Il Maestro Diego Basso, qui fotografato da Franco Moret

Diego Basso: la musica ci collega alla natura. Vi spiego come.

 

Diego Basso è noto in tutto il mondo per la sua attenzione ai dettagli: con profondo rispetto delle idee originali, ama giocare con la musica riscrivendo partiture che ne trasformano la struttura, come accade negli Omaggi a Ennio Morricone. Da tanti anni, infatti, è lui il Direttore d’Orchestra che più di ogni altro vive le melodie del Maestro facendole diventare in qualche modo anche sue. Con un’idea di musica come impegno corale e scambio di energie, nonché di un’orchestra come emozione condivisa, Diego Basso si distingue per la sua versatilità di generi tra cui ama spaziare.

Quest’estate si divide tra i tour di Roby Facchinetti, Giò di Tonno, Vittorio Matteucci, Graziano Galatone e un personale progetto, il Diego Basso Direttore d’orchestra Plays Queen, in omaggio alla grande band di Freddy Mercury.

Tantissime le collaborazioni con i Big della musica (negli ultimi anni anche con Il Volo e Andrea Bocelli, per dirne due) che impreziosiscono la carriera di un grande direttore d’orchestra come lui.

Ma quali sono il percorso e la filosofia di pensiero del Maestro Diego Basso? Ce lo ha raccontato direttamente lui in questa intervista.

 

"Musica Maestro": i grandi Direttori d'Orchestra si raccontano 1
Diego Basso è il tredicesimo ospite della rubrica Musica Maestro

Diego Basso, ti abbiamo visto tante volte anche in televisione sul palcoscenico a dirigere impeccabile e puntuale ma ci si dimentica sempre di raccontare come nasce l’avventura di un Direttore d’Orchestra nel mondo della musica. Quali furono i primi passi della tua formazione?

Fu una formazione sviluppata sul campo, comune a molti della mia età che hanno avuto la fortuna che esistesse la parrocchia. Iniziai proprio nel coro parrocchiale da solista, a 14 anni cominciai a suonare l’organo in chiesa e a frequentare il Conservatorio. Quindi arrivai a dirigere quel coro e presi parte a un gruppo musicale. Sembra ieri, ma ormai quarant’anni ormai che sono nella musica: mi coinvolse sicuramente il livello di tanti insegnanti a cui sapevo di volere in qualche modo somigliare.

E per farlo, ci è voluto molto studio.

Assolutamente, ma non solo allora: non si finisce mai! Ci vogliono attitudini innate unite a uno studio giornaliero di tutte le parti, in particolare quando si dirige la musica pop e rock, dove il repertorio è sempre più alto. Solo per i tour di quest’estate ho dovuto preparare 190 brani!

Nella tua carriera hai confezionato tante sorprese musicali che abbiamo avuto modo di godere anche televisivamente tra Sanremo Young, Viva Mogol, Music, per citare quelli più recenti. Come si trasforma un brano pop in un prodotto sinfonico senza scontentare i fan più puristi della versione originale?

Ci vuole sempre un progetto, una grande idea. Non tutti i brani pop possono diventare sinfonici: devono essere grandi canzoni con armonie rilevanti su cui poter lavorare. In alcuni casi rimangono solamente il pianoforte o l’arpa: la batteria viene sostituita dai movimenti ritmici dell’orchestra. Si tratta quindi di trovare nuove idee armoniche che vadano a porre delle novità senza perdere di vista l’originale, che non deve essere stravolto. Questa è sicuramente la prima regola.

L’esperienza più forte e sorprendente in tal senso per il Maestro Basso?

Quella a cui sto lavorando ora con Roby Facchinetti.  Riproponiamo il suo repertorio con un’orchestra sinfonica.

L’idea mi venne mentre stavo guardando casualmente su Raitre una trasmissione sui 50 anni dei Pooh e ascoltai il brano Pierre.

Intuii subito avesse delle armonie tali da poter fare diventare la canzone un pezzo sinfonico. Inviai il provino a Facchinetti che mi rispose: “Hai valorizzato Pierre cone nessuno aveva mai fatto”. Lo provammo in concerto, poi lo portammo sui social e la risposta del pubblico fu di grande entusiasmo: capimmo che molti brani dei Pooh, compreso Uomini soli, si prestassero a questo esperimento. Lavorammo quindi per tanti mesi a questo progetto, presentato la prima volta a Falcade, nel bosco degli artisti (clicca qui per vedere il video).

Ti piace anche sorprendere.

Facchinetti mi disse qualche tempo fa: “La mia musica è tornata a casa”. Un grande complimento da chi ha lavorato per 50 anni con i Pooh. E poi anche i fan hanno dato una grande risposta: è stato un progetto sofferto, ma alla fine ha prodotto davvero un grande risultato. Mi si apre il cuore ad ascoltarlo: amo portare la sinfonica all’interno di un brano che viene già eseguito di consueto da una band: si crea così un pop-sinfonico inaspettato.

Ami rendere onore alla grande musica: da quella di Lucio Battisti alle colonne sonore più celebri del cinema.  Nel 2004 inventasti un Omaggio a Ennio Morricone, che dura tuttora con grande successo. Fu addirittura suonato in Cina dalla Guangzhou Symphony Orchestra. Come nacque quest’idea? 

Dirigere la musica di Morricone è qualcosa di straordinario: uno dei più grandi compositori del nostro secolo paragonabile senza paura ai grandi della storia come Mozart o Beethoven. La sua musica è talmente ispirata da non avere confronti: rimarrà per sempre. In effetti ormai sono 17 anni che seguo questo omaggio, ma continuo a scoprire una miriade di brani meno conosciuti ma capolavori assoluti.

Hai diretto talmente tante volte le sue composizioni che ormai in un certo senso ti appartengono, sono diventate tue.

Le mie ovviamente sono trascrizioni. Ebbi anche il piacere di conoscere il Maestro, che è sempre stato contento di questo omaggio perché molto vicino a quello che lui scrisse.

Cosa significa essere Direttore d’Orchestra?

