Una realtà a favore dell’arte e degli artisti, dove la parola chiave è la “meritocrazia digitale”.

Etichette361: Noise Symphony

Erich Fromm, famoso psicologo e sociologo, si interrogava sulla differenza tra essere o avere. Allo stesso modo, nella discografia, siamo in un periodo storico in cui l’essere viene rappresentato dal valore del lato artistico di un progetto musicale, mentre l’avere è la mera rappresentazione di un dato insipido, volatile ed effimero. In questo mare, Francesco Tosoni, produttore musicale , ci ha raccontato Noise Symphony, di cui è direttore artistico, progetto nato a favore degli artisti emergenti. Un’opportunità anche per gli ascoltatori di fare parte di una community attenta alle novità musicali che partono dal basso.

Noise Symphony è un progetto variegato composto da diversi ambiti, tra cui una sezione discografica. Per cominciare, come è nato?

La nostra mission è seguire la musica emergente per portare nuovi artisti al grande pubblico. Il progetto nasce nel 2009, questo è il suo decimo anno. Il mercato è cambiato e noi siamo evoluti insieme ad esso per rimanere al passo con i tempi. Oggi c’è una sovrapproduzione, c’è un ascolto distratto e serve un filtro che veicoli le migliori proposte alla community musicale. Un buon ambiente in cui inserire il mercato genera una competizione sana e stimola gli artisti. Questo è un altro dei nostri obiettivi.

Facciamo finta che io sia un nuovo utente, come posso aderire al progetto e che possibilità ho?

Appena arrivato sul nostro sito, un artista scopre le diverse parti di Noise Symphony: un’etichetta discografica, un magazine (Noiseletter) e una web radio (Indieffusione – 24 ore su 24, 7 giorni su 7). Abbiamo una sinergia con Radio L’Olgiata (Roma) in cui viene dato uno spazio alla musica che segnaliamo. Ciò che vogliamo creare è una community di persone che possa condividere la musica indipendente, da quella più pop, già emersa, a quella che è nascosta e deve emergere. Siamo un amplificatore. Offriamo anche la possibilità agli artisti di avere delle valutazioni sui propri progetti, sia per farli presentare ad altri addetti del settore, sia per entrare nel nostro roster di produzioni. Abbiamo anche diverse partnership con alcuni festival, altra opportunità per chi ci contatta.

Tutto ciò che hai raccontato sembra riassumersi nella “meritocrazia digitale”. 

Assolutamente si, ce n’è bisogno. Bisogna fare questo mestiere con rispetto, senso di crescita, senza privilegiare sempre “il numero”. Dare all’ascoltatore un’esperienza artistica a 360 gradi.

La rubrica Etichette361 vuole andare proprio a scoprire il lato nascosto della discografia, per capire dove c’è un vero interesse artistico e dove, invece, l’attenzione viene spostata sui dati, freddi e impersonali. Un progetto come quello di Noise Symphony è nato da un rottura? Da una voglia di cambiamento rispetto a qualcosa che non andava?

Durante la mia esperienza da produttore artistico ho visto diverse fasi, perché, come già detto, il mercato è cambiato in tanti modi. Una di queste è stata la bolla delle views (che non è ancora scoppiata), l’ossessione delle visualizzazioni comprate. Risultati digitali che non si traducevano in persone che compravano un biglietto per un concerto. Di conseguenza, mi capitava spesso di vedere la caduta tragica degli artisti dopo che avevano prodotto qualcosa, perché non c’era alcuna attenzione dal punto di vista discografico. La volontà delle major e delle etichette indipendenti più importanti era quella di ricevere un progetto che fosse già a uno stato avanzato, sul quale non ci fosse da investire da zero. Nel preparare gli artisti a queste realtà, per un anno ho pensato se buttarmi o meno e creare qualcosa che servisse proprio a questo. Così è nato Noise Symphony.

Oggi, con la nuova ondata di musica, a Roma stanno riaprendo i locali, dal punto di vista live è una rinascita e noi possiamo fare sfruttare l’esperienza maturata per raccogliere i frutti del lavoro svolto, imbastendone di nuovo. Nell’ultimo anno abbiamo avuto un grande appoggio da Pirames International nella distribuzione. Abbiamo aderito al MIA, che ha una mission importante per quanto riguarda la rendicontazione analitica, ma non solo, anche per la classifica delle radio. Ci sono tanti artisti che passano in radio minori, ma non hanno punteggio Earone. Per questo noi abbiamo scelto di puntare sulla nostra web radio e su una nostra classifica, appoggiata dal MEI,  un’istituzione per le etichette indipendenti. Tutte le persone che fanno parte della nostra community possono segnalare gli artisti da votare. Il risultato settimanale verrà distribuito anche nella newsletter del MEI.

In che modo potete essere contattati da nuovi artisti che vogliono proporsi a Noise Symphony?

Abbiamo diversi modi per essere contattati. Siamo presenti fisicamente ai maggiori eventi del MEI con un nostro desk. Il nostro staff può aiutare chi ne avesse bisogno su vari ambiti della discografia, a partire dal diritto d’autore e dalla gestione delle edizioni. Sul nostro sito web c’è una sezione dedicata appositamente alle demo. Diamo anche la possibilità di entrare in rotazione nella nostra radio con le proprie canzoni. Alcune di questi progetti verranno poi selezionati per un incontro in studio.

Di recente è uscito il nuovo singolo di Giorgio Baldari, ‘Fermo a pensare‘. Lui è venuto tre anni fa da noi con un centinaio di bozze che duravano circa un minuto e da lì abbiamo capito che aveva una penna molto interessante. Prima di uscire ci abbiamo messo un anno. Metà album è pronto. Stiamo costruendo un percorso in crescita con Giorgio, siamo riusciti a farlo, considerando che questo è il quarto singolo e già dal terzo abbiamo visto crescere i risultati. Vederlo suonare sul palco del Concerto del Primo Maggio a Roma è stata una grande soddisfazione.

I Martìri sono un gruppo indie romano. Sono estremamente colorati e freschi. Con loro siamo entrati nelle playlist di Spotify ‘Scuola Indie’ e ‘Viral 50’ che hanno permesso una grande visibilità. Considerando che i Martìri hanno 9 mesi di vita siamo molto contenti loro percorso.

 Abbiamo parlato tanto di cambiamenti del mercato. Buttando l’amo verso l’orizzonte, quali saranno le prossime mosse della discografia?

