Massimiliano Caldi: La passione per la musica è partita in realtà dal pianoforte

Massimiliano Caldi: La passione per la musica
Massimiliano Caldi: La passione per la musica è partita dal pianoforte

È diplomato in pianoforte, composizione e direzione d’orchestra, ha un’ampia esperienza internazionale sia in campo sinfonico che operistico, nell’operetta e nel balletto, e rivolge una particolare attenzione alla musica contemporanea e alla valorizzazione di opere dell’Ottocento uscite dal repertorio.

Ha collaborato e collabora con molte prestigiose istituzioni quali, tra le altre, l’Accademia Teatro alla ScalaI Virtuosi del Teatro alla Scala, l’orchestra della Fondazione I Pomeriggi Musicali di Milano, la Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, il Teatro Regio di Torino, con il Teatro Massimo di Palermo, la Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma. 

Tiene regolarmente concerti in Polonia, ma ha prestato la sua opera anche a Vienna, Linz, Amsterdam, Baden-Baden, Bonn, Frankfurt, Mannheim e in Israele.

Quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

La passione per la musica è partita in realtà dal pianoforte. Dopo aver scoperto questo meraviglioso strumento intorno ai 4 anni di età, per puro caso, nella stanza di una villa, in un caldo pomeriggio tardo primaverile, ho iniziato a mimare l’azione del pianista su qualunque piano verticale, orizzontale o obliquo davanti a cui mi trovassi.

Poi mi fu regalato un pianino Bontempi – alla Schroeder dei Peanuts, per intenderci – e successivamente arrivò un piccolo harmonium elettrico di provenienza Cagnoni (che ancora conservo gelosamente al mare a casa dei miei, in perfetta efficienza), il celebre emporio milanese di giocattoli di corso Vercelli, chiuso ormai da anni.

All’età di 9 anni i miei genitori decisero di iscrivermi al corso di pianoforte principale della Civica Scuola di Musica di Milano, che allora era in corso di Porta Vigentina, su consiglio del compianto Maestro Tony De Vita, amico di papà.

A 10 anni finalmente iniziai a seguire le lezioni della severa Mariella Sorelli (che ancora mi segue su Facebook!) ma, un po’ grazie agli input del Maestro Francesco Attardi di Storia della Musica, un po’ grazie alla pratica della musica da camera, a 16 anni scoprii l’orchestra che, con la sua magia e il suo incanto di un organismo solo apparentemente monolitico ma in realtà fondato sull’azione di decine e decine di teste pensanti e di braccia e di bocche….suonanti, mi tiene legato a sé, ancora, dopo tanti anni.

Sui 20 anni entrai nella classe del Maestro Franco Gallini che mi mise in mano la bacchetta per la prima volta davanti a un’orchestra a febbraio 1989.

Massimiliano Caldi: dietro le quinte
Massimiliano Caldi: da ragazzino ero affascinato dal teatro di prosa, dagli attori, dal loro girovagare; ero affascinato dal “dietro alle quinte”

La tua prima direzione d’orchestra? Aneddoti?

Il debutto davanti al pubblico fu il 2 giugno 1989 all’auditorium Francesco Lattuada di Corso di Porta Vigentina a Milano con l’Ottetto per fiati di Stravinskij, dopo il quale il Maestro mi disse di essere stato un incosciente a far dirigere per la prima volta in vita sua un allievo del  primo anno (e in quel repertorio!) ma anche di sentirsi ripagato di questa incoscienza dal risultato positivo della serata.

In realtà, come dicevo poc’anzi, la primissima prova/lezione davanti a un’orchestra fu l’8 febbraio 1989: mi cimentai davanti all’orchestra degli studenti della “Civica” nel secondo movimento della sinfonia Linzer di Mozart.

Detti l’attacco per due volte e per due volte nessuno suonò…ma, quando alla terza finalmente partirono, provai una sensazione impossibile da dimenticare.

Il tuo rapporto con il Teatro?

Il teatro è da sempre una grande passione. Il teatro di prosa forse ancor prima del teatro lirico che ho scoperto in corrispondenza della mia passione per la direzione d’orchestra.

Fu il maestro Riccardo Muti a farmi innamorare dell’opera, di Verdi e di tutto ciò che gira intorno al mondo della lirica. Andavo alle sue prove alla Scala, gli rubavo un saluto qua, due parole là…e quando l’ho reincontrato a Varsavia 5 anni fa è stato affettuosissimo.

Invece da ragazzino ero affascinato dal teatro di prosa, dagli attori, dal loro girovagare in tournée ripetendo per mesi tutte le sere lo stesso spettacolo; ero affascinato dal “dietro alle quinte” e sognavo di mettere il naso nei backstage dei teatri, cosa che poi ho iniziato a fare nel corso delle prove delle mie prime opere.

Hai diretto un’opera con attori, vero? Come valuti l’esperienza?

Sì, ti riferisci a “Notte per me luminosa”, musiche di Marco Betta, testi di Dario Oliveri.  Spettacolo ideato per celebrare la ricorrenza dei cinquecento anni dalla pubblicazione della prima stesura del poema cavalleresco dell’Ariosto Orlando furioso.

Dario Oliveri si è immaginato l’ultima notte di vita di Ariosto che per tutta la vita fu ossessionato dalla scrittura e riscrittura del “Furioso”. Il lavoro si sintetizza in poche “scene”: la fuga di Angelica, l’amore tra questa e Medoro, la follia di Orlando e il viaggio di Astolfo sulla Luna…L’Ariosto era l’attore Corrado Calda, che so che tu conosci…

Fu bellissimo! Lavoro suggestivo, testo accattivante e teatro splendido.

Massimiliano Caldi: La passione per la musica 2
Massimiliano Caldi: Ho studiato e ristudio sempre i grandi classici, ma poi è bello a un certo punto cambiare aria e accettare proposte un poco più trasgressive

Preferisci i grandi classici della musica o dar voce a nuove proposte musicali di autori contemporanei?

Sono sempre dell’idea che non si debba fare o solo una cosa o l’altra oppure una sola cosa alla volta.

Ho studiato e ristudio sempre i grandi classici: Beethoven, Haydn, Mozart, Mendelssohn, Schubert, Schumann, Brahms … ma poi è bello a un certo punto cambiare aria e accettare proposte un poco più … trasgressive, diciamo.

Ho tenuto a battesimo decine di composizioni in prima esecuzione assoluta ed è stato bellissimo relazionarsi col compositore presente in sala.

Diretto prime esecuzioni moderne di opere del passato ingiustamente messe da parte, capolavori della seconda metà dell’800 riscoperti e ridati alle stampe dopo essere stati revisionati.

È successo ad esempio al Festival della Valle d’Itria con l’esilarante opera comica Don Bucefalo di Cagnoni ma anche a Cracovia al Festival di Musica Polacca, con Piero De Medici di Poniatowski.

Entrambi i titoli sono diventati CD piaciuti talmente tanto, ad esempio, al direttore artistico del teatro dell’opera baltica di Danzica che lo ha voluto rimettere in scena.

Sei molto legato alla Polonia, come mai?

Sono vincitore assoluto del primo premio e della medaglia d’oro al 6° concorso G. Fitelberg di Katowice nel 1999: da allora nessun italiano è mai più entrato nel palmares della competizione internazionale.

Da quel momento iniziò la grande avventura. Fui Direttore Artistico dell’Orchestra da Camera Slesiana. E a seguire Direttore Principale delle Filarmoniche di Danzica, di Koszalin e di Rzeszow.

Ho diretto praticamente tutte le Filarmoniche polacche, presso festival internazionali a Varsavia e a Cracovia e in tutta la nazione.

L’autore che preferisci sommamente dirigere?

Non vorrei apparire “piacione”, come si dice a Roma ma l’autore che preferisco è quello che sto dirigendo in “quel” momento!

Cosa stai facendo e cosa farai nel prossimo futuro?

Sto preparando i concerti che dirigerò a Osimo e subito dopo a Varsavia. Nel prossimo futuro la cosa più significativa è di sicuro Cavalleria Rusticana di Mascagni che verrà preceduta dalla Via Crucis di Pawel Lukaszewski e che andrà in scena il 4 marzo 2023

Grazie Massimiliano, a presto.

Potete seguire l’attività di Massimiliano Caldi al sito https://massimilianocaldi.it/

Mattia Pagni: la passione per il Teatro. La cosa che mi piace del Teatro è che puoi fare tutto, e io ho scelto proprio di fare tutto

Mattia Pagni: la passione per il teatro
Mattia e Peter Pan – la maggior parte della Bellezza di un “lavoro” teatrale sta proprio nel processo, la parte che spesso al pubblico è invisibile

Mattia Pagni nasce a Pontedera nel 1996, Mattia è Artista e Creativo del Teatro di Bo’ e dei Pensieri di Bo’, realtà che opera nell’ambito del Teatro e della Formazione dal 2000; idea e realizza progetti artistico-culturali e co-gestisce e anima gli spazi del Teatro Comunale di S. Maria a Monte.

Tra Teatro e Artigianato, ha all’attivo diverse produzioni nel ruolo di performer, attore, regista, drammaturgo, costumista, scenografo, compositore ed esecutore musicale.

Oltre al lavoro sul palcoscenico si dedica alla formazione teatrale e creativa, all’arte digitale, alla grafica, al videomaking.

Il suo percorso di ricerca attuale si direziona verso il teatro urbano spaziando tra la memoria intergenerazionale, l’iperconnessione e le meta-identità, le nuove forme di rappresentazione del (dis)sacro contemporaneo.

Tra le sue produzioni in essere: “Io Filumè”, “Peter Pan 5 regole e 1⁄2 per essere felici”, “Non c’è nessuno”, “Il gatto e la volpe: il manuale del vero Amico”.

A che età e come hai scoperto la tua passione per il teatro?

La mia passione per il teatro e per la messa in scena, sembrerà banale, ma credo esista da sempre. In garage custodisco uno scatolone pieno di teli e stoffe dove un me molto piccolo ha scritto Tutto l’ocorente per fare uno spettacolo”.

