Sanremo 2022, la prima serata. L'emozione di Amadeus, ritmi veloci 3
I cantautori italiani Mahmood e Blanco al 72 Festival di Sanremo. Prima Serata. Abiti Prada e Valentino. Sanremo (Italia), 1 febbraio 2022. Foto di Marco Piraccini


Il vincitore di Sanremo in carica, Blanco, lancia il suo nuovo singolo


Appena si pensa all’ultimo Sanremo, il pensiero va a Blanco. Il vincitore della scorsa edizione rappresenta una delle più certe novità del panorama musicale negli ultimi anni. Merito di una voce ricca di personalità e piacevolmente irruenta, che non lo fa essere uguale a tutti gli altri colleghi. Merito di una versatilità a diversi generi, che vanno dal rap alla melodia, non senza l’utilizzo del criticatissimo autotune. Se qualcuno aveva dubbi circa la tenuta della popolarità di Blanco, bastava guardare la ressa che, nonostante le restrizioni per il Covid, lo aspettava fuori dall’hotel un anno fa a Sanremo.

Ebbene, in questa settimana che ci avvicina sempre più al Festival, sono curiosamente proprio cantanti associabili alla manifestazione che si fanno notare.

Il primo che merita una particolare menzione è proprio Blanco.

Il suo nuovo brano, L’isola delle rose, è la storia di un amore tormentato, evidentemente finito. Il protagonista, però, non se ne è fatto ancora una ragione. Anche perché la persona amata rappresenta il vero motivo per sentirsi vivo. Tra le angosce di un sentimento ormai non più ricambiato, ricorda quindi quella relazione come una possibilità per sentirsi felice e lontano da tutti. Con le proprie regole, che rendono ogni amore diverso da un altro. Insindacabile, perché nessuno può permettersi di giudicare. Con quel rispetto che si dona ai fiori per farli esprimere al meglio ed evitare loro tanta sofferenza. Ecco che così quella storia assume un nome anche per questo duplice valore.

La canzone di Blanco, in maniera originale, si intitola proprio L’isola delle Rose.

Trae spunto chiaramente dalla celebre vicenda che portò alla costituzione di uno stato autoproclamato nel 1968, vicino a Rimini. Una rievocazione curiosa, che testimonia come, perlomeno in amore, tutti siamo un po’ trasgressivi. Tutti un po’ padroni di un destino che non sempre sappiamo coltivare come merita. Blanco canta con il suo stile, costringendo alla massima attenzione per comprendere fino in fondo le parole. Eppure quel “mi fai sentire vivo ogni volta che respiro” entra in testa immediatamente.

A produrre il nuovo singolo (e l’album che uscirà in primavera) di Blanco, c’è ancora Michelangelo. Inquietudine e malinconia le parole chiave per interpretare questa canzone. La voce del ragazzo fa trasparire alla perfezione questi stati d’animo. Blanco, come dimostra anche il video, si conferma un po’ cantante e un po’ anche attore. La sensazione è che non ci troviamo di fronte al suo migliore pezzo, tuttavia ha fatto centro anche stavolta. La sua capacità di evocare immagini, con la sola vocalità, è qualcosa di inimitabile.

A proposito di Sanremo, una delle migliori novità degli ultimi anni è stato certamente Fasma.

Eccolo anche lui con un nuovo singolo, il cui titolo è già tutto un codice da decifrare. F.b.f.m.: ossia, fare bene, fare male. Il rapper racconta così le diverse facce dell’amore. Un sentimento in grado di realizzare le cose più belle, facendo diventare meravigliosa ogni cosa. Al tempo stesso capace, quando finisce, di evidenziare quanto di più pessimo possa esistere nell’animo di ognuno. Curiosamente, anche qui si parla di rose. Inizia così infatti la prima strofa: Ogni volta che mi guardi vedo delle rose, delle rose con le spine ma non dolorose. Certo non è la passione per la botanica a portare tutti questi petali a pochi giorni dal Festival della città dei fiori. Bello però il modo che ha Fasma di raccontare lucidamente l’amore. Ammette infatti la splendida ineguagliabilità del sentimento, anche con tutti i suoi difetti, le sue ansie e persino qualche parola sbagliata di troppo. Insomma, la bipolarità dell’amore cantata senza filtri. Senza far finta che tutto vada bene. Senza condannare necessariamente ogni gesto. Fasma usa equilibrio. Ci vuole anche quello nel 2023.

E se a Sanremo vedremo Albano come ospite, ecco che si fa sentire in radio la figlia Jasmine Carrisi.

Segreti. Anche qui si parla di un amore finito tra promesse mai mantenute e di ciò che rimane. Rimpianti e rancori alla base del testo di questa canzone. Jasmine conferma, per chi non la conoscesse, di avere una delle migliori voci emerse negli ultimi anni. Adatta a cantare ogni genere, potrebbe spingersi a interpretare qualcosa di ancor più impegnativo. Senza aiuti elettronici, sa toccare acuti davvero spettacolari e limpidi. Chissà che questo brano in aria pre sanremese non le porti particolare fortuna.

Classifiche Fimi: al primo posto sempre Shakira, e non certo per meriti musicali. Al settimo posto, da segnalare come resista Bellissima di Annalisa. Una canzone uscita a fine estate e che non smette di crescere. Alla bella musica succede così: può arrivare anche un po’ dopo, ma poi si conserva nel tempo.

Francesco Baccini, Jovanotti, Stato Sociale: le novità della settimana
Francesco Baccini questa settimana lancia il video di “Navigante di te”, brano del 2007 che oggi assume una veste nuova grazie a un nuovo arrangiamento

Pochi artisti come Francesco Baccini sanno parlare attraverso la poesia della musica: ecco la conferma in “Navigante di te”

E così, in punta di piedi, sboccia una nuova poesia di Francesco Baccini. Arriva senza fare troppo rumore, come nel suo stile. Nessun proclama, né pubblicità altisonanti. Il cantautore genovese ha annunciato l’uscita del video di un brano uscito ormai 16 anni fa, Navigante di te, con la sua consueta seria ironia, mediante un post su Facebook. “Anche se state facendo cose importantissime la mia social media manager mi impone di ricordare a tutti l’uscita del video del nuovo singolo”. Così si è rivolto ai suoi fan giovedì, confermando la sua assoluta estraneità da un mondo musicale che si serve sempre di più (troppo) dei social e risparmia sulla qualità degli arrangiamenti. Non è vero che con le sette note è già stato fatto tutto quello che si poteva ideare: lo conferma questa nuova canzone, di un artista da sempre controcorrente per natura, ma mai “contro” qualcuno o qualcosa.

