“Com’è andata la rivoluzione?”, chiediamolo agli Street Clerks

Disponibile da venerdì 11 maggio il nuovo progetto discografico della band toscana, anticipato dall’energia del singolo “Rivolù”

"Com'è andata la rivoluzione?" chiediamolo agli Street Clerks
Francesco Giommi, Valerio Fanciano, Alexander Woodbury e Cosimo Ravenni, alias gli Street Clerks

Parlare di rivoluzione oggi potrebbe sembrare un qualcosa di altisonante, per certi versi rivoluzionario, soprattutto in campo musicale. Lo sanno bene gli Street Clerks, quattro musicisti che si divertono a suonare, proprio come le grandi band del passato. Com’è andata la rivoluzione? è il titolo dell’album che li riporta sulla scena discografica, a tre anni di distanza dal precedente “Fuori”.

Ciao ragazzi, partiamo dal vostro nuovo progetto, cosa rappresenta per voi questo disco?
L’inizio di un percorso, un piccolo cambiamento, se vogliamo anche un ritorno alle origini per quanto riguarda le sonorità, una sorta di evoluzione rispetto agli ultimi tre anni in cui ci siamo concentrati più sulle esibizioni dal vivo e sulla televisione. E’ un disco che contiene tematiche più mature rispetto ai nostri due precedenti lavori, sempre con un pizzico di ironia che non guasta mai.

L’album è stato anticipato dal singolo “Rivolù”, come mai proprio questa scelta?
Perché racchiude varie anime, tra cui quella un po’ più sensibile, è una ballad nostalgica che racconta di noi, di quando abbiamo iniziato a suonare, del nostro rapporto con la musica e, di conseguenza, di tutti i nostri sogni artistici. Allo stesso tempo, il pezzo è arricchito da un timbro abbastanza british che rappresenta il disco nella sua completezza, dopo aver sperimentato vari generi nel corso delle varie stagioni di “E poi c’è Cattelan”, abbiamo trovato la nostra giusta dimensione.

Vi sentite in qualche modo relegati al ruolo di band di una trasmissione televisiva?
E’ un dato di fatto e riconosciamo che molte persone ci possano inquadrare come la “band di Cattelan”, stiamo lavorando affinché ci si renda conto che siamo anche altro, concentrandoci sul nostro repertorio e, speriamo, di essere riusciti a farlo al meglio con questo album. Il nostro obiettivo è quello di rafforzare l’anima inedita degli Street Clerks, anche attraverso i live che a breve annunceremo sui nostri canali social.

A tal proposito, il vostro rapporto con il web?
Siamo le persone con l’attitudine meno social al mondo, lo facciamo ma non con grandissimi risultati, nel senso che la cosa che ci viene più naturale è suonare e portare in giro la nostra musica. Gestire bene la parte social è un vero e proprio lavoro, ma ci stiamo impegnando. Di base c’è una sorta di rifiuto che, da una parte, è rigidità mentale, perché non c’è nulla di male a comunicare e interagire con il proprio pubblico, dall’altro lato riconosciamo che ci sia in giro un po’ troppa frenesia, un uso smodato del mezzo che ti porta inevitabilmente ad essere considerato uno sfigato se non posti cinquanta stories al giorno.

Per concludere, chi sono gli Street Clerks oggi?
Quattro amici che si ritrovano per suonare insieme con la stessa passione degli esordi, che vivono il sogno di calcare più palcoscenici possibili e di portare la propria musica in giro. Siamo cresciuti, abbiamo compiuto tutti trent’anni, siamo consapevoli delle nostre potenzialità, senza aver perso l’innata attitudine al divertimento, la nostra linfa vitale per affrontare al meglio questo mestiere.

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Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.
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