Il 27 settembre prossimo arriverà negli Stati Uniti il film “Judy”, con protagonista Renée Zellweger. La colonna sonora ci regala due chicche, i duetti tra l’attrice, Sam Smith e Rufus Wainwright

"Judy", Renée Zellweger canta con Sam Smith e Rufus Wainwright
Renée Zellweger interpreta Judy Garland nel biopic “Judy”, in arrivo la colonna sonora

“Judy” è il film, in uscita negli USA il 27 settembre e in Italia il prossimo 9 dicembre, che ha per protagonista Renée Zellweger. Lei resterà sempre un po’ Bridget Jones nel cuore dei fan dell’inglesina pasticciona, ma siamo sicuri che riuscirà a lasciare il segno anche nel ruolo di “Judy”, intesa come la stella di Hollywood Judy Garland. La pellicola si basa sulla vera storia degli ultimi concerti da lei tenuti a Londra alla fine degli anni ’60.

Ricordate Judy Garland? Attrice in film come “È nata una stella”, è stata Dorothy nel “Mago di Oz”, ballerina e cantante, nonché madre di Liza Minnelli. La colonna sonora del film a lei dedicato contiene due chicche.

Renée Zellweger canta con un artista di primissimo piano come Sam Smith uno dei brani più amati della Garland, “Get happy”. Ma non basta, dato che nella colonna sonora appare anche Rufus Wainwright, con cui l’attrice ha duettato registrando quella che dicono sia una bellissima interpretazione di “Have yourself a merry little Christmas” – brano che ci proietta in pieno clima natalizio e, non ce ne voglia Renée, per ora ci fa pensare agli improbabili maglioni sfoggiati da Marc Darcy in “Il diario di Bridget Jones”. Certo che a vederla nei panni della Garland, fin dal trailer del film, lascia davvero stupiti e ci porta sicuramente in un altro mondo.

Come sono nati i duetti di “Judy”?

Sam Smith è da sempre fan di Judy Garland, nonché amico di Renée Zellweger: “Quando avevo 17 anni ho realizzato un progetto su Judy Garland per i miei studi cinematografici. Mi sono trovato immediatamente immerso nella magia di Judy e della sua storia incredibilmente coraggiosa. È rimasta una delle icone della mia vita. È stata una donna estremamente sincera: la vulnerabilità e l’onestà nella sua arte mi fanno ancora venire la pelle d’oca. È stato davvero un onore cantare con Renée. Nessuno avrebbe potuto interpretare Judy come lei, ed è un privilegio cantare con lei, e in un certo senso, con Judy. Spero che tutti adorino il film tanto quanto me”.

Dal canto suo, chi meglio di Rufus Wainwright avrebbe potuto partecipare alla colonna sonora? Il suo album dal vivo “Rufus does Judy at Carnegie Hall” gli è valso una nomination ai Grammy Award. “Judy Garland è stata una presenza costante nella mia vita. “Il mago di Oz” era uno tra i film che più amavo da piccolo. È bello tornare e osservarla di nuovo nell’interpretazione di Renée e attraverso questo meraviglioso duetto con lei”.

“Judy” contiene le interpretazioni di Renée Zellweger dei brani più popolari della Garland, canzoni tra le più iconiche nella storia del cinema e del teatro, tra cui “For once in my life” e la famosissima “Over the rainbow”.

La data di pubblicazione della colonna sonora, come dicevamo il 27 settembre, non è stata scelta a caso: quel giorno, infatti, cadono i 50 anni dalla morte dell’attrice e gli 80 anni da quando ha girato giovanissima “Il mago di Oz”.

GionnyScandal pubblica il nuovo album “Black mood”, un disco che apre il suo nuovo capitolo musicale: con lui per la prima volta sbarca in Italia l’onda dell’emo trap

È di moda: GionnyScandal, emo trap con "Black mood"

GionnyScandal è il primo a portare l’emo trap in Italia, con sonorità uniche: lo fa con il nuovo disco “Black mood” (umore nero), in cui parla senza reticenze anche della depressione con cui convive da un po’ di anni.

