L’inno ufficiale del Bologna è stato composto da Andrea Mingardi. Ma quale dei due, scritti dal cantautore, è quello adottato oggi?


Bologna ha tanti tifosi e tante canzoni dedicate: ma l’inno ufficiale è quello di Mingardi cantato con Morandi, Dalla e Carboni


Quando si parla di calcio e cantautori, viene automatico pensare al Bologna. Sì, perché con tutto il rispetto per ogni altra squadra, nessuna più del Bologna può vantare una schiera di tifosi professionisti della musica. Infatti, l’inno attuale, che esiste da ormai oltre trent’anni, è cantato da quattro appassionati doc, amati da tutto il mondo canoro.

Prima di parlare nello specifico di questa canzone, Le tue ali, andiamo a vedere però la storia degli inni del Bologna.

Filologia non facile, perché quando ci sono tanti importanti cantautori, diventa complicato capire quale davvero abbia ottenuto l’ufficialità e della squadra e quale il benestare dei tifosi. Per certi versi anche più importante. Proseguiamo dunque il nostro cammino settimanale con MusiCalcio.

È curioso che non vi sia alcuna incisione ufficiale prima degli anni ‘50, pur esistendo un inno di cui venne ritrovato qualche anno fa uno spartito. Era lì, mischiato insieme a tante antichità, in una bancarella del mercato senza che nessuno se ne accorgesse. Passò un collega di Repubblica e lo notò. Risuonandolo, ne emerse un classico inno degli anni Trenta, a ritmo di marcia.

Potrebbe essere di qualche anno dopo, a giudicare dal ritmo, anche Bologna Rossoblu, cantato dal Coro Stelutis. Si tratta di una canzone dall’andamento lento, le cui parole sono scandite dal coro nato a fine anni ‘40. La registrazione ad oggi esistente è del 1974 (anno della vittoria della Coppa Italia) ma sembrerebbe decisamente composto qualche decennio prima.

Anche perché in quel periodo c’era un altro inno per il Bologna.

Stiamo parlando della Marcia del Tifoso che, dagli anni ‘70, coinvolse lo stadio Dall’Ara unendo in un canto dal testo piuttosto semplice ma efficace. “Sei la squadra più bella che ci sia, in ogni piazza e in ogni via, noi canteremo evviva il gioco rossoblu”. Una dichiarazione d’amore incondizionato, con tanto di accompagnamento della fisarmonica tanto amata nel capoluogo emiliano. L’autore è Angelo Manfredini. A cantarla sono Augusto Magoni e Ruggeri Passerini (Il Mago e il Passero), gli stessi che in quel periodo incisero anche Alè Alè Bologna, nota per il grido iniziale del super tifoso Gino Villani.

Bologna città d’arte e di cantautori. In tanti hanno composto per la squadra rossoblu, vincitrice di ben 7 scudetti

 

Passano pochi anni ed ecco che, nel 1977 arriva un nuovo brano: Bologna Campione. A interpretarla è il cabarettista Dino Sarti, che dona alla canzone una interpretazione del tutto personale e, per questo, difficilmente ripetibile. Eppure quel “Bologna Bologna Campione, ti amo ti odio ti voglio un gran bene”, con un ritmo incalzante, divertente ma persino romantico, entra nel cuore dei tifosi.

Più volte, negli anni a venire, riecheggerà allo stadio.

Sono trascorsi ormai tanti anni dall’ultimo dei sette scudetti del Bologna, risalente al 1964, eppure la voglia di cantare si fa sempre più forte grazie alla schiera di cantautori che amano la squadra. Anche perché negli anni ‘60 non si usava fare tanti inni per le squadre di calcio: nemmeno le vittorie, all’epoca, influenzavano la passione musicale.

Ecco così che, nel 1987, in occasione della promozione in Serie A, Andrea Mingardi compone Le tue ali. Per inciderlo coinvolge altri tre colleghi: Lucio Dalla, Gianni Morandi (in quel periodo impegnati in tournée insieme nello storico DallAmericaMorandi) e il giovane Luca Carboni. Come a dire: Bologna era, è e sarà la passione di ogni generazione.

1 fisso nel mio cuor: è l’idea che unisce tanti tifosi, scettici nella vita piena di illusioni ma fiduciosi che la felicità possa passare proprio dallo stadio. La vita del tifoso è così in effetti: basta poco e la domenica diventa più bella grazie a un gol. Non cambia la nostra esistenza, ma regala una adrenalina irripetibile.

Con questa canzone, romantica, scandita dal ritmo della batteria, i cantautori bolognesi possono così far rinascere l’amore che sembrava essersi spento per la loro squadra.

Certo a fare la differenza sono anzitutto le coralità di tanti protagonisti della musica italiana.

L’efficacia di Cuore rossoblu, sempre composto in quegli anni da Andrea Mingardi, è però impareggiabile. Un breve inno che dura poco più di un minuto e mezzo, con una lunga introduzione musicale e l’inconfondibile voce del cantautore blues romantico sono emozionanti proprio nella loro completezza. Un tifoso con mani, gambe, voce e cuore tutti per il Bologna: e così Cuore rossoblu diventa il vero inno, che accompagna anche la vittoria dell’Intertoto (oggi Conference League) fino al 2012.

Con la morte di Lucio Dalla, infatti, viene ripristinato Le tue ali. Ogni tifoso ha il proprio brano che ama di più: per qualcuno il nuovo inno è Il sogno continua, di Paolo Mengoli, dove si sente anche la voce del mitico Giacomo Bulgarelli. Qualcun altro canticchia FedeRossoblu, composta dagli Skiantos nel 1991, con le consuete ironia e attenzione ai dettagli musicali tipiche del celebre gruppo. E chi più ne ha più ne metta. Tuttavia, più che mai in un’epoca in cui tanti possono cantare, suonare e pubblicare brani sul web, l’inno rimane un punto di riferimento da cui non si prescinde.

Ad oggi, dunque, l’inno del Bologna è ancora Le tue ali. Almeno fino a quando i rossoblu non torneranno a vincere. Intanto, quest’anno, in un modo o nell’altro la squadra, vincendo contro l’Inter, è stata decisiva per l’assegnazione dello scudetto al Milan…

Michielin, Malika, Aloia: i nuovi singoli della settimana
Francesca Michielin questa settimana ha lanciato la sua nuova canzone, Bonsoir


Andiamo a scoprire le principali novità musicali della settimana: la Michielin e Malika sorprendono


È Francesca Michielin la grande novità musicale di questa settimana. Con Bonsoir sembra tornare agli albori, portando atmosfere ed eco emozionanti che spesso le appartengono come a pochi altri. La canzone con cui Francesca Michielin si appresta a farci vivere questo mese di luglio ha un sapore estivo che affascina. Immaginiamoci questa dedica a un amore che non consideriamo ancora finito, fatta intorno a un falò sulla spiaggia. L’immagine ci appare già nitida, grazie alla forza con cui prende slancio il ritornello.

