“Tutti amiamo senza fine” come i Siberia

“Tutti amiamo senza fine” è il terzo disco della band livornese Siberia. Come è chiaro e dichiarato fin dal titolo, il fil rouge dell’album è l’amore percorso in tutte le sue pieghe e le sue mille declinazioni

"Tutti amiamo senza fine" come i Siberia

È un titolo impegnativo, chiuso da quel “senza fine” così chiaro, che i Siberia (Eugenio Sournia, Luca Pascual Mele, Cristiano Sbolci Tortoli, Matteo D’Angelo) spiegano così: “Tutti amiamo, tutti cerchiamo il bello di questo sentimento che però ha anche piccolezze e aspetti dolorosi se non negativi: è forse il sentimento più umano tutti, questo volevamo dire con titolo”.

L’amore è il tema probabilmente più descritto e affrontato nella musica, ma il problema che risultasse scontato per i Siberia non è mai esistito: “Di questo pensiero ce ne siamo un po’ fregati, le canzoni le abbiamo composte in maniera spontanea. I nostri dischi precedenti era più impostati, la scrittura colta e letteraria non corrisponde a quello che siamo a livello umano, fortunatamente”.

Ovvero, “Siamo una banda di dodicenni in gita”.

Siberia: scrivere con sincerità

L’altro aspetto che i Siberia sottolineano è la verità che hanno messo nelle nuove canzoni, altro concetto caro a ogni cantautore: “Noi siamo stati sinceri nel senso che dentro a questo disco ci siamo tutti: Eugenio prima portava le canzoni al resto del gruppo, questa volta ha scritto con Cristiano”.

Eugenio precisa che “In passato arrivavo con lo scettro dell’unicità di chi aveva in mano il microfono e la penna, stavolta è stata un’esperienza più condivisa a livello biografico. Tra l’altro, questo disco lo abbiamo registrato in presa diretta, cosa mai successa prima”.

Siberia: anche l’estetica ha un suo perchè

Per quanto riguarda la copertina dell’album, una collana con un ciondolo tenuto sul palmo della mano, i Siberia spiegano che “C’è dentro un elemento di sensualità velato da una carica di malinconia. Eros e thanatos sono insieme, l’oro è un elemento che rimanda al sacro per come veniva celebrato nel passato, prezioso ma anche con una certa pesantezza. È quindi una copertina volutamente giocata sulle contrapposizioni”.

Appuntamento in tour, a partire da febbraio: “Abbiamo tre dischi da cui attingere, per cui vorremmo pensare a scalette diverse per rendere i concerti un po’ differenti, per far divertire di più il pubblico e anche noi, e per incentivare le persone a tornare a vederci. Poi, tra quest’idea e la sua realizzazione c’è di mezzo la pigrizia, un fattore da non sottovalutare”, ridono.

Francesca Binfaré
Francesca Binfaré
Giornalista, si occupa di musica, spettacolo e viaggi; parallelamente svolge attività di ufficio stampa. Autrice e conduttrice radiofonica dal 1989. Ha vissuto qualche tempo a Dublino, ma non ha mai suonato al campanello di Bono. Ha visto i "duri" Metallica bere un the e Slash senza l’immancabile cilindro. Affezionata frequentatrice del Festival di Sanremo e dei meandri del Teatro Ariston.
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