Questa settimana siamo andati “oltre” la musica tradizionale: la musica è ovunque e tocca diversi ambienti, come ad esempio il Cinema e l’intrattenimento. Abbiamo incontrato Andrea Sala, Caporedattore di MondoFox.it. Con lui abbiamo esplorato la musica con occhiali diversi.

Edicola361: MondoFox.it
La homepage di MondoFox.it, con il carosello delle news più hot

Tipologia: web

Qual è il pubblico a cui si rivolge?
A tutti gli appassionati di intrattenimento, dal cinema alle serie TV, dai videogame ai fumetti.

Che spazio viene dato alla musica?
Copriamo le colonne sonore dei film, le sigle delle serie TV, le soundtrack iconiche dei videogames, perlopiù.

Musica di tutti i tipi o qualche genere in particolare?
Tutti i generi, ma legata ai nostri argomenti chiave.

Perché avete scelto di trattare solo la musica italiana o internazionale o perché entrambe?
Trattiamo entrambe, senza distinzione, perché, ovviamente, tutta la musica può essere associata a un film o una serie TV.

Come si esprime l’unicità della testata? Quali le caratteristiche che la rendono unica?
Lavoriamo sempre tendendo alla massima qualità possibile, a discapito della quantità. Non siamo quel tipo di testata che cerca di correre dietro a tutte le notizie. Cerchiamo gli argomenti più interessanti per i nostri lettori e cerchiamo di dar loro il meglio possibile.

Da quando esiste la testata?
Da dicembre 2015

Edicola361: MondoFox.it 1
Le colonne sonore su MondoFox.it sono un mix fra storico e nuovo

Qual è stato il percorso di crescita?
È stato un lavoro continuativo e, spesso, frenetico, ma sempre in stretta osservanza dei principi qualitativi detti più sopra. Oggi siamo fra i primi 10 siti tematici sul cinema, in Italia.

Come descriveresti la vostra immagine e impostazione grafica?
Direi minimale e pratica.

Quanto pesano per voi i social nella divulgazione del vostro progetto?
Molto, direi circa un buon 50% del totale.

Parlando di Social…

Tra i social, quale trovate quello più efficace?
Facebook.

Qual è la linea che ha impostato in tema di musica?
Seguiamo per lo più le colonne sonore più iconiche.

Che rapporto avete con gli uffici stampa?
Un classico rapporto di mutua collaborazione se le proposte che ci arrivano rientrano nella linea editoriale.

Esiste ancora la concorrenza tra testate? Se si, come superarla?
Certo che esiste. Non penso che si supererà mai, soprattutto se teniamo in considerazione l’atmosfera economica legata all’editoria.

Quali per voi, almeno due testate di riferimento per il vostro ambito/settore?
Variety e Entertainment Weekly.

Indirizzo web

 

 

 

La grande esperienza e la lunga storia della crescita di una grande testata musicale.

Abbiamo incontrato Giuliano Delli Paoli, Coordinatore redazionale, anche della sezione Elettronica di Ondarock.

Edicola361: Ondarock

Tipologia: Webzine musicale

Qual è il pubblico a cui si rivolge?
E’ molto vasto. Basti considerare le otto sezioni quotidianamente aggiornate dal 2000: Rock e dintorni, Pop Muzik, Angolo Dark, Elettronica, Songwriter, Altrisuoni, Italia e Jazz. Un ventaglio dunque eterogeneo, trasversale, con un occhio di riguardo verso la musica indipendente.

Che spazio viene dato alla musica?
Semplicemente totale.

Musica di tutti i tipi o qualche genere in particolare?
Non abbiamo mai tracciato linee di confine. Il nostro sguardo è ampio, oltrepassa ogni steccato. Ondarock offre una vetrina critica, scevra da direzioni, hype e suggestioni varie.

Edicola361: Ondarock 1Perché avete scelto di trattare solo la musica italiana o internazionale o perché entrambe?
Le trattiamo alla stessa maniera, ed entrambe sono parte integrante della nostra offerta.

Come si esprime l’unicità della testata? Quali le caratteristiche che la rendono unica?
Abbiamo attraversato tutte le fasi dell’evoluzione internettiana, aderendo puntualmente alle costanti mutazioni in atto. Ciò che rende Ondarock unica è la passione con la quale i redattori esercitano le proprie competenze in materia. Non c’è alcun legame o vincolo. La libertà di giudizio è infinita. A muovere i fili è solo la passione incondizionata e salvifica per la musica. Inoltre, disponiamo di sezioni meravigliose come quella che raccoglie le nostre Pietre Miliari. Curiamo News, Concerti, Speciali, Classifiche. Insomma, non ci facciamo mancare niente.

Da quando esiste la testata?
Siamo attivi dal lontano 2000, in sostanza siamo stati tra i primi della rete.

Qual è stato il percorso di crescita?
E’ stata una crescita costante. Al momento contiamo 50 redattori e 50 collaboratori. Una squadra equamente distribuita su tutto il territorio italiano. Competenze che variano dal mainstream all’elettronica più sperimentale. Vantiamo inoltre 70.000 lettori a settimana, 200.000 al mese, circa 150 materiali nuovi prodotti ogni mese, tra recensioni, live report, speciali, news, interviste, pietre miliari, monografie e via discorrendo.

Edicola361: Ondarock 2

Come descrivereste la vostra immagine e impostazione grafica?
Direi solida, sobria, funzionale.

Quanto pesano per voi i social nella divulgazione del vostro progetto?
Siamo nel 2019, dunque tanto.

Tra i social, quale trovate quello più efficace?
Sono tutti efficaci. Certo, Facebook resta quello più seguito (abbiamo sfondato quota 65.000). Tra l’altro, abbiamo appena attivato anche la nostra pagina Instagram. Meglio tardi che mai.

Qual è la linea che hai impostato in tema di musica?
Si punta alla qualità delle recensioni. L’intento è fornire analisi minuziose, parimenti esaustive. La competenza è accertata attraverso selezioni molto rigorose dei recensori. Inoltre, il sito dispone di una natura “bifronte”: webzine di attualità (recensioni di nuove uscite, interviste, report) e archivio storico (monografie, pietre, approfondimenti, speciali).

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Che rapporto avete con gli uffici stampa?
C’è un rapporto di massimo rispetto, con una precisa linea di demarcazione tra il ruolo dell’uno e quello dell’altro.

Esiste ancora la concorrenza tra testate? Se si, come superarla?
Esiste ed è naturale che sia così. In un modo o nell’altro, la concorrenza ti spinge a fare sempre meglio; è un ulteriore stimolo, come accade in ogni campo lavorativo. Una scossa ovviamente sana, gestita senza patemi o eccessi di sorta.

Quali per voi, almeno due testate di riferimento per il vostro ambito/settore?
Rateyourmusic.com e Discogs.com. Sono contenitori “asettici”, eppure ricchi di spunti. Il secondo funge spesso e volentieri da archivio di riferimento.