Francesca Michielin dunque è tornata.

Torna con la sua semplicità nei testi e quella raffinatezza musicale che si fa ancor più ascoltare proprio in virtù di parole che arrivano a tutti.

È una settimana tutta al femminile, perché anche Malika Ayane sorprende e ci fa ballare come pochi col suo bellissimo pop, Una ragazza. Il ritmo fresco e divertente accompagna la descrizione di una ragazza fiduciosa è ottimista, che sa rispettare i valori della vita. Non sappiamo se sia una canzone autobiografica, certo è che quell’onestà morale cantata in questo pezzo è qualcosa da cui dovremmo prendere spunto un po’ tutti. Intanto, senza accorgerci, mentre la ascoltiamo al primo ritornello commentiamo: “Molto carina!”. Al secondo ritornello sottolineiamo: “È proprio divertente”. Al terzo ritornello ormai cantiamo con Malika: “Una ragazza come me…”.

Obiettivo raggiunto, il nuovo tormentone forse ce l’abbiamo.

Non solo Francesca Michielin e Malika.

C’è spazio per un’altra donna centrale nella nostra musica in questo venerdì.

Non c’è estate senza reggeaton: e allora eccoti Playa nera, il brano con cui Bianca Atzei un po’ svolta e un po’ si snatura rispetto ai canoni di melodie a cui ci aveva abituati. Ritmo frizzante, con qualche accenno vagamente orientaleggiante per una canzone dal clima sereno. Proprio come deve essere l’estate d’altronde. La playa nera cantata da Bianca vede anche la partecipazione di Get Far e Bombai. Ballabile, ma non sembra distinguersi troppo da tanti altri pezzi dello stesso genere, che vengono ripetutamente sfornati nel periodo estivo. 

Non originalissimo nemmeno Emanuele Aloia che però, riprendendo quei refrain anni ‘60 come si usa fare da un po’ tempo, fa scatenare tutti in una danza irresistibile. Radio entusiasmo ha tutti i crismi per rimanere in testa (prima a noi e poi nelle classifiche). Già perché storicamente, negli ultimi anni, la classifica Fimi in estate si divide in due o tre fasi. La prima, quella di giugno, è stata ampiamente vinta da Fedez & co con La dolce vita. Poi c’è già bisogno di un nuovo tormentone. Radio Entusiasmo potrebbe farcela. Aloia meriterebbe Sanremo per farsi conoscere dal grande pubblico, ma la sua forza sta proprio nel non aver fretta di bruciare le tappe. Umile e onesto, sarà ripagato.

Lo scettro però, oltre che con la Michielin e Malika, dovrà contenderselo anche con J Ax e Shade.

Tori seduti, infatti, sembra il solito rap ma quando esplode nel ritornello ci conquista con le sue atmosfere da Inti Illimani.

Si vive tutta la passione musicale iberica con Tori seduti: ancora una volta J Ax non sbaglia un colpo. Canzone destinata a crescere mano a mano che la si ascolta.

Fa piacere riascoltare, a cinque mesi di distanza dal Festival di Sanremo che l’ha visto arrivare nei Big, il giovane Matteo Romano. Anche la sua Tramontana è fresca e piena di voglia di estate, con un valore aggiunto in più: quegli acuti che lui sa fare e lo caratterizzano. Avere giovani che sanno trovare così presto una propria cifra, senza voler imitare nessun altro, è la migliore notizia che la musica possa avere di questi tempi.

Una canzone da New Trolls: l’inno della Sampdoria
La Sampdoria è nata nel secondo dopoguerra e ha vinto uno scudetto nel 1990/1991


Vittorio e Guido De Scalzi regalarono un album intero alla Sampdoria dopo lo scudetto 


Prosegue con Genova, più precisamente con la Sampdoria, il nostro viaggio tra gli inni calcistici del nostro campionato.

La città portuale, talvolta descritta come  malinconica, sa cantare come poche altre. Lo conferma la tradizione di cantautori genovesi che da sempre caratterizza la nostra musica. I colori blucerchiati della Sampdoria, quindi, non potevano essere da meno.

La squadra, nata nel 1948 dalla fusione di due selezioni ligure, è ovviamente la diretta rivale dei cugini storici del Genoa. Tuttavia, non ce ne vogliano i tifosi del Grifone, nella prossima stagione il capoluogo ligure sarà rappresentato in Serie A unicamente dalla Sampdoria. Un’importante e gloriosa squadra, specie dal 1990/1991.

Era l’anno della Sampdoria di Vialli e Mancini.

Una canzone da New Trolls: l’inno della Sampdoria 1
Lo Stadio Marassi di Genova

Quella allenata da Boskov e che vedeva tra le sue file giocatori come Pagliuca, Lombardo, Vierchowod, Cerezo. Insomma una squadra di campioni, a cui fino a quel momento mancava un inno che non fossero i cori da stadio.

Poi, un po’ a sorpresa come accaduto al Verona cinque anni prima, la Sampdoria vinse il suo primo e finora unico scudetto. A quel punto, ecco che si animava nel pubblico la voglia di cantare.

A pensarci per primo fu Vittorio De Scalzi, leader dei New Trolls ma soprattutto cantautore italiano di grande caratura. Tra i brani firmati da lui e cantati da altri artisti ricordiamo anche Soli di Drupi e Tutti i brividi del mondo di Anna Oxa.

Vittorio, così, insieme al fratello, decise di dedicare un album intero alla Sampdoria. Diciannove pezzi contenuti nel disco Il grande cuore della Sud.

Immaginatevi dunque un LP di brani sullo stile pop e anche un po’ progressive dei New Trolls, che narrano tutti il grande sentimento per la squadra dell’allora presidente Mantovani.

Una sorta di album concept, poi ristampato negli anni 2000, che racconta quel periodo d’oro traendo spunto dalle più grandi partite vinte. A cominciare da Lo scudetto nel cuore, la canzone scritta la sera del 18 maggio, alla vigilia di quel trionfo ormai certo, che i ragazzi di Boskov avrebbero conquistato il giorno dopo contro il Lecce. Un pop ritmato, che sembra proprio quello dell’attesa per il grande successo. Una canzone in cui si respira tutta la voglia di far esplodere la gioia tra bandiere, voci e canzoni intonate dai tifosi.

Forza Doria racconta una passione nata quando, ancora bambini, si seguiva la squadra con il papà allo stadio.

Tanta ironia nello swing stile anni ‘50 Erano i tempi.

Un brano che profuma di rivincita contro i cugini genoani, fieri dei loro 9 scudetti ormai appartenenti a un passato troppo lontano. Genova avrebbe così una sola squadra vincente ormai: la Sampdoria, vincitrice anche di una Coppa delle Coppe nel 1988.

Una samba dedicata a Cerezo, una ballata per Mancini, un pop elettronico per la Curva Sud pronta a tornare a tifare in Europa. Canzoni intervallate, nell’album, dai cori dei tifosi. E poi Lettera da Amsterdam. Ossia uno di quei pezzi che, se non sapessimo come è nato, potrebbe sembrare un romanticissimo brano d’amore dedicato a una donna.

