Dal 23 marzo al 14 aprile a Roma al Teatro Golden sarà direttrice artistica di “A tu per tu con… ” rassegna sulla canzone d’autore.

Grazia Di Michele donna da milioni di sfaccettature, si definisce una “ricercatrice” della bellezza e della verità

 

Grazia Di Michele, alla luce della tua lunga carriera, che tipo di donna e artista ti definiresti?
Una donna ha milioni di sfaccettature e non credo di averle colte ancora tutte nelle mie canzoni. Sono una figlia, una sorella, una madre, un’amica, una cantautrice, un’insegnante, ma tutte queste cose non ci definiscono in quell’universo di emozioni che descrivono invece la nostra vera essenza. Sono una “ricercatrice” della bellezza e della verità.

 Grazia Di Michele ricercatrice della bellezza e della verità. 3

Nei tuoi sogni di bambina, chi avresti voluto essere e perché?

Da bambina ero già affascinata dalle storie di umanità che circolavano attraverso l’arte: i quadri, la musica, la letteratura. Ho studiato danza all’Accademia Nazionale di danza. Ricordo il momento esatto in cui a una lezione, mentre il pianista suonava Chopin quella musica mi catturava totalmente…a scapito della coreografia, e mi resi conto che non avrei voluto esprimermi col corpo, ma con la musica.

 

Grazia Di Michele ricercatrice della bellezza e della verità. 5

Quale insegnamento hai trasmesso a tuo figlio Emanuele?

Con Emanuele c’è uno scambio continuo di insegnamenti. Lui mi tiene con un piede nella sua generazione, mi passa video, musiche, esempi di arti performative. Da parte mia mi sento abbastanza severa, a volte in maniera poco efficace forse, ma credo di trasmettere molto di più con il mio stesso esempio: non fermarsi mai!

 Grazia Di Michele ricercatrice della bellezza e della verità. 4

Dal 23 marzo al 14 aprile sarai impegnata come direttrice artistica di “A tu per tu con… ” rassegna sulla canzone d’autore. Come è nata questa iniziativa? 

Andrea, il direttore del Teatro Golden voleva aprire il suo teatro alla musica e mi ha chiamato. Siccome è un teatro particolare il cui lo spazio del palco è circondato dal pubblico, abbiamo pensato a dei concerti in cui l’artista si racconta a questa vasta platea, che può interagire… perché non si trova “sotto” il palco, ma intorno. Ho chiamato alcuni artisti che stimo, tra cui Morgan, Bungaro, Syria, Rossana, Mariella…saranno 18 concerti. Mi dispiace solo non aver potuto chiamare tutti ma mi auguro di ripetere l’esperienza in una nuova stagione.

 

Il mio uomo? Un pirata e un signore.

Ho avuto modo di conoscere Tina in occasione della trasmissione “Furore” l’ho accompagnata e mi sono divertita tantissimo. E’ una vera star, divertente, ironica a volte irriverente.

Si racconta a Musica361.

Devi scegliere le canzoni per la colonna sonora del film che racconta la tua vita, quali le canzoni o le musiche che sceglieresti?

La musica, le canzoni e i loro testi, hanno da sempre accompagnato le mie giornate. Alcuni artisti sicuramente di più, altri di meno, ma nonostante questo, sono certa che tutti noi abbiamo una colonna sonora che identifica quelli che sono i momenti principali della propria vita.  Ricordo con piacere quando da adolescente ascoltavo Julio Iglesias. Era innamorata pazza di lui. Non dirlo a nessuno, è stato per anni l’uomo dei miei sogni. Conosco moltissimi suoi brani a memoria, in particolare la canzone Sono un pirata sono un signore è quella in cui mi rivedo o in cui riconosco la persona che voglio al mio fianco.

Tina Cipollari: innamorata pazza.

Come riesci a conciliare la tua vita professionale con l’essere madre di tre splendidi figli?

Cerco di insegnare loro innanzitutto il rispetto, verso chiunque, perché nessuno va discriminato, offeso, deriso o peggio ancora umiliato. Ricordo loro quotidianamente che le donne sono e possono essere un ottimo rifugio per gli uomini, o almeno per quelli che possiamo definire tali. Siamo mamme, mogli, nonne, e questo lo sono anche tutte quelle donne che non hanno potuto avere figli per svariati motivi. Il nostro è un universo sicuramente difficile da capire, ma non impossibile.

 

Tina Cipollari: innamorata pazza. 2

Non manco mai per troppo tempo da casa, il mio lavoro mi permette di gestire tutti gli impegni familiari al meglio, ma quando ciò accade posso contare sempre sul mio ex marito oltre che su mia sorella. Kiko è un padre molto presente e lo è sempre stato. Benché ai miei occhi Mattias, Francesco e Gianluca sono sempre piccini, stanno crescendo, specialmente Mattias, non è più un bambino, oggi è un ragazzo di 15 anni che cerco di responsabilizzare quanto più posso.

 

Hai una bacchetta magica e hai tre desideri da realizzare, quali?

Per me non chiederei nulla, sono stata abbastanza fortunata, sacrifici a parte.

Dei tre desideri a mia disposizione ne donerei uno ad ogni mio figlio. Quello che più desidero e che penso ogni madre dovrebbe desiderare è proprio la loro felicità.

 

Pechino Express è stata una bella avventura: cosa ha rappresentato per te?

Uomini e Donne non smetto mai di dirlo è la mia seconda casa, in quello studio, dal punto di vista artistico, sono nata ed è li che sono cresciuta. Con Simone Di Matteo ho fatto una delle esperienze più straordinarie della mia vita. Insieme siamo stati gli indimenticabili #spostati di Pechino Express, una delle coppie più amate di tutte le edizioni, e lo credo bene, io e Simone abbiamo grande complicità e grande intimità, nella vita reale, non solo in quella televisiva. Pechino è un reality diverso dagli altri, è un documentario, il documentario di un viaggio incredibile che, sempre in coppia con Simone Di Matteo mi piacerebbe un giorno rifare. Ti lascia proprio questo, un’insaziabile voglia d’avventura.

Tina Cipollari: innamorata pazza. 1

Hai qualche desiderio inespresso a livello professionale che vorresti poter realizzare in futuro?