Sito della testata

Rumore è una rivista musicale cartacea mensile che ha anche un sito quotidiano, Rumoremag.com: Non una digital replica ma lo sviluppo integrato di contenuti.

Intervista al direttore editoriale Rossano Lo Mele (il direttore responsabile è Marco De Crescenzo) che si occupa di gestire e coordinare i contenuti con la redazione.

Edicola361: Rumore

A chi si rivolge Rumore?
A tutti gli appassionati di musica che arrivano dal rock, con ogni deriva che sia Jazz, musica sperimentale, dance, elettronica, hip pop: tutti i generi imparentati in qualche modo col rock.

Musica di tutti i tipi, quindi?
Rock in tutti i suoi sottogeneri: elettronica, black music… Chiaramente non ci occupiamo di elettronica di consumo da apericena, del metal sinfonico o della musica pop da classifica: non stanno nel nostro perimetro.

Quali sono le caratteristiche che rendono Rumore unica nel suo genere?
La forza di Rumore è stata quella di nascere con un’idea che ha anticipato i tempi: nasce all’inizio degli anni novanta con l’idea di abbattimento dei generi musicali, abbracciando un po’ tutti i generi, partendo dal rock e andando a cercare quanto ci fosse di interessante a prescindere dalle separazioni di genere e ideologie. Una rivista specializzata e di settore che si rivolgeva ad un pubblico più ampio al di sopra di catalogazioni nette e “steccati”.

Edicola361: Rumore 1Il percorso di crescita di Rumore: quali le tappe principali?
Nasce nel 1992. Nei tardi anni novanta si consolida fortissimamente nel tessuto dei lettori e sociale: una reazione ed inclusione nella crisi generazionale dell’editoria  degli anni zero. Un successivo e netto rilancio l’ha avuto negli anni dieci con la nuova direzione e proprietà che ha deciso contestualmente all’uscita del mensile di reagire al mercato con l’inclusione del sito internet e dei social media che hanno dato e danno un nuovo impulso al cartaceo.

Come descriveresti la scelta grafica di Rumore?
Cerchiamo di fare un giornale bello da vedere e con contenuti interessanti. Ci confrontiamo molto con le riviste estere, non solo musicali. Il giornale deve avere una piacevolezza quasi femminile. Sono per noi fondamentali i contenuti ma anche belle foto ed una bella impaginazione. La mia speranza è che tante donne si possano avvicinare ad una rivista che per lo più è letta da un pubblico maschile, affascinate dal poter tenere tra le mani una rivista gradevole sotto ogni punto di vista.

Quanto contano i social nella divulgazione dei vostri progetti?
Tantissimo. Per la gestione dei social media abbiamo persone che hanno l’età giusta per starci dentro. C’è da dire che la nostra redazione si compone di persone di ogni età, con un perfetto dialogo intergenerazionale. La musica è la passione comune: è il progetto di continuità che ci lega.

Quali sono i social media di riferimento per voi?
Facebook in primis, poi Instagram e Twitter. Facebook, perché il pubblico a cui ci rivolgiamo va dai 25 ai 60 anni mentre Instagram è molto più teen.

Qual è la vostra linea editoriale?
Il contesto musicale nazionale privilegia la musica italiana. Noi cerchiamo di fare un mix di novità interessanti da un punto di vita strettamente musicale. Dedichiamo tanti spazi redazionali agli italiani ma per le copertine dobbiamo cercare sempre di selezionare molto. Siamo attenti anche alle cose del passato che hanno una loro attualità e che vengono ripubblicate, vedi  Lou Reed o i Clash, copertine sempre di successo.

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Il Logo Ufficiale di Rumore

Che rapporti avete con gli uffici stampa?
Con alcuni di molestia; altri non ci considerano, ma in generale buono. Avere a che fare con gli uffici stampa è diventato un lavoro full time anche perché sono tantissimi e altrettante le produzioni. Molto dipende dalle persone, quelle che sanno fare bene il loro lavoro e che sanno fare la differenza.

Esiste ancora concorrenza tra testate, e se si come superarla?
Secondo me è superata, anche perché ogni rivista ha la sua identità; una non esclude l’altra. Anzi, in un mercato così piccolo dovremmo tenere vicino i nostri lettori, cercando di unirci per catturare la loro attenzione. Al di là di quello che i prodotti on line possono dare gratis non riusciranno mai a superare il fascino e la suggestione della rivista.

Ci puoi individuare due testate che per te sono un riferimento importante?
Mi piace tantissimo Q che per me è il giornale musicale più bello al mondo per intelligenza, qualità delle firme, contenuti e accessibilità. Mi piaceva moltissimo Select, anche questa inglese, che purtroppo non c’è più.

Un piacevole incontro con Elisa Serrani, direttore della testata musicale Musicaincontatto.it . La musica è comunicazione, linguaggio, stile di vita che coinvolge chiunque, di qualsiasi età e unisce.

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Homepage di Musicaincontatto.it

Tipologia: Web/quotidiano

Qual è il pubblico a cui si rivolge?
Non abbiamo un target specifico di riferimento; cerchiamo di coinvolgere ogni fascia di età, dando spazio ad ogni genere musicale. Senza nessuna pretesa e con tutto l’impegno e la professionalità da parte nostra, ci auguriamo, con il tempo, di diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati di musica, oltre ai generi, oltre ai confini geografici.

Che spazio viene dato alla musica?
La Musica è il cuore pulsante del portale, dalle news alle recensioni di conferenze, kermesse e concerti, senza tralasciare le nuove proposte, le “nuove leve” del panorama musicale (nazionale, specialmente), con la rubrica “MIC Artist of Week”, che, ogni settimana, presenta al pubblico un nuovo giovane artista.

Musica di tutti i tipi o qualche genere in particolare?
Nessun genere e nessun artista è escluso; la nostra mission è proprio quella di mettere “in contatto” gli artisti con il pubblico e viceversa, gli emergenti con un futuro fanbase e, senza creare illusioni a nessuno, dare loro la possibilità di essere notati dagli addetti ai lavori.

Abbiamo in mente moltissimi progetti che, passo dopo passo, stiamo realizzando.

Stiamo creando uno spazio dedicato alla musica italiana all’estero (anche grazie alle collaborazioni internazionali con siti, testate, uffici stampa e professionisti del settore, ma anche con quegli utenti, solitamente italiani che vivono all’estero, che vogliono dare il loro contributo, partecipando attivamente, con segnalazioni per esempio).
Teniamo molto ai progetti benefici che si possono realizzare grazie al potere di unione e cooperazione della Musica; stiamo vagliando diverse proposte.