A due settimane dal Festival di Sanremo, molti cantanti tirano i remi in barca rinviando produzioni già pronte. Non Francesco Baccini.

Se c’è uno che si è sempre disinteressato delle dinamiche imposte dal mercato e dal carrozzone del Festival, quello è proprio Francesco Baccini, che all’Ariston ha partecipato una sola volta (nel 1997, Senza tu).  Per lui la musica è quella vera: chi ha voglia di ascoltarla si inebria della sua poesia in qualunque momento dell’anno e in ogni orario della giornata. Riecco quindi un brano, già contenuto nell’album Dalla parte di Caino, che merita nuova attenzione. Con Navigante di te, persino l’amore diventa trasformabile in ogni situazione che si voglia poter immaginare. Ecco allora Francesco, che da giovane era camallo al porto di Genova, raccontare il sentimento più nobile paragonandolo a un mare da navigare. Naturalmente con tutte le sue onde e le correnti, quindi i rischi e le intemperie che, insieme ai pensieri, tormentano quotidianamente ogni marinaio. Una canzone profonda e intimistica, dove il cantautore si rivolge direttamente al mare, affidandosi alla sua capacità di trasportare dove c’è l’amore. Esattamente come si affida alla lei a cui è dedicato il brano, e al suo sorriso che si rivela…un porto sicuro!

Francesco Baccini torna quindi con un brano delicato, sussurrato, da cui lasciarsi avvolgere.

Una canzone che parla di fiducia in un mondo che sembra avere perso di vista il significato vero di questa parola, lasciando il posto solo a presunte temerarietà. Ma se si vuole professare coraggio, questo si manifesta già nella fiducia verso chi ci ama, senza condizioni. Tutto questo Francesco Baccini lo racconta con immagini poetiche a cui nessuno aveva mai pensato prima: si parla dell’alfabeto muto del firmamento, citando alcuni posti magnifici che profumano di libertà come Oceano Pacifico e Polinesia. Insomma, una canzone che riecheggia tante immagini e che si fa amare anche da chi preferisce la montagna. Perché il vero senso del brano è proprio nel titolo: siamo tutti naviganti della nostra vita e non c’è meta più bella dell’amore. Pare quasi fin troppo scontato sottolineare come diventi ancora più attuale questo brano oggi, dopo una pandemia che sembra aver generato solo rancori. Si presti attenzione all’arrangiamento alla chitarra (di Michele Cusat) e al ritmo, che sembrano davvero accompagnare la navigazione su un mare aperto.

Questa volta, insieme a un malinconico quanto fantasioso quartetto d’archi femminile Alter Echo String Quartet, arriva un videoclip. Con un Baccini sempre più innamorato anche del lago di Como.

Lì si è trasferito ormai da anni, respirando in fondo sempre quel profumo che solo l’acqua sa dare alla vita. E che gli consente di regalare poesie e interpretazioni come ormai è sempre più raro ascoltare.

In questa settimana di metà gennaio arrivano anche altri nuovi brani in radio. A cominciare da quello con cui Jovanotti fa un inno all’esistenza: Ricordati di vivere. Ritmo scanzonato su un testo tutt’altro che banale. Meglio non perdere nulla della propria vita. Meglio non sprecare tempo. Vorrebbe dire essere come pesci senza palpebre né sete: abbiamo invece una grande occasione di vedere e gustarci fino in fondo tutto, con tante ambizioni. Jovanotti regala sempre sapienti lezioni di vita e lo fa senza presunzione, ma mettendosi in gioco per primo. Per questo è sempre credibile, con una musica che non smette mai di fare ballare.

Proprio come si balla con lo Stato Sociale.

Nel nuovo brano, con NASKA, Che benessere l’atmosfera non è poi molto diversa da Una vita in vacanza, con un pensiero alle distrazioni, vero benessere della nostra vita. Non a caso ci sono più citazioni del testo che arrivò secondo a Sanremo nel 2018. Diciamocelo: potrà essere ripetitivo questo concetto, ma rimane sempre valido. Tante congetture meritano di andare in panchina e lasciare spazio alla spensieratezza. Peccato solo aver mancato di originalità anche nel ritmo, ma lo Stato Sociale se non altro si conferma in grado di fare ballare. Lo stile è quello e in un’epoca in cui si tende a fare sempre meno musica con note vere, quando ne capitano due o tre sembra già un miracolo da prendere al volo. Specie in una settimana in cui l’hit parade vede al secondo posto Shakira, non certo per meriti musicali come era all’epoca con Waka Waka.

 

 

You’ll never walk alone è considerato il miglior inno calcistico di sempre, ma nacque per un musical

You’ll never walk alone: storia dell’inno del Liverpool
Da un musical degli anni ‘40 allo stadio: come nasce e il significato di You’ll never walk alone


C’è un inno calcistico che, più di ogni altro, è noto in tutto il mondo: You’ll never walk alone. La canzone, conosciuta soprattutto per essere inno del Liverpool, ha una storia molto più ampia che merita di essere conosciuta. Lo sport, in effetti, l’ha adottata per il suo significato poetico oltre che per la sua musica emozionante e coinvolgente. Tanto che, ad oggi, è considerato il miglior inno di un club calcistico, davanti a quello composto da Venditti per la sua Roma. Vediamo dunque la genesi di questo famosissimo brano.

Nella nuova puntata di MusiCalcio, quindi, raccontiamo You’ll never walk alone.

