Francesca Romana Perrotta vince il Festival Musicultura 2016

Francesca Romana Perrotta con il suo “grido” vince il Festival Musicultura 2016 e si aggiudica il Premio Miglior testo. «Voglio cantare con onestà e verità – afferma la cantautrice – e a chi sente di voler cambiare vita dico solo una cosa: “fatelo”.

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Francesca Romana Perrotta.

Il brano Il Grido, scritto e composto da Francesca Romana Perrotta è tra gli otto vincitori del Festival Musicultura 2016 ed inoltre si guadagna la prestigiosa targa per il Miglior Testo.  Il brano racconta il riemergere dalla sofferenza di un amore malato, sentire finalmente un grido violento nella testa che ti spinge a dire basta, che ti impone una rivoluzione. Cambiare strada, cambiare vita e, come canta l’artista, sentirsi “stanca di stare immobile a guardare dietro a una finestra”. Guardare al ricordo carico di sofferenza con rinnovata passione per la vita e stupirsi davanti alla propria rinascita. Il brano è in programmazione in varie trasmissioni di Radio Rai 1 ed è incluso nella compilation di Musicultura 2016 distribuita in copia fisica e digitale. Il grido è acquistabile in tutti i digital stores.

Ho sentito Francesca al telefono appena uscita da scuola perché, oltre ad essere un’artista profonda e sincera, è anche insegnante di inglese nella scuola statale. Una chiacchierata molto piacevole che tocca diverse corde, sia quelle musicali che quelle dell’anima. La telefonata, dopo i giusti convenevoli parte così:

Tu devi cantare e basta, te lo dico io…
Ma devo cantare Sandro…, io canto da quando sono nata…

Si ma quest’anno è la volta buona, me lo sento, tu ci credi?
Si

E poi, Francesca, continua così: “Ti dico questo, non avendo più 20 anni, so come funzionano i meccanismi discografici,  quindi so che non posso più sperare nell’occasione del grande exploit che possono avere i ragazzini però ho la sensazione che debba succedere qualcosa di bello e vedo che mi stanno arrivando delle occasioni inaspettate che mai in passato erano accadute”.

Secondo te cosa è successo affinchè arrivassero queste occasioni?
“Il mio ultimo anno è stato difficilissimo ma nel momento in cui io mi sono rasserenata in generale, non solo sulla musica, quando ho deciso di lasciare uscire la vera Francesca senza più paure e con il motto “vada come vada io sono questo”, tutto si è sbloccato e le occasioni sono arrivate da sole senza che io facessi nulla”.

Francesca Romana Perrotta vince il Festival Musicultura 2016Il Grido quindi è lo specchio di questo momento della tua vita
Bravo, proprio così. Tu e Fabrizio Frizzi avete subito preso nel segno la vera interpretazione del brano. Da quando io ho scritto il grido, ho proprio spezzato le catene e gli argini.

Oltre che il tuo, di chi potrebbe essere questo grido?
Di tutte quelle persone che si sentono o che si ritrovano in situazioni di discriminazione, situazioni che frustrano la propria essenza. Nel mio caso ad esempio non potevo venire fuori per tutto quello che sono, avevo una situazione attorno a me che mi impediva di farmi vedere per tutto quello che sono. Ti faccio un esempio, io sono prof e cantante. Per chi mi vede come “prof” devo essere bacchettona, per chi mi vede come cantante, invece, devo apparire come quella che non ha regole. Le etichette che diamo alle persone si scontrano con la verità delle persone.

Qual è il pregiudizio che più ti infastidisce?
Assolutamente quello sessuale, non sopporto davvero chi parla degli “orientamenti sessuali”. Mi scateno sempre le ire di tutti, etero, omo, ma io sinceramente ci ho provato a rientrare in un’ottica, di stare da una parte o dall’altra ma io proprio non ci riesco. Per me non c’è nessuna necessità di definire un orientamento, guardiamo i latini e i greci e impariamo da loro a fare ciò che ci fa stare bene con dignità.

Cosa ti fa star bene Francesca?
Suona molto italiano e molto retorico ma non è così, mi fa stare bene la vicinanza fisica con mia figlia Lucrezia. Amo la bellezza, la bella musica di qualunque epoca. Mi fa star bene il non far nulla, o meglio, avere il tempo di fare una passeggiata sotto il sole e bersi un caffè in un bel baretto.

Se qualcuno, ascoltando il tuo brano, fosse ispirato ad un cambio di vita cosa gli diresti?
Gli direi semplicemente di farlo, lo deve fare. Quando gridi sta già accadendo.