La discografia dovrebbe riprendere il proprio ruolo di supervisore del prodotto, essere un filtro su ciò che entra nel mercato. Questa cosa sarà sbilanciata dal momento in cui gli artisti potranno caricare autonomamente i propri contenuti su piattaforme come Spotify. In quel momento non ci saranno più filtri, ma già adesso ci sono delle pubblicazioni che se fossero passate per una casa discografica non avrebbero mai avuto accesso a questi servizi per mancanza di requisiti minimi. Non sono un bacchettone, ne una persona totalmente legata al passato, anzi, sono favorevole alla tecnologia, ma il rischio è quello di saturare l’offerta e andare a togliere attenzione ai prodotti che meritano. Non chiudiamo il mercato a questa possibilità, ma che la discografia si elevi a filtro e certificazione della qualità, con un sano confronto artistico.

 

Il celebre speaker di m2o, tra i fondatori di Bang Record, ha raccontato la realtà discografica del suo genere di riferimento e l’importanza di ritagliarsi uno spazio nel mercato.

Etichette361: Bang Record raccontata da Dj Ross

Se siete stati almeno una volta in discoteca negli ultimi 11 anni, avrete ballato uno o più successi firmati Bang Record. La musica dance è, da sempre, un mercato florido, che unisce intrattenimento da club a vere rivoluzioni musicali. Se l’Italia è entrata a far parte di questo circuito, a livello internazionale, lo si deve al lavoro di chi, dal basso, è riuscito a divulgare la propria professionalità fuori dallo Stivale. Ne abbiamo parlato con Dj Ross, programmatore musicale e voce storica di m2o Radio, in onda dalle 13.00 alle 14.00 con The Bomb, insieme al partner-in-crime Alessandro Viale. Tolte le cuffie, Ross, Rossano Prini, è un discografico arguto, dal quale si può cogliere il senso dell’esperienza nel settore e la “visione” in prospettiva. Bang Record è l’esatta applicazione della morale di questa intervista: trovare il proprio spazio è fondamentale.

Come è nata Bang Record? 

Bang Record è nata, in primo luogo, come un gruppo di produzione. Insieme ad Alessandro Viale, dopo un’importante sinergia da dj producers, abbiamo deciso di creare questa realtà e di continuare a lavorare a stretto contatto. Successivamente, con il tempo, abbiamo iniziato a prendere altri prodotti esterni, da altri produttori, fino a quando, insieme a Gianluca Rossi, abbiamo deciso di aprirci totalmente al mercato discografico. Così Bang Record è diventata un’etichetta allo stato puro. Siamo arrivati nel momento peggiore della discografia, in poco tempo ci siamo ritagliati uno spazio nel mercato italiano e straniero. Da quasi quattro anni abbiamo ottenuto grandi risultati nel marketshare di Earone. Abbiamo avuto una crescita costante.

Sono canzoni come ‘Feel The Love’ di Marchi’s Flow (progetto parallelo di Cristian Marchi), che hanno segnato diverse generazioni, ad aver contribuito a questa crescita costante?

‘Feel The Love’ è stato il primo successo internazionale: numero uno in Francia, con licenza in diversi paesi del mondo (Germania, Austria, Svizzera, Spagna). Un altro grande successo è stato ‘The Riddle’ di Prezioso & Marvin. Tutt’ora questo disco spopola in un paese diverso ogni anno (Messico, Australia, Arabia Saudita) e ne sono passati 10 dalla sua uscita.

Discograficamente la musica elettronica ha avuto un percorso “più intelligente” rispetto ad altri generi, aprendosi subito a quelle che, un tempo, erano nuove piattaforme di pubblicazione di contenuti, come Soundcloud. Si può dire che il digitale sia stato più rivoluzionario per i dj producers che per altri?

Inizialmente non c’erano stati benefici. Il nostro genere (la musica dance commericale) non rientrava nei canoni del neonato Beatport (famoso store di musica elettronica, nda). Invece, con l’arrivo dello smartphone, le persone hanno iniziato a smettere di scaricare illegalmente le canzoni (divenute più accessibili). Oggi è cambiato ulteriormente il sistema, considerando che Spotify è il riferimento più importante per gli utenti.

È cambiata anche la struttura dei brani con lo streaming musicale?

Certo, è l’epoca del “tutto e subito”, quindi devi concentrare tutto in due minuti e mezzo. L’utenza media mantiene per poco tempo l’ascolto, devi dargli qualcosa che soddisfi senza far cambiare canzone. Per quanto riguarda la nostra musica, abbiamo avuto una crescita costante anche grazie ai buoni rapporti con realtà internazionali. Con i risultati e la professionalità ci siamo costruiti una credibilità che ha portato contatti e accordi commerciali. A novembre abbiamo pubblicato il brano di Corti & Lamedica & Andry J – Boss Shit feat. Carlprit, il quale ha prodotto grandi risultati in Italia, in Spagna e ci ha permesso di instaurare un rapporto con Ultra Music (Ultra Records), la quale ha preso la traccia in licenza per quasi tutti i paesi del mondo.

Nell’ultimo anno anche artisti internazionali hanno deciso di scegliere Bang Record per le proprie produzioni. Tom & Hills, artisti finlandesi, usciranno licenziati da Universal il primo febbraio con un singolo scritto da Sandro Cavazza. Come dicevo, è cambiato l’approccio al mercato. Bisogna lavorare al giusto piano dietro ad ogni brano per ritagliare lo spazio e l’attenzione che merita.

Il tuo lavoro da discografico si fonde alla tua esperienza radiofonica. La radio sarà oggetto di un grande cambiamento digitale entro il 2020. Questo mischierà ancora le carte in tavola? 

La radio digitale avrà una migliore qualità sonora e la vera rivoluzione sarà (ed è già) poter ascoltare i network da ogni parte del mondo. Io stesso tutti i giorni ascolto radio estere come MegaStar (Spagna) o NRG (Francia). Questo perché voglio capire cosa accade in altri orizzonti, fuori dall’Italia. Quando esce una traccia la promozione è fondamentale, la fai online o tramite le radio. Penso che il mezzo radiofonico sia sempre il migliore, perché determina il vero successo di un brano.

Nel vostro genere c’è anche un’altra componente da non sottovalutare, ovvero la possibilità di far suonare una traccia nei dj set in giro per il mondo.

Questo dipende dal tipo di disco. Ad esempio, una traccia club viene inviata prima ai dj che alle radio. Se poi viene messa in pista allora ci muoviamo con i network. Nel contesto radiofonico devi avere sempre qualcosa da dire con i tuoi brani, perché ne arrivano così tanti che deve esserci qualche ragione specifica per scegliere il tuo. Oggi le radio italiane sono molto parlate, alcune mettono 4-5 dischi in un’ora, di cui uno solo è una novità. La selezione è tanta.

In che modo preferite essere contattati per ricevere nuove demo dai produttori? Quali saranno le prossime uscite su Bang Record?

