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Gabriele Ciampi (foto di Federico Guberti) è il primo ospite della rubrica “Musica Maestro”

Gabriele Ciampi racconta la sua esperienza da Direttore d’Orchestra: “Ma non chiamatemi ancora Maestro”

È uno dei musicisti italiani che rappresenta orgogliosamente la nostra cultura nel mondo; in un’epoca in cui molti si definiscono “Maestri”, lui, che lo è davvero, umilmente non sfoggia questo titolo.

Compositore dal gusto intenso e raffinato che ama sperimentare unendo la sinfonia classica con le sonorità elettroniche, come conferma il suo ultimo album Opera, uscito lo scorso dicembre, Gabriele Ciampi è il primo ospite della nostra rubrica Musica Maestro.

È da lui che cominciamo il viaggio nel mondo dei Direttori d’Orchestra, con cui scopriremo curiosità e segreti di questo affascinante mondo musicale.

Da quasi dieci anni, ormai, Gabriele Ciampi vive negli Stati Uniti.

Unico italiano in giuria ai Grammy Awards, ebbe anche il privilegio di essere invitato alla Casa Bianca da Michelle Obama per un concerto dedicato alla ex First Lady. 


Gabriele Ciampi, come possiamo definire il ruolo impeccabile del direttore d’orchestra?

Anzitutto va detto che, erroneamente, si parla sempre poco dei compositori, ma tutto nasce da loro. Il direttore d’orchestra è un tramite fra la composizione e il pubblico che deve recepire. L’esecuzione perfetta non esiste, perché nessuno saprà mai cosa volesse davvero l’autore in origine: le sfumature, che cambiano a seconda della sensibilità del musicista, hanno l’impronta del direttore. È lui stesso, con il suo gesto, a portare l’orchestra a eseguire nel modo che desidera.

"Musica Maestro": i grandi Direttori d'Orchestra si raccontano 1
Cosa significa dirigere la propria musica? Ci risponde Gabriele Ciampi

Tu sei Direttore anche delle tue stesse composizioni. 

Ebbene sì, sono io a dirigere la musica di Gabriele Ciampi!

E posso confermare che, dal punto di vista artistico, è il massimo della soddisfazione dirigere le proprie composizioni.

I tuoi orchestrali sono sempre gli stessi?

Generalmente ho la stessa orchestra perché, conoscendo i musicisti, so cosa possono dare e persino i loro limiti. Per interpretare le infinite sfumature di un fraseggio che ho scritto, ci vuole un solista con cui ci si conosca bene personalmente, non può bastare conoscersi a prima vista.

Che sia tua o di un altro la composizione, ti vediamo sempre entrare molto nella musica: vivere la melodia fino in fondo comporta una fatica immensa.

Ci si stanca fisicamente, psicologicamente e tecnicamente. Dal punto di vista fisico, toglie energie dovere stare in piedi per un’ora e mezzo; ma le difficoltà maggiori sono dal punto di vista mentale. Il direttore non diventa mai invisibile durante l’esecuzione di un brano e, anzi, è sotto gli occhi di tutti, pubblico e orchestrali. Se sbagli, devi continuare sostenere lo sguardo dei musicisti senza un minimo di intimità per recuperare. Infine, tecnicamente, è complicato dover leggere una partitura in una frazione di secondo per verificare che tutti gli strumenti suonino correttamente ed, eventualmente, correggere. Per questo ho un metodo tutto mio..

Cioè?

Mi imparo a memoria la partitura.

Così, quando sono in concerto, dirigo anche a occhi chiusi lasciandomi trasportare dalla musica. Mi creo un mondo mio che mi permette una privacy e mi consente di avere un’interazione migliore con i musicisti senza dover guardare la partitura. È un lavoro immenso a casa, ma sono più tranquillo in scena.

Ti impari uno spettacolo intero a memoria! Tutto analogicamente insomma. Ora come ora anche la musica, però, va sempre più verso una tecnologia. Cosa cambierà nei prossimi mesi?

Ho lavorato a distanza, in questo ultimo anno, usando la tecnologia ma sempre con strumenti veri. Mi sembra ci sia comunque un ritorno al passato: il teatro sarà il luogo deputato ad ascoltare la musica. I concerti negli stadi probabilmente non ci saranno più e ci sarà un’attenzione maggiore verso lo spettacolo. Il ruolo dell’orchestra e dei musicisti veri sarà più forte di prima.

Avresti mai immaginato, quando il piccolo Gabriele Ciampi cresceva con la musica, che prima o poi qualcuno ti avrebbe chiamato “Maestro”?

Il termine Maestro mi mette quasi in imbarazzo, al di là di quello che viene giustamente decretato sulla carta dopo certi studi. Credo che, per meritarselo, bisogni lasciare un segno e sono pochi a farlo. Trovo sia più indicato a fine carriera.

Chi è stato il tuo Maestro principale?

I migliori Maestri sono quelli che si incontrano fuori da un discorso prettamente didattico: nel mio caso posso dire che uno di questi è Stefano Bucci, collaboratore di Morricone. Non un “teorico”, ma uno di quelli che, con l’esperienza, mi hanno cambiato la vita.

E a Sanremo, un domani, Gabriele Ciampi ci pensa?

Sanremo deve essere valorizzato e deve essere sempre più vicino alla qualità. Spero un domani di potere collaborare anche con la Rai.

"Musica Maestro": i grandi Direttori d'Orchestra si raccontano 1
Puntuale, fantasioso, sicuro: il Direttore d’Orchestra regala sacralità alla melodia e sarà la figura protagonista della nuova rubrica “Musica Maestro”

Dal 10 maggio la nuova rubrica “Musica Maestro”

“Musica Maestro!”. Il pubblico attento resta in ascolto prima di potere applaudire, i musicisti partono a suonare. Tutti osservano i gesti della figura al centro della scena: il Direttore d’Orchestra.
È lui, con i suoi gesti, a disegnare l’andamento melodico ricordando le sfumature messe a fuoco durante le prove. Mette così la propria impronta sull’arrangiamento orchestrale e ne determina l’esecuzione.
Spesso con una bacchetta in mano, a volte servendosi di piccoli movimenti delle dita.

Il Direttore d’Orchestra svolge una delle attività più affascinanti, misteriose e ammirate sin da quando siamo piccoli.

Lo vediamo concentrato, ispirato: è vera e propria parte integrante della musica che sta dirigendo e in cui è visibilmente immerso.
Quei gesti che compie potrebbero apparire superflui e invece descrivono tutta la sua capacità di sintesi e organizzazione, facendosi capire e riconoscere dai suoi musicisti.
Infonde sicurezza, precisione, puntualità: dà l’impressione di essere infallibile in quel dialogo quasi intimo, ma reso pubblico, con l’orchestra. Anche quando si suona il pop, lui garantisce una certa sacralità all’evento.
Da sempre è presentato con una impostazione scenica impeccabile: “Dirige l’Orchestra il Maestro…” ci basta a comprendere l’altisonanza della situazione, dal Festival di Sanremo alle cerimonie ufficiali.

