Dentro la Canzone: Lorenzo Palmeri, “Nuvola” è il nuovo singolo dell’architetto- musicista. “Per me sono temi fondamentali cercare sé stessi e non danneggiare gli altri”

Lorenzo Palmeri: "Nuvola" - cover
Lorenzo Palmeri: “Nuvola” – cover

Da una parte il rigore delle linee, la proporzione degli spazi, la disciplina dell’architettura; dall’altra la musica con le sue regole matematiche sì, ma anche col suo flusso di emozioni capace di sollevarti da terra e trascinarti via come un fiume in piena.

Due mondi apparentemente lontani, sfere che sembrano destinate a non doversi toccare e dal cui incontro nascono invece universi bellissimi che vale la pena scoprire.

Lorenzo Palmeri, architetto e musicista milanese ha da poco pubblicato il quarto album “4 (crediti cosmici dance floor)” dove, a proposito di incontri, il ritmo della musica elettronica che conferisce al lavoro un’anima dance, si fonde perfettamente con la voce ed i contenuti cantautorali dell’artista.

Nell’album Palmeri parla della vita di tutti i giorni con profonda onestà e sguardo disincantato, e nel singolo “Nuvola” al di là della ricercatezza sperimentale del suono vi è la semplicità, almeno apparente, delle immagini del video.

L’auspicio cantato nel pezzo è che ciascuno possa trovare sé stesso, lottando, magari sbagliando, ma facendo tutto il possibile per riuscirci.

Nasce prima la passione per l’architettura o per la musica?

Ci ho pensato molte volte e sono giunto alla conclusione che per natura non può che nascere prima la passione per la musica. Intorno ai cinque anni ho incontrato una tastierina dimenticata in casa dai miei e così ho avviato un procedimento di consapevolezza in cui ho realizzato di amare la musica.

Quindi è arrivata prima la musica?

Sì, perché è legata ad una forma istintiva mentre l’architettura è un innamoramento culturale, più di tipo mentale. In effetti è molto difficile che quest’ultima ti commuova, è interessante, molto più influente sulle nostre vite di quanto si pensi, ma è comunque una costruzione che arriva dopo.

La musica invece ti travolge, e allora come far convivere queste due anime?

L’architettura è una disciplina e lo è anche la musica, ma la cosa che mi accende davvero è l’attitudine progettuale. Ho realizzato nel tempo che se devo trovare una definizione per descrivermi non è architetto, bensì progettista. Questa è la mia confort zone.

Alla fine, che cosa fa la differenza?
Non quello tecnicamente più bravo, ma colui che riesce a mettere l’anima in ciò che fa. Ecco, questa è per me l’attitudine progettuale che io continuo a coltivare perché mi interessa molto di più di tutte le altre cose.

È preferibile sbagliare secondo te purché lo si faccia col cuore?

Pensa che io sono diventato un cultore dell’errore, pur essendo un perfezionista (o forse proprio in virtù di questo) vado a caccia dell’errore, lo cerco, e da lì riparto. Oltretutto accontentarsi di ciò che si è raggiunto sarebbe tremendamente noioso.

In “Nuvola”, come nelle altre tracce, utilizzi moltissimo l’elettronica…

Sì, e poiché mi piace l’idea di avere dei suoni soltanto miei, molti sono frutto di un’elaborazione della mia voce.

Lorenzo Palmeri: "Nuvola" (Foto © Franco Caimi)
Lorenzo Palmeri (Foto © Franco Caimi)

Come ci riesci?

Prendo la mia voce e la lavoro, distorcendola, finché non diventa qualcos’altro. Alcuni suoni sembrano degli strumenti (un organo piuttosto che una chitarra) in realtà si tratta solo della mia voce campionata. Alla fine, è un gioco ma mi piace l’idea di attribuire un colore a ciò che faccio così che non possa essere riprodotto in modo identico da nessun altro.

Possiamo parlare di “concept album”?

In realtà c’è un doppio filo. Da una parte tratto la musica alla stregua di un nutrimento; perciò, ognuno di quei brani soddisfa una mia necessità vitaminica, lipidica, proteica come fosse un cibo e riascoltandoli cerco di trarne energia.

In secondo luogo, questo album racconta un momento complesso e l’uscita da questo momento, l’ordine delle canzoni è un messaggio, tanto è vero che c’è un brano preciso che rappresenta il passaggio da una zona all’altra. Credo che ascoltando il disco dall’inizio lo si possa percepire.

“Nuvola” di cosa tratta?

Della speranza che ogni persona riesca a riconoscersi e cercare sé stesso.

Perché cercare sé stessi?

Perché per me è una cosa prioritaria proprio come non arrecare danno al prossimo. Tutto il resto è periferia di questi due concetti.

Ma come ci si riesce, specie di questi tempi?

C’è sicuramente un’uniformità molto accentuata, poi dipende da come si sente una persona all’interno degli stereotipi, nell’attimo in cui inizia a starci male allora deve cercare di uscirne, al contrario se non si accorge che la stanno schiacciando rimane ferma dove si trova.

Ti è capitato di cercare te stesso?

È tutta la vita che lo faccio, per me la ricerca di sé è uno dei temi fondanti da sempre. Forse è una delle cose su cui ho lavorato di più.

Lorenzo Palmeri: "Nuvola" (Foto © Elisabetta Bello)
Lorenzo Palmeri (Foto © Elisabetta Bello)

E alla fine ti sei trovato?

È praticamente impossibile. Si tratta di qualcosa in costante movimento, si cambia cercando di diventare più intelligenti, ma non è detto che ci si riesca.

Perché il titolo “Nuvola”?

Perché nasce da un’immagine. A me la musica fa vedere forme e colori e quella canzone mi restituisce l’immagine di una nuvola.

Progetti?

Sono impegnato nella promozione dell’album, sto pianificando alcuni concerti, usciranno altri video e attualmente sto registrando un disco di musica sperimentale con un gruppo internazionale, poi più avanti arriverà un altro album. È già tutto sul tavolo, per fortuna non conosco la noia.

Dentro la Canzone: Phebo, “Sogna anche tu”. Phebo insieme a Davide De Marinis canta un inno alla speranza che ha coinvolto ragazzi affetti da sindrome di down.

Phebo: "Sogna anche tu", inno alla speranza
Phebo: “Sogna anche tu”, inno alla speranza (Foto © Barbara Gallozzi)

“Mai smettere di sognare, io continuo a farlo anche a 43 anni”.

 “Chi rinuncia ai propri sogni è destinato a morire” ha detto una volta Jim Morrison.

Ed in effetti sognare, a qualsiasi età, rappresenta il motore in grado di innescare quella scintilla che non solo ci mantiene vivi, ma anzi alimenta l’energia e il desiderio di fare nuove scoperte.

Finché si è bambini sognare è un processo naturale e spontaneo, crescendo invece i molti condizionamenti della società e della vita tendono sempre più a rilegare questa attività in un angolo, sottraendole uno spazio cui invece non dovremmo mai rinunciare.

Il cantautore pescarese Tiziano Finarelli, in arte Phebo, che nella sua carriera ha dimostrato di sapersi districare sia come animatore di villaggi turistici che come cantante di pezzi dal contenuto sociale, ha scritto una canzone pensandola come un inno autobiografico all’ottimismo.

