Vedere la musica: Alessandro Giugni

Invito al viaggio con Alessandro Giugni, il fotografo “umanista”

“La fotografia è per me un modo per capire le persone”

Vedere la musica: Alessandro Giugni la fine del cammino
Vedere la musica: Alessandro Giugni – la fine del cammino

Alessandro Giugni è un fotografo documentarista, con una storia personale intrigante e curiosa. Alessandro nasce a Milano nel ’94, in una famiglia che tutto si sarebbe aspettata da lui, fuorché questa passione per la fotografia. Giovanissimo e con dei ritmi di vita quotidiani, da vero “atleta” della vita, Alessandro da figlio unico, ha dribblato (letteralmente, vista la sua passione per il calcio) ogni aspettativa, dall’azienda del nonno, della quale ha ereditato le quote, allo studio avviato del padre e la carriera universitaria della mamma, scegliendo di dare un posto importante e irrinunciabile alla sua vera passione: la fotografia.

Considera questa forma d’arte, un mezzo per esprimere il suo sentire e raccontare il nostro tempo. Nel mese di ottobre 2019, Vittorio Sgarbi sceglie due sue fotografie per esporle a Recanati a Villa Colloredo Mels in occasione della mostra, ideata e curata dal noto critico, dal titolo Paesaggio Italiano L’infinito tra incanto e sfregio.

Un’attenzione da parte di Sgarbi che si conferma l’anno dopo, con un’altra fotografia di Giugni, esposta a Cortina d’Ampezzo al Museo d’arte Moderna Mario Rimoldi mostra, ideata e curata sempre dal critico, dal titolo: I Mille di Sgarbi. Lo stato dell’arte contemporanea in Italia. Nel febbraio 2021 viene pubblicato dall’Università degli Studi Milano-Bicocca il libro Esperienze di vita nei giorni del silenzio – La Bicocca al tempo del Coronavirus, edito da Nomos Edizioni. Dal 2021 collabora con La Critica, con una rubrica attinente al mondo della fotografia.

Il nostro breve, ma intenso, viaggio ha rivelato un uomo anagraficamente, davvero, molto giovane, dotato tuttavia, da una grande esperienza maturata in campi apparentemente molto distanti. Impegni lavorativi che lui riesce a connettere con entusiasmo e voglia di fare, dimostrando ai suoi, se ancora ce ne fosse bisogno, come la fotografia, sia per lui, ben più di un hobby, ma un talento che non può mettere da parte.

Alessandro parlami di te…

Sono nato a Milano nel ’94 e cresciuto sotto l’egida del nonno paterno che era un torrefattore storico. Ho passato la vita a studiare in torrefazione e ho imparato a tostare caffè a otto anni. Mi sono laureato in giurisprudenza cum laude, proprio nel periodo in cui ho perso i miei nonni, col rammarico che non abbiano potuto condividere con me quel momento. Ho ereditato le quote del nonno nella torrefazione e soprattutto la responsabilità di portare avanti l’attività di famiglia e la sua storia.

La passione per la fotografia è sempre stata grande, ma resa complicata da genitori più propensi a educare al dovere che al piacere. Il nonno che era degli anni ’30, rispetto a loro, ha sempre creduto maggiormente nella possibilità di coniugare inventiva e passione, col lavoro. Sono, per mia natura, molto inquadrato e ho sempre messo tanto impegno in qualunque attività dallo studio allo sport.

Mio nonno mi ha indirizzato, guidato e a soli undici anni mi ha abbonato a dodici quotidiani italiani ed esteri, che sono la mia prima occupazione, ogni mattina. Mi alzo alle cinque e dopo la lettura dei giornali, mi alleno e comincio a lavorare subito dopo. Sono impegnato a rilanciare in ambito internazionale la Torrefazione, vado in studio da mio padre e poi mi dedico alla fotografia.

Vedere la musica: Alessandro Giugni Spirale
Vedere la musica: Alessandro Giugni Spirale

Quale posto ha la fotografia nella tua vita?

È la mia passione, nata per scherzo a undici anni quando mio nonno, con i punti della Esso, mi regalò una videocamera. Non era granché, anzi proprio terribile, ma per me, fantastica. Di fatto mi si spalancò un mondo e, da quel momento, una passione smisurata che avrebbe cambiato la mia vita. Ho cominciato a comprare attrezzature fotografiche dove i più grandi vanno a rifornirsi del materiale, attirato da quel luogo dove i “maestri” s’incontrano.

Lì ho acquistato libri e tutto quello che mi serviva con l’abitudine, che mi appartiene, a studiare, leggere e approfondire. Sono stato folgorato in particolar modo, dai libri di Gianni Berengo Gardin. Lui con i suoi Manicomi, scoperchiò un vaso di Pandora che portò alla legge Basaglia e alla loro chiusura; questi mi colpirono, facendomi riflettere e comprendere quale fosse la mia direzione. Mi sono specializzato in reportage, perché sono di fondo un umanista e ritrarre l’uomo nel suo contesto, è quello che mi affascina di più.

Una passione che ben presto è diventata davvero importante. Che cosa è successo?

Nel 2018 ho mandato una mail all’ufficio stampa di Sgarbi, non avendo grandi aspettative. Invece fu colpito da una mia fotografia, che entrò a far parte della mostra, curata dallo stesso Sgarbi, a Recanati a Villa Colloredo Mels per il due centenario di Leopardi.

