Le orme sonore di Francesco Bertone

Francesco Bertone: “Footprints” è il nuovo disco che lascia il segno.

Le orme sonore di Francesco Bertone
Francesco Bertone.

Francesco Bertone, classe ’64, eccellente contrabbassista, bassista, compositore, autore ed insegnante di lunga e ricchissima esperienza, lancia il suo nuovo disco dal titolo “Footprints”, huellas, impronte, indelebili ed eterne orme sonore che questo incredibile musicista vuole lasciare a chi ascolterà, oggi e domani, distinguendosi un po’ da quell’ossessione eterea e moderna di tanti, declinata il più delle volte in brevi apparizioni di fronte a telecamere che rapidamente e inesorabilmente dimenticano chi hanno avuto dinanzi e che sono come orme sì, ma che l’acqua del mare presto cancella. Ma la musica vera no, quella fatta di passione e intelligenza, azione e sentimento, resta, scalfita nella pietra, tatuaggio del tempo.

Un album fatto di tredici canzoni sorprendenti, anche per chi è digiuno di musica jazz e a me personalmente è venuta una gran voglia di cantare su certi passaggi che hanno ispirato la mia mente grazie a quelle note ben disposte. Questo è un disco che spazia molto e ci regala sei brani jazz in trio con Fabio Gorlierpianoforte Paolo Franciscone batteria. Con lo stesso organico un brano R’n’B e uno in stile ‘metheniano’ dove il Precision fa il tema. Poi cinque pezzi brevi ispirati alla musica cubana: NitzaRizo voce e Francesco Bertone al basso o contrabbasso. Ognuno di questi duetti fa da interludio a composizioni più lunghe.

Questa scelta è davvero molto gradevole, le canzoni registrate con Nitza Rizo, unica e bellissima voce che fa breccia nel disco, sono come fugaci apparizioni, inaspettate epifanie, allegre primavere cubane che per qualche secondo sorprendono e disorientano piacevolmente le orecchie di chi ascolta, già totalmente immerse nel più ruvido e autentico modo di fare del jazz.

Energie e sinergie tra i musicisti si sentono molto chiaramente, ognuno è protagonista del suo spazio, la precisione e il colore delle canzoni è davvero molto particolare; nulla disturba la complessa naturalezza delle composizioni, nessuna strana distorsione, se non quella indispensabile di una chitarra perfetta nel suo contesto, niente che non sia strumento pizzicato, accarezzato, toccato, percosso, o a volte magistralmente maltrattato. L’elemento acustico, infatti, è il terreno sul quale si fonda l’intero progetto, più naturale possibile, tanto che in una delle splendide finestre sonore di natura e gusto centroamericano interpretate da Nitza Rizo, sono solo le crude corde del contrabbasso e lo schioccare delle mani a dare melodia e ritmo alla canzone, avvolgendo di una fascinosa trasparenza, come fossero una seducente veste, il canto brillante di Nitza, corpo nudo che si fa canzone.

Francesco-Bertone-FootprintsParlo di sinergie proprio perché questo disco è stato realizzato con un metodo: sfruttare la forza del primo incontro, fissare l’energia che si sprigiona da quel misto di timore, curiosità e sorpresa dati dal suonare con musicisti nuovi, giunti direttamente in studio di registrazione. Il risultato è “Footprints”che, come spiega lo stesso compositore Francesco Bertone: “È un disco fatto di cose concrete dove il pensiero musicale e il suono acustico aderiscono all’idea di qualcosa di ruvido e autentico, che si può toccare. I materiali naturali sono quelli di cui son fatti i nostri strumenti, più pietra della strada e muscoli. Offrire musica nel modo più diretto, senza filtri, serve a preservarne le qualità nutritive per l’anima. deve arrivare dritta al cuore”. 

Nel descrivere le intenzioni con cui ha costruito l’album, canzone su canzone, Francesco Bertone specifica: Ho cercato di fare musica a misura d’uomo, a volte furibonda, a volte scarna e cruda. E’ come se avessimo fatto un percorso a piedi, affrontando insieme le difficoltà senza aiuti esterni, a mani nude, seguendo le impronte di chi prima di noi ha fatto lo stesso cammino”.

Ho fatto quattro chiacchiere con Francesco che così ha risposto alle mie curiosità:

Francesco-BertoneMolto bella questa scelta di interporre tra le composizioni jazzistiche più lunghe, sipari differenti come nello specifico le canzoni d’ispirazione caraibico cubana interpretate splendidamente da Nitza Rizo. Da dove viene questa idea? Ha uno scopo preciso nella ricetta sonora di questo disco?
Si, c’è uno scopo preciso che è quello di rendere l’ascolto più vario possibile. Sono convinto che un disco meriti di essere risentito più volte e l’ho compilato cercando di sorprendere e incuriosire l’ascoltatore. Ho anche soddisfatto una voglia che avevo da tempo cioè proporre a Nitza Rizo melodie credibili di sapore caraibico, il fatto che lei abbia accettato di scrivere i testi mi ha confortato. All’inizio delle prove chiamavamo questi piccoli brani ‘migas’, briciole.

Nel tuo percorso artistico, fatto di innumerevoli collaborazioni ed esperienze, c’è qualcosa che ti ha segnato più di altre?
Una cosa che in particolare mi ha insegnato molto e mi piace è suonare canzoni. Ti costringe a distillare la tua linea di basso all’essenza, il basso può fare molto per far risaltare o distruggere la linea melodica della voce e ti devi muovere come sulle uova, suonare con G.M.Testa, Giorgio Conte e Trelilu è stato ed è un continuo fare attenzione, prendersi cura della melodia.

Cosa significa per Te insegnare la musica ai ragazzi?
L’attività dell’insegnamento è uno scambio continuo molto faticoso e per fortuna molto stimolante. Mi specchio nel loro entusiasmo e constato che in fin dei conti la musica “importante” è sempre la stessa: per noi bassisti l’attrazione scatta per il groove, il rock anni ’60 e ’70, il funky. Il bassista ‘fiuta’ quando la musica è viva e pulsante, non si appassiona quasi mai a composizioni sintetiche ragionate a tavolino o prive di una qualsiasi vitalità. Così questo convergere di gusti mi aiuta nell’attività dell’insegnamento che baso sulla conoscenza dei ‘classici’. Poi insieme andiamo a scoprire i nuovi gruppi che portano avanti queste idee.

“Footprints” è pubblicato da Videoradio Edizioni Musicali    ed è in vendita su tutti gli Store digitali.

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Alex Bartolo
Alex Bartolo
Grande appassionata di musica, cantautrice con chitarra in spalla ed entertainment reporter, si approccia spontaneamente alla scrittura in musica sin dai primi anni di vita. Dottoressa in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo si Laurea presso l'Università degli Studi di Genova, Polo Universitario Imperiese. Porta la sua Musica fino alle Canarie, sull'isola di Tenerife e, da anni, collabora con un'emittente radiofonica della Svizzera italiana e con diverse testate del settore musica, arte e spettacolo.
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