Spezia, l’inno è orgoglio di non essere cambiati
La tifoseria dello Spezia nell’inno è omaggiata per la sua capacità di spingere a volare “il nido di rapaci”


La storia dell’inno dello Spezia, in Serie A dall’anno scorso


Lo Spezia è una delle squadre più giovani per la storia della Serie A. Portata alla storica promozione dall’attuale allenatore della Fiorentina, Vincenzo Italiano, la squadra ligure è nel calcio che conta solo dalla scorsa stagione. Certo non sono mancate per lo Spezia, importanti sfide anche nel passato. Su tutte si ricordano ovviamente quelle con la Juventus nel campionato di B del 2006. L’anno dopo la squadra sarebbe fallita e quindi radiata. Ripartì così dalla categoria Dilettanti prima di fare una lenta (ma nemmeno troppo) risalita.

Lo Spezia più di ogni altra squadra, insomma, sa cosa voglia dire soffrire e rialzarsi per essere ancora più grandi.

Quel che va sottolineato è l’orgoglio dei tifosi che, negli anni, non dimenticano le loro origini e i trascorsi. A confermarlo è la musica. Nel nostro viaggio tra gli inni di calcio, questa settimana ci piace analizzare quello dello Spezia.

La canzone, Non siete soli, è infatti ancora lo stesso dal 2009, anno in cui cadde nel baratro la squadra, ma non la passione dei suoi supporter. Così, a distanza di tempo, quel pezzo è ancora rappresentativo di una società, nel frattempo ricostruita e arrivata a lottare nella massima serie. Tuttavia, al contrario di quel che accade generalmente quando si cambia l’inno in virtù di un successo importante, Non siete soli è rimasto fedelmente associato alla squadra.

A comporre e cantare il brano è il cantautore Riccardo Borghetti, grande tifoso dello Spezia.

Si tratta del primo e unico storico inno. Nella canzone si paragona la squadra a un nido di rapaci, che viene spinto a volare e crescere sempre di più dal coro dei tifosi. Suggestiva questa immagine poetica, che vuole la curva gioiosa come a una festa popolare. Tutto ciò a conferma di uno spirito sportivo nel suo senso più profondo del termine.

Così i rapaci diventano persino delle aquile, in grado di arrivare in alto oltre ogni avversità. E persino oltre le più rosee aspettative. Anche per questo, l’inno dello Spezia diventa profetico circa il percorso del club ligure che, nel giro di dieci anni, fa una scalata incredibile.

La canzone sente tutta l’influenza della musicalità di Borghetti, con la sua chitarra elettrica. Un vero e proprio rock pop convincente, che carica la squadra nella tradizione degli antenati (descritti come un covo di pirati).

Così il ritornello, con una passione che si unisce alla capacità di aspettare degna della tifoseria, recita queste parole.

Non siete soli, non siete soliStiamo aspettando che l’aquila voliNon siete soli, non siete soliStiamo aspettando nel cielo che l’aquila voli

Niente sembra lasciato al caso: anche la voce calda di Borghetti pare avere un significato importante. Esprime infatti il calore e la grinta di una città che merita tutto questo affetto. Perlomeno in virtù della dichiarata fiducia nei valori sportivi. Oggi come oggi, anche dichiarazioni di vicinanza alla squadra come queste non sono affatto banali. I valori sportivi, in qualunque serie si giochi, devono rimanere essere gli stessi.

Giordana Angi, Ferreri, Pinguini: le novità musicali della settimana
La canzone di Giordana Angi, Un autunno fa, è un escalation di emozioni che sale con le sue note fino a fare esprimere al meglio la cantautrice

Giordana e Giusy cantano amori finiti, con reazioni diverse. I Pinguini emozionano

A distanza di un anno dall’ultimo album, riecco Giordana Angi. La cantautrice, emersa ad Amici nel 2019, ieri 23 settembre è tornata alla ribalta con un nuovo struggente brano. La canzone si intitola Un autunno fa ed anticipa il prossimo progetto discografico, che ancora non ha una data di uscita ma è particolarmente atteso dalla stessa Giordana. La ragazza ha infatti confessato che considera questo LP il suo primo vero disco. C’è da attendersi pertanto un grande lavoro, che rappresenta la cantautrice nel suo profondo.

Se il buongiorno si vede dal mattino, questa volta Giordana sembra aver proprio superato se stessa.

Un autunno fa è una ballad struggente, che racconta tanti rimpianti per un amore che non è riuscito a sopravvivere. Mentre tutto fuori resta uguale, la protagonista della canzone vede la sua esistenza rivoluzionata. Vorrebbe riavvolgere il nastro e tornare a un anno fa, assaporando la vita diversamente e cambiando certe parole dette. Da un anno infatti nulla ha più un senso, il giorno si confonde con la notte. Un omaggio a De Gregori e uno a Milano, impreziosiscono il testo di elementi in cui è facile riconoscere la nostra quotidianità.

In questa canzone, Giordana Angi usa la stagione dell’autunno come metro di misura del tempo.

Ripete quindi che vorrebbe tornare a “un autunno fa” per ricostruire la sua vita. Un brano davvero profondo, che tuttavia nasconde tra le righe un segreto positivo: la grinta della protagonista, che ora comprende come ripartire. La vera forza la scopriamo quando capiamo che non possiamo seguitare a crogiolarci in quel che ci fa stare male. Giordana Angi, quindi, con questa canzone si rivolge in particolare a quelle persone che si sentono sole e che hanno voglia di un brano romantico per se stessi.

L’arrangiamento, composto con Antonio Iammarino e Gabriele Cammarozzo, su una melodia che fa esprimere al meglio la voce potente di Giordana, è la ciliegina sulla torta. Questa canzone farà tanta strada. Chissà che non ci accompagni fino a Sanremo 2023.

E di un amore finito parla anche Giusy Ferreri nel nuovo singolo estratto dal suo album, Federico Fellini.

In questo caso, più che rimpianti si respira una totale apertura verso quel sentimento che non si è spento e può comunque trasformarsi positivamente.

Emozioni e ricordi di un amore si accavallano come in un film di Federico Fellini. E sembra proprio di vedere le immagini di Amarcord davanti ai nostri occhi mentre ascoltiamo la canzone di Giusy. Le atmosfere romantiche e nostalgiche più che malinconiche, con quel velo di magia che il regista amava porre, sono questa volta trasformate in musica. L’autunno porta molto bene alla Ferreri (ricordate il successo che ebbe Novembre?). Tra qualche settimana sapremo se il tormentone di fine 2022 sarà suo.