Il lavoro sulle nuove canzoni è iniziato un anno mezzo fa, e il risultato è un disco in cui si sentono tutte le influenze pop punk ed emo di GionnyScandal, e anche sonorità che riecheggiano il suo passato in una band. I testi rispecchiano il suo percorso personale e il malessere con cui combatte, raccontati in maniera personale e profonda.

Emo, tre lettere che nascondo quale mondo?

Io arrivo dal genere emocore, che ho unito all’hip hop per fare qualcosa di diverso che in Italia non c’era. Dal pop rap sono passato all’emo trap, con questo disco ho cambiato genere.

Cosa caratterizza l’emo trap?

Non basta suonare una chitarra, cosa che io ho fatto; devi aver suonato in una band per poter aggiungere emo a un’altra parola. Devi aver vissuto gli anni 2000. I testi dell’emo trap sono complicati. Io sono mega malinconico, sono un emo vero.

Dici di essere il primo a fare emo trap in Italia…

Con tutto il rispetto, Zoda e Side Baby spaccano, ma la loro non è emo trap. Non voglio essere a tutti i costi il pioniere di un genere, dico di essere il primo perché è vero: sono stato preso in giro fino all’altro giorno per quello che facevo, so quello che dico. Questa è la nuova wave.

Dici che questo è il tuo disco più personale.

È tutto vero al 100% senza filtri. Ho voluto spiegare come mi sento davvero, sono stufo delle cose fatte a tavolino. Perché devo dire che sto bene e che tutto è bello quando non è così? Molte persone oggi sono depresse, soprattutto per colpa dei social secondo me (cyberbullismo e usi di questo tipo, ovviamente sono anche utili per farsi conoscere come artisti). Io però ho parlato di me, e scrivere le canzoni su queste tematiche ‘sad’ mi è stato d’aiuto.

Dopo l’instore tour, in partenza domani 6 settembre, GionnyScandal sarà impegnato in alcuni concerti in Europa (la prima data il 26 ottobre ad Amsterdam) e poi nel tour italiano che partirà da Napoli il prossimo 7 novembre.

GionnyScandal: guarda il video di “Ti amo ti odio”

Eugenio in Via Di Gioia sono una band particolare. “Natura viva” è il loro nuovo album

Eugenio in Via di Gioia, quando è "Natura viva"
Eugenio in Via Di Gioia. Foto: © Giorgia Mannavola

“Natura viva” è l’ultimo lavoro degli Eugenio in Via di Gioia, band particolare composta da un gruppo di creativi capaci di immergersi in progetti diversi ma accumunati dallo stesso principio: la comunicazione.

Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo di Gioia e Lorenzo Federici tra le altre cose sviluppano percorsi formativi sulla creatività per i ragazzi delle scuole superiori e partecipano spesso a iniziative di divulgazione scientifica; all’inizio di quest’anno sono stati ospiti come resident band nella trasmissione Beati Voi su Tv2000.

“Le nostre canzoni in qualche modo sono urbane”, spiegano gli Eugenio in Via di Gioia, “Perché l’ispirazione ci viene dal fatto che suoniamo per strada, in orari anche assurdi per non attirare troppo l’attenzione. Usiamo effetti particolari, campioniamo suoni in giro per la città – sia della natura sia urbani – per usarli nelle canzoni, cosa che abbiamo fatto in particolare in questo disco. Abbiamo “suonato” anche dei giocattoli e della frutta (con la tecnologia si può fare tutto): stravolgiamo i nostri brani dopo che li abbiamo pensati”.

“Ci piace usare campioni lo-fi che rendono più quotidiane le canzoni, più vicine a chi le ascolta e molto calde”.

E cosa c’è di urbano nei testi degli Eugenio in Via di Gioia? “Scrivere le canzoni è un atto intimo, quindi è un po’ un paradosso che noi andiamo per strada a cercare ispirazione. Allo stesso tempo, però, è proprio quello stare per strada che ci avvicina di più alla gente. Noi osserviamo le persone che camminano di notte, quando sono più distanti dal mondo, e quei pochi passanti di Torino ci danno riscontri veri: ci stanno ascoltando davvero. A noi serve tantissimo”.