Quella dell’orchestra è una delle più significative metafore della vita.

I solisti, che già esprimono il loro talento individualmente, si uniscono per fare esplodere le proprie capacità tutti insieme. A guidarli, scavando nei dettagli e trovandone particolarità inedite, una figura esterna è coinvolta al tempo stesso. Il Direttore d’Orchestra lavora scorporandosi in due parti: il cuore al centro dell’orchestra e l’occhio attento sul podio, sul ciglio del cosiddetto golfo mistico.
"Musica Maestro": i grandi Direttori d'Orchestra si raccontano
Perché il Direttore d’Orchestra stringe la mano al primo violino? Parleremo anche di questo in “Musica Maestro” da lunedì 10 maggio
Ma quali sono i segreti di questo affascinante mondo? Come nasce l’orchestrazione di un pezzo prima che il presentatore annunci con enfasi “Musica Maestro!”?

Lo scopriremo a partire dal 10 maggio su Musica361, con la nostra nuova rubrica “Musica Maestro”.

Dieci straordinari Direttori d’orchestra, storici ed emergenti, ogni lunedì si racconteranno e ci riveleranno il loro rapporto con le sette note, i musicisti e il pubblico. Perché, sebbene siano al centro del palcoscenico, i Direttori d’orchestra restano sempre nell’ombra dando spazio alla musica che loro stessi incarnano, ma di loro sappiamo pochissimo.
Musica Maestro sarà l’occasione per conoscere lati inediti e suggestivi di questo mestiere, che mai come ora ci ricorda che, insieme, siamo più forti e possiamo davvero dare del nostro meglio. Un esempio per tutti dall’alto della sua autorevolezza.
Il Direttore d’Orchestra è da sempre quello che detta tempi e regole, infondendo professionalità e passione con la sua fantasia. E, in un’epoca in cui in tanti amano celebrarsi con titoli autoproclamati, è l’unico che davvero può ancora vantare di essere, umilmente, Maestro. Scusate se è poco…
LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1
Decima puntata: chi è il produttore di un brano?

L’Avvocato Renato Moraschi risponde: ecco i diritti di un produttore

 

Produttore e arrangiatore: quanta confusione si fa tra una figura e l’altra! D’altra parte i primi a crearla, talvolta, sono gli stessi diretti interessati quando usano il gergo tecnico che sembrerebbe renderli identici tra loro. Ma è davvero così?
Quando si tratta di diritti d’autore ecco che diventa necessario fare le dovute distinzioni. A livello legale, pertanto, ci sono differenze fondamentali.

Chi è davvero l’arrangiatore di un brano? E il produttore di cosa si occupa?

In questa ultima puntata di questa fase di LegalPop, parleremo proprio di questo con l’Avvocato Renato Moraschi, specializzato in diritti d’autore.
Sei un musicista, un appassionato di concerti, un arrangiatore e vuoi porre una domanda specifica all’Avvocato? Scrivici al nostro indirizzo email e ti risponderemo prossimamente! La tua domanda potrebbe aiutare tanti altri lettori!

In gergo spesso si usa il termine ‘produrre’ a proposito dell’attività dell’arrangiatore di un brano. Chi è realmente il produttore?

Risponde l’Avvocato…

 Il produttore di fonogrammi è un soggetto a cui la legge sul diritto d’autore riconosce un diritto “vicino” a quello dell’autore.

Tuttavia il soggetto indicato dalla legge è diverso da quello che, nel linguaggio del mondo musicale, viene inteso quale produttore. Con quest’ultima accezione si indica solitamente l’individuo che porta l’artista in studio di registrazione, si accerta che siano presenti i musicisti di studio e i tecnici necessari, decide come arrangiare o come rendere più piacevole il materiale disponibile, è il responsabile del sound di un disco; in sintesi è colui che finanzia il singolo e/o l’album dell’Artista.

 La legge 22 aprile 1941, n. 633 (LDA), invece, all’art. 78 individua col termine produttore

la persona fisica o giuridica che assume l’iniziativa e la responsabilità della prima fissazione dei suoni provenienti da una interpretazione o esecuzione o di altri suoni o di rappresentazioni di suoni“,

considerando, quale luogo della produzione quello nel quale avviene la diretta registrazione originale.

LegalPop: cos'è il diritto d'autore? Come lo si difende?

Quali diritti ha il produttore rispetto al lavoro/successo di una canzone?

L’Avvocato risponde…

L’art. 72 LDA riconosce al produttore di fonogrammi quattro diritti esclusivi di utilizzazione economica, salvi i diritti spettanti all’autore dell’opera musicale.

Può autorizzare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, dei suoi fonogrammi in qualunque modo o forma, in tutto o in parte e con qualsiasi processo di duplicazione;

Può autorizzare la distribuzione degli esemplari dei suoi fonogrammi. Il diritto esclusivo di distribuzione non si esaurisce nel territorio della Comunità Europea, se non nel caso di prima vendita del supporto contenente il fonogramma effettuata o consentita dal produttore in uno Stato membro;

Può autorizzare il noleggio ed il prestito degli esemplari dei suoi fonogrammi. Tale diritto non si esaurisce con la vendita o con la distribuzione in qualsiasi forma degli esemplari;

Può autorizzare la messa a disposizione del pubblico dei suoi fonogrammi in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente. Tale diritto non si esaurisce con alcun atto di messa a disposizione del pubblico.

Al produttore, come all’artista interprete ed esecutore, non è riconosciuto un diritto esclusivo di comunicazione al pubblico, ma un diritto a compenso per le utilizzazioni proprie di tale diritto.

L’art. 73 l.d.a. prevede infatti che “il produttore di fonogrammi, nonché gli artisti interpreti e gli artisti esecutori che abbiano compiuto l’interpretazione o l’esecuzione fissata o riprodotta nei fonogrammi, indipendentemente dai diritti di distribuzione, noleggio e prestito loro spettanti, hanno diritto ad un compenso per l’utilizzazione a scopo di lucro dei fonogrammi a mezzo della cinematografia, della diffusione radiofonica e televisiva, ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite, nelle pubbliche feste danzanti, nei pubblici esercizi ed in occasione di qualsiasi altra pubblica utilizzazione dei fonogrammi stessi. L’esercizio di tale diritto spetta al produttore, il quale ripartisce il compenso con gli artisti interpreti o esecutori interessati“. Tali utilizzazioni sono chiamate, nel gergo tecnico, “utilizzazioni secondarie del fonogramma“.