Perché avete scelto di trattare solo la musica italiana o internazionale o perché entrambe?
Diamo spazio ad entrambe, con un occhio di riguardo in più al fervore artistico e creativo presente nella nostra Penisola, nel quale crediamo moltissimo. Cerchiamo di spaziare il più possibile tra ciò che viene definito “mainstream” e i progetti, per così dire, più “di nicchia”, indipendentemente dalla loro provenienza.
Uno degli aspetti fondamentali e più belli della Musica (se non il più bello) è che non ha confini né barriere; unisce tutti, indipendentemente dalla collocazione geografica, religione e posizione sociale.

Come si esprime l’unicità della testata? Quali le caratteristiche che la rendono unica?
Siamo attivi da meno di un anno, dopo oltre 11 di esperienza nel settore in vari ruoli e mansioni. Stiamo costruendo un nostro spazio.

Da quando esiste la testata?
dal 2 Luglio 2018

Edicola361: Musicaincontatto.it 2Qual è stato il percorso di crescita?
E’ stato un po’ come fare un salto nel vuoto; l’idea di lasciare quello che può essere definito un “porto sicuro”, inizialmente spaventa.
Ma dopo oltre un decennio di esperienza, mi sono detta “Ok, fin da bambina sapevi, dentro di te, che nella vita avresti voluto fare questo. Con impegno e determinazione sei riuscita a costruirti una formazione (che non si ferma mai e deve essere costante, nel tempo), avendo la fortuna e l’onore di collaborare con tanti professionisti che ti hanno insegnato e trasmesso moltissimo. E’ ora di uscire dalla comfort zone e di iniziare a costruirti un progetto tuo, facendo tesoro di quello che sai e, con umiltà, continuare ad apprendere da tutti coloro che, con passione e sincerità, svolgono questa professione”.

E’ una continua crescita: la Musica insegna sempre.

Come descrivereste la vostra immagine e impostazione grafica?
Semplice, minimal ed immediata
. Riceviamo molti complimenti per questo perché, per scelta, abbiamo deciso di non inserire pubblicità, banner; nulla che distolga l’attenzione dell’utente da quello che è il fulcro del sito, la Musica, appunto.Quanto pesano per voi i social nella divulgazione del vostro progetto?

Ormai viviamo in un mondo completamente Social. Questo ha i suoi aspetti negativi (a volte la popolarità sui Social è più importante del lavoro in sé) ed i suoi aspetti positivi (la possibilità di connettersi con il resto del mondo, di far conoscere un artista ad un pubblico molto più vasto). Noi veniamo dalla generazione che ha vissuto appieno questa rivoluzione tecnologica, basti pensare al passaggio dalle musicassette ai CD, dall’MP3 allo streaming.

I Social

sono parte fondamentale di questo passaggio, di questa “nuova era” della comunicazione. Sono rilevanti per la divulgazione delle informazioni.
Credo sia impensabile lavorare in questo settore senza tenere conto della loro importanza.

Tra i social, quale trovate quello più efficace?
Ognuno ha le proprie peculiarità ed il proprio pubblico di appassionati.

Instagram

è accattivante e diretto, ma spesso, un like alla copertina di un articolo, alla stories di un’intervista o di una recensione, non implica che l’utente sia interessato, né che abbia letto davvero l’articolo. Ma, d’altro canto, è sicuramente uno dei migliori mezzi per arrivare a più persone possibili; è il Social più in voga in questo momento.

Twitter

funziona molto bene all’estero, in Italia un po’ meno. E’ utile per le comunicazioni veloci, per ricordare agli utenti un appuntamento imminente, per avere dei feedback immediati.

Facebook

ti consente di arrivare ad un pubblico più vasto, ad una fascia di età più adulta, a persone che, se mettono un like, nel 99% dei casi, sono davvero interessate a quello che hai scritto (e l’hanno letto).

Linkedin

è molto utile per trovare nuove collaborazioni.

Poi ci sono Pinterest, Tumbrl e Google+; ognuno utile a suo modo, ma credo meno rilevanti rispetto agli altri.

Edicola361: Musicaincontatto.it 3Qual è la linea editoriale che ha impostato in tema di musica?
L’unica linea che ho imposto, a me stessa in primis, è quella di non discostarsi mai da ciò che riguarda la Musica. Niente gossip, niente che esuli dalla carriera professionale degli artisti.
Per il resto, cerco sempre di non giudicare un artista e le scelte stilistiche che fa, questo non perché mi piaccia tutto quello che ascolto o perché tema di essere impopolare, ma per il semplice fatto che, nella mia personale visione della Musica (e del mondo), una persona che esprime se stessa, non va giudicata. Se non è affine al mio gusto, nessuno mi obbliga ad ascoltarlo, passo ad altro.

E’ impossibile non avere un’opinione, ma è possibile anteporre l’etica (morale e professionale) a cinque minuti di ribalta, al desiderio di fare più views, avere più utenti (magari con titoli ingannevoli e critiche che si basano solo e soltanto sul gusto personale).

Che rapporto avete con gli uffici stampa?
Un ottimo rapporto: sono parte fondamentale del lavoro ed in Italia siamo fortunati, ci sono persone preparatissime nella maggioranza dei casi.

Esiste ancora la concorrenza tra testate? Se si, come superarla?
Non credo esista ancora una vera e propria concorrenza. Quasi 11 anni fa, quando ho iniziato, era molto più accesa e “sentita”.
Oggi, fortunatamente, si è molto appianata e c’è più spazio per le collaborazioni.
Detto onestamente, se fai questo lavoro, sei mosso da passione, una passione che supera il desiderio di stabilità, di arricchirsi (come pensano molti, fuori dal settore); una passione che supera tutto il resto.

Se punti a fare soldi…

fai altro nella vita. E trovo meraviglioso che ad oggi si possa collaborare, unendo le idee, le esperienze. Poi certo, un po’ di competizione credo ci sia ancora tra alcune testate, ma se di fondo c’è rispetto, può aiutare a crescere, a migliorarsi. Io ho ancora moltissimo da imparare ed alcuni colleghi sono un vero esempio per me. Quelli che ritengo, personalmente, poco etici, semplicemente li evito. Si può non avere grande stima di qualcuno, ma il rispetto va dato a tutti; la Musica insegna.

Quali per voi, almeno due testate di riferimento per il vostro ambito/settore?
In Italia, mi vengono in mente Rockol, Recensiamo Musica e AllMusic Italia, ma ce ne sono altre, meno conosciute, che lavorano davvero bene.

Indirizzo web

Una lunga marcia inizia con un piccolo passo.

Alla scoperta della testata Tuttorock.net in compagnia di Maurizio Donini, CEO e fondatore e Francesca Mercury, uno dei capiredattori. La grande forza del team che, grazie a piccoli-costanti e solidi passi ha raggiunto importanti traguardi, guadagnandosi una forte credibilità nell’ambiente musicale e giornalistico di settore. Vi proponiamo una doppia intervista, condivisa a tavolino durante un’informale chiacchierata.