Per “Natura viva” gli Eugenio in Via di Gioia hanno realizzato anche una particolare versione cd a edizione limitata con un album da colorare. “La copertina è stata fatta da uno street artist torinese, BR1”, raccontano. “Negli anni per puro caso abbiamo visto le sue opere, grandi cartelloni con elementi spiazzanti e provocatori, e ci piacevano. Lui non si fa trovare facilmente ma – non sappiamo come – lo abbiamo trovato: con lui abbiamo creato un album da colorare, oltre alla copertina”.

Confessate, avete letto ‘effetto placebo’. Invece no, è “Affetto placebo”, il nuovo album di Raige

Raige: conoscete l’“Affetto placebo”?

Dopo quasi tre anni di attesa Raige ha pubblicato un nuovo disco: “Affetto placebo”, che ricorda ma non è il ben noto effetto placebo.

Autentico è l’aggettivo che racchiude il senso di questo album, che dichiara l’affetto come unica cura per i nostri tempi pazzi: “L’unica cosa che ci salva nella vita sono i rapporti che abbiamo con gli altri”.

Però precisa Raige, “Il placebo è un medicinale senza principio attivo che su certi individui ha un effetto curativo. Io sono un sognatore, un romantico e un ipocondriaco, il mio soprannome tra gli amici è codice bianco perché al pronto soccorso mi rimandano a casa con un bicchiere d’acqua. Negli ultimi tre anni ho capito che le persone mi hanno salvato”.

Raige, “Affetto placebo” sono le persone

“Questo disco è la mia storia”, ha raccontato Raige. “Perché è frutto di una serie di scelte coraggiose. La prima, ho lasciato una multinazionale: è stato importante perché sono tornato a tracciare la mia strada come voglio io. Poi, sulla copertina del cd c’è un blister con una scritta e dietro un bicchiere d’acqua, e basta: non c’è la tracklist perché il messaggio era più importante di tutto. Altra cosa, ho scelto come singolo di lancio il pezzo meno prevedibile, “Un milione di sassi”: facendo una scelta diversa avrei dato un’idea sbagliata su quanto sia introspettivo e intenso questo album”.

Raige ha scelto di fermarsi momentaneamente con i live “Perché “Affetto placebo” non è un disco di ascolto facile e immediato, ha bisogno di tempo”, e poi perché nel frattempo ha gettato le basi per il suo secondo romanzo (il primo è del 2017, “Tutta colpa del mondo”). Quindi “Verosimilmente i live inizieranno in ottobre e saranno in club piccoli perché voglio vedere la gente in faccia, e probabilmente sarà in versione unplugged. Voglio provare a dare una versione diversa alle canzoni”.

Lucien Moreau è un conceptual artist, un musicista e uno scrittore, soprattutto è un sognatore. “Modular” è il suo ultimo progetto musicale, sperimentale e dal sapore cinematografico

Lucien Moreau, quando la musica è "Modular"

Lucien Moreau è un artista concettuale, definizione che mette paletti sufficientemente larghi per la sua personalità poliedrica. È un creative designer che si è occupato di prodotti innovativi, aziende non convenzionali e progetti culturali un po’ di in tutto il mondo, da Bangkok a Montreal.

L’ultimo progetto musicale di Lucien Moreau è “Modular”, un concept album sperimentale, che esplora la musica elettronica e l’ambient, talora di carattere astratto, talora classico contemporaneo. Spiega Lucien: “Da piccolo ho studiato musica classica, cominciando con pianoforte e violoncello, poi sono passato alla musica elettronica. A un certo punto ho incrociato forme artistiche diverse, trovando ispirazione nelle connessioni tra le cose”.

Musica “modulare”

Lucien Moreau, quando la musica è "Modular" 1

Quello che propone Lucien Moreau al primo impatto non risulta facile: “Allargando gli orizzonti si arriva al concettuale, quindi al concetto che si nasconde dietro le cose. Ho pensato spesso al problema della complessità, però ho scelto di non porre un freno alla mia ispirazione. Nei miei dischi si trovano elementi più complicati e altri più semplici. Le cose più complesse le ho usate per installazioni, colonne sonore, videogiochi. Ho lavorato molto con la danza contemporanea”.

