Percussion Village: l’oasi delle percussioni tiene il tempo da 20 anni a Milano

Batteristi incalliti e amanti delle percussioni? Musica361 vi porta alla scoperta del Percussion Village, uno spazio unico in Italia per soddisfare ogni vostra curiosità. Quasi 20 anni di attività raccontati con passione e professionalità dal proprietario Fabrizio Di Tano

Percussion Village: l’oasi delle percussioni tiene il tempo da 20 anni
Logo del Percussion Village a Milano

L’8 ottobre 1998 nasce in via Bezzecca il Percussion Village, semplice negozio che vende strumenti a percussione. Dopo una decina d’anni quel punto vendita si trasferisce in via Anfossi 6 diventando qualcosa di unico: «A seguito della continua richiesta di lezioni da parte dei nostri clienti abbiamo accettato la sfida di cercare uno spazio che potesse ospitare, insieme alla nostra esposizione, anche una scuola di musica. E così siamo finiti in questo cortile interno un po’ nascosto, d’altra parte come tutte le cose belle», racconta orgoglioso Fabrizio Di Tano. Ha la passione negli occhi Fabrizio, batterista presso tre formazioni e responsabile di questo singolare store insieme a Silvia Taglioretti, quando ricorda come tutto ebbe inizio: «Quando ascoltai per la prima volta a 13 anni la canzone Tom Sawyer dei Rush con l’intro di Neil Peart capii che quello sarebbe stato il mio mondo. Ho studiato un paio di anni col maestro Mariano Marini poi ho seguito un triennio al CPM e vari altri stage a cui si sono aggiunti gli incontri con i professionisti che abbiamo ospitato qui, grazie ai quali anche io ho approfondito i segreti di questo mestiere».

Non esiste uno spazio simile a Milano o in Italia, piuttosto nelle grandi strutture americane ma in quel caso si tratta di scuole con merce esposta mentre «noi nasciamo come negozio diventato scuola di percussioni e non solo: abbiamo a disposizione artisti impegnati sulla scena musicale che sono anche ottimi insegnanti come Diego Galeri, ex batterista dei Timoria, Silvio Masanotti per la chitarra, Daniele Moretto per la tromba e Tullio Ricci per il sax». Un organico qualificato di 18 docenti che, dalle percussioni al canto, vivono l’insegnamento con grande dedizione: «Inutile avere grandi nomi che poi non ci sono mai, insegnare è una missione». Una cura e un’attenzione che si ritrova anche nelle attrezzate e confortevoli sale didattiche, «sette ambienti che suonano benissimo e in cui abbiamo investito molto, specialmente in quella più capiente dove ospitiamo clinic, seminari e master class». Diversi artisti del settore come Tullio De Piscopo, Walter Calloni o Maxx Furian sono passati negli anni dal Percussion Village sia come clienti che come maestri: «In questi eventi a tu per tu con i professionisti abbiamo voluto smitizzare una certa immagine da “virtuoso di YouTube” riportando ad un approccio più esistenziale con la musica, come il titolo dell’ultima clinic di Ellade Bandini: “Perché suoniamo? Per chi suoniamo?” Crediamo in questo tipo di didattica».

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Una delle sale interne del Percussion Village

Nelle attività della scuola al momento gli obbiettivi didattici non sono disgiunti da quelli amatoriali: «Educhiamo allo strumento preparando anche per gli esami di ammissione al Conservatorio, anche se pochi in realtà vogliono diventare professionisti. Per questo stiamo pensando di differenziare i corsi per soddisfare i diversi interessi della clientela. Proponiamo comunque sempre, come test, almeno quattro lezioni di prova nell’arco del primo mese». Ogni programma didattico è rivolto al singolo, con cui viene poi concordato giorno e orario per la lezione settimanale: «Sono corsi cuciti su misura. C’è ad esempio chi vuole imparare a 70 anni a suonare i Led Zeppelin e in quel caso è inutile essere troppo accademici. A noi interessa anzi tutto dare insegnamenti pratici, come saper scrivere e suonare un tempo o un fill». Le uniche lezioni di gruppo sono il “Laboratorio ritmico” per imparare linee melodiche di percussioni o “Musica d’insieme”, fase più matura del percorso: «Per accedere a questo tipo di lezioni è richiesto a tutti almeno un primo anno di studio in cui si apprendono i rudimenti e al termine del quale è previsto un saggio. Dal successivo si studia il genere di riferimento preferito, anche se un conto è amare un certo tipo di musica e un conto è suonarla, quindi è possibile cambiare idea».

Se amate “tamburellare”, oltre alla batteria il Percussion Village vi farà scoprire percussioni mondiali come djembe, cajon, congas e bongo ma anche più ricercate come il bodhrán irlandese o la tabla indiana: «Ultimamente sta avendo successo l’handpan: siamo, credo, gli unici in Italia ad avere a disposizione questo strumento. Loris Lombardo, il primo ad aver concepito un metodo, è recentemente venuto qui a presentarlo».

Le percussioni continuano ad essere strumenti di grande richiamo, sempre più apprezzati anche dal gentil sesso: «Piace alle ragazze forse anche perché si stanno imponendo nuove “batteriste” come Emmanuelle Caplette o Cindy Blackman, che ha accompagnato Lenny Kravitz. Quando le donne si mettono d’impegno sono più brave degli uomini». Uomini o donne che siate le percussioni hanno un fascino ancestrale, probabilmente perché tutti nasciamo con un metronomo nel nostro petto: «Sembrano strumenti istintivi ma quando li si studia sul serio ci si rende conto di quanto siano complessi e molteplici. Provate».

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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