Quindi mi sento di poter affermare che ho scoperto la mia passione ancora prima di scoprire le “doppie”.

Il tutto si è concretizzato alle scuole medie, quando ho partecipato ad un Laboratorio di Teatro guidato da Franco Di Corcia jr, con cui oggi collaboro nella gestione delle attività artistiche e culturali del Teatro di Bo’ e dei Pensieri di Bo’.

Mi sono sempre sentito un creativo. Amavo inventare giochi, storie, oggetti…

Nel Teatro ho trovato lo sfogo perfetto per ciò che ero, ciò che sono e ciò che vorrei essere.

E per la musica?

Vengo da una famiglia di musicisti, mia madre suonava il piano e cantava, mio padre il clarinetto. Già da piccolissimo mi hanno fatto frequentare un percorso di Propedeutica Musicale.

Fatto stà che a sei anni “Babbo Natale” mi portò per regalo un sassofono soprano e cominciai a prendere lezioni di musica.

La mia esperienza con la musica è stata però un po’ frammentata.

A dodici anni decisi, nonostante mi piacesse suonare nella banda del paese, che il sax non era lo strumento che faceva per me e da lì mollai lo studio e mi limitai a suonare per divertimento gli strumenti che mi capitavano a tiro.

Formandomi per il Teatro e studiando, attraverso la Voce, scale e armonie si riaccese la mia passione e il mio “sentirmi musicista”.

In quei tempi ero molto appassionato di musica classica e in particolare contrappuntistica.

Quando all’università ho avuto modo di approfondire la Storia della Musica e le teorie e forme musicali del passato ho capito che il mio amore per la musica stava proprio in quello: Armonie, Contrappunti, Progressioni.

Mattia Pagni: la passione per il teatro
Mattia Pagni: da”Io FIlumè” (Foto di Gianni Mattonai) – Mi piace usare la musica come custode di ricordi

Quando hai deciso che avrebbe potuto essere la tua professione?

È capitato un po’ per caso. Nel 2014 i Pensieri di Bo’, con cui stavo continuando il mio percorso, hanno preso in gestione il Teatro del mio paese S. Maria a Monte, in provincia di Pisa.

Una volta terminate le scuole superiori ho cominciato a passare sempre più tempo in Teatro, ad osservare le varie maestranze a lavoro dal palco fino agli uffici.

Così ho avuto modo di imparare molto, fare di più e così, in un momento che non saprei individuare, è diventato il mio lavoro (o come spesso dico io: i miei lavori).

La cosa che mi piace del Teatro è che puoi fare tutto, e io ho scelto proprio di fare tutto: dal palco al dietro le quinte, dai costumi alle scene, dai testi alla musica.

Che musica ti piace ascoltare?

Spazio tra diversi generi. In questo momento mi riconosco molto nel progressive rock, in cui sento un mix di tutte le caratteristiche che amo nella musica. Ascolto con piacere la classica, ma anche il metal.

Tra questi due generi in particolare mi piace pensare che ci sia un filo conduttore e considero il metal un po’ il custode di quel virtuosismo tipico della musica antica.

Oltre a questo mi piace usare la musica come custode di ricordi. Mi ritengo una persona nostalgica, mi piace ricordare ciò che è stato e quindi nella mia playlist non mancano mai le hit degli anni ’90/2000 che mi ricordano le emozioni e la spensieratezza della mia infanzia, ma anche i momenti che ho dovuto superare e le battaglie che mi sono ritrovato a combattere.

Qualche autore di musica classica e di musica “leggera” che ami in particolare?

Per quanto riguarda la classica mi piace molto il periodo barocco per i suoi virtuosismi e le atmosfere del periodo romantico, per citare alcuni autori Monteverdi, Vivaldi, Bach, Liszt, Chopin, ma anche il lato più romantico di Beethoven nelle sue ultime opere.

Nella musica “leggera” se dovessi dire gli autori di tutti i tempi che più ho ascoltato direi Pink Floyd, Linkin Park, Muse, Dragonforce. Sono anche molto legato al percorso artistico di Lady Gaga, che credo abbia influito molto sulla mia crescita e sulla persona che sono.

Nello stretto contemporaneo sto seguendo in maniera molto interessata i nuovi autori del “corsivo”, in particolare Madame, per l’uso creativo di voce, suoni, parole e poesia.

Hai seguito anche un laboratorio sul Living theatre…cosa ti ha lasciato in particolare quella esperienza?

Ho avuto la fortuna di poter seguire un workshop con Gary Brackett a Firenze nei miei anni universitari. Ciò che più mi ha colpito e che indubbiamente ha condizionato la mia maniera di “fare Teatro” è la visione del Teatro come rito e l’attenzione dedicata al processo.

Mi ha fatto capire che la maggior parte della Bellezza di un “lavoro” teatrale sta proprio nel processo, la parte che spesso al pubblico è invisibile ma che contiene il “grosso” ed il “bello” dell’arte dell’Attore.

Mattia Pagni: da "io FIlumè" (foto di Gianni Mattonai)
Mattia Pagni: da “io FIlumè” (foto di Gianni Mattonai)

Come giudichi il ruolo dell’artista di spettacolo oggi?

Oscar Wilde scriveva: “Tutta l’arte è inutile”. In questi anni di pandemia è stato difficile non arrendersi all’inutilità del nostro lavoro in un mondo in isolamento.

Credo che la determinante fondamentale del nostro ruolo sia, invece, proprio la nostra presenza, l’incontro. Penso che l’artista di spettacolo dal vivo abbia oggi il compito di ricostruire comunità, dialogo, confronto, di generare esperienze irriproducibili.

Credo ci sia molto pregiudizio sul Teatro, che sia considerato vecchio (spesso lo è), che sia sentito fuori posto nel mondo contemporaneo. Non è così.

In Teatro fai di tutto…quale dei tuoi spettacoli con musica hai amato di più e quale ti ha dato più difficoltà di realizzazione?

Lo spettacolo in cui ho messo più il cuore musicalmente è “io Filumè”, una delle ultime produzioni del Teatro di Bo’, in cui accompagno al pianoforte le parole di Franco Di Corcia jr, il mio maestro di Teatro.

Ha rappresentato una tappa di trasformazione per tutti, per me tra le tante ha segnato il mio “coming out” ufficiale come musicista e la mia prima sonorizzazione integrale dal vivo di uno spettacolo.

La parte più difficile credo stia nei “blocchi”, recentemente sono stato mesi fermo nella realizzazione della colonna sonora per lo spettacolo in cui sono anche attore nel ruolo di me stesso “Peter Pan 5 Regole e 1/2 per Essere Felici”.

Credo che il mio blocco venisse dal voler per forza “continuare” un qualcosa che avevo iniziato in passato, quando avevo semplicemente bisogno di “voltare la pagina”.

Da quel momento nasce all’improvviso il primo tema dello spettacolo “Volta la pagina”.

Cosa stai facendo e cosa farai nell’immediato futuro?

Come progetti sto sviluppando la colonna sonora di “Peter Pan” per renderla un giorno eseguibile da un’orchestrina dal vivo, oltre a ciò stiamo lavorando come Teatro di Bo’ a nuove produzioni per la primavera.

Per il futuro sto ideando progetti sperimentali tra design, musica e teatro dedicati alle tematiche dell’iperconnessione, della memoria generazionale e del (dis)sacro contemporaneo.

Nel frattempo passo le giornate tra laboratori, pianificazione, grafica, comunicazione… insomma, quel “lato b” del Teatro invisibile ai più ma che necessita della stessa energia e dello stesso cuore.

Come possiamo seguire la tua attività?

Potete seguirmi personalmente su instagram come @mattysmam e in più trovate tutte le mie e nostre attività come Teatro di Bo’ su teatrodibo.it e i suoi social.

Far parte di un gruppo corale ti fa sentire a contatto con la musica e con l’insieme

 

Giorgio Ubaldi: sul palco mi piace improvvisare
Giorgio Ubaldi: La musica in casa dei miei genitori era sempre presente

Giorgio Ubaldi si è diplomato in corno nel 1978 e ha svolto attività come strumentista in orchestra e in complessi cameristici. Nel 1983 si è laureato in filosofia con una tesi di estetica musicale e nel 1989 si è diplomato in musica corale e direzione di coro.

Ha svolto intensa attività concertistica con il coro Orlando di Lasso di Milano e il coro di voci bianche della Scuola civica di Casatenovo (LC). Ha diretto, tra l’altro, il Carmina Burana di Orff, il Requiem di Mozart, West Side Story di Bernstein, lo Stabat Mater di Pergolesi, il Gloria e il Magnificat di Vivaldi, Rejoice in the Lamb, la Missa brevis e il Te Deum di Britten.

Nel 1999 ha partecipato a Opera Barga dirigendo, in prima ripresa moderna, l’opera buffa Il Paratajo di Jommelli. Ha collaborato con il M° Arturo Sacchetti nell’allestimento e nella registrazione di diversi oratori di Perosi.

Insegna esercitazioni corali al Conservatorio di Piacenza e dirige, dal 2000, il Coro dei Civici Corsi di Jazz di Milano con il quale ha pubblicato il cd “Gospel music makes me fly” contenente tra l’altro la Gospel Mass di Robert Ray.

Nel 2007 ha fondato il Coro di voci bianche di Trillino Selvaggio, associazione culturale per bambini. Dal 2009 dirige il coro da camera Clam Chowder che si dedica al repertorio jazz a cappella con il quale ha vinto numerosi concorsi nazionali ed internazionali.

Tuo primo incontro con la musica, tuo primo incontro col teatro

La musica in casa dei miei genitori era sempre presente. Mia mamma ascoltava sempre musica classica su Rai3: Beethoven, soprattutto la sesta…le piaceva farmi ascoltare il canto dell’uccellino…

Il primo incontro sui sette anni non è stato molto felice. Mia nonna mi spinse a studiare pianoforte e non mi piaceva molto, preferivo il solfeggio. E questa è stata la mia fortuna perché quando sui dieci anni mi è venuta la passione per la musica, la musica la conoscevo già, sapevo leggerla. Ho suonato un po’ anche la chitarra.

