999 porte chiuse in faccia e finalmente quella aperta…

La svolta di Marco Canigiula

Marco Canigiula, classe ‘87, cantautore è producer e fondatore dell’etichetta Cantieri Sonori. Nel 2004, a soli 16 anni, partecipa al 54° Festival di Sanremo (Nome d’arte, Andrè). Durante il suo percorso artistico ha collaborato con Giancarlo Bigazzi, suo mentore, e perfezionato le proprie attitudini sotto la guida di importanti autori come Mogol, Bungaro, Giuseppe Anastasi, Cheope e Niccolò Agliardi. Recentemente ha firmato e prodotto il brano “Sconnessi”, (Nomination Nastri D’Argento “Migliore Canzone Originale”) colonna sonora dell’omonimo film di Christian Marazziti, scritto il brano “Le parole non mentono”di Annalisa  e il brano “L’Ombra che non ho più” Suor Cristina.

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Marco Canigiula

Forte della tua esperienza da interprete qual è il valore aggiunto che oggi ti permette di fare l’autore?
Non presenterei mai ad un artista un brano che io stesso non canterei. Ogni canzone è un insieme di precisi momenti, fatti di parole, note e intervalli, in cui un interprete deve avere la possibilità di esorcizzare un determinato stato d’animo, di sfogarsi, di godere, di soffrire o gioire. Una composizione priva di tali momenti o binari, in certi casi ricavati per istinto e in altri per esperienza, difficilmente attirerà l’attenzione di un interprete e di conseguenza del suo pubblico.

Che ricordi hai del tuo Festival di Sanremo 2004?
Una delle più belle esperienze della mia vita. Tony Renis, Simona Ventura, nessuna distinzione tra giovani e big. Sul manifesto di Tv Sorrisi e Canzoni la mia faccia spensierata tra quelle di grandi nomi del panorama della musica italiana. Rimpiango solo di averla vissuta da giovanissimo. Oggi avrei tante altre cose da dire, anche se forse, ogni tanto, provo un po’ di invidia verso quel ragazzo di 16 anni decostruito, che indossava i Levis 501 e scriveva canzoni super teen, pregne di cliché.

Quali sono le caratteristiche che identificano i tuoi brani?
Oggi, anche se fatichiamo ad ammetterlo, siamo tutti un po’ sottomessi alle regole del mercato (a quanto pare si tramandano oralmente di discografico in editore e di editore in autore). Ciò premesso cerco sempre di scrivere in modo responsabile, con profondo rispetto verso di me e verso chi ascolta. Credo che le caratteristiche principali delle mie canzoni siano la trasparenza e la ricerca di musicalità  nelle parole. I miei brani sono pieni di note, di metriche spostate ma soprattutto di verità.

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Come e dove nascono i tuoi pezzi?
Principalmente in studio, davanti al computer, con una chitarra e un pianoforte. Dirigo un’attività da 12 anni ormai, si chiama molto banalmente “Canzoni Inedite”, divenuta nel corso del tempo un punto di rifermento per tantissimi emergenti in cerca di un team creativo in grado di realizzare su misura un progetto che sia oggettivamente credibile. Questo mi mette alla prova ogni giorno, anche con più di un artista al giorno. Sono diventato una sorta di confessionale; mi lascio ispirare e contaminare dalla storia di un artista, dalle caratteristiche della sua voce e ciò che mi riesce meglio è creare una canzone, un vestito perfettamente aderente alle sue necessità. Per assurdo credo di essere più bravo a farlo per gli altri che per me stesso.

Quanto c’è della tua Sicilia in ciò che componi?
Direi tanto; ci sono i valori trasmessi dalla mia famiglia, gli odori e i profumi della mia terra. La mia musica è completamente edulcorata di ricordi, colori e paesaggi legati alla mia infanzia, alla mia Sicilia.

Cosa vuol dire essere sia un autore che un discografico?
L’autore è un sarto, uno stilista, un creativo, un sognatore, una fonte, una spugna e spesso un osservatore di particolari inutili. Un discografico è un imprenditore, un procacciatore d’affari, una centrale idroelettrica e spesso un domatore di leoni. Entrambe le figure necessitano di lungimiranza, cultura e tanto culo.

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Marco Canigiula in studio

Cosa ti deve colpire al primo ascolto di una canzone?
Le vibrazioni, il clima. Una canzone è come un bel film: voglio sentirmi coinvolto dalla trama, dall’azione, dal sentimento. Voglio un colpo di scena e un finale a sorpresa. Cerco una storia comune ma raccontata in modo speciale.

Chi ha creduto in te?
la mia famiglia, i miei instancabili genitori, Agata e Giovanni. Devo a loro la mia formazione, la mia educazione e ogni singolo consiglio. Sin da giovanissimo sono sempre stati al mio fianco, assecondando ogni mia scelta, rinunciando a tantissime cose pur di riempirmi la stanza di strumenti e di microfoni. Sono la mia commissione di fiducia: sinceri e spietati. Non apprezzano una mia canzone a prescindere, tutto il contrario. Se oggi posso vivere di musica, posso sognare e guardare al futuro con tanti progetti è solo grazie al loro prezioso sostegno.

Che percorso ha fatto Marco per diventare l’autore di oggi?
999 porte chiuse in faccia. Mio padre mi ha sempre ripetuto che “la vita è una questione di numeri…. 999 persone ti chiuderanno la porta in faccia, ma stai tranquillo che alla fine uno stronzo che ti aprirà la porta ci sarà sempre”. Un grande insegnamento di perseveranza e sacrificio. Il mio percorso è fatto di studio, di ricerca, di rinunce e tantissima costanza. Ho imparato a trasformare ogni fallimento in carburante, ogni risultato in punto di partenza: è necessario se vuoi fare la differenza. Oggi sono ancora ai primi gradini di una lunghissima scala ma sono decisamente soddisfatto dei risultati ottenuti in questi anni.

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Roberto Zampaglione
Roberto Zampaglione
Amante dell’ arte in ogni sua forma, cantante, speaker radiofonico e con una passione musicale che lo accompagna da prima di venire al mondo. Appassionato di storie eccezionali, di poeti maledetti e di vite spericolate approda al giornalismo con l’obiettivo di scrivere la colonna sonora perfetta della sua vita. Per Musica361 rivcerca autori musicali per raccontarli.
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