Alessandro Casillo si è ripresentato sulle scene musicali dopo alcuni anni, e dopo aver riscosso da giovanissimo un successo travolgente.

Alessandro Casillo ritorna sulla scena musicale con “Ancora qui”.
Alessandro Casillo. Foto: © Mattia Biancardi

Alessandro Casillo nel 2011 a “Io canto” ha vinto il premio della giuria tecnica guidata da Mogol, poi ha pubblica il suo ep “Raccontami chi sei”. Alessando ha poi vinto la categoria Giovani al Festival di Sanremo 2012 con il brano “È vero (che ci sei)” e ha pubblicato l’album “È vero”, oltre a un instant book che era il diario di questo suo periodo da vera star. “#ALE” è il suo secondo album del 2014. Poi la pausa per concentrarsi su di sè, iniziata nel 2015 e terminata ora, con l’arrivo del nuovo singolo “Ancora qui”.

Come mai hai aspettato tanto tempo per tornare?

Quattro anni fa mi sono fermato per diplomarmi e avere il “pezzo di carta” in mano, lo consideravo importante per me e per il mio futuro. E poi mi sono reso indipendente dalla mia famiglia, tuttora lavoro. Ma la musica non l’ho mai abbandonata.

Cos’hai capito dal tuo legame con la musica, che in questi anni hai vissuto lontano dal pubblico?

È stato difficile capire cosa volessi fare davvero, musicalmente parlando. Che genere affrontare, di cosa parlare. In questi quattro anni ho scritto tantissime canzoni, ma quando si è trattato di decidere con quale brano ripresentarmi al pubblico, con lo staff che lavora con me abbiamo scelto “Ancora qui”. Questa canzone ci colpiti perché, anche se è stata composta da Emiliano Bassi, è come se la avessi scritta io.

Parla proprio del tuo ritorno?

È stata scritta appositamente per me, perché volevamo che fosse un pezzo sul mio tornare alla musica. Poi sicuramente può essere anche una canzone che parla di un amore talmente forte che fa tornare tutto punto in cui ci si trovava in precedenza. Chi la ascolta la può fare sua come vuole, ovviamente la lettura che ho dato io al testo la prima volta che l’ho ascoltata riguardava il mio percorso. È stato come dire eccomi, sono qua.

I ritorni sono più dolci o più complicati delle prime volte?

Più dolci direi, ma dipende dalle situazioni e da tante tanti fattori. In questo momento rispondo così, ma “Ancora qui” è solo il primo passo di questo ritorno. Dovrei dirtelo tra un po’ di tempo.

Sai già quali saranno i tuoi prossimi impegni? Alessandro Casillo ritorna sulla scena musicale con “Ancora qui”. 1

Adesso c’è un nuovo percorso, è come iniziare da zero. So che è dura ma ce la metto tutta. L’obiettivo è arrivare a un album, ma c’è tempo per tutto. Ora lasciamo che “Ancora qui” venga ascoltata. A breve verrà pubblicata una canzone scritta da me, che farà scoprire chi è davvero Alessandro.

Sempre qualcosa di pop?

Certamente. Non voglio stravolgere l’Alessandro di prima nè quello che sono. Adesso funziona la trap ma non mi ci butto di certo, non avrebbe senso; faccio quello che mi sento di fare.

Curiosiamo nella tua playlist: cosa troviamo?

Di tutto, compresa la trap. Mi piace ascoltare quello che c’è di bello in ogni genere musicale. Vado in fissa con un artista per un certo periodo, poi dopo qualche giorno lo sostituisco con un altro.

Adesso con chi sei in fissa?

Mi è capitato qualche giorno fa di riascoltare un vecchio brano di Michael Jackson che non sentivo da tempo, e mi sono messo a riascoltare la sua musica.

Un concerto visto in questi anni che ti ha particolarmente emozionato?

Concerti visti tanti, non saprei indicarne uno in particolare perché ogni volta guardo il palco e dico “Voglio tornare io a fare quelle cose lì”.

George Ezra è il biondino dalla voce importante di “Budapest”, hit che fa parte del suo album d’esordio “Wanted on voyage”. “Staying At Tamara’s” segna il suo ritorno discografico: secondo album, seconda volta che George sale al primo posto nella classifica in Inghilterra.

