“Io sono il Nirvana”: Kurt Cobain romanzato da Andrea Biscaro

Lo scrittore Andrea Biscaro, cantautore e autore di romanzi, racconti, favole spesso dark ha recentemente pubblicato un romanzo storico intorno alla figura dell’ex leader dei Nirvana, Kurt Cobain. Non solo per i fan.

“Io sono il Nirvana”: Kurt Cobain romanzato da Andrea Biscaro
Kurt Cobain, ex leader dei Nirvana

Fedele alla tua dimensione da musicista ma anche alle atmosfere da horror-thriller stavolta ai dato alle stampe un romanzo storico incentrato su una figura cardine del rock, Kurt Cobain: un’idea recente o avevi in mente da tempo questo progetto?
«A volte i tempi editoriali seguono la cronologia di uno scrittore, a volte no: ho steso questo romanzo nel 2011 e solo recentemente ha visto la luce. Probabilmente perché è un libro anomalo perché un ibrido “mostruoso”, un incrocio inquietante tra una biografia rock e un thriller psicologico e in Italia c’è una sorta di sospetto verso tutto ciò che è ibrido. Finchè ho incontrato l’interesse dell’editore Caissa Italia, che ha pubblicato altri titoli di ambito musicale, tra cui biografie su Cohen, Bob Dylan e Lou Reed. La mia però non è una biografia su Kurt Cobain ma una fiction, che segue sì la sua vita ma raccontata come un giallo che si snoda attorno alla sua figura».

Lo hai definito un horror della psiche travestito da biografia”. Qual era il tuo obbiettivo? Come e cosa hai voluto raccontare di diverso rispetto ad una vicenda tanto nota e frequentata?
«Sicuramente non mi ha interessato puntare i riflettori sulla depressione, le vicende di droga o il suicidio di Cobain come già avevano fatto in tanti, anzi in troppi. Mi ha interessato piuttosto la sua vita in senso lato, fin da bambino, nel momento in cui scopre la musica e scappa di casa, passando poi per il successo tra alti e bassi fino alla tragica fine ma toccando anche gli aspetti più divertenti del fare musica.

Probabilmente perché anche io faccio musica e mi è venuto spontaneo scrivere un romanzo analizzando la sua esistenza con questo taglio. É un personaggio che come tutti i giovani artisti ha qualcosa di oscuro e affascinante che ho sempre amato molto. In particolare da adolescente ho cominciato a suonare in gruppo le canzoni dei Nirvana e in questo senso ho voluto rendere omaggio ad un grande artista che ha in qualche modo rotto una consuetudine musicale dimostrando nei suoi anni che “si poteva fare ancora qualcos’altro nel rock”.

Non solo con l’elettricità dei Nirvana ma anche con l’unplugged, genere che lui stesso ha contribuito a lanciare e molto probabilmente una strada che avrebbe seguito se fosse rimasto in vita. Non è un romanzo solamente storico ma anche di formazione, dato che seguiamo tante tappe evolutive».

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Copertina di “Io sono sono il Nirvana. Storia di Kurt Cobain”, di Andrea Biscaro (2018, Caissa Italia Editore)

Perché proprio questo titolo: “Io sono il Nirvana”?
«Non solo suona molto bene ma soprattutto mi piaceva giocare sulla doppia accezione di Nirvana come gruppo e il Nirvana spirituale. Il titolo in prima persona è anche una chiave di lettura dato che il libro è narrato in prima persona, parlo come se io fossi Kurt Cobain. Questo titolo-manifesto mi è sembrato molto forte anche per sottolineare proprio la dimensione spirituale, al di là della seconda parte voluta dall’editore, “La storia di Kurt Cobain».

In questo “horror della psiche travestito da biografia si scopre qualcosa di realmente inedito, anche se romanzato?
«É un romanzo storico la cui premessa è sia dare per vero ciò che si legge sulle biografie ufficiali, sia dare per vero quello che è romanzato. La verità non esiste né in un romanzo né in una biografia ufficiale, viene fuori in modo imprevedibile: ci sono storyteller che a volte nella fantasia inaspettatamente riescono a toccare delle verità che la biografia ufficiale non potrà mai trovare.

