Il titolo del nuovo disco di Michael Bublè è un cuore. Si legge “Love”, come altrimenti?

"Love", il ritorno di Michael Bublè

Forse non c’erano reali alternative per Michael Bublè, quando ha scelto il titolo del suo nuovo album. Non una parola, ma un cuore. Si legge Love”, e del resto dopo anni difficili in cui Michael e la sua famiglia hanno ricevuto moltissimo amore (uno dei suoi bambini si è ammalato di cancro, oggi sta meglio), come poteva fare una scelta diversa per il suo ritorno alla musica? In più, le sue canzoni pescano a piene mani in un repertorio che fa dell’amore la sua bandiera. È quello dei crooner, da Frank Sinatra in poi.

Michael Bublè la bandiera dei grandi classici interpretati con il cuore la tiene in alto con orgoglio, e con una voce inconfondibile. Ecco quindi anche in “Love”, come già è stato per il passato, qualche inedito e brani immortali, da “When I fall in love” a “Unforgettable”, passando per “La vie en rose”.

Michael Bublè ci presenta “Love”

Come hai scelto le canzoni?

Sto per dire un luogo comune, ma io non ho scelto le canzoni: le canzoni hanno scelto me. Ho sentito versioni di questi brani fatti da altri artisti prima di me, però io ho visto una visione dell’album come un tutt’uno, con un filo conduttore che lega tutte le canzoni e ho puntato a quello.

Cosa le unisce?

Il filo rosso è l’amore in tutto le tue sfumature. “Outliers” è un libro che amo; spiega la teoria del successo secondo il suo autore (Malcolm Gladwell, nda). Così mi è venuta l’idea di raccogliere brani che fossero brevi racconti che esponessero la mia teoria sull’amore, così come nel libro si fa con il successo.

"Love", il ritorno di Michael Bublè 1La tua teoria sull’amore qual è?

Per quanti momenti bui viviamo -e capitano a ognuno di noi- la risposta a tutto è sempre l’amore. Fare il disco è stato terapeutico. Le canzoni che ho inserito mi sono venute in maniera naturale, perché questa è l’essenza di Michel Bublé. In onestà posso dire che non mi interessa se l’album venderà o come si comporterà in classifica. Non è facile per chi lavora con me, ma non voglio confondere chi sono con quello che faccio. Cioè faccio quello che amo, e basta (e continuerà a farlo, dato che ha smentito il ritiro, nda).

Quando ti è tornata la voglia di cantare?

Tutte le canzoni dell’album nascono da un pomeriggio con gli amici, tra pizza e birra. Quando ci siamo stufati dei videogiochi ci siamo messi a suonare. Dopo un po’ sono uscito in giardino, il mio amico Brian fumava una sigaretta: lì gli ho detto che mi ero dimenticato quanto fosse bello fare musica. Sette mesi dopo ero in studio ed era tutto pronto (Michael mostra dal suo cellulare un video con le canzoni di quel pomeriggio casalingo, nda).

Ti dà fastidio l’etichetta del “Bublè natalizio”, quello che arriva con le canzoni da cantare sotto l’albero?

No. Non voglio liberarmi di questa etichetta. Quello natalizio è un periodo così bello… io sono onorato di entrare nelle case delle persone quando c’è amore e c’è famiglia. Prima, devo dire, mi preoccupava la percezione che la gente potesse avere di me, e quindi essere legato al Natale mi impensieriva. In un momento, però, ho capito che non mi devo interessare di quello che la gente pensa di me. Lo stupore incantato dei bambini di fronte al Natale è anche il mio: questo mi piace, è la mia essenza. Sono un ragazzino nel corpo di un quarantatreenne.

E adesso che sei tornato?

Ho bisogno di fare un tour. Verrò anche in Italia il prossimo anno, ma non so quando (Aggiornamento: sul sito ufficiale di Michael le date sono indicate, 23 e 24 settembre al Forum di Milano, nda).

Raf e Umberto Tozzi tornano a cantare insieme nel nuovo brano “Come una danza”. Il 30 novembre sarà pubblicato il cofanetto “Raf Tozzi” e nel 2019 saranno per la prima volta insieme in tour.

Raf Tozzi, dopo il singolo arrivano una raccolta e il tour
Raf e Umberto Tozzi. Foto: © Luisa Carcavale

Sono due pezzi da 90 della musica italiana, che dopo i successi del passato tornano a collaborare tra loro: Raf e Umberto Tozzi, che non hanno una, non due, ma tre novità da comunicare al pubblico.

La prima è l’uscita di una canzone inedita, “Come una danza”, scritta da Raf. Il brano è stato pubblicato in digitale, non è nella tracklist della raccolta “Raf Tozzi” (la seconda notizia), ma potrebbero esserci sviluppi futuri che la riguardano.

