Luciano Ligabue "Una storia"
Ligabue questa settimana è uscito con “Una canzone senza tempo”


Manca l’originalità melodica nel nuovo pezzo di Ligabue dedicato alla Capitale, supportato da un bel testo


Quando canta Ligabue non c’è mai niente di banale. Anzi, ogni suo brano si rivela piuttosto un evento da ascoltare in religioso silenzio, come un istante che bisogna godersi fino in fondo per la sua eccezionalità. Non smentisce le attese nemmeno in questa fine estate 2023. Mentre i suoi colleghi o sono in vacanza o stanno facendo il bilancio di quello che hanno raccolto con questi mesi caldi, ecco che il cantautore emiliano è il primo ad arrivare con un nuovo singolo in questa ultima settimana agostiana.

Il nuovo singolo di Ligabue si intitola Una canzone senza tempo.

Partiamo da un assioma: il ritmo e la musicalità di Ligabue ormai li conosciamo a memoria. Non si fatica dopo poche note a immaginare dove si andrà a parare melodicamente. Sotto questo aspetto il dramma è che non si rimane mai sorpresi rispetto alle attese. Succede anche questa volta. Tuttavia Canzone senza tempo non può essere etichettato come il solito brano alla Ligabue. Almeno nelle intenzioni.

Infatti tutto ci si potrebbe aspettare meno che Ligabue dedicasse una canzone a Roma.

L’idea che emerge è proprio quella di una città eterna, dove anche le sensazioni restano uguali pur con la voglia di rinnovarsi continuamente. Ligabue fa una fotografia di Roma talmente ricca di immagini cinematografiche, da potersi già candidare come possibile colonna sonora di qualunque film girato nella Capitale.

Il panorama mozzafiato di Monte Mario, il vento ponentino, la magia che fa volare Roma come se non esistesse il tempo nemmeno per chi la visita. Da amare proprio e soprattutto per la sua antichità.

Non mancano delle denunce sociali nel brano.

Ligabue rilancia infatti l’annosa questione delle buche di Roma, racconta di un autobus che va a fuoco. Nonostante ciò, però, la città eterna sa farsi amare. E riesce a farlo tanto più la città rimane uguale a se stessa. Senza perdere la sua poetica antichità, capace di funzionare perfettamente anche nella contemporaneità. Il turista vuole tornare sempre nello stesso albergo, ritrovare il solito cameriere nel ristorante preferito. Perché Roma è meravigliosa proprio nella sua capacità di non tradire le attese.

Insomma quella di Ligabue è davvero una bella dedica sul classico rock pop che lo contraddistingue.

Come si diceva, forse è proprio qua che il cantautore si perde un po’. Manca l’emozione creativa nella melodia ed è un peccato per un brano che racconta di sapori piacevolmente malinconici da vivere fino in fondo. Si evincono l’amore di Ligabue per Roma e la sua sincera ammirazione. Distinguerla musicalmente dalle altre sue canzoni però diventa un’impresa. Va bene fare un brano senza tempo, ma così sembra persino mancare l’anima.

Peccato, perché anche il video che vede protagonista l’attrice Coco Rebecca fa respirare proprio quelle atmosfere di antichità che si mischiano con la modernità. Sarebbe bastato forse un ritornello più incisivo: da un cantante non romano e non romanista (ma che loda Totti) ci si poteva lecitamente attendere qualcosa di più.

Le classifiche Fimi della settimana, intanto, non fanno che confermare il successo di Italodisco, nuovamente al primo posto tra i singoli più venduti. Unica novità, la salita di Alfa che giunge al quarto posto con Bellissimissima. Cenere, sette mesi dopo Sanremo, è ancora quattordicesima: merito a Lazza.

Annalisa, Antonacci, Fabi: settembre parte col botto 1
Annalisa in pochi mesi ha lanciato “Mon amour”, “Bellissima” e “Disco Paradise”. L’anno scorso si era imposta con “Tropicana”


Annalisa è in hit parade quest’estate con ben tre brani. Ma questo boom ora la costringe a un bivio molto rischioso


La prima parte di questo 2023 è stata nel segno assoluto di Annalisa. Se volete si potrebbe discutere circa la qualità dei brani con cui sta riscuotendo così tanto successo, ma non sul risultato. Motivo per il quale chi (pochi) storce il naso per la svolta nel look e nella proposta musicale della cantante ligure, si deve ricredere. Questa nuova Annalisa piace e molto a cominciare dagli addetti ai lavori.

Diciamoci la verità: non si è mai sentita così tanto Annalisa in radio e in televisione.

Nemmeno l’anno scorso col traino di TropicanaNeppure quando nel 2015 aveva presentato al Festival uno dei brani più belli e più sottovalutati di sempre (Una finestra tra le stelle). Il boom è nato più o meno nel periodo di Sanremo, dove quest’anno la cantante non era in gara ma ospite in diretta da piazza Colombo. Proprio quel Sanremo dove, un anno prima, Annalisa aveva dato il via alla sua svolta, cantando Dieci. Un brano che interpretava per la prima volta con una piena libertà di espressione sensuale anche nel look. Al Festival 2023 era appunto ospite: con un corpo di ballo di tutto rispetto cantava Bellissima. Ossia una canzone già uscita qualche mese prima, passata inizialmente un po’ in sordina, anche se chi mastica un po’ di musica (permetteteci in questo senso un minimo di auto citazione) ne aveva già compreso il potenziale.

Qualche radio faceva passare la canzone, ma in pochi ne parlavano. Eppure quella sera in piazza Colombo tutto il pubblico cantava a memoria Bellissima.

Da lì è nata la consacrazione definitiva della nuova Annalisa.

Pochi mesi dopo ecco uscire Mon Amour, con quel ritornello in grado di fare davvero da calamita e persino più famoso del titolo. “Ho visto lei che bacia lui che bacia lei che bacia me” ha messo in crisi tanti di quei cervelli più di qualunque altro rompicapo cinese. Ora tutti la conoscono e la ballano, a prescindere da quel che racconti il testo. Non ci sarebbe da stupirsi se la cantassero persino in Vaticano: è orecchiabile, fresca, libera. Forse anche un po’ troppo dal punto di vista della storia, tuttavia la spensieratezza che la caratterizza la fa essere irrinunciabile persino per i più bigotti.