Un’attenzione da parte di Sgarbi che si conferma l’anno dopo, scegliendo un’altra fotografia che esposi a Cortina d’Ampezzo al Museo d’arte Moderna Mario Rimoldi in occasione della mostra, dal titolo: I Mille di Sgarbi. Lo stato dell’arte contemporanea in Italia.

A marzo 2020, in seguito al diffondersi del Coronavirus, ho realizzato un reportage fotografico, col quale ho sentito il bisogno di testimoniare come Milano stesse cambiando. Milano al tempo del Coronavirus. Una cattedrale nel deserto, è diventato un libro regalandomi davvero tante soddisfazioni.

Alessandro Giugni Walking colors
Vedere la musica: Alessandro Giugni Walking colors

Se dovessi definirti come fotografo cosa diresti di te?

Sono un autodidatta e senza sosta, ho continuato ad approfondire ogni aspetto di questa che ritengo essere una forma d’arte, dedicandovi tutto il mio tempo libero. Nel corso degli anni ho scattato quasi esclusivamente in bianco e nero, utilizzando sempre di più, la pellicola, che oggi prediligo in assoluto. Mi piace che ci voglia tempo per visualizzare lo scatto, adoro confrontarmi con la chimica, padroneggiare ogni fase del processo creativo, imparando a gestire anche lo sviluppo.

Tramite la pellicola, inoltre, è possibile costruire un archivio “materico”, impossibile da realizzare attraverso il mezzo digitale. Mi ritengo un umanista intimista: mi piace capire chi ho davanti e cogliere chi sei, la fotografia è per me un modo per capire le persone. Non mi piace parlare di me, preferisco che a parlarne sia quello che faccio. Parlo con tutti e fotografo chiunque, mi sono accorto che ho fotografato tanti e mi sono perso quelli che avevo vicino.

Oggi mi dico che sono un pirla, ho ricordi di tanti viaggi, tante cose, ma mi sono perso i miei cari. In poco tempo sono andati via entrambi i miei nonni e l’unica foto che ho fatto a mio nonno l’ho scattata a Lido di Romagna, col suo berretto e la sua sigaretta. Chi la vede dice è proprio il nonno, ma io ho il rammarico di aver fatto solo quella.

Vedere la musica: Quarantine shadows
Vedere la musica: Alessandro Giugni Quarantine shadows

Che tipo di viaggio sarebbe con la tua fotografia?

Un viaggio tra il metafisico, l’esoterico e l’umano. La pellicola può catturare molto di più che il solo involucro. Il piano fisico racchiude le tre dimensioni, fisico dell’anima e spirituale; un po’ come quando si parla di chiari scuri, c’è sempre una scala di grigi che è impercettibile: allo stesso modo nel ritrarre una persona, si entra in quello che per ogni essere è un mondo a sé, che va molto al di là di quello che è il solo aspetto fisico. Anche la fotografia architettonica, che sia una casa o una Chiesa, nasconde molto di più e qualcosa di metafisico, che al primo sguardo può sfuggire. Quindi mi piace pensare che sia un viaggio al di là delle apparenze, cercando di cogliere qualcosa di più che il solo aspetto esteriore.

Cosa ti piace fotografare?

Documento Chiese, Abbazie, ma soprattutto cerco sempre e comunque, le persone. Mi piace parlare con tutti e, scattare fotografie: è un modo per conservare ricordi, che nel tempo irrimediabilmente, andrebbero persi. La fotografia rappresenta per me una continua e irrinunciabile ricerca. Voglio poter raccontare il mio tempo, lasciare traccia raccontando l’uomo, senza nascondere di lui pregi o debolezze, ma con la crudezza del reportage.

Quando devi essere fotografato, come reagisci?

Cerco di evitare che succeda. Pensa che ho stampato un album di una vacanza per la mia fidanzata e riguardandolo, mi sono reso conto che sembrava che ci fosse andata sola. L’unica eccezione è scattarmi una fotografia, riflesso in uno specchio. Questo mi diverte.

Alessandro Giugni La danza non contagia
La danza non contagia

Qual è il tuo rapporto con la musica?

Non sono contemporaneo, ho imparato a suonare il pianoforte da solo, da una tastiera da bambini, per gioco fino al pianoforte a coda. Devo ammettere, però, di aver scattato a feste di paese, dove ho preferito la gente che ballava o ascoltava, a chi faceva musica. Non ho tempo, probabilmente, per ascoltarla.

Cosa chiedi alla fotografia?

La possibilità di raccontare il nostro tempo finché avrò la forza di sollevare la mia macchina. Anche se i miei genitori, quando sviluppo le mie fotografie, sono ancora increduli ed esordiscono con “Ancora con le tue fotine?”. La mia fortuna è che posso fare il fotografo senza l’obbligo di doverci pagare le bollette, ma con la “leggerezza” di un hobby. Ho trasformato una passione in un lavoro, con la libertà di scegliere cosa fare. Ho una solida base di tecnica, ma ho studiato altro. A novembre, sarò presente nel catalogo dell’Arte Moderna Num 57, quindi anche grazie all’incontro con Sgarbi e nonostante l’incredulità dei miei, ho raggiunto un obiettivo importante del quale vado davvero fiero.

Articolo a cura di Paola Ferro 

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