In quella canzone i fratelli De Scalzi non citano la Sampdoria.


L’ho vista questa primavera. Sembrava proprio una signora. Vestita coi colori della sera. Una regina sotto i riflettori.

Così cita il brano. Una dedica all’amore mai tradito e che ora è diventata sempre più importante, apprezzata in tutto il mondo. L’idea del brano, infatti, venne al cantautore nell’ufficio del Presidente Mantovani, dove capeggiava una foto di una statua di Copenhagen con la sciarpa doriana al collo. Ecco allora che De Scalzi si immaginò la lettera di un tifoso che, dall’estero, vedeva crescere la sua Sampdoria.

I tifosi si sono sempre appassionati a questa romantica canzone, così come a tutto l’album che rimane qualcosa di unico nella discografia.

Ogni brano potrebbe rappresentare un inno e questo è il motivo per cui non ne sono mai nati di nuovi dopo quella stagione.

Tuttavia, il vero inno, sempre contenuto nel suddetto disco, è proprio l’ultima traccia. Si tratta di Doria olè e, strano il destino, è l’unico pezzo cantato da Vittorio e Diego De Scalzi ma non composto da loro. Gli autori sono infatti Molinelli e Canizzaro.

Doria olè, diversamente dai brani sopracitati, non racconta una storia, ma sottolinea l’amore e la fedeltà per i colori blucerchiati. Un pop tipico dei primi anni ‘90, forse anche un po’ più retrò, che ripete all’infinito il titolo. Sostanzialmente, un coro da stadio cantato dai fratelli De Scalzi. Tante voci insieme alle loro, con una strofa dove le note salgono in cielo fino al ritornello.

Vanno in alto, proprio come la Sampdoria di quegli anni.

Al di là di ogni vittoria che, lo abbiamo visto, è sempre il motore per nuove composizioni di inni, viene da fare un’altra osservazione. Se dopo tanti anni i tifosi hanno scelto di conservare sempre questo inno, evidentemente la musica vera e melodica non tramonta mai. Qualcosa di prezioso in tutto quello c’è davvero.

Cover, Morandi primo. Quest’anno la serata speciale è uno show! 1
Jovanotti con Gianni Morandi al 72 Festival di Sanremo. Foto di Marco Piraccini


Gabbani, Giusy Ferreri, Jovanotti: tante sorprese, ma il tormentone sarà solo uno

E’ sempre più estate, da Jovanotti a Francesco Gabbani si balla tantissimo. Talvolta, però non si fa solo quello.

Chi l’ha detto che in estate bisogna solo ballare con testi privi di significato? Un luogo comune  assolutamente da sfatare, che non è mai stato vero nemmeno in passato. Lo avevamo già visto tempo fa nella nostra rubrica sui tormentoni.

I singoli musicali usciti il 24 giugno confermano che in estate si balla, ma talvolta lo si fa con testi importanti. Gabbani e Jovanotti su tutti.

Ma andiamo nel dettaglio delle principali novità settimanali.

Settimana scorsa avevamo preannunciato l’arrivo del nuovo brano di Giusy Ferreri. Non si è fatto attendere: eccolo Causa effetto. Un brano diverso da tutti i precedenti tormentoni estivi di Giusy, che più che a farci ballare sulle spiagge punta su un pop con sfumature rock, lasciandoci riflettere su un paio di temi. Siamo causa ed effetto di tutto ciò che ci accade, dice il ritornello. Non siamo noi a cambiare noi stessi e gli altri, ma è il mondo a rivoluzionare il nostro modo di essere con la sua legge di causa-effetto. Scelta coraggiosa quella della Ferreri, che sceglie un genere inaspettato rispetto a ciò a cui ci ha abituati nei mesi più caldi. Scelta da premiare, perché il pezzo è di qualità e ha un testo importante.

C’è tanta spensierata romanità in Hula Hoop,

il duetto che vede nuovamente protagonisti, a un anno di distanza da Makumba, Carl Brave e Noemi. I loro bassi timbri vocali si fondono creando una sinergia spettacolare, che regala colore a una melodia tutta in crescendo, quasi senza un vero ritornello.

 

Martedì è uscita Sensibile all’estate, la nuova canzone di Jovanotti. Lui sarebbe disposto a qualunque cosa pur di far vivere sempre l’estate a lei, amante della stagione calda che fa riassaporare la voglia di amore con tutti i suoi colori. Il sole, ancora una volta, in un brano di Jovanotti è simbolo di vitalità e serenità. Una bella ballata che si potrà cantare per tanti mesi, quest’anno a quanto pare più che mai viste le previsioni del meteo (Guarda che sole che c’è là fuori, sale la temperatura).

 

Davvero Sanremo ha rinunciato ai Jalisse per certe canzoni? Tutta la seconda serata 3
Rettore con Ditonellapiaga al 72 Festival di Sanremo. Foto di Marco Piraccini

Dice tutto il titolo del brano di Ditonellapiaga: Disco (I love it). 

Un brano indie che poggia soprattutto sull’inciso e quella ripetizione del titolo all’infinito, destinata a rimbombare nella nostra testa per tutta l’estate. La cantautrice romana mostra così non solo di aver capito le regole per creare un buon tormentone, ma anche di saper confezionare un genere tutto suo che segue il successo sanremese di Chimica. Ogni tanto servono anche artisti originali e lei lo è sicuramente.

La contemporaneità che torna a unire rap e pop (questa è ormai la nuova tendenza che sembra scalzare lentamente la trap) viene esaltata da Chiello. L’idolo di X Factor si lancia in una dedica d’amore sui generis, Dove vai?, che rappresenta il modo di esprimere sentimenti di oggi dei più giovani. Un po’ scanzonato, fintamente disinteressato, sostanzialmente tenero. Mentre si ascolta questa storia a tratti eroica (Io posso portarti in un posto sicuro dove mai nessuno potrà farti del male) con qualche eccesso (Vomito per stare alle tue regole), si lascia andare facilmente il piede a tenere il ritmo.

Ballare senza fermarsi sulle parole è una regola che non vale mai per le canzoni di Francesco Gabbani.

Il cantautore toscano non è mai banale, sin dai tempi di Amen e Occidentali’s karma. Anzi, verrebbe da dire che più il ritmo è danzante, più si può sospettare che Gabbani abbia voluto esorcizzare tasti dolenti della società, nascondendo messaggi forti nel suo brano. E’ proprio quanto si ripete con Peace & Love. Con una citazione di Bob Marley chiarisce subito la filosofia del pezzo: vogliamoci tutti bene, senza inutili strafottenze che inaspriscono la vita. Non abbiamo mai risposte definitive alle grandi domande esistenziali, né comprendiamo fino in fondo il valore pieno del nostro essere al mondo. Ci basterebbe ricordare, tuttavia, che siamo fatti di amore, a prescindere dal nostro credo religioso e dalla nostra cultura. C’è spazio anche per un ammonimento all’eccessiva libertà che non deve trasformarsi nel rischio della droga e della corruzione. E poi il colpo di genio di Gabbani: unendo versi di Ungaretti e Manzoni, crea una di quelle strofe che ci iniettano curiosità e cultura anche senza volerlo. Come nel suo consueto stile. E allora, La nebbia agli irti colli, dato il mortal sospiro, si sta come d’autunno, nei prati dell’emiro. E’ estate, ma il cervello non si spegne mai con Gabbani.

