La “Cenerentola” che dà il titolo all’album è lui, Enrico Nigiotti. La foto di copertina lo ritrae sporco e sgualcito, ma un anno d’oro lo ha trasformato.

Enrico Nigiotti: "Cenerentola" sono io

Dopo un’avventura ad Amici (dove si era ritirato, nda), dopo una bella partecipazione a X Factor, con un album anticipato da “Complici”, in duetto con Gianna Nannini, eccoci con “Cenerentola” nelle playlist, disco che Enrico Nigiotti presenta come “Una rinascita, un inno alla vita, un diario di momenti miei diversi”.

C’entra quella “Cenerentola” che pensiamo, visto che parli di rinascita?

Io sono come lei. Nell’immagine della copertina appaio sudicio perché Cenerentola prima di essere principessa è così. Lo sporco che ho addosso è stato lasciato dalla vita, dai lividi dalla gavetta, dagli sbagli, poi ascolti il cd e “Cenerentola” diventa principessa.

Tu, dopo X Factor, sei diventato principe. 

Sicuramente in 12 mesi per me è cambiato tutto, sono accadute cose che mi hanno reso molto felice come cantante e come autore. Ad esempio, ho scritto “Le due finestre” per Laura Pausini. Non ci credeva nemmeno la mi’ mamma (racconta con il suo spiccato accento toscano, nda) che la prima canzone che ho scritto per un altro interprete fosse per lei. È stato un anno pieno luce, quelli precedenti sono stati di buio pesto, in cui ero senza nemmeno un accendino che mi aiutasse a vedere qualcosa. Devo ringraziare X Factor ma più di tutto ringrazio “L’amore è”, se non l’avessi scritta non sarei qui.

Enrico Nigiotti: "Cenerentola" sono io 1

Cos’ha sbagliato Enrico Nigiotti ad Amici?

Avevo 20 anni, ero un ragazzo di Livorno con poca testa e molto istinto. I miei demoni parlavano da soli, mi sono autoeliminato dal talent. Adesso evito le buche invece di caderci dentro.

Tu hai un grande amore per la chitarra.

Un giorno – andavo alle medie – vidi il protagonista di un programma tv con la chitarra, mi piaceva come gli stava addosso. Quando andavo alle elementari suonavo il pianoforte ma ero troppo agitato, la signora che mi dava lezione ha chiesto di non portarmi più (ride, nda). La chitarra oggi viene con me anche in vacanza, magari sta lì nella custodia ma so che se la cerco c’è. Vorrei riprendere il pianoforte, perché comunque mi affascina.

Diciamo anche che la tua primissima passione musicale è stata la musica americana.

Sì, la ascoltava il mio babbo in auto. Aveva anche le cassette di Eric Clapton (chitarrista britannico tra i più famosi del mondo, nda). I bei testi li ho scoperti con Luigi Tenco, il primo che mi ha fatto amare la musica italiana. Partì “Angela, Angela, angelo mio” (“Angela”, nda), e lì mi innamorai. Poi ci sono Ivano Fossati, Venditti, Dalla, De Gregori, la Nannini, Vasco. Sono enormi punti di riferimento per me, ma non li considero idoli. Non ne ho mai avuti, forse perché non ho mai fatto sport.

A dicembre hai tre concerti (il 3 a Milano, il 5 a Livorno, il 10 a Roma), anteprima del tour 2019. Che date saranno?

Ho scelto di suonare nei teatri. Gli spazi grandi sono una scommessa, ma sono giusti per questo disco: sarà un tour da ascoltare più che da guardare. Ci sarà una band con me ma mi sfogherò con la chitarra, anche con un momento acustico.

Ariana Grande, "God is a woman" accende i riflettori sull'album "Sweetener"

C’era una volta Cat Valentine, il ruolo che da bambina l’ha portata al successo con le sitcom “Victorious” e “Sam & Cat”. Ariana Grande ha superato da tempo, nonostante abbia solo 25 anni, quel periodo. Oltre che attrice, oggi è soprattutto una cantante di fama internazionale. Di più, è stata inserita da Time nella lista delle 100 personalità più influenti al mondo.