George Ezra, musica che nasce dai viaggi e dagli incontri

In questi quattro anni passati tra un disco e l’altro George Ezra ha suonato, cantato, vissuto, e creato un podcast di successo, “George Ezra & Friends”. E ha anche viaggiato, tanto è vero che le nuove canzoni sono state ispirate dal Kent, dal Galles, e anche da Barcellona.

Istintivamente, leggendo il titolo “Staying at Tamara’s” verrebbe da pensare a tutto tranne che ai viaggi, invece è così. Spiega George di avere “Amici che si mettono nella cucina di casa, chitarra in mano, e compongono le loro canzoni. Io no. Io ho bisogno di visitare posti nuovi o di conoscere persone nuove per un certo periodo, per trovare ispirazione. Posso permettermi di farlo, sono fortunato”.

Ecco così George Ezra arrivare a Barcellona: “Avrei potuto stare in hotel o in un appartamento, ma ho preferito cercare su internet un posto dove stare con AirBnb. Così ho trovato Tamara che affittava una stanza. Il titolo del disco si riferisce quindi a casa sua, più che a lei. Non mi sono mosso per un mese, da lì. Ho passato due anni tra un albergo e l’altro, in quel periodo a Barcellona mi sono sentito a casa”.

Da qui l’ispirazione, perché “Io viaggio sempre con agende e quaderni, dove appunto tutto: incontri, persone, posti. Tornato a casa ho riletto tutto per trovare gli spunti più interessanti. A volte si trattava solo di una parola, sono partito da lì per scrivere”. Di certo, l’ispirazione di George Ezra porta a ottimi risultati, visto che è uno degli artisti maschili che ha venduto di più nell’ultimo decennio.

George Ezra, musica che nasce dai viaggi e dagli incontri 1In poco più di 18 mesi è passato dall’anonimato al successo internazionale: “Suonavo nei pub poi sono passato ad aprire concerti di altri artisti in grandi spazi, poi a fare i miei concerti in posti sempre più grandi. Mi sono chiesto se me lo meritassi, quanto fossi fortunato. Io mi sorprendo sempre di tutto, non solo del successo. Il primo disco l’ho fatto, e basta. Con questo ho cercato di imparare di più, di dare un senso maggiore a tutto. Comunque, io non faccio troppi piani: non avevo pianificato di essere qui oggi, eppure ci sono ed è fantastico. Ho imparato che non sarai al top sempre, in questa carriera. Le cose sono incerte, ed è una bella lezione da apprendere”.

A George Ezra non solo viene riconosciuto un indubbio talento da cantautore, ma anche il suo podcast “George Ezra & Friends” (chiacchierate con suoi colleghi cantanti, da Ed Sheeran a Elton John) è stato un successo. “È complicato per me ascoltare la musica di altri artisti mentre scrivo un album; penso che se loro fanno così, allora forse dovrei fare così anche io. Per evitare questa cosa mi sono messo ad ascoltare dei podcast, e poi ho realizzato il mio. Il disco era finito, ma sarebbe uscito solo dopo alcuni mesi. Dovevo trovare qualcosa da fare, ed è stato questo podcast. Dovrei registrare una seconda stagione ma non ho tempo, adesso”.

Perché George è impegnato a suonare dal vivo in giro per Festival. Il 26 ottobre, poi, farà un concerto a Milano. “Lavoro per il pubblico, innanzi tutto. Se le persone che vengono ad ascoltarmi sono felici, sono felice anche io”.

Diodato ha fatto divertire Milano con il suo live al Castello per la rassegna Estate Sforzesca. Bravo come sempre, intenso e trascinante. Essenziale, anche, perché come è sempre stato, per lui i concerti non hanno fronzoli.

Diodato, un concerto da vedere

Diodato con Milano è arrivato alla terza data del suo tour estivo, che lo vedrà impegnato fino a settembre – per ora: le date sono in aggiornamento.

Poco prima delle 22 ha imbracciato la fidata Laky, la sua chitarra, e ha aperto il concerto con “Di questa felicità”, trascinando immediatamente con sé tutto il pubblico, in un unico coro sgolato su “prendimi l’anima e dille come si fa a non aver paura di questa felicità”. Sarà banale e scontato dirlo, ma come ogni volta che sale sul palco, a Diodato questa felicità trasparente e contagiosa si legge in faccia.