Tutta da ascoltare la romantica ballata Come le viole a fine aprile, che come sempre sa esprimere l’originalità di uno dei più preziosi talenti italiani: Bungaro. La riedizione di Katia, il brano di dieci anni fa di Eugenio Finardi che anticipa l’album Euphonia Suite, ci conferma che la bella musica non conosce tempo. Quando il suono è poetico, le orecchie si mettono in ascolto e l’anima trova una pace interiore. Urlare non serve a nulla: i grandi lo sanno.

Dunque tante novità anche questa settimana. I big sono quasi già presenti tutti all’appello della musica estiva. Rimane però una regola: in estate si cantano tormentoni, e alla fine il tormentone vero è sempre soltanto uno. Quale vincerà lo scettro quest’estate?

Racconto d'inverno: così avrebbe cantato nel 2022 De André. Parola di Crimi e Di Matteo 1
Racconto d’inverno è il brano con cui Crimi e Di Matteo omaggiano De André: la canzone è inserita nel primo libro disco al mondo, L’amore dietro ogni cosa

Per uno dei progetti più ambiziosi e originali degli ultimi anni, ecco arrivare anche un omaggio a Fabrizio De André. Ce lo raccontano Di Matteo e Crimi

Racconto d’inverno non è una canzone di Fabrizio De André. Anche se in molti probabilmente lo hanno creduto. Si tratta, piuttosto, di un brano originalissimo in rotazione radiofonica dal 3 giugno, ultima delle tracce estratte che compongono L’amore dietro ogni cosa, il primo libro al mondo a essere divenuto un disco.

I protagonisti sono Simone Di Matteo, scrittore e giornalista, autore dell’omonima opera letteraria, e Andrea Crimi, cantautore siciliano che ha saputo dare voce e musicalità a un libro. A scommettere su questo ambizioso progetto, la New Music International di Pippo Landro, che da sempre non si risparmia in quanto a sfide dove possa mettere in campo la qualità.

L’amore dietro ogni cosa di qualità ne ha molta. Lo avevano dimostrato anche il Premio per la Letteratura Elsa Morante – ricevuto nel 2016 da Di Matteo – e le sue trasposizioni teatrali (con la regia di Guido Del Vento). L’album, uscito nel febbraio 2021, è la ciliegina sulla torta. Dopo il successo di Anne, Abbi cura di me e, soprattutto, di Ci vediamo lunedì (con Laura Bono), ecco quindi arrivare Racconto d’inverno.

Non è dunque una canzone di De André, ma potrebbe esserlo.

Il richiamo è forte, sia per struttura melodica, che per tematiche e addirittura per vocalità. Di Matteo, autore del brano insieme a Simone Pozzati, ha voluto così inserire in un album che parla d’amore, una poesia musicale che sembra riproporre De André ai giorni nostri. Uno che, di suo, è sempre stato ultracontemporaneo.

Si tratta della storia di chi viene illuminato da uno sguardo, innamorandosi della voglia di vivere le passioni talvolta tormentate, con atteggiamento quasi eroico. Un po’ come accadeva nel Dolce Stil Novo. Un po’ come, sempre, ci ha cantato per tanti anni De André. Abbiamo intervistato, quindi, Di Matteo e Crimi, protagonisti assoluti di questo progetto.

Come mai un omaggio a De André?

DI MATTEO: De André è uno dei più influenti cantautori italiani. Trattandosi di un’operazione molto legata a scrittura e musica (per la prima volta un libro diventa nella sua interezza musica), questa canzone articolata aveva molte affinità per stile e per testo con le atmosfere deandreiane. Tengo a dire che si tratta di un omaggio alla sua avanguardia e al suo percorso artistico, non di un tributo.

CRIMI: Era qualcosa di doveroso per quel che mi riguarda.

Spesso nei locali mi capita di proporre la musica di De André: in un periodo storico in cui difficilmente si ricorda il passato, ci tenevamo a omaggiare il cantautore, aiutandoci anche con una vocalità che quasi va a sfociare in un’imitazione chiaramente voluta.

D’altra parte anche le sue canzoni erano fatte prima di storia e poi di musica: le assonanze erano tante anche per l’approccio.

Racconto d'inverno: così avrebbe cantato nel 2022 De André. Parola di Crimi e Di Matteo
Andrea Candeo, Andrea Crimi, Arianna Roselli, Simone Di Matteo, protagonisti del videoclip di Racconto d’inverno

Non è solo l’occasione per ribadire l’eternità della musica di De André, ma addirittura quella di un suono che ha origini ben più lontane. Ci sono quelle atmosfere medievali, che lo stesso cantautore genovese amava usare…

DI MATTEO: Faber è stato il cantautore del popolo, raccontava la sua contemporaneità ma sapeva guardare anche al passato. Lo faceva anche nello stile. Con questo binomio riusciva a essere davvero all’avanguardia, tanto che moltissime sue canzoni sono ancora attuali, antesignano di tantissime cose.

CRIMI: Quando mi è stato chiesto di creare una musica per omaggiare De André, la prima cosa che ho fatto è stata di imbracciare una chitarra. Dopo le prime strimpellate, ci siamo accorti subito che non c’era bisogno di una base moderna.

Questo è il brano che più testimonia il tema de L’amore dietro ogni cosa?

DI MATTEO: Si tratta del quarto e ultimo singolo di uscite discografiche di un album di tredici tracce, più un bonus track interpretato da Andrea Piovan. Il filo conduttore è l’amore, che va a formare quindi un unico grande racconto, ma ogni brano si sviluppa in realtà in modo autonomo: ciascuno racconta un amore che ho effettivamente vissuto. Aiutandomi con la fantasia, ho potuto dare una chiave ancor più poetica.

Tutte le storie del libro, sono diventate così canzoni.

CRIMI: L’amore è stato descritto sotto tante angolature anche da De André. Il senso dell’amore dietro a ogni cosa, tuttavia, è racchiuso soprattutto nella traccia omonima del disco. Questo è un brano che anzitutto voleva omaggiare il cantautore in ogni sua sfumatura.

Tutti i brani-racconti hanno una costante: la voce di Andrea Crimi. In questo caso, però, c’è anche la tua…

DI MATTEO: Assolutamente, il protagonista doveva essere uno solo. È l’eroe del romanzo, che si muove in tutte le avventure in un racconto fantastico. Sono storie che vivono prima in me e che poi decido di donare al pubblico, attraverso letteratura, teatro e ora la musica. Qui c’è anche la mia voce perché si tratta di una storia che mi appartiene particolarmente.