Come non bastasse, dopo pochissime settimane ecco arrivare Disco Paradise.

Fedez, a cui si può imputare di tutto ma non scarso acume imprenditoriale, chiama accanto a sé per cantarla gli amici Articolo 31 e la cantante del momento. Annalisa arriva così ad avere tre canzoni in classifica nello stesso momento. È diventata talmente importante da non essere più una delle presenze scontate ai prossimi Festival di Sanremo. Pensare che vi ha partecipato tante volte, arrivando anche sul podio in un’occasione. In effetti sono ormai passati più di dieci anni dalla sua partecipazione ad Amici con cui si è fatta conoscere da tutti.

Annalisa a Sanremo, però, ora diventerà sempre più un evento.

È pronta anche per il suo primo tour nei palasport che, con ogni probabilità, anticiperà un ingresso negli stadi. La missione più difficile ora diventa mantenere quel successo. Certo ora la domanda che ci si pone è: quale Annalisa vedremo nel futuro? Come potrebbe abbandonare questo new look che le sta portando tanta fortuna? Ma, al tempo stesso, ripetere per la quinta volta quel genere, non rischierebbe di incastrarla in un modo di cantare limitante per le sue possibilità? Insomma, tutti vorremmo essere fuorché chi dovrà decidere il prossimo singolo di Annalisa. La sfida è più che mai impegnativa.

Cover, Morandi primo. Quest’anno la serata speciale è uno show! 1
Jovanotti e Morandi hanno lanciato Evviva, uno dei tormentoni dell’estate. Eccoli nella foto di Marco Piraccini

Tutti hanno cercato di incidere tormentoni: quest’anno ci sono riusciti in molti. Ecco i migliori

Poche novità settimanali, ma tanti tormentoni ancora in circolazione. In queste due settimane centrali di agosto, che scarseggeranno dal punto di vista delle nuove uscite, cercheremo una sintesi di questa prima parte dell’anno. Cominciamo dunque oggi con il punto sui  brani estivi. Sono ormai diversi anni che i cantanti tengono a posizionarsi nei primi posti dell’hit parade ad agosto.

Un tempo la parola tormentoni era considerata quasi offensiva dagli artisti.

Evitavano attentamente di vedere i loro brani classificati come tali. Anche per questo un certo tipo di cantanti non ci teneva a lanciare un brano in estate. Per carità, esempi di grandissimi artisti con un successo estivo ce ne sono sempre stati, ma la stagione calda per molto tempo ha fatto paura a tanti. Poi c’è stato un cambiamento, complice anche il nuovo modo di vedere la musica e le innumerevoli produzioni realizzate ogni mese. Nel 2023, però, sembra che anche la qualità ne abbia giovato particolarmente.

A onor del vero non si vedevano così tanti tormentoni di grido da molto tempo.

Italodisco è ormai inappellabilmente la canzone regina di questa estate 2023, che rilancia i The Kolors con convinzione, restituendoci tutto il talento vocale e l’estro compositiva di Stash. Ma non c’è solo quello. Tra i tormentoni non dimenticheremo di sicuro quello di Angelina Mango. Il suo ritornello Come se come se come sere d’estate lo cantano tutti ormai da mesi. Anche Evviva, il pezzo di Gianni Morandi firmato Jovanotti, ha avuto una partenza più lenta per poi proporsi come un diesel in tutte le radio (anche se non ha mai inciso classifiche). E che dire di Mon Amour? Annalisa non ha sbagliato un colpo (parleremo di lei nello specifico settimana prossima). È curioso come tutte queste canzoni siano state lanciate tra fine aprile e inizio maggio. Un po’ come accadeva un tempo col Festivalbar. In effetti, a ben guardare, continuiamo a celebrare la nostalgia di quelle kermesse estive di un tempo, come se non esistesse più nulla di simile, ma non è esattamente così.

Tra Battiti Live e Hit Summer, la tv continua a far ballare e cantare anche nelle estati digitali dei social.

Magari non avranno la stessa atmosfera magica del Disco per L’estate e Festivalbar, dove si attendeva la gara oltre all’ospite in se. Dove un cantante interpretava una canzone nella stessa serata e non tornava sul palcoscenico tre volte a cantare nei diversi featuring. In ogni caso esistono e, da quando si  sono imposti come tradizioni irrinunciabili, hanno contribuito a sviluppare un diverso mercato discografico estivo. Le canzoni devono essere lanciate già qualche settimana prima dell’estate, in modo da arrivare all’appuntamento televisivo che tutti già le conoscono. Per intenderci, negli anni del solo Radio Italia Live (che andava in onda su Italia Uno in differita di qualche settimana non a caso) non era così necessaria questa regola.

Lanciare un brano a luglio ormai è troppo tardi.

Dunque ecco che l’estate 2023 rimette in carreggiata un vecchio modo di fare musica. E che musica. Oltre alle sopracitate, non si può far finta di nulla di fronte al successo di Fedez con la sua Disco Paradise. Non avrà avuto il successo delle sue precedenti estive, ma rimane il fatto che quel ritornello lo conosciamo tutti.

Anche Mani in alto, il brano di Elettra Lamborghini, e Fragole di Achille Lauro sanno dare quel tocco di leggerezza e allegria in più. Rimarrà nel ricordo dell’estate anche La Discoteca Italiana di Rovazzi e Orietta Berti. E poi Pazza musica di Mengoni-Elodie o Un briciolo di allegria di Blanco-Mina (uscita prima di tutte le altre e tuttavia in grado di arrivare fino all’estate). Stesso discorso vale per Lazza.

Ci pensate che Cenere può quasi essere annoverata tra i tormentoni estivi pur essendo arrivata seconda a Sanremo ormai sei mesi fa?

