di tutto in scena.

Intenso e tosto. Come attore ci sono diversi ruoli che mi han dato molto. La commedia dell’arte comunque mi piace tanto. Mi trovo molto meglio a recitare con una maschera perché la maschera mi aiuta, non mi ostacola.

Mi affido a lei, mi aiuta a liberare qualcosa che è anche molto intimo. In viaggio con i comici, che è uno spettacolo che ho iniziato a fare sette anni fa e ha avuto cinque allestimenti diversi, e in cui interpreto Arlecchino, Brighella, Il Dottore, il Capitano…è quello che metto al primo posto.

Un divertente viaggio in compagnia di una sgangherata compagnia alla scoperta della commedia dell’arte, in cui il pubblico viene continuamente coinvolto.

Musica a Teatro: Davide Scaccianoce Brighella
Musica a Teatro: Davide Scaccianoce – Mi trovo molto meglio a recitare con una maschera perché la maschera mi aiuta, non mi ostacola. Mi affido a lei. Mi aiuta a liberare qualcosa che è anche molto intimo

Una maschera in particolare che ti piace indossare?

Mi piacciono davvero tutte. Ma se dovessi scegliere…Direi Brighella. Ho “trovato” una sorta di Brighella più tontolone di quello solito, che ha trovate geniali, che non erano scritte…erano dovute a improvvisazioni. Si era creato un bel gruppo di lavoro, e quando c’è un bel gruppo metà del lavoro è già fatto.

Prossimamente?

Tante nuove cose. Diverse repliche. Ma a questo punto vorrei lavorare a un monologo. Sento la necessità di muovermi in autonomia. Un monologo in cui sarei autore, attore, tecnico e perché no? Musicista…

Per seguire la tua attività?

Potete seguirci sul sito Equivochi – compagnia teatrale

Non vivo di musica, ma nella musica abito spesso. Senza musica la mia vita sarebbe meno viva

Musica a Teatro: Alberto Cavalleri drammaturgo e regista
Musica a Teatro: Alberto Cavalleri drammaturgo e regista – La musica “accade”, come accade un dialogo. Può essere considerata come un ulteriore attore in scena e anche quando si opta per la sua assenza, è un’assenza significativa

Alberto Cavalleri studia teatro in Università Cattolica di Milano (Laurea in Lettere moderne, Diploma di Perfezionamento in Pedagogia teatrale, Dottorato in Scienze linguistiche e letterarie) dove collabora col Dipartimento di Spettacolo. Assistente alla regia di Gabriele Vacis e di Luca Ronconi, viene selezionato per la Masterclass di drammaturgia tenuta da Luca Ronconi e Franco Branciaroli, e per partecipare all’International School of Theater Anthropology diretta da Eugenio Barba.

Completa la sua formazione professionale con molti stages di perfezionamento. Per il Consolato Generale della Repubblica Pop. Cinese nel 2011 dirige Viaggio verso la primavera d’Italia, con Ferruccio Soleri nei panni di Arlecchino. Nel 2012 mette in scena al Festival di Avignone Trimalcioneide, monologo polifonico con Eugenio de’ Giorgi.

Conduce per quattro anni il laboratorio Rom Faktor, con giovani attori rom, realizzando nel 2015 lo spettacolo Anthropometric, con cui partecipa al Festival di Internazionale a Ferrara. Scrive in seguito la commedia sulla dislessia Ci ho le sillabe girate, ormai oltre le 60 repliche, e Confessioni di una donna arbitro, vincitore del festival 2017 di Linguaggi Creativi a Milano.

Dal 2018 è direttore artistico e regista di Ananke Arts, associazione che produce spettacoli di ricerca su temi della contemporaneità. Dal 2016 insegna recitazione presso il Teatro Litta / MTM di Milano e, per la Musical Academy Litta, cura da quattro anni la regia musical di Spring Awakening di F. Wedekind.

Parallelamente dirige Se devi dire una bugia dilla grossa di R. Cooney, Rumori fuori scena di M. Frayn, lo spettacolo di teatro di figura Il cuoco e la sirena con la compagnia Teatro Pane e Mate, la performance partecipativa e site-specific Nel bosco di Oberon / QT8, per il Comune di Milano e La cucina di A. Wesker . Dal 2021 insegna Tecniche di narrazione/Scritture per la scena presso l’Università La Sapienza di Roma.

Parlami del tuo rapporto con la musica in generale. Cosa ti piace o non ti piace ascoltare.

Amo la musica sin da quando ero piccolo, tanto che raramente passo una giornata senza ascoltarla. Direi che è una delle gioie della vita, farsi trascinare dai ritmi e sedurre dalle melodie. Ricordo che da bambino i miei genitori avevano l’abitudine di riprodurre cassette di musica classica e io, nel mio letto al buio, immaginavo storie o movimenti di persone su quelle atmosfere. Credo di essere un batterista mancato e adoro il rock.

Musica a Teatro: Alberto Cavalleri drammaturgo e regista

A sedici anni sono stato folgorato da For those about the rock degli Ac/Dc e Money for nothing dei Dire Straits, poi percosso dal grunge struggente dei Nirvana. Da lì nulla è stato più lo stesso. La mia liaison col rock prosegue fino ad oggi, variamente arricchita. Ascolto comunque di tutto, musica elettronica, pop, classica e quell’insieme ampio che potrebbe chiamarsi classica contemporanea, da Philip Glass a Max Richter, da Arvo Pärt a Michael Nyman. Insomma, non vivo di musica, ma nella musica abito spesso. Senza musica la mia vita sarebbe meno viva.

Il Rapporto con la musica sul lavoro?

Col lavoro che faccio, come insegnante di recitazione e come regista, mi sbizzarrisco nel proporre nelle performances diverse soluzioni sonore. È un grande piacere per me, più che un impegno, elaborare una strategia di ascolto; sono sempre curioso di sapere quale sonorità farà copula con quella scena o quel determinato dialogo. E quale musica feconderà l’azione sul palco.

Nei corsi e laboratori di teatro che conduco la musica spesso ricorre perché ha un potenziale d’energia deflagrante, catalizza il training fisico e può servire per esercizi più soft di rilassamento o di ricerca. Mi piace che uno spettacolo abbia una veste sonora il più possibile raffinata.

Credo che quest’immersione sensoriale, insieme alla visione dei corpi in movimento, prenda per mano lo spettatore prima dell’intervento della parola e del dialogo. Dico spesso ai miei allievi che non facciamo “coreografie”, ambito che non mi compete, ma narrazioni su musica.

Oggi ti sembra trascurata la musica nel teatro soprattutto di prosa?

Trovo sempre spiacevole, lo confesso, vedere spettacoli in cui la musica viene usata in modo sciatto, non organico rispetto all’azione che accade in scena, come fosse un semplice separé tra le scene, un jingle decorativo, un “tappeto sonoro” più o meno gradevole piazzato al di sopra della narrazione.

La musica nel repertorio della prosa dovrebbe stupire, condurre, ammaliare, forse a tratti percuotere fisicamente gli spettatori in ascolto. È una mia convinzione. Per questo amo registi come Christopher Marthaler, Robert Lepage o Eimuntas Nekrosius, che producono la musica direttamente sulla scena (ne hanno la possibilità) o altri che scelgono sonorità registrate ma disturbanti e affascinanti come Romeo Castellucci.