Alle medie potevi scegliere musica o arte e io ho scelto arte, però…per dire…. In seguito cominciai ad ascoltare tanta musica classica, a suonare flauto prima diritto poi traverso. Poi volli entrare in Conservatorio: e come strumento scelsi corno. Ebbi la fortuna di avere un insegnante fantastico che mi trasmise passione.

A proposito di teatro…Una cosa a teatro mi colpì molto: uno spettacolo con Milva. Ero in platea e mi ricordo un’occhiata che ci siamo scambiato con Milva, che mi emozionò tanto; avevo credo dodici anni.

Giorgio Ubaldi: Trillino selvaggio è una associazione culturale che organizza corsi di musica, teatro, circo, danza per bambini in zona Giambellino, a Milano
Giorgio Ubaldi: Trillino selvaggio è una associazione culturale che organizza corsi di musica, teatro, circo, danza per bambini in zona Giambellino, a Milano

Hai mai recitato?

Non ho mai avuto il desiderio di calcare il palco come attore. Se non dirigo o suono, sul palco mi piace improvvisare, quando parlo di musica e spiego i brani.

Tuo pensiero sull’importanza per i giovani di fare musica e/o teatro

Nel mio campo, il canto corale, si può affrontare la cosa senza avere tanta preparazione strumentale, si può affrontare anche con conoscenze limitate, e far parte di un gruppo corale ti fa sentire a contatto con la musica e con l’insieme.

Ultimamente ho introdotto movimenti di body percussion, e qualche cosa di coreografia soprattutto per i più piccoli e ho trovato molto utile, anche se viene spesso poco utilizzata, la marcia. Marciare a tempo è una cosa che i bambini non sanno fare invece serve molto, per il ritmo e per il senso del gruppo. Al Trilllino Selvaggio, dove anche lavoro, accettiamo bambini anche dai quattro anni.

Cos’è Cantintondo?

Cantintondo, edito da Carrara, è il titolo di una raccolta di canoni che ho trovato in giro per il mondo. Scrivendo ad ambasciate eccetera ho ottenuto molto materiale, ci sono centotrentotto canoni, in varie lingue, alcuni dei quali erano tramandati solo oralmente.

Sono adatti alle scuole elementari e medie inferiori, i cori sono per voci bianche. I canoni hanno una forma circolare, per loro natura sono ripetitivi, possono diventare anche noiosi; invece, con certe sonorità si possono rivelare molto interessanti. Sto per uscire con un secondo volume, per la Volontè and C.

Questi canoni, a differenza dei precedenti, sono scritti apposta; ho contattato un centinaio di autori che si sono prestati a scriverli per questa occasione.

A parte la musica classica, che tipo di musica ami ascoltare? Qualche musicista, cantautore che apprezzi particolarmente?

Mi piace anche la musica leggera, certo…poi insegnando nella scuola di jazz! Prevalentemente facciamo arrangiamenti di standard, gospels. Mi piacciono molto i cantautori degli anni 70. Guccini, De Andrè.

Su quelli di adesso sono meno ferrato. Mi piace ricordare però dei musicisti, cantanti, che si sono diplomati alla Civica di Jazz. Tra cui cito Vea, Laura B., Beatrice Arrigoni, Marta Arpini, Marco Castello…

Giorgio Ubaldi: Adesso sto facendo con un gruppo da camera canzoni di Buscaglione, e lì c’è anche una componente teatrale
Giorgio Ubaldi: Adesso sto facendo con un gruppo da camera canzoni di Buscaglione, e lì c’è anche una componente teatrale

Una tua collaborazione in cui gli attori avevano un ruolo importante che ti piace ricordare più di altre?

Ricordo in particolare “Laudes Marie” di Irlando Danieli, un Mystere per voce recitante, soli, coro e organo, su testi di Carla Bettinelli, Francesco Petrarca, Dante Alighieri e scritti sacri anche bizantini, dove l’attore era Ernesto Calindri. Adesso sto facendo con un gruppo da camera canzoni di Buscaglione, e lì c’è anche una componente teatrale.

Cos’è il Trillino selvaggio? 

Trillino selvaggio è una associazione culturale che organizza corsi di musica, teatro, circo, danza per bambini in zona Giambellino, a Milano anche in collaborazione con il Circolo di Canottaggio.

E lì tengo dei corsi. Il direttore artistico Raimondo Brandi sta organizzando in questi giorni Teatroxcasa, un festival in cui è coinvolta tutta la zona.

Cosa stai facendo e cosa farai prossimamente?

Sto finendo il Cantintondo due, che mi impegna molto e continuo a insegnare, Ci tengo a dire che il volume viene illustrato da mia moglie, Susanna Vincenzoni. La sua pagina instagram è @racconti.di.carta

Alessandro Cecchini: in uscita il video della canzone “Questa è la verità”

Alessandro Cecchini: "Questa è la verità" cover
Alessandro Cecchini: “Questa è la verità” cover

Avevo già intervistato mesi fa Alessandro Cecchini in arte IL CECCO, attore, musicista, insegnante di teatro comico, facente parte del duo Cecco & Baracca, attivissimo nella compagnia teatrale “La Divina Toscana”.

La passione per il video e il cinema lo ha portato negli anni a realizzare numerosi cortometraggi comici grazie ai quali ha realizzato anche una serie di programmi televisivi che sono andati in onda in varie emittenti locali e nazionali.

In questi giorni è in scena a Firenze con “Il matto in cantina” una commedia in vernacolo fiorentino scritta da lui insieme a Gianluigi Ciolli e Giovanna Nicotra

Torno ad occuparmi volentieri di lui in occasione dell’uscita del video della canzone “Questa è la verità”, in cui coinvolge un gruppo di bambini, per la freschezza e la giocosità con cui è riuscito ad affrontare dei temi così particolari, difficili e attuali quali la guerra e la pace.

Com’è nata “Questa è la verità”? Idea tua o commissione?

La canzone è nata all’interno del laboratorio teatrale scolastico che si è tenuto alla scuola Aldo Pettini di Scandicci durante la primavera del 2022. Il tema del percorso teatrale doveva riguardare l’uguaglianza. Quindi mi è venuta in mente l’idea di scrivere questa canzone che parlasse di uguaglianza ed anche di pace tra i popoli.

Alessandro Cecchini: "Questa è la verità" il gruppo dei bambini
Alessandro Cecchini: Il tema della guerra è molto delicato in questo periodo. Il messaggio però è stato recepito molto bene dai bambini, ed hanno lavorato con entusiasmo

Come hai lavorato coi bambini? Come li hai coinvolti? Sono intervenuti sul testo?

Lavorare con i bambini, come sempre, è stata una gioia perché mi trasmettono allegria ed ispirazione. Coinvolgerli nella canzone non è stato difficile. I bimbi erano già pronti a lavorare su un testo, e in questa canzone, essendo un brano allegro e semplice da imparare, si sono divertiti fin da subito.

Avevi fatto altre canzoni per e coi bimbi? Portati magari poi a teatro?

Per i bambini, qualche anno fa, ho fatto un ballo di gruppo insieme alla mia collega Giovanna Nicotra. Si intitola “Il ballo della rana nànà”. La mettiamo sempre nei nostri spettacoli di animazione e accade quasi sempre che oltre a coinvolgere i bambini, intervengono anche i genitori a ballare insieme a noi

Il discorso della guerra: sanno cos’è? Gliel’hai dovuto spiegare?

Il tema della guerra è molto delicato in questo periodo. Il messaggio però è stato recepito molto bene, ed hanno lavorato con entusiasmo e ne sono felicissimo, perché è una felicità immensa educare i bambini facendoli giocare e divertire.  Ci sono stati alcuni concetti, presenti sul testo, che ho dovuto spiegare come la parola “utopia”

Ci sono bambini di origine diverse…hai riscontrato un diverso approccio al tema, alle parole, alla tua musica?

La musica della canzone, in realtà, era già presente prima del testo. L’ho composta molto tempo prima e stavo cercando un tema da sviluppare in parole per questa musica, ed il progetto della canzone con i bambini è capitato nel momento adatto.  Una volta composto il testo l’ho sottoposto all’attenzione degli insegnanti. Ho adeguato alcune parole in termini universali, in modo che il messaggio fosse adatto a tutti.

Alessandro Cecchini: quasi tutte le canzoni che faccio sono adatte ai bambini
Alessandro Cecchini: quasi tutte le canzoni che faccio sono adatte ai bambini

Nel testo si fanno riferimenti ad atti di bullismo, come paragonati ad atti di guerra. I bimbi hanno capito l’aggancio?

Il messaggio principale del testo è l’Amore, e soprattutto “amare il prossimo come sé stesso” Ed è facile a dirsi, ma molto difficile da mettere in pratica. Però è proprio nel mettere in pratica questa frase che poniamo fine a tutte le guerre, bullismo, violenza…ecc… questa può sembrare una utopia, come dice anche il testo, però la semplicità dei bambini può arrivare a comprendere più profondamente rispetto agli adulti.

Nel video sono coinvolti in coreografie, coinvolti con tutto il corpo. Insegni da anni: trovi differenze a mettersi in gioco con tutto il corpo da parte dei bimbi di oggi?

I bambini sono disinvolti, quindi per loro è più facile mettersi in gioco e la coreografia che ho costruito è semplicissima. Quindi sono stati coinvolti tutti e facilmente perché è stato come un gioco per loro.

Hai avuto appoggio o qualche perplessità da parte dei genitori in questa operazione?

I genitori con cui mi sono relazionato sono stati contentissimi, anzi nel video sono presenti anche loro che ballano insieme ai bambini.

Farai altre canzoni simili coi bambini prossimamente?

Devo dire che quasi tutte le canzoni che faccio sono adatte ai bambini. Adesso sto lavorando ad un altro pezzo che uscirà a breve che si intitola Gigetto.

È uno stornello a valzer che racconta in modo ironico la storia di un personaggio “inventato” che è vittima di un bullismo adulto, ovvero viene etichettato di portare sfortuna. E questo è solo un pregiudizio sbagliato delle persone. Mi piace sempre inserire una morale nei testi.

