Francesco Bertone: “Footprints” è il nuovo disco che lascia il segno.

Le orme sonore di Francesco Bertone
Francesco Bertone.

Francesco Bertone, classe ’64, eccellente contrabbassista, bassista, compositore, autore ed insegnante di lunga e ricchissima esperienza, lancia il suo nuovo disco dal titolo “Footprints”, huellas, impronte, indelebili ed eterne orme sonore che questo incredibile musicista vuole lasciare a chi ascolterà, oggi e domani, distinguendosi un po’ da quell’ossessione eterea e moderna di tanti, declinata il più delle volte in brevi apparizioni di fronte a telecamere che rapidamente e inesorabilmente dimenticano chi hanno avuto dinanzi e che sono come orme sì, ma che l’acqua del mare presto cancella. Ma la musica vera no, quella fatta di passione e intelligenza, azione e sentimento, resta, scalfita nella pietra, tatuaggio del tempo.

Un album fatto di tredici canzoni sorprendenti, anche per chi è digiuno di musica jazz e a me personalmente è venuta una gran voglia di cantare su certi passaggi che hanno ispirato la mia mente grazie a quelle note ben disposte. Questo è un disco che spazia molto e ci regala sei brani jazz in trio con Fabio Gorlierpianoforte Paolo Franciscone batteria. Con lo stesso organico un brano R’n’B e uno in stile ‘metheniano’ dove il Precision fa il tema. Poi cinque pezzi brevi ispirati alla musica cubana: NitzaRizo voce e Francesco Bertone al basso o contrabbasso. Ognuno di questi duetti fa da interludio a composizioni più lunghe.

Questa scelta è davvero molto gradevole, le canzoni registrate con Nitza Rizo, unica e bellissima voce che fa breccia nel disco, sono come fugaci apparizioni, inaspettate epifanie, allegre primavere cubane che per qualche secondo sorprendono e disorientano piacevolmente le orecchie di chi ascolta, già totalmente immerse nel più ruvido e autentico modo di fare del jazz.

Energie e sinergie tra i musicisti si sentono molto chiaramente, ognuno è protagonista del suo spazio, la precisione e il colore delle canzoni è davvero molto particolare; nulla disturba la complessa naturalezza delle composizioni, nessuna strana distorsione, se non quella indispensabile di una chitarra perfetta nel suo contesto, niente che non sia strumento pizzicato, accarezzato, toccato, percosso, o a volte magistralmente maltrattato. L’elemento acustico, infatti, è il terreno sul quale si fonda l’intero progetto, più naturale possibile, tanto che in una delle splendide finestre sonore di natura e gusto centroamericano interpretate da Nitza Rizo, sono solo le crude corde del contrabbasso e lo schioccare delle mani a dare melodia e ritmo alla canzone, avvolgendo di una fascinosa trasparenza, come fossero una seducente veste, il canto brillante di Nitza, corpo nudo che si fa canzone.

Francesco-Bertone-FootprintsParlo di sinergie proprio perché questo disco è stato realizzato con un metodo: sfruttare la forza del primo incontro, fissare l’energia che si sprigiona da quel misto di timore, curiosità e sorpresa dati dal suonare con musicisti nuovi, giunti direttamente in studio di registrazione. Il risultato è “Footprints”che, come spiega lo stesso compositore Francesco Bertone: “È un disco fatto di cose concrete dove il pensiero musicale e il suono acustico aderiscono all’idea di qualcosa di ruvido e autentico, che si può toccare. I materiali naturali sono quelli di cui son fatti i nostri strumenti, più pietra della strada e muscoli. Offrire musica nel modo più diretto, senza filtri, serve a preservarne le qualità nutritive per l’anima. deve arrivare dritta al cuore”. 

Nel descrivere le intenzioni con cui ha costruito l’album, canzone su canzone, Francesco Bertone specifica: Ho cercato di fare musica a misura d’uomo, a volte furibonda, a volte scarna e cruda. E’ come se avessimo fatto un percorso a piedi, affrontando insieme le difficoltà senza aiuti esterni, a mani nude, seguendo le impronte di chi prima di noi ha fatto lo stesso cammino”.

Ho fatto quattro chiacchiere con Francesco che così ha risposto alle mie curiosità:

Francesco-BertoneMolto bella questa scelta di interporre tra le composizioni jazzistiche più lunghe, sipari differenti come nello specifico le canzoni d’ispirazione caraibico cubana interpretate splendidamente da Nitza Rizo. Da dove viene questa idea? Ha uno scopo preciso nella ricetta sonora di questo disco?
Si, c’è uno scopo preciso che è quello di rendere l’ascolto più vario possibile. Sono convinto che un disco meriti di essere risentito più volte e l’ho compilato cercando di sorprendere e incuriosire l’ascoltatore. Ho anche soddisfatto una voglia che avevo da tempo cioè proporre a Nitza Rizo melodie credibili di sapore caraibico, il fatto che lei abbia accettato di scrivere i testi mi ha confortato. All’inizio delle prove chiamavamo questi piccoli brani ‘migas’, briciole.

Nel tuo percorso artistico, fatto di innumerevoli collaborazioni ed esperienze, c’è qualcosa che ti ha segnato più di altre?
Una cosa che in particolare mi ha insegnato molto e mi piace è suonare canzoni. Ti costringe a distillare la tua linea di basso all’essenza, il basso può fare molto per far risaltare o distruggere la linea melodica della voce e ti devi muovere come sulle uova, suonare con G.M.Testa, Giorgio Conte e Trelilu è stato ed è un continuo fare attenzione, prendersi cura della melodia.

Cosa significa per Te insegnare la musica ai ragazzi?
L’attività dell’insegnamento è uno scambio continuo molto faticoso e per fortuna molto stimolante. Mi specchio nel loro entusiasmo e constato che in fin dei conti la musica “importante” è sempre la stessa: per noi bassisti l’attrazione scatta per il groove, il rock anni ’60 e ’70, il funky. Il bassista ‘fiuta’ quando la musica è viva e pulsante, non si appassiona quasi mai a composizioni sintetiche ragionate a tavolino o prive di una qualsiasi vitalità. Così questo convergere di gusti mi aiuta nell’attività dell’insegnamento che baso sulla conoscenza dei ‘classici’. Poi insieme andiamo a scoprire i nuovi gruppi che portano avanti queste idee.

“Footprints” è pubblicato da Videoradio Edizioni Musicali    ed è in vendita su tutti gli Store digitali.

Da poco Fabio Treves ha celebrato i quarant’anni di una carriera splendida costruita sulle “bleu note”, da Milano agli Stati Uniti.

Fabio-Treves
Fabio-Treves (Foto © Renzo Chiesa).

Milano – Inizio a presentare questo Artista incredibile citando alcune delle leggende sacre della musica e nello specifico del Blues con cui ha collaborato; nomi come Sunnyland Slim, Johnny Shines, Homesick James, Billy Branch, Dave Kelly, Paul Jones, Alexis Korner, Bob Margolin, Sam Lay, David Bromberg, Eddie Boyd e Mike Bloomfield. E non solo perché in più di quarant’anni di carriera ha ospitato nei suoi dischi e suonato dal vivo con Roy Rogers, Chuck Leavell, Mike Bloomfield, Willy DeVille, John Popper, Linda Gail Lewis, Warren Haynes ed è l’unico artista italiano ad aver suonato sul palco con nientepopodimeno che il grande genio di Baltimora, Frank Zappa.

Ha pubblicato ventuno album e ha collezionato un centinaio di collaborazioni importanti con svariati artisti italiani suonando nei dischi di Angelo Branduardi, Pierangelo Bertoli, Claudio Rocchi, Eugenio Finardi, Shel Shapiro, Giorgio Conte, Francesco Baccini, Marco Ferradini, Riccardo Cocciante, Ivan Graziani, Mina, Articolo 31 e dei suoi amici milanesi Elio e le Storie Tese.