Il brano fu scritto nel 1945 da Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. I due autori americani all’epoca erano già noti in tutto il mondo per avere creato alcuni tra i più importanti musical di Broadway. Con Oklahoma! rivoluzionarono il modo di intendere il loro genere teatrale preferito. Introdussero, infatti, la possibilità di narrare una trama di senso compiuto, esclusivamente con la musica. Con Carousel fecero di più: per la prima volta in un musical arrivava un tema drammatico. Si affronta infatti persino la vicenda di una violenza domestica. Proprio in Carousel compare per la prima volta You’ll never walk alone. Letteralmente, non camminerai mai da sola. Nel musical, la canzone riecheggiava due volte. La prima, quando un’amica consola la protagonista, dopo la morte del marito. La seconda, quando la figlia della protagonista ha gli esami di maturità e compare temporaneamente sulla terra il nonno. Insomma, You’ll never walk alone è un caldo e intenso abbraccio di supporto e di conforto.

Basta leggere nello specifico il testo di You’ll never walk alone per rendersi conto della sua forza morale.

Tradotta, la strofa recita così: Quando cammini attraverso una tempesta, mantieni la testa alta e non avere paura del buio. Alla fine della tempesta c’è un cielo dorato e il dolce canto argentato di un’allodola. Continua a camminare con la speranza nel cuore e non camminerai mai da solo.

In pratica, un’incitazione a non abbandonarsi alla desolazione, anche a costo di scoprire che qualche sogno è irraggiungibile. Quello che conta è provarci, in virtù della speranza. Grazie a questa, che ci fa immaginare il chiarore dopo la tempesta, possiamo camminare dritto anche sotto la pioggia.

Sono parole che funzionano per dare forza ai personaggi di Carousel, ma si capisce immediatamente che il loro significato vale anche per lo sport. Almeno quello inteso come sacrificio e sudore di battaglie che vale la pena vivere. Con serenità.

La canzone, utilizzata anche per le feste di diploma americane, fece il giro di tutto il mondo.

In tanti la ricantarono. Tra questi anche Gerry and the Pacemakers. Il complesso di Liverpool fece così conoscere ulteriormente il pezzo, che divenne un classico amato da molti tifosi calcistici. In quell’epoca, infatti, si usava cantare brani famosi in hit parade allo stadio. You’ll never walk alone piacque particolarmente ai tifosi del Liverpool, che così lo fecero loro. Ecco che la canzone diventò l’inno di accompagnamento della squadra, proprio per volere (o imposizione, se preferite) popolare. Dalla finale della Coppa d’Inghilterra del 1966, tra Liverpool e Leeds, i Reds non avrebbero mai più “camminato da soli”.

Ecco dunque un bell’esempio di come un brano dal grande significato morale e d’amore, possa diventare importante anche per il calcio. Alla faccia di chi dice che il football non sa essere romantico…

Sanremo 2021, il trionfo dei Maneskin
I Maneskin alla serale finale del 71 Festival di Sanremo. Sanremo (Italia), 6 marzo 2021. Foto di Marco Piraccini


Sono ancora i Maneskin la grande novità musicale di inizio anno


Quando tutti sono pronti per Sanremo, ecco i Maneskin. Come da tradizione, gennaio è un mese che rimane un po’ in sordina con la musica. Vuoi perché arriviamo dalla sbornia natalizia, cominciata a novembre e terminata solo settimana scorsa. Vuoi perché tra un mese comincia il Festival e i brani rischiano di perdersi nel dimenticatoio in tempo zero. Fatto sta che a gennaio si sente sempre poca musica dai Big della canzone. Complici un po’ di tattica e per qualcuno anche un po’ di paura. Non è così per i Maneskin. Talmente forti e sicuri del loro potenziale, da non fermarsi nemmeno a metà gennaio.

La prima hit che ci regalano i Maneskin nel 2023 si intitola Gossip.

Di chiacchiere sul loro conto ne sentono parecchie, anche perché da vero gruppo rock amano far parlare di se attraverso ripetute provocazioni. Pochi giorni fa, per esempio, ha fatto il giro del mondo una foto di Damiano mentre si rasava a zero. Un dispiacere per molte fan, da sempre innamorate della sua folta capigliatura ma subito dopo estasiate dal nuovo look del frontman. Qualunque cosa facciano i Maneskin, in effetti, crea “gossip”. Eccola allora la canzone che assume proprio quel titolo e anticipa il nuovo album, Rush, in uscita venerdì prossimo. Un brano che parla della superficialità con cui ci rapportiamo al mondo, pieno di bugie e apparenze. Tristezza e fragilità devono essere bandite, per sembrare ogni volta più affascinanti.

I Maneskin, dopo The Lionelest, tornano al rock autentico. Non trasgressivo, ma comunque deciso e imponente.

Nel brano suona con loro anche il celebre chitarrista Tom Morello. La sua non è solo una partecipazione; il pezzo, infatti, prende le mosse proprio da un reef iniziale che lo stesso Morello aveva realizzato qualche tempo fa. Chiuso in un cassetto, il brano ha trovato quindi la luce solo recentemente. Ecco così che i Maneskin vengono scelti da uno dei musicisti internazionali più forti in assoluto, per una collaborazione che onora e inorgoglisce la nostra arte.

Dopo la vittoria a Tale e Quale Show, ecco un nuovo singolo anche per Antonino.

Comunque sia è scritta da Giovanni Caccamo e Lorenzo Vizzini (ex enfant prodige della tv, oggi affermato autore di canzoni). Si tratta di una esaltazione del sentimento più vecchio del mondo, capace di fare superare tutte le paure. Meravigliosa unica certezza della vita. Con un testo così profondo e due autori così impegnati, non poteva che nascere un bellissimo brano, intenso e poetico, a cui la voce ruvida di Antonino riesce a dare la migliore luce. Sembra già di poterla immaginare, questa canzone, come una colonna sonora adatta per qualunque film e ogni set romantico. Antonino, con la sua interpretazione ricca di personalità, si propone fortemente come una delle migliori novità di inizio anno.

Un 2023 che è iniziato nel chiaro segno della Trap.

Almeno per quello che riguarda le classifiche Fimi. Uscito il nuovo album di Geolier (subito primo tra le vendite) ecco che il fenomeno del momento occupa anche le prime posizioni dell’hit parade dei singoli. Si mantengono al quarto posto saldamente i Pinguini Tattici Nucleari con Fake News. L’Italia insomma in questo momento può puntare molto sui gruppi. A proposito, i Maneskin parlano di Gossip, i Pinguini di Fake News. Analogie curiose, casualità narrative che raccontano in quale società viviamo oggi.