Poi sicuramente farò anche altre canzoni cantate insieme ai bambini, forse farò un altro ballo di gruppo. Ci sto già pensando.

Grazie Cecco, continua così.

La musica leggera in realtà non è per niente moderna

Francesca Carola: nella mia famiglia la musica è importante
Francesca Carola: Provengo da una famiglia dove la musica è sempre stata importante

Francesca Carola ha iniziato la sua attività concertistica a 8 anni esibendosi in veste di solista e in formazioni da camera, riscuotendo ovunque ampi consensi di pubblico e critica e facendosi apprezzare soprattutto per il suo temperamento, l’ottima tecnica pianistica e la notevole sensibilità espressiva e musicale. Ha svolto concerti in Italia ed Europa, partecipato a Concorsi Nazionali e Internazionali, vincendo più di 40 premi e riconoscimenti ai concorsi.

Ha in repertorio le più significative opere pianistiche dal Barocco al Contemporaneo, con particolare attenzione ad autori come Schumann, Liszt e Beethoven, l’integrale degli Studi op.10 di Chopin, gli Studi Trascendentali da Paganini di Liszt (prima versione del 1838), eseguiti presso la sala Verdi del Conservatorio di Milano, e opere di autori poco conosciuti, come Friedrich Kalkbrenner; si affaccia volentieri anche alla musica contemporanea.

Conosciamola meglio attraverso questa interessante intervista.

Il primo contatto/scoperta della musica e la tua prima esibizione in pubblico.

Musicisti in famiglia? La passione ti arriva da lì?

Provengo da una famiglia dove la musica è sempre stata importante: la mia bisnonna si diplomò in Pianoforte a Santa Cecilia a Roma, mia nonna era appassionata d’opera e mio nonno improvvisava al pianoforte. Hanno fatto studiare musica a tutte e tre le loro figlie: mia zia Federica è diplomata in violino, mia zia Silvia ha studiato in Conservatorio fino all’8° anno, ed infine mia mamma Maria Pia ha scelto la musica come unica professione.

Si è diplomata in Pianoforte al Conservatorio di Milano (con lo stesso insegnante con cui mi sono poi diplomata io) e svolge tuttora attività di concertista e insegnante in Conservatorio. Ho quindi sempre respirato musica, da quando sono nata ed è stato tutto molto naturale: in salotto c’era un pianoforte a coda e ci sono foto di me a 2 o 3 anni che provo a “suonare”.

Ascoltavo mia mamma esercitarsi mentre facevo i compiti, mi svegliavo alla mattina con Sonate di Beethoven, Preludi di Rachmaninov, i Valses Nobles di Ravel o brani di Gershwin e altri pezzi che sono rimasti nella mia memoria in modo indelebile, andavo ai suoi concerti, spesso le giravo le pagine quando suonava con altri musicisti, andavamo a concerti di altri pianisti in grandi sale, ma anche a casa di amici.

Mi ha raccontato che un giorno mentre studiava l’Adagio del Concerto K 488 di Mozart, mi ha trovato commossa in lacrime perché “questa musica mi fa piangere”, avevo 2 anni. Il mio primo rapporto con la musica è stato quindi familiare, naturale, qualcosa che già faceva parte di me e mi ha circondato da sempre. Ho poi cominciato a prendere lezioni regolarmente con un’insegnante eccezionale – Graziella Bianchi – che dava lezioni a me, a sua figlia Francesca e alla nostra amica Alba, anche lei figlia di musicisti.

Tutte e tre siamo diventate pianiste di professione. Erano pomeriggi divertentissimi, ci veniva a prendere a scuola e ci portava a casa sua fino a sera, si faceva merenda insieme, si ascoltavano le lezioni delle altre, si faceva la propria lezione, spesso ci ascoltava anche il marito Leonardo Leonardi, insegnante di mia mamma in Conservatorio con cui ho poi proseguito anche io gli studi. Il tutto con disciplina ma in un clima affettuoso e piacevole.

La mia prima esibizione in pubblico fu proprio in uno di questi saggi organizzati dalla mia insegnante, suonai il Cavaliere Selvaggio di Schumann e dei brani a 4 mani con le mie compagne, avevamo 5 o 6 anni. Il nostro pubblico – oltre ai genitori – erano i bimbi di un asilo e mi ricordo che ci guardavano meravigliati, nonostante avessimo uno massimo due anni in più di loro!

Francesca Carola: Nella mia carriera mi è capitato spesso di lavorare con attori
Francesca Carola: Nella mia carriera mi è capitato spesso di lavorare con attori

Tuo rapporto con il Teatro.

Ti piace lavorare con attori? Le tue esperienze di musica con attori?

Nella mia carriera mi è capitato spesso di lavorare con attori: ho fatto alcune collaborazioni con Luigi Maio (abbiamo messo in scena Pierino il Lupo di Prokofiev con la sua voce recitante), con gli artisti del Piccolo Teatro in un allestimento del Sogno di una notte di mezza estate di Mendelssohn trascritto per pianoforte a 4 mani, coro e voci recitanti, ho fatto spesso concerti con letture di testi e proiezioni di immagini, trovo che questa sia una soluzione molto accattivante anche per il pubblico, mi è capitato di mettere in scena spettacoli con musica e danza.

Mi è sempre piaciuta l’unione di musica e teatro, interessantissimo poter associare delle parole a ciò che si suona, sia quando c’è una storia e la musica, dunque, “commenta” e fa da cornice alle diverse situazioni, descrivendole con il suo linguaggio, sia quando una storia non c’è, ma si possono associare a quella musica poesie, racconti, letture, pezzi recitati.

Francesca Carola: Ascoltavo mia mamma esercitarsi mentre facevo i compiti

Pensiamo alle due fazioni che si sono create nell’800 tra chi pensava alla musica come Arte indipendente ed autosufficiente, un linguaggio autonomo e capace di comunicare da sola concetti e idee (Brahms), e chi invece era convinto di doverle associare immagini extra-musicali, siano queste suggestioni paesaggistiche, racconti, poesie, scene teatrali in grado di rendere più intellegibile quel brano musicale (Liszt e soprattutto Wagner, con la sua idea di Opera d’arte totale).

Io non credo che si debba per forza scegliere una o l’altra opinione, si possono perseguire entrambe le strade: la musica talvolta basta a suscitarci emozioni e trasportarci in altri mondi, facendoci immaginare qualsiasi cosa, altre volte è bellissimo vederla associata ad altre forme artistiche, indispensabile collegamento e prezioso commento sonoro (pensiamo ad un film senza colonna sonora!)

Musicisti che ami in particolare del passato e del presente

Non ho un “musicista preferito”. Mi sono spesso trovata nella mia vita ad avere dei periodi in cui ho magari una “fissa” per qualcuno: per esempio ci sono stati un paio d’anni in cui ho avuto il pallino di Prokofiev, ho letto tutte i suoi brani per pianoforte, ho eseguito in concerto la Sesta Sonata in quasi 50 concerti, ho eseguito il suo Terzo Concerto, facevo studiare ad allievi tantissimi suoi brani, ho letto sue biografie e analisi di brani, era il mio idolo anche come persona e caratterialmente. Poi mi è passata.

Ho avuto il “periodo Bach” e anche in quell’occasione suonavo tantissima sua musica, ascoltavo brani pianistici, cameristici, gli Oratori, le Cantate, i Brandeburghesi, avevo studiato le complesse simbologie numeriche e matematiche nei suoi brani. Mia nonna era insegnante di matematica e mi aveva spiegato la sezione aurea, i numeri di Fibonacci e avevo analizzato le Variazioni Goldberg trovando delle corrispondenze incredibili!

Francesca Carola: Al momento sto insegnando Pianoforte al Conservatorio

Poi anche il periodo Bach è passato. C’è stato un periodo Schumann, forse in corrispondenza di un momento tormentato e inquieto della mia vita: mi ero ritrovata nel suo complesso e intenso mondo interiore, così incredibilmente profondo e fragile allo stesso tempo. O anche un periodo Beethoven, con la sua incisività quasi violenta e la sua dolcezza infinita.

Nella musica c’è tutto, nei grandi compositori si trova ogni più piccola e sottile sfaccettatura dell’animo umano. Non ho musicisti preferiti perché ognuno è stato in grado esprimere il proprio mondo interiore in modo universale e in ognuno ritrovo una parte di me.

Francesca Carola: cerco di dare ai giovani gli strumenti per capire ed apprezzare l'enorme e prezioso patrimonio che è la musica classica
Francesca Carola: cerco di dare ai giovani gli strumenti per capire ed apprezzare l’enorme e prezioso patrimonio che è la musica classica

Qualcosa sul tuo lavoro di insegnante. Trovi che i ragazzi oggi abbiano un atteggiamento diverso nei confronti della musica classica?

Insegno da parecchi anni: ho iniziato nel 2005 in alcune scuole private (i Piccoli Musicisti di Milano e CMT di Cambiago), insegnando a bimbi dai 4 anni.

Ho ideato un mio metodo di introduzione allo studio del Pianoforte pubblicato dalla casa editrice CMT. Dal 2019 insegno Pianoforte pre-accademico al Conservatorio di Reggio Emilia e finalmente nel 2021 ho avuto la cattedra di Pianoforte principale, ho insegnato nei conservatori di Pavia, Rodi Garganico, Rimini e ora lavoro a Riva del Garda.

Trovo molto bello il poter comunicare ai ragazzi l’importanza della musica e dello studio di uno strumento, sia per una propria cultura personale, sia per la disciplina e l’ordine mentale che sviluppa, sia per creare un canale alternativo di comunicazione: i ragazzi hanno un incredibile bisogno di esprimersi e spesso il canale scolastico, familiare o delle amicizie non basta.

Io cerco di dare loro gli strumenti per capire ed apprezzare l’enorme e prezioso patrimonio che è la musica classica ed è una grandissima soddisfazione quando questo accade e quando riesco ad accendere una passione. Per qualche allievo è stato così: si sono poi iscritti in Conservatorio, hanno fatto concorsi, esami, e hanno trovato una direzione per la propria vita.

