Nick Cave, dolcemente imperfetto anzi “imperfezionista”

Nick Cave, dolcemente imperfetto anzi “imperfezionista”,  “Fede, Speranza e Carneficina” di Nick Cave e Seán O’Hagan

Nick Cave, dolcemente imperfetto anzi “imperfezionista”
Nick Cave

Complice il lockdown del 2020. Seán O’Hagan decide di fare il punto su decine di ore di conversazione telefonica avuta con Nick Cave e formalizza l’idea di farle diventare un libro.

Un libro su Nick Cave? In realtà no. Non si tratta di un saggio e nemmeno una biografia.

“Fede, Speranza e Carneficina” raccoglie molto di più di una semplice biografia e riesce a indagare su aspetti più spirituali di Nick Cave, offrendo preziosi dettagli biografici e lavorativi su dischi dalla potente connotazione simbolica, oscura.

Il volume, edito nella sua versione italiana da “La Nave di Teseo” e tradotto da Chiara Spaziani, rappresenta un viaggio profondo nelle pieghe della coscienza di Cave, sollecitato, o forse no, da chi condiviso con lui trent’anni di attività artistica: Seán O’Hagan, giornalista che scrive per l’”Observer” e critico fotografico per il “Guardian”.

Nick Cave e Seán O'Hagan "Fede, speranza e carneficina" - book cover
“Fede, speranza e carneficina” – book cover

Religione, eroina, la funzione e lo scopo delle canzoni e, sullo sfondo, ci sono costantemente il senso di perdita delle persone care.

Quelle persone che, quando vengono a mancare, condizionano il tuo operato più di quanto non l’avessero mai fatto quando erano in vita, come nel caso di Arthur, il figlio quindicenne di Cave, morto tragicamente nel luglio del 2015 e di Jethro, un altro figlio del musicista morto il 9 maggio del 2022.

O ancora la necessità innata di Cave di collaborare, di avere un partner musicale con cui condividere.

 Seán O'Hagan
Seán O’Hagan

Nelle pagine di questo libro Nick Cave li ricorda tutti. Da Mick Harvey e Blixa Bargeld a Warren Ellis, forse l’unico con cui raggiunse il perfetto equilibrio di ruoli e tempi.

Trova ampio spazio anche il racconto della genesi di “Into My Arms”, di “Spinning Song”, di “Brompton Oratory”, di “Waiting For You” di “Lavender Fields” e di “Breathless”, solo per citare alcuni dei brani che si trovano al centro delle varie conversazioni.

Si tratta di circa 40 ore di conversazioni registrate dallo stesso O’Hagan e quello che viene restituito al lettore è un libro originale, caratterizzato da un tono di assoluta informalità che, fin dall’inizio, riesce a trascinare il lettore con estrema naturalezza in una lunga e complessa conversazione, seppur scevra da qualsiasi studiata sovrastruttura.

Nick Cave, dolcemente imperfetto anzi “imperfezionista”
Nick Cave

Due uomini. Due uomini che parlano tra loro, con naturalezza e scardinando completamente i canoni delle interviste, come invece ci si aspetterebbe un libro realizzato da un giornalista.

Intensi scambi d’idee, riflessioni che spuntano, quasi, dal nulla ed evitano di far emergere l’istrionismo del presunto intervistato o la prolissità tipica di alcuni intervistatori.

Un Nick Cave dolcemente imperfetto anzi “imperfezionista”, come lui stesso si vede.

Se avete la curiosità di scoprire dove nasce la musica di Nick Cave, probabilmente le 416 pagine di questo libro fanno per voi perché vi aiuteranno a scoprire il pensiero filosofico della funzione dell’arte e delle ispirazioni creative di Cave, prodromi della nascita di molte delle sue canzoni.

Condividi su:
Roberto Greco
Roberto Greco
Giornalista. Nel tempo si è occupato di musica, teatro e cinema. Studioso di storia contemporanea, scrive per diverse testate occupandosi di cultura, costume e società.
Top