Edicola361: Tuttorock

Tipologia: Testata web

Qual è il pubblico a cui si rivolge?
Francesca: Tuttorock si rivolge ad un pubblico assolutamente eterogeneo. La nostra “mission” è quella di raggiungere il maggior numero di appassionati di musica.

Che spazio viene dato alla musica?
La musica è la componente predominante, attraverso le news, le anticipazioni su eventi e concerti, le recensioni, i live report, e la sua “storia”, attraverso i racconti dell’ Almanacco Mercury. Ma si parla anche di tutte le altre arti e di argomenti che riguardano libri, cinema, fotografia e molto altro.

Musica di tutti i tipi o qualche genere in particolare?
Tuttorock, a dispetto del nome,  vuole essere la casa comune di tutti gli appassionati di musica, di qualsivoglia genere, senza muri, barriere o settorializzazioni. La parola “rock” contenuta nel nome, si riferisce principalmente ad un’attitudine, ad uno stile di vita, che non deve essere identificato e “recintato”

Perché avete scelto di trattare solo la musica italiana o internazionale o perché entrambe?
Trattiamo sia musica italiana sia internazionale, per  poter suscitare interesse negli appassionati di tutti i generi musicali e per fornire un panorama più completo possibile.

L’unicità della Testata

Quali le caratteristiche che la rendono unica?
Maurizio: Credo di poter affermare senza ombra di dubbio che siamo gli unici che coprono fisicamente l’Italia completa, da Palermo a Torino, passando per Bari, Napoli, Roma, Ancona. Copriamo interi tour e ci muoviamo sempre e solo con accrediti ufficiali. Le nostre foto sono tutte scattate seguendo le regole di ingaggio degli organizzatori. Altra cosa: siamo trasversali rispetto i generi. Non ci limitiamo ad un genere preciso. Diamo spazio a tutti (con qualche doverosa esclusione…) e cerchiamo, per quanto possibile di coprire anche tanti artisti e generi minori.

Edicola361: Tuttorock 1Da quando esiste la testata?
Maurizio: Siamo nati ad ottobre 2014; all’inizio ero da solo. Non trovandomi più a mio agio nelle altre webzine in cui avevo fatto attività decisi di fondarne una mia. Poco dopo trovai valido supporto con alcuni amici che avevo conosciuto nelle precedenti webzine come Rodrigo Donolato, Marco Raggi e Stefano Cascella. Poi si unirono Elena Arzani, Francesca Mercury, Daniele Di Chiara, Nino Saetti, tutti ancora presenti, e spero di non avere dimenticato nessuno. Ufficialmente la data in cui abbiamo iniziato a raccogliere i dati è il 4 Gennaio  2015.

Qual è stato il percorso di crescita?
Maurizio: In quattro  anni abbiamo superato (come numeri) testate storiche e validissime che contano molti più anni di noi come anzianità; ma più che guardare gli altri preferiamo concentrarci su di noi, ed i numeri parlano di oltre 750.000 visitatori unici (contatore in homepage) con una media di 6,5 pagine viste a testa. Sulla pagina Facebook abbiamo passato i 70.000 like (senza averne mai comprato nemmeno uno); poi siamo presenti su Tumblr, Linkedin, Twitter, Youtube, Pinterest, Flickr e Instagram.
Francesca: la crescita è stata davvero incredibile, anche come team. Dopo il nostro primo gruppo, ristretto, la crew si è arricchita di tantissimi collaboratori (fotografi, redattori, recensori), fino ad arrivare agli attuali sessanta. E tutto questo, davvero, in meno di cinque anni.

L’immagine

Come descrivereste la vostra immagine e impostazione grafica?
Maurizio: Sono due i motti che riporto sempre; il primo è di Billie Joe Armstrong: “Un giorno un ragazzo venne da me e mi chiese “Cos’è il punk?“. Così io calciai un bidone della spazzatura e gli dissi ‘Questo è punk!‘ Anche lui allora calciò il bidone e disse ‘Questo è punk?’ e io ‘No, questa è moda. Significa che devi sempre essere te stesso e lavorare onestamente e con etica. Il secondo è di Mao Tse-Tung: “Una lunga marcia inizia con un piccolo passo”; significa che devi avere pazienza e fare tanti piccoli passi per avere successo, e non è vero che l’erba del vicino è sempre più verde.  Per quanto riguarda l’impostazione grafica al momento non è soddisfacente ma stiamo lavorando su questo aspetto.

Quanto pesano per voi i social nella divulgazione del vostro progetto?
Maurizio: Oggi la comunicazione si fa sui social. Io seguo personalmente vari stage sull’argomento. Ogni social ha le sue peculiarità e i suoi tempi. Ogni orario ha un suo pubblico; con il mio eccellente staff, cui vanno aggiunti Francesco Vaccaro, Monica Atzei e Alice Lorenzini, programmiamo tutto con certosina precisione per massimizzare i post e raggiungere il pubblico che ci interessa. Giova sempre tenere conto che il core deve essere il sito; il dominio è di proprietà dell’owner; i social ti ospitano e possono anche chiudere o escluderti a loro insindacabile giudizio da un momento all’altro, per cui, a buon intenditor… Francesca: obiettivamente i social hanno la loro importanza, nel senso che possono dare un aiuto nella divulgazione dei contenuti. Alcuni di noi, come Elena Arzani o me, hanno pagine social molto seguite, dalle quali condividiamo i contenuti pubblicati sul sito. E questo aiuta la “diffusione”. Ma il centro di tutto, come dice Maurizio, è il sito.

Tra i social, quale trovate quello più efficace?
Maurizio: Come dicevo prima, ogni social ha una sua fascia. Instagram è quello attualmente più seguito e trendy e raggiunge la fascia più giovane. Facebook è patrimonio degli over 30 arrivando alla fascia vintage. Linkedin si rivolge ad un’utenza professionale. Twitter sta esaurendosi. Pinterest e Tumblr contribuiscono. Curiosamente Google+ , che chiude,  era il top nella fascia millennials, anche se in Italia non ha mai attecchito.

Edicola361: Tuttorock 2Chi è il direttore e qual è la linea che ha impostato in tema di musica?
Maurizio: La nostra linea, non sempre capita, è che Tuttorock è la casa di tutti quelli che amano la musica in tutte le sue diversità e contaminazioni. Ognuno può e deve trovare quanto è di suo gusto (Tutto sta proprio per “tutto”, Rock perché sono tantissimi i significati della parola rock. Rock non vuol dire infrangere le regole ma cambiarle ed interpretarle). Quando chiesero a Bill Gates il segreto del suo successo lui rispose: “Il  mio successo si deve a tre fattori: persone, persone, persone”. Se è vero che il responsabile è Maurizio Donini, la linea viene decisa in gruppo, inteso cosa pubblicare, in che forma, su quali canali. Sul nostro sito puoi trovare soprattutto rock e metal in tutte le sue contaminazioni, dal prog al death, dalla psichedelia al folk, ma anche pop, jazz, musica italiana, perfino rap e trap. Poi i gusti personali sono un altro discorso.