Etichette361: Bang Record raccontata da Dj Ross 1

Sul sito bangrecord.it c’è un form da compilare per l’invio delle demo, oppure tramite la mail info@bangrecord.it. Ascoltiamo tutto, con i tempi necessari perché ci arriva tanto materiale. Abbiamo anche due sublabel, la Club Bang e la Bang Floor. Con quest’ultima stiamo facendo un esperimento importante: rilanciare l’italo dance. A breve avremo in uscita l’ultimo disco di Dj Jump, dal titolo ‘Back to the Feat’, in licenza a Sony. All’interno delle 14 tracce saranno presenti featuring cantati dalle voci storiche degli anni ’90 e 2000, tra cui Jeffrey Jey (Eiffel 65), Haiducii (di Dragostea Din Tei) e molti altri. Abbiamo deciso di fare questo disco perché molte persone sono ancora affezionate a questo genere, siamo fiduciosi del risultato. Ci teniamo a differenziarci dagli altri. Altri brani in uscita e da tenere d’occhio sono TW3LV ft. Cimo Fränkel – Picture Of Us e SMACKM – We Care ‘Bout Nothing.

Giunti al termine di questa rassegna, che ha visto come protagoniste le varie realtà radiofoniche e universitarie italiane, è bene anche fare chiarezza sull’ente fondamentale che crea collaborazione fra esse.

RadUni: il collante di tutte le web radio universitarie

Quando si affronta l’argomento delle web radio in Italia non si può non fare riferimento anche ad una realtà più ampia. Stiamo parlando di RadUni, un gruppo di ragazzi che dal 2006, si sono riuniti in un comitato per la promozione e la diffusione della radiofonia universitaria in Italia. Iniziando da un momento storico in cui le realtà radiofoniche erano ben poche, la missione del comitato RadUni è da anni quella di proporre un’esperienza fuori dal comune, che faccia uscire i ragazzi dalla propria confort zone e combattere ogni insicurezza e timidezza.

Le prime radio universitarie a dare fiducia ai ragazzi fiorentini furono “Facoltà di frequenza” e “Radiofrequenza” (esattamente le emittenti di Siena e Teramo), le quali offrivano già un servizio di trasmissione e informazione completo e professionale. È bene ricordare che RadioFrequenza è la prima web radio universitaria italiana, on-line dal 2000 e in simulcasting dal 2001.
La mission che RadUni si propone è quella di aiutare tutti i ragazzi che sognano di lavorare in radio e gestire una propria emittente. Ad oggi l’associazione, lavora su tutto il territorio nazionale, rapportandosi con ventisei radio universitarie e organizza occasioni di confronto tra le emittenti universitarie grazie ad incontri speciali.

FRU – Festival delle Radio Universitarie

Uno degli eventi a cui tutti radiofonici sono affezionati è il Festival delle Radio Universitarie, occasione annuale che viene organizzata in città italiane sempre diverse e che viene accompagnata da conferenze tenute da esperti nel campo dell’informazione e dell’intrattenimento radiofonico.
Una tre giorni alla quale partecipano più di 250 ragazzi, provenienti da tutti gli atenei italiani associati a RadUni.
Il Festival delle Radio Universitarie ha creato un programma ad hoc – aperto anche alla cittadinanza – fatto di occasioni di dibattito e momenti di formazione riguardo al mezzo radiofonico, alla musica, alla comunicazione multimediale e alle tematiche della comunicazione universitaria, non solo circoscritta all’ambito accademico ma anche al territorio circostante. Si organizzano, inoltre, dirette nazionali, concerti ed eventi ricreativi ad ingresso libero.

Format

Tra i vari format proposti da RadUni troviamo CineUni ed Europhonica. CineUni è un format nuovo di zecca, dedicato al cinema e a tutte le sue sfaccettature (news, recensioni, ecc.). La redazione è formata da ragazzi giovanissimi, provenienti da molte realtà universitarie tutte diverse tra loro. I fondatori sono: Giovanna Delvino, che si occupa del settore radiofonico, Martina Ottaviani, tecnica del gruppo, Luigi Argenio e Marianna Sarselli, per la gestione dei social e della comunicazione.
Europhonica, invece, è una redazione che si occupa di radio a livello europeo. Si tratta di un progetto atto all’informazione da parte di ragazzi provenienti da più paesi facenti parte dell’Europa, motivo per il quale i contenuti (reperibili sul sito europhonica.eu ) non saranno solamente in italiano, ma anche in francese, tedesco, spagnolo e portoghese.

Articolo di Silvia Frattini.

Incontriamo nella realtà calabrese di PonteRadio , web radio ufficiale degli studenti calabresi.

Logo PonteRadioPonteRadio Unical è la WebRadio ufficiale dell’Università della Calabria. È in attività dalla fine del 2006 e in tutti questi anni ha raccontato il campus in tutte le sue sfumature, seguendo la maggior parte degli eventi culturali della città e non solo. Le voci che si sono alternate ai microfoni della radio calabrese sono numerosissime, come le interviste a personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, della cultura, come ad esempio: il premio Oscar Mauro Fiore, il giornalista Pino Casamassima, il regista Giovanni Veronesi, l’attore Claudio Santamaria e moltissimi altri.  La lista è lunghissima, indi per cui citare tutti i grandi nomi che si sono susseguiti ai microfoni di PonteRadio sarebbe pressoché impossibile Questo dimostra come PonteRadio sia riuscita nel tempo a costruire una realtà solida, che contribuisce a dare splendore al prestigioso ateneo calabrese.

Ambiente

Attualmente la radio è gestita da tre coordinatori responsabili e professionisti, i quali ricoprono ruoli ben precisi, ovvero:quello di station manager, che si occupa della manutenzione generale e dell’organizzazione del palinsesto; quello di responsabile regia, che insegna agli aspiranti registi e/o fonici le conoscenze di base dei mezzi di trasmissione di un programma radiofonico; e infine quello di social media manager, ovvero una responsabile che si occupa di gestire i profili social e i contenuti che vengono pubblicati sul sito.
Ogni ragazzo presente all’interno della redazione ha piena libertà (nel rispetto dell’educazione) di svilupparle proprie idee e seguire le sue passioni.

Eventi

PonteRadio segue in diretta con la sua postazione mobile molti festival di vario genere, concerti, sfilate di moda, rassegne cinematografiche delle quali poi diventa anche partner ufficiale.
 È stata, infatti, media partner del Be Alternative Festival, del Moda Movie, del MIC ROCK Festival, de La Sila suona Bee, per citarne alcuni.
Attraverso contenuti pubblicati sui social ufficiali dell’emittente o sul sito ufficiale di PonteRadio,supporta eventi cittadini; nel corso degli anni, ha sostenuto, ad esempio, il “Cinemambulante”, ovvero un progetto a sfondo culturale organizzato dall’associazione “La Guarimba”.Tuttavia questo progetto non è stato l’unico a godere del supporto e del prezioso aiuto dei ragazzi di PonteRadio, infatti si sono impegnati anche per la buona riuscita  del Progetto More organizzato dal teatro Morelli di Cosenza. Hanno anche partecipato attivamente all’evento “Fatti di Musica”, niente popo di meno che il festival live d’autore ideato e diretto da Ruggero Pegna.La redazione è anche impegnata nel sociale, attraverso la partecipazione  alle iniziative benefiche dell’ABIO (Associazione per il Bambino in Ospedale). Ogni anno, segue con attenzione e passione la stagione teatrale e musicale del Teatro Auditorium Unical e la Notte dei ricercatori, evento promosso dalla Commissione Europea che con esperimenti, visite guidate, stand, eventi e spettacoli anima l’ateneo per un’intera giornata.