Pelle d’oca vero? Ma chi è dunque questo musicista pazzesco? “Chissà che personaggio irraggiungibile sarà” – penserete leggendo queste prime righe.

No, quest’uomo seppur un grande artista, è rimasto una persona semplice, il vicino di casa, il tipo che becchi al bar a bere il caffè la domenica mattina e che gentilmente saluta e scambia battute sul suo adorato Milan, l’amico che facendo quattro passi per Lambrate al tuo “Ciao Puma!”, ti risponde con un bel sorriso dicendo “We ciao!”. L’uomo in questione è Fabio Treves aliasil Puma di Lambrate“, un vero artista ed una vera persona, come il Blues, la musica che tanto lo appassiona da tutta la vita.

Fabio è stato sin dall’inizio della sua attività un autentico divulgatore del “verbo del blues”, la “musica origine” che nasce sul finire dell’Ottocento, ossia la matrice di tutti gli altri generi musicali successivi fino ai giorni nostri. Una musica il Blues capace di essere sensuale, allegra, triste, affascinante come una donna meravigliosa e misteriosa.

Fabio Treves è il fondatore della Treves Blues Band nonché l’armonicista, sì perché è l’armonica uno degli strumenti chiave del Blues, la voce del Blues, colei che risponde, che sfuma, che colora, che canta, che emoziona, che porta all’immaginazione. Ascoltando la musica di Fabio Treves si viene rapiti da una macchina del tempo che ci conduce negli Stati Uniti a partire da un secolo fa in poi, quando chitarre, armoniche, pianoforti, trombe, batterie, sax, voci incredibili, pelli nere e sudore infuocavano di musica le notti della Louisiana, di New Orleans e le rive del Missisipi.

Fabio Treves è stato ribattezzato ormai parecchi anni fa “Il Puma di Lambrate” grazie ad un articolo scritto da un giornalista che annunciava l’arrivo a Milano di un famoso bluesman britannico, John Mayall, altrimenti detto “il Leone di Manchester” e ricordava ai suoi lettori che in Italia, ma soprattutto a Milano, c’era un grande artista Blues nostrano di cui andar molto fieri, Fabio Treves che soprannominò dunque “il Puma di Lambrate”.

Fabio si avvicina alla buona musica da bambino grazie ai dischi del padre, Gaddo Treves, che allena il suo orecchio e avvia la sua passione. Dopo aver assistito ad un illuminante concerto degli Who nel 1965 al Palalido di Milano, Fabio scopre la meraviglia dell’armonica a bocca e molto probabilmente fu da quella notte indimenticabile che scelse il suo strumento dopo essersi approcciato da autodidatta ad altri.

Ecco che la magia si era compiuta, il legame tra Fabio e la sua armonica lo porta ancora oggi in giro a fare concerti e a macinare chilometri ed emozioni lungo la strada di una fortunata carriera che dura da più di quarant’anni, infatti è nel 1974 che Fabio fonda la Treves Blues Band formazione di ispirazione americana, nonché la prima Band Blues della storia della musica italiana.

È stato dunque Fabio Treves a diffondere il Blues in Italia, a farlo conoscere a tutti, non solo ai pochi eletti e ricercatori attenti di musica di nicchia. Sin dagli albori della sua incredibile attività artistica, è stato questo il suo intento e lo ha portato avanti non solo suonando, bensì raccontando e spiegando che cosa è il Blues e lo ha fatto a partire dal 1976, quando ha tenuto a battesimo la prima trasmissione di Blues a Milano, in seguito ha scritto due Guide al Blues, inoltre per sedici anni ha condotto su Rock FM, Blues Express e per più di dieci anni ha collaborato alla rivista musicale Jam con la sua divertente rubrica “Chi fa da sé, fa per 3ves…”.

Per finire con l’ultima ed ancora attuale esperienza radiofonica che dal 2004 vede Fabio davanti ai microfoni di Lifegate Radio, nella conduzione della storica e seguitissima trasmissione Life in Blues che appassiona gli ascoltatori mai stanchi di seguire il Puma.

A celebrazione di questa immensa voglia di diffondere il Blues tra la gente di ogni età, sesso, colore, religione ed estrazione sociale, Fabio Treves nel 2011 avvia un bellissimo progetto musicale dal nome “Blues in Teatro”, spettacolo che insieme alla sua Treves Blues Band ha portato in moltissimi teatri di tutta italia, coinvolgendo più di 4000 persone e decretando un grandioso successo dal quale in seguito è nato un CD live Blues in Teatro dall’omonimo spettacolo. Nel 2014 la Treves Blues Band ha festeggiato i suoi quarant’anni di carriera appassionatissima e lo ha fatto con un tour teatrale che ha avuto grande successo e che ha terminato la corsa in un grande spettacolo all’Auditorium di Milano dove ad aspettare il Puma c’erano più di 1000 fans e alcuni tra i suoi amici musicisti, Eugenio Finardi, Stef Burns, Elio e le Storie Tese, Paola Folli, che hanno voluto festeggiare con lui e celebrare la gioia vera di una così ricca e fortunata carriera musicale.

La ciliegina sulla torta è stata posata dal Comune di Milano che ha conferito a Fabio Treves un importante riconoscimento, “L’Ambrogino d’oroche viene donato a persone e personaggi di Milano che hanno fatto qualcosa di importante per la città o che si sono saputi distinguere con onore in Italia e nel mondo. Neanche a dirlo la descrizione calza a pennello col nostro armonicista di Lambrate, che da lì è partito, tenendo in una mano ben stretto il suo bagaglio di passione e nell’altra la fida armonica che ha saputo dargli tante soddisfazioni indimenticabili, lo ha ripagato degli sforzi fatti sin dagli inizi quando qualcuno lo prendeva per matto per questa sua missione spontanea di portare il Blues in Italia. Così matto da essere riuscito a fare questo e ben altro, infatti il 16 Luglio la Treves Blues Band aggiungerà un altro trofeo al muro delle soddisfazioni perché aprirà l’attesissimo concerto al Circo Massimo di Roma del grande Maestro Bruce Springsteen e la E Street Band.

Nell’attesa di questo imperdibile appuntamento, con emozione e stima, ho fatto qualche domanda a Fabio Treves che così ha risposto.

Come nasce la tua grande passione per il Blues e soprattutto per il tuo strumento, l’armonica, che fai suonare come fosse viva?
È una passione che è nata ascoltando tanta buona musica. All’inizio quella che mio padre collezionava nella sua ricca discoteca e dopo, negli anni Sessanta, ascoltando i musicisti inglesi che avevano dato vita al Blues Revival andando indietro nel tempo per riscoprire l’origine della musica “fonte”, il Blues, e affascinando intere generazioni di giovani… Moltissime bands in quegli anni avevano riscoperto l’armonica a bocca (che io considero lo strumento principe del Blues!) e anch’io ne rimasi affascinato. Da allora è diventata la mia inseparabile compagna di vita e di viaggio sul lungo cammino nella strada del Blues…

Hai un forte legame con la tua città natale, tanto da essere stato soprannominato il Puma di Lambrate“; cosa ti fa amare questa città? Vedi del Blues anche a Milano?
Sono nato e vivo a Milano, una città che è Blues dalla mattina alla sera… E’ una città cosmopolita dove si intrecciano culture e storie diverse, proprio come Chicago, San Francisco e tante altre città del Blues… E’ una città accogliente, aperta e popolare… Mi fa piacere essere chiamato il Puma di Lambrate, uno dei quartieri più belli di tutta la… Lombardia!

