Gabriele Ciampi, il viaggio musicale: dal sinfonico all’Hip-hop.

Il Teatro Dal Verme di Milano, sold out per il concerto.

 Il pubblico milanese ha apprezzato molto la musica e la direzione di Gabriele Ciampi, un lungo applauso ha accompagnato la fine del concerto. La musica come esperienza e compagna di un viaggio tra sonorità emozionali che dal sinfonico, in un crescendo, si contamina di Hip hop.
Abbiamo incontrato Gabriele Ciampi per una chiacchierata informale.

Tutti i bambini sognano cosa fare da grande, quali i tuoi sogni?

Il mio sogno lo sto piano piano realizzando. Dirigere la propria musica credo sia il massimo per un musicista. Sono contento di vedere realizzarsi il sogno in Italia, il mio Paese, che mi sta regalando tantissime soddisfazioni. Spero un domani di tornare e poter contribuire in prima persona a divulgare la musica italiana oltreoceano.

Il viaggio musicale di Gabriele Ciampi: dal sinfonico all’Hip hop.
Foto Federico Guberti
in foto: Gabriele Ciampi

Che bambino sei stato? Cosa di quel bambino è rimasto?

Ho sempre sognato e questo mi è rimasto. Avere un sogno vuol dire avere una grande motivazione che ti spinge ad andare avanti. Quando non si hanno più sogni da realizzare diventa pericoloso…il sogno, specialmente quello irraggiungibile, è il primo step per un cambiamento. Senza sognare qualcosa di impossibile non si cambiano le cose. Nella musica è lo stesso, si crea sognando, poi la tecnica interviene per aiutare il processo creativo; credo sia impossibile però realizzare un sogno senza avere gli strumenti a disposizione e nel caso della composizione lo strumento giusto è lo studio: senza studiare non si va avanti.

Sono stata al tuo concerto di Milano: spettacolo sold out, lungo applauso finale del pubblico in risposta alla tua musica emozionale. Raccontaci le tue emozioni?

Milano è stata una sorpresa. Avere il Teatro Dal Verme pieno era totalmente inimmaginabile. Non è tanto il sol out, quello che mi ha colpito ma è stata la risposta del pubblico, l’interesse a rimanere fino alla fine dello spettacolo per vedere la fine di questo “viaggio”…che dal classico è arrivato a toccare l’Hiphop sinfonico. Il mio obiettivo era quello di comunicare questa contaminazione attraverso la scrittura: cameristica nella prima parte e poi totalmente sinfonica. Abbiamo iniziato con uno strumento solo per arrivare alla fine ad avere il coinvolgimento di tutti i 40 elementi d’orchestra.

Il lungo applauso alla fine mi ha commosso, un pubblico così merita grande rispetto e considerazione…non per avermi applaudito ma per il fatto di aver dimostrato di saper ascoltare qualcosa di nuovo senza pregiudizi, non capita sempre e sono contento sia capitato proprio a Milano, città dalla grande tradizione musicale classica e sinfonica.

Il viaggio musicale di Gabriele Ciampi: dal sinfonico all’Hip hop. 2
Gabriele Ciampi

Nel concerto hai passato la tua bacchetta da direzione a una direttrice d’orchestra, quale messaggio volevi e vuoi trasmettere?

Il passaggio simbolico è stato un esperimento che spero si possa ripetere presto non soltanto nei miei concerti ma anche nel panorama classico/accademico. La libera espressione è alla base della creatività e la donna ha sicuramente una creatività superiore. Sarebbe bello assistere ad un concerto con due direttori che si alternano, ne guadagnerebbe lo spettacolo. Anche a Roma all’Auditorium parco della Musica il prossimo 1 Gennaio Carolina aprirà il concerto e mi aspetto una grande risposta dal pubblico romano.

Ancora oggi la donna musicista “soffre”, ma per fortuna si stanno aprendo scenari importanti nel campo della direzione d’orchestra: purtroppo ancora troppo poche le donne compositrici.

Ogni artista prima di uno spettacolo si prepara; ha un suo rituale.  Quale il tuo?
Si, anche io ho le mi “follie”: mi piace uscire 20 minuti prima per vedere le persone, per assaporare il clima, per vedere la platea riempirsi e ascoltare il rumore delle voci che tutte insieme creano un sound particolare…di attesa e di curiosità…poi 10 minuti prima torno in camerino e ascolto un po’ di musica (non mia!), questo permette di isolarmi ed entrare nel vivo dello spettacolo. Ogni concerto inizia in camerino e finisce nel momento in cui poso la bacchetta sul leggio; ecco perché non voglio fare Bis, non sarebbe lo stesso effetto, si interromperebbe la magia. Psicologicamente quando il concerto finisce e la bacchetta torna sul leggio l’adrenalina è finita, l’energia si è esaurita ed eseguire un nuovo brano sarebbe di mediocre impatto, per questo preferisco chiudere alla mia maniera. Il pubblico che viene ad ascoltare va rispettato e se non puoi dare il meglio allora è inutile risalire sul podio, diventerebbe solo un esercizio tecnico ma questo non mi interessa.

Il viaggio musicale di Gabriele Ciampi: dal sinfonico all’Hip hop. 3
Foto Federico Guberti – in foto: Gabriele Ciampi

Nel video di Hybrid, brano che dà il titolo al tuo album, ti vediamo in veste di scalatore, sport molto adrenalinico, è la stessa adrenalina che provi quando suoni? Quali le differenze?
Esattamente, sul podio e in parete si vivono le stesse identiche sensazioni, ma questa adrenalina e la paura di sbagliare sono la chiave per una esecuzione ottimale…certo si fanno sempre degli errori, non esistono concerti “perfetti” ma imparare a controllare l’adrenalina e la paura è la chiave giusta per avere il controllo del concerto e per scalare una parete. inizierò a preoccuparmi quando non avrò più alcun timore ad affrontare una parete oppure a salire su un podio…quella sarà il giorno in cui dovrò smettere.

Il 1 Gennaio 2019 porterai la tua musica a Roma, hai in progetto di portare in altre città d’Italia il tuo concerto? Parlaci dei tuoi progetti futuri. 

In Italia intanto Roma e Milano, poi Los Angeles a Marzo. Mi piacerebbe tornare in Italia magari d’estate. Da romano sono molto legato a Roma, ma Milano mi ha regalato una grandissima soddisfazione; torneremo sicuramente e magari presenteremo Hybrid in qualche altra città, Mi piacerebbe tanto… anche Napoli e Palermo.

 

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Juditta D’Arienzo
Juditta D’Arienzo
Nata in Venezuela, conserva con orgoglio lo spirito sudamericano del “piacere del vivere”, si è perfezionata al fianco del Maestro Mike Bongiorno. Oggi, forte della sua sensibilità si dedica alla scrittura e nello specifico si avvicina “con tatto” agli artisti per far emergere il loro aspetto più umano, fuori dalle scene, a riflettori spenti.
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