Nel maggio del 2011, PonteRadio, ha ospitato nella cornice calabrese le altre radio universitarie italiane, in quanto organizzatrice ufficiale dell’edizione del Festival delle Radio Universitarie di quell’anno.

Palinsesto

Il palinsesto della stagione 2018/2019 propone agli ascoltatori una vasta scelta di programmi. Per citarne qualcuno: “Cine-Doc”, un format dedicato al cinema documentario,” In-Joy” che racconta il mondo degli ingegneri gestionali e del percorso che i laureati in questo settore compiono dentro e fuori dall’Unical, “Quasi una fantasia”, che si propone di essere un’agile introduzione all’ascolto della musica classica, “Matricole Fuori Corso” che racconta la vita dello studente nell’ambito universitario e privato, “Una Manciata di Motivi”, un viaggio in musica alla (ri)scoperta del cantautorato italiano contemporaneo e del passato, “90-00 The Golden Years”, che ripercorre il decennio di musica e costume degli anni ’90.

Il target di PonteRadio non si limita al target formato dagli studenti universitari, il suo intento è quello di poter arrivare a più gente possibile e promuovere tutti i suoi contenuti ad una, quanto più possibile,vasta fetta di pubblico.

Contatti

Per contattare la redazione e informarsi sulle iniziative del territorio calabrese vi consiglio di andare sul sito ponteradiounical.it e sulle pagine social Facebook e Instagram, che potete trovare digitando sulla barra di ricerca “Ponteradio”.

Da studio di registrazione a etichetta discografica, Aereostella è un capitolo della storia della musica italiana che continua a essere scritto tutti i giorni.

Etichette361: Aereostella, la PFM e i nuovi orizzonti

Esperienza, ex-per-ire, “uscire passando attraverso”. Solo dopo aver vissuto qualcosa se ne può parlare. Per questo Iaia De Capitani, titolare, insieme a Franz Di Cioccio (PFM), di Aereostella, può raccontare, ad ampio spettro, il panorama discografico attuale e paragonarlo a quello passato. Insieme a lei abbiamo parlato della label, di industria musicale e della rivoluzione possibile.

Come nasce Aereostella? 

All’origine Aereostella era uno studio di registrazione con edizioni musicali. La proprietà è stata rilevata al 50% percento da me e Franz nel 1989. In quel periodo lavoravamo per Mediaset. Dopodiché, quando PFM ha ricominciato il proprio percorso artistico, lo studio è stato chiuso, è rimasta solo la gestione delle edizioni musicali. Abbiamo successivamente rilevato tutta la proprietà e aperto l’etichetta discografica nel 1992. Da lì è iniziato il viaggio di Immaginifica, un marchio di Aereostella che si occupa di progressive, e FermentiVivi, destinata ai giovani e al rock. Nel frattempo è nata anche una parte dedicata ai libri, con distribuzione Messaggerie Italiane. Stiamo abbandonando la carta stampata a favore del digitale, per questo siamo fermi con la sezione dell’editoria del libro, ripartiremo totalmente digitali. Questa è storia della nascita di Aereostella.

Abbiamo citato PFM e il progressive, com’è il mercato per questo genere?

Inizio con una premessa, PFM non è progressive. Tu mi dirai: “Ma come non è progressive?!”, lo è stata, ma non lo è più da tempo. Dal terzo/quarto disco PFM ha allargato gli orizzonti con sperimentazioni jazz, rock, senza dimenticare l’esperienza con Fabrizio De Andrè, dove la poesia si è unita al rock, uno dei punti più alti del mercato italiano. A tal proposito nel 2019 corre il quarantesimo anniversario dall’esperienza con Fabrizio, che PFM celebrerà con un tour che inizierà il 12 marzo a Bologna, 32 date in due mesi. Sul palco ci saranno anche Flavio Premoli alle tastiere e Michele Ascolese alla chitarra classica.

Come PFM non è progressive, non consiglio agli artisti che si presentano di farsi comprendere in un solo genere. Anche perché il mercato prog in Italia è pochissimo, all’estero c’è un giro più ampio, specialmente nella lingua anglofona. Come nel metal, all’estero trovi delle “famiglie”, delle comunità, che seguono un genere coralmente.

FermentiVivi, invece, si occupa di rock. Nell’undergroud italiano sta tornando il rock emergente, possiamo sperare nel ritorno delle chitarre come è accaduto per i sintetizzatori?

Il rock non morirà mai, il ritorno delle chitarre ci sarà. Dal vivo la chitarra è fondamentale, i riff di chitarra sono quelli che hanno fatto la storia. Ho notato che molti giovani stanno guardando indietro per copiare e secondo me questo è sbagliato. Ascoltano i grandi ed emulano. È giusto farsi contaminare, però poi bisogna mettere del proprio, ciò che sei tu. Devi suonare te stesso. Siamo aperti all’ascolto di chiunque volesse inviarci demo e materiale, contattateci all’indirizzo mail info@aereostella.it.

Stavo sfogliando il vostro catalogo e avete prodotto così tanti dischi che sarebbe difficile citarli tutti. In FermentiVivi ho trovato un disco di Luca Leoni, oggi guru della comunicazione digitale e delle videoproduzioni con l’azienda Showreel. È lui?

Si, è proprio lui. Luca è una persona estremamente intelligente e molto attiva. Aveva prodotto il disco, noi l’abbiamo preso in licenza. Sono passati tanti anni, sono molto felice della sua carriera.

Colgo l’occasione per spostarci sul mercato digitale. Aereostella ha vissuto tanti modelli di business musicale e altrettanti supporti sui quali ascoltare le canzoni. L’orizzonte che abbiamo di fronte, lo streaming, dove può portare? C’è qualcosa che rimpiangi del mercato dell’epoca?