Forte dei suoi tre album, tutti certificati disco di platino, e dei 18 miliardi di ascolti in streaming delle sue canzoni (una cifra impressionante, che fanno di lei una delle artiste più seguite al mondo), Ariana Grande è senza dubbio una delle artiste che dominano la scena musicale internazionale.

Il suo ultimo lavoro è il singolo “God is a woman”, Dio è una donna, che introduce al suo prossimo album che sarà pubblicato il 17 agosto e che si intitolerà “Sweetener”. Prima Ariana Grande aveva pubblicato il singolo “No tears left to cry” e la traccia in anteprima “The light is coming” con il featuring di Nicki Minaj e la produzione di Pharrell Williams.

Come c’era da aspettarsi, il video di “God is a woman” ha collezionato visualizzazioni come ciliegie: una tira l’altra, nell’arco di pochi giorni dalla pubblicazione. E parliamo di milioni di visualizzazioni, tanto da entrare in maniera stabile nella top ten delle tendenze di YouTube. Reginetta del pop, come altro potremmo definire Ariana Grande dopo questi numeri? Adesso, la prova di “Sweetener” l’attende: il suo disco è indiscutibilmente molto atteso dal pubblico, e profuma di successo annunciato.

Una gran mano allo slancio del disco lo sta dando il video di “God is a woman”, ricco di simbologie e riferimenti artistici, religiosi, letterari e cinematografici, tutti rigorosamente declinati al femminile. Avete riconosciuto tutti i riferimenti proposti? Sicuramente abbiamo individuato quelli italiani, il Pantheon di Roma, la rappresentazione de “La Creazione di Adamo” della Cappella Sistina di Michelangelo, e Ariana Grande in versione Lupa Capitolina.

Ospite speciale del video, la regina del pop diventata icona grazie a una carriera strepitosa: Madonna, che doppia Ariana in un monologo tratto dal film cult “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino, a sua volta citazione di un passo biblico. In più, Ariana indossa in una scena il famoso corpetto anni ’90 di Madonna, quello del Blonde Ambition Tour. C’è tanto di cui parlare su “God is a woman”, altrettanto ci sarà da dire su “Sweetener”.

Ariana Grande: guarda il video di “God is a woman”

Il Sunsets Festival firmato da birra Corona quest’anno sbarca a Gallipoli, il 4 agosto.

Corona Sunsets Festival, musica e divertimento il 4 agosto a Gallipoli

Il 4 agosto prossimo a Gallipoli sbarca l’appuntamento più importante e coinvolgente dell’estate Corona, il Corona Sunsets Festival.

L’anno scorso questo evento che unisce musica e divertimento aveva conquistato Rimini: in quella occasione la spiaggia poteva accogliere un numero davvero importante di persone, pronte a festeggiare l’estate. Per la prossima edizione Corona ha fatto una scelta diversa: la spiaggia di Gallipoli ha una capienza notevole ma evidentemente è più piccola della lunga striscia di sabbia della riviera romagnola. Il motivo della scelta è stata la bellezza del contesto naturale del Salento. Per il resto, birra Corona non poteva che scegliere di festeggiare l’estate su una spiaggia, luogo dove è nata e cresciuta e che ha dunque nel suo dna.

Ecco quindi che il 4 agosto Corona Sunsets Festival prenderà vita a Gallipoli: fin dal pomeriggio l’evento animerà la spiaggia con una serie di attività coinvolgenti e workshop. Poi, spazio alla musica, che vedrà alternarsi Rodriguez Jr, Luca Bachetti, Kidnap e Miss Melera.

Durante la giornata si potranno personalizzare t-shirt, realizzare poetiche lanterne, e farsi fare un make up colorato per immergersi nel clima del Sunsets Corona Festival, una grande e colorata celebrazione del tramonto.

Corona Sunsets Festival, musica e divertimento il 4 agosto a Gallipoli 1Sunsets Corona Festival può essere considerato un vero e proprio format, dato che è un evento proposto con successo in diverse parti del mondo e che, di base, vuole vivere il tramonto, la ‘golden hour’ delle giornate estive, con performance, show e iniziative che coinvolgano tutto il pubblico presente.