Che rapporto avete con gli uffici stampa?
Maurizio:Posso solo definirli eccellenti. Collaboriamo con tutti i booking e gli Uffici Stampa più grandi cercando di dare il maggior spazio possibile anche agli emergenti. I Mario Rossi di oggi possono essere, se aiutati, gli U2 di domani. Uscii dalla precedente webzine perché non vollero farmi lavorare su Lo Stato Sociale; quella con Lodo e Alby fu una delle prime interviste che realizzai come Tuttorock e quando capita ricordo loro come io ed il fotografo Nino Saetti andammo nel fango di Correggio il 25 aprile per seguirli quando nessuno lo faceva. Vederli ora trionfare mainstream è una grande soddisfazione.

Parliamo di concorrenza…

Esiste ancora la concorrenza tra testate? Se si, come superarla?
Maurizio: Con molte altre testate ci troviamo ai concerti e nei pit e capita di mangiare e bere assieme. Ho il massimo rispetto e stima di quasi tutti. La competizione quando è sana e condotta in modo onesto ed etico può solo fare progredire. Alcuni si comportano in maniera poco corretta e preferisco evitarli, ma sono pochi casi, probabilmente a molti starò antipatico io, è umano. Ma quando ci troviamo in eventi come Firenze Rocks, dove passi tutta la giornata assieme, si creano   dei  momenti bellissimi. A memoria posso citare, sempre sperando di non scordare qualcuno, persone come Mathias Marchioni, Roberto Villani, Cesare Veronesi, Moris Dallini, Denis Ulliana, Danilo D’Auria, Sara Alice Ceccarelli, Luca Ortolani e Annalisa Russo, con cui non farei mai una gara di birre.

Quali per voi, almeno due testate di riferimento per il vostro ambito/settore?
Classic Rock
e NME Magazine.

Indirizzo web

Il nostro incontro con Edoardo Bridda, direttore di Sentireascoltare, alla scoperta della sua redazione.

Edicola361: Sentireascoltare

Titolo della testata: Sentireascoltare

Tipologia: web

Qual è il pubblico a cui si rivolge?
Variegato. Dal 15enne al sessantenne. Chi ci legge di più sono universitari e trentenni.

Che spazio viene dato alla musica?
Quasi completo. Il restante è cinema

Musica di tutti i tipi o qualche genere in particolare?
Molti generi: tutti i derivati del rock, jazz ma anche musica classica, per il teatro, molta elettronica, Hip Hop, naturalmente, trap, sperimentale a vario titolo. Folk e tradizionale. Etnica e fusion.

Perché avete scelto di trattare solo la musica italiana o internazionale o perché entrambe?
No geography: da sempre parliamo di buona musica senza badare alle geografie.

Come si esprime l’unicità della testata? Quali le caratteristiche che la rendono unica?
Il modo di trattare l’argomento, variegato come i generi che trattiamo ma rientrante in una cornice, chiamala se vuoi linea editoriale. Difficile spiegare in poche parole; diciamo che la quadra la si trova selezionando e maturando con gente che unisce passione, un ampio bagaglio di ascolti e culturale. Non da meno, testi che informino, guidino e siano anche belli da leggere, a livello di narrativa e di italiano scritto. Alcuni sono più divulgativi altri possono essere super tecnici: dipende dall’argomento, dal genere trattato e dalla penna che scrive.

Da quando esiste la testata?
Dal 2002

Edicola361: Sentireascoltare 1

Qual è stato il percorso di crescita?
Siamo passati attraverso tutte le trasformazioni web, dagli inizi a oggi. Dai forum all’esperimento del magazine mensile in pdf a pagamento, dal sito statico a quello WordPress.

Come descrivereste la vostra immagine e impostazione grafica?
Istituzionale e anche un poco datata. Arriverà presto un restyle.

Quanto pesano per voi i social nella divulgazione del vostro progetto?
Abbastanza, ma è più Google che ci aiuta a far arrivare i nostri contenuti alla gente. Sul motore di ricerca compariamo abbastanza spesso scrivendo keyword come Beatles, Brian Eno…

Tra i social, quale trovate quello più efficace?
Senz’altro Facebook. Twitter in Italia non funziona se vuoi veicolare contenuti culturali. E’ per l’informazione al volo. Facebook, anche via sponsorizzate, ti permette di far arrivare un articolo quasi esattamente a chi è interessato a leggerlo e poi crea un po’ la community che era dei forum.

Chi è il direttore e qual è la linea che ha impostato in tema di musica?
Sono io (ndr. Sorride). La linea editoriale non si spiega univocamente perché non impongo a nessuno un pensiero o un atteggiamento nei confronti di generi o stili. Ognuno, se ben giustificato e se ben argomentato, può dire la sua. Fondamentale è comunque la contestualizzazione. Qualsiasi cosa può esser vista in tanti modi ma ogni cosa ha un contesto, e conoscere quello è fondamentale per criticare.

Che rapporto avete con gli uffici stampa?
Buono

Esiste ancora la concorrenza tra testate? Se si, come superarla?
Molto meno. Forse non c’è più! La gente litiga meno per la musica e per le classifiche e questo è un po’ il segno dei tempi.

Quali per voi, almeno due testate di riferimento per il vostro ambito/settore?
Internazionali: Pitchfork, Wire, Consequence Of Sound, Fact.

Indirizzo web

Musica Intorno nasce dai versi di Ivano Fossati, per diventare un luogo democratico, in cui, a prendere la parola sono la gavetta, le rinunce, la tecnica e lo stile che hanno portato e continuano a portare gli esponenti di ogni ambiente musicale a confrontarsi con il palco. Ovunque esso si trovi.

Edicola361: Musica Intorno
Copertina della pagina Facebook Musica Intorno

Tipologia
Musica Intorno è la webzine dalle #goodvibrations che pubblica contenuti originali con cadenza giornaliera.

Qual è il pubblico a cui si rivolge?
Il pubblico di riferimento è alquanto eterogeneo: spaziamo dai ragazzi, che fruiscono il mondo musicale in modo veloce e distratto, agli addetti del settore che guardano alle nostre pubblicazioni con vivo interesse, agli artisti e ai musicisti che vedono curata e tutelata la loro immagine professionale.

Che spazio viene dato alla musica?
La musica è – e rimane al centro di ogni testo pubblicato su Musica Intorno: quelle buone vibrazioni che si allargano come onda sonora in continua espansione, fino ad arrivare dritto al cuore di chi ci legge.

Musica di tutti i tipi o qualche genere in particolare?
La musica non dovrebbe essere costretta in una gabbia dettata dalle tendenze del momento e dallo streaming online. La approfondiamo tutta: dal pop al rock, con incursioni nel metal; dal jazz al blues, passando per la classica; dal rap alla trap con un’attenzione particolare al genere folk della tradizione italiana.

