Sanremo 2021, la terza serata. Ancora Ermal, emozione Orietta
Fedez, Francesca Michielin alla terza serata del 71 Festival di Sanremo. (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

“Zitti e buoni” vince Sanremo davanti a Fedez-Michielin. Solo terzo Ermal Meta

Maneskin, sono loro i vincitori del Festival di Sanremo 2021. Un successo assolutamente inaspettato, che sovverte tutti i pronostici della vigilia. Dopo una classifica sempre dominata da Ermal Meta, tallonato da Annalisa, sembrava ormai scontata la vittoria del timido cantautore albanese. Incredibilmente invece il lupo, come lo chiamano i suoi fans, non è andato oltre il terzo posto finale. Superato persino dalla coppia Fedez-Michielin che sembrava ormai fuori dai giochi. Il potere del televoto (e dei social) li portati però dalla settima alla seconda posizione.

Altro che la dolcissima Un milione di cose da dirti: a Sanremo 2021 vince il rock più puro. Il punk vero. Quello orgogliosamente urlato (anche troppo se non si sta attenti al volume della televisione) e ribadito nel ritornello “Siamo fuori di testa, ma diversi da loro”.

Con “Zitti e buoni” i Maneskin hanno scritto un vero e proprio manifesto del loro spirito musicale.

Quello che permette di guardare il mondo a testa alta senza preoccuparsi dei pregiudizi altrui, senza paura di affrontare strade in salita. E anche il loro stesso trionfo è maturato proprio come dice la loro canzone: zitti e buoni, senza fare proclami, ma lasciando parlare solo la musica. Come avevano fatto nella terza serata in cui avevano sconvolto l’Ariston con una interpretazione leggendaria insieme a Manuel Agnelli.

Non è la prima volta negli ultimi anni che arriva una vittoria a sorpresa: Renga nel 2014, Michielin nel 2016, Mannoia nel 2017, Ultimo nel 2019, Gabbani nel 2020 sono quelli entrati Papa e usciti Cardinali dalla finale dell’Ariston.

I Maneskin vincono al termine di una lunghissima serata che finisce alle 2.30 della notte dopo tanti ospiti preziosi (la Banda della Marina Militare; Gaudiano; Serena Rossi; Ornella Vanoni; Francesco Gabbani; Giovanna Botteri; Alberto Tomba; Federica Pellegrini; Umberto Tozzi; Paolo Vallesi; Michele Zarrillo; Riccardo Fogli).

Doveva essere il primo Festival dopo il Covid, almeno secondo le previsioni di Amadeus e di tutti ad aprile 2020. Ci ritroviamo, con una certa angoscia, a sperare che non si tratti del “primo Festival durante il Covid”, ma solamente dell’unico.

Tantissime le canzoni di questa edizione che si rivelano fotografie dell’epoca in cui viviamo.

A cominciare da Ghemon che con Momento perfetto ha lanciato un grido di positività (quella vera, della felicità) con la voglia di vivere finalmente il proprio momento nel mondo.

Ascoltando Irama e ci si aspettava sempre che sulla melodia e gli echi di La genesi del tuo colore arrivasse prima o poi Giorgio Vanni a cantare una sigla di supereroi di cartoni animati. Le parole sono un attuale ed esplicito invito a proseguire oltre i dolori per tuffarsi nella musica, senza vergognarsi delle lacrime versate.

Al sentimento cantato da Renga in Quando trovo te si unisce anche la solitudine di una città che ha cambiato prospettiva sulla speranza.

Colapesce e DiMartino hanno raccontato tutto, o quasi, nel titolo della loro Musica Leggerissima. Parlare di depressione e solitudine senza mai citarla non è facile, loro ci sono riusciti benissimo con la magia della canzone, sempre in grado di distrarci. In fondo è questo il senso di Sanremo 2021.

Hanno affrontato tante tematiche di oggi Lo Stato Sociale, con la loro consueta ironia, Max Gazzè e Willie Peyote. Il farmacista è una satira contro l’Italia dei troppi politici diventati “medici” recentemente. Mai dire mai  cita persino “le brutte intenzioni” di morganiana memoria e tanti altri vizi del “paese di musichette mentre fuori c’è la morte”.

Noemi in Glicine ha raccontato la rinascita da un momento oscuro grazie a una forza interiore.

Non è mancato l’amore, perchè niente più di questo ci aiuterà a uscire dalle difficoltà. Non ne hanno parlato solo Ermal Meta, Annalisa, Arisa e la tradizione romantica di Orietta Berti: anche i più giovani sanno raccontare sentimenti.

Lo hanno fatto La Rappresentante di Lista, Coma_Cose, Madame, Fasma.

Lo ha cantato Fulminacci, sebbene con una certa sindrome di Peter Pan forse presa in prestito da Gio Evan: del suo testo rischia di rimanere solo la voglia di “diventare deficiente e farsi male”, eppure la canzone ha un senso.

E lo ha ribadito Gaia, arrivata troppo tardi rispetto agli anni in cui il vincitore di Amici si giocava il trionfo a Sanremo. La sua Cuore amaro sarà comunque una canzone che resterà, non solo per la melodia stile Elisa, ma anche per il testo che ripercorre la sua consapevolezza di errori fatti e la voglia di vivere la propria vita con trasparenza. Più o meno come fa Bugo nella sua melodia orecchiabile e sognante.

E’ stato il Festival della musica ballabile e divertente, quella in cui è inutile cercare la Critica della Ragion Pura perché va goduta per quella che è.

Tanta varietà musicale. Dal rock puro e coinvolgente dei Maneskin al folklore degli Extraliscio su straordinari assoli di tromba: c’era bisogno anche di questo per respirare un po’ di normalità. 

Tanti talenti, anche se di qualcuno ne avremmo fatto volentieri a meno: interpreteremo le urla e le stonature di Random e Aiello come materiale per i social più che come innovazione.

I Maneskin vincono il Festival che doveva vedere protagonisti Francesca Michielin e Fedez, che invece si erano attardati in classifica. Nella finale, per la prima volta, lo cantano precisamente all’unisono e senza essere legati dal consueto filo colorato delle scorse sere, che simboleggiava una vicinanza nella distanza imposta. Quella che poi si è andata completamente a fare benedire durante la premiazione.

L’influencer, finalmente rilassato e forte della sua canzone dal ritornello suggestivo, a fine esibizione si fa quindi interprete del pensiero di molti, rivolgendosi al conduttore:

Grazie Amadeus, è stato importante per tutti.

E’ proprio così: il Festival che qualcuno voleva boicottare, non solo non ha fatto male a nessuno, ma è stato salutare. Il direttore artistico ha dichiarato che non ci sarà nel Festival 2022, e questo dispiace a tutti. La sua missione è perfettamente riuscita: ha riportato un clima di serenità che mancava da un anno in televisione. Lo sappiamo, è stata un’illusione, ma ce n’era bisogno: da domani i titoli delle prime pagine torneranno a raccontare solo i cambiamenti cromatici di un’Italia che spera di ripartire veramente.

Avevamo necessità di spensieratezza e Amadeus ci ha regalato la possibilità di viverla. Con belle canzoni, tanto divertimento e immenso coraggio. Per svecchiare definitivamente Sanremo ci voleva la grinta di portare in gara cantanti giovani, andando oltre i soliti nomi. Ci voleva qualcuno che puntasse su di loro senza bisogno dell’usato sicuro. Nessuno aveva avuto finora completamente questa tenacia.

Certo qualche scelta impopolare l’ha fatta, e forse qualcuna non la rifarebbe nemmeno lui, ma ha sempre ammesso anche gli errori. E pazienza per gli ospiti che hanno rifiutato l’invito: l’occasione l’hanno persa loro. Ama ha vinto su tutti i fronti: professionale, ironico, mai fuori dalle righe, familiare.

Mancherà al Festival. Un pensiero va anche a Giovanna Civitillo: la donna che vive ogni giorno l’insonnia del marito mai stanco di ascoltare la musica, nemmeno a notte fonda. Ma a che ora dormirà il conduttore?

Durante la finale fa commuovere il suo più grande amico, Fiorello, a cui consegna il Premio Città di Sanremo.

Rosario è più di un ospite, e anche più di co-conduttore. Un vero mattatore piuttosto: quando arriva il suo momento, tutto il resto si ferma, ed è così che deve essere. Nessuno sa fare spettacolo come lui: presentatore, comico, cantante, ballerino, protagonista, spalla. Sa fare tutto e lo fa benissimo, rendendo più forte chiunque sia al suo fianco.

Doveva essere il Sanremo della rinascita, ed è stato il Festival che ci ha riportati alla voglia di ballare, di vivere la musica a tutto tondo. Senza pensare ad altro. Il Festival più difficile della storia, quello senza pubblico in sala. Quello che per la prima volta si è finalmente davvero disinteressato dello share.

