Giuseppe Bucci: tra teatro, tv, cortometraggi e spot

Cinema e Teatro? Adoro fare entrambe le cose. Non rinuncerei a nessuna delle due

Giuseppe Bucci: tra teatro, tv, cortometraggi e spot
Giuseppe Bucci regista – Ho sempre adorato il teatro (e di seguito il cinema) dalle scuole elementari

Giuseppe Bucci vive e lavora tra Napoli e Roma. Tra teatro, tv, cortometraggi e spot ha una particolare inclinazione per le tematiche sociali, in particolare la conquista dei diritti civili per la comunità lgbt. Soprattutto regista e scrittore, (ma anche attore e produttore), i suoi corti hanno ottenuto decine di premi e centinaia di nomination in tutto il mondo.

Ricordiamo, tra i tanti allestimenti sul palco o filmati, In casa con Claude, Luigi e Vincenzo, Una notte ancora, Parlami Orlando e La voce di Laura. Con lui oggi voglio parlare soprattutto di teatro, ma si scivola verso il cinema non appena se ne crea l’occasione…Tanto travolgente è la passione.

Raccontami qualcosa sui tuoi primi approcci all’arte dello spettacolo da piccolo. Cantavi? Imitavi? Scrivevi?

Ho sempre adorato il teatro (e di seguito il cinema) dalle scuole elementari. Ricordo benissimo che io e una mia cara amica Sonia (eh eh sarà contenta che la cito) scrivevamo, dirigevamo e portavamo in scena spettacoli da mostrare a tutta la scuola a fine anno. Eravamo un vulcano di idee da rivisitazioni Shakespeariane a invenzioni tutte nostre.

In vacanza, invece, ero, dai 13 anni in poi, nel cast fisso della commedia estiva inventata dalla scrittrice del parco nel quale avevamo una villetta. Quanto ci siamo divertiti. Recitavo e facevo regia ma imitazioni no. Cantare mi piaceva ma no, non ho mai fatto musical.

Il primo spettacolo “vero” che ricordi con affetto?

È una domanda difficile. Per spettacolo vero poi cosa si intende? Posso dire che il primo spettacolo su un testo importante, all’Accademia popolare dello Spettacolo che ho frequentato dai diciotto anni, con una regia di un professionista (Antonio Ferrante) e un ruolo importante (al primo anno di Scuola ero timidissimo e bloccatissimo, Antonio ha avuto il merito di liberarmi e farmi diventare un piccolo animale da palcoscenico) è stato “Il drago” di Schwarz, in cui interpretavo il perfido Heinrich.

Per la prima volta mi sono sentito un vero attore. Quando poi ho fondato con degli amici una compagnia di Teatro ragazzi (“La Mansarda” tutt’oggi, senza di me, esistente e importante, dopo quasi 30 anni) lo spettacolo più importante e di successo che facemmo era “Le novelle di Calandrino, Bruno e Buffalmacco” (che ero io) da Boccaccio.

Spettacolo riuscitissimo, centinaia di repliche, grande successo e risate, lo ricordo con affetto enorme. Il primo spettacolo di una certa maturità artistica e particolarmente emozionante da interpretare è invece stato “Un tram chiamato Desiderio” di Tennessee Williams con la regia di Gianmarco Cesario. Interpretavo Mitch. Il mio primo ruolo drammatico. Tanto emozionante.  Il primo spettacolo proprio da professionista scritturato, che ricordo con enorme affetto è stato “Il ragazzo da i capelli verdi” di Francesco Silvestri.

Per l’occasione dovetti rasare a zero i capelli per circa 4 mesi. Ma era un personaggio bellissimo e toccante. Ancora… il primo spettacolo da “professionista scritturato” di importanza nazionale è stato invece “Il contagio” da Cecità di Josè Saramago per la regia di Carlo Cerciello (fondatore con Imma Villa del Teatro Elicantropo e mio maestro).

Il premio Nobel aveva concesso per la prima volta i diritti su questo suo leggendario romanzo e venne a Napoli a vederlo, puoi immaginare l’infarto collettivo… (a questo teatro e ai suoi fondatori devo alcune delle esperienze più belle come recitare ne “La confessione” o “Italietta” o dirigere il corto “Frammenti da Scannasurice” tratto da uno dei loro più importanti successi teatrali, con le bellissime musiche di Paolo Coletta.

Giuseppe Bucci: tra teatro, tv, cortometraggi e spot LA VOCE DI LAURA locandina
Giuseppe Bucci – “La voce di Laura” sta girando in tutto il mondo (La voce di Laura – locandina)

Il primo spettacolo vero da regista invece è stato “Regine” con Rosaria De Cicco del quale ricordo con immensa emozione la mia trasposizione di “La Voce Umana” di Cocteau in chiave lesbo. Un monologo così ben riuscito che ne abbiamo poi girato un corto di grande successo. Stiamo parlando di teatro vero? Perché se poi parliamo dei corti non la finisco più… Ad ogni modo il mio primo vero grande importante cortometraggio è stato “Una notte ancora” con Ivan Bacchi e Marco Cacciapuoti. Autobiografico, emozione allo stato puro.

Il tuo rapporto con la musica. Cosa ascolti nel privato?

Moltissimo, musica leggera per lo più. Anche se amo la classica e l’opera (per due anni ho fatto anche il mimo al San Carlo, beh anche là… meraviglioso). Le canzoni mi tengono compagnia e accompagnano momenti della mia vita, le colonne sonore dei film invece mi sono di grande ispirazione per i miei lavori.