Credo che la prosa abbia bisogno di innamorarsi della musica di continuo, tanto quanto del materiale verbale di una drammaturgia. Uno degli assi della regia è la musicalità: come dice qualche teorico, “il ritmo è tutto”.

Musica a Teatro: Alberto Cavalleri drammaturgo e regista Spring Awakening
Musica a Teatro: Alberto Cavalleri drammaturgo e regista – Di solito mi porto in sala-prove un ipod in cui ho immagazzinato una mini-enciclopedia di ritmi e di atmosfere. Uso molto la musica elettronica d’autore (Foto © Davide Fontana)

Hai messo in scena spettacoli con musica scritta ad hoc?

Sì, mi è capitato e sono state avventure artistiche molto interessanti. Mi piacerebbe poter usufruire della possibilità di avere musicisti in scena, ma spesso risulta complicato per questioni di budget. Per lo spettacolo Anthropometric, sulla cultura rom, e per lo studio di Elogio della fuga, sull’immigrazione dai Balcani, ho scelto di affiancare agli attori il percussionista Gianni Parodi, con grande godimento.

In Viaggio verso la primavera d’Italia il maestro jazzista Sandro Cerino interagiva con le scene attoriali, intervallato da un suonatore di djambé. In un altro caso, per lo spettacolo Trimalcioneide, andato in scena al Festival di Avignone 2012, avevo chiesto all’amico direttore d’orchestra Giuseppe Azzarelli di creare delle tracce su indicazioni molto precise, costringendolo ad una partitura che inseguisse la narrazione scenica già costruita.

Ma quando il dialogo creativo è basato sulla stima reciproca e sulla comprensione, tutto è più semplice. E così è stato. Sono state bellissime esperienze che non vedo l’ora di riprovare. Lascio al futuro la possibilità di stupirmi ancora.

Musica a Teatro: Alberto Cavalleri drammaturgo e regista

La usi nei laboratori?  E di che genere?

Assolutamente sì, ne faccio un gran uso. Di solito mi porto in sala-prove un ipod in cui ho immagazzinato una mini-enciclopedia di ritmi e di atmosfere. Uso molto la musica elettronica d’autore, con cui mi trovo bene nel training fisico per la questione dei cambi ritmici, sonorità transculturali meno immediate come i Dead Can Dance o il tango elettronico dei Gotan Project, giusto per fare qualche nome, o parti di colonne sonore originali cinematografiche, da Hans Zimmer a Ryuichi Sakamoto fino ad altre meno conosciute. Vanno comunque scelte con cura perché non tutto si presta al nostro lavoro.

È una questione delicata. Questi impulsi musicali hanno spesso grande effetto evocativo sugli allievi: se la sessione di lavoro e l’ascolto sono efficaci, gli allievi si ritrovano immersi in una specie di mantra che muta la qualità della loro presenza, a volte trasfigurandola, tanto da permetter loro di andare “oltre”, nell’immaginario corporeo e nell’espressione emotiva. Quando accade, è molto gratificante per tutti.

Pensi aiuti il pubblico o lo distragga? Aiuta l’attore o lo distrae?

La musica di scena dovrebbe sempre aiutare il pubblico a intraprendere il viaggio esperienziale di una performance. La musica aiuta il pubblico se è organica alla recitazione e al resto degli elementi in scena. Se, invece, la musica distrae il pubblico, significa che si è commesso qualche errore. In genere uno dei pericoli può venire dall’uso di tracce musicali troppo “note” o consumate culturalmente, legate a doppio filo ad altri prodotti o mass-media.

È brutto riconoscere nella scena di Giulio Cesare l’intromissione del Gladiatore di Ridley Scott: sono segni che portano via l’attenzione e con un “salto” interrompono il flusso emotivo. L’attore e l’attrice non dovrebbero essere mai distratti dalla musica di scena, se si è lavorato con loro in maniera chiara. La musica dovrebbe, di regola, integrarsi all’azione e non sovrapporsi ad essa.

Non dimentichiamoci che la musicalità delle azioni del corpo dell’attore, della sua voce e delle parole pronunciate costituiscono già una “partitura musicale”, che l’aggiunta di una musica di scena dovrebbe valorizzare e non far tacere. Occorre un buon orecchio allenato.

Musica a Teatro: Alberto Cavalleri drammaturgo e regista Elogio della lentezza
Musica a Teatro: Alberto Cavalleri drammaturgo e regista – È un grande piacere per me, più che un impegno, elaborare una strategia di ascolto; sono sempre curioso di sapere quale sonorità farà copula con quella scena o quel determinato dialogo. E quale musica feconderà l’azione sul palco (Foto © Angelo Lo Buglio)

Ha un’importanza drammaturgica?

Certamente. Molti elementi di una performance sono drammaturgici perché in scena tutto “accade”; la parola stessa “drammaturgia” indica una gestione delle azioni e degli accadimenti. E la musica “accade”, come accade un dialogo. La musica può essere considerata come un ulteriore attore in scena e anche quando si opta per la sua assenza, è un’assenza significativa, un vuoto che si fa sentire, come la nudità al posto di un costume.

In questo mio padre, appassionato di cinema, è stato un ottimo mastro quand’ero bambino: mi ha abituato a “osservare” l’uso narrativo ed emotivo delle musiche, ad esempio nei western di Sergio Leone, attraverso le magistrali melodie di Ennio Morricone. Questioni di ritmo, nelle situazioni d’azione, o di atmosfera psicologica ed emotiva o di ritorno di un leitmotiv di un personaggio.

Ricordo intere serate passate con lui in silenzio, a vedere film. Non so perché ma ho sempre associato la musica al “movimento” fisico. Anche lo stato emotivo di un personaggio per me è come un sottile dinamismo. Evocare, e non descrivere, è uno dei termini chiave per me.

Musica a Teatro: Alberto Cavalleri drammaturgo e regista

C’è un problema di costi che impedisce sia utilizzato un compositore per gli allestimenti? Aneddoti a proposito?

Oggi il problema del budget è assolutamente rilevante.  Il mondo del teatro è essenzialmente un mondo povero e artigianale. Tranne in rari casi, si lavora con pochi attori, in un numero di prove spesso contenuto. Figuriamoci se è possibile dedicare sempre risorse alle musiche… è triste ma è così. Ma è un aspetto su cui si può lavorare creativamente, per aggirare gli ostacoli. Nel nostro recente Il cuoco e la sirena una bravissima pianista, Gloria Griffini, accompagnava Salvatore Fiorini di Pane e Mate, in scena anche con varie percussioni leggere scelte durante le prove.

Prossimi lavori in cui utilizzerai musica e di che tipo, dal vivo o no?

Nell’ultimo lavoro che abbiamo fatto in estate, nel quartiere di QT8 a Milano, intitolato Nel bosco di Oberon, abbiamo usato delle macchine sonore metalliche costruite dagli amici di Teatro Pane e Mate, macchine che gli stessi partecipanti-spettatori della performance mettevano in moto e suonavano.