La vittoria dei Maneskin rappresenta il secondo successo del rock a Sanremo: la prima volta era stata 28 anni fa con Enrico Ruggeri (Mistero).

Al confronto, però, la canzone di Ruggeri era una melodia romantica. Questa volta si è arrivati a un punk molto più deciso. Segnale di un cambio di passo: piaccia oppure no, un altro bersaglio centrato per Amadeus che voleva un Festival diverso. E i Maneskin, di diversità, ne urlano tanta.

Ecco la classifica completa e i premi del 71esimo Festival di Sanremo:

  1. MANESKIN, ZITTI E BUONI
  2. FRANCESCA MICHIELIN-FEDEZ, CHIAMAMI PER NOME 
  3. ERMAL META, UN MILIONE DI COSE DA DIRTI
  4. Colapesce-DiMartino
  5. Irama
  6. Willie Peyote
  7. Annalisa
  8. Madame
  9. Orietta Berti
  10. Arisa
  11. La Rappresentante di Lista
  12. Extraliscio feat Davide Toffolo
  13. Lo Stato Sociale
  14. Noemi
  15. Malika Ayane
  16. Fulminacci
  17. Max Gazzè
  18. Fasma
  19. Gaia
  20. Coma_Cose
  21. Ghemon
  22. Francesco Renga
  23. Gio Evan
  24. Bugo
  25. Aiello
  26. Random

Premio della Critica Mia Martini: Willie Peyote, Mai dire mai (la locura)

Premio Lucio Dalla Sala Stampa: Colapesce-DiMartino, Musica leggerissima

Premio Sergio Bardotti (Miglior testo): Madame, Voce

Premio Giancarlo Bigazzi (Miglior composizione musicale): Ermal Meta, Un milione di cose da dirti

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1

L’Avvocato Renato Moraschi risponde alle nostre domande sul plagio

Plagio. Uno degli argomenti più discussi in campo artistico, e mai del tutto conosciuto. Chiunque sa che esiste, in tanti usano questa parola spesso abusandone. I media, da sempre alla ricerca dei plagi musicali specie nel periodo del Festival di Sanremo, mettono spesso in discussione la storia delle canzoni parlando di plagio. Ma di cosa si tratta esattamente? Quali sono le sue implicazioni?

Eccoci al nostro consueto appuntamento con LegalPop, la rubrica che ogni settimana vi racconta l’arte e i suoi retroscena con un vero e proprio manuale per muovervi correttamente senza incorrere in diatribe giudiziarie.
A rispondere, come sempre, l‘Avvocato Renato Moraschi, specializzato in diritto d’autore. Al termine dell’articolo, troverete il nostro consueto riassunto che traduce il linguaggio più strettamente “Legal” a quello “Pop“. Per ogni eventuale specifica domanda, potete scrivere al nostro indirizzo email: l’Avvocato vi risponderà dalla nostra rubrica!
Parliamo, quindi, di plagio. Imitare un’opera artistica (non solo musicale) vuol dire plagiarla? Cosa si rischia plagiando un’opera d’arte? Ecco qui le risposte dell’Avvocato alle nostre domande basilari.
Cos’è il plagio?
L’Avvocato risponde…

Per “plagio” si intende la falsa attribuzione di paternità dell’opera altrui.

L’autore del plagio si dichiara autore di un’opera che, invece, è stata creata da altri. Mediante il plagio si viola il diritto morale di paternità del vero autore.
Il plagio può ritenersi sussistente nel caso in cui vi sia una pedissequa ripetizione dell’opera dell’ingegno altrui. E, dunque, quando si riscontri nelle due opere una identità di rappresentazione, tale da far ritenere che si è in presenza di una rappresentazione sostanzialmente unica.
Di plagio non può parlarsi ove l’opera successiva abbia una propria autonomia espressiva e sia il risultato di uno sforzo creativo che lo connoti di originalità.
Se sfrutto illecitamente un’opera altrui posso essere accusato di plagio?
L’Avvocato risponde…

Non necessariamente.

Ovvero se taluno sfrutta illecitamente un’opera altrui, senza attribuirsene la paternità, che continua ad essere riconosciuta in capo al suo autore, si configura una diversa fattispecie denominata contraffazione dell’Opera dell’ingegno. In tale ipotesi il terzo viola i diritti economici dell’opera.
E’, altresì, possibile configurare una fattispecie composta denominata plagio-contraffazione. In questa ipotesi vi è la falsa attribuzione di paternità di un’opera che viene, nel contempo, sfruttata illecitamente dal terzo. Giova precisare che per la contraffazione e per il plagio-contraffazione è irrilevante che l’opera riprodotta e sfruttata sia esattamente l’opera originale oppure la stessa modificata…
Se non ho depositato una canzone alla SIAE e qualcuno me la copia, non ho nessuna possibilità di fare valere la mia idea artistica?
L’Avvocato risponde…

La SIAE, così come le altre collecting, certamente sono il mezzo di tutela per le opere dell’ingegno.

Nell’ipotesi in cui l’opera non sia stata depositata diventa più difficile giuridicamente fornire la prova della paternità dell’opera e, pertanto, di tutti i diritti tutelati dalla LDA.

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 2
Ci sono limiti di tempo per cui possa rivendicare i miei diritti su una canzone plagiata, dalla data di pubblicazione del secondo brano?
L’Avvocato risponde…

I termini variano a seconda del risultato che si intende ottenere con l’azione proponenda.

Certamente la prima azione da proporsi in tale ipotesi è quella cautelare d’urgenza…Sempre che ne sussista l’elemento soggettivo ed oggettivo per l’ottenimento del relativo provvedimento.

Ogni altra azione deve essere compiutamente valutata nei termini previsti dal codice di rito.

Cosa rischio se un mio brano viene ritenuto plagio di una canzone già esistente?
L’Avvocato risponde…

Il plagio presuppone una responsabilità di natura penale e civile. 

Tuttavia alcune contravvenzioni disciplinate dalla LDA sono state depenalizzate e costituiscono semplici illeciti amministrativi. 
Riassumendo…
  • Il plagio è la falsa attribuzione di paternità di un’opera artistica composta da un’altra persona
  • Non si può parlare di “plagio” di fronte a un’opera che, pur somigliando a un’altra, abbia richiesto un lavoro creativo tale da potere essere definita “originale”.
  • Usare illecitamente un’opera altrui implica un plagio solo se ci si attribuisce la falsa paternità della stessa. Altrimenti si parla solo di “contraffazione”
  • Senza depositare alla SIAE i propri brani, diventa più complicato dimostrarne la paternità. E’ fortemente consigliato depositare tutti i pezzi per tutelare i diritti d’autore.
  • Se viene pubblicato un brano uguale al mio, non ho limiti di tempo per denunciarlo. In ogni caso per prima cosa avviene una cautela d’urgenza e, solo in un secondo momento, se certificato il plagio, potrebbero essere presi concreti provvedimenti in merito
  • Plagiare un’opera altrui è punibile penalmente e civilmente. Molte contravvenzioni ora costituiscono solo illeciti amministrativi e non più penali

Cronaca della quarta serata, la sala stampa premia Colapesce e Di Martino. Ermal verso la vittoria finale

Sanremo 2021, la quarta serata. Gaudiano vince tra i Giovani
Gaudiano alla prima serata del 71 Festival di Sanremo 2 marzo 2021 (Foto © Marco Piraccini//Mondadori Portfolio)

Quarta serata del Festival di Sanremo 2021. La prima in cui si ascoltano tutte le 26 canzoni in gara nello stesso appuntamento: i brani iniziano a entrare nelle orecchie, e al termine della serata si capirà molto (forse tutto) circa i veri favoriti di questa 71esima edizione. E’ quella della finale delle Nuove Proposte, e si parte proprio con loro. Con tante canzoni da ascoltare, i ritmi devono necessariamente essere serrati. Per certi versi anche troppo: i giovani meriterebbero una vetrina migliore, ma soprattutto una premiazione meno affrettata.

A vincere è il più convincente di tutti: Gaudiano. Dedica il successo di Polvere da sparo a suo padre, scomparso due anni fa. Il Premio Critica Mia Martini è di Wrongonyou (Lezioni di volo), che si classifica però solo quarto. Il Premio Lucio Dalla Sala Stampa è di Davide Shorty (Regina). Di tutti loro, come del terzo classificato, Folcast, potremmo davvero sentire parlare in futuro.

Alle 21.34 la quarta serata entra nel vivo. Si inizia con i Big. Per molti le velleità di vittoria sono già esaurite, ma ora potremo capire realmente di che pasta sono fatte tutte le canzoni.

Vota la sala stampa, che se la deve vedere con le tante stonature di questa edizione e la durata di una serata decisamente troppo lunga.

Apre Annalisa che, per la prima volta in questo Festival, non mostra le gambe nel suo elegante vestito ed è un po’ più incerta vocalmente. Ciò non impedisce di apprezzarne il bel brano, in cui lei chiaramente crede moltissimo. Difficilmente non salirà sul podio.