Tale diritto a compenso spetta anche quando l’utilizzazione è effettuata a scopo non di lucro (art. 73-bis l.d.a.).

L’arrangiamento è depositato alla SIAE come i testi e le parole di un brano?

L’Avvocato risponde…

L’arrangiamento di un brano, per essere correttamente depositato, dovrà avere lo spartito e l’mp3.

Il direttore d’orchestra coincide con l’arrangiatore di un brano? Quali diritti ha circa la canzone che dirige?

Risponde l’Avvocato…

Il direttore d’orchestra non è detto che coincida con l’arrangiatore del brano

ed i diritti dipendono dagli accordi dal medesimo presi con l’Artista, major, produttore.

Riassumendo…

  • Il produttore, dal punto di vista legale, è solo chi lavora sulla prima fissazione dei suoni, quando hanno il carattere della novità;
  • L’arrangiatore, il responsabile del suono, il finanziatore di un disco non sono i produttori dal punto di vista legale;
  • Il produttore può autorizzare la riproduzione, la distribuzione, il noleggio e la pubblicazione dei fonogrammi (i primi suoni fissati);
  • L’arrangiamento è depositato alla SIAE con spartito e registrazione mp3
  • L’arrangiatore potrebbe non essere la persona che poi dirige l’orchestra per l’esecuzione del brano
LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1
Nono appuntamento di LegalPop: come vengono regolamentati i concerti?

I concerti annullati sono rimborsabili? Che succede se si acquistano biglietti dai bagarini? Risponde l’Avvocato Renato Moraschi

Concerti, una parola che sembra appartenere alla Preistoria.
Invece rappresentano qualcosa che non solo è esistito, ma continuerà a esserci. Certo, difficile sapere con certezza quando e in quali termini.
I concerti, però, torneranno a farci vivere la musica dal vivo dopo questa pandemia, e noi non vediamo l’ora!
Ma quali sono le normative che regolano l’andamento degli spettacoli dal vivo? Cosa accadrà con gli eventi annullati a causa della pandemia?

Vi siete mai chiesti cosa dica la legge di fronte alla questione dei video nei concerti, che ormai tutti fanno all’epoca degli smartphone?

E cosa succede con il bagarinaggio dei biglietti?
In questa nona puntata di LegalPop, ci risponde come sempre alle nostre domande basilari l’Avvocato Renato Moraschi, specializzato in diritti d’autore. In fondo all’articolo trovate il nostro riassunto con cui traduciamo in parole Pop quanto dice la legge.

Posso filmare un concerto? Ci sono limitazioni se non viene espressamente dichiarato dall’organizzazione?

L’Avvocato risponde…

 Nella prassi gli spettatori filmano un concerto live e lo pubblicano su You Tube, sui propri sociale network.

E’ bene sapere, però, che tale comportamento è vietato dalla Legge Diritto Autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633 e succ. mod) ed integra una fattispecie di reato che, in relazione alle violazioni minori, è punita con la multa.

Dal gennaio 1995 l’Italia ha modificato la normativa sui diritti d’autore adeguandosi alla disciplina stabilita dall’unione europea.

In particolare la legge ha chiarito, una volta per tutte, che l’artista che si esibisce in un concerto ha il diritto esclusivo di sfruttare economicamente la propria immagine e la propria esibizione dal vivo.

Da ciò ne deriva che unico legittimato a riprendere il concerto e/o l’esibizione dal vivo è il cantante, il musicista o chi per loro allorché abbiano ceduto i propri diritti alla major e/o ad altra società; ad ogni altro soggetto è interdetta ogni registrazione.

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 2
Si possono filmare i concerti? La risposta è no!

 

Se gli eventi sono annullati posso pretendere il rimborso pecuniario?

L’Avvocato risponde…

Il rimborso dei biglietti dei concerti spetterà all’acquirente secondo le modalità previste nel contratto di acquisto in caso di annullamento e non di semplice differimento, salvo casi particolari.

E’ bene verificare ogni volta che si acquista un biglietto per un concerto, quale che sia a teatro, live, etc, le condizioni generali di acquisto perché trattasi di contratto a tutti gli effetti.

 

C’è un limite nell’acquisto dei biglietti?

L’Avvocato risponde…

Anche il limite di acquisto è indicato sulla piattaforma (quale ad esempio Ticketone o Ticketmaster) ove nelle condizioni generali di acquisto indicano ogni condizione contrattuale.

 

Cosa rischia chi vende e chi acquista biglietti tramite bagarinaggio?

L’Avvocato risponde…

Il fenomeno del bagarinaggio e/o del secondary ticket, per cui i biglietti di un evento, in particolare concerti ed eventi sportivi, vengono acquistati in blocco e poi rivenduti all’esaurimento dei posti disponibili a prezzo maggiorato, costituisce violazione di legge.

Chi acquista tramite bagarinaggio potrebbe vedersi imputabile una responsabilità a titolo di concorso.

 

Se accadono incidenti durante i concerti, chi è responsabile?

L’Avvocato risponde…

Dipende da che incidente succede. Sicuramente se in sede di istruttoria emergerà il nesso eziologico tra l’incidente ed eventuali vizi, verranno accertate le varie responsabilità civili e penali con conseguente obbligo in capo ai responsabili al risarcimento del danno che

potranno essere dall’organizzatore dell’evento sino a vizi imputabili alla singola società che abbia operato per la realizzazione dei concerti medesimi.

Riassumendo…

  • Filmare gli eventi e pubblicarli sui social è un reato punibile con multa: l’artista ha il diritto esclusivo di sfruttare la propria immagine, quindi sceglie lui chi è autorizzato a procedere ai filmati;
  • Quando si acquista un biglietto per un concerto si stipula di fatto un contratto con cui si accettano tutte le condizioni, comprese quelle del rimborso che, laddove specificato, spettano alla società acquirente dell’evento;
  • Sulla piattaforma della società che ha realizzato il concerto, sono indicati anche i limiti di acquisto per i biglietti di una singola persona;
  • Rivendere biglietti tramite bagarinaggio costituisce reato, chi acquista i biglietti dai bagarini potrebbe essere considerato responsabile del fenomeno;
  • Se accadono incidenti durante i concerti, i responsabili potrebbero essere molteplici, tutti da verificare dal punto di vista civile e penale, con obbligo di risarcimento al danno

Francesca Monti, autrice del libro uscito dopo il primo lockdown, ci racconta il suo progetto

Lockdown e interviste. Un binomio quasi irrinunciabile, specie un anno fa quando il lockdown non era la zona rossa e richiedeva una rigidità vera. Sui social ogni giorno comparivano numerose interviste a personaggi famosi che si chiedevano quale sarebbe stato il futuro e raccontavano come passavano la quarantena.

