“Un ponte su acque agitate”: Simon & Garfunkel dalla penna di Eleonora Bagarotti

La giornalista e musicista emiliana racconta la carriera discografica e personale di una delle coppie emblematiche della musica pop del secolo scorso: un’indagine su Simon & Garfunkel.

“Un ponte su acque agitate”: Simon & Garfunkel dalla penna di Eleonora Bagarotti
Claudio Fucci, direttore della VoloLibero Edizioni con l’ultima pubblicazione: “Simon & Garfunkel – Un ponte su acque agitate” di Eleonora Bagarotti (2018)

Eleonora Bagarotti, giornalista ed esperta musicale: perché un libro su Simon & Garfunkel?

«Anche se non si diventa ricchi scrivendo libri di musica, quello che più mi piace di questo mestiere è soprattutto condividere. E in base alla mia esperienza continuare a seguire un percorso senza steccati: ho semplicemente studiato musica sin da giovane, è diventata una professione a tutti gli effetti e continuo a studiare, iscritta al triennio superiore di percussioni classiche. E proprio presa dai miei studi stavo pensando ad un paio di proposte di altro genere da discutere con l’editore, poi è capitato casualmente che Paul Simon dichiarasse il suo ritiro dalle scene e mi sono dedicata a questo argomento».

Non una semplice biografia o testi commentati ma un vero e proprio saggio. Perché questa scelta?

«Esistono già tante biografie, anche in lingua originale, compresa l’ultima autobiografia di Garfunkel e di libri con testi tradotti ce ne sono fin troppi: in passato ne ho scritti tanti anch’io, quando ancora poteva soddisfare un’esigenza ma oggi con internet trovo queste pubblicazioni, con tutto il rispetto, sempre più “superflue”. Ho deciso invece di scrivere un saggio leggibile e abbordabile proprio per entrare nel merito musicale di certe composizioni pur senza risultare troppo critica o approfondita, perché il target a cui mi è venuto spontaneo rivolgermi è quello di mio figlio. Il mio obbiettivo è svelare alle giovani generazioni qualcosa di nuovo e regalare a chi Simon & Garfunkel già li conosce un momento piacevole, un’occasione per scoprire qualcosa di interessante o semplicemente invogliare i lettori a riascoltare un loro disco con altre orecchie».

Le fonti di questo sintetico saggio?

«Nella mia vita ho intervistato tre volte Paul Simon e due Art Garfunkel e ho creduto opportuno inserire nel libro le rispettive ultime due in ordine di tempo: l’ultima a Simon l’ho fatta a Londra, mentre l’ultimo incontro che ho avuto con Garfunkel è stato in un corridoio degli studi Rai a Milano, quando è recentemente venuto in Italia per delle performance soliste. Le trovo entrambe interessanti perché in quelle occasioni hanno riflettuto sul passato ma parlato anche del presente. La parte restante del libro è costituita da mie considerazioni riguardo ascolti dei loro dischi. Da appassionata di percussioni colgo e sottolineo in certi album, specialmente in quelli di Paul Simon da solista, dettagli e particolari notevoli, come le partiture di Graceland (1986) per marimba, uno degli strumenti che insieme al vibrafono e ai tamburi sto studiando. Si percepisce da queste pagine un trasporto a livello personale pur sempre evitando tecnicismi da addetti ai lavori».

Si scopre qualcosa di nuovo o inedito su questo duo?

«Sono una testimone in carne ed ossa di quegli anni in cui compravo i loro album nel giorno stesso della loro pubblicazione, quando entrambi erano ancora alla ribalta delle cronache, avendo avuto così l’opportunità di entrare “in tempo reale” nel merito di questioni direttamente legate a quanto stavano vivendo anche come uomini. Credo di essere stata una delle poche che abbia scritto della vita personale che accompagna la discografia e le scelte della carriera solista di Garfunkel. E quando mi occupo di certi album di Paul Simon è imprescindibile l’accenno agli anni complicati del rapporto e matrimonio lampo con Carrie Fisher, curiosità che forse non tutti conoscono. Il mio vuole essere un accompagnamento che spero faccia venire voglia di riascoltare le loro canzoni con maggiore attenzione».

“Un ponte su acque agitate”: Simon & Garfunkel dalla penna di Eleonora Bagarotti 1
Copertina del libro: “Simon & Garfunkel – Un ponte su acque agitate” (Vololibero, 2018)

Cosa ha rappresentato questo duo nella storia della musica e nella società dei loro tempi?