Finché qualcosa non lo ha portato a muovere lo sguardo in direzione di un orizzonte più ampio, coinvolgendo la Fondazione Italiana Verso il Futuro che si occupa di proiettare ragazzi down o affetti da disabilità cognitiva verso una propria indipendenza ed autorealizzazione.

I sogni ci raccontano chi siamo e chi possiamo diventare, per questo non coltivarli significa rinunciare un po’ anche a noi stessi. Questo il senso di “Sogna anche tu”, brano dal ritmo pop il cui DNA è fatto di dolcezza e speranza.

Come riesci a far convivere l’anima da animatore/imitatore con quella cantautorale?

In realtà si tratta di due percorsi separati che da un certo momento in poi ho cercato di racchiudere in un unico spettacolo. Mi riferisco allo show dei personaggi in cui ho portato in giro per l’Italia un riassunto della musica italiana interpretato con trucco e parrucco. Così ho provato ad inserire anche alcuni miei inediti, che devo dire hanno riscosso un certo successo.

Qual è la genesi di “Sogna anche tu”?

Inizialmente la canzone è nata come riflessione sul mio vissuto, quando sin da piccolo mio nonno mi spronava ad inseguire i miei sogni. Il titolo originale era infatti “Sogno”, proprio perché riguardava me.

E poi cosa è successo?

Quando ormai il pezzo era concluso e stava per uscire sono stato contattato sui social da un ragazzo affetto dalla sindrome di down che mi ha scritto di coltivare il sogno di cantare. Così ne ho parlato con Davide De Marinis ed insieme abbiamo pensato di coinvolgere un’amica comune che fa parte della Fondazione Italiana Verso il Futuro.

Di cosa si occupa la Fondazione?

Di rendere questi ragazzi più autonomi possibile, migliorandone la qualità della vita.

Da qui siete partiti insieme per la realizzazione del brano?

Sì, abbiamo deciso di ampliare la prospettiva facendola diventare una canzone di speranza, Davide ha effettuato alcune modifiche al mio testo per meglio adattarlo al nostro progetto, così è nata “Sogna anche tu”.

Sogna anche tu che, se non erro, è diventato anche un hastag…

Esatto, molti personaggi famosi di musica, cinema e spettacolo hanno partecipato inviando un video in cui dicono “Sogna anche tu”, una condivisine che mi ha fatto molto piacere.

Chi sono i protagonisti del video?

Ragazzi affetti da sindrome di down che hanno realizzato i propri sogni. Ad esempio, la coppia che vediamo all’inizio e che sognava le nozze, alla fine si è realmente sposata. Nella seconda parte c’è una ragazza che dipinge, ebbene, oggi i suoi quadri si trovano esposti in una galleria d’arte.

Come è stato realizzare il video?

Trascorrere una giornata insieme a questi ragazzi ti fa sentire povero dentro, talmente grande è la ricchezza che sanno trasmettere. Ti rendi conto di quanto noi diamo importanza a cose materiali dando per scontato tutto, quando in realtà non è così. Ho capito tante cose stando con loro.

Phebo: "Sogna anche tu", inno alla speranza
Phebo: “Sogna anche tu”, inno alla speranza (Foto © Barbara Gallozzi)

In cosa ti ha segnato questa esperienza?

Mi ha fatto sentire una persona migliore, ora riesco ad apprezzare moltissime cose grazie alla loro semplicità e purezza.

Ma tu sei un sognatore?

Io all’età di 43 anni continuo a credere nei sogni. È chiaro che crescendo vengono ridimensionati, ma ho sempre pensato che solo pensare di poter raggiungere il proprio sogno è già qualcosa che ti dà la forza di andare avanti. Non tutti riescono a realizzare i propri desideri, però capita che lungo il cammino si apra la possibilità di accedere ad altri progetti ugualmente importanti.

Quindi vale sempre la pena?

Sì, io ad esempio oltre ad essere un sognatore sono anche riconoscente per quello che ho ottenuto. Da ragazzo ascoltavo i brani di Davide De Marinis e mai avrei pensato di poter duettare con lui. È stato tutto spontaneo e naturale, un sogno che si è realizzato.

Phebo: "Sogna anche tu", inno alla speranza cover
Phebo: “Sogna anche tu”, inno alla speranza – cover

In questo c’è anche molta concretezza?

Con Davide mi sono trovato benissimo, lui è una persona molto semplice oltre ad essere un bravo artista. Ovviamente questa collaborazione ha aperto un circuito che mi ha permesso di pianificare in parte il futuro, compreso Sanremo. Per quest’anno non è andata ma il prossimo anno ci riproverò, non so dirti se da solo o con Davide, ma sicuramente presenterò un altro pezzo.

Sognare in questo contesto storico è possibile?

A maggior ragione in questa realtà i sogni devono essere amplificati, ad oggi sogniamo tutti di tornare alla normalità. Tante cose o situazioni prima considerate ordinarie o addirittura irrilevanti, oggi sogniamo di poterle vivere nuovamente.

Phebo: "Sogna anche tu", inno alla speranza 3
Phebo e Caterina la disegnatrice della cover

Progetti futuri?

Quando finalmente sarà possibile, riprenderò lo show dei personaggi perché c’è molta richiesta. Il progetto è quello di presentare uno spettacolo che va da Tiziano tour a Phebo in cui mi racconterò, inserendo tra le imitazioni dei cantanti anche i miei brani, cercando cioè di far incontrare le mie due anime artistiche e chiudere il cerchio.

Asja Cresci: fuori “Singhiozzo”, la paura di essere inadeguati di fronte all’amore. “Tiriamo fuori la Bridget Jones che in noi e non prendiamoci troppo sul serio”

Dentro la Canzone: Asja Cresci "Singhiozzo"
Dentro la Canzone: Asja Cresci “Singhiozzo”

Non è insolita l’equazione cibo, amore e musica ma Asja Cresci, ventiduenne cantautrice toscana nata a Piombino, nel suo singolo di debutto “Singhiozzo” non si limita a stabilire questa relazione, piuttosto denuncia con consapevole rassegnazione il proprio senso di inadeguatezza nel trovarsi di fronte ad un sentimento tanto bello quanto grande da farci sentire vulnerabili.

Ed in effetti è proprio così, l’amore ci libera e ci condiziona al tempo stesso, vorremmo mostrarci al meglio agli occhi della persona amata cercando quella perfezione che alla fine, anche qualora esistesse, con ogni probabilità risulterebbe noiosa e affatto stimolante.

La giovane artista l’ha capito al punto di non cercarla affatto, e dopo aver combattuto un po’ con sé stessa cede all’ironia e alla spontaneità. Con questo brano Asja canta il suo grido di ribellione rispetto a convenzioni amorose e cliché che a lei vanno stretti.

Quando hai iniziato a cantare?

Sin dalla tenera età poi nel 2018 ho partecipato a The Voice of Italy nel team di Cristina Scabbia.

Attualmente cosa fai?

Studio a Roma presso la Saint Louis Collage of Music dove ho scelto di specializzarmi in scrittura creativa.

Dentro la Canzone: Asja Cresci "Singhiozzo"n cover
Dentro la Canzone: Asja Cresci “Singhiozzo” – cover

“Singhiozzo” è il tuo primo inedito?