Mentre le classifiche Fimi vedono ancora al secondo posto, in pianta stabile ormai da settimane, la divertente Giovani Wannabe, i Pinguini Tattici Nucleari lanciano un nuovo singolo.

La band bergamasca si conferma la grande rivelazione musicale del momento, anche grazie alla loro poliedricità. Il brano con cui provano a bissare il successo estivo si intitola Ricordi, ed è ben diversa dai pezzi a cui ci hanno abituati. La canzone è infatti una romanticissima (ritmata e ballabile) dedica a una donna che, a causa di una malattia neurodegenerativa, perde mano a mano i ricordi. È il suo compagno di una vita a raccontarle di tanto in tanto quel che hanno vissuto insieme. Lui, per lei, ormai rappresenta solo ciò che le suggerisce il momento. In un mondo drammaticamente pieno di fantasia, anche lui decide di fare un viaggio con la mente. Lo fa appunto attraverso i ricordi della loro vita in coppia, cambiata fisicamente ma rimasta giovane, forse inesperta, nell’animo.

Alla fine la lacrima scappa, questo brano è probabilmente il vero salto di qualità dei Pinguini Tattici Nucleari, mai banali nei loro testi che qualcosa insegnano sempre.

Da segnalare, tra le uscite della settimana, anche il ritorno dei Gazosa dopo tanti anni con il brano Gentleman, Irene Grandi con E poi, Nesli con Salvami.

Nell’hit parade degli album più venduti, intanto, Eros Ramazzotti sale al secondo posto: il suo Battito infinito conferma che per la bella musica, fortunatamente, c’è ancora molto spazio.

Tra successi internazionali e cori da stadio: gli inni del Napoli
Il Napoli quest’anno cerca il suo terzo scudetto. Chissà che qualcuno non stia pensando a un inno per festeggiare l’eventuale trionfo: in fondo l’inno ufficiale fu realizzato contro ogni scaramanzia prima di vincere nel 1987


L’inno ufficiale del Napoli fu composto, contro ogni scaramanzia, qualche mese prima dello scudetto nel 1987

A disen la canzun la nas a Napoli. Lo dice persino Giovanni D’Anzi nella sua celebre O mia bela Madunina, che si rivela in qualche modo un omaggio alla città partenopea e alla sua musica. Oggi probabilmente, all’indomani della vittoria che lancia gli azzurri in vetta alla classifica di Serie A, i tifosi milanisti faranno un po’ più di fatica a sciogliersi in complimenti, ma la storia è indiscutibile: Napoli è la patria della canzone italiana. Non fa eccezione, in questo senso, la passione melodica che accompagna la squadra calcistica da sempre.

Nella puntata di questa settimana di MusiCalcio, quindi, raccontiamo la storia dell’inno del Napoli.

Gli azzurri hanno sempre potuto fregiarsi di inni piuttosto importanti per tutta la musica italiana. A cominciare da O’ surdato ‘nnamurato. La canzone, scritta nel 1915 da Aniello Califano, non è stata ovviamente pensata per la squadra di calcio che all’epoca ancora non esisteva. Tuttavia, quella storia malinconica di un soldato che parte per la guerra e deve abbandonare gli affetti promettendo amore eterno, viene cantato da sempre al termine di ogni partita dai tifosi del Napoli. Sarà l’atmosfera gioiosa sul celebre ritornello “Ohi vita, oh vita mia”, sarà la voglia di cantare a squarciagola la passione per la squadra che rappresenta un motivo di orgoglio per la propria esistenza in ogni tifoso, la canzone appare ogni volta come una grande occasione di festa.

Tutto rigorosamente con il disco che riproduce nello stadio la voce originale di Massimo Ranieri. Napoli, dunque, come primo e ultimo amore di una vita che non ammette tradimenti. E se questa canzone emoziona tutta Italia, a distanza di oltre un secolo dalla sua composizione, immaginatevi cosa possa rappresentare per ogni cittadino campano.

Nel 1987 la squadra allenata da Ottavio Bianchi vinse il suo primo scudetto.

In quell’anno un grande cantautore, dal successo internazionale, gira il film Quel ragazzo della curva B, che racconta proprio lo storico trionfo di Maradona e compagni. Ovviamente stiamo parlando di Nino D’Angelo che, con quella pellicola diretta da Romano Scandariato, si rivelò profetico, oltre ogni scaramanzia. Il Napoli, infatti, all’epoca delle riprese non aveva ancora vinto il campionato: ecco che la fantasia arrivò prima della realtà. Evidentemente il trionfo era nell’aria e, preveggenti, i napoletani l’avevano già intuito.

Nel film, il ragazzo protagonista partecipa a tutte le partite della squadra del cuore, assistendo in curva. Il grido di battaglia è in una canzone che ripete proprio: “Napoli, Napoli, siamo quelli della curva B”. 

Il brano, decisamente orecchiabile, diventa così l’inno dei tifosi, complice ovviamente il trionfo finale. Si tratta di un pezzo strumentale, già presente nel film La discoteca (protagonista sempre il biondissimo Nino), riarrangiato per l’occasione come un grande pop anni ’80. Non si rinuncia, nell’utilizzo degli strumenti e nell’interpretazione di D’Angelo, al gusto neomelodico che caratterizza l’inimitabile canzone napoletana.

Impossibile tuttavia dimenticare l’altro inno adottato dalla curva. Parliamo di O mama, mama. Nell’originale versione interpretata da Nilla Pizzi e dal Duo Fasano negli anni Quaranta, la protagonista ammetteva di avere il corazon battere forte per la visione di “un bel muchacho”. Ad attribuire un nome preciso ci pensarono quarant’anni dopo proprio i tifosi del Napoli. Quel muchacho sarebbe diventato, senza dubbio per nessuno, Maradona. Idolo dei tifosi, protagonista dei due tricolori e del successo argentino al Mondiale ’86, il più grande numero 10 di sempre è un’icona in città. Nessuno può descrivere davvero quanto.

Nel corso degli anni resta questa di Nino D’Angelo la canzone che più rievoca l’amore calcistico per il Napoli.

