L’indie è il protagonista assoluto delle classifiche italiane

Indie da 0 a 100, piccole etichette crescono
Indie da 0 a 100, piccole etichette crescono – Afterhours (Foto da Facebook)

Non c’è ombra di dubbio, l’indie è il protagonista assoluto delle classifiche italiane. L’evoluzione unica che ha subito durante gli anni duemila l’ha, indubbiamente, trasformato in un genere musicale vero e proprio, dotato di caratteristiche precise e riconoscibili, che oggi è al vertice della popolarità.

Ma è sempre stato così? La risposta è no, anche perché la parola indie rappresenta semplicemente l’abbreviazione del termine “indipendente” e non un genere musicale ben definito tant’è che racchiude al suo interno tutta quella musica autoprodotta o prodotta da piccole etichette discografiche autonome e non vincolate a nessuna Major.

Il termine indie, nella sua accezione più pura, si riferisce quindi al metodo di produzione e distribuzione, per l’appunto indipendente, ossia svincolato dal sistema delle majors discografiche.

Erano gli anni ’80 quando, sull’onda internazionale della new wave, le prime etichette indie nostrane si affacciarono al mercato supportando la crescita dell’alternative made in Italy. Coraggiose, lungimiranti e visionarie, piccole e nuove etichette discografiche che abbatterono una dopo l’altra tutte le barriere della tradizione.

Dato per oggettivo il fatto che l’indie non sia un genere musicale va necessariamente detto che, raggruppando un ampio margine di artisti, è di fatto diventato un contenitore che si può però suddividere in numerosissimi sottogeneri.

Quando oggi si parla del genere indie si intende una tipologia di musica indipendente che fa riferimento principalmente a un caratteristico stile di scrittura dei testi ma anche di produzione musicale e non necessariamente, come nell’intento originale, all’autonomia dal punto di vista discografico.

Come sempre c’è un momento da cui il nuovo ha inizio e, in questo caso sono gli anni ’80, periodo storico-musicale in cui nasce la prima macro-differenziazione, ossia movimenti indie-rock e indie-pop, entrambi fortemente ispirati alle sonorità post-punk.

È proprio in questo periodo che, attorno a giornali come il britannico New Music Express oppure a piccoli negozi di musica, nascono le prime etichette indipendenti.

Alcuni autorevoli critici attribuiscono la diffusione e il relativo successo del movimento indie alla distribuzione di una cassetta, supporto magnetico utilizzato al fianco del vinile prima della nascita del CD e dei vari formati digitali.

Si tratta della C86, una cassetta pubblicata nel 1986, proprio dal settimanale New Music Express in collaborazione con la Rough Trade Records.

Sulla cassetta erano registrati ventidue brani esclusivamente realizzati da band esordienti che avevano contratti con le nuove etichette indipendenti. Tale progetto ha dato la possibilità ai gruppi partecipanti di farsi conoscere su larga scala.

In Italia, invece, questo genere affonda le proprie origini nel periodo compreso tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi anni del Duemila quando si formano le prime band proto-indie, tra cui ricordiamo gli Afterhours, i Baustelle, i Verdena, i Marlene Kuntz, i Bluvertigo e i Tre Allegri Ragazzi Morti.

Indie da 0 a 100, piccole etichette crescono Bluvertigo
Indie da 0 a 100, piccole etichette crescono – Bluvertigo (foto da Facebook)

Queste band hanno raccolto i primi consensi offrendo agli ascoltatori una nuova musica completamente differente dal mainstream in voga in quel periodo.

Questo è principalmente il motivo per cui queste band sono riuscite a riscuotere un discreto successo creando di fatto una vera e propria nicchia costituita da amanti del genere, nonostante il distacco dalle Major e dalle sue invasive capacità di distribuzione.

Il vero boom arriva soltanto negli anni dieci del Duemila, anche grazie alle nuove tecnologie che hanno dato a chiunque la possibilità di poter condividere la propria musica attraverso i social network e piattaforme specializzate.

Tra i primi che ne hanno usufruito troviamo band come I Cani, i Thegiornalisti, i The Zen Circus e artisti come Vasco Brondi, Colapesce, Calcutta e Levante, definiti come i pionieri della seconda ondata della scena indie italiana.

Oggi, questa categoria si è riempita di molteplici sfumature, assorbendo caratteristiche da generi come il pop, esempio i Thegiornalisti come band e in seguito Tommaso Paradiso con il suo progetto solista, e il rap come nel caso di Coez, Carl Brave e Willie Peyote.

E oggi? Di fatto l’indie, elevato a genere musicale, è uno dei più ascoltati in Italia. La prova incontrovertibile dell’importanza del fenomeno si evidenzia guardando le classifiche dei player/digital store come Spotify, Apple Music o Amazon Music nei quali è impossibile non notare nomi come Calcutta, Gazzelle, Pinguini Tattici Nucleari, Lo Stato Sociale o Brunori Sas, citando solo alcuni dei principali esponenti.

Tra questi, pochi, troviamo anche chi è riuscito ad avere successo senza snaturarsi e chi invece, molti, hanno modificato il proprio stile, formando alcuni sottogeneri come l’itpop.

Di fatto, la pandemia, ha interrotto la parabola di molti di questi artisti che hanno centinaia di migliaia di ascoltatori giornalieri, numeri che, se destinati a crescere ulteriormente, possono prospettare l’ipotesi di futuri tour anche negli stadi, fino a non molti anni fa appannaggio dei big prodotti e distribuiti dalle Major.

La domanda ora è cambiata e assomiglia molto a quella che si facevano le Major nel momento della grande diffusione dei supporti fisici tradizionali, ossia l’indie arriverà mai nei grandi stadi italiani?

Sicuramente sì, ma quale sarà il primo artista a calcare un palco come quello di San Siro per un proprio concerto? Per ora, anche grazie alle scelte di Amadeus, l’indie italiano è già approdato a uno dei palchi più prestigiosi della musica italiana, quello del teatro Ariston, sede dello storico festival di Sanremo che, il prossimo anno, festeggia la sua 72° edizione.

Vivien Goldman autrice e pioniera nell’evoluzione del punk attraverso la new wave e i ritmi caraibici

#Notedicarta: “La vendetta delle punk” di Vivien Goldman
#Notedicarta: “La vendetta delle punk” di Vivien Goldman (Foto © Alexesie Pinnock)

Non so se avete fatto caso ma la storia del Punk, nell’attuale narrazione, è tutta al maschile così come risulta dalle band più citate quando si parla di punk, Sex Pistols, Clash, Stooges, Ramones.

Non deve sembrare strano, però, che le donne abbiamo contribuito all’esplosione e, soprattutto, all’evoluzione, del fenomeno punk.

A riconsegnare alla storia della musica la genialità femminile ci ha pensato Vivien Goldman, veterana del punk, della new wave e del reggae, un’autrice che è stata una pioniera nell’evoluzione del punk attraverso la new wave e i ritmi caraibici.

Vivien Goldman, professoressa al “Clive Davis Institute of Recorded Music” della New York University, esperta di punk e post punk, oltre che di reggae, dub, afrobeat, da sempre attenta alla contaminazione tra generi affronta con grinta, anche grazie alla sua scrittura, la scrittura del “womanifesto” del genere protestatario per eccellenza, ribaltando le narrazioni a favore di uno sguardo egualitario e, soprattutto, globale.