A febbraio porteremo in scena La cucina di Arnold Wesker, dove sedici tra cuochi e camerieri si muoveranno e cucineranno in un grande ristorante: passi, rumori e azioni dovrebbero creare una grande partitura di materiali sonori. Invece per un progetto di teatro sociale che la nostra associazione Ananke Arts sta portando avanti dal 2018 utilizzeremo delle tracce registrate: la performance si intitolerà SPA – Società per Anziani e si svolgerà in una beauty-farm.

Dove possiamo seguire la tua attività?

I LINKS per la nostra associazione Ananke Arts sono:

https://www.anankearts.com/

https://www.facebook.com/anankearts/

https://www.instagram.com/anankearts/

Grazie Alberto e…a presto!

Ho sempre visto la musica, l’arte di cui mi occupo, come un modo per rappresentare il proprio immaginario, un modo di mettere in scena se stessi e il proprio pensiero

Musica a Teatro: Marco Benetti compositore
Musica a Teatro: Marco Benetti Compositore – Essere radicali implica uno sforzo creativo e d’impegno non calcolabili

Marco Benetti ha studiato composizione, tra gli altri con Salvatore Sciarrino, ha partecipato a numerose masterclass con diversi importanti autori e la sua musica è stata suonata da interpreti prestigiosi.

Interessato al teatro musicale, ha all’attivo tre titoli: “La traviata norma”, messa in scena dal Teatro Elfo Puccini di Milano; “Tredici secondi ovvero Un bipede implume ma con unghie piatte”, commissione della Biennale di Venezia (Biennale Musica 2019) e “Bìa. Un passo nuovo una parola propria”, messa in scena dal Macerata Opera Festival 2020.

Parallelamente agli studi compositivi, ha intrapreso lo studio della direzione d’orchestra con il M° Yoichi Sugiyama. Collabora dal 2015 con l’Orchestra Sinfonica e il Coro Sinfonico di Milano “G. Verdi” e dal 2018 con la Scuola internazionale di Musica di Milano – SIMM in qualità di musicologo. Attualmente insegna Teoria, analisi e composizione presso il Liceo Musicale “P. Gobetti” di Omegna.

Come nasce la tua passione per la musica e il Teatro?

Nella mia famiglia sono l’unico che abbia intrapreso una carriera musicale, benché anche mio fratello avesse iniziato a studiare la chitarra da piccolo.

Tutto è nato alle medie, grazie ad un’insegnante che preferiva spiegarci la musica nella storia più che farci suonare il flautino di plastica.

Iniziai allora a studiare pianoforte e ad ascoltare molta musica, soprattutto sinfonica e da camera, eliminando quasi l’ascolto della popular music, genere che ho imparato a frequentare successivamente.

Musica a Teatro: Marco Benetti Compositore

E’ stato poi al liceo che, facendo ripetizioni di greco, ho conosciuto Giancarlo Landini, critico musicale, al quale chiedevo consigli di ascolto operistici: Rossini, Verdi, Wagner, Debussy, Britten… I lavori di questi ultimi tre mi attirarono sin da subito.

Venne poi Puccini: fu sostanzialmente amore a prima vista e direi che non l’ho più abbandonato.

Del teatro in generale sono molto curioso: leggo volentieri testi teatrali, sia classici che nuove drammaturgie, cerco di frequentare le stagioni milanesi, che sono molto variegate e offrono uno spettro abbastanza ampio di quello che di nuovo si produce in Italia.

Tuoi musicisti di riferimento per quanto riguarda la musica classica/contemporanea?

È una domanda a cui faccio sempre fatica a rispondere. Penso che su di me abbiano avuto una grande influenza alcuni ascolti. Penso alla Sonata di Liszt, alla Poppea di Monteverdi, al Ring di Wagner, Pelleas di Debussy, Lohengrin di Sciarrino, Giordano Bruno di Filidei.

Frequentare l’etnomusicologia mi ha avvicinato ad altre culture sonore rispetto a quella occidentale. Come vedi i miei riferimenti spaziano molto temporalmente e geograficamente.

Ascolti anche musica leggera? Quale? Cantanti o musicisti di leggera che ami particolarmente?

Penso sia un po’ naturale ascoltare popular music. Anche in questo caso posso dire che non ho particolari preferenze. Ho avuto periodi techno, cantautorali, elettronici, pop, trap…

Se devo nominare delle artiste che mi piacciono mi vengono in mente Tosca, M¥SS KETA, Billie Eilish e la compianta Raffaella Carrà.

Poi ammetto che in discoteca ho sempre ballato di tutto, da Madonna alla Tatangelo… Più che musica leggera parlerei proprio di pop trash.

Musica a Teatro: Marco Benetti Compositore - tredici secondi
Musica a Teatro: Marco Benetti Compositore – Penso che nella versatilità delle occasioni si possa lavorare in odo da far diventare anche lo spazio teatrale oggetto di composizione

Mi sembra che le tue “opere” cerchino una esperienza immersiva da offrire al pubblico, con l’ausilio di più arti, se non tutte. Me ne parli?

Valicare la dimensione dello spazio scenico non è un elemento nuovo nella storia del teatro. Ricordiamo che il 9 maggio 1921, poco più di cento anni fa, veniva messo in scena Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, lavoro che come noto su questo argomento è centrato, anche se è forse la dimensione più superficiale dell’opera.

Vero è che il teatro d’opera, ambiente quanto mai conservatore per ragioni diverse, trova il suo luogo naturale di realizzazione in spazi fortemente storicizzati, dove il pubblico siede in un posto preciso, i musicisti in un altro e lo spettacolo si svolge sempre e solo sul palco. La forma del luogo teatro ne informa pesantemente il modo in cui viene immaginato, direi addirittura il modo in cui viene composto.

Se da una parte mi piace anche lavorare tradizionalmente, ne sono un esempio le mie due opere da camera La traviata norma (Teatro Elfo Puccini, Milano, 20219) e Tredici secondi ovvero Un bipede implume ma con unghie piatte (Biennale Musica, Venezia, 2019), penso che nella versatilità delle occasioni si possa lavorare in modo da far diventare anche lo spazio teatrale oggetto di composizione, quindi non qualcosa di dato, ma qualcosa che al pari di una parte vocale può essere controllata da chi scrive la musica.

Musica a Teatro: Marco Benetti Compositore

Un’occasione di questo tipo si è presentata lavorando con #ToTeam (composto da me, Antonio Smaldone, Davide Gasparro, Riccardo Olivier, Stefano Zullo, Paolo Vitale e Piera Leonetti) per il Macerata Opera Festival 2020 mettendo in scena Bìa. Un passo nuovo, una parola propria, spettacolo immersivo in cui il cortile di Palazzo Bonaccorsi ha permesso di far coincidere la platea con il luogo in cui si muovevano i performer.

Questo atto unico completamente elettronico, con il solo intervento dal vivo di Emily De Salve, baritono transgender, mi ha inoltre permesso di sperimentare un modo alternativo di ascolto. L’elettronica all’aperto può essere problematica da gestire.

Se delle normali casse sono servite per aiutare i movimenti scenici, per il pubblico ci siamo decisi ad utilizzare delle cuffie silent disco, comunemente usate per eventi di musica pop.