Perché avete scelto di trattare solo la musica italiana o internazionale o perché entrambe?
Il linguaggio della musica è universale e non conosce confini geografici né accenti stranieri. Musica Intorno si occupa di musica a 360°, privilegiando, per comodità di espressione artistica, quella italiana, ma strizzando l’occhio allo scenario internazionale.

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Sito Musica Intorno, come si presentava in occasione della pubblicazione.

Come si esprime l’unicità della testata? Quali le caratteristiche che la rendono unica?
La caratteristica peculiare di Musica Intorno è quella di offrire al lettore, che abbia voglia di approfondire un argomento pubblicato all’interno del nostro magazine, un punto di vista assolutamente originale che non riuscirebbe a trovare da nessun’altra parte.

Da quando esiste la testata?
La prima pubblicazione viene messa online il 6 aprile 2016: il testo, “Les Paul vs Strato”, vuole rendere omaggio a chi la musica la fa, la suona, la vive. La conferenza stampa di presentazione è avvenuta al MA di Catania, il 1° maggio dello stesso anno, con la sala concerti gremita di gente. Un’emozione che ci porteremo per sempre dentro!

Qual è stato il percorso di crescita?
In soli tre anni Musica Intorno è riuscito a raccontare la musica, passando dalle piccole realtà di provincia alle grandi personalità artistiche italiane e internazionali. Tre esempi su tutti: i Duran Duran all’Home Festival, l’eterno agosto di Alvaro Soler e una portavoce del nostro Belpaese nel mondo, Laura Pausini.

Come descrivereste la vostra immagine e impostazione grafica?
Quando abbiamo cominciato a ragionare l’impostazione grafica e l’immagine che avrebbero dovuto rappresentare il concetto di Musica Intorno, ci siamo detti che la semplicità sarebbe stata l’arma vincente: grafica minimale e logo accattivante.

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Intervista con Piero Pelù durante il TaoBuk, Taormina, 28/06/2017

Quanto pesano per voi i social nella divulgazione del vostro progetto?
Fare comunicazione oggi significa appartenere a un mondo che corre veloce e si evolve rapidamente: concetti da veicolare attraverso parole significative e significanti e un’immagine che lasci il segno. Il tutto, confezionato ad hoc per le piattaforme social, che rappresentano la nuova terra di conquista mediatica.

Tra i social, quale trovate quello più efficace?
Il buon caro vecchio Facebook, nonostante tutto, rimane ancora un social da sfruttare; contestualmente, però, in una civiltà che vive di immagine, come la nostra, risulta molto efficace pubblicare anche su Instagram, per raggiungere un altro target di fruitori con un linguaggio più giovane e immediato.

Chi è il direttore e qual è la linea che ha impostato in tema di musica?
Il direttore editoriale di Musica Intorno è Gino Morabito, già abitante delle redazioni musicali e habitué della scrittura creativa. L’unica regola che si è dato – e che continua a seguire scrupolosamente – è scrivere di musica con passione e in profondità, curando ogni pubblicazione come un pezzo unico da collezione.

Che rapporto avete con gli uffici stampa?
Alessandra Amoroso
, Piero Pelù, Roberto Vecchioni, sono solo alcuni tra i profili delineati su Musica Intorno, frutto della stima crescente nei confronti di un magazine, che si avvale di una redazione qualificata che cura ogni singola pubblicazione riguardante un artista, facendo trasparire il suo lato umano, prima ancora del personaggio.

Esiste ancora la concorrenza tra testate? Se sì, come superarla?
Musica Intorno
non si è mai interrogata sul senso della concorrenza tra testate, preferendo piuttosto dimostrare con la qualità altissima di ogni singola pubblicazione, quante competenza, passione e professionalità scendano in campo ogniqualvolta si metta online un testo.

Quali per voi, almeno due testate di riferimento per il vostro ambito/settore?
Potremmo sembrare presuntuosi, ma abbiamo deciso di non guardare alle altre testate di settore per ridefinire, di volta in volta, gli orientamenti che il magazine Musica Intorno dovrà seguire per essere vincente.

Indirizzo web

Curiosando tra le testate di settore.

Stefano Duranti Poccetti è il direttore del Corriere dello Spettacolo: lo abbiamo incontrato per farci raccontare il progetto della sua testata.

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Logo della testata giornalistica

Titolo della testata: Corriere dello Spettacolo

Tipologia: Si tratta di un quotidiano web

Pubblico a cui si rivolge: pubblico variegato, trattando la cultura nelle sue innumerevoli sfaccettature.

Che spazio viene dato alla musica?
La musica è trattata in modo consistente.

Musica di tutti i tipi o qualche genere in particolare?
In particolare, musica colta, ma c’è spazio anche per tutti gli altri generi.

Perché avete scelto di trattare solo la musica italiana o internazionale o perché entrambe?
Trattiamo la musica sia italiana sia internazionale perché è importante avere un’apertura a 360 gradi sul mondo.

Come si esprime l’unicità della testata? Quali le caratteristiche che la rendono unica?
Credo che la nostra unicità sia espressa dal nostro stesso motto: “In quanto uomo posso fallire, ma la mia idea la devo esprimere”. Vogliamo dire che non esiste una verità oggettiva ma esistono tante verità soggettive, quindi, la cosa fondamentale è quella di essere leali verso noi stessi.

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Da quando esiste la testata?
E’stata creata nel 2011.

Qual è stato il percorso di crescita?
Abbiamo iniziato come blog per poi diventare testata giornalistica nel 2012. All’inizio eravamo pochissimi a scrivere, ma poi, sono stati molti i collaboratori ad aderire da tutta Italia. Nell’arco degli anni ci siamo fatti conoscere nell’ambiente e spero che riusciremo a farlo sempre di più.

Come descrivereste la vostra immagine e impostazione grafica?
Per immagine intendi il nostro logo? Si tratta di un teatro stilizzato, che credo centri con pienezza i nostri obiettivi. Dal punto di vista grafico, nel 2016 il sito del giornale è stato rifatto completamente, perché potesse avere uno stile più professionale e perché si potessero inserire più sezioni.

Quanto pesano per voi i social nella divulgazione del vostro progetto?
Hanno pesato molto all’inizio, nel 2011. A quel tempo eravamo veramente in pochi a utilizzarli per fini professionali e quindi funzionavano alla grande. Poi però le cose sono cambiate e adesso ormai vengono utilizzati da tutti. È per questo che ultimamente li stiamo un po’ tralasciando.

Tra i social, quale trovate quello più efficace?
Sicuramente Facebook, l’unico sistema veramente aperto; gli altri sono circuiti chiusi.