#Notedicarta: “La vendetta delle punk” di Vivien Goldman Patty Smith
#Notedicarta: “La vendetta delle punk” di Vivien Goldman Patty Smith

Il suo “La vendetta delle punk”, uscito nella versione originale due anni fa e dal 23 novembre disponibile in italiano per Vololibero Edizioni, l’autrice approfondisce le ragioni per le quali il punk rappresenta per le donne una forma artistica così liberatoria.

Si tratta di un saggio in cui la Goldman mescola interviste, narrazione storica e le sue esperienze personali. Il libro, a ragione, può essere considerato alla stregua di un vivace documentario su un genere musicale che per definizione demolisce barriere e ostacoli, una storia della musica femminista da Poly Styrene alle Pussy Riot.

Certo che non tutti possono permettersi di ricordare di quando andavano a fare shopping a Notting Hill assieme a Patti Smith.

La Goldman lo può fare e lo fa intervistando oltre quaranta testimoni, da Patti Smith, a Kathleen Hanna a Grace Jones, aggiungendo però al racconto, con grande passione, la propria esperienza personale, confezionando un saggio che evita la schematicità della cronologia, spesso usata in maniera didascalica in opere analoghe, e lo fa con quell’entusiasmo che gli permette di proporre il proprio punto di vista rivelando, quindi, l’importanza delle protagoniste femminili di una scena solitamente considerata prettamente maschile.

#Notedicarta: “La vendetta delle punk” di Vivien Goldman book cover
#Notedicarta: “La vendetta delle punk” di Vivien Goldman book cover

Grazie alla testimonianza diretta della figlia della defunta Poly Styrene, grazie a lei scopriamo le motivazioni che nel 1978 spinsero la madre, di discendenza somala e scozzese-irlandese, a scrivere un inno del punk come “Identity”, caratterizzato da un ritornello che dice: “Identity is the crisis, can’t you see?”.

Non solo band o interpreti al femminile famose o assurte agli onori della cronaca musicale ma, vera ricchezza per il lettore, la Goldman racconta come, nella regione indiana del Kashmir, le Pragaash, una punk band il cui nome significa “luce”, siano state colpite da fatwa e abbiano dovuto a rinunciare ai loro sogni.

Oppure di come, a Mumbai, le Vinyl Records abbiano sviluppato una loro forma di pop-punk/new wave dal sound ottimista, ma non priva di messaggi anti-misogini, scelta che in anni recenti le ha portate a conquistare un crescente seguito.

#Notedicarta: “La vendetta delle punk” - Poly Styrene
#Notedicarta: “La vendetta delle punk” di Vivien Goldman – Poly Styrene

Storie diversissime tra loro ma ciò che è emerso dalla sua ricerca è che il punk è, in primis, un urlo contro le ingiustizie sociali, i privilegi di classe e le discriminazioni e che è stato dirompente in passato tant’è che continua oggi a riverberare a ogni latitudine del pianeta.

Ne La vendetta delle donne punk l’autrice analizza quattro temi fondamentali: identità, denaro, amore e protesta – attraverso i quali approfondisce le ragioni per le quali il punk rappresenta per le donne una forma artistica così liberatoria.

La prospettiva di Vivian Goldman sul giornalismo musicale è completa, potendo vantare anche una grande esperienza di addetta ai lavori e avendo contribuito in prima persona alla nascita del post-punk.

Con il suo inconfondibile stile viscerale, Goldman mescola interviste e narrazione storica alle sue esperienze personali: essendo stata una delle prime donne giornaliste rock inglesi, si può considerare il libro alla stregua di un vivace documentario su un genere musicale che per definizione demolisce gli steccati.

#Notedicarta: “La vendetta delle punk” - Pussy Riot
#Notedicarta: “La vendetta delle punk” di Vivien Goldman – Pussy Riot

Il libro della Goldman è, più che un saggio, un documentario, come già dicevamo, e al contempo un vero e proprio tour musicale che parte dalle origini europee del punk e allarga il suo campo d’azione fino a raggiungere una vasta dimensione internazionale.

Il tutto arricchito da accurate e ricche playlist. Intanto Vivien spera che “Revenge of the She-punks”, questo è il titolo originale, possa diventare un tv-show a puntate e, credetemi, ci riuscirà.

Il mio sogno l’ho già realizzato. Sognavo di poter fare il produttore, di poter dedicare la mia vita alla musica. Sognavo di poter fare della musica la mia vita.

Etichette discografiche indipendenti: Alka Record Label Massimiliano Lambertini
Alka Record Label Massimiliano Lambertini

Dal 2005 etichetta discografica indipendente rock/indie/pop, distribuita in analogico e in digitale nei migliori digital stores, dedita alla produzione, promozione e crescita di artisti nazionali, cura direttamente ogni fase dello sviluppo artistico e discografico. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Lambertini, founder e general manager della label.

Quando e perché nasce Alka Record Label?

Nasco come musicista alla fine degli anni ’90. Nei primi anni del 2000 ho iniziato a supportare diverse band presenti sul territorio. Organizzavo concerti sia per la mia band sia per altre band sino a quando, nel mio cammino, non ho incrociato diversi produttori che mi hanno edotto sia sulla produzione sia sul percorso possibile e sul ruolo di un’etichetta. Questo è stato il “la” per farmi passare da un ruolo che era quello del “booking manager” a quello del “discografico”. Era il 2005.

Etichette discografiche indipendenti: Alka Record Label ECOFIBRA
Alka Record Label – Ecofibra

Da dove deriva il nome che hai scelto per la tua label?

Particolare, direi. Avevo collaborato con una società che si chiamava “Alcatraz”. Quando chiamavo al telefono i locali e i festival avevo iniziato a presentarmi come “Max di Alca”, abbreviando la parola Alcatraz.

Quando la nostra collaborazione è terminata e io ho deciso di fondare un’etichetta, devo dire che chiamarla “Alka” mi è venuto spontaneo. Tra l’altro (ride, ndr) ho continuato a presentarmi nello stesso modo di prima e a mantenere relazioni che già erano in essere.

Qual è lo stile della tua label?

Alka Record si occupa, prevalentemente, di indie-pop cantato in lingua italiana. Ci sono nostri artisti che, ovviamente, hanno sfumature più rock, più pop-rock e rock-alternative ma la maggior parte dei nostri artisti fa parte del mondo indie-pop.

Etichette discografiche indipendenti: Alka Record Label Leonardo Angelucci
Alka Record Label Leonardo Angelucci

Quali sono i servizi che offrite agli artisti del vostro roster?

La nostra è, soprattutto, una grande famiglia anche perché il tempo che si passa assieme crea quell’amicizia che è tipica di chi conduce assieme un viaggio, un’esperienza. Cerchiamo di produrre integralmente in nostri artisti.

Ogni band e ogni artista, poi, ha i suoi canali più adatti per la promozione. I servizi che riserviamo alle band del nostro roster partono dalla produzione, distribuzione, promozione con l’ufficio stampa interno per arrivare alla realizzazione di concerti ed eventi.

Etichette discografiche indipendenti: Alka Record Label Strike
Alka Record Label Strike

Punte di diamante del vostro roster?

