Svegliaginevra: “Volevo che questo disco arrivasse come un viaggio”

Quattro chiacchiere con Svegliaginevra, per approfondire la sua ispirata visione musicale a 360 gradi

Svegliaginevra
Svegliaginevra si racconta ai lettori di Musica361, in occasione dell’uscita di “Pensieri sparsi sulla tangenziale”

Si intitola Pensieri sparsi sulla tangenziale il secondo progetto discografico di Ginevra Scognamiglio, in arte Svegliaginevra, cantautrice campana che un anno fa aveva debuttato sulla scena musica con l’album Le tasche bucate di felicità. Approfondiamo la sua conoscenza.

“Pensieri sparsi sulla tangenziale”: da quali riflessioni sei partita e a quali conclusioni sei arrivata? 

Sono partita dall’idea di scrivere, sperimentare e mettermi in gioco più di quanto avessi fatto con il primo. Avevo bisogno di dire quello che non ero riuscita a dire finora, di tirar fuori nuove parti di me. Il tour, i concerti, le persone che ho incontrato e le esperienze dell’ultimo anno hanno sicuramente stimolato moltissimo le mie idee e la continua ricerca dei suoni, delle parole mi ha portato al risultato finale di cui vado molto fiera. La conclusione è che non voglio più smettere di fare dischi, sto già pensando al terzo (ride, ndr).

Hai scelto il titolo dell’album prendendo spunto da una frase di una canzone, pensi che rappresenti e sintetizzi al meglio l’intera narrazione?  

Assolutamente sì. Volevo che questo disco arrivasse come un viaggio. Un flusso di pensieri che scorre mentre siamo con lo sguardo rivolto al finestrino, in attesa di arrivare alla meta del viaggio. E poi, mi piace la mia tradizione di prendere una frase di una delle canzoni e renderla il titolo del disco. Anche con Le tasche bucate di felicità avevo fatto così. C’è sempre una canzone che alla fine contiene una frase che può rendere bene il concetto comune a tutte le tracce. 

Dal punto di vista sonoro, che tipo di lavoro c’è stato dietro la scelta del sound?

L’intenzione era quella di trovare l’ambiente sonoro migliore per il significato di ogni canzone, che è una cosa che ho sempre fatto. Ma stavolta, volevo estremizzare ancora di più l’idea che ogni genere musicale ha delle caratteristiche per cui una canzone può essere valorizzata meglio. Ho studiato tantissimi artisti grandi e piccoli, italiani e stranieri che potessero ispirarmi. Sono passata dal soul della Motown al folk di Bob Dylan, dal pop di Dua Lipa al cantautorato di De Gregori e Dalla. Ci sono diverse citazioni nascoste e non, omaggi alla musica che da sempre accompagna la mia vita.

Qual è l’aspetto che più ti affascina nella fase di composizione di una canzone?

L’aspetto che più mi affascina nella composizione è quello della creazione. La fase secondo me più misteriosa, perché dopo grazie allo studio ci sono le risoluzioni armoniche, gli incastri delle parole, ma non mi spiego mai quando l’ispirazione prende il sopravvento e la melodia arriva da sè. Credo sia quella la parte più affascinante.

A livello di ascolti, tendi a cibarti di un genere particolare oppure ti reputi piuttosto onnivora? 

Ascolto di tutto. Dipende dal periodo, dalla fase della mia vita, dalle scoperte del momento ma ho sempre ascoltato tutto. Un pò perché aver studiato musica, e tutti gli artisti che hanno fatto la storia,  mi ha educato all’ascolto e aiutato ad apprezzare le caratteristiche e gli aspetti più belli di ogni stile. Ci sono sicuramente generi ai quali sono più legata come l’alternative rock, il folk e il soul ma poi non è vero, sono legata anche ad altri. Per un motivo o per un altro mi piace ascoltare, in base al mood, il tipo di musica di cui ho bisogno in quel preciso momento della mia vita.

Come descriveresti il tuo rapporto con i social network e quanto credi siano importanti per il lancio di un progetto discografico oggi?

Il mio rapporto con i social è, diciamo, normale. Non mi espongo troppo perché non riesco più di tanto a condividere la mia vita privata. Preferisco focalizzare tutto sulla mia musica, che è il motivo per cui lo utilizzo. Mi piace molto avere la possibilità di parlare con le persone che mi seguono, di seguire gli artisti che seguo a mia volta. La fortuna di essere artisti in un epoca come questa ti permette di avere un contatto diretto con il tuo pubblico, di poter condividere i momenti più importanti con le persone che amano quello che fai, con e oltre la musica. Ma potessi scegliere, amo molto di più creare quel tipo di rapporto e magia ai concerti, lì capisco veramente come arrivano le mie canzoni e cosa posso migliorare e fare di più.

A chi si rivolge, oggi, la tua musica e a chi vi piacerebbe arrivare in futuro?

La mia musica è per chi come me vuole capire i propri sentimenti, vuole ballare, piangere, urlare a squarciagola, sentirsi libero e capito, per chi pensa di essere solo quando invece la musica può far compagnia in qualsiasi momento. Spero di arrivare a loro.

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Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.
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