Un’orchestra è formata anzitutto da un profondo rispetto tra un musicista e un altro: il direttore è la figura al servizio di questi per creare una vera comunità. Non sono parole di Diego Basso, ma faccio mie quelle di un monsignore che recentemente commentò così una serata a cui presi parte.

Ferrara Christmas Pop Rock, Concerto per la Vita, L’inguaribile voglia di vivere -evento per la lotta contro la SLA-, Seeds of Peace. Sono tantissime le volte che hai diretto per situazioni di beneficienza e di unità tra i popoli. La musica allora unisce, e non solo sui balconi del lockdown o nei concerti agli stadi?

Direi proprio di sì. Ebbi l’onore di suonare con il Maestro Ezio Bosso. Mi impressionò una sua frase: la musica non è di chi la compone, né di chi la suona, bensì di tutti. Non esiste la proprietà della musica, è un patrimonio dell’umanità da donare. Ha una grande forza di arrivare a tutti facendo passare delle ore diverse a persone che in quel periodo vivono dei problemi. È fondamentale mettere in sintonia e armonia le persone: è un dovere per un musicista che deve donare qualcosa della propria arte per migliorare il mondo.

Cosa si può fare per incentivare questo miglioramento e promuovere la musica nella sua funzione di unità?

Amo ovviamente i teatri, ma dico sempre che bisogna sapere anche uscire da quelli: portare la musica in riva al mare, in montagna, nei boschi, ci collega alla natura. Il primo giorno dopo il lockdown facemmo un concerto senza pubblico a Castelfranco Veneto per collegare la musica fra Terra e cielo. Il mondo ha bisogno di musica: dobbiamo ritrovarci e sentire vibrare le note nella natura non può che aiutarci a farlo.

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1
Nuova puntata di LegalPop: testi considerati immorali? Va bene, purché non offendano nessuno né violino la Costituzione

Testi trap immorali? Sì, ma senza offese

Testi di canzoni non particolarmente edulcoranti ormai ne esistono a migliaia. Dopo le dissonanze dovute alle melodie, quelle dei testi sono il primo argomento di separazione tra la nuova generazione e quelle precedenti. Diciamoci la verità, è sempre stato così. Negli anni Sessanta e Settanta andava di moda farsi sentire politicamente anche attraverso la musica e ai fan di Claudio Villa sembrava sicuramente fuori controllo l’avvento dei cantautori “di protesta”. Successivamente, proprio per questi ultimi, la dance anni Ottanta sarebbe stata un nonsense di discusso valore.  Insomma, o si parla d’amore con parole come “cuore” e “fiore”  che mettono d’accordo tutti, o altrimenti si crea sempre qualche fazione.

I contenuti dei testi, esattamente come i look, hanno sempre seguito le mode: come si veste un indumento, così si fa con una canzone. Ma chi decide se siano giusti o sbagliati? 

La lettera di Caterina, questa settimana, ci pone davanti a questa domanda. Risponde come sempre sulla rubrica LegalPop l’Avvocato Renato Moraschi. Se anche tu hai una storia da raccontare che riguardi la musica e la legalità e vorresti una risposta dell’Avvocato, scrivici a redazione@musica361.it!

Buongiorno redazione,

sono una cantante trap, che per ragioni di privacy mi firmerò con un nome di fantasia. Ultimamente mi accorgo che non faccio in tempo a dichiarare quale genere musicale canterò, che subito nascono perplessità intorno a chi ascolta. In tanti si stupiscono di fronte a certi testi, ma non capiscono che il genere trap è nato con certi contenuti già negli Stati Uniti. 

Qualcuno minaccia vie legali in quanto certe canzoni affrontano temi forti con parole altrettanto dirette, a parer mio non volgare. A parere mio. Ma chi decide che invece sono volgari, quali ragioni ha in più di me se non il senso comune e forse un po’ bigotto?

Se i testi che ho scritto con la mia compagna di lavoro sono ritenuti immorali dalla massa, devo necessariamente ritirarli? Non offendo nessuno, racconto solo la realtà prendendo una posizione politica ben precisa. E’ un reato?

Caterina, Bologna

Risponde l’Avvocato…

La realizzazione dei brani musicali è rimessa interamente all’autore e/o agli autori dei testi.

Il contenuto può essere anche immorale. Fermo restando che, ove viola principi costituzionalmente garantiti oppure ove contenga riferimenti a persone che ledano la propria immagine, l’autore non è esonerato da eventuali azioni di natura penale e civile.
DAL LEGAL AL POP
Si possono scrivere anche testi immorali rispetto al senso comune (verrebbe da dire mandando a farsi benedire il buon gusto in certi casi, ma non è questo il momento per aprire dibattiti circa la qualità di alcuni generi). Se non ci sono offese ad alcuna persona o non sono violati i principi della Costituzione, nessuno può perseguire un autore di una canzone ritenuta immorale. Si tratterebbe, evidentemente, di una valutazione sulle intenzioni, non certo sui fatti. E’ chiaro, però, che se si prende una posizione politica precisa, come dice la lettera, il rischio di offendere una parte per sostenere l’altra è in questi casi sempre appeso a un filo. Tutto da verificare…
Bruno Santori: La musica è possibi
Il Maestro Bruno Santori

Bruno Santori racconta la sua esperienza da Direttore d’Orchestra

Bruno Santori: il Direttore d’Orchestra divulgatore della nostra cultura all’estero e, non a caso, nominato ambasciatore a Malta, dopo esserlo stato in occasione di Expo 2015.

Avviato allo studio del pianoforte a soli cinque anni, Bruno Santori inizia molto presto come tastierista di una band, fino a entrare a soli 14 anni nei Daniel Sentacruz Ensemble. Forte dei successi di Soleado e Un sospero, termina gli studi in Conservatorio dedicandosi in particolare alla musica classica. Da quel momento la sua carriera è un’ascesa continua verso risultati straordinari. In tutto il mondo conoscono la sua direzione d’Orchestra sinfonica, che si alterna tra diversi stili sempre alla ricerca di novità stimolanti fondendo musica leggera e classica.