Devo dire cha la punta di diamante del nostro roster è rappresentata dagli Strike, una band ferrarese di musica ska attiva sin dagli anni ’80. Mi hanno contattato qualche anno fa e mi hanno proposto una collaborazione.

La classica offerta che non si può rifiutare (ride, ndr). Poi potrei citare Leonardo Angelucci, artista molto attivo sia come produzioni sia come concerti, la Chance su Marte, una realtà solida per la quale stiamo producendo il nuovo album con la produzione di Manuele Fusaroli, storico produttore di Zen Circus, Tre allegri, Bugo, Nada e molti altri.

Etichette discografiche indipendenti: La Chance su Marte
Alka Record Label La Chance su Marte

Altro artista assolutamente da menzionare è Argento, con il suo pop-dark già selezionata a Sanremo Giovani. Nuova scommessa per il futuro, invece, ritengo possano essere gli Ecofibra, che suonano un rock con una vena punk e nella cui line-up c’è Alessia Piva che ha una voce straordinaria.

Il loro album uscirà nel 2022. Ultimo arrivo nel roster sono invece i Puro Veleno, un power trio di veterani ancora capace di produrre ottima musica con un grande sound.

Etichette discografiche indipendenti: Alka Record Label

Altra band, con la quale c’è un grande rapporto di stima e amicizia, sono i The Bankrobberche, dopo un inizio pop-punk in italiano si sono trasformati in una potente band di indie-pop cantato in inglese.

Com’è andata in questo periodo di pandemia?

Malissimo (ride, ndr). È andata male soprattutto per quello che riguarda i live, che sono un forte sostentamento economico. In fin dei conti il 2020 ci ha permesso di incassare SIAE e diritti relativi al 2019, quando ancora la pandemia era inimmaginabile ma il problema si sta ponendo quest’anno, nel 2021, perché l’anno scorso i borderò sono stati molto pochi per cui saranno molto bassi gli incassi.

Devo però dire che proprio nel periodo del lockdown ricevevo molte richieste relative ai nuovi lavori e molti magazine specializzati ci hanno scoperto proponendo e recensendo gli album che avevamo prodotto.

Etichette discografiche indipendenti: Puro Veleno
Alka Record Label – Puro Veleno

Grande sogno per un piccolo discografico.

Devo essere sincero… il mio sogno l’ho già realizzato. Sognavo di poter fare il produttore, di poter dedicare la mia vita alla musica. Sognavo di poter fare della musica la mia vita.

Certo che gli inizi sono stati duri ma oggi più che mai la scelta professionale che ho fatto, quella di seguire un “fuoco” che era dentro di me, è stato il coronare il mio sogno.

Oggi sono circondato da artisti straordinari che hanno fiducia nel lavoro che faccio e questa è stata un’altra grande soddisfazione.

Cosa deve fare un artista per proporvi la propria musica?

Oggi basta una semplice esecuzione nel proprio home-studio per far capire sia la qualità dell’artista sia la qualità del suo lavoro. Non serve materiale mixato in uno studio, anzi. Inoltre, l’artista deve rientrare in quello che è il nostro stile, ossia l’indie-pop cantato in lingua italiana.

A quel punto è molto semplice: basta inviare una mail come indicato nella pagina contatti del nostro sito.

“1991. Il Risveglio del Rock – Brit Pop, Trip Hop, Crossover, Grunge e altra musica eccitante” è il libro di Paolo Bardelli edito da Arcana Edizioni

#Notedicarta: “1991 Il Risveglio del Rock” di Paolo Bardelli
“1991 Il Risveglio del Rock” di Paolo Bardelli (Foto da Facebook)

Bardelli, direttore del portale italiano Kalporz, storico giurato del Rock Contest di Controradio, sceglie di dedicare un intero libro a quell’anno che ha avuto il compito, non facile, di delineare gli stilemi sonori di tutto quel decennio in cui, i semi della contaminazione occorsa negli anni ’80 ha dato in forma definitiva i suoi frutti.

Un decennio che ha dato spazio a generi molto diffusi e apprezzati in quel periodo, e oggi fagocitati dal mainstream, come il grunge, il trip hop e il crossover.

Il 1991 è l’anno in cui muore Freddie Mercury e, pur non segnando la sua morte la fine di un’era, la musica si rimette in discussione.

Michael Jackson, Madonna, Phil Collins, Billy Joel, Whitney Houston, Bruce Springsteen, Stevie Wonder, Lionel Richie, Prince e Janet Jackson, ossia gli artisti che hanno dominato le classifiche durante gli anni ’80, inevitabilmente abbeverarono alla nuova parola d’ordine: contaminazione.

Una nuova generazione prendeva in mano la chitarra, il basso e le bacchette della batteria per scrivere una nuova pagina della musica, una di quelle pagine che saranno destinate a divenire spartiacque. Tutto accade per caso?

Quasi mai e, anche in questo caso, quello che avrebbe potuto essere un epilogo si fuse con l’incipit della nuova era e rende indimenticabile proprio quel 1991.

Appena due anni prima era crollato il “Muro di Berlino” e le coscienze delle nuove energie musicali che si erano sviluppate, così come accadde nel 1972 quando gli stati Uniti invasero il Vietnam, furono inevitabilmente condizionate non solo da questo evento ma anche da quella che si profilò, sin da subito, il possibile terzo conflitto mondiale, a seguito dell’attacco nei confronti dell’Iraq da parte di 35 nazioni che agirono sotto l’egida dell’ONU.

Ma quella nuova musica che caratterizzò il 1991 non assorbì una visione catastrofica della società e nemmeno, come invece successe negli anni ’70, si trasformò in un’esplosione della canzone di protesta pura ma diventò testimone di quel passaggio di tempo contribuendo a prendere atto di un mondo che si era svegliato post-ideologico.

L’autore cita, tra gli altri, gli Ustmamò, band proveniente dall’Appennino tosco-emiliano, band che caratterizzò la propria line up con l’utilizzo di voce, violino, basso, chitarre e le campionature dei suoni tradizionali delle ballate montanare, proponendo un valzer che si trasformava in punk e suonato con la batteria elettronica.

#Notedicarta: “1991 Il Risveglio del Rock” di Paolo Bardelli book cover
“1991 Il Risveglio del Rock” di Paolo Bardelli – book cover

Nella sinossi del libro si legge:

“Mentre il metal è al suo punto più alto di diffusione, la parola chiave diventa “contaminazione”: funky e house meticciano il rock sia in Inghilterra che negli Stati Uniti, e nascono e si consolidano veri e propri movimenti che avrebbero lasciato il segno, tra cui il trip hop a Bristol e il grunge a Seattle, oltre a infiniti rivoli di altri generi in fieri.

Soprattutto accade un fatto straordinario: anche a seguito della crisi economica delle etichette indipendenti, diverse band alternative firmano contratti con le major e, per questa via, il mercato discografico che conta diventa terra di conquista di musica “altra”.

Screamadelica, Gish, Blue Lines, Loveless, Spiderland, Laughing Stock, Nevermind, Out Of Time e Achtung Baby sono gli album che uscirono nel 1991 ritenuti, a ragione, dall’autore, tanto da dedicare loro un capitolo intitolato “Mai dare per scontati i fondamentali”.