In tutto questo abbiamo citato i grandi successi estivi, tutti italiani. La nostra musica è tornata a farla da padrona. Per la prima volta dopo tantissimo tempo non abbiamo avuto bisogno di ritmo latinoamericani, interpreti spagnoli o musica da esportazione. Nell’arte, siamo ancora i più forti. Anche in estate.

Silvia Cal, Cambareri, Simba: le migliori novità della settimana
Silvia Cal questa settimana lancia il suo nuovo singolo

Silvia Cal la voce femminile jazz più convincente degli ultimi anni: ecco “Dai estate”

Se avessimo parlato di Silvia Cal, Stefano Cambareri e Simba in altre settimane, nessuno si sarebbe accorto. Invece questi tre giovani hanno avuto la pazienza (e l’intelligenza) di aspettare a uscire con i loro singoli. Arrivano ora, a inizio agosto, quando ormai i Big che dovevano sfornare la loro hit estiva lo avevano già fatto. Quando chi è in attesa di un successo autunnale sta attendendo il suo momento giusto. Quando finalmente c’è più spazio per i giovani che vogliano farsi conoscere. Ed è una grande occasione anche per il pubblico. Ascoltare quei ragazzi di cui altrimenti difficilmente si parla, è una bella sorpresa per tutti. Si scopriranno straordinarie novità che meritano davvero di essere sottolineate. Non capita spesso, anzi talvolta sembra di assistere a produzioni appositamente buttate lì per fare un favore in più ai cosiddetti Big. Questa volta non è così. Abbiamo scelto dunque le tre migliori uscite discografiche settimanali.

Silvia Cal con Dai estate propone un piacevole swing che regala spensieratezza e leggerezza.

Esattamente come le sensazioni a cui allude il brano, che inneggia alla vitalità più che mai stagione capace di liberare da ogni pensiero e da ogni problema.

Una bella idea musicale, interpretata con quell’atmosfera jazzistica che Silvia Cal conosce bene e che ora anche il grande pubblico deve potere ammirare. Si faccia caso anche al suono: la voce di Silvia Cal è pulita, scevra di ogni autotune: sembra anzi amplificarsi proprio in virtù unicamente della sua musicalità. Fossero tutti così…

Stefano Cambareri ha uno sprint e una grande vivacità nel suo Felici con poco.

Un pop dinamico, con il ritmo incalzante tipico dei primi anni 2000, sebbene il brano citi la nostalgia degli anni ’80. E di tutte quelle situazioni in cui si era felici senza esagerare e si provava gioia solo con la voglia di amarsi e stare bene. Cambareri realizza così una canzone molto orecchiabile e convincente dal punto di vista autorale e interpretativo. Anche l’arrangiamento non scherza: i rumori dei tuoni sono la ciliegina di un brano che, mentre lo si ascolta, lo si può anche immaginare al punto da poterne focalizzare visivamente la scena.

C’è grande dinamismo anche in Non si sa mai, il nuovo brano di Simba prodotto da Samuele Murdaca.

Il rapper conferma il suo talento senza sprecarsi nella banalità. Vale per il testo (si parla di amore, ma soprattutto c’è un chiaro “vaffanculo ai soldi” mentre tanti suoi colleghi sembrano ormai volere inneggiare solo alla forza del denaro) ma anche per la musica. Il ritornello è appiccicoso, con un ritmo spumeggiante e uno degli arrangiamenti più interessanti. Ma anche le strofe sono la fotografia di un artista che sa rappare velocemente oltre che cantare le note, sintetizzando bene ogni sensazione. Il videoclip girato sul lago di Como è firmato Daniele Furini e Daniel Monga: produzione di alto livello.

Mentre parliamo di Silvia Cal e degli altri giovani artisti, però, le classifiche Fimi nel frattempo danno verdetti che ormai, a inizio agosto, suonano già come dei giudizi quasi definitivi sull’estate musicale.

Difficilmente ci saranno sorprese nell’hit parade delle prossime settimane. Italodisco è nuovamente prima in graduatoria tra i brani più venduti della settimana, davanti a Capo Plaza e alla sua Vetri neri. Si invertono di posizione Drillionaire e Fedez, col primo che passa sul podio e l’altro che vede la Disco Paradise scendere al quarto posto. Forse uno dei singoli estivi di minor successo per mr. Ferragni che, tuttavia, non può certo lamentarsi per i risultati.

Interessante come Meltdown di Travis Scott sia oltre il ventesimo posto tra i singoli più venduti. Eppure l’album, appena uscito, è al primo posto nella classifica dei long play. La graduatoria dei vinili, invece, premia Laura Pausini: le riedizioni in formato 33 giri dei suoi album le garantiscono il secondo, terzo e quarto posto dietro a Tedua con La Divina Commedia.

The Kolors, Paola e Chiara, Coma_Cose: le novità della settimana
Stash, frontman dei The Kolors, è tornato alla ribalta con Italodisco. Angelina Mango però potrebbe contendergli il titolo per il tormentone dell’estate

 

 


Sarà l’estate di Angelina Mango o quella dei The Kolors? E perché non quella di Annalisa o di Paola e Chiara, tutte impegnate con più di un nuovo brano? A fine luglio ancora si rivela difficile scegliere un unico protagonista di questa estate 2023. Se Angelina Mango sembra sempre più in risalita, è altrettanto vero che Fedez secondo qualcuno ha ormai perso la spinta dell’originalità con questi pezzi cantati a tre voci. Tuttavia fa sempre ballare. Insomma sembra che il pubblico voglia a ogni costo trovare nuovi re e regine estive. Un po’ come accade nel calcio quando dopo un po’ di scudetti consecutivi di un’unica squadra si inizia a tifare perché cambi qualcosa. Se una canzone (come Disco Paradise) è orecchiabile, però, non può certo essere un difetto. Forse il problema è di certe radio che, nelle prime settimane, hanno tenuto nascoste troppe altre hit a favore di Fedez e Annalisa.