Ad oggi è ritenuto l’inno ufficiale. La verità è che la città del Mare Chiaro gode davvero di una grande storia musicale. Ogni brano di Carosone, Mario Merola, Gigi D’Alessio, Tullio De Piscopo, Roberto Murolo e chi più ne ha più ne metta, potrebbe rappresentare la città anche sotto il profilo calcistico. Il motivo è molto semplice: i napoletani sono un vero popolo. Nessuno più di loro sa cosa significhi appartenere a una curva, intersecando l’orgoglio sportivo con quello campanilistico. Anche per questo, al pari di O’ surdato ‘nnamurato, i tifosi cantano spesso Napulè, dell’immenso Pino Daniele.

Certo parliamo comunque di canzoni adottate ormai da anni. Chissà che D’Angelo e D’Alessio, impegnati nel loro tour Figli di un re minore, non stiano facendo gli scongiuri e, guardando la classifica, non prospettino un possibile nuovo inno…

 

Marco Mengoni, Elodie, Strangis: il meglio della settimana
Elodie in una foto ai suoi esordi. La cantante ha cambiato diversi stili musicali e questa settimana propone una nuova svolta. È tra le migliori novità insieme a Marco Mengoni e Luigi Strangis


Tanta nuova musica anche questa settimana: Marco Mengoni guida i migliori ascolti.


Marco Mengoni è sempre lì. Tra i pochi Big di cui non si parla per una possibile partecipazione al prossimo Festival di Sanremo c’è proprio lui. Eppure Marco Mengoni non è certo uno che scompare, specie dalle classifiche dove certamente settimana prossima lo vedremo nei primissimi posti.

Questa settimana è uscito il suo nuovo singolo, che anticipa l’album in arrivo il 7 ottobre, Materia (Pelle). Intanto il precedente Materia (Terra) ottiene il doppio Disco di Platino.

L’ultima canzone di Marco Mengoni, dunque, si intitola Tutti i miei ricordi ed è una romantica lirica introspettiva.

Arriva un momento nella vita in cui si fa i conti col proprio passato, che costantemente ci insegue e ci ricorda qualche modo chi siamo. Anche nei nostri errori.

Dopo una fase in cui ci si accontenta di star bene, accelerando il percorso naturale delle cose, arriva il momento in cui ci si ferma a pensare. A quel punto non occorre nemmeno più star bene. Non perlomeno nel senso cercato per tanti anni. Ora occorre ricostruire se stessi pezzo dopo pezzo e ripartire, consapevole che il passato non tornerà, ma sarà sempre ancorato dai ricordi che ci proteggono.

È un Marco Mengoni decisamente profondo, come ormai ci ha abituati da tempo a essere.

Ora forse, come sembra raccontare tra le righe la canzone, con una maturità in più. Anche in questo nuovo brano, infatti, ci si lascia travolgere dalla sua inimitabile voce, che tuttavia non eccede più in virtuosismi continui. Ci si emoziona strofa dopo strofa con una delle voci più pulite e intonate di sempre, capace di raggiungere bassi e alti in un attimo.

La canzone, oltre cui Marco Mengoni dà la voce, è composta da La Cava, Faini e Casalino.

In questa nuova settimana musicale, convince anche la svolta lenta e romantica di Elodie.

La cantante lancia Proiettili, la canzone che sarà colonna sonora del film Ti mangio il cuore, presentato anche a Venezia.

Nel brano Elodie canta insieme a Joan Thiele, ma si sente fortemente anche la mano di Elisa tra gli autori.

Si racconta la drammatica storia di un amore impossibile, vissuto nel coraggio delle faide di famiglia.

I proiettili a cui si fa riferimento sono paragonati a note musicali, ossia a un suono talmente abituale da appartenerci come fosse naturale.

Eppure l’amore è più forte e può sbocciare come un fiore anche dove la terra brucia. L’amore è fiducia prima di tutto.

Una Elodie inedita, che sa sorprendere per la sua poliedricità musicale, con una voce adatta a diversi generi. Sarà una svolta definitiva che la vedrà protagonista di brani più romantici, abbandonando i ritmi tribali che l’hanno caratterizzata negli ultimi due anni?

Chi diverte particolarmente con la sua nuova musica è Luigi Strangis.

 

Il cantante emerso da Amici lancia Stai bene su tutto, un rock pop convincente che destinato a poter diventare un tormentone. E chissà che, nel suo caso, non sia la chiave per partecipare a Sanremo 2023.

Strangis parla di amore e di sesso senza mezzi termini, ma usa un gioco di parole particolarmente accattivante senza essere volgare. Si sentono l’entusiasmo dei suoi vent’anni, la voglia di avventurarsi insieme alla donna dei suoi sogni che “sta bene su tutto”, come un diamante. Salvo poi ammettere subito “stai bene soprattutto su di me”. Un amore viscerale e anche molto fisico, che appassiona il protagonista al punto di non vedere altro che lei.


Mentre sta uscendo nuova musica per l’autunno, le classifiche Fimi sembrano essere ancora in vacanza. Nelle prime posizioni infatti troviamo ancora le hit estive, fatta eccezione per la trap Ferrari  di James Hype. Dunque Pinguini Tattici Nucleari e Fedez ancora nella top 5, mentre Annalisa per ora è là davanti con Tropicana ma non con la più recente Bellissima. Probabilmente è ancora troppo presto per guardare alle novità: finché il solstizio non ci toglierà il caldo, siamo propensi a ragionare in modo estivo. Anche dal punto di vista musicale.

Negli inni calcistici, la Capitale la fa padrona. La storia della Lazio in musica
Nella nuova puntata di oggi, ripercorriamo gli inni della Lazio

La Lazio ha alternato nella sua storia inni rustici a brani romantici. E per questo si rivela unica nel suo genere

Tante volte i tifosi della Lazio hanno dovuto sopportare gli sfottò dei cugini romanisti, che vantano una diffusa popolarità e una sola stagione trascorsa in Serie B. Eppure, la storia non si discute: la prima squadra della Capitale è, dal 1900, proprio la Lazio. I colori biancoazzurri, che negli anni ’80 hanno sofferto e rischiato addirittura la retrocessione in serie C, sono poi diventati sinonimo di successi. Prima in Italia e poi in Europa, dalla fine degli anni ’90 in avanti, la squadra laziale ha fatto la storia. Anche musicalmente, la squadra di Lotito (presidente anche della Salernitana) non ha molto da invidiare ai cugini giallorossi, sebbene il primo brano dedicato alla squadra, arrivò solo negli anni ’60.