Per me ogni nuova opportunità è un sogno che si realizza. Sono pronta a tutto, specialmente a mettermi in gioco, sempre.

 

 

Frank Sinatra? Ascoltarlo mi rilassa e riequilibra

 

Incontro Elia Fongaro in un pub del centro di Milano, ha appena finito di fare uno shooting fotografico per una rivista. Musica jazz, una sana spremuta di agrumi e iniziamo la nostra intervista. Un giovane uomo con ben chiaro cosa vuole realizzare nella sua vita. Elegante, cortese … d’altri tempi.

Quale musica ascolti?

Ascolto musica vintage, il jazz mi piace molto, in particolar modo Frank Sinatra, questo genere di musica mi rilassa e mi crea uno stato mentale di equilibrio,  tra gli Italiani sicuramente Antonello Venditti,  è quello che preferisco in assoluto, pur non essendo romano.

 

Elia Fongaro: dal Grande Fratello agli sfarzi di Roma antica 1
Elia Fongaro

Una canzone per ogni occasione? A cena per esempio cosa ascolteresti?

Sicuramente Frank Sinatra. Mi piace anche la musica classica che ha il potere di rasserenarmi, posso ascoltare anche del Rock ma deve esserci la situazione giusta, mai la mattina appena sveglio!

Che tipo di bambino sei stato?

Sono stato un bambino un po’ particolare, non comune; molto competitivo ed esigente, ho sempre chiesto a me stesso di dare il meglio in qualunque situazione nella vita, nella scuola e nello sport. Ho avuto un’infanzia serena, ho sempre avuto una mia spiccata identità una mia linea di pensiero.  Un episodio simpatico che ricordo: a sette anni sono stato una notte intera sveglio nascosto accanto al camino, per capire se babbo natale esistesse davvero. Il bisogno di capire e la molta curiosità mi spingeva e mi spinge, ancora adesso, a cercare di dissipare ogni dubbio.

I tuoi sogni di bambino?

Vengo da un contesto molto umile da famiglia normale che mi ha insegnato i valori importanti della vita. Come tanti bambini italiani ho sognato di fare il calciatore, poi la vita mi ha permesso di fare questo viaggio stupendo, secondo un disegno che forse era già predestinato per me.

Elia Fongaro: dal Grande Fratello agli sfarzi di Roma antica

Quindi non hai mai sognato di fare il mestiere che fai?

Non è mai stata la fama il mio obiettivo, non mi interessa la visibilità se non come mezzo per raggiungere la mia emancipazione, un’affermazione, una realizzazione personale.

Ho sempre desiderato andare a scuola e fare del mio meglio, non tanto per diventare un medico o un ingegnere ma per riuscire nella vita riscattando e ripagando la mia famiglia di tutti i sacrifici fatti.

La tua favola preferita?

I tre porcellini che tutte le sere mi facevo leggere dalla mia mamma, anche conoscendola a memoria. Probabilmente mi affascinava l’idea della costruzione di questa casa dalla precarietà della paglia alla solidità del mattone, e come vedi ancora oggi mi rappresenta: sono ancora alla paglia ma sto lavorando!

A spasso nel tempo: in quale epoca ti piacerebbe catapultarti?

La storia è la mia materia preferita, e c’è più di un’epoca storica nella quale vorrei viaggiare: dall’epoca classica di Atene all’antica e fastosa Roma, dal Medioevo al Rinascimento. Attualizzando dovendo sceglierne una, visto che è da poco passato il 4 novembre ricorrenza del centenario della fine della prima guerra mondiale, mi sembra importante ricordare lo spirito di sacrificio, quell’identità  e i valori di quel momento storico e scegliere di rivivere quei momenti sarebbe molto emozionante .

Elia Fongaro: dal Grande Fratello agli sfarzi di Roma antica 3

Pensi di essere vissuto in qualcuna di queste epoche?

Credo che dal punto di vista spirituale io non abbia ancora compiuto il mio percorso nella comprensione profonda. Ho fede, sono in cammino e sulla reincarnazione non ho ancora un’idea precisa, sono combattuto tra la ragione che ne dà una spiegazione puramente scientifica e la parte di me più creativa e spirituale.

Quali sono i sintomi dell’innamoramento?

Uno scambio chimico, un’energia che non si sceglie ma arriva.

Amore è…

Amore è vita, è anteporre i bisogni dell’altro ai tuoi, amore è sapere che magari non è giusto ma non ne puoi fare a meno.

Il Teatro Dal Verme di Milano, sold out per il concerto.

 Il pubblico milanese ha apprezzato molto la musica e la direzione di Gabriele Ciampi, un lungo applauso ha accompagnato la fine del concerto. La musica come esperienza e compagna di un viaggio tra sonorità emozionali che dal sinfonico, in un crescendo, si contamina di Hip hop.
Abbiamo incontrato Gabriele Ciampi per una chiacchierata informale.

Tutti i bambini sognano cosa fare da grande, quali i tuoi sogni?

Il mio sogno lo sto piano piano realizzando. Dirigere la propria musica credo sia il massimo per un musicista. Sono contento di vedere realizzarsi il sogno in Italia, il mio Paese, che mi sta regalando tantissime soddisfazioni. Spero un domani di tornare e poter contribuire in prima persona a divulgare la musica italiana oltreoceano.

Il viaggio musicale di Gabriele Ciampi: dal sinfonico all’Hip hop.
Foto Federico Guberti
in foto: Gabriele Ciampi

Che bambino sei stato? Cosa di quel bambino è rimasto?

Ho sempre sognato e questo mi è rimasto. Avere un sogno vuol dire avere una grande motivazione che ti spinge ad andare avanti. Quando non si hanno più sogni da realizzare diventa pericoloso…il sogno, specialmente quello irraggiungibile, è il primo step per un cambiamento. Senza sognare qualcosa di impossibile non si cambiano le cose. Nella musica è lo stesso, si crea sognando, poi la tecnica interviene per aiutare il processo creativo; credo sia impossibile però realizzare un sogno senza avere gli strumenti a disposizione e nel caso della composizione lo strumento giusto è lo studio: senza studiare non si va avanti.

Sono stata al tuo concerto di Milano: spettacolo sold out, lungo applauso finale del pubblico in risposta alla tua musica emozionale. Raccontaci le tue emozioni?