E tutti, avendo a un certo punto terminato anche le serie tv da guardare, oltre al lievito, le abbiamo lette o in qualche caso le abbiamo viste in streaming, e ci siamo immersi nel mondo più privato di quei personaggi. Tanto che di qualcuno potremmo ricordare a memoria anche come è arredato il salotto da cui parlava mostrando il mezzo busto.

"Interviste ai tempi del lockdown": un libro testimone del tempo 1
Francesca Monti, autrice del libro “Interviste ai tempi del lockdown”

Francesca Monti, giornalista di SpettacoloMusicaSport e Il Popolo Veneto, ha passato quei due mesi di lockdown e mezzo a intervistare protagonisti della musica, dello sport, e del teatro e appena terminata la prima ondata ha deciso di raccogliere buona parte di quegli interventi per farne un libro.

Interviste ai tempi del lockdown è un vero diario, testimone di un periodo storico, da cui ancora non siamo usciti.

Un anno dopo, con un’Italia che deve girare la ruota cromatica per sapere come comportarsi, la situazione è meno drammatica, ma di fatto la ripartenza vera ancora non c’è stata. E dopo tante interviste che ha fatto ai protagonisti, abbiamo voluto fare noi una chiacchierata con la stessa Francesca Monti.

Francesca, nel tuo libro “Interviste ai tempi del lockdown” emerge tanta speranza per un mondo migliore. A distanza di un anno, cosa è cambiato?

A livello umano non c’è stato un grande miglioramento: lo testimoniano anche gli stessi social, dove spesso si rivela un certo odio ingiustificato verso alcuni artisti.

Per quello che riguarda i progetti però una ripartenza c’è stata. Non dimentichiamoci che con il primo lockdown i set dei cinema erano tutti fermi; adesso questi sono ripartiti con ogni accorgimento necessario, e con l’approvazione di protocolli e disposizioni per la sicurezza. Purtroppo restano ancora chiusi teatri e cinema, e al momento non si sa quando si potrà riaprire.

Che sensazioni avevi un anno fa intervistando i cantanti e come è cambiata la situazione dopo 14 mesi?

Un anno fa si arrivava dal Festival di Sanremo 2020, andato benissimo. Tanti artisti avevano i loro progetti in uscita pronti per la primavera. Si sperava che tutto tornasse alla normalità e si potessero fare i concerti nei palazzetti e nei teatri con un numero ristretto di spettatori. Non è stato possibile: chissà, probabilmente lo sarà alla fine di quest’anno anche grazie ai vaccini.

Parlando con gli artisti mi rendo conto che non vedono l’ora di tornare ad avere un contatto diretto con il pubblico.

Com’è la vita di un giornalista durante il lockdown?

Paradossalmente lavora più di quando si facevano gli eventi in presenza: questo grazie alle piattaforme, su cui si fanno anche più conferenze nella stessa giornata. Per fare un’intervista poi mi preparo studiandomi prima la biografia dell’artista, approfondendo la sua carriera anche per fare domande un po’ più particolari. Quindi, insomma, l’intervista in sè, il cosiddetto “sbobinamento” di questa e l’inserimento delle foto…diventavano dei momenti di svago anche per me e la giornata volava via!

Qual era l’obiettivo principe di quelle interviste durante il lockdown?

Le notizie erano veramente drammatiche, quindi cercare di dare un momento di leggerezza in più ai lettori non era semplicissimo. L’obiettivo però era anzitutto quello, con la possibilità di raccontare grandi protagonisti.

È un libro che nel tempo sarà sempre più testimone di un’epoca. Giova ricordarlo: che clima si respirava?

Quando facevo queste interviste per i giornali su cui scrivo mi interrogavo su cosa sarebbe accaduto e sulle reali possibilità di continuare a fare questo lavoro come lo abbiamo sempre fatto. Mi sono resa conto subito che la costrizione a rimanere tra le quattro mura di casa rendeva ancora più disponibili i vari artisti a raccontarsi.

Selection Music Show: il Talent che promuove per davvero...talenti! 1
I Jalisse, foto di Tony Zecchinelli

Era un’occasione anche per fare una chiacchierata e condividere sensazioni ed emozioni che provavano in quel momento così particolare di lockdown, oltre a parlare dei progetti in uscita.

Luca Argentero, Dodi Battaglia, Elena Sofia Ricci, Davide De Marinis, Dolcenera, Jalisse: sono tantissimi i personaggi che hai intervistato durante il lockdown. Come nasce l’idea di raccogliere tutto in un libro?

A maggio mi sono resa conto che avevo raccolto oltre sessanta interviste: ne ho scelte 27, ho aggiunto alcune mie riflessioni che avevo scritto nei mesi del lockdown e da lì è nata l’idea di creare un libro e dare una parte dei proventi in beneficienza (alla Protezione Civile e all’ex maratoneta azzurra Vincenza Sicari, ndr).

Come ha reagito il pubblico?

La risposta è stata buona da parte del pubblico che ha mostrato interesse per il progetto e anche da parte della stampa che ha condiviso la notizia dell’uscita del libro.

Stai già pensando a un secondo volume per raccontare le interviste ai tempi della zona rossa?

Chissà, potrebbe essere un’idea!

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1
Ottavo appuntamento di LegalPop: il rapporto tra Stampa e Artista nelle interviste

Nuovo appuntamento della nostra rubrica con l’Avvocato Renato Moraschi

Interviste e musica. Ogni settimana si leggono numerose interviste a cantanti, che possono così presentare i loro progetti musicali, approfondire i temi delle canzoni e altresì raccontarsi in una sfera inedita.
Occasioni importanti per gli artisti e anche per il pubblico, che così può scoprire meglio il senso di un brano, nonché i retroscena che solo il cantante in questione può conoscere. Ed è proprio su questo che si innesca la questione importante.
Occasioni si, ma spesso rischiose, specie se nelle interviste si citano terze persone.

Come si gestiscono le interviste? Si può rilasciare qualunque dichiarazione senza che sia concordata con il management?

Se sei un artista e ti stai chiedendo come sei tutelato legalmente nelle interviste, sei capitato nella pagina giusta.
Anche in questo ottavo appuntamento di LegalPop a rispondere alle nostre domande basilari l’Avvocato Renato Moraschi, specializzato in diritti d’autore.
In fondo alla pagina, come sempre, il nostro riassunto che traduce in un linguaggio pop quello che dice la Legge. Per ulteriori domande, potrete scrivere al nostro indirizzo email, l’Avvocato vi risponderà!
Se sono un Artista e rilascio un’intervista, devo concordare con il mio Management le mie dichiarazioni?
L’Avvocato risponde…

 

Ogni Artista per tutta l’attività stampa si avvale del proprio Ufficio Stampa e/o di quello del Management, col quale concorda tutta l’attività, le interviste e le dichiarazioni.