Senza dimenticare l’impegno: Corona è impegnata al fianco di Parley For The Oceans nella difesa dei mari dalla minaccia della plastica, e per questo durante il Festival verranno proposte attività di sensibilizzazione sul tema.

Sunsets Corona Festival, per la prima volta, quest’anno sarà trasmesso in streaming su Facebook live, YouTube, Instagram e Be-At.tv (solo per citare le principali piattaforme), per permettere a tutti di farsi un’idea dell’atmosfera dell’evento. Per chi avrà la fortuna di essere in Salento ad agosto, l’ingresso sarà dalle 17. I biglietti sono disponibili sul sito di Corona.

Alessandro Casillo si è ripresentato sulle scene musicali dopo alcuni anni, e dopo aver riscosso da giovanissimo un successo travolgente.

Alessandro Casillo ritorna sulla scena musicale con “Ancora qui”.
Alessandro Casillo. Foto: © Mattia Biancardi

Alessandro Casillo nel 2011 a “Io canto” ha vinto il premio della giuria tecnica guidata da Mogol, poi ha pubblica il suo ep “Raccontami chi sei”. Alessando ha poi vinto la categoria Giovani al Festival di Sanremo 2012 con il brano “È vero (che ci sei)” e ha pubblicato l’album “È vero”, oltre a un instant book che era il diario di questo suo periodo da vera star. “#ALE” è il suo secondo album del 2014. Poi la pausa per concentrarsi su di sè, iniziata nel 2015 e terminata ora, con l’arrivo del nuovo singolo “Ancora qui”.

Come mai hai aspettato tanto tempo per tornare?

Quattro anni fa mi sono fermato per diplomarmi e avere il “pezzo di carta” in mano, lo consideravo importante per me e per il mio futuro. E poi mi sono reso indipendente dalla mia famiglia, tuttora lavoro. Ma la musica non l’ho mai abbandonata.

Cos’hai capito dal tuo legame con la musica, che in questi anni hai vissuto lontano dal pubblico?

È stato difficile capire cosa volessi fare davvero, musicalmente parlando. Che genere affrontare, di cosa parlare. In questi quattro anni ho scritto tantissime canzoni, ma quando si è trattato di decidere con quale brano ripresentarmi al pubblico, con lo staff che lavora con me abbiamo scelto “Ancora qui”. Questa canzone ci colpiti perché, anche se è stata composta da Emiliano Bassi, è come se la avessi scritta io.

Parla proprio del tuo ritorno?

È stata scritta appositamente per me, perché volevamo che fosse un pezzo sul mio tornare alla musica. Poi sicuramente può essere anche una canzone che parla di un amore talmente forte che fa tornare tutto punto in cui ci si trovava in precedenza. Chi la ascolta la può fare sua come vuole, ovviamente la lettura che ho dato io al testo la prima volta che l’ho ascoltata riguardava il mio percorso. È stato come dire eccomi, sono qua.

I ritorni sono più dolci o più complicati delle prime volte?

Più dolci direi, ma dipende dalle situazioni e da tante tanti fattori. In questo momento rispondo così, ma “Ancora qui” è solo il primo passo di questo ritorno. Dovrei dirtelo tra un po’ di tempo.

Sai già quali saranno i tuoi prossimi impegni? Alessandro Casillo ritorna sulla scena musicale con “Ancora qui”. 1

Adesso c’è un nuovo percorso, è come iniziare da zero. So che è dura ma ce la metto tutta. L’obiettivo è arrivare a un album, ma c’è tempo per tutto. Ora lasciamo che “Ancora qui” venga ascoltata. A breve verrà pubblicata una canzone scritta da me, che farà scoprire chi è davvero Alessandro.

Sempre qualcosa di pop?

Certamente. Non voglio stravolgere l’Alessandro di prima nè quello che sono. Adesso funziona la trap ma non mi ci butto di certo, non avrebbe senso; faccio quello che mi sento di fare.

Curiosiamo nella tua playlist: cosa troviamo?