È più che mai evidente che, saggi antologici come questo, prestano facilmente il fianco alle critiche, soprattutto quelle derivanti da gusti musicali assoluti ma, indubbiamente, il libro di Bardelli è un lavoro generoso, forse troppo, in cui si cita di tutto e di più, compresi titoli di album e band sulle quali, non solo l’autore, in effetti c’è poco da dire e altrettanto da ricordare.

Con la sua scrittura secca e fluida, il lavoro di Bardelli restituisce, quindi, con estrema puntualità, l’aria culturale e musicale di quel 1991.

È proprio questa generosità che rischia di inficiare potenziale ottimo lavoro realizzato da un autore che ha sempre ispirato i suoi scritti ad un senso di sana critica e di distacco ma, forse, l’aver vissuto in maturità quegli anni ’90 – l’autore è nato nel 1973 – ha sentito il bisogno di essere oltremodo esplicito anche al fine di poter scovare gemme nascoste dall’oblio e di costruire una vera e propria enciclopedia di quell’anno ponte tra due culture generazionali.

#Notedicarta: “1991 Il Risveglio del Rock” di Paolo Bardelli (Foto da Facebook)
“1991 Il Risveglio del Rock” di Paolo Bardelli (Foto da Facebook)

Sintomatiche le prime parole scritte che compaiono nell’introduzione: “Cosa fareste se da adulto vi trovaste davanti al voi stessi diciassettenne? Di cosa discutereste? Cosa avreste in comune?

Queste domande non paiano così peregrine, perché in età adulta si cambia talmente che forse si è quel diciassettenne solo in minima parte.

Che ancora vive in noi, per carità, ma è sommerso da quintali di esperienza e cinismo. E pure da un punto di vista strettamente musicale, chi è un vero appassionato e quindi non ha mai smesso di ascoltare musica nuova, si troverebbe ad avere dei gusti piuttosto laterali rispetto a quel diciassettenne”.

Nota dolente, ma l’abbiamo già evidenziata in altri volumi che analizzano periodi musicali e di cui abbiamo parlato in questa rubrica, è la mancanza di un indice dei nomi che avrebbe permesso non solo la lettura del volume ma anche una sua consultazione e speriamo che, in una prossima edizione, questo piccolo neo sparisca.

Il viaggio attraverso le etichette discografiche indipendenti italiane si dimostra sempre più interessante ed entusiasmante

Etichette discografiche indipendenti: musica, qualità e grinta
Etichette discografiche indipendenti: musica, qualità e grinta

Nell’ultimo periodo, nel nostro viaggio che esplora, da nord a sud, le label indipendenti abbiamo incontrato molte realtà vive, con un proprio carattere e con una grinta da far impallidire molte major.

Abbiamo incontrato Carlo Mercadante, founder di “Isola Tobia Label”, un luogo piccolissimo, un’isoletta lontana dalle urla dal clamore e dalla confusione. Un luogo in cui si prende tempo per vedere nascere i progetti e per poterli far maturare seguendo un corso naturale dettato dall’indole di chi li propone, dagli artisti. Un luogo in cui l’artista è al centro della sua filosofia e con lui le sue idee, il suo modo di porsi, di comunicare, di fare.

Andrea Liuzzi founder di “Beautiful Losers” ci ha dichiarato che: “è assolutamente importante realizzare un percorso creativo con l’artista”. “Beautiful Losers” dichiara di essere un’etichetta molto indipendente cui piacciono le chitarre spaziali, la voce senza autotune, i campionamenti con un’anima, le copertine disegnate. È un’etichetta cui piacciono i concerti con poche persone zitte e sedute sul pavimento.

Tanio Sorrentino founder di di “Mea Sound”, invece, ci ha detto che: “Non esiste musica bella e musica brutta, esiste la musica e basta”. Si tratta di un’etichetta discografica italiana fondata nel 1980 dal Maestro Errico Sorrentino, ex dirigente di EMI Italiana. Si tratta di una tra le principali case discografiche nazionali nell’ambito della musica napoletana.

Vein Label” è un’etichetta discografica fondata con lo scopo di offrire nuove sfumature di musica elettronica, tra musica techno e musica sperimentale I suoni utilizzati vanno da quelli industriali alla vecchia scuola con groove psichedelici. Ne abbiamo parlato con Matteo D’Avena, co-founder della label.

“Chiediamo di stupirci, quello che ci viene proposto deve avere la sua unicità, la sua riconoscibilità e, perché no, la sua pazzia”. La label indipendente salernitana “Stoned Saints Records” si occupa di Grimy rap & fine art. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Durazzo, in arte D.Ratz, e co-founder della label.

Black Widow”, gioia e delizia per i collezionisti del vinile, è anche un’etichetta discografica specializzata in Rock Progressivo e Psichedelico, Hard Rock, Folk e Dark si trova a Genova, in via del Campo. Da sempre questa strada, musicalmente parlando, evoca il grande Faber, che le ha dedicato l’omonima canzone. Via del Campo, Ne abbiamo parlato con Massimo Gasperini, proprietario del negozio e founder della label.

Etichette discografiche indipendenti

Etichette discografiche indipendentiLa sua mission è quella di ricercare e promuovere gli artisti emergenti che desiderano affacciarsi nel mondo della musica Pop, Hip Hop, Rock e Indie. Parliamo di “Carioca Records”, la label arroccata nell’entroterra siciliano. Ne abbiamo parlato con Leonardo “Leo” Curiale, founder e produttore artistico dell’etichetta.

Cerchiamo di seguire l’artista in tutto quello che ha bisogno, curando ogni dettaglio con professionalità ma lasciando libertà all’artista. “PaKo Music Records” è una nuova realtà, una piccola realtà appena nata che si occupa di distribuzione, scouting, publishing e management, curando ogni dettaglio con professionalità ma lasciando libertà all’artista. Ne abbiamo parlato con Patrizia Colombo, founder ma anche cantautrice pop e autrice di diversi brani di artisti emergenti.

Musica ma, soprattutto, passione. Sogna perché il sogno è alla base della vita Consulenza artistica iniziale. Progettazioni e produzioni artistiche discografiche sostenute a lungo termine con estrema professionalità ed esperienza. Musica ma, soprattutto, passione. Questa è “DR Dream Records”. Abbiamo incontrato Gianluca Belmonte, founder e produttore artistico della label.

“Non siamo interessati ai “numeri”, soprattutto quelli relativi agli streams che possono essere virtuali e non reali. Musica deve essere sinonimo di qualità, al di là del genere musicale”.  “Quando abbiamo iniziato nel 2020, il nostro obiettivo era quello di competere con le migliori compagnie di produzione musicale e etichette, per rendere “Red Owl Records” la risorsa musicale idonea per tutti gli artisti”. Questo è quello che ci ha raccontato il founder della label Franco Gregoretti.

“Sogno di continuare ad emozionarmi ascoltando e pubblicando bella musica, non mi interessano le canzoni che “funzionano” per me una canzone, a prescindere dal genere, funziona quando mi fa vibrare l’anima”. “Soundinside” è uno studio di produzione musicale e label che si trova a Frattaminore in provincia di Napoli. Ci siamo fatti raccontare la sua storia da Jex Sagristano, co-founder e label manager.