Per Aiello l’eleganza non è importante, ma nemmeno l’intonazione. Si presenta con le ennesime piume nero ormai inflazionate in questo Festival. Urla e si mangia le parole costringendo ancora a leggere il testo per capire cosa dica. Mah.

La quarta serata fa amare sempre di più tutte le canzoni e la varietà di generi proposta. Rock puro e sempre più convincente quello dei Maneskin; Noemi entra nella pelle con la sua voce graffiante. Orietta Berti sembra un disco, concentratissima e gentilissima: è l’unica che ringrazia sempre tutti sorridendo.

Entra Ibra. Solito siparietto scontato dove il calciatore ribadisce quel ruolo di antipatico nei confronti di Amadeus. Si è (gli hanno?) appiccicato questa etichetta, che gli riesce benissimo, ma rispetto all’originale rimangono più divertenti i meme che gli dedicano i social.

Si torna alla gara. Colapesce e DiMartino sono tante cose: un po’ Matia Bazar e un po’ Se mi lasci non vale.

Si muovono con la padronanza del palco dei Righeira. Sono accompagnati da una pattinatrice dietro di loro, quasi come “la vecchia che balla” resa celebre da Lo Stato Sociale tre anni fa. Rappresentano un po’ tutto quello che c’è stato nel passato, e che ha funzionato. Per questo il loro blob musicale funziona e ci accompagnerà fino all’estate.

Sanremo 2021, la quarta serata. Gaudiano vince tra i Giovani 1
Colapesce, Dimartino alla prima serata del 71 Festival di Sanremo 2 marzo 2021 (Foto ©Marco Piraccini /Mondadori Portfolio

Il ritmo frizzante di Max Gazzè  è sempre lo stesso da tanti anni, eppure non smette di farci battere il piede mentre ascoltiamo Il farmacista, che lui canta da seduto vestito da Salvatore Dalì.

La quarta serata racconta la ritmicità elegante di Willie Peyote e la facilità con cui Malika Ayane esprime la sua estensione vocale.

Che si unisce alla sua capacità di fare lei stessa la coreografia del suo pezzo con ampi movimenti di braccia. Serve anche questo a rendere più bella la sua esibizione: del resto, siamo figli della televisione e delle sue pubblicità, tanto che ti aspetti da un momento che la stessa Malika sorridendo sponsorizzi uno spazzolino lanciando un acuto “Non dire niente che non sia wow!”.

Dell’apparenza e del folklore scenografico ne sa ovviamente tanto Achille Lauro, più che mai trasgressivo in un medley dei suoi brani sanremesi delle ultime edizioni. Bravo, forse eccessivi i complimenti di Amadeus. Non si starà dando troppa importanza a questo ragazzo fintamente originale che imita David Bowie?

La Rappresentante di Lista e Madame si ritrovano quasi per caso tra i Big, e questo forse non giova in un Festival molto colorato che richiede tanta originalità per farsi notare. I loro brani rischiano di passare nell’anonimato in questa gara. In effetti quest’anno in molti hanno puntato sulla canzone divertente, seguendo l’esempio de Lo Stato Sociale che, ora, sembrano meno innovativi. Pure gli Extraliscio si inseriscono in quel filone di happy music: simbolo di un’Italia che ha bisogno di spensieratezza.

Anche per questo non urta lo show semi-trash di Fiorello e Amadeus che con due parrucche da donna cantano il famoso successo di Sabrina Salerno e Jo Squillo. Certo potendo scegliere un brano di quell’edizione che compie 30 anni esatti, forse sarebbe stato preferibile virare su quelli di Cocciante o Renato Zero. Siamo donne, però, è ancora oggi molto più attuale di quel che non si potesse pensare nel 1991.

Si era parlato di Celentano tra gli ospiti di questa edizione, e ci ritroviamo Mahmood. Il suo medley conferma che si può avere una grande voce ma ci vuole prima di tutto un repertorio prima di essere superospiti a Sanremo.

Arisa è sempre una delle note più apprezzabili per l’eleganza e la naturalezza con cui trasporta dalla strofa all’inciso senza accorgersene crescendo via via di intensità. Fasma e Coma_Cose sono, tra i più giovani, i più convincenti: le loro interpretazioni di Parlami e Fiamme negli occhi meriterebbero un premio.

Con Barbara Palombelli ci sono serietà e professionalità, ma a mezzanotte si rischia l’abbiocco. Ci racconta i suoi Festival preferiti del passato con riferimenti alla cronaca di oggi, perché le canzoni di Sanremo continuano a raccontarci la nostra storia. Accenna movimenti con la gamba a ogni brano, ma lo fa con la stessa rigidità di Marina Massironi quando interpretava la presentatrice del circo bulgaro di Aldo, Giovanni e Giacomo.

La quarta serata vede finalmente un’interpretazione più concentrata e meno emotiva di Fedez, che punterà tutto sul televoto della finale per recuperare le posizioni perse in questi giorni. Chi potrebbe tutto sommato essere favorito dalla situazione è Irama, di cui andando in onda sempre la stessa esibizione delle prove non conosceremo mai in questi giorni alcuna imprecisione vocale.

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Extraliscio alla quarta serata del 71 Festival di Sanremo 5 marzo 2021 (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Dopo l’ospitata di Alessandra Amoroso, inspiegabilmente mai in gara, che canta prima con Emma e poi da sola, si arriva al rush finale, che per un gioco del destino sembra una gara tra completi opposti.

Ghemon (la nuova musica) si contrappone a Renga (il tradizionale, quasi fin troppo per quanto non cambia mai la pur sempre bella canzone). Gio Evan (il più stonato) a Ermal Meta (il migliore).

All’1.30 mancano ancora quattro cantanti. Per loro, a livello televisivo, è come non esserci in questa serata: in molti non li sentiranno.

Bugo (la canzone è una delle più orecchiabili, e lui è giustamente entusiasta nel cantarla, ma purtroppo non propriamente perfetto) canta prima di Fulminacci, altro bravo cantautore che fatica però a prendere le note giuste.

Infine Gaia (sicura e melodica), Random (completamente fuori fase).

A vincere la serata con i voti della sala stampa sono Colapesce e Di Martino davanti ai Maneskin. La top ten della classifica generale diventa questa:

  1. Ermal Meta
  2. Willie Peyote
  3. Arisa
  4. Annalisa
  5. Maneskin
  6. Irama
  7. La Rappresentante di lista
  8. Colapesce e Di Martino
  9. Malika Ayane
  10. Noemi

Fedez-Michielin (diciassettesimi) sembrano ormai fuori dai giochi. Difficile avere sorprese nella serata finale: Ermal Meta vincerà il suo secondo Festival. Il double non capita da 19 anni: furono i Matia Bazar gli ultimi a vincere nel 2002, ventiquattro anni dopo il primo successo.

Cronaca della terza serata: pasticcio Fedez, addio vittoria?

Sanremo 2021, la terza serata. Ancora Ermal, emozione Orietta
Fedez, Francesca Michielin alla terza serata del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Terza serata del Festival di Sanremo 2021, dedicata alle cover delle canzoni d’autore. Alcuni la ritengono la meno “sanremese”, e in effetti non si sentirà nemmeno mezza clip delle nuove canzoni in gara. Le interpretazioni della serata saranno comunque votate e contribuiranno alla classifica finale. La terza serata è “la storia della musica italiana”: per questo si comincia con la celebre sigla Perché Sanremo è Sanremo, con un dovuto omaggio al suo autore Pippo Caruso e al suo mentore Pippo Baudo. Così i Negramaro ricordano Lucio Dalla e Domenico Modugno. Le esecuzioni perfette di 4/3/’43 e Meraviglioso portano subito l’Ariston a una serena atmosfera di emozione e al tempo stesso di festa.

Ci sarà spazio anche per l’arte del sipario nel corso della serata. Prima un intenso monologo di Antonella Ferrari che tocca vari temi, dalla sclerosi multipla ai teatri chiusi. Poi Valeria Fabrizi, in splendida forma sulle note del Quartetto Cetra. Quindi l’intenso monologo di Monica Guerritore ad anticipare Achille Lauro vestito da Statua della Libertà nel duetto con Emma Marrone.

La lunga terza serata inizia presto.

Con ventisei canzoni da ascoltare (oltre agli ospiti), i ritmi devono essere più veloci da subito: così si comincia alle 21.10 con Noemi e Neffa, che scoprono l’affiatamento mano a mano in Prima di andare via dopo un inizio alquanto incerto.

Fulminacci con Valerio Lundini e Roy Paci accende lo show in una bella performance di Penso positivo.

Ecco sul palco il sorriso e la bellezza di Vittoria Ceretti, in qualità di co-conduttrice. Si rivelerà poco più che una comparsa che riecheggia il look di Anna Oxa.