Milano è stata una sorpresa. Avere il Teatro Dal Verme pieno era totalmente inimmaginabile. Non è tanto il sol out, quello che mi ha colpito ma è stata la risposta del pubblico, l’interesse a rimanere fino alla fine dello spettacolo per vedere la fine di questo “viaggio”…che dal classico è arrivato a toccare l’Hiphop sinfonico. Il mio obiettivo era quello di comunicare questa contaminazione attraverso la scrittura: cameristica nella prima parte e poi totalmente sinfonica. Abbiamo iniziato con uno strumento solo per arrivare alla fine ad avere il coinvolgimento di tutti i 40 elementi d’orchestra.

Il lungo applauso alla fine mi ha commosso, un pubblico così merita grande rispetto e considerazione…non per avermi applaudito ma per il fatto di aver dimostrato di saper ascoltare qualcosa di nuovo senza pregiudizi, non capita sempre e sono contento sia capitato proprio a Milano, città dalla grande tradizione musicale classica e sinfonica.

Il viaggio musicale di Gabriele Ciampi: dal sinfonico all’Hip hop. 2
Gabriele Ciampi

Nel concerto hai passato la tua bacchetta da direzione a una direttrice d’orchestra, quale messaggio volevi e vuoi trasmettere?

Il passaggio simbolico è stato un esperimento che spero si possa ripetere presto non soltanto nei miei concerti ma anche nel panorama classico/accademico. La libera espressione è alla base della creatività e la donna ha sicuramente una creatività superiore. Sarebbe bello assistere ad un concerto con due direttori che si alternano, ne guadagnerebbe lo spettacolo. Anche a Roma all’Auditorium parco della Musica il prossimo 1 Gennaio Carolina aprirà il concerto e mi aspetto una grande risposta dal pubblico romano.

Ancora oggi la donna musicista “soffre”, ma per fortuna si stanno aprendo scenari importanti nel campo della direzione d’orchestra: purtroppo ancora troppo poche le donne compositrici.

Ogni artista prima di uno spettacolo si prepara; ha un suo rituale.  Quale il tuo?
Si, anche io ho le mi “follie”: mi piace uscire 20 minuti prima per vedere le persone, per assaporare il clima, per vedere la platea riempirsi e ascoltare il rumore delle voci che tutte insieme creano un sound particolare…di attesa e di curiosità…poi 10 minuti prima torno in camerino e ascolto un po’ di musica (non mia!), questo permette di isolarmi ed entrare nel vivo dello spettacolo. Ogni concerto inizia in camerino e finisce nel momento in cui poso la bacchetta sul leggio; ecco perché non voglio fare Bis, non sarebbe lo stesso effetto, si interromperebbe la magia. Psicologicamente quando il concerto finisce e la bacchetta torna sul leggio l’adrenalina è finita, l’energia si è esaurita ed eseguire un nuovo brano sarebbe di mediocre impatto, per questo preferisco chiudere alla mia maniera. Il pubblico che viene ad ascoltare va rispettato e se non puoi dare il meglio allora è inutile risalire sul podio, diventerebbe solo un esercizio tecnico ma questo non mi interessa.

Il viaggio musicale di Gabriele Ciampi: dal sinfonico all’Hip hop. 3
Foto Federico Guberti – in foto: Gabriele Ciampi

Nel video di Hybrid, brano che dà il titolo al tuo album, ti vediamo in veste di scalatore, sport molto adrenalinico, è la stessa adrenalina che provi quando suoni? Quali le differenze?
Esattamente, sul podio e in parete si vivono le stesse identiche sensazioni, ma questa adrenalina e la paura di sbagliare sono la chiave per una esecuzione ottimale…certo si fanno sempre degli errori, non esistono concerti “perfetti” ma imparare a controllare l’adrenalina e la paura è la chiave giusta per avere il controllo del concerto e per scalare una parete. inizierò a preoccuparmi quando non avrò più alcun timore ad affrontare una parete oppure a salire su un podio…quella sarà il giorno in cui dovrò smettere.

Il 1 Gennaio 2019 porterai la tua musica a Roma, hai in progetto di portare in altre città d’Italia il tuo concerto? Parlaci dei tuoi progetti futuri. 

In Italia intanto Roma e Milano, poi Los Angeles a Marzo. Mi piacerebbe tornare in Italia magari d’estate. Da romano sono molto legato a Roma, ma Milano mi ha regalato una grandissima soddisfazione; torneremo sicuramente e magari presenteremo Hybrid in qualche altra città, Mi piacerebbe tanto… anche Napoli e Palermo.

 

Francesca Alotta con Anima Mediterranea riprende il suo volo con tutta la passionalità, i colori e gli odori della sua Sicilia. 

 

Francesca Alotta con ” Anima Mediterranea “, il nuovo disco e il nuovo tour, riprende il suo volo con tutta l’energia ed il calore di donna del Sud, la voglia di portare ancora la melodia italiana nel mondo.

Una splendida voce, che tutti ricordiamo in “Non Amarmi”, quando in coppia con Aleandro Baldi vinse Sanremo nel 1992, che torna ad incantare il suo pubblico accompagnata da musicisti eccellenti.

Nel tuo nuovo progetto “Anima Mediterranea” hai sentito la necessità di tornare alle tue radici, alla tua “Mediterraneità” quale il valore aggiunto?
Ho lasciato la mia terra che amo profondamente per poter fare il mio lavoro che al sud era quasi impossibile. Come per tutti quelli che devono andar via è stata una scelta sofferta fatta con forza e coraggio, perché partire è sempre doloroso.

Francesca Alotta: "Anima Mediterranea, le mie radici".
Francesca Alotta

Ritrovare la mia anima mediterranea e il mio senso di appartenenza è stato inevitabile: i colori, gli odori del Sud sono nel mio DNA, così come la passionalità delle donne meridionali, che hanno sempre combattuto per ottenere ciò che altrove avevano già ampiamente conquistato, fa parte di me in modo ancestrale.

Senti forte il desiderio di portare la tua musica anche all’estero da dove nasce questa esigenza? 
È un’esigenza che sento fortissima perché credo che spesso le nostre melodie in Italia siano bistrattate, le guardiamo quasi con disprezzo.