«Nella seconda metà degli anni ’60, quando ancora il folk di Bob Dylan era rappresentativo di un intero paese e di un certo tipo di impegno che accompagnava il cambiamento di una società, arriva sulla scena questo duo, trainato dalla creatività di Paul Simon: un nuovo cantautorato molto raffinato che continua a raccontarci l’America, però in maniera poetica e un po’ più disincantata, dalla grande popolarità goduta con Il Laureato in poi fino al concerto della reunion a Central Park nel settembre 1981, pochi mesi dopo la morte di John Lennon, un evento che in qualche modo segna come uno spartiacque la fine di un’epoca. Sono certamente diventati un’icona a loro modo in tutta l’America, anche se credo che un musicista e arrangiatore raffinato come Paul Simon meriti addirittura di essere studiato nelle accademie. Ad esempio Into the blue light (2018) il suo ultimo disco non è per tutti: chi è stato suo fan della prima ora e non ha chiavi di lettura più profonde potrebbe aspettarsi qualcosa di diverso, non è un album mainstream e nemmeno semplice, però certamente emblematico di tutta una sapienza musicale».

 

Dall’America all’Italia: nel tuo libro si cita il concerto del 2004 a Roma. Negli anni ’60, ancora ufficialmente in coppia, invece non vennero mai nel nostro paese. Come mai?

«Non saprei dire ma me lo sono chiesta spesso. A dire di molti colleghi qualcosa non funzionava probabilmente nei promoter o nella comunicazione all’epoca: è risaputo che quando vennero nel nostro paese i Beatles la Rai ritenne che non fosse necessario registrare i loro concerti, gli Who dopo un tour negli anni ’60 sono mancati in Italia per decenni, ci deve essere stata qualche ragione, probabilmente tecnica o legata agli sponsor. La biografia di Garfunkel non si sofferma su questo particolare, proverò a scavare meglio in quella ufficiale di Paul Simon che sto approfondendo in questo periodo. Sono spesso in America ed in Inghilterra per lavoro, quest’anno più che mai e spero di avere l’occasione di rivedere Paul Simon di persona per chiederglielo, magari a qualche conferenza sull’ambiente, tematica a lui cara».

Un aggettivo per Simon e uno per Garfunkel?

«Più che un aggettivo sarebbe appropriato un sostantivo: Paul Simon è un musicista nell’autentico senso della parola! Garfunkel è un interprete con la “I” maiuscola, nell’accezione che questa parola può avere anche nella lirica o nei musical dell’epoca d’oro di Broadway, dove l’interprete non è solo intonato ma uno strumento capace di trasmettere emozioni con un linguaggio suo. Dietro alle sue interpretazioni c’è un universo di analisi e talento unito al tentativo di trasmettere la parola alta di un compositore. Credo che Art Garfunkel sia stato un interprete paragonabile a José Carreras nella lirica, con le debite proporzioni».

Oltre al successo, cosa ha tenuto insieme questo duo nonostante tante separazioni e brevi ritorni negli anni?

«L’amicizia nata sui banchi di scuola: sono amicizie per cui anche se ci si perde di vista non c’è mai un addio, perché ogni volta che ci si risente si riscopre subito l’appartenenza dell’uno all’altro. Forse anche perché entrambi si sono conosciuti prima del successo, svelandosi reciprocamente in quella fase della vita aspetti umani che altri non potrebbero più riuscire a conoscere allo stesso modo e questo fa la differenza. Come mi ha confessato Garfunkel nell’intervista, loro semplicemente amano ancora andare alle partite insieme o chiacchierare come due amici».

Paul Simon ha dichiarato il suo ritiro dalla scene dopo l’ultimo tour: allora è proprio finita?

«Credo di sì: Simon a 77 anni sa ancora trasmettere tanto sul palco, lo abbiamo visto anche ad Hyde Park l’estate scorsa ma oramai ha fatto questa scelta. E comunque, con un velo di critica, purtroppo abbiamo altrettanto visto e applaudito con grande affetto le performance di Garfunkel che, a suo stesso dire, non è più quello di una volta. Garfunkel però tornerà a Londra nel 2019 e ha rinnovato l’appuntamento anche con i fan europei. Che dire? L’età è l’età. Ma tornassero in Italia io correrei sempre, il richiamo del cuore non ha età».

https://eleonorabagarotti.wordpress.com/

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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