Spesso si crea un rapporto molto forte con i miei studenti ed è uno scambio reciproco di stima ed amicizia, non mi sono mai piaciuti quegli insegnanti che si mettono sul piedistallo e si fanno trattare da divinità, provocando solo ansia e senso di inferiorità nei propri studenti; non lo trovo giusto né costruttivo né particolarmente utile per i ragazzi.

Artisti di musica “leggera” che ti piacciono?

Per quanto riguarda la musica “leggera” in realtà non ho una vera e propria cultura in merito. Mi limito ad ascoltare alla radio quello che capita e ho notato che la musica “di consumo” è ormai sempre più usa e getta, canzoni brevi che durano qualche mese e poi vanno nel dimenticatoio generale.

Non c’è grande attenzione alla qualità di ciò che si produce né tantomeno all’approfondimento, ma si cerca di proporre musica facilmente comprensibile a tutti, orecchiabile, con testi semplici e su argomenti che di solito sono sempre gli stessi.

Questo non vuol dire che sia tutta musica banale, a volte ci sono spunti geniali, soprattutto dal punto di vista timbrico, viste le gigantesche possibilità della musica elettronica e digitale.

Francesca Carola: Trovo molto bello il poter comunicare ai ragazzi l’importanza della musica e dello studio di uno strumento

Quindi a fronte di melodie, ritmi, armonie semplici e oserei dire quasi elementari, si cerca di sviluppare l’originalità dal punto di vista delle sonorità e soprattutto dell’aspetto scenografico e spettacolare: è ovvio che un concerto di Vasco Rossi con tutto il suo impianto di luci, amplificazioni, immagini, costumi ha più presa sui giovani di un Concerto per Quartetto d’archi dove è richiesta la massima concentrazione e silenzio per cogliere le più piccole sfumature degli strumenti.

Quello che cerco di far capire ai ragazzi è che tolti questi aspetti scenografici e di forte impatto visivo, la musica di per sé è estremamente semplificata e ridotta ai suoi aspetti più rudimentali.

Inoltre tutte le canzoni si basano su soluzioni che i compositori di musica classica hanno abbandonato secoli fa per passare a soluzioni più moderne (per capirci la musica leggera è basata sulla tonalità e sul ritmo regolare, cose che già da fine ‘800 sono state superate per altre soluzioni come la atonalità, altre scale musicali che non siano quella diatonica, il ritmo irregolare ecc.…); la musica leggera in realtà non è per niente moderna!

Cosa stai facendo e cosa farai nel prossimo futuro?

Al momento sto insegnando Pianoforte al Conservatorio e penso di continuare anche nei prossimi anni, visto che è un lavoro che mi piace ed un ambiente in cui mi trovo bene. Ho appena concluso un corso di Laurea magistrale in Musica d’insieme al Conservatorio di Milano con 110 e lode e sono molto contenta del mio percorso e dei musicisti con cui ho collaborato, con alcuni dei quali si continuerà sicuramente a suonare insieme anche in futuro.

Ho creato un interessante duo con il violinista e violista Cesare Zanfini e un Quartetto due pianoforti e percussioni con cui abbiamo in programma alcuni concerti. Mi sto dedicando anche alle incisioni discografiche: dopo due CD già prodotti (uno con lavori di Kalkbrenner, un altro con Schumann e Prokofiev) è appena uscito il terzo su Spotify con musiche di Liszt e del compositore vivente Francesco Marino.

Nel mese di novembre ho in programma l’incisione di un quarto CD, dedicato a Chopin e Kalkbrenner. Sono convinta che sia importante essere presente non solo nei concerti dal vivo, ma anche in digitale e in registrazioni, anche per lasciare una “traccia” del lavoro di noi musicisti, che altrimenti esisteremmo solo nei ricordi di chi ci ha ascoltato.

Come possiamo seguire la tua attività 

Di solito pubblico aggiornamenti sulla mia attività su Facebook, Instagram, LinkedIn, sul mio canale Youtube.

Tra cinema e Teatro. Il cinema è sogno, magia, effetti speciali; il teatro è sangue, sudore, scambio continuo col pubblico

Fabrizio Kofler: volevo vivere le avventure dei miei beniamini
Fabrizio Kofler: L’arte è Libertà

Fabrizio Kofler ha studiato cinema e teatro presso il Faro Teatrale di Milano, frequentato seminari intensivi di recitazione con Arianna Scommegna, Greta Seacat, Dominique De Fazio, Piero Mazzarella

È stato autore in un programma di Paolo Limiti su Rai 1 e responsabile Ufficio stampa della Cecchi Gori Group a Roma. Come aiuto regia lavora da anni con il regista Alberto Oliva, anche in Opere liriche prodotte da Adads Accademia Dell’Arte e dello Spettacolo. L’ultima collaborazione è stata una produzione del Teatro Franco Parenti: “Il Sosia” di Fedor Dostoevskij con Elia Schilton e Fabio Bussotti.

Ha debuttato al cinema nel 2016 nel film “Un amore di misura” di e con Renato Pozzetto. Ultima partecipazione cinematografica nel ruolo di uno chef stellato nella commedia “La cena perfetta” con Salvatore Esposito e Greta Scarano. Nel 2004 ha prodotto il cortometraggio “Foglie” di Gabriele Fonseca, con Piero Mazzarella e nel 2014 il lungometraggio “Ci Vorrebbe un Miracolo” di Davide Minnella, commedia sui mali che affliggono il nostro mare con Elena Di Cioccio.

Con due amici attori ha costituito il KKTheater che ha prodotto il monologo “Zigeuner Zigoiner”, andato in scena con sua regia nel 2021-2022, e “Le cinque rose di Jennifer” di Annibale Ruccello, che ha interpretato e diretto nel 2022.

Molti i classici che ha avuto modo di affrontare, come attore, in teatro, tra cui ricordo: Edipo Re, Molto rumore per nulla, Antigone, Macbeth, L’importanza di chiamarsi Ernest, Sogno di una notte di mezza estate,

A che età hai scoperto la tua passione per la recitazione? 

Ho avuto ben chiaro sin dai sei anni che avrei recitato. È stata una scelta. Cinema e Teatro sono sempre stati uno sprono per informarmi e conoscere. Volevo anch’ io poter vivere le stesse avventure dei miei beniamini, innamorarmi perdutamente, viaggiare e scoprire quei luoghi del mondo che ” un giorno avrei visto anch’io”.  E così, fortunatamente, è stato.

Prima esperienza di palco?

Una sostituzione: il Principe di Galles in ” Kean, genio e sregolatezza” di Alexandre Dumas padre. Il regista Massimo Sabet me lo propose al nostro primo incontro circa 20 anni fa. Oggi siamo amici fraterni e sono fiero di essere il suo “attore feticcio” dal momento che mi ha diretto in tanti suoi lavori.

Fabrizio Kofler: volevo vivere le avventure dei miei beniamini 1

Hai sempre recitato sia in teatro che al cinema. Dove ti trovi più a tuo agio?

Entrambi. Il cinema è sogno, magia, effetti speciali. Ha quel tocco glamour delle interviste, del red carpet, dell’eccitazione nel vederti sullo schermo dopo tanti mesi dalla fine delle riprese. Il teatro è sangue, sudore, scambio continuo col pubblico. Se non c’è relazione cosa si va a fare in scena? Ai grandi teatri preferisco i teatrini off, gli spazi privati come quello di ” Portiamo il teatro a casa tua” di Maria Grazia Innecco dove il pubblico è parte dello spettacolo.

Tuo rapporto con la musica. Esperienze teatrali in cui la musica aveva un ruolo importante?

È fondamentale, la ascolto in macchina, a casa, canticchio tutto il giorno. “Grease” dove interpretavo Danny Zucco non sarebbe stato un successo mondiale senza quella musica. È stata essenziale a teatro in due spettacoli: “La Signora delle camelie” e “Le cinque rose di Jennifer”, testo splendido dove la musica e le canzoni sono “voci” con cui il protagonista si relaziona.

Hai studiato musica, canto? 

Da piccolo ho preso lezioni di pianoforte ma dopo un infortunio alla mano non ho più suonato. Ho studiato canto e solfeggio al Faro Teatrale a Milano e continuo a seguire gli insegnamenti del maestro Egidio La Gioia, interprete di tantissimi musical come Tommy, Evita, Jesus Christ Superstar …

Musicisti classici o di “leggera” che ami in particolare?

Ascolto molte colonne sonore e i neoclassici: Hans Zimmer, Max Richter, Jóhann Jóhannsson, Ludovico Einaudi, James Newton Howard, Yann Tiersen, Michael Giacchino, Alexandre Desplat, ma la lista sarebbe lunghissima. Franco Battiato. Tra i musicisti classici apprezzo Debussy, Beethoven, Bach, Saint-Saëns, Brahms, Mozart, Satie. La musica che amo di più? Jazz e Blues

Fabrizio Kofler: volevo vivere le avventure dei miei beniamini 2
Fabrizio Kofler ne “Le cinque rose di Jennifer” , la musica e le canzoni sono “voci” con cui il/la protagonista si relaziona

Ritieni che il ruolo dell’artista oggi abbia la stessa importanza che poteva aveva una volta, nel senso di poter incidere nel sociale? 

Deve averlo, sempre. Grandi battaglie sono già state vinte in passato grazie ad Artisti che hanno aperto la strada per la conquista dei diritti civili. Oggi più che mai in Italia, dobbiamo tutti godere delle stesse libertà di espressione, di culto, di amare chi si sceglie “senza se e senza ma”.  L’arte è Libertà, pone domande, mostra “Altro” e l’altro, realtà che non si conoscono, realtà che evitiamo volutamente perché costringono a fermarsi a riflettere.

Cosa stai facendo e cosa farai nel prossimo futuro?