Sì, è nato da una mia idea ed è uscito per la Maionese Project di Davide Maggioni che cura la distribuzione di Artist First, è stato registrato alla Poli Recording Studios di Andrea Saponara a Roma, ed è prodotto da Lorenzo Nanni. Lavoravo a questo pezzo già da un po’, ma tra la pandemia e la necessità di trovare un’etichetta interessata è trascorso del tempo. Poi finalmente ce l’ho fatta e il 3 dicembre è uscito “Singhiozzo”.

Di cosa parla?

Della mia paura di essere inadeguata trovandomi di fronte all’amore.

E come si supera questa paura?

Con la spontaneità, il pezzo vuole essere un grido di ribellione di fronte al perfetto manuale d’amore. Il mio invito è di lasciar emergere la Bridget Jones che dimora in ognuno di noi, insomma prendersi un po’ in giro e non troppo sul serio, puntando piuttosto sull’autoironia che io stessa tendo ad utilizzare moltissimo.

A chi è dedicato il brano?

A tutti coloro che si sentono poco snodati nella ginnastica dell’amore.

Tu invece come te la cavi con questo tipo di ginnastica?

La verità è che (forse a causa del mio segno zodiacale in bilancia) da un lato credo nel colpo di fulmine e nell’amore romantico così come tradizionalmente siamo portati a dipingerlo; dall’altro la parte più cinica di me tende a rimproverarmi il fatto di essere un po’ Bridget Jones e quindi la mia goffaggine. Alla fine però l’accetto e anzi, pur riconoscendone il limite, la conservo volentieri.

Perché Singhiozzo?

Perché ritengo sia un atto estremamente naturale e spontaneo e non controllabile, perciò ho trovato fosse una perfetta metafora del mio modo di concepire l’amore.

Sei contenta di come è stato accolto il brano?

Sì, non mi ero creata molte aspettative ed invece devo dire che ho raggiunto numeri davvero soddisfacenti e allacciato importanti contatti.

Dentro la Canzone: Asja Cresci "Singhiozzo"
Dentro la Canzone: Asja Cresci “Singhiozzo”

A pochi giorni da Natale è uscito anche il video…

È stato girato in un ristorante giapponese di Bologna. Ho voluto fare una cosa abbastanza minimal (a discapito di come sono io nella realtà).

Il dualismo comportamentale di cui parli lo hai tradotto anche in immagini?

Esatto, ho riprodotto lo split mentale, partendo da una situazione di calma apparente per arrivare ad un momento di poca lucidità. Nella prima parte ci sono io all’interno del ristorante e tutto sembra essere sotto controllo, nella seconda strappo fiori in maniera animalesca e viene meno la lucidità. Così ho rappresentato sia la parte romantica, sia quella carnefice che albergano in me.

E invece chi è Cupido?

Alla fine sono io. Siamo noi stessi a decidere per noi, e talvolta facciamo scelte particolari cercando di incolpare chissà quale entità quando la responsabilità è unicamente nostra. Ma va bene così, salvaguardiamo la nostra goffaggine e prendiamoci un po’ meno sul serio. In fondo, potrebbe essere anche un buon proposito per iniziare il 2022.

Marquica: nel suo ultimo singolo canta la piaga de “La sposa bambina”

Dentro la Canzone: Marquica "La sposa bambina"
Dentro la Canzone: Marquica “La sposa bambina” (Foto © Alisson Marks)

Parte dei proventi del brano andranno ad EMERGENCY

Ci sono storie che sembrano uscire direttamente da un libro o dalla fantasia di un talentuoso regista, invece appartengono alla realtà al punto di trovarle scritte tra la cronaca dei quotidiani.

I confini del mondo appaiono sempre più sfumati da globalizzazione e multietnicità che portano con sé ciò che di buono e di negativo accade negli altri paesi, dove talvolta persino l’infanzia viene spogliata della sua naturale innocenza.

Nicoletta Marchica, in arte Marquica, cantautrice (anzi incantautrice come si definisce lei) è partita proprio da qui, da una storia che ormai nel 2022 non è accettabile venga considerata di ordinaria amministrazione e che si è consumata nella Milano da bere, capitale della moda e paradossalmente anche dei giocattoli, dato che vi hanno sede alcune dei maggiori negozi del settore.

Già, paradossalmente, perché il suo brano “La sposa bambina” racconta di Sheila, una bimba di dieci anni che suo padre voleva dare in sposa ad un uomo molto più grande di lei. È stata la madre, denunciando il marito, a salvare la sua bambina ed insieme un’infanzia che rischiava di andare definitivamente perduta.

Da quando la musica fa parte della tua vita?

Da quando avevo quattro anni, sono nata in Valtellina e mia sorella era solita creare ogni anno un evento che avesse a che fare con la musica.

Il tuo primo approccio con la scrittura?

A otto anni ho scritto la sigla per uno di questi spettacoli ed ero talmente piccola che tutti si prestavano volentieri ai miei esperimenti, poi da adolescente ho deciso di trasferirmi a Milano dove mi sono diplomata all’Accademia musicale Misic, Arts and Show e appena terminati gli studi ho partecipato al Motor Show, Tim Tour, Coca Cola Tour e molti altri importanti eventi musicali.

E poi?

Subito dopo ho iniziato a lavorare con i Dirotta su Cuba dal 2004 al 2008 dopo di che ho sempre lavorato come solista.

Il tuo ultimo singolo è tratto da una storia vera?

“La sposa bambina” è una canzone scritta da me, prodotta e arrangiata da Giovanni Ghioldi (basso e chitarra) ed eseguita insieme a Elia Micheletto (batteria) e Gianluca Guidetti (mix & master) ed è tratta da una storia realmente accaduta.

Come ne sei venuta a conoscenza?

Leggendo il quotidiano. Era il 2018, una mattina dopo aver portato mio figlio a scuola mi sono fermata a prendere un caffè al bar e sfogliando il giornale la mia attenzione fu attratta da un articolo in cui si raccontava la storia di Sheila che viveva, e tuttora risiede, a Milano.

Cosa ti colpì maggiormente?

Aver realizzato che per quanto possiamo pensare certe cose accadano solo molto lontano da noi, in realtà non è così. Questa storia era successa a Milano. Alla fine, le spose bambine sono esistite in Italia fino agli anni’80, in Sicilia è stato legale fino al 1985.

E subito dopo hai scritto il brano?

Ho pianto moltissimo dopo aver letto l’articolo così un amico che si trovava con me mi disse “Vai a casa a scrivere un pezzo” e in effetti scrissi subito tutta la canzone, di getto, testo e musica. A volte sono i contenuti a venirti a cercare, e questo è stato uno di quei casi.

C’è un lieto fine?

Per fortuna sì, come racconto anche nella canzone il padre aveva portato qui la famiglia dal Bangladesh stando ben attento di tenere tutti nascosti, al punto che Sheila non ha frequentato la scuola e non è mai uscita di casa, semplicemente perché destinata ad un uomo che avrebbe dovuto sposare.

Dentro la Canzone: Marquica “La sposa bambina”

Chi ha impedito la realizzazione di questo progetto?

La madre di Sheila. Quando ha appreso dal marito che intendeva dare in sposa la loro figlia ad un cugino quarantenne del Bangladesh, la donna è come impazzita decidendo di ribellarsi a questa ingiustizia. Così ha denunciato l’uomo, facendolo arrestare.

Un vero atto di amore materno…

Sì, anche perché ha corso un grosso rischio nel compiere questo gesto, un sacrificio estremo per amore della sua creatura.

L’uomo è stato quindi assicurato alla giustizia?