Ogni era ha il proprio modo di esprimersi, i suoi pro e i suoi contro. Oggi il digitale domina il mercato. Il CD è destinato a scomparire come la musicassetta. La musica liquida, però, è talmente veloce che brucia subito, il prodotto diventa usa e getta. Per questo c’è bisogno di avere qualcosa di fisico, da toccare, da tenere in libreria, non a caso il mercato del vinile è rinato. C’è un rito di ascolto: prendi il disco, lo metti sul giradischi, poggi sopra la puntina. Lo devi volere, sei preparato psicologicamente ad ascoltare quel disco. L’ascolto è più caldo e il packaging è un mondo parallelo che aumenta l’esperienza sonora (la copertina, il libro all’interno, le immagini, i testi). Vivi davvero ciò che stai ascoltando.

È una possibilità per avere classifiche più vere in prospettiva?

Il MIA – Musica Indipendente Associata sta lavorando proprio in questo senso. Rendere le classifiche reali, comprendendo anche tutti i servizi digitali. Io lavoro in questo settore e a volte mi capita di vedere artisti che fanno numeri importanti in termini di visualizzazioni senza averli mai sentiti. Sono già delle star e non so chi siano (riferendosi ad exploit più grandi del dovuto, nda).

Quindi, oltre a una rendicontazione analitica dei proventi del diritto d’autore, come quella proposta dal MIA, servirebbe anche una regolamentazione sulla fruizione dei numeri di views e di stream a favore del consumatore e di chi lavora nel settore. 

MIA è attiva anche in questo. Si stanno instaurando rapporti anche con Google e YouTube, ad esempio, per creare un panorama migliore e facilitare il dialogo tra distributori di servizi, discografici, addetti ai lavori e utenti. Il nostro è un lavoro. Non è un gioco fare l’artista, l’editore, il discografico. Se il mercato non è regolarizzato, ci sono dei furti. Anche la SIAE e altri enti stanno lavorando in questo senso. Tutta l’Europa è in moto per cambiare gli orizzonti del mercato musicale.

Un grande lavoro di squadra, che ha la possibilità di fare una vera rivoluzione. In conclusione, quali sono le prossime uscite di Aereostella?

Su Immaginifica è uscito il disco “Aerostation” del gruppo omonimo formato dal tastierista Alex Carpani e dal batterista Gigi Cavalli Cocchi. Dal vivo viene aggiunto un terzo elemento, il bassista Jacopo Rossi. Altri artisti appena usciti sono gli OAK (Oscillazioni Alchemico Kreative), hanno fatto un concept album solo in vinile (con il supporto digitale annesso e regalato) sulla vita di Giordano Bruno. All’estero sta spopolando nel prog. Su FermentiVivi non si può non citare “L’attesa” di Vittorio De Scalzi e recentemente è uscito “Due di noi”, disco in duo con Nico Di Palo. Stiamo anche lavorando ai nuovi dischi del cantautore Gregor Ferretti e di Tiziano Tamisari.

Vent’anni di esperienza nella musica a cappella, nelle produzioni vocali e nella musica sincronizzata per film, televisione, pubblicità e comunicazione.

Etichette361: Preludio Music e la sincronizzazione

La nicchia è un mercato difficile, a volte inesplorato, da collezionisti e intenditori. Questa è la dimensione di Preludio Music, leader nelle produzioni di musica corale e a cappella, ma anche nella sincronizzazione. In un mondo sempre più improntato sul dialogo tra suono e immagine, abbiamo parlato con Andrea Thomas Gambetti, direttore della label, di come si naviga in un mercato di nicchia e della grande importanza (poco conosciuta) della musica sincronizzata.

Come nasce Preludio Music e qual è la linea artistica?

Preludio Music nasce nel 1998, abbiamo fatto 20 anni quest’anno. Ha iniziato a produrre album di musica a cappella ed è diventata il riferimento italiano per questo genere. È l’etichetta della voce e della musica di qualità. Ci occupiamo anche di musica corale e di artisti che utilizzano la voce in modo particolare. Curiamo tutte le nostre edizioni e abbiamo in catalogo anche musica contemporanea. Il nostro target è il prodotto di nicchia, perché crediamo che i progetti ai quali ci dedichiamo meritino di avere un ampio respiro.

Qual è la formula per far emergere i prodotti di nicchia?

Offriamo un servizio di alta qualità sulla produzione di dischi, ci affianchiamo a professionisti di ogni settore, dalla musica, alla grafica, alla comunicazione. Abbiamo cercato di ridurre la filiera discografica, rinunciando alla distribuzione del supporto fisico. Tutti i nostri album sono distribuiti digitalmente tramite Pirames International e, dal 2007, abbiamo creato un nostro e-commerce. Una scelta avanguardista per l’epoca, che poi si è confermata un trend adottato da tutto il mondo. Spediamo in qualsiasi continente, abbiamo clienti anche da Hong Kong o dal Giappone.

Anche se fate musica “non commerciale”, la nicchia, quando ci si affaccia sul mercato mondiale, e non solo su quello italiano, non è più una vera nicchia. 

Grazie all’e-commerce vendiamo ovunque. La nostra musica rimane di nicchia, il mercato è limitato, ma chi cerca questo tipo di prodotto lo trova da noi. Inoltre, Preludio Music si occupa anche di musica per la comunicazione. Abbiamo una rete di sub-publisher in tutto il mondo, i quali si occupano di proporre e inserire le nostre edizioni come musica sincronizzata (film, serie tv, video aziendali, ecc). Questa è la nostra peculiarità e anche la nostra visione, guardano la situazione attuale e un futuro proiettato sull’immagine, sul video, con una continua necessità di musiche ad hoc.

Qui apriamo un argomento centrale. Non si parla spesso di diritto di sincronizzazione, mentre invece è grande una possibilità per autori, musicisti e artisti.

Un’etichetta, per avere possibilità di sincronizzazione, non dovrebbe muoversi in solitaria, ma affidarsi a una rete di contatti, che noi abbiamo costruito in 20 anni.  Il nostro lavoro è quello di far conoscere ai clienti (nell’industria delle videoproduzioni) i nostri prodotti tramite la promozione, inoltre i nostri sub-publisher lavorano per garantire che gli artisti abbiano inserimenti di rilievo. Nel momento in cui una musica viene utilizzata in un film di Hollywood, questa fa il giro di tutto il mondo e agli autori spettano i diritti da tutte le collecting societies. Non è soltanto il pubblico che non conosce questo sistema, anche alcuni addetti ai lavori trascurano o sottovalutano la sincronizzazione. Il cosiddetto diritto di sincronizzazione spetta agli aventi diritto per valutare se concedere un opera e relativo fonogramma in abbinamento alle immagini. Ad una azienda che, ad esempio, volesse utilizzare una traccia musicale, non si “vende” la traccia stessa, ma si concede una licenza di utilizzo. Ci sono alcuni artisti che, ad esempio, non vogliono essere sincronizzati, per ragioni etiche o commerciali. Magari un cantante non ha piacere ad essere ricordato per la canzone della pubblicità della mortadella, oppure ci si può rifiutare a cedere musiche per film a luci rosse. Ognuno ha i propri criteri, l’importante è non cedere il master, ma cedere l’uso in licenza. Affidarsi a noi è una scelta giusta, perché conosciamo il valore di un prodotto e della relativa campagna di comunicazione, pertanto siamo in grado di tutelare in modo più efficace gli aventi diritto e valutare meglio il valore del diritto di sincronizzazione.