L’Artista si avvale, altresì, di un Social Media Manager con il quale coordina tutta l’attività digital e social.
Se rilascio dichiarazioni lesive bei confronti di qualcuno, sono responsabile solo io o anche il mio Management?
L’Avvocato risponde…

L’art. 27, al comma primo, della Costituzione recita “la responsabilità penale è personale”.

Ne consegue che risponderà delle dichiarazioni fatte con contenuto diffamatorio e/o che integrino fattispecie di reato unicamente chi le ha rese ovvero l’Artista.
Cosa rischio se anticipo progetti per i quali non ho ancora firmato o per i quali il mio Management ha deciso di non rivelare ancora nulla?
L’Avvocato risponde…
Nella premessa che tra l’Artista ed il Management sussiste un rapporto fondato sull’intuito personae che determina il successo o l’insuccesso dell’Artista, gli eventuali rischi cui può incorrere l’Artista se anticipa progetti non ancora formalizzati non sono tanto con il proprio Management.
L’eventuale rivelazione può comportare problemi di natura promozionale che deve essere pianificata, sia di stampa che digital, nonché terzi potrebbero appropriarsene e perderebbero il carattere inedito ed innovativo etc.

Qualora siano stato sottoscritti memo deal si risponderà anche dell’inadempimento contrattuale.

LegalPop: cosa posso dire nelle canzoni? In che modo?
L’Artista che rilascia interviste è quindi l’unico vero responsabile penale delle proprie dichiarazioni
Chi mi intervista telefonicamente e registra la conversazione, è tenuto ad informarmi?
L’Avvocato risponde…

E’ necessario per la pubblicazione l’autorizzazione nell’intervista con sottoscrizione della relativa liberatoria contenete i limiti di spazio, tempo ed uso della stessa.

Se rispondo a un’intervista via email, posso pretendere non ci sia alcun cambiamento nelle risposte rispetto a come le ho inviate?
L’Avvocato risponde…

Sì, il rapporto con il giornalista è fondamentale ed ogni eventuale modifica delle interviste non autorizzata può attribuire un senso diverso all’intervista stessa.

Fermo restando che nelle interviste deve essere scelta la testata giornalistica ed il giornalista più vicino alla propria linea editoriale ed al proprio stile; inoltre si presuppone una fiducia con l’intervistatore e, quindi, la modifica è doverosa sotto molteplici profili non solo giuridici.
Riassumendo…
  • Le interviste, come tutte le attività stampa dell’Artista, sono concordate con l’Ufficio Stampa e il Management, anche nelle stesse dichiarazioni;
  • La responsabilità delle dichiarazioni è unicamente di chi le rilascia, non dell’Ufficio Stampa o del Management;
  • Rivelare in anticipo i progetti potrebbe essere controproducente perché chiunque se ne potrebbe appropriare, e dal punto di vista legale si rischia di incorrere in inadempimenti contrattuali se è stata stabilita la segretezza del progetto;
  • Tutte le interviste devono essere autorizzate dall’Artista mediante una liberatoria che includa le modalità delle stesse;
  • L’Artista può pretendere che la sua dichiarazione virgolettata, in conformità alla linea editoriale del giornalista, sia modificata nel caso in cui non rappresenti il suo stesso pensiero.

C’era un tempo in cui era meglio arrivare ultimi a Sanremo per vincere in Hit Parade, oggi non è più così

Sanremo 2021, la prima serata. Annalisa davanti a tutti 3
Amadeus, Fiorello alla serata finale del 71 Festival di Sanremo. (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio). La sfida del direttore artistico è vinta anche nella hit parade.
L’hit parade sorride al Festival di Sanremo 2021. Dopo quasi un mese, le classifiche di vendita continuano a dare ragione al direttore artistico Amadeus. Otto posti dei primi dieci sono occupati questa settimana ancora da brani in gara al Festival.
Dietro al tormentone di Colapesce e Di Martino c’è la rivelazione Madame con Voce, e a seguire i Maneskin, Fedez-Michielin e Irama. Tutti artisti che sfruttano l’onda lunga del Festival e si ritrovano in classifica anche con altre canzoni.
I vincitori dell’edizione sono primi nell’hit parade degli album con il loro Teatro d’Ira vol.1, primo anche nelle vendite dei vinili. Insomma Sanremo 2021 ha tutti i crismi per rimanere nella storia, a conferma della voglia di qualcosa di nuovo da parte del pubblico.
Fa eccezione solo il 25esimo posto di Ermal Meta, favoritissimo alla vigilia della finale, nelle classifiche Fimi.
Molto bene anche gli ascolti in radio, dove anche Willy Peyote, La Rappresentante di Lista e Malika Ayane stanno spopolando. Amadeus ha vinto la scommessa.
Sanremo 2021, il trionfo dei Maneskin 4
La Rappresentante di Lista alla serale finale del 71 Festival di Sanremo. Sanremo (Italia), 6 marzo 2021 (Foto © Marco Piraccini/Mondadori Portfolio).

Hit Parade e Sanremo: un binomio spesso poco comune, specie quando a votare erano solo le giurie demoscopiche.

Ossia quelle fantasmagoriche commissioni in grado di portare ben lontano dal podio dell’Ariston canzoni come Vita spericolata o Donne.
I brani che vendevano di più, puntualmente, non erano sul podio dell’Ariston, e in qualche caso nemmeno nella top ten della graduatoria sanremese.
E così per diversi anni si è detto ‘Meglio arrivare ultimi al Festival’.
In effetti la lista di esempi è lunga: Non voglio mica la luna, Con te partirò, A casa di Luca, Quello che le donne non dicono, Ave Maria
Senza dimenticare le innumerevoli partecipazioni di Mango, Drupi e De Piscopo, sempre assurdamente maltrattati dalle giurie.

‘Il ragazzo della via Gluck’, ‘Patatina’, ‘Ciao amore ciao’: brani addirittura eliminati dal Festival per poi essere ai primi posti delle hit parade.

Potremmo proseguire per ore e non avremmo ancora finito. Va detto, a onor del vero, che su canzoni in 71 anni di storia non potevano vincere tutte. Eppure per anni le cose non sono andate bene.
Arrivarono addirittura quelle edizioni a metà anni ‘70 e a cavallo tra gli anni ‘90 e gli anni 2000, in cui Sanremo sembrava non azzeccarne una: le canzoni non vendevano, e ci si dimenticava in fretta dei loro ritornelli. Anni in cui i dati della hit parade minacciavano la chiusura definitiva della kermesse. Unica eccezione l’edizione 2001, quando Elisa con Luce e Giorgia con Di sole, d’azzurro tornarono a fare resuscitare le vendite.
Le cose sono sicuramente migliorate qualche anno dopo. Nel 2005 i Negramaro, incredibilmente eliminati con Mentre tutto scorre, furono la rivelazione delle classifiche insieme al vincitore dei Big, Francesco Renga, con Angelo. L’anno dopo, in una delle edizioni meno spettacolari che ci si ricordi, gli Zero Assoluto rimasero al primo posto per due mesi e abbandonarono la top ten solo dopo Ferragosto. La loro Svegliarsi la mattina fu il singolo più venduto dell’anno in Italia. Nel 2007 Cristicchi e Moro dominarono le classifiche delle loro rispettive categorie e si confermano nella hit parade.

