Pasquale Mammaro: Vi racconto chi era Gianni Ravera

Pasquale Mammaro: Vi racconto chi era Gianni Ravera
Pasquale Mammaro con Il Volo, che ha portato a Sanremo nel 2015 e nel 2019

Intervista a Pasquale Mammaro, il più lungimirante (e vincente) dei manager ed editori musicali

Pasquale Mammaro. Uno dei manager ed editori musicali più lungimiranti e attenti al gusto della gente e, per questo, sempre vincente. Giusto per fare qualche esempio, è lui la mente delle recenti partecipazioni sanremesi di Diodato con Fai rumore (primo nel 2020) e di Orietta Berti con Quando ti sei innamorato (vincitrice morale nel 2021). E fu sempre lui a tirare fuori dal cassetto una canzone come Grande amore, suggerita a Il Volo per partecipare (e trionfare) a Sanremo nel 2015.

Quando una canzone può funzionare, Pasquale Mammaro la sa riconoscere immediatamente: merito di un fiuto manageriale che non pensa solo alle vendite del momento ma si avvale di una conoscenza musicale che garantisce la durata nel tempo di un brano.

Qualità oggi tutt’altro che usuale. Per questo tantissimi artisti dello spettacolo si affidano a lui.

Nessuno meglio di Pasquale Mammaro potrebbe quindi parlarci di un grande maestro come Gianni Ravera, a cui è dedicato il Premio giunto alla settima edizione, in scena sabato 4 settembre a Tolentino. Lo abbiamo voluto intervistare.

Pasquale Mammaro, tu sei quello che ha fatto conoscere Diodato ad Amadeus, nonché quello che ha fatto conoscere Orietta Berti alle nuove generazioni, andando forse anche oltre ogni aspettativa. Come si potrebbe raccontare Gianni Ravera a chi non l’ha mai conosciuto? Chi era Ravera?

È stato sicuramente il più grande organizzatore del Festival di Sanremo, ma non va dimenticato che nasce come cantante e fu proprio la sua passione per la musica a portarlo a trasformare la kermesse. A differenza degli altri organizzatori, Ravera aveva l’intuito, era molto lungimirante. Era ruspante, genuino con un grande orecchio musicale. Riusciva a capire prima degli altri se un brano avesse le potenzialità giuste.

Tu hai avuto la fortuna di conoscerlo. Ti ha mai svelato il suo segreto?

Usava un metodo molto semplice e infallibile: quando gli venivano proposte le canzoni, lui le vagliava e poi quelle che riteneva più giuste le faceva ascoltare al macellaio, al panettiere, al barista. In questo modo faceva dei sondaggi mirati al popolo, ossia a chi avrebbe poi visto il Festival. Non a caso dai suoi Festival sono nati tanti artisti di successo e tante canzoni che hanno fatto il giro del mondo.

Tra le sue scoperte chi ti colpì di più?

Sono davvero tantissime, l’elenco sarebbe lunghissimo: possiamo citare Eros Ramazzotti, che fu l’ultima sua scoperta e infatti era in prima fila al suo funerale, pochi mesi dopo la vittoria di Adesso tu.

Gianni Ravera è morto nel 1986, ma questo Premio esiste solo da 7 anni. Come mai ci è voluto così tanto tempo prima di celebrare una grande figura come la sua?

In Italia va così, ci si dimentica in fretta di tutto.

L’idea del Premio nacque con Michele Pecora, mio grande amico dagli anni ’70.

Qualche anno fa mi chiamò proponendomi questa serata, essendo lui molto legato a Ravera che lo scoprì a Castrocaro. Michele vive nelle Marche, Ravera era marchigiano (di Chiaravalle, in provincia di Ancona, ndr), così anche la location era facile da decidere. Accettai subito la sua proposta e contattai Pippo Baudo per condurre la prima edizione. Pippo, che aveva un grande rapporto con Ravera e aveva condotto varie edizioni dei suoi Festival, arrivò immediatamente. Fu un trionfo: tra i premiati c’erano anche Carlo Conti, che aveva appena diretto il suo primo Festival di Sanremo, e tanti artisti dei Festival di Ravera: Cinquetti, Zanicchi, Leali e tanti altri.

