“ Eye for an eye ”: l’ultimo disco del rocker italiano Pino Scotto

Passano gli anni ma Pino Scotto mantiene il suo “physique du Rock’n’roll”: sano hard rock con la consueta attenzione al sociale anche nell’ultimo disco, “ Eye for an eye ” e un ricordo a Hendrix nell’anniversario del 1968.

“Eye for an eye”: l’ultimo disco del rocker italiano Pino Scotto

Avevamo lasciato Pino Scotto un paio di anni fa con Live for a dream (2016): «Quell’album live in studio riprendeva brani dei Vanadium e dei Fire Trails e ricantandoli durante il tour nello scorso anno e mezzo in tutta Italia mi è venuta la voglia di registrare un nuovo disco di sano hard rock in stile anni ’70 -’80. Per la prima volta dopo 10 anni, anziché ospiti ad hoc per ogni brano, ho realizzato il disco con la mia vecchia band da solista. L’unico musicista che ho sempre ospitato fin dal mio primo album dopo i Vanadium, Il grido disperato di mille bands (1992) è sempre stato Fabio Treves che considero un fratello. Abbiamo la stessa età e astralmente siamo due bilance, come il Boss».

“Eye for an eye”: l’ultimo disco del rocker italiano Pino Scotto 1

Eye for an eye è titolo del nuovo album di Scotto che precisa subito che è perfetto proprio per questi giorni: «La gente non ne può più, le chiacchiere continuano a non portare a niente: “occhio per occhio” sembra l’unica legge». Nei brani originali come Cage of mind, One against the other e Looking for the way si parla ancora di sociale, tematiche che hanno sempre interessato Scotto: «Non perdo tempo a raccontare di draghi o di favole, preferisco temi veri che riguardino la vita quotidiana, sociale e politica. E quello che più mi rattrista, come si capisce dai miei testi, è vedere che la mentalità dominante ci sta sempre più portando ad essere un paese di servi. Il problema non sono le idee ma la gente». Non mancano però anche momenti spensierati come l’avventura rock’n’roll Crashing tonight che racconta «un incontro ravvicinato con una signorina in un locale milanese» ma anche un omaggio ad una donna unica in Angel of mercy: «Non ho mai scritto un testo d’amore per una donna e per la prima volta l’ho fatto per mia madre che è mancata da due anni. Non avrei mai pensato che mi sarebbe mancata così tanto». Tra le cover anche l’intensa Wise Man Tail, tratta dall’album Third moon (2005) dei Fire Trails: «In questi anni non l’abbiamo mai suonata dal vivo per la complessità degli arrangiamenti per questo ho pensato di rinciderla con cornamuse in una versione celtica».

Una canzone che come le altre è cantata in inglese: «La voce del rock è inglese o per lo meno non italiana: abbiamo imparato da loro cosa che anche io ho ribadito in parecchi album». Pino Scotto, icona dell’hard rock italiano, nonostante la fama tradizionalista ha collaborato persino con rapper, esperimenti solitamente criticati in Italia dai puristi: «In America lo hanno fatto gli Aerosmith e hanno venduto milioni di copie e io in Italia non sono stato capito. É difficile essere pionieri o contaminatori, in questo paese per i fan non devi cambiare, mai. Ho comunque sempre avuto la soddisfazione di fare quello che ho voluto fregandomene del giudizio dei miei detrattori. Io faccio musica prima di tutto per me: sonocontento che possa piacere anche ad altri ma in caso contrario non mi faccio problemi. Così dovrebbe essere, come hanno sempre fatto i grandi, come Hendrix».

La citazione di Hendrix non arriva a caso nell’anniversario del suo unico tour italiano: «Ho partecipato a maggio alla data tributo del tour di Hendrix cantando due brani all’Old Fashion, stessa location nella quale si esibì il chitarrista in Italia. Io feci l’autostop da casa mia in Campania con un amico per vederlo al teatro Brancaccio di Roma: era da poco uscito Are you experienced?, album che mi aveva sconvolto e nessuno ancora si rendeva conto di ciò a cui stava assistendo, anche per l’unicità dell’evento. Erano gli inizi della rivoluzione di Hendrix, ancora oggi è il chitarrista e compositore più avanti di tutti». Parlare di Hendrix significa anche rievocare il 1968 a 50 anni di distanza: «In quegli anni è cambiato tutto, il rock ha scritto le sue pagine più belle assecondando quella sana voglia di cambiare non solo la musica ma di conseguenza il mondo e la società. E pensando a tutto questo ancora mi chiedo tristemente oggi, guardando la quotidianità, dove abbiamo sbagliato».

E il rock invece come se la passa nel 2018? «Purtroppo sempre peggio. Senza contare la delusione di vedere l’attenzione concessa a questi talent-karaoke rispetto a tanti musicisti o cantanti originali che potrebbero veramente fare la differenza ma non hanno spazio. Appoggiate le band italiane e soprattutto, cari gestori dei locali, smettetela con questi tributi e premiate gli emergenti. Il pubblico va educato, altrimenti continueremo ad alimentare questo genocidio culturale. All’estero facciamo ridere». A proposito di estero sembra che Eye for an eye stia ricevendo anche buone recensioni all’estero mentre il tour di Scotto prosegue in Italia: «Ci divertiamo molto con la band e i nuovi brani suonati dal vivo rendono tantissimo. In scaletta non mancano anche i classici, una canzone dei Vanadium, On street of danger, alla quale sono molto legato, due brani dei Fire Trails, Rock’n’Roll Core, registrato al concerto con i Motorhead a Milano e The Eagle scream per Lemmy. Per le prossime date consultate il sito”.

http://www.pinoscotto.it/

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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