Nata con l’obbiettivo di portare avanti, in maniera indipendente, progetti editoriali e discografici “Terre sommerse” inizia la sua avventura alla fine degli anni ‘90 come casa discografica ed editrice con lo scopo di ricercare e promuovere nuovi talenti nella musica, nella letteratura e nell’arte in genere, con particolare riguardo ai giovani. Ne abbiamo parlato con Fabio Furnari, founder e label manager.

Il nostro viaggio non si è concluso qui. Nelle prossime settimane continueremo il nostro racconto che unisce tutta l’Italia attraverso la più magica delle esperienze, quella musicale.

Marketing heroes. Fare impresa tra manga e rock’n’roll. La storia di Velvet Media” di Bassel Bakdounes

#Notedicarta: Bassel Bakdounes, “Marketing heroes"
#Notedicarta: Bassel Bakdounes

Il libro di questa settimana è “Marketing heroes. Fare impresa tra manga e rock’n’roll. La storia di Velvet Media” scritto da Bassel Bakdounes e edito da Velvet Media Italia.

Se pensate che si tratti dell’ennesimo libro di marketing sbagliate di grosso. Si tratta, in realtà, di un’autobiografia, quella dell’autore che ha avuto la capacità di realizzare il sogno di tutti gli imprenditori, ossia quello di passare da 0 a 150 dipendenti in pochi anni formalizzando la concretizzazione di una visione.

Nato in provincia di Treviso da madre veneta e padre siriano, Bassel Bakdounes è il titolare di Velvet Media Italia, agenzia di marketing che opera a livello internazionale con sedi negli Stati Uniti, in Thailandia e negli Emirati Arabi.

Ma Bassel è un personaggio che ha deciso, con questo libro, non tanto di raccontare la sua azienda ma di raccontare la sua formazione che parte da due grandi passioni che, fortunatamente, l’hanno condizionato per tutta la vita.

#Notedicarta: Bassel Bakdounes, “Marketing heroes" cover del libro
#Notedicarta: Bassel Bakdounes, Marketing Heroes – book cover

Fin dalle prime pagine del libro, si intuisce che la determinazione sia sempre stata l’arma vincente dell’autore e un vero e proprio modus operandi sino a divenire un marchio di fabbrica.

Tutto è iniziato con la scelta di costituire la classica band punk da liceo ma, soprattutto, di non accontentarsi tanto da cimentarsi, ovviamente con successo, alla realizzazione di una fanzine specializzata nella musica che più amava e che, in breve tempo, divenne il punto di riferimento del genere la cui esperienza sfociò in un’etichetta discografica indipendente.

Organizzatore di eventi, musicali ovviamente, tanto da riuscire in breve tempo non solo a inimicarsi la maggior parte degli organizzatori di questa tipologia di eventi ma “a fare la differenza” e diventare stimolo e punto di riferimento.

Suoi punti di forza sono sempre stati la forte competenza della materia che trattava e la sua spasmodica passione/ossessione dell’ascolto di sempre più dischi e, come sempre accade a chi ha dentro di sé il concetto di “apertura” e non di “chiusura”, da una ricerca continua e da una curiosità naturale corroborata da conoscenze e amicizie spesso nate per caso.

#Notedicarta:

 

Bassel, dal coltivare la propria passione, legato anche alla necessità di potersi mantenere economicamente, fa dell’interazione con il mondo che lo circondava, la sua forza.

Il racconto della sua vita, prodromico alla sua attuale attività, lo porta quindi a trasformarsi da semplice operaio che si occupa di assemblaggio a lavoratore a cottimo con il compito di accatastare legnetti e poi, dopo la laurea in Comunicazione e un Master, a diventare stagista alla Ferrari prima e alla Philip Morris poi senza accantonare mai i progetti che lo avevano caratterizzato e di cui si era occupato sino a quel momento.

Qualcuno ricorderà i Lost, quella band vicentina che riuscì a scalzare dalla classifica i ben più noti Tokio Hotel e al video che Bassel sponsorizzo con le t-shirt “Latin lover”, primo esempio di marketing d’assalto che denota, sin dagli esordi, come Bassel sia stato tra i primi a ben capire come il mondo dei social potesse essere utilizzato in maniera rivoluzionaria e non come, nella volontà dei creatori, in un banale strumento per contenere appunti della propria vita.

Lo dimostra il fatto che Bassel, aiutato dalla sua inclinazione e capacità personale, sia stato capace di intuire che anche nel mondo del lavoro e dell’economia, spesso basati su approcci tradizionali, l’originalità e le strade alternative sono valide e funzionali e che l’inventarsi qualcosa seppur faticoso e inevitabilmente associato al concetto di sacrificio possa ripagare in maniera maggiore di quanto sia in grado il fatto di seguire percorsi precostituiti e standardizzati.

Uno stile di vita e, forse, un apocrifo vangelo che racconta come la creatività stia nell’andare oltre le regole e i limiti imposti, peraltro da Bassel, eterno punk-man, ha sempre odiato.

#Notedicarta: “Marketing heroes" Velvet media staff
Staff di Velvet media

Scelte illuminate che si sono, poi, concretizzate, nel clima aziendale ribelle, clima in cui è normale vedere il titolare muoversi con lo skateboard tra le scrivanie e a concretizzare avanzate proposte di welfare come la presenza della “Manager della Felicità” figura fondamentale per poter favorire l’alchimia tra colleghi, una logica di selezione del personale che si realizza, in prima battuta, tramite curriculum anonimi, per evitare clientelismi o nepotismi e, genialità assoluta, prevedere l’uscita anticipata al venerdì in estate per potersi godersi maggiormente il weekend.

Non ultimo, e fondamentale per un libro, non solo la capacità narrativa, tutta in prima persona, dell’autore ma anche le scelte relative all’impaginazione, alla presenza di pagine colorate e a una suddivisione in possibili capitoli introdotti da un suo pensiero che rappresenta il cardine della successiva narrazione.

Nata con l’obbiettivo di portare avanti, in maniera indipendente, progetti editoriali e discografici

Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse Fabio Furnari - founder
Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse – Fabio Furnari – founder

“Terre sommerse” inizia la sua avventura alla fine degli anni ‘90 come casa discografica ed editrice con lo scopo di ricercare e promuovere nuovi talenti nella musica, nella letteratura e nell’arte in genere, con particolare riguardo ai giovani.

Quello su cui punta “Terre Sommerse” è la genuinità e la sensibilità artistica, il talento, la ricerca e la sperimentazione nei diversi generi editoriali e musicali, portando avanti una concezione della musica, della letteratura e dell’arte in genere, lontana ed avulsa dalle logiche unicamente commerciali su cui sono appiattiti il mercato e i principali competitors. Ne abbiamo voluto parlare con Fabio Furnari, founder della label.

Fabio, quando e perché prende il via l’esperienza della label?

“Terre Sommerse” nasce nel 1998 come associazione no-profit costituita da diversi artisti, cantautori, pittori, poeti che erano stanchi di una certa politica praticata sia parte delle case editrici sia delle case discografiche. L’obiettivo è stato quello di portare avanti, in maniera indipendente, progetti editoriali e discografici.

La scelta della label è nata anche sulla base della mia precedente esperienza personale. Avevo lavorato nel campo della discografia e della distribuzione, oltre ad essere un musicista.

Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse Pasquale Iannarella
Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse Pasquale Iannarella

Stiamo parlando della fine degli anni ’90. Allora c’erano i negozi di dischi… mi sembra di parlare di secoli fa (ride, n.d.r.). La prima produzione risale al 2002, quasi vent’anni fa e fu il primo disco di Antonio Sardi de Letto, un pianista di musica classica che purtroppo è scomparso nel 2011.

Era un disco con musiche di Listz e Schumann. Da lì abbiamo cominciato a crescere e, devo dire, che oggi abbiamo un catalogo molto vasto con diverse collane, come hai sicuramente potuto vedere nel nostro sito.

Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse

Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse Group
Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse Group

Come etichetta discografica spaziamo dal jazz al rock, dalla canzone d’autore all’indie-pop, alla musica classica ed etnica, con un unico comune denominatore, quello della genuinità artistica coniugato con un costante spirito di ricerca e sperimentazione musicale.

Oggi vantiamo oltre 400 pubblicazioni tra musica e letteratura oltre ad una fitta rete di concerti e di eventi letterari ed artistici in genere.

Nel tempo ci siamo ingranditi e abbiamo avuto di affiancare all’associazione una società che potesse occuparsi dell’attività commerciale, essendo noi una no-profit.

Che tipo di servizi offrite ai vostri artisti?

Molti artisti ci propongono un prodotto già pronto a livello di master, in caso contrario possiamo contare su due studi di registrazione di cui siamo soci. Si tratta dell’Abbey Red Studio che ha sede a Genzano, in provincia di Roma e del Play Rec Studio di Roma.

Ci occupiamo, ovviamente, sia della promozione e della distribuzione. Abbiamo un contratto con un distributore digitale e, grazie al ritorno del vinile, che recentemente ha sorpassato il CD nelle vendite, abbiamo iniziato a stampare anche su questo supporto.

Etichette discografiche indipendenti: Rodolfo Maltese
Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse – Rodolfo Maltese

Quali sono gli artisti che possiamo trovare nel vostro catalogo?

Tra i tanti artisti che in oltre vent’anni hanno arricchito il mondo di “Terre Sommerse” ci sono jazzisti come Pasquale Innarella, Rodolfo Maltese, già chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso, Andrea Alberti, Angelo Olivieri, Nicola Puglielli, insieme a molti altri mentre nella canzone d’autore e nella musica italiana posso citare artisti quali Amedeo Minghi, Giampiero Mazzone, Stefano Frollano, Pepy Rap e altri ancora. Con orgoglio deve ammettere che nel nostro catalogo ci sono molte “perle”.

Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse

Come trovate gli artisti che lavorano con voi?

Le possibilità sono diverse, dallo scouting che facciamo direttamente alle proposte dirette degli artisti o di produttori ma anche, semplicemente, tramite la mail che permette il contatto diretto con noi. Siamo costantemente alla ricerca di nuovi talenti e apprezziamo genuinità, sensibilità artistica, talento, ricerca e sperimentazione.

Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse Amedeo Minghi
Etichette discografiche indipendenti: Terre Sommerse Amedeo Minghi

Grande sogno per un piccolo discografico.

Forse il grande sogno l’ho già realizzato, perché è sempre stato quello di poter dare la possibilità ai giovani, agli artisti, di aiutarli a concretizzare i loro sogni che diventano anche i nostri.

Riteniamo questo molto importante soprattutto perché da parte delle major assistiamo sempre più ad una sorta di disinteresse a proporre artisti non necessariamente mainstream nonostante abbiamo molto da dire, anzi da far ascoltare.

Sono un musicista e quindi capisco cosa si aspettano da me, che vesto i panni del discografico, i miei artisti. Spero di poter continuare a sognare con gli artisti che lavorano con noi con la consapevolezza di conoscere i propri limiti e di possedere la grinta di cercare di superarli a favore dei nostri artisti senza mai illuderli.

 “Quando Palermo sognò di essere Woodstock” di Sergio Buonadonna

#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop Festival
#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop Festival – Aretha Franklin – Palermo Pop 1970

Pubblicato da Navarra editore e giunto alla sua seconda edizione, il libro di Sergio Buonadonna non è un semplice saggio.

L’autore racconta, attraverso la passione del cronista, che di quei fatti è stato testimone e, in un certo modo, protagonista, una stagione indimenticabile non solo per la musica ma anche per la società palermitana.

Il 1970 è stato, non solo per Palermo, un anno prodromico agli eventi che poi si svilupparono nel decennio e in quello successivo. Mentre l’Italia si preparava, inconsciamente, agli “anni di piombo”, nell’isola si creavano i presupposti per il sanguinoso strapotere mafioso.

Si tratta di un viaggio nel tempo che ci riporta a quella Palermo che si trovò ad essere proiettata nella scena musicale internazionale con il suo Palermo Pop Festival, voluto dal siculo/americano Joe Napoli, imprenditore italoamericano di Brooklyn che aveva fatto fortuna negli States, che ebbe la voglia di regalare ai cittadini delle sue terre natie un’esperienza simile a quelle appena vissute a Bethel, a Woodstock e all’Isola di Wight, lo spinse a creare qualcosa che, ancora oggi, ha davvero dell’incredibile, ossia il Palermo Pop Festival, un’apoteosi di musica pop, rock e jazz.

Supportarono l’idea di Joe Napoli Silvana e Cecè Paladino, gli eredi Florio mecenati del rock e del jazz.

#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop 1970 Robert_Plant
#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop Festival 1970 Robert_Plant International Folk, Rock, Jazz Festival

Tre edizioni – 1970, ’71 e ’72, anche se quella del 1970 è passata alla storia, che realizzarono a Palermo una delle più significative kermesse musicali di quegli anni.

Alla prima edizione avrebbero dovuto partecipare anche i Pink Floyd, Rolling Stones e Led Zeppelin ma per motivi economici la loro presenza saltò ma non mancarono star di livello internazionale come Duke Ellington, Johnny Hallyday, Arthur Brown e Aretha Franklin oltre a una nutrita rappresentanza di artisti italiani quali Little Tony, Bobby Solo, I Ricchi e Poveri, Fausto Leali, Rosanna Fratello e le siciliane Rosa Balistreri e Giuni Russo, oltre a diversi cantanti e complessi (come venivano chiamati allora), dell’epoca.

Sergio Buonadonna, con il suo stile descrittivo avvolgente, ci porta in quegli anni non solo di fronte al palco ma, e soprattutto, nel backstage e nelle fasi di preparazione.

Un libro pieno di aneddoti di quelle giornate, di retroscena che, prima della stesura di questo volume, appartenevano solo alla leggenda ma che oggi, proprio grazie al lavoro di Buonadonna diventano parte della storia.

#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop Festival
#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop Festival

«Intendiamoci: Palermo Pop 70 fu un trionfo. Ottantamila spettatori in una città in fondo al Vecchio Continente sembrarono una cifra impensabile.

Musica e amore, canne e danza sull’erba dello stadio in un’atmosfera, quella sì da isola di Wight. (…) Le emozioni furono forti, dall’arresto del cantante Arthur Brown che si spogliò in scena per una sorta di esibizione rituale ma che fu rivestito in fretta e trasferito all’Ucciardone, al fermo di Franco Trincale. Troppo esagerato il primo e troppo politico il secondo per una polizia che non perdonò nulla».

