Maestro Diego Basso: Così trasformo il pop in sinfonia

 

Il Maestro Diego Basso, qui fotografato da Franco Moret

Diego Basso: la musica ci collega alla natura. Vi spiego come.

 

Diego Basso è noto in tutto il mondo per la sua attenzione ai dettagli: con profondo rispetto delle idee originali, ama giocare con la musica riscrivendo partiture che ne trasformano la struttura, come accade negli Omaggi a Ennio Morricone. Da tanti anni, infatti, è lui il Direttore d’Orchestra che più di ogni altro vive le melodie del Maestro facendole diventare in qualche modo anche sue. Con un’idea di musica come impegno corale e scambio di energie, nonché di un’orchestra come emozione condivisa, Diego Basso si distingue per la sua versatilità di generi tra cui ama spaziare.

Quest’estate si divide tra i tour di Roby Facchinetti, Giò di Tonno, Vittorio Matteucci, Graziano Galatone e un personale progetto, il Diego Basso Direttore d’orchestra Plays Queen, in omaggio alla grande band di Freddy Mercury.

Tantissime le collaborazioni con i Big della musica (negli ultimi anni anche con Il Volo e Andrea Bocelli, per dirne due) che impreziosiscono la carriera di un grande direttore d’orchestra come lui.

Ma quali sono il percorso e la filosofia di pensiero del Maestro Diego Basso? Ce lo ha raccontato direttamente lui in questa intervista.

 

"Musica Maestro": i grandi Direttori d'Orchestra si raccontano 1
Diego Basso è il tredicesimo ospite della rubrica Musica Maestro

Diego Basso, ti abbiamo visto tante volte anche in televisione sul palcoscenico a dirigere impeccabile e puntuale ma ci si dimentica sempre di raccontare come nasce l’avventura di un Direttore d’Orchestra nel mondo della musica. Quali furono i primi passi della tua formazione?

Fu una formazione sviluppata sul campo, comune a molti della mia età che hanno avuto la fortuna che esistesse la parrocchia. Iniziai proprio nel coro parrocchiale da solista, a 14 anni cominciai a suonare l’organo in chiesa e a frequentare il Conservatorio. Quindi arrivai a dirigere quel coro e presi parte a un gruppo musicale. Sembra ieri, ma ormai quarant’anni ormai che sono nella musica: mi coinvolse sicuramente il livello di tanti insegnanti a cui sapevo di volere in qualche modo somigliare.

E per farlo, ci è voluto molto studio.

Assolutamente, ma non solo allora: non si finisce mai! Ci vogliono attitudini innate unite a uno studio giornaliero di tutte le parti, in particolare quando si dirige la musica pop e rock, dove il repertorio è sempre più alto. Solo per i tour di quest’estate ho dovuto preparare 190 brani!

Nella tua carriera hai confezionato tante sorprese musicali che abbiamo avuto modo di godere anche televisivamente tra Sanremo Young, Viva Mogol, Music, per citare quelli più recenti. Come si trasforma un brano pop in un prodotto sinfonico senza scontentare i fan più puristi della versione originale?

Ci vuole sempre un progetto, una grande idea. Non tutti i brani pop possono diventare sinfonici: devono essere grandi canzoni con armonie rilevanti su cui poter lavorare. In alcuni casi rimangono solamente il pianoforte o l’arpa: la batteria viene sostituita dai movimenti ritmici dell’orchestra. Si tratta quindi di trovare nuove idee armoniche che vadano a porre delle novità senza perdere di vista l’originale, che non deve essere stravolto. Questa è sicuramente la prima regola.

L’esperienza più forte e sorprendente in tal senso per il Maestro Basso?

Quella a cui sto lavorando ora con Roby Facchinetti.  Riproponiamo il suo repertorio con un’orchestra sinfonica.

L’idea mi venne mentre stavo guardando casualmente su Raitre una trasmissione sui 50 anni dei Pooh e ascoltai il brano Pierre.