Maestro di tantissime cerimonie ed eventi ufficiali, Bruno Santori da anni vanta collaborazioni importanti:

dai Radio Italia Live all’Orchestra Filarmonica Italiana Evolution, sono tante le situazioni che lo vedono protagonista di una musica sempre in grado di unire. Ed è questa, come ci racconta nell’intervista di oggi, la sua missione principale in qualità di direttore artistico della Mediterranean Orchestra.

"Musica Maestro": i grandi Direttori d'Orchestra si raccontano 1
Bruno Santori è il dodicesimo ospite della rubrica Musica Maestro

Partiamo dagli esordi: affacciandoti alla musica già immaginavi di diventare il Maestro Bruno Santori?

Non volevo nemmeno fare il Direttore d’Orchestra! I miei miti da ragazzino erano principalmente i tastieristi, sebbene studiassi anche chitarra e percussioni. Una volta diplomato in Conservatorio iniziai l’attività di concertista, che dovetti sospendere per un problema a un nervo mediano: il destino mi fece arrivare nella scuola fiorentina del Maestro Franco Ferrara. Fu un mio secondo padre: così la fortuna di diventare suo allievo mi fece appassionare all’idea della direzione d’orchestra, senza mai abbandonare l’amore per il pianoforte.

Uno dei momenti sicuramente più alti della tua carriera, e immagino anche uno dei più intimistici e profondi, è stato sicuramente il concerto tenutosi a Roma nel 2011 in occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II. La musica è spesso un veicolo verso strade mistiche, ma quella volta forse un po’ di più. Ci puoi descrivere quell’emozione?

Tante volte mi sono capitate queste opportunità: sono dei doni che mi consentono di interpretare la musica attraverso la mia fede in una continuazione della vita. Sono profondamente credente, quindi quel concerto lo considerai un regalo. Credo che alcuni siano segnali ben precisi che la vita talvolta mi dà.

E ti dirò di più, ogni volta che dirigo il Requiem di Mozart sento di avere la possibilità di estraniarmi dal mondo: è qualcosa di veramente speciale che rappresenta un momento di elevazione spirituale.

La musica può essere espressione di questo ovviamente non solo attraverso i temi sacri, ma anche con brani leggeri. C’è un affascinante bisogno di musica nel mondo: la nostra necessità di modulare i suoni e concepirli in una armonia arrivando a emozionarci è un mistero che va oltre noi stessi e che riguarda persino gli animali.

Però sembrerebbe che non siamo in grado di accontentare pienamente questo bisogno. Come si coniuga la necessità di un certo tipo di ascolto musicale che ci coinvolga completamente con le nuove tecnologie che illudono di potersi accontentare di piattaforme, a discapito della qualità del suono?

L’elevazione spirituale è diventata materiale. Mi spiego: c’è una desertificazione umana delle emozioni e delle sensazioni. Oggi la sfida è apparire in un certo modo, non di essere. Certa musica, quella vera, nacque con l’ambizione di andare oltre la materia: oggi, invece, si pensa solo a essere migliori possibili all’interno della materia stessa. La necessità di foto ritoccate dimostra che necessitiamo di apparire in un certo modo.

Come mi dice sempre don Antonio Mazzi, bisogna aiutare ma non giudicare: come Maestro Bruno Santori faccio la stessa cosa, aiuto la musica ma non la giudico.

 

La musica, dunque, ci unisce a temi particolarmente profondi, elevandoci spiritualmente. Tu nel 1994 dirigesti Giorgio Faletti nella toccante Signor Tenente, che lanciò un messaggio incredibile ricordando le stragi di mafia. La differenza la facevano l’interpretazione intensa di Faletti e l’arrangiamento orchestrale che rendeva la lirica una vera canzone. Fu un successo che crebbe serata dopo serata a Sanremo arrivando fino al secondo posto. Avevi capito da subito il potenziale di quel brano?

Giorgio iniziò a registrare i suoi dischi nei miei studi della DB One. Un giorno di fine agosto del 1993: andai a trovarlo vicino a Brescia in occasione di uno dei suoi spettacoli da comico. Temeva di non avere credibilità nel mondo musicale dopo gli insuccessi precedenti, ma gli dissi che avrei voluto produrre il suo disco, Come un cartone animato. Così venne in studio qualche tempo dopo. Avrebbe voluto partecipare al Festival con un brano dance.

Mentre registravamo mi misi a leggere un testo pazzesco che aveva scritto sul computer: era quello di Signor Tenente. Ne parlai con Armando Gentile: quando lo venne a sapere, Faletti si arrabbiò moltissimo perché avevo invaso la sua privacy artistica e per tre giorni non mi volle parlare.

Smorzai il clima dicendogli: “L’ho fatto perché più che un compositore ti considero uno scrittore. Tu scriverai libri che diventeranno opere cinematografiche!”. Alla fine si convinse: lavorai sulla musica e andammo a Sanremo con quel brano. Negli anni mi considerò un portafortuna e mi volle a ogni presentazione dei suoi libri.

Di Sanremo ne hai fatti tantissimi. Da Un uomo in più di Drupi nel 1992 a La felicità di Simona Molinari nel 2013 sono 27 le canzoni che hai diretto. In mezzo una direzione musicale nel 2009, il Festival di Bonolis. Perché non ti vediamo più all’Ariston?

Aveva preso troppo possesso della mia vita. Tutti, ogni anno, mi chiedevano cosa avrei fatto al Festival: capii che era arrivato il momento di staccarmi. Ci sono dei cicli nella vita, quindi magari ci tornerò anche. Ma preferisco dedicarmi a Radio Italia Live e a Mediterranean Stars Festival, iniziato nel 2019 e che sta diventando l’evento musicale principale del Mediterraneo.

Nuovi progetti?

