Dentro la Canzone: Eugenio Finardi “Musica Ribelle”

Eugenio Finardi: 45 anni di “Musica Ribelle”

“La libertà è qualcosa di evanescente, ed è assoluta quando scegliamo di rinunciarvi”

Dentro la Canzone: Eugenio Finardi "Musica Ribelle"
Io spero si scopra nuovamente la realtà hippie e ci si riavvicini al tribalismo inteso proprio come vivere prendendo spunto dalle tribù

Chissà, forse ha ragione Francois Mauriac quando scrive “Il pensiero è ribelle. Impossibile impedirgli di correre dove vuole”.

Fatto sta che essere ribelli forzatamente è come indossare un vestito smanicato in pieno inverno solo perché fa tendenza, oltre a risultare innaturale sarebbe addirittura dannoso. Il minimo che possa accadere è un evitabilissimo raffreddore coi fiocchi.

Chi invece lascia correre il proprio pensiero in un modo che gli è congeniale da sempre è Eugenio Finardi.

Lui non lo fa per convenzione, piuttosto per fedeltà alle proprie idee, natura e musica che nonostante il passare del tempo continua ad essere ribelle, esattamente come 45 anni fa.

Cosa pensi dell’attitudine ad etichettare la musica?

La musica è un fluido, oggi si ha la tendenza a ribattezzare i generi in mille modi diversi etichettandoli talvolta con fantasia. Siamo troppo legati all’apparenza e poco all’essenza.

Eugenio Finardi "Musica Ribelle"
Dentro la Canzone: Eugenio Finardi “Musica Ribelle” – La libertà la riconosciamo solo quando ci manca e in quanto tale è evanescente

Come risolvere questo problema?

Personalmente sto facendo una mia contro battaglia andando in giro con sandali basculanti di 12 anni fa e pantaloncini sfrangiati dall’uso, diciamo che è una mia reazione alle mode e al volere apparire a tutti i costi.

È la tua natura ribelle?

Si, io sono sempre controcorrente. Ho persino fatto su internet un test di personalità ed è venuto fuori che la mia è di una rara specie, il bastian contrario.

Come fai ad inserirti nell’era dell’omologazione?

Io spero si scopra nuovamente la realtà hippie e ci si riavvicini al tribalismo inteso proprio come vivere prendendo spunto dalle tribù. Se hanno fame colgono il frutto direttamente dall’albero, bypassando il consumismo sfrenato e tornando ad una vita più naturale, basata su ciò che è prioritario per la sopravvivenza.

È ribelle la musica di oggi?

La musica ribelle c’è sempre, lo sento. Ad esempio abito a Milano proprio dietro la piazza dove recentemente sono accaduti i fatti di cui hanno molto parlato i telegiornali. Ovvero centinaia di ragazzi si sono ritrovati per realizzare il video di un rapper creando un grande assembramento e sfidando le regole anti Covid. Probabilmente questa è la musica ribelle di oggi.

La tua “Musica ribelle” a chi si rivolgeva?

Ai ragazzi dell’epoca. I protagonisti Anna e Marco, poi ripresi anche da Dalla ed altri autori diventando di fatto iconici, facevano collezione di dischi e rappresentavano un affresco degli anni ’70. Marco “conosce a memoria ogni nuova formazione e intanto sogna di andare in California o alle porte del Cosmo che stanno su in Germania”. Invece Anna sognava con le canzoni e con i libri mentre le arrivavano i primi segnali femministi. Oggi c’è bisogno di un’altra consapevolezza.

Ma oggi siamo nella direzione giusta?

Non credo.

Chi si professa ribelle oggi lo è sul serio?

Per il mondo contemporaneo sì. È chiaro che si vive in un contesto storico sociale totalmente diverso da quello che racconto io nella canzone per cui anche un calciatore non avrà le stesse caratteristiche di un calciatore di 40 anni fa. Probabilmente dovremmo fare un passo indietro e saper rinunciare all’idea di accumulare, togliere qualcosa al molto che abbiamo.

Oltre alla musica quali sono le tue passioni?

Ho realizzato 250 ore in aria e altrettante in immersione sott’acqua. Poi ho dovuto smettere, infatti mi han tolto il brevetto di volo per ultraleggeri a causa di una fibrillazione cardiaca.

Dentro la Canzone: "Musica Ribelle"
La musica è un fluido, oggi si ha la tendenza a ribattezzare i generi in mille modi diversi etichettandoli talvolta con fantasia. Siamo troppo legati all’apparenza e poco all’essenza.

Per te significava essere libero?

Si, specialmente con le immersioni mi sentivo un alieno. È un volo che ti permette di essere statico, e se non tocchi e non disturbi, è come trasformarsi in un’astronave che vola silenziosamente sopra un mondo che non ti appartiene. Una sensazione meravigliosa.

Ribellione e libertà spesso vanno di pari passo. Cosa è per te quest’ultima?

La libertà la riconosciamo solo quando ci manca e in quanto tale è evanescente. Se l’assaggiamo non riusciamo più a farne a meno, come un bambino che ha fatto il primo passo, non si può tornare indietro.

Quando si può parlare di libertà assoluta?

Ogni volta che si può scegliere quando rinunciarvi.

E quando si rinuncia alla libertà?

Ad esempio quando sali su un tram, ti sposi, fai figli o diventi un noto cantautore.

Articolo a cura di Sara Chiarei

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