Sei un musicista incredibile ed una persona semplice, tanto da non essere mai stato un personaggio chiacchierato o da salotti televisivi. Solo un gran musicista con una passione forte, costante e pura. Cosa hai provato sul palco al fianco di un mito, Frank Zappa?
Ho provato un’emozione forte, un senso di smarrimento, ma anche una grande gioia… Zappa, il Genio di Baltimora, mi ha chiamato due volte sul palco a suonare con lui e la sua mitica band! Sono orgoglioso e felice quando penso di essere l’unico musicista italiano ad aver avuto questa fortuna. Ma forse quello che mi è capitato non è solo fortuna… è anche il risultato di una passione vera, quella per la buona musica e per il Blues.

Tante sono le soddisfazioni che puoi enumerare, ma il 16 Luglio ne avrai un’altra da aggiungere alla tua bellissima e lunga carriera…
Suonare prima di un mio idolo come il Boss è un sogno che si avvera… Sarà un’esperienza indimenticabile perché Bruce è Bruce, e se il suo soprannome è il Boss un motivo c’è: è una grandissima persona ancor prima di essere un musicista immenso. E’ uno dei più attenti cultori della tradizione musicale nordamericana e il suo rispetto per la musica origine è vera e profonda. La sua coerenza artistica in quasi cinquant’anni di carriera dovrebbe essere un esempio per tanti giovani, soprattutto per quelli che credono di aver toccato il cielo con un dito solo perché sono andati in televisione a scimmiottare i big…

Infine, per coloro i quali sono digiuni di Blues, cosa consigli per iniziare l’ascolto e per varcare la soglia di questo mondo musicale che è l’origine della musica contemporanea?
Il mio consiglio è di ascoltare i classici, i grandi cantori del Blues: Muddy Waters, Robert Johnson, B.B.King per primi, ma anche i musicisti bianchi di blues come John Mayall, Eric Clapton, John Hammond e Derek Trucks… E se qualcuno vuole conoscere meglio il sottoscritto e la sua gloriosa Treves Blues Band può visitare il sito www.trevesbluesband.com.

Perchè un uomo non è niente se non porta nel suo cuore la ricchezza degli amici e le ragioni dell’amore…

Edoardo-De-Angelis-intervista

Dalle sue parole: “Non ammazzate Anna è un pensiero semplice, l’offerta di un fiore. Per questa ragione viaggia leggero, fatto d’aria di pianoforte, di suono di parole, di sentimento di legni, pelli, metalli. Niente altro, niente più che lo accompagni. Il pensiero è d’amore, costante, fermo nel tempo, vale per sempre. Non ammazzate Anna è dedicato a tutte le donne alle quali non siamo stati sufficientemente riconoscenti“.

Non ammazzate Anna (Helikonia 2014) è il titolo di una delle canzoni più celebri di Edoardo De Angelis, è inoltre il titolo dell’ultimo album del cantautore romano uscito due anni fa, ma soprattutto è un pensiero, il desiderio di celebrare la figura della donna, in questo tempo in cui siamo ogni giorno colpiti da notizie di cronaca devastanti e da statistiche, numeri, ai quali non vorremmo credere. L’intero album è una profondissima dedica di amore puro, stima e rispetto che Edoardo fa alle donne e a questo segreto e misterioso universo femminile che ogni donna custodisce gelosamente e che solo in una piccolissima parte gli uomini riescono a comprendere, o in alternativa perdono la testa per una vita intera cercando di carpirne le sfumature. Universi quello maschile e femminile, che spesso si incrociano in folli amori o in efferate violenze, in poesie immaginifiche e in grida stridule dopo un dolore sordo. Di tutto questo e molto altro canta Edoardo nel suo disco, una raccolta di canzoni scritte durante il corso della sua brillante e lunga carriera. Edoardo, è uno dei cantautori puri, quelli di un tempo che oggi sembra lontano e a cui le nuove generazioni guardano con una nostalgia eterea, poiché si tratta di un tempo mai vissuto e possono solo immaginare cosa è stato in quegli anni il fermento musicale, la “non scontatezza”, l’interesse della discografia a far emergere i talenti veri che avevano qualcosa di nuovo e unico da esprimere attraverso la loro arte, la loro sensibilità. Così è stato per Edoardo De Angelis che nella sua vita ha scritto per sé e per altri, tra cui Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Riccardo Cocciante, Amedeo Minghi e Antonella Ruggiero. Proprio Antonella Ruggiero ha cantato una delle canzoni più belle ed emozionanti di questo disco: Io credo, io penso, io spero. Una poesia elegante, umile, sottile e diretta, un’insieme di immagini intrecciate perfettamente, tante verità viste dagli occhi sensibili di un uomo e cantate dalla splendida voce di una donna meravigliosa. Edoardo, un omone profondo, fatto di carne ed emozione.

Così il cantautore racconta della nascita di questo disco e delle diverse collaborazioni avvenute: Di questa raccolta di canzoni, una tra tutte simbolicamente le rappresenta: è, appunto, Non ammazzate Anna. Due di queste canzoni sono inedite, almeno per quanto mi riguarda, ed entrambe scritte da me con il contributo di Mariacristina Di Giuseppe: la prima è Io credo io penso io spero, su musica di Marco Testoni, interpretata in prima versione da Antonella Ruggiero per il film Blackout; la seconda, Io sono l’amore, su musica di Franco Simone, per il provino di Sanremo di una giovanissima quanto brava cantante all’esordio, Enrica Arcuri. Così Antonella ed Enrica sono state le prime artiste ad accettare il mio invito a partecipare. A esse si sono aggiunte Lucilla Galeazzi e Annie Robert, per loro grazia ospiti ricorrenti dei miei dischi, Ileana Pozzi, straordinaria cantante di scuola romana, e i miei carissimi Neri Marcorè e Amedeo Minghi. Non ammazzate Anna non poteva essere un album “normale”, non doveva avere, nella mia intenzione, ricchezza di suoni, di arrangiamenti, di stupefacenti effetti speciali; doveva obbedire al lato più asciutto, essenziale del mio carattere, e rispondere solamente all’esigenza di trasmettere il messaggio. L’ho pensato, e quindi costruito con due sole componenti sonore, a dare armonia e battito del tempo. Ho chiesto aiuto a due musicisti concreti, che insieme a me firmano il lavoro: Primiano Di Biase, pianoforte ispirato, versatile e pronto a ogni coraggiosa richiesta, e Marco Testoni, amico del mio più felice passato, pilastro della storica band dei favolosi ‘80/’90, compagno di musica e scorribande in più parti d’Europa, e oggi affermato solista, con i suoi affascinanti rumori di percussioni e caisa drum“.

Edoardo-De-Angelis

Cosa ti ha spinto a uscire con una raccolta che racchiude alcune tra le tue più belle canzoni, ognuna delle quali dedicata all’universo femminile?
L’esigenza nasce dal successo, e dalla diffusione, durati per decenni, della mia canzone Lella, nella quale si racconta un atto di violenza estrema nei confronti di una donna. Negli ultimi anni provavo un imbarazzo crescente nel cantarla, e così ho pensato di ripescare dal cassetto una vecchia canzone del 1978, Non ammazzate Anna e di riproporla in un nuovo album, con lo stesso titolo, che contenesse una serie di canzoni dedicate all’universo femminile.

In questo disco ci sono due tue canzoni che interpreti per la prima volta, anche se sono già state pubblicate ed interpretate da due artiste. Casualità o scelta ponderata quella di affidare a suo tempo questi due brani proprio a due donne, ossia ad Antonella Ruggiero e ad Enrica Arcuri?
La prima, Io credo, io penso , io spero era la canzone di un film, Blackout, che parlava, appunto, di violenza. Era cantata da Antonella, e aveva vinto un premio importante. Ma era pur sempre una mia canzone, che si collocava perfettamente nell’album. L’altra, Io sono l’amore è una canzone scritta con il mio carissimo amico Franco Simone. Non era destinata a Enrica Arcuri – interprete tanto giovane quanto straordinaria – ma ho deciso io di chiamare Enrica a cantarla con me, per la grande stima e ammirazione che nutro per lei.