Nella nostra nuova puntata di MusiCalcio, andiamo quindi a scoprire la storia degli inni della Lazio.

Per farlo, dobbiamo risalire al 1964, quando la squadra di Morrone e Maraschi approdava nella massima serie. A cantare l’inno della squadra, con un romanesco “L’avemo imbriacati e nun ce vonno stà” (che riprendeva un coro della curva laziale), c’era una cantante genovese: Aura D’Angelo. Già nota per alcune canzoni in dialetto ligure, oltre che per aver partecipato a Sanremo tre anni prima, ma soprattutto a Canzonissima ’62 con Violino Tzigano, la D’Angelo sorprese tutti. Ecco così che, da vera tifosa, interpretò la canzone Forza Lazio. “Daje Lazio, chiuderemo 4-0 e la Roma sta a guardà”, cantava nel ritornello. Lo faceva con il solito adorabile umorismo nei confronti dei giallorossi. La rivalità calcistica del derby, infatti, nella capitale è sentita probabilmente più che in qualunque altra città.

Fiati, corde, percussioni: la canzone della D’Angelo è ricca di strumenti e tanta allegria come nella tradizione anni ’60. Ascolti Forza Lazio e ritrovi infatti il ritmo di Zum Zum Zum. Gli autori, non a caso, sono il paroliere Antonio Amurri (autore di Stasera mi butto, La banda e della stessa storica sigla di Canzonissima) e Mario Ruccione. Quest’ultimo, compositore anche di tanti brani per Claudio Villa oltre che di alcuni pezzi simbolo del regime fascista. In effetti quella musica così perentoria e piena di cori rigorosi, sembra risentire ancora di una certa influenza anni ’40.

Nel 1974, finalmente, la Lazio vinse il suo primo scudetto. Come nella migliore tradizione, ecco quindi arrivare un nuovo inno.

Si tratta di un orgoglioso stornello che, con l’immancabile ironia romana, ammette le difficoltà degli anni precedenti a fronte di una stagione che fa conoscere la squadra in tutto il mondo. “Fino a ieri, nostra Lazio, per noi altri era uno strazio…”, iniziava il pezzo. Con tanto di citazione dei giocatori (Chinaglia su tutti) che hanno portato al successo, la canzone omaggiava lo scudetto e la pazienza con cui i tifosi avevano atteso quell’evento. Venivano usati molti meno strumenti: bastavano una fisarmonica e qualche tamburo per realizzare uno degli inni più “artigianali”. L’idea era proprio quella di riproporre un’atmosfera rustica, quasi tipica delle trattorie. Tutto questo, a conferma che le vittorie possono arrivare con massima semplicità e grande talento: “Senza mago, avemo vinto er campionato”, citava il ritornello, facendo riferimento a Helenio Herrera, artefice dei successi interisti.

Pochi anni dopo, arrivava un nuovo inno: lo componeva Aldo Donati nel 1977 e si intitolava So già du ore.

Cori e tamburi mantenevano quel rigore conosciuto con i canti anni ’20, ma la struttura delle strofe si profilava come un brano moderno che raccontava la storia di un tifoso allo stadio. Tra l’attesa per la partita e il cuore colmo d’amore per la Lazio, i tifosi respiravano lo stesso sentimento dei giocatori, legati ai colori biancoazzurri come nessun altro. Già, parliamo di un’epoca in cui c’erano davvero le bandiere calcistiche e stare da una parte o dall’altra della città aveva un senso non solo per i supporters. In qualche modo lo sguardo emotivo che consente questa canzone è quello che anticipa l’inno successivo, quello più storico, composto da Toni Malco.

Il cantautore e attore, nel 1983, mentre Venditti cantava il suo Grazie Roma per lo scudetto giallorosso, rispose con un Vola Lazio vola.

La squadra infatti tornava in Serie A, dopo una stagione nella serie cadetta per i fatti del calcioscommesse. Era finalmente pronta a ripartire e lo voleva fare con una nuova canzone. Romantica, corale, con un arrangiamento al pianoforte da brividi. “Nel cielo biancoazzurro brilla una stella che in tutto il firmamento è sempre la più bella” iniziava il pezzo di Malco (autore anche per Califano, tra gli altri). Fino ad arrivare poi al ritornello

Lazio sul prato verde vola, Lazio tu non sarai mai sola. Vola un’aquila nel cielo più in alto sempre volerà.

Sono parole su una melodia dolcissima, che i tifosi biancocelesti conoscono a memoria sin dagli anni ’80, quando Malco le cantò insieme agli stessi giocatori dell’epoca in un’occasione al Teatro Quirino.

Tra la commozione e la pelle d’oca dei presenti, si annunciava così uno degli inni calcistici più belli di sempre, che rispondeva perfettamente all’altrettanto meraviglioso pezzo di Venditti. Roma faceva scuola insomma in quegli anni. Eppure in troppi non avrebbero conosciuto, in Italia, quell’inno fino alla fine degli anni ’90 quando, la Lazio di Cragnotti, iniziò a vincere in Europa. Nel 2000, arrivò anche il secondo scudetto. Alla guida del team c’era Eriksson e, all’ultima giornata di campionato, arrivò il sorpasso sulla Juventus che capitolò a Perugia. Ironia della sorte, di lì a pochi mesi si sarebbe festeggiato il centenario della squadra. Ecco allora che si incideva una nuova canzone: Cent’anni insieme.  Tra le voci, anche quella inconfondibile dell’attore tifoso Pino Insegno.

Tra gli autori del pezzo, oltre a Malco, anche Aldo Donati, quello di So già du ore. Tanta coralità, grande emozione. La canzone, tuttavia, resterà quella dei cento anni (e non è poco visto che la Lazio è l’unica a vantare un inno per i suoi cento anni, almeno finché non arriva l’anniversario della Roma). Insostituibile insomma quello dello scudetto 2000 e delle coppe europee.

