Locali361: Bootleg, un pub là dove una volta c’era il Magia

Da So Sushi & Sound ad un altro recente ma in qualche modo già storico locale milanese aperto due anni fa in via Coluccio Salutati a Milano: Alessandro Polenghi ci racconta il suo Bootleg.

Locali361: Bootleg, un pub là dove una volta c’era il Magia
Insegna del Bootleg in via Coluccio Salutati a Milano

Festeggerà il suo secondo anniversario domenica 10 giugno il Bootleg, pub nato da un’idea di Alessandro Polenghi, già gestore di lunga data: «Ho cominciato aprendo il primo locale australiano a Milano circa 20 anni fa: tornato dalle ferie ho abbandonato il mio lavoro da impiegato e ho soddisfatto la mia voglia di stare dietro ad un bancone. Da allora ho gestito diversi sport-pub proiettando centinaia di eventi sportivi». Dopo anni di passione per lo sport apre il Bootleg, suo sesto locale, facendo prevalere in questo caso un’altra grande passione: «Bootleg è un nome in omaggio alla musica, specialmente quella anni ‘80, quando mi divertivo a suonare la batteria in band metal e hard rock “cantinare”. Oggi non sono più un capellone ma il mio cuore è sempre quello» mi spiega mentre passa in sottofondo Don’t cry dei Guns’n’Roses. «Da ragazzo facevo collezione dei cosiddetti bootleg, registrazioni audio e video di concerti o prove effettuate in forma amatoriale o professionale e reperibili spesso senza l’avallo dei detentori dei diritti tra i fan. Ero sempre a caccia di questi bootleg da Rasputin, Zabriskie Point, Mariposa e altri negozi di dischi oramai estinti, una pratica oramai impensabile nell’era digitale». Non solo: il termine bootleg ha etimologicamente un legame anche col mondo dei locali e dei liquori: «I Bootlegers ai tempi del proibizionismo negli Stati Uniti erano coloro che distillavano abusivamente l’alcool e lo commercializzavano nei “boots”, cioè negli stivali. Questo doppio riferimento mi è piaciuto molto».

C’è però un motivo più di ogni altro per cui Alessandro ha voluto aprire il Bootleg proprio all’attuale indirizzo di via Salutati: «Queste pareti, fino alla fine degli anni ’80, hanno ospitato uno dei locali storici della musica milanese: il Magia. Ho conosciuto questo locale suonandoci per la prima volta nel 1985 nello spazio qui sotto, dove oggi abbiamo il magazzino. Frequentavano il Magia Vasco Rossi, Francesco Baccini, Elio e le Storie Tese ma esistono anche foto di Fabrizio De André e Dori Ghezzi e di altri protagonisti della Milano musicale del tempo. Dopo anni di diverse altre gestioni è stata una bella soddisfazione riuscire ad averlo anche se purtroppo però ho capito fin da subito che non sarebbe mai più stato possibile riesumare il palco dell’ex Magia per stupide beghe condominiali».

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Alessandro Polenghi sul bancone del suo Bootleg

Il locale oggi si presenta ad un solo livello, con tavoli in legno e alle pareti ben «50 poster originali di concerti visti personalmente negli anni, tranne i Cure, John Martin e Supertramp. Anche da questo si capisce che il Bootleg, pur aperto a tutti, è prevalentemente “goduto” da una clientela adulta e tranquilla: non si balla sui tavoli e non si bivacca per strada con i bicchieri, neppure di plastica». La cucina è aperta dalle 18 alle 02, apprezzata soprattutto da chi esce tardi dal lavoro ma sconsigliata agli habitué di cocktail e apericene: «Qui si beve prevalentemente birra, ho ben 16 tipi dalla Gran Bretagna, dalla pale ale alla bitter ale più quattro varietà a pompa. É mia grande soddisfazione farle conoscere alla clientela educando i palati a nuovi gusti. Come sostengo sempre un vero pub dovrebbe essere l’ “enoteca della birra”. E in abbinamento un menù con circa 30 piatti cucinati, dal fish and chips al pollo al curry, niente di precotto».

Il Bootleg è concepito secondo l’autentica filosofia da pub inglese, tipologia piuttosto rara a Milano: «Pub, acronimo di “Public Bar” nasce in Inghilterra come appartamento su strada, segnalato da una lampada ad olio, a disposizione del viandante per sfamarsi e dissetarsi: lo stile in legno deriva proprio dall’arredamento del salotto di casa, è come essere in famiglia», spiega Alessandro mentre mi mostra in un angolo il vecchio bar di suo nonno. «Il pub è un locale nel quale, anche se sei solo, puoi trovare subito qualcuno con cui dividere una birra o fare due chiacchiere durante il pasto. Fulcro del locale è proprio il bancone, simbolo di tanta condivisione: è incredibile vedere come sia capace di azzerare le classi sociali». Aggiunge poi: «Molti colleghi fregiano i loro locali del titolo di pub ma, proprio come direbbero gli inglesi, “It’s not my cup of tea” (“Non fa per me”, ironizza). Al Bootleg non si viene a incontrare “bella gente” semmai per il piacere di ritrovare vecchi amici tra i clienti o gustarsi birra, cucina e musica. Da due anni a questa parte, da quando feci il primo giorno lo scontrino ad una gentilissima ed attempata signora che mi chiese un succo di pera, il locale sta crescendo molto e spero torni a rappresentare un bel fermento, anche se forse non più ai livelli del Magia».

Come anticipato purtroppo niente più musica dal vivo ma previsti presto interessanti eventi a tema musicale come «presentazioni di libri, commemorazioni o piccoli showcase. A dicembre ad esempio abbiamo dedicato una serata a Lemmy Kilmister mettendo a rotazione solo musica dei Motörhead. Sto pensando a giornate dedicate ad altri artisti o gruppi prendendo spunto da anniversari, organizzando ad esempio scambi di vinili e invitando anche i fanclub. Vorrei tanto che il locale potesse sempre più diventare un riferimento per coloro che amano la musica contemporanea – quella cioè suonata con strumenti e non da un computer – in un ambiente tranquillo con prodotti di qualità. Mi interessa condividere con i miei clienti un po’ di quei sapori che non si trovano più».

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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