Nel 2022 mi auguro si possano riprendere i progetti sospesi. Intanto il 7 agosto sarò a Palermo per un concerto jazz e il 21 agosto saremo al Porto antico di Genova: amo rivisitare brani storici, anche dello stesso Festival di Sanremo, attraverso il jazz. Inoltre sto lavorando a un progetto che vedrà Soleado come inno della pace del Mediterraneo. Voglio creare nel Mediterraneo una identità musicale condivisibile: una grande occasione anche per andare oltre la supremazia della canzone inglese. La vittoria dei Maneskin all’Eurovision Song Contest è stata una sconfitta per la creatività italiana: abbiamo dovuto portare uno stile completamente diverso dal nostro per vincere…

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1
Nuova puntata di LegalPop: la pirateria esiste ancora? Come si argina legalmente?

Pirateria musicale: un fenomeno di cui si sentiva parlare moltissimo fino a qualche anno fa. Tanto che veniva considerato uno dei più frequenti crimini da combattere, data anche la facilità di realizzazione.

Certo, un registratore con la doppia cassetta e il cd, in grado di copiare la musica, lo avevamo quasi tutti in casa; chi voleva violare la legge vendendo quei prodotti, doveva fare i conti con la giustizia ma, tutto sommato, la pirateria musicale  non si fermava mai.

Con l’avvento del web abbiamo tutti avuto accesso alla musica free in men che non si dicesse, anche a scapito naturalmente della qualità.

Ma la pirateria musicale esiste ancora? Ha un senso la battaglia contro di essa?

È quanto chiede questa settimana il nostro lettore Paolo. A rispondere è l’Avvocato Renato Moraschi che, come sempre, chiarisce ogni vostro dubbio.

In fondo alla pagina la nostra sintesi della risposta tradotta dal linguaggio legal a quello pop.

Se anche tu hai una domanda da porre all’Avvocato, scrivici a redazione@musica361.it!

Buongiorno,

Qualche anno fa ricordo che circolava in continuazione una storia, non ho mai capito se vera o leggendaria, riguardo continue retate della finanza ai danni di ogni persona che scaricasse musica illegalmente dal web. Improvvisamente, aumentano i social e le possibilità di non pagare certi servizi, ed ecco che nessuno parla più di tutto questo. Forse perché non è da considerarsi pirateria pubblicare un video con una canzone altrui su You Tube?

In cosa consiste la pirateria musicale? Quali sono le pene che si rischiano?

Paolo (Manfredonia).

Risponde l’Avvocato:

La pirateria musicale è un fenomeno che, con lo sviluppo di internet (streaming e download), ha avuto un aumento di diffusione notevole. 

In particolare con pirateria musicale si intende la volontaria violazione del diritto d’autore (copyright) con precisi fini di lucro o commerciali. 

Nel settore musicale il termine si applica generalmente alla riproduzione non autorizzata che può ricomprendere tre macro categorie: Riproduzione non autorizzata, Contraffazione, Noleggio, con differenti comportamenti e sanzioni. In particolare le sanzioni previste per chi pone in essere comportamenti di pirateria possono variare dalla sanzione di natura amministrativa, integrando un illecito amministrativo, financo, a seconda dell’azione posta in essere, una sanzione di natura penale integrando una fattispecie di reato.

DAL LEGAL AL POP

La pirateria musicale è la violazione dei diritti d’autore sempre con fini commerciali.

Possono essere violati in tre modi: attraverso la riproduzione non autorizzata da interpreti e autori che ne avrebbe invece diritto e ne potrebbero ricavare guadagni, oppure attraverso la contraffazione, ossia la cessione di un prodotto falso venduto come se fosse originale, o attraverso il noleggio.  Questo spiega perché sia proibito pubblicare su YouTube un video con una canzone altrui senza autorizzazioni. Il fatto che molti lo facciano, come al solito, non giustifica l’azione.

La pirateria musicale va combattuta: è un crimine che ostacola il lavoro di qualcun altro e non sarà mai troppo ripeterlo una volta di più.

Marco Beretta: Amo dirigere, ma ora mi riscopro compositore
Il Maestro Beretta studiò al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, è stato Direttore Artistico al Teatro Verdi di Busseto, e a settembre dirigerà la “Traviata” a Busto Arsizio: il compositore del “Va Pensiero” è nel suo destino

Marco Beretta racconta la sua esperienza nella direzione d’orchestra: “Dirigere una sinfonia o un’opera sono due lavori diversi”

Marco Beretta è uno dei Direttori d’Orchestra più composti e altresì appassionati del nostro panorama artistico: nei suoi movimenti ampi ma mai eccessivamente spettacolari è immerso solo dalle melodie senza lasciarsi condizionare da alcuna distrazione. Lo fa spesso ad occhi chiusi, con la sicurezza di chi conosce a memoria la musica e i suoi segreti.  Direttore artistico per diversi anni del Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, ha infatti un grande curriculum alle spalle con collaborazioni con la Rai ed esperienze in tutta Europa e persino in Corea, dove è stato richiesto persino per tenere un master-class sull’interpretazione dell’opera italiana.

Attualmente impegnato in vari progetti, tra cui uno dedicato alle vittime del Covid e uno spettacolo su Dante, Marco Beretta è il nuovo ospite dell’intervista settimanale di Musica Maestro.

 

Marco Beretta, Come ti sei avvicinato a questo mondo?

Mai avrei immaginato di diventare Direttore d’Orchestra. Rimasi affascinato principalmente dal suono ascoltando l’organo in chiesa e i vari strumenti. Volevo riprodurre quello che mi catturava e, così, mi feci regalare da mio padre quindi uno strumento. Cominciai quindi studiando organo al Conservatorio Verdi di Milano. Successivamente studiai composizione e, solo infine, direzione d’orchestra.

Evidentemente era nel tuo destino quello di diventare il Maestro Marco Beretta.

Fu una scoperta graduale quella che mi portò ad appassionarmi alla musica d’insieme. Volevo capire il modo in cui erano scritte le musiche che studiavo. Attraverso lo studio della composizione mi addentrai nelle partiture complesse dei grandi autori e così andò da sé il mio avvicinamento alla direzione.

Che differenza c’è tra la direzione di una sinfonia e quella di un’opera?