Diciamoci la verità, quale tifoso avversario non si è fatto trascinare dalle note dell’inno di Malco? Insomma, ci sarà pure un motivo se Roma è la capitale. A quanto pare, anche della musica…

 

 

 

 

 

Francesca Michielin, la lunga storia di una giovane artista
Dopo Bonsoir dello scorso giugno, riecco Francesca Michielin con un nuovo brano tutto da ascoltare nella storia che racconta: “Occhi grandi grandi”

Francesca Michielin, con “Occhi grandi grandi” sforna la migliore novità della settimana

Dopo pochi mesi da Bonsoir, è tornata Francesca Michielin. La cantante, quest’anno reduce anche dall’esperienza di direttore d’orchestra a Sanremo accompagnando Emma Marrone, lancia il suo nuovo singolo, Occhi grandi grandi, al termine di questa prima settimana di settembre. Subito fa breccia nel cuore di tutti, perché Francesca Michielin sa bene cosa piace al pubblico, sia dal punto di vista della melodia che da quello delle parole. Risultato, non c’è mai una sua canzone che risulti banale o una musica che non si faccia ricantare subito dopo il secondo ascolto. Anche questo nuovo pezzo, complice una cadenza ritmata facile da ricordare e un ritornello ripetuto quattro volte, rimane immediatamente in testa.

Andiamo quindi ad ascoltare la nuova canzone di Francesca Michielin e analizziamola insieme.

Con le parole di Davide Petrella (ormai una certezza tra gli autori della musica italiana, solo quest’anno già ai vertici delle classifiche con La ragazza del futuro, O forse sei tu, Propaganda, Caramello) e la composizione del produttore Stefano Tognini, Occhi grandi grandi è la storia di un amore che fatica a nascere per l’emozione. Quanto sia difficile raccontare i propri sentimenti alla persona amata, lo aveva già descritto straordinariamente Mogol per Celentano più di vent’anni fa. In questa canzone, però, Francesca Michielin racconta proprio una storia. Sembra di viverla con lei questa avventura di sguardi alla ricerca di quello giusto che permetta di far cadere definitivamente ogni paura e tutte le vergogne possibili.

La situazione è questa: lei ogni mattina in metropolitana incontra la stessa persona che, altrettanto abitudinario, ha in mano sempre il medesimo libro e non cambia nemmeno posto rispetto al giorno prima. I due si guardano. E’ evidente che si piacciano, ma non si sono mai parlati. Lei vorrebbe avvicinarsi, ma non conosce il nome di questa persona. Quando si trova a un passo dal superare la paura dell’approccio, ecco che l’emozione la fa padrona. Così lei vorrebbe un suo abbraccio, che come un paracadute che la salvi dal disagio che sta vivendo mentre le scompare la voce.

Un grande classico dei flirt che tutti noi abbiamo vissuto e che, tante volte, ci ha lasciato con qualche rimpianto, così come in altri casi rimane il ricordo più tenero dell’inizio di una relazione. La frase “questa notte sembra inchiostro” sembra lasciare intendere che quando si vedono fortuitamente una sera, in altro contesto, sembra arrivato il momento per cambiare le cose e fare diventare indelebile l’incontro.

Una bella canzone che Francesca Michielin interpreta con la sua consueta e naturale sensualità, capace farci perdere beatamente nella sua narrazione. 

Ieri, 9 settembre, è uscito anche il nuovo singolo di Tiziano Ferro, La vita splendida. Attesissimo dai fan, il singolo anticipa l’album in arrivo tra due mesi (e molto probabilmente a sua volta propedeutico alla partecipazione sanremese di febbraio). Il brano è scritto dallo stesso Tiziano con Di Martino e Brunori Sas ed è una lirica classicheggiante, dai toni profondi e importanti, che prende lo slancio melodico solo dopo il primo ritornello, restando comunque sostanzialmente un sussurro tutto da ascoltare.

Con La vita splendida Tiziano si rivolge a una persona che non si è mai fermata di fronte ad alcun ostacolo e ha sempre cercato di raggiungere traguardi impossibili, sicura di potercela fare. Ora quella persona è in difficoltà: si ritrova a essere più fragile di quanto non potesse immaginare e ha perso tante certezze. Da troppo tempo non si dedica tempo per sé stessa, fermandosi a capire la sua vita che era splendida prima e lo è anche adesso con tutti i suoi alti e bassi. Non esiste età che permetta più di un’altra di accettarsi e di divertirsi; non ci sono giudizi altrui che davvero possano condizionarci. Insomma, La vita splendida è un inno a comprendere con dolcezza questa esistenza non sempre facile.

Da rilevare, in questa settimana musicale, anche la cover del brano di Adriano Celentano, Svalutation, cantata dall’italofrancese Jean Christophe Moroni.

Il video è un vero e proprio film, introdotto da quella Aria sulla quarta corda di Bach, che tutti conosciamo anche per essere la celebre sigla di Quark. Tutto di bianco vestito, il cantante arriva in una villa lussuosissima dove, immerso nello sfarzo, attraversa tutti i sette vizi capitali, rifiutandoli rigorosamente. Una chiave di lettura contemporanea dell’intramontabile (purtroppo verrebbe da dire, visto quel che racconta il testo) successo del Molleggiato. In effetti, senza dare sempre la colpa agli altri, dipende anzitutto da noi la capacità di fare diventare bello questo mondo. E, senza andare in là, saremmo in grado di avere la ricchezza in casa.

Classifiche Fimi, al primo posto ormai da due settimane ci sono i Pinguini Tattici Nucleari con Giovani Wannabe. Scivola al sesto posto La dolce vita di Fedez & co: l’estate è proprio terminata. Spazio alla musica autunnale, che sembra promettere molto bene.

 

Gli inni della Salernitana: il calcio è amore e passione…
Da Vattene amore a A te: tante canzoni della storia italiana sono state adottate come inni della Salernitana. Ma gli inni ufficiali sono canzoni scritte ad hoc per la squadra


La Salernitana ha da sempre una grande tradizione musicale: scopriamola insieme

Sono in tanti a credere che l’inno della Salernitana sia Vattene amore. Quando nel 1990 la squadra campana tornò in Serie B dopo tanti anni nella terza categoria, Mietta e Amedeo Minghi avevano da poco conquistato il terzo posto a Sanremo con la loro celebre canzone. I tifosi, omaggiando quell’amore tormentato, fatto di alti e bassi ma fondamentalmente inattaccabile per la loro Salernitana, iniziarono così a intonare allo stadio il celebre ritornello. “Magari ti chiamerò trottolino amoroso du du da da da…” divenne così un tormentone per tutta Italia e, in particolare, per lo stadio Arechi.