Tornando sul roster di Preludio Music, Alti & Bassi sono un gruppo di spicco per la vostra realtà. Confermi? 

Da vent’anni possono essere cosiderati gli artisti di punta della nostra etichetta. Siamo arrivati all’ottavo album, con un grande successo in Italia e all’estero. Dopo tanti dischi di cover, caratteristica della musica a cappella, escono in questi giorni con una raccolta interamente di inediti. Primo album in assoluto in Italia di inediti per musica a cappella, il titolo è “Ce l’avevo quasi fatta“, dieci canzoni che spaziano tra differenti generi: jazz, rap, swing, rock fino a un mood medievale, citazione a Branduardi e De Andrè. Un disco completo, che merita di essere premiato dal pubblico. Trovate tutte le informazioni su www.altiebassi.it.

Alti&Bassi

In conclusione, un artista come può contattare la vostra etichetta?

Noi ascoltiamo tutto e rispondiamo sempre a tutti. Sul nostro sito preludiomusic.com si trova il form per inviarci link e file, oppure questi sono i nostri contatti: info@preludiomusic.com – tel. +39 02 26.11.63.08 / 02.89.05.27.76. La nostra volontà è quella recuperare il valore del rispetto nella discografia.

Il produttore Alessandro Forte racconta Rivoluzione Dischi, nuova realtà nel panorama discografico indipendente italiano.

Un intrigante velo di mistero dietro l’etichetta romana Rivoluzione Dischi, che ha come direttore artistico Alessandro Forte, produttore italiano protagonista del successo di Galeffi. Linea artistica variopinta, su differenti generi. Roster folto (Scrima, The Castaway, Aiello, Xavier, Bora, Astenia, LK e Svevo Susa), che sta già riscuotendo i primi risultati importanti, nonostante la giovane età di questa realtà. Scopriamo meglio un nuovo faro nell’underground italiano.

Etichette361: Rivoluzione Dischi

Come nasce Rivoluzione Dischi?

La label è gestita da due amministratori che vogliono mantenere l’anonimato, i quali mi hanno contattato per iniziare il progetto dopo il successo del disco “Scudetto” di Galeffi che ho prodotto. Sono stato monitorato e mi è stato assegnato il ruolo di direttore artistico e produttore. Nell’etichetta c’è anche Ludovico Lamarra (bassista de “Il Muro del Canto”), che si occupa del management. Ho proposto, tra i vari artisti, Scrima e adesso stiamo puntando su di lui. È andato molto bene: il primo singolo “Sofia” è ancora nella playlist Indie Italia di Spotify e da pochi giorni è uscita “Elisa”, che ci fa ben sperare.

Capita spesso di parlare di streaming in questa rubrica. Da direttore artistico, che rapporto hai con la musica digitale?

Adesso è tutto digitalizzato, c’è una forte crisi sulle vendite e sul download. Stiamo puntando molto sullo streaming con la nostra etichetta, fare risultato sulle piattaforme è un grande goal per noi. Oggi Spotify è la forma di promozione e distribuzione fondamentale per tutti gli artisti.

Visto che hai parlato di Scrima in Indie Italia, qual è l’iter che deve seguire un artista per poter entrare in una playlist così importante?

Sia Indie Italia che Scuola Indie sono gestite da algoritmi. Il consiglio che mi capita di dare ai ragazzi è quello di essere promotori di se stessi: molto attivi sui social, indipendenti, che vadano oltre a un discorso vecchio stampo sulla promozione discografica. Instagram sta soppiantando Facebook, quindi è molto importante avere una comunicazione originale, unica, che parta prima di tutto dall’artista. Il pubblico ha sempre più interesse a interagire con chi canta e chi suona. È cambiato molto il mercato da questo punto di vista, un tempo un artista era inavvicinabile: lo vedevi, lo idolatravi. Era difficile entrare in contatto con lui. Oggi puoi scrivergli in direct e ricevere subito risposta. Tornando sulle playlist, sicuramente ci sono anche dei termini tecnici di indicizzazione e poi la potenza dell’etichetta ha la sua valenza. Comunque, il parterre di contatti che crea ogni artista è centrale, quanto suonare all’interno di locali inseriti in determinati circuiti. In questo modo sarà possibile farsi notare dagli addetti ai lavori e aver maggior facilità d’ingresso a una playlist molto ascoltata.

Rimanendo su questo argomento, il MIA – Musica Indipendente Associata sta lottando per far ottenere agli indipendenti gli stessi diritti delle multinazionali. Tu aderisci alla causa, pensi che ci sia ancora meritocrazia nella musica digitale?

Nella vita servirebbe sempre meritocrazia. Soltanto che oggi la situazione è così tanto sotto gli occhi di tutti che paradossalmente viene accettata. Ad esempio, ci sono artisti che non hanno tour all’attivo e magari entrano al primo posto in una playlist, o scalano le classifiche dal giorno alla notte. Non c’è neanche il tempo che l’algoritmo riesca ad elaborare il risultato per ottenere tutto ciò. Quindi, è chiaro che ci sia qualcosa che non torna talvolta. Sarebbe necessario avere maggiore trasparenza e sincerità in virtù della bellezza di ciò che facciamo. Perché un nome di un determinato calibro non merita di essere messo in maggior rilievo rispetto a un artista minore, che magari ha un prodotto più valido.

Quindi serve una regolamentazione.

Manca una regolamentazione e anche dei competitor che rendano il mercato più aperto. Da associato del MIA, insieme all’associazione vogliamo dare gli stessi diritti a tutti coloro che intervengono nella scena musicale. C’è una bolla di sapone che presto scoppierà. Esiste un confronto continuo tra la vecchia e la nuova discografia indipendente, dove però, a volte, di indipendente c’è poco e nulla. Parliamoci chiaro, nel momento in cui un’etichetta è sostenuta da una major che ne cura le edizioni e la distribuzione come fa a chiamarsi “indipendente”. Un altro fattore molto importante è conoscere i propri diritti legali quando si vive la discografia, anche da artisti. Mi è capitato di lavorare con persone che non sanno cosa siano le royalties o le edizioni. Se non conosci ciò che ti spetta di diritto nel momento in cui non percepisci nulla è tardi. Proprio per questo motivo l’offerta del MIA è molto interessante. Tra i punti è presente anche la proposta della rendicontazione analitica dei diritti d’autore, a discapito di quella odierna (forfettaria), una vera rivoluzione.