MusiCalcio, l’inno del Real Madrid: storia e testo
Anche per le leggende del calcio come il Real Madrid la prassi musicale è la stessa: quando arriva un importante trionfo, spesso nasce un nuovo inno


Il Real Madrid, vincendo la sua Decima Coppa dei Campioni, nel 2014 cambiò il suo inno


Esiste una squadra di calcio più vincente del Real Madrid? Decisamente no. Con 14 Champions’ League, 7 titoli mondiali, 2 coppe Uefa, 19 campionati e tante altre supercoppe, il team di Florentino Perez rappresenta la leggenda assoluta dei club calcistici. Qualunque giocatore sogna di poter arrivare al Real Madrid. Una squadra che conosciamo bene anche noi italiani, visto che due dei nostri allenatori più esperti sono approdati più volte nella capitale spagnola. Parliamo di Fabio Capello e Carlo Ancelotti. Quest’ultimo fu anche artefice della storica decima coppa dei Campioni delle merengues. Così vengono chiamati infatti i giocatori del Real. Proprio quel trionfo, nel 2014, diede il via a una serie di celebrazioni. In quell’occasione fu cambiato anche l’inno della squadra.

Cominciamo dunque dal Real Madrid il nostro viaggio nella terza parte di MusiCalcio.

Fino al 2014, infatti, lo storico inno del Real Madrid era rimasto immutato per decenni. Somigliava un po’, strutturalmente, a quello della Fiorentina, con un certo sapore di antichità che sembrava intoccabile. La Decima Champions, tuttavia, non è certo un traguardo raggiungibile da tutti. Ad oggi, la più vicina a quell’obiettivo è ancora il Milan, il cui ultimo successo (il settimo) risale al 2007. Sempre con Ancelotti sulla panchina. Dal 2014 a oggi sono arrivati altri quattro trionfi europei per il Real Madrid. L’ultimo lo scorso giugno: tanto per cambiare, l’allenatore era sempre lui, Carletto. Insomma di tempo ne passa e di successi anche, ma quel che fu in grado di costruire la Decima sembra davvero una festa ineguagliabile.

Da otto anni dunque l’inno del Real Madrid si intitola Hala Madrid y Nada mas.

Commissionato dallo stesso Presidente Florentino Perez al cantante marocchino RedOne, tifosi siamo della squadra, il brano si presenta in una versione quasi leggendaria. Più vicina, per fare esempi con quelli che già conosciamo da vicino, a quella usata dalla Juventus nei suoi decenni di successi. Un coro di voci imponenti pronto a scandire le parole, quasi mettendo una certa soggezione agli avversari. Una marcia maestosa, dove le percussioni incidono dando il ritmo a un canto che non è certo un brano pop qualunque.

Quel che sorprende di più è il climax del pezzo che cresce strofa dopo strofa, esaltando la folla.

A cantarla, nel 2014, i grandi protagonisti del trionfo. Da Cristiano Ronaldo a Benzema, fino allo stesso Ancelotti. Nella finale di Coppa del Re dello stesso anno, fu suonata per la prima volta contro il Barcellona. Portò fortuna, così da quel momento l’inno viene fatto risuonare prima di ogni partita casalinga del Real Madrid. Racconta praticamente la storia della squadra. Ossia i motivi per cui bisogna temere un avversario così potente. Non sono solo parole: sono i risultati a fare del Real Madrid la leggenda del calcio.

Si parla di una sete continua e ineguagliabile di vittorie, nonché dell’orgoglio del quartiere Chamartin, teatro delle grandi vittorie nello stadio Bernabeu. Già, quello stesso stadio che sempre noi italiani conosciamo bene per il successo al Mundial ‘82.

Hala Madrid è l’urlo d’amore dei tifosi per la loro squadra.

Tanto amore al punto da identificare nel team la grande ragione di vita. Non manca il pensiero alla più grande icona della squadra negli anni d’oro: Di Stefano. Soprannominato “la saetta”, il giocatore scomparso qualche anno fa viene citato proprio come unico e ineguagliabile mito tra tanti miti. In effetti il calcio sa essere mitico, e la musica lo aiuta in questo percorso. Con inni come questi, viene voglia di godersi ogni inizio partita, anche per chi non segue il calcio…

Ecco qui sotto il testo completo del pezzo:

Historia que tú hiciste
Historia por hacer
Porque nadie resiste
Tus ganas de vencer

Ya salen las estrellas
Mi viejo Chamartín
De lejos y de cerca
Nos traes hasta aquí

Llevo tu camiseta
Pegada al corazón
Los días que tú juegas
Son todo lo que soy

Ya corre la saeta
Y ataca mi Madrid
Soy lucha, soy belleza
El grito que aprendí

Madrid, Madrid, Madrid
¡Hala Madrid!
Y nada más
Y nada más
¡Hala Madrid!

Historia que tú hiciste
Historia por hacer
Porque nadie resiste
Tus ganas de vencer

 

Salvi, Baustelle, Drast: novità musicali che profumano di nostalgia
Dj Mitch, qui nella foto realizzata da Antonio Carbone, è protagonista di un’operazione nostalgia con Agosta e Francesco Salvi: la nuova edizione di C’è da spostare una macchina


Tra i nuovi brani che aprono il 2023, si scorge una nostalgia per un certo tipo di musica. Vediamo quale

Il 2023 musicale parte sotto le ali della nostalgia. Non mancano novità interessanti da sottolineare, in cui però emerge uno sguardo attento al passato. A quelle canzoni che non si smette di ricordare e ballare. La nostalgia coinvolge sotto ogni aspetto: anche quando si tratta di brani che all’epoca non si poteva immaginare avrebbero creato delle mode.

Così, in questa prima settimana dell’anno la discografia si riempie di tre straordinari pezzi per cui vale la pena spendere dei minuti in un prezioso ascolto. Non succede spesso, ma la sensazione è che qualcosa di veramente forte rimarrà. O, in qualche caso, è già rimasto.