Spiega Raf che “Come una danza” “Era già in embrione prima di questa idea di tornare a collaborare con Umberto. Era un abbozzo musicale, successivamente il testo l’ho scritto pensando che dovevamo cantarla insieme, noi due. Ci uniscono tante cose, abbiamo scritto e cantato insieme “Gente di mare”, abbiamo scritto “Si può dare di più”, e siamo anche stati vicini di casa, a Formello. Abbiamo visto crescere i figli uno dell’altro. È stato quasi naturale tornare a lavorare insieme. Prima o poi sapevamo che avremmo avuto l’esigenza di fare qualcosa l’uno con l’altro, di nuovo”.

“Io”, interviene Tozzi, “Credo di dover aggiungere solo che la foto che ci ritrae insieme rappresenti esattamente quello che siamo io e Raffaele: ironia, complicità, stima reciproca, il mondo che abbiamo vissuto insieme dagli anni ’70 a oggi. Questo momento di nuova uninone prima o poi sarebbe dovuto accadere, finalmente è avvenuto e ne sono molto felice”.

Raf Tozzi, il tour

Il discorso così si sposta sulla raccolta e sul tour (in partenza il 30 aprile da Rimini), entrambi portatori sani di canzoni da cantare in coro, o inni se preferiamo: “Senza nulla togliere alle pagine scritte dai colleghi”, precisa Umberto Tozzi, “Noi abbiamo la fortuna di avere dei repertori forti, pensiamo a “Gloria” e a “Self Control”, due titoli che hanno fatto parlare tutto il mondo”.

Nella raccolta è stato tutto rimasterizzato. In particolare, è stata inserita la versione 2o18 di “Gente di mare”, prodotta da Tozzi: “Questo brano lo abbiamo rifatto in maniera essenziale, è ancora un  successo in tutta Europa e meritava di essere riproposto. Lo abbiamo riarrangiato in maniera pulita, con le nostre voci di oggi”.
Il momento dei concerti sarà una vera e propria festa per il pubblico: “Alla scaletta del live non abbiamo ancora pensato”, dice Tozzi, “Ma i brani non saranno in ordine cronologico”. Le canzoni, tutte famosissime, certamente saranno un scrigno di ricordi per il pubblico, anche se è sempre Umberto Tozzi a ricordare che “Abbiamo acquisito nuove generazioni, speriamo di poter vedere anche altri giovani”. E Raf: “Il nostro pubblico è eterogeneo, di certo non ci saranno i fan della trap”.
Ospiti? Ancora presto per dirlo, è tutto ancora in via fi organizzazione. La chiusura spetta a Tozzi: “Ci sarà tanta musica, il resto lasciamo che sia una sorpresa”.

Torna l’appuntamento – il quarto – con i Lupi di Ermal, che con le loro parole cariche di emozioni ricordano il tour appena concluso. In attesa dei nuovi appuntamenti live.

I Lupi di Ermal Fanclub News: #puntata 4
Ermal Meta. Foto: © Impressioni 61

I Lupi di Ermal tornano a raccontare le loro emozioni su Musica361, e lo fanno raccontando un capitolo da poco concluso, che per il pubblico è stato meraviglioso. Il capitolo è quello del tour di Ermal Meta, che intanto sta già lavorando sui prossimi live. Qui ricordiamo con i Lupi le emozioni più recenti, in attesa delle prossime che stanno già aspettando con trepidazione.

Il terzo capitolo del libro di Ermal Meta: il “Non abbiamo armi tour”

Si è da poco concluso il capitolo del “Non abbiamo armi tour”, un capitolo fatto di 39 emozionanti pagine scritte su e giù per tutta l’Italia, e sono già impazienti le pagine bianche che accoglieranno il tour nei teatri a partire da febbraio 2019.

Ogni data è stata unica, piena dell’amore che Ermal trasuda per la sua musica e per la sua gente, è stata un tripudio di colori, emozioni, mani alzate, piedi in movimento, parole urlate e sussurrate.

I Lupi grazie anche ai gruppi regionali hanno organizzato fan action sempre diverse e fantasiose cercando di stupire ogni volta quei due “occhi profondi” lassù sul palco, riuscendo sempre a strappare un sorriso, una lacrima, un grazie sentito.

È stato un tour lungo e articolato ma Ermal e la sua fedele band sono stati instancabili, non hanno mostrato nessun segno di cedimento nonostante i chilometri, il caldo, i ritmi forsennati. Si sono sempre presentati su quel palco data dopo data con rinnovata energia, quella raccolta da migliaia di cuori che vanno insieme a tempo e quella che trovi solo quando stai realizzando il sogno di una vita e fai quello per cui sei nato… ed Ermal è nato per fare la rockstar!

E la luce nuova che ha negli occhi basta a far capire quanto abbia aspettato questo momento, quanto ci abbia lavorato e sperato.

Fortunatamente il suo anno sabbatico pare sfumato al momento, lo lasciamo riposare qualche mese (ma sappiamo che non lo farà!) e lo aspettiamo a teatro dove i suoi pezzi si vestiranno della magia del quartetto d’archi Gnu Quartet, e sarà un capitolo strepitoso.