Pensa che nello stesso momento in cui ho finito di scrivere il pezzo, un mio amico mi ha chiamata per farmi sapere che il padre di Sheila era stato definitivamente arrestato. Quasi un segnale del destino.

Hai scelto di dare priorità alle parole?

In questo caso è vero, ma non è sempre così perché essendo molto legata anche alla musica pop, soul, funky in molti miei singoli la musica ha un ruolo determinante. Qui però, la melodia e il testo sono la cosa più importante, persino la batteria è stata suonata in modo delicatissimo.

Dentro la Canzone: Marquica "La sposa bambina"
Dentro la Canzone: Marquica “La sposa bambina” (Foto © Alisson Marks)

Per questo hai scelto di realizzare un video lyrics?

Dopo il lavoro super impegnativo di “40” ho deciso di fare una cosa più tranquilla anche perché onestamente non mi andava di coinvolgere delle bambine.

Così ho deciso di porre al centro solo le parole, accarezzate da una musica dolce e sottolineate da un bellissimo disegno di Lucia Pistritto. Quello che importa è il messaggio non l’immagine essendo una canzone di tramite.

A proposito di lieto fine, a chi destinerai parte dei proventi del brano?

Ad EMERGENCY, per sostenere il centro di maternità di Anabah, nel nord dell’Afghanistan e che ad oggi resta la sola struttura specializzata e gratuita della zona. Vorrei che si riaccendesse l’attenzione pubblica su questo paese e sulla necessità di aiutare le persone che vivono là, spesso in condizioni disperate.

Progetti?

Il mio ginecologo ha scritto un libro che tratta della terra e del cambiamento climatico, altro tema che mi sta molto a cuore, in cui si evidenzia la sconvolgente scoperta che nei feti materni si trovano microplastiche.

E poiché alla fine il libro lascia aperta la porta alla speranza, io ho pensato di scriverci un musical, i primi quattro pezzi sono pronti, il mio impegno per il 2022 sarà proprio cercare di realizzarlo.

L’Amore crede in noi più di quanto noi riusciamo a credere in Lui 

“Segnali di fumo” l’album di Saverio Grandi per urlare meno e comunicare di più

Dentro la Canzone: Saverio Grandi "Segnali di Fumo"

Dentro la Canzone: Saverio Grandi “Segnali di Fumo”La libertà di esprimersi, mettere in versi o su un pentagramma la propria vita, cantare emozioni e paure senza filtri ma con estrema sincerità. Non è semplice mettersi a nudo e non sempre si riesce realmente a farlo, ma talvolta capita che un’artista avverta questo tipo di esigenza, una sorta di urgenza comunicativa.

Saverio Grandi per il terzo album, fresco di pubblicazione, parte dalla propria esperienza personale ma anche dal mondo che ci gira intorno con tutta la sua frenesia imponendo una comunicazione gridata e becera alla quale lui contrappone i “Segnali di fumo” (anche titolo dell’album) che i nativi indiani usavano per comunicare e che i bianchi non riuscivano a capire.

I suoi brani, infatti, non sono urlati ma raccontati quasi sottovoce, facendo attenzione a porre in primo piano le parole.

Grandi è la firma che si cela dietro successi di Vasco Rossi, Laura Pausini, Stadio, Morandi, Raf, Fiorella Mannoia, Noemi, Ornella Vanoni, Marco Mengoni, Chiara Galiazzo e moltissimi altri artisti del panorama musicale italiano ma stavolta non poteva cedere i suoi pezzi, troppo personali, troppo autobiografici per non affidarli direttamente alla propria voce.

Unica eccezione “L’amore crede l’amore può”, bellissimo brano scritto da Pacifico ma musicato da Saverio in cui non si canta l’amore ma all’amore.

Cosa si prova ad essere l’autore di così tanti cantanti?

Mi sento più musicista che paroliere, sono diplomato in chitarra classica e la cosa per me più naturale è scrivere musica, poi mi dedico anche ai testi.

Ma che effetto ti fa sentir suonare o cantare le tue cose da altri?

Le prime volte aveva un effetto devastante, anche perché ho avuto la fortuna di inserire nei miei brani una percentuale importante d vita privata quindi, ascoltare le mie storie per me è sempre stata una specie di consacrazione, al di là che fossi io a cantarle o altri cantanti (oltretutto si è sempre trattato di artisti eccellenti).

Saverio Grandi "L'Amore crede l'Amore può"
Saverio Grandi “L’Amore crede l’Amore può”

I momenti in cui ti sei emozionato di più?

Il primo è quando insieme a Gaetano Curreri ho musicato “Un senso” di Vasco, la canzone che ha vinto due dischi di diamante e venduto circa 1 milione e mezzo di copie.

Il secondo quando abbiamo vinto il Nastro d’argento proprio con questo brano; il terzo è legato all’emozionante primo posto al Festival di Sanremo con gli Stadio. Ecco, questi son i tre momenti che ho fissato nella memoria.

Ti manca il palcoscenico?

In realtà non molto. Non sono esattamente un tipo da tour, ne ho fatto uno in passato con “Taglia 42” e ne ricordo ancor la fatica. Non mi sento un performer, io amo scrivere però è capitato in tre occasioni, tra cui recentemente, di avere tra le mani canzoni troppo personali per proporle ad altri.

Di cosa parla il tuo nuovo lavoro?

Un brano è dedicato a mio padre recentemente scomparso, uno alla mia generazione, un altro parla della libertà in amore in cui si cerca di spezzare una lancia contro il femminicidio. “Segnali di fumo” è un disco non solo digitale ma (cosa sempre più rara) anche acquistabile fisicamente.

Di quale comunicazione parli in “Segnali di fumo”?

Siamo circondati dal trash, ovunque. E poiché da tempo ormai nessuno dice più niente, se qualcuno lo fa sembra già un fenomeno. L’idea comune è che la comunicazione debba arrivare per forza a tutti e solamente alzando la voce, ma non è così, bisogna urlare meno e comunicare di più.

Tu a chi vuoi arrivare?

A nessuno in particolare, non ho un target di riferimento. Mi rivolgo a chi si ferma ad ascoltare i nove brani del mio album. Sono una persona priva di filtri che non deve convincere nessuno e che non ama prendersi troppo sul serio.

Qual è la gestazione di “L’amore crede l’amore può”?

Parte da una mia idea che però non riuscivo a buttare giù, così io ho scritto la musica mentre il testo porta la firma di Pacifico che ha fatto un lavoro straordinario e particolarmente poetico.

È quindi una canzone d’amore?

In realtà è una canzone all’amore.

Saverio Grandi "L'Amore crede l'Amore può" - Cover
Saverio Grandi “L’Amore crede l’Amore può” – Cover

Che tipo di amore è quello che canti?

Un amore che crede in te più di quanto non faccia tu. Gino (Pacifico) è bravissimo perché riesce sempre a trovare il lato poetico di ogni cosa ed anche qui è riuscito a raccontare l’amore come il motore del mondo e parte integrante della nostra vita quotidiana.

E quando capitano eventi spiacevoli?

L’amore è sempre lì ad aspettarci, proprio perché crede in noi più di quanto noi riusciamo a credere in lui. Il testo era talmente solido che è stato sufficiente sussurrarlo, non c’era bisogno di urlarlo.

Morandi una volta ha detto “quando le parole hanno poco peso cantale forti quando sono già pesanti cantale piano”.