Il suo è stato un concerto di un’ora e mezza circa, essenziale, pulito, energico, tenuto insieme dalla sola forza di parole e musica. E le sue, di parole, hanno valore: se le guardi in controluce ci vedi l’anima, di Antonio Diodato e di tutti, perché un concerto così prende le situazioni che hai vissuto e le cose che hai pensato e te le ridà spiegate, raccontate, smontate e rimontare. Certo, succede anche ascoltando queste canzoni sul disco, ma la magia dei live è proprio quella di rinnovare e rendere più tangibile la condivisione.

Diodato, un concerto da vedere 1
Diodato. Foto: © Comunicarlo

Diodato ha proposto in scaletta le sue canzoni più note, “Mi si scioglie la bocca” (presentata come “Uno dei primi brani che ho fatto ascoltare alla mia etichetta discografica un paio di anni fa”, cioè Carosello), “Adesso” che ha portato all’ultimo Festival di Sanremo con Roy Paci (canzone che avrebbe meritato di più in quell’occasione), sul finale “Babilonia”, altro suo brano sanremese. Ma anche la freschissima “Essere semplice” fino alla chiusura veramente in festa di “Cretino che sei”. Bravo, bello spettacolo, di atmosfera e coinvolgente, a tratti più delicato, a tratti fatto di suoni corposi.

La chicca è stata la partecipazione di Ghemon, che avevamo visto con Diodato anche a Sanremo: dopo “Adesso” Ghemon ha anche proposto “Un temporale”, davvero una bella sorpresa, ben riuscita.

In apertura, prima di Diodato, si è esibita Erica Mou, davvero un talento originale e particolare. Anche lei con trascorsi sanremesi (“Nella vasca da bagno del tempo”, brano che ha proposto anche al live al Castello Sforzesco), sa davvero giocare con le parole delle sue canzoni: scrive testi incisivi e leggeri al tempo stesso, davvero una qualità da non sottovalutare. Bravissima, anche lei.

 

Diodato, le date del tour finora confermate sono:

15 luglio Biella, Reload Sound Festival

19 luglio Treviso, Suoni di Marca

26 luglio Sovicille (SI), Museo del Bosco

27 luglio Locorotondo (BA), Locus Festival

29 luglio Trento, Lagorai D’inCanto

03 agosto Grottaglie (TA), Carsica Festival

09 settembre Calice Ligure (SV), Calice Music Fest

Da qualche settimana è stato pubblicato “Cercami adesso”, nuovo brano del cantautore Patrizio Santo, che ha anche ricevuto un riconoscimento importante: Mina ha scelto la sua cover di “Troppe note”, pubblicandola online.

Patrizio Santo, tra Mina e “Cercami adesso”.

Mina l’ha notato, l’ha ascoltato, e ha scelto una sua cover: per Patrizio Santo, cantautore pescarese, è sicuramente un biglietto da visita importante. Mina, infatti, ha pubblicato online (sul suo sito e sul suo canale YouTube all’interno della playlist Maeba Mania) “Troppe note”, che fa parte del suo ultimo album “Maeba”, interpretata da Patrizio Santo.

Questa scelta di Mina certamente è una soddisfazione enorme, ma Patrizio Santo non è solo una voce interessante, è anche un autore. Insieme a Francesco Bosco, Alessio Coppola e al suo produttore Francesco Altobelli, Patrizio ha scritto “Cercami adesso”, “Una canzone che ci ricorda che tutti abbiamo bisogno di essere cercati. Cercami, dico anche a me, ma non mi riferisco necessariamente a una persona: penso anche a un’emozione e a tutto ciò che ci rende felici. Perché ognuno di noi è alla continua ricerca di un pizzico di felicità”.

“Cercami adesso” è il primo passo che porterà alla pubblicazione di un album: “Ci sto pensando, certo, ma voglio prendermi tutto il tempo necessario per fare le cose con cura. Il percorso è iniziato, con la mia etichetta Ondesonore, quindi stiamo già lavorando su quello che sarà il prossimo mattone di questa costruzione a cui stiamo pensando”. Tra l’altro, Patrizio Santo collabora da tempo con Francesco Altobelli: insieme a lui, conosciuto in occasione di un concorso canoro, Patrizio ha scritto e pubblicato il singolo “Slegami”, con cui si è presentato a Sanremo Giovani nel 2014. La prossima canzone? “Sarà un brano importante, una sorpresa”.