Un libro disco in un’epoca in cui sempre meno persone leggono e ascoltano dischi veri è un’impresa eroica, che solo con un discografico coraggioso come Pippo Landro potevate fare!

DI MATTEO: Ha abbracciato subito l’idea proprio perché non era mai stata fatto qualcosa del genere: è la prima volta che un album diventa un libro nella sua interezza.

CRIMI: L’idea di creare qualcosa di innovativo è ciò che ha unito subito questo gruppo e ci ha permesso di sviluppare il progetto. Volevamo proporre tracce originali, che creassero qualcosa di unico, con testi elaborati e musiche diverse da quel che si ascolta ora. Il pubblico, che da sempre ama il pop e il cantautorato crediamo possa apprezzare tutto ciò. Non saprei fare diversamente, è il modo di esprimermi: non baratterò mai il mio stile con la smania di visualizzazioni!

Siamo a giugno, ma già si parla tantissimo di Sanremo. E voi?

CRIMI: Sanremo per chiunque è un’ambizione. C’è quindi un’idea, che stiamo sviluppando con Mario Natale. Anche in questo album c’è un brano, Ci vediamo lunedì, cantato con Laura Bono, che ci siamo detti sarebbe stato perfetto per il Festival. Questo progetto, però, è talmente forte che non aveva bisogno di Sanremo: funziona autonomamente.

Nella nostra quarta puntata di MusiCalcio ci dedichiamo alla storia dell’inno dell’Hellas Verona


La canzone dedicata allo scudetto del 1985 resta il vero inno del Verona. Ecco la storia

 

La parola scudetto, molto spesso, è passata da Verona. Parliamo dell’Hellas Verona per la precisione. La storia calcistica è nota: i gialloblù sono stati in più di un’occasione ago della bilancia per l’assegnazione del titolo di Campione d’Italia della Serie A. Il Milan ha perso due scudetti nella città diventata, per la leggenda popolare, la “Fatal Verona”.

Eppure, musicalmente, abbiamo tutti imparato a chiamarla, dagli anni ‘70 in avanti, Verona Beat.

Andiamo allora a vedere la storia dell’inno della squadra gialloblu, partendo proprio da quella canzone che I Gatti di Vicolo Miracoli incisero nell’ormai lontano 1979.

Il quartetto, in quel periodo, stava ottenendo un grande successo a Tilt e Non Stop. Per omaggiare la città da tutti conosciuta per essere quella dell’amore tra Romeo e Giulietta, Umberto Smaila (tifoso rossonero!) e Nini Salerno composero un brano ispirato a una rivista veronese che si occupava di musica beat.

Fu l’occasione per celebrare la contemporaneità di una Verona che non era più solo quella raccontata da Shakespeare. Con tanti riferimenti alle mode del ‘68 e uno sguardo al pensiero femminista imperante qualche anno dopo, i Gatti fecero un ritratto poeticamente romantico di Verona.

Non solo: era la descrizione di una generazione e della sui modo di pensare.

C’era già, nel 1979, un senso di malinconica nostalgia per un passato che sembrava lontanissimo e in fondo era ancora vicino. La musica suonata semplicemente alla chitarra. Convinzioni e battaglie a cui partecipano in tanti per poi ritrovarsi alla fine a essere in pochi. Diari segreti a metà tra romanzi d’amore e letteratura erotica, negli anni in cui i cantautori gridavano la libertà. Bene, ma tutto questo cosa c’entra con il calcio?

Facile, dopo essere stato ago della bilancia per lo scudetto ‘72-‘73 (la seconda Fatal Verona fu nel ‘90), ecco che i ragazzi allenati da Osvaldo Bagnoli vinsero a sorpresa il campionato nel 1985.

Naturalmente si trattava di un evento clamorosamente eccezionale. Si aveva davvero la sensazione di una favola per una squadra che, fino a quel momento, aveva sempre lottato per la salvezza. Una squadra che non aveva un vero inno.

Così, in assenza di altre canzoni, ecco che lo scudetto venne festeggiato proprio con Verona Beat.

Passarono poche settimane ed ecco finalmente l’autentico inno: Squadra Gialloblù.

Si tratta di una delle canzoni più corali, con un “Oh oh oh” capace di coinvolgere tutto lo stadio e persino le tifoserie gemellate ai gialloblù.

L’inno è a tutti gli effetti un brano celebrativo dello scudetto, descritto proprio come un sogno tricolore realizzato e di cui si sogna un bis.

La coralità del brano e del suo ritornello risentono chiaramente del successo di We are The world, putacaso dello stesso anno. C’è un’atmosfera d’insieme che riecheggia nel ritornello della canzone. Una strofa breve concede spazio a un inciso, ripetuto più volte, sempre in crescendo.

In un impeto di poesia naturalmente c’è anche qualche licenza che va oltre la grammatica.

“Lo scudetto noi per sempre resterà, viva il Verona Calcio e Verona città”.

Il senso è ben chiaro: uno scudetto vale per sempre a rendere orgogliosi i suoi tifosi. Forse anche per questo una sola canzone basta per sempre.

Passarono infatti gli anni, a Verona esplose anche l’altra squadra, il Chievo. I due team scaligeri si sfidarono per la prima volta tra loro solamente nel 1994, in serie B. Nella massima Serie si ritrovarono per la prima volta il 18 novembre 2001. Per diverso tempo il Chievo rimase in serie A a dispetto dei cugini. Insomma, l’Hellas Verona non era più l’unica squadra della città. Ci voleva un inno di orgoglio. Una marcia in più.

Così nel 2010 ecco che la band I Cedrini incisero un brano composto dal leader Leonardo Frattini con Nelide Bandello. La canzone dell’Hellas Verona è un brano carico di ironia (“la canta anche mia nonna puoi cantarla pure tu”), orgoglio (non mancano riferimenti allo scudetto, mancante nella bacheca del Chievo), rock. Il ritmo infatti è decisamente più moderno. Piacque, tuttavia rimase un pezzo per i tifosi. Il vero inno restava  quello dello scudetto del 1985, come in una costante che iniziamo a ritrovare da varie puntante del nostro MusiCalcio. Quando c’è una vittoria, i tifosi si affezionano a tutto ciò che la riguarda. Non a caso, infatti, al termine di ogni partita casalinga gialloblù, dalle casse del Bentegodi riecheggia anche Verona Beat.

La musica dunque unisce allo stadio, in una passione sempre indescrivibile se non con le emozioni che si fondono alle note cantate dai tifosi. L’inno vero lo sceglie sempre la gente.

 

Dargen D’Amico e la filosofia della parola
Dargen D’Amico prova a bissare il successo di Sanremo. Come lui Rkomi. Ma Baby K e Mika sono la novità più forte della settimana


Baby K è la vera sorpresa fino a questo momento con un duetto stile anni ‘80 insieme a Mika. Di Fedez il singolo più venduto.