Anno sabbatico addio: Ermal Meta, concluso un tour di grande successo, non si ferma. Anzi, sarà impegnato ai prossimi MTV Ema come inviato e poi, dal prossimo 2 febbraio, sarà in tour nei teatri con gli GnuQuartet.

Ermal Meta, da MTV Ema al tour nei teatri
Ermal Meta. Foto: © Andrea Brusa

“Finchè ce n’è vado avanti”. Niente più anno sabbatico per recuperare energie e raccogliere le idee, per Emal Meta. Che nell’ultimo anno ha pubblicato un album (“Non abbiamo armi”), vinto il Festival di Sanremo con Fabrizio Moro, partecipato all’Eurovision Song Contest, fatto un tour in cui la parola sold out è apparsa molto spesso. Staccare sarebbe stato fisiologico, e invece no.

La notizia più recente lo dà inviato speciale o ambassador che dir si voglia ai prossimi MTV Ema del 4 novembre (in diretta da Bilbao su MTV, canale 130 di Sky, dalle 20 per il red carpet e alle 21 per lo show), pronto a raccontare con Yuri Gordon i segreti e il backstage del premio di MTV.

Il 2019, poi, si aprirà per Ermal Meta il 2 febbraio con la prima data del tour in teatro con i talentuosi GnuQuartet, quartetto d’archi e flauto che però suona “Più come una band, che sa anche tirare fuori un’attitudine rock”, parola loro. In 24 ore la data del 2 febbraio al Teatro degli Arcimboldi di Milano è andata sold out, giusto per non perdere il “vizio” (seguono poi Napoli il 4 febbraio, Pescara il 5 e via via per i teatri d’Italia fino al 24 marzo con la chiusura a Torino).

Ermal Meta, da MTV Ema al tour nei teatri 1
Ermal Meta. Foto: © Rosa Piserà

“Sono molto felice”, spiega Ermal Meta, “Da tre anni vivo nel modo in cui volevo vivere e cerco di farlo 24 ore su 24, perché ritengo sia giusto così. Probabilmente ho un debito con la fortuna, e lo ripago mettendo tutte le energie in quello che faccio”.

L’idea di suonare nei teatri gli frullava in testa da un po’, poi l’incontro con gli GnuQuartet (che hanno pubblicato sei album e collaborato a numerosi lavori discografici, colonne sonore e sigle tv) e la sintonia che hanno trovato ha portato alla concretizzazione del progetto.

“Negli ultimi tre anni non mi è mancato niente ma se devo fare il pignolo – e lo sto facendo – è mancata l’escursione dinamica sul palco da 2 a 127: fatta in un teatro ti permette di godere a pieno della musica che stai facendo. Si crea un cambiamento di ritmo incredibile, come se quelle che ascolti fossero le onde del mare. Sono contento già solo di immaginare questa cosa, perché stiamo iniziando a lavorare solo adesso sulle canzoni. O meglio, gli arrangiamenti li faranno gli GnuQuartet: abbiamo selezionato una trentina di brani più un paio di cover che credo saranno dei Muse e dei Radiohead e alcune canzoni di La fame di Camilla, in modo da poter cambiare in parte la scaletta di ogni concerto”.

Il cambiamento è qualcosa che nella vita artistica di Ermal non è mai mancato: “Non ho mai cercato di ostacolarlo perché nella stagnazione sia emotiva sia del pensiero non c’è niente di buono. La vita è come una scatola piena di cose, non puoi scartare quelle che non ti piacciono ma devi prenderle tutte”.

Ermal sul palco canterà e suonerà, “Chitarra acustica, pianoforte, drum machine e synth. Qualche anno fa lo facevo già, davanti a 10 o 12 spettatori. Mi gasa ritrovarmi in questa situazione e non vedo l’ora. Con la musica bisogna giocarci, se no non ti diverti granché”. Altra cosa certa, “In qualche modo questo tour verrà documentato, non ho ancora pensato se con un cd o con un dvd”.

Insomma, a fermarsi Ermal non pensa proprio (anche se esclude una nuova partecipazione a Sanremo: “No di sicuro, non scherziamo”): “Forse sono strano, ma a stare fermo mi annoio. Magari mi prenderò una pausa dopo questo tour, adesso mi andava di fare una cosa diversa. Volevo rallentare dal punto divisa sonoro. Sono un musicista e ho sempre la chitarra in mano, non riesco a fermare i pensieri e questo mi porta a suonare, mi piace farlo e vado avanti”. Finché ce n’è.

Per questo nuovo appuntamento con i fan di Virginio ci buttiamo nel passato, ricordando come il fanclub ufficiale ha vissuto il compleanno di Virginio, alcuni anni fa. Sempre con tanta emozione, ma anche molto altro.

Virginio Fanclub news: puntata #4
La festa di compleanno di Virginio a Fondi, nel 2015.

Il nuovo appuntamento con il Virginio Official Fanclub per la quarta volta ci racconta un momento intenso, questa volta andando tra il privato – il compleanno di Virginio – e il pubblico – i festeggiamenti nella scuola che frequentava da ragazzino. Un momento di amarcord, certo, ma anche il racconto di come la musica faccia concretamente qualcosa per le persone. Non dimentichiamolo mai.