Saverio Grandi "L'Amore crede l'Amore può" - L’idea comune è che la comunicazione debba arrivare per forza a tutti e solamente alzando la voce, ma non è così, bisogna urlare meno e comunicare di più.
Saverio Grandi “L’Amore crede l’Amore può” – L’idea comune è che la comunicazione debba arrivare per forza a tutti e solamente alzando la voce, ma non è così, bisogna urlare meno e comunicare di più.

Hai scritto “Segnali di fumo” durante il lock-down?

Sì, quasi tutte le tracce anche perché oltre alla pandemia mi sono capitate molte cose in quel periodo che hanno scatenato in me l’esigenza di scrivere, un modo per esorcizzare ansie e paure.

Pensi di presentarlo live?

Se riuscissi a ad organizzare qualcosa in piccoli club mi piacerebbe ma presentando un’esperienza multisensoriale in cui profumi e immagini proiettate accolgono lo spettatore riuscendo a coinvolgere più sensi possibili contemporaneamente. Non punto ad un concerto classico perché penso che il disco parli già da solo, piuttosto se domani dovessi esibirmi su un palco vorrei stupire.

Andare “Controvento” significa andare incontro a sé stessi non contro qualcosa. Un inno alla vita vissuta con coraggio e senza rimpianti  

Dentro la Canzone: La Camba “Controvento"
Dentro la Canzone: La Camba “Controvento” (Foto © Enrico Palmosi)

La libertà di spiccare il volo, o perlomeno provarci, trattenendo un attimo il respiro per poi lanciarsi in un abisso di emozioni, stando attenti a non far cadere la valigia di sogni che ci portiamo appresso. Adrenalina sì, ma anche paura di non riuscire ad atterrare, di schiantarsi al suolo e provare dolore non tanto nel corpo quanto nell’anima. Ma portare avanti con coraggio i propri pensieri, liberandoli dall’oppressione della convenzionalità implica anche questo, non significa andare controcorrente bensì controvento.

Federica Camba, cantautrice romana, cagliaritana d’adozione, ha pubblicato il nuovo singolo intitolato appunto “Controvento”, brano pop molto orecchiabile e dal contenuto potente. Racchiude un inno alla vita e uno stimolo a non smettere di inseguire i propri sogni come facevamo quando eravamo bambini. Perché la peggiore delle condanne che ci si possa infliggere è il pentimento di non aver fatto qualcosa o di aver vissuto solo a metà.

Firma di numerosi artisti quali la Pausini, Masini, Gazzè, Carboni, Emma, Amoroso, Morandi, ama scrivere indipendentemente che il brano sia destinato a lei o a un altro artista.

Dentro la Canzone: La Camba “Controvento"
Dentro la Canzone: La Camba “Controvento” – (Foto © Enrico Palmosi)

Che effetto fa sentire cantare una canzone scritta da te?

Una grande coccola. La canzone è come se fosse un prolungamento di me, tante facce del mio vissuto che vengono cantate da altre persone e ciò mi fa sentire appunto molto coccolata.

“Controvento” farà parte di un nuovo album?

Sì, ci sto lavorando sarà il mio terzo album e segue il precedente “Buonanotte sognatori” dopo una bella pausa, dato che fu pubblicato nel 2013.

Perché tutto questo tempo?

Perché nel frattempo la musica ed il mondo intorno a me cambiavano ed io facevo fatica a sentirmi autentica nell’attimo esatto in cui vivevo.

Dentro la Canzone: La Camba “Controvento”

Cosa ti ha fatto cambiare idea?

È stato il brano “Facci caso”, uno dei singoli che precede “Controvento”, a fare da spartiacque sottolineando come io sia riuscita a trovare la mia formula serena per sentirmi una donna autentica e al tempo stesso contemporanea.

Come riuscire a sentirsi autentici in questo difficile momento storico?

Ci sono quelle cose che serpeggiano dentro di te, sono delle consapevolezze che finché non diventano esplicite non sai di possedere. Semplicemente una mattina guardandomi allo specchio mi son vista con occhi che non erano i miei, e ho realizzato di non essere felice.

Perché?

In realtà tutto apparentemente sembrava filare liscio ma la verità è che man mano che viviamo ci allontaniamo da quello che siamo davvero perché siamo oppressi dalla cosiddetta normalità. Ci affanniamo a diventare uno standard solo per essere accettati anche se poi ci scopriamo persone infelici e lontane da ciò che sognavamo da piccoli di diventare.

È nata così “Controvento”?

Quella notte mi sono svegliata ed incredibilmente avevo in testa tutto il testo di “Controvento”. È stato come essere un tramite o come se questa cosa che lavorava dentro di me da tempo fosse esplosa finalmente fuori.

Qual è il vero significato di andare controvento?

Per me significa andare verso sé stessi, e non necessariamente contro qualcosa. È una forma di liberà che esige un grande coraggio perché a volte non riusciamo neppure ad immaginarci di poterci prendere questa libertà.

Come fanno i bambini?

Esatto, i bambini vanno controvento perché non hanno la minima idea di cosa ci sia attorno e di cosa sia la formalità, le cose da dire e da non dire. Nel videoclip ho una X nera sulla bocca che sta proprio ad indicare questo, finché ad un certo punto grido “Non me ne frega niente”.

Non voglio avere non ricordi perché non ho avuto il coraggio di vivere, è una cosa che ho appreso anche grazie a questa canzone che paradossalmente mi sta reinsegnando moltissimo, pur avendola scritta io. Solo ora capsico che un sacco di volte ho lasciato che fosse anziché scegliere.

Dentro la Canzone: La Camba “Controvento"
Dentro la Canzone: La Camba “Controvento” – Cover

Pensi che gli adulti si condizionino troppo?

Noi ci freghiamo con le nostre infrastrutture perché troppe volte ci poniamo dei paletti come se davvero non si potessero fare delle cose. La verità è che nessuno ci sta limitando, lo facciamo da soli.

Siamo troppi abituati alla nostra confort zone?

Probabilmente sì, ma trovo sia nemica delle felicità. Me ne accorgo anche nella scrittura, l’ostacolo è qualcosa che ti fa crescere, è utile anche nell’ascolto perché si trasforma in un gancio che ti rimane dentro.

Quindi tu consigli a tutti di vivere controvento?

Il mio, più che un suggerimento, è un grido. Personalmente non so se sto riuscendo completamente a metterlo in pratica ma senza dubbio dentro di me c’è la coscienza che per ogni cosa che facciamo possiamo scegliere se essere davvero o essere ciò che gli altri si aspettano che noi siamo. Io piuttosto cado, ma voglio provare a volare.

E tu sei caduta qualche volta?

Molte volte, io continuo a rotolare ma non rinuncio. Quando ci si rialza siamo più forti, ed anche un po’ più felici.

Dopo “Tale e quale Show” il nuovo singolo “Diversa”. “La diversità è sempre un arricchimento, dobbiamo andare oltre i pregiudizi”

 

Francesca Alotta: “Diversa” il nuovo singolo
Francesca Alotta: “Diversa” il nuovo singolo – (Foto © Carlo Bellincampi)

A volte la vita persino nel sottrarre regala qualcosa.

Può capitare, ad esempio, che anche da un’esperienza negativa si acquisiscano gli strumenti per ricostruire le basi dell’edificio che abitiamo, all’interno del quale risiede l’anima e si alimenta la nostra forza.