È quello che è accaduto più di trent’anni fa a Francesco Salvi, che in un’operazione nostalgia torna questa volta con Agosta e Dj Mitch.

Tante volte è capitato di leggere post o articoli di gente quasi indignata perché Esatto arrivò settima a Sanremo nel 1989. Lo stesso in cui Almeno tu nell’universo arrivò nona, per intenderci. Devono essere parole scritte da persone nate negli anni ‘90. Al di là dei meriti delle graduatorie, infatti, chiunque abbia vissuto negli anni ‘80 ricorderà lo straripante successo di Salvi in quel periodo. Il comico di Luino era protagonista a Drive In, nonché di Megasalvi show. La partecipazione al Festival gli garantì un Disco di platino con il suo album, superando tutti gli altri concorrenti nelle vendite. Era l’inizio di una nuova epoca, quella che poteva proporre musica divertente, a tratti demenziale, ben consapevole dei suoi contenuti. Proprio quell’atteggiamento spensierato, di chi non voleva atteggiarsi a insegnare la vita, creò il successo. Di quella spensieratezza oggi c’è tanta nostalgia.

Deve essere stato per questo che Dj Mitch e Agosta hanno proposto la riedizione di C’è da spostare una macchina.

La canzone, già Disco d’oro nel suo singolo del 1988, apriva lo show televisivo di Salvi. Sì portò a casa anche il Telegatto per la miglior sigla. Fu un vero tormentone che, a modo suo, raccontava l’ossessione di un parcheggiatore per le automobili. “Quella macchina là devi metterla qua, questa macchina qua devi metterla là”. Un ritornello che non si risparmiava importanti arrangiamenti dance di Mario Natale e Roberto Turatti. Era impossibile non intravedere in quella canzone la voglia di giocare da parte degli autori. Eppure, giocando e scherzando, emerse un pezzo indimenticabile sottolineato dalla frase finale “È un diesel!”. Già, perché all’epoca le auto si dividevano tra quelle che viaggiavano a benzina o a diesel. Tutto era uno status symbolum.

Oggi, che ci si muove sempre meno con la macchina e non si ha alcuna nostalgia di quelle auto inquinanti, la canzone andava rivista.

Ecco così che nasce C’è da spostare una macchina (è Lettrica). D’altra parte se ripetevi il tormentone È un diesel, quelli nati negli anni ‘90 non capivano cosa volesse dire. Per nulla ecologico, poco funzionale. Giusto allora rendere questa canzone attuale. Così Salvi si inventa una cover del suo brano più conosciuto, con alcuni accorgimenti dal punto di vista musicale, ma soprattutto del testo. L’impalcatura della dance anni ‘80 resiste, a dimostrazione di quanto fossero all’avanguardia certi autori all’epoca. Ora, accompagnato da suoni ancor più moderni, Salvi interpreta il ruolo dello stesso posteggiatore che conosceva il padre dell’automobilista di trent’anni fa. La macchina non viaggia più a diesel, ma è piuttosto elettrica. O meglio, per dirla proprio con Salvi, è Lettrica. Curiosi giochi di parole, dove anche il nonsense acquisisce un significato importante. Tante volte c’è nostalgia di questo. Ecco, ora Salvi ci riporta a quell’epoca. E chissà che non sia l’occasione per rilanciare questo brano immortale anche tra le generazioni più giovani.

C’è un romantico e meraviglioso sapore retrò, come sempre, anche nella produzione dei Baustelle.

Il gruppo lancia questa settimana Contro il mondo. Si tratta di una ballata che Francesco Bianconi interpreta con la sua voce calda e appassionante che rende tutto poesia. Perché ancora questo gruppo non si veda a Sanremo resta uno dei misteri della musica. Al tempo stesso sono la conferma che la canzone italiana non è solo il Festival. Contro il mondo è una attenta quanto amara fotografia della nostra società di oggi. Tutti contro tutti, pronti a puntare il dito per gli errori altrui e situazioni che diciamo di non voler vivere ma da cui poi ci lasciamo coinvolgere. Siamo un mondo contraddittorio e al tempo stesso omologato. Vorremmo distinguerci in questo mondo, ma alla fine siamo tutti uguali: anche nel voler essere contro tutti. Il pop leggero si unisce all’elettronica creando un’incredibile perfezione musicale. I Baustelle, con quello stile un po’ deandreiano, fanno centro un’altra volta.

Esce anche il nuovo pezzo di Drast, Lontanissima.

Cresciuto, come più volte raccontato da lui stesso, con la musica di Faber e del Signor G, anche questo giovanissimo napoletano ci riporta a una canzone pop melodica. Lei è una parte di lui, in ogni cosa faccia e in ogni luogo venga visitato. Il pensiero andrà sempre a lei, anche se dovessero trovarsi fisicamente lontanissimi. Questo in estrema sintesi il senso di una delle più romantiche dichiarazioni d’amore. Bello che emerga da un giovane autore di 21 anni. Bello che torni finalmente, anche per quell’età, la voglia di interpretare musica senza contaminazioni rap. Allora tutto quello che era stato inventato anni fa non era poi così sbagliato. Non era così “vecchio”.

Il 2023 inizia molto bene. Con uno sguardo al passato e uno contemporaneamente al futuro. Così la nostalgia non fa più paura.

MusiCalcio, ripartiamo dagli inni internazionali
MusiCalcio: la terza parte della nostra rubrica vi accompagnerà verso il racconto degli inni delle squadre di club di tutto il mondo


Da lunedì 9 gennaio inizia il nuovo lungo capitolo di MusiCalcio: quello dedicato agli inni dei club internazionali 

Continua anche con il nuovo anno Musicalcio, la nostra rubrica dedicata alle musiche che accompagnano il mondo del pallone.

Dopo aver raccontato gli inni delle 20 squadre di Serie A e le canzoni ufficiali dei Mondiali, da lunedì 9 gennaio inizierà la terza parte del nostro percorso.

MusiCalcio entrerà così nella storia degli inni calcistici internazionali, che riguardano le principali squadre del mondo.

Dall’inno del Bayern Monaco a quello del Benfica: Musicalcio li ripercorrerà tutti.