Successivamente, sempre con grandissimi ospiti, sarebbero arrivati alla conduzione Frizzi, Pupo, Mara Venier. Quest’anno ci saranno Dario Salvatori e Amadeus.

Esatto, Amadeus prenderà a un certo punto le redini della serata soprattutto per introdurre Diodato e Orietta Berti, ossia i due personaggi più importanti emersi negli ultimi due Festival. Anche quest’anno saremo ancora limitati dalla pandemia, con tutte le limitazioni del caso, ma sono contento di avere formato un cast importante. Tra gli ospiti ci saranno anche Albano, i Nomadi, Gio Evans, Le Deva, Random, Emanuela Aureli, Franco Fasano e molti altri.

Due ore di spettacolo, introdotte da otto giovani: un bel messaggio in una serata così ricca di Big.

Sì, faremo esibire – senza gara – otto giovani prima dell’inizio del Premio, che sarà consegnato da un importante orafo, Michele Affidato.

Saranno premiati Diodato, Albano, Adriano Aragozzini – organizzatore di due bei Festival a fine anni ’80 -, e Orietta Berti come rivelazione dell’anno.

La pandemia ci ha costretti a un ascolto sempre più virtuale della musica, con l’assenza dei live. Come l’avrebbe presa Ravera?

Non l’avrebbe certo interpretata bene! (ride, ndr). Avrebbe sicuramente agito per cercare di fare il Festival in tutte le maniere: anche lui quindi non avrebbe rinunciato alla sua creatura, portandolo al termine in un modo o nell’altro, anche senza pubblico piuttosto.

Nel 2022 come sarà Sanremo? Anzitutto, sarà sempre all’Ariston?

Sicuramente a Sanremo 2022 il pubblico ci sarà. E si farà sempre all’Ariston.

Si sarebbe potuto fare anche quest’anno tutto sommato, ma la massima attenzione da parte della Rai e la polemica che si era innescata con il resto dei teatri chiusi lo impedì. Ora con il Green Pass e tutte le accortezze, si potrà pensare a un Festival con il pubblico. Certo quello del 2020 rimarrà storico per chiunque vi abbia partecipato.

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Pasquale Mammaro con Orietta Berti e il Maestro Campagnoli a Sanremo 2021

C’è già qualche progetto che bolle in pentola?

È ancora presto: l’idea di Orietta a Sanremo 2021 nacque in estate per maturare solo a novembre. In questo momento non viene presa nessuna decisione. A metà dicembre è prevista la presentazione dei Big, ma il mosaico sarà costituito da fine novembre, non prima. Io sto già ascoltando brani che mi propongono: se c’è qualcosa che mi interessa, li proporrò ad Amadeus…

La musica vera, fatta di note e parole con un significato, ha ancora un futuro in Italia?

Mi auguro proprio che la musica e il bel canto possano continuare a vincere nelle classifiche: sono le canzoni che ci chiedono all’estero. Certo, le vendite sono cambiate. Nei Festival di Ravera vincere voleva dire vincere al Totocalcio: si vendevano milioni di copie, oggi è cambiato tutto. Quando vinsi con Grande amore alla Sony mi dissero, di fronte a 300 mila copie vendute, che avremmo venduto 1 milione di copie tempo prima. Ora con Orietta siamo al quarto disco di platino con Mille: sono risultati che dobbiamo già imparare a tenerci stretti.

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Massimiliano Beneggi
Massimiliano Beneggi
Massimiliano Beneggi, laureato in filosofia con una tesi sulla comicitá contemporanea riletta attraverso Bergson e Freud, è appassionato di musica e teatro. Racconta con rigore aneddotico la storia del Festival di Sanremo e della musica italiana, suggerendo ogni volta spunti filosofici e inediti.
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