Ci sono altri progetti in corso, paralleli o per il prossimo futuro?
Altrochè! Sono in studio con Michele Ascolese per un album dedicato interamente alla grande canzone d’autore italiana, in sintonia con il lavoro che sto svolgendo in alcune Università italiane. L’album, con la produzione artistica di Francesco De Gregori – che dopo quarant’anni abbondanti mi rende il favore! –, si chiama Il cantautore necessario e vedrà la luce in ottobre.

Ovviamente non contiene canzoni mie… e per il momento non vorrei dire altro. Magari ci si risente più avanti…

Archangel, il nuovo disco dei WA è un viaggio affascinante ed elegante attraverso la loro musica.

WA-Archangel
I WA: Archangel è il nuovo album.

Unisci due ottimi compositori, polistrumentisti e autori, ad un batterista davvero eccezionale. et voilà! II gioco è fatto, la formazione è completa e loro sono i WA.

Questo favoloso trio di musicisti nasce nel 1998 dalla collaborazione artistica dei due membri fondatori Paolo Palazzoli (voce, basso elettrico, chitarre) e Roberto Cosimi (pianoforte e tastiere), entrambi prolifici compositori ed autori.

La loro prima produzione musicale è stata seguita da Feyez (Paolo Panigada di Elio e Le Storie Tese). Segue un’intensa attività compositiva dei due musicisti che porterà Cosimi e Palazzoli a realizzare diverse produzioni discografiche, sia insieme che singolarmente, come opere di piano solo (Cosimi) e di musica elettronica (Palazzoli). Dal 2008 al 2011 gli WA si dedicano alle impegnative scritture delle musiche e dei testi dell’opera rock Peacegames a cui parteciperà per la prima volta, come terzo elemento del gruppo, Elia Micheletto alla batteria che grazie al suo stile personale, all’alta preparazione tecnica unita ad una preziosa sensibilità artistica si trova ad affiancare Cosimi e Palazzoli nella realizzazione del CD per trio Archangel (Videoradio – 2016 – SELF) uscito ufficialmente il 6 Maggio.

Archangel-CD-WAQuesto disco è incantevole, nel senso che incanta, rapisce, assorbe, è un vagone di sensazioni, un treno di colori che corre a più non posso e a tratti rallenta goduto, buca il paesaggio che attraversa sinuoso e termina nella fascinazione armonica più travolgente. Poche parole parlate o meglio cantate, infiniti pensieri immaginati; in questo disco sono gli strumenti ad essere i veri protagonisti, loro cantano, su di loro è puntato l’occhio di bue e non c’è modo di smettere di ascoltare ogni canzone sino alla nota finale, ogni brano è un’esperienza, ha un diverso sapore. Infatti lo stile di Archangel va dall’electric-jazz di On The Spot alla breve rapsodia accostabile alla classica contemporanea (contemporary classical) di pianoforte arrangiata per trio in Warchangel. La world music di Greenmoonstone e Shangai.

La canzone d’autore per Long Time e Tu Ci Sei e Just Wanted, quest’ultimo latin, con gli adattamenti per trio “Astino” è accostabile, anche per l’uso delle armonie, ad una ballad jazz con colori molto europei. Con Beati Angeli si approda infine alla musica sacra.

In queste nove bellissime tracce, si sente tutta l’esperienza artistica e professionale di ognuno dei tre, che insieme hanno portato la loro musica e la loro creatività su innumerevoli palchi, dal Blue Note di New York al Lugano jazz Festival, passando con un tour dall’arcipelago delle Isole di Capo Verde e tornando nella nostra Italia che hanno attraversato in lungo e in largo e dove hanno preso parte alla Festa Europea della Musica di Roma.

Nel loro percorso artistico molte sono le collaborazioni importanti tra cui Mauro Pagani, Shell Shapiro, Maurizio Vandelli, Mike Mangini, Enzo Jannacci, Omar Hakim, Irene Grandi, Claudio Rocchi, Horacio”El Negro”Hernandez, Giorgio Faletti, Simona Bencini, Demo Morselli, Feyez, Gabin Dabiré, David Tayrault, Duane Betz, Menphis Horn, Laurent Digbeu.

Così Roberto Cosimi alias “i tasti bianchi e neri del trio”, ha risposto alle mie domande, raccontando questo affascinante progetto.

Chi sono i WA?
Noi WA ci siamo costituiti intorno al ’98. Paolo Palazzoli (Eono) al basso elettrico, voce e chitarre e, io, Roberto Cosimi al pianoforte, tastiere e voce. Diversi anni fa ha collaborato con noi due, per la realizzazione della nostra opera rock, Peacegames, il batterista Elia Micheletto, un musicista di grandissimo talento, di cui abbiamo immediatamente apprezzato la tecnica dello strumento, lo stile e la sua spiccata sensibilità artistica. In seguito, avendo constatato la grande sintonia musicale che si era prodotta tra noi tre, abbiamo deciso di concentrare le nostre energie per consolidare questo organico in trio puntando ad una produzione discografica. Il nostro power-trio aveva infatti dimostrato, in diversi concerti, di essere una scelta estremamente performante e di intensa forza espressiva. Ed ecco quindi il concepimento e la nascita del nostro Archangel che è pubblicato da Videoradio e distribuito da Self.

Come nasce il vostro progetto?
L’idea di realizzare il Cd Archangel è scaturita durante una nostra jam-session nella quale abbiamo concepito la stesura di On The Spot. È un brano fondamentale di questo Cd perché rappresenta lo spirito con cui abbiamo caratterizzato poi tutto il lavoro di questo album. Il trio implica un’attenzione particolare. Riteniamo che sia una delle sfide più impegnative da portare a compimento per dei musicisti. È infatti un organico che deve avere un equilibrio perfetto di intesa, timing, espressione e inter-play. L’idea centrale è stata quella di creare un sound il più possibile naturale e intenso, che esprimesse al meglio le nostre tre personalità, però fuse insieme in un’unica entità sonora che prendesse vita proprio dalla magia, appunto, di un “live in studio”. E così è stato, e siamo felici di avere centrato il nostro obiettivo.

Tour in vista?
Saranno sicuramente tantissimi! …senza fine! Come lo è la musica: per sempre! Stiamo contattando tutti i possibili festival e a breve ci seguirà un’importante agenzia con cui siamo in contatto.

Un canto d’amore tutto al femminile che abbatte i pregiudizi.

Un anno importante per Alessandra Nicita, poliedrica artista d’adozione bolognese, che dopo la promozione del libro “Arrivò l’amore e non fu colpa mia”, con il quale ha preso parte a prestigiose manifestazioni internazionali siglando un rilevante consenso di pubblico e di critica come scrittrice, si affaccia sul panorama musicale con il singolo “Carolina Carolina”. Con tutta probabilità l’amicizia con Lucio Dalla e Marco Alemanno ha influito molto nella sua vita artistica ed è stata fonte di ispirazione.

Alessandra-Nicita-Carolina-Carolina
Alessandra Nicita.

“..Carolina Carolina, c’è qualcosa che si muove, parte forte dalla testa e mi sbatte dentro al cuore..” , questo è solo un piccolo verso di una canzone d’amore e di passione tra due Donne. Alessandra, in modo molto diretto e naturale, racconta semplicemente che l’amore non ha sesso e non c’è proprio nulla di cui stupirsi se due Donne si desiderano ardentemente.