Anche perché la storiografia spesso è di parte, mentre il romanzo è libero: in questa libera associazione tramite la scrittura, immaginando sfumature di vita, a volte emergono domande e relative risposte che pur non corrispondendo al vero hanno un loro perché, sicuramente di insolito rispetto a quanto già noto.

Io mi sono ispirato a dettagli della vita di Cobain apparentemente insignificanti per un mito ma importanti per la vita di un uomo che non so se sono mai stati toccati, come la sua passione per le bambole e i cavallucci marini o la sua fervente ispirazione data dai sogni. In questo libro c’è tanto sogno e incubo, spesso i due piani si confondono. Per un artista spesso è così: lo so perché anche io, nel mio piccolo, lo sono».

Quali sono stati i momenti più interessanti illustrati nel romanzo?
«Al di là del gusto per il thrilling, da musicista sento di aver lavorato bene sui racconti legati alla sfera musicale, i momenti dei concerti, della solitudine di Cobain o mentre gli sta arrivando alla mente l’ispirazione di una canzone, come quando pizzichi la chitarra e di punto in bianco trovi una melodia da esplorare e poi piano piano arriva un testo…Si parla sempre molto poco di questo aspetto ma io ne ho avuto occasione probabilmente perché scrivere canzoni fa parte anche della mia vita. Mi ha interessato metterlo in rilievo, pur spostando il punto di vista, immaginando un collega importante».

Domani 17 novembre ricorre l’anniversario del celebre concerto dei Nirvana al Bloom di Mezzago, una delle poche date italiana più ricordate della band di Seattle. Ci sono riferimenti, pur romanzati, anche al rapporto con l’Italia?
«Era immancabile il capitolo “Roma”, la tumultuosa parentesi romana . E anzi riguardo la vicenda romana c’è anche una mezza idea di creare un book trailer insieme ad un regista, probabilmente verrà girato in parte nella capitale».

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Andrea Biscaro, fotografato da Ray Tarantino

Restando a metà tra romanzo e biografia: sulla morte di Cobain vale
ancora l’ipotesi del suicidio?

«Il mio parere è che si sia trattato di un suicidio, come altri suicidi illustri. Un tragico momento di disperazione esemplificato da questa incapacità da parte dell’artista di riuscire ancora a comunicare qualcosa al proprio pubblico.

Il mio parere però conta poco, perché il romanzo dà un’altra interpretazione, che non voglio svelare…Il punto è che la vita ti mette sempre davanti due piatti della bilancia: su uno la fortuna, sull’altro la sfortuna, a tanto successo corrisponde altrettanto dolore. É difficile da gestire questa bilancia, bisogna essere molto forti e saggi e a 27 anni è sempre difficile temperare saggezza e sregolatezza».

Oggi la figura di Kurt Cobain quanto è ancora di interesse per le nuove generazioni?
«Credo che l’interesse verso i Nirvana non sia mai scemato. Pare che i componenti superstiti si stiano per ricomporre a breve e questo fa pensare al fatto che non solo il pubblico storico ma anche tanti giovani ancora li amino. Cobain è un’icona spettacolare, tanto più dopo la morte, che come in altri celebri casi ha creato un alone leggendario grazie al quale il suo ricordo è diventato immortale. Un ricordo che ogni anno di più alimenta un vero mito presso tante generazioni».

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Giornalista, laureato in linguistica italiana e da sempre curioso indagatore dei diversi aspetti del mondo dello spettacolo. Conduttore radiofonico e collaboratore per diverse testate e rubriche di teatro e musica, svolge parallelamente l’attività di ufficio stampa e comunicazione. Spettatore critico e melomane, è assiduo frequentatore di platee e sale da concerto oltreché batterista per passione e scrittore. Quello che ama di più però è scovare nei libri o in originali incontri e testimonianze retroscena culturali della storia della musica e incredibili aneddoti rock, di cui in particolare è appassionato conoscitore.
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