Lo sappiamo bene, non è mai davvero estate se non arriva il brano di Baby K.

Questa volta però la cantante ha voluto davvero strafare. Nella stagione in cui ormai è assodato ci vogliano i featuring per scalare le classifiche, anche Baby K non vi ha rinunciato. Al suo fianco, nel nuovo singolo Bolero, c’è lo straordinario Mika.

Vediamo allora, partendo proprio dalla canzone di Baby K, i nuovi brani estivi della settimana.

Bolero ha un sapore anni ‘80, che tuttavia sembra distinguersi dai classici pezzi estivi. Il ritmo è ballabile, le atmosfere a tratti danno una sensazione malinconica, quasi di inquietudine. È ciò che rende la canzone ancor più bella. Baby K va oltre stupendoci ancora una volta. Lo fa quindi con una grande voce. Mika…uno a caso! L’effetto è già leggendario, merito dell’originalità che distingue il brano da tutti gli altri estivi ascoltati fin qui.

Per Dargen D’Amico era difficile fare meglio di Dove si balla, la canzone con cui aveva spopolato pochi mesi fa a Sanremo. Le attese sono confermate. Il cantante milanese fa ballare tutti, ma Ubriaco di te sembra essere un passo indietro risposto al successo festivaliero. Forse manca l’originalità; il pezzo è esattamente quello che ci aspettiamo da D’Amico dopo il brano di Sanremo. Non male, ma alla prossima Dargen è già chiamato a cambiare genere se vuole evitare i commenti di chi lo considera già ora limitato a un solo possibile ritornello.

Gli serve il coraggio che ha usato Baby K, nonché lo stesso della nuova promessa della musica italiana.

Fa piacere vedere che si sta facendo strada, con discrezione, la giovane Ariete, alias Arianna Del Ghiaccio. La ventenne di Anzio, che tre anni fa partecipò a X Factor, si impone sempre di più come nuova figura della musica indie italiana. Il singolo uscito ieri, Tutto con te, conferma quella tendenza a captare i gusti del pubblico creando ritornelli orecchiabili su basi alternative e contemporanee.

Una ballata romantica, testimone di un amore appena sbocciato, quando si vorrebbe vivere ogni momento insieme al partner. Sì, c’è sempre una gran voglia di sognare: almeno in estate non perdiamo il vizio di farlo.

Cade invece nello stesso problema di Dargen l’altro fenomeno di Sanremo.

Rkomi con Ossa rotte punta tutto sulla ripetizione all’infinito del titolo durante il ritornello per imporsi come tormentone dell’anno. Non c’è particolare originalità nella melodia, tuttavia la costruzione del brano è tale che appena le radio inizieranno a trasmetterla questa canzone ci rimarrà nelle orecchie anche senza volerlo. Non è poco, chapeau.

Tanta trap e ancor più autotunes nel brano di Ghali con Madame: Pare racconta la crisi esistenziale di un giovane cresciuto senza veri punti di riferimento. L’anarchia diventa un motto della sua vita, per evitare di essere fagocitato da ciò che vuole imporre la società. Testo meno banale di quel che non possa apparire distrattamente. Ma anche la musica, ricca di arrangiamenti particolarmente ritmici, è tutt’altro che scontata. Così si balla molto.

Le classifiche Fimi, nel frattempo, continuano a premiare il gigantesco trio Fedez-Tananai-Sattei. La dolce vita piace ed è sempre saldamente al primo posto. Come ipotizzato, funziona anche Bagno a mezzanotte di Elodie, sebbene per ora solo all’ottavo posto. E ora vedremo dove arriverà Baby K. In attesa del brano di Giusy Ferreri, l’altra regina dell’estate, quello di Baby K sembra essere la vera sorpresa della stagione. Già, proprio lei che di trionfi estivi ne ha già fatti tanti al punto che potrebbe ormai permettersi di riciclarli. Invece no, non si ferma. Quando arriva l’estate, Baby K si esalta.

Dal dialetto a Giallorossi per sempre: gli inni del Lecce
Ripercorriamo in questa puntata la storia degli inni del Lecce Calcio

Il nostro viaggio di MusiCalcio prosegue con il Lecce, neo promosso in Serie A


Due anni dopo la retrocessione in serie B, il Lecce è tornato nella massima Serie di calcio. Non sono solo Milan e Roma, quindi, a festeggiare al termine di questa stagione. Il club salentino ha tanta voglia di gioire e di cantare. Non potrebbe essere altrimenti, direte voi, per un popolo che con Boomdabash ha imparato negli ultimi anni a ballare soprattutto in estate. Eppure il gruppo del Mambo Salentino non ha mai (finora) dedicato una canzone al suo Lecce. I giallorossi a strisce della Puglia hanno comunque una storia di grande rispetto per quel che riguarda i loro inni.

Talvolta a comporre inni non sono cantautori celebri a livello nazionale, ma quando ci sono passione e talento ecco che può nascere ogni progetto di rilievo.

Prima di raccontare l’inno attuale del Lecce calcio, ripercorriamo allora brevemente la sua storia musicale.

Scopriremo anche qui una tensione a seguire le mode artistiche delle diverse epoche. Il nostro viaggio del calcio musicale, giunto alla terza puntata, racconta oggi una realtà diversa dalle due precedenti.

Oggi il Lecce siamo abituati a vederlo sfidarsi con le grandi squadre, ma fino al 1976 non era mai stato nemmeno in Serie B. La storica promozione nella serie cadetta, quell’anno fu festeggiata quindi con il primo inno. Una grande squadra è tale quando ha una canzone che la rappresenta. Ci pensò Salvatore Cagnazzo a comporre Oh Giallorosso. Si trattava di un brano dal tipico ritmo della tarantella pugliese. Infarcito di un ritornello tutto in dialetto, il pezzo esaltava l’amore dei tifosi per il Lecce, concentrandosi innanzitutto su questo sentimento.

Dal dialetto alla 1
Spesso le squadre che lottano per la salvezza, più delle altre, trovano proprio nella musica un’ulteriore motivo di unità nella loro passione calcistica

Nove anni dopo, la squadra salentina approdò in Serie A per la prima volta. In onore al brano di Cagnazzo non venne modificato l’inno, tuttavia ci fu comunque una dedica che parlava espressamente della storica promozione. Avvenne con Lecce Cha Cha Cha.

Per sentire un nuovo inno ufficiale, bisognò attendere nel 1988.

Dopo una nuova promozione in A, il cantante folk Bruno Petrachi incise Forza Lecce Miu.

Passavano gli anni e, intanto, in Puglia arrivavano fenomeni provenienti da un importante passato (il Principe Giannini per fare un esempio) o dal futuro più che mai promettente. Erano gli anni di Chevanton, Vucinic e Bojinov: il Lecce lottava sempre per la salvezza ma poteva fare il salto di qualità per una classifica più importante.