Tra queste posso citare quella del film “The Hours” di Stephen Daldry, musiche di Philip Glass, adoro Shigeru Umebayashi nelle colonne sonore di “In the mood for love” e “2046” del mio idolo Wong Kar Wai ma anche il fantastico Alberto Iglesias nelle magnifiche colonne sonore per Almodovar (“Tutto su mia madre” “Gli abbracci spezzati“). Adoro le colonne sonore.

Una canzone o un cantante che preferisci su tutti?

Cambiano molto a seconda dei periodi della mia vita. Davvero non saprei rispondere. Forse quelle legate a grandi amori come “Because you loved me” di Celine Dion, “Solo un attimo” di Mina (come non amare Mina), “Eppure sentire” di Elisa (cantante che seguo molto) “Bedshaped” dei Keane (gruppo che apprezzo molto) poi si, sono stato un fan di Madonna (ma questa passione però è finita da oltre 15 anni…)

La musica nei tuoi spettacoli teatrali. E il rapporto con il collaboratore che scegli per la musica

Siccome giro più cortometraggi che dirigere spettacoli teatrali metto tutto insieme. Ci sono alcuni musicisti, cari amici, a cui in genere mi rivolgo ma l’utilizzo cambia molto a seconda dello spettacolo o corto. In alcuni è minimale perché tendo a dare il massimo del risalto alla parola dell’attore e alla assenza di commento musicale che rende più scarno e “reale” un momento.

Ad esempio, ne “La voce di Laura” (il monologo e poi corto ispirato a Voce Umana di Cocteau) sia a Teatro che al cinema la musica era quasi assente, sebbene i 30″ del musicista Pericle Odierna nel momento del pianto siano bellissimi e fondamentali.

In altre mi piace invece che la musica acquisti personalità e sia, da sola, un momento dello spettacolo. Penso a “In casa con Claude” dove (sebbene appunto il monologo finale di 20′ sia totalmente privo di commento musicale) i precedenti 40′ dello spettacolo sono accompagnati da coinvolgentissime e strepitose musiche di Jo Coda, al quale mi rivolgo per musiche più ardite e incalzanti.

Lo spettacolo nato con Mario Autore (poi Eduardo ne “I fratelli De filippo”) ed Ettore Nigro è andato così bene che ancora oggi va in scena, dopo la pandemia, con i bravissimi Carlo Di Maio e Andrea Verticchio. Ma la musica è importante anche se penso ai corti “Una notte ancora” e “Luigi e Vincenzo” con i bravissimi Francesco Paolantoni e Patrizio Rispo, malinconica coppia gay, corti scritti e girati con lunghissimi silenzi, sguardi, gesti immaginati per una dolce colonna sonora che impeccabilmente mi fornisce il romantico Pericle Odierna autore anche delle musiche di “Parlami, Orlando”

Giuseppe Bucci: tra teatro, tv, cortometraggi e spot
Giuseppe Bucci – In alcuni miei corti o spettacoli la musica è minimale perché tendo a dare il massimo del risalto alla parola dell’attore – (Luigi e Vincenzo -locandina)

Il cortometraggio, ora come ora, lo preferisci a uno spettacolo in teatro dal vivo?

Adoro tutte e due le forme di espressione. Sono tanto diverse, penso all’approccio sugli attori, a quanto è diverso preparare un attore per un’ora di spettacolo, lavorando sulla tenuta fisica ed emotiva, approfondendo il personaggio che vive ogni giorno uguale e nuovo sul palco…rispetto al concentrarsi su una scena al cinema che dura 30 secondi e ci si mette due o tre ore per girarla e nel quale l’attore deve ritrovare in pochi istanti tutto il personaggio e le sue emozioni. Adoro fare entrambe le cose. Non rinuncerei a nessuna delle due

Sempre a proposito di Musica in teatro, cos’hai in cantiere?

Mi piacerebbe girare il film dallo spettacolo “In casa con Claude” e in quel caso le musiche distopiche tossiche e perverse di Jo Coda sarebbero la perfetta colonna sonora anche al cinema. E poi girare un corto ispirato ai dipinti della cappella Sistina e qua ricorrerei al poetico Odierna. Insomma, se si tratta di musiche, so a chi rivolgermi.

Mi riferivo al teatro ma vedo che preferisci tornare ai corti….Come possiamo seguire la tua attività?

Non è difficile, sono abbastanza social. Quindi Facebook, YouTube…Comunque i prossimi spettacoli si terranno di certo a Napoli e Roma, ma forse anche a Salerno, Milano, L’Aquila…. Scusa se torno di nuovo ai miei corti ma devo dire che “La voce di Laura” sta girando in tutto il mondo. Ne sono molto contento….

Vuoi aggiungere qualcosa a proposito dell’arte dell’attore, o del regista, ad uso di chi si interessa della materia?

Che sono mestieri bellissimi ma molto difficili al giorno d’oggi. Soprattutto piccole compagnie piccoli teatri e piccole produzioni andrebbero molto più aiutate. Io amo immensamente fare il regista e non ci rinuncerò mai.

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Sergio Scorzillo
Sergio Scorzillo
Autore, attore, regista, formatore. Teatro e Musica sono state da sempre le sue grandi passioni e non solo. Il palcoscenico è il luogo in cui riesco a vincere le mie fragilità, a comunicare e a sentirmi utile e vivo
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