Patrizio Santo: guarda il video di “Cercami adesso”

Il nuovo album di Mecna si intitola “Blue karaoke” ed è imparentato con il rap ma cerca anche di romperne gli schemi. Così ci ha raccontato Mecna.

Mecna presenta "Blue karaoke"
Mecna. Foto: © Carolina Amoretti

Mecna pubblica in questi giorni il suo quarto album, “Blue karaoke”, figlio del rap che però cerca di superare nelle sue forme tradizionali, come già era per il precedente “Lungomare paranoia”.

“Blue karaoke” contiene energia e malinconia, melodie semplici e testi che parlano d’amore. “Questo è il mio quarto disco”, racconta Mecna, “Non pensavo di durare così tanto semplicemente perché ho sempre vissuto la musica in maniera molto rilassata. Però, più vado avanti più mi piace. Chi avrebbe mai detto, mi viene da dire… invece vedo che trovo stimoli continui per fare musica, che non è il mio lavoro e non so se mai lo sarà”.

Infatti “Di professione faccio il grafico, mi serve avere a che fare con dinamiche di lavoro in senso stretto. Ho sempre avuto l’esigenza di avere un piano b per essere più agguerrito nella musica. Per me la musica è fondamentale, ma non è il mio lavoro: quello è realizzare copertine di dischi, non avrei potuto chiedere di meglio”.

Sulla copertina di “Blue karaoke”, Mecna si presenta di spalle perché “Non volevo essere troppo presente ma ci megasono. Volevo invece mettere in risalto la figura femminile, che per me rappresenta la musica”.

Mecna presenta "Blue karaoke" 1

Il titolo, invece parte da “Blue, che in inglese significa triste; la mia musica è sempre un po’ caratterizzata da quel mondo lì. In un periodo in cui escono tantissimi brani ho pensato al karaoke; mi sono chiesto cosa rimarrà davvero di tutta questa musica. Il karaoke è un metro di paragone utile per vedere se una canzone ha superato il passare del tempo”.

Nel disco ci sono tre featuring, con Fabri Fibra, con CoCo (che sarà con Mecna nell’unica data estiva il 12 luglio al Circolo Magnolia di Milano, poi appuntamento con i live per l’autunno) e con Ghemon, “Tre persone che sono prima di tutto degli amici. Con Ghemon in particolare cantiamo “Ottobre rosso”, una canzone molto mia, che esprime un punto di vista estremamente personale perché parla di come vedevo le cose un tempo e di come le vedo adesso. Sono sicuro che Ghemon senta il pezzo, come me prova la difficoltà di appartenere al mondo del rap, a cui siamo sempre stati abbastanza laterali”.

E qui è inevitabile parlare della voglia di rottura degli schemi tradizionali del rap, “Perché mi piace attingere da vari generi, non mi sono fermato a fare canzoni con il rap e basta. La melodia mi piace da sempre. Però il rap è e resta il mio punto di partenza”.

Viaggiatore, scrittore, fotografo, musicista, Christian Tipaldi presenterà il suo primo album, “Soundtracks”, il 26 giugno a Milano. Il disco è un concentrato di rock e creatività.

"Soundtracks", la musica secondo Christian Tipaldi
Christian Tipaldi. Foto: © Dima Bazak NYC

Christian Tipaldi ride, e dice “So che si potrebbe pensare ‘e chi sarà questo, il genio della situazione?’. So di fare tante cose, ma se mi chiedi qual è il mio lavoro adesso non te lo so dire”. Di certo Christian, giornalista e scrittore, autore di libri su Vasco Rossi, musicista e fotografo, è una persona estremamente dinamica e creativa, che ha realizzato un progetto in cui convivono musica e fotografia, ma non solo.

Ha appena pubblicato “Soundtracks”, il suo primo album che mette il rock al centro, e che presenterà il 26 giugno al Mondadori Megastore di piazza Duomo, alle 18, accompagnato da alcuni dei musicisti che hanno suonato con lui nel disco.

