“My name is Michael Holbrook”, il ritorno di Mika

Il nuovo album di Mika, prologo a un lungo tour italiano oltre che internazionale, si intitola “My name is Michael Holbrook”

"My name is Michael Holbrook", il ritorno di MikaDue anni di lavoro e scrittura per non sentirsi più diviso “In 3 o in 4 parti”, per ricomporre la sua identità. Tanto è durato il lavoro di Mika su se stesso e sulla sua nuova musica, diviso tra le sue case di Londra, Miami e quella che ha nella campagna toscana.

Il suo nuovissimo album “My name is Michael Holbrook” ci porta a scoprire l’essenza dell’identità di Mika, su cui lui stesso ha tanto riflettuto e che lo vede oggi su questo punto sicuramente più sereno di un tempo.

Iniziamo da questo: il disco ti ha aiutato?

Sì, scrivere mi ha aiutato; oggi sono felice più di quanto lo sia stato negli ultimi 10 anni ma sono al tempo stesso anche più triste di quanto lo sia stato: è una contraddizione, lo so, ma qui dentro c’è tutto il mio essere libanese.

Come mai hai scelto di usare il tuo nome come titolo dell’album?

È anche il nome di mio padre, un padre che è stato presente, che mi ha aiutato ad esempio quando ho avuto rapporti complicati con un’insegnante particolarmente difficile per me. Però io sapevo di non essere mio padre, sapevo di non voler essere come lui. In più, notavo che col tempo si era creato un distacco tra me cantante e me persona; mi sentivo diviso, separato. Sapevo che se volevo immaginarmi tra dieci o vent’anni ancora qui a fare il lavoro che amo, il cantante, avrei dovuto prendermi la responsabilità profonda di mettere in fila tutte le parti di me. Mi sono preso il tempo necessario per farlo e in questo album mi sento una persona unica, non più divisa.

Cos’è il successo per Mika e per Michael Holbrook?

Poter pagare le bollette (ride, nda). Il successo è quello creativo e artistico, è libertà di esprimerti senza essere controllato da nessuno. Il successo commerciale porta questa libertà, sembra una contradizione ma per me non è così: le due cose vanno di pari passo.

Come sarà il tour, in partenza il 24 novembre?

Lo show italiano si inserisce in quello internazionale e sarà diverso dagli altri. Canterò canzoni come “Stardust”, che non propongo altrove. Il tour si chiama “Revelation” perché cerco di avere un rapporto molto diretto con il pubblico, cosa che la tv non consente. In questo live voglio momenti intensi di ballo e intensi silenzi. La scenografia rappresenterà la mia vita, e il mio pianoforte farà magie pazzesche. L’esperienza tv di “Stasera CasaMika” mi ha dato diversi spunti.

Revelation Tour

Il tour italiano promosso da Barley Arts si articolerà in ben 12 tappe nelle grandi arene di altrettante città.

Novembre:

24, Torino (Pala Alpitour);

26, Ancona (PalaPrometeo);

27, Roma (Palazzo dello Sport);

29, Casalecchio di Reno, Bologna (Unipol Arena);

30, Montichiari, Brescia (PalaGeorge);

Dicembre:

2, Livorno (Modigliani Forum);

3, Assago, Milano (Mediolanum Forum);

Febbraio 2020:

1,  Padova (Kioene Arena);

2, Bolzano (PalaOnda);

5, Napoli (Teatro PalaPartenope);

7, Bari (Palaflorio);

8, Reggio Calabria (Palacalafiore).

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Francesca Binfaré
Francesca Binfaré
Giornalista, si occupa di musica, spettacolo e viaggi; parallelamente svolge attività di ufficio stampa. Autrice e conduttrice radiofonica dal 1989. Ha vissuto qualche tempo a Dublino, ma non ha mai suonato al campanello di Bono. Ha visto i "duri" Metallica bere un the e Slash senza l’immancabile cilindro. Affezionata frequentatrice del Festival di Sanremo e dei meandri del Teatro Ariston.
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