Quanto al titolo “Modular”, sembra rimandare al design e all’arredamento: “Ho studiato architettura e questa passione mi è rimasta. La musica può essere costruita sottoforma di modulo, può essere assemblata, è allo stesso tempo forma (estetica e contenuto) e funzione (deve cercare di trasmetterti qualche cosa)”.

Per chi volesse scoprire dal vivo il mondo musicale di Lucien Moreau, l’occasione arriverà presto: “Sto organizzando dei live, a Milano, per questo autunno”.

La coppia che già la scorsa stagione aveva raggiunto risultati multiplatino, Fred De Palma e Ana Mena, è tornata con “Una volta ancora”

“Una volta ancora” di Fred De Palma e Ana Mena è l’unico brano italiano inserito nella playlist Viral Latino: spicca nelle classifiche di Spotify, Apple e iTunes.

L’anno scorso ci hanno fatto ballare con “D’estate non vale” (certificato doppio disco di platino), unendo il sapore reggaeton di Fred con la freschezza della pop star latina, cantante  e attrice Ana. Con “Una volta ancora” uniscono bachata e raggaeton, rimanendo nel solco delle sonorità latine che vanno per la maggiore – oggi a livello mondiale.

La bachata è tornata a farsi sentire nelle canzoni più recenti, ma era qualche anno che in Italia era rimasta in ombra: “Ci piaceva unire questi due generi sia per stile sia per un fattore di novità. In estate si tende a pubblicare canzoni che vanno in una sola direzione, filoreggaeton. Noi invece volevamo fare qualcosa che fosse una novità per Italia”, spiega Fred.

In più, squadra che vince non si cambia nel vostro caso: “Ci siamo capiti subito”, racconta Ana, “E siamo davvero amici, oltre a essere uniti da affinità musicale. Era importante trasmettere alla gente il clima che c’era tra noi fin da “D’estate non vale”. Il pubblico lo ha capito, sa che siamo amici e cantiamo bene insieme”.

Progetti per canta “Una volta ancora” in spagnolo? “Magari lo faremo ma prima bisogna consolidare il brano italiano. Se parte da qua e diventa un successo ha senso farne una versione in spagnolo”.

A proposito di successo, il precedente duetto è ancora nel top ten di YouTube: “Incredibile, pazzesco. È passato un anno, è una cosa assurda”. Ma la ricetta del successo, come si sa, non esiste: “Non è che uno punti a fare la hit estiva. Noi non ci pensiamo per forza, è che sentiamo che la canzone trasmette qualcosa e può essere recepita dal pubblico nello stesso modo in cui la sentiamo noi. Se diventa una hit ne siamo ben felici, è chiaro”.

“Parolacce” è il singolo estivo di Sergio Sylvestre, che ci porta con lui negli anni ‘50

Sergio Sylvestre e le sue "Parolacce" (colorate)

Sergio Sylvestre ammette: “Forse sono un po’ cambiato e quindi torno alla musica con uno spirito diverso, con “Parolacce”. Ho cercato colori nuovi perché non esistono solo il bianco e il nero, neanche quando finisce una storia d’amore”.

E infatti anche nel video questi colori si vedono: “Parolacce” è un’esplosione pop, Sergio un giocatore di football (come è stato) e l’ambientazione del clip un diner tipicamente americano.

Confessa: dici le “Parolacce”?

In spagnolo con mia sorella, e anche in inglese, ma non quelle pesanti; sono frasi di scaramanzia più che altro.

E quelle in italiano?

I miei amici me le hanno insegnate tutte per prime!

Le “Parolacce” della canzone quali sono?

Non ce ne sono nel testo, ma non è quello: volevo sottolineare l’ironia delle cose.

Come mai hai scelto di farci fare un tuffo negli anni ’50?

Sai come si dice, old but gold. Mi piacciono quelle sonorità, ma il testo della canzone è moderno e per me bello, il video colorato.

