Evelina “Marta D” è il suo singolo d’esordio

Evelina, essere oltre l’apparenza. Marta D è il suo singolo d’esordio, un brano che ci fa immergere in un mondo astratto, fatto di insicurezze, ansie e paure

Evelina "Marta D" è il suo singolo d’esordio
Evelina

Curiosità e mistero dietro Evelina, ma chi è realmente? Evelina è una nomade delle arti e dei paesaggi è narratrice e tessitrice di quel che resta. È una creatura fragile, che oscilla tra il trauma e la gentilezza. Danza liberata e leggera, finché potrà, tra gli specchi di questa fraintesa realtà, sul piano inclinato di questa slavina. Evelina è tutto e niente, sono le emozioni che si nascondono ed emergono nei momenti opportuni. Marta D è il suo singolo d’esordio, un brano che ci fa immergere in un mondo astratto, fatto di insicurezze, ansie e paure. L’inizio di un lungo viaggio per la consapevolezza e la curiosità.

 Innanzitutto, complimenti per questo singolo d’esordio. Tuttavia, per iniziare questa chiacchierata partirei da questo progetto: come nasce Evelina?

 Ciao e grazie dei complimenti! Evelina è il risultato di una serie di potenti scintille che si sono succedute e alimentate in un tempo dilatato e ancora in evoluzione. La scintilla madre che ha scatenato il processo è scoccata ai Trafalgar Studios di Roma nel 2015 e da quel momento la temperatura emotiva è salita costantemente generando un vortice creativo da cui è stato impossibile sottrarsi.

Evelina non è un progetto nato a tavolino, non è una band, nulla è stato programmato o studiato con lo scopo di compiacere, distrarre o intrattenere. Evelina è una sorta di evocazione, è un’anima salvata dalla musica e dalla poesia, che ha urgenza di comunicare, e sono io e sono qui.  I miei confini, le visioni, le note e le parole di cui sono mera e libera tramite, continuano a ridefinirsi come un processo, un sentimento del tempo, un punto di vista sulla Storia e su questo presente crudele, ingiusto, asfissiante e ipocrita, che isola i privilegiati ed esclude i dannati.

“Marta D” è invece il titolo del tuo singolo d’esordio. Come racconteresti questo brano?

Come un termometro e un termostato allo stesso tempo. Sulla carne viva di Marta D sono incise per sempre tutte le sue lacerazioni, ferite la cui portata viene rilevata con la brutale accuratezza e precisione di un termometro, senza omissioni né edulcorazioni. Ma è anche un termostato, perché sin dalla sua prima nota reagisce alla temperatura e cambia il clima. In bene o in male, questo non lo so. È un viaggio lento e distruttivo sprofondamento nei sentimenti indicibili, nelle paure, nelle ansie e nelle dipendenze. Allo stesso tempo è un atto di rivolta dagli esiti incerti, nel tentativo disperato di aprire una fessura tra le pietre di una fortezza che opprime fuori e dentro le sue mura imprecise.

Un brano che vive in un tempo, che potremmo dire sospeso, ma come nasce questa idea di musica e di racconto?

La musica e il testo si sono incontrati molti anni dopo la loro genesi, cosi come le due diverse persone che se ne sono fatte sismografo. Ed è incredibile come la corrispondenza tra queste due forme sia stata precisa al millimetro, sin dal primo istante.  Sono ancora stupita da questo incastro non solo metrico ma soprattutto emotivo, forse anche nevrotico: la musica e il testo infatti raccontavano senza saperlo la stessa storia, lo stesso dolore, si sono desiderate e cercate, fino a collidere.

Evelina - Marta D - Backstage
Evelina – Marta D – Backstage

Non è certo la prima volta che accade nella musica e nelle arti, ma se sperimenti sulla tua pelle l’impatto violento di queste inspiegabili attrazioni magnetiche, capisci subito che ti trovi dentro a qualcosa di più potente di te, che ti devi lasciare attraversare, sequestrare, se necessario anche consumare, da questo dono improvviso e immeritato. Hai però il dovere di restituirlo e in una condizione migliore di quando lo hai ricevuto.

E in questo esatto punto sono arrivate le due levatrici che hanno fatto propria questa ricongiunzione, l’hanno raccolta e se ne sono prese cura, facendola ulteriormente evolvere e portandola alla sua completa maturazione armonica e poetica. Te l’ho detto che sono un coro di urgenze.

Emozioni, ansie e paure, con questa musica coinvolgente ma non invadente. Queste sono solo alcune delle sensazioni che si percepiscono ascoltando. In questo brano vai a raccontare un qualcosa che ti riguarda o che comunque hai vissuto in passato?