Francesco Renga e Casadilego non regalano l’intensità che ci si aspettava con Una ragione di più: trovare la sincronizzazione tra artisti diversi è sempre alquanto difficile. A volte si ha la sensazione di assistere a performance forzate da esigenze televisive.

Tra i pochi a convincere ci sono gli Extraliscio con Davide Toffolo e Peter Pilcher. “Rosamunda” sembra fatta apposta per la loro funambolica interpretazione.

Alle 21.45 Fiorello mixa le canzoni di Gianni Morandi sulle melodie di Massimo Ranieri e viceversa. Questa volta Rosario attinge dalla creatività altrui. Il numero sorprendente infatti non è niente di originale per la verità: il Duo Idea lo inventò già anni fa a Zelig.

Sanremo 2021, la terza serata Gaia
Gaia alla terza serata del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Si ricomincia, ma ci si deve fermare subito: quando canta Fasma con Nesli (La fine), non funziona un microfono. Così la lagna, già ascoltata per un minuto e mezzo, deve ricominciare da capo. Sistemato il guasto, non cambia la situazione: anzi, gli sbadigli aumentano.

Ci risvegliano Bugo e i Pinguini Tattici Nucleari cantando (così così) Un’avventura, con l’esuberante band bergamasca che maschera le stonature del cantautore milanese.

Alle 22.08, orario di massima visibilità, arrivano i favoriti: Francesca Michielin e Fedez fanno un medley che appare quanto di più fuori luogo. Lo intitolano E adesso felicità, ma lo cantano con i bronci di chi sta per essere soggetto al patibolo. Tra le strofe che cantano c’è anche “Non amarmi perchè vivo all’ombra“: sanno solo loro cosa ci sia di gioioso in questa frase autobiografica di Aleandro Baldi. E se la Michielin è come sempre perfetta nell’interpretazione, l’influencer ce la mette proprio tutta per rovinare la performance sbagliando tempi e parole. Una sola nota positiva nel medley: dopo tanti anni tornano virtualmente a Sanremo i Jalisse, anche se solo per mezza strofa.

Arriveranno ventunesimi in classifica per uscire dalla top 10 della generale. Per vincere, ora, devono sperare solo nel miracolo televoto.

Irama (in un video preregistrato) canta Cyrano, ed è uno dei rarissimi casi per ascoltare Guccini a Sanremo. L’esperimento riesce perfettamente: il ragazzo dimostra grande propensione anche alla canzone d’autore più impegnata.

Sicuri e spietati i Maneskin che con Manuel Agnelli stravolgono “Amandoti” di Gianna Nannini. La vestono di un rock più autentico dell’originale. Spiazzano e convincono tutti.

Random si fa accompagnare dai The Kolors per cantare la canzone che più gli appartiene: Sono un ragazzo fortunato non può che essere l’inno per un giovane interprete che ha realizzato il suo sogno di essere all’Ariston. Tante incertezze, ma anche molta allegria che non guasta mai.

Willie Peyote gioca facile cantando Giudizi universali con Samuele Bersani, il suo originale cantautore e interprete. La poesia di questa delicata canzone incanta sempre, e si ripete anche nel duetto.

Sanremo 2021, la terza serata Achille Lauro e Emma Marrone
Achille Lauro, Emma Marrone alla terza serata del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Orietta Berti è splendida su Io che amo solo te, interpretata con Le Deva, girl band capitanata da Laura Bono e scoperta dal discografico Pippo Landro qualche anno fa. Cinque voci femminili si uniscono così in questo omaggio meraviglioso a Sergio Endrigo ed è impossibile trattenere la lacrima di commozione. Perfette.

Dopo il nuovo (inutile) siparietto fotocopia della prima serata con Ibrahimovic, scorrazzato a Sanremo da un motociclista in autostrada, tocca al coro dei cantanti di The Voice Senior accompagnare Gio Evan in Gli anni. Il cantautore si presenta ancora in bermuda (certo, perché non vestirsi da spiaggia quando ti dicono che andrai a cantare in riviera?). A La Corrida ci pensava il pubblico a interrompere le esibizioni: che peccato avere le poltrone vuote…

Ghemon rispolvera I Neri per Caso e fa nascere un medley di successi che rivela il talento rimasto intatto del gruppo senza strumenti.

C’è anche fin troppo tempo per aumentare la durata della terza serata, già di per sè troppo lunga.

Amadeus che taglia i baffi in diretta a Fiorello (stasera quasi invisibile) è comunque più utile dell’intervista a Ibra e Mihajlovic. Il loro coro sulle note di Io vagabondo serve solo a riempire gli spazi di Blob e I nuovi mostri.

Si torna alla gara delle cover. La Rappresentante di Lista e Rettore sono innovative come 42 anni fa in Splendido splendente. Arisa e Michele Bravi suggestivi in Quando con una rosa argentata retta da entrambi. Le distanze e l’impossibilità di contatti fisici hanno imposto alcuni leit motiv al Festival: in tanti trovano il modo di sottolineare questa esigenza di potersi riabbracciare, risolta solo dalla musica.

Madame tenta l’impossibile cantando Prisencolinensinainciusol, e infatti si conferma la realtà: il brano lo può interpretare solo Celentano. Ancora un po’ di Afterhouse in questa serata: stavolta è Lo Stato Sociale con Non è per sempre . Commuovono insieme a Francesco Pannofino, Emanuela Fanelli e alcuni lavoratori dello spettacolo in un accorato appello finale alla riapertura dei teatri, fermi da un anno.

Annalisa ospita Federico Poggipolini e tocca le corde emotive giuste interpretando La musica è finita con una sensualità che il brano non aveva mai conosciuto in tutta la sua storia.

Gaia è coraggiosa: omaggia il grande Tenco in “Mi sono innamorato di te”, ed è splendidamente delicata con Lous And The Yakuza

L’inizio della struggente Povera Patria non è perfetto, ma Colapesce e Di Martino si riprendono nel corso dell’esibizione e riportano le arie di Franco Battiato sul palcoscenico. A chiudere l’esibizione proprio la voce inedita del Maestro.

I Coma_Cose si prendono la responsabilità di toccare Lucio Battisti, e anche se accompagnati dal grande Radius forse si pentono ben presto di essersi avventurati in un rischio simile. Il mio canto libero, molto semplicemente, non è proprio nelle loro corde.

All’1.32, dopo il medley dei Negramaro, la stanchezza avanza incessante e viene voglia di recitare le presentazioni di rito insieme ad Amadeus, come si fa a messa nella speranza di aiutare il prete a finire prima.

Malika Ayane incanta con Insieme a te non ci sto più, dandole un’impronta soul talmente personale da farla diventare praticamente sua, con tanto di coreografia (evitabile, quella sì).

Sanremo 2021, la terza serata Amadeus, Fiorello e Mihajlovic
Ibrahimovic, Mihajlovic, Fiorello, Amadeus alla terza serata del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Max Gazzè porta la Magic Mistery Band e canta Del mondo dei CSI insieme all’amico Daniele Silvestri. Ormai siamo troppo abituati alla sua allegria per apprezzarne tutte le qualità narrative in brani così intensi. Specie all’1.46 (l’orario in cui, se succede qualcosa di interessante, è solo la lite Morgan-Bugo).

Ermal Meta si conferma uno dei più grandi in circolazione: la sua Caruso non può che emozionare più che mai nel giorno del compleanno di Lucio. Spettacolare l’assolo in falsetto finale.

Chiude la terza serata la cover di “Gianna” che regala Aiello: versione personalizzata da suoni nuovi e più lenta, ma comunque credibile. Fino al rap fuori contesto di Vegas Jones. Da quel momento è un degenero sul palco.

Alle 1.58, appena trenta secondi dopo l’esibizione di Aiello, Amadeus rivela la classifica della serata: possibile che a volte ci vogliano mezz’ore prima dei verdetti? A vincere la serata è Ermal Meta davanti a Orietta Berti: ora diventa lui il favorito al successo finale. Così si rivoluziona infatti la classifica generale dopo la seconda votazione. Ecco la top 10.

  1. Ermal Meta
  2. Annalisa
  3. Willie Peyote
  4. Arisa
  5. Irama
  6. Lo Stato Sociale
  7. Malika Ayane
  8. Extraliscio e Davide Toffolo
  9. Orietta Berti
  10. Maneskin

 

 

Sanremo 2021, la seconda serata. Ermal e Irama incantano
Ermal Meta alla seconda serata del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Cronaca della seconda serata

Seconda serata del Festival di Sanremo 2021. Preso atto di tutti coloro che stamane non hanno mancato di ribadire il loro “rifiuto a guardare il Festival” (sai poi che affronto!), ci apprestiamo a commentare quella che sembra già essere l’edizione più seguita di sempre sui social. In un’epoca in cui abbiamo imparato lo smartworking e persino la didattica a distanza, non sorprende quindi che gli ascolti scendano di qualche punto di share. Ormai la kermesse non è più solo su Raiuno, ma rimbalza negli infiniti commenti di Facebook, YouTube, Twitter. Tutti scrivono di Sanremo. E quindi, eccovi qualcosa di originale. La cronaca della seconda serata!