1° febbraio 2015
Sono passati un po’ di anni e il nostro fanclub è cresciuto ancora. Tanti nomi e tanti volti nuovi tutti uniti dalla stessa passione.

Anche quest’anno, come ogni anno, si avvicina il compleanno di Virginio (il 31 gennaio, ndr) e il fanclub si sta preparando con una sorpresa che possiamo dire unica. L’idea nasce quasi per gioco. Ma è una bella idea, una bellissima idea che tutto il fanclub abbraccia. Avevamo sentito dichiarare da Virginio in un’intervista che il più bel regalo che lui avrebbe desiderato ricevere era quello di poter far felice qualcun altro.

Proprio da questa dichiarazione nasce l’idea di raccogliere una somma di denaro e di destinarla a qualche ente legato in qualche modo a Virginio. Ma a chi? A chi possiamo fare un dono così particolare?

Pensando alle varie possibilità ci ricordiamo che Virginio nella sua città natale, Fondi, ha frequentato la Scuola Media “G. Garibaldi” con indirizzo musicale. Ma allora perché non contattare la scuola e organizzare un incontro con i ragazzi dell’indirizzo musicale e donare loro degli strumenti nuovi?
Quale miglior modo di far felice Virginio se non quello di dare possibilità a giovani musicisti di inseguire il loro sogno?

Ma come poter organizzare il tutto in maniera sorprendente? Le idee e la voglia di fare non ci mancano. Vogliamo che questo sia un incontro davvero sorprendente e che rimanga nel cuore di Virginio oltre che in quello di ognuno di noi. E vogliamo anche che sia l’inizio di un appuntamento annuale.

Ci serve un gancio… sì, ci serve un gancio perché Virginio non deve assolutamente sapere nulla. Tutto viene preparato in gran segreto. Vogliamo che Virginio al suo arrivo nel luogo dell’incontro venga accolto dalla sua musica e vogliamo che questa “musica” venga eseguita da giovani musicisti del territorio. Chi può aiutarci in questa folla idea? Ma Virginio da ragazzo quando era a Fondi con chi suonava? Con chi cantava? Si prendono i contatti… tutti abbracciano la nostra folle idea.

I tempi ci sono, manca qualche mese al compleanno di Virginio, abbiamo il tempo per organizzare tutto per bene. Ci siamo, arriva il giorno tanto atteso. Siamo tutti emozionati e tesi. Virginio non sa nulla… sarà felice di questa sorpresa? Ma non possiamo più tornare indietro!

Il Fanclub, così, nel cuore della città di Fondi, a due passi dal Castello medievale, nell’elegante Palazzo Caetani, ha accolto a sorpresa Virginio che pensava di andare a visitare una mostra. Entrando nel Palazzo, infatti, Virginio si è trovato in una sala gremita di fan provenienti da tutta Italia ed accolto da giovani musicisti della sua città (Francesco De Simone, Lorenzo Carroccia, Gabriele Faiola, Gianluca Cavaiola, Alessandra Mosconi della Scuola di Musica ARS) che hanno eseguito “Limpido”, brano scritto per la grande Laura Pausini che in quel periodo era in rotazione radiofonica in tutto il mondo.

Virginio Fanclub news: puntata #4 1
Un momento della festa con e per Virginio.

L’incontro a sorpresa era stato preparato nei minimi dettagli. Momenti ricchi di emozione anche durante la lettura, da parte di una Virginauta, di una lettera di auguri di buon compleanno. All’incontro poi hanno partecipato gli alunni, i docenti e la preside della Scuola Media alla quale è stato fatto il dono degli strumenti. Momenti pieni di significato anche durante le domande poste al cantautore da parte dei giovani alunni della sezione musicale.

Continue sorprese per Virginio che ha assistito anche alla dedica di una sua canzone che il Fanclub ha voluto fare ai ragazzi della scuola media. E così è stato eseguito dai giovani musicisti dell’ARS il brano “Sei”, brano al quale tutto noi virginauti siamo legati per il significato, nel quale, appunto, si mette in risalto l’importanza di essere sé stessi, sempre, per poter essere felici.  A sorpresa poi, come dono per i suoi fan, Virginio ha eseguito accompagnato alla chitarra da Sandro Sposito “Halleluja” e poi al piano “Davvero”, “Limpido” e “Dove resto solo io”, altro brano scritto per Laura Pausini.

Vedere il viso sorpreso di Virginio e anche la sua commozione per ciò che eravamo riusciti ad organizzare è stato per noi il più bel gesto di affetto che potessimo ricevere. Ma da allora la cosa più sorprendente è che il compleanno di Virginio è diventato un appuntamento annuale per poter unire musica e sociale.