A dicembre sono in scena con “Arte” di Yasmina Reza, con la regia di Umberto Terruso. Come regista sto provando “Gong-tempo scaduto” un testo originale scritto dall’attrice Roberta Ginelli che debutterà a fine novembre e da Gennaio 2023 inizierò le prove di un personalissimo “Zoo di vetro”. La maggior parte delle energie le sto dedicando al Politeatro, un bel teatro che ha una nuova illuminata gestione e alla ricerca di nuovi testi da portare in scena con il mio KKTheater.

Come possiamo seguire la tua attività?

Col passaparola. Non uso i social, non ho ufficio stampa, né agente.  Mi si trova spesso al Politeatro in viale Lucania 18 a Milano oppure mi si può scrivere a: produzione@kktheater.com

Luce Crystal: sogno di continuo il palco di Sanremo, e di scendere quella scalinata

Luce Crystal ... oltre i luoghi comuni della nostra società
La gavetta nei villaggi e nell’ animazione sicuramente mi è servita

 

Nata a Santeramo in Colle Luce Crystal ha iniziato a lavorare nel campo dello spettacolo in una radio locale nel 2010.

In seguito, è stata chiamata a calcare un importante palco per un festival internazionale di voci nuove. Speaker, conduttrice di format per tv regionali e nazionali, è venuta a contatto con grandi vip dello show business italiano, quali Valeria Marini, Mariella Nava, Fabio Canino e tanti altri ancora.

Ha esordito come cantante con il suo singolo Frammenti”. Nel 2019 ha gareggiato alle semifinali di Area Sanremo con il brano “Soli che tramontano.

Entrambi i brani sono stati scritti dal cantautore barese Luca Laruccia. Nel 2020 Danny ha dato spazio e vitalità alla sua altra dimensione, diventando Luce.

Nel 2021 ha lanciato “Codici a barre”, scritto dal cantautore Gioele di Tommaso e con la produzione artistica curata dal produttore Gianni Testa, un brano intenso che vuole sfatare i luoghi comuni e gli stereotipi ancora vivi nella nostra società. Al momento è una tra le Performer più ambite.

A che età hai iniziato a proporti in pubblico recitando o cantando?

Ho cominciato a cantare a sei anni, in prima elementare con le amiche ci ritrovavamo a casa loro ed inscenavamo già i primi spettacoli, con tanta musica, e a imitare il Festival di Sanremo.

In famiglia ti hanno facilitato in questo o ostacolato?

Inizialmente sicuramente ho vissuto delle difficoltà con la mia famiglia, che oggi però è la mia prima sostenitrice, e ringrazio Dio ogni giorno di averli vicini.

Luce Crystal Denny Bitetti: Ho cominciato a cantare a sei anni
Luce Crystal Denny Bitetti: Ho cominciato a cantare a sei anni

Lavori molto con la musica, l’hai studiata?

Nel 2020 ho pubblicato con Joseba Publishing (produzione artistica di Gianni Testa), il singolo “Codici a Barre”, che presto uscirà in una versione tutta nuova da ballare, che mi auguro lotterà con le altre hit nelle classifiche musicali.

Posso definirmi autodidatta non avendo mai studiato canto, ma ho preso qualche lezione di solfeggio, che mi ha aiutato nell’ emissione della voce e nel respirare correttamente col diaframma.

Qualcosa sul tuo lavoro in radio…

Dal 2010 al 2022 sono stati 12 anni meravigliosi con la radio. Ho avuto la fortuna di intervistare nomi illustri della musica e dello show-business come Mariella Nava, Fabio Canino, Valeria Marini, Dada Loi (vocal coach di Tale e Quale Show), Francesco Boccia, Paolo Vallesi, Red Canzian, e tanti altri ancora. È stato molto formativo per me vedere loro, sentire loro. Mi ha caricato molto.

È stato importante per te avere avuto esperienze di animazione?

La gavetta nei villaggi e nell’ animazione sicuramente mi è servita per gestire i rapporti con il pubblico, davanti a platee di 1000, 3.000, 5000 persone!

Luce Crystal ... oltre i luoghi comuni della nostra società
Luce Crystal

Che tipo di musica ti piace ascoltare? Anche classica o solo leggera? Qualche artista di riferimento?

Ascolto ogni genere musicale, principalmente pop, musica d’autore. Ho un’adorazione per Mina, ma anche mi piacciono Vinicio Capossela e Franco Battiato.

Cosa stai facendo al momento e cosa farai nel prossimo futuro?

Domenica 9 Ottobre nel mio paese originario, Santeramo In Colle, porterò in scena con le mie colleghe “Il Varietà”, spettacolo di arte varia che ho scelto di chiamare così per il richiamo agli show degli anni d’oro della Rai, con una gara di artisti emergenti all’ interno, dando spazio anche alla moda. Lo spettacolo avrà un presidente di giuria d’ eccezione: Alessandro Cecchi Paone.

Siccome sogno di continuo il palco di Sanremo, e di scendere quella scalinata che ha terrorizzato anche le più veterane dello spettacolo, vorrei che mi aiutassi a fare un appello ad Amadeus, uomo di spettacolo di una grande sensibilità ed intelligenza, che possa portare l’immagine di una performer agguerrita e del Sud nella città dei fiori.

Certamente! Te lo auguro! Amadeus accendi la Luce!

Ahaah! Inoltre, sto lavorando ad altri due spettacoli per il teatro, che saranno pronti per la primavera del 2023, uno dei quali racconterà la mia storia.

Altra novità: molti mi stanno chiedendo di raccontare la mia vita in un libro e chissà che non sia già al lavoro per realizzarlo…

Come possiamo seguire la tua attività?

I miei contatti social: Instagram: luce_crystal_performer

Facebook:  Luce Crystal Denny Bitetti

Grazie Luce, e a presto rivederci!

Barbara Massa: uso moltissimo la musica per scrivere e per organizzare le regie

Barbara Massa: quando l'arte è energia ...
Barbara Massa: ho fatto del Teatro uno strumento preferenziale per l’impegno civile

Ha iniziato la propria formazione al ComTeatro sotto la direzione artistica di Claudio Orlandini, una volta terminato il percorso, ha continuato a formarsi attraverso la partecipazione costante a seminari, corsi di perfezionamento e workshop con maestri quali: Filippo Usellini, Enrica Barel, Lee Colbert, Giulia Bacchetta, Alessandro Zatta, William Medini, Luca Stetur, Arianna Scommegna, Alessandro Castellucci.

Fonda nel 2008 l’Associazione Teatrale Culturale Messinscena nella quale ricopre il ruolo di Vicepresidente, Direttore Artistico, autrice, regista e insegnante dei Laboratori Teatrali adulti (1° – 2° – 3°- 4° livello), Laboratorio Preadolescenti, Adolescenti, e un Laboratorio per la terza età.

Riceve nel 2015 dall’Amministrazione Comunale di Buccinasco un Attestato di Benemerenza per la competenza in campo artistico e la sensibilità alle tematiche sociali e politiche, temi ricorrenti delle sue rappresentazioni teatrali.

Nel 2016 arriva la prima esperienza cinematografica da co-protagonista nel film “Crux Man” per la regia di Filippo Grilli.

Fonda nel 2017 Artènergia, Associazione Teatrale Culturale di Buccinasco (APS), dove riveste il ruolo di Presidente, Responsabile della didattica, regista, e insegnante. Nel 2017/18 comincia la sua collaborazione con William Medini con il quale conduce Laboratori Teatrali per Bambini, Pre-adolescenti e Ragazzi.

L’incontro con il maestro Medini l’avvicina alla tecnica del Teatro Corale e di strada e alla poetica del clown.

Successivamente con Giulia Bacchetta nasce “La solitudine dei numeri primi” (un progetto formativo destinato ad attori professionisti, sulla tecnica nel linguaggio del monologo teatrale), realizza il progetto “Teatro Civico”, rivolto ai ragazzi delle scuole superiori, a cui fa seguito “Dante in jazz.

Tutta un’altra commedia” (rivolto ai ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado), volto a fornire una diversa lettura e quindi un diverso sguardo sulla Divina Commedia

Nel corso della sua attività ho firmato oltre quaranta regie; è autrice di otto testi teatrali e ha firmato la drammaturgia di quindici spettacoli.

Negli ultimi anni come attrice predilige la forma del monologo.

Giochi che facevi da piccola che hanno a che fare con quello che fai ora?

Da bambina sono cresciuta nei cortili e sulla strada.

“Vado giù di sotto a giocare” si diceva a casa mia e “Giù di sotto”, a seconda della temperatura, era: nei mesi più tiepidi le strade che facevano quadrato intorno alla mia casa e, in quelli più freddi, i portoni e le scale.

Da maggio a settembre, ovviamente, si stava sulla spiaggia. In casa, quindi, stavo molto poco, solo quando ero malata oppure quando “giù di sotto” non c’era nessuno.

Tuttavia sono i giochi di casa, con le mie due sorelle (una di un anno più piccola ed una di un anno più grande) che hanno, seppur lontanamente, qualche cosa a che fare con quello che faccio ora.

Il primo era il gioco dell’accampamento: chiuse nella nostra stanza si costruiva un accampamento con i lenzuoli del letto e talvolta tirando giù le tende dalle finestre.

L’accampamento era sempre nel deserto e ciascuna di noi aveva la propria abitazione che arredava di tutto punto, trasformando ogni oggetto trovato in giro in qualche cosa di funzionale per l’arredo.

Io, ad esempio, avevo un mangia dischi arancione, che suonava solo 45 giri, piatto, con una griglia di buchini sulla sommità che lo faceva sembrare un fornello perfetto e che le mie sorelle invidiavano moltissimo.

I mariti erano sempre tutti rigorosamente morti in guerra e noi passavamo la giornata, prima a costruirci la casa, e poi a raccontare ciascuna la storia della propria famiglia. Non succedeva mai niente in realtà.

Si raccontava solo. Il gioco terminava sempre con mio padre che, tornato dalla facoltà, entrava in camera interpretando ogni volta una calamità naturale diversa: un giorno era un tifone, un giorno un terremoto, una bufera di neve ecc. Distruggeva tutto e ci inseguiva per la stanza.

Noi si aspettava il suo arrivo con grande trepidazione. Era il momento più bello.