Di tutto, compresa la trap. Mi piace ascoltare quello che c’è di bello in ogni genere musicale. Vado in fissa con un artista per un certo periodo, poi dopo qualche giorno lo sostituisco con un altro.

Adesso con chi sei in fissa?

Mi è capitato qualche giorno fa di riascoltare un vecchio brano di Michael Jackson che non sentivo da tempo, e mi sono messo a riascoltare la sua musica.

Un concerto visto in questi anni che ti ha particolarmente emozionato?

Concerti visti tanti, non saprei indicarne uno in particolare perché ogni volta guardo il palco e dico “Voglio tornare io a fare quelle cose lì”.

George Ezra è il biondino dalla voce importante di “Budapest”, hit che fa parte del suo album d’esordio “Wanted on voyage”. “Staying At Tamara’s” segna il suo ritorno discografico: secondo album, seconda volta che George sale al primo posto nella classifica in Inghilterra.

George Ezra, musica che nasce dai viaggi e dagli incontri

In questi quattro anni passati tra un disco e l’altro George Ezra ha suonato, cantato, vissuto, e creato un podcast di successo, “George Ezra & Friends”. E ha anche viaggiato, tanto è vero che le nuove canzoni sono state ispirate dal Kent, dal Galles, e anche da Barcellona.

Istintivamente, leggendo il titolo “Staying at Tamara’s” verrebbe da pensare a tutto tranne che ai viaggi, invece è così. Spiega George di avere “Amici che si mettono nella cucina di casa, chitarra in mano, e compongono le loro canzoni. Io no. Io ho bisogno di visitare posti nuovi o di conoscere persone nuove per un certo periodo, per trovare ispirazione. Posso permettermi di farlo, sono fortunato”.

Ecco così George Ezra arrivare a Barcellona: “Avrei potuto stare in hotel o in un appartamento, ma ho preferito cercare su internet un posto dove stare con AirBnb. Così ho trovato Tamara che affittava una stanza. Il titolo del disco si riferisce quindi a casa sua, più che a lei. Non mi sono mosso per un mese, da lì. Ho passato due anni tra un albergo e l’altro, in quel periodo a Barcellona mi sono sentito a casa”.

Da qui l’ispirazione, perché “Io viaggio sempre con agende e quaderni, dove appunto tutto: incontri, persone, posti. Tornato a casa ho riletto tutto per trovare gli spunti più interessanti. A volte si trattava solo di una parola, sono partito da lì per scrivere”. Di certo, l’ispirazione di George Ezra porta a ottimi risultati, visto che è uno degli artisti maschili che ha venduto di più nell’ultimo decennio.

George Ezra, musica che nasce dai viaggi e dagli incontri 1In poco più di 18 mesi è passato dall’anonimato al successo internazionale: “Suonavo nei pub poi sono passato ad aprire concerti di altri artisti in grandi spazi, poi a fare i miei concerti in posti sempre più grandi. Mi sono chiesto se me lo meritassi, quanto fossi fortunato. Io mi sorprendo sempre di tutto, non solo del successo. Il primo disco l’ho fatto, e basta. Con questo ho cercato di imparare di più, di dare un senso maggiore a tutto. Comunque, io non faccio troppi piani: non avevo pianificato di essere qui oggi, eppure ci sono ed è fantastico. Ho imparato che non sarai al top sempre, in questa carriera. Le cose sono incerte, ed è una bella lezione da apprendere”.

A George Ezra non solo viene riconosciuto un indubbio talento da cantautore, ma anche il suo podcast “George Ezra & Friends” (chiacchierate con suoi colleghi cantanti, da Ed Sheeran a Elton John) è stato un successo. “È complicato per me ascoltare la musica di altri artisti mentre scrivo un album; penso che se loro fanno così, allora forse dovrei fare così anche io. Per evitare questa cosa mi sono messo ad ascoltare dei podcast, e poi ho realizzato il mio. Il disco era finito, ma sarebbe uscito solo dopo alcuni mesi. Dovevo trovare qualcosa da fare, ed è stato questo podcast. Dovrei registrare una seconda stagione ma non ho tempo, adesso”.