Ecco alcune chicche raccolte durante la conferenza stampa di Andrea Bocelli per il lancio del suo nuovo album “Sì”. Un disco ricco di tanti nomi importanti del mondo della musica, e con un esordiente speciale: Matteo Bocelli, figlio di Andrea

Andrea Bocelli, tra pochi giorni potremo ascoltare "Sì"

Quando Andrea Bocelli canta lo fa in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo e cinese: in tante lingue verrà pubblicato il prossimo 26 ottobre “Sì”, il  suonuovo album di brani pop inediti. Il disco conterrà 12 canzoni più 4 bonus track che celebrano l’amore, la famiglia, la fede e la speranza.

“Sì” arriva 14 anni dopo “Andrea”, il tuo ultimo – finora – album. Con i tempi attuali della discografia, una voragine.

Non è facile trovare canzoni belle, degne di occupare il tempo delle persone. In 14 anni abbiamo collezionato questi brani, scegliendoli con cura. Poi non è stato semplice trovare il titolo del disco. Un giorno mi ha chiamato mio figlio Amos e mi ha suggerito “Sì”, la parola di cui oggi c’è veramente bisogno. È una parola bella, funzionale, positiva, che allarga il cuore perché tutti vorremmo sentirci rispondere sì in amore, quando chiediamo di aprire una finestra in casa, o quando domandiamo qualcosa alla pubblica amministrazione.

Tu sei uno degli alfieri dell’Italia nel mondo, come ti senti con un nuovo disco in mano?

Canto da quando sono nato, lavoro da parecchi anni, ma non mi piace pensare tanto a quello che ho fatto perché è ancora il momento di guardare avanti. Spero di avere ancora un po’ di tempo per fare altra musica.

Nel disco ci sono autori come Tiziano Ferro, Riccardo Del Turco (sì, proprio quello di “Luglio”, nda), Raphael Gualazzi: come li hai scelti?

Io ho scelto più le canzoni che gli autori, quando si fa arte l’amicizia va messa da parte.

Com’è andato l’incontro con Dua Lipa ed Ed Sheeran?

Con Ed Sheeran è successa una delle cose più esilaranti degli ultimi anni. Di lui ho grandissima stima, sia artistica sia umana. Ed voleva cantare questo duetto con me e io ho accettato (il testo di “Amo soltanto te” è scritto da Tiziano Ferro, la musica è di Matt Sheeran, fratello di Ed che è un musicista classico, nda). Mi ha mandato la canzone a casa e io l’ho cantata come mi sembrava meglio. Dopo qualche giorno, Ed è arrivato da me perché non gli piaceva come l’avevo fatta. Io non volevo cantarla come un tenore ma lui era determinatissimo, voleva che la interpretassi così. Ed è un artista autentico, e mi ha colpito il fatto che abbia preso un volo da Londra per venire a casa mia a spiegarmi la sua idea. Dua Lipa (che canta “If only (qualcosa più dell’oro)”, nda) invece non l’ho conosciuta, duettare con lei è stato un suggerimento della casa discografica: il brano ci ha guadagnato, lei ha proprio cantato in maniera ispirata.

A giugno Sheeran è in tour in Italia. Tu che impegni hai?

Non conosco il mio calendario, ma se sono da queste parti vedremo…

Cosa ci dici di Tiziano Ferro, autore del testo di “Amo soltanto te”?

Lui è stato bravissimo a entrare nel brano. Non si tratta di metrica, anche se tutti conosciamo la bravura di Tiziano nello scrivere, ma di sensibilità. Lui ha capito quello che serviva.

In “Vertigo”, scritta e suonata da Raphael Gualazzi, canti più da Gualazzi che da Bocelli.

Ho sentito la canzone e ho capito che era lontana dal mio mondo, però mi piaceva. L’unica soluzione era fare meglio che potessi quello che aveva fatto Raphael, cantando alla Gualazzi.

C’è praticamente tutta la tua famiglia in questo album.

A Matteo un bel giorno è venuto in mente di cantare, non lo aveva mai detto. Si vergognava a farlo davanti a me. Credo che lui abbia quello che non si insegna; quello che si insegna gli manca ancora un po’. Si è iscritto al conservatorio perché gli ho detto che le cose si fanno per bene, intanto abbiamo provato. In tutta onestà mi sembra ben riuscito quello che ho fatto. Amos, invece, suona il pianoforte.

C’è la fila di cantanti che vogliono cantare con te…

No, non c’è la fila di cantanti che vogliono cantare con me, specialmente nel pop. Se si entra nel loro repertorio invece è più facile collaborare.

Ciliegina sulla torta, ricordiamo che nei cinema dal 31 ottobre si potrà vedere il lungometraggio live action “Lo schiaccianoci e i quattro regni”, di Disney. La canzone che accompagnerà i titoli di coda sarà “Fall on me”, duetto tra Andrea Bocelli e il figlio Matteo, autore anche del brano insieme a Fortunato Zampaglione.

Andrea Bocelli parla di Michael Bublè: hai visto il video?