Barbara Massa: amo l’opera. Credo che questo dipenda dal fatto che ho cominciato ad ascoltarla quando ero molto piccola
Barbara Massa: amo l’opera. Credo che questo dipenda dal fatto che ho cominciato ad ascoltarla quando ero molto piccola (Foto © Monia Di Santo)

Il secondo gioco era quello della televisione. Lo si faceva solo da mia nonna che era alta un metro e cinquanta e portava il 35 di piede. Lei ci metteva a disposizione la camera degli ospiti e la sua scarpiera, permettendoci di indossare le sue scarpe.

Io ne sceglievo sempre un paio di raso nere, che aveva comprato a Parigi e che mi piacevano tantissimo. Poi si metteva la musica e ci si esibiva.

Le regole le dettava Emanuela, che era la più grande e la più prepotente: aveva stabilito che lei fosse Raffaella Carrà (anche se io l’ho sempre trovato molto ingiusto perché l’unica bionda di famiglia ero io), mentre a me a aveva assegnato Orietta Berti (!) e ad Annalisa Iva Zanicchi.

Infine c’era il gioco del Postalmarket, un catalogo di acquisti per corrispondenza che andava a quei tempi. Il gioco consisteva nel prendere il catalogo e tirare, a turno, un dado.

Ciascuna sfogliava il numero di pagine deciso dal lancio del dado e poi sceglieva la donna che, tra quelle che la sorte le aveva rifilato, la ispirava di più. A quel punto doveva raccontare chi era quella donna, perché era vestita così, dove si trovava ecc.

Dimmi tre autori teatrali, tre musicisti di musica classica e tre cantanti o cantautori di musica leggera che ami particolarmente e perché

È difficile, molto difficile. Oggi direi questi ma se me lo chiedi tra tre mesi potrebbero essere altri…a parte l’ultimo che rimane fisso.

1)     Franca Rame (e Dario Fo): perché credo che le loro opere (era soprattutto lei a scrivere) vivano di un’indiscussa credibilità e un coraggio politico straordinario.

2)     Ionesco: delle sue opere mi ha sempre affascinato la rappresentazione del tragico, espresso attraverso un humor aspro e amaro. Un linguaggio senza senso, tragicamente banale, per raccontare l’incomunicabilità di un mondo spesso estraneo e ostile. Lo trovo geniale.

3)    Shakespeare‎: lo amo così tanto che l’ho letto e visto in tutte le salse ma non l’ho mai portato in scena né come attrice né proponendolo nei saggi come formatrice. Non mi sono mai sentita all’altezza.

A proposito di classica, Io amo l’opera. Credo che questo dipenda dal fatto che ho cominciato ad ascoltarla quando ero molto piccola.

Mio padre il sabato e la domenica mattina, dopo aver fatto colazione rigorosamente a letto, si alzava, andava in bagno e gridava: “Che mi si metta la musica!”. La casa veniva letteralmente inondata dalle note e dai fraseggi di un’opera lirica tutto ad altissimo volume affinché lui potesse ascoltarla dal bagno mentre si lavava. Era un rito irrinunciabile.

Quindi se dovessi scegliere direi: prima tra tutte la Traviata e tutti i cori verdiani, poi la Bohème, la Butterfly e la Tosca. Quindi Verdi e Puccini. Ma ammetto che non potrei stare senza Chopin, Bach e Brahms.

Musica leggera…Difficile ma se dovessi scegliere metterei sicuramente Francesco Guccini, Accademia Teatrale Musicale e Jeff Buckley che con “Lover, you should’ve come over” ha scritto il brano più bello della storia della musica…per me naturalmente.

Barbara Massa: uso moltissimo la musica per scrivere e per organizzare le regie
Barbara Massa: uso moltissimo la musica per scrivere e per organizzare le regie (Foto © Emanuele Limido)

Spettacoli tuoi in cui la musica aveva un importante ruolo che ricordi in particolare?

Non amo utilizzare molta musica nei miei spettacoli. Cioè la uso, ma con parsimonia. Non mi piace la musica quando completa, imbocca o suggerisce.

La musica mi piace solo quando evoca e usarla così è difficile, bisogna essere bravi. Se ci riesco lo faccio se no, no.

I lavori nei quali la musica ha avuto un ruolo importante sono stati sicuramente “Frida. Il pennello del dolore” e “Accarezzami musica” e lo sarà, per come lo sto costruendo, “Via Rasella. L’ordine è già stato eseguito” (in scena ad aprile), ma sono tutti spettacoli teatrali musicali dove condivido il palcoscenico con musicisti e dove la musica racconta una sua storia e non accompagna l’attore in scena.

Ciò detto devo dire che uso moltissimo la musica per scrivere e per organizzare le regie. Mi metto un paio di scarpe comode, esco, cammino come un criceto, e ascolto musica , preferibilmente musica che non conosco, navigando tra play list di ogni genere, ascoltando autori sconosciuti fino a quando non mi imbatto in qualche cosa che,  senza nessuna ragione apparente, mi apre qualche canale e mi stimola l’immaginazione e allora magari su quel pezzo ci costruisco l’idea di una scena o ci trovo la direzione  per qualche cosa che sto scrivendo, ma poi, praticamente mai, quella musica viene utilizzata nello spettacolo. È capitato, ma molto raramente.

Reciteresti e canteresti in un musical?

Sono sempre stata intonata ma non so cantare. La mia estensione vocale è scarsa e ho una voce che non possiede alcuna grazia; tuttavia, se mi venisse proposto un musical lo farei, specificando che mi servirebbe qualcuno di molto bravo che mi prepari, ma è un’esperienza che farei.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Sono sempre stata particolarmente sensibile alle tematiche educative e sociali, per questo ho fatto del Teatro uno strumento preferenziale per l’impegno civile, ambito nel quale mi sono sempre impegnata ed espressa attraverso la pratica teatrale come attrice, regista, drammaturga e formatrice.

I miei progetti Teatrali sono tutti volti all’obiettivo di rendere il Teatro uno strumento per sviluppare e promuovere l’integrazione e l’inclusione e combattere la solitudine sociale.

Grazie e a presto!

Potete seguire l’attività di Barbara Massa al link https://www.arte-energia.it/

Letizia Bravi: fare l’attrice è stata una scelta fisiologica, una strada che sentivo fosse quella giusta per me

Letizia Bravi: attrice, direttrice artistica e project manager
Letizia Bravi: l’esperienza umana e su palco fu così intensa che il giorno dopo, con molta naturalezza, ho realizzato che “da grande faccio l’attrice”

Diplomata presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano, ha conseguito anche una Laurea triennale in Discipline artistiche, musicali e dello spettacolo (Dams) presso l’Università di Torino e un Diploma di maturità linguistica.

È co-fondatrice dell’APS Amleta (associazione con lo scopo di contrastare le discriminazioni di genere nel mondo dello spettacolo) e ideatrice, direttrice artistica e project manager di Satiri di Storie Festival – festival della satira, a Piacenza

È co-fondatrice della compagnia teatrale Guinea Pigs.

Molti gli spettacoli teatrali a cui ha partecipato (ricordo per brevità solo “Atti di Guerra”, “Orfeo Euridice”, “Il fu Mattia Pascal”, “Romeo e Giulietta”, “Tre sorelle” e “Il gabbiano”), al cinema in “Sangue del mio sangue” di Marco Bellocchio, in tv in “Crozza nel paese delle meraviglie” e in decine di Spot & Commercials.

Autrice e producer del podcast Storie dalla quarantena, prod. Storytel, è attrice per video immersivi in realtà aumentata e Insegnante.

Nella sua formazione anche Tip Tap (livello base), karate e danza moderna.

Quando hai cominciato a vedere il palco come il tuo luogo privilegiato? 

A 17 anni partecipando al primo laboratorio di teatro con quella che poi sarebbe diventata una mia insegnante al Piccolo teatro di Milano, Laura Pasetti.

Dovevamo preparare uno spettacolo in due lingue, italiano e inglese, con la sua compagnia scozzese.

In quell’occasione, l’esperienza umana e su palco fu così intensa che il giorno dopo, con molta naturalezza, ho realizzato che “da grande faccio l’attrice”.

Non fu una decisione razionale ma nemmeno avventata, direi fisiologica, ho semplicemente individuato e poi seguito una strada che sentivo internamente fosse quella giusta per me.

Letizia Bravi: attrice, direttrice artistica e project manager
Letizia Bravi: la musica non è “di supporto all’azione scenica”, è essa stessa azione scenica, muove corpi, energie, emozioni, sensazioni

Hai studiato musica, canto?

Purtroppo non ho studiato musica ed è un mio grande rammarico e rimpianto. Avrei inoltre sempre voluto imparare a suonare uno strumento.

Ho cominciato qualche anno fa pianoforte ma tra tournée, spostamenti, impegni di lavoro ho dovuto subito rinunciare.

Non ho trovato un equilibrio che mi permettesse di integrare una pratica quotidiana al mio stile di vita.

Ho studiato canto moderno e, alla scuola del Piccolo Teatro, canto lirico scoprendo di essere un soprano leggero (anche se preferisco di gran lunga le parti dei contralti).

Il tuo rapporto con la musica… Cosa ascolti in privato? Musicisti o cantanti che ti piacciono in particolare?

Ascolto un po’ di tutto, dal pop al soul, all’indie, al rock italiano, cantautori vari.

Mi piace variare e assecondare tendenzialmente il mood di quel momento. Non riesco molto ad ascoltare il rap, il Metal. Anche la trap non mi emoziona particolarmente.

Ultimamente ascolto particolarmente La rappresentante di lista, Battiato. Fissi nella mia playlist anche Bowie, i Queen… Spazio un po’.

Spettacoli che hai fatto in cui la musica aveva un ruolo importante?

Negli spettacoli di Teatro Gioco Vita le musiche, composte da Paolo Codognola, hanno una rilevanza particolare perché gli spettacoli sono di prosa e ombre.

Di conseguenza, la musica deve riuscire a concertare insieme alle immagini e al cast e veicolare le emozioni della storia che si racconta.