Così il gruppo reggae, Sud Sound System, omaggiò la squadra con Giallurussu, nuovo inno dal 2001 al 2003.

Non sarebbe stata l’ultima canzone in dialetto per il club. Gli stessi Sud Sound System ne avrebbero confezionata un’altra undici anni dopo (Lu core pe tie scalpita). Così come fecero gli Apres la classe nel 2018 con Pe llu Lecce.

Tutti brani dai ritmi coinvolgenti e dal suono ricco di strumenti come nella tradizione pugliese.

Tuttavia, nonostante abbiano provato a imporsi come inni, non sono mai riusciti a scalzare la canzone che dal 2004 è riconosciuta come ufficiale del Lecce.

Stiamo parlando di Giallorossi per sempre.

 

La canzone è di Gioy Rielli e, a differenza delle altre, si distingue per una linea melodica molto pop. Lontana dalla tradizione salentina, Giallorossi per sempre è una romantica dedica d’amore ai colori della squadra pugliese più forte nella storia del calcio. Il testo è rigorosamente in italiano: se bisogna pensare in grande, si deve essere comprensibili a tutti del resto. Così dal 2003 lo stadio canta questo emozionante inno, che ricorda il legame tra la tifoseria e i giocatori in ogni momento. Persino in vacanza. “Quando non ci sei ricordati di noi”, dice il ritornello prima di sottolineare “nel bene e nel male noi con voi”.

D’altra parte anche nella prossima stagione il Lecce lotterà per salvarsi. E forse è proprio lì che si vede la passione del tifoso, chiamato a supportare la propria squadra già consapevole di soffrire dall’inizio del campionato. La musica, come sempre, riesce a unire la tifoseria in una sola canzone che profuma di abbraccio. Ma, soprattutto, a dare quella speranza che niente altro riesce a concretizzare con la stessa forza.

La canzone di Rielli è una autentica poesia: testimonianza di bella musica unita a una sana passione del calcio che piace a noi.

Sanremo 2021, la seconda serata. Ermal e Irama incantano 2
Elodie alla seconda serata del 71 Festival di Sanremo. Foto di Marco Piraccini

Elodie, Rettore, Annalisa, Eros: l’estate continua (e non è ancora cominciata)

Boomdabash con Annalisa; Elodie; Ramazzotti; Franco126 con Loredana Bertè; Rettore e Tancredi; Takagi & Ketra; Vasco Rossi. Questa settimana sono davvero tanti i grandi singoli che si propongono come nuovi tormentoni estivi, provando a rispondere al grande successo di Fedez&co con la loro La dolce vita.

Scommessa non facile quella del brano estivo. Anzitutto perché sono in tanti a cercare la canzone giusta per far ballare in spiaggia e qualcuno rischia di essere perso di vista. L’elenco che leggete sopra, infatti, non è certo esaustivo di tutti i nuovi singoli usciti ieri, 10 giugno. Tanti altri giovani (Camellini con Bum Bum; Elena Centaro con Giulia imperato nella sua Come il mare; Gaudiano con 100 kg di Piume, giusto per fare altri tre esempi) provano a farsi strada in un panorama ricco di novità canore. Pensare che non siamo nemmeno a metà giugno: chissà quante ne arriveranno ancora. Probabile si inizi l’estate con Elodie nella testa e si finisca con un’altra decina di ritornelli ridondanti.

La regola sembra essere quasi per tutti sempre quella: creare qualcosa di fresco e ballabile, meglio ancora se in coppia. In estate il featuring funziona. Specie in un’epoca in cui, non essendoci più una kermesse di riferimento come poteva essere un tempo il Festivalbar, bisogna sponsorizzarsi al di là della tv, creare duetti è un modo geniale per richiamare l’attenzione di diversi fan. E di sorprendere.

Vediamo allora le nuove canzoni della settimana, partendo proprio da Tribale, cantata da Elodie.

La cantante ormai ha trovato la sua strada con una musica che guarda spesso ai suoni d’oltreoceano, creando delle straordinarie unioni tra la nostra musica e quella tribale. Dunque Elodie ha intitolato proprio così la nuova canzone, dal ritmo frizzante nonostante il testo racconti i rimpianti di un amore finito. Un sentimento al quale non è stato concesso il tempo di respirare e provare a capirsi reciprocamente. Alla fine cosa resta? Domande che non troverebbero probabilmente mai una vera risposta sono, quindi, superate con la voglia di spensieratezza.

Elodie anche questa volta fa centro con un brano che ha la fantasia giusta per distinguersi dagli altri tormentoni estivi.

Stessa cosa che ha fatto Rettore. A dir la verità la vulcanica bionda non propone un genere diverso da quello di quarant’anni fa, quando già era all’avanguardia e sapeva immaginare suoni che nessun altro all’epoca provava. Ora, che tutti hanno provato a imitarla, Rettore è ancora la numero uno nel suo genere dance. Inimitabile, superlativa. Questa volta ha coinvolto il giovane Tancredi per interpretare Faccio da me, un brano orecchiabile, pieno di eco e di un ritmo a cui è impossibile resistere.

Più complicata la scommessa di Boomdabash con Annalisa. 

Anzitutto perché è rischioso intitolare un brano estivo Tropicana, dopo l’enorme e indimenticabile successo del Gruppo Italiano negli anni ’80. La loro canzone non ha nulla a che vedere con quella che diceva che la tv cantava, rideva e ballava. La nuova Tropicana divide praticamente la strofa con il genere dei Boomdabash dal ritornello in cui interviene Annalisa, donando l’eleganza e la freschezza femminile, con la sua sensualità che fa concorrenza a quella di Elodie. La sentiremo spesso e non lo dimenticheremo, ma Tropicana ha bisogno di qualche ascolto in più per entrare nelle orecchie: si arriva all’inciso quasi senza accorgersi del cambio di ritmo.

Più immediata, invece, Mare malinconia, il duetto del rapper Franco126 con Loredana Bertè. Il contrasto tra strofa e ritornello è decisivo, con la voce di Loredana che spezza il ritmo donando un’atmosfera rock solo con il suo timbro.

Ce n’è per tutti i gusti: Takagi & Ketra coinvolgono Tha Supreme e Salmo e così Bubble diventa un rap a cui si unisce la dance contemporanea del duo più celebre dell’estate.

Ci sono poi anche i cantautori storici, quelli intramontabili che confermano la forza di una generazione cresciuta quarant’anni fa. 

Eros Ramazzotti porta il suo estro romantico nell’estiva Ama, che non rinuncia a quei giri di chitarra a cui il cantautore romano ci ha da sempre abituati trovando intensità e leggerezza nello stesso tempo. Vasco Rossi sembra più vicino al ritmo di Ligabue nella sua L’amore, l’amore, ma la voce è come sempre inconfondibile e questo brano, uscito qualche mese fa con il nuovo album, potrebbe davvero essere compagno di viaggio di tante persone nell’estate.