Nella musica sinfonica è il direttore stesso che porta le proprie idee artistiche all’orchestra, mentre nella direzione dell’opera ci sono cantanti e regista che impongono a volte di cambiare i tempi e tutto ciò che è stato pensato in fase di studio. La musica viene in quel caso adattata al cantante stesso.

Il Direttore è il marinaio che conduce la nave in porto: a volte lo fa bene, altre volte meno.

Nell’opera si ha a che fare con un gruppo molto più ampio, quindi il primo pensiero è quello di dovere coniugare tutte le diverse caratteristiche di ciascuno.

"Musica Maestro": i grandi Direttori d'Orchestra si raccontano 1
Marco Beretta è l’undicesimo ospite della rubrica Musica Maestro

A volte ci si dimentica che il Direttore d’Orchestra sia un compositore di musica. Avere a che fare con partiture di altri autori toglie creatività al Direttore?

In parte, ma è nel ruolo stesso del Direttore. Quando affronto le partiture di un compositore cerco di rispettare in pieno le sue indicazioni, proprio perché so bene quanto sia importante rispettare un segno scritto in un certo modo. Diciamo che in quel caso sono due lavori diversi. Il compositore ha la possibilità di esprimersi anche negli arrangiamenti di musica altrui con la propria vena creativa; chi dirige invece deve mantenere la fedeltà alla partitura. E’ l’unico modo per conservare quello che viene richiesto.

Ora sei impegnato anche nel melologo L’amor che move il sole e l’altre stelle con Corrado Tedeschi. In un certo senso anche in quel caso dirigi lo spettacolo sottolineando il racconto tra Inferno e Purgatorio dal punto di vista musicale.

E’ un lavoro nuovo, molto affascinante e impegnativo, che richiede un’opera di coordinazione che in qualche modo fa in effetti diventare anche una figura direttoriale oltre che compositiva: la musica ha una centralità nell’ora di spettacolo. I versi infatti sono stati suggestione per la musica che ho scritto.

Quali altri progetti ci sono nel futuro di Marco Beretta?

Dirigerò una Traviata il 26 settembre per i 130 anni del Teatro di Busto Arsizio. Ma sono tornato soprattutto a comporre, non sono più solo il “Maestro Marco Beretta”.

Ho realizzato un requiem dedicato alle vittime di questa terribile pandemia: Requiem Covid-19 debutterà in autunno al Teatro Vespasiano di Rieti. Sono coinvolti quattro solisti, orchestra piena (50 elementi di musicisti e 50 di coristi). Questo spettacolo avrà delle repliche in corso di definizione a Roma e a Piacenza in occasione dei 500 anni della Basilica di Santa Maria di Campagna. E chissà che non si sviluppi anche un grande evento in futuro!

Ti ha impegnato per tutto il lockdown questo lavoro immagino!

Avendo interrotto l’attività direttoriale mi sono potuto dedicare a questa passione che non ho mai potuto realizzare appieno con tutti gli impegni che c’erano, realizzando sei opere all’anno. Ho riscoperto quindi l’amore per la composizione che è tornata ad essere la mia attività principale, anche grazie alla casa editrice Universal di Vienna.

 

 

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1
Nuova puntata di LegalPop: se un artista posta un’immagine su Facebook, tutti possono riutilizzarla?

L’Avvocato Moraschi risponde: i post su Facebook non sono ceduti totalmente alla piattaforma ma solo in licenza 

Facebook e diritti d’autore. Una correlazione spinosa, ricca di fraintendimenti più o meno voluti. Sui social ciascuno può dire tutto quello che sente di voler esprimere, almeno questa è la tesi che ci hanno fatto credere e abbiamo ormai preso per consuetudine assodata. Così come abbiamo imparato che qualunque post su Facebook, Instagram o Twitter è di fatto una comunicazione che rendiamo pubblicamente a disposizione di tutti. Ma è davvero così? Sappiamo infatti che nella pubblicazione di foto e opere d’ingegno altrui non abbiamo voce in capitolo senza l’autorizzazione del diretto interessato.

I post su Facebook cedono automaticamente i diritti del proprietario?

È quello che chiede Ilenia, la nostra lettrice, questa settimana all’Avvocato Renato Moraschi.

Se anche tu hai una domanda su musica e legalità da porre all’Avvocato, scrivici a redazione@musica361.it. L’Avvocato ti risponderà nella nostra rubrica dove, come sempre, in fondo alla pagina troverete la nostra tradizione dal linguaggio Legal a quello Pop.

Buongiorno,

Scrivo per capirne di più riguardo alla pubblicazione di post sui social.

So che postare in un blog il testo completo di un brano non sarebbe possibile in teoria, benché lo facciano praticamente tutti. Ma se il testo viene postato per intero dallo stesso artista sulla sua pagina Facebook, automaticamente cede tutti i diritti? Stesso discorso per le foto:

se un artista posta una foto su Facebook, posso prenderla per postarla sul mio sito?

Ilenia, Napoli

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 2
La risposta del’Avvocato Moraschi chiarisce il dubbio circa il rapporto tra Facebook e diritti d’autore

Risponde l’Avvocato:

Ogni immagine presuppone, a norma delle condizioni contrattuali, una licenza di utilizzo LDA a favore di Facebook.

Questo sia che si tratti di una foto di natura artistica, quindi realizzata da un fotografo professionista, sia che si tratti di uno scatto di un soggetto non professionista.

La licenza di sfruttamento economico contiene tutti i diritti di utilizzazione economica sui contenuti, compresi il diritto di distribuzione, di modifica e di creazione di opere derivate. 

Ne consegue, pertanto, che Facebook acquisisce ogni diritto ovvero a titolo esemplificativo e non esaustivo il diritto di viraggio, modifica, merchandising etc.

Resta inteso che trattandosi di licenza e non cessione tout court potrà essere revocata.

Tuttavia il problema che si presenta è la totale eliminazione dalla rete in caso di revoca della licenza ove diventa impraticabile di fatto la cancellazione totale allorché vi sia un repost da parte di altri utenti, come sovente avviene.