La più grande svolta avvenne però nel 2011.

Il televoto aveva pieno potere, e così arrivare nei primi posti non era ormai più un cattivo presagio per le vendite. Quell’anno se il vincitore, Roberto Vecchioni, vinse il disco d’oro, per i secondi classificati Modà ed Emma furono più di 60mila le copie vendute della loro Arriverà.
Da quel momento la storia tra Sanremo e hit parade cambiò definitivamente: Non è l’inferno, L’essenziale, Fatti avanti amore, Nessun grado di separazione, Un giorno mi dirai. E ancora Occidentali’s karma, Che sia benedetta, Non mi avete fatto niente, Soldi, Fai rumore. Arrivare sul podio del Festival non fa più paura. E, soprattutto, significa restare in classifica per tanti mesi.
La vera sfida, che non è quella degli ascolti basati su uno show quanto piuttosto quella dell’hit parade, Sanremo l’ha vinta anche quest’anno. Con buona pace dei gufi e di quelli che avrebbero voluto l’annullamento del Festival.
L’Italia ha dimostrato di volere più di ogni altro anno la musica, ossia lo svago, il sogno spensierato di un mondo migliore.
Amadeus con tutta probabilità, come ha dichiarato, lascerà il Festival, e l’eredità sarà sicuramente importante.

Tra poco si inizierà già a pensare all’edizione 2022.

Con la stessa voglia di creare qualcosa di innovativo e vincente come quest’anno. In fondo mancano solo 11 mesi. Noi siamo già pronti, ma prima è giusto godersi questo Sanremo 2021, in fondo solo appena cominciato…

Risponde l’Avvocato Renato Moraschi

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1

Canzoni: come interpretarle? E, soprattutto, cosa raccontare con esse?

E’ un po’ il dilemma che coglie qualunque artista, non solo agli inizi della sua carriera. Prima o poi avviene per tutti la svolta in cui ci si rimette in gioco secondo i canoni dell’epoca in cui si vive. Ma se sul piano melodico basta l’adattamento del cantante a un nuovo modo di fare musica, è un po’ differente il discorso circa i contenuti dei brani.

Interpretare canzoni significa farsi portatori di messaggi, affidare il proprio racconto ad altri.

Significa lanciare slogan che, appena dopo la pubblicazione del brano, apparterranno a tutti. Non è da meno, in questo senso, la forma con cui ci si esibisce: cantare canzoni vestiti in un modo piuttosto che in un altro, non influisce solo sull’impatto emotivo del personaggio in sè ma anzitutto del brano stesso. In un mondo dove l’abito continua a fare il monaco, è indubbio che l’immagine proposta sia il primo biglietto da visita, talvolta decisivo, del messaggio di un’opera artistica.

Ma dal punto di vista legale come si gestisce tutto questo? E’ possibile dire tutto quello che si vuole nelle canzoni, senza curarsi della moralità comune? Posso usare parole identiche a quelle di un altro brano? Posso presentarmi con qualunque look?

LegalPop: cosa posso dire nelle canzoni? In che modo?

Domande come sempre semplici e basilari quelle di LegalPop, dalla risposta tutt’altro che scontata.

Come sempre, a chiarirci ogni dubbio è l‘Avvocato Renato Moraschi, specializzato in diritto d’autore. In fondo all’articolo, come da consuetudine, trovate il nostro riassunto che traduce in termini “pop” quanto l’Avvocato ci racconta in termini strettamente tecnici e impeccabilmente corretti. Per ogni eventuale domanda, potrete scrivere al nostro indirizzo email: l’Avvocato vi risponderà presto!

Se sono autore del mio brano musicale, il mio testo può usare contenuti di ogni genere, a prescindere da moralità e buon senso? Posso incitare nelle mie canzoni ad azioni ritenute moralmente scorrette?

L’Avvocato risponde…

La realizzazione di un brano musicale è rimessa interamente all’autore e/o agli autori del testo ove siano più di uno.

Il contenuto può essere anche immorale. Fermo restando che, ove viola principi costituzionalmente garantiti oppure ove contenga riferimenti a persone che ledano la propria immagine, l’autore non è esonerato da eventuali azioni di natura penale e civile.

Se le mie canzoni prevedono, anche per una sola frase, le medesime parole usate da un altro artista, devo necessariamente dichiarare tale citazione?

L’Avvocato risponde…

Non è necessario. Ovviamente il tutto è commisurato alle frasi citate nelle canzoni.

Devono naturalmente essere nei limiti previsti per non incorrere nel plagio di cui abbiamo ampiamente argomentato nelle precedenti interviste.

Si possono elaborare le canzoni rispetto alla loro idea originaria?

L’Avvocato risponde…

Secondo l’art. 18 della LDA, le elaborazioni sono modificazioni che cadono sulla forma esterna o interna dell’opera.

In questi casi viene lasciato quel tanto della sua forma rappresentativa per cui l’opera conserva il suo valore originale.

La legge definisce il diritto di elaborazione come “tutte le forme di modificazione, di elaborazione e di trasformazione dell’opera prevista all’art. 4

A sua volta l’art. 4 stabilisce che sono protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa quali le traduzioni in altra lingua; le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica; le modificazioni ed aggiunte che costituiscano un rifacimento sostanziale dell’opera originaria; gli adattamenti; le riduzioni; i compendi; le variazioni non costituenti opera originale.

Si possono quindi adattare le canzoni traducendole liberamente in altra lingua?

L’Avvocato risponde…

La legge sul diritto d’autore afferma che il diritto di traduzione ha per oggetto la traduzione dell’opera in altra lingua o dialetto ed il diritto alla traduzione compete unicamente all’autore del testo e/o ad altro soggetto dal medesimo espressamente autorizzato.

Le traduzioni del testo di canzoni senza la preventiva autorizzazione dell’autore originario integra la violazione alla LDA.

Se sono interprete di una canzone scritta da un’altra persona, posso cambiare le parole originali a mio piacimento durante l’esecuzione?

L’Avvocato risponde…

Le canzoni originarie possono essere modificate unicamente nei limiti in cui non si incorra in un’elaborazione.