Intuii subito avesse delle armonie tali da poter fare diventare la canzone un pezzo sinfonico. Inviai il provino a Facchinetti che mi rispose: “Hai valorizzato Pierre cone nessuno aveva mai fatto”. Lo provammo in concerto, poi lo portammo sui social e la risposta del pubblico fu di grande entusiasmo: capimmo che molti brani dei Pooh, compreso Uomini soli, si prestassero a questo esperimento. Lavorammo quindi per tanti mesi a questo progetto, presentato la prima volta a Castelfranco Veneto, poi a Falcade nel bosco degli artisti (clicca qui per vedere il video di Castelfranco Veneto).

Ti piace anche sorprendere.

Facchinetti mi disse qualche tempo fa: “La mia musica è tornata a casa”. Un grande complimento da chi ha lavorato per 50 anni con i Pooh. E poi anche i fan hanno dato una grande risposta: è stato un progetto sofferto, ma alla fine ha prodotto davvero un grande risultato. Mi si apre il cuore ad ascoltarlo: amo portare la sinfonica all’interno di un brano che viene già eseguito di consueto da una band: si crea così un pop-sinfonico inaspettato.

Ami rendere onore alla grande musica: da quella di Lucio Battisti alle colonne sonore più celebri del cinema.  Nel 2004 inventasti un Omaggio a Ennio Morricone, che dura tuttora con grande successo. Fu addirittura suonato in Cina dalla Guangzhou Symphony Orchestra. Come nacque quest’idea? 

Dirigere la musica di Morricone è qualcosa di straordinario: uno dei più grandi compositori del nostro secolo paragonabile senza paura ai grandi della storia come Mozart o Beethoven. La sua musica è talmente ispirata da non avere confronti: rimarrà per sempre. In effetti ormai sono 17 anni che seguo questo omaggio, ma continuo a scoprire una miriade di brani meno conosciuti ma capolavori assoluti.

Hai diretto talmente tante volte le sue composizioni che ormai in un certo senso ti appartengono, sono diventate tue.

Le mie ovviamente sono trascrizioni. Ebbi anche il piacere di conoscere il Maestro, che è sempre stato contento di questo omaggio perché molto vicino a quello che lui scrisse.

Cosa significa essere Direttore d’Orchestra?

Un’orchestra è formata anzitutto da un profondo rispetto tra un musicista e un altro: il direttore è la figura al servizio di questi per creare una vera comunità.

Ferrara Christmas Pop Rock, Concerto per la Vita, L’inguaribile voglia di vivere -evento per la lotta contro la SLA-, Seeds of Peace. Sono tantissime le volte che hai diretto per situazioni di beneficienza e di unità tra i popoli. La musica allora unisce, e non solo sui balconi del lockdown o nei concerti agli stadi?

Direi proprio di sì. Ebbi l’onore di suonare con il Maestro Ezio Bosso. Mi impressionò una sua frase: la musica non è di chi la compone, né di chi la suona, bensì di tutti. Non esiste la proprietà della musica, è un patrimonio dell’umanità da donare. Ha una grande forza di arrivare a tutti facendo passare delle ore diverse a persone che in quel periodo vivono dei problemi. È fondamentale mettere in sintonia e armonia le persone: è un dovere per un musicista che deve donare qualcosa della propria arte per migliorare il mondo.

Cosa si può fare per incentivare questo miglioramento e promuovere la musica nella sua funzione di unità?

Amo ovviamente i teatri, ma dico sempre che bisogna sapere anche uscire da quelli: portare la musica in riva al mare, in montagna, nei boschi, ci collega alla natura. Il primo giorno dopo il lockdown facemmo un concerto senza pubblico a Castelfranco Veneto per collegare la musica fra Terra e cielo. Il mondo ha bisogno di musica: dobbiamo ritrovarci e sentire vibrare le note nella natura non può che aiutarci a farlo.

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Massimiliano Beneggi
Massimiliano Beneggi
Massimiliano Beneggi, laureato in filosofia con una tesi sulla comicitá contemporanea riletta attraverso Bergson e Freud, è appassionato di musica e teatro. Racconta con rigore aneddotico la storia del Festival di Sanremo e della musica italiana, suggerendo ogni volta spunti filosofici e inediti.
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