Vedere la Musica: Carlos Solito fotografo-narratore

Carlos Solito il fotografo- narratore che ama paesaggi e incontri umani

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Parco Naturale Regionale dei Monti Picentini: la valle del Calore e il monte Tuoro (a destra) e il Terminio (a sinistra) visti da Nusco (Av)

Carlos Solito scrittore, fotografo, giornalista e regista, nato a Grottaglie in provincia di Taranto, che sta – come ama sottolineare- sul ciglio delle vertigini. È un vero viaggiatore, nel senso più letterale del termine ma non solo, infatti ha cominciato a “viaggiare” con la fantasia, già da bambino quando intorno a lui c’era solo Puglia. Giramondo, collabora con numerosi magazine e quotidiani realizzando reportage di viaggi e incontri. Dirige spot pubblicitari, video clip musicali e cortometraggi.

Il suo ultimo lavoro Terra Cotta, girato interamente in Irpinia, è il viaggio nella vita di un bambino solitario che si avvicina alla paura per liberare la fantasia. Ha pubblicato una ventina di volumi illustrati per i più importanti editori italiani. Ha firmato i romanzi Sciamenescià, La Ballata dei sassi e il volume Sogno a Sud. Salvator Dalì a Matera. In ottobre uscirà un romanzo con Sperling, un viaggio dantesco nelle grotte d’Italia, a Natale un libro fotografico per Rizzoli e a marzo un altro ancora. Come se non bastasse sta lavorando a una serie televisiva, una mostra a Tel Aviv e in Cina.

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Aswan: Jasmin Shahinaz – Palazzo del Profumo

Carlos Solito è tutto questo e scrivere di lui, per un’artigiana di parole come la sottoscritta, una bella impresa. Ma Carlos è in realtà un vero viaggiatore e come tale capace di essere accogliente e comunicativo, come tutti quelli che sono abituati agli incontri e alle esplorazioni, di luoghi e anime. La nostra chiacchierata ci ha fatto perdere la nozione del tempo e insieme, abbiamo attraversato luoghi e distanze.

Carlos Solito. Un nome che evoca paesi lontani: solo un caso o una premonizione?

Solito è un cognome spagnolo, mia madre lo scelse perché suonava bene e soprattutto per amore di Carlos Santana. In realtà, per dirla tutta, il mio nome completo sarebbe Carlos Diego Solito, ma poiché il calcio non mi è mai interessato, appena ho potuto, l’ho “dimenticato”, anche se mia madre, ogni tanto, me lo fa ancora notare.

Carlos presentaci Carlos Solito…

Mi piace definirmi con unica parola: un narratore. Questa parola mi appartiene perché umile come le mie origini, semplice come la mia famiglia (che è anche piena di casini). Da bambino mi mandavano a bottega, che per me era fatta di parole, una fucina di idee, ma anche di brace e di fuoco. Sono nato a Grottaglie un luogo di caverne, dove omoni in canotta infornavano le loro terrecotte.

Andare dal falegname era un viaggio onirico, che facevo osservando il gioco d’incastri utilizzato per costruire con il suo silenzioso operato, con i suoi occhi espressivi e i suoi silenzi. Tutto parte da lì da quegli anni d’infanzia paesana: sono stato forgiato come un vaso con le argille di quel paese, che mi porto dentro.

Una vera chiamata alle “arti” per te sei dimostrazione vivente, di come la creatività non conosca confini o separazioni. Quale di queste “sfumature” è dominate?

Per prima è arrivata la scrittura, che detiene ancora il primato: che sia un viaggio, una direzione creativa è lei ad avere la conduzione. Una sorta di preghiera sciorinata con l’inchiostro. Tutte le volte che preparo una campagna, anche l’ultimo cortometraggio Terra Cotta, omaggio a quando andavo nelle botteghe di ceramica, parte tutto dalle parole. Ho pubblicato il mio primo romanzo a 17 anni, cercando di far comprendere alla mia famiglia che quella era la mia strada.