Da segnalare, infine, il remix del Tuca Tuca di raffaeliana memoria, questa volta interpretato da Carmen Russo e l’omaggio a Maradona fatto da Z4R. Bello che la musica, anche in estate, non si dimentichi non solo di ballare ma anche di chi ha fatto la storia nel nostro Paese in diversi campi.

La medaglia d’oro della settimana, comunque, va a Elodie. E’ lei la novità più incisiva.

Bozza automatica 4
Venditti è l’autore di Roma non si discute, si ama. Tutti la conoscono come “Roma, Roma, Roma”


La Roma per molti ha tre inni: due di questi sono di Antonello Venditti. Ripercorriamo la storia 

Quando si pensa alla Roma calcistica, l’associazione va presto ad Antonello Venditti. Non solo, ovviamente, in quanto  tifosissimo dei colori giallorossi, ma perché ne canta da tantissimi anni le glorie, con insostituibile senso di appartenenza. Anzi, insostituibile ce lo possiamo dire oggi, nel 2022, dopo il ritorno della vittoria della Roma in Europa con il successo in Conference League. Negli anni, però, non sempre è stato tutto a favore di Antonello Venditti.

Vediamo allora, in questa seconda puntata del nostro MusiCalcio, la storia dell’inno della Roma, la squadra gagliarda, de core tifata (tra gli altri cantanti) anche da Claudio Villa e Marco Conidi.

Partiamo da quello che esisteva prima della poesia scritta da Venditti.

Il primo inno fu composto nel lontano 1931, quattro anni dopo la fondazione della società che univa così le tre squadre cittadine. Il brano si intitolava Canzona di testaccio e, a dirla tutta, il suo andamento melodico non è nuovo. Le parole (di Toto Castellucci) sono infatti posate sulla musica di Guittarita, un tango argentino. Nel film Cinque a zero, ispirato a una vittoria romanista sulla Juventus, riecheggia per la prima volta questo inno. In realtà verrà inciso per la prima volta solo nel 1977. L’idea sarà nientemeno che di un giornalista laziale: Sandro Ciotti. È lui, mentre è impegnato in una rubrica sui 50 anni di storia della società giallorossa, a usare il suo registratore per prendere la voce del cantante Vittorio Lombardi quando canta Canzona di testaccio.

Nel frattempo, però, la Magica ha già trovato il suo nuovo inno. Nel 1974, infatti, per la prima volta viene suonato Roma non si discute, si ama. La scrivono in quattro: Sergio Bardotti, Franco Latini, Gepy e Antonello Venditti. È proprio quest’ultimo a interpretarla con la sua voce avvolgente. È la risposta a un brano laziale cantato anche dal calciatore Giorgio Chinaglia.

Così, dopo la vittoria nel derby del 1 dicembre 1974, tutto l’Olimpico può cantare al grido di Roma, Roma, Roma. Due domeniche dopo, subendo una multa (perché la musica non veniva ancora  diffusa dagli altoparlanti), la società decise di farla risuonare direttamente dalle casse dello stadio.

Si tratta della classica melodia vendittiana, che non rinuncia mai al tocco poetico (“gialla come er sole, rossa come er core mio”) andando a salire di intensità.

La Magica viene definita come l’unico possibile grande amore di un intero popolo, quantificato in centomila tifosi (quelli dello stadio).

Non manca la censura: il verso “T’ha dipinta Dio” deve presto diventare “T’ho dipinta io”.

Non sono ancora gli anni della diffusione di massa tramite il web, quindi la canzone del giovane cantautore rimane quasi confinata per i soli tifosi giallorossi. Anche per motivi societari.

Sono tempi in cui persino il Festival di Sanremo, pur essendo in crisi, rinuncia alla presenza di cantautori come Bertoli, Vecchioni e Venditti ritenuti troppo politicizzati. Così anche il presidente della Roma, Dino Viola, preferisce cambiare l’inno e, soprattutto, il suo interprete.

Per circa vent’anni l’inno romanista ufficiale diventa quindi Forza Roma, una canzone commissionata a Lando Fiorini. “Core mezzo giallo e mezzo rosso” è il ritornello che non segue tanto la moda stilistica degli anni Settanta, quanto il sapore dei classici stornelli di cui Fiorini è testimonianza da sempre.

Accade così che, dopo pochi anni, nella stagione ‘82-‘83, la Roma vince lo scudetto.

Inno oppure no, ma soprattutto vittoria oppure no, Antonello Venditti è un tifoso che si fa trascinare dalla passione.

Qualche mese prima del successo, il cantautore torna a vivere nella capitale e decide di comporre un pezzo che descriva il suo sentimento mentre era distante da Roma. Così l’8 marzo 1983 incide una nuova canzone: Grazie Roma. Sul lato B, invece, una nuova versione di Roma Capoccia.

È una nuova stupenda poesia, che diventa incredibilmente profetica. I giallorossi infatti vincono il campionato, così il brano viene subito utilizzato per la festa tricolore.

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Grazie Roma è una delle canzoni più famose in tutta Italia capace di vendere oltre 500 mila copie

La Magica di Bruno Conti, Falcao, Ancelotti e Pruzzo, allenata da Nils Liedholm, stavolta è molto più della forza di unione di una città. È la misteriosa realtà che ci fa sentire importanti anche se non si conta niente; che ci fa godere la vita nonostante i suoi problemi. Insomma, la Roma è la possibilità di sentirsi rinnovati.

Il brano è avvolgente e coinvolgente. Questa volta, complice la festa scudetto, lo conoscono subito tutti, tanto che mezza Italia crede sia il nuovo inno della squadra. La confusione deriva dal fatto che al termine di ogni vittoria la canzone viene diffusa nello stadio Olimpico.

L’inno, però, è ancora quello di Lando Fiorini. Di fatto si sente solo Grazie Roma.

A metà anni Novanta i tifosi richiedono a gran voce il ritorno dell’inno del ‘74. Così il presidente Sensi non si fa attendere e accetta di riportare Roma non si discute, si ama quale inno ufficiale della Magica.

Il pubblico non dimentica comunque le parole di Fiorini e, durante le partite, la tifoseria intona anche quel brano.

Lo scudetto del 2001, con Totti, Batistuta, Montella, Delvecchio (e Capello in panchina) è l’apoteosi per una nuova festa al Circo Massimo con Antonello Venditti. Si canta tutto. Dall’inno censurato e poi recuperato a Grazie Roma fino al brano di Fiorini.

La Magica, quasi quasi, ha tre inni, tra ufficiali e non. Certo, facile quando si hanno grandi cantautori a scrivere canzoni.

Nel 2017 la rivista France Football posiziona Roma non si discute si ama al secondo posto degli inni calcistici più belli di tutto il mondo, secondo solo a You’ll never walk alone, del Liverpool. Già, proprio gli inglesi che avevano sconfitto in finale di Coppa Campioni anni prima la Roma.

Però, se persino i francesi ci premiano, qualcosa vorrà dire. E quel brano di Antonello Venditti è ancora oggi un’autentica perla della musica italiana.

 

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