Nel videoclip del brano Carolina, che è interpretata dalla bellissima attrice Ariadna Romero, è il sogno di una notte, ma anche una bellissima e sinuosa realtà. Alessandra ha scritto testo e musica di questo allegro tango che sin dal principio annuncia un’atmosfera affascinante e calda, che si apre poi in un luminoso ritornello orecchiabile che canta di un desiderio forte e giocoso, con uno scambio di movimenti e sguardi, carezze e baci legati insieme dal filo conduttore di tutta la canzone, ossia la passione e la bramosia di aversi totalmente e profondamente.

Sobbalzi pure chi ancora ritiene assurdo l’amore omosessuale, ormai è solo questione di ignoranza della più becera specie non comprenderlo ed accettarlo e danzi questo colorato tango chi invece sorride nel pensare semplicemente “che bello!”.

Non è da tutti esporsi, per questo qualcuno penserà che la scelta di Alessandra sia stata coraggiosa, ma se amare è una cosa normale, allora normale è parlarne liberamente ed in questo caso, cantarne. Il brano sta ottenendo migliaia di visualizzazioni e la conferma del successo è arrivata con la sua partecipazione a Casa Sanremo, nella quale l’artista per il suo impegno sociale ha ottenuto un riconoscimento speciale dalla Direzione Artistica.

Videoclip di Carolina Carolina:

Così Alessandra ha risposto alle nostre curiosità:

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Alessandra Nicita e la sua “Carolina Carolina”

Scelta decisa e chiara. Che reazione speri e intendi provocare nelle persone che ascolteranno la canzone e guarderanno il videoclip?
Mi succede spesso di sentire che qualcuno guardando il videoclip lo definisca “coraggioso”, e io ogni volta mi sorprendo. Ti confesso una cosa, rivedendo la scena del mio bacio con Ariadna Romero, ho realizzato che ognuno avrebbe potuto avere una reazione differente solo durante la proiezione del film “Carol”, quando la protagonista bacia l’altra donna; in un silenzio sicuro qualcuno ha detto “ecco!”, solo che il tono di quel qualcuno sembrava infastidito, ed io in quel momento è come se mi fossi svegliata, rendendomi conto che non tutti avrebbero potuto reagire con un sorriso o rifletterci su. Vorrei solo che alcune persone riflettessero meglio sull’amore, che si facessero due domande ma anche tre, se necessario, perché spesso è la paura di quel che non si conosce a creare altra paura e altri sterili giudizi. Ma davvero l’amore può dare ancora scandalo? Nel 2016? Medioevo!!!”

Dalla scrittura narrante alla scrittura sonora. Come è avvenuto il passaggio e lo scambio tra questi due mondi e modi di esprimersi?
In modo del tutto naturale. Io ho sempre scritto canzoni così come ho sempre scritto testi, lettere, poesie, racconti; del resto la poesia è nata in musica e la parola ha sempre una melodia, come diceva Montale. Perciò anche quando non c’è la musica, io sento ugualmente il ritmo dentro di me. È grave? (Sorride)”.

Il brano Carolina Carolina: è acquistabile in digital download: www.amazon.com.

Sito di Alessandra Nicita: www.alessandranicita.it

Nel suo nuovo album “Iamaca”, Stefano Ianne compie un affascinante viaggio in un mondo sonoro contaminato e unico, racchiuso in nove tracce.

Iamaca-Stefano-Ianne
“Iamaca” il nuovo album di Stefano Ianne.

Venerdì 8 aprile 2016 è uscito ufficialmente in digital download, sulle principali piattaforme streaming e nei negozi fisici (quelli che ancora esistono e che per fortuna non demordono) “Iamaca” (Ian Steven Circus) il nuovo album di Stefano Ianne, noto, stimato e sapiente compositore, polistrumentista e musicoterapeuta. La sua nuova bellissima fatica musicale esce a quattro anni di distanza dal precedente lavoro “Raymond and the Bull Terriers”.

L’album è un affascinante mondo che trae origine dalla classicità del pianoforte, che non del tutto sazio cerca influenze free-jazz, per poi attraversare reminescenze sixties e trovarsi piacevolmente a colpire chi ascolta con atmosfere psichedeliche ed elettroniche. Non è forse affascinante tutto questo? Un disco è il mondo misterioso e più autentico di un artista.

Iamaca è anche il nome del trio di artisti che hanno lavorato al progetto, composto da Stefano Ianne, dal sassofonista Mario Marzi e dal percussionista Stefano Calvano.

Iamaca-Stefano-IanneCosì l’arista parla a proposito del disco appena uscito: «Ho sempre pensato che la cosa più importante sia il “sul farsi”, come diceva Pollock. E quando finiscono le mie emozioni nel comporre, iniziano quelle di coloro che ascoltano il mio lavoro. Ho scritto 9 brani completamente diversi l’uno dall’altro. Ho scelto 9 emozioni da vivere. Perché mi piace “prendere” tutti con la musica, mi piace che chiunque possa scegliere la sua strada nell’ascoltare ciò che esprimo. La musica parte da me e arriva a te. Poi torna di nuovo a me. Perché io sento la tua emozione».

“Iamaca” é distribuito in Italia da Tosca Distribution.

Fuori dalla tv la giovane artista Margherita Zanin vive la musica da semplice musicista ed ha scelto di esordire con la cover di un brano molto famoso.

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Margherita Zanin esce con la cover di “Generale”.

Non è passato molto tempo da quando la giovane savonese Margherita Zanin, classe ’93, ha partecipato ad Amici; quell’esperienza seppur costruttiva già allora le fece maturare la convinzione di non sentirsi a suo agio nel mondo dei talent.

Facendo bagagli di note, parole e avventura, Margherita ha intrapreso un percorso fatto di esperienza vissuta tra serate di musica in Italia e all’estero, accompagnata da diversi musicisti. Durante questo periodo si è dedicata alla realizzazione del suo primo disco scritto a metà strada fra l’Italia e Londra, dove ha vissuto per quasi un anno nel 2015.

Finalmente è online dal 18 marzo, in vendita su tutti gli store digitali, il singolo di esordio di Margherita Zanin, pubblicato da Platform Music, neonata etichetta indipendente milanese. E perché dunque non cimentarsi in un’impresa ardua e per questo molto affascinante? D’altra parte le sfide portano sempre ad evolvere sé stessi grazie alla conoscenza e la giovane artista, ha scelto di esordire con una cover, una canzone davvero importante, che ama particolarmente e tra le più amate da tutti gli italiani ormai da quasi 40 anni: la canzone in questione è Generale di Francesco De Gregori.

Margherita-Zanin-cover-di-GeneraleCon questo brano, che precede di poco l’uscita del suo primo album di inediti, Margherita dimostra con le sue caratteristiche vocali di essere un bellissimo intreccio di attitudini più che di generi, sfiorando il Pop, accarezzando il Soul, graffiando il Rock e mostrandosi dunque come un’inaspettata e piacevole sorpresa per chi ascolta il suo timbro e le sue note.

E come accade ai pochi giovani eletti baciati dalla fortuna, Margherita ha incontrato la persona che le ha dato la possibilità di esordire davvero: Roberto Costa, già produttore di Lucio Dalla, Luca Carboni, Ron, Gli Stadio, Luca Barbarossa. Costa, che colpito dalla particolare sensibilità musicale di Margherita, ha immediatamente creduto in lei e deciso di produrre il suo primo album.

Dunque non ci resta altro che scaricare Generale: www.margheritazanin.com, chiudere gli occhi e farci trasportare da questa nuova maniera di interpretare una Canzone capostipite, magari con un po’ di gentilezza, cercando di lasciar spazio a chi non ha paura di un confronto così arduo, ma ha solo voglia di sperimentare ed esprimere la propria musicalità e la propria sensibilità.