Michael Bublé dice addio alla musica.. ecco la reazione di Andrea Bocelli.Grazie a Nico Donvito per il video

Pubblicato da Musica361 – Il Giornale della Musica su Lunedì 15 ottobre 2018

Valerio Scanu presenta “Dieci”, il nuovo album che vuole festeggiare la sua carriera. L’intervista è stata fatta durante un incontro con i fan, in cui Valerio ha fatto ascoltare alcuni brani dal vivo

Valerio Scanu, "Dieci" è l'amore
Valerio Scanu. Foto: © Fabrizio Cestari

“Dieci” di Valerio Scanu è un disco che parla d’amore, inteso non solo come sentimento che ci lega a un’altra persona ma anche come l’attitudine da cui scaturisce la nostra visione del mondo. “Dieci” è un bell’album che festeggia i 10 anni di carriera, appunto, di Valerio Scanu.

Ma iniziamo col dire che lo stesso giorno sono stati pubblicati il tuo “Dieci” e quello (“10”) di Alessandra Amoroso.

Infatti mi sono un po’ arrabbiato (dice ridendo Valerio, nda). Alessandra ha comunicato il titolo prima di me, qualche fan più acceso di altri mi ha dato del “copione”. Siamo entrati lo stesso giorno ad Amici, sono 10 anni che facciamo entrambi musica, quindi… Onestamente se il titolo l’avessi comunicato io prima di lei per un minuto avrei pensato la stessa cosa, ma uno può scegliere il titolo due settimane prima dell’uscita del disco? No, ci sono troppe cose da fare, basti pensare solamente al tempo che ci vuole per realizzare la grafica.

10 anni di carriera e solo 28 d’età. Sei giovanissimo, ma quanti anni ti senti dentro?

Mah, non so. A 8 anni a La Maddalena ho cantato in piazza per la prima volta. A 12 anni avevo vinto Bravo bravissimo. Ho scritto due autobiografie. La prima (“Quando parlano di me”, del 2010) è stata scritta sull’onda del tritatutto di quel periodo. La seconda, “Giuro di dire la verità – Dalla A alla Zia Mary”, mi è stata chiesta. Però non sono uno scrittore, questo libro non è un’opera letteraria, è un testo leggero scritto perché avevo delle cose da raccontare.

Amici: che effetto ti fa ripensarci?

Abitualmente non mi riguardo molto. I video di Amici invece li conosco a memoria. In quelle immagini vedo un ragazzo che fondamentalmente è lo stesso di oggi, solo che adesso ho un bagaglio più grande di esperienza e di vita.

“Dieci”  è un disco d’amore

I nuovi brani parlano d’amore, inteso verso se stessi, verso gli altri e anche verso il mondo che ci circonda. Come sono nate le canzoni?

Ho voluto affidarmi a giovani e grandi autori, io ho collaborato solamente a scrivere una delle nuove canzoni (“Dannata distanza”, nda). Volevo fare la mia musica ma con il loro punto di vista, per cui non ho dato indicazioni specifiche sul genere musicale o sull’argomento. Volevo solo che il disco parlasse d’amore perché questo sentimento è il motore di tutto.

Tra gli autori dei nuovi brani c’è anche Pierdavide Carone, che aveva scritto “Per tutte le volte che” con cui hai vinto il Festival di Sanremo. Ci spieghi quel “in tutti i luoghi, in tutti i laghi” diventato un tormentone?

Facciamolo spiegare a Pierdavide (Valerio ride e Carone se la cava così: “In Puglia non ci sono laghi, il testo era molto immaginifico. Era tutta una metafora, intendevo dire che per l’amore non importa il luogo)”.

Come ogni anno, Valerio è al lavoro per preparare il consueto concerto natalizio. L’appuntamento con “A Christmas Carol” è per sabato 15 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Infine, uno sguardo a come sta andando il disco: bene. Valerio Scanu e Alessandra Amoroso con i loro rispettivi album sono volati in testa alle classifiche. Due 10 e lode.

I Reik sono delle superstar che, dopo 14 anni di carriera, si affacciano nelle nostre playlist che sanno sempre più di musica latina. L’ultimo singolo “Amigos con derechos” lo cantano con Maluma. E chissà cosa bolle in pentola con Riki…

Reik, intervista alla band di "Amigos con derechos"
I Reik con, in piedi, Maluma

I Reik sono un trio messicano con 14, 15 anni di carriera alle spalle. Potremmo definirli una boyband, perché è un gruppo composto di soli ragazzi, Jesús Navarro, Julio Ramírez e Gilberto “Bibi” Marín, ma come ci hanno detto non è proprio così. Il genere che propongono sa di urban e di romantico, genericamente per noi ricade nel grande contenitore del latin pop.

Sono delle star nel mondo della musica latina, il loro singolo “Me niego” cantato con Ozuna e Wisin è stato certificato disco di diamante negli Stati Uniti. I Reik sono arrivati in Italia con l’umiltà di chi, qui, non è ancora così popolare, anche se i numeri cominciano a farsi importanti: “Me niego” globalmente ha superato i 647 milioni di visualizzazioni su YouTube (al momento in cui scrivo), in Italia il singolo è certificato disco d’oro. Il nuovo brano dei Reik (più di 4 milioni di follower su Twitter e e 1,1 milioni su Instagram) è “Amigos con derechos”, che cantano insieme alla superstar Maluma: situazione su YouTube, sfondato il tetto degli 81 milioni.

