“Ora o mai più”, conosciamo meglio Marco Armani

Intervista al cantautore pugliese alla vigilia del suo ritorno televisivo nel nuovo show del venerdì sera targato Rai Uno

"Ora o mai più", conosciamo meglio Marco Armani
Marco Armani: “Spero che sia l’inizio di un nuovo percorso più consapevole, con passione ma senza illusioni”

E’ pieno di emozioni Marco Armani, artista a 360 gradi che, nel corso dei suoi trentacinque anni di carriera, ha partecipato quattro volte al Festival di Sanremo e piazzato numerosi successi ai vertici delle  classifiche. Cantautore e musicista completo, non ha mai smesso di portare avanti con qualità e determinazione la propria musica, fino ad arrivare a questa prossima esperienza di Ora o mai più,  il nuovo spettacolo musicale di Rai Uno condotto da Amadeus, in onda in prima serata da venerdì 8 giugno.

Ciao Marco, partiamo da “Ora o mai più”, quali sono le tue sensazioni alla vigilia?
Devo ammettere molto entusiasmanti e contrastanti tra loro, c’è un po’ di tensione ma anche tanta curiosità, perché ricantare davanti ad una platea così vasta, con la maturità e la consapevolezza di oggi, rappresenta per me un’emozione nuova. Ho una grande voglia di rimettermi in gioco, anche e soprattutto grazie alla possibilità di proporre un singolo nuovo, cosa che non faccio da diversi anni. Cercavo l’occasione giusta, questa trasmissione è il pretesto per lanciare un nuovo album, in uscita a settembre, che avevo nel cassetto da tempo e sarà pieno di belle sorprese e duetti importanti.

Cosa pensi dei tuoi compagni di avventura?
Penso tutto il bene possibile, con alcuni abbiamo condiviso tanti momenti belli in gioventù e non li vedevo da una vita, altri li ho scoperti in questi giorni. Quello con cui ho scambiato meno parole è Massimo Di Cataldo, che sembra un po’ più distante dal gruppo, non so se perché si senta più attuale di tutti o per via di una sua timidezza, ma credo sia un caro ragazzo anche lui e sono certo che riusciremo a coinvolgerlo con il nostro entusiasmo e finirà per fare squadra con noi, anche perché lo stimo molto come artista e lo invidio per avere ancora tutti i capelli (ride, ndr).

Tra i maestri, invece, con quale artista ti stuzzicherebbe collaborare?
Sono tutti grandi artisti, con tutta onestà spero di essere abbinato a Red Canzian, sarebbe veramente fantastico ritrovarmi a lavorare con lui, perché è stato il produttore dei miei primi successi, in più è una persona perbene con cui si può dialogare e discutere, un grande musicista che stimo profondamente. Pensa che il mio primo gruppo si chiamava Parsifal, eravamo dei fans accaniti dei Pooh, quindi, rappresenterebbe la chiusura di un cerchio. Poi, sono convinto che da tutti e otto i tutor si possa attingere tanto, perché rappresentano la storia della nostra musica leggera.

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“Tu dimmi un cuore ce l’hai”, 1985

Ogni artista ha il proprio cavallo di battaglia, il tuo è senza ombra di dubbio “Tu dimmi un cuore ce l’hai”, cosa ha colpito così tanto il pubblico al punto da trasformarlo in un evergreen?
Pensa che il discografico dell’epoca Carlo Bixio, che ahimè ora non c’è più, dopo averla ascoltata disse senza mezzi termini che faceva vomitare, ma si fidò di me e di Red e, col senno di poi, fece bene. Questo per dirti che una formula non esiste e la famosa sfera di cristallo non ce l’ha nessuno, noi artisti possiamo solo avere l’intuito e la buona fede di realizzare qualcosa di autentico, non preconfezionato, che possa essere apprezzato e condiviso dal pubblico, poi il resto è un terno al lotto.

C’è una canzone meno nota del tuo repertorio che reputi altrettanto importante ma che non ha avuto la stessa visibilità?
Sicuramente più di una, negli ultimi anni ho avuto l’onore di realizzare ben tre album con Pasquale Panella, che reputo un genio della parola, autore eclettico considerato forse un po’ di nicchia, amato e allo stesso tempo odiato da un certo tipo di pubblico perché non conosce mezze misure. Credo di aver fatto anche altre canzoni non da meno di “Tu dimmi un cuore ce l’hai”, che non sono arrivate in tempo all’appuntamento con il successo, per una serie di coincidenze e circostanze.

Al di là del contratto discografico in palio, cosa rappresenterebbe per te la vittoria più grande una volta spente le luci dello show?
Che non finisca qui, a prescindere da una vittoria che considero veramente relativa, spero che sia l’inizio di un nuovo percorso più consapevole, sicuramente diverso da quello già avuto, perché sono cambiati i tempi e non ho più vent’anni, lo so benissimo e non mi creo per questo illusioni. Il mio desiderio è quello di proseguire in maniera dignitosa a proporre la mia musica, almeno fino a quando avrò ancora passione, entusiasmo e voglia di emozionare gli altri attraverso le mie canzoni.

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Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.
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