Chi è il direttore e qual è la linea che ha impostato in tema di musica?
Il direttore è Stefano Duranti Poccetti, che è anche la persona che finora ha risposto alle vostre puntuali domande. Io personalmente sono molto legato alla musica colta, poi si sono uniti anche collaboratori interessati anche ad altri tipi di musica e così il tutto è diventato più variegato.

Che rapporto avete con gli uffici stampa?
Un ottimo rapporto, anche se purtroppo non possiamo accontentarli tutti (se vedessi la mia casella email capiresti) e questo mi dispiace. Però se possiamo collaboriamo volentieri.

Esiste ancora la concorrenza tra testate? Se sì, come superarla?
Non credo esista la concorrenza tra testate, anche se qualcuna ci ha tirato dei colpi un po’ sleali; una in particolare, per esempio, si è posta un nome molto simile al nostro… in ogni caso andiamo avanti e per quanto mi riguarda non abbiamo delle rivalità con nessuna testata.

Quali per voi, almeno due testate di riferimento per il vostro ambito/settore?
Non abbiamo testate di riferimento. Io nasco come critico e non ho mai letto gli articoli degli altri prima di scrivere il mio. Quando ho detto questo ad alcuni critici, ci sono rimasti male e la cosa gli è parsa strana, ma per me è così: bisogna cercare di rimanere il più puri possibile.

Indirizzo web: www.corrieredellospettacolo.net

Entrata nel giornalismo dalla porta della radio

Patrizia Simonetti è entrata nel mondo del giornalismo dalla porta della radio, sua grande passione da sempre, iniziando da un’emittente di quartiere ai tempi delle dediche, passando poi per Radio Roma e Radio Radio fino a Isoradio Rai e Rai Radio 3, per un’agenzia di stampa radiofonica e per testate cartacee come L’Adige, Il Fatto Quotidiano e La Sicilia. Oggi dirige la testata online SpettacoloMania.it  occupandosi di musica, cinema, TV e teatro. Da quando ha preso in mano la videocamera non l’ha più mollata e se qualcuno la vede senza, si preoccupa… Collabora con Voci.fm e saltuariamente con Radio Antenna 1 e Italia On Air. Si occupa anche di Ufficio Stampa.

Patrizia Simonetti e l'inseparabile videocamera

Scrivere di musica, cosa vuol dire per te?
Veicolare una passione che ho da sempre e far conoscere artisti che hanno qualcosa da dire, quando ne hanno.

Qual è stata l’intervista musicale che più ti ha dato soddisfazioni?
A parte quella con Samuele Bersani di cui ero un po’ invaghita come molte ragazze dell’epoca – parliamo del 1994 e come si vede dalla foto eravamo entrambi giovanissimi – sicuramente l’intervista a Ligabue, Piero Pelù e Jovanotti in occasione de Il mio nome è mai più, pezzo del 1999 contro le guerre, i cui proventi andarono ad Emergency. Un tema che sentivo e sento tutt’ora molto; e poi trovarmi davanti tre artisti di quel calibro, tutti insieme, fu davvero emozionante. Ma anche l’ultima, quella con Eros Ramazzotti che a dispetto delle aspettative si è rivelato molto simpatico e disponibile.

Quale la situazione ideale per intervistare un artista?
Dipende da che tipo di intervista devi fare: se è una video, diventano importanti la luce, lo sfondo e naturalmente l’inquadratura e non dovrebbe esserci troppa confusione intorno, così come per un’intervista audio. Se invece l’intervista uscirà scritta, l’ideale è un bel divano dove poter parlare con calma e tranquillità. In ogni caso più tempo hai a disposizione, migliore sarà l’intervista.

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Patrizia Simonetti con Samuele Bersani

Quali sono i segnali che ti fanno capire che l’intervista che stai facendo sta procedendo bene?
Il feedback più importante ti arriva direttamente da chi stai intervistando, dalle sue espressioni: se vedi che sorride o “perde tempo” per darti risposte articolate mostrando interesse per la tua domanda, hai fatto centro.

Ci sono delle situazioni che in un’intervista ti indispongono?
Quando – ad esempio –  chiedo una cosa e mi rispondono altro. Oppure se mentre sto realizzando l’intervista, passa qualcuno e l’intervistato/a si ferma, si gira, saluta, si mette a parlare e quasi si dimentica di me. Lo trovo scortese e irrispettoso nei confronti del nostro lavoro. Ma capita.

Come scegli un servizio giornalistico?
Cerco sempre di considerare il target della testata a cui lo propongo, così come faccio anche per SpettacoloMania.it. E poi colgo le occasioni. Ma di solito si tratta sempre di temi e di persone che mi piacciono. Vabbè, quasi sempre…

La tua telecamera non ti abbandona mai: come scegli le immagini migliori per confezionare il servizio?
Bella domanda… Mi piacerebbe poter scegliere sempre anche in base a una certa estetica, come ti dicevo prima, ma spesso bisogna accontentarsi perché le situazioni in cui riprendo non sempre sono ideali. Scelgo però i momenti più salienti o divertenti dell’evento, considerando anche l’audio che dev’essere buono; l’immagine non può mai sostituire in toto le parole e quindi il senso del tutto.

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Patrizia Simonetti con Eugenio Finardi

Quale il tuo rapporto con gli uffici stampa?
Anche qui dipende; con alcuni molto buono, con altri burrascoso. Ma da quel che sento è così un po’ per tutti i colleghi. A volte non capiscono che fai qualcosa per te ma anche per il personaggio o l’evento che loro stanno promuovendo, anche se non sei il Times, per intenderci.

C’è un personaggio in particolare che vorresti intervistare?
Musicalmente parlando, Vasco Rossi. Non sono mai riuscita ad incontrarlo a tu per tu. E, con un grande salto di generazione, i Maneskin: credo che siano davvero un fenomeno.

Siamo prossimi al Festival di Sanremo: che sentori hai? La nuova “Riforma Baglioni” come ti sembra?
Parli della categoria unica? Sinceramente non saprei dirti se il fatto che i ragazzi selezionati da Sanremo Giovani competano con i big possa essere un vantaggio per loro oppure no; poi dipende anche dai big che ci saranno. Credo comunque che perdano visibilità perché al Festival saranno soltanto due e dubito che le serate di Sanremo Giovani siano seguite come la kermesse di febbraio.

Dovessi pronosticare tre artisti del prossimo Festival, su chi scommetteresti?
Loredana Bertè, Ultimo e magari sul ritorno di Francesca Alotta.

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Patrizia Simonetti con Eros Ramazzotti

Quale consiglio daresti a un giovane che oggi sceglie di intraprendere la strada giornalistica?
So bene che dovrei consigliargli di non aspettarsi troppo, di ricordargli che il settore è in crisi e che non sempre i sogni si realizzano. Invece gli direi semplicemente di seguire la sua passione e di mettercela tutta, ma soprattutto di non accettare di lavorare gratis per nessuno in cambio di “visibilità”: oggi per quella basta aprirsi un sito, un blog o dire qualcosa di interessante sui social. Il lavoro va pagato, sempre: è una questione di dignità, umana e professionale.