E’ ancora un Fiorello “trasgressivo” in versione Achille Lauro con più piume di uno Shinigami ad aprire la serata. Si muove tra le poltrone vuote, ma ricche di palloncini, e raggiunge il proscenio dove lo attende Amadeus. Qualche scambio di battute (un po’ più lungo del necessario) e chiarimenti su alcuni scherzi della sera prima che suonano di giustificazioni (non richieste). Alle 21.03 parte la gara delle Nuove Proposte. Wrongonyou, Greta Zuccoli, Davide Shorty, Dellai si giocano i due posti per la semifinale. Passano Shorty e Wrongonyou: il più originale con qualche guizzo jazz e il più tradizionale che si accompagna con la chitarra. I nomi sembrano stranieri, ma loro sono di Palermo e di Roma. Alle 21.26 della seconda serata si ha già una certezza matematica: la Nuova Proposta vincitrice sarà un uomo. Peccato per i Dellai, creativi, ma forse un po’ troppo fuori dalle note per guadagnarsi l’accesso alla serata di venerdì.

Amadeus e Fiorello ripetono il loro numero da varietà con il corpo di ballo diretto dalle coreografie di Franco Miseria: la canzone composta da Sergio Conforti è ufficialmente la sigla dell’edizione.

Nella kermesse ricca di nomi nuovi che rischiano di confondere, alle 21.38 Orietta Berti apre la gara dei Big, e ci ricorda di essere sintonizzati sul Festival.

Entra sorridendo e bacchettando subito Fiorello che l’ha presentata nel suo rientro dopo 19 anni: “Sono 29 anni!”. In effetti manca dal ’92, quando era in gara con Giorgio Faletti. La sua Quando ti sei innamorato è una melodia serena e piena di sentimento. Lei la canta senza sbagliare nulla: l’esperienza e il mestiere fanno sempre la differenza.

Sanremo 2021, la seconda serata. Orietta Berti
Orietta Berti alla seconda serata del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Arriva Elodie, nell’inedita veste (o sottoveste!) di co-conduttrice. E’ lei a presentare Bugo, che ogni volta sembra essere annunciato come “Pupo”. Il cantante dimentica di indossare una camicia sopra la maglia della salute sotto l’abito color melanzana, e purtroppo l’emozione tradisce la sua intonazione. Peccato, E invece sì potrebbe essere una delle canzoni più forti dell’edizione: la versione radiofonica ne rende ragione, anche se sembra qualcosa di già noto.

L’emozionante ritorno di Laura Pausini all’Ariston è introdotto da uno di quei virtuosismi che solo lui o Elio e le Storie Tese potrebbero fare, mixando La solitudine alla musica dei Queen. Laura è perfetta, elegantissima e visibilmente eccitata da quel palcoscenico che l’ha vista nascere. Canta Io sì, che le è valso il Golden Globe due giorni fa, e interagisce coi conduttori con la sua tipica disinvoltura.

Tocca a Gaia: i ritmi orientaleggianti di Cuore amaro le consentono di muoversi esaltando il suo vestito ricco di frange, ma soprattutto di essere una delle più precise nel canto.

Dopo tre anni da Una vita vacanza, torna Lo Stato Sociale. Il gruppo con Combat Pop si conferma imprevedibile nella sua fantasia e nella capacità di giocare con la musica creando ritornelli sempre orecchiabili al primo ascolto. Sovvertono tutti i meccanismi: il leader, Lodo Guenzi, arriva infatti in scena solo nel finale spuntando da uno scatolone. Quando si dice essere gruppo per condividere successi e popolarità.

La seconda serata è piena di grandi emozioni e momenti toccanti.

L’omaggio al Maestro Ennio Morricone scalda la serata nell’assolo di Nello Salza e nella direzione di Andrea Morricone, per trovare il suo apice nell’esibizione de Il Volo: da pelle d’oca.

Alle 22.47, in perfetto orario secondo la scaletta, arriva il gruppo semisconosciuto (come ammette lo stesso Amadeus) La Rappresentante di Lista. Potrebbero segnare un’epoca, ma solo nella musica: la loro Amare si ballerà tanto, i vestiti fuxia difficilmente ispireranno la moda di qualcuno.

E’ ancora l’estro di Fiorello a esaltare il palcoscenico: la sua dedica, in versione Vasco, ai pensionati che osservano i cantieri è destinata a ripetute messe in onda su Techetecheté. E risulta anche più credibile di tante altre canzoni che si sentono in giro.

Sanremo 2021, la seconda serata. Ermal e Irama incantano 3
Malika Ayane alla seconda serata del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Tocca a Malika Ayane, che non tradisce la sua vena interpretativa estremamente raffinata e melodiosa con Ti piaci così. La seconda serata si conferma ancor più bella della prima, anche da un punto di vista musicale.

Ci si perde, invece, un po’ nelle ospitate inutili: alle 23.18 c’è l’intervista allo sportivo Alex Schwazer sul suo processo sportivo per doping. Ma sì, perché non allungare un po’ la serata con contenuti non riguardino la musica?

Il medley di Elodie, che unisce Carrà e Mahmood in una straordinaria performance di canto e di ballo, anticipa l’altro momento nostalgia della serata.

Arrivano Gigliola Cinquetti, Marcella Bella e Fausto Leali: la storia di Sanremo è un eterno presente.

Cantano successi di trenta e più anni fa, eppure rimangono pezzi e voci intramontabili. Il tempo non sembra davvero essere passato, e se lo ha fatto è stato talmente in fretta da non permettere di invecchiare a quei timbri vocali inimitabili.

Torna quindi la gara con Un milione di cose da dirti. Ermal Meta abbandona i ritmi che lo hanno consacrato nelle scorse edizioni, e sorprende con una delle melodie più romantiche ed entusiasmanti mai sentite. Impossibile non considerarlo tra i favoriti.

Tocca agli Extraliscio con Davide Toffolo. Il gruppo folk romagnolo con Bianca luce nera regala ulteriore colore alla serata, a dispetto del titolo della canzone. A dirla tutta iniziano a essere anche fin troppe le performance variegate di questo Festival: va bene puntare all’Eurovision Song Contest, ma Sanremo merita la sua liturgia tutta italiana.

Dopo Gigi D’Alessio con Dong, Granatino, Blade e Jay,  è il momento di due minuti di sketch con Ibrahimovic. In collegamento da Milano si limita praticamente a ribadire senza mezzo sorriso: “Ama, mi sembri stanco, fai condurre Elodie”. Si sganascia dalle risate solo il direttore artistico, poi per fortuna arriva la pubblicità, utile anche a sgranchire le gambe nella lunga nottata.

Si torna con Achille Lauro, che questa volta si serve della attorialità di Francesca Barra e Claudio Santamaria per creare il suo creativo quadro sulle note di Bam Bam Twist.

E’ quindi la volta di Random. Non azzecca una nota, e francamente mentre canta Torno da te verrebbe da dirgli “Resta pure lì”. La stessa melodia non convince particolarmente, pur col beneficio del dubbio dovuto alla penalizzazione di esibirsi a mezzanotte e mezza.

Sanremo 2021, la seconda serata Elodie
Elodie alla seconda serata del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Fulminacci evoca Santa Marinella e regala un ritornello orecchiabile, quasi “indie”, direbbe qualcuno cercando a tutti i costi un’etichetta.

Willie Peyote con un brano (Mai dire mai- La locura)che ironizza sui rapper si distingue per vivacità, ritmo, e persino per eleganza.

Una volta a Sanremo si faceva a gara per essere il più possibile eleganti. La seconda serata sembra contare sulle dita di una mano chi ancora mostra quell’attenzione.

Gio Evan, in bermuda colorati come la giacca e i calzettoni, chiaramente ha deciso di rimanere fuori da quello speciale concorso. La sua Arnica è una canzone non facile, che richiede una grande attenzione e una sequenza di frasi da interpretare tutte di seguito. L’emozione tradisce anche lui, che non riesce a reggere senza incertezze un brano orecchiabile.

A chiudere la gara dei Big è Irama. Il cantante è costretto dal regolamento a rimanere a casa in quarantena vista la positività di un suo collaboratore confermata solo oggi pomeriggio. Va in onda così un filmato delle prove generali, come concordato da Amadeus con le case discografiche concorrenti. La genesi del tuo colore entra subito nelle orecchie, fregiandosi di suoni e giri armonici che sembrano trasformare l’Ariston in una discoteca. La canzone è fortissima ma l’esecuzione in differita, in un Festival già senza pubblico, rende tutto eccessivamente artificioso.