In questo brano avviene una sorta di restituzione di emozioni che sicuramente riguardano anche me ma mi trascendono, vengono prima e vanno oltre me. Sono fratture antiche e nuove, stratificate. È il risultato dello sguardo di un cuore nudo sulle proprie ombre e su quelle altrui, che sono personali e politiche, intime e storiche.

Sentimenti che vengono trasfigurati in suoni e parole e che insieme costruiscono un immaginario e poi lo mettono in crisi. Sicuramente la musica “leggera” italiana degli anni 70 e 80, la sua profondità e il patrimonio sconfinato che ci ha lasciato, è parte e motore di questo immaginario, sul piano etico ancor più che estetico.

Non so quali sensazioni possa suscitare in chi la ascolta, non mi riguardano nel senso che una canzone non appartiene a chi l’ha fatta. La sua sostanza viene vissuta, digerita, magari fraintesa o ridisegnata a ogni ascolto e da ciascuna persona. Spero solo non susciti indifferenza, piuttosto preferisco lo sdegno, che è pur sempre un sentimento. Che la trovi coinvolgente mi fa piacere. È scattato il termostato!

Chi è Marta in questa storia?

Più che un “chi”, Marta è una che ti manipola e poi ti mena. Marta è lo specchio che prima ci mostra belle, e l’istante successivo si trasforma nell’impietoso riflesso capace di mostrarci esattamente quello che non vorremmo, la nostra carne ferita, il nostro personalissimo mostro, il ritorno di tutto quel rimosso perso senza neanche sapere se l’abbiamo mai davvero amato, vissuto o desiderato. E poi torna tragicamente a dirci che siamo le più belle del reame. Insomma, la più funesta delle dame di compagnia.

Evelina - Marta D - Cover
Evelina – Marta D – Cover

Essere oltre l’apparenza, è questa l’idea di arte che si porta dietro Evelina?

Andare oltre l’apparenza è un punto di partenza e parte del metodo esistenziale di Evelina. Non mi interessa mostrare la mia faccia, le mie biografie e questa scelta è un mezzo, non un fine, con il quale cerco di proteggere la musica da sovradeterminazioni, pregiudizi e mistificazioni. Voglio che la musica sia la mia unica faccia. I dettagli, i frammenti di vita, i volti, servirebbero soltanto a creare l’ennesimo personaggio.  Non voglio vendervi i miei cocci, voglio raccogliere i miei e gli altri nel mio vagare, curarli e restituirli sotto forma di canzoni. È ancora possibile che la musica e le sue sorelle siano “solo” questo?

Prodotto e arrangiato da MuČe Čengić, com’è stato unire culture e storie musicali così diverse tra loro?

Traumatico, a volte. Stimolante e maieutico, sempre. L’incontro con MuČe è stato il lievito di questo processo, l’incontro più decisivo e più importante per Evelina. Il percorso fatto insieme è stato durissimo, gli ostacoli e le insidie innumerevoli.

Con lui una certezza ha una aspettativa di vita più breve di quella di una effimera. Ogni accordo, ogni suono è stato scomposto, vivisezionato e analizzato fino all’ossessione. Ma soltanto perché, come direbbe MuČe, “è lei che ce lo chiede”, col dito puntato verso l’alto a indicare la Musica. Per MuČe il vero ostacolo della musica è l’ego, e nel lentissimo artigianato che mi ha insegnato, questo necessario lavoro di sottrazione al solo fine di farsi tramite della musica, è stato forse il regalo più grande che mi ha fatto.

MuČe non è solo il produttore artistico e l’ingegnere del suono di questo progetto, ma ne è stato e ne sarà parte integrante. Spero davvero che il lavoro fatto insieme gli dia anche in Italia il riconoscimento che merita e che ha avuto nella sua Ex Jugoslavia, dove ancora è venerato.

Il progetto di Evelina, iniziato con questo brano, cosa prevede in futuro?

A brevissimo uscirà appunto il primo disco di Evelina, di cui Marta D è solo la prima emersione. Quello che posso dire è che si tratta di un concept album, suonatissimo e vissutissimo, non vedo l’ora che possa scorrazzare libero. Dal 24 aprile è anche disponibile il video di Marta D. Prima o poi tutto questo vivrà anche su un palco.

Cosa speri di far arrivare con la tua musica?

Uno schiaffo e una carezza. E un invito a fare tutto quello che serve per imparare a distinguerle.

Articolo a cura di Francesco Nuccitelli

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