Omar Pedrini: “Cane sciolto”, biografia di un rocker al teatro Menotti

Stasera in anteprima nazionale al Teatro Menotti di Milano lo spettacolo ispirato alla biografia scritta da Federico Scarioni su Omar Pedrini, “il rocker che visse tre volte”.

Omar Pedrini: “Cane sciolto”, biografia di un rocker al teatro Menotti
Omar Perdini, in scena al Menotti con “Cane sciolto”

Come se non ci fosse un domani (2017) è il titolo dell’ultimo album di Omar Perdini, una schietta dichiarazione circa la sua attuale fase di vita: «Dopo il terzo intervento al cuore e una interminabile convalescenza in ospedale, ogni volta che chiudevo gli occhi la sera mi chiedevo se il giorno dopo li avessi riaperti. Poi ho realizzato che quella sensazione non apparteneva solo alla mia vita in quel momento ma aveva un significato più universale legato a questo periodo storico: tutti noi oggi viviamo come se non ci fosse un domani tra terrorismo, cambiamenti climatici, paura nei confronti della situazione lavorativa e sulla relativa decisione di mettere al mondo figli. “Vivi ogni giorno come fosse l’ultimo e impara come se non dovessi morire mai” è stata la massima filosofica che mi ha fatto riscoprire ciò che veramente conta».

A ottobre di quello stesso anno viene pubblicata anche la sua prima biografia redatta dallo scrittore Federico Scarioni, testo dal quale ha poi preso forma qualcosa di più grande: «Negli incontri in Italia per promuovere il mio libro spesso improvvisavo con la mia chitarra mentre Federico leggeva alcuni estratti contribuendo in questo modo ad alimentare un’attenzione sempre più notevole sulla mia vita. E un giorno un amico autore, dopo averci visto, mi ha suggerito: la vostra è una performance beat, perché non trasformiamo tutto in uno spettacolo? Preso dal demone di Allen Ginsberg ho accettato ed Emilio Russo ha prodotto questo spettacolo che stiamo terminando di allestire: stasera, anteprima nazionale aperta al pubblico al teatro Menotti, sarà l’occasione per farlo conoscere al pubblico e poi portarlo in autunno in tutta Italia».

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La biografia di Omar Pedrini, “Cane sciolto” (2017)

Pedrini porterà in scena i propri percorsi di vita e artistici, sempre intrapresi con la grande soddisfazione di essere stato fedele solo a se stesso, proprio come un cane sciolto, titolo della pièce: «Sono un cane sciolto perché, come capirete, sono sempre stato anarchico, nella musica come in politica», confessa Omar con un certo compiacimento, pur sorridendo con un po’ di amarezza. «Non mi sono mai fatto mettere guinzagli politici da nessuno e questo ha favorito la mia immagine di cane sciolto, animale pericoloso proprio perché poco gestibile. Questa per lo meno è la voce che circola. Sono stato sempre libero di prendere nel bene e nel male le mie scelte, anche se sono sempre scelte che poi ho pagato». La grande vitalità di questo cane sciolto probabilmente risiede in quello spirito di rivalsa già presente nell’animo di quell’acerbo studente che sui banchi ginnasiali fondò i Timoria insieme a Carlo Alberto Pellegrini, gruppo che Manuel Agnelli, nella prefazione del libro, riferendosi all’album Colori che esplodono (1990) ha definito pioniere del rock italiano, nonostante Pedrini minimizzi: «Non ho mai lontanamente pensato di dare vita a tanta epopea (sorride)! A me bastava solo poter fare musica rock come volevo e permettere alla gente di capire i miei testi, cioè cantare in italiano anziché in inglese, idea all’epoca ancora quasi inconcepibile per la discografia italiana ma che effettivamente ho sdoganato».

A metà anni ottanta era difficile cantare in italiano in un contesto rock. Ti guardavano come se fossi un alieno e pronosticavano scarso successo e relativa vita grama e fatta di stenti. Ma noi siamo testardi.