Sarà così, più ancora rispetto a quanto visto con i club italiani, l’occasione per scoprire qualcosa di nuovo. Ogni inno, infatti, nasconde segreti sociali, talvolta addirittura politici, che riguardano le squadre in questione.

Di quanto sport e musica siano in grado di unire, Musicalcio lo ricorda ogni settimana. Con gli inni internazionali, però, sarà ancor più evidente questo profilo. Perché forse non tutti conoscono quello del Bordeaux, ma se la colonna sonora del Real Madrid è così nota qualcosa vorrà dire. Significa che la squadra spagnola ha vinto talmente tanto in Europa, da far appassionare tutto il mondo anche al suo inno.

MusiCalcio dunque è pronta a descriverli uno per uno in un lungo avvicendamento che durerà tutto l’anno.

E va bene, tutti sappiamo che il Liverpool canta quell’inno tanto apprezzato ovunque, ma perché hanno composto quella canzone? Cosa si nasconde dietro a quel successo?

Da settimana prossima, dopo che anche il calcio sarà tornato a pieno ritmo dalle vacanze natalizie, vi racconteremo tutto!

Ci saranno delle piccole eccezioni per gli inni delle coppe.

Già a gennaio, infatti, vi sarà la Supercoppa italiana, quindi a febbraio ripartiranno le coppe europee. Non ci lasceremo ovviamente sfuggire l’occasione per ripercorrerne la storia sportiva. Senza tralasciare il lato musicale. Più che mai essenziale. Più che mai descrittivo. Tenetevi forte, la terza parte del nostro percorso vi coinvolgerà particolarmente!

Vittoria annunciata di Mahmood e Blanco. Seconda Elisa, Terzo Morandi
The winners Mahmood and Blanco at the 72 Sanremo Festival. Final evening. Valentino and Burberry clothes. Sanremo (Italy), February 5th, 2022. Foto di Marco Piraccini


Il 2022 ci ha detto che siamo sulla buona strada: stiamo creando generi musicali destinati a rimanere nel tempo

E così finisce il 2022. Ma cosa rimarrà di questo anno? È una domanda che, inevitabilmente, ci si pone sempre ogni 31 dicembre. Come da consuetudine, talvolta persino in un campione di poche persone non si trova una risposta unanime. Ciascuno conserva le proprie emozioni, quei momenti ineguagliabili perché gli appartengono in un modo o nell’altro. Funziona alla stessa maniera anche sotto il profilo musicale. Nella settimana in cui Mariah Carey e i brani natalizi spopolano in hit parade, proviamo dunque a fare un riepilogo di ciò che ci ha coinvolti di più. 

Difficile immaginare quale sia la canzone simbolo del 2022, ma si possono ipotizzare alcuni brani e stili che non dimenticheremo.

A cominciare da Brividi, con cui Mahmood e Blanco hanno vinto Sanremo all’inizio di questo 2022. Un Festival ricco di belle canzoni, tanto che ci si è permessi un podio con O forse sei tu di Elisa e Apri tutte le porte di Morandi. Era chiaro sin da subito, però, che Brividi sarebbe stata la più iconica, classifica a parte. Il pezzo risente fortemente della musicalità di Mahmood, che cantando con Blanco non ha creato solo un prodotto commerciale. Si è scoperto che l’Italia sa apprezzare un gusto melodico raffinato, ricercato. Il 2022 ha ribadito, se mai vi fosse bisogno, che il ruolo principale della musica sia quello di regalare romanticismo alla quotidianità. Un po’ come succedeva già negli anni ‘60. E forse non è un caso se la moda del favoloso decennio sembra tornare ripetutamente nella nostra discografia.

L’estate 2022, infatti, ha decretato il grande successo de La dolce vita, la canzone di Fedez, Tananai e Mara Sattei.

Per tre mesi il brano ha dominato le classifiche, imponendosi rispetto a qualunque altra novità venisse proposta settimana dopo settimana. Il ritmo scanzonato, con evidenti richiami a successi anni ‘60, ha coinvolto tutti dando indicazioni importanti. Tananai, infatti, può a tutti gli effetti essere considerato uno dei grandi fenomeni del 2022. Arrivato ultimo a Sanremo (dopo aver vinto tra i Giovani due mesi prima) il cantante ha conquistato il cuore della gente. Merito della sua simpatia, ma anche del suo modo di fare canzoni con allegria. Senza farci porre troppo domande: la musica ci fa distrarre e già per questo sa essere positiva.

A proposito di fenomeni musicali, il 2022 ha consacrato definitivamente anche il successo dei Pinguini Tattici Nucleari.

A distanza di tre anni dal podio sanremese, il gruppo bergamasco ha conquistato le classifiche ingaggiando un duello tra band con i Maneskin. Sempre micidiali questi ultimi con il loro rock talvolta duro e altre volte romanrico, ormai noto in tutto il mondo. Tra Giovani Wannabe dei Pinguini e The Loneliest dei Maneskin, le radio hanno potuto lanciare brani nati in questo 2022 e con ogni probabilità destinati a creare un’epoca. La medesima cosa si potrà dire, tra qualche anno, della trap. Un genere ancora tutto da conoscere, di fronte a cui non si arresta lo scetticismo di molti.

Iniziano a crearsi, però, delle icone come Lazza e Salmo, ormai noti anche a chi tiene le distanze di sicurezza dalla trap.

Ancora non c’è dunque una canzone che rimanga nelle orecchie più di altre. Nè la costante produzione di brani aiuta a far sì che ne rimanga una in particolare nelle radio. Il continuo turnover di brani e artisti nelle classifiche Fimi, tuttavia, consentono di affermare la trap come un genere ormai più che sdoganato. A fine 2022, a sei anni dal suo debutto in Italia, questa è una certezza.

Dopo il grande successo di Orietta Berti, questa volta è capitato a Iva Zanicchi di tornare in auge con la sua musica, oltre che confermarsi come personaggio televisivo. Ma non è tutto. L’anno che termina oggi ci ha portato anche una grande novità in termini di concorsi musicali. Orfani di Festivalbar e Disco per l’estate, troviamo sempre più rifugio in Battiti live nei mesi caldi. Eppure quante volte ci siamo detti: ci vorrebbe Sanremo tutto l’anno? Ecco, proprio tutto l’anno forse no, ma tutto il mese siamo riusciti in qualche modo ad averlo.