Orecchiabile lo è anche Ci pensiamo domani di Angelina Mango.

La canzone, partita in sordina, ora è al nono posto dei singoli più venduti della settimana. Il ritornello “Come se come se come sere d’estate” è un tormentone difficile da cancellare dalla testa. A differenza di tutti gli altri, però, qui si esprime in modo particolare anche la voce della stessa cantante. La capacità  di Angelina Mango di arrivare a note altissime è ben evidente anche in un pezzo così dance. La cantante dimostra così di non avere certo bisogno di un cognome importante per raccontare il suo talento. Nè di essere una scommessa tra le tante provenienti da trasmissioni televisive.

Angelina Mango è una delle migliori novità musicali e quasi certamente sentiremo parlare di lei anche per il cast del prossimo Sanremo.

La sua canzone ripete quanto sia bello sbagliare alla giovane età. Meglio non farsi aspettative e non lasciarsi coinvolgere da troppe paranoie: lo stato d’animo dell’estate dovrebbe durare per sempre.

Quanto sia casomai difficile portare un cognome importante lo sa bene anche Jasmine Carrisi. È lei l’unica novità degna di nota in questa settimana di fine luglio. Eppure in pochi ne parlano: sembra faccia paura ammettere che la ragazza, con un genere senz’altro diverso da quello del padre, abbia una voce pop molto intonata e piacevole da ascoltare su una melodia e un ritmo piuttosto divertenti. La sua Amoremalinconia non ha una trama molto diversa da quella di Angelina Mango. Racconta di un amore tormentato di cui non si può fare a meno. Neppure nella distrazione dell’estate. La storia non è delle più originali, ma non fa altro che narrare i sentimenti dei più giovani, da un lato pronti a divertirsi e dall’altra coinvolti anima e corpo da relazioni a cui i più adulti rinunciano sin da subito. Ecco perché Amoremalinconia si rivela, oltre che molto fresca e ballabile, anche una fotografia della gioventù e di quel contrasto di emozioni che confonde gioia e tristezza.

Nessuna teodicea dell’amore: solo tanta voglia di dedicarsi ai sentimenti con la spensieratezza che l’età richiede ma non trova mai.

Insomma, amori giovanili e desiderio di evasione in questa estate iniziata con Mon Amour di Annalisa. Ma le classifiche cosa dicono?

Al primo posto dell’hit parade, nei singoli più venduti, c’è ancora Italodisco dei The Kolors, rilanciatissimi dopo qualche anno di appannamento. Torna dunque di moda la dance, con tanto di testi nostalgici verso i simboli delle estati passate. Non sfonda la coppia Mengoni-Elodie, forse troppo raffinata per un ascolto distratto come quello estivo. La loro Pazza musica, però, resterà fino a fine anno tra le migliori (al momento è dodicesima).

E mentre J-Ax si impegna nei dissi già (non richiesti) con Meneguzzi, Disco Paradise viaggia costantemente al terzo posto.

L’estate è ormai al giro di boa. I primi verdetti ci sono, ma sembrano ancora troppo fragili per esprimere giudizi definitivi. Attendiamo gli sviluppi delle prossime settimane, che si riveleranno decisive per decretare il vero tormentone dell’estate.

Mara Sattei, Antonino, Il Pagante, Vanessa Grey: le migliori novità della settimana
Il Pagante, con Mara Sattei, Antonino e Vanessa Grey, rappresenta una delle migliori novità discografiche della settimana

Mara Sattei pronta a prendersi il pubblico delle discoteche, Il Pagante punta agli spot


Mara Sattei era stata una delle rivelazioni della scorsa estate. Voce femminile nel trio che la vedeva coinvolta con Fedez e Tananai (
La bella vita), Mara aveva trovato nella partecipazione sanremese una nuova visibilità, tuttavia passata abbastanza in sordina tra le tante canzoni in gara. Serviva una riconferma, per consacrarsi definitivamente al pubblico. Così Mara Sattei ha aspettato ancora l’estate, in questo caso ormai inoltrata. Per la verità, con un brano del tutto diverso da quello dell’anno scorso. Non si potrà dire insomma che fa sempre canzoni uguali e solo in estate: senza fare troppo rumore, probabilmente sta nascendo una nuova stella di cui si parlerà sempre di più tra qualche tempo.

La nuova canzone di Mara Sattei, uscita ieri, si intitola Piango in discoteca.

Nella confusione sentimentale di una ragazza che vorrebbe risposte dalla persona di cui è innamorata, la protagonista del brano si ritrova a versare lacrime e chiedere spiegazioni persino in discoteca. Si scusa e ripete ossessivamente Dimmi dimmi cos’è quello che c’è in te.

Ecco, proprio il refrain che chiude le strofe per lanciare il ritornello lascia immaginare a un nuovo possibile tormentone di Mara Sattei. Rimane in testa e piace. Il problema è che somiglia moltissimo al refrain usato dai The Kolors per Italodisco. Si saranno parlati?

Il testo malinconico lascia così posto, dopo la strofa, a un ritornello più che mai dance, a conferma di un brano che non cita soltanto la discoteca ma la ambisce. Una musica che si fa ballare, con arrangiamenti forti e senza stagione: non si sta puntando direttamente solo all’estate, questo pezzo funzionerà nelle discoteche per moltissimo tempo.

Peccato solo che la voce di Mara Sattei sia per tutto il tempo modificata con autotune e tecnologie eccessive.

Va bene l’effetto dance, ma sarebbe bastato sfruttarlo solo su quel “Dimmi dimmi dov’è”. Questa moda di creare eco e voci metalliche è ormai sfuggita di mano in certi casi. È legittimo domandarsi che voce abbia realmente Mara Sattei. Si esprime qui molto bene il suo timbro ruvido, ma l’intonazione non è certo la prima dote che si possa ammirare quando tutto è modificato tecnologicamente. In ogni caso Piango in discoteca, lo diciamo oggi, potrà essere un brano simbolo di una generazione se i locali lo faranno risuonare come merita (e come si può immaginare). Mara Sattei è ancora solo all’inizio, ma se qualcuno aveva dubbi che Amici sfornasse ancora bravi cantanti, con lei si è risolto tutto positivamente. Non è certo l’unico esempio.