Probabilmente “Non amarmi” è rimasto come un evergreen, ma oggi la musica melodica degli anni 90 è ritenuta fuori moda, seppur rimanga nel cuore di molti il mercato discografico la ritiene obsoleta. Abbiamo un patrimonio culturale melodico da Puccini a Verdi, eccellenza che stiamo perdendo, mentre gli stranieri vi si ispirano noi la mettiamo da parte.

All’estero veniamo apprezzati di più: ho avuto consensi in Cina dove con la King Records è uscito il mio secondo disco, in Giappone, a Londra in Australia e anche negli Stati Uniti.

Mi piacerebbe far sì che questa melodia fosse rivalutata, questo trio nasce con l’esigenza di portare nel mondo la nostra musica; con me ci sono: Paolo Rainaldi alla chitarra acustica e classica, Piero Fortezza alle percussioni, abbiamo iniziato un tour mondiale, abbiamo già suonato a Zurigo e saremo a Malta a Dicembre.

In quale epoca storica ti senti più vicina come cantante?
Sento di non appartenere a nessuna epoca in particolare, non è necessario ingabbiare la musica in etichettature inutili, lo ritengo riduttivo e poco rispettoso.
Appartengo al mondo,  a oggi, vivendo appieno il mio tempo e nella libertà che la musica ci regala.

Francesca Alotta: "Anima Mediterranea, le mie radici". 1
Francesca Alotta e i suoi musicisti

Nel tuo nuovo disco è inserita una canzone dedicata a tuo padre Filippo, ce ne parli?
Si, ho scritto una canzone in siciliano dedicata a mio padre “Ammuri mio”.

Mio padre, seppure sia scomparso nel 2003, mi manca terribilmente, ho condiviso con lui tanto: è stato il mio maestro di vita e di canto, Mi ha insegnato a dare importanza a ciò che conta davvero a prendermi cura della mia anima e a fare il mio lavoro con rispetto e impegno.

Era bello, ma più di tutto con un portamento che lasciava trasparire la sua bellezza interiore, la sua aura era palpabile è quando entrava in una stanza era impossibile non vederla.

Parlando con mia mamma ho compreso quanto sia doloroso separarsi dal compagno di tutta una vita, questa canzone, scritta di getto, è stato naturale scriverla in siciliano.
Nel disco c’è anche un brano con cui lui vinse il Festival della canzone Siciliana nel 1981 “Sona chitarra mia

Raccontaci qualcosa del tuo nuovo disco che uscirà il 6 dicembre.
Il disco “Anima mediterranea” è molto particolare comprende brani antichi dal ‘700 siciliano e napoletano.

Con  mio padre avevamo nel  cuore di cantarle in duetto, questo è un regalo che ho voluto fargli; questo disco è dedicato a lui.

Francesca Alotta: "Anima Mediterranea, le mie radici". 2

Tutto in acustico,  i musicisti sono: al piano Cristiano Viti, al contrabbasso Massimo Moriconi (suona con Mina), Luca Tufano alla chitarra acustica e lukulele, alle percussioni Simone Talone e poi in alcuni brani con l’armonica a bocca Giuseppe Milici anche lui un talento straordinario.

Hanno inoltre partecipato trenta coristi del maestro Paolo Lirosi, in più molti strumenti etnici, il basso tuba di Manuel Cavalieri e la fisarmonica di Agostino Casella; abbiamo registrato in una chiesa sconsacrata, c’è uno studio profondo, non vi è nulla di sintetizzato è tutto suonato, dei suoni veri che conferisce una emozionalità particolare e lascia molto spazio alla voce.

Sei un personaggio dei cartoon, quale? 
Sicuramente una donna forte, combattente:Lady Oscar? Ho ricordi vaghi, mi ritrovo di più in un personaggio di un libro, in particolare nel gabbiano Jonathan Livingston e nel suo non volersi adeguare alla massa, nel voler superare i propri limiti…volare!

Quali i tuoi progetti futuri?
Nell’immediato la tournée mondiale che nel 2019 ci porterà negli Stati Uniti, stiamo lavorando, come ho detto, per suonare all’estero. Il disco avrà didascalie in inglese e molto probabilmente in francese e i brani saranno anche spiegati.

Il progetto futuro è di fare un disco di inediti e quindi lavorerò in parallelo con altri autori; ho ripreso a suonare il pianoforte e vorrei poter suonare tutti i miei brani con i miei musicisti.

 

 

Dopo Venezia, dove ha coronato il suo sogno d’Amore, sogna un anno di vacanza. Lo ritroveremo in giro per il Mondo?

Abbiamo incontrato Andrea Castrignano,  il famoso designer, autore e conduttore tv, che dal 29 novembre rivedremo in compagnia di Andrea Ribaldone nella seconda edizione del docu-reality “Aiuto! Arrivano gli ospiti…” fortunato programma che abbina food e design.

Nel ricevere gli ospiti, oltre al cibo e a un luogo accogliente, quale musica sceglieresti?
Mi piace la musica che emoziona e che sa creare atmosfera! Quando si riceve un ospite, inoltre, la musica deve accompagnare piacevolmente la conversazione senza sovrastarla.

Andrea Castrignano: Un anno in vacanza 1
Andrea Castrignano e Andrea Ribaldone alla presentazione di AAGO 2018

Stanza che vai, che musica scegli? Esiste un galateo “sonoro” ovvero una colonna sonora per ogni occasione?
Preferisco scegliere la stessa musica per tutta la casa. Per quanto riguarda la colonna sonora giusta per ogni occasione, dipende molto dal momento della giornata: se è mattina dovrà essere più dinamica, mentre per la cena meglio proporre una musica lounge…

Per quanto riguarda il galateo, sicuramente dico no al volume troppo alto. Sarebbe inoltre opportuno evitare i generi non graditi ai nostri ospiti… Se non abbiamo la fortuna di conoscere i loro gusti, cerchiamo di orientarci in base alla generazione di cui fanno parte.

Come coniughi design e musica nei tuoi progetti?
Scegliendo dispositivi che si integrino perfettamente con lo stile della casa e cercando di richiamare il mood del progetto anche con il genere proposto in filodiffusione.