In attesa dei risultati arriva Elodie che si racconta in una autobiografia (non troppo breve, almeno vista l’ora) che si chiude con una massima che ciascuno dovrebbe fare propria: “Essere all’altezza non è più un mio problema, perchè l’altezza è un punto di vista, non un problema“. Quindi, dopo avere emozionato con Fiorello in Vattene amore prima, ora interpreta Mina, emozionando e sorprendendo non poco.

All’1.24 la classifica demoscopica della seconda serata:

  1. Ermal Meta, Un milione di cose da dirti
  2. Irama, La genesi del tuo colore
  3. Malika Ayane, Ti piaci così
  4. Lo Stato Sociale, Combat Pop
  5. Willie Peyote, Mai dire mai (La locura)
  6. Gaia, Cuore amaro
  7. Fulminacci, Santa Marinella
  8. La Rappresentante di Lista, Amare
  9. Extraliscio e Davide Toffolo, Bianca luce nera
  10. Gio Evan, Arnica
  11. Orietta Berti, Quando ti sei innamorato
  12. Random, Torno a te
  13. Bugo, E invece sì

Quindi la classifica generale, compresa di tutte le 26 prime esibizioni. Ecco i primi 10:

  1. Ermal Meta
  2. Annalisa
  3. Irama
  4. Malika Ayane
  5. Noemi
  6. Fasma
  7. Francesca Michielin-Fedez
  8. Lo Stato Sociale
  9. Willie Peyote
  10. Francesco Renga

L’orchestra rumoreggia sulla bassa classifica di Orietta Berti, che aveva aperto una serata ancor più forte qualitativamente rispetto alla precedente. All’1.40 termina l’appuntamento: Sanremo 2021 è un bel Festival.

Cronaca della prima serata del “Festival della rinascita”

Sanremo 2021, la prima serata. Annalisa davanti a tutti 2
Annalisa alla serata finale del 71 Festival di Sanremo ( foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Prima serata del Festival di Sanremo 2021. Quello annunciato da tempo come “il Festival della rinascita”, quando ancora sembrava possibile pensare a una kermesse tradizionale, con il pubblico, i giornalisti e i fans in giro per le strade della riviera. La liturgia di Sanremo, che nei suoi 70 anni di storia non ha mai perso la sua forma rituale, sarà l’occasione per ricominciare. Per tornare a respirare qualcosa di normale in questa vita a cui di regolare ormai è rimasta solo la cadenza dei Dpcm.

Si ricomincia così, senza pubblico, con applausi registrati a tratti tanto fastidiosi quanto coinvolgenti come le risate preconfezionate per i telefilm americani. Le poltrone vuote, però, gridano da subito vendetta. Non solo c’è un effetto straniante senza nemmeno i consueti vertici Rai nelle prime file, ma è un vero peccato vedere i due conduttori fare uno spettacolo che sembra una grande prova generale. Senza potere ammiccare a nessuno. Senza la classica magia di quel palcoscenico che ha sempre fatto tremare le gambe a chiunque.

Dopo la dedica di Amadeus al Paese che lotta, tocca a Fiorello.

In versione Achille Lauro, dissacra alla sua irresistibile maniera Grazie dei fiori. Alle 21.06 comincia la gara delle Nuove Proposte con Gaudiano, Elena Faggi, Avincola, Folcast. E sembrano essere proprio gli ultimi due i più convincenti, al netto dell’abbigliamento di Avincola, talmente arancione da ricordarci di essere ancora la terra dei cachi. Forse questo lo penalizza, e così insieme a Folcast, passa in semifinale Gaudiano. Sono le 21.34: di fatto è finita solo l’Anteprima.

Al rientro, infatti, Amadeus e il suo compagno di avventure (quest’anno a tutti gli effetti co-conduttore più che ospite fisso di lusso) regalano una seconda apertura della serata. Un momento musicale di autentico varietà d’altri tempi, con tanto di ballerine e piume intorno a loro.

Diodato è il primo superospite, che ci fa ripartire da dove ci eravamo lasciati con la sua Fai rumore. A posteriori di tutto quanto vissuto negli ultimi 12 mesi, regala un’emozione ancor più forte di un anno fa, nonostante qualche indecisione vocale.

Alle 21.59 inizia la gara dei Big: la prima serata si apre con Arisa, elegantissima tutta di rosso vestita.

Potevi fare di più, scritta da Gigi D’Alessio, prende forza sull’intensità della cantante, non perfetta ma come sempre una delle poche ad avere il coraggio di toccare certi semitoni dall’effetto piuttosto strano.

Sanremo 2021, la prima serata: Arisa
Arisa alla serata finale del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Emozionata, ma a suo agio come poche, la bellissima e spontanea Matilda De Angelis: tocca a lei, dopo qualche battuta, presentare Musica leggerissima di Colapesce e Di Martino. Il duo, favorito della vigilia secondo i bookmakers, propone un orecchiabile ritmo ammiccante: gli anni ’80 non sono finiti. Legittimano le previsioni e convincono, un po’ meno negli assoli.

Alle 22.13 arriva Zlatan Ibrahimovic, rigorosamente in smoking. Recita la parte del “temuto dittatore” che impartisce ordini anche ad Amadeus: più che un momento di comicità, una forzatura più scontata di un film di Vanzina.

Con Ora, Aiello propone un’insolita melodia che potrebbe anche essere interessante. Lo sarebbe certamente ancora di più se solo lui prendesse una nota e ci facesse capire una parola del testo di cui è anche autore.

Alessia Bonari, l’infermiera della storica fotografia di inizio pandemia, è la presenza che ci ricorda il momento che stiamo ancora vivendo. La sua sincerità è senz’altro più interessante dell’ostentata antipatia di Ibra.

Alle 22.34 è la volta di Francesca Michielin e Fedez, i più attesi della prima serata.

Chiamami per nome ha molto ritmo e poca melodia in un’atmosfera suggestiva. Peccato che l’influencer non rinunci all’autotunes nemmeno a Sanremo. Bene, ma era lecito aspettarsi di più dagli interpreti di Magnifico e Cigno nero.

Arriva Loredana Bertè, per la prima volta in veste da superospite su quel palcoscenico che non l’ha mai (ingiustamente) vista arrivare sul podio. Togliere il pubblico a una rockstar come lei, però, significa eliminare la carica più forte: il risultato è un medley urlato più che intonato. Il nuovo singolo, Figlia di, presentato in playback, è più che mai convincente.  La sua energia ci farà ballare tanto anche in estate.

Max Gazzè non si smentisce mai: alla sua sesta partecipazione, 21 anni dopo Il timido ubriaco, continua a essere il più originale e imprevedibile. Vestito come Leonardo da Vinci, cita Frankenstein Junior nel celebre “Si può fare”. Ritmo incalzante, testo ironico e interpretazione meravigliosamente attoriale. Il farmacista probabilmente non vincerà per una tradizionale abnegazione delle classifiche sanremesi a questo estro, ma lo meriterebbe.

Noemi con Glicine non è molto diversa dal suo solito stile, come aveva invece preannunciato. Proprio per questo convince al primo ascolto, con quella voce capace di bassi e ruvidità che nessun’altra è mai riuscita ad imitare. La sua canzone, parlando di rinascita e di rinnovata forza interiore, racconta più di tante altre sentimenti di attualità. Sarà il suo anno?

Tocca quindi ad Achille Lauro, che sconvolge con un vero e proprio numero musicale e scenografico.

In tuta aderente, con copricapo pieno di piume rosa, si esibisce per la prima volta da ospite nella kermesse che lo ha visto protagonista negli ultimi due anni. Sembra lacrimare sangue sulle note della sua Solo noi. Emozionante, anche se sembra esserci qualcosa di già sentito nel nuovo singolo…

Sanremo 2021, la prima serata Amadeus e Fiorello
Amadeus, Fiorello alla serata finale del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Madame, vestita in argento glitterato con tanto di guanto su una sola mano (non quella che tiene il microfono) e la cravatta infilata nel top, sembra avere la canzone meno forte. La sua Voce, però, merita la pazienza del riascolto che certi brani richiedono fisiologicamente.

A mezzanotte arrivano i Måneskin, e anche chi sta dormendo a quel punto viene svegliato dal rock più puro. La band con Zitti e buoni, sembra avere azzeccato uno dei pezzi che ascolteremo di più in radio. Dove, però, non ci saranno i virtuosismi dell’orchestra, ancora una volta straordinaria.

Nella gara dei peggio vestiti, si candida Ghemon con l’abito avio a quadrotti sopra la camicia rossa aperta e maglia della salute. Quel che conta di più però è la musica, e lui non delude. Il ritornello della sua Momento perfetto è un incontro tra rap e swing sorprendente e per niente facile da cantare.

L’omaggio di Amadeus e Fiorello al dj Claudio Coccoluto, scomparso a soli 59 anni, è la nota di commozione della prima serata.