Quattro anni e mezzo fa sei diventata mamma di Lucrezia, cosa è cambiato nella tua vita?
Tutti si aspettavano che la mia vita cambiasse, che la cantautrice fosse dimenticata e che venisse fuori la mamma all’italiana ma poi così non è stato. Io ho conosciuto il vero amore nel momento in cui ho partorito, questa è stata la grande novità della nascita ma per il resto io sono rimasta la cantautrice di prima con la stessa voglia di prima. Lucrezia mi accompagna nelle serate quando gli orari lo permettono e quindi lei è proprio entrata nella mia vita in tutti i sensi.

Torniamo al tuo premio. Oltre al Festival hai vinto anche il Premio Miglior Testo che, in un certo senso, potrebbe essere paragonato alla fascia di Miss Cinema a Miss Italia, come vivi questo riconoscimento?
Lo vivo con immenso orgoglio anche perché il testo è il mio e, benché in passato avessi vinto anche premi per le interpretazioni, io mi sento molto più cantautrice che cantante. Io non son quella brava e precisa che con la voce fa tutto quindi, il premio alle parole che ho scritto io, è per me il risultato più bello.

Ti ispiri a qualche cantautrice?
Le ammiro tutte ma non mi ispiro a nessuna di loro perché le donne sono talmente personali che non puoi prendere da qualcun altro. Se ci penso mi vengono in mente quelle che ammiro di più come la Consoli, Cristina Donà, Nannini e Paola Turci. Quella che nei live mi smuove qualcosa è Nada, sia per quello che scrive che per come se lo porta addosso.

C’è il pezzo che avresti voluto scrivere?
Se devo puntare in alto io avrei voluto scrivere Across the universe di John Lennon.

Rimanendo in ambito internazionale, dato che parli inglese e francese, hai intenzione di incidere qualche brano in lingua straniera?
A dire la verità sto facendo da circa una decina d’anni un lavoro tipo “fantasma”, nel senso che non appare il mio nome, con Francesco Bacchetta, compositore milanese, che scrive colonne sonore, brani internazionali anche per sfilate e pubblicità. Per lui io sono la sua autrice di testi, interprete vocale e autrice delle melodie. Con lui scrivo sia in francese che inglese.

Parlando di brani per registi mi torna alla mente il tuo tour teatrale con Teresa De Sio, ti piacerebbe fare teatro o cinema?
Io dico sempre che sto vivendo una vita parallela a quella che avrei dovuto vivere, dovevo fare il medico e l’attrice e invece…

Che rapporto hai con i talent?
Qui voglio essere sincera. Ai tempi in cui aveva senso, io ci ho provato ma mi è andata male. Occorre però fare un passo indietro perché quando iniziò la prima edizione di XFactor mi chiamarono parecchie volte per presentarmi e io, stupidamente, feci la snob. Qualche anno dopo, con una maturità diversa, realizzai di aver commesso un errore e ci riprovai ma, a quel punto, non era più il momento per me e infatti mi fermarono alle selezioni.

Sei social?
Tecnologicamente sono proprio una frana, faccio addirittura fatica a riattivare internet. Da un lato mi rallegro di non esserne schiava ma dall’altro mi rendo conto che ho perso delle occasioni perché mi sono arrivate delle proposte di lavoro tramite social e io bellamente le ho lette due mesi dopo… Per fortuna però c’è chi ci pensa per me e quindi posso essere rintracciabile sia su Facebook che Twitter.

Progetti imminenti?
È appena finito il tour estivo lo scorso 15 settembre e adesso sono concentrata a registrare il mio terzo album L’ora di mezzo che conterrà anche ovviamente Il grido. Voglio anche darti un’esclusiva perché io dai miei primi lavori riprendo storie femminili di personaggi storici o letterari e questa volta mi ispiro a Elena di Troia con una ballata molto struggente e malinconica, a Maria Antonietta di Francia con il brano più rock del disco e, infine, la storia vera di una contessa di Lucca vissuta tra il 1500 e il 1600 che si chiamava Lucida Mansi ed ha una storia particolare un po’ come il Faust.

Voglio chiudere l’intervista con l’inizio della tua carriera. Ti abbiamo conosciuta nel 2005 con In genere sogno e allora ti chiedo quale sia il tuo sogno di oggi?
Sogno la libertà. La libertà di poter esprimere la propria anima. Sogno che la gente sia abbastanza elevata per andare oltre la mediocrità. Lo sogno soprattutto per gli italiani che hanno una storia artistica e culturale meravigliosa, sogno per l’Italia il rinascimento nr 2.

Articolo di Sandro Marenco.

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