Andrea Castrignano: Un anno in vacanza
Andrea Castrignano interior design

 

Per il tuo matrimonio con Federico oltre alla coreografica Venezia, quale per te la scelta più romantica? La vostra “colonna sonora”?
Ho disegnato personalmente le nostre fedi: hanno la forma di un bullone per rappresentare il nostro amore, che si è sempre più stretto nel tempo. Questo è senz’altro il dettaglio più romantico del matrimonio… La colonna sonora di quella splendida giornata è stata “Feeling Good” nella versione di Avicii.

 

Qual è la canzone che per te significa di più?
Ce ne sono molte, però direi “Heaven” di Emeli Sande, colonna sonora di “Cambio Casa, Cambio Vita!”, altro programma che conduco e di cui sono autore da ormai otto anni.


Qual è il periodo storico nel quale ti sarebbe piaciuto vivere e con chi?
Sicuramente nel futuro… Insieme a mio marito Federico.

Andrea Castrignano: Un anno in vacanza 2

A quale accessorio della vita quotidiana non sapresti rinunciare?
Devo ammetterlo: allo smartphone. Però è proprio grazie a questo oggetto che posso ascoltare la mia musica preferita in ogni momento della giornata.

 

Quale desiderio o sogno ti piacerebbe vedere realizzato?
Vorrei poter trascorrere un anno in vacanza, magari facendo il giro del mondo.

 

Nella vita devi avere il coraggio di vincere la paura per difendere e realizzare ciò che è il tuo ideale.

Non è stata una vita facile quella di Alice Caioli, ha vinto Area Sanremo 2017 con il brano Specchi Rotti che 
parla del suo vissuto in relazione al mancato rapporto con il padre. La musica come terapia per sconfiggere la solitudine e la sofferenza. È in rotazione radiofonica il suo nuovo il nuovo pezzo  “OTTO PASSI” (Remix version), pezzo estratto da #NEGOFINGOMENTO. 
La incontriamo per farci raccontare di lei e dei suoi nuovi progetti.

Nata in Sicilia, quanto la tua terra contamina le tue emozioni?
La mia terra contamina molto le mie emozioni, a livello sentimentale ed emotivo influisce sicuramente. Siamo un popolo passionale ed emozionale con pregi e difetti, questa mia sicilianità permea non solo il mio modo di vivere ma la vita, tutta: le relazioni, le amicizie, la famiglia e il mio modo di sentire e scrivere la musica

Alice Caioli: "Sto lavorando per tornare a Sanremo".
Alice Caioli

Il tuo album #NEGOFINGOMENTO è autobiografico, da cosa nasce la necessità di raccontare la tua vita?
Sono un’inquieta e piuttosto introversa, questo mi procura della sofferenza; tendenzialmente non riesco ad esternare quello che provo, l’unica vera terapia è stata la musica, la scrittura.
Scrivendo canzoni ho potuto raccontarmi e condividere quanto mi era impossibile, questo è stato liberatorio e fondamentale per affrontare i miei problemi e trovare equilibrio.

Cosa secondo te ha aiutato la tua carriera di cantante?
Sicuramente Sanremo: un percorso di vita artistica ed umano che fai mano nella mano con te stesso, talmente intenso che ti insegna anche a volerti più bene. È stato difficile dal punto di vista mentale, ma di certo fondamentale.

Sei autrice della maggior parte dei tuoi brani, che differenza trovi nello scrivere e nell’interpretare le tue stesse parole?
Sono autrice della maggior parte dei miei brani e senza dubbio è differente scrivere e l’interpretare le proprie canzoni: nel momento in cui le canto prendono vita, ritrovano un’anima ed è ancora più difficile gestire un’emozione così grande.
Quando scrivo metto su un foglio qualcosa che mi appartiene faccio i conti con il mio io, ma è pur sempre intimo, privato…silenzioso, nel cantarle si animano e le lascio vivere …

Alice Caioli: "La musica è stata la mia terapia" 1
Cover Otto Passi

In questi giorni è in rotazione il tuo nuovo pezzo “Otto Passi”, quale il messaggio che vuoi far arrivare a chi ti ascolta?
Uscirà a breve il video che è molto bello, non vedo l’ora di vedere cosa ne penserete!
Il messaggio è quello di saper rischiare avere il coraggio di vincere la paura, per difendere quello che è il nostro ideale. Racconta di due ragazzi che si “vogliono”, si amano ma non se lo dicono mai: uno dei due ha già una vita impegnata e non ha la forza di lasciare quello che ha pur provando un grande sentimento, un amore grande; cerca di far passi avanti, ma sono i passi indietro che hanno la meglio e che non portano a nulla. Un’agonia sentimentale che spesso accade a donne e uomini di tutte le età.

Sei un personaggio di una fiaba o cartoon, quale?
Non so… forse sono più di un personaggio, sono un po’ borderline, non in senso negativo ma nell’accezione più positiva del termine.: un po’ Anastasia, che è cresciuta pensando di essere quello che non era e al tempo stesso Bartok che è un buono travestito da cattivo. Sono lunatica e come si dice da noi, dipende con quale piede mi alzo!

Quali i tuoi progetti futuri?
C’è in progetto un nuovo album e nuovi singoli ai quali sto già lavorando. È un periodo molto creativo per la scrittura e cercherò di non mancare a tutti gli impegni del prossimo anno, lavorando anche per tornare a Sanremo.

Autrice, cantante, scrittrice, mamma, moglie e tanto altro; scrivere rimane la sua passione.

Valeria Rossi nata a Tripoli ma arrivata in Italia quando aveva solo un anno. La sua famiglia ha dovuto abbandonare la Libia perdendo tutto, ha sentito il dovere morale di scrivere la sua tesi per conferire la laurea in antropologia, sulle espressioni artistiche degli Italiani d’Africa a seguito dell’esodo. Crede che l’arte, in tutte le sue forme, sia un modo per esprimere e per affrontare i dolori, i traumi e poterli superare.
L’ho vista nel programma televisivo Ora o mai più e ha attirato la mia curiosità e ho voluto conoscerla meglio.