Ricordiamo che l’esibizione di Arthur Brown fu fermata dalla Polizia, che salì sul palco e quella di Trincale fu interrotta per aver intonato il ritornello “Nixon boia“.

#Notedicarta: Palermo Pop Festival fonte Dagospia
#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop Festival 1970 fonte Dagospia

L’edizione del 1971, purtroppo, fu realizzata senza l’appoggio delle istituzioni regionali che, come spiega Buonadonna, mal tolleravano tutti quei capelloni e non ritenevano elettoralmente produttivo spendere soldi per il rock o il jazz.

Quella del 1971 fu un’edizione turbolenta, il pubblico era più smaliziato e intollerante, ma illuminata da alcune grandi performance come quella dei Black Sabbath e dei Colosseum e dalla presenza di Osanna, PFM, Alphataurus, Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, Delirium e Maya.

Poi nel 1972 l’epilogo con un’edizione in tono ridotto, finita anzitempo per l’intervento delle forze dell’ordine.

#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop Festival Copertina del libro
#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop Festival Copertina del libro

La seconda edizione è arricchita, rispetto alla prima, di un’analisi più ampia dei movimenti musicali dell’isola descrivendo anche il fermento che caratterizzò Catania negli anni successivi al festival, quel fermento musicale che trovò incarnazione nella Cyclope Record, fondata da Francesco “Checco” Virlinzi che produsse, per primo, Carmen Consoli ma anche il solista Mario Venuti, orfano dei Denovo, e una serie di solisti e band che hanno contribuito allo sviluppo musicale nell’isola come Moltheni, Brando, Flor, Amerigo Verardi, gli Uzeda, i Nuovi Briganti e i Kunsertu.

Il volume contiene i contributi di Beatrice Agnello, Vittorio Bongiorno, Gian Mauro Costa, Franco La Cecla, Francesco La Licata, Beatrice Monroy, Alberto Stabile e Piero Violante.

#Notedicarta: Palermo Pop Festival 1970 Arthur Brown
#Notedicarta: Sergio Buonadonna, Palermo Pop Festival 1970 Arthur Brown

Interessante inoltre l’analisi, contenuta nel libro, che racconta il contesto palermitano di quegli anni, dalla scomparsa e morte del giornalista Mauro De Mauro al malgoverno mafioso della città. Ma, da Buonadonna, che fu giornalista de L’Ora sin dalla metà degli anni ’60 e sino alla sua chiusura, era il minimo che potessimo aspettarci e l’abbiamo gradito.

Sogno di continuare ad emozionarmi ascoltando e pubblicando bella musica, non mi interessano le canzoni che “funzionano” per me una canzone, a prescindere dal genere, funziona quando mi fa vibrare l’anima

Etichette discografiche indipendenti: Soundinside Records - Logo
Etichette discografiche indipendenti: Soundinside Records – Logo

Soundinside è uno studio di produzione musicale che si trova a Frattaminore in provincia di Napoli. La label nasce a completamento dell’iniziale progetto di microcosmo produttivo con l’intento di accompagnare gli artisti in cui credono in una fase di crescita, produzione e diffusione della loro musica avvalendoci del supporto di autori, produttori musicali, musicisti, fotografi, videomaker, uffici stampa, grafici e social media manager.

Ne abbiamo parlato con Jex Sagristano, co-founder e label manager dell’etichetta.

La tua avventura inizia con lo studio di registrazione. Quando e perché nasce la tua etichetta?

Aprire un’etichetta discografica è stato sempre un mio sogno, quando abbiamo realizzato lo studio, io e mia moglie Katres (co-fondatrice), ci siamo promessi che lo step successivo sarebbe stato quello di aprire la nostra label.

Lavoriamo entrambi da anni nel campo dello spettacolo, io come fonico in tour e in studio e lei come cantautrice, quindi, non è stato difficile per noi metterci dalla parte dei musicisti perché è lì che siamo sempre stati.

Per questo motivo la nostra etichetta ragiona più con il cuore che con l’intento di fare business, le nostre band non sono un “prodotto” e per scelta abbiamo deciso di non seguire le mode. Per noi vengono prima gli artisti, i loro sogni e il loro bisogno di comunicare attraverso le canzoni.

Etichette discografiche indipendenti: - Lain
Etichette discografiche indipendenti: Soundinside Records – Lain

Dove nasce il nome della tua etichetta?

Soundinside Records nasce nel lontano 2001, era un piccolo studio che avevo realizzato in una mansarda a casa dei miei, in quel periodo registravo tantissimo Hip-Hop, lì è nato anche “Napoli Manicomio” il primo album di Clementino.

Se tu dovessi definire, al di là dei generi, lo stile della tua etichetta, che parole useresti?

Libera, coraggiosa e assolutamente non alla moda.

Quali sono i servizi che offrite ai vostri artisti?

Al nostro roster offriamo tutti i servizi che normalmente vendiamo nel nostro studio di registrazione.

Live in studio ossia video live, promo acustici oltre alla possibilità di registrare e produrre interamente i dischi.  Inoltre, abbiamo un ufficio stampa interno e una squadra che lavora a stretto contatto con le band, social media manager e Booking concerti.

Etichette discografiche indipendenti: Soundinside Records - Fanali
Etichette discografiche indipendenti: Soundinside Records – Fanali

Per la registrazione dei brani musicali degli artisti che lavorano con voi, che scelte avete fatto? Usate solo il vostro studio interno?

Assolutamente no! Diversi dischi che usciranno nel 2022 sono stati lavorati fuori dal nostro studio, ma se ci arriva un progetto che ci fa vibrare siamo ben contenti di pubblicarlo. Ci sono poi progetti ai quali abbiamo lavorato a 360 gradi curando ogni passaggio dalla produzione alla pubblicazione in ogni minimo dettaglio come nel caso di Laín con “Line of Light”.

È sempre più importante, oggi, accompagnare il brano con un video anche per poterlo far mandare in onda alle sempre più crescenti “radio-visioni” che stanno affiancando le radio tradizionali. Come vi siete organizzati?

I singoli che abbiamo pubblicato spesso sono stati accompagnati da videoclip.  Purtroppo, producendo musica poco o per niente mainstream ci rendiamo conto che non sempre è facile trovare “radio-visioni” disposte a diffondere la nostra musica ma grazie ai nostri partners uffici stampa siamo riusciti comunque a trovare sempre il giusto spazio per i nostri artisti.

Etichette discografiche indipendenti: Jex Sagristano
Jex Sagristano

Quali sono i problemi di distribuzione che incontra oggi un’etichetta indipendente e come li avete affrontati?

Noi ci siamo affidati a Believe, crediamo sia uno dei distributori digitali più forti, lavoriamo a stretto contatto con una label manager e studiamo strategie per ogni singolo progetto, invece, per la distribuzione fisica siamo molto punk rock, stampiamo i dischi ma preferiamo la vendita ai concerti o sui nostri canali

Qual è il vostro stato di salute in questo periodo caratterizzato dalla pandemia?

