Peligro: “Mettere se stessi nelle canzoni è terapeutico”

A tu per tu con il rapper milanese in uscita con il singolo “Sorrisi altrove”, nuovo estratto dall’album “Mietta sono io”

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Spazio Emergenti: Peligro si racconta ai lettori di Musica361, approfondiamo la sua conoscenza

Le sue canzoni racchiudono ideali comuni, attingono dal vissuto quotidiano e raccontano storie. Stiamo parlando di Andrea Mietta, meglio conosciuto come Peligro, rapper milanese che continuiamo a seguire con particolare attenzione e che ritroviamo a pochi mesi di distanza dal lancio del suo disco Mietta sono io.

Ciao Andrea, ben ritrovato su Musica361. Parliamo del tuo nuovo singolo “Sorrisi altrove”, quanto c’è del tuo passato e quanto del tuo presente in questo brano?
Ciao, è bello rivederci (sorride, ndr)Se dovessi esprimerlo in proporzione c’è un 60% di passato, un 30% di presente e un 10% di futuro. Le immagini che ho cercato di evocare attingono molto dal mio vissuto, la panchina che cito nella prima strofa esiste davvero ed era davvero “nostra” un tempo, mentre ora non lo è più…

Quale veste sonora e quale taglio hai voluto attribuire al pezzo composto a quattro mani con Marco Zangirolami?
In realtà il testo è mio, l’apporto di Marco riguarda la parte musicale. Comunque, la creazione di un brano in totale sinergia è un’esperienza meravigliosa. Il flusso di energie che si crea è indescrivibile ed è totalizzante.

Molto bello il video con il quartetto d’archi, cosa hai pensato la prima volta che lo hai visto? Che i ragazzi che l’hanno realizzato hanno fatto una specie di miracolo! Questo video è stato girato in condizioni un po’ precarie, per una serie di ragioni. Sostanzialmente avevamo un solo tentativo a disposizione e poco tempo per completare il lavoro. Alla luce di ciò, il risultato è sorprendente.

Quanto è importante, oggi, riportare l’attenzione su tematiche semplici e prese in prestito dal nostro vissuto?
Credo che per chi scrive musica sia fondamentale attingere al proprio quotidiano per raccontare storie. Al di là di quello che può apprezzare il pubblico (che, secondo me, cerca sempre più storie di persone che gli somiglino), mettere se stessi nelle canzoni è innanzitutto terapeutico. Come si dice: “costa meno di uno psicologo” (ride, ndr). 

Come valuti l’attuale epoca discografica che stiamo vivendo?
È un periodo strano, di transizione. Si potrebbe dire che sia un periodo di crisi, ma non c’è crisi senza opportunità. Oggi, tutto dell’apparato dell’industria discografica viene messo in discussione, i ruoli cambiano, vecchie figure professionali muoiono e ne nascono di nuove. Probabilmente non c’è mai stato un periodo storico migliore per creare musica, perché i mezzi per farlo oggi sono alla portata di tutti, non ci sono più barriere. Dall’altro lato, chi decide di fare musica oggi deve fare i conti con una profondissima frammentazione del pubblico e con il fatto che, probabilmente, i “numeri” di un tempo non saranno mai più eguagliati. Si può puntare a cose diverse, a un modo di fare musica che sia sostenibile innanzitutto per chi la fa.

Peligro:
La copertina di “Sorrisi altrove”

A conti fatti, ci sono più pro o contro a portare avanti il proprio discorso musicale?
Se scrivere e fare musica è un’urgenza, un’esigenza, non c’è contro che regga.

Se dovessi scegliere un’epoca del passato, quale decennio sarebbe più vicino al tuo modo di intendere la musica?
Sembrerà strano, ma proprio perché ho fatto mie le opportunità di cui parlavo prima, penso che l’epoca giusta sia proprio questa. Non sono particolarmente nostalgico del passato… un tempo fare musica era qualcosa alla portata di pochi. È vero che c’era un mondo intero da scoprire e da inventare, ma chi può dire che avrei avuto il privilegio di portare avanti un discorso musicale, se fossi nato in un periodo storico diverso?

Tornando al presente, sono passati oltre quattro mesi dal lancio del tuo disco “Mietta sono io”, qual è il tuo personale bilancio?
Penso che il meglio debba ancora venire, ma il bilancio non può che essere in attivo. Sia a livello quantitativo che a livello qualitativo sto ricevendo dei feedback molto importanti, e questa è benzina per il mio motore.

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Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.
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