Alla festa della promozione, quindi, si presentò anche Mietta, cantando insieme ai tifosi la canzone, che nel frattempo stava scalando le classifiche dell’hit parade.

Straordinaria la forza della musica, capace di unire tante anime in un solo abbraccio, proprio come il tifo calcistico. Questo, in grado a sua volta di trasformare una canzone di un amore di coppia in un brano che racconti l’amore per la squadra.

In questo senso i tifosi della Salernitana, in particolare, hanno una storia per cui potrebbero incidere un album.

Anno 1991, Ligabue inserisce nel suo disco Lambrusco coltelli rose e pop corn la famosissima Urlando contro il cielo. Una canzone che è un vero sfogo a squarciagola in un coro sempre coinvolgente. Il calcio e le curve dei tifosi prenderanno, nel corso dei decenni, più volte in prestito questo brano. La prima squadra a farlo è proprio la Salernitana, che adotta il pezzo di Ligabue come inno introduttivo in ogni ingresso dei giocatori nelle partite casalinghe. La struttura del famoso brano ci consente di immaginare facilmente l’entusiasmo e la carica che si crea con quel coro dal quale è impossibile non farsi trascinare.

Arrivarono poi, nell’ordine, canzoni come Go West dei Village People, Mitico amore di Antonello Venditti, Ti voglio tanto bene di Gianna Nannini, A te di Jovanotti, Semplice di Gianni Togni.

La forza della Salernitana è nell’aver sempre saputo pescare brani straordinariamente emozionanti, dedicandoli ai giocatori senza modificare le parole se non aggiungendo proprio il nome della squadra.

Questo amore incondizionato per la musica, quasi sempre italiana, è davvero una peculiarità che rende unica la curva della Salernitana.

 

Tifosi abituati a lottare e soffrire con i loro undici eroi in campo, spesso per risultati che sembrano impossibili e che invece (come la salvezza dell’anno scorso) si rivelano fattibili grazie a eccezionali dimostrazioni di orgoglio. E, naturalmente, grazie al dodicesimo uomo in campo (la curva) che intona cori e canzoni senza mai arrestarsi nella sua dimostrazione d’affetto.

Ebbene, tutte quelle canzoni che i tifosi fanno diventare autentici tormentoni, non sono però l’inno ufficiale della Salernitana.

Sono però così tante e nessuna mai resa unica per più stagioni, che tuttavia anche gli inni ufficiali della Salernitana sono più di uno.

Si va dalla romantica “Un sentimento che”, brano che racconta una tradizione di famiglia che si tramanda nel tifo per la squadra, fino a Il coro dei granata, ultimo pubblicato  in ordine di tempo.

È dello scorso anno infatti questa canzone corale prodotta da Hi Coco (Gianluca Cocomero) e Deeve (Fabrizio De Vito).

Una canzone di grande impatto emotivo, dalle atmosfere rigorose, quasi severe: un canto di combattimento per festeggiare la promozione del 2021 e gli importanti acquisti che hanno permesso la salvezza a fine stagione.

L’inno arriva dopo un’altra canzone dal titolo Il potere deve essere granata, di Sandro Scuoppo. Anche qui si puntava sui brividi di una melodia intensa che andava a crescere sul ritornello corale per spingere la Salernitana.

Dunque, a oggi quello di Hi Coco è l’inno ufficiale. Tuttavia, la Salernitana ci ha insegnato una volta di più che qualunque bella canzone d’amore da cantare in coro, può diventare un inno calcistico. Perché lo sport può e deve essere ancora questo: passione prima di tutto.

Tra le novità musicali della settimana, la più convincente è proprio Annalisa

“Bellissima” è il brano con cui Annalisa riporta tanta modernità nella musica. Ecco perché 

Settembre ricomincia dell’estate: nello specifico, da Annalisa.

La cantante savonese, reduce dal successo ottenuto con Tropicana, la canzone interpretata con i Boomdabash che ci ha tenuto compagnia tutta l’estate e che ha già vinto il Disco di Platino, torna con un brano tutto per lei. Bellissima sembra essere proprio la canzone su misura per Annalisa, che da qualche tempo ormai ha deciso di regalare una versione più sexy di se stessa, giustamente orgogliosa della sua sensuale bellezza.


Il racconto delle novità musicali della settimana, quindi, non può che iniziare proprio dal nuovo pezzo di Annalisa.

Bellissima è un brano che ascolteremo moltissimo: anzitutto già per il titolo con cui si presta, ovviamente, a diventare un inno all’eleganza femminile. In secondo luogo perché, con buona pace dei solstizi, l’estate è ormai alle spalle e quindi chi prima arriva con nuova musica si trova avvantaggiato nella popolarità del brano. La canzone di Annalisa, però, ha davvero tanti assi nella manica proprio per la sua qualità.

Annalisa, Antonacci, Fabi: settembre parte col botto 1
Annalisa potrebbe tornare a Sanremo nel 2023

Fresca, coinvolgente, subito orecchiabile. In tanti, sui social, quando è uscito il singolo alla mezzanotte di venerdì, hanno commentato “Pezzo molto anni ‘80”. Oppure “Ricorda un’altra vecchia canzone”. Semplice: Bellissima è un brano dance pop che fa largo uso  di suoni synth con eco e melodia immediata. Negli anni ‘80 in effetti tutto questo era per lo più usuale, ma la canzone di Annalisa rimane originale e autenticamente nuova. Anzi, per una volta ci consente di ripristinare il senso del termine “moderno”, che dovrebbe significare qualcosa di attuale e capace di toccare subito le nostre corde emotive. Questo brano lo fa, ecco perché non può essere considerato un brano revival ma, finalmente, un bellissimo pezzo moderno.

Nel testo tanta nostalgia e soprattutto qualche rammarico, per un amore che si è rivelato impossibile. Esattamente come impossibile è per lei resistere alla tentazione di guardare lui, che le piace ma non l’ha mai osservata nella sua veste migliore.

A fare tutto il resto, quindi, il ritmo esplosivo, l’arrangiamento dance e soprattutto la voce sempre pulita e virtuosa di Annalisa.

Bellissima sarà una hit e, possiamo scommetterci, presto saremo qui a raccontarne importanti risultati di vendite e ascolti.