Nella tua carriera sei autrice, cantante, scrittrice, mamma, moglie e tanto altro: ci racconti quali le soddisfazioni e quale il ruolo che senti rappresentarti meglio?
Ho sempre fatto fatica a riassumermi, come diceva Carmelo Bene. Sono arrivata alla conclusione che la vita non è statica ma dinamica, per cui: è facile, comodo, pigro dare definizioni e anche incarnarle. È molto pericoloso calzare abiti che altri ritengono giusti per te.

Io me ne frego e seguo tutte le passioni che ho, non ultima la coltivazione. Ho scritto anche un libro sulla trasmissione del sapere oltre che del sapore in ambito gastronomico “Bimbincucina” venti ricette correlate ognuna a una canzone per avvicinare le famiglie e i bambini a una sensibilità alimentare, i venti piatti sono vegetariani con l’attenzione al territorio, esempio le “panelle” siciliane.

Valeria Rossi: “Il primo amore non si scorda, mai! 2
Valeria Rossi

Ho radicato in me questa grande passione di voler fare e divulgare. È una passione che parte da lontano: quando da ragazza, avendo problemi personali di salute, ho cercato, documentandomi, di capire cosa fare; fa parte di un percorso personale dato dalla consapevolezza che siamo quello che mangiamo e quello di aver imparato a coltivare ortaggi ne è un ulteriore capitolo. Altra passione, ovvio, la scrittura: sto scrivendo un racconto collettivo con altri autori, una storia che avevo in mente da tempo e poi… la scrittura di canzoni.

Hai scritto per i più grandi cantanti da Mietta a Bocelli, è stato il tuo primo amore è vero che non si scorda mai?  
Si, certamente anche perché la canzone è una sintesi fantastica, di intrattenimento e allo stesso modo può essere profondissima. Rappresenta un linguaggio particolare che in soli tre minuti deve avere la struttura del racconto. È fondamentale l’impronta che riesci a dare di te in quel testo, puoi lasciare il tuo DNA in una canzone. La materia viva della canzone sono proprio le nostre emozioni il nostro sentire più profondo e saperlo affrontare.

Valeria Rossi: “Il primo amore non si scorda, mai! 3
Valeria Rossi col marito, il produttore Pietro Foresti

Oltre al libro di ricette per bambini “Bimbincucina”, con lo pseudonimo Mammastar canti “La canzone di Peppa” ispirata a Peppa Pig, eroina di un cartone animato tanto amato dai bambini. Quanto in te è rimasto bambina?
La frequentazione con Orietta Berti mia maestra in “Ora o mai più” mi ha rincuorata perché lei essendo cosi radicata, bella strutturata mantiene sempre presente e fresca la sua identità, con una capacità incredibile di interagire con gli altri in completa tranquillità: né subisce né impone. Per cui non è importante essere ancora bambina bensì mantenersi aperti a ciò che c’è nell’aria, dinamici senza chiudersi mai in se stessi. In realtà si è più maturi senza andare mai contro la propria natura rimanendo “al vento” mantenendo quella parte di se, cristallina propria del bambino.

Hai la possibilità di esprimere un desiderio per tuo figlio, quale?
L’ho chiamato Miro proprio auspicando per lui un futuro “ad mirabilis” come recita l’origine latina del suo nome, e quindi vorrei per lui che potesse essere una persona ammirevole, non attraversata da sentimenti negativi, quali la rabbia o la paura. Noi, come genitori, siamo molto amorevoli, coerenti e fermi, ma non statici e infatti lui è sempre in viaggio con noi. Vorrei si sentisse libero di evolversi in questa vita.
Le maestre pensano che potrebbe essere un leader positivo e questo è bellissimo.

Sei laureata in antropologia, cosa ti ha portata a questa scelta?
Questo mio desiderio di conoscenza trasversale, perché lo studio dell’antropologia ti mette nella condizione di essere inclusivo, di non tralasciare nulla perché tutto è frutto di un processo, di entrare nella comprensione delle dinamiche di tutti i processi per comprenderne il risultato; in definitiva, la conoscenza della profondità dell’essere. Questa è per me una costante che si riflette in qualunque cosa faccia.
Ero quasi laureata in legge, avrei voluto essere una giurista, però ben presto ho capito che desideravo altro.

Valeria Rossi: “Il primo amore non si scorda, mai!
Valeria Rossi

Tre parole dopo. Riflessioni intorno al successo, quale il consiglio ti senti di dare alle nuove generazioni parlando di successo?
Tutto dipende da quale parametro si adotta, tutto è relativo. Coltivare le proprie ispirazioni con coerenza, la perseveranza nel perseguire i propri personali obiettivi sono sicuramente fondamentali per raggiungere il proprio successo. Successo per me è mantenere il dialogo con me stessa e poi con gli altri, la qualità del primo incide sul secondo.

Quale i tuoi futuri progetti? 
La scrittura soprattutto, ho richieste per nuovi testi, e quindi sono molto impegnata su questi progetti!

 

Sarebbe bello se anche i single potessero adottare.

Stefano Sani ha sicuramente la dote di non mollare, davanti alle controversie della vita si reinventa, lo troviamo cantante, attore, conduttore. Adora dare forma ai suoi pensieri scrivendoli, scandaglia il suo animo per meglio interagire con quello degli altri. Sentiamo molto forte il suo bisogno di comunicare, qualsiasi sia la “forma”.

Sei un artista dalle mille sfaccettature: sei cantante, conduttore, attore di teatro e tanto altro, quali le diverse emozioni nell’affrontare i vari ruoli?
Sono tutte emozioni grandi anche se diverse tra loro: per esempio quando canto mi viene la pelle d’oca e questo è fondamentale per aver la certezza di essere riuscito a comunicare con il mio pubblico.
Quando presento questo non succede, non mi vengono i brividi anche se è il ruolo che più mi preoccupa perché in qualche modo non hai un copione da seguire, quindi la preoccupazione è sempre tanta. Sono tutte manifestazioni dello stesso spettro artistico.