Una voce per San Marino è stato infatti l’evento a sorpresa dell’anno.

Vinto da Achille Lauro, due settimane dopo il Festival di Sanremo, il concorso ha visto partecipare diversi Big italiani tra cui Ivana Spagna e Valerio Scanu. Per il 2023 sono già in tanti pronti a tornare su quel palcoscenico che porta dritti all’Eurovision Song Contest. A cominciare dai tanti delusi per la mancata partecipazione a Sanremo, pronti a un nuovo riscatto.

Ecco, l’Eurovision Song Contest di Torino ha confermato di essere un grande spettacolo. Incapace tuttavia di lanciare realmente successi internazionali, più di quanto non possa già fare di suo la discografia. Eppure è sempre più una vetrina ambita, perché delle eccezioni che confermano la regola ci sono state. I nostri Maneskin ne sanno qualcosa.

Il 2022 ha confermato inoltre tanti artisti sempre più simbolo della nostra musica.

Ricordiamo i successi di Annalisa (Bellissima), Gabbani (Volevamo solo essere felici), Boomdabash (Tropicana), Ultimo (Ti va di stare bene). Oltre naturalmente a grandi evergreen che conosciamo da tempo come Jovanotti (I love You baby), Eros Ramazzotti (Sono), Vasco Rossi (Patto con riscatto), Enrico Ruggeri (Non sparate sul cantante). Anche se con questi brani non hanno la fortuna trovata nel passato, si sono confermati lo zoccolo duro della nostra musica, sempre in prima linea. Un po’ come Cristina D’Avena che per festeggiare i 40 anni di carriera ha lanciato un album pieno di successi, dimostrando di essere ancora la numero uno. Insomma, passano gli anni ma il talento vero emerge sempre rispetto a qualunque altra previsione.

Ecco perché si può guardare con fiducia al futuro. Non sappiamo che musica arriverà nel 2023, ma di certo possiamo dire che siamo sulla strada giusta per creare nuovamente uno stile che rimarrà nella storia. Come forse non accadeva da vent’anni.

Mondiali 2022: l’inno dell’Argentina, Mucachos e…
La vittoria dell’Argentina ha segnato sicuramente un’epoca calcistica ma, senza volerlo, inevitabilmente anche musicale


Il
trionfo dell’Argentina porta alla ribalta due brani che il pubblico aveva dimenticato per diversi motivi

L’Argentina Campione del Mondo era una realtà che non si vedeva da 36 anni. L’ultima volta che era finita così, il suo capitano era sempre un numero 10. Quel Diego Maradona per cui oggi si sprecano i paragoni con l’altro predestinato, Lionel Messi. Praticamente un’intera generazione non aveva ancora visto l’Argentina vincere un Mondiale. Qualcuno pensava ci fosse una maledizione. Qualcuno ipotizzava scherzosamente che la responsabilità fosse di Boldi, Villaggio e Banfi che in Scuola di Ladri chiudevano la pellicola con il furto della coppa ai danni della Nazionale Albiceleste. Fatto sta che i mancati successi sportivi, impedivano a molti di conoscere il tradizionale inno che risuona in occasione delle vittorie.

In questa puntata di MusiCalcio, dunque, racconteremo la storia dell’inno dell’Argentina.

Come da copione, infatti, la canzone ufficiale del Mondiale viene presto soppiantata da quelli che riguardano la squadra vincitrice. Con buona pace di quello che resterà uno dei più grandi show musicali, andato in scena nella emozionante cerimonia di chiusura. Scritto da Vicente Lopez Y Planes e Blas Parera, Oid Mortales el grito sagrado ha ormai 209 anni. Si tratta di un canto solenne e patriottico, che risentì della tradizione operistica italiana ma soprattutto dell’influenza francese con la Marsigliese. Questo vale sia per la struttura melodica sia per il testo. L’Argentina, infatti, ha un inno che parla di libertà, unità e uguaglianza.

Così come accaduto in Italia per tanti anni, anche in Argentina solo recentemente si è ripreso a cantare a squarciagola l’inno. Fino a qualche tempo fa, all’inizio di ogni partita risuonavano solo le note: Messi e compagni tenevano le bocche cucite. Oggi, con una grave crisi economica in atto, i calciatori sembrano avere ripreso la tradizione riscoprendo il valore di quella canzone.

Si rivolge proprio a tutta la nazione argentina il ritornello: “Ascoltate, mortali, il grido sacro”.

Strumenti ad arco e voci basse, tipiche dei canti di montagna, accompagnano quindi una canzone ricca di orgoglio e speranza. Ecco perché, dopo la vittoria ai Mondiali, questo brano rischia di diventare ancor più attuale. Il desiderio di riscatto e indipendenza si unisce infatti a un sentimento di gioia per il futuro, che sarà più roseo. In quel caso si parlava di indipendenza dalla Spagna, oggi diventa una voglia di autonomia economica per ripartire in tutta la sua forza. Perché una vittoria faccia proseguire per sempre e ovunque quell’atmosfera di gioia. Il canto, infatti, dice: “Siano eterno gli allori che riuscimmo a conquistar”. Non vi è dubbio che ora siamo in molti a sperarlo in Argentina.

Insomma, un bel brano che si associa a una nazione, questa volta più che mai nell’ambito calcistico.

Eppure il vero inno mondiale, come nella logica delle cose, è un altro. Muchachos è infatti il riadattamento della canzone Para no verte mas. Il successo di ventitré anni fa, cantato da La Mosca Tse-Tse, è tornato alla ribalta, con un testo diverso, grazie a questa cavalcata vincente dell’Argentina. È una vera e propria dedica alla nazionale, dopo le finali perse (1990 e 2014) e le lacrime spese. Diego e Lionel i due fenomeni esplicitamente inneggiati da questo brano pop, frizzante e orecchiabile.

