“Interviste ai tempi del lockdown”: un libro testimone del tempo

Francesca Monti, autrice del libro uscito dopo il primo lockdown, ci racconta il suo progetto

Lockdown e interviste. Un binomio quasi irrinunciabile, specie un anno fa quando il lockdown non era la zona rossa e richiedeva una rigidità vera. Sui social ogni giorno comparivano numerose interviste a personaggi famosi che si chiedevano quale sarebbe stato il futuro e raccontavano come passavano la quarantena.

E tutti, avendo a un certo punto terminato anche le serie tv da guardare, oltre al lievito, le abbiamo lette o in qualche caso le abbiamo viste in streaming, e ci siamo immersi nel mondo più privato di quei personaggi. Tanto che di qualcuno potremmo ricordare a memoria anche come è arredato il salotto da cui parlava mostrando il mezzo busto.

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Francesca Monti, autrice del libro “Interviste ai tempi del lockdown”

Francesca Monti, giornalista di SpettacoloMusicaSport e Il Popolo Veneto, ha passato quei due mesi di lockdown e mezzo a intervistare protagonisti della musica, dello sport, e del teatro e appena terminata la prima ondata ha deciso di raccogliere buona parte di quegli interventi per farne un libro.

Interviste ai tempi del lockdown è un vero diario, testimone di un periodo storico, da cui ancora non siamo usciti.

Un anno dopo, con un’Italia che deve girare la ruota cromatica per sapere come comportarsi, la situazione è meno drammatica, ma di fatto la ripartenza vera ancora non c’è stata. E dopo tante interviste che ha fatto ai protagonisti, abbiamo voluto fare noi una chiacchierata con la stessa Francesca Monti.

Francesca, nel tuo libro “Interviste ai tempi del lockdown” emerge tanta speranza per un mondo migliore. A distanza di un anno, cosa è cambiato?

A livello umano non c’è stato un grande miglioramento: lo testimoniano anche gli stessi social, dove spesso si rivela un certo odio ingiustificato verso alcuni artisti.

Per quello che riguarda i progetti però una ripartenza c’è stata. Non dimentichiamoci che con il primo lockdown i set dei cinema erano tutti fermi; adesso questi sono ripartiti con ogni accorgimento necessario, e con l’approvazione di protocolli e disposizioni per la sicurezza. Purtroppo restano ancora chiusi teatri e cinema, e al momento non si sa quando si potrà riaprire.

Che sensazioni avevi un anno fa intervistando i cantanti e come è cambiata la situazione dopo 14 mesi?

Un anno fa si arrivava dal Festival di Sanremo 2020, andato benissimo. Tanti artisti avevano i loro progetti in uscita pronti per la primavera. Si sperava che tutto tornasse alla normalità e si potessero fare i concerti nei palazzetti e nei teatri con un numero ristretto di spettatori. Non è stato possibile: chissà, probabilmente lo sarà alla fine di quest’anno anche grazie ai vaccini.

Parlando con gli artisti mi rendo conto che non vedono l’ora di tornare ad avere un contatto diretto con il pubblico.

Com’è la vita di un giornalista durante il lockdown?

Paradossalmente lavora più di quando si facevano gli eventi in presenza: questo grazie alle piattaforme, su cui si fanno anche più conferenze nella stessa giornata. Per fare un’intervista poi mi preparo studiandomi prima la biografia dell’artista, approfondendo la sua carriera anche per fare domande un po’ più particolari. Quindi, insomma, l’intervista in sè, il cosiddetto “sbobinamento” di questa e l’inserimento delle foto…diventavano dei momenti di svago anche per me e la giornata volava via!

Qual era l’obiettivo principe di quelle interviste durante il lockdown?

Le notizie erano veramente drammatiche, quindi cercare di dare un momento di leggerezza in più ai lettori non era semplicissimo. L’obiettivo però era anzitutto quello, con la possibilità di raccontare grandi protagonisti.

È un libro che nel tempo sarà sempre più testimone di un’epoca. Giova ricordarlo: che clima si respirava?

Quando facevo queste interviste per i giornali su cui scrivo mi interrogavo su cosa sarebbe accaduto e sulle reali possibilità di continuare a fare questo lavoro come lo abbiamo sempre fatto. Mi sono resa conto subito che la costrizione a rimanere tra le quattro mura di casa rendeva ancora più disponibili i vari artisti a raccontarsi.

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I Jalisse, foto di Tony Zecchinelli

Era un’occasione anche per fare una chiacchierata e condividere sensazioni ed emozioni che provavano in quel momento così particolare di lockdown, oltre a parlare dei progetti in uscita.

Luca Argentero, Dodi Battaglia, Elena Sofia Ricci, Davide De Marinis, Dolcenera, Jalisse: sono tantissimi i personaggi che hai intervistato durante il lockdown. Come nasce l’idea di raccogliere tutto in un libro?

A maggio mi sono resa conto che avevo raccolto oltre sessanta interviste: ne ho scelte 27, ho aggiunto alcune mie riflessioni che avevo scritto nei mesi del lockdown e da lì è nata l’idea di creare un libro e dare una parte dei proventi in beneficienza (alla Protezione Civile e all’ex maratoneta azzurra Vincenza Sicari, ndr).

Come ha reagito il pubblico?

La risposta è stata buona da parte del pubblico che ha mostrato interesse per il progetto e anche da parte della stampa che ha condiviso la notizia dell’uscita del libro.

Stai già pensando a un secondo volume per raccontare le interviste ai tempi della zona rossa?

Chissà, potrebbe essere un’idea!

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Massimiliano Beneggi
Massimiliano Beneggi
Massimiliano Beneggi, laureato in filosofia con una tesi sulla comicitá contemporanea riletta attraverso Bergson e Freud, è appassionato di musica e teatro. Racconta con rigore aneddotico la storia del Festival di Sanremo e della musica italiana, suggerendo ogni volta spunti filosofici e inediti.
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