Riuscire a trovare ciò che di positivo si cela in situazioni avverse è tutt’altro che facile ma estremamente prezioso per uscirne migliori.

Francesca Alotta ha dovuto combattere un cancro che l’ha costretta a guardarsi dentro, superando i propri limiti e forgiando una nuova sé, partendo da quello spirito ribelle insieme al quale è cresciuta.

Una Francesca “Diversa”, proprio come il titolo del suo singolo fresco di pubblicazione in cui racconta la vera storia di una conoscente che non ha mai accettato l’omosessualità di sua figlia, scegliendo di perderla anziché amarla.

Un brano delicato ma dal graffio rock secondo una contaminazione di generi e stili che appartiene da sempre all’artista e che ora più che mai ha trovato la sua massima espressione nell’album cui sta lavorando e in cui si riflettono l’esperienza, il coraggio e il suo nuovo modo di apprezzare la vita.

Francesca Alotta: “Diversa” il nuovo singolo

Come è stata l’esperienza a “Tale e quale Show”?

Molto più impegnativo di quanto si possa immaginare. Dovevamo fare il trucco speciale tre volte a settimana e quello di Adele, per esempio, è durato circa sei ore.

Con tutte quelle protesi in faccia era complicato persino mangiare, però è stato bellissimo, da tempo volevo vivere questa esperienza e sono felice di esserci riuscita.

Sospettavi di essere così eclettica?

Amo da sempre la recitazione ma finora non mi era mai capitato di mettermi alla prova in questo senso, sebbene un interprete si trovi nella condizione di entrare in una parte ogni volta che canta un brano. Ammetto che dentro di me sentivo di potercela fare.

Come reagisci di fronte alle difficoltà?

Sono una che si rimbocca le maniche, l’ho fatto con la malattia come nel lock-down. La prima mi ha cambiata rendendomi più forte; il secondo è iniziato che avevo finito la radioterapia da appena tre giorni così mi sono buttata anima e corpo sulla stesura delle mie canzoni per utilizzare al meglio tutto quel tempo che avevamo a disposizione.

Quindi cerchi sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno?

Esatto. Anche in queste esperienze negative sono riuscita a trovare il lato positivo perché sono certa che ci sia sempre. Io ho capito fino in fondo quanto la vita sia preziosa e che non ne vada sprecato neppure un istante.

Vivo ogni momento in maniera intensa, con coraggio, non concentrandomi sul passato o sul futuro ma sul qui ed ora, ho persino imparato a perdonare e ho ritrovato la fede.

Francesca Alotta: “Diversa” il nuovo singolo 1
Francesca Alotta: “Diversa” il nuovo singolo – (Foto © Carlo Bellincampi)

In “Diversa” riveli una vera anima rock…

Sì, anche se in realtà ha sempre fatto parte di me. Ho intrapreso percorsi molti diversi tra loro, studiando pianoforte e violino al conservatorio e facendo parte di due band una jazz, l’altra di musica classica, mi sono anche cimentata con l’operetta.

Qual è il genere che ti senti più vicino?

La verità è che non si può ingabbiare la musica in uno stile, la musica è libertà e a seconda di come mi sento in un determinato momento ascolto l’opera piuttosto che il rock metal.

Il disco “Amina Mediterranea”, ad esempio, contiene brani antichi e la versione in acustico di “Non amarmi “con Aleandro Baldi, un omaggio al mio papà che è stato un grande tenore.

Sei tu l’autrice del brano?

Ho scritto testo e musica mentre l’arrangiamento è di Max Marcolini per l’etichetta Starpoint Corporation s.r.l.

 “Diversa” il nuovo singolo cover
Francesca Alotta: “Diversa” il nuovo singolo – cover

Il brano parla di una storia vera?

Si, racconta di una mia conoscente che sebbene sua figlia avesse già 23 anni, l’ha privata di tutto, a partire dal cellulare, esclusivamente a causa della sua omosessualità. La mandò dallo psicologo, intendeva curarla e non l’ha mai accettata preferendo pagare il costo di vederla star male.

Nel testo dici “Non hai mai guardato dentro me” …

Sì e aggiungo “Tu pensi solo alla gente a quello che potrà pensare, ma ti sei mai chiesta cosa provo io?”. Ed è talmente vero che alla fine questa madre ha scelto di perdere sua figlia piuttosto che amarla come avrebbe dovuto.

Oggi come sta la protagonista di “Diversa”?

È andata via di casa, e oggi convive serenamente con la sua compagna.

Francesca Alotta: “Diversa” il nuovo singolo 3
Francesca Alotta: “Diversa” il nuovo singolo – (Foto © Carlo Bellincampi)

Perché hai raccontato questa storia?

Perché se anche un solo genitore inizia a riflettere su questo tipo di atteggiamento e sulle sue possibili conseguenze per me è già una piccola conquista. La musica deve farsi portatrice di messaggi dando voce a chi non ne ha.

Cosa è per te la diversità?

Un arricchimento. Essere diversi sotto tutti punti di vista è affascinante e allargare i propri orizzonti fa bene all’anima.

È vero che sei molto impegnata nel sociale?

Sì, faccio parte di molte associazioni contro la violenza sulle donne e contro il bullismo e anzi sono convinta che bisognerebbe inserire a scuola qualche ora di educazione all’utilizzo dei social.

Progetti?

Sto lavorando al mio nuovo album con Max Marcolini (arrangiatore di Zucchero da 15 anni) uscirà a primavera ed avrà un’impronta rock ma ci sarà spazio anche per il soul e per un brano molto teatrale in dialetto siciliano dedicato a mia madre.

La “Vertigo” che si prova di fronte alle meraviglie della natura, la frenesia della quotidianità distrae dalla bellezza che ci circonda

Dentro la Canzone: Fabio D'Amato, la "Vertigo"
Fabio D’Amato – Mi capitò di entrare in una chiesa dove stavano suonando Bach con un organo a canne e ricordo bene che fui folgorato da quel suono

Riconnettersi con la natura, guardandola non tanto con occhi nuovi quanto diversi. Più simili cioè a quelli di un bimbo che ha la capacità di sorprendersi di fronte a qualsiasi cosa nuova noti lungo il suo cammino. È con questo sentimento, di ritrovato candore ed abbandono alla semplicità e alla bellezza, che Fabio D’Amato concepisce la musica. Un fil rouge con la nostra anima e, appunto, con la natura che ci circonda e di cui ci scopriamo essere parte integrante.

A pochi mesi dalla pubblicazione del suo “Essensial songs 3” (preceduto da un primo cd uscito nel 2017 ed un secondo nel 2019) l’artista ha pubblicato “Vertigo”, un singolo strumentale, come tutti i suoi lavori, accompagnato da un video molto interessante girato in Indonesia dal regista Doni Rawan in cui si descrive come l’uomo, perso nella totale frenesia dei suoi mille impegni, non riesca ad apprezzare appieno la Natura, salvo decidere di staccarsi da questa condizione tornando, fosse anche per un istante, ad ammirarla senza filtri né distrazioni. È a quel punto che avvertirà una sorta di sublimazione, un sentimento che l’autore definisce di vertigine, da cui il titolo del brano “Vertigo”.

Dentro la Canzone: Fabio D'Amato, la "Vertigo"
Fabio D’Amato – Ho sempre pensato la mia musica come esperienza internazionale, un linguaggio universale privo di confini che chiunque possa ascoltare

A quando risale il tuo debutto musicale?