Benché non so se abbia voglia di ripetere l’esperienza in questi termini, non posso negare che il risultato sia stato interessante, perché l’esperienza mi ha permesso di far si che l’ascoltatore avesse la percezione della traccia che avevo io, componendola nel mio studio, senza far perdere i dettagli che una spazializzazione all’aperto avrebbe potuto compromettere.

Tratti temi importanti. Pensi quindi che un artista abbia il compito di informare e “formare” più che intrattenere?

Quale debba essere il ruolo dell’arte nella società è una domanda che gli artisti si fanno in ogni epoca storica. Nel quotidiano abbiamo esperienza costante di come venga deliberatamente promossa nella società social una narrazione specifica, controllata dalle esigenze del mercato, di cosa debba e non debba essere l’arte.

Si veicola la retorica romantica del solitario che in mezzo a mille avversità vince la competizione con altri per guadagnarsi gloria e fama. Una moderna mitologia, svuotata in realtà di qualunque veste simbolica.

Credo che sia problematica questa rappresentazione, perché tende alla casualità, al sentimentalismo viscerale, privo di qualsiasi razionalizzazione.

Non c’è un’indagine nel profondo, si resta sulla superficie della sensazione momentanea che si disperde appena compare un nuovo stimolo che attira l’attenzione. Nella sua storia, la produzione artistica si è spesso relazionata con i grandi temi dell’Umanità, principalmente il dolore e la morte.

Musica a Teatro: Marco Benetti Compositore

Nell’epoca tardo capitalista (e neoliberale) in cui viviamo, dove la retorica del benessere a tutti i costi aliena qualsiasi forma del negativo dall’esistenza, l’arte che intrattiene è un’arte che non disturba, ma rassicura.

Capita che essa si appropri volutamente di tematiche di punta per guadagnare subdolamente visibilità, che una volta ottenuta non viene minimamente impiegata per cambiare lo stato delle cose che si è criticato.

Ho sempre visto la musica, l’arte di cui mi occupo, come un modo per rappresentare il proprio immaginario, un modo di mettere in scena se stessi e il proprio pensiero.

Sono convinto che, qualunque sia l’estetica prescelta, sia necessario in primis un atteggiamento radicale in questa direzione, perché rappresentare se stessi è sempre un atto radicale.

Essere radicali implica uno sforzo creativo e d’impegno non calcolabili. Si deve mettere in conto che alcune soluzioni posso andare incontro a rimostranze da parte dei direttori artistici e dei musicisti prima ancora che del pubblico, che paradossalmente a volte si dimostra molto più interessato e disponibile ad accettare attraverso alcune novità di essere informato e formato.

Musica a Teatro: Marco Benetti Compositore - Bia
Musica a Teatro: Marco Benetti Compositore – Questo atto unico completamente elettronico con il solo intervento dal vivo di un baritono transgender mi ha permesso di sperimentare un modo alternativo di ascolto

Occuparsi di tematiche attuali (discriminazione e violenza di genere, diritti delle minoranze, queerness, omofobia e transfobia, sessismo) può diventare non solo un mezzo per rappresentare sé stessi tramite questi argomenti, ma anche per portare l’attenzione degli spettatori su realtà marginali che potrebbero ignorare e in cui potrebbero invece riconoscersi.

Questo tipo di connessioni possono essere il tarlo che scardina la passività del presente, portando al cambiamento della società.

E’ questo atteggiamento in contrasto con l’intrattenimento? Non lo credo minimamente. Le arti performative hanno sempre lavorato su piani multipli di lettura.

Pensiamo alle opere di Shakespeare. Macbeth è un lavoro in cui uno spettatore con un basso livello culturale può leggere semplicemente la tragedia umana che esso racconta, mentre un intellettuale può scendere nella complessità dei temi trattati: il potere, il destino, la follia…

Forse è proprio qui la chiave di volta, è nella capacità di collegare l’alto e il basso, il profondo e la superficie, il leggero e il grave che si dovrebbe ricercare il ruolo di un artista nella società contemporanea.

A cosa stai lavorando ora?

Dopo l’esperienza con l’Ensemble InterContemporain lo scorso giugno a Parigi durante il festival ManiFeste 2021 e quella con il Klangforum Wien a Graz durante il festival IMPULS 2021, ho deciso di prendermi qualche tempo per studiare partiture arretrate di altri colleghi e lavorare su alcune idee, in particolare suonandomi alcuni strumenti su cui sto sperimentando varie preparazioni specifiche.

Posso dire che ho in cantiere alcune collaborazioni: una serie di studi per pianoforte, un brano/performance per un percussionista, un pezzo per kanun e uno per ukulele.

Come possiamo seguire la tua attività? Link?

Sono presente sui social, sia Facebook che Instagram. Ho inoltre un canale SoundCloud, uno Youtube e una pagina sul ressources.IRCAM.

https://medias.ircam.fr/x2aa168

https://www.youtube.com/channel/UC0IYwNJxaku0A7e2WngxfVA

https://soundcloud.com/marco-benetti

Il menù d’autore mi permette di raccontare le canzoni che eseguo durante lo spettacolo e di improvvisare giocando con il pubblico sul legame che c’è tra la canzone d’autore e il cibo

Musica a Teatro: Stefano Ferrari il Walkadelico
Musica a Teatro: Stefano Ferrari il Walkadelico – Scrivo canzoni da quando avevo 13 anni. È un’ esigenza espressiva che è nata in me da giovanissimo e non mi ha mai abbandonato.

Stefano Ferrari : cantautore, da sempre compone musiche e scrive testi, per sé e per altri. Vincitore del talent Scontro Diretto su Stream TV, Premio della critica Un’avventura 2001, tra gli otto finalisti al Premio Musicultura, città di Recanati 2001/2002, ha avuto collaborazioni importanti come Sanremo Off 2006 e Chansonnier 2002 e quella per il progetto “Operazione musica” (organizzato dal Comune di Milano, Fabbrica del vapore, RAM studios e Groove it).

Nel 2006 pubblica il suo primo disco: Lanormalità (Pull) scritto a quattro mani con Davide D’Alto. L’incontro con il discografico Romolo Ferri (Crisler Music) è decisivo per convincere Stefano a firmare la sua opera prima. Arrangiato da Fabio Maggioni, il disco viene suonato da grandi musicisti come Diego Corradin (già collaboratore di Fiorella Mannoia) e Massimo Germini (al lavoro con Roberto Vecchioni). Seguirà la pubblicazione dell’Ep Operetta morale (La Fuente Records) nel 2007 e una raccolta dal titolo Lanormalità 2009.

Del 2021 è la pubblicazione di un album, anticipata dai singoli “Il Colore dei tuoi Sogni”, “Polaroid” e “Parlando di una Vecchia Band Inglese” (Doremind).  Stefano Ferrari è inoltre parte del duo I Walkadelici, insieme ad Alessandro Porro.

Come nasce la tua passione per scrivere canzoni?

Scrivo canzoni da quando avevo 13 anni. È un’esigenza espressiva che è nata in me da giovanissimo e non mi ha mai abbandonato. Dandomi anche molte soddisfazioni. Credo di aver scritto centinaia di canzoni…

Il tuo rapporto col teatro?