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Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano: Capo Palinuro (Sa)

Alle scuole elementari, scrivevo fino a tarda ora, cosa fai? – mi chiedevano- Scrivo un libro, era la risposta. Il mio modo di stare al mondo, un po’ stralunato era quello. Mi sono iscritto, con poca convinzione e solo per la compagnia degli amici, ad un Istituto professionale Turistico. Dopo ho frequentato Conservazione dei beni culturali a Lecce, senza finirlo, sapevo di dover fare altro. e, non ho finito.

Sono partito per la Croazia con una spedizione speleologica, dopo quindici gg gli altri andarono via, io volevo capire di più della Dalmazia con l’istinto e la curiosità che mi ha sempre accompagnato anche solo con la fantasia quando viaggiare era solo nei miei pensieri.

Quando hai capito che, finalmente, stavi realizzando i tuoi sogni?  

La rivista Marco Polo pubblicò il mio primo lavoro e i miei reportage, ma la grande soddisfazione arrivò con Nicoletta Salvatori di Airone, lo stesso che compravo mettendo da parte la mia paghetta, quando pubblicò un mio servizio.

Quando hai fatto la prima valigia per partire?

Tutto parte dalla scrittura, i primi viaggi gli ho fatti da fermo. I primi viaggi, come conquista di lontananza sono avvenuti con le parole. In realtà, ho una fottuta paura di fermarmi. Colleziono libri, sculture, poltrone che acquisto in giro per il mondo e vorrei avere una casa dove assegnare loro un posto. Ho vissuto un’infanzia bellissima di fantasia ed esplorazioni.

La Puglia è una grande tavola dove l’orizzonte è quasi sempre uguale, un tracciato piatto che però a volte si interrompe verso il basso, con montagne rovesciate, le gravine, piccoli canyon ricche di tutto l’erbario mediterraneo. Ceste di calcare con natura, silenzi e tracce del passato. Noi da ragazzini, oltre a salire sugli ulivi dove scrutavamo l’orizzonte, ogni tanto senza scarpe con i piedi a mollo nel vuoto, studiavamo gli itinerari possibili. Sfogavamo così, il nostro senso di scoperta che è innato nell’uomo.

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Monti Carseolani – Carsoli (Aq) frazione di Pietrasecca: l’ingresso della grande risorgenza dell’Ovito

La Puglia oltre al castigo di essere piatta, ha il castigo dello scirocco, che offusca tutto nascondendo ogni contorno. Quando finalmente, arrivava la tramontana o il maestrale, aspettavamo che l’orizzonte si schiarisse: era come una prima cinematografica, dove potevamo finalmente vedere paesaggi immensi, lontani che, normalmente, non erano visibili. Per questo desiderio, ho cominciato ad esplorare le grotte, le montagne e i loro ventri partendo da quelle più vicine a casa, per poi allargare i miei interessi.

Carlos come diventa fotografo?

Nasce in quegli anni adolescenziali, in cui vedendo quelle grotte e avendo tanti amici che non amavano leggere, al racconto orale non avrei potuto aggiungere i miei diari, ma solo le foto. Ho sempre amato Airone e mettevo da parte i soldi per comprare ogni mese la mia preziosa copia. Sono molto affezionato alle mie macchine Canon, non amo molta tecnologia e sono molto diffidente verso chi si nasconde dietro a mega apparati che si porta appresso.

Oggi la gara è a chi è più performante, per dimostrare di essere i migliori. Sui miei set, ogni tanto è transumata, questo genere di persone e, devo dire, sono risultate le più sterili. Con me porto solo l’indispensabile io sono un reporter, prendo e vado. Ciò che ritengo importante e fondamentale è essere tutto facendo pronome con gli altri, così si fa squadra.