Questi ragazzi, sulla trentina, sorridenti e cordiali, sono di un’umiltà e di una gentilezza che è giusto sottolineare.

Reik: l’intervista

Presentateci “Amigos con derechos”.

È una canzone più casual – se possiamo dire così- rispetto a quelle che cantiamo abitualmente, perchè siamo entrati un po’ nello spirito di Maluma. Parla del fatto di cogliere l’ottimo e viverlo, come capita ai due amici che vedete nel video e che vivono una storia d’amore inaspettata, a Las Vegas.

Di solito il genere che proponete qual è?

Facciamo canzoni romantiche, dal sound latino ma anche urban. Siamo aperti alle contaminazioni e alle influenze di generi musicali diversi.

Sappiamo che vi siete incontrati con Riki, com’è andata?

Lo abbiamo incontrato in studio. Per ora ci stiamo conoscendo, ci siamo divertiti, abbiamo chiacchierato e siamo usciti a cena. Speriamo di fare qualcosa con lui, che ci è sembrato simpatico e pieno di talento.

Quali progetti avete riguardo l’Italia?

Ci piacerebbe moltissimo suonare qui. Per ora abbiamo conosciuto Riki, iniziamo adesso a presentarci nel vostro paese e vediamo cosa riusciremo a fare in futuro. Ma certamente fare dei concerti qui è uno dei nostri obiettivi, e speriamo che non sia in un futuro così distante.

Come si tiene la barra dritta dopo 15 anni circa di carriera in una band?

I Reik sono uniti dal rispetto reciproco e da un obiettivo comune che è la musica. Per far funzionare le cose la comunicazione è fondamentale, noi ci parliamo molto. Non ho velleità soliste (precisa Jesús, la voce della band, nda). È facile dire “tu canti, perché non fai da solo?”. Ma se non fossi stato nel gruppo non sarei qui adesso.

Come siete cambiati nel corso degli anni?

Innanzi tutto siamo cresciuti davanti al pubblico, abbiamo iniziato che avevano 17, 20 anni. È un modo pazzesco di crescere, ma per fortuna abbiamo alle spalle famiglie forti e radici salde, questo ci ha aiutati a condurre una vita il più normale possibile. Non siamo mai stati una boyband nel senso comune che diamo alla parola, non ci siamo mai esibiti con coreografie. Ci piace la musica urban (e anche il reggaeton) e il sapore dell’album che stiamo scrivendo prevalentemente sarà questo, ma non sappiamo se lo pubblicheremo nel prossimo futuro. Vogliamo collaborare anche con artisti che niente hanno a che fare con i generi che apprezziamo: ad esempio, siamo affascinati dagli artisti trap. Sappiamo che qui in Italia al momento va forte.

Reik: guarda il video di Amigos con derechos feat. Maluma

Il nuovo disco di Alvaro Soler, “Mar de colores”, è il secondo della sua carriera: sembrerebbero di più, visti i successi collezionati. Eppure c’è chi lo considera ancora solamente un one hit wonder. Sbagliando.

"Mar de colores", il secondo album di Alvaro Soler
Alvaro Soler: foto © Ben Wolf

Di debunking si sente parlare sempre più spesso. Si tratta di un procedimento di indagine e accertamento dei fatti che smonta le bufale. Non che esista un vero debunking parlando di musica perché non si leggono fake news eclatanti, ma qualche notizia inesatta (o che viene fraintesa) a volte gira. Fatta questa premessa, ci siamo divertiti comunque a smontarne qualcuna che riguarda Alvaro Soler, verificando i fatti in base a quello che ha detto quando è passato a Milano a presentare il suo nuovo disco “Mar de colores”.

Dicono che sei un one hit wonder, un cantante destinato ad avere una sola hit e poi… nulla.

Dopo “El mismo sol”, “Sofia”, “Libre”, “Yo contigo tu conmigo”, “La cintura”, non so cos’altro devo fare per dimostrare che non è così, quante altre canzoni devo scrivere (ride, e in effetti i numeri parlano di più successi internazionali, nda)?! Aggiungo che il mio obiettivo è far sì che le persone conoscano tutte le canzoni di un mio disco, non solo i brani più famosi passati dalle radio, perché quando faccio un concerto non canto solo i singoli ma tutte le canzoni di un album. So che su questo devo ancora lavorare (a proposito, il 9 maggio dell’anno prossomo Alvaro Soler sarà in concerto al Forum di Milano, nda).

Scrivi e canti solo canzoni allegre.