Mi sono laureato al Dams di Bologna con indirizzo spettacolo, e quindi ho dato molti esami di teatro. Una forma d’arte che mi ha sempre affascinato. Sono cresciuto come spettatore del teatro Strehler e del lirico di Milano. A Bologna ho spesso frequentato ambienti teatrali.

Hai in repertorio un concerto che unisce cibo e canzoni. Si prende un caffè con Riccardo Del Turco, si mangiano fragole con Vasco e si parla di Crauti insieme a Lauzi. Mi sembra una proposta di teatro/concerto. Me ne parli?

Sì, il menù d’autore mi permette di raccontare molto le canzoni che eseguo durante lo spettacolo. E quindi di improvvisare giocando con il pubblico sul legame che c’è tra la canzone d’autore ed il cibo.

Musica a Teatro: Stefano Ferrari il Walkadelico Ho un rapporto molto controverso con i miei testi. A volte li amo, a volte li odio
Musica a Teatro: Stefano Ferrari il Walkadelico Ho un rapporto molto controverso con i miei testi. A volte li amo, a volte li odio

Hai altri spettacoli/concerti simili in repertorio o stai pensando di realizzarli?

Assolutamente sì. Sto collaborando con Massimo Germini, il chitarrista di Roberto Vecchioni, ad un nuovo spettacolo sulla canzone d’autore. Massimo ha partecipato a lezioni in università, libri e convegni sulla canzone d’autore insieme a Vecchioni e altri studiosi. Quindi mi ha fatto molto piacere quando mi ha chiesto di dare vita con lui a questo spettacolo dove senza prenderci troppo sul serio racconteremo e suoneremo brani che hanno fatto la storia della musica italiana.

Trovo i tuoi testi molto interessanti. Mi ricordano grandi cantautori del passato. Ti ispiri a qualcuno in particolare?

Ho un rapporto molto controverso con i miei testi. A volte li amo, a volte li odio. Mi è capitato quindi di collaborare spesso con altri autori della scrittura di canzoni. Credo che il confronto aiuti a scrivere sempre meglio. Ma in realtà non mi ispiro a nessun cantautore in particolare, forse a tutti…

In un tuo testo si dice: morire è una vacanza perché di te ne ho abbastanza. Mi parli della genesi di quella canzone e cosa volevi comunicare?

Molto semplicemente si tratta di un testo che parla di un amore arrivato al capolinea. La frase che tu citi è particolarmente esemplificativa.

Dimmi qualcosa sui podcast che fai e sulla etichetta di cui fai parte

I podcast sono una parte molto interessante del lavoro che io e Alessandro Porro svolgiamo all’interno del nostro gruppo di produzione audio DoRemind music. In particolare, i Walkadelici è un podcast che parla di due musicisti che chiacchierano con ospiti nel mondo della musica e dello spettacolo passeggiando immersi nella natura dei parchi milanesi o in quelli dell’hinterland e della provincia di Milano. Le passeggiate permettono di accompagnare le nostre interviste con un tessuto sonoro molto originale ed estemporaneo.

Musica a Teatro: Stefano Ferrari il Walkadelico - In futuro ho in programma il mio nuovo disco dal titolo: " Non bisogna mai smettere di sentire la musica"
Musica a Teatro: Stefano Ferrari il Walkadelico – In futuro ho in programma il mio nuovo disco dal titolo: ” Non bisogna mai smettere di sentire la musica”

In futuro?

In futuro ho in programma il mio nuovo disco dal titolo: ” Non bisogna mai smettere di sentire la musica”. Faranno parte del disco canzoni come “parlando di una vecchia band inglese”, “Scoprifuoco” alle quali tengo moltissimo. Questi brani faranno anche parte dello spettacolo con Massimo Germini e del menù d’autore, inoltre quest’anno ci saranno la stagione del podcast i Walkadelici e moltissimi altri podcast.

Link per seguire il tuo/ vostro lavoro?

Potete seguirci sui nostri canali Instagram e Facebook Doremind. Music e Stefanoferraricantautore. Oppure iscrivendovi al nostro canale YouTube Doremind dove peraltro pochi giorni fa, il 15 ottobre è uscito il nuovo video del concerto live che ho fatto @sosfornace a Rho per presentare i primi singoli del mio nuovo album.

Leonardo Mezzalira: Un compositore in Taverna, il lavoro su di sé che si deve fare per riuscire a scrivere  è lo stesso che si deve fare per riuscire a vivere nel mondo

 

Musica a Teatro: Leonardo Mezzalira
Leonardo Mezzalira: Le occasioni musicali che mi affascinano di più sono quelle che portano persone di diverse estrazioni, o diverse parti del mondo, ad incontrarsi in uno spazio fisico e a creare una vera comunicazione tra loro

Leonardo Mezzalira si è diplomato al Conservatorio di Padova in Composizione, sotto la guida di Giovanni Bonato, e in Pianoforte indirizzo Maestro Collaboratore con Anna Brandolini. Ha seguito il corso di perfezionamento in Composizione alla Scuola di Musica di Fiesole con Fabio Vacchi. In Erasmus ha studiato all’Accademia di Arti Performative di Praga (HAMU) con la compositrice Ivana Loudová. Ha partecipato a Masterclass e lezioni con numerosi compositori italiani e stranieri ed ha partecipato alla IMPULS Academy (Graz).

Nel 2021 il balletto Human A(u)thom, con musiche sue e coreografia di Chiara Vecchiato, ha debuttato al Teatro Verdi di Padova. Nel 2020 è stato selezionato per il progetto Orcreiamo dell’Orchestra Maderna di Forlì. Ha vinto nel 2018  il primo premio al Concorso Internazionale indetto dal “Central European String Quartet” di Budapest. Nel 2017 è stato selezionato per una residenza a Salorno (BZ) e ha vinto il secondo premio al Concorso Nazionale indetto dalla trasmissione radiofonica “La Stanza” (Venezia).

Sue composizioni sono state eseguite a Graz, Budapest, Praga, Padova, Venezia, Aosta, Udine e in altre città italiane e straniere. Ha ricevuto commissioni da Coralità Scledense, dal Festival Biblico di Vicenza, da Thauma Trio (Roma) e dagli Amici della Musica di Padova.
Accanto all’attività compositiva lavora anche come pianista accompagnatore, come giornalista musicale e nel mondo dell’editoria ed è attivo nell’organizzazione di concerti ed eventi di musica contemporanea.

Nel 2019, insieme ad altri giovani compositori padovani, ha fondato l’associazione «Taverna Maderna» dedita alla creazione e alla diffusione dei nuovi linguaggi musicali.

Da dove viene la tua passione per la musica, sei figlio d’arte?

Non in senso stretto, però a casa mia fin da quand’ero piccolo ho sentito suonare il pianoforte e si è ascoltata molta musica classica. Sul pianoforte ho cominciato a pasticciare e a scrivere i miei pezzettini da autodidatta.

Ho poi preso lezioni, anche di strumento, però al centro del mio mondo musicale rimane la composizione: la vivo come una pratica mista, che si collega da un lato all’analisi di sé e all’introspezione, alla pratica artistica che è anche una pratica esistenziale, e dall’altro alla cultura più in generale come indagine – anche trasformativa – sulla realtà e sui suoi meccanismi. O così vorrei viverla.

Hai studiato con Fabio Vacchi… Altri autori contemporanei che sono tuo riferimento?