Ecco, a proposito del video…

Parla delle mie origini, di me che giocavo a football. Con questa canzone e con il clip volevo raccontare tante cose positive in un mondo che è pieno di negatività. Finora nella musica sono stato o bianco o nero, o freddo o caldo: questo brano invece è diverso. Io non sono solo malinconia, la vita ti porta a fare anche cose colorate come in questo caso.

Come mai arriva adesso questo tuo cambiamento, anche interiore?

La mancanza di mio padre mi ha fatto vivere nella malinconia. Mi ha fatto bene prendermi una pausa dalla musica perché mi sono ritrovato: ho dovuto guardarmi intorno, sentivo di voler andare avanti con qualcosa di colorato. I fan mi hanno spinto a fare di più, loro mi hanno tirato fuori dalla depressione e ho voluto ringraziarli così. “Parolacce” ha una musica importante con un testo bello e del rosso dentro.

Sergio Sylvestre: guarda il video di “Parolacce”

Per la prima volta insieme il rapper e la rivelazione di X Factor, sono la “strana coppia” dell’estate: funzionano molto bene.

Mr. Rain e Martina Attili, insieme per “La somma”

“La somma” è il singolo che vede insieme per la prima volta uno dei rapper under 30 più maturi della scena italiana, Mr. Rain, e Martina Attili, giovanissima rivelazione dell’ultima edizione di X Factor con il brano “Cherofobia”.

Domanda d’obbligo per te, Mattia (il vero nome di Mr. Rain, nda): conoscevi il significato di “Cherofobia”? Su Google è stata la parola più cliccata del 2018.

Sì, lo conoscevo. Non ricordo dove l’abbia trovato, ma sapevo il significato.

Quindi non hai contribuito a far salire il numero delle ricerche?

No, ci hanno pensato gli altri.

E tu, Martina, conoscevi l’effetto farfalla per citare “Butterfly effect” (il disco di Mr. Rain)?

Sì, l’ho studiato alle elementari.

Siete preparatissimi. Mattia, quando hai scritto “La somma”?

Ovviamente in un giorno di pioggia, la scorsa primavera (Mr. Rain dice che l’ispirazione arriva solo in giornate così, nda). Nei miei giorni liberi però odio la pioggia.

Per te Martina il clima è importante per trovare la giusta ispirazione?

No, non c’entra, e non ho neanche un luogo che mi ispira. Una volta stavo facendo un karaoke su YouTube, è partita una base e mi sono detta “fighi questi accordi”: ci ho scritto una canzone. Magari sono lì che non faccio niente e inizio a scrivere di getto.

“La somma” di voi, delle voci di Mr. Rain e Martina Attili, che effetto produce?

Siamo in sintonia (risponde Martina, nda). Le nostre voci stanno bene insieme.

Ho scelto lei dopo aver sentito “Cherofobia” (racconta Mr. Rain): credo che il suo modo di scrivere sia simile al mio e mi piace la sua voce, ho pensato subito di confrontarmi con un’artista del genere. Mi ha stupito la sua versatilità.

In che senso il vostro modo di scrivere è simile?

Parlo del mood che abbiamo in comune. Siamo entrambi introversi. Io in particolare (conclude Mr. Rain) sono introspettivo, non depresso.

Mr. Rain e Martina Attili: guarda il video di “La somma”

 

Se esistesse la categoria del tormentone non effimero se la sarebbero aggiudicata loro, Federica Abbate e Lorenzo Fragola. “Camera con vista” è il nuovo singolo di Federica, arricchito dal featuring di Lorenzo.

Federica Abbate e Lorenzo Fragola ci portano nella loro "Camera con vista"

Lei, che ha scritto brani come “Roma Bangkok”, “Amore e capoeira”, “Non ti dico no”  e “Jambo”, solo per citarne alcuni, ha mescolato il suo originale stile di scrittura a un sound elettro-pop e alla produzione di Takagi e Ketra.

“Adoro l’estate”, racconta Federica Abbate, “E in questa canzone ho messo dentro il mio personale punto di vista, utilizzando il mio linguaggio cantautorale. Parlo delle mie paure e delle mie paranoie in maniera leggera. Avevo bisogno di fare un bel pezzo che racchiudesse la mia identità in forma estiva, e non è stato facile”.