Perché George è impegnato a suonare dal vivo in giro per Festival. Il 26 ottobre, poi, farà un concerto a Milano. “Lavoro per il pubblico, innanzi tutto. Se le persone che vengono ad ascoltarmi sono felici, sono felice anche io”.

Diodato ha fatto divertire Milano con il suo live al Castello per la rassegna Estate Sforzesca. Bravo come sempre, intenso e trascinante. Essenziale, anche, perché come è sempre stato, per lui i concerti non hanno fronzoli.

Diodato, un concerto da vedere

Diodato con Milano è arrivato alla terza data del suo tour estivo, che lo vedrà impegnato fino a settembre – per ora: le date sono in aggiornamento.

Poco prima delle 22 ha imbracciato la fidata Laky, la sua chitarra, e ha aperto il concerto con “Di questa felicità”, trascinando immediatamente con sé tutto il pubblico, in un unico coro sgolato su “prendimi l’anima e dille come si fa a non aver paura di questa felicità”. Sarà banale e scontato dirlo, ma come ogni volta che sale sul palco, a Diodato questa felicità trasparente e contagiosa si legge in faccia.

Il suo è stato un concerto di un’ora e mezza circa, essenziale, pulito, energico, tenuto insieme dalla sola forza di parole e musica. E le sue, di parole, hanno valore: se le guardi in controluce ci vedi l’anima, di Antonio Diodato e di tutti, perché un concerto così prende le situazioni che hai vissuto e le cose che hai pensato e te le ridà spiegate, raccontate, smontate e rimontare. Certo, succede anche ascoltando queste canzoni sul disco, ma la magia dei live è proprio quella di rinnovare e rendere più tangibile la condivisione.

Diodato, un concerto da vedere 1
Diodato. Foto: © Comunicarlo

Diodato ha proposto in scaletta le sue canzoni più note, “Mi si scioglie la bocca” (presentata come “Uno dei primi brani che ho fatto ascoltare alla mia etichetta discografica un paio di anni fa”, cioè Carosello), “Adesso” che ha portato all’ultimo Festival di Sanremo con Roy Paci (canzone che avrebbe meritato di più in quell’occasione), sul finale “Babilonia”, altro suo brano sanremese. Ma anche la freschissima “Essere semplice” fino alla chiusura veramente in festa di “Cretino che sei”. Bravo, bello spettacolo, di atmosfera e coinvolgente, a tratti più delicato, a tratti fatto di suoni corposi.

La chicca è stata la partecipazione di Ghemon, che avevamo visto con Diodato anche a Sanremo: dopo “Adesso” Ghemon ha anche proposto “Un temporale”, davvero una bella sorpresa, ben riuscita.

In apertura, prima di Diodato, si è esibita Erica Mou, davvero un talento originale e particolare. Anche lei con trascorsi sanremesi (“Nella vasca da bagno del tempo”, brano che ha proposto anche al live al Castello Sforzesco), sa davvero giocare con le parole delle sue canzoni: scrive testi incisivi e leggeri al tempo stesso, davvero una qualità da non sottovalutare. Bravissima, anche lei.

 

Diodato, le date del tour finora confermate sono:

15 luglio Biella, Reload Sound Festival

19 luglio Treviso, Suoni di Marca

26 luglio Sovicille (SI), Museo del Bosco

27 luglio Locorotondo (BA), Locus Festival

29 luglio Trento, Lagorai D’inCanto

03 agosto Grottaglie (TA), Carsica Festival

09 settembre Calice Ligure (SV), Calice Music Fest

Da qualche settimana è stato pubblicato “Cercami adesso”, nuovo brano del cantautore Patrizio Santo, che ha anche ricevuto un riconoscimento importante: Mina ha scelto la sua cover di “Troppe note”, pubblicandola online.

Patrizio Santo, tra Mina e “Cercami adesso”.

