Dentro la canzone: Irene Fargo “Nel mio amore”

Irene Fargo: “L’Amore si può trasformare e l’odio è solo una ruggine del cuore”

 

Dentro la canzone: Irene Fargo "Nel mio amore"
Irene Fargo: “Nel mio amore” scelto come tema musicale dell’omonimo film della Tamaro

Alcune persone, più di altre, sono in grado di emanare una luce invisibile a occhio nudo ma il cui calore viene ben percepito da chi le circonda.

Irene Fargo, al secolo Flavia Pozzaglio, possiede anche questa caratteristica oltre ad una voce armoniosa. Voce che abbiamo imparato a conoscere sullo scadere degli anni ’80, con le due partecipazioni a Castrocaro (la prima volta col suo vero nome, la seconda come Irene Fargo) e poi nel 1991 a Sanremo con “La donna di Ibsen”, brano con cui conquistò la seconda posizione nella categoria nuove proposte, piazzamento replicato l’anno successivo con “Come una Tourandot”.

Sono note l’intensità e la dolcezza della sua timbrica che tuttavia disvela anche una forza interiore affatto consueta, uno strumento potente con cui Irene, che oltre ad essere cantante è anche attrice teatrale, riesce a creare attesa, suspense e pathos caricando i testi che canta di una struggente emozione da cui è impossibile non farsi rapire.

Accade così quando omaggia le grandi opere (il drammaturgo norvegese Ibsen piuttosto che Giacomo Puccini), ma anche quando canta l’amore e i suoi legami con l’odio che probabilmente ne è un limite estremo.

E accade esattamente così nel brano “Nel mio amore” colonna sonora dell’omonimo film di Susanna Tamaro che è anche l’autrice del pezzo insieme a Mario Gardini e Giovanni Paolo Fontana.

Dentro la canzone: Irene Fargo "Nel mio amore" 2

Perché hai scelto uno pseudonimo?

All’inizio ero sicura delle mie capacità ma non del fatto che avrei ottenuto successo. Perciò cambiare nome è stato uno scudo protettivo esattamente come la scelta di indossare gli occhiali.

“Nel mio amore” cita l’odio sin da primo verso. Perché?

Perché come si legge nella canzone l’odio che provi per una persona che hai comunque amato tantissimo, non può essere così profondo da non vedere la luce in fondo al tunnel. L’amore a volta si trasforma perché succedono cose che ci feriscono profondamente ma alla fine “forse l’odio è solo amore col tempo andato a male, è una ruggine del cuore”.

Hai accettato subito di prestare la canzone al film?

Io ho scelto la canzone perché mi piaceva molto e avevo intenzione di inserirla in un album, poi ho scoperto che Susanna l’avrebbe voluta nei titoli di coda del film e ho accettato. Il film spiega bene cosa siano l’odio e l’amore e l’attore principale (nel film Fausto) è bravissimo nell’interpretare la sua parte di uomo insensibile.

Nel brano parli di vigliaccheria, cosa è in amore?

A volte si fanno scelte, o non si fanno, proprio perché si è vigliacchi, del resto decidere di troncare una storia importante è sempre difficile.

Può essere letto come un monito a reagire per le molte donne che subiscono violenza domestica?

Assolutamente sì. Si deve capire la natura della storia e laddove non c’è amore, perché se si parla di violenza non può esserci amore, è necessario reagire alla paura e andare oltre la vigliaccheria.

Cosa consiglieresti ad una donna che subisce violenza fisica o psicologica?

Innanzi tutto rivolgersi alle strutture giuste, esistono realtà che possono venire in soccorso. Personalmente sono sostenitrice di una di queste associazioni, purtroppo è un tema sempre agli onori delle cronache quotidiane e trovo sia giusto attivarsi perché finalmente cambi qualcosa.

Dentro la canzone: Irene Fargo "Nel mio amore" sala incisione
Irene Fargo e Giovanni Paolo Fontana in sala d’incisione

Si può guarire dall’odio?

Guarire no, ma si può accogliere quello che è stato per andare avanti affrontando il futuro anche con questo bagaglio, senza dimenticare.

Ti sei sempre riconosciuta nei ruoli interpretati in teatro?

Ho sempre interpretato donne molto forti e ora me le porto dentro, sono trasfigurazioni del mio carattere. Mi hanno donato molto e fatto scoprire aspetti di me che non conoscevo.

Vivere la vita di un altro non ha senso, ma grazie al teatro è possibile porsi di fronte ad uno specchio e confrontarsi con sè stessi partendo dal personaggio che si è chiamati ad interpretare.

Che progetti hai Irene?

Ho nel cassetto canzoni, molte scritte da Giovanni Paolo Fontana, che in passato ho presentato alla commissione del Festival di Sanremo restandone escluse, così sto seriamente pensando di realizzarci un album, perché alcuni di questi brani sono bellissimi ma ad oggi non hanno ancora avuto l’occasione che meriterebbero.

Articolo a cura di Sara Chiarei

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