L’attore è fantastico, ho avuto la fortuna di spaziare dal teatro classico al teatro rinascimentale, dall’operetta al musical. È meraviglioso trovarsi sul palco col pubblico davanti ma ancor più è intrigante tutto il lavoro che devi fare su te stesso per entrare nel personaggio per capire come lavorare con la voce e la postura.
Il cantante è il mio primo amore e forse il mestiere che mi piace di più; mi fa stare bene.
Dopo aver cantato, dopo un concerto o una esibizione, mi sento benissimo, ricordo quando a Ora o mai più ho cantato con Marcella Bella, dopo mi sentivo leggerissimo: è come una catarsi, una purificazione, sei conscio di aver fatto un buon lavoro su te stesso e per il pubblico.

Stefano Sani: desidero diventare padre!
Stefano Sani

Liberi di vivere è il tuo nuovo progetto discografico, da cosa hai sentito il bisogno di liberarti? 
Da niente, però è un bel monito tra le pieghe del testo anzi in modo palese c’è la rivendicazione della libertà in tutte le sue forme, il testo parla della riflessione di una persona adulta che si trova a guardarsi un indietro e auspica di non cadere più nelle maglie degli stereotipi delle costrizioni psicologiche e sociali, quindi liberi di vivere completamente scevri da qualunque costrizione. Questo è l’assunto del testo ed anche quel che auspico per me che sono ormai un uomo maturo: di vivere facendo quel che mi piace se pur nel rispetto degli altri.

Hai la possibilità di esprimere tre desideri: quali e perchè?
Il primo di continuare a fare il mio lavoro: il cantante, ho una grande passione per questo mestiere, ho cominciato a cantare da bambino e ho sempre cantato.
Il secondo è quello di avere un figlio, ho uno spiccato senso paterno che ho riversato su i nipoti che sono sicuramente come dei figli ma mi piacerebbe davvero realizzare il mio sogno diventando padre se pur adottivo: sarebbe bello se anche i single potessero farlo.
Il terzo, alla luce dell’esperienza di questa estate, di fare un bel disco con Marcella Bella, tra di noi c’è in energia particolare, cantando con lei ho provato emozioni mai provate prima e credo, spero si sia visto.

Parti per una breve vacanza a spasso nel tempo, dove vai e cosa porteresti con te?
Ci sono due epoche: una passata e una del futuro o meglio, futuribile. Nel passato mi piacerebbe molto un viaggio alla fine del rinascimento inizio dell’età barocca: nel 1600. Epoca di grandi invenzioni, è il secolo in cui c’è anche una rinascita della musica, a Firenze viene codificata l’opera in musica; per noi italiani è una grandissima opportunità perché esporteremo in tutto il mondo questo prodotto culturale e sarà un veicolo di trasmissione e radicamento della lingua italiana che diventerà “la lingua delle arti”.

Stefano Sani: desidero diventare padre! 3

Porterei con me: uno strumento a corde, che mi permettesse di comporre, di essere in compagnia della musica; un libro di poesie i “Canti” di Leopardi, bellissime poesie che scandagliano l’animo umano in modo estremamente profondo, porterei inoltre una matita o una penna ad inchiostro (quelle con il calamaio) e un quaderno per scrivere appunti.  Mi piace scrivere, penso che “lo scritto” sulla pagina ferma i pensieri e fa sì che una volta che li rileggi possono essere accresciuti, memorizzati. Sono abituato a portare un taccuino o un registratore digitale nel quale appunto sempre pensieri, progetti o idee perchè le idee nascono in modo inaspettato e possono essere fugaci.

L’epoca futuribile:  sono appassionato e affascinato delle nuove tecniche anche se mi fanno un po’ paura perché temo che portino via “quella umanità” che l’essere umano apporta nel suo fare; non dobbiamo farci sopraffare dalla tecnologia. Nel futuro porterei le stesse cose, per strumento una bella chitarra, il libro, sempre Leopardi e il quaderno, niente tablet.

La tua famiglia ha un vivaio, senti che la bellezza dei fiori e delle piante hanno contaminato il tuo animo? 
Certamente, ho sempre lavorato al vivaio dove mi occupo della parte creativa preparando i campioni che verranno presentati e preparati per i negozi di cui ci occupiamo. Mi occupo della formazione del personale che lavora nei nostri corner e degli allestimenti degli stessi.
Le piante e i fiori sono importanti per me: ho un bel giardino e la mia casa è sempre ornata di fiori e piante nuove di cui amo circondarmi.
La bellezza contamina sempre!

Stefano Sani: desidero diventare padre! 1
Stefano Sani nel vivaio di famiglia

Quale complimento ti piacerebbe ricevere dal tuo pubblico?
Sono stato molto fortunato ho avuto stadi e piazze colmi di persone che urlavano il mio nome.
Quando poi sento cantare le mie canzoni, dal pubblico nei concerti, è il coronamento di un lavoro fatto bene; una grande soddisfazione!
Mi piace quando vengono a salutarmi in camerino, quando mi portano un regalino o quando postano sulle mie pagine social, mi rendono davvero felice e non c’è giorno che non pubblichino qualcosa. A questo proposito voglio dire un grazie di cuore per tutte queste attenzioni a tutti i miei ammiratori per essermi così fedeli dopo tanti anni!

Parlaci dei tuoi progetti futuri.
Prima di tutto un tour per portare in giro oltre a “Liberi di vivere” anche i miei successi passati e le canzoni nuove che sto scrivendo, un tour con altri concorrenti del programma Ora o mai più e poi l’ho già detto, forse lei non lo sa ancora, ma poter fare un disco con Marcella Bella.
Mi piacerebbe condurre un programma televisivo. Uso il condizionale è ipotetico…speriamo!

 

 

 

Sono un cantante Rock che ama Vivaldi.

Enrico Capuano è  considerato il capostipite del Folk Rock italiano, le sue canzoni promuovono la pace, la libertà e l’amore; il rock d’impegno sociale.
Fonda la sua etichetta discografica, la Blond Record, come unica missione quella di promuovere musica di qualità “non omologata”.
Ribelle e libero in ogni cosa che fa, l’abbiamo incontrato e a ruota libera ha parlato di se.

Enrico Capuano: "Cuore fa rima con Amore".
Enrico Capuano e la Tammurriata Rock

Sei appena rientrato dall’estero per il tour, come ti recepisce il pubblico italiano rispetto a quello straniero?
Il pubblico italiano è un pubblico fantastico, molto attento che si lascia coinvolgere.
Il pubblico estero è incuriosito perché porti con la tua musica le radici di un paese straniero senza gli stereotipi dell’italiano a cui sono abituati; ascoltano perciò con molta attenzione il brano ma anche le presentazioni.
In questo momento, all’estero è molto forte l’attenzione ai concerti live, sono molto seguiti, più che in Italia, dove in effetti si sente la crisi dovuta probabilmente al poco sostegno che ha la musica oggi.