Annalisa è tra le cantanti in predicato di poter partecipare al prossimo Festival di Sanremo e, per lei, non sarebbe certo una novità. Ma a quanto pare potrebbe essere in buona compagnia nel cast dei Big. Tra loro, infatti, potrebbe esserci un altro veterano della musica, che tuttavia manca da Sanremo da trent’anni.

Anche lui ha fatto uscire venerdì un nuovo singolo, Telenovela: stiamo parlando di Biagio Antonacci.

Pezzo pop, con il classico ritmo cadenzato, tipico di Antonacci, che sembra accompagnare le parole con un naturale linguaggio musicale.

Il ritornello esplode poi lasciando spazio al ballo e alla grande vocalità del cantautore che, come al solito, non si smentisce.

Così, tra una citazione e l’altra di Mina, che viene così omaggiata da Biagio, si racconta di un amore con tutti i suoi tormenti, le bugie, e i peggiori stereotipi che lo rendono simile a una telenovela.

Un amore sbagliato che porta a cambiare (e rovinare) una ragazza, ora costretta a recuperare i pezzi per ricostruire la sua vita partendo da se stessa.

Al secondo ascolto la canzone sembra già nelle nostre orecchie da tempo: Biagio sa sempre come guidarci alla ricerca delle nostre emozioni musicali e non solo.

Merita un ascolto più attento è impegnato, invece, Andare oltre, il nuovo brano di Niccolò Fabi.

Un lungo e intenso sottofondo musicale accompagna tutta la canzone, creando una atmosfera tra attese e grande pace interiore, con un senso di infinito. Andare oltre si rivolge proprio al tentativo necessario di superare la fine di un amore ripartendo da una vita che ormai sembrava dover appartenere al passato. La voglia di condividere che viene superata dalla paura della solitudine; il desiderio di ammettere i propri dolori senza vergogna che ora si lascia sopraffare dalla voglia di conoscere persone nuove.

Fabi racconta, come sempre, tutto questo con una semplicità di parole e di note che, nella loro essenzialità, diventano una poesia cantata. Bentornato Niccolò, ti si aspettava.

Da segnalare inoltre il ritorno anche di Eugenio Finardi, che lancia la nuova versione della sua Una notte in Italia, all’epoca cantata con Fossati. Le liriche belle non tramontano mai: anche sotto questa nuova veste sinfonica, ci si emoziona e se possibile ancor più di allora.

L'inno del Sassuolo? Una dedica pop rock firmata Nek
La canzone di Nek, Neroverdi, incisa nel 2013 in occasione della promozione in A del Sassuolo, si rivelò profetica. Scopriamo come e perché

Anzi, per confermare la sua familiarità col Sassuolo, il cantautore si autografa per l’occasione con il nome di battesimo: Filippo Neviani

Domani, 30 agosto, si disputerà Sassuolo-Milan. Una partita che ormai, da nove stagioni, siamo abituati a vedere e che nel corso degli anni ha regalato diverse emozioni. Dalle sorprendenti e roboanti vittorie dei padroni di casa fino all’ultimo successo rossonero, agguantato proprio lo scorso maggio per vincere lo scudetto all’ultima giornata. Insomma, il Sassuolo è una realtà talmente consolidata del nostro calcio, per cui non ci rendiamo nemmeno più conto che, solo fino a dieci anni fa, la squadra militava nelle serie minori, sfiorando i campi più importanti solo nei casi di retrocessioni delle Big. Come sempre, a conferma di quanto raccontiamo, c’è la musica che ci viene in soccorso.

Da sempre narratrice della società, la canzone rimane un veicolo essenziale per comunicare sentimenti, emozioni e fatti che hanno una storia alle spalle. Lo sport non è da meno e noi, con la nostra rubrica del lunedì, MusiCalcio, lo scopriamo settimana dopo settimana.

Questa volta, quindi, andiamo a raccontare gli inni del Sassuolo calcio.

Come dicevamo, nonostante i 102 anni di storia, il Sassuolo non vanta una tradizione pluridecennale in Serie A. Per questo, per lungo tempo non si è mai pensato a un inno ufficiale, che andasse oltre i cori della curva, adottati come canti predominanti.

Il primo arriva negli anni 2000, con il cantautore Andrea Rompianesi che, insieme al compositore Scibona, pubblica Cuore Neroverde. La canzone, un pop suonato da una chitarra elettrica e una batteria che fanno la differenza, è un’emozionante incitazione al Sassuolo per far sentire la vicinanza del pubblico allo stadio. Ogni partita vinta o persa sarà comunque una festa per la città, orgogliosa anzitutto dell’impegno e del cuore messo per cercare il risultato.

Il ritornello si ripete più volte fino a diventare una specie di tormentone insieme a quell’Oh oh oh ribadito da Rompianesi a inizio e fine brano. Un pop essenziale, verrebbe da dire, ma talmente sentito da sapere toccare le corde emotive dei suoi tifosi.

Certo, come abbiamo visto tante altre volte, sono i risultati a spingere i tifosi non solo verso gli spalti ma anche a cantare in coro. E allora, nel 2013, ecco che con la storica promozione in Serie A, ci pensa il concittadino più famoso (insieme a Pierangelo Bertoli, purtroppo a quell’epoca già scomparso) a dedicare un inno al suo Sassuolo. Il suo vero nome è Filippo Neviani e, sebbene in tutta Italia sia conosciuto come Nek, per cantare il sentimento verso il Sassuolo sceglie di firmarsi come all’anagrafe. Lo stile, però, è quello inconfondibile del cantautore di Laura non c’è.

Niente amori persi o lasciati questa volta, ma solo un grande cuore aperto per il Sassuolo.

Se ci si scosta dal testo, la canzone, Neroverdi, è un autentico rock pop di quelli che ama regalare Nek al suo pubblico. Non ci si accorgerebbe dell’entità del brano. Chitarre elettriche nella lunga introduzione prima di una melodia che sembra già un coro cantato, quindi dopo cinquanta secondi ecco la voce di Nek.

Neroverdi, neroverdi, i colori di chi non si arrende mai. Siamo forti, siamo noi! Una voce dal cuore che griderà, sarà nostra la vittoria!

Un grido di battaglia, quello di Nek, che ricorda quello dei cartoni animati di supereroi. Probabilmente è proprio così: gli undici in campo sono gli eroi del Sassuolo, di cui Neroverdi racconta l’animo battagliero con tanto orgoglio.