Alle 0.26 si palesa Jovanotti, ma è solo al telefono purtroppo. La sua assenza e quella del pubblico non spengono però nemmeno a questi orari la voglia di fare show che solo Fiorello sa esprimere in un certo modo. Coinvolge Amadeus in una Lambada che diverte più che imbarazzare lo stesso direttore artistico, andando oltre i distanziamenti sociali per qualche istante. Duetta con Matilda De Angelis in Ti lascerò, e ne nasce una reinterpretazione tutta nuova dello storico brano scritto da Fasano e Berlincioni. Sul palcoscenico non ci sono le solite caricature di Oxa e Leali, ma due voci calde e appassionate.

Tocca quindi ai Coma_Cose regalare quel ritmo frizzante e a tratti malinconico che si presta a essere cantato sulle spiagge davanti a un falò: Se mi bruci sarà sicuramente uno dei successi radiofonici dell’edizione.

Elegantemente sexy, in perfetta linea con il suo nuovo album Nuda10 che la vede più audace rispetto al passato, Annalisa regala anche quest’anno una perla originale: Dieci è una canzone che non esalta le prime volte, ma le ultime. Melodica, ritmi cadenzati: non delude, restando anche lei sostanzialmente uguale a se stessa.

Sanremo 2021, la prima serata Max Gazzè
Max Gazzè alla serata finale del 71 Festival di Sanremo (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio)

Alle 0.52 torna in scena Diodato che regala un medley delle sue canzoni, chiudendo con Che vita meravigliosa che vinse il David di Donatello lo scorso anno. Superata l’emozione dell’inizio, è decisamente più forte dell’esibizione con cui aveva aperto la serata. I detrattori del Festival, nel frattempo, a quest’ora staranno già chiamando il Codacons per gli orari notturni a cui li sta costringendo Amadeus. Probabilmente sono gli stessi che sostengono ancora che questo Sanremo non s’ha da fare e proclamano di non guardare nemmeno un minuto del Festival, salvo saperne tutto. I ritmi, però, sono snelli e quando l’orologio segna le 1.00 non si avverte stanchezza al di là di qualsiasi ironia.

Francesco Renga non delude: “Quando trovo te” entra nel cuore e nelle orecchie immediatamente.

La voce del cantautore bresciano la si riconoscerebbe ovunque, e ogni volta emoziona e stupisce nella sua perfezione interpretativa.

Chiude la prima serata Fasma, unico Big tra le Nuove Proposte dello scorso anno. Canta Parlami, e conferma che anche il rap più puro ormai si serve sempre di un ritornello melodico.

La Banda Musicale della Polizia di Stato con Stefano Di Battista si esibisce sulle melodie di Carlos Gardel e Astor Piazzolla: un bel momento di musica che tuttavia lascia qualche dubbio sulla solita necessità di musica straniera al Festival della canzone italiana.

All’1.25, arriva la prima classifica della giuria demoscopica, quasi fin troppo facile da leggere senza i canonici rumoreggiamenti del pubblico.

  1. Annalisa, Dieci
  2. Noemi, Glicine
  3. Fasma, Parlami
  4. Francesca Michielin-Fedez, Chiamami per nome
  5. Francesco Renga, Quando trovo te
  6. Arisa, Potevi fare di più
  7. Maneskin, Zitti e buoni
  8. Max Gazzè, Il farmacista
  9. Colapesce-Di Martino, Musica leggerissima
  10. Coma_Cose, Fiamme negli occhi
  11. Madame, Voce
  12. Ghemon, Momento perfetto
  13. Aiello, Ora 

Finisce la prima serata, che regala tante belle canzoni, uno show divertente, ritmato e una grande rivelazione di cui sentiremo parlare sempre di più: Matilda De Angelis.

 

 

Mietta e Red Canzian. Sono loro i due cantanti mascherati che per cinque settimane si sono esibiti sotto i costumi della Farfalla e del Pappagallo.

Con il senno di ora sappiamo perché abbiamo assistito a interpretazioni così emozionanti.

Mietta cantava Volare, Mentre tutto scorre, Un’emozione da poco: sempre con acuti straordinari e un’intonazione perfetta. Canzian memorabile in When a wonderful world, The greatest show, La voce del silenzio.

Impossibile non distinguere la voce leggendaria dell’ex Pooh, decisamente più complicato distinguere Mietta, capace di confondere la giuria con quei sospiri tipici della Tatangelo. Ma andiamo con ordine.

Milly Carlucci fotografata da Iwan Palombi

Una serata ancora ricca di colpi di scena quella andata in onda venerdì scorso per la finale del programma condotto da Milly Carlucci.

A cominciare dalla sorpresa dei duetti, dove gli autori si sono divertiti a mescolare le carte. In maniera decisamente machiavellica. Insieme al Lupo (Max Giusti), infatti, che in molti pensavano potesse essere Gigi D’Alessio per lo spiccato accento napoletano imitato sagacemente dal comico romano, ha duettato Anna Tatangelo. Proprio lei che da settimane in tanti credevano fosse sotto la maschera della Farfalla.

Con quest’ultima ha cantato Red Canzian. Lui sì, invece, presente anche sotto una maschera: quella del Pappagallo. E proprio lui si è conquistato il successo finale convincendo con la sua voce calda, puntata dopo puntata sempre più inconfondibile. Sconvolgente nei duetti finali (con Rita Pavone quello da mascherato) in cui ha fatto da contraltare a voci femminile con mestiere e grande cavalleria. Elegante, impeccabile: un fuoriclasse che continua a essere leggenda della nostra musica. 

La vincitrice morale, però, è Mietta.

Non perché meritasse più del Pappagallo, ma perché questa è davvero la sua rivincita. Quella che la riscatta moralmente dopo anni di oblio ed etichette. Mietta non è solo Vattene amore o la sua Canzoni d’esordio: è una delle migliori voci in circolazione e lo ha dimostrato in questa seconda edizione del programma. Peccato ci siano voluti tanti anni e una maschera, per riaverla fissa in una trasmissione che la potesse fare esprimere in tutta la sua bravura.

Ironica, praticamente perfetta, voce incredibilmente potente. A questo si aggiunga la sua capacità di muoversi mentre lanciava quegli acuti.

Il talento di Mietta non lo scopriamo certo oggi.

Eppure è stato come ritrovare qualcuno di nuovo sul piccolo schermo. Una voce estasiante, che ci ricongiunge con la passione per la musica. La Farfalla ha cantato tutte le note possibili, dalle più basse alle più alte, con virtuosismi che purtroppo la discografia ci stava facendo dimenticare. Il duetto con Red Canzian in Un amore così grande si consegna alla storia della televisione.

Il cantante mascherato, primo autentico varietà di questo 2021 ancora in piena emergenza Covid, ci ha distratti per cinque puntate. Ma, soprattutto, ci ha regalato performance canore strabilianti.

Il pubblico già aspetta l’occasione per una trasmissione ugualmente intelligente e coinvolgente. Tanti protagonisti, tanta musica e voglia di divertirsi. In fondo, cantare deve essere un po’ un gioco. Grazie Milly per avercelo ricordato in queste settimane: ce n’era più che mai bisogno.

Le risposte dell’Avvocato Renato Moraschi alle nostre domande

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1
Ufficio stampa. E’ questo il tema del nostro terzo appuntamento con LegalPop, la rubrica che ogni settimana vi fornisce un vero e proprio manuale per muoversi nell’ambito artistico musicale, senza incorrere in antipatiche diatribe giudiziarie. 
Sei un musicista e hai sempre sentito solo parlare di uffici stampa senza sapere a cosa servano? Ti stai chiedendo se, oltre ad avere una casa discografica, ti possa essere utile un ufficio stampa, ma ti spaventa l’idea di un contratto con un’altra parte?
Qualcuno che possa aiutarti a promuovere la tua immagine, va da sé, è più che mai prezioso. Anche in un’epoca come quella che viviamo, dove in tanti pensano erroneamente di potere bastare a se stessi tramite i post dei social. Ma quali sono i limiti degli uffici stampa? Fino a che punto affidando la mia immagine a qualcun altro sono vincolato a questo?
Alle nostre domandi basilari, risponde come sempre l’Avvocato Renato Moraschi, specializzato in diritto d’autore. Al termine dell’articolo, troverete il nostro consueto riassunto che traduce il linguaggio più strettamente “Legal” a quello “Pop“. Per ogni eventuale specifica domanda, potete scrivere al nostro indirizzo email: l’Avvocato vi risponderà dalla nostra rubrica!
Se ingaggio un ufficio stampa, questo quali diritti e doveri ha nei miei confronti?
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Venerdì 26 febbraio la finale. Intanto Raiuno omaggia la storia della musica con “A grande richiesta”

Pappagallo, Farfalla, Lupo, Orsetto. Sono rimasti solo loro in gara: chi saranno?
Si rivela particolarmente complicato quest’anno scoprire le identità che si nascondono sotto i costumi de Il cantante mascherato. Difficile ma altresì affascinante. Durante la semifinale è stato svelato l’artista che interpretava il Gatto: Sergio Assisi.
A meno che non ci sia trovati a un karaoke con lui sarebbe stato francamente impossibile indovinarlo, ma questa è la forza del programma condotto da Milly Carlucci. Le giurie sembravano orientate a immaginare Rosalinda Celentano sotto al Gatto, e avevano influenzato in questa ipotesi anche i social. L’attore de L’allieva, però, ha sorpreso tutti.