Mina l’ha notato, l’ha ascoltato, e ha scelto una sua cover: per Patrizio Santo, cantautore pescarese, è sicuramente un biglietto da visita importante. Mina, infatti, ha pubblicato online (sul suo sito e sul suo canale YouTube all’interno della playlist Maeba Mania) “Troppe note”, che fa parte del suo ultimo album “Maeba”, interpretata da Patrizio Santo.

Questa scelta di Mina certamente è una soddisfazione enorme, ma Patrizio Santo non è solo una voce interessante, è anche un autore. Insieme a Francesco Bosco, Alessio Coppola e al suo produttore Francesco Altobelli, Patrizio ha scritto “Cercami adesso”, “Una canzone che ci ricorda che tutti abbiamo bisogno di essere cercati. Cercami, dico anche a me, ma non mi riferisco necessariamente a una persona: penso anche a un’emozione e a tutto ciò che ci rende felici. Perché ognuno di noi è alla continua ricerca di un pizzico di felicità”.

“Cercami adesso” è il primo passo che porterà alla pubblicazione di un album: “Ci sto pensando, certo, ma voglio prendermi tutto il tempo necessario per fare le cose con cura. Il percorso è iniziato, con la mia etichetta Ondesonore, quindi stiamo già lavorando su quello che sarà il prossimo mattone di questa costruzione a cui stiamo pensando”. Tra l’altro, Patrizio Santo collabora da tempo con Francesco Altobelli: insieme a lui, conosciuto in occasione di un concorso canoro, Patrizio ha scritto e pubblicato il singolo “Slegami”, con cui si è presentato a Sanremo Giovani nel 2014. La prossima canzone? “Sarà un brano importante, una sorpresa”.

Patrizio Santo: guarda il video di “Cercami adesso”

Il nuovo album di Mecna si intitola “Blue karaoke” ed è imparentato con il rap ma cerca anche di romperne gli schemi. Così ci ha raccontato Mecna.

Mecna presenta "Blue karaoke"
Mecna. Foto: © Carolina Amoretti

Mecna pubblica in questi giorni il suo quarto album, “Blue karaoke”, figlio del rap che però cerca di superare nelle sue forme tradizionali, come già era per il precedente “Lungomare paranoia”.

“Blue karaoke” contiene energia e malinconia, melodie semplici e testi che parlano d’amore. “Questo è il mio quarto disco”, racconta Mecna, “Non pensavo di durare così tanto semplicemente perché ho sempre vissuto la musica in maniera molto rilassata. Però, più vado avanti più mi piace. Chi avrebbe mai detto, mi viene da dire… invece vedo che trovo stimoli continui per fare musica, che non è il mio lavoro e non so se mai lo sarà”.

Infatti “Di professione faccio il grafico, mi serve avere a che fare con dinamiche di lavoro in senso stretto. Ho sempre avuto l’esigenza di avere un piano b per essere più agguerrito nella musica. Per me la musica è fondamentale, ma non è il mio lavoro: quello è realizzare copertine di dischi, non avrei potuto chiedere di meglio”.

Sulla copertina di “Blue karaoke”, Mecna si presenta di spalle perché “Non volevo essere troppo presente ma ci megasono. Volevo invece mettere in risalto la figura femminile, che per me rappresenta la musica”.

Mecna presenta "Blue karaoke" 1

Il titolo, invece parte da “Blue, che in inglese significa triste; la mia musica è sempre un po’ caratterizzata da quel mondo lì. In un periodo in cui escono tantissimi brani ho pensato al karaoke; mi sono chiesto cosa rimarrà davvero di tutta questa musica. Il karaoke è un metro di paragone utile per vedere se una canzone ha superato il passare del tempo”.

Nel disco ci sono tre featuring, con Fabri Fibra, con CoCo (che sarà con Mecna nell’unica data estiva il 12 luglio al Circolo Magnolia di Milano, poi appuntamento con i live per l’autunno) e con Ghemon, “Tre persone che sono prima di tutto degli amici. Con Ghemon in particolare cantiamo “Ottobre rosso”, una canzone molto mia, che esprime un punto di vista estremamente personale perché parla di come vedevo le cose un tempo e di come le vedo adesso. Sono sicuro che Ghemon senta il pezzo, come me prova la difficoltà di appartenere al mondo del rap, a cui siamo sempre stati abbastanza laterali”.