Abbiamo fatto quattro, anzi tre chiacchiere, con Margherita che così si racconta:

Margherita-Zanin-cover-di-GeneraleDa quanto tempo scrivi e suoni?
Ho iniziato a studiare musica a 17 anni, con il pianista Mauro Castellano e quasi subito ho provato a comporre dei brani musicali. Suono anche la chitarra, ma non sono una vera chitarrista, diciamo che mi accompagno con lo strumento quando provo a scrivere delle melodie. I miei primi testi li ho scritti in inglese, stranamente mi veniva più facile. Ora invece sto scrivendo in italiano, infatti il mio prossimo singolo sarà nella nostra lingua nazionale, in un album che avrà anche pezzi in inglese.

Artisti che hanno formato e ispirato il tuo percorso musicale?
Se vuoi dei nomi non li so fare, non riesco ad E’ è un universo parallelo. Ho avuto la possibilità di viverci per quasi un anno, di ascoltare tanta musica internazionale, essere sempre me stessa e di apprezzare la fratellanza musicale di cui questa città è capace.

Come mai la scelta di uscire con Generale?
Stavo suonando la chitarra, provando a comporre un brano e all’improvviso mi sono trovata tra le dita le note di Generale. Sono consapevole di aver fatto una scelta “rischiosa”, interpretando a modo mio un pilastro della musica italiana. Non so se sono stata incosciente o coraggiosa: so che è stato bello mettersi alla prova.

Pagina Facebook di Margherita : Margherita-Zanin

L’amore merita: abbiamo incontrato le quattro giovani artiste riunitesi a sostegno della libertà e dell’uguaglianza, cantando l’Amore Universale.

L-amore-meritaSimonetta Spiri, Greta Manuzi, Verdiana Zangaro e Roberta Pompa sono le voci femminili protagoniste di questo importante progetto musicale che dal 1° aprile vede l’uscita del brano e del videoclip in tutte le piattaforme di streaming e download (in digital download per New Music International/Dischi dei Sognatori) e nelle TV musicali.

L’amore merita è una canzone che dichiara, proclama e grida l’amore in sostegno di temi fondamentali quali la libertà e l’uguaglianza di tutte le persone di fronte all’amore in un momento sociale e culturale così delicato e ancora purtroppo controverso per l’Italia. Quattro giovani artiste, quattro ragazze con differenti personalità, esperienza e provenienza si ritrovano unite, solidali e fiere nel ribadire ancora una volta, una volta di più e più forte attraverso la musica, la libertà di ognuno di noi di fronte alle scelte dell’amore.

L’idea di questo progetto nasce da Simonetta Spiri che insieme agli autori Luca Sala e Marco Rettani ha scritto questo brano. Simonetta ha poi coinvolto in quest’avventura le altre tre giovani colleghe che come lei sono nate dai talent show quali Verdiana Zangaro, Roberta Pompa e Greta Manuzi con cui è legata da amicizia e stima artistica.

L’amore merita esce in concomitanza con il decimo compleanno di Gay Help Line, contact center-numero verde 800-713-713- antiomofobia e antitransfobia, che ha accolto con entusiasmo questa iniziativa legandosi moralmente al progetto con grande empatia e supporto.

L-amore-meritaIl videoclip della canzone, volutamente lineare e quasi monocromatico, a tratti si tinge con colate, schizzi e gocce di colori che rappresentano l’arcobaleno ma anche l’Amore, la Speranza, l’Amicizia in ogni sua sfaccettatura attraverso il sentimento per eccellenza: L’AMORE che MERITA qualunque colore o persona lo rappresenti.

E’ inoltre stato attivato l’hashtag #LAMOREMERITA che da giorni ormai sta facendo il giro del web attraversando i più importanti social network e le pagine dei VIP e dei fan che a loro volta condividono e sostengono il progetto come si può vedere anche sul sito www.lamoremerita.it in cui si trova un wall dove compaiono le immagini di questa viralità.

A Simonetta, Greta, Verdiana e Roberta abbiamo rivolto le medesime domande a cui hanno risposto con cuore ed entusiasmo.

Come nasce questo progetto comune?
Simonetta – L’Amore merita nasce dalle confidenze di una mia amica, da un’amica che ama le donne. Nasce dalla sua storia, dal suo racconto in una notte di circa un anno fa, mi ha trasmesso tutta la sua sofferenza e il suo disagio, ricordo ancora quando mi disse che dichiarandosi a sua madre, la stessa le disse che preferiva vederla morta che lesbica. “L’amore merita” è nato in quell’istante, la mia amica è stata involontariamente la prima fonte di ispirazione di un progetto importante, in una settimana insieme agli autori Luca Sala e Marco Rettani avevamo già scritto il pezzo, insieme siamo riusciti a cogliere la verità della sua storia che è quella di tanti altri ragazzi e ragazze, senza filtri abbiamo voluto raccontare quella storia. Sono legata da una profonda stima professionale e personale nei confronti di Verdiana, Greta e Roberta con cui ho condiviso l’idea e in maniera naturale ci siamo unite, solidali e siamo molto fiere di questo. Abbiamo condiviso insieme tutti gli step di questo progetto, dallo studio di registrazione al videoclip. E’ stato bello condividere il progetto in quattro, ne abbiamo percepito ancora di più l’essenza.
Greta – Ho ricevuto una chiamata in cui mi veniva chiesto se volevo aderire a questo progetto spiegandomi anche in cosa consistesse. Il mio entusiasmo è stato immediato e ho accettato immediatamente!
Verdiana – Questo progetto nasce dal desiderio comune di unire quattro percorsi diversi, quattro storie diverse, quattro donne diverse, quattro scelte artistiche diverse e quattro voci diverse, in un coro a sostegno della libertà e dell’uguaglianza di tutte le persone di fronte all’amore. Ricorre volutamente la parola “diversi” perché penso alla diversità come l’unica fonte imprescindibile di crescita di evoluzione e ricchezza di questo pianeta.
Roberta – L’amore merita nasce da una bellissima idea di Simonetta che è oltretutto autrice del brano insieme a Luca Sala e Marco Rettani: è un manifesto dell’amore universale, che tutte sosteniamo con gran fervore, tanto da averlo voluto cantare a gran voce!! Ed è per me un onore far parte di questo bellissimo progetto che sostengo con forza ed entosiasmo.

Cosa pensi rispetto all’argomento omofobia e omosessualità nel nostro paese?
Simonetta – L’omofobia è una forma di razzismo condita anche da una grande percentuale di ignoranza e cattiveria gratuita. Chi non accetta il “diverso” per una razza, per un colore, per una provenienza o per sessualità e genere è un individuo incompleto, non aperto al prossimo, pronto a giudicare perché vive della paura repressa di essere giudicato. Chi non sa aprire il proprio cuore al “diverso” è per me in realtà la prima persona che avrebbe bisogno di cure. In Italia è ancora un forte problema, credo che il retaggio culturale sia alla base di tutto ma confido molto nelle nuove generazioni. L’omosessualità è semplicemente dal mio punto di vista un modo di essere, io amo il gelato al cioccolato e mia sorella quello alla fragola, io adoro il mare mentre il mio fidanzato vorrebbe portarmi sempre in montagna, mia cugina è nata in Francia mentre io in Italia, a me piacciono gli uomini mentre alla mia amica le donne…. credo non ci sia nessun tipo di problema, è natura. Ci sono delinquenti gay e delinquenti etero, ci sono medici straordinari gay e medici altrettanto bravi etero, entrambi salvano vite e vivono per il prossimo….
Greta – Bhe, devo dire che purtroppo essendo un paese cattolico fino a poco tempo fa la maggior parte della gente accomunava l’omosessualità ad una malattia. Negli ultimi anni la mentalità si è un po’ aperta, ma c’è ancora purtroppo una parziale nota di “non accettazione” al riguardo.
Verdiana – Credo fermamente che l’omofobia nel nostro paese assomigli sempre più alla riedizione di un’ideologia nazista e fascista. Si dovrebbe perciò guardare indietro per capire che forse celebriamo il ricordo dell’orrore della storia senza accorgerci che la “storia” si ripete e sarebbe ora di cambiarla. L’omosessualità è una realtà effettiva alla quale il nostro paese in parte storce ancora il naso, tenta di nascondere o costringe secondo stereotipi sociali assurdi a nasconderla, come se amare e stare bene con un essere umano dell’altro sesso fosse una colpa.
Roberta – Credo che il nostro paese abbia fatto dei passi in avanti in merito, ma servono ulteriori ostacoli da superare, c’è ancora tanta ignoranza tra la gente che porta ad alzare una barriera a volte indistruttibile. Penso però che ciò di più importante, anzi fondamentale, sia il rispetto per se stessi e per gli altri e che una persona vada stimata dal punto di vista umano e civile indipendentemente dai suoi gusti sessuali .