Sul punto piuttosto discusso non resta che attendere le varie pronunce giurisprudenziali.

DAL LEGAL AL POP

Tutte le immagini e i post pubblicati su Facebook sono di licenza esclusiva, revocabile, della piattaforma.

Nessuno ha quindi diritto di prendere immagini dai social appropriandosene, se non ripostando sulla stessa piattaforma (e quindi nei medesimi termini) quanto pubblicato tramite il pulsante di condivisione previsto da Facebook.

Valeriano Chiaravalle oggi è il più grande compositore di musica per la tv, oltre che un veterano di Sanremo. Ci racconta la sua vita da Direttore d’Orchestra

Valeriano Chiaravalle è stato, in questa stagione, Direttore musicale del fortunato programma di Raiuno, “Canzone segreta”. Nel prossimo autunno sarà impegnato con Fiorella Mannoia in una nuova trasmissione su Raitre

Valeriano Chiaravalle è uno dei Direttori d’Orchestra veterani al Festival di Sanremo: nel 2021 ha diretto ben quattro artisti, tra cui il vincitore dei Giovani, Gaudiano. Nel suo curriculum anche la direzione di straordinari successi come Che sia benedetta di Fiorella Mannoia, Come una favola di Raf, Per un milione di Boomdabash, Senza appartenere di Nina Zilli, La canzone mononota di Elio e Le Storie Tese.

Dopo una gavetta come Maestro sostituto di Vessicchio, Serio, Caruso, Tempera, approda sul palco dell’Ariston e si dedica alla realizzazione di musical di grande prestigio quali Il mago di Oz, Victor Victoria, Flashdance, The Blues Legend.

Compositore e arrangiatore di numerose trasmissioni televisive (La sai l’ultima, Buona Domenica, Melaverde, La macchina del Tempo, La dottoressa Giò, Amici, Io canto, Una voce per padre Pio), Valeriano Chiaravalle è uno dei direttori d’Orchestra più apprezzati per la sua capacità di spaziare da un genere all’altro, concentrandosi soprattutto su quelle musiche pop che entrano nella testa di chiunque per restarci tutta la vita. “Sono stato abbastanza fortunato”, ammette riferendosi alle innumerevoli esperienze che lo hanno reso, di fatto, il maggiore compositore della tv, vero erede di Augusto Martelli.

Nella sua filosofia, la musica deve essere anzitutto un gioco: Valeriano Chiaravalle è il decimo ospite delle interviste di Musica Maestro.

"Musica Maestro": i grandi Direttori d'Orchestra si raccontano 1
Valeriano Chiaravalle è il decimo ospite della rubrica Musica Maestro

 

Valeriano Chiaravalle, quando cominciasti la tua avventura nel campo musicale ti immaginavi già Maestro?

No, anche se effettivamente sono diventato Direttore molto presto. Dopo gli studi al Conservatorio, mi specializzai con il Maestro Fabrizio Dorsi e dopo poco lavorai al fianco di Peppe Vessicchio a Viva Napoli. Da lì fu una scalata via via sempre più alta e ricca di emozioni.

Nel tuo caso si può dire che la musica è davvero nel DNA, essendo figlio di un Direttore d’Orchestra. C’è un segreto che ti ha suggerito lui e che valeva quarant’anni fa come oggi?

Sono cambiate davvero tante cose nel corso degli anni. Sicuramente una caratteristica che il Direttore deve sempre avere è quella di mantenere la freddezza per essere punto di riferimento per tutti, senza entrare nel panico se si sbaglia qualcosa.

E’ mai capitato che ci fosse qualche errore il cui recupero risultasse più difficile in diretta?

E’ capitato che in un paio di occasioni un orchestrale avesse dimenticato di partire nel pezzo con i violini, e così il cantante prese l’attacco con un’ottava sbagliata. Errori ne possono succedere: un Direttore d’Orchestra deve arrabbiarsi se è il momento di farlo, ma sempre tenendo conto di tanti fattori. Quando si arriva all’esecuzione ormai, come dicono i francesi, “les jeux sont faits”: il vero lavoro è nella preparazione e nell’arrangiamento. Sul palcoscenico puoi solo riprendere al volo eventuali problematiche.

Il gesto da Direttore che più ti caratterizza?

Gesti piccoli e brevi ma efficaci, che non creino ansia agli orchestrali.

Hai partecipato tantissime volte al Festival di Sanremo, la prima quando fu?

Nel 1999, dirigevo Arianna Bergamaschi (C’è che ti amo, ndr) e ci portammo a casa una bella soddisfazione sfiorando il podio.

Poi innumerevoli esperienze sul palco dell’Ariston, anche con grandissimi Big della musica, da Fiorella Mannoia (Che sia benedetta nel 2017) fino a Tiziano Ferro nel 2020. E’ più stimolante dirigere un giovane, con tutte le possibili incertezze, o un veterano che ha le idee più chiare ma forse anche qualche esigenza in più?

Sono situazioni diverse, e ciascun artista è differente. Ci sono giovani che sanno già tutto quello che vogliono. E’ chiaro che quando ti ritrovi davanti un grande interprete sai di avere a che fare anche con qualcuno di esperienza, ma questo non toglie il lavoro psicologico che un Direttore deve avere anche nei suoi confronti rassicurandolo durante l’esibizione.

In effetti parlano tutti della tensione di un interprete, giustificandolo in caso di errore. Il Direttore, però, deve osservare tutti: dagli orchestrali ai cantanti. Come si concentra Valeriano Chiaravalle prima di una esibizione?

Come dicevo, il lavoro più grande avviene nei due mesi di preparazione del pezzo prima di arrivare a Sanremo. Una volta che sei lì, devi solo pensare a divertirti. L’esibizione, quindi, è paradossalmente uno sfogo. Sono concentrato a far sì che tutti possano vivere quella serenità di cui parlavo, ma penso essenzialmente a godermi la musica e divertirmi per trasmettere tutto questo al pubblico. In situazioni come con Boomdabash, due anni fa, che arrivavano già con un pezzo arrangiato da Ketra, so che tutto questo è particolarmente facile, ma al tempo stesso è importante un altro tipo di ruolo: quello di rendere il brano adatto al Festival. In certi casi il Direttore deve creare una sinergia tra gli orchestrali e un certo tipo di musica con maggior forza.