Una semifinale ricca di emozioni quella vissuta venerdì scorso su Raiuno con Pappagallo, Farfalla, Lupo e Orsetto.

 

Pappagallo e Farfalla i "cantanti mascherati" favoriti
Foto di Iwan Palombi

Ancora una volta tante belle esibizioni, su brani più che mai conosciuti. Lupo canta Non mollare mai con la sua personalità, facendo capire di non essere D’Alessio. Orsetto fa ballare tutti con Sono solo canzonette e conferma che, a distanza di tanti anni, il successo di Bennato è ancora uno dei più orecchiabili e paradigmatici brani.

A sconvolgere, però, sono Pappagallo e Farfalla.

Si tratta chiaramente di due cantanti, in grado con mestiere di interpretare pezzi storici camuffando ancor meglio le voci.
Pappagallo non resiste a fare diventare rock un brano intenso What a wonderful world.
Farfalla propone una versione di Nel blu dipinto di blu ballabile, simile a quella dei Giusy King. Le ipotesi della giuria virano su Red Canzian e Serena Autieri. Sarà proprio lo spareggio tra le due maschere ad aprire la serata finale di venerdì 26 febbraio: chiunque verrà svelato, è chiaro che si tratterà di due grandi professionisti.

Acuti importanti quelli di Farfalla. Voce calda e potente quella di Pappagallo.

In ogni caso sembrano loro i due favoriti al successo finale. Venerdì si chiuderà la seconda edizione di uno dei più affascinanti e misteriosi programmi degli ultimi anni, che anche settimana scorsa ha vinto la serata con oltre 3 milioni e mezzo di telespettatori. Uno dei pochi varietà per cui valga la pena accendere la televisione, con la certezza di appassionarsi a talenti e a canzoni più che a esibizioni di giurati in cerca di visibilità. Come invece, purtroppo, siamo sempre più abituati a vedere nelle trasmissioni.

Nel frattempo in casa Rai non ci si ferma.

Dopo Parlami d’amore e La Minaccia bionda, la serata dedicata a Patty Pravo magistralmente diretta dalla cultura e dalla simpatia di Strabioli e Insinna, continua il ciclo A grande richiesta.
Martedì 23 febbraio Carlo Conti condurrà Che sarà, sarà: una serata che ci farà ballare e cantare con i Ricchi e Poveri. Ospiti anche Albano e Roberto Vecchioni. A marzo, invece, i protagonisti degli show per una sera saranno Christian De Sica e Loredana Bertè, annunciata anche come superospite a Sanremo.
Con Raiuno la musica è sempre in movimento.

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1

Le clausole necessarie in un contratto artistico e le conseguenze

Il contratto. Ogni artista che voglia intraprendere una carriera si trova davanti a innumerevoli scelte che presuppongono la sottoscrizione di contratti con altre parti: case discografiche, management, uffici stampa, ecc…

Un musicista si pone anzitutto di fronte al quesito sul ruolo di un’etichetta e sulla sua necessità. Le risposte rischiano spesso di essere confuse, determinate solo da alcune contingenze.

Vi sono alcuni concorsi musicali, per esempio, che richiedono l’iscrizione tramite una casa discografica e potrebbero proporre un contratto di licenza; altri, al contrario, presuppongono musicisti senza casa discografica per proporre un contratto di casting.

Di fronte a tanta incertezza diventa ovviamente difficile fare una scelta senza essere assaliti da mille dubbi. A cosa mi serve davvero una casa discografica? In che modo mi vincola legarmi a un’etichetta? Quali sono le clausole che devono esserci in un contratto con un manager per riconoscerne la serietà?  Il contratto è valido anche se non ottengo i risultati sperati o promessi verbalmente?

In questa seconda puntata di LegalPop, l’Avvocato Renato Moraschi, specializzato in diritti d’autore, risponde alle nostre domande basilari sull’argomento. Per ulteriori quesiti, potete scrivere al nostro indirizzo email.

L’Avvocato in questa rubrica scioglierà tutti i vostri dubbi! In fondo all’articolo, come sempre, troverete la nostra traduzione dal linguaggio “legalese” a quello “pop”!

 

È necessario avere una casa discografica?

L’Avvocato risponde…

Potenzialmente non è necessaria una casa discografica, potendo ciascuna Artista autoprodursi e pubblicare i propri brani su varie piattaforme.

Tuttavia una major, o un’etichetta discografica anche minore, assume un ruolo rilevante in sede di promozione dell’Artista e del singolo o dell’Album prodotto, così come per ogni attività conseguente.

LegalPop: cos'è il diritto d'autore? Come lo si difende?

 

Se firmo per una etichetta in che modo e in quali tempi sono vincolato con essa?

L’Avvocato risponde…

Dipende dalla tipologia di contratto che viene stipulato…può assumere il carattere della licenza o del casting con conseguenze giuridiche ed obbligazioni differenti.

A seconda del contratto che viene stipulato i termini sono completamente diversi. 

Nel contratto di casting Il periodo di esclusiva, ad esempio, assume un connotato più stringente in termini di tempo; il minimo garantito riconosciuto all’Artista è diverso, così come le Royalties riconosciute hanno

una percentuale diversa.

Ne consegue come la scelta del contratto assuma un ruolo determinante che deve essere valutato e ponderato attentamente con il proprio management ed il proprio legale di fiducia in termini di negoziazione e conseguente formalizzazione delle clausole ivi contenute.

 

 

Cosa comporta il contratto di Management e che importanza ha nella carriera dell’Artista?

L’Avvocato risponde…

Il contratto di Management è il Contratto con la C maiuscola…è l’atto da cui parte lo sviluppo ed il successo dell’Artista.

Con il contratto di Management viene stretto un rapporto di collaborazione e di fiducia con il proprio Manager col quale viene definito il proprio piano artistico ed editoriale; la titolarità delle Immagini dell’Artista medesimo ed il loro sfruttamento economico in base alla LDA…Da ciò consegue tutto il successo dell’Artista medesimo con conseguente concretizzazione dei vari rapporti lavorativi, di ingaggio, ed in generale tutti i contratti atti a definire e pianificare il calendario delle varie attività da svolgersi nel corso della carriera artistica.

Per esempio i contratti discografici, di booking, sponsor o endorser, promozionali, radiocinetelevisivi etc.

 

 

Quali sono le clausole che non possono mancare in un contratto di Management?

L’Avvocato risponde…

Seppur trattasi di obbligazione di mezzi e non di risultati, le clausole che definiscono gli obblighi a carico del Manager e dell’Artista oltre:

la determinazione dei compensi ed il loro calcolo; la definizione delle spese di logistica; recording; la gestione dei social network dell’Artista; l’ufficio stampa con definizione a quale parte sia posto l’onere di pagamento etc. 

E’ fondamentale anche la previsione di un chiaro piano artistico ed editoriale di sviluppo dell’artista, lo sviluppo dell’Immagine artistica ed il loro sfruttamento economico, così come le modalità di risoluzione del contratto e le ipotesi di inadempimento dello stesso; la disciplina a chi appartengano le Edizioni delle Opere che l’Artista creerà durante la validità del contratto di management ed altre clausole ancora….la definizione se la cessione della parte editoriale sia incondizionata e perpetua ovvero se abbia carattere provvisorio oppure se vi siano limiti a carico del Manager…ed ancora..

 

 

Esistono elementi per potere riconoscere immediatamente una casa discografica seria?

L’Avvocato risponde…

Elementi soggettivi ed oggettivi non ce ne sono. 

Tuttavia chi opera nel settore conosce perfettamente i parametri per individuare, anche sulla base dei contratti che vengono proposti e le clausole ivi contenute, la serietà di una casa discografica e/o di un’etichetta indipendente/minore così come la società di Management a cui vi si rivolge e da cui, come meglio in precedenza precisato, discende tutta la carriera artistica ed editoriale dell’Artista… 

 

 

Riassumendo…

  • Avere una casa discografica non è obbligatorio per pubblicare i propri brani, ma è rilevante per la promozione di questi
  • Un contratto può avere carattere di licenza o di casting. La loro durata è variabile.
  • Il contratto di Management predispone una linea artistica ed un progetto editoriale scelto di comune accordo tra Manager ed Artista: determina il successo di questo, ma non è vincolato ai risultati.
  • In un contratto di Management non devono mancare gli obblighi a carico delle due parti e la previsione del piano editoriale.
  • Non ci sono elementi oggettivi per riconoscere la serietà di una casa discografica o di un Manager, ma le modalità di contratto e le voci citate in esso sono un indice significativo.
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