Il compositore con cui ho studiato per più tempo è Giovanni Bonato, a cui devo diverse opportunità e che soprattutto mi ha trasmesso un gusto della composizione come accettazione di una complessità non del tutto governabile attraverso «sistemi» rigorosi.

Complessità che fa da specchio al mondo esterno, tanto che il lavoro su di sé che si deve fare per riuscire a scrivere – penso ormai – è lo stesso che si deve fare per riuscire a vivere nel mondo.

Per il resto, l’universo della musica contemporanea è vasto, sparpagliato e difficile da padroneggiare e il «canone» si ferma a uno o due decenni fa.

Frequentando festival, concerti, e anche organizzandoli, si entra in contatto con molti linguaggi dai quali ci si può lasciare influenzare, o ai quali si può reagire, senza che almeno nel mio caso si possa parlare di «riferimenti» veri e propri.

Dovendo proprio nominare alcuni compositori che apprezzo, e che cerco di imitare – assolutamente non nello stile, ma nell’intensità dell’approccio alla composizione – forse citerei Luigi Nono, Salvatore Sciarrino, Francesco Filidei e Pierluigi Billone.

Musica a Teatro: Leonardo Mezzalira
Musica a Teatro: Leonardo Mezzalira al centro del mio mondo musicale rimane la composizione (Foto © Nina Marranconi)

Domanda subdola… Tra Verdi e Wagner chi preferisci e perché?

Preferirei non rispondere! Conosco meglio Verdi perché ho studiato alcune sue opere di recente, e ne apprezzo molto l’intelligenza drammaturgica, ma sono anche molto affascinato dal linguaggio, dalle innovazioni tecniche in ambito armonico e dalle atmosfere di Wagner.

Ascolti anche musica leggera?

Innanzitutto: la musica ha varie funzioni nella mia vita, come in generale nella società di oggi, e queste funzioni sono difficili da districare l’una dall’altra. Ci sono musiche di cui mi sembra di avere una fruizione più artistica, basata sul loro funzionamento analogico, sul loro rispecchiare la realtà, leggerla e indagarla; e tra queste oltre a molti brani contemporanei ci sono anche diversi filoni di popular music sperimentale.

I due ambiti si toccano da vicino. Ci sono poi altre musiche, eventualmente corredate da testi, che ascolto perché mi ingenerano poesia, nostalgia, rabbia, indignazione, perché mi mettono in un particolare stato d’animo, perché ci voglio ballare sopra (fisicamente o mentalmente) o perché le associo a determinati ricordi temporali o spaziali.

E in questa categoria, che ha un’intersezione con la prima, possono tranquillamente ricadere un brano trap o una canzone della Carrà.

Organizzi eventi legati alla musica contemporanea. Qualcuno in particolare di cui avresti voluto essere l’autore?

Sì, organizzo concerti e altri eventi con l’associazione di cui faccio parte, Taverna Maderna, basata a Padova. Le occasioni musicali che mi affascinano di più sono quelle che portano persone di diverse estrazioni, o diverse parti del mondo, ad incontrarsi in uno spazio fisico e a creare una vera comunicazione tra loro.

Sono stato recentemente ad Impuls, un festival di musica contemporanea fondato tra gli altri da Beat Furrer che si svolge da parecchi anni a Graz e che ha esattamente queste caratteristiche. Ecco, potendo un giorno mi piacerebbe organizzare un festival simile nella mia città.

Musica a Teatro: Leonardo Mezzalira
Musica a Teatro: Leonardo Mezzalira il lavoro su di sé che si deve fare per riuscire a scrivere è lo stesso che si deve fare per riuscire a vivere nel mondo (Foto © Nina Marranconi)

Tuo rapporto col teatro?

Il teatro, musicale e non, mi affascina molto, soprattutto quando funziona come zona temporaneamente autonoma in cui la comunità si sdoppia e osserva se stessa da una distanza che può essere colmata con pochi passi, ma che funziona come spazio simbolico di ricodificazione dell’immaginario.

Mi sembra una forma d’arte potente e trasformativa. Finora mi ci sono mosso con prudenza, ma quest’anno per la prima volta ho avuto l’opportunità di creare delle musiche per un balletto, Human A(u)thom con coreografie di Chiara Vecchiato eseguito lo scorso 3 Ottobre al Teatro Verdi nell’ambito dello spettacolo Quattro Quarti. È stata un’esperienza non facile ma molto bella e potente.

L’esperienza con il balletto è l’unica finora e pensi di lavorare sempre più nella direzione di commistione tra musica e teatro?

Penso di sì, sia nell’ambito teatrale in senso stretto se ne avrò l’occasione, sia lavorando sul carattere teatrale e performativo dei brani musicali che scrivo.

Cosa stai preparando con Taverna Maderna, e perché questo nome?

Il nome è un’associazione tra Bruno Maderna, compositore delle nostre parti che ci piace per il suo atteggiamento profondo ma non serioso alla musica e alla vita, e l’idea della taverna come luogo d’incontro e di scambio artistico del tutto non accademico e paludato.

Il bello di Taverna Maderna è che migra da un posto all’altro, esplorando locali, club, sale da concerto, piazze e portando in posti diversi questo spirito di sperimentazione e scambio.

Abbiamo lavorato molto quest’anno, con diversi concerti, un festival, una masterclass e un mare di belle collaborazioni che penso continueranno nel futuro. Il prossimo evento in programma è il prossimo venerdì 22 ottobre alla Scuola della Carità, con il sassofonista Michele Bianchini che presenterà un programma tutto centrato sulla musica degli ultimissimi anni per sax ed elettronica.

Link per seguire la tua attività?

Vi invito a seguire Taverna Maderna, che ha un sito https://tavernamaderna.it , profili su Facebook e Instagram e una newsletter a cui ci si può iscrivere.

Faccio il lavoro che ho sempre sognato di fare, lavorare nell’ambito della cultura su tematiche educative

Musica a Teatro: Cristiana Voglino attrice e...
Cristiana Voglino: Credo che il mio teatro abbia una forte impronta di impegno sociale e civile

Attrice, regista, formatrice presso Assemblea Teatro e Antescena, è presidente e direttore editoriale di Voglino Editrice – Didattica Attiva – Musica Practica.
Impariamo a conoscerla meglio con questa intervista…

Da piccola come giocavi con musica e teatro?
Ho delle foto che mi ritraggono già piccolissima mentre ballavo e cantavo. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di musicisti per cui la musica ha sempre accompagnato il mio percorso. Mia madre faceva teatro classico a livello amatoriale e quindi, come dire, il DNA non mente.
Quando mi rintanavo nella mia cameretta, adoravo ascoltare le Fiabe sonore. Le compravamo anche in lingua straniera: ce n’erano di bellissime in francese. Amavo sentire quelle splendide voci interpretare i vari personaggi.

A livello musicale, un gioco che facevo spessissimo, era quello di mettere sul giradischi il disco dei Swingle Singers e cercare di imparare a orecchio le varie parti femminili nel clavicembalo ben temperato. Un ottimo esercizio d’apprendimento.