In tale ipotesi l’elaborazione di carattere creativo dovrà essere espressamente autorizzata.
In caso contrario si incorrerà nella violazione della LDA con conseguente diritto in capo all’Editore, Autore del testo e compositore del Brano alla richiesta di risarcimento di tutti i danni patiti e patiendi.

 

Il look con cui mi presento deve essere un’idea condivisa con il mio management?

L’Avvocato risponde…

Tutte le scelte dell’Artista, vengono abitualmente assunte di concerto con il proprio Management e lo Staff di professionisti che assistono l’Artista medesimo.

Per la gestione dei social ci sarà il Social Media Manager per il look ci sarà lo Stylist; l’artwork sarà designato dal Grafico e così via sino ad arrivare alle figure professionali che procedono alla produzione, registrazione, mastering dei brani dell’album.

La presenza di tali diverse figure professionali determinano il successo dell’Artista.

Riassumendo…

  • Gli autori dei testi sono responsabili dei contenuti delle canzoni, che potrebbero anche essere “immorali” ma non devono ledere principi costituzionali o l’immagine di altre persone;
  • Si possono citare frasi di altre canzoni senza necessità di dichiarare la citazione. Se si superano certi limiti, però, si incorre nel plagio;
  • La legge prevede che una canzone possa essere elaborata;
  • Una canzone si può adattare traducendola in altra lingua solo se l’Autore originario autorizza a farlo;
  • Se l’artista interpreta una canzone modificando a suo piacimento il testo, deve rimanere nei limiti per cui non incorra nell’elaborazione (che deve essere appunto autorizzata);
  • Il look, come ogni altra scelta artistica, deve essere decisa di concerto con il Management e lo Staff di professionisti che seguono l’artista
Sanremo 2021, la quarta serata. Gaudiano vince tra i Giovani 1
“Musica leggerissima”, Colapesce, Dimartino alla prima serata del 71 Festival di Sanremo. Sanremo (Italia), 2 marzo 2021. (Foto ©Marco Piraccini /Mondadori Portfolio)

Continua il successo di Sanremo 2021: la hit di Colapesce e Di Martino in vetta alle classifiche

Musica leggerissima: ne sentivamo il bisogno, e ora che l’abbiamo trovata non ne possiamo più fare a meno.
Presto per definirli “vincitori morali”. Di sicuro, però, Colapesce e Di Martino sono ufficialmente i nuovi fenomeni della musica italiana. Tutto questo grazie alla loro canzone che ha conquistato il pubblico di Sanremo e che ora spopola anche nella hit parade. Musica leggerissima è infatti il brano più venduto dell’ultima settimana secondo le classifiche Fimi. Fu la seconda canzone a esibirsi la prima sera, e fu chiara immediatamente a tutti la sua straordinaria forza.
Il ritornello ormai lo conosciamo tutti e, per chi se lo fosse perso, da qualche giorno è persino tappezzato sui cartelloni delle strade.
Colapesce e Di Martino si sono inventati questo marketing semplice, diretto e geniale: è così ora impossibile dimenticare le parole della loro canzone allegra e spensierata, con tanto di accordi per chi volesse suonarla con la chitarra.
"Musica leggerissima": quando Sanremo sforna il tormentone 1

E’ un vero tormentone sanremese questa “Musica leggerissima”.

Forse è il primo in assoluto che riecheggia persino sui cartelloni pubblicitari, ma la storia festivaliera ci presenta vari esempi di canzoni ballabili e martellanti, capaci di andare oltre le loro stesse aspettative.
Non stiamo parlando di brani semplicemente molto trasmessi dalle radio, reinterpretati anche nei karaoke o di straordinario successo da vendere più di ogni altro. Vogliamo fare una carrellata di quelle canzoni che negli ultimi quarant’anni, con le stesse caratteristiche di quelle estive, sono entrate nella testa per non uscirne più. Dagli anni ’80 in avanti, infatti, Sanremo ha cercato sempre di più quel successo diverso, innovativo rispetto alla classica melodia. Ha cercato sempre di più quella spensieratezza dettata anche dalla ripetizione di una frase.
Era da tempo che Sanremo non viveva musica leggerissima come questa, e perciò non dispiace affatto tuffarsi in un refrain anni ‘80 che oggi diventa completamente innovativo. L’impresa d’altronde non è mai stata facile.
I Righeira, re dei tormentoni estivi, tentarono di replicare il successo de L’estate sta finendo pochi mesi dopo il Festivalbar 1985. Si presentarono a Sanremo con Innamoratissimo. I risultati però andarono ben sotto le attese e della canzone oggi non rimane che un tiepido ricordo.

Sarà perchè ti amo fu il primo tormentone sanremese, in grado di superare persino la ballabilità dei jingle anni ’60.

Nel 1989 fu la volta di Vasco, che segnò il debutto di Jovanotti. Ma fu anche l’anno di Esatto!, il brano di Salvi che si rivelò anche più venduto di quell’edizione.
Il cantante di Luino avrebbe bissato il successo l’anno dopo, se non fosse stato superato dal tormentone in assoluto più famoso della storia del Festival: Vattene amore, per gli amici Trottolino amoroso.
Nel 1991 Siamo donne fu talmente coinvolgente da diventare un inno femminista irresistibile anche per ogni uomo. Il tormentone arrivò dalla categoria Novità nel 1992: Brutta di Alessandro Canino, a dispetto del titolo, piaceva a tutti.
Nel 1996 non si poteva citare la parola Italia senza correre il rischio di cantare quel ritornello Italia sì Italia no con cui La terra dei cachi di Elio e le storie tese sfiorò persino la vittoria all’Ariston. Sulla stessa scia ci sarebbe arrivato anche il brano dei Pitura Freska l’anno dopo. 
"Musica leggerissima": quando Sanremo sforna il tormentone
Elio e Faso

La musica leggerissima di “Papa nero” non fu però agevolata poi dalla storia che volle altri due Pontefici caucasici.

E mentre i Gazosa, vincitori tra i Giovani nel 2001 con Stai con me forever, avrebbero sfornato un brano ancor più convincente nell’estate, in quello stesso anno all’Ariston nacque anche Turuturu. Era interpretata da Francesco e Giada. La cantavamo tutti, ma oggi rimane una chicca per pochi intimi.
Così come non andò oltre la stagione il successo della Dual Gang che nel 2002 cantava Sarà la primavera. Di loro si sono perse le tracce, ma il ritornello ‘Si le ragazze di questi tempi ci fanno perdere letteralmente i sensi’, forse farà venire un brivido lungo la schiena a tanti che l’avevano dimenticata dopo averla fischiettata a lungo. Quell’anno rimbombò nelle orecchie di tutti Salirò. Con quella canzone Daniele Silvestri fece ballare chiunque per poi ripetersi cinque anni dopo con La paranza.

