Maldestro: “La musica mi ha concesso di uscire dai confini e dagli schemi”

A tu per tu con il cantautore napoletano, in uscita con il suo terzo progetto discografico intitolato “Mia madre odia tutti gli uomini”

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Spazio Emergenti: Maldestro si racconta ai lettori di Musica361, approfondiamo la sua conoscenza

Una chiacchierata in compagnia di Antonio Prestieri, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Maldestro, è sempre motivo di arricchimento personale e culturale. Il pretesto è l’uscita del suo terzo album in studio intitolato Mia madre odia tutti gli uomini, pubblicato lo scorso 9 novembre per l’etichetta Arealive con distribuzione Warner Music. Anticipato dai singoli “Spine” e “La felicità”, il disco si avvale dell’esperienza del produttore Taketo Gohara e riflette tutte le anime dell’artista campano, che avevamo già conosciuto nel 2017 tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo, in gara con “Canzone per Federica”, classificatasi al secondo posto e vincitrice del prestigioso Premio della Critica Mia Martini.

Cosa raccontano questi dieci brani inediti?
Raccontano me stesso, nudo e crudo, felice e malinconico, le canzoni parlano della mia infanzia e di alcuni momenti della mia vita, belli o brutti che siano, che mi hanno permesso di diventare ciò che sono oggi.

A livello musicale, quali sonorità hai voluto abbracciare?
Quelle più intime, proprio perché nei testi parlo molto di me. Con il produttore Taketo Gohara, che considero un mago, abbiamo scelto un sound asciutto e acustico, per donare maggiore risalto alla voce e un filo logico al racconto, con l’ausilio di strumenti veri e l’utilizzo di pochissima post produzione. Abbiamo cucito su misura un vestito semplice, per dare centralità alle parole e al contenuto.

C’è una tematica ricorrente nel disco?
Potrà sembrare un parolone, ma ho cercato di trattare e ricercare il senso della vita, che si riflette senza filtri nella quotidianità. Mi sono messo a nudo e non mi sono vergognato di farlo, anzi, sono fiero di esserci riuscito, perché ho capito di avere maggiore consapevolezza della mia fragilità.

Il tuo nuovo singolo si chiama “La felicità”, credi di aver trovato il sentiero che ti porta in quella direzione o, più semplicemente, ne sei ancora alla ricerca?
Ah (ride, ndr) ne sono ancora alla ricerca. Se fossi felice probabilmente non sarei qui, me ne starei da qualche parte a godermi la natura e le piccole cose della vita. Purtroppo continuo ad essere un uomo ancora impelagato in certe situazioni, forse la felicità è uno stato che non si raggiungerà mai, un po’ come l’orizzonte che più ti avvicini e più si allontana, una meta quasi utopistica, ed è questo il grande mistero della vita.

Come descriveresti il tuo rapporto con il web e con i social network?
Guarda, mi sono convinto da poco e per gioco. Per me è una nuova veste e devo ammettere che è bello avere questo tipo di rapporto con le persone, anche se è necessario stare sempre attenti e avere la lucidità per restarne un minimo distaccati. Ormai è un qualcosa che fa parte della nostra realtà, i dispositivi sono diventati un’estensione del nostro corpo, ma bisogna sempre essere equilibrati, mai all’estremo. Non mi sento molto social, ma sto imparando ad utilizzare questo canale perché, oggi come oggi, conta più una storia su Instagram di un passaggio radiofonico.

Qual è l’insegnamento più grande che hai appreso in tutti questi anni di attività?
Che l’arte può salvarti, in particolare la musica regala diverse prospettive e ti permette di comunicare in maniera non ordinaria. Personalmente mi ha insegnato a non arrendermi, a non restare fermo tra le mie mura, mi ha concesso di uscire dai confini e dagli schemi, se non avessi avuto la passione della scrittura la mia vita non sarebbe stata la stessa, è il mezzo che mi ha permesso di sentirmi più libero e leggero.

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Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.
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