E su questa parola torniamo a parlare di Rivoluzione Dischi. In che modo viene svolto il lavoro di talent scouting e qual è la linea artistica?

Il reclutamento degli artisti avviene tramite materiale che viene mandato via mail a rivoluzionedischi@gmail.com oppure ci capita di conoscere persone che ci stimolano artisticamente e con le quali imbastiamo nuovi progetti. Ad esempio, Galeffi fu un allievo della scuola di musica dove insegno a Roma, rimase deluso da un’esperienza musicale televisiva tanto da voler smettere di cantare. Io lo andai a cercare, lo forzai a continuare e adesso ha avuto il percorso che tutti conosciamo. Scrima, allo stesso modo, mi è stato presentato da un fotografo che lavora nell’ambiente discografico (Matteo Casilli). Ci siamo visti e mi sono innamorato dei suoi pezzi. La particolarità di Rivoluzione Dischi è che abbiamo progetti molto differenti tra loro, dalla musica elettronica all’indie. L’idea è quella di creare una famiglia di artisti che si aiutino tra loro, com’era nella vecchia ideologia delle case discografiche.

Ludovico Lamarra (a sinistra) e Alessandro Forte (a destra)
Ludovico Lamarra (a sinistra) e Alessandro Forte (a destra)

Una delle etichette indipendenti che ha maggiormente influenzato il panorama italiano negli ultimi tre anni. Da Gazzelle ai Canova, Galeffi e molti altri.

Maciste, icona di forza e bontà, un personaggio che si ispira agli dei dell’Olimpo, alla mitologia greca, ma ha come autore un italiano: Gabriele D’Annunzio. Da un maestro della forza della parola a chi oggi le mette in musica e riempe i concerti. Maciste Dischi, un’etichetta “con il cuore sempre in erezione”. La metafora alza l’asticella, ma, a quattro anni dagli esordi, è stata completamente motivata dai risultati.

Etichette361: Maciste Dischi e la forza della parola

Da neonata a punto di riferimento

Era l’8 ottobre 2014 quando nacque la label fondata da Antonio “Gno” Sarubbi, insieme al primo progetto seguito, i Jonny Blitz. È bastato un solo anno di assestamento per entrare nel circuito delle indipendenti da seguire con attenzione. Nel 2015 la label vince il premio “Freak Label” del MEI di Faenza come Miglior etichetta discografica giovane italiana e successivamente, nel 2016, i Siberia e Miele partecipano al Festival di Sanremo, sezione Nuove Proposte. Miele fu vittima, sul palco dell’Ariston, di un errore tecnico nella rilevazione dei voti, motivo per il quale venne preferito a lei (a verdetto favorevole già pronunciato) proprio Francesco Gabbani con “Amen”, futuro vincitore dell’edizione. 2016 e 2017 sono anche sinonimo dell’incoronamento definitivo (e ancora inconsapevole) a realtà di spicco. Anni storici per la musica italiana, che ha visto la nascita di una nuova ondata di artisti di riferimento, tra i quali i Canova e Gazzelle.

Vale la pena spendere due parole su questi progetti, anche se solo due sono semplicemente riduttive. I Canova con “Avete ragione tutti” hanno scritto una pietra miliare, allo stesso identico livello di “Mainstream” di Calcutta, “Completamente Sold Out” dei Thegiornalisti, “Marassi” degli Ex-Otago e “Aurora” de I Cani. Discorso analogo per “Superbattito” di Gazzelle. Questi sono album da conservare sullo scaffale di casa e ascoltare centellinando le riproduzioni come i sorsi al miglior vino. Oltre all’indiscusso successo, ai numeri prodotti, sono il punto chiave di una rivoluzione musicale partita dal basso, esterna ai meccanismi della televisione, delle playlist, delle visualizzazioni dopate. Proprio venerdì 30 novembre uscirà “Punk”, il nuovo disco di Gazzelle, anticipato dai singoli “Sopra” e “Scintille”. C’è una grande aspettativa, alla parti del nuovo lavoro dei Canova, preannunciato da “Groupie” e “Domenicamara”.

Oggi Maciste Dischi, da realtà affermata, è anche patria di Galeffi, Mox, Fulminacci e Diamine. La metafora della forza, nascosta esplicitamente nel nome della label, è diventata reale nel momento in cui l’attenzione artistica posta sul proprio roster ha fatto evincere quanto potenti siano le parole di questi aristi e autori. “In fondo con le mani potevi farci un sacco di cose”, loro hanno deciso di scrivere e suonare con la S maiuscola.

Contatti per emergenti

Sulla pagina Facebook di Maciste Dischi, nella sezione “Informazioni”, è possibile reperire tutti contatti dell’etichetta discografica. Cliccando su questo link sarà possibile accedere direttamente al contatto Messenger della pagina, mentre la mail ufficiale è info@macistedischi.net.

Motta, Ministri, The Zen Circus, Fast Animals and Slow Kids e tanti altri nel roster dell’etichetta. In programma a dicembre il Woodworm Berlin Festival.

WoodwormNon serve essere milanesi o romani per diventare un polo di riferimento della propria nazione. Non serve essere una multinazionale per avere un ventaglio artistico di tutto rispetto. Certo, le finanze farebbero comodo, ma la storia di Woodworm, tra l’essere e l’avere, ha scelto la prima strada, fin dalla nascita. Una città umile come Arezzo (Toscana), frutto del destino e il desiderio di fondare un’etichetta che stampasse vinili. Era il 2011, il mercato di oggi non si era nemmeno affacciato alla finestra per vedere come fosse il tempo.

È una storia coraggiosa quella di Marco Gallorini – manager e discografico – e Andrea Marmorini – produttore e musicista. Quando si cerca la qualità arrivano i risultati e soprattutto si costruisce mattone su mattone. Ecco che nel 2014 e nel 2016 la label vince il Premio MEI come miglior etichetta indipendente italiana. Il roster aumenta. Una delle doti più grandi di questo progetto è la caratteristica di saper ascoltare. È un vasta scelta di colori la tavolozza di Woodworm Music. Quando è così, il pittore si diverte davvero: le chitarre potenti dei FASK, la malinconia di Motta, il carisma dei Ministri, il rock degli Zen Circus. E ancora, la penna di Dente, Campos, Dunk, Paletti, Paolo Benvegnù, Edda, La Rappresentante di Lista, Rancore, Mudimbi. Più di 66 release all’attivo e il traguardo raggiunto dell’importante produzione su vinile. Il pregio di un mondo veloce, in rapido contatto etereo, è che Arezzo può essere New York se sai sfruttare le tue opportunità, se vuoi cogliere ogni singola possibilità.