L’esperienza più affascinante?

Rischio di fare un torto a qualcuno, perché con tutti ho vissuto qualcosa di speciale. Con Tosca e Tiziano Ferro nel 2020, però, credo di aver raggiunto i massimi livelli di intensità. Rapporti di amicizia che hanno dato la possibilità di far nascere una vera magia sul palcoscenico.

E poi c’è Mika: un artista assoluto a tutto tondo, che ogni volta crea dinamiche incredibili, di straordinario coinvolgimento per tutti i musicisti.

Cosa c’è nel futuro di Valeriano Chiaravalle?

Mi diverte molto lavorare per la tv. Spero di ripetere Canzone Segreta, un’esperienza esaltante che mi ha dato la possibilità di riarrangiare diversamente alcuni brani storici, e di lavorare al fianco di amici e colleghi che stimo tantissimo come Fabio Concato, per citarne uno. In autunno, poi, faremo un programma su Raitre con Fiorella Mannoia. Di progetti ce ne sono tantissimi altri, e devo dire che mi danno tutti una grande carica!

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1
Nuova puntata di LegalPop: si possono eseguire cover solo per pochi secondi al fine di evitare di pagare i diritti SIAE? La risposta è no.

Le cover e i diritti SIAE: tutto va dichiarato

Cover e diritti d’autore. Tema scottante che, ponendo molti sotto l’egida del “Così fan tutti”, finisce troppo spesso per essere banalizzata. Invece, sebbene si chiuda un occhio tante volte di fronte a certe irregolarità, la legge è anche qui molto chiara.

Le cover, a prescindere da quanto durino, devono essere sempre dichiarate.

È proprio delle cover che parla la lettera di Laura per questa nuova puntata di LegalPop.

In fondo alla pagina la nostra traduzione della risposta dal linguaggio Legal a quello Pop chiarirà in modo sintetico tutto i dubbi, che l’Avvocato Moraschi come sempre ci risolve impeccabilmente e in maniera molto più completa.

Se anche tu hai una domanda da porre all’Avvocato, scrivici a redazione@musica361.it.

 

Gentile Avvocato,

qualche sera fa assistevo a un concerto in piazza. A un certo punto dal pubblico qualcuno ha iniziato a chiedere all’artista, che interpretava solo cover di cantautori, di esibirsi in un brano. Lui non ha seguito la richiesta, ammettendo che “se si dovessero fare tutte lo spettacolo durerebbe giorni”. Mi sono chiesta: non è che non le canta per un conflitto di diritti d’autore?

Se si accennano anche poche note di una cover non dichiarata nella scaletta, bisogna pagare i diritti SIAE?

Ci si può esibire in una improvvisazione rispetto a quanto preannunciato?

Laura (Milano)

LegalPop: cosa posso dire nelle canzoni? In che modo?
Alla domanda di Laura risponde l’Avvocato Moraschi

Risponde l’Avvocato:

È necessario fare un breve cenno sul diritto di esecuzione ovvero il diritto esclusivo di eseguire le proprie opere dinanzi al pubblico.

Nel concetto di esecuzione rientrano sia la performance live di un artista esecutore, sia la diffusione di una musica registrata tramite un impianto audio; quello che rileva è la presenza del pubblico nel luogo ove l’esecuzione è effettuata.

La circostanza che il brano venga eseguito in parte non rileva ai fini della LDA e della conseguente compilazione del Borderò, salvo casi particolari.

Se il brano non era previsto in scaletta e venisse comunque eseguito si dovrà procedere ad integrare ovvero ad inserirlo nella compilazione del borderò cartaceo o elettronico che deve essere compilato ai fini Siae.

 

DAL LEGAL AL POP

Si ha piena libertà di esibirsi senza obbligo di dichiarare niente se, e solo se, la canzone in questione è composta dallo stesso interprete.

Qualunque brano diffuso in presenza di un pubblico (attraverso un registratore o con una cover live) deve essere dichiarato nella compilazione del Borderó.

Una eventuale improvvisazione non esonera da questo obbligo, da potere assolvere invece anche successivamente all’esibizione. Non esiste un “tariffario forfait” e, come al solito, la prassi generale seguita “popolarmente” non implica una regolamentazione.

Musica Maestro: Adriano Bassi, tra musica, storia e misticismo 1
Il Maestro Adriano Bassi

Adriano Bassi: Così unisco musica e storia nelle mie composizioni

Adriano Bassi è un concertista di pianoforte, compositore e direttore d’orchestra, che il pubblico televisivo ebbe modo di conoscere qualche anno fa in una trasmissione di Paolo Limiti. Autore di diversi libri (uno dei quali appena riedito in due volumi dopo 25 anni, sulle donne del Rinascimento), ama interpretare la musica come racconto della storia e dell’attualità, unendo mondi diversi che si possano riassumere in una parola: cultura. Ha infatti composto anche opere sulla vita di Giovanni Paolo II, Giuseppe Verdi e Maria Callas.

Preziose le sue collaborazioni con la Rai, il Teatro alla Scala e Radio Vaticana; oggi Adriano Bassi è Presidente del Comitato di Milano della Società Dante Alighieri, nonché direttore artistico dell’Associazione Pietro Mongini.

 

E’ dunque Adriano Bassi l’ospite della settimana di Musica Maestro.

 

Adriano, come comincia la tua esperienza da Direttore d’orchestra e perché?

Volevo diventare musicista a 360 gradi. Mi ero diplomato in composizione tradizionale di pianoforte; iniziai quindi a studiare al Conservatorio di Milano con il Maestro Rosana e, qualche tempo dopo, cominciai a dirigere varie orchestre in Italia e all’estero, pieno di energie come tutti i giovani che vogliono fare carriera.