“Soundtracks”, in realtà, è un cd più dvd accompagnato anche da un booklet fotografico. L’album è stato stampato anche in vinile a tiratura limitata per l’Italia, mentre dal 29 giugno sarà disponibile all’estero in download e streaming. Il disco è già stato pubblicato a febbraio a New York, una delle città dove Christian Tipaldi vive e che certamente è nel suo cuore: “New York ha ispirato l’album, con le sue vedute. Ho fatto foto sporgendomi da un elicottero, il vento faceva saltare i bottoni del giubbotto tanto era forte. Un’esperienza da pazzi”.

“Soundracks” è un progetto complesso che, spiega Christian, “Nasce da lontano, dal mio lavoro nella fotografia e dall’amore che ho per New York. Ho vissuto un periodo terrificante in cui ho perso i miei genitori, ho conosciuto l’esperienza degli ospedali, delle sale di rianimazione, cose che mi hanno cambiato come essere umano. Sono passato dal concerto di Vasco a San Siro all’ospedale, una botta assurda”.

Tutte le energie accumulate, nel bene e nel male, in quel periodo, Christian Tipaldi le ha convogliate nella sua musica: “Ho messo dentro tutto in questi brani (tutti strumentali, a parte “Death of the world” con testo scritto da Christian, nda). Ho iniziato a produrli con Guido Elmi, storico produttore di Vasco. Quando è mancato ho provato un dolore enorme, mi ha segnato”.

“Soundtracks” unisce musica e fotografia

Il "Soundtracks", la musica secondo Christian Tipaldi 1progetto, allora, Christian l’ha prodotto da solo, senza tralasciare l’aspetto fotografico: “La musica e la fotografia sono i due elementi del quotidiano che mantengono intatta, per me, la stessa emozione Mi rendo conto che sembri una frase da calendario, ma per me è così”. All’album hanno suonato nomi di primissimo piano del mondo della musica, tra cui Michael Landau, Vinnie Colaiuta, Ricky Portera e Maurizio Solieri. “Quando sono entrato in studio, a New York, mi sono trovato lì Beyoncè. Tranquillissima, ci siamo salutati, ognuno faceva il suo lavoro”.

Tra i brani c’è “Laagoon”, titolo in thailandese (significa addio) perché “Amo il sudest asiatico e la Thailandia dove passo parte dell’anno, alternandomi tra New York e Roma. New York, però è la città madre: il disco le è stato costruito attorno”. Il lavoro sull’album è durato quasi un anno e sono nati un’app, un libro multimediale totalmente gratuito con oltre 300 pagine con fotografie, video inediti e testimonianze con contenuti esclusivi e, svela Christian, “Un docufilm concerto che penso sarà pubblicato l’anno prossimo”.

È tutto? Probabilmente no.

Si intitola “Inutilmente” il nuovo singolo di Rosmy: una parola che racchiude un mondo, così come è stato per le sue precedenti canzoni. In attesa dell’album.

Rosmy
Rosmy. Foto: © Tiziana Orrù

Da una famiglia di musicisti non poteva che nascere un’appassionata di musica e di strumenti musicali. Rosamaria Tempone, Rosmy, in realtà alla carriera solista è arrivata solo nel 2016: prima è stata vocalist del gruppo musicale “The music Family” dei fratelli Tempone. La sua passione intensa per la musica la divide con quella per l’insegnamento: parlare dei ragazzini di elementari e medie di cui è docente di inglese le fa brillare gli occhi.

Una cosa Rosmy la precisa subito, non appena le chiedo della sua attenzione ai temi sociali: “Non vado a cercarli. Scrivo quello che vedo, le situazioni che avverto: se la società mi mette sotto gli occhi certe problematiche, mi viene naturale inserirle in una canzone”. La quotidianità ha ispirato a Rosmy un nuovo brano, “Inutilmente”, che ha al centro il fenomeno del ghosting. “Non sapevo nemmeno come fosse, però alcune persone intorno a me sono state lasciate all’improvviso dopo storie importanti. Così, senza un perchè. Non è un “ti blocco sui social”, cosa ugualmente pazzesca. Questo è volatilizzarsi senza un motivo. Il ghosting crea un trauma sociale perché lascia le persone isolate a chiedersi come mai sia successa una cosa del genere”.

Questa riflessione ha portato Rosmy a scrivere una canzone, “Inutilmente” appunto, “Per far reagire chi mi sta vicino e vive una situazione del genere, che mi ha spaventata. Io non voglio vivere inutilmente, dico questo. Per quanto riguarda me, io voglio vivere con la mia musica”.