Ami definirti ribelle, cosa significa per te?
Chi come me ha una formazione Rock, che è cresciuto con i Clash, l’Hard Rock, con i movimenti giovanili, la musica popolare che non è solo una musica rituale, ma ha a che fare con le condizioni di vita dell’uomo, dal mondo contadino a quello operaio, non si può omologare ai cliché musicali che spesso vengono imposti dalle multinazionali: questo per me significa essere ribelle.
Se vuoi fare un discorso strettamente commerciale devi tener conto di quelle che sono le tendenze, o di quello che viene imposto a livello commerciale, ma se vuoi esprimere un elemento artistico con la tua musica, hai qualcosa da dire, in questo modo sei “diverso” e perciò ribelle.
Oggi la ribellione è un valore aggiunto, è espressione di un pensiero critico.

Hai la possibilità di usare la macchina del tempo, quale epoca sceglieresti e perché?
Come musicista ne sceglierei due: farei un salto nel tardo barocco veneziano, quando Vivaldi scriveva la sua musica tra il 1600 e il 1700; l’altro, ovviamente, essendo amante della cultura giovanile degli anni 60 e 70 farei un salto ai concerti di Jimi Hendrix, dei Beatles e di altre band, vivere di persona quelle atmosfere, così come la musica progressiva italiana della PFM, il Banco del Mutuo Soccorso, capire come reagiva il pubblico e come viveva questa musica.

Enrico Capuano: "Cuore fa rima con Amore". 1
Enrico Capuano

Cuore fa sempre rima con Amore?
Per me il cuore è un argomento importante: nel 2016 sono stato trapiantato. Ho atteso un anno e mezzo con una prospettiva di vita assai breve. Dopo aver fatto un sogno incredibile in cui ho visto una donna che mi abbracciava, ho ricevuto la telefonata in cui mi dicevano che c’era un cuore per me.
Aspettando di entrare in sala operatoria: con una paura incredibile da una parte e dall’altra la consapevolezza di non poter fare altrimenti, ho sentito dire che quel cuore era di una donna.
A lei ho dedicato il mio brano “Viva” e grazie a lei mi porto dentro una sensibilità al femminile.

Per questo, il rapporto cuore amore fa parte del mio vissuto; la vita, ogni vita è speciale e per questo irrinunciabile, sempre. Una sconosciuta con amore mi ha donato il cuore e una nuova vita.
Oggi, in questo nostro mondo, dove i cuori si induriscono e il cinismo la fa da padrone; noi abbiamo il dovere di ridare significato a questa relazione forte che c’è tra il cuore e l’amore e che da sempre è esistita in ogni forma d’arte senza banalizzarne il significato profondo.

Che significato ha per te la spiritualità?
La spiritualità ha senso quando la si intende un’estensione verso valori universali come l’amore, la fratellanza, il rapporto con lo sconosciuto, il rapporto nei confronti di una realtà che va al di là di quello che percepiamo; deve essere di aiuto nel dare significati concreti e non astratti alla nostra quotidianità.
Per me spiritualità è quel concetto di fratellanza, sorellanza che non è legato alla religiosità, ma è un concetto rivoluzionario che dovrebbe essere riattualizzato, in questo mondo sempre più chiuso in se stesso c’è assoluto bisogno di spiritualità per meglio interpretare il senso vero della vita è della condivisione fraterna.

Quando sei a casa libero da impegni, come trascorri il tuo tempo?
Ascolto musica, anche lontana da me, mi piace capire e scoprire nuovi giovani artisti non solo italiani, ma da tutto il mondo.
Mi piace scovare musicalità diverse che provengono da culture lontane per trarne stimolo e ispirazione per arrangiare o scrivere i miei brani.
Quindi impiego il mio tempo libero nello studio, nell’ascolto anche di cose che non mi piacciono, ritengo che ascoltare sia fondamentale per chi come me ha scelto di “raccontare” con la propria musica.
Se riesco mi piace trascorrere del tempo con gli amici o in viaggio. Il viaggio come elemento di conoscenza.

 

Enrico Capuano: "Cuore fa rima con Amore". 3
Enrico Capuano e la Tammurriata Rock

Sei riuscito a realizzare i sogni di quando eri bambino?
Quando avevo quattro o cinque anni imbracciavo la racchetta e immaginando che fosse una chitarra, cantavo “Erba di casa mia” di Massimo Ranieri. Ben presto ho incominciato a sentire i dischi dei miei fratelli maggiori: i Black Sabbath, Chuck Barry e mi muovevo a ritmo di rock’n’roll scimmiottando i cantanti che ascoltavo e vedevo in televisione.
Ho sempre sognato di essere ciò che sono, quindi nonostante le difficoltà posso dire di aver realizzato i miei sogni; l’ho fatto da indipendente con tanti sacrifici e tanta fatica.

Posso ritenermi quasi un miracolo anche perché arrivo dagli anni ’80, oggi per i giovani che sono costretti dai talent a percorrere strade prestabilite, se non hanno un forte sostegno economico, è quasi impossibile.
Il mio appello accorato ai giovani artisti è di non mollare mai, di resistere e di fare musica per il solo piacere di farlo, sono disponibile a dare consigli a chi chiede un mio parere, non mi costa nulla se non dedicare del mio tempo.
Perseverate e coltivate le vostre passioni, credeteci fino in fondo!

Quale il complimento che più ti piacerebbe ricevere?
In assoluto il complimento che apprezzo di più è quando chi mi ascolta, pur non condividendo il mio pensiero, ne riconosce l’autenticità.
Mi gratifica che la gente mi percepisca per quello che sono e capisca che sto dicendo esattamente ciò che penso. Non intendo costruirmi un personaggio ma essere me stesso: operazione oggigiorno assai rischiosa ma, gratificante.
È certamente molto bello, come artista, sapere che chi ascolta le tue canzoni ci si riconosce.

 

 

 

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