Cosa può fare la musica come mezzo di comunicazione di massa per sensibilizzare le persone?
Simonetta – La musica è condivisione, è diretta, può arrivare alla massa raccontando anche storie importanti come quella de “L’amore merita”, anche in modo leggero ma vero, senza orpelli o enciclopedie, anche attraverso una musica volutamente energica come l’arrangiamento che abbiamo scelto per dare una visione positiva della cosa, senza drammi ma per arrivare insieme all’amore, all’amore puro, vero che “merita”. Credo che il nostro messaggio sarà forte anche perché lo porteremo in quattro, quattro donne diverse, quattro artiste con percorsi individuali, ma unite dalla voglia di portare un’unica testimonianza a tutti.
Greta – La musica è il miglior libro, il miglior giornale, il miglior documentario, il miglior pensiero, il miglior mezzo di trasporto… Il miglior mezzo di comunicazione che ci sia. Il concetto arriva forte e chiaro. Tutti ascoltano la musica. Ascoltando una canzone si innesca subito un ragionamento un accomunamento a un concetto o a un argomento.
Verdiana – La musica spesso può dar voce a chi non ha voce, e orecchie a chi non vuol sentire!
La musica può opporsi all’ideologia ottusa e oscurantista, può aiutare l’apertura della menti e proiettarle oltre i muri del pregiudizio, oltre tutte le barriere, al fine di vivere l’accoglienza, la solidarietà, l’amore verso tutte le persone con le implicite differenze che costellano l’universo del genere umano –
Roberta – Sicuramente la musica fa da stimolo a tutto, ed è come un tam-tam che arriva e arriverà sicuramente a un grandissimo numero di persone!

Progetti in corso?
Simonetta – Il primo aprile esce l’amore merita, partirà un tour nazionale che toccherà tutta l’Italia, parteciperemo ad eventi importanti. Per quanto mi riguarda sono in chiusura dei provini per il mio terzo disco, ho scritto tanto in questi ultimi due anni, non vedo l’ora di inciderlo.
Greta – Uscirà questo progetto il 1° aprile. Troverete la canzone su iTunes. Scaricatevela, godetevela e ragionatevela. Faremo un tour ovviamente chiamato “L’AMORE MERITA”. L’Unione di quattro forze della natura. Ognuna con la propria potenza e con il proprio colore. Gireremo tutta l’Italia facendo sentire il nostro sonoro appello. Poi per quanto riguarda il mio percorso personale artistico ancora è tutto da confermare. Ma comunque terrò aggiornati tutti tramite i miei social network.
Verdiana – Progetti in corso e in corsa perché a volte le idee che ballano in testa sono tante e il desiderio di vederle materializzare è talmente forte che mi porta a correre per stargli dietro. Sicuramente “L’amore merita ” occuperà un posto importante nella progettualità dei prossimi mesi, si cercherà di far ascoltare questa ventata di amore e libertà in lungo e in largo e nel contempo cercherò di portare a termine il mio lavoro quotidiano degli ultimi mesi, “La confezionatrice di corde e parole” nuove, per un nuovo disco che ho pensato e sognato da tanto tempo, semplicemente un disco di roba mia che, nel bene e nel male, è sincero fino in fondo perché mi rappresenta in questo mio presente.
Roberta – Non si smette mai di scrivere ma per ora mi concentro al 100% sul progetto “L’amore merita”.


Il videoclip ufficiale di L’AMORE MERITA.

Il famosissimo ed amatissimo cantautore latinoamericano Gian Marco è stato in concerto all’Alcatraz di Milano.

Ha origini liguri, chiavaresi (GE) il cantante più famoso del Perù e che, in tutta l’America Latina, ha venduto milioni e milioni di dischi. Si chiama Gian Marco Zignago (Gian Marco Javier Zignago Alcóver) e nasce a Lima, capitale del Perù, il 17 Agosto del 1970. E’ figlio d’arte poiché il padre Javier Óscar Florencio Zignago Viñas (in arte Joe Danova) è stato un famosissimo compositore e cantante della Nueva Ola e baladas, mentre la madre Regina Alcóver (María Regina Alcóver Ureta) è una celebre attrice, cantante e presentatrice peruviana.

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Gian Marco in concerto all’Alcatraz di Milano (© Foto Alex Bartolo e Carolina Canalle).

Cresciuto in un ambiente molto creativo e stimolante, Gian Marco già dai primi anni di vita ha cominciato a esprimere la sua passione per la musica partecipando a trasmissioni televisive ed eventi in Sud America.

Ha scritto canzoni per artisti famosi tra cui Luis Enrique, Victor Manuelle, Marc Anthony, Gloria Estefan, Soraya e molti altri. Oggi Gian Marco riempie gli stadi, è acclamato da folle oceaniche di persone che amano profondamente la sua musica, ma che soprattutto gli vogliono bene. Sì, perché è questo sentimento di affetto sincero che riesce a far nascere e crescere nel cuore del suo pubblico che crea con lui un legame forte ed indissolubile.

Tutto questo si è verificato inevitabilmente anche giovedì 24 Marzo 2016 all’Alcatraz di Milano, una delle due tappe italiane del #LIBRE TOUR, dove Gian Marco ha fatto un concerto a dir poco straordinario. Lo spettacolo è durato circa tre ore in cui l’artista peruviano ha parlato, scherzato e riso moltissimo con il pubblico presente, come fosse l’amico di sempre. Ha messo in mostra tutto il suo talento di musicista con la sua fida chitarra e il charango (tipico strumento peruviano a dieci corde), come cantante con la sua voce calda e potente e come cantautore e compositore per i testi mai scontati delle sue canzoni e le melodie mai noiose e sempre azzeccate.

Il pubblico presente da ore fuori dalla discoteca è stato per la maggior parte peruviano e sud americano, ma non sono mancate anche persone che hanno fatto molti chilometri da altri paesi europei per raggiungere il loro beniamino, oltre agli stranieri residenti a Milano e a qualche italiano.

Ha cantato alcuni brani del suo ultimo lavoro discografico Libre dopodiché si è lanciato in una carrellata di canzoni tratte da album precedenti come Hoy, Te mentiria, Me cansé de ti, Canta corazon, Sentirme vivo etc.. che hanno fatto sognare il pubblico presente in sala che ha cantato ogni singola parola.


Gian Marco ha portato con sé una band eccezionale (basso, chitarra, tastiere, batteria e sax) fatta da professionisti incredibili tra cui una presenza femminile alla batteria, quota rosa a cui Gian Marco tiene molto e che ha voluto sottolineare durante la serata presentando i suoi amici e colleghi sul palco. Ci sono stati moltissimi momenti divertenti poiché l’Artista ama intrattenere le persone che vanno a vedere i suoi concerti e più volte li ha ringraziati di cuore per il sostegno e la passione che nutrono per Lui che quest’anno festeggia i suoi 24 anni di una carriera costellata da importanti traguardi e riconoscimenti come tre vittorie al Grammy Latino come Miglior Album Cantautore (2005, 2011, 2012), l’onorificenza che l’UNICEF ha voluto conferirgli come Ambasciatore di buona volontà e molto altro.