Il discorso vale infatti anche per Antonino.

Il cantante questa settimana lancia la nuova canzone All In. Si tratta di una introspezione psicologica di un uomo di fronte all’amore. Il protagonista si rende conto anzitutto che le occasioni nella vita non devono mai essere lasciate. Meglio non aspettarsi grandi cose e farsi sorprendere da quel che ci arriva, ripagandoci ulteriormente. Anche nei sentimenti, allora, è meglio godersi attimo per attimo: tutto finirà nei ricordi positivi, se si vive tutto con fiducia reciproca.

Insomma, la canzone di Antonino è un inno a realizzarsi vivendo pienamente tutto quanto, senza tralasciare nulla.

Il testo è positivo, la musica è un crescendo di ritmo, la voce del cantante micidiale. In tutto questo si concretizza un prodotto musicalmente quasi masiniano: sono davvero in pochi a poterselo permettere, Antonino è uno di quelli.

Se la canzone di Mara Sattei è ben calibrata per arrivare nelle discoteche, quella de Il Pagante è una gran furbata.

Non vi è alcun dubbio che Cerveza abbia una marcia in più forse non solo rispetto alle altre canzoni di questa settimana, ma anche rispetto a tante uscite questa estate. Fa venire voglia di ballare, sprizza energia e lascia immaginare, mentre la si ascolta, tutta la spiaggia pronta a divertirsi. Insomma è un brano incredibilmente estivo. Tuttavia, è troppo evidente la strizzata d’occhio che Il Pagante con questo brano impone per entrare nelle pubblicità. Se la musica è coinvolgente, nel testo c’è un antipatico odore di marchetta.

Sa cogliere con efficace ironia, invece, il senso del tormentone estivo la brava Vanessa Grey.

Questa settimana è uscito il suo nuovo brano dal titolo Tette, che altro non descrive se non la fissa maschile verso il seno. Si può essere colte, parlare per ore di filosofia, ma alla fine l’uomo inchioda sempre il suo sguardo sul décolleté di una donna. Tanto vale allora non biasimare la cosiddetta ocaggine se poi quel che rimane è sempre solo una questione fisica: l’uomo si merita questo.

In tempi come questi, ci si poteva aspettare un sermone femminista che bacchettasse l’uomo con piglio deciso. Sarebbe tuttavia stato scontato e persino pedissequo. Vanessa Grey ha ribaltato il messaggio, sottolineando come una caratteristica personale a cui talvolta non si dà importanza sia invece apprezzata da altri. Per farlo ha sfoderato tutta l’ironia (e l’autoironia), realizzando un brano orecchiabile, ballabile e che ripete la parola del titolo con la giusta periodicità di un tormentone. Tutto questo, con una voce determinata che può volare su pop e rock indistintamente. Altroché tette, Vanessa Grey ha un talento da esprimere ed è bene che si parli un po’ di più di lei.

Tutto invariato nell’hit parade.

Italodisco guida la classifica Fimi dei singoli più venduti, mentre La divina commedia di Tedua è al primo posto negli album, ma anche nella graduatoria dei vinili. In salita Ci pensiamo domani di Angelina Mango: è ottava, ma la canzone è cresciuta molto negli ultimi giorni facendosi sentire sempre più spesso in radio e in tv. Potrebbe rappresentare la grande sorpresa dell’hit parade della seconda metà estiva.

Silvia Salemi qui fotografata da Alice Della Valle

Quando canta Silvia Salemi, c’è da scommetterci, stiamo per ascoltare un pezzo fortissimo. Ci si può solo mettere comodi con le cuffie nelle orecchie e lasciarsi avvolgere da un timbro vocale inconfondibile, determinato, pulito e musicale che ci racconterà una storia importante su una melodia che resterà nelle orecchie.

Succede da sempre, sin dai tempi di quell’A casa di Luca, che le giurie del Festival (1997) premiarono con un Premio della critica per il miglior testo, ma che soprattutto nessuno ha dimenticato dopo tanti anni. Identica cosa per Nel cuore delle donne (2003). Insomma, quando canta Silvia Salemi, siamo molto spesso di fronte a un brano che forse non farà rumore immediatamente, perché lei è apprezzata anche per la sua discrezione. Eppure possiamo starne certi, ogni sua canzone ha da sempre le carature per diventare iconica di un messaggio preciso.

Senza tradire la sua idea di qualità musicale, questa volta Silvia Salemi ha voluto sorprendere.

Il suo nuovo brano, uscito ieri 14 luglio, si intitola Faro di notte e a differenza di altre volte, come lei stessa ammette, “non va alla ricerca obbligata di lanciare un messaggio poetico e cantautorale a chi la ascolta. È una canzone che vuole semplicemente essere figlia del suo tempo, cantata con una modalità espressiva vocale più attuale e, quindi, con l’utilizzo di una serie di tecniche vocali differenti da quelle usate in passato”. 

In effetti le sonorità più moderne ci sono tutte, sin dalle primissime note. La canzone è un pop estivo che regala atmosfere suggestive prestandosi a essere compagna di viaggio di moltissimi per le prossime vacanze. Il “voglio” che si ripete nel ritornello sarà un inevitabile tormentone (con una maggiore raffinatezza rispetto ai soliti brani della stagione calda).

Tuttavia, Silvia Salemi non rinuncia nemmeno questa volta a lanciare un messaggio importante: dobbiamo lasciarci guidare da un punto di riferimento nella nostra vita. Tutti possiamo trovarne uno, incrollabile, sicuro, capace di fare luce sul nostro futuro.

Così, con una poesia che trova nella notte la metafora dei momenti più difficili da superare, Silvia Salemi interpreta un bel brano scritto con Davide Autorino, Ivan Amatucci e Marco Rettani.