Il messaggio arriva forte e chiaro, grazie anche al contributo di Lorenzo Fragola: “Ho subito pensato di cantarla con lui, una delle voci più belle secondo me”, continua Federica.

Tutto è iniziato qualche anno fa, quando Federica Abbate e Lorenzo Fragola hanno lavorato insieme al brano (di lui) “D’improvviso”, e adesso si sono ritrovati per iniziativa di Federica: “Mi ha scritto”, ricorda Lorenzo, “Dicendo che aveva un pezzo da fare insieme. Le ho chiesto se lo avesse scritto lei, quando mi ha risposto di sì le ho detto “facciamolo” ancora prima di sentirlo. Perché lei ha una sua identità, non fa mai niente di scontato, e ha una voce incredibile. Lei fa cose pop, popolari, efficaci. L’estate c’è nell’atmosfera e nella sensazione che lascia “Camera con vista”, per me è un bel pezzo e ne sono orgoglioso”.

Federica Abbate conferma: “È nato tutto in maniera supernaturale, grazie alla stima artistica che c’è tra di noi”.

Prima che arrivasse questa collaborazione, Lorenzo stava lavorando a un suo pezzo estivo per ora lasciato nel cassetto in vista di un album che arriverà (ma non chiedetegli previsioni). E Federica ha affrontato i suoi primi veri live, prova brillantemente superata per lei che aveva iniziato scrivendo canzoni per altri: continua a farlo, ma noi tifiamo anche per una sua carriera da cantautrice.

Federica Abbate e Lorenzo Fragola: guarda il video di “Camera con vista”

Cammeo musicale per Ermal Meta all’interno del mini film firmato Cuoio di Toscana, che unisce artigianato, arte e musica

“Artes”, nel cortometraggio un cammeo di Ermal Meta
Ermal Meta per Cuoio di Toscana

“Artes” è uno short movie nato da un progetto speciale di Cuoio di Toscana per raccontare attraverso il linguaggio cinematografico la bellezza e la tradizione dell’artigianato.

Cuoio di Toscana è il consorzio di sette aziende delle province di Pisa e Firenze che rappresenta l’eccellenza italiana nella lavorazione del cuoio da suola. Per raccontare la cultura del saper fare artigianale, la ricerca e l’innovazione delle aziende che fanno parte del consorzio, è stato messo in cantiere il progetto “Artes”.

Le riprese del cortometraggio sono iniziate da pochi giorni a Firenze. Il mini film racconta tre figure che rappresentano vere eccellenze italiane: Roberto Ugolini, uno tra i più noti artigiani della scarpa su misura, Fabrizio Poletti, celebre liutaio che, recuperando il legno delle botti esauste, produce artigianalmente chitarre utilizzate da alcuni grandi musicisti internazionali. E, ospite d’eccezione, Ermal Meta, che è protagonista di un cammeo musicale.

“Artes”: cosa ci fa Ermal Meta in un cortometraggio?

La musica, infatti, è uno degli ingredienti di “Artes” che vuole avvicinare tutti, anche i più giovani, alla tradizione della lavorazione del cuoio.

Il film racconta poesia e bellezza lungo un viaggio fatto di immagini e suoni, che culmina nella scoperta di una chitarra fatta interamente a mano, impreziosita da una rivestitura in cuoio, che riassume in sé l’eccellenza della manifattura italiana, la bellezza dell’arte e la magia della musica.

“Artes” è diretto da Stefano Lodovichi, giovane regista di successo (ha firmato tra le altre cose la serie tv “Il Cacciatore” per Rai 2): la sua regia per il cortometraggio sarà caratterizzata da un montaggio inedito, “musicale”.

A tutto questo si unisce la cornice del mini film, che è di incredibile bellezza: i corridoi degli Uffizi di Firenze, la conceria (il luogo dove nasce il cuoio da suola firmato Cuoio di Toscana), la bottega fiorentina di un artigiano che produce scarpe da uomo. I luoghi raccontano arte ed eccellenza, mentre il tutto è unito da uno speciale racconto musicale realizzato da Ermal Meta.

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