E qui è inevitabile parlare della voglia di rottura degli schemi tradizionali del rap, “Perché mi piace attingere da vari generi, non mi sono fermato a fare canzoni con il rap e basta. La melodia mi piace da sempre. Però il rap è e resta il mio punto di partenza”.

Viaggiatore, scrittore, fotografo, musicista, Christian Tipaldi presenterà il suo primo album, “Soundtracks”, il 26 giugno a Milano. Il disco è un concentrato di rock e creatività.

"Soundtracks", la musica secondo Christian Tipaldi
Christian Tipaldi. Foto: © Dima Bazak NYC

Christian Tipaldi ride, e dice “So che si potrebbe pensare ‘e chi sarà questo, il genio della situazione?’. So di fare tante cose, ma se mi chiedi qual è il mio lavoro adesso non te lo so dire”. Di certo Christian, giornalista e scrittore, autore di libri su Vasco Rossi, musicista e fotografo, è una persona estremamente dinamica e creativa, che ha realizzato un progetto in cui convivono musica e fotografia, ma non solo.

Ha appena pubblicato “Soundtracks”, il suo primo album che mette il rock al centro, e che presenterà il 26 giugno al Mondadori Megastore di piazza Duomo, alle 18, accompagnato da alcuni dei musicisti che hanno suonato con lui nel disco.

“Soundtracks”, in realtà, è un cd più dvd accompagnato anche da un booklet fotografico. L’album è stato stampato anche in vinile a tiratura limitata per l’Italia, mentre dal 29 giugno sarà disponibile all’estero in download e streaming. Il disco è già stato pubblicato a febbraio a New York, una delle città dove Christian Tipaldi vive e che certamente è nel suo cuore: “New York ha ispirato l’album, con le sue vedute. Ho fatto foto sporgendomi da un elicottero, il vento faceva saltare i bottoni del giubbotto tanto era forte. Un’esperienza da pazzi”.

“Soundracks” è un progetto complesso che, spiega Christian, “Nasce da lontano, dal mio lavoro nella fotografia e dall’amore che ho per New York. Ho vissuto un periodo terrificante in cui ho perso i miei genitori, ho conosciuto l’esperienza degli ospedali, delle sale di rianimazione, cose che mi hanno cambiato come essere umano. Sono passato dal concerto di Vasco a San Siro all’ospedale, una botta assurda”.

Tutte le energie accumulate, nel bene e nel male, in quel periodo, Christian Tipaldi le ha convogliate nella sua musica: “Ho messo dentro tutto in questi brani (tutti strumentali, a parte “Death of the world” con testo scritto da Christian, nda). Ho iniziato a produrli con Guido Elmi, storico produttore di Vasco. Quando è mancato ho provato un dolore enorme, mi ha segnato”.

“Soundtracks” unisce musica e fotografia

Il "Soundtracks", la musica secondo Christian Tipaldi 1progetto, allora, Christian l’ha prodotto da solo, senza tralasciare l’aspetto fotografico: “La musica e la fotografia sono i due elementi del quotidiano che mantengono intatta, per me, la stessa emozione Mi rendo conto che sembri una frase da calendario, ma per me è così”. All’album hanno suonato nomi di primissimo piano del mondo della musica, tra cui Michael Landau, Vinnie Colaiuta, Ricky Portera e Maurizio Solieri. “Quando sono entrato in studio, a New York, mi sono trovato lì Beyoncè. Tranquillissima, ci siamo salutati, ognuno faceva il suo lavoro”.

Tra i brani c’è “Laagoon”, titolo in thailandese (significa addio) perché “Amo il sudest asiatico e la Thailandia dove passo parte dell’anno, alternandomi tra New York e Roma. New York, però è la città madre: il disco le è stato costruito attorno”. Il lavoro sull’album è durato quasi un anno e sono nati un’app, un libro multimediale totalmente gratuito con oltre 300 pagine con fotografie, video inediti e testimonianze con contenuti esclusivi e, svela Christian, “Un docufilm concerto che penso sarà pubblicato l’anno prossimo”.