Una delle migliori novità della settimana indubbiamente. A cui fa eco il nuovo pezzo di Bobby Solo. Il cantante romano lancia Rubi il mio cuore, uno swing romantico e malinconico che probabilmente meritava un arrangiamento più ricco, ma dove la voce del mitico Bobby dona già la migliore pienezza che si possa sperare.

Cosa fa un uomo quando finisce una storia d’amore? Si tormenta in un’esistenza alla ricerca continua di un senso vero. Ma questo accade se è molto innamorato, ecco perché dunque ogni relazione in cui si crede fortemente rischia di diventare pericolosa per l’individualità di ciascuno. Ci si aliena e ci si dimentica delle capacità di gestire da sé la propria vita. Con quell’ironia insita nella voce da guascone di Bobby Solo, ecco quindi che Rubi il mio cuore saprà piacere a chi ama ancora un genere musicale autentico. Quello fatto di chitarra e voce, senza troppi altri suoni che modernizzerebbero un prodotto bello per quello che sa proporre nella sua classicità.

I migliori sono sempre quelli della “vecchia guardia”. Torna anche Rettore, ospite di un pezzo lanciato da Legno: Spettacolare.

Il titolo basterebbe di per sé a descrivere già l’atmosfera che emerge da questa canzone. Un ritornello che esplode con enfasi ripete la parola “Spettacolare” come inno alla spensieratezza e alle passioni da lasciare esprimere. Questa dovrebbe essere la vita, questa dovrebbe essere la musica. C’è un ritmo incalzante, c’è un featuring che unisce diverse generazioni.

E soprattutto c’è un testo che ci fa anche riflettere. Perché purtroppo, quella spettacolarità non è più solo un lusso a cui guardare, ma persino un obbligo sociale di molti. Tutti pronti a qualunque cosa pur di diventare celebrità: ciò che conta è la visibilità. E’ fondamentale (ahinoi) spettacolarizzare tutto. Con Rettore, però, ogni canzone sa diventare un meraviglioso omaggio alla libertà di pensiero e così ecco che il pezzo lo si può ascoltare con ambivalenza. Passano i decenni, ma Rettore è sempre una delle più all’avanguardia.

Classifiche Fimi: salgono al primo posto i The Kolors, grande sorpresa di questa estate 2023 con un rilancio straordinario grazie alla loro ItaloDisco.

Scivola al quarto posto Drillionaire, mentre risale di una posizione, tra i singoli più venduti, il trio Fedez-Articolo 31-Annalisa. Tedua conferma il suo primato tra gli album più venduti, dove al secondo posto spunta la coppia Irama-Rkomi.

I tifosi del Bari hanno festeggiato la promozione in Serie A con un brano di Tonino Carotone. Vediamo quale


Tonino Carotone. Forse a qualcuno questo nome dirà poco, al massimo legandolo alla serie Narcos, di cui ha composto un brano della colonna sonora. Chi ha vissuto la fine degli anni ‘90, però, sa perfettamente che in quel periodo c’era un brano molto noto di questo cantante spagnolo. Un pezzo che, nemmeno a dirlo, spopolò in Italia per diverse ragioni. La prima, ovviamente, è il nome del cantautore. Tonino Carotone, ossia un omaggio al nostro swing con Renato Carosone. Non a caso, nel 1999, i due incisero insieme una nuova versione di Tu vuò fa’ l’americano. Ebbene, quel pezzo è tornato alla ribalta negli ultimi tempi anche allo stadio.

Nel nostro MusiCalcio scopriamo ogni settimana come il mondo del pallone sappia riutilizzare brani famosi per adattarli ai cori degli spalti.

Sono strategie comunicative di chiaro impatto: il lavoro più grande è trovare la fantasia per modificarne le parole. In qualche caso abbiamo già visto come questa operazione non si rende nemmeno necessaria. Oppure le parole già esistenti suggeriscono, per assonanza, quelle che le sostituiranno. Di certo, in questo modo, non si deve inventare una nuova melodia. La parte più impegnativa del lavoro, insomma è già fatta.

A volte diventa una sfida a rispolverare antichi successi durati una stagione e poco più, magari accattivanti al punto che qualcuno possa dire: Che bella melodia si sono inventati.

Ecco, è quello che è accaduto a Tonino Carotone con i tifosi del Bari.

La canzone a cui facciamo riferimento si intitola Me cago en El amor. Il titolo, decisamente fuorviante senza traduzione, fu un altro motivo di tanta curiosità del pubblico italiano verso questo bel pezzo. Tonino Carotone, comunque, fu un vero fenomeno nell’estate 1999. Il genere latino ha sempre fatto furore da noi: in questo caso poteva contare su un mix di parole italiane e spagnole, che giocavano volutamente su quell’ambiguità del titolo. Chiariamolo subito: Me cago en El amor significa “me ne frego dell’amore”. O, se preferite rimanere nella speranza di una volgarità, un invito all’amore ad andare a quel paese. La canzone, infatti, mette al centro il sentimento come chiave fondamentale per interpretare questa vita. Nel bene e nel male.

Perciò Tonino Carotone, con Me cago en El amor, attaccava direttamente l’amore.

Se le cose non sono andate bene, se ci sono stati tradimenti, la colpa non è delle persone, ma dello stesso sentimento che si è rivelato ingannevole e facilmente illusorio. Non una canzone particolarmente ottimista, insomma. D’altronde, se mai si avevano dei dubbi, bastava ascoltare il recitato di Tonino Carotone (altro motivo di popolarità grazie alla sua capacità di diventare tormentone). Diceva così: È un mondo difficile e vita intensa felicità a momenti e futuro incerto. Il fuoco e l’acqua con certa calma serata di vento e nostra piccola vita e nostro grande cuore.

 

Un italiano volutamente stentato per un testo tutt’altro che romantico, come sono in genere le canzoni riprese dai tifosi dello stadio.