Lo avevamo detto che il Mondiale sarebbe stato l’occasione per vivere un clima estivo, anche se siamo a dicembre. Ecco, il vecchio tormentone dell’estate 1999 è tornato di moda facendo compagnia a Jingle Bells & co. La musica e il calcio sanno ridare un senso a tutto ciò che, altrimenti, rischierebbe di retrocedere nei nostri pensieri…

 

Dentro la Canzone: Paolo Vallesi "Giovani per sempre"
Paolo Vallesi è tornato in radio con La forza della vita, cantata questa volta insieme a Gianni Morandi

La forza della vita di Paolo Vallesi, trent’anni dopo è ancora il miglior inno della quotidianità 

Sono passati trent’anni da quando Paolo Vallesi arrivava terzo a Sanremo con La forza della vita. La canzone, scritta dal cantautore fiorentino con Beppe Dati, si propose subito come un bell’inno alla vita, grazie al testo ricco di significato e alla melodia che rimaneva presto in testa. Erano i primi anni ‘90, quelli in cui le campagne contro l’AIDS emergevano assiduamente. Il valore della nostra esistenza, dunque, era continuamente ricordato anche dai media. Così, questo brano non tardò a diventare un simbolo anche della battaglia contro il male più duro da sconfiggere in quell’epoca. Tutti la fischiettavamo, con quella melodia tanto orecchiabile quanto gioiosa. Tutti la cantavamo, ripetendo frasi ricche di speranza, molto più grandi di quanto che non potessimo accorgerci nella distrazione musicale.

Oggi, a distanza di trent’anni, Paolo Vallesi è tornato a incidere il suo pezzo simbolo.

Non è da solo in questa avventura. A cantare con lui, registrando anche un videoclip rigorosamente in bianco e nero, c’è Gianni Morandi. Un eterno ragazzo per un testo altrettanto eterno. Si tratta di un duetto emozionante, sulle note di una canzone che mai tramonterà per il suo significato. Purtroppo. Sì, perché di fragilità ce ne saranno sempre tante in questa vita. E anche di differenze sociali ahinoi. Paolo Vallesi le aveva cantate con la speranza nel futuro che ha un ragazzo non ancora trentenne nel 1992. Ora le reinterpreta con la maturità dei suoi quasi 60 anni, che forse potrebbe far trapelare più amarezza ma che non gli fa abbandonare quella serenità che lo fece conoscere tempo fa.

La forza della vita è il brano con cui Paolo Vallesi si confermava dopo il successo de Le persone inutili.

L’attenzione del cantautore a temi sociali, nonché alle sofferenze e alle persone meno fortunate, trovava così ulteriore sfogo in questa canzone. Lo faceva sempre con il suo ottimismo nel futuro. Con la fiducia in una umanità che non può permettersi di buttare via la grande occasione della vita. La forza è nella volontà che c’è in ognuno di noi. Un po’ si confonde con la testardaggine e un po’ con il coraggio, ma è sempre la bussola delle nostre giornate. Ecco, questa canzone che sicuramente ricordiamo tutti, torna dunque alla ribalta. Paolo Vallesi e Gianni Morandi la cantano con trasporto emotivo, regalando quel qualcosa in più che solo un duetto sa fare. Che bello sentire due voci così intonate cantare vera musica! Si crea un’emozione che, il tempo, sa raddoppiare rispetto al 1992. Se ancora oggi siamo qui a raccontare quel successo, d’altronde, vuol dire che nel frattempo la canzone di strada ne ha fatta. E che, contemporaneamente, non ci sono state altre canzoni in grado di raccontare il senso della vita come fece Paolo Vallesi. Il brano è incluso nell’album Ionoi, che raccoglie successi e inediti del cantautore, interpretati insieme ad altri suoi amici come Enrico Ruggeri, Gigi D’Alessio, Dolcenera, Leonardo Pieraccioni, Marco Masini.

In questa settimana natalizia, però, ci sono anche almeno altre due novità musicali di cui vale la pena parlare.

Anche perché, per esempio, di Emanuele Aloia si parla sempre troppo poco. Questo ragazzo classe 1998, ha già sfornato brani come Il bacio di Klimt e Girasoli, dimostrando che la melodia e soprattutto il romanticismo possono appartenere anche ai più giovani. Si conferma una delle migliori promesse musicali con il suo nuovo singolo, Meteo. La canzone racconta il pianto disperato di un uomo rimasto solo, dopo una relazione fatta di alti e bassi. Proprio come l’umore di lei, che cambiava continuamente come il meteo. Tutto il brano si concentra su questa analogia con le condizioni del tempo. Non solo lei era legata all’astrologia, provando a prevedere il futuro, ma se prima “non pioveva mai”, ora lui per sentire meno la mancanza della amata indossa il suo k-way. Il ritmo del ritornello è incalzante, dai ritmi ben scanditi in modo che possa entrare presto in testa. Aloia ancora una volta non sbaglia: trova un modo simpatico per raccontare un momento drammatico come il disorientamento di un uomo alla fine di una storia d’amore. Più che una canzone, Meteo è una poesia. Ma c’è di più: Emanuele è dotato di una voce emozionante, che addirittura migliora un brano dopo l’altro. Se le classifiche sapranno raccontare la verità, come successe per Il bacio di Klimt, i concorrenti possono mettersi in fila ad aspettare. Il nuovo leader dell’hit parade, probabilmente, è arrivato proprio come un regalo di Natale.

Riecco affacciarsi alle radio anche i Gemelli DiVersi.

La loro nuova canzone, Torcida, narra la spensieratezza che si può trovare insieme, anche nella confusione. Occorre superare la solitudine, dunque meglio levarsi ogni pensiero e dedicarsi a ciò che fa stare bene. Il testo non racconta in effetti molto di più, ma lo stile rap anni ‘90, che i Gemelli non hanno mai abbandonato, regala il ritmo giusto perché questo Torcida possa diventare un tormentone. Inutile farsi tante domande, come dice la stessa canzone. Se qualcosa ci riesce a distrarre dai problemi del mondo ha già vinto. Ecco perché Torcida, con il suo suono a cui diventa difficile far resistere movimenti del corpo e con la sua semplicità, ha già vinto. Ecco perché va annoverato tra i migliori brani di questo mese.

Intanto in hit parade spopola sempre di più Lazza. Il trapper sta ottenendo grandi successi, e il suo primo Sanremo non è ancora cominciato…

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