Ho iniziato all’età di sette anni. Mio padre era appassionato di musica e decise di comprarmi (per la gioia del condominio dove abitavamo!) una batteria. In seguito, ricevetti il mio primo organo.

Perché proprio un organo?

Perché mi capitò di entrare in una chiesa dove stavano suonando Bach con un organo a canne e ricordo bene che fui folgorato da quel suono. Così iniziai a studiare musica, imparai a memoria quel brano di Bach e nel giro di un paio di anni passai al pianoforte.

Dunque, musica classica?

Sì, ma al tempo stesso strizzando l’occhio al pop. A 14 anni ho scritto la mia prima canzone (dedicata ad una ragazzina che non ha mai sospettato nulla), mentre un anno dopo ho autoprodotto il mio primo cd strumentale.

Ti piace molto comporre?

Tutti i maestri con cui ho lavorato mi hanno sempre fatto notare la mia predisposizione naturale alla composizione, mi sono anche dedicato allo studio degli arrangiamenti per poi abbracciare la scrittura di canzoni pop, spesso destinate ad artisti emergenti che per un certo periodo ho anche prodotto.

È vero che hai realizzato molti jingles per spot televisivi?

Sì, è così. È una cosa che mi piace moltissimo e anzi, tenendo le dita incrociate presto dovrebbe uscire un mio lavoro per uno spot internazionale.

Perché hai girato il video di “Vertigo” in Indonesia?

Avevo già lavorato con Doni Rawan, una persona estremamente sensibile e professionale che riesce a cogliere le sfumature attraverso le immagini valorizzando anche le note stesse. Ho sempre pensato la mia musica come esperienza internazionale, un linguaggio universale privo di confini che chiunque possa ascoltare e girare il video in Indonesia mi ha permesso di concretizzare questa filosofia.

Dentro la Canzone: scrivo di notte come in una sorta di tranche
Fabio D’Amato – Generalmente scrivo di notte, con le luci spente, ed un’emozione ben chiara nella mia testa, le mani si muovono da sole come mi trovassi in una sorta di tranche

Grazie a Rawan la tua musica ha trovato la propria dimensione?

Sì, lui è capace di creare atmosfere uniche, quasi da film, anche grazie agli stupendi paesaggi indonesiani e ai volti delle persone che vi abitano.

Chi è la protagonista?

Vita Anastasia, un’attrice che ha saputo esprimere perfettamente il senso di vertigine trasmesso dal mio brano.

E qual è il legame tra la Natura e l’interiorità della persona?

Il punto di partenza delle mie composizioni è sempre offerto dalle emozioni della vita, ed una di queste è dettata dalla bellezza della natura che ci circonda e innanzi alla quale spesso, ad esempio in questo difficile periodo storico, siamo troppo distratti.

La vertigine è quindi una sensazione positiva?

Assolutamente sì, è il sentimento di riscoperta delle piccole cose che ci passano quotidianamente davanti agli occhi ma che spesso non vediamo perché concentrati su altro o semplicemente distratti dallo stress della vita.

Dentro la Canzone: Fabio DAmato Vertigo_cover
Fabio DAmato Vertigo_cover

È un po’ come tornare bambini?

In un certo senso è proprio così. Il bambino si stupisce di una cosa apparentemente banale, ma dietro quella banalità si cela qualcosa di pazzesco.

Ma come ci si può riuscire?

Ho imparato a fermare il tempo. Se ci prenderemo anche appena cinque minuti per osservare un’immagine verremo travolti da una serie di emozioni, ma per riuscirci dobbiamo avere la forza di abbandonare tutto ciò che ci gravita intorno e concentrarsi su quella scena. Alla fine, è un mutuo scambio di energie tra quello che si vede e ciò che si percepisce.

Dentro la Canzone: la "Vertigo"
Fabio D’Amato – Il punto di partenza delle mie composizioni è sempre offerto dalle emozioni della vita, ed una di queste è dettata dalla bellezza della natura che ci circonda

Ti accade qualcosa di simile quando componi?

Proprio così. Generalmente scrivo di notte, con le luci spente, ed un’emozione ben chiara nella mia testa, le mani si muovono da sole come mi trovassi in una sorta di tranche. Talvolta riascoltando la registrazione sono il primo a restare basito. La musica riesce a comunicare le emozioni di una persona trasferendole in un’altra.

Progetti?

Mediamente faccio uscire un singolo ogni tre mesi, poi spero di continuare a lavorare sia per gli spot che per la moda, realizzando brani ad hoc per entrambi i settori.

Un sogno nel cassetto?

Comporre una colonna sonora per un film d’autore importante.

“Madrid non va a dormire” la musica come resilienza per superare pensieri negativi

Dentro la Canzone : Loredana Errore
Dentro la Canzone : Loredana Errore (Foto © Nicolò Novali)

A volte la musica dimostra di essere non solo la migliore amica possibile, ma anche la giusta medicina per riuscire a cicatrizzare più velocemente le ferite dell’anima.

Alcuni artisti lo sanno bene al punto di abbandonarsi tra le calde braccia di quella che a tutti gli effetti diviene un’ancora di salvataggio, oltre che una grande passione.

Loredana Errore, grinta e talento da vendere ma anche fragilità mai sottaciuta, ha trovato proprio nella musica la possibilità di superare ogni pensiero negativo.

Per festeggiare i primi dieci anni di carriera, ha recentemente pubblicato l’album “C’è vita” composto da sette tracce, tra cui una sua versione de “La cura” di Battiato ed una special edition di “Ragazza occhi cielo” il primo successo di Loredana scritto per lei da Biagio Antonacci.

Ma tra gli inediti spicca “Madrid non va a dormire” una canzone dai toni latineggianti che ha vestito di colore l’estate, come si fa con un abito perfettamente cucito addosso ad una persona.

Ma al di là della spensieratezza trasmessa a dominare è il tema della musica come cura e resilienza da ogni cosa, a partire dal recente passato di forti restrizioni dovute alla pandemia.

Che effetto ti fa celebrare il decennale dai tuoi esordi?

È come riavvolgere il nastro. Ma la musica ha il privilegio di mantenere giovane le persone e di far volare letteralmente il tempo, sembra impossibile anche a me siano già trascorsi dieci anni.

Perché hai intitolato il tuo album “C’è vita”?

Perché vuole essere un omaggio alla vita, visto che ho avuto la possibilità di ripresentarmi ai miei fan dopo dieci anni con la mia musica ed un nuovo progetto. “C’è vita” nasce quindi dalla mia gratitudine per tutto quello che la vita mi ha regalato.

Che ruolo ha avuto la musica durante la pandemia?

Il fatto stesso che io abbia avuto l’opportunità di lavorare alla mia musica quando il tempo sembrava congelato mi ha fatto pensare “allora dopotutto c’è vita”.

E poi soprattutto, dopo ciò che è successo, mi sono resa conto che chi vive ha l’obbligo morale di maturare e trasmettere uno scopo ed un messaggio.

Dentro la Canzone : Loredana Errore cover
Dentro la Canzone : Loredana Errore – Madrid non va a dormire cover

La musica come speranza?

Sì, assolutamente. L’abbiamo visto soprattutto nel primo lock-down e poi fortunatamente la vita riesce sempre a sollevarti e a proteggerti ponendoti in una dimensione celestiale.