Anche negli spettacoli della mia compagnia Guinea Pigs si dà molta importanza alla musica. Collabora con noi Gianluca Agostini, sound designer, e le musiche sono sempre originali.

Non dico mai che la musica è “di supporto all’azione scenica” quanto è essa stessa azione scenica, muove corpi, energie, emozioni, sensazioni. Senza di essa mancherebbe un pilastro fondamentale della drammaturgia.

Letizia Bravi: attrice, direttrice artistica e project manager
Letizia Bravi: sto lavorando ad un nuovo progetto con la mia compagnia Guinea Pigs che avrà come fulcro la questione della cittadinanza (Foto © Francescosummophoto)

Due parole sui Satiri e su Amleta?

Satiri di Storie Festival è un festival della satira che dirigo a Piacenza e che è alla sua sesta edizione.

Negli anni abbiamo avuto ospiti come Paolo Rossi, Il terzo segreto di satira, Laura Formenti, Lercio, Saverio Raimondo… e a breve annuncerò quelli di questa nuova edizione: il festival sarà tra poco, il 7 e 9 ottobre.

Amleta è un’associazione fondata da attrici su tutto il territorio nazionale che ha come scopo quello di contrastare ed evidenziare le discriminazioni e disparità di genere nel mondo dello spettacolo.

Focus importante è il tema della violenza, cerchiamo di sensibilizzare su una questione che è estremamente complessa delicata: siamo attrici e lavoriamo con il nostro corpo e la creatività nostra e di altre persone.

Il punto sono i confini superati i quali siamo nel campo dell’abuso e non dell’estro creativo. Non è purtroppo facile riconoscerli ma è importante non normalizzarli e, se possibile, denunciarli.

 Cosa stai facendo ora e cosa farai nel prossimo futuro?

Al momento sto lavorando ad un nuovo progetto con la mia compagnia Guinea Pigs che avrà come fulcro la questione della cittadinanza: cosa significa essere cittadini italiani? Cosa significa essere stranieri?

Poi il 3 ottobre debutta a Piacenza, nella mia città, “Cassandra” di Teatro Giocovita, uno spettacolo a cui tengo tantissimo.

Qui Cassandra non è la profeta del mito ma una giovane ragazza che vede e ha il coraggio di vedere quello che il resto del mondo dimentica o ignora: che la nostra casa sta bruciando.

E poi, appunto, a breve ci sarà anche Satiri di Storie Festival.

Come possiamo seguire la tua attività?

Tendenzialmente sui social anche se li uso più per condividere pensieri personali che come profilo professionale.

Sonia Grandis: ho cominciato a fare la maschera per poter assistere agli spettacoli e…la passione era scoppiata

Sonia Grandis: l’interpretazione in scena e la musica
Sonia Grandis: Il mio è un percorso “onnivoro” che mi ha portata ad indagare la comunicazione teatrale in tanti aspetti

Dopo il liceo classico, frequenta l’Università Cattolica di Milano dove si laurea in Storia del Teatro con una tesi sullo spettacolo barocco a Milano, segnalato al premio Ludovico Zorzi della fondazione Olivetti nel 1987.

Parallelamente si diploma in recitazione con Ernesto Calindri all’ Accademia dei Filodrammatici con medaglia d’oro e premio.

Svolge attività come attrice in teatro, televisione e radio, e con gruppi di musica contemporanea in varie performance e melologhi. Collabora con la scrittrice e giornalista Valeria Palumbo in reading su temi storici e del femminile rappresentati in vari festival e nei luoghi artistici curati dal Touring Club Italiano.

Docente in ruolo di “Teoria e Tecnica dell’interpretazione scenica” presso il Conservatorio Verdi di Milano, è referente del laboratorio di teatro musicale Cantarinscena, specializzato nella ricerca e riscoperta del repertorio italiano meno frequentato e ha recentemente curato la regia di Billy Budd di Giorgio Federico Ghedini su libretto del premio Nobel Salvatore Quasimodo e Suor Angelica di Giacomo Puccini.

Sonia Grandis: l’interpretazione in scena e la musica
Sonia Grandis: la mia passione è interpretare i testi altrui, prima di tutto come attrice

Ha interpretato nel 2018 il ruolo della regina Cristina di Svezia nel docufilm La Corda Spezzata dedicato al compositore Alessandro Stradella, regia Francesco Leprino.

Ha ideato con la psicoterapeuta Annapaola Giannelli il Festival Mitomania, conversazioni e contributi artistici sui miti fondativi della città (nel 2018 il mito di Ade nelle città di Ragusa, Siracusa e Messina, nel 2019 i miti delle Ninfe e del Fiume a Siracusa e Catania e nel 2020 a Enea) per cui è organizzatrice e ideatrice degli eventi spettacolari.

Ho avuto il piacere di lavorare con lei, anni fa, nel reading “Marilde Serao: come se fosse oggi”, con Valeria Palumbo e le musiche di Walter Colombo eseguite dal vivo.

Ora mi fa piacere farle alcune domande sulle sue molte attività.

Raccontami il tuo percorso dagli inizi

Il mio è un percorso “onnivoro” che mi ha portata ad indagare la comunicazione teatrale in tanti aspetti, dalla parola all’opera lirica, all’arte terapia, alla formazione didattica, nonché ai mezzi canonici di teatro e video.

Nei miei primi ricordi da bambina c’è il fascino del suono delle parole degli attori in televisione, così diverse dal lessico familiare o dal dialetto lombardo veneto dei nonni.

Sonia Grandis: la parola dei libretti d’opera ha rappresentato una sfida per renderla altrettanto importante come la grande musica
Sonia Grandis: la parola dei libretti d’opera ha rappresentato una sfida per renderla altrettanto importante come la grande musica

Facevo ancora le elementari quando mio padre mi ha iscritta a un corso di teatro tenuto da Adriano Vercelli, regista e uomo di raffinata cultura che ci fece esercitare su testi poetici e teatrali importanti con un grande rigore e anche con esercizi di tecnica già da attori professionisti impegnativi per chi era ancora bambino.

Poi ho cominciato a fare la maschera per poter assistere agli spettacoli e…la passione era scoppiata.

La tua esperienza all’Accademia, il tuo rapporto con gli insegnanti

Accademia dei Filodrammatici, tutti seduti a tavolino nell’allora severa stanza con i ritratti degli antichi Soci, lezione di umiltà del mio maestro Ernesto Calindri, prima di dare lettura del copione ci dice “Io non sono bravo come Gassmann, vi insegnerò quello che ho imparato …” o anche “ le battute comiche devono essere come pistolettate”…è stato un maestro severo e  accogliente al tempo stesso.

Da lui e da Teresita Fabris ho appreso il gusto per la “parola scenica” che poi ho messo a frutto anche cimentandomi in quel particolare genere che è il melologo, cioè musica su testo parlato e non cantato, nato nel settecento con Diderot, il più famoso dei quali è Enoch Arden di Richard Strauss, che ho fatto con Ruggero Laganà, ma poi ho  collaborato con moltissimi compositori contemporanei, come ad esempio Sonia Bo, Carlo Galante… di recente Rossella Spinosa su un testo di denuncia contro gli abusi della giornalista Monica Pelliccione, presentato a L‘Aquila in occasione del Premio nazionale Donna e che sarà replicato da novembre in varie città.

Il tuo lavoro al Conservatorio in cosa consiste?

Sono docente di Arte scenica: questa è la denominazione antica. Adesso si chiama Teoria e tecnica dell’interpretazione scenica. È un corso di teatro per cantanti lirici.

Una cosa che in genere non si sa è che le prime scuole di teatro sono nate nei Conservatori, con corsi tenuti anche da illustri maestri, che avevano anche denominazioni abbastanza affascinanti, tipo Corso di declamazione e storia universale.

È una tradizione italiana molto ricca. Il tipo di insegnamento è comunque basico, vista la finalità comunque lirica. Unire la recitazione e il canto è un processo molto più lento. Molti cantanti vengono da esperienze teatrali coltivate altrove.

Essendo docente di arte scenica al Conservatorio Verdi di Milano la parola dei libretti d’opera ha rappresentato una sfida per renderla altrettanto importante come la grande musica e i grandi personaggi messi in scena: non posso dunque che stupirmi ogni volta davanti ai versi di Lorenzo Da Ponte nella trilogia mozartiana!

Ma penso anche a recenti musical come London Road di Alecky Blyte e Adam Cork, racconto di cronaca nera, dove la musica trae i suoi moduli dal parlato delle interviste dei protagonisti.  Un nuovo recitar cantando? in fondo anche il Combattimento di Tancredi e Clorinda di Tasso Monteverdi è un tragico delitto…

Sonia Grandis: l’interpretazione in scena e la musica
Sonia Grandis: l’interpretazione in scena e la musica

La tua passione di interprete e di regista

La mia passione è interpretare i testi altrui, prima di tutto come attrice, che rimane la mia vera natura, ma grazie al lavoro nel Conservatorio mi sono accostata anche alla messinscena come regista.

Una sfida nell’armonizzare grandi compositori, scene, costumi, luci, e soprattutto interpreti che sono la vera essenza e il vero corpo di ogni opera dal vivo, sottoposta ad ogni replica ad incessante metamorfosi.

Forse da qui il mio interesse per l’epoca barocca che oggi, in clima di pensiero fluido, ritorna attuale.

Ascolti musica leggera?

Certamente, col lavoro che faccio sono inserita in un mondo sonoro, musicale, continuo, di tutti i generi. Mi piace moltissimo Tosca e i cantanti che lavorano molto con la poesia, ecco.

Cosa farai prossimamente?

Ti indico i miei prossimi appuntamenti: consulenza artistica e partecipazione al Festival di letteratura al femminile Scrittrici Insieme presso il Castello di Somma Lombardo, Varese, presidente Helena Janeczek.

Poi la collaborazione con Rossella Spinosa per un progetto di letteratura e musica. Molto probabilmente, come attrice, una parte di cameriera in una commedia brillante al Teatro San Babila; e l’organizzazione del festival MITOMANIA dedicato a Eracle a Catania.

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