Se Rosmy non cerca temi sociali ma questi affiorano nelle sue canzoni perché dettati dalla quotidianità, possiamo concludere di vivere in tempi non facili: “La realtà può essere triste, oggi, ma io sono felice e solare, il sorriso viene per prima cosa: alla fine io sono un’ottimista, e cerco di far passare questo pensiero anche ai ragazzi a cui insegno. Il brano “Ho scelto di essere felice” (parla di bullismo, nda) era riferito a me. Mi incoraggio a cercare la forza oltre l’insicurezza, e lo dico ai ragazzi: se tu sai chi sei, saprai rispondere a chiunque. I bulli sono ladri di felicità: non avendola la cercano negli altri, però se noi crediamo in noi stessi nessuno ci può rubare il sorriso”.

Rosmy presenta "Inutilmente", in attesa dell'album
Rosmy. Foto: © Tiziana Orrù

Chissà se per Rosmy la musica può cambiare il mondo… “Certo. La musica ha sempre cambiato il mondo. Elton John, i Beatles, i più grandi lo hanno fatto”. Certamente la musica ha indirizzato lungo certe strade la vita di Rosmy: lucana, ha vissuto a Zurigo e da 10 anni abita a Milano. “Ci sta che io sia così come sono perché la mia è sempre stata una famiglia di girovaghi. Giramondo per via della musica: i miei nonni sono nati a New York e a Parigi, hanno creato un’arpa di piccole dimensioni per trasportarla comodamente sulle navi. La Basilicata per me è un ricordo molto terreno, nel senso di cultura semplice, di cibo come i fagioli, di desiderio di stare con i piedi per terra. La Basilicata mi ricorda che le cose non cadono dal cielo, serve sacrificio”.

Tutti questi sentimenti e le riflessioni legati ad essi li troveremo nell’album di Rosmy, “Ci tengo a farlo perché non sei un artista se non hai un album personale che ti racconti con continuità. Il mio penso arriverà entro l’anno”.

Giovedì 28 giugno Rosmy sarà in concerto al Ronchi 78 di Milano (Via S. Maurilio, 7 – ingresso libero), alle ore 21.30, accompagnata alla chitarra da Renato Caruso.

È disponibile dal 15 giugno in formato digitale il nuovo album di Joan Thiele, “Tango”. Tango, dal latino tangere, quindi toccare, emozionare, ammaliare.

"Tango" secondo Joan Thiele.Spiega la cantautrice italo-colombiana Joan Thiele che il titolo dell’album “Ha duplicità in sé; con “Tango” non mi riferisco al ballo, anche se essendo un ballo latino si lega al mood del disco. Per me “Tango” significa toccarsi e arrivare alle persone, nel senso etimologico latino. “Tango” è avere anche passione per sé stessi e per quello che si fa”.

Il disco è nato da un periodo molto intenso per Joan: “Ho iniziato a scrivere due anni fa quando ero in Colombia, ad Armenia, la città dove mio padre vive con il suo gemello, in un periodo in cui mio papà stava molto male. Ho dovuto affrontare situazioni complesse, è stato importante per me, è stato un confronto con la vita. Alla fine sono riuscita a esprimere tutto quello che avevo dentro”.

Dal punto di vista musicale, l’album sa di Sudamerica e di Europa: “È stato fondamentale avere la natura e la Colombia da un lato e dall’altro la mia parte europea, che è mia mamma, così come è stato fondamentale avere la parte elettronica e quella acustica. Avevo bisogno di entrambe queste cose, perché io sono rappresentata da tutte”.

Nell’album c’è una canzone in spagnolo (le altre sono in inglese), si intitola “Azul”: “Il suono, dal mio punto di vista, segue sempre le parole. Penso che probabilmente scriverò in italiano, la lingua per me non deve essere un limite. Il testo di “Azul” l’ho scritto in spagnolo perché volevo che arrivasse il senso di quello che voglio comunicare, che si veicolasse il sentimento, andando oltre la lingua”.