Lo fa con parole che nel 2013 possono apparire quasi presuntuose e che invece, a distanza di anni, di dimostrano persino profetiche. “Siamo nuova luce che non morirà”, promette Nek riferendosi ai risultati che non faranno più cadere il Sassuolo nelle serie inferiori. Squadra di provincia sì (è una delle poche non appartenenti a capoluoghi italiani ad arrivare in Serie A), ma con uno spirito da grande: nessuno potrebbe mai togliere ai giocatori la grinta per cercare traguardi sempre più ambiziosi. In effetti è proprio quel che accade: nel 2016 il Sassuolo raggiunge un’incredibile qualificazione in Europa League.

Nero come il cielo che vedranno gli avversari, verde come la speranza del Sassuolo: Nek ha le idee ben chiare per fornire ai tifosi motivi in più da cantare allo stadio con passione.

Così ecco che un inno, composto da uno dei leader della musica italiana, sa rendere più importante anche la storia di una squadra di calcio, scrivendone per la prima volta nero su bianco i valori fondanti e positivi per cercare la vittoria.

In tutto questo, il climax che fa crescere la melodia e il suo ritmo mai spezzato, come tipico del cantautore, arriva fino a una sorta di recitato che profuma di sfida: “Se vi credete forti abbastanza, vi dimostreremo chi è che comanda. Con noi qui davanti non passa nessuno, noi siamo il Sassuolo, i numeri uno”.

Mica male, per una squadra arrivata in Serie A meno di dieci anni fa…

Sanremo 2022, le pagelle delle canzoni. Tutta la terza serata
Elisa al 72 Festival di Sanremo, foto di Marco Piraccini. Lei (con Jovanotti) e Ramazzotti sono le grandi novità della settimana


Ramazzotti si prepara al tour che prenderà il via a settembre all’Verona: ecco il nuovo brano italo-spagnolo


Sul finire di agosto, riecco Eros Ramazzotti. Dopo un mese di agosto con poche novità musicali da parte dei nostri Big, molti dei quali impegnati nel frattempo anche a trovare il brano giusto da proporre al prossimo Festival di Sanremo, ecco che ormai alle porte dell’autunno arrivano in radio nuovi singoli pronti a tenerci compagnia nei prossimi mesi.

Eros Ramazzotti sarà uno dei sicuro protagonisti dell’autunno con il suo tour, a cominciare dalle date di Verona previste per settembre. Ebbene, c’è da giurare che la canzone uscita ieri sarà una nuova straordinaria hit.

Si intitola Sono e vede Ramazzotti cantare insieme ad Alejandro Sanz.

Il brano, cantato per metà in italiano e metà in spagnolo, a conferma della grande popolarità di Ramazzotti all’estero, è straordinariamente attuale. Si tratta di una ballata pop con quelle atmosfere emotive regalate dai giri di chitarra che piacciono al cantautore. Ma, a fare la differenza, sono soprattutto le parole di questa poesia, che potremmo definire una dedica di Ramazzotti a se stesso.

Non è certo la prima volta che orgogliosamente vanta le sue origini di ragazzo nato ai borghi di periferia, ma questa volta sembra poterlo fare con una maturità più convincente del passato. La vita cambia, ci mette alla prova con diverse trasformazioni e novità che ci costringono a camminare sul filo del rasoio. Lo ammette apertamente Eros: talvolta queste novità ci possono creare qualche disagio. Eppure, tutto fa meno paura se sappiamo riconoscere da dove veniamo, le nostre origini e quindi persino i nostri limiti.

La vita insomma è un continuo sali e scendi, dal destino instabile ma dalla bellezza incontrastabile proprio per questa sua peculiarità.

Come faccia a non sbagliare un colpo non si sa, quel che è certo è che anche questa volta Ramazzotti ha fatto centro.

Lui è quello che è, canta, e si piace così. Ma quel che è ancor più vero, è che da ormai 40 anni piace così anche a noi.

Tra i nuovi singoli della settimana ecco anche un altro featuring. Stiamo parlando di quello di Elisa con Jovanotti: Palla al centro, tratto dall’album Ritorno al futuro.

La canzone è dunque già in circolazione da oltre sei mesi e, quest’estate, è stata naturalmente interpretata dai due protagonisti in occasione dei concerti dei protagonisti. La melodia è ricca di energia, come nelle corde dei due interpreti, da sempre attenti a temi sociali e a invocare inni di speranza.

Scherzo del destino, il senso del brano non si discosta molto da quello di Ramazzotti.

Inutile pensare alla nostra vita come a qualcosa di definitivo: tutto è in continua trasformazione e noi stessi cambiamo con ciò che viviamo. Qui, al contrario di Sono, si punta l’attenzione non tanto sulle origini quanto sulla destinazione futura. Perché siamo quel che facciamo e non ciò che ci hanno detto di essere o che vogliamo semplicemente sembrare. Tuttavia il senso finale è sempre lo stesso: siamo una sola persona ma siamo tante cose, quel che viviamo, ciò di cui ridiamo come i nostri errori. Dobbiamo esserne orgogliosi, perché solo in questo modo potremo accettarci persino negli sbagli e, quindi, amare gli altri. Amare la vita, sempre bella da morire.

Insomma una settimana con due hit apparentemente un po’ malinconiche sotto i profili dei testi, ma tutto sommato invece piuttosto ottimisti.

Lezioni di vita da Ramazzotti ed Elisa che ci invitano a guardare al meglio che abbiamo a disposizione nella nostra esistenza, per poterla rendere ancora più preziosa. È da lì che dobbiamo ripartire: non esisterebbe messaggio migliore per ricominciare nel mese di settembre.

Da segnalare, inoltre, il ritmo un po’ indie e un po’ rap con cui Federico Di Battista lancia la sua nuova canzone Gitana. Il brano è uscito sul web due settimane fa, ma solo da settimana circola in radio. Si tratta di un omaggio a Barcellona nel racconto di una ragazza gitana alla ricerca di se stessa. Perché siamo sempre alla perenne ricerca di qualcosa e, finché non la troviamo, non ci sarà mai un posto che potremo davvero sentire come casa nostra.

Niente di banale insomma in questo finale di agosto. Si stanno concentrando in tanti sul possibile cast di Sanremo 2023. Prima di arrivare al Festival, però, manca ancora tanto: meglio guardare alla musica che arriva in questi mesi. I Big hanno tanto da raccontare…

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