Poi il televoto divenne sovrano, e così i tormentoni sanremesi conquistarono anche il podio finale.

Così fece Arisa quando vinse tra i Giovani con Sincerità nel 2009. Così conquistó tutti Gabbani nel 2017 con Occidentali’s karma, che per praticità in molti chiamavano La scimmia nuda, fino a confondersi con La scimmia che balla. Ci si capiva popolarmente: si voleva intendere quella.
Un po’ come l’anno dopo La vecchia che balla avrebbe sostituto popolarmente il titolo di Una vita in vacanza con cui Lo Stato Sociale spopolò letteralmente.

Musica leggerissima quindi si inserisce in una storia ambiziosa, importante e nello stesso tempo rischiosa: il tormentone tanto fa ballare quanto, alla lunga, stanca.

Non solo, ma ora le aspettative su Colapesce e Di Martino saranno sempre altissime, e ripetersi non è mai facile. Una volta azzeccato anche il secondo successo, però, il risultato è garantito. I due cantautori siciliani hanno tutte le carte in regola per entrare nell’Olimpo della musica italiana.
La loro genialità è totale: ritornello anni Ottanta orecchiabile, balletto irresistibile, pubblicità ad hoc e videoclip da Oscar, con un omaggio a Pippo Baudo che ci ricorda di aver vissuto con lui la migliore delle epoche televisive.
Perché in fondo quello vogliamo: uscire dalla depressione e dalla stanchezza per tuffarci nella musica leggerissima di un’epoca che ci fece sognare. Sì, abbiamo bisogno di niente, perché con quel niente avevamo tutto.

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1

Risponde l’Avvocato Renato Moraschi

Editore e casa discografica. Si fa spesso molta confusione tra queste due figure, che talvolta coincidono, mentre in molti altri casi sono separati. In ogni caso la casa editoriale e la cosiddetta etichetta hanno ruoli ben definiti.
Dopo avere già visto, qualche settimana fa,  le clausole necessarie per un contratto, in questa sesta puntata di LegalPop analizzeremo i punti chiave che legano il lavoro dell’editore e della casa discografica a quello dell’Artista.
Come sempre, ci risponderà l’Avvocato Renato Moraschi, specializzato in diritti d’autore; in fondo all’articolo troverete il nostro riassunto che tradurrà in un linguaggio “Pop” le definizioni più strettamente giuridiche.
Sei un Artista esordiente e stai chiedendoti la differenza tra una casa discografica e un editore?
Ti stai affacciando al mondo musicale ma non conosci il ruolo dell’etichetta e quello dell’editore?
Sei sulla pagina giusta! Ecco qui sotto il nostro manuale che risponderà alle tue domande! Se hai ulteriori dubbi e richieste, puoi scrivere al nostro indirizzo email: l’Avvocato Moraschi ti risponderà!
Un artista deve necessariamente ingaggiare una casa discografica e un editore per pubblicare un’Opera?
L’Avvocato risponde…
La risposta a questa domanda presuppone un percorso a ritroso di inquadramento di cosa sia una casa discografica e l’editore, nonché la funzione degli stessi per ciascuna Opera musicale realizzata dall’Artista. Partendo da questa risposta Le dico sin da subito che

un Artista non necessariamente deve ingaggiare una casa discografica, in quanto allo stato attuale con i mezzi digitali a disposizione può autoprodursi così come può non avere un editore.

Tuttavia, per prassi, la presenza di un editore e di una casa discografica contribuiscono notevolmente al successo dell’Opera musicale.
 
Come possiamo definire il ruolo di una casa discografica?
L’Avvocato risponde…

La casa discografica o etichetta discografica, o più comunemente definita major, è sostanzialmente il produttore dell’Artista.

Procede con la pubblicazione, la promozione e lo sviluppo di uno o più singoli o interi album interpretati dall’Artista composti da Opere musicali scritte, composte e create da altri artisti oppure dal medesimo.
Le etichette discografiche si dividono sostanzialmente in tre categorie:
  • Le major – Legate a multinazionali che detengono gran parte del mercato musicale mondiale.
  • Le indipendenti – Etichette che autoproducono e promuovono i propri prodotti indipendentemente dal circuito delle multinazionali
  • Le vanity label – Etichette fondate e gestite da un artista anch’esse indipendenti fondate in genere per avere un certo grado di libertà da una o più etichette principali che ne distribuiscono la produzione..
Come possiamo definire il ruolo di un Editore?
L’Avvocato risponde…

L’Editore è colui al quale l’autore e/o il compositore dell’Opera musicale cede tutti i diritti di “utilizzazione economica”

a mezzo della riproduzione fonomeccanica e della pubblica esecuzione dell’opera (o della composizione) musicale (DEM e DRM).
Dal canto suo, a fronte di tale cessione, l’editore musicale si impegna a pubblicare e commercializzare l’Opera musicale con tutti i mezzi di trasmissione e divulgazione al pubblico conosciuti dalla prassi del mercato dell’editoria musicale. L’editore può fungere anche da raccolta dei diritti spettanti all’autore e/o del compositore dell’Opera.
 
Chi gestisce il lavoro dei compositori e degli autori?
L’Avvocato risponde…

La composizione fatta dagli autori e/o compositori generalmente è rappresentata da un editore.

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 2

 
Chi gestisce il master della registrazione?
L’Avvocato risponde…

La c.d. Registrazione dell’Opera o master, interpretata e realizzata dall’artista e dal produttore musicale, viene gestita da un’etichetta discografica.

Tuttavia non infrequente il master è di proprietà di soggetti diversi dalla major che gestiranno il master.
L’editore può decidere di cambiare l’impostazione di un lavoro già concordato con il proprio management?
L’Avvocato risponde…
No e non è conveniente.

La linea editoriale di un artista viene definita di concerto tra l’artistico di una casa discografica, l’artista ed il proprio management;

l’editore svolge l’attività editoriale come sopra definita ed in linea alle scelte operate dall’Artista.
Riassumendo…
  • Un artista può autoprodursi, quindi la presenza di una casa discografica o di un editore non è obbligatoria sebbene sia decisamente importante per il successo dell’Opera;
  • L’etichetta discografica è quella che produce l’Artista occupandosi della pubblicazione, della promozione e dello sviluppo dell’Opera;
  • L’etichetta discografica si occupa della registrazione fisica dell’Opera;
  • L’editore possiede i diritti dal punto di vista economico;
  • L’editore si occupa della composizione autorale;
  • Talvolta etichetta discografica ed editore coincidono nella stessa persona, in altri casi sono distinte;
  • La linea editoriale non viene scelta da una sola figura, ma è decisa di comune accordo tra casa discografica, artista e management
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