Dopo il primo disco definito il miglior esordio discografico dell’anno, la competizione a Sanremo e ancora tante conquiste, arriva poi quella brusca interruzione nel giugno 2004 quando a 35 anni, a causa di una delicata operazione a cuore aperto, la sua carriera sembra conclusa per sempre: «Il dramma non è stato pensare di morire umanamente quanto rendersi conto che ero morto artisticamente. Nessuno da quel momento mi offrì più contratti discografici, per otto anni sono stato lontano da quel mondo e così ho trasformato le mie competenze in lavoro: trasmissioni televisive e radiofoniche, passioni vinicole, docenza e la pièce al Parenti».

Nella presentazione della serata si parla giustamente di tre vite vissute da rocker «perché ogni risveglio dopo i traumi passati è stata una rinascita. Da ex giocatore di rugby oggi preferisco parlare di “terzo tempo”: Omar Pedrini nato a Brescia, residente a Milano e rinato a Bologna nel 2014. E quando ho potuto ricominciare ufficialmente 4 anni fa non mi sembrava vero. Soprattutto quando a Londra ho incontrato Andrea Dulio che amava i Timoria e mi ha presentato Noel Gallagher in persona che mi ha detto “scrivi bene”».

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Omar Pedrini in scena

Una vita orgogliosamente da rocker, non a caso in Cattolica dove insegna dal 2005 nel Laboratorio di composizione e realizzazione di una canzone pop, lo chiamano “Professor rock” mentre i fan delle nuove generazioni “Zio rock”: «Negli anni ’90 mi chiamavano “Il Guerriero” perché ho attraversato la vita sempre a schiena dritta, come un hombre vertical per dirla alla Che Guevara, ma l’appellativo che ricorre di più è rocker. E mi piace sottolinearlo soprattutto in questo momento in cui si sente dire che il rock è morto. E io invece come inno di ogni mio concerto ho inserito Hey hey, my my di Neil Young: il rock non è morto, è solo in una fase di passaggio. Non esiste nessun genere paragonabile al rock o che possa sostituirlo, neppure il rap che pure mi piace, perché contiene troppi elementi inimitabili: dalle copertine che sono vere opere d’arte come quelle di Andy Warhol o dei Pink Floyd prodotte dallo studio Hipgnosis, al cinema alla cultura pop della Londra anni ’60. È come una scatola speciale che contiene tante arti o, per essere più contemporanei, un grande link a tante forme d’arte: per questo non morirà mai, come non può morire la cultura, la letteratura, la poesia o il cinema, pur attraversando momenti di crisi». Ed proprio grazie al rock che Omar ha scritto Senza vento, canzone seminale proprio per quella generazione “senza vento” che il prossimo ottobre si sta già preparando a festeggiare il venticinquennale dell’album Viaggio senza vento (1993): «Molti gruppi rock liguri stanno incidendo un album con le canzoni del disco originale che verrà presentato ad agosto a Genova e anche io suonerò con loro. Penso comunque che anche la Universal abbia in serbo qualcosa». E in tema di celebrazioni e reunion anticipa: «Ho già lanciato la proposta di suonare nella notte di capodanno 2019 tutto l’album 2020 con i Timoria, magari in piazza Duomo a Milano oppure allo stadio di Brescia. Vedremo».

Tra poche ore Omar approfondirà questi aneddoti e altre riflessioni per un bilancio sui suoi primi 50 anni: «In realtà sarei anche potuto essere un collega mancato perché dopo il liceo classico e il corso di Scienze politiche avrei voluto diventare giornalista ma fin da bambino mi sono immaginato su un palco a suonare la chitarra e cantare. Ho avuto tanto, in altri momenti ho persino sognato di ottenere anche di più, ad esempio quando siamo andati in tour in Europa ma comunque è andata bene. Sono contento e soddisfatto e nonostante tutto sono qui a raccontare le mie salite e ricadute per colpa di questo cuore malandrino. D’altra parte è pur sempre il cuore di un cane sciolto».

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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