Oltre alla musica, quali sono i settori di cui ti occupi?
Di cinema, TV, teatro e doppiaggio; seguo proiezioni, presentazioni ed eventi, persino i red carpet dove però fare una buona videointervista è davvero un’impresa!

 

La musica classica al passo con i tempi moderni.

Amadeus spegne trenta candeline

Un autorevole mensile con trenta anni di vita che ha avuto molteplici momenti di crescita e di adeguamenti ai tempi che via via imponevano nuove strategie di selezione sia dei repertori proposti, sia dei contenuti redazionali.
Da un periodo iniziale in cui il cd era da poco sul mercato, fino al momento che ha visto nascere un’agguerrita concorrenza che aveva, Amadeus ha individuato un mercato e un canale di vendita favorevole.
L’edicola si è rivelata per molti, compresi i quotidiani, un facile veicolo di diffusione, non solo di musica, ma di qualsiasi genere di prodotto legato al mondo della cultura. Ne abbiamo parlato con il direttore del mensile, Gaetano Santangelo.

Un mensile instancabile: quale la decisione redazionale di uscire ad agosto e con quali tematiche fate fronte a un mese così delicato?
Una redazione come quella di Amadeus, aveva (e ha) un costo anche nei mesi meno favorevoli e solo con la presenza in edicola è possibile far quadrare i conti.
Il collezionista rimane tale anche quando è in vacanza e, in ogni caso, è disposto a qualsiasi sacrificio per non perdere l’oggetto della sua passione. Per il musicofilo, agosto è un mese come un altro.

A quali lettori si rivolge Amadeus?
Il lettore di Amadeus non è solo un appassionato e un melomane, ma deve possedere quel tanto di curiosità per la musica e per la sua storia da non ritenere soddisfacente la sua collezione di cd perché gli manca proprio l’ultimo pubblicato da Amadeus.
Ecco perché da molti anni a questa parte i cd di Amadeus sono tutti inediti e realizzati in esclusiva per la rivista.

Amadeus spegne trenta candeline 1

Su quali basi strutturate il piano redazionale di un anno?
Un mensile di  cultura musicale deve compensare e far convivere storia e attualità. Siamo quindi attenti alle ricorrenze importanti e a quanto si produce musicalmente a livello nazionale e internazionale.
I nostri collaboratori sono in genere attenti osservatori di quanto avviene nei teatri e nelle sale da concerto e sono prodighi di suggerimenti.
Salvo quindi per gli inevitabili appuntamenti dati dalle ricorrenze, il mensile nasce mese per mese e non ha un piano redazionale, almeno per quello che riguarda i servizi. Altro discorso se parliamo delle rubriche, che costituiscono lo scheletro del giornale e ne caratterizzano, mese dopo mese, i contenuti.
Ma di questo potrebbe essere più precisa Paola Molfino, capo redattore di Amadeus

12 cd allegati per 12 numeri: come scegliete le produzioni? Tutta musica classica?
Per poter far quadrare il bilancio mensile della nostra produzione discografica dobbiamo porci dei limiti che solo salvo rare eccezioni possiamo eludere:
evitare repertorio soggetto a diritti d’autore (ed è un limite grave per le nostre scelte);
evitare che si ripeta lo stesso periodo storico, strumentale, ecc.

In sintesi…

…variare il più possibile il repertorio. Se prendiamo in considerazione la sequenza del 2018 abbiamo: Brahms (orchestra e solisti), Mozart (Ciccolini), Tartini (Orchestra e solista), Bruckner (Orchestra) ecc.
Poi abbiamo alcuni cd cameristici e musica barocca. Tutto ciò può sembrare casuale, ma è frutto di attente ricerche che effettuo con l’aiuto del responsabile artistico Andrea Milanesi.

Che futuro hanno i cd nel repertorio classico? Non sentono la crisi?
Quando ci preoccupiamo del futuro della musica significa che abbiamo perso di vista il vero motivo della crisi, che riguarda il sistema di riproduzione, il supporto: sarà ancora il cd o tutto confluirà nella rete e sarà quindi disponibile con nuovi e forse inediti sistemi di riproduzione?

Di cosa si occupa la monografia “Speciale Amadeus”?
Gli speciali Amadeus, che sono stati in passato un autentico supplemento del mensile e con i quali abbiamo prodotto incisioni indimenticabili e di grande successo come
L’estro armonico di Vivaldi,
la Petite Messe di Rossini,
la Selva Morale e Spirituale di Monteverdi fino all’integrale della musica per pianoforte di Ravel e le Sonate e Partite per violino di Bach, sono stati sospesi per evidenti ragioni legate alla crisi che ha colpito l’editoria e, in generale, la musica riprodotta.

Come considerate le contaminazioni della musica classica?
Noi abbiamo un profondo rispetto pere i nostri lettori.
Preferiamo che il percorso che ci allontana dai generi non nasca da imposizioni, ma sia frutto di una maturazione. Ma quando l’occasione si presenta ed è qualitativamente inattaccabile allora un piccolo atto d’imperio ce lo permettiamo e invitiamo il lettore ad uscire dal suo guscio legato prevalentemente al genere cosiddetto classico e a fare nuove esperienze.
Ecco allora che lo invitiamo all’ascolto di Paolo Fresu che propone il Laudario di Cortona rivisitato in chiave jazz. La sorpresa è data dal fatto che è stato particolarmente gradito dai lettori, che hanno così dimostrato di essere stati sottovalutati.

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Avete delle sezioni per trattare la musica non propriamente definita “classica”?
Fin dal primo numero abbiamo dedicato una rubrica al jazz, curata da Fanco Fayrenz, e successivamente una alla musica che appartiene al mondo del pop, rock e alla canzone d’autore, curata da Riccardo Santangelo.

Quali i progetti di sviluppo futuro di Amadeus?
Il futuro, anche a causa dell’età, non mi appartiene. Il futuro è della musica di cui, come disse Duke Ellingtion, conosco due soli generi: quella bella e quella brutta.

La musica, secondo te, è in crisi?
Non credo si possa parlare di crisi della musica, che secondo me gode di ottima salute.

Amadeus: solo cartaceo o anche in web?
Amadeus è in rete con un sito particolarmente vivace e seguito da molti appassionati.

Amadeus Factory: un talent della musica classica? Di cosa si tratta?
Amadeus Factory è un talent che grazie alla fervida fantasia e determinazione del nostro collaboratore Biagio Scuderi ha trovato uno spiraglio libero e ha saputo rinnovare la tradizione del concorso nell’ambito classico prendendo a prestito modalità presenti nel mondo della musica pop e inserendoli abilmente nel contesto più tradizionalista della musica classica.

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