La musica è sempre musica, ma tu hai una predilezione in particolare per quella sinfonica.

Esatto, senza nulla togliere alla musica operistica o ad altri generi, amo molto il suono della singola orchestra, capace di emozionare anche senza la voce.

Hai fondato due orchestre particolarmente importanti a Milano.

Rappresentano indubbiamente un motivo di orgoglio per me. Ne creai una al Centro Culturale Rosetum: un’eccellente orchestra che ebbe l’onore di accompagnare per ben due volte il grande chitarrista Alirio Diaz. E poi diressi per vent’anni il tradizionale concerto di Natale in Duomo: con Monsignor Maio, persona umanamente straordinaria, parlammo di questo progetto e mi dette l’opportunità di realizzare questi importanti spettacoli.

"Musica Maestro": i grandi Direttori d'Orchestra si raccontano 1
Adriano Bassi è il nono ospite della rubrica Musica Maestro

Cosa si può fare per promuovere la musica sinfonica presso i più giovani?

Anzitutto bisognerebbe dare più spazio ai giovani, affinché loro stessi possano crederci. Fui premiato qualche anno fa al Palazzo Isimbardi e una delle motivazioni era proprio la mia fiducia nei più giovani. Fu un riconoscimento che mi fece molto piacere: non bisogna essere egoisti, perché siamo stati tutti ragazzi. Necessitano di una opportunità concreta, non solo a parole!

Hai spesso diretto orchestre in contesti religiosi. Che rapporto c’è tra l’ispirazione musicale e il misticismo?

Fortissimo.

La musica è mistica: il compositore ha un’idea personale che porta avanti e sviluppa.

Quando c’è un pensiero, un credo legato a qualcosa di surreale, al di là della religione, c’è sempre qualcosa di mistico. E così si alleviano le sofferenze, che ogni artista vive costantemente.

Cosa significa, per Adriano Bassi, dirigere un’orchestra?

Significa avere un grande strumento di fronte a sé, una enorme officina della musica: se si cambia di pochissimo il tempo o il suono, muta tutto l’insieme.

L’orchestra è un serpente sinuoso che si continua a muovere e ad evolvere.

Credo fortemente nella agogica: si interpreta la stessa partitura in un modo diverso dagli altri direttori dando la propria personalità e sperimentando nuove sonorità.

Questo è l’anno di Dante e tu sei il Presidente del Comitato della Società a lui dedicata. Cosa ci aspetterà nei prossimi mesi?

Dante deve essere riletto non solo attraverso la Divina Commedia. L’11 novembre saremo a Milano con una maratona incredibile dove i giovani avranno la possibilità di vivere il Sommo Poeta attraverso letture, interviste impossibili a Dante, e naturalmente tanta musica. Sarà un evento importantissimo, ricco di musica e cultura.

LegalPop, come muoversi tra musica e diritto 1
La legge tutela gli artisti anche dalla smania di postare video dei concerti sul web


Fare video ai concerti è una prassi ma non è corretto nei termini di legge.


Video durante i concerti: in qualità di pubblico non ci si pensa e si dà tutto per possibile, ma se solo modifichiamo la prospettiva ecco che cambiamo anche idea in proposito.

Certo, se circola la propria immagine ci sarà un ritorno probabilmente in termini di notorietà dei brani. Ma se c’è chi paga per uno spettacolo, perché qualcun altro deve poterlo non fare? In qualche modo, è un po’ come se riprendessimo un film trasmesso al cinema: le cose non sarebbero così semplici in quel caso. Forse nella musica si trascura un po’ questo problema.

Ce ne dà conferma la lettera di Enrico, che ci scrive proprio in merito a qualche video di troppo che è stato postato di un suo concerto.

A rispondere, come sempre, l’Avvocato Renato Moraschi. In fondo alla pagina, la nostra traduzione dal linguaggio legal a quello pop.

Se anche tu hai una domanda da porre in tema di legalità e musica, scrivici a redazione@musica361.it! L’Avvocato Moraschi ti risponderà nelle prossime puntate di LegalPop!

Buongiorno,

Ho letto un vostro articolo che riguardava i diritti d’autore da rispettare da parte degli artisti. Nulla da eccepire, ma perché questi obblighi devono essere solo dei musicisti? Il pubblico non ha mai doveri in tal senso?

Mi spiego meglio: ho realizzato un concerto, con dovuti distanziamenti, posti limitati e una minima spesa di ingresso, peraltro quasi interamente devoluta in beneficienza, ma anche chi non c’era ha potuto parteciparvi. Sì, perché un paio di persone hanno fatto dei video durante la serata, che sono stati poi postati sul web. Ma nessuno tutela gli artisti in questo caso? Chiunque può fare video e noi dobbiamo accettare passivamente il fatto che “funzioni così”?

Enrico (Roma)

Risponde l’Avvocato:

Come abbiamo già specificato altrove, tale comportamento è vietato dalla Legge Diritto Autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633 e succ. mod)

ed integra una fattispecie di reato che, in relazione alle violazioni minori, è punita con la multa.

Dal gennaio 1995 l’Italia ha modificato la normativa sui diritti d’autore adeguandosi alla disciplina stabilita dall’unione europea.

In particolare la legge ha chiarito, una volta per tutte, che l’artista che si esibisce in un concerto ha il diritto esclusivo di sfruttare economicamente la propria immagine e la propria esibizione dal vivo.

Da ciò ne deriva che unico legittimato a riprendere il concerto e/o l’esibizione dal vivo è il cantante, il musicista o chi per loro allorché abbiano ceduto i propri diritti alla major e/o ad altra società; ad ogni altro soggetto è interdetta ogni registrazione.

Dal Legal al Pop

Il fatto che fare video ai concerti sia ormai una prassi non giustifica in alcun modo questa azione.

La legge parla chiaro dunque. Solo l’artista può sfruttare la propria immagine come desidera; pertanto se Enrico volesse potrebbe tranquillamente fare causa a chi ha postato tali video.

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