No. Scrivo anche brani più malinconici e riflessivi perché le persone si possono riconoscere anche in canzoni tristi. Nel mio ultimo disco una delle tracce che preferisco è “Nino perdido”, che non è una di quelle allegre e spensierate. I miei genitori, anni fa, mi sentivano suonare il pianoforte a casa e mia mamma mi diceva che avrei dovuto comporre una canzone al piano. Finalmente l’ho fatta, è proprio “Nino perdido”, ed è successo che il testo mi sia venuto in mente contemporaneamente alla melodia: questo fatto non si verifica sempre. Però, certo, l’allegria serve: portare un po’ di spensieratezza alle persone è il regalo più grande che mi ha fatto la musica.

Parli un sacco di lingue.

Sì, ma nessuna bene. Sono tornato in Italia dopo un po’ di tempo e mi sto riabituando a usare la lingua. Ogni tanto mi sfugge la grammatica (questa è un’autobufala, se possiamo definirla così: l’italiano di Alvaro è sempre ottimo, nda).

“Una parola in meno” è il nuovo singolo del cantautore Donato Santoianni, una dedica e un ringraziamento a suo nonno.

Donato Santoianni pubblica "Una parola in meno" nel giorno della Festa dei Nonni

Il 2 ottobre si celebra la Festa dei Nonni. Quest’anno c’è una canzone in più con cui accompagnare questa ricorrenza: è un brano intimo ma universale al tempo stesso, “Una parola in meno”, scritto e interpretato da Donato Santoianni, realizzato nello studio Nuova Gente di Gianni Bella e prodotto e arrangiato da Adriano Pennino.

È un ritorno importante quello di Donato Santoianni, dopo la pubblicazione lo scorso anno dei brani “Voglio vivere di musica” e “Il turno infrasettimanale” (molto bello): “Ho pensato fosse giunto il momento di far ascoltare qualcosa di nuovo, in attesa del nuovo album”. E di farlo in una data simbolica come quella della Festa dei Nonni.

“Una parola in meno” è un brano estremamente intimo, che hai scritto come dedica e ringraziamento a tuo nonno.

Solitamente nelle canzoni metto tanto del mio vissuto personale ma lo faccio in modo velato. Questa volta non è così, probabilmente perché questa canzone l’ho scritta spinto dall’istinto del momento e dalla perdita di mio nonno. Credo si capisca il messaggio che do, che chi ascolta può attribuire a qualunque persona importante della sua vita che è venuta a mancare.

“Una parola in meno” è un ringraziamento per i gesti, che insegnano più delle parole?

Con questa canzone volevo dare un’idea di concretezza: mio nonno, come tanti anziani della sua generazione, ha visto la guerra e ha vissuto tempi durissimi; era una persona molto schiva e riservata. Dimostrava i suoi sentimenti con piccoli gesti o un sorriso, non esprimeva il suo affetto a parole, non era espansivo ma quelle piccole attenzioni un po’ più affettuose, segnali e insegnamenti disseminati nel tempo hanno lasciato un segno importante in me. Oggi abbiamo la tendenza a condividere tutto con tutti, in maniera anche eccessiva; dovremmo invece condividere una parola in meno e un gesto in più.

Cosa ti hanno lasciato i tanti “gesti in più” di tuo nonno?

I suoi valori. E poi, mio nonno era molto legato alla sua storia e a quella del suo paese. A volte mi dico “Fossi nato prima”, poi penso “Bravo, voglio vederti durante la guerra”.

“Fossi nato prima” sarà il titolo del tuo prossimo album. Quando è prevista l’uscita?

Non è stata fissata, ma dovrebbe arrivare entro fine anno.

Donato Santoianni pubblica "Una parola in meno" nel giorno della Festa dei Nonni 1Come si lega “Una parola in meno” al resto delle canzoni di quest’album in arrivo?

Quello che unisce in un certo senso tutti i brani è il pensiero “Fossi nato prima”, declinato in diverse sfaccettature. Mi piacerebbe ci fosse un recupero di alcuni valori e attitudini di un tempo, cito i Beatles come Marco Tardelli e i Mondiali dell’82. Sento la nostalgia di alcune figure di ieri, di personaggi storici o popolari che rappresentavano valori umani o di italianità. Se c’è un fil rouge nell’album è questo.

Facciamo un passo indietro: da giovanissimo hai pubblicato l’ep “Swinging Pop” in cui reinterpretavi in chiave swing canzoni di artisti famosissimi come Michael Jackson o Laura Pausini. Cover, dunque. Visto che sei cantautore, consideri “Fossi nato prima” il tuo primo album?

Capita di dover fare o accettare scelte diverse quando si è molto giovani, quando si ha una consapevolezza artistica minore di quello che si è o che si vorrebbe diventare. “Swingin Pop” è stato un disco di passaggio, che mi ha portato a essere presente a eventi importanti come i Wind Music Awards, ma a livello di valore artistico non ho in mano niente derivato da quel disco.

Aspettiamo “Fossi nato prima”, allora.

Spero di avere presto anche l’occasione di suonarlo dal vivo.

In attesa dell’album ricordiamo che “Una parola in meno” sarà disponibile negli store digitali e nelle principali piattaforme streaming a partire proprio dal giorno della Festa dei Nonni, il 2 ottobre.

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