È tutto? Probabilmente no.

Si intitola “Inutilmente” il nuovo singolo di Rosmy: una parola che racchiude un mondo, così come è stato per le sue precedenti canzoni. In attesa dell’album.

Rosmy
Rosmy. Foto: © Tiziana Orrù

Da una famiglia di musicisti non poteva che nascere un’appassionata di musica e di strumenti musicali. Rosamaria Tempone, Rosmy, in realtà alla carriera solista è arrivata solo nel 2016: prima è stata vocalist del gruppo musicale “The music Family” dei fratelli Tempone. La sua passione intensa per la musica la divide con quella per l’insegnamento: parlare dei ragazzini di elementari e medie di cui è docente di inglese le fa brillare gli occhi.

Una cosa Rosmy la precisa subito, non appena le chiedo della sua attenzione ai temi sociali: “Non vado a cercarli. Scrivo quello che vedo, le situazioni che avverto: se la società mi mette sotto gli occhi certe problematiche, mi viene naturale inserirle in una canzone”. La quotidianità ha ispirato a Rosmy un nuovo brano, “Inutilmente”, che ha al centro il fenomeno del ghosting. “Non sapevo nemmeno come fosse, però alcune persone intorno a me sono state lasciate all’improvviso dopo storie importanti. Così, senza un perchè. Non è un “ti blocco sui social”, cosa ugualmente pazzesca. Questo è volatilizzarsi senza un motivo. Il ghosting crea un trauma sociale perché lascia le persone isolate a chiedersi come mai sia successa una cosa del genere”.

Questa riflessione ha portato Rosmy a scrivere una canzone, “Inutilmente” appunto, “Per far reagire chi mi sta vicino e vive una situazione del genere, che mi ha spaventata. Io non voglio vivere inutilmente, dico questo. Per quanto riguarda me, io voglio vivere con la mia musica”.

Se Rosmy non cerca temi sociali ma questi affiorano nelle sue canzoni perché dettati dalla quotidianità, possiamo concludere di vivere in tempi non facili: “La realtà può essere triste, oggi, ma io sono felice e solare, il sorriso viene per prima cosa: alla fine io sono un’ottimista, e cerco di far passare questo pensiero anche ai ragazzi a cui insegno. Il brano “Ho scelto di essere felice” (parla di bullismo, nda) era riferito a me. Mi incoraggio a cercare la forza oltre l’insicurezza, e lo dico ai ragazzi: se tu sai chi sei, saprai rispondere a chiunque. I bulli sono ladri di felicità: non avendola la cercano negli altri, però se noi crediamo in noi stessi nessuno ci può rubare il sorriso”.

Rosmy presenta "Inutilmente", in attesa dell'album
Rosmy. Foto: © Tiziana Orrù

Chissà se per Rosmy la musica può cambiare il mondo… “Certo. La musica ha sempre cambiato il mondo. Elton John, i Beatles, i più grandi lo hanno fatto”. Certamente la musica ha indirizzato lungo certe strade la vita di Rosmy: lucana, ha vissuto a Zurigo e da 10 anni abita a Milano. “Ci sta che io sia così come sono perché la mia è sempre stata una famiglia di girovaghi. Giramondo per via della musica: i miei nonni sono nati a New York e a Parigi, hanno creato un’arpa di piccole dimensioni per trasportarla comodamente sulle navi. La Basilicata per me è un ricordo molto terreno, nel senso di cultura semplice, di cibo come i fagioli, di desiderio di stare con i piedi per terra. La Basilicata mi ricorda che le cose non cadono dal cielo, serve sacrificio”.

Tutti questi sentimenti e le riflessioni legati ad essi li troveremo nell’album di Rosmy, “Ci tengo a farlo perché non sei un artista se non hai un album personale che ti racconti con continuità. Il mio penso arriverà entro l’anno”.

Giovedì 28 giugno Rosmy sarà in concerto al Ronchi 78 di Milano (Via S. Maurilio, 7 – ingresso libero), alle ore 21.30, accompagnata alla chitarra da Renato Caruso.

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