Musica a Teatro: Cristiana Voglino attrice e…

Poi, arrivata all’adolescenza, non c’era weekend che non mi trovassi con la mia amica del cuore a “mettere in scena” tutto Jesus Christ Superstar (che cantavamo dal vivo mentre la musicassetta girava) e in seguito passammo a Hair. Fu un’ottima scuola di studio.

A proposito di Jesus Christ Superstar, vuoi ridere? Nel ‘96 mi chiamò una famosissima compagnia italiana di Music hall per un provino per il ruolo di Maddalena. Io ero al sesto mese di gravidanza. Dovetti rinunciare. Va bene tutto, ma Maddalena incinta…

Avevi attrici o cantanti che amavi imitare?
Sì, eccome. Sempre attrici poliedriche. Al cinema Julie Andrews, Doris Day e Barbra Streisand. Alla Tv Loretta Goggi. A teatro, Mariangela Melato.

Quali sono i musicisti “classici” o di musica leggera che più ti piacciono o più ti ispirano?
Numero uno al mondo per me è Ute Lemper non solo perché ha una voce meravigliosa ma perché è un’interprete straordinaria: qualsiasi genere musicale canti è sempre estremamente misurata e intensa.

Non posso dirti di avere un genere musicale che mi piace di più. Ho studiato canto lirico, canto jazz, e con il metodo funzionale della voce sono riuscita a portare a termine il mio sogno: essere in grado di cantare qualsiasi genere musicale.

Quindi, nonostante abbia sempre sognato il Music Hall e forse io abbia anche una voce portata per quello, ho la fortuna di amare e anche poter interpretare i brani più belli di qualunque genere musicale.

Se proprio hai bisogno di indicazioni precise, ti posso dire che adoro la musica barocca. Come autori mi fa impazzire cantare Fauré, adoro suonare Mendelssohn al pianoforte. Ascolto Tschaikowsky e Mahler in particolari momenti della mia vita, e poi in altri momenti passo al jazz con Ella Fitzgerald, o anche Linda Ronstadt.

Adoro cantare Mia Martini (che interpreto anche a teatro) e i brani di Fossati e Dalla. Insomma, nel mio piccolo cerco di essere poliedrica anch’io.

Musica a Teatro: Cristiana Voglino attrice e... Anna Frank
Cristiana Voglino: Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di musicisti per cui la musica ha sempre accompagnato il mio percorso

Il tuo teatro ha una forte impronta didattica. Ti senti più educatrice che attrice/cantante?
Non sono pienamente d’accordo. Credo che il mio teatro abbia una forte impronta di impegno sociale e civile. Tu ti riferisci sicuramente al mio impegno per il teatro scuola che ricopre metà della mia carriera, e in quello le tematiche sono assolutamente di stampo educativo pedagogico.

Però nel teatro per gli adulti, nel teatro di prosa, direi che da quando lavoro con Assemblea Teatro (dal 1989), l’impegno è quello.

Con Assemblea teatro e con la tua nuova compagnia hai portato i tuoi spettacoli anche all’estero. Quelli che hai più nel cuore?
Sicuramente Fuochi, che è uno spettacolo sull’epopea valdese ed è quello che mi ha permesso di conoscere e girare tutto il Sudamerica. In seguito, il lavoro fatto insieme alla Madres de Plaza de Mayo e gli Hijos, ha fatto sì che io potessi conoscere i maggiori autori della cultura ispanica come Neruda e Sepúlveda.

Musica a Teatro: Cristiana Voglino attrice e…

È nata una grande amicizia con Lucho (Luis Sepúlveda) che mi ha portato a rappresentare La Gabbianella e il Gatto (anche In lingua originale nei paesi di lingua ispanica in giro per il mondo) e ad essere l’unica che c’è il mondo ad avere i diritti per rappresentarlo.

Con altri spettacoli, sempre realizzati con Assemblea Teatro ho avuto modo di girare anche l’Africa mentre con la mia compagnia Antescena (ex Limen Teatro) ho avuto la fortuna di lavorare anche nei festival internazionali più importanti con produzioni gigantesche, recitando addirittura in lingua polacca.

Lo spettacolo che amo di più realizzato con Antescena e prodotto da Assemblea Teatro è Aiutami a non avere paura scritto da me sul tema della malattia dei bambini e sulla loro capacità di superare il dolore.

A un certo punto sei diventata anche editrice. Mi racconti com’è successo?
Beh, in realtà la risposta sarebbe molto semplice. L’editore era mio marito che è morto 11 anni fa lasciando la casa editrice Musica Practica in balia di sé stessa.

E dato che il destino a volte è perverso, io avevo tentato di venderla ma, avendo una figlia minorenne, ci furono problemi di successione. Decisi così di portarla avanti e nell’arco di questi 10 anni è diventato addirittura un gruppo editoriale distribuito in tutto il mondo e che porta ora il mio nome, Voglino Editrice e raccoglie anche il marchio Didattica Attiva (rivolto a bambini insegnanti ed educatori) e Musica Practica che prosegue la sua attività nella didattica musicale e nella immensa produzione di spartiti, partiture e metodi.

Musica a Teatro: Cristiana Voglino attrice e...
Cristiana Voglino: Ho studiato canto lirico, canto jazz, e con il metodo funzionale della voce sono riuscita a portare a termine il mio sogno: essere in grado di cantare qualsiasi genere musicale

Come riesci a coniugare tutto?
A dirti la verità non è sempre così facile, però faccio il lavoro che ho sempre sognato di fare: lavorare nell’ambito della cultura su tematiche educative.

Sai, devo dirti che lavorare nell’editoria non è tanto diverso che lavorare in teatro. Si tratta sempre di costruzione di un progetto e ogni pagina è un palcoscenico. Ora so di essere “un’ostetrica dei libri”: ho la fortuna di poter accudire non solo gli autori ma anche i loro prodotti e di farli nascere nella maniera migliore possibile.

Come faccio a fare spettacoli, libri e formazione? Prima di addormentarmi rivedo le cose belle della mia giornata e dormo otto ore filate ogni notte.

Libri che hai in cantiere e nuovi spettacoli che stai proponendo?
Per risponderti sui libri devo sempre farlo dividendomi nei tre marchi: per Voglino Editrice “Soldati in pausa” sul tema della resistenza;  Didattica Attiva “Mangiabuio” sulle paure; Musica Practica, “Bimbofisa 2” il secondo volume del metodo di fisarmonica per bambini.

E questi sono tre tra le dieci novità che produciamo in media ogni mese.

Per il teatro ho tre nuove produzioni che debuttano nell’arco dei prossimi due mesi: una di teatro comico scritta ex-novo dal titolo “Son tutte belle le mamme del mondo”; una di teatro musicale tratta dalla Allende dal titolo “A tavola con l’amore” e una di teatro-scuola dal titolo “La tartaruga e il pinguino innamorato”.

Dove possiamo seguire la tua attività?

Sul web, sui social… dal vivo in uno dei teatri della compagnia, o al Librificio (la sede della casa editrice)!

Per il teatro: www.assembleateatro.com o www.antescena.it

Per l’editoria: www.voglinoeditrice.it

Per me stessa: https://cristianavoglino.wixsite.com/cris

GRAZIE!!! E buona salute!!!