“Andiamo a Berlino” – Woodworm Berlin Festival

Woodworm Berlin Festival

Woodworm Festival è l’evento per eccellenza dell’etichetta, che negli anni ha calcato palchi importanti d’Italia. Pensare che quest’anno arrivi all’estero, in una città come Berlino, dove la storia e la cultura si fondono a una profonda tradizione di festival musicali lascia il segno. Un’occasione unica per promuovere all’estero alcune tra le band più apprezzate del panorama musicale italiano, grazie al contributo di Mibac, SIAE e nell’ambito di “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. Nella cornice del Bi Nuu, il prossimo 8 e 9 dicembre si esibirà la seguente line-up:

8 DICEMBRE

Fast Animals and Slow Kids
I Ministri
After party Mùsica Mata

9 DICEMBRE

Campos Band
la Rappresentante di Lista
Motta

La nuova era della musica italiana rompe i confini dello Stivale, come rotte sono ormai le barriere linguistiche o le preferenze di genere. Nulla vieta che la musica di qualità possa essere ascoltata e goduta da chi ha voglia di interessanti novità, quelle che non mancano a Woodworm. L’invito è quello a partecipare, qui il link alle prevendite.

Contatti per gli emergenti

La storia della label è un modello per gli artisti emergenti. In fin dei conti emergenti lo erano anche Marco e Andrea prima di imbattersi nella loro avventura. Basta allargare le spalle, prendere coraggio e inviare le demo a woodwormusic@gmail.com. Come riportato su sito ufficiale, nella sezione “Contatti”, vengono preferiti link in streaming alle canzoni e: “Un consiglio: ascolta quello che abbiamo già pubblicato prima di spedirci una proposta, non perdi tempo tu, non ne perdiamo noi e possiamo concentrarci maggiormente sull’ascolto di proposte realmente vicine alla nostra linea editoriale. Ascoltiamo ogni proposta che ci viene inviata, ogni singola proposta, davvero, te lo giuriamo.”

C’è tutto un panorama in continua evoluzione: la musica italiana all’estero. Ecco un’etichetta che produce dal Belgio in Italia e in tutto il mondo.

Il viaggio di Etichette361 ha deciso, questa settimana, di prendere una strada secondaria e finire all’estero, in particolare in Belgio, patria di Cello Label, un’etichetta creata da italiani, un polo della musica indipendente nostrana all’estero, con un’occhio di riguardo anche verso lo Stivale. Per non perdere l’occasione di capire come può insediarsi un artista italiano in questi mercati (cantando in inglese o nella propria lingua), ci siamo fatti raccontare l’etichetta dal co-founder Alessandro Cirone.

Cello Label

Come nasce Cello Label? 

Faccio il musicista da quando avevo 16 anni, ora ne ho 43. Ho iniziato a suonare professionalmente insieme a Garbo, un cantante degli anni ’80 che andava forte. Mi sono trasferito all’estero per ragioni di cuore, mia moglie fa l’economista e siamo arrivati a Bruxelles (Belgio), dove ho deciso, quest’anno, di creare un’etichetta insieme a un mio amico, Marcello Mereu, in arte March. La label non ha sede in Italia, ma lavoriamo tantissimo con artisti italiani, infatti stiamo pensando di aprire una filiale nel nostro paese. L’idea era quella di avere un’etichetta che connettesse l’Italia al mercato estero, siccome organizziamo concerti ed eventi con le radio belga e olandesi.

Infatti ho visto che il vostro roster ha diversi artisti italiani che cantano sia nella propria lingua, che in inglese. 

Si, spesso produciamo cantautori italiani, che scrivono nella lingua madre oppure in inglese, in base ai mercati in cui vogliono essere protagonisti. A dicembre siamo in uscita con March, di recente abbiamo prodotto il nuovo lavoro di Giacomo Lariccia, che va molto forte qui in Belgio, in Francia, in Germania e che è arrivato in finale più volte al Premio Tenco.

Non abbiamo una linea artistica, navighiamo a vista. Pian piano stiamo prendendo una direzione sul pop italiano in stile Jurigami, altro nostro artista.

Come si riesce ad essere forti all’estero pur scrivendo in italiano? 

C’è tanta curiosità. Tutto quello che è italiano è ben considerato quindi gli si dà un’attenzione particolare. Ci sono due aspetti da tenere in considerazione: l’opinione delle persone del posto, ad esempio in Olanda un cantante molto celebre è Marco Borsato, che ha anche tradotto tante canzoni di Zucchero o Cocciante, e la folta comunità italiana all’estero, basti pensare che in Belgio si è mossa una grande parte della popolazione dopo la guerra, a lavorare nelle miniere. Sono nate nuove generazioni da queste migrazioni, solo a Bruxelles sono circa 35.000 gli italiani. Quando vengono Elisa o Max Gazzè in concerto fanno il pienone. Oggi tutto il nuovo mondo indie cerca di approdare a questi mercati. Di recente, per Radio Pizza, la web radio in cui lavoro, ho intervistato dal vivo Colapesce, Maldestro e molti altri venuti per concerti e promozione.

Una costante di Etichette361 è il rapporto tra le etichette e la musica digitale. C’è meritocrazia nel modello attuale?

È un discorso complesso. Il digitale è una finestra sulla musica globale, dall’altra parte, in negativo, chi produce vede arrivare nelle proprie tasche decimi di centesimo per ogni ascolto. Quindi, dal punto di vista economico questo sistema è insostenibile, per ritornare nell’investimento l’etichetta e l’artista puntano sul live. In più, la meritocrazia è in bilico, perché c’è tanta musica, Spotify permetterà di pubblicare le canzoni senza passare dagli aggregatori, quindi emergere sarà ancora più difficile. Aggiungo che ormai si parla solo di playlist ed è sempre più difficile raggiungere chi le cura. Non è facile emergere. I numeri sui social sono falsati, non si capisce più quali sono quelli comprati e quelli reali.

Manca una regolamentazione. MIA, Musica Indipendente Associata, intervistata da noi settimana scorsa, potrebbe avere una soluzione in tasca. Tornando a Cello Label esistono molti emergenti che decidono di cantare in inglese. Quanto è difficile per un italiano che canta in un’altra lingua insediarsi in un mercato estero? 

Dire mercato estero è molto generico. In Inghilterra, America e in Australia se non sei madrelingua sei penalizzato. Ci sono dei paesi come la Germania, il Belgio o l’Olanda dove invece è possibile muoversi.

Se un artista volesse entrare nel vostro roster?

Sul sito c’è una sezione dedicata all’invio di nuovo materiale da ascoltare. Noi prendiamo sempre visione di ciò che ci arriva e rispondiamo a tutti. Adesso siamo impegnati con Simone Tomassini, che uscirà a marzo con un nuovo album. Avendo alle spalle 15 anni di carriera, un Festival di Sanremo, Festivalbar e le esperienze con Vasco, è il nostro artista più importante per ora.

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