L’inno della Champions’ League: scopriamolo insieme!

 1
Non si tratta di una citazione o di una ispirazione. L’inno della Champions’ League si basa proprio su una musica di Handel


Forse non tutti lo sanno, ma l’Inno della Champions’ nasce 300 anni fa

 

Chi non conosce l’inno della Champions?  Dal 1992, anno in cui la Coppa dei Campioni cambiò nome e formula, ogni mercoledì calcistico è caratterizzato da quelle note che risuonano nella nostra testa. Le sappiamo a memoria, con tanto di grido finale del coro di contralti: “The Champions!”. Lo avevamo un po’ dimenticato noi italiani. Probabilmente, visti i risultati degli ultimi anni, qualcuno avrà iniziato a immaginarlo come un secondo inno del Real Madrid. Ora, con tre squadre tricolori molto vicine ai quarti di finale, possiamo tornare a parlare di questa competizione come di una manifestazione che appartiene anche a noi. In questa settimana senza partite, allora, con MusiCalcio ci occupiamo della melodia più celebre nel mondo dello sport. Quella di cui nessuno si domanda da dove arrivi o se sia una musica già esistente.

 

Per tutti, da trent’anni, è semplicemente “l’inno della Champions”.

 

Le radici di quel solenne canto, però, risalgono ad epoche in cui il calcio era poco più che un’idea. Del tutto rudimentale e diversa da quella che sarebbe stata concretizzata successivamente. La musica si basa infatti sull’inno di incoronazione Zadok the Priest, composto da Georg Handel in onore di Giorgio II di Gran Bretagna. Era il 1727. Al compositore tedesco (naturalizzato inglese) venne commissionato il compito di realizzare quattro inni. Handel si fece supportare dal coro della Chapel Royal, allargato per l’occasione a 47 elementi e un’orchestra di 160 persone.

Zadok the Priest, nella sua versione originale, narra dell’unzione di Salomone di Zadok e Nathan. Lo fa su una trama omofonica e un ritmo punteggiato dalle corde. La gioia del popolo si esprime con un Alleluja finale che ricongiunge la melodia con la storia biblica raccontata. Bene, dal 1727 questo inno è il primo dei quattro che celebrano l’incoronazione del re.

 

Dal 1992, in chiave rivisitata, celebra l’incoronazione della Vittoria della Champions’.

 

Incaricato di questo compito fu Tony Britten. Questi era già celebre per alcune colonne sonore, tra cui quella di The Rocky Horror Show. Si immaginò qualcosa di solenne. Pensò a una introduzione che riconciliasse lo sport con un’idea di vittoria degna di una incoronazione. Ci avete mai pensato che molto spesso il capitano della squadra che ha appena vinto la Champions, si pone la coppa in testa come se fosse una corona? Ecco, voluto oppure no, quel gesto viene largamente spiegato proprio dall’inno. Il titolo è facile: Champions’ League.

 

A suonarlo sono l’Academy of St. Martin in the Fields e la Royal Philharmonic Orchestra di Londra.

Il testo, che unisce inglese, francese e tedesco, racconta le squadre in gara come “le migliori”. Sono composte da “I Maestri”. Sono loro che partecipano all’”evento principale”. Sono i Campioni. Proprio quel grido finale che tutti ricordano (The Champions!) sostituisce l’Alleluja della versione originale di Handel. Il compositore tedesco, infatti, rimane ascritto quale coautore dell’inno. Insomma, un brano storico, che nasce da un racconto biblico per celebrare il calcio. E poi c’è ancora qualcuno che osa dire che lo sport non è cosa seria…

Condividi su:
Massimiliano Beneggi
Massimiliano Beneggi
Massimiliano Beneggi, laureato in filosofia con una tesi sulla comicitá contemporanea riletta attraverso Bergson e Freud, è appassionato di musica e teatro. Racconta con rigore aneddotico la storia del Festival di Sanremo e della musica italiana, suggerendo ogni volta spunti filosofici e inediti.
Top