MusicAmarcord: eMule e l’esplosione della musica liquida

Senza volere, eMule è stato uno dei più grandi vettori del cambiamento tecnologico ed economico di tutto il mercato musicale mondiale.

MusicAmarcord: eMule e l’esplosione della musica liquida

Ancor prima dell’arrivo di iTunes e di iPod nel 2003, una community di utenti che utilizzava un software di condivisione di file (modello peer to peer) chiamato eDonkey si ritrovò scontenta per il malfunzionamento della piattaforma. Così, tale Merkur, nickname del programmatore tedesco Hendrik Breitkeuz, decise di radunare alcuni programmatori per creare un nuovo software basato su eDonkey, che avesse molte più funzioni. Nasce in questo modo il progetto eMule, il 13 maggio del 2002, reso disponibile gratuitamente su SoundForge, solo per sistemi Windows, dal 7 luglio dello stesso anno. Nessuno avrebbe mai pensato che questa idea potesse cambiare per sempre il valore della musica.

Se prima soltanto i veri nerd si approcciavano allo scambio di dati via rete, con l’introduzione e la promozione di un servizio come iTunes il popolo accede alla consapevolezza di poter usufruire di internet per avere dei grandi benefici, ad esempio scaricare musica ad un costo minore. Il CD perde quota, l’iPod è la nuova mecca ed eMule coglie “involontariamente” questa opportunità. Si diffondono i lettori mp3, non tutti potevano permettersi il prodotto Apple, e la loro più grande forza era di funzionare esattamente come una chiavetta USB. È qui che l’utente capisce di non avere più bisogno di comprare la musica. Non c’è un filtro che fermi lo scambio tra persone di una proprietà immateriale come una manciata di dati. La musica, i film, i documenti, i software, insomma tutto ciò che è riconducibile a dei numeri perde valore. Tutto è reperibile, tutto può comunicare senza la necessità di spendere soldi all’infuori di una connessione internet. È un paradiso anarchico e fiscale, è la morte del capitalismo, ma anche del valore economico dell’arte.

Il 2000 è stato per molti versi l’inizio della rivoluzione tecnologica. Il popolo associò questa data alla venuta dell’Apocalisse, gli esperti di computer sapevano, invece, di essere nel posto giusto al momento giusto, di aver trovato il tesoro dei pirati. Allo stesso tempo abbiamo sacrificato molto, ci sono voluti più di 16 anni per avere servizi come Spotify e Netflix, che tutelino chi fa dell’arte un lavoro non facile da remunerare. Poi chi ha un grande successo avrà sempre un ritorno economico, esistono gli sponsor, ma quei 16 anni di mezzo hanno tolto la possibilità a tantissimi emergenti di raggiungere la cima. La crisi nera è finita da qualche anno, oggi si contano i successi d’oro e platino senza farsi bastare due mani, sembra dimenticato un periodo che ha fatto chiudere milioni di negozi di dischi. Ma anche questa è storia e va raccontata: un software, un mucchio di dati con alcune funzioni, ha distrutto il mercato musicale. E in risposta, un altro mucchio di dati ha generato lo streaming. Godiamoci cosa abbiamo ora, perché non sappiamo in che modo cambierà, ma sappiamo di aver sudato per averlo.

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Andrea De Sotgiu
Andrea De Sotgiu
Laureato in Comunicazione, appassionato di musica e di tecnologia. Se qualcosa nasconde una dietrologia non si darà pace finché non avrà colmato la sua sete di curiosità, che sfogherà puntualmente all'interno dei suoi articoli.
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