La pandemia ci ha messi a dura prova, il nostro settore è stato messo in ginocchio ma non ci siamo fatti prendere dal panico, anzi, durante il primo lockdown la nostra mente partoriva continuamente idee ed è stato proprio quello il momento in cui abbiamo avuto il tempo per riflettere e progettare seriamente l’apertura della nostra label.

Quali sono le punte di diamante del vostro roster?

Fanali, Katres, Laín, Little Pony… ecco, alla fine li ho nominati tutti, anche perché ci sono solo diamanti nel nostro roster.

Un grande sogno per un piccolo discografico. Cosa “sogni” per lo sviluppo della tua label?

Sogno di continuare ad emozionarmi ascoltando e pubblicando bella musica, non mi interessano le canzoni che “funzionano” per me una canzone, a prescindere dal genere, funziona quando mi fa vibrare l’anima. Siamo nati a Gennaio 2021 e abbiamo già pubblicato 12 singoli, 1 disco e ne pubblicheremo altri 2 ad inizio 2022, spero mi arrivi ancora tanta bella musica da produrre e spero che la gente apra gli occhi e se la vada a cercare non solo nelle playlist più in voga su Spotify.

Etichette discografiche indipendenti: Soundinside Records - Katres
Etichette discografiche indipendenti: Soundinside Records – Katres

Quali caratteristiche deve avere un esordiente che vi propone la sua musica? Cosa deve fare per potervela sottoporre?

Ascoltiamo tutto quello che ci arriva e rispondiamo sempre a tutti gli artisti che vorrebbero affidare a noi la loro musica.

Non prediligiamo un solo genere, scegliamo di produrre quello che ci emoziona, quello che ci fa piangere, quello che ci fa ridere, quello che ci fa sentire vivi, quello che ci fa riflettere, sognare, quello che ci fa viaggiare con la mente.

Etichette discografiche indipendenti: Soundinside Records - Little Pony
Etichette discografiche indipendenti: Soundinside Records – Little Pony

Questa è l’unica linea che abbiamo scelto di seguire. La trap l’unica che abbiamo scelto di non seguire ma solo perché è lontana da noi e non sapremmo neanche essere in grado di supportare progetti di quel genere. Per proporre i propri lavori, infine, è molto semplice: basta inviare una mail.

Storie di vita e di musica, la realizzazione di tutti i sogni attraverso la musica

#Notedicarta: Dave Grohl "The Storyteller"
#Notedicarta: Dave Grohl “The Storyteller” Scream (1986)

L’evento pandemico del 2020 ha, per così dire, messo in bolla la livella e ha costretto, anche se con possibilità e comfort diversi, tutti a rimanere chiusi in casa.

È successo anche a Dave Grohl, cantautore e polistrumentista statunitense, noto per essere stato fino al 1994 batterista dei Nirvana ma anche, a partire dallo stesso anno, fondatore e frontman dei Foo Fighters.

La sua reazione al lockdown è stata in linea con il suo carattere. Ha aperto un account di Instagram che, con calma e meticolosità, ha riempito di racconti brevi sulla sua vita.

#Notedicarta: Dave Grohl "The Storyteller" Copertina
#Notedicarta: Dave Grohl “The Storyteller” Copertina

Questa idea, seppur semplice reazione a un momento storico e sociale complicato è stata prodromica al libro di cui parliamo oggi, quel “The storyteller”, edito in Italia da Rizzoli e scritto, appunto, da Dave Grohl.

Sì, perché quei singoli racconti sono confluiti nella sua formale autobiografia, che non rappresenta solo il suo percorso artistico ma, ancor più, quello umano e personale.

#Notedicarta: Dave Grohl “The Storyteller”

Le “sue” donne, quelle che hanno fatto parte della sua vita, sono celebrate nel libro a partire dalla madre e dalle figlie.

Questo permette di cogliere un’importante verità sullo stesso Grohl, ossia che, forse, è l’unico personaggio dell’epopea grunge che abbia avuto, e ha tuttora, un sano rapporto con la madre Virginia e, come traspare dalla lettura del libro, è senz’altro anche merito della madre se Grohl è diventato quel che è diventato e che ci ha sempre affascinato.

#Notedicarta: Dave Grohl "The Storyteller" - Nirvana
#Notedicarta: Dave Grohl “The Storyteller” – Nirvana

La frase: “Sarà meglio che tu sia bravo!”, frase che la madre disse al figlio, ancora minorenne, quando le comunicò di voler lasciare la scuola per unirsi agli Scream, è parte della storia e, in alternativa, avrebbe potuto essere un ottimo titolo per il libro.

Ma il libro non è una retorica e melensa carrellata sulla famiglia, su quella famiglia americana in cui trionfa l’amore perché, proprio a partire da quella frase, si snoda il racconto del periodo con gli Scream che rappresenta la concretizzazione del sogno di un adolescente che, dopo esserne stato fan, ne diventa membro.

#Notedicarta: Dave Grohl “The Storyteller”

Il primo di una serie di sogni realizzati da Grohl che si dipanano nel libro accompagnando la narrazione fluida e mai superba ma, soprattutto, che racconta come sia possibile ottenere ciò che si vuole mantenendo alto il livello di tenacia, onestà e, soprattutto, la capacità di saper lavorare sodo.

In passato Grohl ci aveva regalato alcuni documentari, ricordiamo “What Drives Us”, il suo ultimo lavoro disponibile dal 30 aprile scorso e, in questa sua autobiografia, si ha conferma che la vita “on the road” con la band non è un semplice elemento romantico nell’immaginario rock’n’roll.

#Notedicarta: "The Storyteller"
#Notedicarta: Dave Grohl “The Storyteller”

Diventa, invece, un progetto che vuole celebrare la musica e l’unione fisica e artistica di più persone con un sogno in comune: quello di diventare delle rock star.

Cosa succede quando una band si ritrova a macinare chilometri e chilometri dentro un furgone improbabile, circondata da strumenti musicali, vestiti e tutto quello che può essere utile alla sopravvivenza on the road?

Cosa succede quando, soprattutto agli esordi, la fame, il freddo, la lontananza, i tempi morti infiniti trascorsi nel furgone sono all’insegna della speranza di poter avere il denaro necessario per ripartire il giorno dopo?

Una narrazione onesta, che anno dopo anno, ci accompagna nel viaggio che inizia con gli Scream e si sviluppa con i Nirvana prima e i Foo Fighters poi.

#Notedicarta: Dave Grohl "The Storyteller" - Foo Fighters
#Notedicarta: Dave Grohl “The Storyteller” – Foo Fighters

Anni vissuti pericolosamente ma che Grohl riesce a non idealizzare e a raccontare senza veleno e senza odio anzi, riesce a farci godere con lui di una vita sì avventurosa, sì trasgressiva ma dalla quale traspare un padre di famiglia, una persona che ha saputo mediare tra la trasgressione gratuita voluta, e cercata, dallo show business e la necessità di restare umani, soprattutto nei rapporti interpersonali.

Non capita spesso che l’autobiografia di una rock star non sia autocelebrativa. Grohl, in questo, ci riesce con grande maestria regalandoci libro divertente, interessante, appassionante ma anche ben scritto, oltre che ben tradotto, raccontato con il piglio di un intrattenitore e con un’attitudine, appunto, per nulla autocelebrativa.

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