Eppure gli italiani andarono matti per quella canzone densa di malinconia. Il motivo (e sono quattro) era nella sua ballabilità, con una strofa musicale e facilmente ricantabile che accattivava con allegria e simpatia. Talmente ricantabile che oggi, appunto, Me cago en El amor si sente al San Nicola di Bari ogni volta che giocano i padroni di casa. Altro che mondo difficile, il nuovo coro cantà così:
io canterò x te,magico bari,lotta col cuore,dai nn mollare,vinci insieme a noi.

Cosi Tonino Carotone è diventato un cantante da stadio. Con orgoglio ripostò qualche tempo fa lui stesso il video della curva del Bari che si esaltava con questo coro. Da segnalare due curiosità che non tutti sanno: i fiati di quel brano originale erano suonati dall’italianissimo Roy Paci, mentre Manu Chao si occupava di basso, chitarra e missaggio oltre che dei cori. Se il Bari neo promosso in A l’anno prossimo dovesse ripetere il destino di Carotone del suo successo, c’è da stare certi.

Ci saranno sorprese e, sebbene se solo per una stagione, anche la squadra potrà essere ai livelli delle più grandi per una stagione memorabile.

Raphael Gualazzi - Love Life Peace
Raphael Gualazzi è la grande novità di questa settimana musicale

Poetico e sognante Gualazzi; geniale Il Cile, ripetitiva Ana Mena.

Ci sono tormentoni e poi c’è Gualazzi. L’estate sarà anche una stagione ricca di produzioni musicali, ma ultimamente rischia di diventare persino noiosa dal punto di vista canoro: ciascuno tiene tantissimo a lanciare il proprio tormentone. Anche l’interprete meno conosciuto, piuttosto che rischiare si butta sul classico pop energico, che cerca palesemente di avvicinarsi all’ottica del tormentone. La fantasia è sempre meno, il coraggio di provare qualcosa di nuovo non esiste. Almeno finché non si ascolta Raphael Gualazzi. Il cantautore, vincitore a Sanremo tra i Giovani nel 2011, era già maturo quando si presentò al grande pubblico dodici anni fa, ma oggi ha acquisito una convinzione ancora maggiore che andrebbe premiata. E invece troppo spesso non viene menzionata.

E’ proprio di Raphael Gualazzi il singolo più bello di questa settimana.

Si intitola Vivido il tramonto e contiene tutto il jazz melodico a cui Gualazzi ci abitua da sempre. Come al solito, però, introduce delle sorprese (altrimenti che jazzista sarebbe?). In questo caso volteggia con la voce, che sembra rimbalzare da una strofa all’altra attraverso scivoli piacevolmente musicali. Così, la canzone non è il classico jazz fatto di improvvisazioni e mani pesanti sui tasti del pianoforte. Piuttosto, si assiste all’espressione retrò di un’atmosfera onirica che anticipa perfettamente il tema dei sogni, centrale nell’album in uscita (e che darà il via a un tour in tutta Italia, anche con date doppie nella stessa città). Il brano è uno dei più difficili, vocalmente parlando, nella produzione di Gualazzi. Non solo per una serie di mezzi toni che rischiano sempre l’effetto straniante, ma decisamente suggestivi quando vengono interpretati con attenzione. In questo caso il cantautore sfiora persino il falsetto, con una vocalità che si mantiene alta per tutto il brano, ponendo persino qualche somiglianza tra il suo nuovo brano e Vacanze romane dei Matia Bazar.

Di sicuro Gualazzi voleva esprimere l’idea di un sogno e di un paesaggio surreale.

Che ci sia una ispirazione ai Matia Bazar oppure no, di fatto non ci interessa. Questo pezzo sembra appartenere al mondo e al personaggio di Gualazzi più di tutti i precedenti.

Altre novità, più o meno convincenti, disegnano il panorama musicale di questa settimana. Sono appena trascorse due settimane da quando Ana Mena ha lanciato il nuovo singolo con Gue, rieccola con un featuring insieme a Fred De Palma.

Il pezzo (arrangiato da Takagi e Ketra) è una melodia tutta latina in stile Lambada, che con la sensualità dei due cantanti si esprime perfettamente.

Se c’è un ritmo che in estate non stancherà mai è proprio questo, perché ha insito dentro di se il ballo: provate ad ascoltare Melodia Criminal senza muovere un muscolo, sarà difficilissimo. Il testo racconta di una notte di passione tra una donna e un boss pericoloso, che però sembra avere il cuore tenero di fronte a chi gli fa perdere la testa. Le paure svaniscono nell’incoscienza dell’amore che, talvolta, ha le sue ragioni, per parafrasare Pascal. C’è solo un problema: Ana Mena canta sempre la stessa canzone e uscire con due brani a distanza di due settimane rischia di non giovare molto in questo caso. Oltre al fatto che a luglio abbiamo già chiaro quali saranno i tormentoni del 2023.

Non cambia molto rispetto al passato nemmeno Marco Carta.

 

Il testo al miele (in sostanza si racconta che la presenza della persona amata emana emozioni e luce come un Supernova) appare quasi il fattore meno scontato di una canzone che pare di avere già ascoltato. Tutto sommato, però, apprezzabile il tentativo di proseguire sulla strada del pop frizzante con una melodia che, piaccia oppure no, comunque è cantata. E anche intonata. Cosa che non si può dire proprio per tutti.

È anche la settimana de Il Cile con Ma che musica c’è.

Ha ritmo, un bel ritornello orecchiabile e cantautorale senza volersi imporre come tormentone (avrebbe potuto uscire in qualunque momento dell’anno, a differenza di tutti gli altri tipicamente estivi). E poi ha una bella voce. Non si smentisce Il Cile, anche per i testi tutti da ascoltare con attenzione. In questo caso un misto tra nostalgia e tenerezza nel guardare al passato, talvolta bellissimo, talvolta inevitabilmente e per fortuna cambiato. In ogni caso i ricordi vivono anche grazie alla musica: ci basta sentire una melodia simile a quelle di quando si era più giovani e subito riaffiorano tutti.

La qualità maggiore di questo brano, però, è l’arrangiamento che resta in testa con lunghi assoli musicali che come al solito testimoniano la personalità artistica de Il Cile.