Il video del singolo “Polite” è stato girato in diretta su Instagram. “Il brano parla di libertà, l’ho scritto a Londra con la mia amica cantautrice Kadija Kamara, che è bravissima. Ero a casa con gli Etna (la band di Joan, nda) e con il mio ragazzo, e stavamo pensando a un’idea per il video. Abbiamo deciso di fare una diretta Instagram con una vera performance live: abbiamo organizzato una festa in un locale, abbiamo invitato il pubblico e se si sbagliava si sbagliava però… era quello. Il video lo abbiamo realizzato con il regista Federico Brugia, pensando che in un periodo in cui tutti devono essere perfetti l’imperfezione di un’esibizione live avrebbe veicolato il messaggio in maniera più forte”.

Il disco “Tango” è stato registrato in parte sul Red Bull Music Studio, uno studio di registrazione mobile: “Esperienza molto bella. Il truck era stato posizionato in campagna, fuori Milano, ed è stato super registrare lì. Scendevamo dallo studio e andavamo a mangiarci i panini in fattoria, un sogno!”. Per ora l’album è stato pubblicato solamente in digitale, ma non è escluso che vengano stampate copie fisiche (magari vinili, come piacerebbe a Joan?) in occasione dei concerti.

Joan Thiele è anche impegnata con il tour: “Nei live farò date sia in solo sia con la band, che sono sempre gli Etna. Sono degli amici prima di tutto, con cui ho costruito un percorso: questo disco lo abbiamo prodotto insieme”.

Una curiosità: “Cocora”, all’interno del disco, è “Una poesia che ho scritto mentre ero in Colombia. Cocora è la montagna che sorge di fronte alla casa di mio papà”.

Joan Thiele: guarda il video di “Polite”

Il terzo appuntamento dedicato ai fan di Virginio parte da una data importante: da quello che loro stessi scrivono si capisce che i ricordi non sbiadiscono ma, anzi, acquistano col tempo ancora più ricchezza e sfumature.

Virginio Fanclub News: puntata #03
Virginio durante il concerto a Fondi del 25 giugno 2011

Il nuovo appuntamento con il Virginio Official Fanclub ci fa fare un salto indietro nel tempo, riportando la mente a una serata “Davvero” emozionante. Ecco come ce la raccontano.

25 Giugno 2011

Eravamo tutti in trepidazione da giorni. Facevamo il conto alla rovescia per il “Finalmente Tour” che partiva proprio da Fondi. Non potevamo essere più felici di così. La nostra avventura era iniziata proprio da qui e da qui ricominciava.

Eravamo in movimento già dalla mattina. Iniziavano ad arrivare i fan da tutta Italia e noi eravamo pronti ad accoglierli. Tanti visi, conosciuti fino ad allora solo attraverso l’icona di Facebook, diventavano volti concreti, ognuno con una sua personale storia ma tutti uniti dalla musica di Virginio.

E la musica in fondo è bella anche per questo, perché unisce tante persone, tanti vissuti, tante storie al ritmo incalzante delle emozioni che sa trasmettere. Il Poeta Henry Wandsworth Longfellow chiamava musica “il linguaggio universale del genere umano”.

Ma torniamo a noi. Un caffè, un gelato, una chiacchiera e poi, nonostante il caldo atroce, tutti sotto il palco già dalle prime ore del mattino. Nessuno di noi voleva rischiare di non essere proprio lì, nelle primissime file. Ci attrezziamo con asciugamani ed ombrelli per ripararci dal sole. Si fanno i turni per andare a prendere da bere. Nessuno vuole rischiare di perdere il posto.

E così tra una chiacchiera e l’altra ci si conosce anche po’ tutti meglio. In alcuni momenti il tempo sembrava non passare mai – ma quando arriva la sera? Ma poi alla fine “andare ad un concerto” è anche questo.

L’attesa fa aumentare il desiderio di incontrare il proprio artista, fa aumentare quell’adrenalina che ti porta poi a stare sotto il palco a cantare e a ballare fino a tardi. Improvvisamente è sera, ci siamo. Virginio sta per arrivare e solo in quel momento ci rendiamo conto che la piazza è stracolma di gente. Il giorno dopo leggendo i giornali apprendiamo che c’erano 15.000 persone al concerto.

Si sentono le prime note e le nostre voci iniziano ad acclamare Virginio. Vogliamo vedere lui, aspettiamo solo lui. Ed eccolo finalmente. Inizia a cantare, l’adrenalina sale ancora di più: la musica, le luci, la gente… sembra tutto così magico.

