“Ora o mai più”, conosciamo meglio Stefano Sani

Intervista all’artista toscano alla vigilia del suo ritorno televisivo nel nuovo show del venerdì sera targato Rai Uno

"Ora o mai più", conosciamo meglio Stefano Sani
Stefano Sani: “In questo contesto ci viene restituita un po’ di attenzione, quella che per anni non abbiamo avuto”

Parla di stimoli Stefano Sani, cantante nato artisticamente sul palco di Castrocaro nel 1981 e che ha conosciuto l’apice della sua popolarità l’anno seguente, presentando al Festival di Sanremo il brano “Lisa”. A partire da venerdì 8 giugno, lo ritroveremo tra gli otto protagonisti  di Ora o mai più, il nuovo spettacolo musicale di Rai Uno condotto da Amadeus.

Ciao Stefano, partiamo da “Ora o mai più”, quali sono le tue sensazioni alla vigilia?
La trovo un’idea molto bella, perché ci dà un occasione per rimetterci in gioco e fare quello per cui, personalmente, sento di essere nato: cantare. Mi è capitato negli anni di essere invitato in alcune trasmissioni per esibirmi pochi minuti, un’ospitata fine a se stessa. In questo contesto ci viene restituita un po’ di attenzione, quella che per anni non abbiamo avuto, un’esperienza davvero molto stimolante.

Cosa pensi dei tuoi compagni di avventura?
Sono tutti bravissimi, sin dalle prime prove abbiamo familiarizzato tantissimo e cerchiamo di trascorrere insieme tutti i momenti di pausa che abbiamo. Si è instaurato un bellissimo rapporto, facciamo gruppo e questo è molto importante. Ognuno di noi è partecipe delle emozioni e delle incertezze degli altri, una grande alchimia e una sorta di magia indescrivibile.

Tra i maestri, invece, con quale artista ti stuzzicherebbe collaborare?
Non ho preconcetti, il cast dei maestri è senza ombra di dubbio interessante, ognuno di loro ha decisamente qualcosa da insegnare. Mi piacerebbe fosse una donna, perché credo sia molto intrigante duettare con una voce femminile, trovo che sia anche formativo potersi confrontare con una vocalità diversa dalla tua.

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“Lisa”, singolo del 1982

Ogni artista ha il proprio cavallo di battaglia, il tuo è senza ombra di dubbio “Lisa”, cosa ha colpito così tanto il pubblico al punto da trasformarlo in un evergreen?
Guarda, sicuramente tante cose, è un brano fresco con un ritornello molto memorizzabile. Ogni canzone bisogna contestualizzarla nel periodo in cui è nata, “Lisa” è arrivata subito dopo gli anni ’70, in un momento di malessere generale, c’era bisogno di sentire cose piacevoli e spensierate, forse è dipeso anche da questo, oltre che dall’immagine del cantante, dalla manifestazione dal quale è uscita e dall’attenzione che ha suscitato nei media. E’ tutto un insieme di fattori, chiedersi le ragioni per cui una canzone ha avuto successo è parecchio difficile, anche perché se ci fosse una formula tutti piazzerebbero i propri pezzi in classifica.

C’è una canzone meno nota del tuo repertorio che reputi altrettanto importante ma che non ha avuto la stessa visibilità?
Senza alcun dubbio “Delicatamente due” del 1986, secondo me è bellissima, tra l’altro è arrivata in cima alle hit parade delle radio più difficili. Un brano che ha rappresentato per me un cambio netto di repertorio e che ha influenzato tutte le mie successive produzioni, compreso il mio ultimo disco del 2013 intitolato “Lo zucchero e il sale”, nel quale mi sono messo in gioco in veste di autore, un lavoro autoprodotto molto importante, anche se ho avuto parecchia difficoltà a promuoverlo. Mi auguro che, dopo questa mia partecipazione, il pubblico si incuriosisca e vada a riscoprire altre cose che ho realizzato e che non hanno avuto la stessa fortuna di “Lisa”.

Al di là del contratto discografico in palio, cosa rappresenterebbe per te la vittoria più grande una volta spente le luci dello show?
Una vittoria che coagula più aspetti: cantare bene, ritornare all’attenzione del pubblico, farsi riapprezzare e magari anche scoprire da alcuni e, soprattutto, avere la possibilità di tornare a fare serate. Per un artista esibirsi dal vivo è tutto, io ho smesso da tempo di fare live perché, quando il budget a tua disposizione non è alto, non puoi permetterti di fare cose di grande qualità, di pagare musicisti professionisti, di pretendere strutture che siano all’altezza anche solo a livello acustico, allora ho preferito andare a lavorare in azienda. Nell’ultima puntata avremo la fortuna di cantare un nostro inedito, l’augurio è quello che possa piacere e che da quel brano possa iniziare un nuovo percorso per tutti, non mi aspetto cose eclatanti perché sarebbe assurdo pensarlo, ma il mio proposito è quello di tornare a lavorare in maniera tranquilla, dignitosa e con qualità.

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Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.
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