Hai già ripreso con gli eventi live?

La scorsa estate no, ma recentemente ho fatto due date bellissime. Il 24 ottobre una serata sold out in cui ho cantato a Bologna ripresentandomi al mio pubblico dopo due anni di sosta, mentre il 5 novembre mi sono esibita a Roma e anche qui non è mancato il calore dei fan.

Cosa dire di “Madrid non va a dormire”?

Intanto devo ringraziare gli autori Federica Carminati e Andrea Valli, che hanno avuto questo sguardo proiettato fuori dall’Italia, molto estivo e che ha colpito anche a me al primo ascolto. Sono felice sia stata accolta molto bene, evidentemente c’è voglia di lasciarsi andare e addirittura scatenarsi.

Dentro la Canzone : Loredana Errore

Sebbene non sia un pezzo totalmente leggero…

Pur essendo un piccolo tormentone in ogni momento privilegia e inneggia la vita e l’azione della musica che nei momenti spiacevoli ci viene in soccorso allontanandoci da tutte quelle compressioni mentali che possiamo superare grazie a questa valvola di sfogo.

È un po’ come se l’anima si sollevasse da terra per lasciare tutti i pesi e le cose che la ammorbano per ballare una musica che dona libertà. È proprio questo, alla fine, il fil rouge dell’album.

Dentro la Canzone : Loredana Errore foto Nicolò Novali
Dentro la Canzone : Loredana Errore (Foto © Nicolò Novali)

Quindi il binomio vita-musica?

Vita-musica e artista, in realtà. Durante la pandemia ho avuto modo di riflettere sulla figura dell’artista, in un momento in cui le nostre certezze sono venute meno ad appannaggio delle paure.

La vita, la musica e l’artista sono tre elementi che tendo a scindere da un punto di vista funzionale in quando l’artista è colui che aiuta la gente a trasmettere messaggi attraverso una tela, una poesia, una fotografia, una canzone.

Quindi chi è per te l’artista?

L’artigiano che in purezza comunica un messaggio.

E cosa rappresenta per te la musica?

La musica aiuta a guarire, è una cura. Per me la musica è stata ed è tutto. È quell’universo, danza o movimento che mi spinge ad andare avanti ogni giorno. Del resto, io sono quella che sono proprio grazie a lei.

Dall’esperienza di depressione post-parto alla gioia di Vivere,  l’energia della sua musica in “Non Arrenderti Mai”

Dentro la Canzone: Sofia Cresti “Non Arrenderti Mai”
Dentro la Canzone: Sofia Cresti “Non Arrenderti Mai” (Foto © Stefano Milaneschi – Milaneschiavd)

La vita è un dono, e poterla donare un miracolo che si rinnova ogni giorno, talmente unico da non potersi spiegare. Certe volte però capita di trovare lungo il percorso ostacoli affatto semplici da superare, altopiani che all’improvviso diventano montagne impervie, scalabili solamente facendo ricorso a tutto il coraggio e la determinazione possibili.

Le cause possono essere molteplici e talvolta, anche se vorremmo lanciare un grido di aiuto, finiamo col soffocarlo in gola pensando (o sperando) di potercela cavare da soli.

Ma è proprio allora che guardandoci allo specchio dobbiamo impegnarci ad individuare la nostra ancora, quella mano fisica o ideale, in grado di trarci in salvo una volta per tutte.

La toscana Sofia Cresti ha trovato nella musica, sua fedele amica da sempre, un porto sicuro e insieme lo stimolo per ripartire da sé stessa e dal suo bambino, come un cerchio perfetto che racchiude tutto l’amore del mondo.

In “Non arrenderti mai” parla proprio di questo, non si tratta infatti di un brano malinconico, ma di un vero e proprio inno alla vita dalle tonalità rock.

Quando hai scoperto la musica?

Quando avevo nove anni, ho iniziato il giorno della mia prima comunione e non mi sono più fermata perché da allora ho scoperto che è la cosa che mi piace di più. Infatti, proprio in quel periodo decisi di lasciare danza per dedicarmi allo studio del canto, in seguito ho partecipato a molti concorsi sia a livello nazionale che internazionale.

E poi?

E poi è diventata la mia vita, al punto che mi sono diplomata al conservatorio in flauto traverso.

Come nasce la tua canzone?

Rappresenta la ritrovata luce dopo un momento buio che ho attraversato. Vuole essere un vero inno alla vita segnato musicalmente dalla scelta del mix tra rock ed elettronica.

Cosa ti è capitato?

Sono diventata mamma nel settembre 2016 ma dopo qualche mese dalla nascita del mio bambino Ascanio Leo, sono purtroppo caduta in una brutta depressione post-parto. È stata doppiamente dura perché ho dovuto affrontarla da sola, mio marito mi ha lasciata ed io ho vissuto un periodo tremendo.

Ma c’era la musica a tenerti compagnia?

In realtà c’è sempre stata ma dopo la nascita di mio figlio sono stata costretta a metterla un po’ da parte finché un giorno tutta questa sofferenza non l’ho riversata nuovamente nella musica.

Come è successo?

Sicuramente devo molto ad un incontro fortuito che ho avuto con Angelo De Luca e Bruno Milioni, che hanno curato rispettivamente melodia e arrangiamento del pezzo.

Loro mi hanno stimolata a scrivere, cosa che inizialmente mi ha un po’ spiazzata perché avevo già provato a cimentarmi nella scrittura ma non mi ero mai sentita in grado di farlo. Ormai noi tre abbiamo formato una vera squadra.

“Non arrenderti mai” è il tuo primo esperimento con la scrittura?

Si, al quale ne sono seguiti altri tanto che stiamo ultimando l’album.

Alla fine, si è rivelato terapeutico?

Molto, anche perché quando sei depressa ti senti sbagliata, hai tra le braccia una creaturina di pochi mesi, la cosa più bella del mondo, e anziché essere al settimo cielo non stai bene. E non capisci neppure il perché. Quindi trovo sia necessario parlarne e sfogarsi senza tenersi dentro questo enorme peso.

Dentro la Canzone: Sofia Cresti “Non Arrenderti Mai” copertina
Dentro la Canzone: Sofia Cresti “Non Arrenderti Mai” – copertina

Tu hai chiesto aiuto?

Nonostante il bellissimo rapporto che ho con la mia mamma, non l’ho fatto. Anche perché sono una persona che ha sempre cercato di essere indipendente e risolvere i propri problemi da sola, ad esempio non ho mai perso un giorno di lavoro pur stando male.

Per un po’ di tempo ho avvertito un malessere crescere dentro di me finché un giorno sono stata lasciata, ed è stato allora che ho aperto gli occhi e deciso di reagire anche per il bene di mio figlio. Anzi, Ascanio Leo mi è stato molto di aiuto, senza di lui sarebbe stato più difficile uscire dal buio.

Hai ricevuto riscontri da altre mamme che si sono riconosciute nel tuo brano?

Si, moltissime donne mi hanno confessato di aver vissuto esperienze simili.

Ad Ascanio Leo piace la musica?

Per ora gli piace di più il calcio. Spero però che un domani si avvicini anche alla musica.

Hai ritrovato la pace interiore?

Per fortuna sì. Non dobbiamo mai cercarla altrove ma solo dentro di noi, e proprio per questo è la cosa più difficile da fare. Però una volta che sei riuscita raggiungerla non ti ferma più nessuno.

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