Virginio ripercorre le tappe della sua carriera e il concerto si sviluppa sulle canzoni più recenti dell’ep “Finalmente” e su quelle che tutti noi amiamo del suo primo album che porta proprio il suo nome. Sono le canzoni che hanno accompagnato le nostre vite in quegli anni.

E ad ogni canzone ognuno di noi torna ai periodi della vita trascorsa, ai momenti vissuti, momenti belli, in cui magari ci si sentiva come in un porto sicuro, e momenti anche meno belli, in cui ci sentiva in balia delle intemperie. Quante emozioni riesce a trasmettere la musica.

Forse il momento più emozionate è stato quando Virginio seduto al pianoforte ha cantato “Davvero”. Noi ci emozioniamo sempre su questa canzone, sempre. E quella sera in quella particolare cornice quella “Davvero” è stata magica.

E poi come dimenticare i palloncini arancioni che avevamo preparato e che abbiamo fatto volare in cielo sulle note di “Finalmente”, un brano intenso che dà un senso di liberazione.“Esplodono le stelle finalmente…”, canta Virginio, e chissà forse in quel momento ha capito che tutto questo percorso, tutta quella strada è stata, anche per noi, un’esplosione, un’esplosione di gioia.

I Selton hanno animato con la loro musica una delle prime feste estive di Milano.

Estate con i Selton.

La serata Sanset, ospitata alla Terrazza di Via Palestro, è stata organizzata per il lancio di Sanset, cocktail Sanbittèr emblema del tramonto per via del suo colore rosso, caratterizzato da un basso tasso alcolico perchè pensato per l’ora dell’aperitivo. La serata è stata l’occasione per ascoltare la musica dei Selton, band italo-brasiliana che propone una musica dalle sonorità indie pop tropicali, e chiacchierare con loro di estate e musica.

Quale ricordo avete più nel cuore dell’estate?

Probabilmente la chitarra, nel senso che ai tempi della scuola avevamo dei problemi a suonarla (ridono, nda). Estate significa falò e canzoni; gli amici ci chiedevano di suonare questo brano e quell’altro, e noi “no, non lo conosciamo!”. Bella figura, per fortuna c’è Ramiro (gli altri sono Daniel ed Eduardo nda) che è il nostro karaoke, lui sì che le conosce tutte. Poi questa “crisi da falò” è passata, grazie alle ragazze su cui volevamo fare colpo.

Estate è anche sinonimo di concerti, per voi è tempo di “Manifesto Tropicale Summer Tour”.

Il prossimo appuntamento è il 17 giugno a Paestum, poi il 21 al Covo Summer di Bologna e successivamente avremo altre date in altri festival. A fine estate abbiamo un concerto all’Home Festival di Treviso il 30 agosto e l’ultima data, per ora, è il 1° settembre a Marina di Grosseto. Stiamo valutando un tour in Brasile per fine anno, per ora di certo ci sono queste date italiane.

A proposito di Home Festival, non è la prima volta che partecipate…

La terza. Ci torniamo perché è una figata. In Italia ormai già da qualche anno ci sono festival veramente belli e interessanti; oltre a Home Festival citiamo ad esempio il MiAmi, che spacca. Per noi è un’occasione per conoscere altri artisti: ricordiamo un concerto di alcuni anni fa in cui c’eravamo noi, Motta e Calcutta. Ci siamo molto divertiti e lì è iniziato un rapporto che dura ancora oggi.

Estate con i Selton. 1

E quando un cantante si mette dalla parte del pubblico, come vive questi festival?

Lasciandosi sorprendere. Siamo appena stati al Primavera, a Barcellona e, come è successo l’anno scorso, abbiamo scoperto che alcuni artisti sul palco sono esplosivi, molto più di quello che si capisce ascoltando un disco.

A proposito di dischi, i Selton sono al lavoro su un album nuovo?

Abbiamo dei pezzi in cantiere.

Abbinate una vostra canzone a un cocktail da aperitivo.

Luna Riviera è adatta. Ma anche Cuoricinici, un brano che contiene il giusto tasso alcolico.

Tasso alcolico?

Sì, fidati (ridono, nda).

A proposito di cocktail e aperitivi, Sanset è anche Sanset Tour, con serate tra giugno e luglio che propongono musica dal vivo e dj set. Il prossimo appuntamento è per stasera a Catania, con la performance live di Shazami.

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