Classifiche Fimi: comanda tra i singoli Drillionaire, il prodotto che mette insieme tanti trapper italiani e può far leva sulla somma dei follower di ciascuno di loro. Quindi subito dietro, Capoplaza. A sorpresa, non c’è Disco Paradise al terzo posto, ma Italodisco dei The Kolors. Da segnalare il ripetuto successo di Cenere: il brano secondo classificato a Sanremo è ancora quattordicesimo. Praticamente là in mezzo ai tormentoni estivi. Ovviamente unico superstite del Festival.

 

 

Gli inni della Salernitana: il calcio è amore e passione…
Scopriamo perché Vattene amore divenne inno della curva salernitana


Dopo il terzo posto al Festival, Vattene amore divenne il coro della curva amaranto. Storia di una canzone

Trottolino amoroso, ovvero Vattene amore. A leggerli così potrebbero sembrare titoli di due canzoni diverse. La prima romanticamente positiva, la seconda malinconicamente negativa. Dipende dai punti di vista: i tifosi della Salernitana optarono per la prima ipotesi. Vediamo perché.

Nel nostro MusiCalcio ogni settimana analizziamo il rapporto tra il mondo della canzone e quello del pallone, rendendoci conto che molto spesso si intersecano dando un senso di unità e partecipazione inimmaginabili. Ecco, è esattamente quello che accadde nel 1990 con i tifosi della Salernitana e Vattene amore.

Sono in tanti a pensare che l’inno degli amaranto sia Vattene amore.

In realtà non è così, ma per la curva dei tifosi in qualche modo lo è sempre stato. Nel 1990, infatti, la Salernitana veniva promossa in Serie B dopo tanti anni nella serie C. Da pochi mesi in radio continuavano a circolare dei brani di assoluto successo. Si ricordano La lambada, Sotto questo sole, Un’estate italiana. E poi, direttamente dal Festival di Sanremo, ecco il brano terzo classificato. Vattene amore, cantato da Amedeo Minghi e Mietta, era il pezzo romantico che ci voleva in quella fine primavera. Così la curva dei tifosi iniziò a intonare: Magari ti chiamerò trottolino amoroso du du da da da.

Inutile cercare un senso più intrinsecò circa la scelta di quel ritornello: ci voleva semplicemente una canzone d’amore orecchiabile e corale. Nessun altro pezzo, in quel periodo, aveva la stessa forza di Vattene amore. O, come dicevamo, di Trottolino amoroso.

La canzone, composta da Minghi su parole di Pasquale Panella, gode infatti di un titolo popolare che talvolta offusca persino quello originale.

Merito di un ritornello pieno di vitalità, che apre a un ottimismo e a una orecchiabilità non sempre facili da trovare. Viene persino da chiedersi, francamente, perché non fosse stato scelto proprio Trottolino amoroso come titolo ufficiale. Ma qual è il senso della canzone? Se lo sono chiesti in tanti, anche negli ultimi anni dopo che nel corso di una trasmissione televisiva qualcuno accusò Minghi di aver composto una canzone non sense. Come se i brani che ci propone la discografia oggi fossero tutti scritti da Proust.

Eppure non è difficile capire il significato di Vattene amore.

Si tratta di una coppia che, avendo paura dei sentimenti, prova a schivarli quando ormai ha già capito di essere innamorata. I due, insieme, sono spensierati e sanno perfettamente che se proseguiranno in una relazione correranno il rischio di tutte le coppie. Ossia di annullarsi a favore di una vita tra le nuvole e tra i sogni. Magari (così dice il ritornello, ma appare più una certezza che un’ipotesi) si chiameranno con nomignoli piuttosto buffi. Vedranno i loro volti e i loro nomi impressi ovunque, persino nelle pubblicità. Perché quando si è innamorati ogni cosa parla del proprio partner. Persino canzoni e film. In questo caso, si fa riferimento al gatto annaffiato di una pubblicità. In effetti in quel periodo era particolarmente famoso lo spot di una famosa pastasciutta, dove tra i protagonisti c’era proprio un gattino arruffato sotto la pioggia.

Troppo mielosa? Troppo scontata?

Può darsi, perché le canzoni d’amore appaiono così quando non si vivono i sentimenti. Chi li vive, però, sa che non è esattamente così. Ci vuole modo e modo per proporre una poesia. Esattamente come seppe fare Pasquale Panella sull’ennesima melodia accattivante di Minghi. Così, il brano venne proposto inizialmente a Mina e a Ornella Vanoni (proprio colei che poi ne avrebbe criticato il testo decenni dopo). Quando, però, lo provinò anche Mietta, non vi furono più dubbi. La canzone sarebbe stata sua. Difficile, tuttavia, far cantare solo a lei il brano a Sanremo, come era nelle intenzioni. Aveva appena vinto a Sanremo Giovani l’anno prima, ora Mietta aveva bisogno di gareggiare nella categoria che più gli apparteneva. Occorreva però una collaborazione con un grande. Eccola dunque la proposta giusta: un duetto (all’epoca si parlava ancora italiano e non si diceva featuring) con lo stesso Minghi.

Vattene amore divenne la canzone vincitrice morale di quel Festival.

Arrivò terza, non senza qualche polemica creata dai giornalisti per raccontare il rapporto difficile tra Minghi e l’orchestra. Cronache inventate, che se da un lato fanno gioco nella kermesse sanremese, d’altra parte lasciano non poco amaro in bocca. Proprio quest’anno Vattene amore ha raggiunto il disco d’oro, dopo essere stata già all’epoca la seconda canzone più venduta dell’anno, dietro alla coppia Bennato-Nannini. La versione inglese venne cantata da Nikka Costa. Quella calcistica, come detto, dalla Salernitana. Da trent’anni ormai canta tutte le domeniche quel ritornello: Il tuo nome sarà su un cartellone che fa della pubblicità… 

Dite quello che volete: pochi brani sanno cantare l’amore in modo così completo e ironico come questo pezzo.

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