Un concerto lungo, allegro, sbalorditivo ed emozionante. Sul palco milanese rimane il ricordo di una serata che ha visto protagonista questo celebre ragazzo peruviano dalle origini nostrane di cui restano impresse la bravura, il coinvolgimento, l’autenticità, la spontaneità e la simpatia, cose che sono difficili da trovare tutte insieme in un unico artista in un solo concerto, nella musica e nell’ambiente discografico di oggi, (sarebbe bello vederne di esempi tanto genuini nel nostro Paese) e forse è proprio vero che il sole caldo del Sud America riempie di un’energia forte e speciale le persone che lì vi nascono e vi crescono, che in quei luoghi meravigliosi hanno le loro antiche origini o come molti nostri connazionali che nel lontano Perù sono emigrate tanti anni fa.

E c’è da sentirsi orgogliosi se un po’ di Italia illumina il Perù.


Incontriamo Christian G che si racconta e presenta “Mariposa“, il singolo appena uscito.

Christian-G-Cantautore Da pochi giorni è approdato sul web Mariposa, il nuovo singolo del cantautore sanremasco Christian G, canzone che anticipa l’uscita dell’album con l’etichetta indipendente Riserva Sonora e che verrà distribuito da A&A Distribuzioni.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Christian che ci ha raccontato del suo nuovo progetto discografico e della sua passione per la musica, diventata negli anni il suo mestiere.

Cosa significa Mariposa per te?
Mariposa è un regalo di compleanno speciale; vuole essere un omaggio, un tributo alla mia mamma che ha deciso di diventare una farfalla dopo tanti anni passati in una crisalide. Il brano si può trovare e scaricare su Amazon cliccando sul link Mariposa.

Quando nascono le tue prime canzoni?
Mettiamola subito su una visione romantica: la musica mi ha salvato la vita dalle brutture della società. Ho incontrato la musica in un momento un po’ buio della mia esistenza: ero un ragazzetto delle scuole medie, in sovrappeso e preso di mira dai bulli, con la passione per il canto; poi un giorno su un giro di Do ho scritto la mia prima canzone. E’ stata una folgorazione ed ho cominciato a buttar giù mille parole, scartandone tante e sperimentando ogni tipo di scrittura, dalla solitaria, alla casuale, alla sociale. Insomma ho dato sfogo al mio Essere e continuo a farlo. Come scrissi una volta “Scrivere per vivere lontano dal quesito del vivere”.

Da artista poliedrico come sei, qual è il tuo rapporto con l’Arte?
Ho un rapporto totalizzante con l’arte. Amo l’arte perché fondamentalmente ho timore di non cambiare il mondo e di attraversarlo senza regalargli quel giusto tributo che si merita questo luogo terribile ma così bello. Negli anni dell’adolescenza, oltre alla musica, mi sono avvicinato anche al teatro e al cinema e mi sono appassionato all’arte concettuale, alla performing-art. Ho approfondito e studiato tutte le forme che potessero connettersi con la canzone, dandomi la possibilità di sperimentare sempre un pò di me all’interno di quel microcosmo sonoro che é una canzone.
Credo che l’arte per l’uomo sia il modo migliore per smettere di aver paura della morte; é un continuo concepimento, una sorta di maternità, é qualcosa che vive grazie a te. Può essere paragonata ad una vocazione spirituale.

In un presente saturo di cantanti che, varcata la soglia della TV diventano celebri all’improvviso, c’è un sottobosco fatto di musicisti con tanta esperienza vissuta tra il palco di un pub e le piazze dei paesi. Quanti anni di gavetta porti con te?
Ho iniziato a suonare nei locali a 17 anni ed ora ne ho 33, insomma sono circa 16 anni che faccio questo mestiere dell’artista. In tutto questo tempo ho imparato ad arrangiarmi in mille modi per guadagnarmi da vivere ed arrivare ad avere ciò che serve oggi a me e alla mia nuova famiglia per costruire il futuro partendo da solide basi, mattone su mattone, tra copioni e note musicali. Ho suonato nei locali, ma soprattutto nelle piazze, negli ospizi e nei teatri, in una serie infinita di situazioni diverse, dal busker all’ospite del Tenco ascolta. Dici bene, c’è un sottobosco incredibilmente vasto e spettacolare fatto di musicisti e, più in generale, di artisti che sono fuori dal circuito commerciale e televisivo, come i cantautori che hanno contribuito a scrivere il Manifesto del cantautorato ligure: gente che scrive canzoni senza peli sulla lingua e che riesce a fare rete oltre che a scrivere canzoni come Mladen, Sergio Pennavaria, Doremiflo, Edoardo Chiesa.

Hai un rapporto particolarmente bello con i componenti della band che sono anche i tuoi amici..
Suono da sempre con persone molto preparate e soprattutto con amici. In questo momento ho la fortuna di suonare con una formazione storica per quanto riguarda il mio versante folk, i Cyrca una band di psico-taranta-core con cui canto da 15 anni e che vede il mio amico e socio di sempre Carlo Ormea alla fisarmonica, Belisario Fauzzi alle percussioni, Youri Martini al basso e Andrea Montanaro alla chitarra. Nel mio lavoro in studio sto collaborando con Andrea Romano, Luca Mele e Steve Foglia, una squadra fortissima pronta a surfare su ogni genere.

Christian-G-Mariposa
La copertina di “Mariposa”, il nuovo singolo di Christian G.

Come hai incontrato Riserva Sonora?
Riserva sonora é una casa discografica indipendente che, oltre ad esser molto attenta alle novità, é anche una delle poche che fa ancora lavoro di scouting; di conseguenza mi sono ritrovato da loro a fare un provino e hanno da subito creduto in me e nel mio progetto discografico. Adriana Rombolà, Marco Mori e Paolo Valenti stanno lavorando al mio fianco per darmi dei buoni consigli e per far in modo che anche la mia musica diventi un prodotto commerciale pur mantenendo una grande dose di personalità.

Quali sono i tuoi principali progetti passati, presenti, futuri e paralleli?
Ho tanti progetti passati tra i quali vorrei citare Grockbanda, Fata Morgana e un progetto che é durato troppo poco, quello dei Chrisalide.
Attualmente invece è attivo un crown founding che mi permetterà di produrre l’intero disco. Per quanto riguarda quelli paralleli, sto scrivendo alcuni brani per altri interpreti come Annamaria Raho, di cui sono autore di molti brani del suo nuovo disco coprodotto da Riserva Sonora, A&A produzioni e Ma1tv. Per Andrea Zunino ho scritto insieme ad Andrea Romano Chi ama, come premio per il Cantainverno organizzato da Alex Penna.

Condividi i tuoi progetti con tua moglie Valentina, anche Lei artista?
Sicuramente mia moglie Valentina Di Donna é la collaboratrice più preziosa che ho al mio fianco, Lei cura la mia immagine interiore ogni giorno, é il mio fiato, mi permette sempre di migliorarmi. Valentina oltre ad essere un’artista geniale è anche una Donna meravigliosa. L’illustrazione di Mariposa é un ibrido di idee: c’è la visione fotografica di mia moglie da cui l’amico e artista Andrea Moresco ha preso il via per la sua visione grafica e illustrativa.
Abbiamo girato di recente Il videoclip musicale di Mariposa che è stato diretto dai ragazzi della Sagitta che hanno anche curato un documentario molto bello dal titolo Sanremo360 che racconta la vita musicale della città di Sanremo durante i giorni in cui non c’è il famoso Festival.

Sei attivo sul web e sui social?
Si, sono presente su facebook Christian G Artista e su youtube con il mio canale Utopia Music e Christian Gullone.


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