Il viaggio non lo intendo mai come un piacere. Il piacere è stare con i miei amici, a casa sul divano, le orecchiette, i ricci di mare. Il viaggio è una necessità vitale di scoprire. Uno stimolo alla creatività e un bulimico senso di scoperta, una primordiale necessità, che c’è stata sempre in me.

Oggi credo di essere l’uomo più libero del mondo per questa necessità che ho sempre avuto. Non c’è libertà senza necessità.

Carlos, alla fine quel libro che dicevi di scrivere già alle elementari, lo hai scritto per davvero, anzi ben più di uno…

Ho scritto La Ballata dei Sassi, Sciamenescià: Strade, randagi, venti e souvenir di Puglia, Sogno a Sud. Salvator Dalì a Matera. Con quest’ultimo ci ho letteralmente perso la testa e pensa che Dalì a Matera, non c’è mai stato. Mi piaceva, però, l’idea di abbinare al surrealismo rupestre dei sassi il padre del surrealismo metafisico. In genere mi piace misurarmi con chi mi ha preceduto, è come voler arricchire la mia conoscenza in una sorta di overdose da viaggio.

Cosa desideri per te?

Mi piacerebbe avere tempo da dedicare a qualcosa che abbia a che fare con la terra, realizzando il sogno di piantare qualcosa e vederlo crescere.

Parlami del tuo lavoro…

Collaboro con un bel po’ di magazine, riviste di viaggi, natura, cibo, costume tipo, guarda ne ho un po’ lì, te li leggo: Vanity Fair, Style del Corriere della Sera, tante riviste gastronomiche, per le quali ho imparato a fotografare piatti, il vino, che prima ho imparato a bere e poi a fotografare. Famiglia Cristiana, Sport Week, Gulliver, Tutto Turismo, Travel, Dove, D di Repubblica, National Geographic Travel. Quindi questa è stata la mia fortuna e necessità, dovendo vivere di scrittura e fotografia, quando si trattava di cibo, mi preparavo, studiavo. Questo perché volevo capire e vedere il cibo da un altro punto di vista, un viaggio fantastico attraverso i colori, i profumi, la mise en place.

Chiedere a te, viaggiatore e reporter per nascita, quale sia il viaggio con le tue fotografie, potrebbe sembrare inutile. Non lo è, perché se c’è una cosa che mi è stata chiara da subito è che in tutto questo tuo andare tra arte e luoghi, c’è un fil rouge che lega ogni parola, ogni emozione, ogni passo, ogni immagine …

Il fil rouge è quello del reportage, non fotografo mai in studio. Mi sa di chiuso, di limite. Mi piace andare nella natura, con le luci naturali e zero luci di riempimento. Amo paesaggi e incontri umani. Un contadino o un pescatore perderebbe tutto: non avrebbe più negli occhi il suo mondo, dando di lui un’interpretazione viziata. Quando metto su set tipo quello per Dalì, è un’impresa: ho fatto un lavoro di quasi due mesi con una troupe pazzesca. Io cercavo la foto giusta e trovo nobile mettere tutta la propria creatività, al servizio del set. Io regolo tutto il mio lavoro fotografico sulla stessa colorimetria, dettagli che sfuggono ai più ma mi fanno sentire appagato.

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Ulivi nella piana di Fasano (Br)

La musica accompagna i tuoi viaggi?

Sempre e la mia colonna sonora è una raccolta di Leonard Cohen, Hans Zimmer, Rino Gaetano, Califano, Franco Battiato, Ezio Bosso e la musica di un caro amico anche lui di Grottaglie, giramondo come me, pianista e compositore, filosofo e concertista, Ciro Gerardo Petraroli.

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Paola Ferro
Paola Ferro
Particolarmente Anomala O Liberamente Assemblata Ferro (& fuoco) Artigiana di parole. Innamorata delle persone, costantemente a caccia di anime e le loro storie. “… che di mare ne sa, quanto le onde” (grazie a chi lo ha detto di me)
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