Ascolto anche molta musica popolare di ogni dove, che spesso rappresenta l’anima più genuina delle diverse culture musicali

Musica a Teatro: Aljoša Tavčar, L'operetta é un mondo di cui sono follemente innamorato
Musica a Teatro: Aljoša Tavčar, fedele all’originale L’operetta é un mondo di cui sono follemente innamorato (Foto © Pierfrancesco Fontana)

Fagottista, compositore e arrangiatore, nonché direttore d’orchestra, Aljoša Tavčar è stato vincitore per tre volte del premio di concorso di composizione “Ignacij Ota”, ed è uno dei musicisti più talentuosi della comunità slovena che vive in Italia.

Fondatore e direttore artistico del NOMOS Ensemble, del NOMOS Ensemble Wind Quartet e dell’ensemble NOMOS Jazz, direttore d’orchestra e direttore musicale della Pihalni orkester Ricmanje, ha fondato anche una casa editrice.

Vive a Trieste. Ho avuto il piacere di lavorare con lui in una messa in scena di Scrooge, Canto di Natale di Dickens, e in una serata speciale dedicata alle operette…

Che musiche ascolti per tuo diletto?

Ascolto un po’ di tutto. Principalmente la musica classica con particolare predilezione per la musica teatrale, che semplicemente adoro, poi molto country e bluegrass, per nutrire la mia anima western, lo swing americano, quello rappresentato da cantanti come Martin, Como, King Cole e l’irraggiungibile Frank Sinatra, e per finire anche molta musica popolare di ogni dove, che spesso rappresenta l’anima più genuina delle diverse culture musicali.

Hai diretto molte opere di Mozart, mi sembra. È lui il tuo musicista preferito?

In realtà Mozart non l’ho diretto molte volte (certo in qualche occasione l’ho fatto, anzi per essere onesti, la mia prima esperienza direttoriale avvenuta quando ero ancora praticamente bambino o giù di lì, l’ho fatta proprio con la “Eine kleine Nachtmusik“), l’ho soprattutto eseguito estensivamente da fagottista in veste orchestrale.

Di certo è un compositore che, con la sua musica che fluisce così naturale, così gioiosa e cristallina, non può far altro che rientrare tra i preferiti. Oltre a lui però, sento una particolare affinità con Schubert in primis, Johann e Josef Strauss, Offenbach, Richard Strauss, Gershwin, Bernstein e Copland.

Il tuo rapporto con le operette?

Ah, l’operetta! Un mondo di cui sono follemente innamorato. Non a caso prima, tra i miei compositori preferiti, ho menzionato Johann Strauss e Offenbach, ai quali però devo doverosamente aggiungere anche Lehár, ma non solo.

Un mondo in cui la vita viene vissuta in modo leggero, gioioso, dove la comicità scherzosa e l’ironia sono parte della vita stessa e nelle quali spesso, forse molto più di quanto non succeda nell’opera, si scorgono molte delle verità umane.

Musica a Teatro: prossimo progetto un musical
prossimo progetto, nuovamente assieme al “Pihalni orkester Ricmanje” sarà quello di presentare uno spettacolo tutto incentrato sul musical che coinvolgerà cantanti, attori e coristi (Foto © Pierfrancesco Fontana)

Concerti con cantanti o voci recitanti che hai diretto e che ricordi particolarmente?

Premetto subito che non si tratta di una risposta di circostanza, non è nel mio stile, ma la produzione che più mi è rimasta nel cuore è quella di “Scrooge” con voce recitante accompagnata dall’orchestra “Pihalni orkester Ricmanje” eseguita a Trieste un paio di anni fa.

L’attore protagonista era un milanese, un certo Scorzillo… ne sai forse qualcosa?

Parlami della tua casa editrice musicale. Alcuni autori nuovi che abbiano scritto per voce e orchestra o strumenti che reputi particolarmente interessanti.

Hmm.. ce n’è uno davvero molto promettente che si chiama Aljoša Tavčar… scherzo, dai!
La casa editrice fondata assieme all’amico M° Marco Bernini, una decina d’anni fa si chiama NOMOS Edition ed è una casa editrice specializzata in produzione di musica, ovvero spartiti musicali e libri a tematica musicale di alta qualità; alta qualità soprattutto a livello musicale, ma anche dal punto di vista dello spartito come oggetto, dunque grafica accattivante e di alto profilo, qualità della carta e aspetto grafico musicale portato ai massimi livelli.

Molti dei titoli che pubblichiamo sono degli urtext, ovvero edizioni fedeli agli originali. Per tutte queste pubblicazioni usiamo infatti un approccio critico e musicologico ben codificato e proprio a tutte le edizioni urtext, dunque pubblicazioni che hanno come unico modello gli originali manoscritti e/o le primissime edizioni delle composizioni stesse.

Musica a Teatro: Aljoša Tavčar, fedele all’originale

Oltre all’attività di pubblicazione musicale, la NOMOS Edition offre tutta una serie di servizi musicali ad alto profilo artistico. Forse il più importante tra questi è il servizio di notazione musicale professionale.

L’esperienza pluriennale del mio collega e mia ci ha portato a collaborare assiduamente e in modo continuativo con le più svariate orchestre e con molte altre case editrici, che affidano a noi la preparazione dei loro materiali.

Per finire poi, c’è anche il servizio di arrangiamento musicale e composizione di musiche originali per qualsiasi esigenza, dal più piccolo organico da camera fino ad arrivare alle grosse produzioni sinfoniche.

Detto questo, attualmente in catalogo non ci sono particolari autori o pezzi che possano considerarsi incentrati su voce e orchestra. La voce è sì presente in alcuni titoli, nella maggior parte dei casi è però trattata in ambito cameristico, voce con accompagnamento pianistico oppure composizioni corali a cappella.

 

Musica a Teatro: Aljoša Tavčar, fedele all'originale casa editrice
La casa editrice fondata assieme all’amico M° Marco Bernini si chiama NOMOS Edition ed è specializzata in produzione di musica, ovvero spartiti musicali e libri a tematica musicale di alta qualità; alta qualità soprattutto a livello musicale, ma anche dal punto di vista dello spartito come oggetto.

Cosa hai in programma nel prossimo futuro che veda cantanti o attori da te diretti sul palco?
L’idea è ancora allo stato embrionale, ma direi che il prossimo progetto, nuovamente assieme al “Pihalni orkester Ricmanje” del quale sono direttore musicale ed artistico, sarà quello di preparare e presentare uno spettacolo tutto incentrato sul musical che coinvolgerà cantanti, attori e coristi. Si prospetta dunque uno spettacolo davvero frizzante e di grande impatto emozionale.

Dove possiamo seguire la tua attività? Link a siti?
La casa editrice è raggiungibile sul sito ufficiale www.nomosedition.com, la mia attività di fagottista legata soprattutto al gruppo da camera “Nomos Ensemble Wind Quartet” è visibile sul sito www.nomosensemblewindquartet.net, le mie gesta direttoriali si possono seguire sulla pagina Facebook dell’Orchestra di fiati Ricmanje (www.facebook.com/pihalniorkesterricmanje), delle mie invenzioni compositive si può invece leggere sulla pagina www.facebook.com/aljosatavcar.

Aljoša Tavčar Composer. Conductor. Bassoonist.

nmsnomosmusic@gmail.com

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